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Italiani nel Mondo

Comites: cosa vuol dire “rappresentare”?  — Comites: what does “represent” mean?

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Tempo di lettura: 9 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Comites: cosa vuol dire “rappresentare”? 

di Gianni Pezzano

 

Mentre aspettiamo i risultati delle elezioni dei Comites (Comitati degli Italiani all’Estero) in giro per il mondo a livello consolare, vogliamo fare qualche riflessione sulle intenzioni e le realtà di questi gruppi riconosciuti ufficialmente dal Governo italiano. 

Come in tutti i discorsi, i Comites non sono tutti uguali e ci sono zone dove funzionano bene, ma basta fare un giro delle pagine social degli italiani all’estero per capire che in moltissimi casi i Comites non sono visti di buon occhio dai loro concittadini locali. Non intendiamo fare riferimenti individuali, ma non c’è dubbio che i Comites hanno bisogno di pensare bene al futuro se vogliono fare crescere i rapporti tra le collettività italiane in tutti i continenti e l’Italia. 

I Comites sono nati come i “rappresentanti” delle nostre comunità estere legate a ogni Consolato, ma nel corso dei decenni da allora, in modo particolare dalla creazione delle circoscrizioni estere e l’elezione di 18 Deputati e Senatori nel Parlamento a Roma, un numero destinato a diventare 12 alle prossime elezioni, i Comites hanno un ruolo simbolico che è ancora da definire in modo preciso. 

Però, per avere un ruolo futuro definito, dobbiamo riconoscere oltre la perdita del ruolo di “rappresentanti”, anche che nella stragrande maggioranza dei casi i Comites non sono affatto rappresentativi delle loro comunità. 

Per la natura delle elezioni dei Comites, e sin dalla loro nascita, i Comites sono stati composti da emigrati italiani, molti dei quali anche operatori nei vari Patronati, gruppi di assistenza, ecc. Inoltre, in ogni continente ci sono coloro che si candidano nei Comites anche nella speranza di potersi candidare poi per le politiche e quindi di poter diventare Deputati e Senatori.  Altri si presentano per via dei loro ruoli comunitari, spesso per contatti con partiti politici italiani, di qualsivoglia versante politico. 

Ovviamente tutti questi sanno perfettamente la nostra lingua e conoscono benissimo il sistema politico italiano, ma ci vuole poco per capire che quando politici e burocrati italiani  visitano queste collettività i loro contatti sono principalmente con i Comites e gli esperti locali di lingua italiana e gli addetti ai lavori dei campi d’interesse delle visite. E dunque tornano in Italia senza aver capito la verità di queste collettività. 

Se guardiamo le realtà delle comunità italiane all’estero, quelle nelle Americhe sono ben oltre la sesta generazione dai primi migranti italiani e nel caso della comunità oltreoceano più giovane, l’Australia, gli emigrati delle grande ondata post bellica tra il 1945 e gli anni ’60 sono almeno bisnonni e quindi anche quella realtà è alla quarta generazione come minimo.  

Questo vuol dire che per la maggior parte i componenti di queste comunità conoscono poco o niente dell’Italia, hanno una conoscenza molto semplice della nostra Storia e Cultura perché non vengono insegnate nelle scuole locali. E naturalmente, con il passare delle generazioni, i contatti tra i vari rami delle famiglie italiane in Patria e all’estero diventano sempre più rari. E questo vuol dire che se vogliamo promuovere l’Italia all’estero dobbiamo per forza partire con i discendenti dei nostri emigrati. 

Possiamo davvero dire che i componenti dei Comites sono rappresentativi di queste realtà? Certo, ora ci sono componenti della prima generazione nata all’estero, ma quanti ci sono delle altre generazioni? Tranne qualche eccezione, sicuramente la risposta è che ce ne sono pochissimi. 

E se, come paese, vogliamo formulare programmi, progetti e promozioni mirati della nostra lingua, la nostra Cultura, il nostro turismo e tutti i rami della nostra industria, partendo dai nostri parenti e amici all’estero, i Comites devono avere anche la presenza e partecipazione attiva delle generazioni più giovani. 

Senza dubbio i politici in Italia, come anche alcuni personaggi all’estero, diranno che i nipoti ed i pronipoti degli emigrati italiani hanno poco interesse per l’Italia. Ma questo punto di vista è smentito ogni giorno dalle innumerevoli richieste dalle Americhe e altre zone, di italiani di terza, quarta e oltre generazioni che chiedono aiuto per poter rintracciare le loro origini. 

Se vogliamo davvero un sistema Comites che non solo rappresenti gli italiani all’estero ma che sia veramente rappresentativo delle loro comunità, dobbiamo assicurare che i componenti dei Comites di tutti i consolati contengano persone di più generazioni, maschi e femmine. 

Poi, con queste ultime considerazioni ben in mente, dobbiamo fare un’altra domanda, tanto seria che scomoda per molti componenti Comites in giro per il mondo, come anche per molti politici in Italia:  

È giusto trattare i Comites come campo di battaglie politiche che hanno come loro baricentro non l’interesse degli scambi tra paesi, oppure gli interessi degli italiani all’estero, ma i temi di grande interesse politico nelle aule del Parlamento a Roma con poco impatto per gli italiani sparsi per tutto il mondo? 

Nessuno può dubitare chi i Comites e il CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) siano stati le rampe di lancio dei parlamentari eletti a Montecitorio e Palazzo Madama, ma in termini di risultati concreti di partecipazione delle nostre collettività estere, i Comites ed il CGIE hanno veramente cambiato qualcosa nei rapporti tra l’Italia ed i nostri parenti e amici all’estero? Temiamo con tristezza che la risposta sia decisamente negativa quando leggiamo i commenti riguardo i Comites sulle pagine social… 

Per quel che riguarda i parlamentari eletti all’estero, nessuno mette in dubbio che si presentano con tutte le buone intenzioni, ma i capi dei loro partiti spesso non hanno visto questi Deputati e Senatori come rappresentanti delle loro comunità all’estero, ma come pedine semplici nell’eterno gioco dei numeri e quindi di voti nelle due Camere del Parlamento. E questo punto di vista viene rafforzato dalla composizione dei Comites perché in molti modi le loro elezioni non sono altro che un’estensione naturale dei giochi politici a Roma, ma in campi di battaglia esteri. 

Quindi, cominciamo a capire che, per realizzare le intenzioni originali che hanno portato alla loro creazione, che i Comites devono essere sia rappresentanti che rappresentativi delle loro comunità perché ogni collettività italiana è unica e solo i locali conoscono le loro esigenze. 

E se qualcuno ha dubbi su quel che scriviamo, nei prossimi giorni vediamo quanti degli oltre sei milioni di cittadini italiani iscritti all’AIRE avranno votato in questo turno. Se il passato è un’indicazione, ce ne saranno pochissimi, cosa che non fa altro che confermare che i Comites nei fatti non rappresentano le loro comunità, ma quei pochi che li votano…  

 

di emigrazione e di matrimoni

Comites: what does “represent” mean?

by Gianni Pezzano

 

While we await the election of the Comites (Committees of Italians Overseas) around the world at a consular level we want to reflect on the intentions and the realities of these groups that are officially recognized by Italy’s Government.

As in all discussions not all the Comites are the same and there are areas where they function well but we only have to do the rounds of the social media pages of Italians overseas to understand that in very many cases the Comites are not considered well by their local fellow citizens. We do not intend making individual references but there is no doubt that the Comites need to think hard about the future if they want to increase exchanges between the Italian collectives in all the continents and Italy.

The Comites were created as “representatives” of our overseas communities linked to every Consulate but over the decades since then, and especially since the creation of the overseas electorates and the election of 18 Deputies and Senators to the Parliament in Rome, a number destined to become 12 at the next elections, the Comites have had a symbolic role that is still to be defined precisely.

However, in order to have a definite future role we must recognize that in addition to the loss of the role as “representatives” and also that in the vast majority of cases the Comites are not at all representative of their communities.

Due to the nature of the elections of the Comites, and since their creation, the Comites have been composed of Italian migrants, many of whom are also operators in the various Patronati (Italian Union Welfare Agencies), welfare groups, etc. In addition, in every continent there are those who run for the Comites also in the hope of being able to then run for the political elections and therefore to be able to become Deputies or Senators. Others present themselves due to their community roles, often due to contacts with Italian political parties, of any political side.  

Obviously all of them know our language perfectly and they know the Italian political system very well but it does not take much to understand that when Italian politicians and bureaucrats visit these collectives their contacts are mainly with the Comites and the local experts of the Italian language and in the fields of interest of the visit. And therefore they return to Italy without having understood the truth about these collectives.

If we look at the realities of Italian communities overseas, those in the Americas are well beyond the sixth generation since the first Italian migrants and in the case of the youngest overseas community, Australia, the migrants of the great post war wave between 1945 and the ‘60s are at least great grandparents and therefore even that reality is in the fourth generation, at the least.

This means that for the most part the components of these communities know little or nothing about Italy and they have a very basic knowledge of our history and Culture because they are not taught in the local schools. And of course, with the passing of the generations the contacts between the various branches of Italian families in Italy and overseas are becoming increasingly rare. And this means that if we want to promote Italy overseas we must necessarily start with the descendants of our migrants.

Can we truly say that the components of the Comites are representative of these realities? Of course, there are now components of first generation born overseas but how many are of the other generations? With some exceptions the answer is surely that there are very few.

And if, as a country, we want to formulate targeted programmes and projects of our language, our Culture, our tourism and all the branches of our industry, starting with our relatives and friends overseas, the Comites must also have the presence and active participation of the younger generations.

Without a doubt politicians in Italy and also some people overseas will say that the grandchildren and great grandchildren of Italian migrants have little interest in Italy. But this point of view is proved wrong every day by the countless requests from the Americas and other areas of Italians of third, fourth and further generations who ask for help to trace their origins.

If we really want a Comites system that not only represents the Italians overseas and is truly representative of their communities, we must ensure that the components of the Comites of all the Consulates contain people of more generations, male and female.

And then, with these considerations well in mind, we must ask another question, as serious as it is troublesome for many components of Comites around the world and also for many politicians in Italy:

Is it right to treat the Comites as political battle fields that have as their focal point not interest in exchanges between countries or the interests of Italians overseas but the issues of great political interest in the Chambers of the Parliament in Rome with little impact for the Italians spread around the world?

Nobody can doubt that the Comites and the CGIE (General Council of Italian Overseas) were the launching pad for parliamentarians elected to Italy’s Chamber of Deputies and Senate but in terms of concrete results of the participation of our overseas collectives, have the Comites and CGIE really changed something in the relations between Italy and our relatives and friend overseas? Sadly, we fear that the answer is decidedly negative when we read the comments on the social media pages concerning the Comites…

As far as the parliamentarians elected overseas are concerned, nobody doubts they present themselves with good intentions but the leaders of their parties often have not seen these Deputies and Senators as representatives of their communities overseas but as mere pawns in the eternal game of numbers and therefore of votes in the two Chambers of Parliament. And this point of view is reinforced by the composition of the Comites because in many ways their elections are only a natural extension of the political games in Rome but in overseas fields of battle.

So, let us begin to understand that, in order to realize the original intentions that led to their creation, the Comites must both represent and be representative of their communities because every Italian collective is unique and only the locals know their needs.

And if anyone has any doubts about what we write, in the next few days let us see how many of the more than six million Italian citizens registered in the AIRE (Registry of Italians Resident Overseas) will have voted in this round. And if the past is any indication there will be very few which will only confirm that in fact the Comites do not actually represent their communities but the few who voted for them…