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Attualità

Georgia: un nuovo fronte? – Georgia: a new front?

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Tempo di lettura: 5 minuti
di emigrazione e di matrimoni 

Georgia: un nuovo fronte?

di Sergio Bevilacqua

Georgia. Elezioni politiche in ottobre. Una guerra con la Russia nel 2008 con ancora un 20% del territorio georgiano occupato illegalmente. Il governo che sembrava fermamente impegnato a sostenere la procedura di partecipazione all’Unione Europea e che oggi sottolinea cautamente, data la prossimità delle elezioni e la condivisione popolare della strategia verso la partecipazione alla Unione Europea, i possibili vincoli portati dalla integrazione europea all’economia e alla cultura locale. Ucraina da anni interessata a trovare un compagno di sventura che, riopponendosi militarmente alla Russia, faccia allentare la sua pressione sul fronte occidentale. USA che come sempre agiscono per acuire l’orientamento verso l’Occidente, in questo caso affiancati da gruppi economici globali che sembrano finanziare i disordini di questi giorni per le vie di Tbilisi…

L’impressione dall’interno della Georgia, dai quartieri borghesi e cristiano-ortodossi della capitale, è che la situazione comunque non stia precipitando, malgrado l’allarmismo dei canali informativi globali occidentali.

Per capire qualcosa di più occorre ora considerare che in Georgia come in tutto il mondo, la democrazia non è sola libertà di pensiero e promozione elettorale diffusa a tutti gli aventi diritto, in genere per età. La democrazia è anche democrazia amministrativa, che significa separazione dei poteri e controllo reciproco tra essi. I confini con i totalitarismi sono infatti 2: uno di libertà di pensiero ed espressione e di conseguente libero esercizio della facoltà elettorale; due, esercizio del potere nelle amministrazioni secondo principi di bene popolare presidiati dall’incontro/integrazione tra Eletti e Uffici e su meccanismi di separazione e ricomposizione dei poteri (indirizzo-gestione-controllo) e poi tra funzioni interne all’ente e tra enti statali diversi.

Senza un sufficiente sviluppo di questi due rami la democrazia rischia malgrado le istituzioni di scivolare nel Totalitarismo, correntemente inteso, seppur in forma meno palese. Si può dire altrettanto dei totalitarismi che, se istituzionali, non saranno mai Democrazie, ma possono raggiungere effetti di bene popolare per particolare dedizione dei vertici autocratici. Condizione comunque pericolosissima e non praticabile in ambienti di cultura civile evoluta.

Secondo i media occidentali, nel caso della Georgia, il secondo è il problema attuale: un potere elettivo che ha spezzato la democrazia amministrativa, spostando la macchina dello Stato al servizio di principi non democratici. Prosegue, la costruzione informativa, con la tesi che il partito al governo si sia irrigidito a causa delle pressioni russe, estranee al Paese anzi ancora militarmente attive sul territorio georgiano. Inoltre, la vocazione europea della Georgia è fumo negli occhi alla Russia, in particolare ora che è in corso la guerra in Ucraina. Aprire un altro fronte in Georgia metterebbe in difficoltà le forze armate russe che, pur molto sviluppate, sono comunque quelle di un paese demograficamente limitato ed economicamente piccolo, anche se di territorio immenso. E oggi la grandezza del territorio non è più nemmeno un vantaggio difensivo come fino al XX secolo è stato.

Salvo declamare l’uso dell’atomica, che significa in breve “Muoia Sansone (la Russia e Putin) con tutti i filistei (l’Occidente, USA e UE)”.

È evidente che siamo di fronte a un caso d’isteria sociologica particolarmente perniciosa. La cui cura non potrà purtroppo che essere… da cavallo. Sperando che il cavallo sopravviva.

di emigrazione e di matrimoni 

Georgia: a new front?

by Sergio Bevilacqua

Georgia. General elections in October. A war with Russia in 2008 with still 20 percent of Georgia’s territory illegally occupied. The government that seemed firmly committed to the European Union participation process now cautiously stressing, given the proximity of elections and popular support for the strategy toward European Union participation, the possible constraints brought by European integration to the local economy and culture. Ukraine for years interested in finding a partner in misfortune that, by reopposing Russia militarily, will make it ease its pressure on the Western front. U.S. acting, as always, to sharpen its orientation toward the West, in this case joined by global economic groups that appear to be financing the unrest these days on the streets of Tbilisi…

The impression from inside Georgia, from the bourgeois and Christian Orthodox quarters of the capital, is that the situation nevertheless is not precipitating, despite the alarmism of Western global news channels.

To understand something more, it is now necessary to consider that in Georgia as in the world, democracy is not only freedom of thought and widespread electoral promotion to all eligible persons, generally by age. Democracy is also administrative democracy, which means separation of powers and mutual control among them. The boundaries with totalitarianisms are in fact 2: one of freedom of thought and expression and consequent free exercise of the electoral faculty; two, exercise of power in administrations according to principles of popular good presided over by the encounter/integration between Elected and Offices and on mechanisms of separation and recomposition of powers (address-management-control) and then between functions within the entity and between different state entities.

Without sufficient development of these two branches, Democracy runs the risk despite institutions of slipping into Totalitarianism, currently understood, albeit in a less overt form. The same can be said of totalitarianisms, which, if institutional, will never be Democracies, but can achieve effects of popular good by special dedication of the autocratic leadership. However, this condition is most dangerous and impracticable in environments of evolved civilized culture.

According to the Western media, in the case of Georgia, the second is the current problem: an elective power that has broken administrative democracy, shifting the machinery of the state to the service of undemocratic principles. It continues, the informational construct, with the thesis that the ruling party has stiffened because of Russian pressure, unrelated to the country indeed still militarily active on Georgian territory. Moreover, Georgia’s European vocation is smoke in the eyes of Russia, particularly now that the war in Ukraine is ongoing. Opening another front in Georgia would put a strain on Russia’s armed forces, which, although highly developed, are still those of a demographically limited and economically small country, even if of immense territory. And today the size of territory is no longer even a defensive advantage as it was until the 20th century.

Except to declaim the use of the atomic bomb, which means in short, “Die Samson (Russia and Putin) with all the Philistines (the West, the US and the EU).”

It is clear that we are facing a particularly pernicious case of sociological hysteria. The cure for which, unfortunately, can only be … from the horse. Hopefully, the horse will survive.

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