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Gianluca Pellegrinelli ed il giro del mondo in Vespa

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Tempo di lettura: 4 minuti

Gianluca Pellegrinelli: questo viaggio è stato l’inizio di un nuovo percorso di vita, che, seppur tra mille difficoltà, mi ha fatto dei grandi regali. Uno di questi è sicuramente l’aver scritto il libro “NEPAL IN VESPA” che è molto di più di un diario di viaggio.

Di Francesca Rossetti

Da sempre la Vespa è spesso compagna di avventure e scorribande come ci racconta Gianluca Pellegrinelli che ha da poco pubblicato un libro sul suo giro del mondo in Vespa fino al Nepal.

Chi è Gianluca Pellegrinelli e come nasce l’idea di raggiungere il Nepal in Vespa?

Sono Gianluca Pellegrinelli, ho 58 anni, separato con due figli, uno di 22 e l’altro di 30 anni. Nella mia vita ho sempre lavorato molto, iniziando da venditore di computer e poi di detersivi, successivamente ho fatto carriera fino a ricoprire in varie società ruoli sempre crescenti di area manager, direttore vendite, direttore generale e amministratore delegato. I 15 anni successivi da imprenditore in diversi settori del commercio fisico e online, ho creato e venduto, ahimè senza diventare mai ricco, 4 startup, oggi aziende affermate.

Nel 2019 ho iniziato a prendere consapevolezza che la risorsa più importante che abbiamo è il tempo e questo non è infinito, anzi, passa ogni giorno e diminuisce inesorabilmente, non è acquistabile o recuperabile in nessun modo. Ecco che ho deciso di dare al tempo la giusta importanza e quindi ho scelto di non aspettare, non rimandare per fare quello che avrei desiderato, per non avere rimpianti.

Siamo in un mondo di corsa, apparentemente iperconnessi ma in realtà molto soli, al punto che non conosciamo neanche noi stessi, cosa facciamo, cosa desideriamo, tutti presi dall’accumulare oggetti materiali. Io ho imparato ad ascoltarmi, a leggermi dentro e a costruire le mie consapevolezze, le mie certezze sulle cose giuste ed importanti. E’ un processo di crescita personale continuo di cui il viaggio in Nepal ne è parte.

 Come ci si prepara ad un’esperienza di questo tipo e cosa cerca di comunicare?

La preparazione è soprattutto interiore, anche se ovviamente poi ci sono anche gli aspetti tecnici e materiali del viaggio.

La consapevolezza principale che ho maturato è stata quella di aver fatto la scelta giusta. Questo viaggio è stato l’inizio di un nuovo percorso di vita, che, seppur tra mille difficoltà, mi ha fatto dei grandi regali. Uno di questi è sicuramente l’aver scritto il libro “NEPAL IN VESPA” che è molto di più di un diario di viaggio, per quanto avvincente e rocambolesco. Nel libro racconto molto di me e delle scelte che ho fatto, delle difficoltà che ho incontrato ma anche del riscatto che ho avuto nel portare avanti con determinazione le mie idee. Vorrei dare tre consigli a chi ci legge:

  1. Il primo consiglio è il sottotitolo del libro “non è mai troppo tardi per cambiare vita”.
  2. Il secondo consiglio è che “cambiare vita” non vuol dire necessariamente mollare tutto e andare in Nepal con una Vespa. “cambiare vita” vuol dire “migliorare la propria vita”, cosa che si può fare anche decidendo di fare un viaggio di un mese, lavorare mezza giornata in meno a settimana, stare più tempo con i figli, imparare l’inglese o a ballare, oppure fare del volontariato. Ognuno deve saper trovare il suo modello di “cambio vita”.
  3. Il terzo consiglio è quello di abbandonare la “scusite” che è quella sindrome che ci porta a trovare sempre mille scuse a tutto, mentre la realtà è che abbiamo paura ad uscire dalle nostre confort zone. Io non sono ricco e la pensione è ancora troppo lontana, dovrò tornare a lavorare, ma se avessi guardato solo a questo, non avrei fatto niente. Per ottenere quello che non hai mai avuto, devi fare quello che non hai mai fatto.

Incontri ed episodi particolari avvenuti

Nei momenti di difficoltà sicuramente l’umanità della gente è quella che si è sempre contraddistinta, spontanea ed incondizionata.

Penso a Bam dove un ragazzo, molto povero, mi ha portato in giro con la sua motocicletta per mezz’ora senza accettare neanche una piccola mancia, oppure in India quando, dopo aver rotto l’ammortizzatore, due indiani si fermano per aiutarmi, trovano un furgone, trasportano la moto in una officina e si fanno carico loro delle spese di trasporto, dei costi del meccanico e dell’acquisto dell’ammortizzatore nuovo, dicendomi “sei ospite dell’India”.

Di queste storie ne avrei a decina da raccontare…

In quali Paesi è passato e cosa L’ha colpita maggiormente?

Sono partito dall’Italia in Vespa, con l’obiettivo di arrivare almeno in India. Ho attraversato l’Europa dell’est, la Turchia, l’Iran, il Pakistan dove ho viaggiato sempre scortato per motivi di sicurezza, cambiando ben 63 scorte e poi l’India. Per ultimo sono andato in Nepal dove mi sono fermato due settimane e da dove non ho potuto proseguire via terra come avrei voluto, verso il Sud Est Asiatico in quanto il Myamar (ex Birmania) ha le frontiere chiuse e non è attraversabile in alcun modo.

Sono stato via due mesi, maggio e giugno 2022, percorrendo 11.500 km

Come si è organizzato per vitto, alloggio ed eventuali problemi medici?

Sempre molto alla giornata, dormivo dove trovavo, ostelli e alberghetti. Quando disponibile prenotavo in anticipo su Booking o altri mezzi simili, anche se in molti Paesi non c’era. La mia preoccupazione maggiore era poter mettere la Vespa in un luogo sicuro, più di una volta l’ho parcheggiata in negozi alla chiusura, nelle hall degli alberghi e una volta me la sono anche portata in camera.

Problemi medici evidenti nessuno, a parte una dissenteria permanente per un mesetto, comunque gestibile.

L’iniziativa è legata ad un progetto benefico? Quale?

No, questo primo viaggio non è legato a nessun progetto umanitaria, cosa che però sto facendo nel secondo viaggio di cui parlo di seguito.

Prossimi viaggi avventurosi

In questo momento sono nei pressi di Gibilterra. Sono partito 20 giorni fa dall’Italia, direzione Africa, sempre con la mia Vespa e sempre in solitaria. Il progetto si chiama “VESPUP FOR AFRICA”, il viaggio che sto facendo adesso, dall’Italia al Ghana in Vespa. E’ un viaggio di 20.000 km abbinato a un progetto umanitario e di volontariato. Supportiamo la missione comboniana In My Father’s House che gestisce oltre 800 bambini e lo facciamo tramite una raccolta fondi o con l’invio di volontari che per un periodo di tempo definito vanno in missione a svolgere compiti di supporto.

Contatti:

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