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Diritti umani

Euro2020: Inghilterra-Italia 3-4, l’Italia s’e’ desta 

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Campioni d’Europa, grazie ad un allenatore che sa gestire con eleganza, stile e decisione i suoi ragazzi. Contano i fatti non le prostrazioni, gli inginocchiamenti e poi magari due colpi di frusta sulla schiena.

Hanno cominciato quei quattro ragazzi romani, i Maneskin. Ci hanno regalato una bellissima vittoria all’Eurofestival. 

Ed hanno cominciato a non perdonarci da lì dicendo che Damiano, il frontman, si drogava. Ma lui all’istante ha fatto i test ed è risultato più pulito di un bebe’. E siamo arrivati a ieri, non speravamo solo di vincere. Ciascuno di noi sa che quando il gioco si fa duro gli italiani ce la mettono tutta e tirano fuori risorse sconosciute. Saranno le preghiere delle mamme, delle nonne, sarà il tuca tuca, ma gli italiani possono tutto. 

Contano i fatti non le prostrazioni, gli inginocchiamenti e poi magari due colpi di frusta sulla schiena. Ma fateveli voi! Queste sono dinamiche che lasciamo a chi ha le sue credenze, il suo agire religioso, i suoi meccanismi mentali. L’Italia s’e’ desta ed è laica. 

Campioni d’Europa, grazie ad un allenatore che sa gestire con eleganza, stile e decisione i suoi ragazzi. Tutti diversi fra loro, come dichiarava ieri sera uno degli “anziani” al termine della partita al cardiopalma, Chiellini. I nostri azzurri, non tutti alti come Gigio, che a vederli vicino ad atleti di altri Paesi sembravano dei cuccioli che avevano smarrito il padrone, come Bonucci, che quando è in campo ha sempre quell’espressione che dice “adottatemi”, l’hanno spuntata e ci hanno reso felici come bambini sereni e spensierati. 

Oggi tutti ci amiamo, nessuno ha problemi di soldi e di lavoro. Per un pò non ci sentiremo soli ma saremo tutti uniti e avremo 60 milioni di amici. Per strada ci sorridiamo e non abbiamo paura di morbi, di stranieri, dei vicini, dei contagi. 

Ritrovata spensieratezza, ce la godiamo finché qualcuno non tornerà (presto) a togliercela con dati e numeri che racconteranno disastri. 

Ricordiamoci la signorilità del coach spagnolo, che ci ha mostrato un bell’esempio di sportività abbracciando i nostri giocatori prima dei rigori e ricordiamoci cosa è la faccia brutta di un certo sport, il disagio di chi non ha cultura, come la squadra inglese che non ha saputo perdere ieri a Wembley e che non ha accettato la medaglia, che non ha festeggiato il suo secondo posto, dando il là ai tumulti fuori dallo stadio, con i picchiatori che attendevano i tifosi italiani, aggrediti da quei forsennati che siamo lieti non dobbiamo definirli europei. Imparassero da un giovanissimo romano, Matteo Berrettini,  che sempre nella giornata di ieri è andato a tastare l’erba del campo di Wimbledon che ha saputo dominare per un po’ e che immaginiamo non troppo in là conquistera’, e che nel frattempo ci ha fatto divertire e sognare. Ringraziando lui stesso il vincitore, il numero uno al mondo Djokovic, sorridendo e per questo applauditissimo, si è guadagnato la simpatia del Regno Unito e degli ospiti di un certo rango, da Tom Cruise al parterre dei cinesi, indiani ed arabi che contano. 

Questo ci piace degli italiani, che se vincono o perdono restano una leggenda.