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Fabio Banzato e la scintilla per LinkedIn dopo un periodo dolceamaro

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Fabio Banzato Linkedin trainer Dailycases
Tempo di lettura: 7 minuti

Fabio Banzato, l’eclettico professionista di LinkedIn racconta il suo percorso di rinascita a 51 anni, che lo ha attirato come un magnete verso la piattaforma dei lavoratori.

“Bonus track”: 3 consigli per i nuovi iscritti.

 

«Gooooodmorning LinkedIn! 

Hey, siamo on air e questa non è una prova – direbbe Robin Williams in un famoso film – questo è il ritmo delle novità che attendono tutti voi linkediani» 

Lo immaginiamo così, con tono stentoreo, l’annuncio radio di un nuovo post sulla bacheca di uno dei professionisti più seguiti e apprezzati nella piattaforma di lavoro: Fabio Banzato. 

Cuore sintonizzato alla frequenza radio FM e mente a quella del digital, Fabio nasce a Legnano nel ’62 e dopo gli studi da perito elettrotecnico, diventa orafo artigiano. Per 5 anni lavora le pietre preziose la mattina e fa il disc-jockey la sera, dedicandosi al suo primo amore: la radio. Messi da parte i gioielli, entra a fare parte di un’azienda di elettronica, grazie alla quale viaggia in giro per l’Italia.

Ma la vita da nomade non fa per lui, e termina quando trova un lavoro stabile come tecnico di bassa frequenza in una radio vicino casa. Dopo il percorso radiofonico durato 30 anni, una lettera di licenziamento sconvolge la sua vita. A 51 anni il suo cammino nel mondo del lavoro si interrompe bruscamente. Spaesamento, sconforto e mesi duri lasciano spazio a determinazione e desiderio di una nuova vita. Così, dopo corsi su corsi si avvicina al mondo digitale, fino a quando Eros non interviene e scocca la freccia verso il suo secondo amore: LinkedIn.  

Tutte le mattine, ogni contenuto di Fabio accompagnato dall’emoji bersaglio fa centro nella home dei professionisti, quasi a voler proseguire l’operato che il Dio dell’amore ha fatto con lui. Non a caso, viene scelto dagli utenti a occhi chiusi come LinkedIn trainer. A fare la differenza sono coerenza, preparazione e meticolosità – o come dice lui pignoleria – nel costruire ogni singolo contenuto. Aspetto a doppio polo, positivo e negativo, compensato da una spiccata sensibilità.  

Niente artifizi, dunque, per questo professionista che è riuscito a reinventarsi in modi sempre differenti e che oggi è fonico, speaker, web designer, giornalista e LinkedIn trainer.  

Scopriamo di più sulle sue molteplici vite di Fabio, cosa consiglia ai novizi e qualche info da non sottovalutare per gli avvezzi di LinkedIn.  

Il tuo percorso parte dalla radio. Quali skill ti ha aiutato a sviluppare questa esperienza? 

«Diverse skill che mi tornano utili nell’attività di formatore LinkedIn. Quello che ora chiamano public speaking, sapersi rapportare a un pubblico. A livello comunicativo, saper tenere viva l’attenzione, perché alla radio appena cala gli ascoltatori se ne vanno, rispetto a una sala.

Poi, mi sono occupato di notiziari e di interviste e sono diventato giornalista, altra skill che mi porto via dalla radio; e, infine, imparare a comprendere l’esigenza delle persone che stanno dall’altra parte. In radio questo lo percepisci con le domande, i messaggi, le richieste e le telefonate del pubblico, mentre quando faccio il formatore LinkedIn interpreto segnali come il livello di attenzione delle persone quando parli, le domande che ti vengono fatte se mostrano insicurezza, conoscenza, voglia di apprendere oppure poca attenzione».   

 

Dopo 30 anni di radio, all’età di 51 anni vieni licenziato. Che ricordo hai di quel periodo? 

«Un ricordo dolceamaro. Inutile negarlo: è stato uno shock tremendo e ci sono stati alcuni mesi, specie quelli successivi, molto difficili. All’inizio la cosa più difficile da superare è stato il senso di inutilità; mi alzavo la mattina e non avevo più uno scopo. Così ti fai delle domande “Cosa faccio? Che futuro ho? Non ho una prospettiva. Non mi vuole più nessuno”.

Qualche settimana ti piangi un pochino addosso, poi tiri una riga. Mi sono reso conto che il mestiere alla radio non potevo più farlo e dovevo cercare un’altra strada. In quel momento esplodevano i social, così ho scelto di investire del denaro e fare dei corsi (Sole 24ore, Digital coach..) ma anche piccoli corsi e quelli di 8 ore dedicati ai disoccupati. Ad esempio, ho fatto 1 mese intensivo di inglese e 1 mese di creazione siti web; cose diverse per capire quale mi piacesse di più. I siti web mi piacevano molto, così ho cominciato con quello. In questo caso, essere precisi e pignoli serviva (ride).

Poi c’è stato un corso dedicato al social media marketing e qui ho conosciuto uno dei docenti che mi ha chiesto di dargli una mano. Gli serviva qualcuno che parlasse solo di LinkedIn ai corsi. Gli faccio: “Ma sei matto?”. E niente, lì è scattato il colpo di fulmine per questo social». 

 

Perché proprio questa piattaforma? 

«La cosa che mi piaceva e che mi piace di LinkedIn, a differenza degli altri social, è l’atteggiamento che devi assumere per ottenere qualcosa. Cioè, se vuoi portare a casa dei vantaggi, il primo aspetto che devi curare è la tua immagine, il tuo personal brand e mostrarti per la persona che sei. Non fare credere qualcosa che non sei, perché alla fine viene fuori e ti si ritorce contro.

Se sei trasparente ed etico, e quello che dici offri, puoi ottenere fiducia. A volte, le persone che vengono da me non mi chiedono neanche quanto costa il corso, perché hanno imparato a fidarsi e a capire chi c’è dall’altra parte. Questa è la cosa più bella di LinkedIn ed è, secondo me, quello che ha fatto scattare il mio colpo di fulmine. Tirare fuori il meglio di te per ottenere ciò che vuoi raggiungere che sia trovare un cliente, un lavoro, fare lead generation ecc…».         

 

Cosa consiglieresti alle persone che a 40 e 50 anni vivono la stessa esperienza che hai vissuto? In che modo possono reinventarsi quando una porta che si chiude? 

«Non scoraggiarsi, innanzitutto. È legittimo per qualche giorno poi, provare a guardare avanti. La seconda cosa che mi ha aiutato moltissimo è cercare qualcosa di diverso dal tuo lavoro precedente, che ti appassiona e trasformalo in un lavoro grazie al quale guadagnare. Magari non tutti se lo possono permettere, me ne rendo conto, però questo mi ha aiutato. E poi studiare. All’inizio, a una certa età si fa più fatica, magari il livello di attenzione e concentrazione richiede più impegno, ma questo si può superare perché una volta fatto questo step diventa più facile seguire le lezioni online o studiare. Una volta che entri nel mindset non è più così difficile». 

 

Se LinkedIn fosse un pezzo da passare in radio quale sarebbe o quale sound avrebbe? 

«Il genere che LinkedIn mi potrebbe ispirare è quello, in termini tecnici, chiamato world music. Sarebbe una musica molto coinvolgente che quando l’ascolti ti prende proprio dentro. Per essere più chiaro, un pezzo di musica che sta come genere tra i fine anni ‘70 e primi ‘80 proveniente dagli Stati Uniti. Come titolo, invece, c’è un pezzo di Carole King “It’s too late”, che mi ricorda tra l’altro il periodo dei corsi da disoccupato, in particolare quello d’inglese dove l’insegnate ci faceva ascoltare e tradurre il testo».   

 

Se arrivasse da te, per dirla alla dickensiana maniera, lo spettro della radio passata preferiresti tornare indietro nel tempo e stare alla radio, dedicandoti solo a quello o essere la persona che sei diventata? 

«Al 100% la persona che sono oggi. Se dovessi tornare indietro lo rifarei, non lo rinnego, ma non farei più il lavoratore dipendente. Aprirei, invece, la partita iva per non precludermi una serie di opportunità che potrei perseguire e che invece, allora, non vedevo proprio per un modo diverso di vedere la vita, il lavoro e il mondo». 

 Oggi rappresenti un faro o guru per i professionisti su LinkedIn che vogliono sapere le ultime novità della piattaforma. Senti in qualche modo il peso di questa responsabilità? 

«Ti ringrazio, ma preferisco non vedermi così. Non mi piace il termine guru e non penso di essere assolutamente un punto di riferimento. Mi rendo conto di essere una persona che ha acquisito, nel tempo, delle conoscenze e che le condivide.

Magari, quando le persone mi contattano facendomi domande ho consapevolezza che per un certo numero di loro sono diventato un riferimento o qualcuno a cui chiedere su quell’argomento che riguarda LinkedIn. 

Ma non mi ci sento. Secondo me ci sono delle persone che stimo, molto più avanti di me. Per rendermi conto di essere un punto di riferimento, magari, servirebbe qualche riconoscimento o il fatto di essere invitato a un evento di un certo tipo o un certo livello, cosa a cui ancora non sono arrivato».       

 

Quali sono secondo te i “comandamenti” da incorniciare per chi decide di muovere i primi passi su LinkedIn? 

«La coerenza. Comunica e scrivi nel profilo le cose che sei in grado di fare e quelle per cui vuoi essere riconosciuto; non cercare scorciatoie. Se sei un LinedIn trainer e sulla piattaforma pubblichi le foto di gattini, che su Instagram vanno benissimo, magari ottieni like ma a lungo andare questa cosa penalizza in coerenza.

Un’altra cosa è la pazienza. Non arrendersi, perché se cominci adesso i primi risultati – se sei bravo – li otterrai dopo 6/8 mesi. Avere, quindi, la pazienza e la costanza di sapere cosa scrivere, come comunicare, cosa devi fare e poi farlo, che sia un post tutti i giorni o 2/3 post a settimana, scrivere commenti o mandare richieste di contatto.

Poi, visto che la regola del tre funziona sempre; aggiungiamo anche offrire valore. Non parlare di te, ma concentrati sempre sulle persone a cui ti rivolgi; condividi valori e conoscenza. Non avere timore di condividere pezzettini della tua conoscenza, perché è come gettare semini che nel tempo germoglieranno. Alle persone devi dare cose che interessano, aiutano e stanno cercando. Questo è un modo per farsi ricordare, avere la loro attenzione e, nel tempo, ottenere risultati».   

 

Per i già avvezzi alla piattaforma, invece, una novità da non sottovalutare? 

«L’impatto che l’intelligenza artificiale avrà su LinkedIn nei prossimi mesi, trasformandola profondamente. Un pochino, ti devo dire che il fatto di generare testi e chiedere di scrivere qualcosa da pubblicare mi spaventa, perché potrebbe dilapidare uno dei valori di LinkedIn: l’aspetto umano.

Da persona, condivido la mia esperienza e conoscenza con la mia rete di contatti, ma se questa cosa la deve scrivere un’intelligenza artificiale forse, diventa impersonale e si perde quella parte umana che secondo me è un grandissimo valore della piattaforma e forse quella che più di tutte rende LinkedIn un social diverso dagli altri».     

 

Supponiamo che ti trovi faccia a faccia con Fabio 50enne licenziato dalla radio, cosa gli diresti? 

«Quando ci penso, un po’ mi viene il nodo in gola. Gli direi di non demoralizzarsi e vedere le opportunità. Cioè, non vedere quel momento come una cosa negativa, che per altro comunque lo è, ma considerarlo un nuovo inizio di qualcosa che ancora non sa cos’è, ma sicuramente arriverà.

Ovviamente senza demoralizzarsi e guardare con positività quello che potrebbe accadere da lì in avanti. Guarda, alla fine mi hai fatto commuovere. Mannaggia a te!».  

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