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“Concerti in galera”: in Messico detenuti formano una rock band

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Tempo di lettura: 2 minuti

Sono i Segregados la nuova band  diventata famosa nelle carceri del Paese latino dove vanno in tournée

di Vito Nicola Lacerenza

«Appena entri in carcere dormirai nella calca, seduto su un water in una cella larga 4X5 metri. Il primo giorno di carcere devi “formarti”». O, per chi ne sia capace, formare un gruppo rock come hanno fatto i segregados (i segregati) che con le loro canzoni raccontano le difficili condizioni dei detenuti durante la reclusione. I musicisti hanno esordito nel 2006 nei bagni di un penitenziario di Città del Messico, dal momento che la prigione è sprovvista di sale audio, e hanno accresciuto il numero dei loro membri volta per volta, portandolo da 3 a 10. All’inizio erano solo due chitarristi e un cantante ma, nel via vai della gente che entrava e usciva dai bagni, sempre più persone si sono cimentate nella musica arrivando persino a chiedere all’autorità giudiziaria il permesso di portare, all’interno del carcere, i loro strumenti musicali. Antonio Ruiz Gomar, batterista dei segregados, è riuscito persino a farsi consegnare la sua batteria e gli strumenti di registrazione, rivelatisi fondamentali per il successo che la band avrebbe raggiunto poco dopo la sua nascita.

Finalmente dotati di tutto il necessario, i segregados hanno prodotto il loro primo album: “todos es playa” (tutto è spiaggia). Il disco con cui il gruppo rock si è conquistato la fama in tutti i penitenziari del Messico, nei quali è andato in tournée. «Una volta un mio amico è venuto in carcere per visitarmi- ha raccontato il batterista- ha chiesto qualche minuto per parlare con me e si è sentito rispondere dalle guardie carcerarie: “chi? Antonio Ruiz Gomas dei segregados? Non c’è. È in tournée!”». Dopo il successo, però, la separazione: ciascun membro della band è stato assegnato ad un penitenziario diverso. La storia del gruppo rock, però, non è terminata dietro le sbarre. Il ricongiungimento dei dieci musicisti sarebbe avvenuto in libertà, fuori dal penitenziario, che, nonostante le sue durissime condizioni, ha regalato agli ex detenuti momenti di felicità. «So che a molti può sembrare una pazzia, ma io sono felice dei miei dieci anni e tre mesi trascorsi in galera- ha detto  Antonio Ruiz Gomas- non avrei mai conosciuto i miei migliori amici se non fossi stato arrestato. Dopo l’esperienza della reclusione ho capito che, ovunque ci si trovi, bisogna saper trarre vantaggio dalla vita: se ti ha voluto in un posto, allora sarà quello giusto per te».