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È morto Sergio Lepri, ex direttore dell’Ansa, grazie a lui divenuta quarta agenzia di informazione al mondo   

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Padre del giornalismo, infaticabile, granitico, dal tratto gentile ed acuto, un punto di riferimento…”.

di Damiana Cicconetti

Il 20 gennaio, all’età di 102 anni, è morto Sergio Lepri, storico direttore dell’Ansa – Agenzia Nazionale Stampa Associata – guidata dal 1961 al 1990 e resa quarta agenzia di informazione al mondo.

L’Ordine dei Giornalisti non ha potuto non definirlo: “Padre del giornalismo, infaticabile, granitico, dal tratto gentile ed acuto, un punto di riferimento…”.

Perché Sergio Lepri è stato un giornalista che ha attraversato la storia del giornalismo italiano.

Perché Sergio Lepri ha reputato il giornalismo “strumento al servizio di conoscenza, democrazia e libertà…”.

Lepri è stato attivo nella Resistenza, oltre ad essere un prezioso insegnante per le nuove generazioni di giornalisti ma, invero, non solo.

I colleghi ne piangono la scomparsa, elogiandone, oltre al resto, soprattutto la disponibilità ed integrità.

Al momento dell’assunzione era solito ricordare ad ogni suo collaboratore: “Non voglio capire chi voti da quello che scrivi…”, perché per lui il giornalismo ha sempre rappresentato un’occasione – preziosa – per essere imparziali.

Importante per Lepri è sempre stato il pluralismo, oltre alla difesa dell’obiettività: “Il privilegio di un giornalismo serio è quello di non schierarsi. Io sono arrivato al giornalismo alla fine della guerra. Quando altri giovani come me decisero di fare il giornalista perché era uno strumento per arricchire il patrimonio informativo di tutti…”, affermava orgogliosamente.

Del resto, fin dalla discussione della tesi di laurea, tenuta sull’estetica di Benedetto Croce, il suo relatore non aveva potuto fare a meno di sottolineare quanto l’avesse distrutta, “pur senza crearne una sua…”. E lui, a quel punto, non aveva potuto non rispondergli: “Mi lasci tempo… Ho solo vent’anni!”.

E, in effetti, subito dopo aveva potuto dimostrarlo: fra il 1943 ed il 1944 Lepri è diventato direttore del giornale clandestino L’Opinione, del Partito liberale, a Firenze: un giornale di cui ha sempre conservato un ottimo ricordo. A 100 anni rammentava ancora di quanto fosse rischioso, a quei tempi, fare un giornale e distribuirlo: “si rischiava la vita…”. Del resto, non aveva mai avuto dubbi: “Il periodo della Resistenza era stato indubbiamente formativo, per buona parte della sua generazione…”.

Poi, a guerra terminata, Lepri è entrato alla Nazione del Popolo, organo del Comitato di Liberazione; nel 1950, è divenuto redattore capo del Giornale del Mattino, quotidiano diretto da Ettore Bernabei e di cui, nel 1956, è diventato corrispondente da Parigi.

L’anno successivo, Sergio Lepri è stato scelto da Amintore Fanfani come suo porta-voce e, in seguito, come capo del Servizio stampa del suo governo, dal 1958 al 1959.

Un anno dopo, nel 1960, rimasto disoccupato ed ormai noto a tutti come “giornalista senza tessere…”, è stato assunto presso l’Ansa, dapprima come vice-direttore e, poi, dal 1961, come direttore, fino al 1990.

L’Ansa, grazie a Sergio Lepri, cresce anno dopo anno, divenendo nel 1970 la quarta agenzia di informazione al mondo, dopo Ap, Afp e Reuters, ovvero in costante competizione  con la tedesca Dpa e la spagnola Efe.

Lepri è stato anche un innovatore in ambito tecnologico, visto che ha creato il primo archivio digitale delle notizie europee.

All’età di 100 anni ribadiva: È cambiata l’informazione perché sono cambiati gli strumenti…”. Ma non aveva nostalgia. Anzi! Aveva fiducia nel progresso. Era solito dire: “Le nuove tecnologie  migliorano il nostro mestiere…”.

Perciò, nel 2019 , in occasione del centenario, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti lo ha premiato all’interno di Palazzo Vecchio, a Firenze, nella città natale: con una medaglia-ricordo alla carriera ed il riconoscimento di “Maestro del Giornalismo”.

Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti, lo ha così recentemente ricordato: “Ho vivissima l’immagine dell’ultimo incontro con lui. Infaticabile, dal tratto gentile e acuto; è stato il punto di riferimento di tante generazioni…”.

Mentre la Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha aggiunto: “Con Sergio lepri se ne va un pezzo di storia della nostra professione, un maestro per generazioni di cronisti, autore di pagine indelebili di giornalismo…”.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è sentito in dovere di ricordarlo: “Con Sergio Lepri scompare un prestigioso direttore, maestro di professionalità e deontologia per generazioni di giornalisti; un testimone attento e partecipe di lunghe e decisive fasi della storia italiana…”.    

Impossibile tacere le altre sue grandi passioni: oltre quella di sciatore, sport praticato fino a pochi giorni prima di compiere 100 anni, l’attività di formatore di giovani cronisti, dal 1988 al 2004, quale docente di “linguaggio dell’informazione” presso la Scuola Superiore di Giornalismo della Libera Università di studi Sociali Guido Carli, alla LUISS.

Da non dimenticare, infine, i rinomati testi ad impronta didattica che, inevitabilmente, hanno formato svariate generazioni di giornalisti.

Tra tutti, lo storico manuale-base per professionisti, uscito nell’anno 1999 ed a cui sono seguite innumerevoli altre edizioni. In ognuna di esse Sergio Lepri ha continuato a ribadire: “Giornalisti si diventa, a patto di avere la curiosità di conoscere e la capacità di analisi critica…”, specificando oltretutto che “sì, giornalisti si diventa, ma studiando e lavorando…”.   

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