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Gay rinnegati dalle famiglie trovano accoglienza nella casa Refuge LGTB aperta a Roma

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Gli inquilini sono maggiorenni e la maggior parte di loro  vengono dal mezzogiorno, dove, per molti giovani, dichiarare di essere omosessuali significa subire umiliazioni, vessazioni e percosse da parte di genitori, che, nell’impossibilità d’accettare il figlio, decidono di abbandonarlo.

 

di Vito Nicola Lacerenza

«Tutti i giovani, a prescindere dall’orientamento sessuale o dall’identità, meritano sicurezza e un ambiente di sostegno nel quale mettere pienamente a frutto le loro potenzialità»- ha detto Harvey Milk, attivista per i diritti dei gay e politico americano assassinato negli anni 70 per il suo impegno sociale. Dopo quasi mezzo secolo, a gennaio dell’anno scorso, l’ “ambiente” sognato da Milk è stato creato a Roma. È la Refuge Lgtb, la casa rifugio per giovani gay rinnegati dalle famiglie dopo essersi dichiarati. Gli inquilini sono maggiorenni e la maggior parte di loro  vengono dal mezzogiorno, dove, per molti giovani, dichiarare di essere omosessuali significa subire umiliazioni, vessazioni e percosse da parte di genitori, che, nell’impossibilità d’accettare il figlio, decidono di abbandonarlo. «Quando un giovane transessuale e senza casa è stato ucciso e abbandonato sui binari e nessuno per mesi lo ha cercato né rivendicato, ci siamo resi conto che chiunque, nella stessa condizione, può essere vulnerabile»- ha spiegato Flavio Ronzi, della Croce Rossa Italiana Roma che, insieme alla Regione Lazio, all’associazione Gay Center e alla Chiesa Valdese, ha dato vita alla Lgtb Refuge.

Con le sue quattro stanze, capaci di accogliere dalle 12 alle 20 persone, una grande dispensa e vari spazi comuni, la casa offre agli ospiti la possibilità di ricreare l’ ambiente familiare perduto. Inoltre un team di psicologi e assistenti sociali sono a disposizione dei ragazzi, 24 ore su 24, per offrire loro non solo supporto psicologico, ma anche aiuto nei loro percorsi di studio o lavorativi, da condurre nella massima sicurezza, senza il timore di subire alcun tipo di discriminazione e senza il minimo disagio. L’indirizzo della casa rifugio è segreto, in modo da impedire che le famiglie minaccino in alcun modo i figli, e la convivenza all’interno della casa si svolge secondo regole ben precise, nonostante gli ospiti siano tutti maggiorenni: rientro obbligatorio entro le 22:30, consegna del telefono durante le ore notturne, divieto di consumare alcol e droghe, turni di pulizia in cucina e in lavanderia e orari fissi per il pranzo e per la cena. Il regolamento può risultare restrittivo, ma nella lotta contro l’omofobia “l’unica cosa a cui i gay devono guardare è la speranza”, diceva Milk. “La speranza di un mondo migliore, di un futuro migliore. La speranza di un posto migliore dove andare se le pressioni a casa sono troppo forti”.

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