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Arte & Cultura

Genova. A rischio distruzione il Mandala della Compassione

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In un palazzo dei Rolli, in piazza delle Vigne, dal 1993 un rarissimo mandala di sabbia “permane” grazie ad una deroga speciale concessa direttamente dal Dalai Lama.

Lo spettacolare Mandala della Compassione che richiese un mese di lavoro da parte di cinque monaci tibetani e la cui esistenza è determinata da una dispensa particolare del Dalai Lama è sotto sfratto e rischia di essere distrutto.

“La gente di solito considera camminare sull’acqua o nel nulla un miracolo. Ma penso che il vero miracolo non è quello di camminare sia su acqua o nel nulla, ma di camminare sulla terra. Ogni giorno siamo impegnati in un miracolo che non abbiamo neppure la capacità di riconoscere: un cielo azzurro, nuvole bianche, foglie verdi, il buio, gli occhi curiosi di un bambino, i nostri due occhi. Tutto è un miracolo. “ Thich Nhat Hanh”

Abbiamo sentito parlare tutti dei Mandala, e li abbiamo visti in foto o riprodotti su fogli o pietre, quegli spettacolari disegni, che fanno parte di molte religioni orientali e che pare abbiano il dono di rasserenare.

Li troviamo da acquistare, con colori appositi per l’elaborazione su diversi materiali, come se fossero un banale passatempo.

In realtà un Mandala è un oggetto, un disegno, sacro, in cui le forme quadrate, triangolari e circolari, sembrano fondersi. A volte celano, in altre rivelano simboli: la ruota, l’albero, il fiore, il gioiello. Tutti icone della mente del Buddha .

Utilizzato per scopo rituale o meditativo, rappresentazione dello stesso Universo, un mandala è costituito da cinque elementi fondamentali: terra, acqua, fuoco, aria, spazio. La terra (giallo) è l’elemento che da la vita, l’acqua (bianco) la armonizza, il fuoco (rosso) la matura, l’aria (verde) la anima e lo spazio (blu) la accoglie. Ed il fine ultimo della realizzazione è quello di mettere in relazione il centro del corpo con la sua periferia, di ristabilire il rapporto tra le parti componenti la nostra interiorità.

Nel 1993, grazie all’interessamento dell’Associazione per la divulgazione delle opere d’ingegno presieduta da Giuseppe “Pino” Cavanna, cinque monaci tibetani visitarono Genova e vi realizzarono due mandala. Il primo fu realizzato a Palazzo Ducale richiamò oltre venticinquemila spettatori. Come previsto dal rito Buddista Tibetano venne cancellato, a simboleggiare l’impermanenza di tutti i fenomeni, e disperso nelle acque del Porto Antico. Il secondo realizzato in segno di ringraziamento alla città, per la cui creazione necessitò circa un mese, ebbe dispensa direttamente dal Dalai Lama e non fu cancellato.

Ora, a seguito di un contenzioso condominiale, il mandala è sotto sfratto, nonostante l’interessamento del prof. Vittorio Sgarbi, dell’assessore comunale alle politiche culturali Barbara Grosso, del ricorso presentato dallo stesso Pino Cavanna e della petizione al Ministero per i Beni e le Attività Culturali perché il bene sia messo sotto tutela.

Distruggere le opere d’arte non dovrebbe far parte della nostra cultura e soprattutto distruggere un’opera d’arte rarissima, donata, non dovrebbe far parte della nostra cultura. Invece in questo particolare caso potrebbe divenire la cosa più semplice, un atto senza implicazioni. Quasi l’applicazione buddista della impermanenza utilizzata, però, in nome di un “Interesse”.

Potrebbe essere salvato soltanto dallo spostamento effettuato da una ditta esperta, ma i costi sono elevati.

Troviamo il modo di compiere il “miracolo”.

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