Relazione tra Covid-19 e testosterone: le ultime scoperte

L’enzima di conversione dell’angiotensina 2 o ACE2, che è indispensabile per introdurre SARS-CoV-2 nelle cellule ospiti, e tale recettore è anche espresso nei testicoli”, dice ancora l’andrologo Militello. 

I dati raccolti in tutto il mondo sui casi COVID-19 rivelano che uomini e donne hanno la stessa probabilità di contrarre il COVID-19.  Tuttavia, il numero di pazienti ricoverati in ospedale con COVID-19 complicato da gravi eventi clinici, come la coagulazione intravascolare disseminata, la tromboembolia venosa, le lesioni cardiovascolari e renali acute o la sepsi e l’insufficienza multiorgano, è statisticamente più elevato per gli uomini rispetto alle donne.

“A un esame più attento, si sospetta che fattori specifici potrebbero causare una propensione verso una prognosi sfavorevole negli uomini affetti da COVID-19, in particolare enfatizzando il ruolo del testosterone“, spiega il Prof. Andrea Militello Urologo e Andrologo premiato nel 2014 e 2018 come miglior andrologo d’Italia.

“In una revisione della letteratura pubblicata su Andrology, i colleghi italiani hanno dedotto che i dati osservativi mostrano che i pazienti con peggiore progressione clinica, spesso gli adulti più anziani con una o più malattie croniche sottostanti, hanno maggiori probabilità di avere bassi livelli di testosterone”, continua il professore.

“Inoltre, l’enzima di conversione dell’angiotensina 2 o ACE2, che è indispensabile per introdurre SARS-CoV-2 nelle cellule ospiti, e tale recettore è anche espresso nei testicoli”, dice ancora l’andrologo Militello. 

“Questi risultati suggeriscono che SARS-CoV-2 può infettare i testicoli, influenzando potenzialmente anche la secrezione di testosterone nei pazienti più giovani. Pertanto, come nei casi di uomini più anziani o di quelli con malattie dismetaboliche come l’obesità, un basso livello sierico di testosterone può predisporli a una ridotta risposta immunitaria, portando a un peggioramento della progressione dell’infezione da SARS-CoV-2 negli uomini”, continua Militello, che da poco riceve anche pazienti nella Repubblica di San Marino.

Lo studio italiano ha affermato che l’ipotesi è stata recentemente dimostrata in un piccolo studio a centro singolo che ha valutato 31 uomini con polmonite COVID-19 ammessi in terapia intensiva in Italia. Nello studio, pubblicato su Andrology a maggio, i ricercatori hanno scoperto che gli uomini con COVID-19 grave e ipogonadismo manifesto avevano maggiori probabilità di morire rispetto agli uomini con livelli più alti di testosterone.

La ricerca suggerisce che livelli più bassi di testosterone plasmatico, che possono essere comuni tra gli uomini anziani o gli uomini con obesità, così come tra gli uomini con altre malattie croniche, potrebbero portare a infiammazione sistemica, compromissione della funzione CV, tromboembolia e peggiori esiti COVID-19.

“Il testosterone predispone gli uomini a una risposta immunitaria meno efficace contro gli agenti infettivi e l’ipogonadismo maschile può innescare una disfunzione dannosa delle citochine che potrebbe essere responsabile di cattive prognosi negli uomini con COVID-19″, racconta ancora il Dr. Militello.

“La ricerca di base dovrebbe mirare a chiarire quale ruolo, se del caso, ricopre quel recettore degli androgeni nella facilitazione dell’infezione da COVID-19 e sulla sua gravità. In secondo luogo, la ricerca clinica dovrebbe essere condotta per valutare il ruolo patofisiologico del diverso ambiente ormonale nell’infezione COVID-19 per entrambi i sessi e se l’infezione COVID-19 facilita la riduzione dei livelli di testosterone, poiché può influenzare negativamente i testicoli causando un evidente ipogonadismo. Di conseguenza, potrebbero essere condotti diversi approcci terapeutici all’infezione da COVID-19, sulla base dei risultati degli studi summenzionati”, conclude l’andrologo.

Sciopero della fame 21 operai a Priolo Gargallo: incontro dell’Osservatorio Nazionale Amianto presso il Ministero del Lavoro

Ezio Bonanni: “è il primo passo per tentare di risolvere il problema amianto in Sicilia, ma non basta. Se necessario faremo manifestazione nazionale delle vittime di amianto”

 Il Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Avv. Ezio Bonanni, è stato ricevuto oggi al Ministero del Lavoro con il Segretario di Presidenza del Senato e componente della Commissione Igiene e Sanità, Giuseppe Pisani, per discutere e analizzare la questione tecnico giuridica del prepensionamento dei 21 operai, vittime dell’amianto e esposti alla fibra killer, dell’officina “Industrie Meccaniche Siciliane” in sciopero della fame da 15 giorni, che hanno ottenuto il riconoscimento dei benefici contributivi dal Tribunale di Siracusa. La sentenza, a causa di un cavillo, è stata poi ribaltata dalla Corte di Appello di Catania e verrà impugnata in Cassazione.

“Questa  mattina, insieme all’avvocato Bonanni, ho partecipato ad un incontro  con il vice capo di gabinetto del ministero del Lavoro, Professoressa Bozzao, coadiuvata dalla dottoressa Monterosso, funzionario del Ministero, e dal dott. Lelli, collaboratore di segreteria del Ministro Nunzia Catalfo, che ringrazio per la immediata disponibilità a trattare la vicenda dei lavoratori della ditta Belleli; come noto, questi ex dipendenti della ditta che ha operato nel SIN di Priolo per molti anni, da alcuni giorni  stanno attuando lo sciopero della fame per  proclamare  la loro protesta contro la sentenza della sezione lavoro della CdA di Catania, avversa in merito al riconoscimento di taluni benefici relativi alla loro pregressa esposizione lavorativa all’amianto – scrive Pisani su suo profilo di facebook – “senza voler entrare nel merito delle disposizioni giudiziali, considerato che questi ex dipendenti sono, comunque, persone professionalmente esposte ad un agente altamente patogeno, bandito dai cicli lavorativi proprio per il suo elevato  rischio oncogeno, si vuole trovare, nel rispetto del quadro normativo,  una soluzione che consenta loro la fruizione delle prerogative di legge.

“L’ONA non ci sta e, non solo faremo una battaglia legale, ma andremo avanti con lo sciopero della fame ad oltranza. Non faremo sconti a nessuno”, annuncia Bonanni che, pur mantenendo la veste istituzionale di componente della Commissione Amianto voluta dal Ministro Costa, è stato chiaro: “non si accettano compromessi al ribasso, i lavoratori, in quanto malati, hanno comunque diritto al prepensionamento anche in base all’art. 13 comma 7 della l n. 257/1992. Poi ci sono tutte le altre questioni che verranno illustrate nelle competenti sedi giudiziarie”, e aggiunge: “l’O.N.A. chiede che il Ministro del lavoro intanto vigili perché l’INPS non revochi le pensioni che ha concesso con autonomi atti amministrativi. Questo colpo di mano non può giustificare la revoca delle pensioni”. Gli fa eco il grido di dolore del coordinatore siciliano, Calogero Vicario, “abbiamo maneggiato, respirato e anche mangiato l’amianto. Il Tribunale di Siracusa ci ha dato ragione e ora la Corte di Appello ribalta l’esito della causa e questo è inammissibile, per cui continueremo lo sciopero della fame fino alla morte. E’ necessario che il Governo, che si è presentato come il governo del popolo, non si presti ad iniziative persecutorie e vessatorie in danno dei lavoratori. Come coordinatore O.N.A. Sicilia chiederò una mobilitazione nazionale in piazza delle vittime. Occorre che il Ministro del lavoro tuteli le vittime dell’amianto nel modo giusto. Non chiediamo nulla che non sia nostro. Chiediamo giustizia, legalità e verità”. 

L’ONA ha istituito il servizio di assistenza legale per le vittime del mesotelioma, e delle altre patologie asbesto correlate attraverso lo sportello amianto on line (https://www.osservatorioamianto.com/) e il numero verde gratuito 800 034 294.

Osservatorio Nazionale Amianto: L’INPS discrimina 70 lavoratori della FIREMA di Caserta esposti alla fibra killer

Ezio Bonanni (ONA): “chiediamo che il Ministro del Lavoro ripristini la legalità violata in danno delle vittime dell’amianto”

Vittime dell’amianto: lavoratori senza diritti. È il duro atto di accusa dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e componente dell’omonima commissione del Ministero dell’Ambiente, il quale plaude all’intervento risoluto dell’Assessore della Regione Campania al lavoro e alle risorse umane, Sonia Palmeri, che ha denunciato l’ingiusta discriminazione di cui sono vittime circa 70 lavoratori della Firema di Caserta, azienda che si è occupata della scoibentazione delle carrozze delle FS imbottite di amianto esponendoli, ignari e incolpevoli, a polveri e fibre senza protezioni. Il Ministro del Lavoro ha emesso l’atto di indirizzo ministeriale, diretto all’INAIL, perché ottenessero tutti il prepensionamento.

Ne è nato un forte contenzioso legale animato dall’Avv. Bonanni, il quale ha ottenuto dal TAR del Lazio la sentenza 5750/09 con la quale è stato annullato il decreto dell’INAIL che aveva circoscritto l’applicabilità di tale normativa a pochi siti, escludendo quello di Caserta. Tanto più per il fatto che in FS – Ferrovie dello Stato – la condizione di rischio amianto è tale per cui assistiamo a 619 casi di mesotelioma e 82 per coloro che hanno abitato nei dintorni delle stazioni, e quindi, se tale condizione di rischio è già rilevante per il personale FS, lo è a maggior ragione per gli scoibentatori delle carrozze ferroviarie.

“Esposizione all’amianto e diritto alla pensione, mi chiedo dove sia ancora oggi il nodo normativo. Come Assessore al Lavoro della Regione Campania mi faccio portavoce dei lavoratori campani della Firema che hanno maturato il diritto di andare in pensione, vedendosi riconosciuto dall’INPS il periodo di esposizione alle fibre di amianto. Se è un problema normativo si deve trovare subito una soluzione nazionale, abbattere gli intoppi burocratici e ristabilire criteri di giustizia sociale. Ho chiesto al Ministro del lavoro di attivarsi immediatamente per risolvere questa incresciosa vicenda non più rinviabile” – dichiara la Palmeri.

“Bene l’intervento dell’Assessore Palmeri, che ha dato una spinta decisiva per riaprire il tavolo di confronto ministeriale sul tema dei diritti calpestati dei lavoratori Firema esposti alla fibra killer, ma non basta, chiediamo che il Governo passi dalle parole ai fatti. Basta discriminazioni contro i lavoratori dell’amianto. Se necessario torneremo in Piazza, così come abbiamo già fatto in Sicilia per sostenere i lavoratori del petrolchimico di Priolo Gargallo”’, è il grido di battaglia di Bonanni, che ha intrapreso contatti con altre associazioni per avviare una forma di mobilitazione in tutto il territorio nazionale, estesa anche alla categoria delle piccole e medie imprese.

Questa condizione di rischio è confermata dall’epidemia di mesoteliomi e di altre patologie asbesto correlate in Campania: mesoteliomi fino al 2015 pari a 1554 casi, corrispondenti al 5,7% su base nazionale. La media è in salita a più di 100 casi l’anno, così censiti da ONA per il periodo successivo fino al 2019, con stima di 2000 casi complessivi; tumori del polmone 4000 decessi, tenendo conto che sono il doppio rispetto ai casi di mesotelioma, e su basi statistico matematiche e rilevazioni ONA le cui stime sono: asbestosi circa 600 decessi fino al 2019; decessi per altre patologie asbesto correlate 800. Totale dei decessi per patologie asbesto correlate 7400 fino al 2019. L’ONA ha censito, senza essere smentita, la contaminazione di amianto e materiali contenenti amianto, per più di 5000 tonnellate nella sola Campania, oltre la moltiplicazione della condizione di rischio dovuta all’emergenza ambientale, per altri cancerogeni, e per siti e territori specifici, come per esempio la ‘Terra dei Fuochi’. Per tali motivi  è sempre in prima linea in regione Campania, con lo sportello amianto on line www.osservatorioamianto.com/sportello-nazionale-amianto/, e con il numero verde 800 034 294 per la tutela dei diritti di tutti i cittadini e lavoratori.

L’associazione, con riferimento a molti casi di malattie e morti di lavoratori, ha esposto i fatti alla Procura della Repubblica di Caserta, e ha ottenuto anche sentenze giudiziali a carico di INAIL di riconoscimento di patologie asbesto correlate di dipendenti Firema, ottenendo quindi anche l’accertamento giurisdizionale della condizione di rischio – sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere n. 2202/2019 (D.V. S./ INAIL); sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere n. 3109/2018 (R.M./ INAIL)- in seguito ad accertamenti tecnico peritali, a fronte dei quali non si comprende per quale titolo alcuni dei dipendenti Firema si siano visti disconoscere i benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Alzheimer in aumento: Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna sul podio. Un malato su due non sa di esserlo, le donne più colpite

I malati sono 120 mila in Lombardia, 109 mila nel Lazio e 106 mila in Emilia Romagna, che si posizionano così sul podio. Seguono Puglia (104 mila), Veneto (100 mila), Campania (98 mila), Piemonte (95 mila), Sicilia (90 mila), Toscana (85 mila) e Calabria (68 mila). A metterlo in evidenza è il Rotary Club Roma Capitale in occasione del conferimento della Paul Harris Fellowship, la più alta distinzione rotariana, ai consoci Renato Boccia, Claudio Pernazza, Giuliano Cenciarelli ed Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte, promotori del Progetto Alzheimer del Rotary Club Roma Capitale.

In Italia ci sono 1,2 milioni di malati conclamati di Alzheimer e oltre 700 mila persone che ancora non sanno di essere malati. E nel mondo i malati sono addirittura 49 milioni, il che equivarrà a dire tra 10 anni un nuovo malato ogni tre secondi. «Cifre che devono far pensare e che devono essere prese seriamente in considerazione» puntualizza Pierluigi Di Giorgio, presidente 2019-2020 del Rotary Club Roma Capitale.

I malati sono 120 mila in Lombardia, 109 mila nel Lazio e 106 mila in Emilia Romagna, che si posizionano così sul podio. Seguono Puglia (104 mila), Veneto (100 mila), Campania (98 mila), Piemonte (95 mila), Sicilia (90 mila), Toscana (85 mila) e Calabria (68 mila).

Seguono poi Marche (42 mila), Sardegna (40 mila), Friuli Venezia Giulia (36 mila), Liguria (33 mila), Abruzzo (25 mila), Trentino Alto Adige (15 mila), Umbria (13 mila), Basilicata (9 mila), Molise (8 mila), Valle d’Aosta (4 mila).

L’incidenza dei malati di Alzheimer tende ad aumentare con l’avanzare dell’età: la patologia interessa lo 0,4% degli individui che hanno tra i 65 e i 69 anni, l’1,9% degli individui tra i 70 e i 74 anni, il 3,4% di chi ha tra i 75 e i 79 anni per arrivare a toccare l’11,5% degli anziani che hanno 80 anni e più.

Approfondendo l’analisi per genere è evidente il gap a sfavore delle donne, le quali presentano una incidenza del 6%, doppia rispetto al 3% degli uomini. E per quanto riguarda il livello di istruzione si osserva che l’insorgenza della malattia è diffusa prevalentemente tra gli individui meno istruiti (6%, 1 punto percentuale sopra la media) con una quota doppia rispetto a chi ha un’istruzione media (3%) e meno diffusa presso gli individui altamente istruiti (1%).

La malattia di Alzheimer influenza la qualità della vita: il 63% dei malati riferisce di avere gravi difficoltà nella attività di cura della persona, il 90% ha gravi difficoltà nelle attività domestiche, il 68% lamenta calo di concentrazione e di conseguenza il 12% dei malati è incorso in incidenti domestici.

A livello territoriale i più alti tassi di mortalità si presentano in Valle d’Aosta (48%), in Piemonte (36%), in Sardegna (36%), in Veneto (36%) e nella Provincia Autonoma di Bolzano (36%).

E, per quanto riguarda le province, i tassi più elevati si registrano a Carbonia-Iglesias (46%), Treviso (39%), Cuneo (38%), Trapani (38%), Sassari (38%), Bergamo (36%), Cremona (36%), Ancona (36%) e Modena (36%).

A livello mondiale, poi, secondo le previsioni del Rotary, il numero delle persone con demenza di Alzheimer è destinato a triplicarsi, superando a livello globale i 160 milioni di casi nel 2050.

Esaminando i trend attuali, rispetto ai 49 milioni di malati del 2019, già entro il 2020 questo numero salirà a 52 milioni, comportando un costo annuo della demenza che a livello mondiale supera i mille miliardi di dollari, cifra destinata a raddoppiare già entro i prossimi 10 anni.

In Italia il costo medio annuo per malato è pari a 71 mila euro, comprensivo delle spese a carico del Servizio Sanitario Nazionale e dei costi indiretti che ricadono sulle famiglie o sulle organizzazioni di sostegno.

«Moltiplicando questo costo per gli attuali 1,2 milioni di italiani malati di Alzheimer, si può capire quale sia il gigantesco impatto economico di questa malattia che nel nostro Paese rappresenta dunque una spesa di oltre 85 miliardi di euro annui» sostengono gli analisti del Rotary Club Roma Capitale.

Una cifra che è 8 volte superiore rispetto al dato ufficiale riferito ai costi diretti -di cui il 73% a carico delle famiglie- che ufficialmente ammontano a circa 11 miliardi di euro.

«Considerando che l’Italia è il Paese più longevo d’Europa con 13,4 milioni di ultra-sessantenni, pari al 22% della popolazione, questo problema ci riguarda molto da vicino. Per questo, ci proponiamo di fare con l’Alzheimer lo stesso che abbiamo fatto con la poliomielite, con un impegno economico di circa 2 miliardi di dollari da parte dei soci rotariani di tutto il mondo che ha consentito di vaccinare 2,5 miliardi di bambini in 122 Paesi e di eradicare quasi del tutto questa malattia» commenta il dottor Pierluigi Di Giorgio.

«Con l’Alzheimer ci proponiamo di fare lo stesso che abbiamo fatto con la poliomielite» prosegue il presidente 2019-2020 del Rotary Club Roma Capitale, che in occasione del «passaggio della campana» al presidente eletto, avvocato Gennaro Contardi, ha anche tracciato un bilancio dell’attività del club romano.

Tra i molti progetti concretizzati quest’anno, durante l’emergenza COVID-19 vi è stata anche la donazione —realizzata dal Rotary Club Roma Capitale insieme ai giovani del Rotaract Roma Tirreno Monte Mario— di un respiratore ad un noto ospedale romano, con un impegno economico di 18.500 euro raccolti grazie all’adesione di una cinquantina di soci.

Per l’impegno nella lotta contro l’Alzheimer voluto dal Rotary Club Roma Capitale sono stati quest’anno insigniti della «Paul Harris Fellowship», la più alta distinzione rotariana, il presidente e segretario generale della World Organization for International Relations (www.woirnet.org), Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte, il dottor Renato Boccia, Claudio Pernazza e Giuliano Cenciarelli.

Il diploma di conferimento dell’onorificenza è stato consegnato durante una cerimonia che si è tenuta presso il prestigioso «Polo Club» di Roma, che è stata anche occasione per accogliere nella famiglia rotariana due nuovi illustri soci: la scrittrice Adriana Pelo, ricercatrice di Linguistica Italiana alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Roma Tre, e l’architetto Filippo Maria Martines, consigliere dell’Ordine degli Architetti di Roma nonché progettista della nuova sede del Ministero dell’Ambiente.

«Bisogna trovare molti più fondi per finanziare la ricerca e di questo possiamo farci carico noi rotariani, proprio come abbiamo fatto per la poliomielite» sostiene il dottor Renato Boccia, portavoce e responsabile -insieme al consocio Claudio Pernazza- del Progetto Alzheimer del Rotary Club Roma Capitale.

Il progetto rotariano a carattere internazionale sull’Alzheimer è partito dal Rotary Club Roma Capitale, dunque dal nostro Paese, ma anche il progetto contro la poliomielite ha la sua prima origine, 41 anni fa, per opera di un piccolo club italiano: il Rotary Club di Treviglio, che, tramite il suo presidente Sergio Mulitisch, propose alla Convention di Roma del 1979 l’idea di vaccinare contro la poliomielite i bambini dei Paesi in via di sviluppo.

Il progetto, subito accettato dal board della sede centrale di Evanston del Rotary International, fu dapprima riservato ai soli club italiani che, a proprie spese, provvidero alla raccolta dei primi vaccini da inviare nelle Filippine. Poi il progetto ebbe così tanto successo che il Rotary decise di coprire tutto il mondo con il programma di vaccinazione «Polio Plus».

Oggi, forti della circostanza che Albert Sabin, rotariano di Cincinnati, padre del vaccino orale, ha lasciato in eredità al Rotary International l’utilizzo del suo vaccino, grazie anche alla collaborazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Unicef, la poliomielite può dirsi praticamente eradicata dal mondo, restando solo pochi focolai isolati. Fonte: AJ-Com.Net

IT per la Sanità: “Pronto qui è il Pascale”, al Numero Verde 11mila chiamate in 2 mesi

Dalla settimana prossima il servizio, gestito da Innovaway, raddoppia supportando anche i pazienti dell’Ospedale Ascalesi


Nato in piena fase 1 dell’emergenza Coronavirus, per supportare i pazienti da remoto e rendere quindi ancor più efficienti i sistemi di prenotazione, l’organizzazione delle visite mediche e la richiesta di informazioni, il numero Verde 800180718 dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS – Fondazione G. Pascale di Napoli in due mesi ha toccato quota 11mila telefonate e dalla prossima settimana raddoppia estendendosi anche all’Ospedale Ascalesi.

Il servizio, affidato lo scorso aprile ad Innovaway, una delle principali realtà europee specializzata anche nella Sanità Digitale, ha messo in campo un team di dieci persone dedicate che in due mesi hanno risposto a undici mila chiamate, 5mila richieste di informazioni e 6mila per prenotazioni di visite. Il Gruppo Innovaway, con oltre mille dipendenti tra Milano, Torino, Roma, Napoli, Bari e Tirana opera nel settore ICT e offre soluzioni personalizzate in diversi settori, quali finance, retail e luxury e public sector.
È questa attività a segnare una tappa importante del Competence Center Healthcare di Innovaway, azienda napoletana che raccoglie competenze distintive per il mondo della sanità e che opera per promuovere iniziative e soluzioni tecnologiche presso tutte le strutture sanitarie, in prima linea in questo difficile momento per il Paese.

Il numero verde del Pascale è visibile sulla home page del sito dell’Istituto www.istitutotumori.na.it

“Abbiamo pensato di istituire il numero verde – ha sottolineato nel presentare il servizio il Direttore Generale del Pascale Attilio Bianchi – per potenziare le linee telefoniche del centralino ed incrementare il livello del contatto con i nostri pazienti. Il personale del call center è stato formato all’interno dell’azienda e laddove le richieste fossero specifiche sarà premura dell’operatore chiedere il numero cellulare del paziente e richiamarlo”.
 
“Innovaway-  ha dichiarato il Direttore Generale Antonio Burinato – lavora da anni al fianco del mondo della Sanità in diversi contesti, ma alla nascita dell’emergenza Covid-19 è aumentato il nostro impegno e abbiamo scelto di mettere le nostre competenze a disposizione. Il servizio realizzato per l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS – Fondazione G. Pascale di Napoli nasce dalla necessità di rispondere ai forti flussi di contatti generati dal Covid-19 e in contemporanea di incrementare il livello di rapporto con i pazienti oncologici. Noi siamo stati capaci di rispondere con assoluta tempestività, confidenti che il nostro servizio possa aiutare i cittadini della Regione Campania, che comunque presentano patologie importanti, anche se diverse dal Covid-19. Peraltro non si tratta di un’iniziativa isolata, perché il nostro team è da diversi mesi impegnato in un importante progetto di innovazione e trasformazione digitale della Sanità Regionale della Campania che sta iniziando a produrre i primi risultati tangibili.”

Ketamina: la droga “ricreativa” che rende impotenti

La ketamina, un anestetico dissociativo, si è recentemente diffusa come droga ricreativa. Il suo abuso porta a disturbi neurocomportamentali oltre ad effetti tossici su altri organi del corpo.

Per valutare gli effetti tossici della somministrazione cronica di basse dosi di chetamina sulla memoria, sui testicoli e sull’erezione, esplorare la sua fisiopatologia attraverso il meccanismo dello stress ossidativo ed esaminando l’effetto di miglioramento della N-acetil cisteina (NAC), è stato effettuato uno studio specifico da ricercatori egiziani (https://doi.org/10.1016/j.reprotox.2020.05.016).

Un totale di 40 ratti albini maschi sono stati assegnati al controllo, veicolo, solo chetamina I.P. (10 mg / kg) e chetamina (10 mg / kg) + gruppi NAC (150 mg / kg).

Sono state eseguite la valutazione dell’affetto della memoria e della funzione erettile mediante evitamento passivo, riconoscimento di nuovi oggetti e test copulatori.

Sono state eseguite la stima della malondialdeide (MDA), della catalasi (CAT) e della capacità antiossidante totale (TAC) nel siero e dell’omogenato prefrontale e ippocampale e dell’ormone luteinizzante (LH), il testosterone nel siero.

Corteccia prefrontale, ippocampo e testicoli sono stati raccolti per istopatologia.

“La somministrazione cronica di ketamina ha indotto significativi deficit di memoria (P <0,05), ridotta funzione erettile (P <0,05), grave ipospermatogenesi, aumento dell’MDA, riduzione dei livelli di CAT, TAC nel siero e omogenato dei tessuti (P <0,05) e riduzione di LH e testosterone (P <0,05)”, spiega il Dr. Militello, eletto miglior andrologo urologo d’Italia nel 2018.

Il trattamento con NAC ha comportato invece un significativo miglioramento della funzione di memoria, una migliore funzione erettile e una riduzione del danno ossidativo sia nel siero che negli omogeneati dei tessuti.

”I livelli di testosterone e di LH hanno mostrato una differenza significativa tra gruppi di trattamento e controlli (P <0,05).

NAC ha ridotto i deleteri cambiamenti istopatologici. Questi dati suggeriscono che la Ketamina a lungo termine influisce sulla memoria breve e lunga, induce disfunzione erettile e testicolare attraverso lo stress ossidativo. Mentre la co-somministrazione con NAC contrasta invece questi effetti tossici” conclude il Dr. Militello.

Per maggiori informazioni sull’argomento visitare il sito del dottor Militello all’indirizzo www.urologia-andrologia.net.

Salute: l’arte e la bellezza curano la depressione

È stato pubblicato su Phenomena Journal negli scorsi giorni l’articolo scientifico riguardo una ricerca, fatta in provincia di Siena, che evidenzia come la cultura e la bellezza influiscano nella diminuzione dello stress. 

Negli anni 2012-2013 l’Associazione Valdelsa donna, in collaborazione con il reparto oncologico dell’Ospedale Campostaggia della USL Toscana Sud-Est diretto da Angelo Martignetti, si è fatta promotrice di una ricerca per offrire “Vita agli anni” dei malati oncologici, e fornire un sostegno ai loro familiari in momenti di particolare stress psico-fisico. 

Paola Dei, psicologa, critico teatrale e cinematografico, presidente del Centro Studi di Psicologia dell’Arte e Psicoterapie Espressive ha portato avanti la ricerca che ha permesso, attraverso il Metodo Psycofilm, da lei elaborato e accolto favorevolmente dalla Comunità Scientifica, di dimostrare quanto la cultura e le arti, siano portatrici di benessere, e in grado di diminuire i livelli di stress attivando gli ormoni del benessere e le emozioni positive, diverse dal pensiero positivo di stampo new age.

I dati della sperimentazione sono stati pubblicati lo scorso 4 giugno sulla rivista scientifica internazionale Phenomena Journal, che si occupa di Psicopatologia, Neuroscienze e Psicoterapia. 

La sperimentazione effettuata su un campione statistico, composto da malati oncologici e loro familiari, ha permesso nell’arco di nove mesi di rilevare le trasformazioni avvenute e la diminuzione dello stress.

Sono stati utilizzati film, scelti ponderatamente per il contesto dove venivano proposti, utilizzando un approccio estetico-sperimentale, ed è stata evidenziata l’importanza del lavoro attraverso il cinema e la sua efficacia per trasformare emozioni negative e migliorare le relazioni inter e intra familiari, diminuendo i livelli dell’ormone dello stress (cortisolo), grande nemico della nostra salute. Un elemento in grado di aprire la strada non solo a depressione, aumento di peso, malessere psicologico, ma anche alla pressione arteriosa, e ad alterazioni del livello del colesterolo. 

Dati sperimentali e clinici evidenziano come in molti casi, le emozioni negative, i traumi, le situazioni avverse, soprattutto quando permangono a lungo, siano in grado di sregolare il sistema di controllo dello stress con ripercussioni su tutto l’organismo. 

Durante la sperimentazione a Campostaggia è stato evidenziato come le strategie messe in atto hanno presupposto l’attivazione della capacità creativa e come ogni partecipante sia stato stimolato a cercare soluzioni e raccontare i propri vissuti attraverso elaborati che hanno favorito la modificazione di sistemi emozionali stressanti.

L’arte e la cultura, considerate solo intrattenimento, da frequentare solo avendo tempo, sono in realtà portatori di salute e benessere e in grado di migliorare lo stato generale dell’organismo. 

Durante visite ai Musei, visione di film idonei, ascolto di musica, i dati di cortisolo possono diminuire anche del 50-60% e le neuroscienze ci aiutano a comprendere cosa accade in ambito cerebrale quando fruiamo delle arti per poter costruire percorsi di benessere.

Sappiamo che Dostoevskij, il grande scrittore russo che ha indicato la bellezza come via maestra per salvare il mondo, si recasse, dopo la morte del figlioletto, a visitare la Madonna Sistina di Raffaello, di cui nel 2020 si festeggiano i 500 anni dalla morte, e stesse ore seduto davanti al quadro, ritrovando una serenità interiore altrimenti difficile da raggiungere, e per osservare il quadro ogni giorno se ne fece realizzare una copia. 

Sono molti gli artisti, registi, musicisti, cantanti, attori,che pur essendo ipovedenti, ipoudenti, portatori di malattie di vario tipo, hanno percorso la strada della cura anche attraverso l’arte. E senza andare troppo lontano, proprio pochi giorni fa, abbiamo sentito in una delle ultime interviste fatte a Ezio Bosso, un grande musicista che non riusciva neppure ad allacciarsi le scarpe a causa di una grave malattia neurovegetativa, grande talento che suonava come un angelo, sostenere che in tempi di negatività, occorre spalancare le finestre e ascoltare la musica a tutto volume.

E’ ampiamente comprovato che chi respira arte, fa un gran dono anche alla propria salute. 

Le arti non solo a livello psico-fisico portano benessere ma anche a livello sociale. E in tempi di Coronavirus perché non ripartire da qui e inondare la rete di bellezza, anziché di odio e insulti?

Ci hanno provato musicisti e artisti della Corea del Sud con la K-Pop, dimostrando che ci si può esprimere anche e soprattutto attraverso la bellezza.

A Siena l’Accademia Chigiana ha persino diffuso sulla rete l’Inno di Mameli, eseguito da 108 musicisti per una esecuzione corale e orchestrale dell’Inno d’Italia, ricevendo il plauso del Presidente della Repubblica Mattarella.

Covid-19.Il progetto green per gli stabilimenti balneari e la ristorazione che non utilizza il plexiglass- Covid-19. The green project for seaside facilities and restaurants that does not use plexiglass

di emigrazione e di matrimoni

Covid-19.Il progetto green per gli stabilimenti balneari e la ristorazione che non utilizza il plexiglass

Due ingegneri trentenni, Luisa Scambia e Gianluca Proietti, hanno realizzato un progetto innovativo per gli stabilimenti balneari e per la ristorazione che non utilizza il plexiglass ma l’ EFTE, un materiale riciclabile al 100%  che non danneggia lo strato di ozono nell’atmosfera.

Ing. Luisa Scambia in questi giorni nell’ambito delle soluzioni da adottare, per ottemperare alle norme anti–Covid –19, negli stabilimenti balneari, nei ristoranti e nelle scuole, si sente sempre parlare del plexiglass, come materiale da utilizzare nei vari progetti per la ripartenza. Lei insieme all’Ing. Gianluca Proietti avete realizzato un progetto per gli stabilimenti balneari e per la ristorazione che utilizza l’’ETFE (Etilene TetrafluoroEtilene), un materiale plastico trasparente progettato per avere un’alta resistenza termica e agli agenti atmosferici. Ci può descrivere le particolarità di questa scelta e l’impatto ambientale di questo materiale?

L’idea e’ stata quella di scegliere un materiale performante ma anche “morbido” che quindi richiamasse i concetti di “tenda” ai quali siamo tutti più abituati senza creare dei veri a propri “muri”. L’ETFE e’ un materiale sempre piu’ usato in architettura, sia a strato singolo che a doppio strato con cuscino d’aria, per il suo ottimo rapporto qualita’/prezzo e per le sue caratteristiche di leggerezza, resistenza, manutenibilità’ e trasparenza. La sua leggerezza (circa un centesimo del peso del vetro) consente infatti l’ottimizzazione delle carpenterie e la conseguente riduzione del materiale impiegato per la costruzione con tutti gli evidenti benefici. Grazie alla sua resistenza a trazione e facile manutenibilità’ (piccole rotture possono essere riparate facilmente con uno speciale foglio adesivo applicato direttamente) ha una durata di vita garantita  di 20 anni (dati Hightex) ma anche superiore.  Inoltre, non essendo un materiale fragile e venendo consegnato in rotoli riduce la necessita’ di imballaggio per trasporto e consegna. La trasparenza dell’Etfe è pari al 95% per lo spettro della luce visibile e, grazie alla sua particolare composizione chimica, mantiene totalmente la sua trasparenza nel tempo oltre ad essere anche auto-pulente. Infine, non solo si si tratta di un materiale riciclabile al 100% ma anche con un processo di produzione a base d’acqua, che non richiede l’utilizzo di solventi chimici, né di derivati del petrolio, e che quindi rispetta il Trattato di Montreal, cioè non rientra nei materiali che danneggiano lo strato di ozono dell’atmosfera.

Ing. Gianluca Proietti, le tematiche ambientali dilagano nel mondo, stiamo assistendo sempre più al nascere di una coscienza green in tutti settori e particolarmente nell’architettura, che oggi deve essere ecosostenibile. Cosa significa per lei “architettura ecosostenibile” e quali criteri ecologici sono stati applicati al progetto Sunsafe ?

Il termine ecosostenibile comprende una vasta gamma di concetti che riguardano l’intera vita di un progetto, dai materiali di costruzione, allo smaltimento dopo l’utilizzo. Nel caso di SunSafe, in seguito alla scelta dei materiali, ci siamo concentrati sull’efficienza degli spazi, la compatibilità’ con il microclima del luogo di installazione e l’adattabilità’ del prodotto nella fase successiva all’emergenza. L’accostamento di due file consente infatti di massimizzare il numero di postazioni garantendo sicurezza e apertura. L’installazione perpendicolare al mare invece e’ pensata per massimizzare la brezza marina anche nelle aree più lontane dalla riva mentre l’estensione e regolabilità’ della copertura sono state progettate per garantire un comodo ombreggiamento durante le ore centrali della giornata ma anche consentire flessibilità’ all’utente in funzione delle proprie preferenze. Infine, ci siamo posti l’obiettivo di creare un prodotto che durasse nel tempo ben oltre la situazione di emergenza, in grado di adattarsi facilmente alle mutevoli necessità’ immediate e future dei gestori di ristoranti e spiagge. In entrambi i casi infatti, gli schermi in ETFE sono facilmente removibili/avvolgibili consentendo la modulazione degli spazi in funzione del numero di ospiti da fare accomodare durante la pandemia, ma anche prevedendo, a fine pandemia, la totale sostituzione degli elementi plastici con morbidi tendaggi in grado di definire uno spazio mobile, elegante e riservato all’occorrenza.

Un materiale che potrebbe essere utile anche negli istituti scolastici che in questi giorni sono al primo punto nel dibattito delle istituzioni. La riapertura delle scuole a settembre desta infatti non poca preoccupazione e un sistema che utilizza l’EFTE mette al riparo da perplessità anche all’interno delle aule scolastiche.

di emigrazione e di matrimoni

Covid-19. The green project for seaside facilities and restaurants that does not use plexiglass

Two thirty year old engineers, Luisa Scambia and Gianluca Proietti, have created an innovative project for seaside facilities and restaurants that does not use plexiglass but ETFE, a 100% recyclable material that does not damage the atmosphere’s ozone layer.

 

Q: Luisa Scambia, as part of the solutions to be adopted during this period to comply with the anti-Covid-19 regulations in seaside facilities, restaurants and schools we have always heard plexiglass being discussed as a material to be used in the various project for the restart. You, together with Gianluca Proietti, have created a project for seaside facilities and restaurants that uses ETFE (Ethylene Tetrafluoroethylene), a transparent plastic material designed to have high thermal and weather resistance. Can you describe for us the particularities of this choice and the environmental impact of this material?

A: The idea was to choose a performing material that is also “soft” and therefore recalls the concepts of a “curtain” to which we are all more accustomed without creating real “walls”. ETFE is a material this is being used more and more in architecture as both a single layer and as double layers with an air cushion due to its excellent quality/price ratio and for its characteristics of lightness and transparency. Its lightness, (about a hundredth the weight of glass) in fact allows the optimization of carpentry with all the obvious benefits. Thanks to its tensile strength and its ease of maintenance (small breaks can be repaired easily with a special adhesive sheet applied directly) it has a guaranteed life of 20 years (Hightex data) and also higher. Furthermore, since it is not a fragile material and is delivered in rolls the need for packaging for transport and delivery is reduced. ETFE’s transparency is equal to 95% of the visible light spectrum and thanks to its particular chemical composition which totally maintains its transparency over time as well as being self-cleaning. Finally, this is not only a 100% recyclable material but also has a 100% water based production process that does not require the use of chemical solvents, nor petroleum derivatives and therefore respects the Montreal Treaty, in other words, it is not one of the materials that damage the atmosphere’s ozone layer.

Q: Gianluca Proietti, environmental issues are spreading around the world, we are witnessing more and more the birth of a green conscience in all sectors and especially in architecture that today must be eco sustainable. What does “eco sustainable architecture” mean for you and which ecological criteria have been applied to the SunSafe Project?

A: The term eco sustainable includes a vast range of concepts that concern the whole life of the project, from the construction materials, to disposal after use. In the case of SunSafe, following the choice of the materials we concentrated on the efficiency of the spaces, the compatibility with the microclimate of the place of installation and the adaptability of the product in the post emergency phase. In fact, the juxtaposition of the two rows allows us to maximize that number of places guaranteeing safety and openness. The installation perpendicular to the sea, on the other hand, was designed to maximize the sea breeze also in the areas further from the sea while the extension and the adjustability of the covering were designed to guarantee comfortable shading during the central hours of the day and also to allow flexibility for the users according to their preferences. Finally, we set ourselves the goal of creating a product that would last well over time beyond the emergency and can adapt easily to the changing immediate and future needs of the managers of restaurants and seaside facilities. In fact, in both these cases the EFTE screens are easily removed/rolled up which allows the modification of the spaces according to the number of guests to be accommodated during the pandemic but also providing, after the pandemic, for the total replacement of the plastic elements with soft curtains capable of defining a space that is mobile, elegant and reserved when necessary.

 This is a material that could also be useful for schools which in this period are the top item in the debate within the institutions. The reopening of the schools in September is in fact raising great concern and a system that uses EFTE eases doubts even within the classrooms.

Translation by Gianni Pezzano

La coppia scoppia in emergenza covid-19

Molte le crisi di coppie in quarantena da Coronavirus: discussioni, incomprensioni, dubbi, conflitti, mancanza di interessi comuni e di attenzioni tra i problemi più diffusi

È da diverse settimane che la nostra vita è cambiata e abbiamo dovuto modificare le nostre abitudini lavorative. È venuta meno la nostra libertà di movimento, dovendo passare la maggior parte del tempo in casa, fra angosce e paure di ogni genere, che hanno investito tutte le nostre sfere di azione.

Una clausura che sta mettendo a dura prova anche i rapporti delle coppie più solide.

Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est, evidenzia che “in tale contesto i rapporti di coppia, anche quelli apparentemente più solidi, sono messi a dura prova”.

“La costrizione a vivere 24 ore su 24 insieme, o all’opposto, i periodi prolungati di solitudine forzata, innestano criticità nelle coppie e portano molte persone a rivedere le loro relazioni” aggiunge il Dr. Lanari.

Problemi di comunicazione, discussioni, incomprensioni, dubbi, conflitti, frustrazioni, ansia, mancanza di interessi comuni, mancanza di attenzioni, progetti che vacillano, insicurezza sul futuro, scarso o eccessivo desiderio sessuale, paura del tradimento, abbassamento dell’umore, rabbia, violenza domestica, sono solo alcune delle difficoltà che oggi colpiscono la maggior parte delle coppie.

“È opportuno che ogni persona trovi in se le proprie consapevolezze, attraverso l’utilizzo di strumenti utili per una completa sintonia con il partner, che portino ad esprimere i propri bisogni, nonché l’ascolto reciproco, ricreando il giusto equilibrio basato sul sentimento amore” afferma Giuliano Inciocchi .

Per far fronte a questi problemi il Pronto Soccorso Psicologico Roma Est ha quindi deciso di offrire in tutta Italia, tramite i suoi 52 collaboratori, un servizio di aiuto psicologico per gestire al meglio la vita di coppia.

L’appuntamento potrà essere telefonico, online o dal vivo e si potrà avere l’aiuto di Psicologi professionisti, a prezzi accessibili, contattabili 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

“L’iniziativa è rivolta alle persone e/o alle coppie che in questo momento stanno affrontando problematiche sentimentali. A chi desidera ritrovare la giusta armonia sentimentale e vivere appieno l’esperienza dell’amore, che ad oggi risulta essere uno dei migliori vaccini per sentirsi bene” conclude Gianni Lanari.

Si può contattare il Pronto Soccorso Psicologico Roma Est al numero 06 2279 6355 o tramite il sito www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

All’università di Tor Vergata al via sperimentazione di maschera da sub per i reparti Covid

Non abbiamo bisogno solo di mascherine e di guanti, ma di strumenti che possono tenere in vita ogni persona colpita dall’infezione con conseguenti complicazioni polmonari. Le novità dal Dipartimento di medicina sperimentale della facoltà di Ingegneria Medica sotto la guida del Prof. Nicola Rosato

di Vanessa Seffer

L’emergenza Covid19 ha rimesso in moto le idee, tirando fuori la mente creativa e imprenditoriale italiana, vera essenza del nostro patrimonio culturale. Il Paese governato in modo miope e senza una visione per il futuro, che si muove nell’emergenza e mai anticipando i tempi, ha trovato supporto nelle aziende italiane e nell’Università per avere un contributo importante per la lotta contro l’epidemia da Coronavirus.

Così è partita all’università di Tor Vergata, con il Dipartimento di medicina sperimentale della facoltà di Ingegneria Medica sotto la guida del Prof. Nicola Rosato, la sperimentazione di una maschera da sub per i reparti Covid. Per la realizzazione su larga scala si affidano ad un’azienda romana, la Medilife Spa che fa parte della rete The 3d Group in collaborazione con Stratasys, che costruisce macchine americane con tecnologia 4.0, che ha modificato in parte il suo sistema produttivo per sopperire alle necessità incombenti del momento poichè hanno ingegneri, competenze e materiali per farlo.

Non abbiamo bisogno solo di mascherine e di guanti, ma di strumenti che possono tenere in vita ogni persona colpita dall’infezione con conseguenti complicazioni polmonari, con l’obiettivo di non avere più decessi a causa del Covid19. Servono dunque molte macchine per la ventilazione polmonare assistita per la gestione del paziente critico e, meglio ancora, parti di questi macchinari che in Italia non eravamo abituati a produrre come tubi, caschi, maschere, raccordi, adattatori, poiché pare che – come accadeva con la SARS – le cellule aggredite dal virus si stacchino e inizino a inondare i polmoni di residui. Poi, una reazione immunitaria incontrollata dell’organismo finisce per attaccare anche le cellule sane, aumentando un apporto di fluido nei polmoni che rende difficile ossigenare il sangue.

Vista l’emergenza e la carenza di questi macchinari che possono tenere puliti i polmoni, la società romana Medilife Spa si è data alla produzione di questi congegni attraverso la stampa 3D: “l’idoneità del prodotto viene certificata dal comitato etico dei singoli ospedali” – ci dice Emanuele D’Angeli, DG della Medilife Spa – “i prodotti custom made sono adesso una priorità perchè ciò che più conta adesso è proteggere il personale sanitario e salvare quante più vite possibile”.

Nelle ultime settimane Medilife Spa stampa presidi medico chirurgici con tecnologia americana già usata al nord, e soddisfa la richiesta di questi prototipi, fornendo i pezzi nel centro-sud del Paese.

L’azienda già un anno fa aveva puntato sulla produzione di protesi impiantabili, guide chirurgiche e accessori medicali e biomedicali.

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