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Arte & Cultura

Con “Distanti. La scrittura in quarantena” torna la caccia all’untore

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Presentato a “Un libro al mese. Visti da vicino”, “Distanti. Scritture in quarantena” è l’ instant book per raccontare il momento delicatissimo dell’inizio della pandemia e la chiusura totale nato da un’idea dell’editore Falzea.

di Alessandro Cammareri

L’evento è il ventisettesimo della rassegna organizzata dall’associazione L’Isola che non c’è alla sua ottava edizione.

Una rassegna condivisa nel periodo di nomina di Vibo Valentia Capitale Italiana del Libro 2021 con l’associazione romana Ipathia e l’Amministrazione Comunale.

La presentazione di Distanti. La scrittura in quarantena

A introdurre e moderare la serata la presidente de L’isola che non c’è, Concetta Silvia Patrizia Marzano, che è ideatrice della rassegna.

L’ incontro con un solo autore, cui la vita è stata realmente stravolta dal contagio prima che si comprendesse la natura del virus. L’autore è il Capitano dei Carabinieri in pensione Cosimo Sframeli che è anche giornalista e scrittore.

Quindi ha introdotto la presentatrice del volume, Filomena Potenza, già direttore della Biblioteca Comunale di Vibo Valentia.

La parola è passata per i saluti istituzionali il vice sindaco della Città Domenico Primerano che ha, in coda al suo intervento, ricordato la frenesia e la confusione dei primi giorni dall’annuncio della pandemia e della successiva chiusura totale.

Ha preso quindi la parola Filomena Potenza che ha sottolineato i principali passi di ogni singolo racconto ed ha ricordato tutti e nove gli autori, soffermandosi solo in seguito su quello di Sframeli.

Fabrizio Carollo, Danilo Castellano, Katia Colica, Manuel De Angelis, Roberta De Tomi, Martina Marino, Oreste Kessel Pace, Pina Tripodi e Cosimo Sframeli, sono gli autori che hanno raccontato ciascuno il proprio vissuto, in un racconto breve. Quasi un’istantanea ma con carattere di permanenza.

Ne sono emersi sentimenti contrastanti, accadimenti insoliti, frammenti di vita. Le distanze obbligate, gli  isolamenti, i pregiudizi e le restrizioni di libertà che hanno caratterizzato il periodo ancora in corso, hanno mutato la nostra umanità, i nostri sentimenti, la nostra socialità.

Dal suo canto il capitano Sframeli ha ricordato il terribile momento della scoperta del contagio e lo sconforto dell’esclusione totale dalle relazioni sociali.

Nel racconto egli sottolinea inoltre la perdita di umanità da parte di istituzioni e anche semplici cittadini nei confronti di coloro che in quel grave momento erano contagiati, fragili e soli.

Gli interventi dal pubblico hanno riguardato anche la carriera professionale del capitano, noto nel territorio per il suo lavoro nel periodo legato ai grandi sequestri.

Foto di Guglielmo Lo Schiavo

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