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Diritti umani

“Diritti a testa alta”, la manifestazione di Amnesty International a difesa dei diritti umani

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Ottanta città  italiane scenderanno in piazza per il settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, per non dimenticare le barbarie che sono state e si stanno compiendo nei paesi firmatari, e non, che avrebbero dovuto garantire tali diritti.

di Francesca Garofalo

Una candela da accendere per i diritti di ogni singolo individuo che spesso vengono calpestati senza remore. È  questo il messaggio della manifestazione “Diritti a testa alta” di lunedì,nelle piazze di ottanta città italiane, organizzata da ActionAid, Amnesty International Italia, Caritas, Emergency e Oxfam Italia e rivolta ad associazioni, istituzioni  e scuole. Uniti per difendere i trenta articoli che, mai come in questo momento storico, sono necessari per costruire forme di convivenza più umane e contrastare nuove forme di razzismo, criminalizzazione della solidarietà e odio. Una Dichiarazione firmata settant’anni fa da 48 Stati membri, tra i quali l’Afghanistan, oggi il posto peggiore al mondo per nascere donna, l’Iraq in cui vige lo stato di guerra con decine di sfollati, la Colombia dove è in aumento la violenza contro i difensori dei diritti umani e attivisti, il Perù dove sono state registrate 17.182 denunce di “reati contro la libertà sessuale”di cui l’11 per cento esaminate dalla magistratura.

I paesi cosiddetti “civilizzati” non sono da meno, negli Stati Uniti gli ordini esecutivi per bloccare l’ingresso ai cittadini di alcuni paesi musulmani hanno innescato ricorsi giudiziari ed i diritti delle donne hanno subìto gravi attacchi. Il Regno Unito è stato criticato per non aver garantito i diritti alle persone con disabilità nell’ambito dell’istruzione, lavoro e protezione sociale. Non dimentichiamo il nostro Paese, dove è stato da poco promulgato il decreto legislativo n.213, con il quale i migranti saranno più a rischio di cadere vittima di trafficanti e gruppi criminali, secondo la Caritas di Roma “Una delle più cattive norme della storia italiana”.

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