Al Green Ona Day del Fair Play Day l’allarme del Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto Bonanni

Bonanni: “urge un piano di bonifica dello stato perché nel nostro paese sono presenti ancora 40 milioni di tonnellate”. Esposti più di 352.000 alunni e 50.000 tra personale docente e non docente e migliaia di impianti sportivi. Solo nel Lazio censita la presenza di 64 tonnellate di amianto compatto

“Urge un piano urgente di bonifica dello Stato perché, nonostante l’entrata in vigore del divieto di utilizzo di amianto nel nostro Paese sono presenti ancora più di 40 milioni di tonnellate (33 in matrice compatta e 7 friabile). Il dato che più sconvolge è che tra i vari siti, più di 1 milione, ci sono 2.400 scuole (stima per difetto) e sono esposti più di 352.000 alunni e 50.000 del personale docente e non docente e migliaia di impianti sportivi. Per non parlare della nostra rete idrica che rivela presenza di amianto per ben 300.000 km di tubature (stima ONA)” – lo ha detto ieri l’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto alla seconda edizione del Fair Play Day e il Green Ona Day, giornata dedicata ai principi della sana convivenza promossa da ONA e dal Comitato Nazionale Italiano Fair Play, presieduto dal giornalista Ruggero Alcanterini, che si è tenuto oggi al Salone d’Onore del CONI alla presenza della Vice Presidente e plurimedagliata olimpica Alessandra Sensini.

“Preoccupante la situazione delle scuole del Lazio e degli impianti sportivi al loro interno” – ha spiegato il presidente ONA che lancia l’allarme – è stata censita la presenza di 64 tonnellate di amianto compatto e 150 kg di amianto friabile, dati in difetto perché c’è stata carenza di verifiche sulla reale situazione determinando una situazione di serio rischio sia per il personale docente che non docente oltre che per gli alunni”. “L’amianto continua a mietere lutti e tragedie nel mondo con 107.000 decessi solo nel 2018, di cui almeno 6.000 in Italia,, senza che siano adottate concrete misure definitivamente efficaci per evitare l’esposizione a questo che è il più potente dei cancerogeni, un vero serial killer” – ha aggiunto il legale e componente della Commissione Amianto del Ministero dell’Ambiente, che precisa – “solo con la prevenzione primaria è possibile evitare le malattie infiammatorie e neoplastiche provocate dalla fibra killer, spesso in sinergia con altri agenti cancerogeni. Per chi è stato già esposto, e per coloro che purtroppo si sono già ammalati, non rimane altro che la prevenzione secondaria (diagnosi precoce e terapie più efficaci), e il risarcimento dei danni, con le prestazioni previdenziali (prevenzione terziaria).

La Giornata e la Settimana Fair Play sono dedicate alle emergenze epocali come la catastrofe ambientale planetaria, la diaspora umanitaria del Kurdistan e dell’area mediterranea, la sicurezza sul lavoro, con particolare attenzione al pericolo amianto e il tema delle pari opportunità per la pratica sportiva. Valori sintetizzati nel Premio Nazionale Fair Play, che vanta il patrocinio ufficiale dell’International Fair Play Committee, dell’European Fair Play Movement e del Comitato Olimpico Nazionale Italiano assegnato al prof. Luciano Mutti, oncologo e ricercatore di punta sul mesotelioma, Renato Mariotti, collezionista del Museo del Calcio Internazionale, Michele Panzarino, Direttore dell’Accademia Nazionale di Cultura Sportiva, Luciano Duchi, storico organizzatore della mezza maratona tra Roma ed Ostia, Marco Lodadio, nuovo “Signore degli Anelli”, vice campione del mondo e talento italico nella ginnastica attrezzistica, Giuseppe Gentile, nipote del filosofo Giovanni, primato del mondo e del podio olimpico a Città del Messico nel 1968, Vincenzo Vittorioso, al vertice del Settore Salvamento della FIN (Federazione Italiana Nuoto), affiancato dal campione europeo di Salvamento, Andrea Piroddi, Valerio Catoia, giovanissimo nuotatore paralimpico divenuto “Alfiere d’Italia”, per aver salvato con perizia e coraggio un’adolescente nelle acque di Sabaudia, Cristiana Pedersoli, erede diretta e ideale dei principi etici del padre Carlo (in arte Bud Spencer) e la madre coraggio Samuela Fronteddu che, oltre la causa del figlio Giulio, ha sposato quella di tanti altri bambini e ragazzi nati con malformazioni o vittime di gravi incidenti. “Nell’ambito delle iniziative del progetto Fair Play 4U presentato dal CNIFP verrà organizzata la Fair Play 4U Golf Cup, un torneo di Golf rivolto agli under 16 e alle loro famiglie dove vivere giornate di sport sul green” -annuncia l’organizzatrice Manuela Trombetta.

La fresca brezza del Fair Play Day, realizzato in collaborazione anche con le organizzazioni  guidate da Laura Mazza, Alessandro Alcanterini e Andrè De Laroche a cui ha partecipato anche il Presidente del Coordinamento tra le Associazioni Benemerite, Michele Maffei, è proseguita con la consegna del “Premio Internazionale Bronzi di Riace”, scoperti 47 anni fa e simbolo e orgoglio del territorio magnogreco e della riconciliazione mediterranea, presieduto da Giuseppe Tripodi, volto a riconoscere valore alla caparbietà dei “guerrieri” che credono e amano il nostro Paese. Tra i premiati Maurizio Riccardi (direttore Agenzia AGRPress), la principessa donna Maria Pia Ruspoli, Nino Graziano Luca (giornalista, regista e autore radiotelevisivo), Maurizio Talarico (imprenditore), alla principessa Maria Elettra Giovannelli Marconi, Serenella Pesarin (magistrato), Annalisa Chirico (editorialista de “Il Foglio”), Paola Alcanterini – “alla memoria” (dirigente Superiore del Ministero Economia e Finanze, del Bilancio e Programmazione Economica, Tesoro, della Difesa, del Lavoro, del Turismo e della Riforma burocratica). A chiudere la settimana di eventi dedicata alla dignità e al rispetto, sarà l’appuntamento di sabato 26 ottobre con la HSE Safety Cup allo Stadio Landieri di Napoli Scampia, realizzato con materiali in parte recuperati dalla “Terra dei Fuochi” e intitolato alle vittime della camorra.

Allarme fertilità, in aumento il numero di maschi infertili

È sempre più alto il numero di giovani maschi infertili in Italia.

È questo il dato che emerge dall’ultimo Congresso Nazionale scientifico della Federazione Italiana dei Pediatri di famiglia svoltosi quest’anno a Salerno, dove si sono riuniti oltre 1.000 pediatri di famiglia.

Il dato che emerge da questo congresso è che la percentuale di infertilità maschile in Italia è sempre più presente, e questo obbliga una stretta collaborazione professionale fra andrologo e pediatri di famiglia.

“L’Infertilità maschile si deve considerarla non come una malattia a sé stante ma come un problema che ha delle importanti implicazioni sia di carattere politico che sociale. Purtroppo molte delle cause collegate alla infertilità maschile non sono conosciute, ma dobbiamo ad esempio riconoscere che circa il 20% dei nostri ragazzi diciottenni presenta nelle visite effettuate a scopo preventivo un volume testicolare ridotto”, spiega il Dottor Prof. Andrea Militello, urologo andrologo di Roma perfezionato in fisiopatologia della riproduzione umana.

Questa situazione aumenta esponenzialmente nel nostro paese e obbliga una precoce interazione fra pediatri di famiglia e andrologi.

“Spesso le problematiche andrologiche possono essere evidenziate sin nel loro esordio in età infantile e sappiamo che alcune di esse possono avere un’origine prenatale. Tra queste ad esempio possiamo ricordare il criptorchidismo, patologia in cui il testicolo non scende nella sacca scrotale, rallentando il proprio sviluppo e bloccando quindi la sua attività specifica che è quella di produrre ormoni maschili e spermatozoi”, spiega ancora il prof. Militello.

Obbligatoria quindi un efficace e coordinato dialogo tra pediatra di famiglia e andrologo.

La visita andrologica nell’età pediatrica e adolescenziale rimane secondo il Dr. Militello l’unica possibilità di anticipare le patologie dell’apparato sessuale maschile, responsabili di problematiche soggettive ma anche spesso di infertilità maschile.

Salute, Riabilitazione cardio-respiratoria, quali prospettive?

Per la prima volta cardiologi e pneumologi della regione Emilia Romagna si confrontano al convegno promosso dall’Ospedale Villa Pineta sul futuro della Riabilitazione cardio-respiratoria. Obiettivo: sviluppare nuovi percorsi per rafforzare la Rete Cardiologica e Pneumologica a livello regionale e non solo.

Il primo convegno per gli esperti delle malattie di cuore e polmoni si terrà venerdì 25 ottobre a partire dalle 9:30 nell’auditorium Francesco Nobile dell’Ospedale Privato Accreditato Villa Pineta (Gaiato di Pavullo n/F – Modena).

In quella occasione medici specialisti e docenti universitari dell’Emilia Romagna, con la presenza ed il contributo di un gruppo di clinici ed esperti della Lombardia, si incontrano per fare luce sullo stato attuale della cardiologia e pneumologia riabilitativa e sulle sfide per il futuro.

L’evento è patrocinato dall’AICPR – Associazione Italiana di Cardiologia Clinica, Preventiva e Riabilitativa, dall’UNIMORE – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e dall’ Associazione di volontariato “Amici del Cuore”.

In Emilia Romagna, una delle regioni più efficienti in campo sanitario per l’accesso alle cure e per la qualità dell’assistenza, si può e si deve fare ancora molto, spiega il dott. Massimo Cerulli, Responsabile dell’U.O di Cardiologia a Villa Pineta e Chairman del convegno del 25 ottobre:

“Se è vero che in Italia, e la nostra Regione ne è un esempio virtuoso, esiste una rete performante ed estesa di professionisti della Cardiologia che si occupano del trattamento dei pazienti acuti (si pensi all’intervento tempestivo in caso di diagnosi da infarto) è altrettanto vero che solo una minoranza viene trattata nella fase post acuta. Certamente si può con soddisfazione affermare che vi è una diminuzione del tasso di mortalità per infarto acuto, minore del 10% dei pazienti che giungono in Ospedale (tasso impensabile fino a 15-20 anni fa). Rimane significativo invece il tasso di mortalità cardiovascolare dopo un anno, che in Emilia Romagna è superiore al 20%, un dato che pone l’accento sulla necessità di seguire e accompagnare i pazienti dopo l’intervento e le dimissioni dall’ospedale, appunto con programmi riabilitativi e preventivi. A conferma di ciò occorre sottolineare come sia consolidato il dato che la riabilitazione cardiologica, quando eseguita, riduce essa stessa del 27% la mortalità”.

A Modena i centri di riferimento per la Riabilitazione Cardiologia sono due: Villa Pineta e il NOCSAE di Baggiovara. Entrambe le strutture gestiscono, con cure di medio-lungo termine, il paziente cardiopatico sia nella fase post-acuta delle malattie cardiovascolari sia di quelle croniche. L’obiettivo è quello di stabilizzarlo e permettergli di recuperare la migliore qualità di vita possibile.

Durante il meeting che mette a confronto le esperienze di colleghi cardiologi e pneumologi con particolare esperienza nel campo della riabilitazione cardio-respiratoria, verrà sottolineata l’importanza di un percorso di diagnosi e cura che metta insieme le due figure professionali nel trattamento riabilitativo più completo ed efficace.

Dice a tal proposito il dott. Trianni, Primario di Pneumologia a Villa Pineta:

“Partendo dai dati fisiopatologici ed epidemiologici presenti nella più recente letteratura scientifica di riferimento, secondo la quale la malattia cardiopolmonare è una sfida destinata a diventare sempre più rilevante per il sistema sanitario nazionale,  appare con sempre maggiore evidenza agli operatori sanitari e non, di quanto malattia cardiaca e malattia polmonare siano interconnesse. Per cui occorre progettare per il prossimo futuro a modelli riabilitativi, assistenziali e di cura condivisi tra tutti gli specialisti coinvolti nella patologia cardiorespiratoria per ottimizzare i risultati”. 

Cardiologi e pneumologi tracceranno durante il convegno una proposta di approccio alla malattia cardiopolmonare sulla base del modello dipartimentale ed interdisciplinare.

INFO E ISCRIZIONI

La partecipazione al convegno è gratuita ed è previsto accreditamento ECM per le figure professionali: specialisti in cardiochirurgia, cardiologia, chirurgia toracica, medicina generale, pneumologia; Psicologo; Fisioterapista; Infermiere.

Per iscrizioni: mail. congressi@siproduzioni.it | tel. 051 – 4123378

Latina,”Inquinamento, conseguenze e malattie, prevenire nel nostro territorio”

Bonanni (ONA): “Una situazione complessa per la quale si rende necessaria la prevenzione primaria, cultura dell’informazione e della formazione e soprattutto bonifica e messa in sicurezza”. Il legale reduce da una vittoria contro la Manini Prefabbricati Spa condannata dal Tribunale di Latina a risarcire un lavoratore infortunato

“I casi di mesotelioma sono solo la punta dell’iceberg rispetto alla strage silenziosa che l’amianto ha provocato e sta provocando nel territorio di Latina, poichè tra le patologie asbesto correlate, oltre al mesotelioma, vanno ricordate il tumore del polmone, della laringe, della faringe e delle ovaie, oltre all’asbestosi, e poi si aggiungono gli altri cancerogeni, le altre patologie e gli infortuni sul lavoro. Una situazione complessa per la quale si rende necessaria la prevenzione primaria, cultura dell’informazione e della formazione e soprattutto bonifica e messa in sicurezza”, lo ha detto Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e Avvocato Cassazionista, componente della Commissione Amianto del Ministero dell’Ambiente, guidato dal Ministro Sergio Costa, nell’Aula magna “Franco Faggiana” dell’I.C.O.T. di Latina, in occasione dell’incontro “Inquinamento, conseguenze e malattie, prevenire nel nostro territorio”, organizzato dalla Big Family in collaborazione con il gruppo Giomi e la Onlus Le Rose e moderato da Bernardo Bassoli.

Proprio sul tema degli infortuni sul lavoro il legale è reduce dalla importante vittoria di un contenzioso tra un lavoratore, S.R., infortunato nel settembre del 2001 durante le operazioni di pulitura di un secchione sospeso ad un metro e mezzo da terra, con un conseguente trauma cranico, frattura occipitale ed emorragia e la Manini Prefabbricati S.p.A, condannata dal Tribunale di Latina al risarcimento della somma 7.582 euro, a titolo di danno non patrimoniale e di 22.594 euro, a titolo di danno patrimoniale, oltre alle spese legali. Il Giudice ha accertato che la colpa del datore di lavoro, rilevante ai sensi dell’art. 2087 c.c., è consistita nel non avere predisposto idonei sistemi di prevenzione degli infortuni, quali l’uso di un cavalletto, una rete protettiva e materiali come caschi o elmetti, necessari per l’espletamento dell’attività lavorativa.

Oltre al presidente ONA sono intervenuti Giuseppe Bonifazi, Dipartimento di Ingegneria Chimica Materiali Ambiente presso l’Università di Roma “La Sapienza”, Giorgio Libralato, geometra esperto in materia di inquinamento ambientale, Luciano Mutti, medico oncologo, Grazia Armento, medico oncologa, Giovanni di Russo, perito nautico, Pasquale Falzarano, Responsabile dell’Azienda biodinamica “Agrilatina”. Tra i presenti anche Debora Fabietti, autrice di un libro per bambini sull’inquinamento, dal titolo “La gallina commedia”, promotrice di una petizione contro l’usa e getta che ha raccolto più di 700 firme.

Bonanni, nel suo intervento, ha illustrato anche le tutele legali, da un punto di vista risarcitorio, previdenziale e penale che spettano a tutti coloro che sono stati esposti alla fibra killer e che – a causa di tale esposizione – hanno contratto patologie asbesto-correlate, quale il mesotelioma, l’asbestosi, le placche pleuriche, ecc. Al suo fianco il Dott. Luciano Mutti, medico dell’O.N.A. e oncologo di fama internazionale, che è intervenuto sul tema della ricerca, prevenzione e cura del mesotelioma.

L’ONA ha censito, per la provincia di Latina, circa 150 casi di mesotelioma, con un trend in netto aumento, rispetto ai circa 100 casi censiti dal Dipartimento di Prevenzione per il periodo dal 2000 fino all’anno 2014. Le città più colpite fino a tutto il 2018, sono Latina con 30 casi; Gaeta con 25; Aprilia con 20; Sezze con 10; Formia con 15. L’ONA, che informa anche attraverso il Giornale sull’Amianto  https://onanotiziarioamianto.it/ ha accertato che nel periodo dal 2000 al 2018, nella sola provincia di Latina sono venute a mancare più di 600 persone, solo per l’esposizione ad amianto e ha istituito lo sportello amianto di Latina, con sede in Latina, Via Cairoli n. 10, quello online https://www.osservatorioamianto.com/sportello-nazionale-amianto/ e il numero verde gratuito 800 034 294.

UNICEF: in Repubblica Democratica del Congo superati i 4.000 morti per il morbillo

Oltre 200.000 le persone colpite dal virus. E’ la più grande epidemia al mondo di morbillo.

L’UNICEF sta vaccinando altre migliaia di bambini contro il morbillo e sta distribuendo farmaci salvavita nei centri sanitari in Repubblica Democratica del Congo, poiché i decessi causati dalla più grande epidemia al mondo di morbillo raggiungono le 4.000 unità.

Da gennaio sono stati riportati 203.179 casi di morbillo in tutte le 26 province del paese, 4.096 sono morti. I bambini sotto i 5 anni rappresentano il 74% dei contagi e circa il 90% dei morti. Il numero di casi di morbillo in Repubblica Democratica del Congo quest’anno è più che triplicato rispetto a tutto il 2018. L’epidemia di morbillo in Repubblica Democratica del Congo ha causato più morti dell’Ebola, che, ad oggi, ha ucciso 2.143 persone.

“Stiamo combattendo l’epidemia di morbillo su due fronti: prevenendo i contagi e prevenendo le morti”, ha dichiarato Edouard Beigbeder, Rappresentante UNICEF in Repubblica Democratica del Congo. “Insieme con il Governo e i partner principali, l’UNICEF sta accelerando le vaccinazioni dei bambini contro il morbillo e allo stesso tempo sta fornendo alle cliniche medicine che possano trattare i sintomi e migliorare le probabilità di sopravvivenza per tutti quelli già colpiti dalla malattia.”

Questa settimana e la prossima, ulteriori 1.111 kit medici saranno distribuiti alle strutture sanitarie delle zone in cui il morbillo è più critico. I kit contengono antibiotici, sali per la reidratazione, Vitamina A, antidolorifici, antipiretici e altri aiuti per più di 111.000 persone colpite da questa malattia virale altamente contagiosa e potenzialmente letale.

Lo scorso anno, l’UNICEF ha fornito più di 8,6 milioni di dosi di vaccino per il morbillo per le risposte di emergenza all’epidemia di diverse organizzazioni. L’UNICEF ha guidato la risposta in 8 province duramente colpite vaccinando più di 1,4 milioni di bambini. L’ultima operazione si è conclusa lo scorso mese nel Kasai Centrale dove sono stati vaccinati più di 210.000 bambini.

“Stiamo affrontando questa situazione allarmante perché milioni di bambini congolesi non hanno ricevuto le vaccinazioni di routine e non hanno accesso alle cure mediche di cui hanno bisogno quando si ammalano”, ha continuato Beigbeder. “Inoltre, un sistema sanitario debole, l’insicurezza, la diffidenza delle comunità verso i vaccini e gli operatori che li somministrano e le difficoltà a livello logistico hanno contribuito a creare un elevato numero di bambini non vaccinati a rischio di contrarre la malattia”.

Secondo l’OMS, sono raccomandate 2 dosi di vaccino contro il morbillo, inoltre per assicurare protezione e prevenire epidemie circa il 95% della popolazione deve essere vaccinata. In Repubblica Democratica del Congo, la copertura vaccinale per il morbillo nel 2018 è stata solo del 57%.

“Se nel futuro vogliamo evitare epidemie di morbillo di massa come questa dobbiamo investire significativamente per rafforzare i programmi di vaccinazione nazionale della Repubblica Democratica del Congo e colmare le gravi lacune della copertura,” ha concluso Beigbeder.

Il Governo della Repubblica Democratica del Congo sta pianificando il lancio della prossima campagna di vaccinazione nazionale il 22 ottobre, con l’obiettivo di vaccinare i bambini tra i 6 mesi e i 5 anni contro il morbillo in ogni provincia. La campagna è supportata da diversi partner, fra cui l’UNICEF, che sta fornendo assistenza tecnica a livello nazionale, provinciale e locale, fornendo vaccini e aiutando a promuovere la campagna.

Gli uomini sanno poco della loro salute sessuale

Gli uomini hanno bassi livelli di consapevolezza sulla salute e sulla funzione della prostata

Gli uomini hanno bassi livelli di consapevolezza sulla propria salute sessuale, e in particolare sulla funzione della loro prostata. A certificarlo una importante indagine, che ha valutato la conoscenza della prostata in 3.010 uomini oltre i 50 anni nel Regno Unito, Germania e Francia.

L’indagine ha rilevato che solo uno su 4 uomini (26%) di età superiore ai 50 anni è in grado di identificare correttamente la funzione principale della prostata.

Lo studio (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1171045) ha rivelato anche una varietà di idee sbagliate sulla salute della prostata e, in particolare, sull’ingrossamento della prostata (noto anche come ingrossamento prostatico benigno (BPE) o iperplasia (BPH)) con solo il 38 percento degli intervistati in grado di identificare correttamente il disturbo.

Una prostata sana ha le dimensioni di una noce e la sua funzione principale è quella di produrre liquido prostatico per trasportare lo sperma.

Mentre cresce lentamente man mano che gli uomini invecchiano, solo uno su 6 (17%) intervistati ha affermato correttamente che i sintomi relativi a un ingrossamento della prostata non sono un segno “normale” dell’invecchiamento.

”I risultati sono preoccupanti, soprattutto perché l’indagine ha preso di mira uomini della fascia d’età che hanno maggiori probabilità di soffrire di patologie legate alla prostata, come il cancro alla prostata e un ingrossamento della prostata” spiega il Dr Andrea Militello Urologo Andrologo, docente presso l’Università Federiciana di Cosenza.

“L’incidenza di queste condizioni e il loro impatto sulla pratica medica aumenteranno solo a causa dell’invecchiamento della popolazione, quindi dobbiamo garantire che gli uomini siano ben informati per consentire una rapida consultazione e trattamento se necessario” continua il Dr. Militello.

La causa di un ingrossamento della prostata non è nota, ma si ritiene che sia legata a cambiamenti ormonali con l’età degli uomini. Indicatori comuni della condizione includono l’impulso improvviso di urinare, una sensazione di tensione o dolorosa durante la minzione, la sensazione che la vescica non è completamente vuota e di alzarsi più di una volta durante la notte per urinare.

Quasi il 50 percento degli uomini (50-60 anni) non riconosce questi sintomi, che sono spesso lievi, ma la cui gravità può compromettere la qualità della vita. La ricerca suggerisce infatti che gli uomini con sintomi moderati o gravi hanno un aumentato rischio di gravi patologie cardiache, come ictus e morte cardiaca.

Sintomi della prostata ingranditi sono raramente discussi con partner o familiari.

Alla domanda con chi avrebbero parlato se avessero avuto problemi legati alla minzione, la maggior parte degli intervistati (61%) ha dichiarato che avrebbe visitato il proprio medico di famiglia per ulteriori informazioni. È interessante notare che questa domanda ha posto forti differenze regionali da Francia e Regno Unito (rispettivamente 67% e 66%) e in Germania (50%). Solo un quarto degli uomini (24%) ha specificato che avrebbe consultato “Google” per i propri sintomi e per scoprire ulteriori informazioni, dimostrando che i pazienti in questa fascia d’età preferirebbero parlare direttamente con gli operatori sanitari.

Solo il 13 percento degli uomini ha affermato che avrebbe discusso dei sintomi con il proprio partner o la propria famiglia per ricevere maggiori informazioni.

“Ricerche precedenti hanno dimostrato che le donne in realtà conoscono meglio i problemi di salute degli uomini rispetto agli stessi uomini. Pertanto, incoraggiamo gli uomini a discutere i loro sintomi e condizioni urologici con il partner o in famiglia, oltre che visitare operatori sanitari specializzati come gli urologi” conclude il Dr. Militello.

Per saperne di più sulla salute sessuale dell’uomo si può  consultare il blog e il forum, in cui è possibile interagire con il Dottor Militello, all’indirizzo www.andrologiamilitello.it.

Sane e gustose pietanze per i pazienti oncologici: lo show-cooking di Max Mariola e Paolo Marchetti

Il 28 settembre 2019, a Roma, alle ore 10 e 30, presso la Casa Fluviale, nuova location del poliedrico ristorante Porto Fluviale, la Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP)  ha organizzato l’evento “ALI-MENT-AZIONE CONSAPEVOLE”.

Uno show-cooking per sensibilizzare i pazienti oncologici e i loro familiari all’importanza di alimentarsi in modo sano anche per mitigare gli effetti indesiderati della chemioterapia.

Lo chef mediatico Max Mariola, volto di Gambero Rosso Channel e di Rai Premium insieme al Prof. Paolo Marchetti hanno coinvolto un gruppo di pazienti oncologici e un loro familiare in un corso breve di cucina. E cosa hanno cucinato? Per antipasto una Parmigiana di Melanzane  seguita da una  Minestra di pesce, un’ Ombrina in umido, bieta con noci e uvetta e come dessert Frutti di Bosco. Una master-class con l’obiettivo di aumentare conoscenza e consapevolezza degli effetti che gli alimenti, e il modo di prepararli, hanno nel contrastare e mitigare gli effetti collaterali della chemioterapia.

Dice il prof. Paolo Marchetti: “ Il progetto di “ Ali-ment –azione Consapevole”, reso possibile da un sostegno non condizionante di Amgen, è stato quello di riportare la mente e la ragione all’interno  di un percorso alimentare che è quello  con il quale si confrontano i pazienti tutti i giorni, che insieme ai loro familiari ci chiedono sempre che cosa possono mangiare, se un determinato alimento fa male, se un altro fa bene…”

“Il cibo è un momento essenziale nel percorso di malattia, non solo perché in questo percorso, l’alimentazione rappresenta il segno tangibile che  le cose  non vanno poi così male, in quanto non sto perdendo peso, riesco a mantenermi in forza, non ho nausea. Dall’altra parte è ovviamente un momento di condivisione, di affetto con la famiglia che molto spesso  si trasforma invece in un’ ulteriore difficoltà, perché chi deve preparare le pietanze si sente frustrato nel non riuscire a preparare i piatti che il paziente gradisce, il paziente si sente frustrato perché non riesce a rendere onore a chi si è prodigato nella preparazione  e quindi si tende a semplificare tutto fino ad arrivare all’aborrita zucchina bollita, all’insalata, al pollo o pesce lesso. E quindi con Max Mariola abbiamo deciso di affrontare questo percorso di formazione dei familiari, attraverso un documento che abbiamo preparato, con alcune ricette semplici e a costo contenuto. Oggi  per esempio prepareremo come piatto principale  dei filetti di Ombrina in umido e come primo una Minestra molto saporita, a base di brodetto di pesce, nella quale spezzetteremo della pasta in modo da non proporre al paziente la solita pasta in bianco. Un primo molto ricco di proteine e Omega 3. Prima di tutto questo, come antipasto, abbiamo realizzato, grazie a Max Mariola,  delle Melanzane alla Parmigiana, evitando di friggere le melanzane,  condite con pomodoro fresco a fette, mozzarella e parmigiano”

Max Mariola e il Prof. Paolo Marchetti hanno cucinato insieme e alla fine dello show-cooking hanno gustato i cibi preparati con i partecipanti. Durante l’incontro è stato consegnato, a pazienti e famigliari, un quaderno personale nel quale riportare i propri vissuti nel periodo del mese successivo all’esperienza fatta. Recenti pubblicazioni scientifiche hanno sottolineato quanto la diagnosi del cancro abbia importanti ripercussioni sulla qualità di vita del paziente e della sua famiglia.

Un approccio multidisciplinare è la migliore forma di trattamento per le persone che hanno ricevuto una diagnosi di cancro, e tale approccio vede il coinvolgimento di più figure professionali, oltre all’oncologo, uno psicologo, un nutrizionista, un medico di medicina generale. Questo progetto si focalizza sul trattamento non farmacologico di alcuni degli effetti secondari associati ai trattamenti oncologici e nasce dall’idea di aiutare il paziente a controllare maggiormente gli effetti collaterali attraverso percorsi guidati e condivisi di familiarizzazione e messa in pratica di modi di cucinare.

Con questa iniziativa ci si propone di:

modificare gli atteggiamenti e le competenze di utenti “difficili”

coinvolgere tutti in un clima piacevole e cooperativo

aiutare i pazienti a comprendere le proprie esigenze alimentari attraverso la scelta degli alimenti da un menù originale.

preparare un pasto “migliore” rispetto ad un pasto “peggiore” per esplorare le relazioni tra alimentazione e benessere

“fare la spesa”, discutere insieme le scelte degli alimenti e commentarle

individuare i problemi derivanti da una non adeguata consapevolezza nel mangiare e nel rapporto con il cibo (cura di sé del corpo)

individuare le condotte da adottare quotidianamente per la prevenzione nella cura delle complicanze

aiutare la persona a diventare un decisore competente.

PhotoCredit: Oreste Fiorenza

Ali-ment-azione consapevole a pranzo con… Max Mariola e Paolo Marchetti

Lo chef mediatico Max Mariola, volto di Gambero Rosso Channel e di Rai Premium insieme al Prof. Paolo Marchetti coinvolgeranno un gruppo di pazienti oncologici e un loro familiare in un corso breve di cucina. Il 28 settembre 2019, Casa Fluviale Via delle Conce, 3 – Roma. Conferenza stampa ore 10 e 30. Pranzo  ore 13 

Il 28 settembre 2019, a Roma, alle ore 10 e 30, presso la Casa Fluviale, nuova location del poliedrico ristorante Porto Fluviale, la Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP) presenta l’evento “ALI-MENT-AZIONE CONSAPEVOLE”. Uno show-cooking per sensibilizzare i pazienti oncologici e i loro famigliari all’importanza di alimentarsi in modo sano anche per mitigare gli effetti indesiderati della chemioterapia.

Lo chef mediatico Max Mariola, volto di Gambero Rosso Channel e di Rai Premium insieme al Prof. Paolo Marchetti coinvolgeranno un gruppo di pazienti oncologici e un loro familiare in un corso breve di cucina. E cosa cucineranno? Il menù prevede come antipasto una Parmigiana di Melanzane Mignon per proseguire con un Risotto Con Fumetto Di Pesce Azzurro,  Spadellata di Scarola e dulcis in fundo un Arcobaleno di Bosco, frutta rossa, blu e nera. Una master-class con l’obiettivo di aumentare conoscenza e consapevolezza degli effetti che gli alimenti, e il modo di prepararli, hanno nel contrastare e mitigare gli effetti collaterali della chemioterapia.

Max Mariola e il Prof. Paolo Marchetti cucineranno insieme e alla fine dello show-cooking gusteranno i cibi preparati con i partecipanti. Durante l’incontro sarà consegnato, a pazienti e familiari, un quaderno personale nel quale riportare i propri vissuti nel periodo del mese successivo all’esperienza fatta. Recenti pubblicazioni scientifiche hanno sottolineato quanto la diagnosi del cancro abbia importanti ripercussioni sulla qualità di vita del paziente e della sua famiglia.

Un approccio multidisciplinare è la migliore forma di trattamento per le persone che hanno ricevuto una diagnosi di cancro, e tale approccio vede il coinvolgimento di più figure professionali, oltre all’oncologo, uno psicologo, un nutrizionista, un medico di medicina generale. Questo progetto si focalizza sul trattamento non farmacologico di alcuni degli effetti secondari associati ai trattamenti oncologici e nasce dall’idea di aiutare il paziente a controllare maggiormente gli effetti collaterali attraverso percorsi guidati e condivisi di familiarizzazione e messa in pratica di modi di cucinare.

Con questa iniziativa ci si propone di:

modificare gli atteggiamenti e le competenze di utenti “difficili”

coinvolgere tutti in un clima piacevole e cooperativo

aiutare i pazienti a comprendere le proprie esigenze alimentari attraverso la scelta degli alimenti da un menù originale.

preparare un pasto “migliore” rispetto ad un pasto “peggiore” per esplorare le relazioni tra alimentazione e benessere

“fare la spesa”, discutere insieme le scelte degli alimenti e commentarle

individuare i problemi derivanti da una non adeguata consapevolezza nel mangiare e nel rapporto con il cibo (cura di sé del corpo)

individuare le condotte da adottare quotidianamente per la prevenzione nella cura delle complicanze

aiutare la persona a diventare un decisore competente.

Fondazione per la Medicina Personalizzata

Sede legale: Via Goffredo Mameli, 3/ 1 – 16122 Genova – Sede operativa: Via Vittorio Veneto, 7 – 00187 Roma e-mail: coordinamentofmp@gmail.com – C.F. 95206210106 – P.I. 02564180990 -cell. 347/5831339

Ingresso su invito

21 settembre Giornata Mondiale dell’Alzheimer

AIRALZH presenta un cortometraggio per promuovere la ricerca scientifica sull’Alzheimer. Realizzato da un team internazionale di giovani talenti, EVERYDAY si avvale della direzione al doppiaggio di Carlo Valli, inconfondibile voce italiana di Robin Williams

In occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, prevista per il 21 settembre, AIRALZH ONLUS – unica associazione che promuove a livello nazionale la ricerca medico scientifica sulla patologia – presenta il cortometraggio EVERYDAY.

EVERY DAY racconta di Jack, un settantenne intrappolato nella sua quotidianità, che si troverà ad affrontare una difficile verità attraverso una conversazione a senso unico con la moglie Claire. Una sceneggiatura che dipinge l’Alzheimer in modo realistico seppur mantenendo un forte impatto emozionale e la delicatezza necessaria per un tema complesso come questo.

Nato come progetto di tesi di una giovanissima italiana, la 24enne Martina Menini, per il programma di regia della University of California, Los Angeles – Extension, il cortometraggio,  visibile sul sito www.airalzh.it, è il risultato di una collaborazione con altri giovani studenti e professionisti internazionali che hanno preso a cuore le tematiche affrontate e che hanno donato il proprio tempo e talento per raccontare la malattia.

Martina Menini – regista, sceneggiatrice e co-produttrice insieme ad un’altra italiana, Francesca Esposito – ha messo a disposizione il suo cortometraggio a favore di AIRALZH per sensibilizzare sulla patologia e ribadire l’importanza di sostenere la ricerca. Un team internazionale di giovani filmmaker a fianco di una rete di ricerca, quella di Airalzh Onlus, fatta da giovani ricercatori.

Realizzato a Los Angeles, il cortometraggio si avvale della direzione del doppiaggio e dell’inconfondibile voce di Carlo Valli, attore di teatro e celebre doppiatore italiano che, insieme alla moglie Cristina Giachero, ha accettato con grande generosità di sostenere il progetto permettendone la versione italiana, presentata in anteprima all’Alzheimer Fest di Treviso lo scorso 14 settembre.

“Ho accettato con piacere di partecipare a questo progetto – racconta Carlo Valli – perché mi è sembrato giusto. Un’iniziativa del genere, un cortometraggio realizzato da giovani talenti messo a disposizione di Airalzh per sostenere la ricerca medico scientifica, merita rispetto e collaborazione”

All’Alzheimer Fest di Treviso anche i ricercatori AIRALZH hanno presentato in anteprima i risultati delle ricerche che stanno svolgendo nel campo delle nuove tecnologie non invasive per la diagnosi e il trattamento delle fasi precoci dell’Alzheimer. Si è parlato, in particolare, di come l’ottimizzazione dei metodi di diagnosi precoce e l’utilizzo di trattamenti non farmacologici o training  permetteranno di offrire cure più adeguate e tempestive, riducendo di quasi la metà i costi totali all’anno per malato.

Se è vero che per sconfiggere l’Alzheimer un trattamento definitivo ancora non esiste, è altrettanto vero che agendo precocemente sui primi sintomi della malattia è possibile rallentare il suo progresso, aumentare l’aspettativa e migliorare la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie.

“I giovani ricercatori della rete Airalzh Onlus lavorano già da tre anni su diversi progetti nei centri d’eccellenza di tutta Italia, grazie in particolare al sostegno di Coop. La ricerca nel campo della demenza non è solo necessaria ma rappresenta un obbligo sociale indispensabile, considerato anche il peso economico di questa malattia” afferma la dott.ssa Alessandra Mocali, biologa ricercatrice e Prof. Agg. in Patologia Generale, sez. Patologia e Oncologia Sperimentali dell’Università degli Studi di Firenze, nonché Presidente Airalzh.

“Agire nella fase precoce dello sviluppo della malattia permetterebbe di ritardare il tasso di progressione della malattia del 50% – conferma la prof.ssa Monica Di Luca, Professore Ordinario di Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano, Presidente di European Brain Council (EBC) nonchè Vice Presidente di Airalzh Onlus –  con una conseguente diminuzione della percentuale di malati negli stadi avanzati della malattia e un costo totale dell’assistenza che scenderebbe da 22.000 a 12.406 euro per malato l’anno, secondo uno studio condotto da European Brain Council”.

Il 32% degli italiani è ingrassato durante le vacanze estive

Nel nostro Paese il 40% della popolazione è in sovrappeso ed il 10% è obeso: lo dimostra una recente proiezione 2019 dell’Università Popolare “Stefano Benemeglio” delle Discipline Analogiche (UPDA) su dati dell’Istituto Superiore di Sanità. «D’estate poi siamo tutti maggiormente esposti a prendere peso» spiega la dottoressa Samuela Stano, presidente UPDA. 

In base ad un sondaggio realizzato dall’Università Popolare “Stefano Benemeglio” delle Discipline Analogiche (www.upda.it), unica istituzione professionalizzante che oggi forma gli «analogisti» in Italia, su un campione di 1.000 uomini e 1.000 donne di età compresa tra i 18 ed i 65 anni, il 32% è ingrassato proprio nei mesi delle vacanze estive.
«D’estate siamo tutti maggiormente esposti a prendere peso, lasciandoci andare ai piaceri della tavola, concedendoci molti sfizi e rinunciando perfino allo sport ed alle attività fisiche che invece pratichiamo abitualmente in altri periodi dell’anno» puntualizza la dottoressa Samuela Stano, presidente dell’Università Popolare “Stefano Benemeglio” delle Discipline Analogiche (UPDA).

È così che ci ritroviamo ad avere in Italia il 40% della popolazione in sovrappeso e il 10% di obesi (proiezione 2019 dell’Università Popolare “Stefano Benemeglio” delle Discipline Analogiche su dati dell’Istituto Superiore di Sanità).
A dichiarare poi di seguire una dieta durante tutto l’anno è appena il 9% del campione e durante le ferie, subito dopo la “prova costume”, c’è il maggior tasso di abbandono (65%).

Paradossalmente, ad ingrassare è anche chi ha dichiarato di non avere mangiato di più e perfino chi, nel campione intervistato dall’UPDA, ha sostenuto di continuare a fare attività fisica, non riuscendo a perdere peso nonostante l’impegno.
Come è possibile? «Spesso è una questione di metabolismo. Spesso basterebbero poche sedute specifiche che consentirebbero non solo di perdere peso ma anche di mantenere i risultati nel tempo e di superare i possibili disturbi connessi» risponde lo psicologo Stefano Benemeglio (www.stefanobenemeglio.com), padre delle Discipline Analogiche.

Quando non si riesce proprio a dimagrire -sostengono gli esperti dell’UPDA- è all’inconscio che si deve guardare. L’obiettivo è quello di trovare la causa, che poi è un malessere che spesso ci portiamo dietro da anni a causa di eventi accaduti nella nostra vita, che ci inducono -tra l’altro- ad avere un comportamento alimentare sbagliato.
«Spesso è proprio la sofferenza accumulata che porta a compensare con qualcosa che ci può far piacere come il cibo. In questo caso, l’analogista può intervenire facendo sì che la persona possa consumare quelle sofferenze e farle regredire, così come la rabbia, le paure, i sensi di colpa» spiega la dottoressa Samuela Stano.

Ed è per questo che sempre più italiani per dimagrire si affidano agli «analogisti», i nuovi operatori del benessere, formati nelle discipline analogiche, il cui obiettivo primario è quello di migliorare la qualità della vita delle persone, lavorando sui meccanismi che regolano l’inconscio e l’emotività dell’individuo.
L’intervento dell’analogista avviene attraverso quello strumento straordinario che è il linguaggio emotivo non verbale, ossia la capacità di comunicare con la parte emotiva di noi stessi o dei nostri interlocutori. L’analogista è in grado di parlare con il nostro inconscio come se fosse una persona presente, perché l’inconscio risponde attraverso segnali non verbali che permettono di risalire alla causa effettiva del problema.

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