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Cuba si prepara a legalizzare i matrimoni gay

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Da più di mezzo secolo l’isola è governata da una dittatura. Ma il nuovo presidente cubano vuole modernizzare la nazione autorizzando le unioni omosessuali.

di Vito Nicola Lacerenza

A febbraio dell’anno prossimo i cubani si recheranno alle urne per votare il referendum sull’approvazione della nuova Costituzione che prevede, tra le varie riforme, la legalizzazione del matrimonio omosessuale. Lo ha reso noto  pochi mesi fa il nuovo presidente cubano Miguel Díaz-Canel, il quale si è detto determinato ad “eliminare ogni forma di discriminazione, anche sessuale”. Parole di apertura che scavano un solco tra la Cuba di oggi  e quella del 1959. All’epoca Fidel Castro, il padre della rivoluzione comunista cubana, era da poco giunto al potere e perseguitava gli omosessuali con leggi che prevedevano la condanna ai lavori forzati. Nel 2010 però è stato lo stesso Fidel Castro ad ammettere di aver sbagliato a discriminare i gay e si è dichiarato responsabile delle repressioni condotte contro di loro. Da allora Cuba ha cominciato a trasformarsi nel Paese più liberale del mondo, almeno per quanto riguarda i costumi sessuali.

Nell’ultimo decennio in tutta l’isola sono nati spazi e locali dedicati agli omosessuali. Discoteche, spiagge e, unico caso al mondo, “bar per gay”. Si tratta di cambiamenti epocali nella storia dell’Isola, dove tuttora vige una Costituzione comunista del 1976 che riconosce come “legale” solo il matrimonio “tra un uomo e una donna”. Eppure, nonostante gli impedimenti legali, la  dittatura cubana è stata costretta a cedere alle pressioni di una nipote di Fidel Castro, Mariela Castro, responsabile del Centro Nazionale Cubano per l’Educazione Sessuale (CENESEX). È a lei che gli osservatori attribuiscono la liberazione dei costumi sessuali, pur riconoscendo che i diritti civili sull’isola sono sistematicamente violati. Poche settimane fa diversi artisti sono stati arrestati per aver protestato contro una legge che vieta l’esposizione di opere senza autorizzazione governativa e che impedisce agli autori di divulgare messaggi con contenuti violenti, pornografici o critici nei confronti del Partito Comunista Cubano.

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