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Arte & Cultura

Genova. Che fine farà il Mandala della Compassione?

Titty Marzano

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Abbiamo provato a capirlo, ma il silenzio delle istituzioni non promette nulla di buono.

Da circa tre settimane proviamo a chiedere qualche notizia per il Mandala della Compassione, ma tutto tace. Unica certezza la data dello sfratto, domani 5 maggio!

Vi avevamo raccontato, qualche tempo fa, la storia del bellissimo Mandala che da ventinove anni è custodito all’interno di uno dei palazzi dei Rolli a Genova e della necessità di trovare il modo quantomeno di tutelarlo. Ma andiamo per gradi.

Nel 1993, grazie all’interessamento dell’Associazione per la divulgazione delle opere d’ingegno presieduta da Giuseppe “Pino” Cavanna, cinque monaci tibetani visitano Genova e vi realizzano due mandala, uno dei quali riceve speciale dispensa dal Dalai Lama e quindi non viene distrutto.

Realizzato e custodito in uno dei palazzi di piazza delle Vigne riceve sfratto insieme all’associazione che ne ha la custodia.

Le vicende successive, per tutelarlo, vedono il coinvolgimento del prof. Vittorio Sgarbi, grazie al quale si rileva interesse da parte del comune, ed in particolare dell’assessore alle politiche culturali Barbara Grosso, e inoltre, attraverso una petizione al Ministero per i beni e le attività culturali, della soprintendenza.

Di tutto ciò vi raccontammo il 24 marzo e come noi raccontarono altri quotidiani tra i quali il Secolo XIX che realizzò più di un servizio e più di un’intervista.

Intanto, proprio nell’aprile di questo anno, la città di Genova propone al governo progetti per il centro storico che comprende un centro dell’Abitare Sociale, il restauro di Mura delle Grazie e di Galleria Mazzini, il recupero del parco dell’Albergo dei poveri e anche il Museo del Jeans, ma del Mandala non vi è traccia.

Una serie di visite, di promesse, di incontri, di interviste piene di buone intenzioni da parte di tutti, ma cosa accadrà veramente domani 5 maggio?

Se è vero che la “strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni” questo ne è l’esempio lampante.

In questo periodo abbiamo provato a chiedere notizie, il silenzio assordante è stata l’unica risposta.

Del resto ha solo 29 anni e non è un bene cui spetta il vincolo, del resto è solo sabbia quindi è per natura impermanente, del resto cosa importa se ha dato alla città migliaia di visitatori? Del resto è solo un dono…

Un dono non ha un costo ma ha un valore. Il valore del lavoro minuzioso di cinque persone che durò un mese, il valore enorme della dispensa data dal Dalai Lama, il valore contenuto in quei disegni fatti con la sabbia che sono preghiera, intenzioni, immagini del “Dio”, qualunque nome vogliamo dargli.

Speriamo di potervi raccontare una storia bellissima il 6 maggio. Una storia fatta di contenuti e non parole, di promesse mantenute, di intenzioni divenute buone pratiche e ci auguriamo sinceramente che il silenzio destinatoci sia determinato dall’utilizzo del tempo per la risoluzione del problema.

Se così non fosse, vi abbiamo regalato un’ultima immagine, abbiatene cura.

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