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Effetto domino: a rischio l’economia mondiale — Domino effect: the world economy at risk

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di emigrazione e di matrimoni

Effetto domino: a rischio l’economia mondiale

di Marco Andreozzi

Quanto successo alla banca della ‘valle del silicio’ e ad altre banche ‘contagiate’ dai rapporti finanziari – la Signature Bank di New York falliva quattro giorni dopo (il 13 marzo) – è dovuto a ben altro che al “Fato”. Di fatto, causa prima è l’aumento dei tassi d’interesse della banca centrale USA (FED) a velocità eccessiva da marzo 2022, passati da quasi 0% di inizio anno ad oltre il 4%. La banca ha dovuto trasferire prestiti e titoli obbligazionari a tasso variabile sulla clientela ed operare in perdita, causando panico e conseguente erosione dei depositi. Due settimane dopo, il valore delle azioni dell’indice KBW di 24 banche statunitensi scende del 20%. In Europa, il ‘credito svizzero’ – i cui problemi risalgono ad alcuni anni fa, tra scandali interni e clienti coinvolti in riciclaggio – è stato acquisito dalla più piccola UBS: tutto detto sulla contiguità di fatto tra stati ed istituti di credito, soprattutto in un Paese come la Svizzera.

Il 24 marzo, poi, sorgeva il problema Deutsche Bank, la tedesca condannata nel 2019 a pagare una multa di 16 milioni di dollari negli USA per chiudere la questione di accuse separate di rapporti di corruzione in Russia e Cina. Il suo titolo azionario perdeva l’8% in generale a causa delle tensioni finanziarie internazionali, mentre per i motivi precisi ci sono gli esperti di settore cui riferire (spesso poco comprensibili). Di certo, vi è un eccesso di finanza da molti anni ormai, e anche in Europa l’aumento dei tassi d’interesse crea le dinamiche summenzionate. Il punto è che tali aumenti servono a combattere la spirale inflattiva creatasi con l’invasione russa dell’Ucraina e il conseguente aumento dei prezzi di energia, oggi sostanzialmente rientrati (sotto i 50 $/Mwh all’UE-TTF), prodotti agricoli e materie prime. E tutto questo segue l’attacco virale dell’autunno 2019 che diventa pandemia nel 2020 e per la cui causa gli ultimi studi indirizzano nuovamente al mercato degli animali selvatici di Wuhan (dove insiste anche l’altra ipotesi, il laboratorio), commercio continuato anche dopo i casi SARS del 2002, tra miti arcaici di rarità culinarie afrodisiache.

Tutto parte però dalla crisi del 2007 con la caduta del PIL mondiale di circa 3500 miliardi di dollari (3200 miliardi di euro oggi). Putin prepara l’invasione della Crimea nel 2013, e nel 2015 la perdita di PIL globale cresce ancora: 4000 miliardi di dollari. Nel 2015 la Cina viveva almeno un trimestre di recessione mentre il suo rapporto debito-totale/PIL 2008-2014 aumentava del 100% a sostenere uno sviluppo di facciata – crescita del PIL (solo temporaneo) – invece di vera crescita economica dalle fondamenta. In sintesi, sul pianeta, se negli anni 2000-2007 un Euro di debito portava oltre 40 centesimi di PIL, nell’intervallo 2008-2014 siamo a circa 30 centesimi. Quindi, spendere bene le disponibilità del PNRR!

A quel punto, il regime cinese è senz’altro consapevole della fine del ciclo virtuoso avviato da Deng Xiaoping. Nel 2016 appare Tiktok con un prodotto – il video brevissimo – perfettamente inutile al progresso sociale, ma oggettivo attacco al cervello, soprattutto degli adolescenti. Nel 2018 (Trump presidente) è la app più scaricata in USA, anno in cui la Cina va in recessione (dato ufficiale: + 6,5%). D’altra parte, nel gioco dei numeri (o della numerologia?) cinesi va inserito anche il seguente (dall’Economist) sul tasso annuo di crescita delle emissioni climalteranti: dal dato 2002-2011 di +9,3% si passa a +0,6% nell’intervallo 2012-2016. Presentato come risultato virtuoso – senza spiegare come – è in realtà ulteriore specchio della decrescita economica. E se la numerologia avesse fondamenta scientifiche, chiediamoci che succederà nel 2025.

di emigrazione e di matrimoni

Domino effect: the world economy at risk

by Marco Andreozzi

What happened to the Silicon Valley Bank and to other banks, ‘infected’ by financial links – Signature Bank of New York failed four days later (March 13) – is due to much more than “Fate”. In fact, the first cause is the rise in interest rates by the American Federal Reserve at an excessive speed since March 2022, from nearly 0% at the beginning of the year to over 4%. The bank had to transfer floating-rate loans and bonds to customers and operate at a loss, causing panic and consequent erosion of deposits. Two weeks later, the share prices in the KBW bank index (24 US banks) fell by 20%. In Europe, Credit Suisse – the problems of which date back to a few years ago, amid internal scandals and customers involved in money laundering – was acquired by the smaller UBS bank: enough said on the de facto contiguity between states and credit institutions, especially in a country like Switzerland.

Then, on March 24, the Deutsche Bank problem arose, the German credit institution that in 2019 was sentenced to pay a $16 million fine in the US to settle separate allegations of corrupt dealings in Russia and China. Its share lost 8%, in general due to international financial tensions, while for detailed reasons there are sector experts to refer to (often not very understandable). Of course, there has been a finance glut for many years now, and even in Europe, rising interest rates are creating the aforementioned dynamics. The point is that these increases serve to combat the inflationary spiral created with the Russian invasion of Ukraine and the consequent increase in energy prices, now substantially reduced (below 50 $/MWh at the EU-TTF), agricultural products and raw material. And all this follows the viral attack of autumn 2019 which becomes a pandemic in 2020 and for which the latest studies refer again to the wild animal market of Wuhan (where the other hypothesis, the laboratory, also insists), a trade carried on even after the SARS cases of 2002, amidst archaic myths of aphrodisiac culinary rarities.

However, everything starts from the 2007 crisis with the fall in world GDP of about 3.5 trillion dollars (3.2 trillion euros today). Putin prepared the invasion of Crimea in 2013, and in 2015 the loss of global GDP grew again: 4 trillion dollars. In 2015, China was experiencing a recession for at least a quarter of the year while its 2008-2014 total debt-to-GDP ratio increased by 100% to support a new-buildings only development – i.e. GDP growth (just temporary) – rather than real economic growth from the ground up. In summary, on the planet, if in the years 2000-2007 one euro of debt carried over 40 cents of GDP, in the range 2008-2014 we stand around 30 cents. Thus, let’s spend the NRRP’s resources wisely!

At that stage the Chinese regime was certainly aware of the end of the virtuous cycle started by Deng Xiaoping. In 2016 Tiktok appeared with a product – the very short video – perfectly useless for social progress, but an objective attack on the brain, especially of adolescents. In 2018 (Trump president) it was the most downloaded app in the USA, the year in which China went into recession (official figure: + 6.5%). On the other hand, the following (from the Economist) on the annual growth rate of climate-change emissions must also be included in the game of Chinese numbers (or numerology?): from the 2002-2011 figure of +9.3% we move to + 0.6% in the 2012-2016 range. Presented as a virtuous result – without explaining how – it is actually a further proxy of economic decline. And should numerology have scientific foundations, let’s ask ourselves what will happen in 2025.

 

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino), tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale; nomade digitale dal 2004, e sinologo, parla correttamente il mandarino.
Marco Andreozzi, is Doctor of mechanical engineering (polytechnic of Turin – Italy), industrial technologist and energy sector specialist, comes from professional experiences in five global corporates in Italy and extra-European countries, and as business leader; digital nomad since 2004, and China-hand, he is fluent in Mandarin.

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