Australia, bimbo di pochi giorni muore di pertosse

Catherine e Greg Hughes, il cui bambino è morto di pertosse in Australia, incoraggiano l’uso di vaccinazioni per prevenire simili tragedie “nessun genitore dovrebbe mai soffrire questo dolore”

 

Riley_hughes_artic_3238206bMelbourne, 20 marzo – La madre e il padre di un bambino di quattro settimane morto di pertosse in Australia si sono mobilitati contro i genitori anti-vaccinazione, esortandoli a guardare una fotografia del loro figlio Riley spiegando “poi spiegami come puoi credere che immunizzare con i vaccini è una brutta cosa “. Il messaggio è stato pubblicato da Catherine e Greg Hughes come tributo per il figlio su Facebook e ha spinto un’ondata di commozione e solidarietà, tra cui le condoglianze di tutto il mondo e più di 46.000 click in 24 ore. Il bambino di soli 32 giorni di vita è morto tra le braccia dei genitori in un ospedale di Perth martedì scorso. La coppia ha spiegato che non volevano che la morte di Riley fosse “inutile” e ha esortato la gente a vaccinare i loro figli. Due giorni prima di morire, i genitori hanno scritto appelli che esortavano gli altri genitori a vaccinare i  propri figli contro la pertosse affiancando al messaggio una foto del loro piccolo in ospedale. Riley era troppo piccolo per fare una vaccinazione contro la malattia per la legge del Western Australia dove risiede la sua famiglia e dove le vaccinazioni partono dall’età di due mesi. La campagna ha già portato il Governo dello Stato a permettere alle donne in gravidanza di fare una vaccinazione gratuita contro la pertosse, una malattia infettiva dei polmoni e delle vie aeree, che è particolarmente pericolosa per i bambini fino all’età di 12 mesi. Sulla pagina di Facebook per Riley, gli Hughes stanno promuovendo donazioni per il trattamento della pertosse e di malattie prevenibili. “I nostri cuori sono distrutti per quelli di voi che hanno subito la stessa sorte e crediamo che nessun genitore dovrebbe mai soffrire di nuovo questo dolore”, afferma la coppia.

Salute, una rete per i milanesi in lotta contro la Sclerodermia

Assessore Majorino: “Mettiamo a disposizione i nostri sportelli per offrire ai cittadini le informazioni per una cura efficace” 

BIGlogo-gils.jpgMilano 19 marzo  – La sclerodermia colpisce, a Milano, tra le 20 e 30 nuove persone ogni anno. 300 i milanesi che attualmente sono in cura nelle strutture ospedaliere a causa di questa patologia. L’età più colpita è tra i 30 e i 50 anni: le donne lo sono nettamente più degli uomini, con un rapporto di 3 a 1 e, purtroppo soprattutto nelle età più giovanili. Questa la fotografia della grave malattia dell’apparato gastroenterico e nutrizionale cui è dedicata la XXI Giornata Nazionale per la Lotta alla Sclerodermia organizzata dal GILS, (Gruppo Italiano per la lotta alla Sclerodermia) per sabato 21 marzo nella sede della Confcommercio di Milano, in corso Venezia 47,  e promossa dal Comune.
“La lotta a questa malattia, che colpisce purtroppo persone in età sempre più giovane e soprattutto le donne, richiede un’intensificazione dell’attività di ricerca e una risposta concreta in grado di ridurre i disagi dei pazienti – ha dichiarato Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche Sociali e Cultura della Salute -. Per questo è fondamentale l’azione congiunta del Comune, del servizio sanitario e di tutti i soggetti che possono garantire quella rete per la cura della persona, fondamentale per intervenire in modo efficace là dove c’è bisogno. Mettiamo a disposizione i nostri sportelli per offrire ai cittadini tutto il materiale informativo per una prevenzione e una cura efficace e ci impegneremo perché questa malattia, oggi ancora troppo poco conosciuta e curata in modo corretto, ottenga il giusto riconoscimento anche a livello nazionale, un passo importante che va in aiuto di chi ogni giorno si impegna per migliorare le condizioni di vita e la cura di questi pazienti”. Proprio grazie all’importante contributo del GILS il dott. Lorenzo Beretta, direttore della Scleroderma Clinic della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggior Policlinico di Milano, è impegnato in un progetto per valutare le conseguenze microbiche e metaboliche dell’interessamento intestinale in corso di sclerosi sistemica. Un progetto altamente innovativo che, tramite l’uso di tecniche d’avanguardia, sarà fondamentale per far chiarezza sulla patologia e sulle sue conseguenze e potrà costituire la base per nuovi approcci diagnostici e terapeutici per le complicazioni intestinali della malattia.  «La nostra giornata, che ha avuto anche quest’anno l’Adesione del Presidente della Repubblica, sarà dedicata alle problematiche gastroenteriche – ha dichiarato la presidente del GILS Carla Garbagnati Crosti – . Il Gils, dal 2008 ad oggi, ha investito tempo, energie e fondi in progetti scientifici, apparecchiature e supporto psicologico per i malati e le loro famiglie. Le parole volano, i fatti contano. Solo nel 2014 – ricorda la presidente – 90.000,00 euro sono stati destinati a progetti di ricerca mirati allo studio ed approfondimento delle problematiche gastroenteriche del paziente sclerodermico, in particolare dell’intestino, che sarà il tema principale del nostro XXI Convegno Nazionale».

Inaugurato Polo Radiologico al Lido di Venezia

Zaia, ‘In poco tempo Sanità veneziana fiore all’occhiello offerto al mondo’

 

R_276ffb97a2Venezia, 18 marzo – “Ogni novità sanitaria che riguarda Venezia ha una valenza del tutto particolare, per i residenti prima di tutto, ma anche perché questa città ha un’immagine planetaria e tutto ciò che vi accade, nel bene o nel male, viene amplificato a dismisura. Un nuovo Polo Radiologico al Lido arricchisce ulteriormente un’organizzazione di salute oramai di primo livello”. Lo sottolinea il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, rispetto all’inaugurazione, avvenuta ieri, del nuovo “Polo Radiologico” realizzato dall’Ulss 12 Veneziana al Lido, dotato, tra l’altro, di una Risonanza Magnetica Nucleare, di un Mammografo e di un Sistema Radiografico telecomandato. Il servizio sarà aperto tutti i giorni, con la presenza di un radiologo che garantisce la refertazione immediata, e costituisce una nuova offerta rivolta ai residenti, ai turisti, ma anche agli abitanti del centro storico, essendo gestito dal Centro Unico Prenotazioni dell’Ulss 12. “La sanità veneziana – aggiunge Zaia – è divenuta negli ultimi anni un vero e proprio fiore all’occhiello che il Veneto presenta anche al mondo internazionale delle vacanze, a clienti che pongono sempre ai primi posti delle motivazioni di scelta la qualità dell’assistenza”. “Padiglione Iona ed elisuperficie all’Ospedale Civile, città cardioprotetta con la rete di defibrillatori, punti di primo soccorso in Piazza San Marco e in Piazzale Roma, i servizi telematici e le app per agevolare residenti e turisti – conclude Zaia – sono realtà recenti alle quali ora si aggiunge un prezioso servizio radiologico in un’area ad altissima frequentazione. Si è fatto un ottimo lavoro, e altro se ne farà”.

Nasce “All In” per mettere fine all’AIDS tra gli adolescenti

UNAIDS, UNICEF, UNFPA, OMS, PEPFAR, the Global Fund to fight AIDS Tuberculosis and Malaria, the MTV Staying Alive Foundation e i movimenti giovanili rappresentati da PACT and Y+ join President Uhuru Kenyatta lanciano All In, una nuova piattaforma di azione per prevenire nuovi contagi da AIDS tra gli adolescenti.

27_816Roma, 17 febbraio  — L’UNICEF, insieme ad altre organizzazioni, lancia oggi un appello per mettere fine all’AIDS. Anche se sono stati fatti molti progressi in diversi settori per prevenire i contagi da HIV, quelli per gli adolescenti sono ancora insufficienti. L’AIDS è diventata la causa principale di morte tra gli adolescenti in Africa e la seconda a livello globale (sempre tra gli adolescenti). Solo 1 ragazzo su 4 sotto i 15 anni ha accesso alle cure antiretrovirali salva vita. Il numero di morti è calato per tutte le fasce di età, ad eccezione dei giovani tra i 10 e i 19 anni. Per ridurre questo divario UNAIDS, UNICEF e altri partner hanno lanciato All In, una nuova piattaforma di azione per raggiungere migliori risultati per gli adolescenti, favorendo cambiamenti strategici nelle politiche coinvolgendo sempre più giovani. I leader di tutto il mondo si sono incontrati oggi a Nairobi, in Kenya, dove il Presidente Uhuru Kenyatta ha lanciato la piattaforma che servirà a trovare nuove risoluzioni per ridurre questo divario nella risposta all’AIDS. “Con l’inclusione degli adolescenti nei processi decisionali che hanno conseguenze dirette sulle loro vite, questa iniziativa sarà un catalizzatore per il cambiamento”, ha dichiarato il Presidente Kenyatta. “Il Kenya è orgoglioso di supportare quest’iniziativa”.  All In si basa su quattro aree chiave di intervento: coinvolgere, mobilitare e dare possibilità di scelta ai ragazzi come leader e protagonisti del cambiamento sociale; migliorare la raccolta dei dati per poter programmare meglio; incoraggiare approcci innovativi per raggiungere gli adolescenti con servizi medici adeguati di base per l’HIV; mettere fermamente il problema degli adolescenti con HIV nell’agenda politica per sollecitare azioni concrete e mobilitare risorse. “L’HIV è la principale causa di morte tra gli adolescenti in Africa e le ragazze sono le più colpite. E’ un’ingiustizia morale. Chiedo ai giovani di aderire al movimento All In, insieme con le Nazioni Unite, i partner del settore pubblico e privato e i paesi e porre fine all’AIDS tra gli adolescenti,” ha dichiarato Michel Sidibé, Direttore generale di UNAIDS a Ginevra. La maggior parte dei 2,1 milioni di adolescenti con HIV nel 2013 ha contratto il virus  dalla  madre, almeno 10 anni fa, durante la gravidanza, il parto o nel primo mese di vita – quando le medicine antiretrovirali che possono ridurre la possibilità di trasmissione dell’HIV non erano disponibili. Molti, a cui non era mai stato diagnosticato, hanno perso la possibilità di essere curati. “I ragazzi e I giovani dovrebbero essere i primi a beneficiare dei progressi fatti per mettere fine a questa epidemia, non gli ultimi”, ha dichiarato Anthony Lake Direttore generale dell’UNICEF. “Dobbiamo raggiungere tutti gli adolescenti e coinvolgere i giovani in questo sforzo per mettere fine all’AIDS. Non possiamo raggiungere questo traguardo di una generazione libera dall’AIDS senza di loro”. Più di 200 ragazzi e leader dei movimenti giovanili erano presenti al lancio di All In. I nuovi contagi da HIV tra gli adolescenti non diminuiscono così velocemente come tra le altre fasce di età. Le ragazze, in particolare in Africa Sub Sahariana, sono le più colpite. nel 2013 in Sud Africa ogni settimana più di 860 ragazze sono state contagiate dall’HIV, rispetto a 170 ragazzi. Dato che, fino a 10-15 anni fa, la condizione di sieropositività non era stata diagnosticata a molti ragazzi, adesso si ritrovano ad entrare nella fase dell’adolescenza senza sapere che stanno convivendo con il virus, con scarse opportunità per identificarlo e poter accedere a programmi di cura. “Dobbiamo incontrare gli adolescenti ovunque essi siano e supportare le sfide che devono affrontare”,  ha dichiarato Babatunde Osotimehin, Direttore generale dell’UNFPA, the United Nations Population Fund. “L’UNFPA è All In per proteggere i loro diritti umani e la salute sessuale e riproduttiva e prevenire e curare l’HIV”. All In si propone di raggiungere gli adolescenti con servizi per l’HIV dedicati ai loro specifici bisogni e realtà, e realizzare rapidi progressi in una fascia di età cruciale per mettere fine all’AIDS entro il 2030. I prossimi cinque anni sono fondamentali. UNAIDS ha predisposto nuovi obiettivi per velocizzare i progressi per gli adolescenti da raggiungere entro il 2020 che comprendono: ridurre di almeno il 75% le nuove infezioni da HIV;  ridurre del 65% le morti causate dall’AIDS e eliminare le discriminazioni verso questa malattia. Raggiungendo questi obiettivi potremmo mettere il mondo sulla strada giuste per mettere fine all’AIDS tra gli adolescenti entro il 2030 e mettere fine all’epidemia globale di AIDS come minaccia alla salute pubblica.

 

Alto Adige, la stella alpina: nutriente, idratante e rivitalizzante.

A Terme Merano un nuovo ingrediente del benessere: la stella alpina

Di Ram

.Bolzano, 15 febbraio – Fiore di roccia, simbolo delle Alpi, regina delle montagne. La stella alpina, elegante e bianca, è una specie rara che cresce in alta quota, in luoghi impervi difficilmente raggiungibili. Nel linguaggio dei fiori indica coraggio, proprio perché per avvicinarla è necessario sfidare la paura e muoversi in terreni scoscesi. Ma una volta raggiunta, lo sforzo fatto è ripagato dalla sua bellezza. E non solo. Oltre che bella, la stella alpina è preziosa per le sue numerose proprietà benefiche. Per questo, la regina delle Alpi non poteva che entrare a far parte a pieno titolo degli ingredienti del benessere utilizzati nel centro Spa & Vital delle Terme Merano.  Rara, bella e preziosa. Così bella che nemmeno i terreni impervi nei quali vive l’hanno protetta dalla raccolta indiscriminata. Ecco perché oggi, per evitarne l’estinzione, è sottoposta a tutela naturalistica e la sua raccolta è severamente vietata. La stella alpina delle Terme Merano proviene dalle coltivazioni dell’Alta Val Venosta, oltre i 1.000 metri di quota. Rientra così tra i prodotti originali altoatesini protagonisti del benessere, utilizzati nei trattamenti del centro Spa & Vital. La stella alpina è utile per la cura della pelle e per la prevenzione dell’invecchiamento cutaneo, riduce le rughe e i piccoli segni d’espressione, grazie all’elevato contenuto di antiossidanti. Possiede inoltre ottime proprietà nutrienti e idratanti. La pelle trattata regolarmente con prodotti a base di stella alpina risulta nutrita in profondità e appare liscia, rigenerata e completamente rivitalizzata. Anche le pelli mature, tendenti all’impurità, ritrovano purezza e luminosità grazie alle proprietà antinfiammatorie della stella alpina. Il suo nome scientifico è “Leontopodium alpinum”, cresce sui prati rocciosi, sui dirupi calcarei e più raramente sui pascoli d’altura, ha una distribuzione irregolare, ma predilige le altitudini elevate tra i 1800 e i 3000 metri. La pianta può raggiungere un’altezza di 20 cm e il suo periodo di fioritura va da giugno a settembre. Quella della stella alpina è una coltura molto dispendiosa che richiede tanta pazienza: il raccolto, infatti, può avvenire solo a partire dal secondo anno. I fiori si colgono tra agosto e settembre, tagliandoli delicatamente al peduncolo con le forbici, per essere immessi subito nell’impianto di essiccazione.

 

Info: Terme Merano, www.termemerano.it, tel. 0473.252000.

 

Aosta, un morto per influenza H1N1

Direttore sanitario Usl, non è fatto eccezionale e consiglia la vaccinazione come regola di prevenzione

Sanita': l'ospedale Umberto Parini di AostaRoma, 20 gennaio – Un sessantenne valdostano è morto due giorni fa all’ospedale di Aosta a causa di una febbre provocata da un’influenza virale, la H1N1. L’uomo era ricoverato da alcuni giorni in ospedale per pluripatologie. Anche una donna è stata colpita dalla stessa influenza ed è ricoverata in gravi condizioni in Rianimazione; è probabile che nelle prossime ore venga trasferita a Torino. Sono immediatamente scattati i protocolli di sicurezza per il personale infermieristico quando c’è un sospetto di malattia infettiva. “Non è un fatto eccezionale – commenta all’Ansa Massimo Veglio, direttore sanitario dell’Usl valdostana – e rientra nella casistica. Ne approfitto per invitare ‘caldamente’ i cittadini a vaccinarsi”.

Fonte: Ansa

Salute, camminare per 20 minuti al giorno allunga la vita

Uno studio pubblicato su American Journal of Clinical Nutritione afferma: “camminare a passo veloce per 20 minuti al giorno riduce il rischio di morte  del 16-30%”. 

di Cat

CAMMINARE-ANZIANIRoma, 19 gennaio – Uno studio europeo pubblicato su American Journal of Clinical Nutritione, ha dimostrato che basta un minimo di attività fisica, praticata con costanza, per ridurre i rischi di morte. La ricerca ha analizzato dati relativi a oltre 334mila persone di entrambi i sessi e ha scoperto che i problemi di salute legati all’obesità sono quasi in pareggio con quelli legati alla sedentarietà. La ‘dose’ minima di attività fisica raccomandata dal primo autore dello studio, Ulf Ekelund, professore di medicina sportiva presso l’Unità di Epidemiologia del Medical Research Council (Università di Cambridge), è una camminata a passo svelto per 20 minuti al giorno. Nel corso del follow up, durato 12,4 anni, sono stati registrati 21.438 decessi. Il grado di attività fisica è stato valutato sommando quella relativa al tempo libero con quella lavorativa: il 22,7% dei partecipanti allo studio, seguendo questo criterio, è stato classificato ‘sedentario’. Nello studio si calcola che una quantità di esercizio fisico pari ad appena 90-110 calorie ‘bruciate’ al giorno è sufficiente a ‘promuovere’ un soggetto dalla categoria dei ‘sedentari’ a quella dei ‘moderatamente inattivi’.Tanto basta a fare la differenza, infatti, la mortalità precoce, nel passaggio dal primo al secondo gruppo, si riduce infatti del 16-30%. L’attività ha registrato benefici anche in soggetti in sovrappeso. Nonostante i benefici gli autori affermano che: “ I venti minuti di camminata a passo veloce al giorno vanno considerati come il ‘minimo sindacale’ della prescrizione di attività fisica”. Nick Wareham, Direttore dell’Unità MRC di Cambridge, afferma :”Mentre dobbiamo continuare a profondere tutte le nostre energie per contrastare la dilagante epidemia di obesità, dovremmo anche impegnarci ad aiutare la gente a fare più attività fisica e a praticarla in maniera costante e continuativa”. I risultati di questo studio dimostrano infatti che l’eccesso di mortalità può essere, in parte, attenuato dall’esercizio fisico. Molti studi sottolineano la grande efficacia dell’attività fisica, ad esempio l’uso della bicicletta evidenziato in uno studio pubblicato su Journal PhisiologyAndare in bicicletta per un po’ ogni giorno è la migliore ricetta per una buona salute. I ricercatori del King’s College di Londra hanno dimostrato che il grado di fitness di un ciclista dilettante di 79 anni è circa lo stesso di quello di un ciclista amatoriale 55enne, a patto che si eserciti regolarmente. “Facendo esercizio fisico – ha spiegato in un’intervista al Telegraph il professor Stephen Harridge, direttore del Centre of Human & Aerospace Physiological Sciences al King’s College – fate fare al vostro corpo quello che lui vorrebbe fare e gli permettete di invecchiare in maniera ottimale. Non è l’invecchiamento di per sé a comportare uno stato di fragilità e di scarsa funzionalità fisica, ma il fatto che la gente smette di fare esercizio fisico e di tenersi in attività”. Un altro studio pubblicato su European Journal of Preventive Cardiology ha infine evidenziato che per mantenersi in forma basta poco, soprattutto visti i benefici dello yoga, del tutto equivalenti a quelli dell’esercizio aerobico. Ognuno quindi può scegliere l’attività fisica preferita ricordando che la cosa fondamentale è muoversi!

Tubercolosi, un pericolo in aumento

Alcuni ceppi di tubercolosi sono diventati antibiotico resistenti

 

l43-tubercolosi-lastra-medicina-131028190823_bigRoma, 19 gennaio – I batteri responsabili della tubercolosi hanno acquisito resistenza a diversi antibiotici, secondo uno studio sulla rivista Nature . La tubercolosi è ancora responsabile ogni anno di 1,5 milioni di morti in tutto il mondo. E alcuni ceppi di Mycobacterium tuberculosis, il batterio responsabile dell’infezione, rappresentano una grave minaccia per la salute perché gli antibiotici conosciuti sinora non hanno più effetti  su di loro. Lo studio spiega che la diffusione della resistenza multi-farmaco è guidata da un gruppo di ceppi di tubercolosi chiamato ‘Beijing lineage’ ( genotipo di Pechino). Si tratta di ceppi prevalentemente presenti nei paesi asiatici e nel territorio dell’ex Unione Sovietica Thierry Wirth del Muséum National d’Histoire Naturelle in Francia con la sua equipe ha analizzato il corredo genetico di 4987 ceppi di tubercolosi, di cui 110 genomi completi provenienti da 99 paesi, per capire meglio come la resistenza multi-farmaco si è evoluta nel tempo. I riscontri temporali evidenziano picchi più alti di tubercolosi nel corso degli ultimi 200 anni, in coincidenza con la rivoluzione industriale e la prima guerra mondiale, seguiti da un calo della malattia in concomitanza con l’aumento dell’uso di antibiotici nel 1960. Gli autori fanno risalire la diffusione in tutta l’Eurasia di due ceppi che si associano alla resistenza multi-farmaco nei primi anni ‘90, quando il sistema sanitario pubblico della ex Unione Sovietica crollò. Infine, hanno identificato 15 geni che possono aver contribuito alla resistenza ai farmaci nel ceppo Beijing lineage

Allarme Oms, bambini sempre più ‘obesi’

“Entro 2025 obesità infantile aumenterà del 40%”. I bambini in sovrappeso, oltre ai rischi alla salute, sono meno capaci in attività educative e ricreative

obesoRoma, 19 gennaio – L’Organizzazione mondiale della sanità lancia l’allarme sull’aumento dei casi di obesità nei bambini. Le stime evidenziano come dai 42 mln di bimbi obesi sotto i 5 anni registrati nel 2013 si passerà nel 2025 al numero di 70 mln, una crescita del 40% in soli 12 anni.
“Senza uno sforzo comune – evidenzia l’Oms – l’impatto di una tale epidemia si tradurrà in un maggiore onere economico e sociale per tutte le popolazioni”. La prevalenza di obesità infantile è in aumento in tutti i paesi, con una più rapida crescita nei paesi a basso e medio reddito, soprattutto in Africa e in Asia. La maggior parte dei bambini in sovrappeso o obesi vivono in paesi in via di sviluppo, dove il tasso di incremento è stato di oltre il 30% superiore a quello dei paesi sviluppati. Le conseguenze, oltre ai normali rischi per la salute, sono che il sovrappeso ha un impatto negativo sulla capacità dei bambini di partecipare ad attività educative e ricreative, e impone una serie di oneri economici a livello familiare e sociale. Il direttore generale dell’Oms Margaret Chan ha istituito una Commissione di alto livello contro l’obesità infantile.
“C’è stata una mancanza di consenso a livello mondiale – ha affermato il co-presidente della commissione Peter Gluckman, capo consigliere scientifico del primo ministro della Nuova Zelanda – sul pacchetto di strategie che possono essere più efficaci per prevenire l’obesità infantile in contesti differenti e diverse società. Il ruolo della Commissione è quello di fornire il metodo razionale con cui affrontare la questione che deve essere una priorità globale e fornire soluzioni basate sull’evidenza per sconfiggere la piaga dell’obesità infantile”.

Ue, nessun danno alla salute con tre caffè al giorno

Tre caffè espressi, o due tazze all’americana non sono un pericolo per la salute degli adulti.

caffèRoma, 18 gennaio – “Dosi singole di caffeina fino a 200 mg e dosi quotidiane fino a 400 mg non destano preoccupazioni in termini di sicurezza per gli adulti in Europa”, lo sostiene  l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma, in un parere scientifico sulla sicurezza della caffeina.  “E’ improbabile inoltre – spiega l’Efsa, – che la caffeina interagisca negativamente con altri componenti delle cosiddette ‘bevande energetiche’ come la taurina, il D-glucuronolattone o l’alcol”. Ed in risposta a studi che avevano ipotizzato problemi per le donne in gravidanza che assumono caffè durante il giorno e un “maggior rischio che il bebé nasca di peso basso o che la gravidanza si prolunghi oltre il termine previsto” l’Efsa aggiunge  che “ l’assunzione di caffeina fino a 200 mg al giorno non solleva preoccupazioni per la salute del feto”. Chi vuole sonni tranquilli deve sapere che dosi singole di 100 mg possono aumentare il tempo di latenza del sonno, la quantità di tempo occorrente per addormentarsi, e ridurne la durata in alcuni adulti. Il contenuto medio di caffeina è di circa 85 mg per 150 ml (1 tazza) nel caffè tostato macinato, di 60 mg nel caffè istantaneo, di 3 mg nel caffè decaffeinato, di 30 mg nella foglia o nella busta di tè, di 20 mg nel tè istantaneo e di 4 mg nel cacao o nella cioccolata calda. Un bicchiere (200ml) di una bevanda analcolica che contiene caffeina, ha un contenuto medio di caffeina di circa 20-60 mg.

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