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Ambiente & Turismo

Cinghiali: una barriera metallica è la soluzione del Campidoglio sulla Colombo

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Una recinzione anti-cinghiali lunga 2,5 chilometri verrà installata sulla Colombo: si tratta di una soluzione cruelty free che, oltre a non provocare letali incidenti ad ungulati e persone, ha ottenuto il pieno consenso degli animalisti

 di Giordana Fauci  

 Prima dell’estate il Campidoglio installerà una recinzione metallica lunga 2,5 chilometri sulla Colombo, nel tentativo di porre fine all’annoso problema legato all’incontro sempre più frequente di cinghiali che, all’improvviso, attraversano la strada, così rischiando di rimanere travolti dalle auto in corsa e, invero, creando gravi incidenti, talvolta letali per gli stessi ungulati, oltre che per gli automobilisti.

Il Campidoglio, dunque, ha deciso di installare una barriera anti-cinghiali lungo l’arteria di Roma sud, nel tratto adiacente la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, a partire dal centro Acea fino a Via del Martin Pescatore.

Si tratta, indubbiamente, di un metodo cruelty free per arginare l’incursione di questi animali, almeno sulla Cristoforo Colombo, al contempo tutelando automobilisti e persone in transito da imprevisti a dir poco pericolosi, dovuti agli incontri ravvicinati con tali esemplari, che possono aggredire seriamente chi ha la sfortuna di trovarseli davanti.

Il provvedimento è stato approvato dalla Giunta Capitolina, dopo essere stato deliberato dall’Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti Sabrina Alfonsi.

L’intervento è stato finanziato con 150.000,00 Euro e prevede, in primis, la potatura di arbusti invasivi e la rimozione delle recinzioni attuali, interamente danneggiate e, perciò, oramai inservibili; a seguire l’installazione di barriere metalliche per una lunghezza pari a ben 2,5, chilometri.

Il Comune ha previsto l’avvio dei lavori entro l’estate, subito dopo l’approvazione della progettazione esecutiva e l’espletamento delle procedure di gara di appalto; poi, per il completamento della posa delle barriere, occorreranno altri due mesi.

L’intervento è, in effetti, necessario a garantire la sicurezza di coloro che sono soliti frequentare la Pineta di Castelfusano, oltre che delle persone che transitano quotidianamente lungo la Colombo e che, perciò, rischiano di dover fronteggiare situazioni oltremodo pericolose, cagionate dall’attraversamenti dei branchi di cinghiali presenti nell’intera area.

Iniziative analoghe si sono già realizzate in Largo Rosa Gattorno, in Via Giuseppe Taverna ed in Via Giorgio Pasquali, che confinano, tutte, con il Parco dell’Insugherata: altrettante reti speciali Keller sono state posizionate in corrispondenza dei varchi di passaggio degli ungulati, individuati da una mappatura effettuata dal XIV Municipio e, a quanto pare, la loro presenza è stata del tutto arginata.

Il Campidoglio ha reso noto che “l’Amministrazione Capitolina, con Polizia Locale di Roma Capitale, Città Metropolitana e Regione Lazio, sono impegnate nelle azioni di monitoraggio e contrasto della presenza dei cinghiali nelle aree urbane, nonché nell’attività del tavolo coordinato dal Prefetto di Roma sull’applicazione del piano di contenimento della peste suina…”.

E l’idea di attuare questa soluzione non avrebbe non potuto ottenere il consenso degli animalisti, ovvero dell’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA).

L’OIPA, in effetti, ha evidenziato “un primo segnale di un diverso approccio nella gestione della fauna selvatica a Roma, oltre ad un segno di buona volontà, dopo le incresciose vicende di cui sono state vittime i cinghiali che si sono spinti negli abitati, certamente non per colpe loro ma che, in ogni caso, hanno pagato on la loro vita, essendo stati crudelmente abbattuti…”.

Né l’OIPA ha potuto dimenticare quel che è accaduto agli esemplari rinvenuti all’interno di Villa Pamphili, narcotizzati per, poi, essere catturati prima di essere trasportati altrove… Poveri animali di cui non si è più saputo nulla!

Una vicenda gestita con la forza e con poca trasparenza da parte delle Istituzioni che sono intervenute: Regione, Asl, Comune, Municipio…”: questo ha dichiarato, avvilita, la Dott.ssa Rita Corboli, delegata dell’OIPA di Roma che ha così concluso: “I due chilometri e mezzo di barriere annunciate dall’Assessore Alfonsi sono solo una delle soluzioni ‘amiche degli animali’ possibili nella gestione dei cinghiali…”.

Perché non si può non considerare che ulteriori iniziative potrebbero essere messe in atto, quali dissuasori acustici, dossi in prossimità delle viabilità minori e, da ultimo, corridoi ecologici.

Senza dimenticare che va risolto il problema di una migliore gestione nella raccolta dei rifiuti che attirano questi animali ma finanche ratti e scarafaggi alla ricerca di cibo.

La Dott.ssa Carboli si è, pertanto, detta certa che “solo introducendo la raccolta porta a porta e la chiusura di tutti i varchi dei parchi e delle riserve che sono presenti nella Capitale si potrà realmente risolvere il problema delle incursioni cittadine dei cinghiali; di contro, aprire la caccia agli ungulati, narcotizzare e poi abbattere gli esemplari che si spingono nelle zone urbanizzate non rappresenta altro se non soluzioni temporanee e violente, non etiche e fin troppo detestate dalla cittadinanza…”.

…Come non essere d’accordo!

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