Covid19. Non chiamatele palestre

Da Fit and Go un appello al governo per non colpire indistintamente un intero comparto

Si rincorrono le voci di un nuovo provvedimento governativo che sarebbe pronto a disporre “un protocollo attuativo più rigido per le palestre, che prevede maggiore distanziamento dove non si può usare la mascherina e l’uso di quest’ultima in determinate attività”: parola del ministro per le politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora. Ma siamo sicuri che tutto ciò che burocraticamente è definito palestra sia in effetti un luogo dove non è possibile rispettare gli obblighi di contenimento sociale? Una linea d’azione rigida è sicuramente necessaria in giorni difficili come quelli che stiamo vivendo ma questa deve tenere conto di alcune specificità: “Proprio per questo abbiamo lanciato la campagna con l’hashtag #nonchiamatelepalestre, per evidenziare la diversità totale dei nostri centri fast fitness che, pur essendo assimilati alle palestre a livello legale/burocratico, non hanno nulla a che vedere con simili impianti, né per struttura e dimensioni, né per numero di persone in co-presenza o per la possibilità di rispettare tutte le misure di sicurezza”. Così in una nota Marco Campagnano, CEO e Founder di Fit and Go, realtà leader del fitness hi-tech sempre più capillare sul territorio nazionale. Sono infatti oltre 80 i centri in tutto il paese più di 500 i dipendenti al lavoro e una platea da quasi 200mila clienti annui

A garantire la piena osservanza delle norme anti-Coronavirus sono il format stesso basato su allenamenti personali esclusivamente su appuntamento; i particolari macchinari ad alta tecnologia che permettono di allenarsi senza l’ausilio di attrezzatura condivisa; gli spazi ridotti con numero limitatissimo di presenti (mai più di 3 fra personal trainer e clienti); la possibilità di utilizzare spogliatoi singoli; le procedure di sanificazione continue ed efficaci. “Importante che non si faccia di tutta l’erba un fascio”, continua Campagnano, “e siano imposte le chiusure solo alle strutture che non possono realmente dare la garanzia del pieno rispetto delle misure anti-epidemia. Non colpiamo indiscriminatamente tutti gli operatori di un comparto già abbastanza in affanno e che nel 2019 in Italia vedeva più di 5 milioni di iscritti e un giro d’affari annuo di oltre 2,3 miliardi di euro”. Con il Coronavirus il mondo del fitness si è ritrovato a fronteggiare un crollo di fatturato che già in aprile, secondo i dati forniti dall’International Fitness Observatory, era stimato a circa un miliardo di euro con oltre 200 mila posti di lavoro a rischio, e da qui l’appello a non danneggiare anche quelle realtà che resistono con energia e che possono aderire a tutte le regole in atto adesso.

Covid19, che fine hanno fatto le altre malattie?

Esistono patologie di base che possono agevolare l’azione del Covid19 in pazienti defedati portandoli alla morte. Ma nel rispetto per le persone decedute, e verso medici ed infermieri, non si deve scrivere “morto per Covid” se non se ne ha l’assoluta certezza.

di Luciano Cifaldi, oncologo, Segretario generale Cisl Medici Lazio.

Quando una infezione batterica o virale colpisce persone per lo più anziane affette da patologie croniche quali il diabete, l’insufficienza renale, la cardiopatia ischemica, l’ipertensione, il quadro clinico, spesso già precario, tende a complicarsi e ne può derivare la morte del soggetto.

Che ci siano queste patologie di base poco conta perché non fanno titolo sui giornali. Ma il rispetto per queste persone decedute, e anche il rispetto che si deve a medici ed infermieri, fa sì che non si debba scrivere “morto per Covid” se non se ne ha l’assoluta certezza. E’ chiaro che se non fosse subentrato questo virus ad indebolire quel corpo umano le varie malattie concomitanti, la comorbidità, avrebbero magari pur consentito a quella persona un ulteriore periodo di vita con indefinibile durata. Ma il Covid ha fatto precipitare un equilibrio forse non troppo stabile. E da qui il titolo sui giornali, la battuta ad effetto del tuttologo di turno, l’interpretazione del dato che viene stiracchiato da una parte o dall’altra a seconda della posizione che si vuole rappresentare o, peggio, a seconda degli interessi in campo. Interessi che ogni giorno che passa si scoprono essere non trascurabili visto l’uso e consumo quotidiano di mascherine nella popolazione, guanti, dispositivi di sicurezza, test strumentali, prezzi elevati e chi ne ha più ne metta, appalti e gare comprese.

Quante volte abbiamo letto un titolo sul giornale “morto in ospedale per infezione da Escherichiacoli”? o Klebsiella pneumoniae, o Enterobacter, o Citrobacter freundii, o Pseudomonas aeruginosa, o Acinetobacter? Forse abbiamo letto della Legionella, termine sconosciuto ai più, e il titolo sul giornale è nato perché magari è arrivata una ispezione dei carabinieri del NAS per vederci chiaro.

Eppure le infezioni ospedaliere causano ogni anno in Italia decine di migliaia di decessi. Il dato in sé è clamoroso. L’infezione sembra originarsi, il più delle volte, perché negli anni è stata ridotta anche la spesa per l’igiene negli ospedali. Logica conseguenza l’aumento dei batteri resistenti, anche per l’eccessivo uso di antibiotici, ed il peggioramento delle condizioni degli ospedali che è un dato questo sotto gli occhi di tutti.

Nei capitolati di gara le frequenze sono previste quasi sempre solo per blocchi operatori e terapie intensive e non per i poliambulatori o le radiologie dove passano diverse centinaia di pazienti ospedalizzati e di utenti esterni al giorno.

Abbiamo perso il concetto di base contro le malattie infettive che è l’igiene personale sia degli operatori sia dei pazienti. In una settimana di ricovero quante volte viene fatto il bagno ai pazienti? Quante volte gli cambiamo le lenzuola? In un anno quante volte vengono lavati e sanificati i materassi?

Ma soprattutto in un turno di 8 ore il medico ed il personale sanitario quante volte si lavano le mani? Il personale indossa correttamente la divisa? Il copricapo è diventato un optional e magari siamo convinti che siccome indossiamo i guanti possiamo toccare tutto e tutti senza lavarci le mani.

Noi medici per decenni siamo stati convinti che sant’Antibiotico ci avrebbe salvato da tutte le infezioni ed invece ora per una broncopolmonite dobbiamo usare la bomba atomica perché gli antibiotici che abbiamo a disposizione troppo spesso servono a poco.
Va ripensata la formazione dei medici e dei cittadini, soprattutto delle mamme che per un semplice mal di gola o raffreddore riempiono i piccoli figli di antibiotici: in Italia l’automedicazione è molto spinta e le cause le conosciamo ma non interveniamo ne’ a livello centrale ne’ periferico.

In Italia serve come il pane un centro nazionale per il trattamento dei pazienti antibiotico resistenti.
Infatti secondo il Rapporto Osservasalute 2018, la mortalità causata dalle infezioni ospedaliere è passata dai 18.668 decessi del 2003 a 49.301 del 2016. L’Italia conta il 30% di tutte le morti per sepsi nei 28 Paesi della Unione Europea.
Eppure non si parla altro che di Covid. E intanto si allungano le liste di attesa, le Asl dispongono il blocco dei ricoveri ospedalieri in elezione. Il cancro non va in vacanza e continua a colpire le persone che però vedono ristretta la possibilità di un adeguato accesso alle cure in termini di tempistica. E non vanno in vacanza neanche le altre malattie.

Eppure, lo ripetiamo con il massimo rispetto per chi ci ha lasciato, si parla quasi solo di morte “per Covid”. Forse gli interessi in campo sono tali che neanche riusciamo ad immaginarli.

Salute e Probiotici: arriva Probilive, la nuova piattaforma di dialogo su salute, probiotici e microbiota

L’obiettivo della piattaforma di Probilive è quello di informare e parlare con le persone delle connessioni tra salute, probiotici e microbiota

Non è semplice parlare di salute e benessere durante un momento di difficoltà oggettiva dovuta alla diffusione del Covid-19. Ma è proprio questo che ha spinto la startup Probilive a creare la prima piattaforma online per parlare con gli utenti di molti temi relativi a salute, microbiota e probiotici.

Una piattaforma composta da blog e social, reso possibile dal supporto di esperti del settore e dello staff, per metà al femminile, composto da giovani laureati in Economia e Marketing, con una importante propensione al web e social marketing.

Prima della comparsa del Coronavirus, uno degli argomenti più discussi dalla comunità, non solo scientifica, era quello del microbiota intestinale e dei probiotici.

Il primo è considerato un vero e proprio cervello ed è correlato a molteplici patologie; mentre il secondo continua a essere uno dei principali temi quando si parla di benessere, con una curva di ascesa commerciale in continua crescita, anche se i benefici dimostrabili scientificamente sono spesso da verificare e monitorare.

Non tutti i probiotici sono uguali, eppure il consumatore sembra non averne percezione.

Da qui l’idea di Probilive di creare una community al servizio dei cittadini, sfruttando i principali canali di social network, che spieghi l’utilità del microbiota, oltre alle caratteristiche dei probiotici migliori, con più potenzialità e davvero utili.

Un vero e proprio sistema di counseling online per dare consigli utili e/o suggerire il medico o il nutrizionista più appropriato, anche nelle zone più prossimali agli utenti che ne abbiano necessità.

Tutto questo è possibile grazie anche alla collaborazione di un board scientifico e al supporto di esperti del campo di rilevanza nazionale e internazionale.

Non ultimo, questa startup vanta una collaborazione con una delle aziende più prestigiose al mondo nel campo della produzione di probiotici brevettati e di grande rilevanza scientifica, la Probiotical Spa di Novara, una delle tre multinazionali top-leader al mondo.

Da questa unione è nata una delle più recenti scoperte: la presenza di particolari batteri nell’intestino di alcuni ultracentenari italiani, come il mix di ceppi di Bifidobacterium longum.

Grazie a questa esperienza Probiotical SpA produce Vitalongum, un probiotico unico e innovativo che, grazie anche alla presenza di molecole aggiuntive e brevettate, ne farà un prodotto unico nel suo genere in termini di riequilibrio e benessere del microbiota intestinale, nonché di attività antiossidanti e immunoregolatorie.

Non solo, Probiotical SpA ha in pipeline diverse e nuove formulazioni di probiotici innovativi che ha deciso di condividere con Probilive e con la sua piattaforma e community.

Un modo per fare conoscere questo mondo in maniera scientifica e partecipata.

Per saperne di più si può visitare il sito internet www.probistore.it, mentre la community di Probilive è raggiungibile su Instagram all’indirizzo www.facebook.com/probilive.

Conferenza “Rischio amianto in Italia, diritti negati alle vittime”

Bonanni (ONA): ‘Necessaria la rimozione dell’amianto dai luoghi di lavoro. Appello al Ministro del lavoro, no all’accanimento dell’INPS contro le vittime dell’amianto”

La Sala Laudato Sì ha ospitato oggi la conferenza streaming dell’Osservatorio Nazionale Amianto sul tema “Rischio amianto in Italia, diritti negati alle vittime”.

L’ONA da anni denuncia i ritardi nelle bonifiche, in Italia ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di materiali di amianto e contenenti amianto (33 in matrice compatta e 7 friabile), in un milione di siti, di cui 50.000 quelli industriali, e 40 di interesse nazionale, di cui 10 solo per amianto (Fibronit di Broni e di Bari, Eternit di Casale Monferrato, etc.). Sono state censite 2400 scuole (stima per difetto di ONA nel 2012 – dato confermato dal Censis nel 2014), con esposizione alla fibra killer di almeno 352.000 alunni e 50.000 tra docenti e non docenti; 1000 biblioteche ed edifici culturali (stima ancora per difetto); 250 ospedali (ancora stima per difetto); 300.000 km di tubature, che diventano 500.000 compresi gli allacciamenti, che contengono materiali in amianto.

Le fibre di amianto provocano il mesotelioma, quello della pleura, del pericardio, del peritoneo, e della tunica del testicolo, e ancora il tumore del polmone, della laringe e delle ovaie, e poi ancora quello della faringe, dello stomaco, del colon-retto, e l’asbestosi, placche e ispessimenti pleurici.

La mappa del rischio in Italia è in proporzione ai livelli di contaminazione dei luoghi di lavoro, e il richiamo alle sole norme del decreto 81/2008, non è sufficiente, occorre la bonifica, tanto più per il fatto che non vi è una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla (direttive n. 477/83/CEE -quarto considerando- e n. 148/2009/CE -undicesimo considerando-), e per il mesotelioma anche dosi poco elevate possono essere fatali. La strage è proseguita nel 2019, i dati aggiornati: Mesotelioma, 1900 decessi; Asbestosi, 600 decessi; Tumori polmonari, 3.600 decessi.

 “E’ necessario che il Governo elabori i piani di bonifica dell’amianto, utilizzando, per le scuole e gli edifici pubblici, le strutture e infrastrutture, i finanziamenti europei del Recovery fund. Per quanto riguarda invece la bonifica degli ospedali, e in generale la loro ristrutturazione, ovvero l’edificazione di strutture più moderne, specialmente nel Sud Italia, potrebbero essere utilizzati i fondi del MES, rispetto ai quali vi è in corso una polemica politica tra le stesse forze di maggioranza, tenendo conto che con l’utilizzo di questi fondi si potrebbe pure rimuovere l’amianto dagli ospedali, visto che debbono essere destinati alla sanità, come vincolo europeo” – ha proposto il Presidente ONA, Avv. Ezio Bonanni, che ha denunciato: “si evitino spese legali da parte dell’INPS per alimentare un contenzioso abnorme per i rigetti di tutte le domande di prepensionamento delle vittime dell’amianto. L’accanimento contro queste vittime è vigliacco e vergognoso. Sulla negligenza dell’INPS indaghi la Corte dei Conti’.

I diritti negati ai lavoratori vittime dell’amianto: la strage continua e l’INPS rifiuta l’accredito delle maggiorazioni contributive, anche quando c’è la prova del danno. È il caso dei lavoratori siciliani delle Industrie Meccaniche Siciliane: l’isola è stato il centro di speculazioni di imprese del nord e di occultamento della condizione di rischio, il che ha impedito di proporre le domande di rilascio della certificazione amianto presso l’INAIL, e anche quando sono state depositate, i diritti non sono stati riconosciuti. I lavoratori avevano ottenuto, in via amministrativa, l’accredito delle maggiorazioni amianto, e in molti casi anche il prepensionamento. Il Tribunale di Siracusa aveva riconosciuto loro i c.d. benefici amianto, grazie ai quali, anche quelli non collocati in pensione, avrebbero ottenuto comunque un prepensionamento. Tuttavia la Corte di Appello di Catania, adita dall’Avvocatura INPS, ha annullato la sentenza del Tribunale di Siracusa e rigettato le domande di accredito dei benefici amianto. Per tali motivi, è in corso, ormai da circa 100 giorni, lo sciopero della fame dei lavoratori e dell’ONA Sicilia. Alla conferenza, moderata da Massimo Maria Amorosini (ONA Tv) sono intervenuti in collegamento: Patrizio La Pietra (Fratelli D’Italia), Giuseppe Pisani (M5S) che ha spiegato: “sono un medico, ad oggi investito della carica di senatore. Per tali motivi rappresento il popolo, comprese le vittime dell’amianto, e mi batterò al loro fianco affinché ci sia giustizia e riconoscimento dei loro diritti, con applicazione del dettato normativo in ossequio alla tutela della salute dei lavoratori e dell’ambiente di lavoro in tutte le sue forme”, Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) ha poi sottolineato: “c’è una legge del 1992 che riconosce uno specifico beneficio pensionistico. Nel 2015 sono varate altre norme specifiche per i lavoratori del settore metalmeccanico esposti all’amianto. La norma è chiara, ma i governi che si sono succeduti, come spesso accade, si sono dimenticati di varare le disposizioni attuative che consentirebbero l’applicazione della legge. A tutto questo si aggiunge l’INPS che spende risorse per ricorrere in appello contro una sentenza già vinta dai lavoratori in primo grado.  Fausto Raciti (PD) ha poi sottolineato come: “per quanti passi in avanti si siano fatti negli anni, il problema dell’amianto in Italia è ancora largamente irrisolto, con alcuni casi gravi che riguardano i diritti dei lavoratori a rischio perché impiegati nella filiera”.

Il Sindaco Priolo Gargallo, Pippo Gianni ha accusato: “purtroppo siamo perdendo tempo prezioso, anni che costano la vita delle persone, lavoratori, che hanno investito il proprio lavoro per migliorare l’economia del Paese. Tutto ciò per l’inerzia del Ministro, che ancora ad oggi non adotta gli Atti di Indirizzo necessari, abbandonando i lavoratori e le loro famiglie ad un futuro infame e vergognoso in una netta violazione al fondamentale diritto alla salute consacrato nell’art. 32 della Carta Costituzionale”. Calogero Vicario (coordinatore ONA Sicilia e operaio Industrie Meccaniche Siciliane) ha raccontato: “domani sono cento giorni di protesta davanti il comune di Priolo, e 103 che, per protesta, non faccio la barba. Credo che possano bastare a sensibilizzare il Ministro del Lavoro, l’unico che possa risolvere quanto subito ingiustamente dai lavoratori delle industrie meccaniche siciliane che invitiamo a venire in prima persona in Sicilia a verificare il luogo di lavoro dove hanno svolto attività per oltre 25 anni respirando ferro e amianto”. “Fratelli d’Italia porterà una interpellanza in Parlamento per chiedere l’immediata bonifica del territorio e risposte per i lavoratori dello stabilimento delle Industrie Meccaniche Siciliane, vittime dell’amianto che, a causa di una sentenza di dubbio gusto, rischiano la revoca della liquidazione della pensione di anzianità” – annuncia Cinzia Pellegrino (Coordinatore Nazionale del Dipartimento Tutela Vittime Fratelli d’Italia).

Raccolta delle olive, per il Capol l’olio sarà poco ma buono

“Problemi atmosferici provocati dai cambiamenti climatici degli ultimi anni hanno provocato danni alle produzioni – spiega l’agronomo Alberto Bono.

Annata difficile per l’olivicoltura della provincia di Latina, infatti la campagna che sta iniziando presenta un netto calo -60% con una previsione di poco più di 90.000 quintali di olive per una produzione di 13.000 quintali di olio e circa olive da tavola 8.000 quintali.
Gli oliveti pontini rappresentati per lo più dalla cultivar itrana si trovano prevalentemente nella fascia di territorio pedemontano e collinare che si estende con continuità ed omogeneità alle spalle dell’agro pontino, dal comune di Rocca Massima a quello di Minturno, con la caratteristica di svilupparsi parallelamente al mare, da Nord a Sud della provincia, mediante i sistemi contigui dei monti Lepini, Ausoni ed Aurunci. Il sistema orografico-geografico, con una giacitura ed esposizione predominante ad ovest–sud/ovest, seguendo il percorso della via Appia, costituisce una terrazza inclinata verso il mare lungo 100 Km. I numeri del comparto olivicolo pontino sono rilevanti: 11.728 produttori distribuiti su 10.314 ettari che coltivano circa 2.500.000 di piante, soprattutto della varietà Itrana (circa il 70%).
“Problemi atmosferici provocati dai cambiamenti climatici degli ultimi anni hanno provocato danni alle produzioni – spiega l’agronomo Alberto Bono.
L’olivicoltura, grazie alle condizioni di clima asciutto e soleggiato dei mesi da febbraio ad aprile, nonché da una generalizzata e abbondante fioritura faceva presagire una buona annata. Purtroppo però le allegagioni non sono state buone, a causa delle piogge, umidità e forti scirocchi nel mese di maggio che hanno creato un ambiente sfavorevole per lo sviluppo di numerosi fitofagi, in particolare l’occhio di pavone che ha provocato il disseccamento delle mignole e la cercosporiosi che ha danneggiato le foglie che ingialliscono, che hanno compromesso la produzione. Sicuramente l’aspetto fitosanitario sulle produzioni è dipeso anche dalle difficoltà che hanno dovuto affrontare gli olivicoltori (per lo più part-time) per l’emergenza Covid 19 nei primi mesi dell’epidemia non potevano raggiungere gli oliveti.
A fine giugno il caldo ha provocato una cascola dove c’è stata la fioritura tardiva.
Il forte caldo estivo, al di sopra delle medie stagionali, anche se ha ridotto notevolmente l’attacco della mosca olearia, ha causato un raggrinzimento delle olive con la conseguente cascola specie nelle aree più siccitose della provincia. La nostra varietà itrana, sta risentendo notevolmente l’aumento delle temperature in quanto è una pianta che per produrre vuole essere stimolata con temperature fredde prima della ripresa vegetativa”.
“L’olio pontino, anche se poco, sarà quest’anno di ottimo livello – secondo Luigi Centauri presidente del Capol, che aggiunge – ma bisogna fare attenzione agli attacchi della mosca olearia di questi giorni.
L’associazione sarà impegnata a monitorare i campioni di olio dei produttori per analizzare nel corso della campagna olearia nelle varie epoche di raccolta con l’obiettivo di definire il livello di qualità del prodotto nei diversi periodi dell’anno. Ciò consentirà di valutare dal punto di vista organolettico gli oli nel corso dell’anno 2021 presso la sala panel della Camera di Commercio di Latina e la nuova sala panel presso il Centro servizi del Consorzio per lo Sviluppo Industriale Roma – Latina.
Attenzione però alle conseguenze delle mancate produzioni di questi ultimi anni, che stanno provocando in alcune zone delle nostre colline la presenza di oliveti abbandonati e trascurati. Il recupero di queste zone deve diventare una delle priorità, sia per la valorizzazione idrogeologica e paesaggistica delle nostre colline, sia per la richiesta in continuo aumento da parte dei consumatori di olio extra vergine d’oliva di qualità”.

ROME TRIAL. Dall’istologia al bersaglio molecolare. La nuova frontiera in oncologia targata Paolo Marchetti

Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP) con Università La Sapienza di Roma e Istituto Superiore di Sanità presenta alla stampa uno studio unico per le caratteristiche di profilazione genomica, di analisi dei dati e di gestione interdisciplinare  AULA Multimediale Palazzo del Rettorato Università La Sapienza Piazzale Aldo Moro, 4 Roma

Mercoledì 14 ottobre 2020, alle ore 11:30 presso l’Aula multimediale del Palazzo del Rettorato dell’Università di Roma La Sapienza si terrà la conferenza stampa di presentazione del Rome Trial, uno studio unico al mondo per le caratteristiche di profilazione genomica, di analisi dei dati e di gestione interdisciplinare. Lo studio è promosso dall’Università La Sapienza di Roma, dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP). Interverranno Eugenio Gaudio, Magnifico Rettore dell’Università La Sapienza, Alessio D’Amato, Assessore alla Sanità e integrazione Socio-Sanitaria della Regione Lazio, Silvio Brusaferro, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Vincenzo Panella, Direttore Generale Azienda Universitario-Ospedaliera Policlinico Umberto I di Roma, Adriano Marcolongo, Direttore Generale Azienda Universitario-Ospedaliera Sant’Andrea di Roma, Francesco Ripa di Meana, Direttore Generale degli IFO-IRCCS di Roma, Nello Martini, Presidente della Fondazione ReS, Paolo Marchetti, Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata e Professore ordinario di Oncologia Medica alla Sapienza, Mauro Biffoni, Direttore del Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità.

L’Oncologia sta attraversando un profondo cambiamento basato sull’acquisizione di informazioni meccanicistiche sullo stato di malattia e l’uso conseguente di terapie mirate (Terapie Personalizzate e di Precisione). La misura più diretta del processo di cambiamento in atto è la recente introduzione di terapie curative per molti tipi di tumori altrimenti fatali. Il nuovo paradigma si basa sull’individuazione nei tumori o nelle biopsie liquide di specifiche alterazioni molecolari, cosiddette actionable, che consentono di predire la sensibilità a terapie mirate (targeted therapies) o all’immunoterapia. Tra i vari tipi di alterazione (genomiche, epigenetiche, dell’RNA, delle proteine, del metabolismo, solo per citarne alcune) le mutazioni del DNA sono quelle correntemente più utilizzate per orientare la scelta della maggior parte delle nuove terapie (Oncologia Mutazionale), indipendentemente dalla sede del tumore (approccio agnostico). Si tratta di un cambiamento culturale che segna un’epoca e che avrà effetti significativi sulla salute dei pazienti e sulla organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale.

 È però un processo complesso, che richiede non solo un aggiornamento radicale della scienza medica, ma anche un governo razionale dei nuovi strumenti disponibili, delle procedure diagnostiche, come ad esempio l’impiego della profilazione genomica, la gestione dei dati o l’accesso ai nuovi farmaci oncologici. La possibilità di usufruire di questa innovazione è ovviamente un diritto dei pazienti, mentre la qualità dei nuovi trattamenti, l’equità ed omogeneità dell’accesso sono un nostro dovere, anche se l’implementazione di queste misure richiederà una valutazione attenta di efficacia e sostenibilità. Afferma il Prof. Paolo Marchetti “Il Rome Trial è uno studio assolutamente unico nel panorama mondiale sia per la sua capacità di innovazione che per la sua complessità. Il trattamento verrà individuato in base alla presenza di alterazioni molecolari e non in funzione dell’organo o del tessuto da cui origina la neoplasia.

Anche se alcune delle modalità di analisi previste in questo studio sono presenti anche in altri, l’insieme del percorso di diagnosi molecolare, di analisi interdisciplinare e di scelta del trattamento è unico per i seguenti motivi: 1. Valutazione delle mutazioni somatiche da tessuto tumorale e da biopsia liquida 2. Valutazione dell’espressione genica 3. Valutazione del profilo immunologico 4. Utilizzo della piattaforma Navify per la raccolta dei dati e la discussione interdisciplinare 5. Impiego di metodologie di analisi innovative, quali la Network Oncology 6. Numero di farmaci a bersaglio molecolare disponibili, includenti anche l’immunoterapia e sue associazioni 7. Riconciliazione terapeutica attraverso una piattaforma innovativa (DrugPinTM), che consente di ridurre le interferenze negative tra il farmaco (o i farmaci) utilizzati per il trattamento della neoplasia e le terapie che il paziente deve assumere per altre patologie da cui è affetto 8. Possibilità di trattamento con farmaci a bersaglio molecolare o immunoterapia anche dei pazienti trattati nel gruppo di controllo Nello studio Rome Trial verranno valutate mutazioni somatiche (cioè caratteristiche dello specifico tumore da cui è affetto il singolo paziente), non solo attraverso una biopsia sul tessuto (cioè, la biopsia della metastasi) con FoundationOne CDX (324 geni), ma anche sul DNA circolante, quindi attraverso quella che viene definita la biopsia liquida, con Foundation Liquid (324 geni).

Qualora i risultati ottenuti riuscissero a confermare le ipotesi di studio, si potrebbe ottenere una straordinaria semplificazione per i pazienti, che non dovranno più sottoporsi ad una biopsia sul tessuto, ma potranno, tramite un semplice prelievo del sangue, mettere a disposizione del materiale biologico tale da consentire lo stesso tipo di analisi che avremmo fatto sulla biopsia convenzionale. Un ulteriore vantaggio, considerando la semplicità del prelievo derivante da biopsia liquida, è rappresentato dalla possibilità di seguire l’evoluzione della malattia nel corso del trattamento. Inoltre, attraverso una specifica valutazione genomica, sarà possibile identificare i pazienti che hanno una maggiore possibilità di rispondere alla immunoterapia, ponendo le premesse non solo per i farmaci a bersaglio molecolare, ma anche per un’immunoterapia personalizzata, sulla base di un profilo genomico. Un ulteriore aspetto innovativo sarà fornito dallo studio, attraverso la piattaforma di Nanostring, della espressione (e non della mutazione) di 770 geni, coinvolti nella crescita neoplastica.

Al fine di individuare il miglior trattamento possibile è stato istituito uno specifico Molecular Tumor Board, costituito da un tavolo di esperti che si incontrerà periodicamente in via telematica. Infine un altro aspetto assolutamente peculiare ed unico del Rome Trial riguarda l’analisi di tutte le informazioni, attraverso la piattaforma Navify di Roche, utilizzata per la prima volta in uno studio clinico. L’impiego di questa piattaforma, oltre a consentire la discussione interdisciplinare delle informazioni riguardanti il singolo paziente, metterà a disposizione della ricerca un patrimonio enorme di informazioni, raccolte in maniera prospettica e quindi priva degli errori sistematici (bias) tipici delle raccolte retrospettive. Tutti questi dati, grazie ad un accordo con i fisici e gli ingegneri di Sapienza, saranno analizzati con metodologie particolarmente innovative, tra cui la Network analysis, che non valuta esclusivamente la alterazione di singoli nodi di una via di segnale, ma prende in esame le interazioni tra questi nodi, attraverso un modo completamente nuovo di affrontare il problema dei meccanismi di attività e resistenza ai trattamenti farmacologici. La riconciliazione terapeutica attraverso la piattaforma DrugPin rappresenta una ulteriore grande innovazione introdotta in questo studio.

Oltre agli effetti collaterali di un singolo farmaco, ampiamente descritti nelle schede tecniche dei singoli prodotti, i pazienti che assumono più farmaci possono subire effetti negativi a seguito delle loro interazioni o della diversa capacità dell’organismo di metabolizzare (cioè, eliminare) i farmaci, con conseguenti modificazioni della loro efficacia e/o della comparsa di ulteriori effetti collaterali anche gravi. Sebbene sia obbligatorio riportare nella scheda tecnica di un singolo farmaco le sue interazioni note con altri principi attivi o con il cibo, è molto complesso e di difficile applicazione pratica analizzare le interazioni tra molti farmaci. Infatti, il rischio di una interazione farmacologica negativa aumenta con il numero di patologie presenti e, conseguentemente, con il numero di farmaci necessario a trattare ciascuna patologia. Oltre 200 farmaci contengono nella loro scheda tecnica specifiche indicazioni di farmacogenomica e circa un terzo di queste riguardano farmaci oncologici. Al di là dell’interesse scientifico, il paziente rimane al centro del nostro percorso. Pertanto, sarà garantito, a differenza di quanto accade normalmente negli studi randomizzati, il trattamento con farmaci a bersaglio molecolare o immunoterapia anche dei pazienti trattati nel gruppo di controllo. In questi giorni abbiamo inserito il primo paziente, un uomo di 70 anni, affetto da un adenocarcinoma pancreatico metastatico, già sottoposto a due precedenti linee di trattamento che, sfortunatamente, non sono riuscite a controllare la malattia per lungo tempo. Come previsto dal protocollo, è stato sottoposto ad una nuova biopsia tissutale, per avere materiale sufficiente per il test genomico e i prelievi necessari anche per l’esecuzione della biopsia liquida. Un progetto che abbiamo presentato 3 anni fa, oggi è realtà.” Il Rome Trial coinvolgerà 1200 pazienti affetti da diversi i tipi di neoplasie in fase metastatica, che abbiano già ricevuto non più di due o tre (a seconda del tipo di neoplasia) linee di trattamento convenzionale. Allo studio parteciperanno 41 Centri oncologici, situati nelle Università, negli IRCCS (Istituti id Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) e strutture ospedaliere, distribuiti in tutta Italia.

Il Prof. Paolo Marchetti conclude: “Il Prof. Mauro Biffoni ed io ringraziamo la Fondazione per la Medicina Personalizzata, che ha creduto in questo progetto, l’Università La Sapienza e l’Istituto Superiore di Sanità, che sono i due principali attori di questo percorso, i responsabili dei 41 Centri partecipanti e, soprattutto, lo Steering Committee, costituito da: Mauro Biffoni, Istituto Superiore di Sanità, Paolo Ascierto, Istituto Nazionale Tumori – IRCCS “Fondazione G. Pascale”, Giovanni Blandino, Italian National Cancer Institute “Regina Elena”, Andrea Botticcelli, Università La Sapienza AUO Policlinico Umberto I, Ettore Capoluongo, Università Federico II – CEINGE – Biotecnologie Avanzate, Federico Cappuzzo, Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena”, Francesco Cognetti, Università La Sapienza e Istituto Nazionale Tumori” Regina Elena”, Pierfranco Conte, Istituto Università di Padova e Istituto Oncologico Veneto IRCCS, Chiara Cremolini, Azienda Universitaria Pisana, Giuseppe Curigliano, Università di Milano e Istituto Europeo di Oncologia – IRCCS, Giulia D’Amati, Università La Sapienza AUO Policlinico Umberto I, Giuseppe Giannini, Università La Sapienza AUO Policlinico Umberto I, Umberto Malapelle – Università di Napoli Federico II, Giancarlo Pruneri, Università Statale di Milano e IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, Antonio Russo – Università di Palermo e AOUP P. Giaccone, Maurizio Simmaco, Università La Sapienza Azienda Ospedaliera Universitaria S. Andrea, Lidia Strigari, Azienda Ospedaliera Universitaria di Bologna – Policlinico Sant’Orsola Malpighi. Infine un ringraziamento particolare a tutte le Aziende che hanno creduto in questo progetto, rendendolo possibile.”

Covid e mal di scuola: dal primo ottobre è partito il Pronto Soccorso Psicologico Scolastico

Oltre il Covid: dalla paura alla promozione del benessere nella scuola, l’importanza di un supporto psicologico

La scuola ha paura del Covid. Si, ha paura e teme il peggio, perché la situazione scolastica nel nostro paese è da molti considerata ad alto rischio per diverse patologie pregresse e, come alcune categorie di persone, la scuola si configura come “soggetto fragile”.

La scuola non gode di buona salute. I sintomi e gli indicatori del malessere sono sempre più evidenti e ulteriormente amplificati dall’impatto dell’emergenza sanitaria nei contesti educativi: c’è bisogno di un pronto soccorso con specialisti in grado di fornire adeguato aiuto.

L’ antidoto, inedito ed efficace, a disposizione di chiunque ne abbia bisogno, c’è ed è il primo servizio di pronto soccorso psicologico-scolastico.

L’ iniziativa nasce dalla consapevolezza che in questo nuovo anno scolastico, segnato dallo stravolgimento di sedimentate e rassicuranti modalità di lavoro da parte del personale scolastico, è di particolare rilevanza garantire alle scuole supporto e consulenza non solo medico-sanitaria, ma anche psicologica e didattico-educativa, sopperendo all’assenza di equipe psico-pedagogiche.

In Italia, diversamente da altri paesi europei, mancano nella scuola equipe psico-pedagogiche e servizi specifici di supporto alla professionalità. Eppure, dai Ricercatori del Censis e dai dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale Salute e Benessere degli Insegnanti (ONSBI – Università LUMSA di Roma), a seguito di indagini svolte nel 2018, sembra emergere un quadro allarmante relativamente allo stato di salute psicofisica dei docenti e dei dirigenti scolastici.

Difatti, il 40% dei dirigenti, presenta sintomi di burnout professionale e il 29% prova forte stress a causa del lavoro e delle eccessive richieste per le quali non sempre avverte sufficienti energie e mezzi per fronteggiarle.

Per i docenti la situazione è ancora più preoccupante in quanto addirittura il 67% soffre della sindrome da burnout.
Questa rilevazione e le conseguenti riflessioni portano ad una più marcata messa a fuoco della attuale situazione scolastica che l’emergenza Covid-19 ha reso molto più complessa e difficoltosa, conducendo inevitabilmente ad un incremento significativo dei livelli di stress correlato.

“Da queste premesse l’idea di individuare un antidoto efficace, per aiutare le persone a star bene a scuola, si è concretizzata con l’attivazione di questo sportello di ascolto, che attraverso un approccio olistico, si propone di offrire ai professionisti dell’educazione (docenti e dirigenti) e agli studenti, una articolata consulenza specialistica. L’intento è quello di promuovere benessere a livello psicologico e didattico-gestionale, orientando alla definizione di mirate strategie e metodologie funzionali alla risoluzione delle problematiche scolastiche ” dice Gianni Lanari, psicoterapeuta coordinatore del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” (www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it).

Grande e lodevole attenzione è stata riservata alla definizione di una profilassi antivirus da attuare per evitare contagi, manca tuttavia, una altrettanto importante e necessaria profilassi per la gestione dello stress, dell’ansia, delle paure e delle inevitabili frustrazioni che serpeggiano più o meno manifeste tra il personale scolastico, inquinando di vissuti emozionali inadeguati il fondamentale impegno professionale.

Tutti catapultati all’improvviso in situazioni lavorative inedite e complesse che fanno emergere evidenti stati di allerta per la perdita di rassicuranti certezze e routine sedimentate nel corso degli anni.
Tutti alle prese con partenze per rotte incerte e senza dotazione alcuna di adeguati supporti.
Tutti sprovvisti di un idoneo salvagente emotivo necessario per affrontare il nuovo viaggio didattico-educativo che si prefigura alquanto complicato e difficoltoso.

Lo scenario non è rassicurante, i paesaggi sono offuscati dalla nebbia dell’ incertezza.
Non è più una scelta correre ai ripari, ma un dovere etico, un imperativo: c’è bisogno di rispondere con interventi concreti e qualificati.

La dr.ssa Rita Cavallo, esperta in problematiche scolastiche inerenti l’ambito didattico-gestionale afferma che “l’obiettivo prioritario è, pertanto, quello di dare ai docenti e ai dirigenti i mezzi necessari affinché non si sentano più soli, ma accompagnati e supportati nell’individuare idonee strategie psicologiche e metodologico-didattiche per superare i tanti problemi che affliggono la scuola di oggi, potenziando efficacemente la loro resilienza”.

Gli interventi saranno finalizzati a promuovere e sostenere la prevenzione del disagio e la promozione del benessere psicologico di chi vive il mondo della scuola, nello specifico si tratterà di :
– potenziare la capacità di gestione degli aspetti legati all’ansia e alla incertezza nelle situazioni più problematiche;
– fornire supporto nella individuazione di risposte comportamentali e metodologiche efficaci per la gestione delle problematiche afferenti l’area affettivo-relazionale;
– fornire supporto per la definizione di idonee strategie didattico-educative per la gestione delle dinamiche di classe;
– sviluppare e potenziare le strategie di problem solving;
– sviluppare e potenziare le competenze organizzativo-gestionali;
– potenziare le competenze comunicativo-relazionali con le famiglie e gli studenti.

“Potrà esserci ‘buona scuola’ solo se i professionisti dell’educazione si sentono in condizioni psico-fisiche ottimali.
Insegnare, lo sappiamo bene, non è una cosa facile. Dirigere una scuola, è ancora più difficile e, oggi più che mai, si configura come un lavoro di grande complessità correlato ad una molteplicità di enormi incombenze e responsabilità.
Ed è proprio l’aumento progressivo dell’altissima usura psicofisica dei docenti e dei dirigenti, incrementata dall’emergenza Covid, in tutti i livelli d’insegnamento e in tutti gli assetti gestionali, che ha reso più allarmante una situazione già segnalata come particolarmente critica”, aggiunge la dr.ssa Rita Cavallo .

È un dato di fatto che l’emergenza sanitaria, in brevissimo tempo ha raso al suolo ogni possibilità di pervenire a pianificazioni e programmazioni certe e stabili, costringendo la scuola a ripensarsi e reinventarsi con una mole enorme di responsabilità che pesa su tutti i professionisti dell’educazione, incrementando in modo significativo il rischio di burnout.

Purtroppo, all’interno della scuola, manca un sostegno psicologico diffuso e organizzato.
Eppure la scuola di qualità, che nell’immaginario collettivo si traduce in sana utopia da perseguire, è la scuola in cui i docenti si recano con il piacere di insegnare e gli alunni con il piacere di apprendere. Una scuola in cui si respirano climi di lavoro sereni e stimolanti.

Questo obiettivo ambizioso, continua a rimanere stabile anche in questi nostri giorni in cui tutto sembra vacillare, richiedendo di essere empaticamente e operativamente molto più attenzionato.
Non possiamo e non dobbiamo permettere che l’entusiasmo per l’insegnamento lasci il posto all’ansia.

Offrire alla scuola un servizio di Pronto Soccorso Psicologico-Scolastico per “Guarire il mal di scuola”, significa perseguire efficacemente quell’obiettivo, prendendosi cura di quelle persone che hanno un ruolo determinante per qualificare il servizio educativo.

Significa rispondere ad un bisogno ormai non più latente.
Si dice che il futuro del mondo dipende in gran parte dall’educazione, anche noi ne siamo convinti e per questo vogliamo intervenire e consentire a tutti coloro che giorno dopo giorno lavorano in questo “laboratorio del futuro” di non sentirsi più soli e spaventati di fronte a situazioni che generano disagio, destabilizzano e minano il senso di autoefficacia.

Ci sarà questo servizio a fare da scoglio alle possibili alte maree e sarà un servizio di grande utilità proprio perché pensato in modo mirato per tutti coloro che vivono nel contesto scuola.
Il servizio di Pronto Soccorso Psicologico-Scolastico è curato da una rete di 196 professionisti presenti su tutto il territorio nazionale e non solo.

E’ uno spazio di ascolto emotivo e cognitivo che aiuta a rafforzare la consapevolezza della propria condizione di vita e del proprio modo di agire nel quale è possibile rileggere degli accadimenti e formulare delle ipotesi in merito a situazioni problematiche che creano disagio o preoccupazione, siano esse riconducibili a malesseri individuali o a situazioni dinamiche relazionali createsi.

Il servizio è operativo  dal primo  Ottobre 2020 e sarà aperto a tutti coloro che vivono nel “mondo scuola”.

Per contattare il Pronto Soccorso Psicologico-Scolastico “Roma Est” telefonare:
– al n. 0622796355 per richiedere consulenza psicologica;
– al n. 3280696922 per richiedere consulenza didattica e organizzativo-gestionale

Per ulteriori approfondimenti consultare il sito del Pronto Soccorso Psicologico www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

“Junk food? No grazie!”, il libro che spiega come alimentarci nel rispetto del nostro organismo

Disponibile su Amazon, il testo curato dal dott. Lorenzo Anelli unisce consigli per una corretta alimentazione ad una serie di ghiotte ricette semplici da realizzare, perché mangiare sano non vuol dire privarsi dei sapori

È finalmente disponibile su Amazon il libro “Junk food? No grazie!”, scritto da Lorenzo Anelli, medico ed alimentarista, un libro contenente una parte didattica e molte ricette per colazione, pranzo e cena senza utilizzo di zucchero, cereali raffinati e junk food.

Anelli, che è impegnato nel sociale anche come presidente della commissione Salute della Lidu onlus ( Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo) svela nel testo, pubblicato da pochi giorni, i segreti della sana alimentazione, spiegando i benefici di alcuni alimenti e i danni derivanti dall’uso del cibo spazzatura. Soprattutto quando si parla di cibo sano si è portati a pensare che per stare bene bisogna mangiare solo carote e lattuga. Niente di più falso, in realtà leggendo il libro di Lorenzo Anelli si scoprono molte possibilità che la grande distribuzione ed il cibo pronto ci ha fatto dimenticare, con una vasta scelta di ricette semplici e gustose

Le donne che hanno scritto le ricette cucinano per passione e si sono avvicinate nel tempo ad uno stile di vita salutare.

Tutti i proventi del libro saranno devoluti all’associazione Promosalus per progetti riguardanti bimbi affetti da qualsiasi forma di disturbo del neurosviluppo, tra cui autismo.

Potete acquistare il libro su Amazon contribuendo al progetto al seguente link: https://amzn.to/33UlNQO

Alzata di scudi di Cisl Medici Lazio contro vaccini antinfluenzali inoculati in farmacia

“La Regione Lazio ritiri l’ordinanza e utilizzi al meglio la rete dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta, degli specialisti ambulatoriali, dei distretti sanitari e dei dipartimenti di prevenzione delle Asl per ottimizzare l’adesione alla campagna vaccinale antinfluenzale per quanti vorranno usufruirne”

“Bene ha fatto il presidente della FNOMCEO – secondo la Cisl Medici – a rappresentare la contrarietà dei medici su quella parte del provvedimento adottato dalla Regione Lazio che prevede la somministrazione e inoculazione dei vaccini antinfluenzali nelle farmacie senza – si legge nella nota Fnomceo – nessun accenno a interpellare i medici”.

“C’è aria di ricorsi – prosegue la nota a firma di Luciano Cifaldi, segretario della Cisl Medici Lazio, e di Benedetto Magliozzi, segretario della Cisl Medici di Roma Capitale/Rieti.- Evidentemente non è bastata la sentenza del Tribunale Amministrativo del Lazio che ha annullato l’ordinanza della Ragione Lazio che stabiliva l’obbligo di vaccinazione antinfluenzale e pneumococcica per tutto il personale sanitario, pena la temporanea inidoneità al lavoro per il personale sanitario.

Già da tempo la Cisl Medici aveva evidenziato come nei mesi scorsi l’ordinanza regionale era giunta all’improvviso senza consultare in alcun modo le organizzazioni sindacali dei lavoratori della sanità. Il sindacato ritiene che sia non concepibile l’esclusione dei medici, unici legittimati a porre in essere atti clinici sul paziente, che non sono mai stati coinvolti su decisioni che riguardano non solo le competenze della  professione ma anche la salute stessa dei cittadini”.

“Ci dispiacerebbe – conclude la nota della Cisl Medici – che questo ulteriore attacco alla professione medica possa essere poi derubricato ad una semplice provocazione. I cittadini e gli operatori sanitari non hanno bisogno di improvvide fughe in avanti per quanto riguarda la tutela della salute pubblica.

La Regione Lazio ritiri l’ordinanza e utilizzi al meglio la rete dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta, degli specialisti ambulatoriali, dei distretti sanitari e dei dipartimenti di prevenzione delle Asl per ottimizzare l’adesione alla campagna vaccinale antinfluenzale per quanti vorranno usufruirne”

La reazione di Cisl Medici Lazio fa seguito alla nuova ordinanza di ieri venerdì 2 ottobre, che il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha emesso con oggetto “Ulteriori misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”.

Oltre all’uso obbligatorio delle mascherine  all’aperto, Zingaretti interviene anche sul modus operandi in tema di vaccinazioni antinfluenzale.
Nell’ordinanza si legge infatti che “allo scopo di perseguire in modo efficace l’obiettivo di generale copertura vaccinale e di assicurare che il sistema sanitario regionale possa fronteggiare l’aumento di domanda anche per le persone di età compresa tra 18-59 anni (residuali rispetto a quelle bersaglio e servite da MMG/PLS)”, viene disposto che “una quota di 100.000 dosi vaccini, o ulteriore, sia resa disponibile alle farmacie per garantire l’acquisto con oneri a carico del cittadino, secondo un prezzo uniforme di partecipazione che verrà all’uopo individuato, e previo rimborso alla Regione del costo sostenuto, e consentire loro, in presenza dei requisiti e secondo modalità definite dalla Direzione Salute, oltre che la vendita, anche l’organizzazione di un servizio di somministrazione/inoculazione del vaccino con conseguente assunzione di responsabilità.”

Considerato il delicato tema della salute pubblica e le correlate responsabilità dei medici di famiglia che sono delegati a seguire il paziente passo dopo passo, risulta quanto mai doverosa l’alzata di scudi di Cisl Medici Lazio su tale emblematica ordinanza. La complessità dell’equilibrio fisico di ogni singolo paziente è prerogativa dei medici di base, pediatri o Asl di riferimento, quali competenze può avere il farmacista?

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