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El Chapo sotto processo. È il narcotrafficante più potente del mondo

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Rischia il carcere a vita ed è accusato di oltre mille omicidi e numerosi rapimenti. Il suo patrimonio è stato stimato in un miliardo di dollari. Lo chiamano l’ “uomo dei tunnel”.

di Vito Nicola Lacerenza

Nei giorni scorsi nel tribunale federale di Brooklyn, nella città di New York, si è svolta la prima udienza del processo al narcotrafficante messicano  Joaquín  Guzmán Loera, noto come “El Chapo”. E’ ritenuto il capo del cartello di Sinaloa, l’organizzazione criminale accusata di aver inondato, negli ultimi vent’anni, le città americane di droga, prevalentemente cocaina. Sebbene l’FBI lo ritenga uno dei narcotrafficanti più “pacifici” del Messico, la Corte gli ha imputato oltre 1.000 omicidi e altrettanti rapimenti. Ma El Chapo agli atti violenti  ha sempre preferito la corruzione. Lui stesso si è vantato di spendere 5 milioni di dollari al mese per corrompere le autorità. Ed è proprio su questo punto che gli avvocati di   Joaquín  Guzmán Loera hanno impostato la loro difesa, sostenendo che il loro assistito è stato arrestato per non aver dato mazzette ai vertici del governo messicano, come il presidente della repubblica uscente Enrique Peña Nieto e il suo predecessore Felipe Calderón. Che, i legali di El Chapo, avrebbero ricevuto denaro da Mayo Zambada, “il vero capo” del cartello di Sinaloa.   Peña Nieto e  Calderón hanno subito respinto le accuse e nelle prossime udienze alcuni “luogotenenti” di Joaquín  Guzmán Loera saranno presenti per testimoniare contro il narcotrafficante che rischia il carcere a vita. La sentenza sarà emanata tra 4 mesi, ovvero al termine del processo che si svolgerà in una New York blindata, pattugliata da polizia e marines. El Chapo è proprietario di un esercito privato, costituito da 4 squadre di sicari divenuti noti per la loro efficacia. Per tale ragione la sorveglianza delle autorità americane è massima, al punto che al narcotrafficante è stato impedito di abbracciare la moglie in aula. Segno della tensione che si respira nel  tribunale federale di Brooklyn.

Joaquín  Guzmán Loera, però, non è sempre stato un temibile “signore della droga”. Figlio di  umili contadini, ha trascorso gli anni della sua giovinezza aiutando i genitori nei campi di frutta e ortaggi, senza neppure terminare le scuole elementari. Poi a 15 anni decide di dare una svolta alla sua vita passando dalle coltivazioni ortofrutticole a quelle di marijuana. L’attività va a gonfie vele e il suo piglio imprenditoriale gli vale la stima del “Padrino” messicano Félix Gallardo, potente signore della droga degli anni ‘80 che lo prende sotto le sue ali inviandolo al confine USA per gestire il traffico di cocaina verso gli Stati Uniti. Alla frontiera  Joaquín  Guzmán Loera scopre le presenza di diversi tunnel sotterranei, costruiti nei primi del ‘900, che collegano la città messicana di Mexicali con quella statunitense di Calexico. El Chapo li dota subito di binari e energia elettrica, trasformando vecchi passaggi sotterranei abbandonati in vere e proprie “autostrade della droga”. Da quel momento El Chapo è divenuto noto come l’ “uomo dei tunnel”, che rappresentano la chiave di volta del suo successo. Quando alla fine degli anni ‘80 si è messo in  proprio, diventando il capo del Cartello di Sinaloa, El Chapo si avvale di un team composto di ingegneri e topografi specializzati nella costruzione di passaggi sotterranei. E lui stesso li paga per andare in Germania a studiare le tecniche più sofisticate per la realizzazione di gallerie.  Opere onerose ma necessarie per garantire ai narcos i loro immensi guadagni. Secondo un’indagine svolta dal giornale americano Forbes, gli introiti del cartello di Sinaloa sono  pari a 3 miliardi di dollari l’anno. Cifre che hanno permesso a El Chapo di diventare il 701° uomo più ricco del mondo nel 2009 con un miliardo di dollari di patrimonio.

Le ingenti risorse economiche  sono state impiegate per l’acquisto di mezzi propedeutici al trasporto degli stupefacenti: sommergibili, velivoli leggeri, imbarcazioni veloci e catapulte, utilizzate per lanciare carichi di droga dall’altra parte della frontiera. Gli investimenti sulle attività illecite sono sempre state una priorità per il Chapo che, tuttavia, non ha mai rinunciato ai piaceri mondani. Neppure in carcere. Arrestato nel 1993 dalla polizia guatemalteca, “l’uomo dei tunnel” è stato trasferito nella prigione di massima sicurezza messicana di Puente Grande, dove, dopo aver corrotto quasi tutto il personale del penitenziario, ha fatto entrare prostitute, bande musicali e cuochi organizzando sontuosi festini. Evaso nel 2001, Joaquín  Guzmán Loera è stato arrestato di nuovo nel 2014. Ma è riuscito a fuggire l’anno dopo.  Il suo terzo e ultimo arresto è avvenuto nel 2016 in Messico, al termine di un violento scontro a fuoco tra militari e uomini della scorta di El Chapo, il quale poco dopo essere stato catturato è stato estradato negli Stati Uniti.

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