Elezioni in Grecia. Vince il candidato di centrodestra. Il malcontento spazza via i comunisti.

By 8 Luglio 2019Mondo, Primo piano

Kyriakos Mitsotakis è il nuovo presidente greco. Il popolo vede in lui il leader anti-austerity in grado di rilanciare l’economia nazionale dopo dieci anni di recessione. Ma le macerie lasciate dalla crisi sono tante.

Domenica milioni di greci si sono recati alle urne per scegliere il prossimo presidente del Paese, dopo dieci anni di recessione che hanno messo in ginocchio la nazione. Per la maggioranza degli elettori l’uomo scelto per il rilancio economico è Kyriakos Mitsotakis. Salito alla presidenza col 39.8% dei voti, il nuovo leader si è guadagnato la popolarità presentandosi come un “politico vecchio stile”: un figlio d’arte con un cognome noto e legato ai partiti tradizionali. Tali caratteristiche sono state il biglietto da visita del neo primo ministro, figlio dell’ex premier greco Konstantinos Mitsotakis e leader del “Nuovo Partito Democratico”. È una forza politica di centrodestra che, fino a poco tempo fa, era il fanalino di coda dei sondaggi. Numerosi scandali di corruzione e l’accusa di aver portato il Paese sull’orlo della bancarotta avevano reso la destra liberale invisa all’elettorato. Poi la svolta. Nel mezzo del collasso economico, nel 2015, in Grecia si sono svolte le elezioni nazionali che hanno visto tutti i partiti tradizionali travolti dal Partito Comunista guidato da Alexis Tsipras, penultimo presidente del Paese e volto nuovo del populismo greco.

Quattro anni fa, si era presentato al popolo come il “politico anti-austerity”, che avrebbe dovuto opporsi alle misure “lacrime e sangue” imposte allo Stato ellenico  dall’UE. Ma, con grande delusione dell’elettorato, Tsipras è finito per diventare una sorta di satrapo di Bruxelles, un preciso esecutore di provvedimenti che lo hanno reso impopolare, facendogli perdere il primitivo consenso. Per restituire il prestito di 289 miliardi fatto dall’UE, il leader comunista ha dovuto tagliare il numero di posti di lavoro nel settore terziario,  ridurre il budget destinato ai servizi pubblici ed alzare la pressione fiscale e l’età pensionabile. Misure che, se da un lato sono servite a contenere l’immenso debito pubblico greco, dall’altro hanno portato l’economia nazionale verso la stagnazione, peggiorando le condizioni di vita dei cittadini. Oggi in Grecia, un giovane su tre è disoccupato. Le persone senza lavoro sono 1.2 milioni, su una popolazione di 10 milioni, ed il PIL si è ridotto di un terzo negli ultimi anni. Ora  nello Stato ellenico, la gente chiede un’inversione di rotta e  Kyriakos Mitsotakis gliel’ha promessa, scommettendo su alcune riforme. Una delle più importanti è il taglio delle tasse, che dovrebbe servire ad attirare investimenti dall’estero. Secondo il neo premier, l’arrivo di capitali stranieri genererà un circolo virtuoso in grado di creare 750.000 posti di lavoro e far ritornare in patria gli oltre 500.000 giovani professionisti greci che hanno lasciato il Paese negli ultimi 10 anni.

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