Connect with us

Attualità

Fallito il referendum in Macedonia. Vince l’astensionismo

Published

on

Tempo di lettura: 2 minuti

Scontro tra il Paese ex jugoslavo e l’ omonima regione del nord della Grecia sulla scelta del nome. Timori della regione greca su omonimia che potrebbe accendere ambizioni territoriali

di Vito Nicola Lacerenza

Pochi giorni fa in Macedonia ha avuto luogo un referendum per cambiare nome alla nazione, ma solo un terzo degli elettori si è recato alle urne e la votazione si è rivelata nulla a causa dell’affluenza troppo bassa. Il Paese, che 27 anni fa faceva parte della Jugoslavia, è internazionalmente riconosciuto come “Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia”, nome che il governo macedone vorrebbe sostituire con “Repubblica della Macedonia del Nord”. Non si tratta di un mero capriccio estetico, ma di una questione diplomatica che si protrae da quasi 30 anni. La Macedonia confina con un’omonima regione del nord della Grecia che ha sempre preteso dallo Stato vicino il cambio del nome, temendo che il caso di omonimia potesse alimentare nei nazionalisti macedoni pretese territoriali. In passato la Macedonia e l’omonima regione settentrionale greca formavano l’ antico regno Macedone, dal quale il condottiero Alessandro Magno partì alla conquista dell’Asia.

Col passare dei millenni però il legame tra le due entità geografiche si è dissolto. Oggi la Grecia è uno Stato dell’Unione Europea e un membro della NATO al contrario della Macedonia, che da anni tenta di farne parte. Ma senza successo a causa dell’opposizione della Grecia. La nazione ellenica gode del diritto di veto sia all’interno dell’Unione Europea sia nella Nato, ed impedisce da tempo alla Macedonia di esserne inclusa. Almeno finché non rinuncerà all’omonimia con la regione settentrionale greca. Il referendum rappresentava per il primo ministro macedone Zoran Zaev l’occasione per far uscire la nazione dall’isolamento politico. Il governo greco si era detto pronto a ratificare il risultato del referendum e a ritirare il veto, mentre UE e NATO erano disponibili ad accogliere la Macedonia tra gli Stati membri. Il premier Zaev però non è riuscito ad incassare il consenso dei macedoni che hanno preferito boicottare la votazione così come richiesto dai partiti di estrema destra, che, appellandosi al diritto di “autodeterminazione della nazione”, hanno rappresentato il referendum come uno sfregio all’orgoglio del popolo macedone. Nonostante la dura opposizione interna, il premier macedone Zoran Zaev non si arrende e si prepara a far convalidare il risultato del referendum dal Parlamento. «Più del 90% dei votanti hanno detto “si” al cambio del nome- ha detto Zaev- perciò ora tocca al Parlamento ratificare il risultato». Se dovesse mancare la maggioranza parlamentare, il governo  macedone sarebbe costretto a dimettersi.

Print Friendly, PDF & Email