IT per la Sanità: “Pronto qui è il Pascale”, al Numero Verde 11mila chiamate in 2 mesi

Dalla settimana prossima il servizio, gestito da Innovaway, raddoppia supportando anche i pazienti dell’Ospedale Ascalesi


Nato in piena fase 1 dell’emergenza Coronavirus, per supportare i pazienti da remoto e rendere quindi ancor più efficienti i sistemi di prenotazione, l’organizzazione delle visite mediche e la richiesta di informazioni, il numero Verde 800180718 dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS – Fondazione G. Pascale di Napoli in due mesi ha toccato quota 11mila telefonate e dalla prossima settimana raddoppia estendendosi anche all’Ospedale Ascalesi.

Il servizio, affidato lo scorso aprile ad Innovaway, una delle principali realtà europee specializzata anche nella Sanità Digitale, ha messo in campo un team di dieci persone dedicate che in due mesi hanno risposto a undici mila chiamate, 5mila richieste di informazioni e 6mila per prenotazioni di visite. Il Gruppo Innovaway, con oltre mille dipendenti tra Milano, Torino, Roma, Napoli, Bari e Tirana opera nel settore ICT e offre soluzioni personalizzate in diversi settori, quali finance, retail e luxury e public sector.
È questa attività a segnare una tappa importante del Competence Center Healthcare di Innovaway, azienda napoletana che raccoglie competenze distintive per il mondo della sanità e che opera per promuovere iniziative e soluzioni tecnologiche presso tutte le strutture sanitarie, in prima linea in questo difficile momento per il Paese.

Il numero verde del Pascale è visibile sulla home page del sito dell’Istituto www.istitutotumori.na.it

“Abbiamo pensato di istituire il numero verde – ha sottolineato nel presentare il servizio il Direttore Generale del Pascale Attilio Bianchi – per potenziare le linee telefoniche del centralino ed incrementare il livello del contatto con i nostri pazienti. Il personale del call center è stato formato all’interno dell’azienda e laddove le richieste fossero specifiche sarà premura dell’operatore chiedere il numero cellulare del paziente e richiamarlo”.
 
“Innovaway-  ha dichiarato il Direttore Generale Antonio Burinato – lavora da anni al fianco del mondo della Sanità in diversi contesti, ma alla nascita dell’emergenza Covid-19 è aumentato il nostro impegno e abbiamo scelto di mettere le nostre competenze a disposizione. Il servizio realizzato per l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS – Fondazione G. Pascale di Napoli nasce dalla necessità di rispondere ai forti flussi di contatti generati dal Covid-19 e in contemporanea di incrementare il livello di rapporto con i pazienti oncologici. Noi siamo stati capaci di rispondere con assoluta tempestività, confidenti che il nostro servizio possa aiutare i cittadini della Regione Campania, che comunque presentano patologie importanti, anche se diverse dal Covid-19. Peraltro non si tratta di un’iniziativa isolata, perché il nostro team è da diversi mesi impegnato in un importante progetto di innovazione e trasformazione digitale della Sanità Regionale della Campania che sta iniziando a produrre i primi risultati tangibili.”

Ketamina: la droga “ricreativa” che rende impotenti

La ketamina, un anestetico dissociativo, si è recentemente diffusa come droga ricreativa. Il suo abuso porta a disturbi neurocomportamentali oltre ad effetti tossici su altri organi del corpo.

Per valutare gli effetti tossici della somministrazione cronica di basse dosi di chetamina sulla memoria, sui testicoli e sull’erezione, esplorare la sua fisiopatologia attraverso il meccanismo dello stress ossidativo ed esaminando l’effetto di miglioramento della N-acetil cisteina (NAC), è stato effettuato uno studio specifico da ricercatori egiziani (https://doi.org/10.1016/j.reprotox.2020.05.016).

Un totale di 40 ratti albini maschi sono stati assegnati al controllo, veicolo, solo chetamina I.P. (10 mg / kg) e chetamina (10 mg / kg) + gruppi NAC (150 mg / kg).

Sono state eseguite la valutazione dell’affetto della memoria e della funzione erettile mediante evitamento passivo, riconoscimento di nuovi oggetti e test copulatori.

Sono state eseguite la stima della malondialdeide (MDA), della catalasi (CAT) e della capacità antiossidante totale (TAC) nel siero e dell’omogenato prefrontale e ippocampale e dell’ormone luteinizzante (LH), il testosterone nel siero.

Corteccia prefrontale, ippocampo e testicoli sono stati raccolti per istopatologia.

“La somministrazione cronica di ketamina ha indotto significativi deficit di memoria (P <0,05), ridotta funzione erettile (P <0,05), grave ipospermatogenesi, aumento dell’MDA, riduzione dei livelli di CAT, TAC nel siero e omogenato dei tessuti (P <0,05) e riduzione di LH e testosterone (P <0,05)”, spiega il Dr. Militello, eletto miglior andrologo urologo d’Italia nel 2018.

Il trattamento con NAC ha comportato invece un significativo miglioramento della funzione di memoria, una migliore funzione erettile e una riduzione del danno ossidativo sia nel siero che negli omogeneati dei tessuti.

”I livelli di testosterone e di LH hanno mostrato una differenza significativa tra gruppi di trattamento e controlli (P <0,05).

NAC ha ridotto i deleteri cambiamenti istopatologici. Questi dati suggeriscono che la Ketamina a lungo termine influisce sulla memoria breve e lunga, induce disfunzione erettile e testicolare attraverso lo stress ossidativo. Mentre la co-somministrazione con NAC contrasta invece questi effetti tossici” conclude il Dr. Militello.

Per maggiori informazioni sull’argomento visitare il sito del dottor Militello all’indirizzo www.urologia-andrologia.net.

Salute: l’arte e la bellezza curano la depressione

È stato pubblicato su Phenomena Journal negli scorsi giorni l’articolo scientifico riguardo una ricerca, fatta in provincia di Siena, che evidenzia come la cultura e la bellezza influiscano nella diminuzione dello stress. 

Negli anni 2012-2013 l’Associazione Valdelsa donna, in collaborazione con il reparto oncologico dell’Ospedale Campostaggia della USL Toscana Sud-Est diretto da Angelo Martignetti, si è fatta promotrice di una ricerca per offrire “Vita agli anni” dei malati oncologici, e fornire un sostegno ai loro familiari in momenti di particolare stress psico-fisico. 

Paola Dei, psicologa, critico teatrale e cinematografico, presidente del Centro Studi di Psicologia dell’Arte e Psicoterapie Espressive ha portato avanti la ricerca che ha permesso, attraverso il Metodo Psycofilm, da lei elaborato e accolto favorevolmente dalla Comunità Scientifica, di dimostrare quanto la cultura e le arti, siano portatrici di benessere, e in grado di diminuire i livelli di stress attivando gli ormoni del benessere e le emozioni positive, diverse dal pensiero positivo di stampo new age.

I dati della sperimentazione sono stati pubblicati lo scorso 4 giugno sulla rivista scientifica internazionale Phenomena Journal, che si occupa di Psicopatologia, Neuroscienze e Psicoterapia. 

La sperimentazione effettuata su un campione statistico, composto da malati oncologici e loro familiari, ha permesso nell’arco di nove mesi di rilevare le trasformazioni avvenute e la diminuzione dello stress.

Sono stati utilizzati film, scelti ponderatamente per il contesto dove venivano proposti, utilizzando un approccio estetico-sperimentale, ed è stata evidenziata l’importanza del lavoro attraverso il cinema e la sua efficacia per trasformare emozioni negative e migliorare le relazioni inter e intra familiari, diminuendo i livelli dell’ormone dello stress (cortisolo), grande nemico della nostra salute. Un elemento in grado di aprire la strada non solo a depressione, aumento di peso, malessere psicologico, ma anche alla pressione arteriosa, e ad alterazioni del livello del colesterolo. 

Dati sperimentali e clinici evidenziano come in molti casi, le emozioni negative, i traumi, le situazioni avverse, soprattutto quando permangono a lungo, siano in grado di sregolare il sistema di controllo dello stress con ripercussioni su tutto l’organismo. 

Durante la sperimentazione a Campostaggia è stato evidenziato come le strategie messe in atto hanno presupposto l’attivazione della capacità creativa e come ogni partecipante sia stato stimolato a cercare soluzioni e raccontare i propri vissuti attraverso elaborati che hanno favorito la modificazione di sistemi emozionali stressanti.

L’arte e la cultura, considerate solo intrattenimento, da frequentare solo avendo tempo, sono in realtà portatori di salute e benessere e in grado di migliorare lo stato generale dell’organismo. 

Durante visite ai Musei, visione di film idonei, ascolto di musica, i dati di cortisolo possono diminuire anche del 50-60% e le neuroscienze ci aiutano a comprendere cosa accade in ambito cerebrale quando fruiamo delle arti per poter costruire percorsi di benessere.

Sappiamo che Dostoevskij, il grande scrittore russo che ha indicato la bellezza come via maestra per salvare il mondo, si recasse, dopo la morte del figlioletto, a visitare la Madonna Sistina di Raffaello, di cui nel 2020 si festeggiano i 500 anni dalla morte, e stesse ore seduto davanti al quadro, ritrovando una serenità interiore altrimenti difficile da raggiungere, e per osservare il quadro ogni giorno se ne fece realizzare una copia. 

Sono molti gli artisti, registi, musicisti, cantanti, attori,che pur essendo ipovedenti, ipoudenti, portatori di malattie di vario tipo, hanno percorso la strada della cura anche attraverso l’arte. E senza andare troppo lontano, proprio pochi giorni fa, abbiamo sentito in una delle ultime interviste fatte a Ezio Bosso, un grande musicista che non riusciva neppure ad allacciarsi le scarpe a causa di una grave malattia neurovegetativa, grande talento che suonava come un angelo, sostenere che in tempi di negatività, occorre spalancare le finestre e ascoltare la musica a tutto volume.

E’ ampiamente comprovato che chi respira arte, fa un gran dono anche alla propria salute. 

Le arti non solo a livello psico-fisico portano benessere ma anche a livello sociale. E in tempi di Coronavirus perché non ripartire da qui e inondare la rete di bellezza, anziché di odio e insulti?

Ci hanno provato musicisti e artisti della Corea del Sud con la K-Pop, dimostrando che ci si può esprimere anche e soprattutto attraverso la bellezza.

A Siena l’Accademia Chigiana ha persino diffuso sulla rete l’Inno di Mameli, eseguito da 108 musicisti per una esecuzione corale e orchestrale dell’Inno d’Italia, ricevendo il plauso del Presidente della Repubblica Mattarella.

Covid-19.Il progetto green per gli stabilimenti balneari e la ristorazione che non utilizza il plexiglass- Covid-19. The green project for seaside facilities and restaurants that does not use plexiglass

di emigrazione e di matrimoni

Covid-19.Il progetto green per gli stabilimenti balneari e la ristorazione che non utilizza il plexiglass

Due ingegneri trentenni, Luisa Scambia e Gianluca Proietti, hanno realizzato un progetto innovativo per gli stabilimenti balneari e per la ristorazione che non utilizza il plexiglass ma l’ EFTE, un materiale riciclabile al 100%  che non danneggia lo strato di ozono nell’atmosfera.

Ing. Luisa Scambia in questi giorni nell’ambito delle soluzioni da adottare, per ottemperare alle norme anti–Covid –19, negli stabilimenti balneari, nei ristoranti e nelle scuole, si sente sempre parlare del plexiglass, come materiale da utilizzare nei vari progetti per la ripartenza. Lei insieme all’Ing. Gianluca Proietti avete realizzato un progetto per gli stabilimenti balneari e per la ristorazione che utilizza l’’ETFE (Etilene TetrafluoroEtilene), un materiale plastico trasparente progettato per avere un’alta resistenza termica e agli agenti atmosferici. Ci può descrivere le particolarità di questa scelta e l’impatto ambientale di questo materiale?

L’idea e’ stata quella di scegliere un materiale performante ma anche “morbido” che quindi richiamasse i concetti di “tenda” ai quali siamo tutti più abituati senza creare dei veri a propri “muri”. L’ETFE e’ un materiale sempre piu’ usato in architettura, sia a strato singolo che a doppio strato con cuscino d’aria, per il suo ottimo rapporto qualita’/prezzo e per le sue caratteristiche di leggerezza, resistenza, manutenibilità’ e trasparenza. La sua leggerezza (circa un centesimo del peso del vetro) consente infatti l’ottimizzazione delle carpenterie e la conseguente riduzione del materiale impiegato per la costruzione con tutti gli evidenti benefici. Grazie alla sua resistenza a trazione e facile manutenibilità’ (piccole rotture possono essere riparate facilmente con uno speciale foglio adesivo applicato direttamente) ha una durata di vita garantita  di 20 anni (dati Hightex) ma anche superiore.  Inoltre, non essendo un materiale fragile e venendo consegnato in rotoli riduce la necessita’ di imballaggio per trasporto e consegna. La trasparenza dell’Etfe è pari al 95% per lo spettro della luce visibile e, grazie alla sua particolare composizione chimica, mantiene totalmente la sua trasparenza nel tempo oltre ad essere anche auto-pulente. Infine, non solo si si tratta di un materiale riciclabile al 100% ma anche con un processo di produzione a base d’acqua, che non richiede l’utilizzo di solventi chimici, né di derivati del petrolio, e che quindi rispetta il Trattato di Montreal, cioè non rientra nei materiali che danneggiano lo strato di ozono dell’atmosfera.

Ing. Gianluca Proietti, le tematiche ambientali dilagano nel mondo, stiamo assistendo sempre più al nascere di una coscienza green in tutti settori e particolarmente nell’architettura, che oggi deve essere ecosostenibile. Cosa significa per lei “architettura ecosostenibile” e quali criteri ecologici sono stati applicati al progetto Sunsafe ?

Il termine ecosostenibile comprende una vasta gamma di concetti che riguardano l’intera vita di un progetto, dai materiali di costruzione, allo smaltimento dopo l’utilizzo. Nel caso di SunSafe, in seguito alla scelta dei materiali, ci siamo concentrati sull’efficienza degli spazi, la compatibilità’ con il microclima del luogo di installazione e l’adattabilità’ del prodotto nella fase successiva all’emergenza. L’accostamento di due file consente infatti di massimizzare il numero di postazioni garantendo sicurezza e apertura. L’installazione perpendicolare al mare invece e’ pensata per massimizzare la brezza marina anche nelle aree più lontane dalla riva mentre l’estensione e regolabilità’ della copertura sono state progettate per garantire un comodo ombreggiamento durante le ore centrali della giornata ma anche consentire flessibilità’ all’utente in funzione delle proprie preferenze. Infine, ci siamo posti l’obiettivo di creare un prodotto che durasse nel tempo ben oltre la situazione di emergenza, in grado di adattarsi facilmente alle mutevoli necessità’ immediate e future dei gestori di ristoranti e spiagge. In entrambi i casi infatti, gli schermi in ETFE sono facilmente removibili/avvolgibili consentendo la modulazione degli spazi in funzione del numero di ospiti da fare accomodare durante la pandemia, ma anche prevedendo, a fine pandemia, la totale sostituzione degli elementi plastici con morbidi tendaggi in grado di definire uno spazio mobile, elegante e riservato all’occorrenza.

Un materiale che potrebbe essere utile anche negli istituti scolastici che in questi giorni sono al primo punto nel dibattito delle istituzioni. La riapertura delle scuole a settembre desta infatti non poca preoccupazione e un sistema che utilizza l’EFTE mette al riparo da perplessità anche all’interno delle aule scolastiche.

di emigrazione e di matrimoni

Covid-19. The green project for seaside facilities and restaurants that does not use plexiglass

Two thirty year old engineers, Luisa Scambia and Gianluca Proietti, have created an innovative project for seaside facilities and restaurants that does not use plexiglass but ETFE, a 100% recyclable material that does not damage the atmosphere’s ozone layer.

 

Q: Luisa Scambia, as part of the solutions to be adopted during this period to comply with the anti-Covid-19 regulations in seaside facilities, restaurants and schools we have always heard plexiglass being discussed as a material to be used in the various project for the restart. You, together with Gianluca Proietti, have created a project for seaside facilities and restaurants that uses ETFE (Ethylene Tetrafluoroethylene), a transparent plastic material designed to have high thermal and weather resistance. Can you describe for us the particularities of this choice and the environmental impact of this material?

A: The idea was to choose a performing material that is also “soft” and therefore recalls the concepts of a “curtain” to which we are all more accustomed without creating real “walls”. ETFE is a material this is being used more and more in architecture as both a single layer and as double layers with an air cushion due to its excellent quality/price ratio and for its characteristics of lightness and transparency. Its lightness, (about a hundredth the weight of glass) in fact allows the optimization of carpentry with all the obvious benefits. Thanks to its tensile strength and its ease of maintenance (small breaks can be repaired easily with a special adhesive sheet applied directly) it has a guaranteed life of 20 years (Hightex data) and also higher. Furthermore, since it is not a fragile material and is delivered in rolls the need for packaging for transport and delivery is reduced. ETFE’s transparency is equal to 95% of the visible light spectrum and thanks to its particular chemical composition which totally maintains its transparency over time as well as being self-cleaning. Finally, this is not only a 100% recyclable material but also has a 100% water based production process that does not require the use of chemical solvents, nor petroleum derivatives and therefore respects the Montreal Treaty, in other words, it is not one of the materials that damage the atmosphere’s ozone layer.

Q: Gianluca Proietti, environmental issues are spreading around the world, we are witnessing more and more the birth of a green conscience in all sectors and especially in architecture that today must be eco sustainable. What does “eco sustainable architecture” mean for you and which ecological criteria have been applied to the SunSafe Project?

A: The term eco sustainable includes a vast range of concepts that concern the whole life of the project, from the construction materials, to disposal after use. In the case of SunSafe, following the choice of the materials we concentrated on the efficiency of the spaces, the compatibility with the microclimate of the place of installation and the adaptability of the product in the post emergency phase. In fact, the juxtaposition of the two rows allows us to maximize that number of places guaranteeing safety and openness. The installation perpendicular to the sea, on the other hand, was designed to maximize the sea breeze also in the areas further from the sea while the extension and the adjustability of the covering were designed to guarantee comfortable shading during the central hours of the day and also to allow flexibility for the users according to their preferences. Finally, we set ourselves the goal of creating a product that would last well over time beyond the emergency and can adapt easily to the changing immediate and future needs of the managers of restaurants and seaside facilities. In fact, in both these cases the EFTE screens are easily removed/rolled up which allows the modification of the spaces according to the number of guests to be accommodated during the pandemic but also providing, after the pandemic, for the total replacement of the plastic elements with soft curtains capable of defining a space that is mobile, elegant and reserved when necessary.

 This is a material that could also be useful for schools which in this period are the top item in the debate within the institutions. The reopening of the schools in September is in fact raising great concern and a system that uses EFTE eases doubts even within the classrooms.

Translation by Gianni Pezzano

La coppia scoppia in emergenza covid-19

Molte le crisi di coppie in quarantena da Coronavirus: discussioni, incomprensioni, dubbi, conflitti, mancanza di interessi comuni e di attenzioni tra i problemi più diffusi

È da diverse settimane che la nostra vita è cambiata e abbiamo dovuto modificare le nostre abitudini lavorative. È venuta meno la nostra libertà di movimento, dovendo passare la maggior parte del tempo in casa, fra angosce e paure di ogni genere, che hanno investito tutte le nostre sfere di azione.

Una clausura che sta mettendo a dura prova anche i rapporti delle coppie più solide.

Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est, evidenzia che “in tale contesto i rapporti di coppia, anche quelli apparentemente più solidi, sono messi a dura prova”.

“La costrizione a vivere 24 ore su 24 insieme, o all’opposto, i periodi prolungati di solitudine forzata, innestano criticità nelle coppie e portano molte persone a rivedere le loro relazioni” aggiunge il Dr. Lanari.

Problemi di comunicazione, discussioni, incomprensioni, dubbi, conflitti, frustrazioni, ansia, mancanza di interessi comuni, mancanza di attenzioni, progetti che vacillano, insicurezza sul futuro, scarso o eccessivo desiderio sessuale, paura del tradimento, abbassamento dell’umore, rabbia, violenza domestica, sono solo alcune delle difficoltà che oggi colpiscono la maggior parte delle coppie.

“È opportuno che ogni persona trovi in se le proprie consapevolezze, attraverso l’utilizzo di strumenti utili per una completa sintonia con il partner, che portino ad esprimere i propri bisogni, nonché l’ascolto reciproco, ricreando il giusto equilibrio basato sul sentimento amore” afferma Giuliano Inciocchi .

Per far fronte a questi problemi il Pronto Soccorso Psicologico Roma Est ha quindi deciso di offrire in tutta Italia, tramite i suoi 52 collaboratori, un servizio di aiuto psicologico per gestire al meglio la vita di coppia.

L’appuntamento potrà essere telefonico, online o dal vivo e si potrà avere l’aiuto di Psicologi professionisti, a prezzi accessibili, contattabili 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

“L’iniziativa è rivolta alle persone e/o alle coppie che in questo momento stanno affrontando problematiche sentimentali. A chi desidera ritrovare la giusta armonia sentimentale e vivere appieno l’esperienza dell’amore, che ad oggi risulta essere uno dei migliori vaccini per sentirsi bene” conclude Gianni Lanari.

Si può contattare il Pronto Soccorso Psicologico Roma Est al numero 06 2279 6355 o tramite il sito www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

All’università di Tor Vergata al via sperimentazione di maschera da sub per i reparti Covid

Non abbiamo bisogno solo di mascherine e di guanti, ma di strumenti che possono tenere in vita ogni persona colpita dall’infezione con conseguenti complicazioni polmonari. Le novità dal Dipartimento di medicina sperimentale della facoltà di Ingegneria Medica sotto la guida del Prof. Nicola Rosato

di Vanessa Seffer

L’emergenza Covid19 ha rimesso in moto le idee, tirando fuori la mente creativa e imprenditoriale italiana, vera essenza del nostro patrimonio culturale. Il Paese governato in modo miope e senza una visione per il futuro, che si muove nell’emergenza e mai anticipando i tempi, ha trovato supporto nelle aziende italiane e nell’Università per avere un contributo importante per la lotta contro l’epidemia da Coronavirus.

Così è partita all’università di Tor Vergata, con il Dipartimento di medicina sperimentale della facoltà di Ingegneria Medica sotto la guida del Prof. Nicola Rosato, la sperimentazione di una maschera da sub per i reparti Covid. Per la realizzazione su larga scala si affidano ad un’azienda romana, la Medilife Spa che fa parte della rete The 3d Group in collaborazione con Stratasys, che costruisce macchine americane con tecnologia 4.0, che ha modificato in parte il suo sistema produttivo per sopperire alle necessità incombenti del momento poichè hanno ingegneri, competenze e materiali per farlo.

Non abbiamo bisogno solo di mascherine e di guanti, ma di strumenti che possono tenere in vita ogni persona colpita dall’infezione con conseguenti complicazioni polmonari, con l’obiettivo di non avere più decessi a causa del Covid19. Servono dunque molte macchine per la ventilazione polmonare assistita per la gestione del paziente critico e, meglio ancora, parti di questi macchinari che in Italia non eravamo abituati a produrre come tubi, caschi, maschere, raccordi, adattatori, poiché pare che – come accadeva con la SARS – le cellule aggredite dal virus si stacchino e inizino a inondare i polmoni di residui. Poi, una reazione immunitaria incontrollata dell’organismo finisce per attaccare anche le cellule sane, aumentando un apporto di fluido nei polmoni che rende difficile ossigenare il sangue.

Vista l’emergenza e la carenza di questi macchinari che possono tenere puliti i polmoni, la società romana Medilife Spa si è data alla produzione di questi congegni attraverso la stampa 3D: “l’idoneità del prodotto viene certificata dal comitato etico dei singoli ospedali” – ci dice Emanuele D’Angeli, DG della Medilife Spa – “i prodotti custom made sono adesso una priorità perchè ciò che più conta adesso è proteggere il personale sanitario e salvare quante più vite possibile”.

Nelle ultime settimane Medilife Spa stampa presidi medico chirurgici con tecnologia americana già usata al nord, e soddisfa la richiesta di questi prototipi, fornendo i pezzi nel centro-sud del Paese.

L’azienda già un anno fa aveva puntato sulla produzione di protesi impiantabili, guide chirurgiche e accessori medicali e biomedicali.

Esiste una correlazione tra diabetici e coronavirus? – Is there a correlation between diabetics and coronavirus?

di emigrazione e di matrimoni

Esiste una correlazione tra diabetici e coronavirus?

Intervista al Prof. Camillo Ricordi, diabetologo e ricercatore di fama mondiale

Di Paolo Buralli Manfredi

Buonasera Professor Camillo Ricordi, innanzi tutto la ringrazio molto per aver accettato quest’intervista e per dare un supporto scientifico informativo a tutti i lettori del DailyCases..

La prima domanda che le pongo è:

Esiste una correlazione tra diabetici e coronavirus?

Il diabete e il coronavirus: dall’analisi dei primi 3200 morti decessi in Italia che ormai ha raggiunto 1/3 del decesso in tutto il mondo è emerso che più o meno un terzo di questi avevano una patologia, avevano il diabete in pratica. La maggioranza dei decessi hanno comorbidità di altre patologie croniche degenerative ma in particolare, oltre all’ ipertensione, il diabete è emerso come il 33-34% dei casi dei decessi e questo ha creato un po’ di scompiglio e preoccupazione naturalmente in tutti i pazienti diabetici, però il fatto da sottolineare è che queste statistiche non fanno distinzione tra diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2, è tutto raggruppato insieme e la stragrande maggioranza, più del 95%, sono pazienti con diabete di tipo 2 e la maggioranza di pazienti con diabete di tipo 2 hanno una età superiore ai 65 anni, per cui nella popolazione americana per esempio se uno ha più di 65 anni  ha il 90% di probabilità di avere una comorbidità di altre patologie croniche degenerative, cioè di sicuro un’associazione tra il rischio di avere delle forme gravi di covid-19 e comorbidità di altre patologie croniche degenerative. Però il diabete è legato di più alle patologie di diabete di tipo 2 che hanno una media di età superiore ai 65 anni come overall.

Il problema non è così con genitori o famiglia con bambini di tipo 1, Il diabete di tipo 1 non è così preoccupante  ma richiede sempre una attenzione perché i soggetti con diabete se non hanno un metabolismo controllato possono avere maggiori rischi, perché il sistema immunitario è più compromesso in una situazione di iperglicemia o di metabolismo squilibrato, perché è particolarmente importante in soggetti diabetici a fronte di questa epidemia cercare di mantenere un controllo glicemico, una terapia insulinica appropriata, e queste sono regole in generale anche per tutta la popolazione,  e poi ci sono altre regole come vitamina C e vitamina D che sembrano aiutare, per cui la vitamina D di solito è in difetto nell’organismo, la media negli Stai Uniti sono 24 nanogrammi millilitro nel sangue che è una insufficienza, tutti gli americani sono insufficienti  e in Australia non so quali siano le statistiche, però noi miriamo a raggiungere i livelli di vitamina D nel sangue superiore a 40 nanogrammi per millilitro per dare una spinta anche al sistema immunitario, non solo per il metabolismo dell’osso. Sono usciti lavori anche recentissimi che dicono che la vitamina C può aiutare nello specifico anche in caso di coronavirus, perfino nei pazienti in terapia intensiva con le forme più gravi,  a  risolvere più velocemente la patologia per cui noi consigliamo a tutti in questa fase di prendere 2 grammi di vitamina C, 1 la mattina e 1 la sera, e poi 50 milligrammi negli adulti di vitamina D3 una volta alla settimana cercando di raggiungere livelli superiori ai 40 nanogrammi millilitro nel sangue .

Poi naturalmente non ci sono trial randomizzati prospettici no evidence based medicine, ci sono tutti quelli che criticheranno questa avvertenze ma è quello che possiamo dire in base al buon senso e alla medicina in base a quello che sappiamo a oggi non avendo tempo di aspettare 4 anni. Nella mia famiglia dei miei figli e mia madre,  mia moglie sono tutti in questo regime

Può, per i lettori, fare una spiegazione semplificata tra diabete di tipo1 e di tipo 2?

Si allora, nel diabete di tipo1 hai una situazione di autoimmunità, dove il sistema immunitario del soggetto improvvisamente, ma non tanto improvvisamente perché ci sono anni anche di progressione della malattia dei primi sintomi, comparsa di anticorpi ai primi dati di scomparsa di picchi di secrezione insulinica e poi la malattia conclamata, ma comunque c’è una progressione autoimmunitaria dove il sistema immune del soggetto inizia a identificare le cellule che producono insulina come degli avversari che distruggono selettivamente, mentre il diabete di tipo 2 è più legato a una disregolazione dell’azione dell’insulina, insulino-resistenza legata spesso all’obesità, stile di vita, dieta. La Insulino-resistenza è una patologia che nella maggioranza dei casi si può anche prevenire con una dieta corretta e uno stile di vita corretto. Per cui mentre nel diabete di tipo 2 dieta e stile di vita possono prevenirlo, nel diabete di tipo1 invece non puoi, luoghi comuni sono che un bambino con diabete di tipo1 chissà quanti dolci mangia, non fa abbastanza ginnastica, guarda troppo il computer. 

Invece non ha niente a che vedere con questi tipi di stile di vita, il diabete autoimmune con una patologia autoimmune come potrebbe essere il lupus, psoriasi colite ulcerosa o le cento malattie autoimmuni che certi dicono colpisca il 20% dell’umanità. Il problema che è emerso deve essere una considerazione poi tra diabete di tipo 2 e diabete di tipo 1, è che ci sono state delle evoluzioni nella nostra dieta che possono predisporre in generale a patologie croniche degenerative e anche autoimmuni, per esempio c’è stato un aumento nelle ultime decadi nel consumo di omega3, acidi grassi e omega3 e una diminuzione degli omega 3 e un aumento degli omega6, una diminuzione  di polifenoli antiossidanti naturali e una diminuzione della vitamina D e un aumento dei cibi ricchi di carboidrati raffinati con alti indici glicemici,  quindi c’è quello che viene considerato una perfect nutritional storm, una tempesta nutrizionale perfetta, che potrebbe predisporre all’esordio di malattie autoimmuni degenerative, per cui anche nel covid-19 ci sono nutrizionisti che sostengono come queste diete pro infiammatorie non aiutino la resistenza anche contro infezioni virali.  Si sta cercando di capire se ci possono essere delle indicazioni anche di nutrizione/dieta infiammatoria per cercare di eliminare quelle che possono essere delle basi di predisposizioni allo sviluppo di malattie croniche degenerative autoimmuni, ma magari anche insulino-resistenza verso le infezioni virali

Sul web e giornali, sono apparse nelle notizie che sconsigliano gli anti infiammatori, perché attiverebbero un’azione violenta del covid19, lei ne è al corrente?

Certi anti infiammatori sono sconsigliati, tipo ibuprofene.  Invece consigliato l’uso di anti infiammatori tipo paracetamolo, la tachipirina italiana, perché il problema è che alcuni anti infiammatori bloccano anche le pathways di risoluzione dei danni da infiammazione, per esempio gli steroidi non sono indicati perché il cortisone negli steroidi può bloccare i sintomi dell’infiammazione ma blocca anche la risoluzione del danno provocato dall’infiammazione , non so gli omega 3 per esempio riattivano queste pathwways di resolving-protecting , molecole che aiutano a risanare il danno provocato dall’infiammazione sono quelle degli anti infiammatori che  modulano l’infiammazione in senso positivo perché ti bloccano l’infiammazione ma promuovono anche la risoluzione dell’infiammazione attraverso queste pathway.

In una sua conferenza cui ho partecipato circa 6 anni fa, parlava di un probabile aumento dei malati di diabete nel mondo e mi colpì il numero che fece, dichiarò che nel giro di 10 anni i diabetici nel mondo avrebbero toccato quota 800 milioni, a sei anni da quell’affermazione i numeri sono quelli? E…  a che punto è la ricerca per la cura del diabete oggi?

Allora ci siamo, siamo a 430milioni e ho l’impressione che diventeranno 600-650milioni nelle prossime due decadi. Non siamo ancora agli 800 milioni però ci sono aumenti preoccupanti tipo l’obesità e il sovrappeso, che sono legati al diabete di tipo2, molto più dell’80% dei pazienti americani sono sovrappeso, un dato preoccupante perché è una predisposizione al diabete di tipo 2. Poi il 20% della popolazione ha una malattia autoimmune che vuol dire 1 su 5 hanno una delle malattie autoimmuni, e se vedi c’è una base a tutte queste patologie che può essere anche riconducibile ad un effetto di diete pro infiammatorie che sono state sviluppate nelle ultime decadi nel mondo, soprattutto nelle diete occidentali o americane, vedi sempre questo aumento di omega6 diminuzione di omega3 e polifenoli, fattori protettivi nella dieta, un aumento di fattori negativi come i cibi super processati con alto indice glicemico  e l’insieme di tutte queste funzioni che  causa calo della vitamina D e un calo della vitamina C, perché consumare meno porzione di vegetali e frutta al giorno può costituire una congiunzione negativa degli effetti che possono poi provocare una predisposizione alle malattie croniche degenerative autoimmuni

Ecco, si può affermare che le aeree con maggiore possibilità di contrarre il diabete siano quelle occidentali, quelle che consideriamo sviluppate?

Si senz’altro perché se vedo anche il tasso, il rapporto omega6/omega3che è il cosiddetto indice di infiammazione della popolazione generale, in pratica gli omega6 sono il prototipo del pro infiammatorio e gli omega3 sono quelli che modulano di più la infiammazione; il rapporto omega6/omega3  più è elevato e più ti dice che una persona ha un indice di infiammazione elevato nel sangue che è relativo alla diete. Se vedi questo rapporto nella storia, tipo in Grecia negli anni ’60 quando la dieta mediterranea era tipo 3, questo rapporto poi nel Giappone dove c’è la sopravvivenza sana più alta nel mondo, siamo sui 4 se guardi gli Stati Uniti ed Europa è 16/18 ed è già molto più alto.

Se poi tu vai a vedere in paesi in via di sviluppo tipo India, vedi che le regioni rurali hanno ancora una dieta più bilanciata dal punto di vista nutrizionale, hanno un fattore tipo 4 come in Giappone, poi vai a vedere nelle metropoli dove sono stati invasi dai fast food e dalle diete occidentali, hanno un valore di 35 e sono addirittura due volte peggio della dieta americana/europea. Si vede come all’interno di una stessa popolazione con una stessa genetica di base, tutta la dieta che consumi ti può portare ad avere dei rischi molto più alti di sviluppare malattie croniche degenerative rispetto a chi sta ancora in campagna e ha una dieta molto più tradizionale, basata su vegetali e cibi meno processati a più basso contenuto di omega 6

Ho letto su una rivista qualche tempo fa che, uno dei suoi pazienti, ha subito un trapianto che gli permetteva di produrre insulina, ci può spiegare meglio questo intervento?

Noi estraiamo le cellule che producono insulina dal pancreas umano, che poi vengono iniettate nel fegato di un ricevente col diabete e ri-ingegnerizzano il fegato che diventa un doppio organo, che produce sia la funzione del fegato che quella di un pancreas endocrino, nel senso di produzione di insulina.  Per cui un ingegneria di organi invece che una ingegneria di genetica se vogliamo, dove inietti, questi cluster di cellule che producono insulina nel fegato, si fermano, vengono  bloccate dai capillari del fegato, vengono rivascolarizzate e diventa un vero e proprio doppio organo, che fa sia la funzione del pancreas endocrino che quella del fegato

E questa soluzione sta funzionando bene?

Sta funzionando bene, però richiede ancora farmaci immuno-sopressori antirigetto, per cui viene limitata ai casi più gravi di diabete di tipo1, dove si ha rischio di ipoglicemia grave, non riesce più a capire quando arriva un episodio di ipoglicemia, per cui è a rischio della propria vita e della vita di altri se per esempio guida una macchina o un mezzo che può investire qualcuno, se perde conoscenza. Allora dopo aver provato a ristabilire questo controllo metabolico in tutte le maniere possibili compresi sensori per il glucosio, microinfusori di insulina, microinfusori con la sospensione di iniezione di insulina per valori di glucosio bassi, se niente funziona si fa il trapianto di isole

Quindi, quale sarà il prossimo passo?

Adesso i nuovi trial che inizieranno quest’anno sostituiranno la immunosoppressione con delle nuove molecole, che sono invece immunomodulanti e non hanno gli effetti collaterali dell’immunosoppressione per cui sono molto entusiasta di iniziare questi trial perché potrebbero essere il giro di volta, perché se riesci a fare un trapianto di cellule che producono insulina senza dovere usare farmaci immunosoppressivi, allora tutti vorranno un trapianto di cellule che producono insulina, ed è per quello che stiamo lavorando in parallelo anche con compagnie che stanno producendo fonti illimitate di cellule che producono insulina derivate dalle cellule staminali per avere proprio una fonte che non sia legata ai donatori di organo che sono come sai molto limitati

Allora chiuderei questa intervista chiedendole qualche consiglio per i diabetici, devono comportarsi come si sono sempre comportati o devono avere qualche accortezza in più?

Ma in questo momento direi massima attenzione al controllo metabolico: fare la dose d’insulina appropriata mantenere la glicemia più normale possibile, ma anche aiutare a tenere un sistema immunitario in check assumendo vitamina C  e vitamina D, una dieta antiinfiammatoria, evitare alti contenuti di cibi con alti contenuti di omega 6, favorire il pesce con omega 3 e in generale avere una dieta sana che si consiglia a tutti

Perfetto, la ringrazio per il tempo dedicato a me ed ai lettori del DailyCases, ancora grazie e buon lavoro.

di emigrazione e di matrimoni

Is there a correlation between diabetics and coronavirus?

Interview with Prof. Camillo Ricordi, world-renowned diabetologist and researcher

By Paolo Buralli Manfredi

Good evening Professor Camillo Ricordi, firstly I want to thank you very much for having accepted this interview and for giving scientific support to all the readers of DailyCases. The first question I would like to ask you is:

Is there a correlation between diabetics and coronavirus?

Diabetes and coronavirus: from the analysis of the first 3,200 deaths in Italy that has now reached 30% of the deaths around the world it has come out that more or less a third of these have a condition, in practice they had diabetes. The majority of the deaths had comordibity with other chronic degenerative diseases as especially, in addition to hypertension, diabetes emerged in 33-34% of the cases of the deceased and naturally this upset and worried all the diabetic patients. However, the fact to be highlighted is that these statistics do not distinguish between Type 1 and Type 2 diabetes, they are all grouped together and the great vast majority, 92%, are patients with Type 2 and the majority of the patients with Type 2 are older than 65. So in the population of America for example someone older than 65 has a 95% probability of having comordibity with other chronic degenerative conditions, in other words they would surely an association between the risk of having serious forms of covid-19 and comordibity with other chronic degenerative diseases.

However, diabetes is tied to conditions of Type 2 diabetes patients who have an average age higher than 65 overall. So the problem is not with parents or a family with children with Type 1 diabetes. Type 1 is not as worrying but always requires attention because if the subjects with diabetes do not control the metabolism they can have greater risk because the immune system is more compromised in a situation of hyperglycaemia or an unbalanced metabolism because with this epidemic it is particularly important in diabetic subjects to try to maintain glycemic control with an appropriate therapy of insulin and these generally are the rules for all the population. And then there are other rules such as vitamin C and vitamin D that seem to help. Vitamin D is usually lacking in the population, the average in the United States is 24 nanogrammes per millilitre in the blood which in insufficient, however we aim to reach a level of vitamin D higher than 40 nanogrammes per millilitre to also give a boost to the immune system and not only the metabolism of the bones. Specifically, research papers have been released, some very recently, which say that vitamin C can also help in cases of coronavirus, even in patients in the most serious forms intensive care, to resolve faster the condition for which we recommend that all those in this phase take 2 grammes of vitamin C, 1 in the morning and 1 in the evening and then 50 milligrammes of vitamin D3 for the adults once a week to try to reach levels higher than 40 nanogrammes per millilitre in the blood. And then naturally there are no prospective randomized trials, no evidence based medicine. There are all those who will criticize these warnings but it is what we can do according to common sense and medicine based on what we know today as we cannot wait 4 years. In my family, my mother, some of the children and my wife are all in this regime.

Can you give our readers a simple explanation of the difference between type 1 and type 2?

In type 1 diabetes you have a situation of autoimmunity in which the subject’s immune system quickly, but not suddenly because there are also years of progression of the first symptoms of the disease with the appearance of antibodies at the first sign of disappearance of peaks of secretion of insulin before the full blown disease, starts to identify the cells that produce insulin as hostile that they destroy selectively, while type 2 diabetes is more tied to a dysregulation of the action of insulin, resistance to insulin often tied to obesity, lifestyle and diet.

In the majority of cases the resistance to insulin is a condition that can also be prevented with a proper diet and proper lifestyle. For this reason diet and lifestyle can prevent type 2 diabetes, instead you cannot with type 1 diabetes. The clichés say that a child with type 1 diabetes eats who knows how many sweets, doesn’t exercise enough and is at the computer for too long but it has nothing to do with lifestyle, autoimmune diabetes with an autoimmune disease such as lupus, ulcerative colitis psoriasis of the hundred autoimmune diseases which some say affect 20% of humanity.  The problem that has emerged, which must then be a consideration between type 1 and type 2 diabetes, is that there have been evolutions in our diet that can in general predispose chronic degenerative and even autoimmune conditions. For example, in recent decades there has been a growth in the consumption of Omega 3, fatty and acids and omega 3 and a decrease in omega 3 and an increase in omega 6, a decrease in natural antioxidant polyphenols and a decrease in vitamin D and an increase in foods that are rich in refined carbohydrates with a high glycemic index.

Therefore there is what is considered a perfect nutritional storm which could predispose the onset of degenerative autoimmune diseases for which there are nutritionists who maintain that these pro inflammatory diets do not help with resistance against viral infections as well, even in covid-19. We are trying to understand if there can be indications on the basis of predisposition for the development of chronic degenerative autoimmune diseases and maybe also resistance to insulin towards viral infections.

There have been reports on the web and in newspapers that advise against anti-inflammatory treatments because they could set off a violent covid-19 action, are you aware of this?

Some anti inflammatory medication, such as ibuprofen are not recommended. Instead the use of anti inflammatory medicine such as paracetamol is recommended because the problem is that some anti inflammatory medication also block the pathways to resolution of the damage by the anti-inflammatory medication. For example, steroids are not recommended because the cortisone of the steroids can block the symptoms of the inflammation and also block the resolution of the damage caused by the inflammation. I do not know if omega 3, for example, reactivates these resolving-detecting pathways or molecules that help to heal the damage caused by the inflammation are those of the anti inflammatory medications which modulate the inflammation in a positive sense because they block the inflammation but also promote the resolution of the inflammation through these pathways.

In one of your conferences that I attended about 6 years ago you spoke about a probable increase in diabetes patients around the world and I was struck by the number you mentioned, you declared that in the space of 10 years the diabetics around the world would number 800 million, six years after that declaration are these the numbers? And… at what stage is the research for the cure for diabetes today?

Well, we are now about 430 million and I have the impression that this will become 600-650 million in the next two decades. We have still not reached 800 million, however there have been worrying increases in obesity and weight gain which are linked to type 2 diabetes. More than 80% of American patients are overweight and this is a worrying figure because this is a predisposition for type 2 diabetes. And then 20% of the population has an autoimmune disease which means that 1 in five has an auto immune disease and, if you look, there is the basis for all these conditions which can also be traced back to an effect of pro inflammatory diets that have been developed in recent decades around the world, especially western or American. You always see this increase in omega 6, decrease of omega 3 and polyphenols which are protective factors of the diet, an increase of negative factors such as super processed foods with a high glycemic index and the sum of all these functions that causes the decrease in vitamin D and a decrease in vitamin C because eating smaller portions of vegetables and fruit per day can constitute a negative conjunction of the effects which can then cause a predisposition for chronic degenerative autoimmune diseases.

And so can it be said that the areas with greater possibility of contracting diabetes are those in the west, those that we consider developed?

Yes, of course, because if I also look at the relation of omega 6 / omega 3 which is the so-called index of inflammation of the general population, in practice the omega 6 is the prototype of the pro inflammatory and the omega 3 is that which modulates more the inflammation. The higher the relationship of omega 6 / omega 3 the more it tells you that a person has a high index of inflammation in the blood which is related to diet. If you look at this relationship in history, like in Greece in the 1960s when the Mediterranean diet was about 3, this relationship then in Japan which has the highest health survival rate in the world,, we are at about 4, if you look at the United States and Europe it is 16/18 which is already very much higher.

And then if you look at the developing countries such as India, you see that the agricultural regions still have a balanced diet from the nutritional point of view, they have a value of type 4 like in Japan. But then if you go to look in the metropolises which have been invaded by fast food and western diets, they have a value of 35 and are even twice as bad as the American/European diet. You can see how within the same population with the same genetic basis any diet you eat can cause much higher risks of developing chronic degenerative disease compared to those who still live in the countryside and has a much more traditional diet based on vegetables and less processed foods with a lower content of omega 6.

Some time ago I read in a magazine that one of your patients underwent a transplant which allowed him to produce insulin, can you better explain this operation?

We extract the cells which produce insulin from the human pancreas which are then injected into the liver of the recipient with diabetes and re-engineer the liver that becomes a double organ which produces both the function of the liver and that of the endocrine pancreas, in the sense of the production of the insulin. So this is an engineering of the organs instead of genetic engineering, if we want, when injected these clusters of cells which produce insulin in the liver stop, they are blocked by the liver’s capillaries, re-vascularized and become a real double organ which does the function of the endocrine pancreas and that of the liver.

And this solution works well?

It works well, however, it still requires anti rejection immune suppression drugs for which it is limited to the most serious cases of type 1 diabetes which have the risk of serious hyperglycaemia and can no longer understand when they reach the onset of an episode of hyperglycaemia with the risk to life and the lives of others such as, for example, while the patient is driving a car or another means of transport which could crash into someone if he or she loses consciousness. So, if after having tried to re-establish control of the metabolism in all the ways possible including sensors for the glucose, insulin pumps for suspension for low glucose suspension, none of these work islet transplantation is done.

Therefore, what will be the next step?

The new trials that will begin this year will replace immunosuppression with new molecules which instead are immunomodulatory agents and do not have the side effects of immunosuppressant agents. I am very excited about starting this new trial because it could be the turning point because if you can transplant cells that produce insulin without having to use immunosuppressant medication then everybody will want a transplant of cells to produce insulin and that is we are also working in parallel with companies that are producing unlimited amounts of insulin derived from stem cells in order to have our own source that is not tied to organ donors who, as you know, are very limited.

So, I would like to close this interview by asking you for some advice for diabetics, must they behave as they have always behaved or must they be more careful?

Right now I would say to take the highest attention to metabolic control. Take the appropriate dose of insulin to maintain the blood sugar as normal as possible but also to help keep the immune system in check by consuming vitamin C and vitamin D, an anti-inflammatory diet, to avoid food with high levels of omega 6, to favour fish with omega 3 and to maintain a healthy diet in general that is recommended for everybody.

Perfect, thank you for your time dedicated to me and the readers of DailyCases, thanks again and good work.

Translation by Gianni Pezzano

Salute: trovate sostanze cancerogene nelle urine dei fumatori di sigarette elettroniche

Nelle urine dei consumatori di sigarette elettroniche trovate sostanze che possono causare  il  cancro alla vescica

Le sigarette elettroniche negli ultimi hanno hanno rapidamente guadagnato popolarità in Europa e negli Stati Uniti, in particolare tra adolescenti e giovani adulti. Ampiamente commercializzato come alternativa più sicura ai tradizionali prodotti del tabacco, l’uso diffuso di sigarette elettroniche è stato guidato anche da una maggiore accettazione sociale, un gusto più accattivante e un aspetto più moderno rispetto alle sigarette combustibili tradizionali . 

Nel 2014, le sigarette elettroniche erano il prodotto del tabacco più comunemente usato tra i giovani statunitensi nonostante fossero entrati nel mercato statunitense nel 2007 .

 Solo dal 2017 al 2018, il consumo di sigarette elettroniche è aumentato di circa l’80% tra gli studenti delle scuole superiori e il 50% tra gli studenti delle scuole medie, pari a circa 3,6 milioni di giovani che attualmente usano sigarette elettroniche. Questa crescente epidemia ha portato a nuove misure da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Food and Drug Administration degli Stati Uniti volte a limitare il consumo di sigarette elettroniche tra gli adolescenti.

Le sigarette elettroniche hanno una vasta gamma di modelli, ma sono tutte composte da quattro elementi principali: una cartuccia o un serbatoio, un elemento riscaldante, una batteria agli ioni di litio e un boccaglio che la persona usa per inalare.

 La cartuccia contiene una soluzione liquida (e-liquid) contenente quantità variabili di nicotina, aromi e altre sostanze chimiche disciolte in solventi come glicole propilenico e / o glicerina vegetale.

 La sigaretta elettronica è progettata per vaporizzare la soluzione di liquido che poi si condensa in un aerosol per inalazione. 

Fornendo nicotina attraverso l’aerosol piuttosto che attraverso il fumo di tabacco, le sigarette elettroniche evitano molti dei sottoprodotti della combustione tradizionale e quindi producono meno tossine. 

Tuttavia, le sigarette elettroniche contengono additivi e solventi che possono formare composti tossici e cancerogeni simili, se riscaldati. Inoltre, sussistono preoccupazioni riguardo al potenziale rilascio di nanoparticelle metalliche tossiche dal dispositivo e dall’e-liquid durante il riscaldamento.

Ad oggi, le implicazioni per la salute dell’esposizione a tali composti attraverso lo svapo non sono ben note.

L’Associazione europea per la salute pubblica, la FDA – Food and Drug Administration degli Stati Uniti, il NHI – National Institutes of Health e CDC – Center for Disease Control, sostengono che sussistono rischi per la salute associati all’uso di sigarette elettroniche, ma il loro profilo di sicurezza non è stato definito in modo definitivo. 

Studi recenti hanno dimostrato che le implicazioni per la salute dell’uso di sigarette elettroniche possono andare oltre l’impatto neurologico della nicotina o gli effetti polmonari dovuti all’inalazione per includere la vescica. 

“Nelle urine dei consumatori di sigarette elettroniche sono stati osservati composti tossici e cancerogeni, nonché biomarcatori dei loro sottoprodotti metabolizzati” spiega il Prof. Andrea Militello, rinomato Urologo Andrologo che esercita la sua attività in diverse città italiane tra cui a Roma, Milano e Cosenza.. 

“L’esposizione dell’urotelio vescicale, ossia del rivestimento della parete vescicale, a questi agenti cancerogeni può avere implicazioni per lo sviluppo di tumori, in particolare se la relazione di rischio dose-dipendente osservata nei tumori della vescica correlati al tabacco tradizionali è estrapolata dalle sigarette elettroniche” continua l’Urologo. 

“Sebbene il rapporto recentemente pubblicato dalla National Academy of Sciences abbia concluso che non ci sono prove disponibili che colleghino l’uso della sigaretta elettronica allo sviluppo o agli esiti del cancro, continuano però a esserci dati in crescita che dimostrano che lo svapo di sigaretta elettronica provoca l’inalazione di composti cancerogeni” conclude il Prof. Andrea Militello.

Dalle Università di Verona e Genova nuova scoperta scientifica sulla Fibromialgia

Nuova importante scoperta scientifica da parte di un team di ricercatori di Verona e Genova. La sensazionale scoperta del team è che la fibromialgia è una malattia reumatica di origine autoimmune

Lo studio effettuato dai ricercatori dell’Università di Genova e dell’Università di Verona, guidati rispettivamente dal Prof. Antonio Puccetti e dal prof Claudio Lunardi e dalla Prof.ssa Marzia Dolcino, in corso di pubblicazione su una prestigiosa rivista medica internazionale.

La sindrome fibromialgica è caratterizzata da dolore cronico diffuso, grave stanchezza, disturbi del sonno e cognitivi.

Vi sono poi una serie di sintomi quali rigidità osteoarticolare, colon irritabile, talora intolleranza al glutine non celiaca, cefalea, secchezza degli occhi e della bocca, vertigini, difficoltà di respiro, formicolii diffusi e altri ancora.

I criteri classificativi per la diagnosi di Fibromialgia sono costantemente aggiornati per una sempre maggiore accuratezza nel processo diagnostico.

Un tempo considerata di origine psichiatrica e pertanto non considerata come malattia di interesse reumatologico, è attualmente di notevole interesse perché la ricerca ha consentito di identificare alcune caratteristiche che la fanno rientrare a pieno titolo fra le malattie reumatiche: si accompagna spesso a malattie autoimmuni sistemiche, colpisce prevalentemente il sesso femminile, insorge talora dopo traumi o infezioni, presenta alterazioni immunologiche sia per presenza di autoanticorpi (sia “classici” sia diretti contro le piccole fibre dei nervi), sia per presenza di cellule autoreattive; elementi questi che sostengono l’ipotesi che la malattia fibromialgica rientri fra le malattie autoimmuni sistemiche con neuroinfiammazione cronica che è responsabile del dolore cronico.

Attraverso un approfondita analisi genetica condotta su 542 mila geni umani abbiamo identificato nei pazienti la presenza di particolari profili di espressione genica (infiammazione, proliferazione cellulare, danno epiteliale, risposta immune) (vedi figura a torta con spicchi) strettamente associati alla fibromialgia suggerendo un’origine autoimmuneper la malattia, confermata dalla presenza nei pazienti studiati di sottopopolazioni di linfociti autoreattivi, e di marcatori sierologici(autoanticorpi etc), tipici dell’auto immunità” spiega la Prof.ssa Dolcino, che ha messo a punto lo studio genetico.

I fattori che contribuiscono all’insorgenza di una malattia autoimmune sono sia ambientali che genetici.

“Questo studio è molto importante, conclude il Prof. Lunardi, perchè sostiene l’ipotesi che la fibromialgia abbia una componente autoimmune con importanti risvolti dal punto di vista terapeutico”.

“La dimostrazione che la fibromialgia è una malattia autoimmune impone di rivedere le strategie terapeutiche utilizzate finora  e di trattare la malattia aprono interessanti prospettive per l’individuazione di nuovi bersagli terapeutici per la messa a punto di un trattamento personalizzato”, conclude il professore.

Riguardo il Prof. Antonio Puccetti

Il Prof. Antonio Puccetti si occupa di malattie reumatiche oltre 30 anni e insieme al gruppo del Prof. Lunardi dell’Universita di Verona ha pubblicato lavori scientifici di fondamentale importanza per queste condizioni morbose.

Per chi ha interesse ad approfondire gli aspetti della ricerca genetica è a disposizione il team della Prof. Dolcino all’indirizzo marziadolcino@gmail.com.

Per chi volesse maggiori delucidazioni sull’argomento è a disposizione il team del prof. Puccetti alla mail apuccetti@gmail.com o tramite Whatsapp al numero 327 2591563).

Per chi volesse entrare in contatto con il Prof. Puccetti a Roma può chiamare il numero 06/6790194, a Verona il Tel. 045/7901331

Oppure online tramite i portali, iDoctors, Dottori.it e Mio Dottore.

Luci ed ombre del contratto sanitario, convegno a Genova

Il 21 febbraio la Cisl Medici a Genova per fare chiarezza sul nuovo Contratto e sul problema della carenza numerica dei medici.

Di Vanessa Seffer

Dopo oltre dieci anni a fine dicembre è stato firmato il Contratto della dirigenza medica e sanitaria 2016-2018 per i 130mila professionisti del Ssn.

Ma nei prossimi anni trovare un medico in Liguria e in tutto il Paese sarà come fare una caccia al tesoro. I nostri medici preparatissimi nel frattempo saranno andati all’estero dove vengono strapagati e noi italiani saremo costretti a rivolgerci ai medici stranieri per ovviare alle nostre carenze. Un quadro decisamente surreale che dimostra la “capacità” di programmazione dei nostri ultimi governi.

“Luci e ombre” dice nel titolo il Convegno organizzato a Genova il 21 febbraio il Segretario Generale della Cisl Medici Liguria, Dott.ssa Elisabetta Tassara, per mettere in chiaro le cose positive e quelle negative, del Contratto e l’annoso problema della carenza numerica dei medici.

Che cosa si ritiene negativo del Contratto?

Ciò che non è stato preso in considerazione, come le differenti carriere della dirigenza oppure al riconoscimento per certe professioni a rischio, come quello che viene fatto in Pronto Soccorso. Mancano i riconoscimenti dal punto di vista economico, è stato dato poco perchè il fondo permetteva questo, è stato stanziato poco per la Sanità. E si tratta di un contratto già scaduto e che deve essere già ridiscusso nel prossimo futuro.

E di positivo?

Si è previsto lo scatto dei vent’anni, visto che la carriera si è allungata tantissimo, quindi è previsto che ci sarà un adeguamento contrattuale. Prima l’ultimo scatto si fermava a quindici anni, siccome si pensa che dovremo lavorare probabilmente fino a quando saremo molto vecchi e si è predisposto lo scatto dei vent’anni. Sono aumentati poi sul fronte del disagio i compensi per le notti di 100 Euro per chi fa le notti di guardia normalmente e di 120 Euro per chi le fa in Pronto Soccorso, riconoscendo un pochino di disagio in più a chi lavora frontline, perchè è come andare in frontiera. Però si potrebbe fare di più, anzi molto di più. Comunque rispetto alla media europea siamo molto al di sotto e ci sono tanti motivi di discussione quindi. Ed è per questo che stiamo organizzando questo convegno aperto a tutti. Una discussione corale per capire in quale direzione migliorare per le nuove discussioni e cosa portare avanti perchè quello che vogliono le Regioni è spendere meno avere pochi medici e avere gli ospedali con noi che lavoriamo anche 50 ore a settimana. Però questa è una battaglia fra due fronti che la pensano in maniera completamente diversa. Coinvolgeremo coloro che influiscono sulle decisioni in merito a questi argomenti e sulla sanità ligure come il Dott. Quaglia e il Dott. Locatelli, rappresentanti della Regione Liguria, del Consiglio regionale, delle Direzioni generali, dell’Ordine dei medici, il Segretario generale della Cisl Medici Nazionale Biagio Papotto, tutti attori che fanno parte della Sanità, su un argomento scottante che è quello della carenza di personale, oltre che del contratto e come si pensa di risolvere.

Cosa pensa dell’assunzione degli specializzandi al terzo anno e del prolungamento a 70 anni dei medici in corsia?

Far lavorare chi ha superato i 42 anni di onorato servizio e arrivare fino a 70 anni a me sembra un po una sconfitta, noi ci battiamo anche per le pensioni. Ci sono persone che se la sentono ed hanno la fortuna di fare bene e vogliono continuare. Sicuramente da questo punto di vista non sono la soluzione del problema, nè una nè l’altra. Tra le due, se devo scegliere, preferisco l’assunzione dei giovani specializzandi, perchè anche noi come ospedale abbiamo la fortuna di avere specializzandi che frequentano il nostro reparto come altri e sono utilissimi, danno una mano in questo momento. Se uno potesse non solo partecipare alla loro formazione ma iniziare a fidelizzarli, perchè poi prendono e vanno via. Rispetto alla nostra generazione che non avevamo spazi lavorativi, io per andare a trovare lavoro sono dovuta uscire dalla mia Regione perchè non c’era spazio e non c’erano concorsi da anni ai miei tempi, sono andata a fare un concorso fuori Regione e sono rientrata dopo anni con la mobilità, questo per loro apre un fronte che li farà andare ovunque, se si pensa che ci stiamo svuotando, si calcolano seimila pensionati all’anno, nei prossimi cinque anni mancheranno trentamila medici dirigenti e l’Università non ha questi numeri, non ha questa formazione, perchè l’imbuto formativo con il numero chiuso dell’accesso in Medicina e il numero carente delle borse di formazione che è ancora peggio, perchè una volta che si laureano diecimila medici e mi metti l’imbuto formativo è la fine. In Liguria nei prossimi anni mancheranno 100 anestesisti, 100 pediatri, 100 medici di primo intervento in medicina d’urgenza PS; mancheranno chirurghi, ortopedici, questo per dare dei dati. Col nuovo contratto va affrontato questa challenge, una sfida che ci viene messa davanti sia come sindacalisti che come politici, come operatori e difensori del sistema e della professione salute.

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