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Attualità

È morto Magawa, l’enorme ratto-eroe africano premiato con la medaglia d’oro

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Tempo di lettura: 4 minuti

Il gigantesco topo Magawa ha trascorso la vita a scovare mine anti-uomo

di Damiana Cicconetti

Il 12 gennaio è morto Magawa, il primo ratto-eroe al mondo premiato con la medaglia d’oro dal People’s Dispensary for Sick Animals (PDSA): un prestigioso premio attribuitogli “per avere dimostrato particolari atti di eroismo grazie al suo olfatto, col quale ha individuato molte mine anti-uomo e così salvato innumerevoli vite in Cambogia…”.

Magawa era un enorme ratto di otto anni; estremamente intelligente e di origine africana; proveniva dal Gambia ed era dotato di un particolare talento: individuava mine terrestri e identificava sostanze chimiche esplosive utilizzate per la costruzione di ordigni, poi prontamente segnalate agli addestratori umani.

Ciò è avvenuto fino allo scorso anno, quando questo piccolo-grande eroe è andato in pensione, all’età di sette anni.

Magawa era più grande di un topo comune ma comunque leggero, al punto da non permettere di innescare l’esplosione di mine quando vi camminava sopra: nella sua lunga carriera ne ha scoperte ben 39, oltre a 28 ordigni inesplosi, così aiutando a ripulire più di 140.000 metri quadrati di Terra in Cambogia.

Perché, per entrare in azione, una mina necessita di un peso di circa cinque chilogrammi; mentre un topo, seppur enorme, non ne pesa più di uno o, al massimo, due. Dunque, il suo peso minuto, unito all’eccezionale olfatto e alla velocità, lo hanno reso oltremodo adatto al lavoro di “sterminatore di mine”.

Ma ora per Malawa è giunto il tempo del riposo: un riposo più che meritato!

Il PDSA lo ha definito “il topo più performante dell’ente di beneficienza…”: talmente veloce da riuscire a ripulire un’area grande come un campo da tennis in soli 30 minuti; a differenza di un essere umano che, con l’uso del metal detector, necessita di quattro/cinque giornate di lavoro, con rischi a dir poco notevoli per la sua stessa vita.

Per questo motivo il PDSA aveva adattato al piccolo corpo di Malawa il più alto titolo d’onore: la medaglia d’oro “attribuitagli per l’eccezionale coraggio degli animali e l’eccezionale dedizione nella vita civile…”, come ha confermato Jan McLouglin, presidente del PDSA, durante un’intervista rilasciata sul canale Youtube dell’ente. 

Come è noto, la Cambogia è un Paese enormemente dilaniato dal conflitto col Vietnam che per oltre dieci anni lo ha colpito, lasciando interi campi disseminati di milioni di mine terrestri rimaste inesplose e che, ancor oggi, feriscono un numero notevole di persone ogni anno.

La Cambogia, infatti, risulta essere il Paese col più alto numero di amputati al mondo: ben 25.000 persone amputate, con 64.840 vittime causate da mine o altri esplosivi, secondo la Cambodian Mine Action and Victim Assistence Authority; un numero che, oltretutto, non sembra destinato a ridursi, visto che tre milioni di mine sono rimaste inesplose.

Senza dimenticare gli altri Paesi in cui, pur essendo ufficialmente terminati i conflitti che li hanno visti protagonisti per anni, le mine anti-uomo continuano a provocare vittime, soprattutto tra i bambini: ad esempio in Afghanistam Iraq, Siria, Yemen, Zambia e Mozambico.

E ciò al di là dell’entrata in vigore della Convenzione di Ottawa, che ha messo al bando l’uso di mine anti-uomo già oltre vent’anni or sono.  

Senza dubbio il lavoro di Magawa è stato eccezionale. Ma per i suoi colleghi resta ancora molto da fare.

Magawa era stato addestrato dall’Organizzazione governativa ADOPO (Anti-Personnel Landmines Detection Product Development), assieme ad altri topi: un’organizzazione umanitaria belga che ha il suo quartiere generale in Tanzania ma che opera  in diversi Stati africani e finanche nel sud-est asiatico.

La notizia più confortante di ADOPO è che, da quando questi addestramenti hanno avuto avvio, non risulta essere morto un solo animale; di contro ogni formazione si è sempre conclusa con successo.

L’”istruzione” dei roditori di ADOPO dura nove mesi: in primis gli animali devono imparare a riconoscere l’odore dell’esplosivo contenuto dentro infusori per il the; poi, una volta individuato, l’istruttore fa scattare un “clic” e il topo impara ad associare quel suono al cibo che riceve come ricompensa. Infine, prima di essere impiegati sul campo, va effettuato un test in cui è ammesso un solo errore. Una volta sul terreno, i roditori sono legati a un filo e si muovono lungo percorsi predisposti dagli addestratori. Ed è, così, che viene  bonificata, palmo a palmo, l’intera zona.  

Si è stimato che, da quando hanno iniziato le loro missioni – oramai oltre venti anni fa – gli “sminatori a quattro zampe” hanno scovato 20.000 mine anti-uomo, oltre ad altri ordigni esplosivi disseminati in 60 Paesi al mondo: ordigni e mine che, in un anno, causano circa 8.500 vittime, di cui la metà sono bambini.

Senza contare un altro aspetto: per produrre una mina anti-uomo occorrono dai 3 ai 75 dollari; per rimuovere un esplosivo il costo sale, invece, a ben oltre 1000 dollari.

Pertanto, l’utilizzo dei grandi topi africani offre la soluzione più economica ed efficace per la bonifica dei campi minati, così permettendo a milioni di persone di ritornare a vivere senza la minaccia invisibile delle “bombe dimenticate dalla guerra…”.

Ma, ad onore del vero, l’impiego dei topi del Gambia non si esaurisce ai soli campi minati: da tempo ADOPO li utilizza anche in ambito medico-scientifico, per individuare tracce di tubercolosi nell’uomo, una malattia che cagiona ogni anno un numero a dir poco allarmante di decessi e che, a quanto pare, il fiuto eccezionale ed affidabile dei roditori scova facilmente, al pari del microscopio di laboratorio e, al contempo, in modo più economico e veloce.

…Povere creature: a lungo ritenute portatrici di malattie per l’uomo e inutilmente dannose per la natura.

Ma, per fortuna, ora abbiamo preso coscienza della loro eccezionalità: per l’uomo e finanche per la natura.

Ad ennesima conferma che ciascun essere del creato ha una sua utilità. 

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