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Attualità

Elezioni Ue: la questione immigrazione – EU elections: the immigration issue

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Tempo di lettura: 7 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Elezioni Ue: la questione immigrazione

di Marco Andreozzi

In Italia le imminenti elezioni europee sono caratterizzate in parte da tanto banali quanto semplicistiche posizioni sull’appartenenza etnica. Si intersecano con le annose questioni dei migranti in mare e dei confini, nonché con i gravi conflitti Russia-Ucraina e Hamas-Israele, induttori di razzismo e antisemitismo (purtroppo anche in alcune università) tali da far ritenere che l’associare un regime ad un’appartenenza etnica equivalga a una sorta di tampone rapido per basso quoziente di intelligenza. Ad ogni modo, sono posizioni demagogiche e populiste e chi vi si oppone sdegnato sembra farlo unicamente attraverso categorie quali ‘reazionari’ e ‘oscurantisti’, senza argomentazioni più profonde e dati che sarebbero formativi per l’opinione pubblica.

Lasciando da parte i ‘narcisi’ (a volte caratteristica di certi politici), prendiamo Boccadoro di Hesse, errante tra le campagne e desiderato da quasi tutte le donne che incontra. Più brutalmente, chi è ‘sensuale ed affascinante’ attrae: insomma, vi è mai stata immigrazione verso Paesi poveri o più poveri? I ciadiani storicamente emigrano in Nigeria. L’Italia attrae immigrazione in quanto Paese ricco. Chi ha certe opinioni o ignora la storia o persegue l’impoverimento dell’Italia. Tertium non datur. Di fatto, chi emigra verso Paesi a medio/alto reddito guadagna tipicamente da tre a sei volte di più (Banca Mondiale), e c’è di più dal Centro per lo Sviluppo Globale di Washington: se emigrassero tutti coloro che lo vogliono, il PIL complessivo del pianeta raddoppierebbe. Esiste un’altra politica di sviluppo inclusivo più efficace? Oggi, solo il 3,5% circa della popolazione mondiale vive fuori dalla nazione natia. L’Australia ha avuto 28 anni di crescita economica ininterrotta fino all’anno del virus cinese grazie all’influsso dell’immigrazione – 200.000 persone l’anno tra 2011-18 (da 10.000 a 20.000 rifugiati) – molti cinesi inclusi. In Italia, i primi tre cognomi dei nuovi imprenditori sono Hu, Chen e Singh; Hu (胡) significa ‘straniero’: la storia è fatta di migrazioni, colonizzazioni, diaspore, ghetti (tristemente), ed intrecci interetnici (fortunatamente).

E attenzione all’emigrazione qualificata: le prime quattro destinazioni sono USA, Gran Bretagna, Canada e Australia. Residenti nati all’estero raggiungono numeri rilevanti a Toronto (46%), Sidney (45%), New York (38%) Londra (38%), quest’ultima con molti cervelli italiani nel settore della finanza. Nella pur cosmopolita Firenze siamo appena al 17%. I risultati in termini di ecosistemi di innovazione sono noti e direttamente correlati, ‘Valle del Silicio’ in primis. Tre le 500 grandi imprese della rivista ‘Fortune’, il 45% sono state fondate da immigrati o loro figli (es. Steve Jobs ed Elon Musk); due quinti circa dei Nobel americani in materie scientifiche a partire dall’anno 2000 sono immigrati; a livello globale gli immigrati sono tre volte più propensi a depositare brevetti rispetto ai nativi (The Economist). Inoltre, una classifica del 2016 (Banca Mondiale) per nazioni con percentuale di inventori immigrati vede al vertice la Svizzera (oltre il 35%), seguita da Irlanda (20%) e Belgio poco sotto. A seguire, oltre ai quattro Paesi summenzionati, Austria, Nuova e ‘vecchia’ Zelanda (l’Olanda) sono tra il settimo e il quinto gradino con oltre il 10%.

L’ignoranza in politica è dannosa per l’Italia, nella sostanza e per l’immagine, mentre si sa che la ‘filiera’ delle discriminazioni è sempre molto lunga, un po’ come stultitia est fecunda mater (la madre degli idioti è sempre gravida). Facile tornare alla questione meridionale d’Italia in modalità divisiva, ‘dimenticando’ i quasi 100.000 lavoratori frontalieri Lombardia-Svizzera ogni giorno (e più ancora sono i francesi).

Tale Kang Youwei, nobile cantonese, viaggiò in Italia nel 1904 e, tra le calligrafie lasciate, riportiamo (Bertuccioli): “L’Italia del Nord (Longobarda, dalla Toscana in su) è ricca, quella del Sud è povera. L’Italia del Nord è colta, quella del Sud è incolta. L’Italia del Nord è moderna, quella del Sud è antiquata. L’Italia del Nord è elegante, quella del Sud è rustica. Gli Italiani del Nord sono (di colorito) roseo; quelli del Sud sono giallastri (quegli emigranti discriminati in passato, dalla Svizzera al Belgio agli USA, e dagli italiani del settentrione). Gli Italiani del Nord hanno costumi tedeschi, quelli del Sud hanno costumi della vecchia Roma. Queste sono le differenze!” Il cognome Kang (da Samarkanda) denota l’origine da coloni sogdiani, qui giunti via mare in epoca altomedievale Sui-Tang. Sensibile, quindi, alle diversità etnico-culturali, egli ne scrive in modo categorico perché ‘limitato’ dal suo mondo ‘logografico’, privo delle sfumature alfabetiche. Tuttavia, le diversità italiane sono parte dell’unicità di una penisola che da oltre due millenni è ‘sensuale ed affascinante’ magnete di popoli diversi.

di emigrazione e di matrimoni

EU elections: the immigration issue

by Marco Andreozzi

In Italy the upcoming European elections are partly characterized by banal and simplistic opinions on ethnic belonging. They intersect with the age-old issues of migrants at sea and borders security, as well as the serious Russia-Ukraine and Hamas-Israel conflicts, inducers of racism and anti-Semitism (unfortunately also in some universities) such as to lead one to believe that associating a regime with an ethnicity is equivalent to a sort of rapid test for low intelligence quotient. In any case, those who indignantly oppose such demagogic and populist positions seem to do so solely through categories such as ‘reactionaries’ and ‘obscurantists’, without a deeper rationale and data that would be formative for citizens.

Leaving aside ‘Narcissus’ (i.e. narcissists, sometimes a characteristic of certain politicians), we consider Hesse’s Goldmund as wandering through the countryside and desired by almost all the women he meets. More brutally, those who are ‘sensual and charming’ attract: in short, has there ever been immigration to poor or poorer countries? Chadians historically migrate to Nigeria. Italy attracts immigration as a rich country. Those who have certain opinions either ignore history or pursue the impoverishment of Italy. Tertium non datur. In fact, those who emigrate to middle/high income countries typically earn three to six times more (World Bank), and there is more from the Center for Global Development in Washington: if all those who wanted to migrate were able to do so, our planet’s overall GDP would double. Is there another more effective inclusive development policy? Today, only about 3.5% of the world’s population lives outside of their native country. Australia had 28 years of uninterrupted economic growth until the year of the China virus thanks to the influx of immigration – 200,000 people per annum between 2011-18 (10,000 to 20,000 refugees) – many Chinese included. In Italy, the first three surnames of new entrepreneurs are Hu, Chen and Singh; Hu (胡) means ‘foreigner’: history is made of migrations, colonisations, diasporas, ghettos (sadly), and inter-ethnic entanglements (luckily).

And nota bene on skilled emigration: the top four destinations are the USA, Great Britain, Canada and Australia. Residents born abroad reach significant numbers in Toronto (46%), Sydney (45%), New York (38%) and London (38%), the latter with many Italian brains in the finance sector. In cosmopolitan Florence we are just at 17%. The results in terms of innovation ecosystems are known and directly related, ‘Silicon Valley’ first and foremost. Among the 500 large companies of ‘Fortune’ magazine, 45% were founded by immigrants or their children (e.g. Steve Jobs and Elon Musk); approximately two-fifths of the American Nobel Prize winners in science since 2000 have been immigrants; globally, immigrants are three times more likely to file patents than natives (The Economist). Furthermore, a 2016 ranking (World Bank) for nations with a percentage of immigrant inventors sees Switzerland at the top (over 35%), followed by Ireland (20%) and Belgium just below. Next, in addition to the four countries mentioned above, Austria, New and ‘old’ Zealand (the Netherlands) are between the seventh and fifth place with over 10%.

Ignorance in politics is harmful to Italy, in substance and for its image, while we know that the ‘chain’ of discrimination is always very long, a bit like saying stultitia est fecunda mater (the mother of idiots is always pregnant ). Facile to return to Italy’s Mezzogiorno (South) issue in a divisive way, ‘forgetting’ the almost 100,000 Lombardy’s border workers to Switzerland every day (and more are the French border workers).

Certain Kang Youwei, a Cantonese nobleman, traveled to Italy in 1904 and, among the calligraphies left, we report (Bertuccioli and your scribe): “Northern Italy (the former Lombard kingdom, from Tuscany upwards) is rich, southern Italy is poor. Northern Italy is cultured, southern Italy is uncultured. Northern Italy is modern, Southern Italy is old-fashioned. Northern Italy is elegant, Southern Italy is rustic. Northern Italians are rosy; those from the South are yellowish (those immigrants discriminated against in the past, from Switzerland to Belgium to the USA, and by northern Italians). Northern Italians have German customs, Southern Italians have old Roman customs. These are the differences!” The surname Kang (from Samarkand) denotes the origin of Sogdian settlers, who arrived here by sea in the early Sui-Tang medieval era. Sensitive, therefore, to ethnic-cultural diversity, he writes about it categorically as being ‘limited’ by his ‘logographic’ world, devoid of alphabetic nuances. However, Italian diversity is part of the uniqueness of a peninsula which for over two millennia has been a ‘sensual and charming’ magnet of so many different peoples.

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino), tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale; nomade digitale dal 2004, e sinologo, parla correttamente il mandarino.
Marco Andreozzi, is Doctor of mechanical engineering (polytechnic of Turin – Italy), industrial technologist and energy sector specialist, comes from professional experiences in five global corporates in Italy and extra-European countries, and as business leader; digital nomad since 2004, and China-hand, he is fluent in Mandarin.

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