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Diritti umani

Dalla cancellazione all’ignoranza intollerante il passo è breve

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La cancel culture è la deriva culturale che in alcuni luoghi tende a cancellare diritti, opinioni, principi e libertà che già vari fondamentalismi e totalitarismi hanno più volte cercato di intaccare.

 di Antonio Virgili pres. comm. Cultura Lidu onlus

 Diversi eventi e segnali, verificatisi recentemente in vari Paesi, riportano fortemente all’attenzione il tema della pericolosa e nefasta tendenza alla cosiddetta “cultura della cancellazione” ed all’intolleranza estrema.  Sebbene la denominazione “cancel culture” possa far pensare ad un contenuto culturale, si tratta di una terminologia antropologica per indicare un insieme di elementi fortemente critici ed in parte patologici che mirano a rimuovere, ovvero cancellare, tutto ciò che non risponderebbe a dati canoni culturali, la cui fissazione non è mai stata dichiarato a chi sia delegata. Tale sottocultura sta cercando di espandersi giovandosi di apporti e indiretti sostegni molto eterogenei.  Un filo rosso negativo accomuna tale tendenza a rimuovere elementi della cultura e del passato storico di vari Paesi a forme di integralismo e fanatismo che vogliono “cancellare” diritti, opinioni, principi e libertà che già vari fondamentalismi e totalitarismi hanno più volte cercato di intaccare.

Ѐ una sorta di avanzata dell’intolleranza verso tutto ciò che è considerato non “corretto”, offensivo e deviante rispetto a dei modelli presunti considerati assoluti e veri.  A ciò si associano punizioni sproporzionate ed ostracismo estremo considerati un modo “valido” di difendere ciò che si considera “giusto”.  Così come un semplice velo male indossato può portare in Iran all’arresto e alla punizione di ragazze e donne per offesa alla religione; studiare il David di Donatello negli USA ha portato alla rimozione di una dirigente scolastica per presunta pornografia[1]; il fanatismo aveva portato all’uccisione dei redattori di Charlie Hebdo e del regista Theo van Gogh per blasfemia ed offesa al Corano, per citare alcuni eventi ben noti della cronaca.

A tali eventi eclatanti, feroci o involontariamente ridicoli si stanno sommando azioni più silenziose ma non meno pericolose come la “riscrittura” di alcuni testi di fiabe, romanzi e brani letterari per eliminarne parole o parti “non adeguate ai valori attuali” (!!), come alcuni hanno affermato, ciò nella diffusa indifferenza di molti e nella parziale accettazione di alcuni.  Dietro tali tendenze si ritrovano parole e azioni ben note ma dalle denominazioni meno fumose e forse fascinose: censura, intolleranza, presunzione di essere i detentori di verità assolute, obbligo del conformismo assoluto ideologico o religioso, repressione.  Tutte le censure, di ogni tempo e Paese, hanno cercato di rimuovere quanto non conforme o scomodo, alcune hanno teso a cancellare religioni e culture, altre etnie e lingue, altre ancora a ripristinare forme di schiavitù e di segregazione.

I roghi per stregoneria, i linciaggi per razzismo, la segregazione delle minoranze, la riscrittura della storia e degli eventi, l’eliminazione di statue e scritte hanno una storia antica e non conoscono confini o differenze preconcette.  Nessuna popolazione è immune da tali eccessi e deformazioni, che certamente non sono soltanto europee od occidentali, come taluni si erano affrettati a sottolineare. Per citarne alcune, la Cina ha “cancellato” il Tibet e la sua cultura e popolazione, la tradizione islamica ha “cancellato” molte lingue e culture preesistenti, l’ex Jugoslavia ha “cancellato” la presenza italiana in Dalmazia e dintorni, gli Statunitensi hanno “cancellato” la cultura e le popolazioni indiane, altri hanno tentato di “cancellare” le comunità ebraiche. L’elenco sarebbe lunghissimo.

La rimozione ha contagiato anche una parte degli stessi “cancellatori” che non solo non si accorgono di essere solo ignoranti ed intolleranti ma presumono di poter accusare solo altri di esserlo e di essere poco rispettosi degli attuali valori sociali.   Sia Freud che Jung concordavano sulla presenza della rimozione psichica, il primo in un ambito individuale, il secondo postulando anche un inconscio collettivo.  La rimozione interviene sui pensieri o residui di memoria considerati inaccettabili e intollerabili dall’Io e la cui presenza provocherebbe, sensi di colpa, vergogna e disagio. Più in generale si respingono nell’inconscio pensieri, immagini, ricordi e fantasie che sono vissuti come pericolosi per il proprio equilibrio complessivo. Una vergogna che i “cancellatori” di ogni tempo e cultura, mossi dall’odio, dal livore o dalla vendetta, evidentemente non sopportano, per un senso di inadeguatezza, personale o collettiva, rispetto agli eventi del passato e che allontana ogni senso di colpa.  L’ignoranza e l’intolleranza estrema diventano però facilmente stretti compagni di viaggio dei cancellatori, specialmente di quelli in ambito culturale.  Ma non è escluso che il virus dei cancellatori, attraverso lo stesso contagio sociale, potrà portarli a cancellare anche se stessi.

[1] Rimozione scattata dopo protesta di alcuni genitori per la presunta oscenità dell’immagine. Redford A. Principal resigns after Florida students shown Michelangelo statue, in BBC News, 25 marzo 2023. Esempio di come l’ignoranza dei genitori possa vincolare quella dei figli.

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