COVID19: con FEVER PASS nasce il controllo anticontagio autodeterminato

Un sistema innovativo per la rilevazione della temperatura messo a punto da Bitsolution, società del  Gruppo Innovaway


E’ la soluzione ideale per la gestione in sicurezza dello screening della temperatura corporea, consente di aumentare le attività di monitoraggio preventive come previsto dal DPCM del 26 aprile 2020 e del DL34/2020, nel rispetto della privacy, può essere utilizzato dal sistema dei trasporti , delle prestazioni sanitarie, di tanti altri pubblici servizi.
Si chiama Fever Pass, ed è stata messa a punto da Bitsolution, società del Gruppo Innovaway, leader nel settore Ict.
Fever Pass consente l’autoscansione della temperatura presso un ‘Totem’ (Fever Pass point). La misurazione è effettuata con l’ausilio di un sensore con una densità di rilevazione di 1024 punti diversi del viso e degli occhi, coadiuvato da un software, basato sull’Intelligenza Artificiale, che normalizza la lettura della temperatura rispetto ai parametri ambientali.

Il sistema invia notifica del risultato direttamente all’interessato tramite l’App nel rispetto del GDPR (il Regolamento generale UE sulla protezione dei dati entrato in vigore nel 2018).
L’utente in piena riservatezza verifica dal proprio smartphone la temperatura rilevata dal Fever Pass.
Il certificato ottenuto ha una durata temporale prefissata in base alle indicazioni dell’autorità competente e risiede solo sullo smartphone dell’utente, non conservando il sistema alcuna traccia di informazione personale.

“L’utente – spiega Lorenzo Tornatore, uno dei due founder di Bitsolution insieme a Mario Baiano, – effettua lo screening in modo autonomo per dotarsi di un Pass elettronico che permetta l’apertura di varchi, tornelli, porte, attraverso lettura QRcode presente nel certificato rilasciato.
Il sistema supera la necessità di operatori addetti al controllo, eliminando i rischi di contagio cui sono esposti. In caso di verifica degli organi di controllo sarà comunque sufficiente esibire il Fever Pass memorizzato sullo smartphone (la foto rilevata in fase di misurazione, il valore della temperatura, la data e l’ora). La verifica della validità del certificato è assicurata attraverso un processo proprietario di sicurezza del dato o con Blockchain”. 

Con la soluzione ideata dal Gruppo Innovaway non occorrono più controlli multipli durante la giornata, si risparmia tempo e aumenta la sicurezza personale e collettiva. Velocità e rigorosa precisione di Fever Pass consentono di incrementare, a parità di tempo, la percentuale dei soggetti monitorati, e di individuare precocemente i possibili focolai infettivi.

Bitsolution
Bitsolution è stata acquisita dal Il Gruppo Innovaway nel 2018, con  questa l’acquisizione Innovaway ha rafforzato la sua presenza nel mondo IOT e dell’Intelligenza artificiale offrendo oltre a Fever Pass diverse soluzioni innovative in particolare al mondo della Pubblica Amministrazione, tra queste segnaliamo la soluzione MOBILE CONTROL per la distribuzione di servizi IoT nelle SMART CITY integrata con la Suite TALOS per la sicurezza nel settore mobility.

Il Gruppo Innovaway
Il Gruppo Innovaway offre soluzioni e servizi ICT innovativi, sviluppati con tecnologie all’avanguardia; annovera tra i 150 clienti realtà internazionali nei settori dell’industria, finanza, retail, luxury, trasporti, servizi e P.A. I dipendenti (60% laureati) sono il punto di forza del Gruppo, attivo in 8 sedi, che eroga i servizi in 27 lingue e svolge attività in tutto il mondo.
La mission del Gruppo è supportare i propri clienti nella digital transformation, con i servizi ITSM, gestisce da remoto e on-site problematiche informatiche su pc, smartphone, tablet, cassa e su infrastrutture tecnologiche complesse, 24h e 7/7.
L’offerta IT conta su  un team con oltre 100 certificazioni che lavorano nell’ambito della system integration, con una Software Factory e una Test Factory. Innovaway ha competenze altamente specializzate in SAP con altra società del gruppo: P&A Solutions, nello sviluppo di tecnologie IoT e capacità consulenziali ad alto valore aggiunto.
L’azienda ha i suoi quartieri generali a Napoli e Milano e sedi a Torino, Roma, Bari, Catanzaro, Cosenza e in Albania a Tirana.

Lotta al Coronavirus: da una ricerca universitaria l’integratore per contrastare il Covid-19

Il consumo di Lattoferrina ha dimostrato, secondo la review, di poter agire come protezione naturale della mucosa respiratoria e intestinale contro le infezioni e infiammazioni generate da COVID-19.

 La lattoferrina è efficace contro il Covid-19. E’ il risultato di uno studio condotto dalle Università Tor Vergata e La Sapienza che potrebbe dare un nuovo impulso alla lotta al Coronavirus. La ricerca denominata “Lactoferrin as Protective Natural Barrier of Respiratory and Intestinal Mucosa against Coronavirus Infection and Inflammation” è stata pubblicata su “International Journal of Molecular Sciences”.

Il consumo di Lattoferrina ha dimostrato, secondo la review, di poter agire come protezione naturale della mucosa respiratoria e intestinale contro le infezioni e infiammazioni generate da COVID-19.

La Lattoferrina è una proteina multifunzionale con riconosciute proprietà antimicrobiche e antivirali, appartenente alla famiglia delle transferrine, in grado di legare e trasportare il ferro. Si trova principalmente nel latte materno, in particolar modo nel colostro, nella saliva e nelle lacrime, nei granulociti neutrofili, cellule immunitarie che difendono l’organismo dalle infezioni di funghi e batteri.

Oltre ad una funzione batteriostatica, battericida e antivirale, la Lattoferrina è un sostegno per l’intero sistema immunitario. Partendo dal presupposto che questa glicoproteina è una componente dell’immunità innata dei bambini e che è un dato di fatto che la popolazione pediatrica sia stata la meno colpita dalla pandemia di Coronavirus la review ha posto le basi per il suo utilizzo nel supporto delle difese immunitarie.

Per rendere disponibile al mercato italiano e internazionale la Lattoferrina è stato creato Lattoferrina 200, il nuovo integratore che contiene 200 mg di lattoferrina, in pratici stick orosolubili, creata dalla PromoPharma S.p.A.

L’integratore Lattoferrina 200 si assume 1 volta giorno, versando il contenuto dello stick direttamente in bocca.

PromoPharma, da oltre 20 anno, sviluppa integratori alimentari e dispositivi medici per il benessere a la salute delle persone. Credendo fortemente nella ricerca delle università italiane la società ha voluto rendere facilmente disponibile per le persone la sostanza oggetto della review.

SarsCov2, studio dell’Università Sapienza di Roma evidenzia azione del virus

Un team della Sapienza coordinato dal Prof. Francesco Violi, Ordinario di Medicina Interna e Direttore della Prima Clinica Medica del Policlinico Umberto I, fa chiarezza sulla capacità del Covid19 che inibisce l’enzima Ace2 dopo averlo usato per accedere ai vasi sanguigni. Il risultato è il via libera all’enzima Nox2 deleterio per le arterie

di Vanessa Seffer

Il team di scienziati dell’Università Sapienza di Roma, guidati dal Prof. Francesco Violi, Ordinario di Medicina Interna e Direttore della Prima Clinica Medica del Policlinico Umberto I di Roma, ha scoperto qual è il meccanismo a catena che muove la SarsCov2 portando spesso gravi danni all’organismo di chi contrae questo virus. Lo studio, pubblicato sulla rivista inglese Redox Biology è stato condotto su 182 pazienti e ha visto la collaborazione di Claudio Maria Mastroianni e Francesco Pugliese dello stesso Policlinico. Si apre così la strada alla ricerca di nuove cure e terapie in attesa del vaccino di cui già è stata avviata la sperimentazione.

Professor Violi, ci spieghi come si collegano Ace2, Nox2 e il Covid19.

Il virus entra attraverso Ace2, questo enzima che si trova nelle cellule endoteliali dei vasi sanguigni di tutti gli organi, specie del cuore e del polmone, ed entrando attraverso l’Ace2 che fa da cavallo di Troia, lo inattiva e non funziona più.

Cosa fa l’Ace2, come funzione quando non è inattivato?

Degrada un enzima, l’angiotensina2, che ha un potente effetto infiammatorio dei vasi e mediatore dell’infiammazione delle arterie che avviene attraverso l’attivazione della Nox2. Quindi cosa siamo andati a vedere: siccome l’Ace2 è inattivato e l’angiotensina2 è aumentata in questi soggetti, Nox2 che è il suo ispettore finale potrebbe essere attivato. E così è. Così abbiamo dimostrato una catena di eventi che portano all’infiammazione delle arterie e quindi alla trombosi.

Il virus interrompe la catena che salva le arterie. Quando questa viene interrotta si avrà un danno a livello arterioso mediato dagli enzimi angiotensina2 e Nox2. La nostra intuizione è di aver visto, sapendo che quella che infiamma è la Nox2, come si arriva ad una attivazione della Nox2, perchè non funzionando, l’Ace2 impedisce che questa cascata si attivi e quindi che faccia danno alle arterie. Questa è la novità.

Che cosa è nello specifico Ace2?

E’ l’enzima attraverso cui il virus entra nella cellula, però Ace2 degrada angiotensina2. Se non c’è Ace2 perchè il virus la inattiva e viene a perdere la sua funzione, questo enzima non fa più quello che dovrebbe fare, cioè degradare l’angiotensina2 e quindi succede che c’è l’infiammazione dei vasi perchè l’angiotensina2 non viene inattivata, non viene degradata.

Per guarire che cosa bisogna fare?

Bisogna inibire la Nox2. Ci vuole un farmaco molto particolare che può andare bene nel caso del Covid19 per guarire in un breve arco di tempo, perchè si inibisce Nox2 finchè il paziente è ospedalizzato; nel cronico è più complicato perchè si interferirebbe con un sistema che serve all’organismo nel caso di immunità innata.

Serve quindi una precauzione, un farmaco o un vaccino a questo punto?

Serve un farmaco finchè non si avrà un vaccino che farà scomparire tutto questo, un antiossidante che inibisca la Nox2.

E’ ovvio che lo sviluppo futuro sarà vedere se gli inibitori della Nox2 proteggono dall’infiammazione, quindi che mirino alla sopravvivenza e al minor rischio trombotico.

Sono quindi le infiammazioni la base di molte malattie?

Si, e di tante che portano ad una precoce mortalità e noi abbiamo capito perchè.

LEGGI ANCHE: ENZIMA NOX2, NE PARLA IL PROF. FRANCESCO VIOLI

Relazione tra Covid-19 e testosterone: le ultime scoperte

L’enzima di conversione dell’angiotensina 2 o ACE2, che è indispensabile per introdurre SARS-CoV-2 nelle cellule ospiti, e tale recettore è anche espresso nei testicoli”, dice ancora l’andrologo Militello. 

I dati raccolti in tutto il mondo sui casi COVID-19 rivelano che uomini e donne hanno la stessa probabilità di contrarre il COVID-19.  Tuttavia, il numero di pazienti ricoverati in ospedale con COVID-19 complicato da gravi eventi clinici, come la coagulazione intravascolare disseminata, la tromboembolia venosa, le lesioni cardiovascolari e renali acute o la sepsi e l’insufficienza multiorgano, è statisticamente più elevato per gli uomini rispetto alle donne.

“A un esame più attento, si sospetta che fattori specifici potrebbero causare una propensione verso una prognosi sfavorevole negli uomini affetti da COVID-19, in particolare enfatizzando il ruolo del testosterone“, spiega il Prof. Andrea Militello Urologo e Andrologo premiato nel 2014 e 2018 come miglior andrologo d’Italia.

“In una revisione della letteratura pubblicata su Andrology, i colleghi italiani hanno dedotto che i dati osservativi mostrano che i pazienti con peggiore progressione clinica, spesso gli adulti più anziani con una o più malattie croniche sottostanti, hanno maggiori probabilità di avere bassi livelli di testosterone”, continua il professore.

“Inoltre, l’enzima di conversione dell’angiotensina 2 o ACE2, che è indispensabile per introdurre SARS-CoV-2 nelle cellule ospiti, e tale recettore è anche espresso nei testicoli”, dice ancora l’andrologo Militello. 

“Questi risultati suggeriscono che SARS-CoV-2 può infettare i testicoli, influenzando potenzialmente anche la secrezione di testosterone nei pazienti più giovani. Pertanto, come nei casi di uomini più anziani o di quelli con malattie dismetaboliche come l’obesità, un basso livello sierico di testosterone può predisporli a una ridotta risposta immunitaria, portando a un peggioramento della progressione dell’infezione da SARS-CoV-2 negli uomini”, continua Militello, che da poco riceve anche pazienti nella Repubblica di San Marino.

Lo studio italiano ha affermato che l’ipotesi è stata recentemente dimostrata in un piccolo studio a centro singolo che ha valutato 31 uomini con polmonite COVID-19 ammessi in terapia intensiva in Italia. Nello studio, pubblicato su Andrology a maggio, i ricercatori hanno scoperto che gli uomini con COVID-19 grave e ipogonadismo manifesto avevano maggiori probabilità di morire rispetto agli uomini con livelli più alti di testosterone.

La ricerca suggerisce che livelli più bassi di testosterone plasmatico, che possono essere comuni tra gli uomini anziani o gli uomini con obesità, così come tra gli uomini con altre malattie croniche, potrebbero portare a infiammazione sistemica, compromissione della funzione CV, tromboembolia e peggiori esiti COVID-19.

“Il testosterone predispone gli uomini a una risposta immunitaria meno efficace contro gli agenti infettivi e l’ipogonadismo maschile può innescare una disfunzione dannosa delle citochine che potrebbe essere responsabile di cattive prognosi negli uomini con COVID-19″, racconta ancora il Dr. Militello.

“La ricerca di base dovrebbe mirare a chiarire quale ruolo, se del caso, ricopre quel recettore degli androgeni nella facilitazione dell’infezione da COVID-19 e sulla sua gravità. In secondo luogo, la ricerca clinica dovrebbe essere condotta per valutare il ruolo patofisiologico del diverso ambiente ormonale nell’infezione COVID-19 per entrambi i sessi e se l’infezione COVID-19 facilita la riduzione dei livelli di testosterone, poiché può influenzare negativamente i testicoli causando un evidente ipogonadismo. Di conseguenza, potrebbero essere condotti diversi approcci terapeutici all’infezione da COVID-19, sulla base dei risultati degli studi summenzionati”, conclude l’andrologo.

Sciopero della fame 21 operai a Priolo Gargallo: incontro dell’Osservatorio Nazionale Amianto presso il Ministero del Lavoro

Ezio Bonanni: “è il primo passo per tentare di risolvere il problema amianto in Sicilia, ma non basta. Se necessario faremo manifestazione nazionale delle vittime di amianto”

 Il Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Avv. Ezio Bonanni, è stato ricevuto oggi al Ministero del Lavoro con il Segretario di Presidenza del Senato e componente della Commissione Igiene e Sanità, Giuseppe Pisani, per discutere e analizzare la questione tecnico giuridica del prepensionamento dei 21 operai, vittime dell’amianto e esposti alla fibra killer, dell’officina “Industrie Meccaniche Siciliane” in sciopero della fame da 15 giorni, che hanno ottenuto il riconoscimento dei benefici contributivi dal Tribunale di Siracusa. La sentenza, a causa di un cavillo, è stata poi ribaltata dalla Corte di Appello di Catania e verrà impugnata in Cassazione.

“Questa  mattina, insieme all’avvocato Bonanni, ho partecipato ad un incontro  con il vice capo di gabinetto del ministero del Lavoro, Professoressa Bozzao, coadiuvata dalla dottoressa Monterosso, funzionario del Ministero, e dal dott. Lelli, collaboratore di segreteria del Ministro Nunzia Catalfo, che ringrazio per la immediata disponibilità a trattare la vicenda dei lavoratori della ditta Belleli; come noto, questi ex dipendenti della ditta che ha operato nel SIN di Priolo per molti anni, da alcuni giorni  stanno attuando lo sciopero della fame per  proclamare  la loro protesta contro la sentenza della sezione lavoro della CdA di Catania, avversa in merito al riconoscimento di taluni benefici relativi alla loro pregressa esposizione lavorativa all’amianto – scrive Pisani su suo profilo di facebook – “senza voler entrare nel merito delle disposizioni giudiziali, considerato che questi ex dipendenti sono, comunque, persone professionalmente esposte ad un agente altamente patogeno, bandito dai cicli lavorativi proprio per il suo elevato  rischio oncogeno, si vuole trovare, nel rispetto del quadro normativo,  una soluzione che consenta loro la fruizione delle prerogative di legge.

“L’ONA non ci sta e, non solo faremo una battaglia legale, ma andremo avanti con lo sciopero della fame ad oltranza. Non faremo sconti a nessuno”, annuncia Bonanni che, pur mantenendo la veste istituzionale di componente della Commissione Amianto voluta dal Ministro Costa, è stato chiaro: “non si accettano compromessi al ribasso, i lavoratori, in quanto malati, hanno comunque diritto al prepensionamento anche in base all’art. 13 comma 7 della l n. 257/1992. Poi ci sono tutte le altre questioni che verranno illustrate nelle competenti sedi giudiziarie”, e aggiunge: “l’O.N.A. chiede che il Ministro del lavoro intanto vigili perché l’INPS non revochi le pensioni che ha concesso con autonomi atti amministrativi. Questo colpo di mano non può giustificare la revoca delle pensioni”. Gli fa eco il grido di dolore del coordinatore siciliano, Calogero Vicario, “abbiamo maneggiato, respirato e anche mangiato l’amianto. Il Tribunale di Siracusa ci ha dato ragione e ora la Corte di Appello ribalta l’esito della causa e questo è inammissibile, per cui continueremo lo sciopero della fame fino alla morte. E’ necessario che il Governo, che si è presentato come il governo del popolo, non si presti ad iniziative persecutorie e vessatorie in danno dei lavoratori. Come coordinatore O.N.A. Sicilia chiederò una mobilitazione nazionale in piazza delle vittime. Occorre che il Ministro del lavoro tuteli le vittime dell’amianto nel modo giusto. Non chiediamo nulla che non sia nostro. Chiediamo giustizia, legalità e verità”. 

L’ONA ha istituito il servizio di assistenza legale per le vittime del mesotelioma, e delle altre patologie asbesto correlate attraverso lo sportello amianto on line (https://www.osservatorioamianto.com/) e il numero verde gratuito 800 034 294.

Osservatorio Nazionale Amianto: L’INPS discrimina 70 lavoratori della FIREMA di Caserta esposti alla fibra killer

Ezio Bonanni (ONA): “chiediamo che il Ministro del Lavoro ripristini la legalità violata in danno delle vittime dell’amianto”

Vittime dell’amianto: lavoratori senza diritti. È il duro atto di accusa dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e componente dell’omonima commissione del Ministero dell’Ambiente, il quale plaude all’intervento risoluto dell’Assessore della Regione Campania al lavoro e alle risorse umane, Sonia Palmeri, che ha denunciato l’ingiusta discriminazione di cui sono vittime circa 70 lavoratori della Firema di Caserta, azienda che si è occupata della scoibentazione delle carrozze delle FS imbottite di amianto esponendoli, ignari e incolpevoli, a polveri e fibre senza protezioni. Il Ministro del Lavoro ha emesso l’atto di indirizzo ministeriale, diretto all’INAIL, perché ottenessero tutti il prepensionamento.

Ne è nato un forte contenzioso legale animato dall’Avv. Bonanni, il quale ha ottenuto dal TAR del Lazio la sentenza 5750/09 con la quale è stato annullato il decreto dell’INAIL che aveva circoscritto l’applicabilità di tale normativa a pochi siti, escludendo quello di Caserta. Tanto più per il fatto che in FS – Ferrovie dello Stato – la condizione di rischio amianto è tale per cui assistiamo a 619 casi di mesotelioma e 82 per coloro che hanno abitato nei dintorni delle stazioni, e quindi, se tale condizione di rischio è già rilevante per il personale FS, lo è a maggior ragione per gli scoibentatori delle carrozze ferroviarie.

“Esposizione all’amianto e diritto alla pensione, mi chiedo dove sia ancora oggi il nodo normativo. Come Assessore al Lavoro della Regione Campania mi faccio portavoce dei lavoratori campani della Firema che hanno maturato il diritto di andare in pensione, vedendosi riconosciuto dall’INPS il periodo di esposizione alle fibre di amianto. Se è un problema normativo si deve trovare subito una soluzione nazionale, abbattere gli intoppi burocratici e ristabilire criteri di giustizia sociale. Ho chiesto al Ministro del lavoro di attivarsi immediatamente per risolvere questa incresciosa vicenda non più rinviabile” – dichiara la Palmeri.

“Bene l’intervento dell’Assessore Palmeri, che ha dato una spinta decisiva per riaprire il tavolo di confronto ministeriale sul tema dei diritti calpestati dei lavoratori Firema esposti alla fibra killer, ma non basta, chiediamo che il Governo passi dalle parole ai fatti. Basta discriminazioni contro i lavoratori dell’amianto. Se necessario torneremo in Piazza, così come abbiamo già fatto in Sicilia per sostenere i lavoratori del petrolchimico di Priolo Gargallo”’, è il grido di battaglia di Bonanni, che ha intrapreso contatti con altre associazioni per avviare una forma di mobilitazione in tutto il territorio nazionale, estesa anche alla categoria delle piccole e medie imprese.

Questa condizione di rischio è confermata dall’epidemia di mesoteliomi e di altre patologie asbesto correlate in Campania: mesoteliomi fino al 2015 pari a 1554 casi, corrispondenti al 5,7% su base nazionale. La media è in salita a più di 100 casi l’anno, così censiti da ONA per il periodo successivo fino al 2019, con stima di 2000 casi complessivi; tumori del polmone 4000 decessi, tenendo conto che sono il doppio rispetto ai casi di mesotelioma, e su basi statistico matematiche e rilevazioni ONA le cui stime sono: asbestosi circa 600 decessi fino al 2019; decessi per altre patologie asbesto correlate 800. Totale dei decessi per patologie asbesto correlate 7400 fino al 2019. L’ONA ha censito, senza essere smentita, la contaminazione di amianto e materiali contenenti amianto, per più di 5000 tonnellate nella sola Campania, oltre la moltiplicazione della condizione di rischio dovuta all’emergenza ambientale, per altri cancerogeni, e per siti e territori specifici, come per esempio la ‘Terra dei Fuochi’. Per tali motivi  è sempre in prima linea in regione Campania, con lo sportello amianto on line www.osservatorioamianto.com/sportello-nazionale-amianto/, e con il numero verde 800 034 294 per la tutela dei diritti di tutti i cittadini e lavoratori.

L’associazione, con riferimento a molti casi di malattie e morti di lavoratori, ha esposto i fatti alla Procura della Repubblica di Caserta, e ha ottenuto anche sentenze giudiziali a carico di INAIL di riconoscimento di patologie asbesto correlate di dipendenti Firema, ottenendo quindi anche l’accertamento giurisdizionale della condizione di rischio – sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere n. 2202/2019 (D.V. S./ INAIL); sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere n. 3109/2018 (R.M./ INAIL)- in seguito ad accertamenti tecnico peritali, a fronte dei quali non si comprende per quale titolo alcuni dei dipendenti Firema si siano visti disconoscere i benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Alzheimer in aumento: Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna sul podio. Un malato su due non sa di esserlo, le donne più colpite

I malati sono 120 mila in Lombardia, 109 mila nel Lazio e 106 mila in Emilia Romagna, che si posizionano così sul podio. Seguono Puglia (104 mila), Veneto (100 mila), Campania (98 mila), Piemonte (95 mila), Sicilia (90 mila), Toscana (85 mila) e Calabria (68 mila). A metterlo in evidenza è il Rotary Club Roma Capitale in occasione del conferimento della Paul Harris Fellowship, la più alta distinzione rotariana, ai consoci Renato Boccia, Claudio Pernazza, Giuliano Cenciarelli ed Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte, promotori del Progetto Alzheimer del Rotary Club Roma Capitale.

In Italia ci sono 1,2 milioni di malati conclamati di Alzheimer e oltre 700 mila persone che ancora non sanno di essere malati. E nel mondo i malati sono addirittura 49 milioni, il che equivarrà a dire tra 10 anni un nuovo malato ogni tre secondi. «Cifre che devono far pensare e che devono essere prese seriamente in considerazione» puntualizza Pierluigi Di Giorgio, presidente 2019-2020 del Rotary Club Roma Capitale.

I malati sono 120 mila in Lombardia, 109 mila nel Lazio e 106 mila in Emilia Romagna, che si posizionano così sul podio. Seguono Puglia (104 mila), Veneto (100 mila), Campania (98 mila), Piemonte (95 mila), Sicilia (90 mila), Toscana (85 mila) e Calabria (68 mila).

Seguono poi Marche (42 mila), Sardegna (40 mila), Friuli Venezia Giulia (36 mila), Liguria (33 mila), Abruzzo (25 mila), Trentino Alto Adige (15 mila), Umbria (13 mila), Basilicata (9 mila), Molise (8 mila), Valle d’Aosta (4 mila).

L’incidenza dei malati di Alzheimer tende ad aumentare con l’avanzare dell’età: la patologia interessa lo 0,4% degli individui che hanno tra i 65 e i 69 anni, l’1,9% degli individui tra i 70 e i 74 anni, il 3,4% di chi ha tra i 75 e i 79 anni per arrivare a toccare l’11,5% degli anziani che hanno 80 anni e più.

Approfondendo l’analisi per genere è evidente il gap a sfavore delle donne, le quali presentano una incidenza del 6%, doppia rispetto al 3% degli uomini. E per quanto riguarda il livello di istruzione si osserva che l’insorgenza della malattia è diffusa prevalentemente tra gli individui meno istruiti (6%, 1 punto percentuale sopra la media) con una quota doppia rispetto a chi ha un’istruzione media (3%) e meno diffusa presso gli individui altamente istruiti (1%).

La malattia di Alzheimer influenza la qualità della vita: il 63% dei malati riferisce di avere gravi difficoltà nella attività di cura della persona, il 90% ha gravi difficoltà nelle attività domestiche, il 68% lamenta calo di concentrazione e di conseguenza il 12% dei malati è incorso in incidenti domestici.

A livello territoriale i più alti tassi di mortalità si presentano in Valle d’Aosta (48%), in Piemonte (36%), in Sardegna (36%), in Veneto (36%) e nella Provincia Autonoma di Bolzano (36%).

E, per quanto riguarda le province, i tassi più elevati si registrano a Carbonia-Iglesias (46%), Treviso (39%), Cuneo (38%), Trapani (38%), Sassari (38%), Bergamo (36%), Cremona (36%), Ancona (36%) e Modena (36%).

A livello mondiale, poi, secondo le previsioni del Rotary, il numero delle persone con demenza di Alzheimer è destinato a triplicarsi, superando a livello globale i 160 milioni di casi nel 2050.

Esaminando i trend attuali, rispetto ai 49 milioni di malati del 2019, già entro il 2020 questo numero salirà a 52 milioni, comportando un costo annuo della demenza che a livello mondiale supera i mille miliardi di dollari, cifra destinata a raddoppiare già entro i prossimi 10 anni.

In Italia il costo medio annuo per malato è pari a 71 mila euro, comprensivo delle spese a carico del Servizio Sanitario Nazionale e dei costi indiretti che ricadono sulle famiglie o sulle organizzazioni di sostegno.

«Moltiplicando questo costo per gli attuali 1,2 milioni di italiani malati di Alzheimer, si può capire quale sia il gigantesco impatto economico di questa malattia che nel nostro Paese rappresenta dunque una spesa di oltre 85 miliardi di euro annui» sostengono gli analisti del Rotary Club Roma Capitale.

Una cifra che è 8 volte superiore rispetto al dato ufficiale riferito ai costi diretti -di cui il 73% a carico delle famiglie- che ufficialmente ammontano a circa 11 miliardi di euro.

«Considerando che l’Italia è il Paese più longevo d’Europa con 13,4 milioni di ultra-sessantenni, pari al 22% della popolazione, questo problema ci riguarda molto da vicino. Per questo, ci proponiamo di fare con l’Alzheimer lo stesso che abbiamo fatto con la poliomielite, con un impegno economico di circa 2 miliardi di dollari da parte dei soci rotariani di tutto il mondo che ha consentito di vaccinare 2,5 miliardi di bambini in 122 Paesi e di eradicare quasi del tutto questa malattia» commenta il dottor Pierluigi Di Giorgio.

«Con l’Alzheimer ci proponiamo di fare lo stesso che abbiamo fatto con la poliomielite» prosegue il presidente 2019-2020 del Rotary Club Roma Capitale, che in occasione del «passaggio della campana» al presidente eletto, avvocato Gennaro Contardi, ha anche tracciato un bilancio dell’attività del club romano.

Tra i molti progetti concretizzati quest’anno, durante l’emergenza COVID-19 vi è stata anche la donazione —realizzata dal Rotary Club Roma Capitale insieme ai giovani del Rotaract Roma Tirreno Monte Mario— di un respiratore ad un noto ospedale romano, con un impegno economico di 18.500 euro raccolti grazie all’adesione di una cinquantina di soci.

Per l’impegno nella lotta contro l’Alzheimer voluto dal Rotary Club Roma Capitale sono stati quest’anno insigniti della «Paul Harris Fellowship», la più alta distinzione rotariana, il presidente e segretario generale della World Organization for International Relations (www.woirnet.org), Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte, il dottor Renato Boccia, Claudio Pernazza e Giuliano Cenciarelli.

Il diploma di conferimento dell’onorificenza è stato consegnato durante una cerimonia che si è tenuta presso il prestigioso «Polo Club» di Roma, che è stata anche occasione per accogliere nella famiglia rotariana due nuovi illustri soci: la scrittrice Adriana Pelo, ricercatrice di Linguistica Italiana alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Roma Tre, e l’architetto Filippo Maria Martines, consigliere dell’Ordine degli Architetti di Roma nonché progettista della nuova sede del Ministero dell’Ambiente.

«Bisogna trovare molti più fondi per finanziare la ricerca e di questo possiamo farci carico noi rotariani, proprio come abbiamo fatto per la poliomielite» sostiene il dottor Renato Boccia, portavoce e responsabile -insieme al consocio Claudio Pernazza- del Progetto Alzheimer del Rotary Club Roma Capitale.

Il progetto rotariano a carattere internazionale sull’Alzheimer è partito dal Rotary Club Roma Capitale, dunque dal nostro Paese, ma anche il progetto contro la poliomielite ha la sua prima origine, 41 anni fa, per opera di un piccolo club italiano: il Rotary Club di Treviglio, che, tramite il suo presidente Sergio Mulitisch, propose alla Convention di Roma del 1979 l’idea di vaccinare contro la poliomielite i bambini dei Paesi in via di sviluppo.

Il progetto, subito accettato dal board della sede centrale di Evanston del Rotary International, fu dapprima riservato ai soli club italiani che, a proprie spese, provvidero alla raccolta dei primi vaccini da inviare nelle Filippine. Poi il progetto ebbe così tanto successo che il Rotary decise di coprire tutto il mondo con il programma di vaccinazione «Polio Plus».

Oggi, forti della circostanza che Albert Sabin, rotariano di Cincinnati, padre del vaccino orale, ha lasciato in eredità al Rotary International l’utilizzo del suo vaccino, grazie anche alla collaborazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Unicef, la poliomielite può dirsi praticamente eradicata dal mondo, restando solo pochi focolai isolati. Fonte: AJ-Com.Net

IT per la Sanità: “Pronto qui è il Pascale”, al Numero Verde 11mila chiamate in 2 mesi

Dalla settimana prossima il servizio, gestito da Innovaway, raddoppia supportando anche i pazienti dell’Ospedale Ascalesi


Nato in piena fase 1 dell’emergenza Coronavirus, per supportare i pazienti da remoto e rendere quindi ancor più efficienti i sistemi di prenotazione, l’organizzazione delle visite mediche e la richiesta di informazioni, il numero Verde 800180718 dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS – Fondazione G. Pascale di Napoli in due mesi ha toccato quota 11mila telefonate e dalla prossima settimana raddoppia estendendosi anche all’Ospedale Ascalesi.

Il servizio, affidato lo scorso aprile ad Innovaway, una delle principali realtà europee specializzata anche nella Sanità Digitale, ha messo in campo un team di dieci persone dedicate che in due mesi hanno risposto a undici mila chiamate, 5mila richieste di informazioni e 6mila per prenotazioni di visite. Il Gruppo Innovaway, con oltre mille dipendenti tra Milano, Torino, Roma, Napoli, Bari e Tirana opera nel settore ICT e offre soluzioni personalizzate in diversi settori, quali finance, retail e luxury e public sector.
È questa attività a segnare una tappa importante del Competence Center Healthcare di Innovaway, azienda napoletana che raccoglie competenze distintive per il mondo della sanità e che opera per promuovere iniziative e soluzioni tecnologiche presso tutte le strutture sanitarie, in prima linea in questo difficile momento per il Paese.

Il numero verde del Pascale è visibile sulla home page del sito dell’Istituto www.istitutotumori.na.it

“Abbiamo pensato di istituire il numero verde – ha sottolineato nel presentare il servizio il Direttore Generale del Pascale Attilio Bianchi – per potenziare le linee telefoniche del centralino ed incrementare il livello del contatto con i nostri pazienti. Il personale del call center è stato formato all’interno dell’azienda e laddove le richieste fossero specifiche sarà premura dell’operatore chiedere il numero cellulare del paziente e richiamarlo”.
 
“Innovaway-  ha dichiarato il Direttore Generale Antonio Burinato – lavora da anni al fianco del mondo della Sanità in diversi contesti, ma alla nascita dell’emergenza Covid-19 è aumentato il nostro impegno e abbiamo scelto di mettere le nostre competenze a disposizione. Il servizio realizzato per l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS – Fondazione G. Pascale di Napoli nasce dalla necessità di rispondere ai forti flussi di contatti generati dal Covid-19 e in contemporanea di incrementare il livello di rapporto con i pazienti oncologici. Noi siamo stati capaci di rispondere con assoluta tempestività, confidenti che il nostro servizio possa aiutare i cittadini della Regione Campania, che comunque presentano patologie importanti, anche se diverse dal Covid-19. Peraltro non si tratta di un’iniziativa isolata, perché il nostro team è da diversi mesi impegnato in un importante progetto di innovazione e trasformazione digitale della Sanità Regionale della Campania che sta iniziando a produrre i primi risultati tangibili.”

Ketamina: la droga “ricreativa” che rende impotenti

La ketamina, un anestetico dissociativo, si è recentemente diffusa come droga ricreativa. Il suo abuso porta a disturbi neurocomportamentali oltre ad effetti tossici su altri organi del corpo.

Per valutare gli effetti tossici della somministrazione cronica di basse dosi di chetamina sulla memoria, sui testicoli e sull’erezione, esplorare la sua fisiopatologia attraverso il meccanismo dello stress ossidativo ed esaminando l’effetto di miglioramento della N-acetil cisteina (NAC), è stato effettuato uno studio specifico da ricercatori egiziani (https://doi.org/10.1016/j.reprotox.2020.05.016).

Un totale di 40 ratti albini maschi sono stati assegnati al controllo, veicolo, solo chetamina I.P. (10 mg / kg) e chetamina (10 mg / kg) + gruppi NAC (150 mg / kg).

Sono state eseguite la valutazione dell’affetto della memoria e della funzione erettile mediante evitamento passivo, riconoscimento di nuovi oggetti e test copulatori.

Sono state eseguite la stima della malondialdeide (MDA), della catalasi (CAT) e della capacità antiossidante totale (TAC) nel siero e dell’omogenato prefrontale e ippocampale e dell’ormone luteinizzante (LH), il testosterone nel siero.

Corteccia prefrontale, ippocampo e testicoli sono stati raccolti per istopatologia.

“La somministrazione cronica di ketamina ha indotto significativi deficit di memoria (P <0,05), ridotta funzione erettile (P <0,05), grave ipospermatogenesi, aumento dell’MDA, riduzione dei livelli di CAT, TAC nel siero e omogenato dei tessuti (P <0,05) e riduzione di LH e testosterone (P <0,05)”, spiega il Dr. Militello, eletto miglior andrologo urologo d’Italia nel 2018.

Il trattamento con NAC ha comportato invece un significativo miglioramento della funzione di memoria, una migliore funzione erettile e una riduzione del danno ossidativo sia nel siero che negli omogeneati dei tessuti.

”I livelli di testosterone e di LH hanno mostrato una differenza significativa tra gruppi di trattamento e controlli (P <0,05).

NAC ha ridotto i deleteri cambiamenti istopatologici. Questi dati suggeriscono che la Ketamina a lungo termine influisce sulla memoria breve e lunga, induce disfunzione erettile e testicolare attraverso lo stress ossidativo. Mentre la co-somministrazione con NAC contrasta invece questi effetti tossici” conclude il Dr. Militello.

Per maggiori informazioni sull’argomento visitare il sito del dottor Militello all’indirizzo www.urologia-andrologia.net.

Salute: l’arte e la bellezza curano la depressione

È stato pubblicato su Phenomena Journal negli scorsi giorni l’articolo scientifico riguardo una ricerca, fatta in provincia di Siena, che evidenzia come la cultura e la bellezza influiscano nella diminuzione dello stress. 

Negli anni 2012-2013 l’Associazione Valdelsa donna, in collaborazione con il reparto oncologico dell’Ospedale Campostaggia della USL Toscana Sud-Est diretto da Angelo Martignetti, si è fatta promotrice di una ricerca per offrire “Vita agli anni” dei malati oncologici, e fornire un sostegno ai loro familiari in momenti di particolare stress psico-fisico. 

Paola Dei, psicologa, critico teatrale e cinematografico, presidente del Centro Studi di Psicologia dell’Arte e Psicoterapie Espressive ha portato avanti la ricerca che ha permesso, attraverso il Metodo Psycofilm, da lei elaborato e accolto favorevolmente dalla Comunità Scientifica, di dimostrare quanto la cultura e le arti, siano portatrici di benessere, e in grado di diminuire i livelli di stress attivando gli ormoni del benessere e le emozioni positive, diverse dal pensiero positivo di stampo new age.

I dati della sperimentazione sono stati pubblicati lo scorso 4 giugno sulla rivista scientifica internazionale Phenomena Journal, che si occupa di Psicopatologia, Neuroscienze e Psicoterapia. 

La sperimentazione effettuata su un campione statistico, composto da malati oncologici e loro familiari, ha permesso nell’arco di nove mesi di rilevare le trasformazioni avvenute e la diminuzione dello stress.

Sono stati utilizzati film, scelti ponderatamente per il contesto dove venivano proposti, utilizzando un approccio estetico-sperimentale, ed è stata evidenziata l’importanza del lavoro attraverso il cinema e la sua efficacia per trasformare emozioni negative e migliorare le relazioni inter e intra familiari, diminuendo i livelli dell’ormone dello stress (cortisolo), grande nemico della nostra salute. Un elemento in grado di aprire la strada non solo a depressione, aumento di peso, malessere psicologico, ma anche alla pressione arteriosa, e ad alterazioni del livello del colesterolo. 

Dati sperimentali e clinici evidenziano come in molti casi, le emozioni negative, i traumi, le situazioni avverse, soprattutto quando permangono a lungo, siano in grado di sregolare il sistema di controllo dello stress con ripercussioni su tutto l’organismo. 

Durante la sperimentazione a Campostaggia è stato evidenziato come le strategie messe in atto hanno presupposto l’attivazione della capacità creativa e come ogni partecipante sia stato stimolato a cercare soluzioni e raccontare i propri vissuti attraverso elaborati che hanno favorito la modificazione di sistemi emozionali stressanti.

L’arte e la cultura, considerate solo intrattenimento, da frequentare solo avendo tempo, sono in realtà portatori di salute e benessere e in grado di migliorare lo stato generale dell’organismo. 

Durante visite ai Musei, visione di film idonei, ascolto di musica, i dati di cortisolo possono diminuire anche del 50-60% e le neuroscienze ci aiutano a comprendere cosa accade in ambito cerebrale quando fruiamo delle arti per poter costruire percorsi di benessere.

Sappiamo che Dostoevskij, il grande scrittore russo che ha indicato la bellezza come via maestra per salvare il mondo, si recasse, dopo la morte del figlioletto, a visitare la Madonna Sistina di Raffaello, di cui nel 2020 si festeggiano i 500 anni dalla morte, e stesse ore seduto davanti al quadro, ritrovando una serenità interiore altrimenti difficile da raggiungere, e per osservare il quadro ogni giorno se ne fece realizzare una copia. 

Sono molti gli artisti, registi, musicisti, cantanti, attori,che pur essendo ipovedenti, ipoudenti, portatori di malattie di vario tipo, hanno percorso la strada della cura anche attraverso l’arte. E senza andare troppo lontano, proprio pochi giorni fa, abbiamo sentito in una delle ultime interviste fatte a Ezio Bosso, un grande musicista che non riusciva neppure ad allacciarsi le scarpe a causa di una grave malattia neurovegetativa, grande talento che suonava come un angelo, sostenere che in tempi di negatività, occorre spalancare le finestre e ascoltare la musica a tutto volume.

E’ ampiamente comprovato che chi respira arte, fa un gran dono anche alla propria salute. 

Le arti non solo a livello psico-fisico portano benessere ma anche a livello sociale. E in tempi di Coronavirus perché non ripartire da qui e inondare la rete di bellezza, anziché di odio e insulti?

Ci hanno provato musicisti e artisti della Corea del Sud con la K-Pop, dimostrando che ci si può esprimere anche e soprattutto attraverso la bellezza.

A Siena l’Accademia Chigiana ha persino diffuso sulla rete l’Inno di Mameli, eseguito da 108 musicisti per una esecuzione corale e orchestrale dell’Inno d’Italia, ricevendo il plauso del Presidente della Repubblica Mattarella.

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