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Cinema & Teatro

Fantasme: un monologo teatrale senza tempo con interpreti tutte al femminile

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Tempo di lettura: 4 minuti

E’ andato in scena dal 10 al 15 maggio presso il Teatrosophia di Roma Fantasme, uno straordinario monologo teatrale con interpreti tutte al femminile

 di Giordana Fauci

Dal 10 al 15 maggio, presso il Teatrosophia di Roma, è andato in scena Fantasme, uno straordinario monologo teatrale con interpreti tutte al femminile.

Le storie sono quelle delle donne raccontate nel libro di Claudio Martucci e Carmela Parisi.

Un monologo teatrale che non potrà non lasciare un gradito ricordo, soprattutto in considerazione delle magistrali interpretazioni di Maria Concetta Borgese, Marta Iacopini e Silvia Mazzotta: donne la cui parola è strettamente correlata al movimento del corpo ed il cui movimento del corpo, oltre che mezzo espressivo della parola, diviene strumento di danza e di animazione.

A non dimenticare l’impeccabile regia e adattamento a cura di Guido Lomoro; oltre la meravigliosa coreografia e i movimenti scenici ad opera di Maria Concetta Borgese e, infine, le meravigliose musiche, composte per l’occasione ed eseguite dal vivo da Theo Allegretti.

Le tre interpreti risultano unite da un evidente “file rouge”: sono tutte morte ma il loro spirito è rimasto in terra. Da qui il titolo dell’opera: Fantasme.

Nell’adattamento sono presenti solo 9 delle 25 donne presenti nel libro di Martucci e Parisi: 9 donne collocate in tre distinti quadri all’interno dei quali compariranno le tre fantasme protagoniste.

Ogni quadro è diverso dall’altro. Eppure, al di là dei diversi vissuti e delle differenti epoche – che spaziano dal Medioevo agli Anni di Piombo, dall’Antichità al Rinascimento – ogni donna racconta la stessa verità: non è vero che posseggono tutte una marcia in più; di contro, ognuna è costretta a dimostrare le proprie capacità e, invero, anche questo non basta, perché prova comunque dolori e sofferenze violente, oltre profonde umiliazioni.

Ecco, dunque, che all’interno del primo dipinto troviamo Gaia Lavinia Volumnia, giovane etrusca tra le più influenti di Perugia, intraprendente e capace ma che, una volta perduto l’amore, diverrà folle e morirà sola; vi è poi Bianca Maria Aloisia Malaspina, giovane albina uccisa per stregoneria nel Medioevo, ovvero sottoposta a indicibili torture e finanche murata viva, dopo che il padre scoprì che era innamorata di uno stalliere da cui aspettava un figlio; infine Bianca Lancia, piemontese nata nel 1200, concubina di Federico II di Svevia, col quale generò tre dei suoi diciannove figli… Una nobildonna che decise di gettarsi dal torrione del castello da cui l’imperatore l’aveva reclusa per gelosia.

Nel secondo quadro troviamo Lucrezia Borgia, figlia illegittima di Papa Alessandro VI, donna tanto sanguinaria quanto libertina, amante finanche del padre e dei fratelli e che è ancor oggi ritenuta una delle nobildonne più potenti e inquietanti del Rinascimento; e ancora Artemisia Gentileschi, importantissima pittrice del Seicento che subì violenze dal dominus e un conseguente processo-farsa, senza dimenticare la peste che la colpì a morte nonché l’oltraggio del suo sepolcro; infine Beatrice Cenci, nobildonna romana giustiziata nel 1577 per parricidio, dopo aver subito assieme alla madre e ai fratelli indicibili violenze, senza contare neppure sulla clemenza del Papa che, anzi, si appropriò delle sue terre.    

L’ultimo quadro annovera Bianca Maria Martinengo, nobile infante del Cinquecento, figlia di un uomo d’arme ma innamorata della natura, perciò morta tragicamente mentre cercava di catturare lucciole, cadendo dai merli di un maniero; in secundis Rita Rosani, maestra partigiana di origine ebraica, medaglia d’oro al valore militare, caduta in combattimento contro gli oppressori; da ultimo Giorgiana Masi, studentessa rimasta uccisa da una pallottola vagante durante un corteo organizzato negli Anni di Piombo nel 1977, per rammentare la vittoria del referendum sul divorzio e, da allora, ricordata ogni anno in una commemorazione che si svolge a Roma in occasione del 12 maggio.

…Donne che non possono non essere giustamente ritenute Fantasme, perché tornano nel presente, ricordando ciò che sono state e ciò che sono diventate: una storia che non si ferma sulla linea del tempo, seppur in continua evoluzione e cambiamento.

Ecco perché le Fantasme siamo noi: le donne di ieri, di oggi, di domani.

Donne che, oltretutto, avvisano ancora, sebbene continuino ad essere inascoltate e di cui, pertanto, ben poco conosciamo.

…Donne che, se conoscessimo, offrirebbero un grande insegnamento: non è mai troppo tardi per non commettere altri errori. Non solo ai danni di altre donne, bensì del mondo intero!

Credit Photo: Damiana Cicconetti

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