Cisl Medici Lazio con Cgil-Cisl-UIL sottoscrive accordo con Regione Lazio su RSA pubbliche ed investimenti per assistenza

Anche la Cisl Medici Lazio ha sottoscritto l’accordo tra la Regione Lazio e le Organizzazioni Sindacali Cgil-Cisl-UIL sulle nuove RSA pubbliche e gli investimenti straordinari sull’assistenza.

Le OO.SS. hanno concordato che “l’epidemia COVID-19 ha posto il Servizio Sanitario Nazionale di fronte a nuove sfide e alla necessità di un rafforzamento dei servizi sanitari e sociosanitari pubblici attraverso investimenti in specie per personale a tempo indeterminato e tecnologie sanitarie”.

In particolare l’accordo prevede “l’immediato avvio della apertura programmata di RSA pubbliche per riequilibrare il rapporto attuale tra pubblico e privato accreditato”.

Un settore, quello delle RSA balzato tristemente agli onori della cronaca per i numerosissimi focolai e purtroppo per i molti decessi avvenuti in Italia.

Il più recente report dell’Istituto Superiore di Sanità, sul contagio COVID- 19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie, ha rilevato che nelle RSA in Italia sono deceduti 9.154 anziani (3793 in Lombardia, 1658 in Piemonte, 1136 nel Veneto, 640 in Toscana, 639 in Emilia, 158 nel Lazio).

In questo contesto CGIL CISL UIL insieme alle categorie dei pensionati, della funzione pubblica e dei medici da tempo hanno chiesto un potenziamento e riqualificazione dei servizi domiciliari, residenziali e semiresidenziali per gli anziani, per i cittadini non autosufficienti e disabili.

Oggi c’è bisogno di “un nuovo modello che dia risposta ai bisogni di salute e assistenza dei soggetti più fragili mettendo al centro la dignità delle persone e la qualità dei servizi e del lavoro”.

“Un nuovo sistema in cui i servizi siano veramente integrati con la presa in carico e dove l’ingresso in una RSA possa essere una soluzione transitoria e non definitiva nel percorso di cura degli anziani”.

“Luoghi di lavoro normali dove vengono rispettati gli standard organizzativi, i lavoratori smettano di essere precari e vengano remunerati come gli altri operatori del SSR, dove a regime operi il sistema dei controlli e le cui attività ispettive attuali vengano implementate. Ma soprattutto luoghi della collettività”.

Pertanto la Regione Lazio con CGIL CISL UIL insieme alle rispettive categorie dei pensionati, della funzione pubblica e dei Medici hanno concordato su alcune azioni da intraprendere immediatamente per ripensare le RSA e rilanciare l’assistenza domiciliare per gli anziani e i soggetti più fragili:

Realizzare nuove RSA: totalmente Pubbliche 

Un Piano straordinario di investimenti sull’assistenza domiciliare

Nuove Regole e tutela del capitale umano per migliorare l’assistenza

Nuova partecipazione degli utenti e familiari. Entro il 30 ottobre, secondo l’accordo, dovrà essere definito un cronoprogramma per l’attivazione utilizzando strutture di proprietà pubblica, nel corso della legislatura, di ulteriori  1.000 nuovi posti residenziali e semiresidenziali per anziani nelle 10 ASL del Lazio, in media 2 per ogni asl, tra le diverse tipologie assistenziali: mantenimento, intensiva, estensiva, Disturbi Cognitivo Comportamentali Gravi.

“Al fine di dare piena applicazione ai contenuti del presente protocollo viene istituito un tavolo permanente composto dall’Assessorato alla Sanità, l’assessorato alle Politiche sociali della Regione Lazio e le organizzazioni sindacali firmatarie del presente protocollo”.

Il tavolo permanente verrà convocato periodicamente dalla Regione o su richiesta specifica dalle organizzazioni sindacali”.
Per la Cisl hanno sottoscritto l’accordo il segretario confederale del Lazio Enrico Coppotelli che ha guidato la delegazione formata dal segretario della Funzione Pubblica Roberto Chierchia, dal segretario della federazione pensionati Paolo Terrinoni, e dal segretario della Cisl Medici Luciano Cifaldi.

Cisl Medici su prevenzione covid19 nel Lazio

Lettera aperta di Luciano Cifaldi, segretario generale Cisl Medici Lazio:”siamo sicuri che nel Lazio, oltre al Covid la sanità pubblica sarà in condizione di trattare in maniera tempestiva ed appropriata tutte le altre patologie in caso di nuova pandemia?”

Gentile Direttore, sicuramente l’assessore regionale alla salute Alessio D’Amato nel contrasto al Covid- 19 si sta muovendo bene qui nel Lazio: tamponi e test rapidi negli aeroporti romani e nel porto di Civitavecchia. Il numero di test giornalieri è cresciuto in modo significativo e questa è buona cosa e sembra esserci sintonia assoluta, seppure a distanza, tra il prof. Crisanti e il nostro assessore. Il professor Crisanti, docente di microbiologia all’università di Padova, chiede più test in Veneto e l’esecuzione dei test cresce nel Lazio. Va bene così considerato che sono queste le due regioni italiane che si sono maggiormente impegnate a combattere questa pandemia ottenendo i risultati migliori.

Tuttavia qualche domanda all’assessore D’Amato, come organizzazione sindacale, gliela dobbiamo fare consapevoli che ben difficilmente otterremo risposta analogamente a quando abbiamo inutilmente provato ad ottenere riscontri su altri argomenti di interesse sanitario con ricadute sulla erogazione di servizi di pubblica utilità.

Va benissimo la prevenzione ma ci risulta che i letti in ospedale stiano tornando a riempirsi e allora siamo sicuri che gli ospedali individuati come Covid siano sufficienti nel numero di posti letto dedicati?

La direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute, con nota avente ad oggetto la “Trasmissione Linee di indirizzo organizzative per il potenziamento della rete ospedaliera per l’emergenza Covid-19” aveva previsto per la regione Lazio l’incremento di 274 posti letto di terapia intensiva in tutta la regione e sembra che siano stati stanziati anche i soldi: sono stati realizzati questi posti letto? ovvero nel caso di una progettualità ancora in corso quale è lo stato dell’arte ad oggi? Considerato che gli impianti di climatizzazione e di ventilazione possono mitigare o acuire il rischio di contagio aerogeno e che più in generale la  qualità  dell’aria  indoor  negli  ambienti  lavorativi, indipendentemente  dagli  effetti  sulla  salute,  ha  un’importante influenza sulle prestazioni e sul benessere fisico e mentale dei lavoratori (es. aumento/perdita della  produttività,  della concentrazione,  dei  tempi  di  reazione,  livello  di  motivazione  e  soddisfazione,  competenze  professionali,  riduzione  delle  giornate  di  assenza,  stress,  aumento  dei  costi  sanitari  e  di  assistenza a carico del lavoratore, del Servizio Sanitario Nazionale-SSN), chiediamo di sapere se sono state rispettate le regole sugli impianti di ventilazione/climatizzazione durante l’emergenza emesse dall’Istituto Superiore di Sanità nel mese di maggio 2020?

La domanda delle domande però è un’altra: siamo sicuri che nel Lazio, oltre al Covid la sanità pubblica sarà in condizione di trattare in maniera tempestiva ed appropriata tutte le altre patologie in caso di nuova pandemia?

Nei mesi passati abbiamo visto tutti che non è stato così, diversi ospedali pubblici sono stati bloccati o hanno lavorato in maniera ridotta e magari c’è stato anche chi da questa situazione può averne tratto profitto.

I bilanci delle aziende ospedaliere laziali si sono chiusi maluccio nel 2019 e il 2020, ad oggi, sembra annunciarsi disastroso. Il dr. Renato Botti, direttore generale dell’assessorato alla salute della regione Lazio, come intende affrontare questo problema?

Visto che dalla capienza dei bilanci derivano assunzioni di personale, acquisti di presidi e dispositivi a tutela della salute dei pazienti e dei lavoratori, i cosiddetti EROI vorrebbero avere delle risposte a queste domande.

Da ultimo, la regione Lazio ha una importante mobilità sanitaria in uscita non solo per ricoveri ma anche per prestazioni ambulatoriali. Le liste di attesa per visite, esami e prestazioni ambulatoriali stanno allungandosi a dismisura. Le aziende sanitarie più performanti a luglio ed agosto hanno erogato circa l’80% delle prestazioni erogate lo scorso anno. Il privato accreditato a fine settembre sembra avere finito il budget assegnato per le prestazioni e visite ambulatoriali. Il cittadino che ha necessità ed urgenza come fa ad avere le prestazioni? Si ricovera? Oppure deve pagare le prestazioni di tasca propria? Questa ipotesi non è sicuramente corretta dal punto di vista etico morale ma neanche dal punto di vista della qualità e sostenibilità della vita.

I direttori generali non sembrano assumere iniziative su questo argomento, forse anche a motivo del Risiko delle previste nomine, ma l’assessore e il direttore dell’assessorato hanno una linea politica e tecnica per provare ad affrontare questo annoso problema tutto italiano che con il Covid-19 si è ulteriormente ingigantito?

Di tempo non ne abbiamo molto e tolti i giorni festivi per arrivare a fine anno abbiamo circa 65 giorni lavorativi. Delle risposte le vogliamo dare? Riusciamo a darle? Siamo capaci di darle? Risposte che ritengo dobbiate dare ai medici, agli operatori sanitari, ai cittadini che pagano le tasse, ai cittadini che hanno votato questa maggioranza che governa la regione Lazio ed ovviamente anche agli altri cittadini che non hanno votato questa maggioranza e che potrebbero non votarla in futuro.

Luciano Cifaldi, segretario generale Cisl Medici Lazio

“Ci vediamo al Caffè”: una piazza virtuale nazionale a sostegno delle persone con demenze e dei loro famigliari

Iniziativa nata in Calabria ed estesa a tutta Italia: relazioni di aiuto e occasioni di confronto online per migliorare qualità di vita e livelli di consapevolezza. In programma anche attività in diversi comuni del Catanzarese

Una grande piazza virtuale nazionale per le persone con demenze e per i loro famigliari. Si tratta del progetto “Ci vediamo al Caffè”.  L’iniziativa nasce in Calabria e sarà presentata l’11 settembre, alle ore 11, a Catanzaro. Tre gli enti promotori: l’associazione “Ra.Gi.”, la cooperativa sociale “Co. Ri. S. S.” e l’associazione “PerLe Demenze. Famiglie Unite Calabria”. Il progetto prevede una serie di incontri online per ascoltare, informare e sostenere le persone che vivono ogni giorno sulla loro pelle o sulla pelle dei loro cari l’esperienza dell’Alzheimer, del Parkinson e di altre patologie neurodegenerative. L’obiettivo è quello di favorire il miglioramento della qualità di vita delle persone malate e dei familiari che se ne prendono cura. Un traguardo che si vuole raggiungere grazie a una piattaforma digitale da dedicare allo svolgimento di “Alzheimer caffè” con la partecipazione di operatori specificamente formati e di esperti in vari ambiti di intervento.

Gli “Alzheimer caffè” online partiranno entro l’autunno. In parallelo, il progetto guarda anche ai territori. In programma, infatti, l’attivazione entro ottobre di “punti di ascolto”, uno per ogni comune partecipante, servizi in sede da avviare in cinque comuni del Catanzarese: Botricello, Chiaravalle Centrale, Pianopoli, Soverato e Tiriolo. In ognuno di questi ambiti comunali, in programma anche l’avvio di “Alzheimer caffè” in sede a partire dal 2021, quando ci saranno le piene condizioni di sicurezza rispetto ai rischi legati al coronavirus. In ogni caso, restano ferme per tutta la durata annuale del progetto le attività online, relazioni di aiuto e occasioni di confronto possibili anche “a distanza”, grazie al digitale. Un modo per esserci sempre e comunque, oltre le barriere della lontananza fisica e per colmare in parte la carenza di servizi territoriali avvertita su scala regionale e nazionale.

Si potrà accedere gratuitamente alla piattaforma online andando su www.formazioneteci.com 

L’iniziativa è in linea con l’approccio portato avanti dalla “Ra.Gi.” promuovendo tra le altre cose i percorsi di inclusione sociale delle “comunità amiche delle persone con demenze” nella città di Catanzaro e a Cicala, comune della presila catanzarese conosciuto a livello nazionale come il primo borgo calabrese “dementia friendly”.

Osservatorio Nazionale Amianto: presentato un dossier rischio ambientale alla Procura della Repubblica di Latina

Ezio Bonanni: “Troppe morti per amianto e per cancro. Necessario l’intervento preventivo”

L’Osservatorio Nazionale Amianto, unitamente al Presidente, Ezio Bonanni, e a Ilenia Borace, coordinatrice del Comitato Tutela Ambiente e Salute Pubblica, dopo la denuncia di un alto rischio ambientale nella pubblica manifestazione di Aprilia di sabato scorso, che ha visto la massiccia partecipazione delle popolazioni colpite dalla nube tossica dell’incendio Loas del 9 agosto, hanno integrato l’esposto denuncia, già presentato da Giovannoni Remo, ambientalista di Aprilia, cittadino danneggiato dalla nube, e aderente all’ONA, con un dossier elaborato dall’associazione, al fine di contribuire, in supporto all’attività investigativa del Procuratore della Repubblica e dell’Autorità, in chiave evidentemente preventiva.

“Come ho spiegato nel mio intervento di apertura della manifestazione nella città di Aprilia, l’Osservatorio Nazionale Amianto non intende far polemica, nè intende attaccare e schierarsi contro qualcuno e qualcosa. Le nostre finalità sono quelle di tutela della salute e dell’ambiente. Dopo l’incendio EcoX del maggio 2017, avevamo segnalato che il rischio amianto era sottovalutato e purtroppo le nostre segnalazioni erano fondate” – dichiara Ezio Bonanni, che aggiunge – “ancora una volta nel 2020, torniamo a discutere di incendi nel nord della provincia di Latina e sud della provincia di Roma, senza che nulla si sia fatto per verificare il rispetto delle norme antincendio e dei dispositivi per evitare il danno alla salute e all’ambiente. Per questo motivo ribadiamo la necessità di una forte mobilitazione, innanzitutto delle forze di polizia, vigili urbani, carabinieri, etc., ma allo stesso tempo una maggiore attenzione in sede amministrativa. Auspico un intervento del Presidente della Regione Zingaretti, e del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa”.

“A seguito dell’ennesimo disastro ambientale con l’incendio della Loas, non abbiamo potuto che raccogliere il grido di indignazione e esasperazione di una popolazione, quella di Aprilia, vessata dalle continue esposizioni a miasmi e gravi problematiche ambientali rappresentate soprattutto dalla concentrazione massiva di impianti di trattamento rifiuti sovradimensionati rispetto alla produzione dell’intera Provincia arrivando a toccare punte del 300% solo per il trattamento della differenziata, facendone un centro di arrivo di vitale importanza nell’intero ciclo rifiuti del Lazio” – spiega Ilenia Borace – “a questi impianti si vanno a sommare le varie aziende farmaceutiche e fitofarmaceutiche, nonché altri tipi di impianti insalubri, 4 discariche abusive al cui interno sono stati rinvenuti fusti tossici nocivi. Tutte queste pressioni ambientali non hanno fatto demordere l’iniziativa privata che è arrivata a chiedere negli ultimi 2 anni le autorizzazioni (bloccate anche grazie alla partecipazione dei cittadini) per abbancare un volume pari a circa 3 colossei. Tutto questo non è più tollerabile, e in piazza con 400 persone abbiamo fatto sentire le nostre ragioni, andremo fino in fondo non ci fermeremo, vogliamo uno studio epidemiologico serio e di quartiere in tempi rapidi e uno screening sanitario di prevenzione. Vogliamo che si stringano i controlli a tappeto sul rispetto delle leggi e delle prescrizioni di tutti gli impianti presenti nel nostro territorio”.

Dati epidemiologici della provincia di Latina per patologie asbesto correlate.

L’ONA ha censito, per la provincia di Latina, circa 150 casi di mesotelioma, con un trend in netto aumento, rispetto ai circa 100 casi censiti dal Dipartimento di Prevenzione per il periodo dal 2000 fino all’anno 2014. Le città più colpite fino a tutto il 2018, sono Latina con 30 casi; Gaeta con 25; Aprilia con 20; Sezze con 10; Formia con 15. L’ONA, che informa anche attraverso il Giornale sull’Amianto  https://onanotiziarioamianto.it/ ha accertato che nel periodo dal 2000 al 2018, nella sola provincia di Latina sono venute a mancare più di 600 persone, solo per l’esposizione ad amianto.

Rischio nucleare (centrale di Borgo Sabotino)

Con riferimento alla centrale elettronucleare di Latina, situata nella frazione di Borgo Sabotino, entrata in servizio nel 1962 con un unico reattore da 220 MW, alimentato a uranio naturale, moderato a grafite e raffreddato con anidride carbonica, si prevede la conclusione della prima fase del decommissioning nel 2027, con lo smantellamento delle infrastrutture e l’abbassamento dell’edificio reattore dagli attuali 50 metri a 30. Dopo di che i rifiuti radioattivi, già condizionati e stoccati nei depositi temporanei del sito, dovranno essere trasferiti al Deposito Nazionale. La seconda ed ultima fase, sarà costituita dallo smantellamento del reattore nucleare, che produrrà circa 2000 tonnellate di rifiuti radioattivi a media attività (grafite).

All’inizio del 2018, il volume dei rifiuti radioattivi, classificati in accordo con il decreto del 7 agosto 2015, presenti nel sito di Latina è di 1.739 m3. Il volume può variare di anno in anno col progredire delle attività di mantenimento in sicurezza e di decommissioning e delle modalità di condizionamento dei rifiuti pregressi.

Quantitativo (in metri cubi) dei rifiuti radioattivi, suddivisi per tipologia, presenti nella centrale di Latina al 31.12.2017 

 

TIPI DI RIFIUTI

 

A vita media molto breve

Attività molto bassa

Bassa attività

Media attività

Alta attività

QUANTITA’

0

887

821

31

0 m3 

TOTALE

1.739

 

Nell’ottobre 2011, il Decreto VIA ha imposto alla Sogin S.p.A. il monitoraggio ambientale convenzionale, oltre a quello radiologico.

Nell’autunno 2013, Sogin ha avviato la campagna di caratterizzazione del territorio e in tre analisi, effettuate su tre campioni di acqua di falda di superficie, dei valori anormali per presenza di cloruro di vinile.

Siti dismessi in provincia di Latina e nel Lazio.

L’ONA prosegue la sua mobilitazione, in provincia di Latina come nel resto di Italia, e chiede che si dia corso alla totale bonifica e definitiva messa in sicurezza di tutti i siti industriali dismessi, al fine di evitare rischi di contaminazione per presenza di amianto ed altri agenti cancerogeni.

L’Osservatorio Nazionale Amianto è sempre operativo attraverso il numero verde 800034294 e con lo sportello telematico: https://www.osservatorioamianto.com

Donne e lockdown: il 53.2% ha sofferto l’assenza di libertà

Le donne italiane durante il lockdown hanno sofferto maggiormente l’assenza di libertà e la mancanza degli affetti. Ad evidenziarlo uno studio specifico organizzato da Vorrei.it, piattaforma immobiliare online. 

Le donne italiane durante il lockdown hanno sofferto maggiormente l’assenza di libertà e la mancanza degli affetti. Ad evidenziarlo uno studio specifico organizzato da Vorrei.it, piattaforma immobiliare online. 

L’analisi, promossa attraverso i canali social del sito, si è concentrata sulle esigenze delle donne durante il periodo di confinamento a casa, in particolare su quello che è mancato di più, sugli spazi utilizzati per lavorare e su quello che avrebbero voluto.

Secondo lo studio di Vorrei.it, il  60.8% delle italiane intervistate teme un possibile secondo lockdown della durata di 1-2 mesi (34.6%-40%) e maggiori difficoltà dovute all’illuminazione e al clima autunnale. 

Dall’analisi è risultato che il 53,2% delle donne italiane intervistate ha sofferto l’assenza di libertà e il 30,4% la mancanza degli affetti più cari, nonostante i dispositivi tecnologici hanno permesso una connessione costante attraverso videochiamate, dirette e messaggi.

Sul tema lavoro a casa, che la totalità delle aziende ha messo in campo durante il periodo di lockdown, il 50% delle donne svolgeva lo smart working direttamente dalla propria camera da letto, seguita da salotto, cucina e solo in minima parte da giardino e mansarda.

La camera da letto insomma sembra proprio essere diventata il nuovo ufficio.

“Grazie alla ricerca che abbiamo condotto, emerge come il ruolo dell’abitazione stia cambiando e sia necessario ripensare gli spazi per poter lavorare comodamente da casa per i prossimi mesi e che le imprese di costruzioni devono iniziare a progettare gli edifici tenendo conto di uno spazio multiuso che fino ad oggi non era necessario” spiega Ivan Laffranchi di Vorrei.it, agenzia immobiliare online che aiuta i proprietari a vendere casa in modo moderno e intelligente.

Lo studio condotto, infine, ha mostrato ed evidenziato che il 31% delle donne italiane ha desiderato avere all’interno della propria casa, uno spazio adibito a palestra per svolgere attività sportiva e prendersi cura di sé stesse.

Ulteriori approfondimenti sullo studio sono disponibili alla pagina www.vorrei.it/blog/lockdown/16.

Covid19: Innovaway lancia Fever Pass per il controllo anticontagio nel rispetto della Privacy 

Sistema innovativo per la rilevazione della temperatura messo a punto da Bitsolution, società del  Gruppo napoletano Innovaway


E’ la soluzione ideale per la gestione in sicurezza dello screening della temperatura corporea, consente di aumentare le attività di monitoraggio preventive come previsto dal DPCM del 26 aprile 2020 e del DL34/2020, nel rispetto della privacy, può essere utilizzato dal sistema dei trasporti , delle prestazioni sanitarie, di tanti altri pubblici servizi.
Si chiama Fever Pass, ed è stata messa a punto da Bitsolution, società napoletana del Gruppo Innovaway, realtà leader nel settore Ict.
Fever Pass consente l’autoscansione della temperatura presso un ‘Totem’ (Fever Pass point). La misurazione è effettuata con l’ausilio di un sensore con una densità di rilevazione di 1024 punti diversi del viso e degli occhi, coadiuvato da un software, basato sull’Intelligenza Artificiale, che normalizza la lettura della temperatura rispetto ai parametri ambientali.

Il sistema invia notifica del risultato direttamente all’interessato tramite l’App nel rispetto del GDPR (il Regolamento generale UE sulla protezione dei dati entrato in vigore nel 2018).
L’utente in piena riservatezza verifica dal proprio smartphone la temperatura rilevata dal Fever Pass.
Il certificato ottenuto ha una durata temporale prefissata in base alle indicazioni dell’autorità competente e risiede solo sullo smartphone dell’utente, non conservando il sistema alcuna traccia di informazione personale.

“L’utente – spiega Lorenzo Tornatore, uno dei due founder di Bitsolution insieme a Mario Baiano, – effettua lo screening in modo autonomo per dotarsi di un Pass elettronico che permetta l’apertura di varchi, tornelli, porte, attraverso lettura QRcode presente nel certificato rilasciato.
Il sistema supera la necessità di operatori addetti al controllo, eliminando i rischi di contagio cui sono esposti. In caso di verifica degli organi di controllo sarà comunque sufficiente esibire il Fever Pass memorizzato sullo smartphone (la foto rilevata in fase di misurazione, il valore della temperatura, la data e l’ora). La verifica della validità del certificato è assicurata attraverso un processo proprietario di sicurezza del dato o con Blockchain”. 

Con la soluzione ideata dal Gruppo Innovaway non occorrono più controlli multipli durante la giornata, si risparmia tempo e aumenta la sicurezza personale e collettiva. Velocità e rigorosa precisione di Fever Pass consentono di incrementare, a parità di tempo, la percentuale dei soggetti monitorati, e di individuare precocemente i possibili focolai infettivi.

Bitsolution
Bitsolution è stata acquisita dal Il Gruppo Innovaway nel 2018, con  questa l’acquisizione Innovaway ha rafforzato la sua presenza nel mondo IOT e dell’Intelligenza artificiale offrendo oltre a Fever Pass diverse soluzioni innovative in particolare al mondo della Pubblica Amministrazione, tra queste segnaliamo la soluzione MOBILE CONTROL per la distribuzione di servizi IoT nelle SMART CITY integrata con la Suite TALOS per la sicurezza nel settore mobility.

Il Gruppo Innovaway
Il Gruppo Innovaway offre soluzioni e servizi ICT innovativi, sviluppati con tecnologie all’avanguardia; annovera tra i 150 clienti realtà internazionali nei settori dell’industria, finanza, retail, luxury, trasporti, servizi e P.A. I dipendenti (60% laureati) sono il punto di forza del Gruppo, attivo in 8 sedi, che eroga i servizi in 27 lingue e svolge attività in tutto il mondo.
La mission del Gruppo è supportare i propri clienti nella digital transformation, con i servizi ITSM, gestisce da remoto e on-site problematiche informatiche su pc, smartphone, tablet, cassa e su infrastrutture tecnologiche complesse, 24h e 7/7.
L’offerta IT conta su  un team con oltre 100 certificazioni che lavorano nell’ambito della system integration, con una Software Factory e una Test Factory. Innovaway ha competenze altamente specializzate in SAP con altra società del gruppo: P&A Solutions, nello sviluppo di tecnologie IoT e capacità consulenziali ad alto valore aggiunto.
L’azienda ha i suoi quartieri generali a Napoli e Milano e sedi a Torino, Roma, Bari, Catanzaro, Cosenza e in Albania a Tirana.

Covid-19:  EPM lancia Scuole Virusfree, il programma per le sanificazioni e le policies a supporto delle scuole che tornano operative

Affiancare le scuole nella gestione dei rischi legati al Covid-19 sia con soluzioni legate alla sanificazione degli ambienti, sia con l’introduzione di procedure create su misura per le strutture educative.

Nasce con questo approccio Scuole Virusfree il programma di EPM (http://www.epmservizi.com) a supporto della riapertura delle scuole in linea con i protocolli sanitari.

EPM fa parte del gruppo imprenditoriale fondato e guidato da Luigi Esposito, che conta oltre 2500 dipendenti in Italia ed un fatturato complessivo superiore ai 100 milioni di euro nel 2019. Realtà leader da trent’anni nel settore del facility ed energy management, EPM offre soluzioni integrate anche in chiave energetica ed è stata tra le prime trenta imprese ad entrate in Elite, il programma internazionale di Borsa Italiana per agevolare le aziende nella realizzazione dei loro progetti di crescita e nell’accesso ai capitali.

Più di mille dei dipendenti EPM sono in prima linea negli ospedali italiani nella lotta contro il Covid-19 occupandosi di sanificazione, di pulizia e altri servizi come i servizi sociosanitari, la raccolta dei rifiuti e il lavaggio industriale.

“Lavoriamo più di trent’anni – spiega l’ad di EPM Luigi Esposito –  nella sanificazione sia negli ospedali, nei reparti ad alto rischio, sia nelle multinazionali, da sempre attente ai rischi derivanti da virus e batteri. Dallo scoppio dell’emergenza Covid-19 abbiamo implementato l’offerta in modo da essere ancora più vicini ai clienti. Oggi anche le scuole guardano con più consapevolezza al mondo della sanificazione con attenzione e ci chiedono supporto per tutelare i bambini, il personale e la continuità operativa.”

Virusfree è un programma articolato che parte dall’analisi dei rischi nelle scuole e dalla definizione del piano di attività, che include tanto le prestazioni commissionate a EPM quanto l’introduzione di policies e buone prassi da realizzare nelle sedi lavorative per tutelare la salute. Tra queste anche la “Clean desk policy”, procedura per avere le scrivanie sempre libere e pulite adottata da grandi multinazionali nel mondo per migliorare la produttività e permettere al contempo di sanificare completamente le postazioni di lavoro.

“Per le scuole la tutela della salute del personale e degli studenti – continua Luigi Esposito – è sempre stata una priorità ed oggi lo è ancora di più. Non esiste solo il Covid-19: virus, batteri e germi sono tanti e bisogna tutelare il personale da ogni potenziale minaccia.  Quello che oggi si sta comprendendo è che dietro alla parola sanificazione c’è un mondo e che non si può improvvisare. Ogni scuola e territorio ha fattori di rischio diversi e i nostri tecnici identificano per ognuna la modalità giusta per abbattere il rischio batterico”.

Il programma, laddove richiesto dalla scuola, prevede anche la partecipazione dei tecnici di EPM nei Comitati di Crisi legati al Covid-19 per aggiornare le procedure, il controllo e la  sanificazione di tutti i potenziali vettori di rischio, come ad esempio i sistemi di condizionamento. E’ inoltre possibile definire interventi strutturali che possano abbassare notevolmente i rischi con costi limitati (ad esempio far diventare tutti i rubinetti dei bagni a pedale o fotocellula).

L’azienda è certificata Emas (Eco-Management and Audit Scheme), il sistema comunitario di ecogestione e audit a cui possono aderire volontariamente le imprese e le organizzazioni, sia pubbliche che private, aventi sede nel territorio della Comunità Europea o al di fuori di esso, che desiderano impegnarsi nel valutare e migliorare la propria efficienza ambientale.

“L’emergenza Covid-19- conclude Esposito- l’abbiamo conosciuta e affrontata dall’inizio in alcuni dei principali ospedali italiani.

Lavoriamo da sempre nella sanificazione sia negli ospedali nei reparti ad alto rischio che nelle multinazionali da sempre attente ai rischi derivanti da virus e batteri e dallo scoppio dell’emergenza Covid-19 abbiamo aggiornato i nostri protocolli di intervento in modo da essere sempre più efficienti.”

IL PROGRAMMA VIRUS FREE- PULIZIE E DISINFEZIONE ISTITUTI SCOLASTICI

DISTANZIAMENTI NELLE AULE

Il distanziamento deve tener conto della predisposizione dell’aula. Occorre prevedere un’area statica dedicata alla zona “banchi”. Il distanziamento minimo di 1 metro tra le rime buccali degli studenti dovrà essere calcolato dalla posizione seduta al banco dello studente.

La distanza dalla zona cattedra deve essere di 2 metri tra l’insegnante e l’alunno.

PULIZIE ORDINARIE E STRAORDINARIE

L’Istituto deve assicurare la pulizia e la disinfezione giornaliera dei locali, di tutte le postazioni di lavoro e dei servizi igienici.

Modalità di intervento:

  • Istituzione di un comitato di coordinamento
  • Dotazione di Dispositivi di Protezione Individuali: mascherine, visiere facciali, thermoscan ad infrarossi
  • Dotazione divisori in plexiglass
  • Dotazione di gel igienizzanti per lavaggio accurato delle mani

Pulizia giornaliera (nei periodi di attività didattica)

  • Aule, lavaggio con detergente (lavaggio anche delle lavagne)
  • Scale, atri, ingressi, corridoi, pianerottoli, uffici, ecc., lavaggio quotidiano con detergente;
  • Servizi igienici, utilizzando attrezzature adibite solo per questi locali e uso di disinfettanti nei cosiddetti “punti critici”;
  • Vuotatura dei cestini, il loro lavaggio può essere effettuato con una cadenza maggiore;
  • Uffici: pulizia mobili e arredi, i videoterminali vanno puliti utilizzando appositi panni a secco;
  • Palestra e servizi collegati (spogliatoi, servizi igienici);
  • Banchi, sedie e cattedre spolveratura ad umido;
  • Sostituzione dei rotoli di carta igienica, dei rotoli asciugamani e del sapone lavamani (se disponibili);
  • Separazione della carta in appositi sacchi:
  • Raccolta differenziata dei rifiuti
  • Pulizia corrimano scale

Pulizia settimanale

  • Lavaggio di tutti i pavimenti, scale, passaggi parti comuni, ingressi principali;
  • Spolveratura con panni antistatici di mobili, scrivanie, piani di lavoro, telefoni e computer;
  • Scaffalature aperte, materiale didattico e biblioteca;
  • Lavaggio banchi e sedie;
  • Rimozione di polvere e ragnatele dalle paretI e soffitti,
  • Pulizia ascensori (se presenti);
  • Lavaggio e disinfezione delle pareti e delle porte dei servizi igienici;
  • Controllo e disinfezione di UTA e ventilconvettori

COVID19: con FEVER PASS nasce il controllo anticontagio autodeterminato

Un sistema innovativo per la rilevazione della temperatura messo a punto da Bitsolution, società del  Gruppo Innovaway


E’ la soluzione ideale per la gestione in sicurezza dello screening della temperatura corporea, consente di aumentare le attività di monitoraggio preventive come previsto dal DPCM del 26 aprile 2020 e del DL34/2020, nel rispetto della privacy, può essere utilizzato dal sistema dei trasporti , delle prestazioni sanitarie, di tanti altri pubblici servizi.
Si chiama Fever Pass, ed è stata messa a punto da Bitsolution, società del Gruppo Innovaway, leader nel settore Ict.
Fever Pass consente l’autoscansione della temperatura presso un ‘Totem’ (Fever Pass point). La misurazione è effettuata con l’ausilio di un sensore con una densità di rilevazione di 1024 punti diversi del viso e degli occhi, coadiuvato da un software, basato sull’Intelligenza Artificiale, che normalizza la lettura della temperatura rispetto ai parametri ambientali.

Il sistema invia notifica del risultato direttamente all’interessato tramite l’App nel rispetto del GDPR (il Regolamento generale UE sulla protezione dei dati entrato in vigore nel 2018).
L’utente in piena riservatezza verifica dal proprio smartphone la temperatura rilevata dal Fever Pass.
Il certificato ottenuto ha una durata temporale prefissata in base alle indicazioni dell’autorità competente e risiede solo sullo smartphone dell’utente, non conservando il sistema alcuna traccia di informazione personale.

“L’utente – spiega Lorenzo Tornatore, uno dei due founder di Bitsolution insieme a Mario Baiano, – effettua lo screening in modo autonomo per dotarsi di un Pass elettronico che permetta l’apertura di varchi, tornelli, porte, attraverso lettura QRcode presente nel certificato rilasciato.
Il sistema supera la necessità di operatori addetti al controllo, eliminando i rischi di contagio cui sono esposti. In caso di verifica degli organi di controllo sarà comunque sufficiente esibire il Fever Pass memorizzato sullo smartphone (la foto rilevata in fase di misurazione, il valore della temperatura, la data e l’ora). La verifica della validità del certificato è assicurata attraverso un processo proprietario di sicurezza del dato o con Blockchain”. 

Con la soluzione ideata dal Gruppo Innovaway non occorrono più controlli multipli durante la giornata, si risparmia tempo e aumenta la sicurezza personale e collettiva. Velocità e rigorosa precisione di Fever Pass consentono di incrementare, a parità di tempo, la percentuale dei soggetti monitorati, e di individuare precocemente i possibili focolai infettivi.

Bitsolution
Bitsolution è stata acquisita dal Il Gruppo Innovaway nel 2018, con  questa l’acquisizione Innovaway ha rafforzato la sua presenza nel mondo IOT e dell’Intelligenza artificiale offrendo oltre a Fever Pass diverse soluzioni innovative in particolare al mondo della Pubblica Amministrazione, tra queste segnaliamo la soluzione MOBILE CONTROL per la distribuzione di servizi IoT nelle SMART CITY integrata con la Suite TALOS per la sicurezza nel settore mobility.

Il Gruppo Innovaway
Il Gruppo Innovaway offre soluzioni e servizi ICT innovativi, sviluppati con tecnologie all’avanguardia; annovera tra i 150 clienti realtà internazionali nei settori dell’industria, finanza, retail, luxury, trasporti, servizi e P.A. I dipendenti (60% laureati) sono il punto di forza del Gruppo, attivo in 8 sedi, che eroga i servizi in 27 lingue e svolge attività in tutto il mondo.
La mission del Gruppo è supportare i propri clienti nella digital transformation, con i servizi ITSM, gestisce da remoto e on-site problematiche informatiche su pc, smartphone, tablet, cassa e su infrastrutture tecnologiche complesse, 24h e 7/7.
L’offerta IT conta su  un team con oltre 100 certificazioni che lavorano nell’ambito della system integration, con una Software Factory e una Test Factory. Innovaway ha competenze altamente specializzate in SAP con altra società del gruppo: P&A Solutions, nello sviluppo di tecnologie IoT e capacità consulenziali ad alto valore aggiunto.
L’azienda ha i suoi quartieri generali a Napoli e Milano e sedi a Torino, Roma, Bari, Catanzaro, Cosenza e in Albania a Tirana.

Lotta al Coronavirus: da una ricerca universitaria l’integratore per contrastare il Covid-19

Il consumo di Lattoferrina ha dimostrato, secondo la review, di poter agire come protezione naturale della mucosa respiratoria e intestinale contro le infezioni e infiammazioni generate da COVID-19.

 La lattoferrina è efficace contro il Covid-19. E’ il risultato di uno studio condotto dalle Università Tor Vergata e La Sapienza che potrebbe dare un nuovo impulso alla lotta al Coronavirus. La ricerca denominata “Lactoferrin as Protective Natural Barrier of Respiratory and Intestinal Mucosa against Coronavirus Infection and Inflammation” è stata pubblicata su “International Journal of Molecular Sciences”.

Il consumo di Lattoferrina ha dimostrato, secondo la review, di poter agire come protezione naturale della mucosa respiratoria e intestinale contro le infezioni e infiammazioni generate da COVID-19.

La Lattoferrina è una proteina multifunzionale con riconosciute proprietà antimicrobiche e antivirali, appartenente alla famiglia delle transferrine, in grado di legare e trasportare il ferro. Si trova principalmente nel latte materno, in particolar modo nel colostro, nella saliva e nelle lacrime, nei granulociti neutrofili, cellule immunitarie che difendono l’organismo dalle infezioni di funghi e batteri.

Oltre ad una funzione batteriostatica, battericida e antivirale, la Lattoferrina è un sostegno per l’intero sistema immunitario. Partendo dal presupposto che questa glicoproteina è una componente dell’immunità innata dei bambini e che è un dato di fatto che la popolazione pediatrica sia stata la meno colpita dalla pandemia di Coronavirus la review ha posto le basi per il suo utilizzo nel supporto delle difese immunitarie.

Per rendere disponibile al mercato italiano e internazionale la Lattoferrina è stato creato Lattoferrina 200, il nuovo integratore che contiene 200 mg di lattoferrina, in pratici stick orosolubili, creata dalla PromoPharma S.p.A.

L’integratore Lattoferrina 200 si assume 1 volta giorno, versando il contenuto dello stick direttamente in bocca.

PromoPharma, da oltre 20 anno, sviluppa integratori alimentari e dispositivi medici per il benessere a la salute delle persone. Credendo fortemente nella ricerca delle università italiane la società ha voluto rendere facilmente disponibile per le persone la sostanza oggetto della review.

SarsCov2, studio dell’Università Sapienza di Roma evidenzia azione del virus

Un team della Sapienza coordinato dal Prof. Francesco Violi, Ordinario di Medicina Interna e Direttore della Prima Clinica Medica del Policlinico Umberto I, fa chiarezza sulla capacità del Covid19 che inibisce l’enzima Ace2 dopo averlo usato per accedere ai vasi sanguigni. Il risultato è il via libera all’enzima Nox2 deleterio per le arterie

di Vanessa Seffer

Il team di scienziati dell’Università Sapienza di Roma, guidati dal Prof. Francesco Violi, Ordinario di Medicina Interna e Direttore della Prima Clinica Medica del Policlinico Umberto I di Roma, ha scoperto qual è il meccanismo a catena che muove la SarsCov2 portando spesso gravi danni all’organismo di chi contrae questo virus. Lo studio, pubblicato sulla rivista inglese Redox Biology è stato condotto su 182 pazienti e ha visto la collaborazione di Claudio Maria Mastroianni e Francesco Pugliese dello stesso Policlinico. Si apre così la strada alla ricerca di nuove cure e terapie in attesa del vaccino di cui già è stata avviata la sperimentazione.

Professor Violi, ci spieghi come si collegano Ace2, Nox2 e il Covid19.

Il virus entra attraverso Ace2, questo enzima che si trova nelle cellule endoteliali dei vasi sanguigni di tutti gli organi, specie del cuore e del polmone, ed entrando attraverso l’Ace2 che fa da cavallo di Troia, lo inattiva e non funziona più.

Cosa fa l’Ace2, come funzione quando non è inattivato?

Degrada un enzima, l’angiotensina2, che ha un potente effetto infiammatorio dei vasi e mediatore dell’infiammazione delle arterie che avviene attraverso l’attivazione della Nox2. Quindi cosa siamo andati a vedere: siccome l’Ace2 è inattivato e l’angiotensina2 è aumentata in questi soggetti, Nox2 che è il suo ispettore finale potrebbe essere attivato. E così è. Così abbiamo dimostrato una catena di eventi che portano all’infiammazione delle arterie e quindi alla trombosi.

Il virus interrompe la catena che salva le arterie. Quando questa viene interrotta si avrà un danno a livello arterioso mediato dagli enzimi angiotensina2 e Nox2. La nostra intuizione è di aver visto, sapendo che quella che infiamma è la Nox2, come si arriva ad una attivazione della Nox2, perchè non funzionando, l’Ace2 impedisce che questa cascata si attivi e quindi che faccia danno alle arterie. Questa è la novità.

Che cosa è nello specifico Ace2?

E’ l’enzima attraverso cui il virus entra nella cellula, però Ace2 degrada angiotensina2. Se non c’è Ace2 perchè il virus la inattiva e viene a perdere la sua funzione, questo enzima non fa più quello che dovrebbe fare, cioè degradare l’angiotensina2 e quindi succede che c’è l’infiammazione dei vasi perchè l’angiotensina2 non viene inattivata, non viene degradata.

Per guarire che cosa bisogna fare?

Bisogna inibire la Nox2. Ci vuole un farmaco molto particolare che può andare bene nel caso del Covid19 per guarire in un breve arco di tempo, perchè si inibisce Nox2 finchè il paziente è ospedalizzato; nel cronico è più complicato perchè si interferirebbe con un sistema che serve all’organismo nel caso di immunità innata.

Serve quindi una precauzione, un farmaco o un vaccino a questo punto?

Serve un farmaco finchè non si avrà un vaccino che farà scomparire tutto questo, un antiossidante che inibisca la Nox2.

E’ ovvio che lo sviluppo futuro sarà vedere se gli inibitori della Nox2 proteggono dall’infiammazione, quindi che mirino alla sopravvivenza e al minor rischio trombotico.

Sono quindi le infiammazioni la base di molte malattie?

Si, e di tante che portano ad una precoce mortalità e noi abbiamo capito perchè.

LEGGI ANCHE: ENZIMA NOX2, NE PARLA IL PROF. FRANCESCO VIOLI

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