Arriva Cybercity Chronicles: il primo videogioco dell’intelligence

I SERVIZI SEGRETI LANCIANO UNA APP DI EDUTAINMENT SULLA CONSAPEVOLEZZA DIGITALE

Si chiama ‘Cybercity Chronicles’ e si tratta del videogioco realizzato dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) della Presidenza del Consiglio, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur). Martedì 16 aprile verrà presentato ufficialmente, ma intanto sono già emerse alcune anticipazioni. Si tratta della prima app di edutainment ambientata nel cyberspazio rivolta in particolar modo agli studenti delle scuole secondarie di primo grado, fanno sapere, con l’obiettivo di sensibilizzare le giovani generazioni all’utilizzo consapevole del web e delle nuove tecnologie.

Del resto, già nell’ultima Relazione presentata al Parlamento, gli 007 avevano dedicato ampio spazio al mondo cyber e ai rischi correlati in ogni campo della nostra sicurezza. 

Consapevolezza digitale: l’intelligence sviluppa il primo videogioco cyber

“Gli sforzi per potenziare l’ecosistema cyber nazionale – si legge nella documento presentato a febbraio – avranno più concrete possibilità di successo solo se associati ad una parallela crescita della cultura della sicurezza cyber che interessi ogni singolo cittadino. É per questo motivo che il Dis, a sviluppo della prima campagna di formazione digitale nazionale “Be Aware Be Digital”, ha realizzato strumenti interattivi, anche per gli studenti, allo scopo di …

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Autori Expò, la prima vetrina digitale per gli autori

È stato presentato, il 1° aprile presso la Sala Squarzina del Teatro Argentina, Autori Expo: il primo sito di autori per gli autori, ideato per valorizzare e diffondere la drammaturgia contemporanea italiana.

È stato presentato, il 1° aprile presso la Sala Squarzina del Teatro Argentina, Autori Expo: il primo sito di autori per gli autori, ideato per valorizzare e diffondere la drammaturgia contemporanea italiana. In collaborazione con MIBACT e Regione Lazio

Sono intervenuti: Maria Letizia Compatangelo, Stefano Santomauro, Angelo Longoni, Donatella Brocco, Rosario Galli.

Autori Expo è la prima vetrina digitale che ogni autore può gestire in totale libertà: vuole agevolare la ricerca di informazioni relative agli autori teatrali, data la mancanza di un archivio nazionale accessibile che raccolga tutte le informazioni riguardanti un autore, ma è anche uno strumento in grado di agire in sinergia con le altre library attualmente esistenti e i vari canali social. Attraverso le più innovative tecniche digitali, Autori Expo è in grado di creare un vero e proprio ecosistema al centro del quale vi è l’autore.

“Si tratta di un sito che genera siti – ha affermato Angelo Longoni, Vice Presidente Cendic – completamente gratuito e aperto a tutti gli autori, non soltanto iscritti al Cendic. Ogni autore può così aprire una sua pagina web, dove pubblicare testi, locandine, biografia e notizie varie”.

“Internet è oramai un canale comunicativo essenziale – ha sottolineato Stefano Santomauro, ideatore di WelcomeTheatre – e bisogna saper isolare e utilizzare quelle caratteristiche che offrono le maggiori possibilità, come ad esempio YouTube, per realizzare e diffondere trailer di uno spettacolo, o i social network, come Facebook, usati in modo professionale per veicolare notizie e immagini”.

Il progetto sarà diffuso sfruttando le migliori tecniche del Digital Marketing. Tutte le informazioni riguardanti l’autore saranno integrate con i servizi digitali di WelcomeTheatre, ottenendo in questo modo la migliore visibilità sul Web.

L’obiettivo del progetto è quella di fornire ad ogni autore la possibilità di far conoscere la propria storia e le proprie attività teatrali.

Autori Expo verrà realizzato grazie alla collaborazione del Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea, Wake Up e WelcomeTheatre.

www.autoriexpo.it

La startup trentina premiata da Impulsivivi è Selfiefy.it

Alla terza edizione di Impulsivivi, selezionato il progetto “Selfiefy” del trentino Rocco Rampino, per dare slancio ad aspiranti attori ed attrici e aiutare le aziende a creare video

Giovedì 4 aprile prossimo alle ore 18:00 presso il Centro Trevi di Bolzano (Via dei Cappuccini, 28) si terrà la presentazione finale dei progetti di startup innovative creati durante il percorso di formazione rivolto a potenziali imprenditori, organizzato da Irecoop, con percorsi strutturati nel progetto “Impulsivivi”, finanziato dalle Politiche Giovanili di Bolzano.

Dopo una attenta selezione avvenuta a gennaio 2019 per individuare i progetti più fattibili, innovativi e potenzialmente redditizi, e consentire ad alcuni partecipanti del corso di continuare in una seconda fase la loro formazione, si sono classificati per la fase finale i seguenti progetti:

  1. Selfiefy.it di Rocco Rampino 
  2. Impronta del digitale di Nicola Mittempergher e Paolo Fenu
  3. Tangible Recollections: Your Memories, 3D printed di Veronica Zen, Qurratulain Shaukat e Mehdi Rizvi
  4. BeaZ Radio di Ivan Imperiale, Samuele Marzola e Alessandro Veronesi

Il progetto di Selfiefy.it di Rocco Rampino, unico trentino ammesso in finale, prevede la creazione di una piattaforma online che consenta ad aspiranti attori ed attrici di creare una propria “vetrina” ed essere scelti da aziende, associazioni, enti e privati che hanno bisogno di creare video con persone che leggono e interpretano il testocommissionato.

Gli usi dei videomessaggi possono essere i più svariati, dalla realizzazione di corsi a distanza e-learning, alla promozione di associazioni e aziende, alle letture di video libri, fino ad arrivare al recupero di rapporti di relazione perduti a cui sembra non ci sia più altra soluzione se non quella di affidare a terzi un videomessaggio.

I “selfiesti” selezionati dai vari committenti, che li avranno scelti fra gli altri aspiranti attori e attrici in un video catalogo su Selfiefy.it, potranno guadagnare con questi micro lavori, e se richiesti dal mercato, che potrebbe estendersi a livello nazionale per realizzare molti video, potrebbero farlo diventare un vero e proprio lavoro retribuito.

Rocco Rampino a Trento è conosciuto perché gestisce dal 2013 la realtà “Destinazione Cinema” (www.destinazionecinema.tv ), contribuendo alla divulgazione della cultura cinematografica sul territorio con la realizzazione di vari cortometraggi e corsi di formazione, con l’aiuto di esperti del settore.

Poiché il progetto Selfiefy.it si trova nella prima fase, è necessario popolare il catalogo degli aspiranti attori ed attrici maggiorenni: da qui l’appello a tutti coloro che volessero provare a fare video su commissione per arrotondare le proprie entrate, adiscriversi gratuitamente sul sito www.selfiefy.it.

I video realizzati e commissionati avranno un taglio simpatico e/o professionale, senza scene di nudo o linguaggi e atteggiamenti volgari.

L’evento di presentazione progetti del 4/4/2019 a Bolzano è ad ingresso libero, a cui seguirà un buffet.

Ticket restaurant, tutto quello che è ‘buono a sapersi’

Il 16% degli italiani usa buoni pasto: ecco come ottimizzarne l’uso

 Il 16% dei lavoratori in Italia fa uso ogni giorno dei ticket, forniti come fringe benefit dall’azienda in cui operano. Spesso però capita di dimenticare quanti ne sono stati accumulati, quanti si possono ancora utilizzare o, peggio, si perde l’occasione di sfruttarli non rispettando tutte le regole legate agli orari di lavoro.

Una esigenza, quella di tenere traccia dei propri buoni pasto, che può essere risolta anche grazie all’aiuto delle nuove tecnologie.

A mettersi in evidenza nel settore l’App di iPasto, che aiuta a tenere traccia degli orari di lavoro e dei buoni pasto accumulati: un ‘must have’ per i lavoratori dipendenti.

iPasto permette, infatti, di avere sul proprio telefono un perfetto promemoria e una guida vera e propria per ottimizzare l’ottenimento dei buoni pasto.

Iniziare ad utilizzare l’App è semplicissimo: dopo averla scaricata dal Play Store o dall’ Apple Store basta passare alla configurazione, andando a inserire le regole e gli orari aziendali.

Alcuni enti e PMI hanno fornito già tutte le informazioni del caso, e sono quindi già presenti nel database: basta fare una ricerca all’interno dell’applicazione e la sincronizzazione avviene in automatico.

Una volta impostati tutti i dati, iPasto ti permette di inserire ogni giorno i tuoi orari di entrata e uscita dal posto di lavoro e di controllare le statistiche, il calendario mensile ma soprattutto il numero di buoni pasto maturati.

L’App così ti aiuta a seguire e tenere dei buoni e delle regole, e regala consigli e strategie per ottenere ticket, in modo da evitare di perdere buoni pasto solo per una manciata di minuti. Attivando le Notifiche poi, ogni giorno i memo ti permetteranno di non perdere nessuna timbratura e di ottenere i tuoi benefit senza rischi.

È grazie a queste interessanti caratteristiche che iPasto è diventato lo strumento più utile per i dipendenti, da portare sempre con sé, perfetto per dare il massimo e ottenere tutti i buoni pasto meritati.

Per maggiori informazioni sull’App basta  visitare il sito internet www.ipasto.it.

Su iPasto

iPasto è un progetto di Startup innovativa reso possibile grazie all’investimento di risorse e know-how tecnico di Tredipi srl, realtà impegnata nello sviluppo di tecnologie cloud e servizi mobile per le piccole imprese e nell’affiancare giovani imprenditori e innovatori.

Italia – Cina: dalla Via della Seta all’intelligenza artificiale, incontro a Roma

Il CEO cinese Anderson Chen, il presidente di DeepBlue Europe, David Duan e il rappresentante per l’Italia di DeepBlue Technology, Fredrik Meloni hanno presentato, in diretta con il quartier generale di Shanghai dove ha sede l’azienda madre, le ultime novità tecnologiche

di Romolo Martelloni

Dopo le sedi di Lussemburgo, Germania, Francia, Grecia, la multinazionale cinese leader nel campo dell’intelligenza artificiale DeepBlue Technology annuncia l’imminente apertura anche a Roma con un piano di investimenti per il 2020 pari a 60 milioni di euro e circa cento assunzioni nella fase di avvio. Alla stampa il CEO cinese Anderson Chen, il presidente di DeepBlue Europe, David Duan e il rappresentante per l’Italia di DeepBlue Technology, Fredrik Meloni hanno presentato, in diretta con il quartier generale di Shanghai dove ha sede l’azienda madre, le ultime novità tecnologiche. Con nuove applicazioni per facilitare la vita quotidiana, come ad esempio robot in grado di pianificare il percorso e la navigazione in base alla tecnologia di ricostruzione dello spazio visivo in cui l’interazione uomo-computer riduce il costo del lavoro umano e aumenta i profitti dei clienti. “Esempio di perfetta integrazione tra intelligenza umana e intelligenza artificiale” ha sottolineato Anderson Chen “nel rispetto della fattore umano e della cultura del paese in cui vengono utilizzati”. “I progetti e le applicazioni più indicate al mercato italiano sono ancora in fase di definizione – ha aggiunto – Accettiamo suggerimenti dai manager delle aziende italiane con le quali abbiamo già accordi e creeremo collaborazioni”. Nell’ambito della Via della Seta riguardo l’incidenza dell’intelligenza artificiale su trasporti, logistica e sicurezza, secondo i manager cinesi “l’IA può solo migliorare e rafforzare questo grande progetto geopolitico”.

Convegni: addio cuffie, arriva il Respeaking, l’ultima frontiera delle traduzioni in simultanea

È rivoluzione nel mondo dei convegni internazionali e dell’interpretariato grazie ad una nuova nuova tecnologia che permette di riportare in formato testo in tempo reale su un grande schermo l’intervento di un relatore direttamente nella lingua di destinazione.

La rivoluzione è rappresentata da software di riconoscimento del parlato, via via perfezionato a partire dalla fine degli anni novanta ad oggi, che permette la trascrizione in simultanea del parlato in un testo che compare come sottotitolo su un monitor. Una tecnologia che agli albori è stata applicata sulle tv di casa, a beneficio delle persone con disabilità uditive.

Il software ha poi conosciuto più ampie applicazioni, passando dal sottotitolaggio, o respeakeraggio, delle trasmissioni in diretta tv a fini di utilità sociale alla sottotitolazione inter-linguistica e intra-linguistica. Come avviene, ad esempio, in occasione di convegni, conferenze o lezioni universitarie davanti a un’audience internazionale per la quale sia richiesta la traduzione simultanea da parte di un interprete.

Il pubblico può così leggere la trascrizione simultanea del testo orale su monitor dedicati installati in sala o, addirittura, sul proprio smartphone o iPad.

L’ultima frontiera dell’interpretariato di simultanea, diventato uno dei servizi di punta di Landoor, tra le prime ad aver portato in Italia il respeaking.

Con vantaggi davvero sorprendenti: il pubblico può assaporare il piacere di ascoltare la voce suadente dell’oratore seguendone perfettamente il discorso grazie ai sottotitoli che compaiono in simultanea e, al contempo, può essere esonerato, magari durante una cena di gala, dall’impaccio di dover indossare le cuffie, fino ad oggi l’unica possibilità per seguire la traduzione simultanea di un oratore di cui non si conosca la lingua.

L’arte del respeaking

Oltre questa apparente semplicità si cela una procedura molto complessa, che vede all’operaprofessionisti altamente specializzati e di elevatissime competenze linguistiche, culturali e tecniche, tradizionale appannaggio di Landoor.

Il respeaking, infatti, rispetto alle altre tipologie di sottotitolazione, prevede la presenza di un professionista, il respeaker, che riformula a voce, traducendolo, il testo orale che sente in diretta. La riformulazione del respeaker viene a sua volta riconosciuta, elaborata e trascritta dal software, chetrasforma l’input vocale del respeaker in un testo scritto che va verificato e, se necessario, corretto prima della trasmissione al pubblico. Verifica e correzione possono essere curate dallo stesso respeaker o da un editor.

Il respeaking viene effettuato all’interno di una cabina insonorizzata installata nella location in cui si svolge l’evento, ma la tecnologia permette oggi al respeaker di lavorare anche a distanza.

Il tutto in una manciata di secondi, affinché i sottotitoli siano sempre sincronizzati al meglio con l’eloquio dell’oratore. E in caso di eventi di una certa durata e complessità per numero di oratori, i respeaker diventano due, in modo da fornire un servizio di traduzione in simultanea del parlato originale.

Palermo- Catania in dieci minuti con il supertreno della discordia

Sul treno superveloce in Sicilia parla il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Stefano Buffagni: «Fantascienza, diranno gli scettici. Forse, ma di sicuro vent’anni fa erano fantascienza anche gli smartphone, le stampanti 3D e la blockchain e invece oggi fanno parte della nostra vita»

Un’innovazione unica, superveloce ed avveniristica capace di accorciare i tempi della tratta Catania-Palermo in soli dieci minuti, è il treno ideato da Elon Musk, della società californiana Hyperloop Transportation Technologies l, presieduta dall’italiano Gabriele Bibop Gresta. A dare la notizia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Stefano Buffagni, M5S, «Gabriele Bibop Gresta è in questi giorni in Italia per cercare sostegno economico e istituzionale al progetto di installare il treno “a levitazione magnetica passiva”, una infrastruttura ipertecnologica che consentirà di viaggiare fino a 1.223 km orari con costi bassi e un recupero totale anzi, con un surplus grazie ai pannelli solari lungo le tratte dell’energia utilizzata per far viaggiare persone e merci. La prima corsa, nei progetti di Hyperloop, dovrebbe avvenire ad Abu Dhabi nell’ottobre 2020 in occasione dell’Expo».

La sua realizzazione richiede lo studio della documentazione, che al momento è in fase di certificazione a livello europeo e che ha suscitato scetticismo e polemica da parte del deputato del Pd Carmelo Miceli: «Questo modo di prendere in giro il popolo siciliano -ribatte- è inaccettabile. Dopo la promessa di 1.560 a coppia per il reddito di cittadinanza, adesso ci promettono un treno sperimentale che farà Palermo-Catania in soli 10 minuti. Qualcuno spieghi a questi incompetenti che non abbiamo bisogno del teletrasporto, ma del raddoppio della linea Palermo-Catania, del rifacimento della Palermo-Agrigento e della elettrificazione della Palermo-Trapani». Sogno o realtà, a detta del sottosegretario i vantaggi non sarebbero solo per i numerosi pendolari, ma anche per l’occupazione. Chi vivrà vedrà

RelAzioni e CambiaMenti al tempo 3.0 dei giovani iperconnessi

Presentata l’ultima ricerca dell’Associazione Nazionale Di.Te. realizzata in collaborazione con Skuola.net per comprendere quanto è cambiata la socialità e il funzionamento del cervello del popolo del web

Presentato l’ultimo studio condotto dall’Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo) in collaborazione con il portale per gli studenti Skuola.net. L’obiettivo della ricerca si è focalizzato sull’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei giovani. L’indagine è stata condotta su un campione di 23.166 persone, di cui 9.419 maschi e 13.747 femmine, di età compresa gli 11 e i 26 anni. I numeri evidenziano che nonostante tutti i moniti e gli avvertimenti dati fino a questo momento sull’importanza di perseguire un uso consapevole dei preziosi strumenti di informazione e formazione, come lo sono smatphone, tablet e computer, si è ancora lontani da questo traguardo. I ragazzi, infatti, da quanto si evince dai dati sono “iperconnessi”, soprattutto in alcune fasce di età.

In media, tra gli 11 e i 26 anni spendono online tra le 4 e le 6 ore il 32,5% dei ragazzi. Più del 17% del campione resta connesso tra le 7 e le 10 ore. Supera le 10 ore quasi il 13% degli intervistati. Entrando nel dettaglio, invece,si nota che dagli 11 ai 14 anni circa il 12% delle femmine e il 10% dei maschi dichiarano di passare più di 10 ore al giorno online, la percentuale sale rispettivamente al 35% e al 20% intorno ai 26 anni. In tutte le fasce di età indagate, invece, emerge che controllare lo smartphone con una frequenza di 10 minuti è l’esigenza di circa il 40% dei ragazzi.Dichiara di farlo il 40% delle femmine e il 27,6% dei maschi tra gli 11 e i 14 anni, il 45,4% delle ragazze e il 38, 8% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni, il 46,8% delle giovani e il 38,1% dei loro coetanei dell’altro sesso tra i 18 e i 20anni. Dai 21 ai 26, invece, iniziano a guardarlo quasi nel 30% dei casi, sia maschi sia femmine, con una frequenza intorno ai 30minuti. A seguito di questi comportamenti emerge una correlazione importante, dicono gli esperti: la capacità di attenzione è drasticamente diminuita. Se fino a qualche anno fa durava anche più di 20 minuti, «oggi potremmo paragonarla a quelle di un pesce rosso, che riesce a stare concentrato per 9 secondi», commenta Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e Presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te. Questo ha un costo, anche sulla vita di relazione oltre che sulle menti. «Questi comportamenti,in alcuni casi compulsivi e che potrebbero evidenziare un ipercontrollo oltre che un’iperconnesione, hanno un prezzo elevatissimo:aumentano la distanza relazionale fra noi e gli altri.La vita offline non è uguale a quella online: nella prima si utilizzano tutti i sensi, si attivano meccanismi psicofisici diversi», osserva il Presidente Di.Te. Ma non è tutto: «Anche la capacità di provare sentimenti ne risente.Sì, perché emozioni e sentimento non sono la stessa cosa. La prima è frutto di un momento, mentre il secondo richiede tempo, intuito, capacità di coltivare la relazione e di farla crescere», ribadisce Lavenia. «La dimensione digitale non è più trascurabile e non è più etichettabile come solo virtuale:questo concetto, infatti, rimanda a una realtà che non esiste o che è in potenza. Ma, invece, si tratta di una dimensione reale e che ha sue precise caratteristiche nell’ambiente digitale, ha una sua identità e sue modalità di interazione. Dunque, va a modificare le capacità di espressione personale, di relazione, di ascolto di sé e dell’altro.Il problema oggi è prendere consapevolezza che la tecnologia ha le sue dimensioni pervasive che ci hanno portato de facto ad avere una sfera digitale nella quale l’essere umano è immerso per un numero di ore significativo, come si evince dai dati, ed è quasi paragonabile a quelle in cui è immerso nella realtà analogica sensoriale», rimarca Daniele Grassucci, Co-founder e Direttore del portale Skuola.net visitato ogni mese da più di 5.000 studenti.

Passiamo davvero tanto, troppo, tempo della giornata online. E, osserva Daniele Grassucci: «Non è possibile tornare indietro, ma la cosa che possiamo fare è utilizzare gli strumenti tecnologici con una consapevolezza diversa cominciando anche a monitorare quelli che sono gli effetti di un uso non regolamentato ed educato di questi mezzi e riportarli in un alveo corretto. Come accade nel mondo analogico, dove si insegnano ai figli a guardare ai pericoli con le attenzioni del caso, così si dovrebbe fare anche nel mondo digitale». Condividendo anche la vita online con i propri famigliari. Ecco, e qui emerge un altro punto da indagare: quanto parlano i ragazzi ai genitori di quello che fanno in rete? In media, dichiarano di non farlomai il 18,5% delle ragazze e il 20% dei ragazzi minorenni tra gli 11 e 17 anni.Nella stessa fascia di età, lo fa “ogni tanto” il 30% del campione, mentre solo il 20% coinvolge raramente  mamma e papà su quanto fa sui device. «Questa è una ricerca che abbiamo condotto insieme a Skuola.net su un ampio campione di ragazzi, ma nell’indagine precedente in cui abbiamo intervistato 1.000 adulti tra i 28 e i 55 anni e 1.000 giovani tra i 14 e i 20 anni abbiamo rilevato che nel 38% dei casi la risposta dei genitori ai figli che chiedono loro di parlare è “un attimo”. Spesso, rispondono così perché sono loro i primi a essere affaccendati sul loro smartphone», commenta il Presidente Di.Te., Giuseppe Lavenia.E allora che si fa? «Si dovrebbe iniziare a riparare a questi momenti che vengono percepiti dai figli come disconferme, disvalore.I ragazzi non si sentono importanti per i genitori e questo li fa chiudere in se stessi. La condivisione, così, verrà sempre più a mancare. Si deve stabilire un momento in famiglia in cui tutti i telefoni e tutti gli strumenti digitali che possono avere una connessione rimangono spenti o silenziosi senza vibrazioni o distrazioni di sorta. In quel tempo si parla, si discute, ci si confronta. Un’altra cosa a cui noi dell’Associazione Di.Te. ci stiamo interessando da tempo sono i Diconnect Day, momenti nelle città in cui per qualche ora le famiglie depositano il cellulare e fanno attività che li riportino a sensazioni legate al corpo e all’ascolto degli altri. Oggi, quest’aspetto è pressocché assente in alcune realtà». Se poi si chiede ai ragazzi tra gli 11 e i 17 anni se i genitori controllano le loro attività online, quasi il 50% di loro dice di no. «L’avvento del digitale ha avuto un’evoluzione molto veloce, bisognerebbe lavorare anche sulla consapevolezza di quelle che soni i rischi di un uso non equilibrato.Sia per i ragazzi sia per gli adulti», avverte Daniele Grassucci.

La ricerca sull’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei giovani ha messo in luce anche un altro dato che deve fare riflettere: quasi il 15% del campione ha detto che riceve di tanto in tanto commenti offensivi sulle chat o sui social network, e la stessa percentuale di giovani risponde pan per focaccia a queste vessazioni.Più del 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, però, non parla ai propri genitori di queste esperienze spiacevoli.Scendi di due e quattro punti la percentuale, se si va a leggere i dati relativi rispettivamente ai giovani che hanno tra i 15 e i 17 anni e tra quelli compresi tra i 18 e i 20 anni. «Il cyberbullismo è un fenomeno che ci deve tenere sempre in allerta:come purtroppo abbiamo avuto modo di leggere dalle cronache può avere episodi drammatici. Dovremmo fare ancora più prevenzione nelle scuole e ritornare a dare valore al corpo, all’empatia, far comprendere ai ragazzi come stanno quelli che vengono aggrediti con parole di odio o offese…Dovremmo, insomma, ritornare ai sensi, per sensibilizzare. Ma stando così tante ore online i sensi vengono poco allenati, dunque voglio ribadire ancora una volta l’importanza dello strumento del detox tecnologico condiviso in famiglia. Basterebbero 3 ore a settimana per iniziare e il tempo della cena come sana abitudine», commenta Giuseppe Lavenia. «Il nostro sistema scolastico deve lavorare sull’educazione dell’uso di queste nuove tecnologie,e c’è ancora tanto da fare», sottolinea Daniele Grassucci. E il lavoro è sinergico, coinvolge famiglie, scuole, ragazzi e istituzioni.

RelAzioni e CambiaMenti al tempo 3.0 dei giovani iperconnessi

Presentata l’ultima ricerca dell’Associazione Nazionale Di.Te. realizzata in collaborazione con Skuola.net per comprendere quanto è cambiata la socialità e il funzionamento del cervello del popolo del web

Presentato oggi nella Sala Stampa di Monte Citorio l’ultimo studio condotto dall’Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo) in collaborazione con il portale per gli studenti Skuola.net. L’obiettivo della ricerca si è focalizzato sull’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei giovani. L’indagineè stata condotta su un campione di 23.166 persone, di cui 9.419 maschi e 13.747 femmine, di età compresa gli 11 e i 26 anni. I numeri evidenziano che nonostante tutti i moniti e gli avvertimenti dati fino a questo momento sull’importanza di perseguire un uso consapevole dei preziosi strumenti di informazione e formazione, come lo sono smatphone, tablet e computer, si è ancora lontani da questo traguardo. I ragazzi, infatti, da quanto si evince dai dati sono “iperconnessi”, soprattutto in alcune fasce di età.

In media, tra gli 11 e i 26 anni spendono online tra le 4 e le 6 ore il 32,5% dei ragazzi. Più del 17% del campione resta connesso tra le 7 e le 10 ore. Supera le 10 ore quasi il 13% degli intervistati. Entrando nel dettaglio, invece,si nota che dagli 11 ai 14 anni circa il 12% delle femmine e il 10% dei maschi dichiarano di passare più di 10 ore al giorno online, la percentuale sale rispettivamente al 35% e al 20% intorno ai 26 anni. In tutte le fasce di età indagate, invece, emerge che controllare lo smartphone con una frequenza di 10 minuti è l’esigenza di circa il 40% dei ragazzi.Dichiara di farlo il 40% delle femmine e il 27,6% dei maschi tra gli 11 e i 14 anni, il 45,4% delle ragazze e il 38, 8% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni, il 46,8% delle giovani e il 38,1% dei loro coetanei dell’altro sesso tra i 18 e i 20anni. Dai 21 ai 26, invece, iniziano a guardarlo quasi nel 30% dei casi, sia maschi sia femmine, con una frequenza intorno ai 30minuti. A seguito di questi comportamenti emerge una correlazione importante, dicono gli esperti: la capacità di attenzione è drasticamente diminuita. Se fino a qualche anno fa durava anche più di 20 minuti, «oggi potremmo paragonarla a quelle di un pesce rosso, che riesce a stare concentrato per 9 secondi», commenta Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e Presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te. Questo ha un costo, anche sulla vita di relazione oltre che sulle menti. «Questi comportamenti,in alcuni casi compulsivi e che potrebbero evidenziare un ipercontrollo oltre che un’iperconnesione, hanno un prezzo elevatissimo:aumentano la distanza relazionale fra noi e gli altri.La vita offline non è uguale a quella online: nella prima si utilizzano tutti i sensi, si attivano meccanismi psicofisici diversi», osserva il Presidente Di.Te. Ma non è tutto: «Anche la capacità di provare sentimenti ne risente.Sì, perché emozioni e sentimento non sono la stessa cosa. La prima è frutto di un momento, mentre il secondo richiede tempo, intuito, capacità di coltivare la relazione e di farla crescere», ribadisce Lavenia. «La dimensione digitale non è più trascurabile e non è più etichettabile come solo virtuale:questo concetto, infatti, rimanda a una realtà che non esiste o che è in potenza. Ma, invece, si tratta di una dimensione reale e che ha sue precise caratteristiche nell’ambiente digitale, ha una sua identità e sue modalità di interazione. Dunque, va a modificare le capacità di espressione personale, di relazione, di ascolto di sé e dell’altro.Il problema oggi è prendere consapevolezza che la tecnologia ha le sue dimensioni pervasive che ci hanno portato de facto ad avere una sfera digitale nella quale l’essere umano è immerso per un numero di ore significativo, come si evince dai dati, ed è quasi paragonabile a quelle in cui è immerso nella realtà analogica sensoriale», rimarca Daniele Grassucci, Co-founder e Direttore del portale Skuola.netvisitato ogni mese da più di 5.000 studenti.

Passiamo davvero tanto, troppo, tempo della giornata online. E, osserva Daniele Grassucci: «Non è possibile tornare indietro, ma la cosa che possiamo fare è utilizzare gli strumenti tecnologici con una consapevolezza diversa cominciando anche a monitorare quelli che sono gli effetti di un uso non regolamentato ed educato di questi mezzi e riportarli in un alveo corretto. Come accade nel mondo analogico, dove si insegnano ai figli a guardare ai pericoli con le attenzioni del caso, così si dovrebbe fare anche nel mondo digitale». Condividendo anche la vita online con i propri famigliari. Ecco, e qui emerge un altro punto da indagare: quanto parlano i ragazzi ai genitori di quello che fanno in rete? In media, dichiarano di non farlomai il 18,5% delle ragazze e il 20% dei ragazzi minorenni tra gli 11 e 17 anni.Nella stessa fascia di età, lo fa “ogni tanto” il 30% del campione, mentre solo il 20% coinvolge raramente  mamma e papà su quanto fa sui device. «Questa è una ricerca che abbiamo condotto insieme a Skuola.net su un ampio campione di ragazzi, ma nell’indagine precedente in cui abbiamo intervistato 1.000 adulti tra i 28 e i 55 anni e 1.000 giovani tra i 14 e i 20 anni abbiamo rilevato che nel 38% dei casi la risposta dei genitori ai figli che chiedono loro di parlare è “un attimo”. Spesso, rispondono così perché sono loro i primi a essere affaccendati sul loro smartphone», commenta il Presidente Di.Te., Giuseppe Lavenia.E allora che si fa? «Si dovrebbe iniziare a riparare a questi momenti che vengono percepiti dai figli come disconferme, disvalore.I ragazzi non si sentono importanti per i genitori e questo li fa chiudere in se stessi. La condivisione, così, verrà sempre più a mancare. Si deve stabilire un momento in famiglia in cui tutti i telefoni e tutti gli strumenti digitali che possono avere una connessione rimangono spenti o silenziosi senza vibrazioni o distrazioni di sorta. In quel tempo si parla, si discute, ci si confronta. Un’altra cosa a cui noi dell’Associazione Di.Te. ci stiamo interessando da tempo sono i Diconnect Day, momenti nelle città in cui per qualche ora le famiglie depositano il cellulare e fanno attività che li riportino a sensazioni legate al corpo e all’ascolto degli altri. Oggi, quest’aspetto è pressocché assente in alcune realtà». Se poi si chiede ai ragazzi tra gli 11 e i 17 anni se i genitori controllano le loro attività online, quasi il 50% di loro dice di no. «L’avvento del digitale ha avuto un’evoluzione molto veloce, bisognerebbe lavorare anche sulla consapevolezza di quelle che soni i rischi di un uso non equilibrato.Sia per i ragazzi sia per gli adulti», avverte Daniele Grassucci.

La ricerca sull’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei giovani ha messo in luce anche un altro dato che deve fare riflettere: quasi il 15% del campione ha detto che riceve di tanto in tanto commenti offensivi sulle chat o sui social network, e la stessa percentuale di giovani risponde pan per focaccia a queste vessazioni.Più del 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, però, non parla ai propri genitori di queste esperienze spiacevoli.Scendi di due e quattro punti la percentuale, se si va a leggere i dati relativi rispettivamente ai giovani che hanno tra i 15 e i 17 anni e tra quelli compresi tra i 18 e i 20 anni. «Il cyberbullismo è un fenomeno che ci deve tenere sempre in allerta:come purtroppo abbiamo avuto modo di leggere dalle cronache può avere episodi drammatici. Dovremmo fare ancora più prevenzione nelle scuole e ritornare a dare valore al corpo, all’empatia, far comprendere ai ragazzi come stanno quelli che vengono aggrediti con parole di odio o offese…Dovremmo, insomma, ritornare ai sensi, per sensibilizzare. Ma stando così tante ore online i sensi vengono poco allenati, dunque voglio ribadire ancora una volta l’importanza dello strumento del detox tecnologico condiviso in famiglia. Basterebbero 3 ore a settimana per iniziare e il tempo della cena come sana abitudine», commenta Giuseppe Lavenia. «Il nostro sistema scolastico deve lavorare sull’educazione dell’uso di queste nuove tecnologie,e c’è ancora tanto da fare», sottolinea Daniele Grassucci. E il lavoro è sinergico, coinvolge famiglie, scuole, ragazzi e istituzioni.

Domani,10 novembre, si apriranno i lavori della Seconda Giornata sulle Dipendenze Tecnologiche che si terranno presso l’Auditorium del Massimo di Roma. Il convegno organizzato dall’Associazione Nazionale Di.Te e patrocinato da Enpap, Consiglio Regionale del Lazio, Ordine degli Psicologi del Lazio, Anep, Eurosofia, Centro Clinico Salus, Vivere Verde Onlus, Skuola.net, Prospettive, e sponsorizzato da Giunti Psychometrics, ha come filo conduttore il tema “RelAzioni e CambiaMenti”. Calcheranno il palco nomi illustri ed esperti del settore, tra cui il presidente Di.Te. Giuseppe Lavenia, lo psicoanalista Massimo Recalcati, lo psichiatra e responsabile dell’Ambulatorio per le Dipendenze da Sostanze e delle Dipendenze Comportamentali del Policlinico Gemelli di Roma Federico Tonioni, la Presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza Maura Manca, la psicologa e docente dell’Università La Sapienza Barbara Volpi e il cardiologo Massimo Gualerzi. Saranno sul palco dell’Auditorium anche l’attore Paolo Ruffini che parlerà di Resilienza e Christian Marazziti, regista del film Sconnessi.

Dislessia: nasce DiXtop, la prima App che previene e limita gli effetti della dislessia

Da oggi chi soffre di dislessia ha un aiuto in più. È nata infatti DiXtop, la prima App pensata per prevenire e limitare gli effetti della dislessia.

DiXtop è un gioco competitivo strutturato per stimolare nel bambino in età prescolare lo sviluppo di processi mentali che favoriscono l’apprendimento delle sillabe più colpite dalla dislessia.

Mentre si sta divertendo e impegnando per vincere la partita, il bambino al contempo apprende a riconoscere e pronunciare le sillabe evitando la noia e la paura di sbagliare, gli elementi emozionali che maggiormente penalizzano l’apprendimento.

«Il percorso concettuale che ha condotto alla realizzazione del gioco – afferma il dott. Luigi Colombo, ideatore dell’applicazione – utilizza assunti di base condivisi dalla stragrande maggioranza delle correnti di pensiero e teorie psicologiche e neurologiche.

DiXtop è studiato per potenziare lo sviluppo cerebrale del bambino che apprende in modo inconsapevole ad associare alla sillaba visiva il suono corretto e a pronunciarlo. La scommessa è che quando il bambino ritroverà le sillabe nel suo percorso scolastico il suo cervello le sappia rievocare spontaneamente e quindi riconoscerle» concludono soddisfatti i creatori.

L’App è da oggi disponibile per il download su Apple Store tramite il link https://itunes.apple.com/it/app/dixtop/id1409695076?mt=8e e su GooglePlay dal link https://play.google.com/store/apps/details?id=it.reply.portaltech.dixtop.

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