Italiani nel Mondo

Dittature: a sinistra e a destra – Dictatorships: of the left and of the right

By 5 Gennaio 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Dittature: a sinistra e a destra

Nel corso degli ultimi 120 anni, dall’inizio del ‘900, il mondo ha visto molte dittature, sia di destra che di “sinistra”. Con l’eccezione franchista spagnola, nessuna di esse durò molto

La Grande Guerra vide la fine di tre grandi imperi, il russo, il tedesco e l’austriaco. Il primo diventò la prima dittatura “comunista”, l’URRS (Unione di Repubbliche Socialiste Sovietiche). Pochi anni dopo il secondo e terzo diventarono la più grande dittatura di destra, il Reich di Hitler, la seconda dittatura di destra dopo quella di Mussolini in Italia.

La guerra scatenata da Hitler nel 1939 portò alla fine del colonialismo e quindi l’impero britannico che diventò il Commonwealth. Quella guerra segnò anche un passaggio fondamentale per la creazione della seconda dittatura “comunista”, quella di Mao in Cina.


Con la fine degli imperi la Storia è stata segnata da democrazie (anche monarchiche) e dittature di sinistra e destra.

Ma nel trattare le dittature dobbiamo porci due domande. Davvero possiamo parlare di dittature “comuniste/socialiste”? E la seconda domanda; perché nessuna delle dittature di destra è mai sopravvissuta al proprio fondatore? In seguito a questa seconda domanda sorge il grande dubbio verso i “nostalgici”: perché gli estremisti di destra sognano il ritorno di sistemi di governo che hanno fallito?

Comunista o no?

Basta leggere le opere di Marx per capire che le dittature in Russia e in Cina non sono mai state di sinistra, cioè comuniste o socialiste, secondo i principi base marxisti. Infatti, Marx aveva escluso specificamente un paese dalle sue teorie sociali. La Russia imperiale era ancora uno stato feudale, e quindi mancava la classe che doveva compiere la sua “rivoluzione” , il proletariato, ovvero la classe operaia. Questo in effetti escludeva anche la Cina che si trovava nelle stesse condizioni.

Quel che abbiamo visto in quei due paesi sono state rivolte dirottate dagli eventuali dittatori Stalin e Mao, sotto le vesti degli ideali fin troppo utopistici di Marx che sognava un mondo “perfetto” ma non faceva conto delle ambizioni e la cattiveria dell’uomo.

Lenin aveva capito che la mancanza del proletariato era un fallo, perché doveva essere quella classe sociale a compiere la “rivoluzione”. Di seguito la sua versione di Marx fu un partito centrale che doveva dirigere la rivolta. Lenin morì troppo presto per sapere cosa avrebbe fatto al potere, ma la struttura lasciata da lui fu la base non solo per la dittatura di Stalin ma anche per la capacità del Politburo, l’organo supremo del Partito Comunista dell’URSS, a mantenere il potere non solo dopo la morte di Stalin, ma per mantenerlo fino allo scioglimento dell’URSS nel 1991. In effetti questo scioglimento fu anche causato dell’incapacità del Politburo di controllare le sempre più pressanti pressioni dalle molte etnie nell’URRS e dalle forze politiche, economiche e finanziarie internazionali

Mao in Cina prese il potere dopo la guerra di liberazione contro i giapponesi e poi una guerra civile orrenda. Naturalmente ebbe l’appoggio dell’URRS e formò la versione cinese del Politburo che permise al partito di mantenere il potere dopo la dittatura maoista fino ad oggi.

Indubbiamente queste due dittature non erano marxiste, ma utilizzarono il comunismo per coprire i due culti di personalità verso Stalin e Mao. A prova di ciò, nella versione cinese il “verbo comunista” non erano gli scritti di Marx bensì il “libretto rosso” dei suoi detti, che fu l’ispirazione per la rovinosa “Rivoluzione Culturale” tra il 1966-76.

In tutti e due i paesi i dittatori presumibilmente “comunisti” hanno potuto mantenere il potere con la repressione di qualsiasi forma di critica verso di loro. Non esistono nelle opere di Marx riferimenti all’uso della repressione contro l’opposizione.

Ci vuole poco, leggende le opere di Marx a capire che lui sarebbe stato il primo a criticare queste dittature, per questo non erano “comuniste/socialiste”, ma solo e “semplicemente” forme particolari di totalitarismo.

Italia e Germania

Le prima dittature “di destra” furono quella di Mussolini in Italia e quella di Hitler in Germania.

Al contrario della Rivoluzione Russa pochi anni prima, questi governi furono eletti democraticamente per poi prendere il potere assoluto con il pretesto di “emergenze nazionali”. In Italia in seguito all’assassinio del parlamentare socialista Giacomo Matteotti nel 1926 da parte di squadristi fascisti, e in Germania dopo il rogo doloso del Reichstag (l’edificio del parlamento) nel 1933, presumibilmente per ”un complotto comunista”, ma in realtà voluto da nazisti per fornire una scusa a Hitler per impadronirsi del potere.

In entrambi i casi vinsero le elezioni sulle paure della “minaccia comunista/sovietica” e le delusioni delle popolazioni dei governi nazionali deboli prima e dopo la Grande Guerra.

Hitler, che prese il potere 11 anni dopo Mussolini, ammirava apertamente il Duce e copiò alcune delle sue tattiche politiche, però c’era una grande differenza tra i due dittatori.

Benché entrambi erano al centro di culti di personalità, il potere di Mussolini si basava solo sulla sua personalità e il suo modo di parlare con il popolo che lo seguì in guerra tre volte. Al contrario, Hitler non nascose mai la base delle sue ambizioni basate sulla supremazia della razza e la paura della minaccia non solo “comunista”, ma particolarmente degli ebrei. Lo scrisse senza indugi nel suo libro Mein Kampf (La mia lotta) redatto durante l’incarcerazione dopo il fallito tentativo di golpe a Monaco di Baviera nel 1923.

Il fallimento del golpe gli fece capire che l’unica strada per il potere passava per la democrazia che disprezzava come “debole”. Il destino fu tale che due democrazie, il Regno Unito e il suo Impero del tempo insieme agli Stati Uniti, più l’odiata URSS staliniana, sarebbero stati i mezzi della distruzione della sua dittatura.

Tutte e due queste dittature di destra caddero in seguito alla guerra che avevano scatenato in nome della loro “supremazia” con costi enormi, a partire dalle vite perse dei cittadini che credevano nelle loro chimere. E bisogna sempre ricordare che sia Hitler che Mussolini lasciarono i loro paesi in rovina con moltissimi milioni di morti. Allo stesso modo, le varie dittature di destra/militari nel corso del 900 hanno lasciato le loro popolazioni più povere dei predecessori democratici che criticavano per le loro “debolezze”.

È interessante notare che in quell’epoca c’era un’altra dittatura di destra in Europa, quella di Francisco Franco in Spagna, che prese il potere dopo una rivolta contro il proprio governo e con l’aiuto di Hitler e Mussolini. Lui rifiutò di entrare in guerra al fianco di Hitler e poté mantenere il suo potere fino alla sua morte nel 1975. È divertente far notare che dopo l’incontro con il Caudillo spagnolo, Hitler disse che avrebbe preferito farsi tirare tutti i denti piuttosto che negoziare di nuovo con Franco.

Ma il tempo diede ragione al Caudillo. Incredibilmente, Franco capì che il suo regime non aveva un futuro dopo di lui, e organizzò il ritorno della famiglia reale dall’esilio per l’eventuale ritorno della democrazia in Spagna dopo la sua morte.

Il Caudillo aveva capito quel che Hitler e Mussolini non furono capaci di capire e quel che i “nostalgici” del nazismo e fascismo oggi rifiutano di riconoscere, che tutte le dittature di destra sono fallite, non solo in termini economici, ma, ancora più importante, in termini di vite umane come anche in diritti umani.

Perché?

Nel corso degli ultimi 120 anni, dall’inizio del ‘900, il mondo ha visto molte dittature, sia di destra che di “sinistra”. Con l’eccezione franchista spagnola, nessuna di esse durò molto, spesso per interventi delle superpotenze, in modo particolare degli Stati Uniti, ma due di loro, quelle “comuniste” dell’URSS e la Cina, sono sopravvissute ai loro fondatori e per vari decenni grazie ai sistemi dei loro partiti.

Nei casi delle dittature di destra, e qui includiamo quelle militari in Sud America che si modellano sulle dittature in Italia e Germania, il loro fallimento  si trovava solo nel loro sogno “di ordine e legalità” e di potere,  senza capire che questi concetti sono l’antitesi di quel che sono alla base della politica vera, i diritti universali dell’Uomo.

Però, come abbiamo già notato, molti dei politici dell’estrema destra in tutto il mondo sogna proprio questi come i modelli da utilizzare nel futuro, compresa l’Italia che pagò un prezzo carissimo per il Ventennio mussoliniano.

La domanda viene spontanea è semplice, perché?

Nessuno può dire che il modello marxista abbia avuto successo, semplicemente perché non fu mai utilizzato tranne che nel nome. Invece ogni giorno vediamo chi sogna il ritorno di politiche, anzi totalitarismi, che hanno scatenato orrore e distruzione nel mondo. La destra politica ha modelli realistici politici da poter utilizzare per costruire un futuro migliore, perché è proprio il futuro che deve essere l’ambizione di qualsiasi politico serio, di qualsiasi colore politico e non solo il ritorno al passato.

Sarebbe interessante chiedere ai “nostalgici” perché pensano al ritorno del passato fallimentare invece di costruire una vita migliore nel futuro per i nostri figli.

 

di emigrazione e di matrimoni

 Dictatorships: of the left and of the right

Over the last 120 since the start of the 1900s the world has seen many dictatorships, both of the right and the “left”. With the exception of Franco’s s dictatorship in Spain, none of them lasted long

The Great War saw the end of three great empires, the Russian, the German and the Austrian. The first became the first “communist” dictatorship, the USSR (Union of Soviet Socialist Republics). A few years later the second and third became the great dictatorship of the right, Hitler’s Reich, the second right wing dictatorship after Mussolini’s Italy.

The war unleashed by Hitler in 1939 brought the end of Colonialism and therefore the British Empire became the Commonwealth. That war also marked a fundamental passage in the creation of the second “communist” dictatorship, Mao’s China.

Since the end of the empires history has been marked by Democracies (including Monarchies) and dictatorships of the “left” and the right.

But in dealing with dictatorships we must ask two questions. The first: can we truly talk about “communist/socialist” dictatorships? And the second question; why have none of the right wing dictatorships survived their founders? As a result of the second question, the great doubt arises concerning those who are “nostalgic” about the right wing dictatorships; why do right wing extremists dream the return of systems of government that failed?

Communist, yes or no?

It is enough to read the works of Carl Marx to understand that the dictatorships in Russia and China were never left wing, that is neither communist nor socialist according to the basic Marxist principles. In fact, Marx specifically excluded one country from his social theories. Imperial Russia was still a feudal state and therefore the class that should have carried out his “revolution”, the proletariat, in other words, the working class, was missing. Effectively this also included China that was in the same conditions.

What we saw in these two countries were revolts hijacked by the eventual dictators, Stalin and Mao under the guise of the all too utopian ideals of Marx who dreamed of a “perfect” world but who did not take into account the ambitions and viciousness of Man.

Lenin had understood that the lack of the proletariat was a fault because it was the class that should have carried out the “revolution”. Subsequently his version of Marx was in the form of a central party to lead the revolt. Lenin died too early for us to know what he would done in power but the structure he left behind was the basis not only for Stalin’s dictatorship but also for the capacity of the Politburo, the supreme organ of the Communist Party of the USSR, to maintain power not only after Stalin’s death but to keep it up to the dissolution of the USSR in 1991. Effectively this dissolution was also caused by the incapacity of the Politburo to control the increasingly growing pressures of the many ethnicities in the USSR and also from the world’s political, economic and financial forces.

Mao in China took power after the War of Liberation against the Japanese and then a horrifying civil war. Naturally he had the support of the USSR and formed the Chinese version of the Politburo and this allowed the party to keep power after Mao’s dictatorship up to the present day.

Undoubtedly these two dictatorships were not Marxist but used communism to cover two personality cults around Stalin and Mao. As proof of this, in the Chinese version the “communist gospel” was not what Marx wrote but rather the “Little Red Book” of his sayings that was the inspiration for the ruinous “Cultural Revolution” between 1966 and 1976.

In both countries the presumably “communist” dictators kept power with the repression of any form of criticism towards them. There is no work by Marx that refers to the use of repression against the opposition.

Reading Marx’s works it takes little to understand that he would have been the first to criticize these dictatorships and for this reason they were not “communist/socialist” but only and ”simply” specific forms of totalitarianism.

Italy and Germany

The first dictatorships of “the right” were those of Mussolini in Italy and Hitler’s in Germany.

Unlike the Russian Revolution a few years before, these governments had been elected democratically and then took absolute power under the pretext of “national emergencies”. In Italy it was after the assassination of socialist parliamentarian Giacomo Matteotti in 1926 by fascist squadristi (paramilitary forces) and in Germany after the burning of the Reichstag (the parliament’s building) in 1933 presumably by a “communist conspiracy” but in truth by Nazis to give an excuse for Hitler to grab power.

In both cases they had won the elections due to the fear of the “communist/soviet” threat and the population’s disappointment after weak national governments before and after the Great War.

Hitler, who took power 11 years after Mussolini, openly admired the Duce and copied some of his political tactics, however these was a great difference between the two dictators.

Although both were at the centre of personality cults, Mussolini’s power was based only on his personality and his manner of speaking to the people who followed him to war three times. On the contrary, Hitler never hid that the foundation of his ambitions were based on racial supremacy and the fear of not only the “communist” threat but especially that of the Jews. He wrote this without hesitation in his book Mein Kampf (My struggle) that he wrote in prison during his incarceration following the failed coup d’état in Munich in 1923.

The failure of the coup made him understand that the only road to power was through the democracy he despised as “weak”. Destiny was such that two democracies, the United Kingdom and its empire of the time and the United States together with the even more hated Stalinist USSR would be the means for the destruction of his dictatorship.

Both these right wing dictatorships fell following a war they had unleashed in the name of their “supremacy” with enormous costs, starting with the lives lost of their citizens who believed in their delusions. And we must remember that both Hitler and Mussolini left their countries in ruins and with many millions of dead in many countries. In the same way the various right wing/military dictatorships during the 20th century left their populations poorer then the democratic predecessors that they criticized for being “weak”.

It is interesting to note that there was another right wing dictatorship in Europe at the time, that of Francisco Franco in Spain who took power after a revolt against his government and with the help of Hitler and Mussolini. He refused to enter the war beside Hitler and he was able to hold power until his death in 1975. It is amusing to note that after his meeting with the Spanish Caudillo Hitler said he would rather have all his teeth pulled out rather than negotiate with Franco again.

But time proved the Caudillo right. Incredibly, Franco understood that his regime had no future after him and he organized the return of the Royal Family from exile for the eventual return of democracy to Spain after his death.

The Caudillo understood what Hitler and Mussolini were not able to understand and what those who are nostalgic for the return of Nazism and fascism refuse to recognize, that all the right wing dictatorships have failed, not only in economic terms but even more importantly in terms of human lives, as well as human rights.

Why?

Over the last 120 since the start of the 1900s the world has seen many dictatorships, both of the right and the “left”. With the exception of Franco’s s dictatorship in Spain, none of them lasted long due to interventions of the superpowers, especially the United States, and two of them, the “communist” USSR and Mao’s China survived their founders and for number of decades thanks to their party systems.

In the cases of the right wing dictatorships, and here we include the military dictatorships in South America that model themselves on those in Italy and Germany, their failure in based only on their dream of “law and order” and of power without understanding that these concepts are the antithesis of what is the real foundation of true politics, universal Human Rights.

However, as we have seen, many extreme right wing politicians around the world dream of these very models to be used in the future, including in Italy which paid a very high price for Mussolini’s twenty years of dictatorship.

The question that arises is spontaneous and simple, why?

Nobody can say that Marx’s model was successful because it was simply never used except in name. Instead every day we see those who dream the return of the policies, or rather the totalitarianism, which unleashed horror and destruction around the world. Right wing politics has realistic models that can be used to build a better future because it is precisely the future that must be the ambition of any serious politician, of any political colour and not solely the past. 

It would be interesting to ask these “nostalgics” why they think about the return of the failed past rather instead of building a better life in the future for their children.

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