Cosa sono davvero le nostre tradizioni? – What really are our traditions?

By 24 Dicembre 2018Italiani nel Mondo

di emigrazione e di matrimoni

Cosa sono davvero le nostre tradizioni?

Senza dubbio ogni comunità italiana all’estero ha subito cambi delle tradizioni in base alle stagione e quindi anche degli ingredienti a disposizione.

Di Gianni Pezzano

Sembra quasi una banalità fare una domanda del genere, ma è proprio questo periodo con le celebrazioni di Natale e l’Epifania, con l’anno nuovo che fa da tappa intermediaria, che ci fa pensare a quel per facciamo e come queste tradizioni e usanze definiscono quel che siamo.

Per quelli che non si sono mai mossi da casa in Italia le tradizioni sembrano eterne e immutabili, ma per gli emigrati, i loro figli e i nipoti le tradizioni non sono così fisse come la nostra memoria ci fa capire.


Poi, per noi figli e nipoti di emigrati italiani nati e cresciuto all’estero, la tradizioni sono molto di più, ma dobbiamo chiederci, quanto di quel che facciamo sono davvero tradizioni “italiane” e quanto sono le tradizioni di famiglie che hanno le loro origini in Italia, ma sono cambiate con il tempo nei nuovi paesi di residenza?

Sette pesci

Naturalmente la tradizione italiana di mangiare pesce alla vigilia di Natale nacque come parte delle regole di comportamento della chiesa cattolica che dettava i periodi di mangiare “grasso”, cioè di poter mangiare la carne e quando dovevamo mangiare “magro” in riconoscimento della solennità delle feste come Natale e Pasqua.

Queste regole sono cambiate negli anni 60 da parte di Papa Paolo VI, ma a quel punto erano indelebilmente parte delle tradizioni italiane che abbiamo esportato con i nostri emigrati. Ma questi emigrati poi sono cambiati, come sono cambiate le loro tradizioni.

In questo periodo nelle pagine americane dei social media dedicate agli italiani all’estero vediamo riferimento a quel che chiamano “la festa dei sette pesci”.   All’inizio non riuscivo a capire di cosa si trattasse, ma poi mi sono reso conto che era il riferimento alla cene della vigilia di Natale e i sette pesci che dovevano essere serviti.

Leggendo i commenti e le domande delle origini su queste pagine capiamo che nessuno sa esattamente da dove viene e il significato preciso dei sette pesci. Una ricerca online da riferimenti vaghi a origini italiane, possibilmente siciliane, ma niente di sicuro tranne una certezza, che le “festa dei sette pesci” è in effetti una tradizione di molte comunità italo-americane.

Mi immagino già mentre batto queste parole le critiche di alcuni negli Stati Uniti che la festa è italiana, ma la realtà è che ci da un esempio lampante di come le tradizioni cambiano nelle condizioni dei nuovi paesi di residenza.

Spiaggia e piatti

In Australia la stagione di Natale è anche l’estate e di conseguenza le condizioni climatiche hanno cambiato le nostre tradizioni in altri modi. Per alcune famiglie il pranzo o la cena di Natale è un barbecue invece della cena di chissà quante portate, e in alcuni casi le famiglie italiane hanno copiato le famiglie autoctone che festeggiano non a casa, ma al mare per godere il sole australe.


Senza dubbio ogni comunità italiana all’estero ha subito cambi delle tradizioni in base alle stagione e quindi anche degli ingredienti a disposizione.

I piatti delle tradizioni della famiglia poi sono quelli delle loro regioni, oppure i paesini, di origine. Basta guardare i canali televisivi in Italia per vedere che ogni regione e ogni città ha i propri piatti per ogni occasione.

Infatti, in questi mesi abbiamo visto pubblicità alla televisione italiana che mette in mostra la rivalità tra il panettone milanese e il pandoro veronese. Però, questa rivalità non è secolare nel Bel Paese, ma nacque relativamente recentemente con la grande commercializzazione nazionale e poi internazionale di questi prodotti nei decenni dopo le seconda guerra mondiale.

Famiglie

Quindi all’estero la famiglia italiane devono fare come dice un vecchio detto, “Di fare come fanno a Faenza, se non ce l’hanno fanno senza” e di conseguenza, nella mancanza di ingredienti il menu e le tradizioni cambiano secondo le condizioni locali dei rispettivi paesi di residenza.

In molti casi, le famiglie italiane adattano anche piatti locali che poi diventano i piatti “tradizionali” dei figli degli immigrati che a loro turno li passano ai proprio figli. Così, in Australia il Christmas pudding di origine inglese fa parte del tavolo natalizio delle famiglie di origine italiana.


Però, questi cambi non succedono in modo organizzato, bensì al livello della famiglia, come le tradizioni “italiane” originali erano quelle originali dei genitori e i nonni.

Di nuovo leggendo le pagine americane della “festa dei sette pesci” vediamo richieste per ricette e suggerimenti di come fare e un lettore non può che essere meravigliato nel leggere quante ricette e tipi di pesce ne escono.

Però, in mezzo a queste risposte e suggerimenti leggiamo spesso una frase che è la chiave per capire i cambi inesorabili a causa del passaggio del tempo e delle generazioni; “Una volta facevamo XXXX ma da quando non ci sono più i nonni…”

Lingua e identità

Vediamo questi cambi anche e soprattutto in quel che ci definisce come “italiani”, la nostra lingua.

Man, mano che crescono i figli e arrivano i nipoti e pronipoti la capacità di parlare la lingua italiana diminuisce. A “favorire” questo diminuzione dobbiamo aggiungere l’inevitabile arrivo di membri nuovi nelle famiglie che non sono di origini italiane. Una conseguenza di questi nuovi membri è il cambio di cognomi di molti che molto spesso non sono più italiani.


Basta vedere questo filmato buffo per avere un esempio particolare negli Stati Uniti dei cambi nella nostra lingua all’estero, https://www.youtube.com/watch?v=qcp8rN-YqLw

Quindi la nostra identità italiana è legata non tanto ai nostri nomi e cognomi, ma a quel che facciamo alle occasioni importanti, a partire da Natale e Pasqua.

Nel mantenere queste tradizioni di famiglia, anche se cambiate, cerchiamo di mantenere i legami con le nostre origini italiane.

Però, dobbiamo riconoscere che l’identità dei figli e i nipoti degli emigrati non è più strettamente “italiana”, ma un miscuglio di componenti dall’Italia e dal paese di origine, con l’aggiunta di altri fattori secondo i nuovi membri che entrano nelle famiglie.

Forza

Per alcuni questi cambi potrebbero sembrare un punto debole, ma sono la prova della forza della nostra identità perché, come le tradizioni originariamente italiane erano il risultato di tanti fattori, la nostra identità da italo-australiani, italo-americani, italo-brasiliani, italo-argentini, e cosi via sono la prove della nostra capacità di formare identità nuove e forti che conservano le qualità essenziali della nostra parte italiana.


Questa è la nostra forza, ma per capire questa forza dobbiamo anche essere in grado di conoscere le nostre origini e di poter trovare le nostre radici italiane.

Però, per poter fare questo in modo efficace dobbiamo porci una domanda fondamentale, quanto sappiamo veramente dei cambi nelle nostre comunità in tutto il mondo?

La risposta è semplice, ne sappiamo davvero poco, soprattutto delle differenze culturali e linguistiche tra paesi.

Questo ora deve diventare uno studio forte che le nostre associazioni culturali, sia in Italia e all’estero, devono fare nel prossimo futuro.

Questo progetto è già in ritardo e deve diventare una priorità non solo all’estero ma soprattutto per l’Italia perché ci faranno capire cosa dobbiamo fare per dare un incentivo fortissimo ai figli e discendenti degli emigrati italiani per imparare non solo la nostra lingua e quindi di promuovere la nostra Cultura, oltre ad aiutare loro a capire le loro origini.

Come un passo verso questo traguardo ripetiamo il nostro appello ai nostri lettori all’estero di inviarci le loro storie personali come emigrati, o figli e/o discendenti di emigrati italiani perché ogni storia ci aiuta a capire chi siamo davvero.

Inviate le vostre storie a: [email protected]

 

di emigrazione e di matrimoni

What really are our traditions?

Undoubtedly every Italian community has undergone changes if traditions according to the season and therefore also of the ingredients available.

By Gianni Pezzano

It seems almost banal asking a question like this but it is right in this period with the celebration of Christmas and Epiphany with the New Year as an intermediary stage that makes us think about what we do and how these traditions and habits define who we are.

For those who never left home in Italy the traditions seem eternal and unchanging but for migrants, their children and grandchildren the traditions are not as fixed as our memory makes us think.

And then, for those of us born and raised overseas the traditions are much more but we must ask ourselves; how much of what we do are truly “Italian” traditions and how much are family traditions that originated in Italy but have changed over time in the new countries of residence?

Seven fishes  

Naturally the Italian tradition of eating fish on Christmas Eve came from the rules of behaviour of the Catholic Church that   dictated the periods when we ate “fat”, that is being able to eat meat and when we had to eat “lean” in recognition of the solemnity of feasts such as Christmas and Easter.

These rules changed in the 1960s with Pope Paul VI but by then they had become indelibly part of Italian traditions that we exported with our migrants. But these migrants then changed, just as their traditions changed.

In this time of the year the American pages of the social media dedicated to Italians overseas we see references to what they call “the feast of the seven fishes”. In the beginning I could not understand what is was but then I understood that it refers to the dinner on Christmas Eve and t that had to be served.

Reading the comments and the questions on its origins we understand that nobody knows exactly from where it came and the precise meaning of the seven fishes. A search online makes reference to vague Italian origins, possibly Sicilia, but nothing for certain except that “the feast of the seven fishes” is in effect a tradition of many Italian-American communities.

As I type these words I can already imagine the criticism of some in the United States that the feast is Italian, but in reality it gives us a striking example of how traditions change in the conditions of the new countries of residence.

Beach and dishes

In Australia the season of Christmas is summer and subsequently the climatic conditions have changed our traditions in other ways. For some families the Christmas lunch or dinner are barbecues instead of a meal of who knows how many dishes and in some cases the families have copied native families who celebrate, not at home, but at the beach to enjoy the southern sun.

Undoubtedly every Italian community has undergone changes if traditions according to the season and therefore also of the ingredients available.

Then the families’ traditional dishes are those of their regions, or their small towns, of origin. We only have to watch television channels in Italy to see that every region and every town has its own dishes for every occasion.

In fact, in these months we have seen advertising on Italian television that puts on show the rivalry between the Panettone from Milan and the Pandoro from Verona. However, this rivalry is not centuries old in Italy but was born relatively recently with the great commercialization, national and then international, of these products in the decades since the Second World War.

Families

Therefore, Italian families overseas must follow the old saying “Di fare come fanno a Faenza, se non ce l’hanno fanno senza” (Do what they do in Faenza, when they don’t have it, they do without) and subsequently when the ingredients are missing the menu and the traditions change according to the local conditions in the respective countries of residence.

In many cases Italian families also adopt local dishes that then become “traditional” dishes for the children of migrants who in turn pass them on to their own children. In this way the Christmas pudding of English origin has become part of the Christmas table of families of Italian origin in Australia.

However, these changes do not come about in an organized fashion, but on a family level, just like the original “Italian” traditions were those of the parents and the grandparents.

Once again, reading the American pages on the “feast of the seven fishes” we see requests for recipes or suggestions on what to do and the reader can only marvel on reading how many recipes and fishes come out of the requests.

However, in the midst of these answers and suggestions we often read a sentence that is the key to understanding the inexorable changes caused by the passage of time and generations; “Once we did XXXX but since the grandparents are no longer with us…”

Language and identity

We see these changes also and above all in what defines us as “Italians”, our language.

As the children grow up and the grandchildren and great grandchildren arrive the ability to speak Italian diminishes. “Favouring” this decrease we must add the inevitable arrival of new family members who are not of Italian origin. One consequence of these new family members is the change of many surnames that very often are no longer Italian.

We only have to watch this funny film clip to have a particular example in the United States of the changes to our language overseas, https://www.youtube.com/watch?v=qcp8rN-YqLw

Therefore, our Italian identity is not tied so much to our names and surnames as much as to what we do on important occasions, beginning with Christmas and Easter.

In keeping these family traditions, even if they are changed, we try to maintain our links with our Italian origins.

However, we must recognize that the identity of the children and grandchildren of migrants is no longer strictly “Italian” but a mixture of components from Italy and the country of origin, with the addition of other factors according to the new members that come into the families.

Strength

For some these changes may seem a weakness but they are proof of the strength of our identity because, just like traditions that were originally Italian were the result of many factors, our identity as Italo-Australians, Italian-Americans, Italo-Brazilians, Italo-Argentineans and so forth are the proof of our capacity to form new and strong identities that preserve the essential quality of the Italian part of ourselves.

This is our strength but, in order to understand this strength, we must also be able to know our origins and to be able to find our Italian roots.

However, in order to this effectively we must ask ourselves a fundamental question; how much do we really know about the changes in our communities around the world?

The answer is simple, we know truly little, above all about the cultural and linguistic differences between countries.

This must now become a strong study that our cultural associations, in Italy and overseas, must do in the near future.

This project is already overdue and must become a priority not only overseas but above all for Italy because it will make us understand what we must do to give a strong incentive to the children and descendants of Italian migrants to learn our language and therefore to promote our Culture, as well as to help them understand their origins.

As a step towards this objective we repeat our appeal to our readers overseas to send us their personal stories as migrants or children and/or descendants of Italian migrants because each story helps us to understand who we truly are.

Send your stories to: [email protected]

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