Moda: Gallucci: “Fondamentale che si torni a consumare”

Parla il direttore generale di una delle aziende di calzature per bambini preferite tra famiglie reali e personaggi dello star system come Madonna, Jennifer Lopez e la famiglia Trump

“E’ fondamentale che si torni a consumare. I governi oggi hanno la responsabilità di mettere in campo politiche fiscali ed economiche che incentivino i consumi e aiutino i cittadini a sentirsi sicuri nel domani. Le risposte sia in termine di riordini che nella relazione con i clienti che vediamo nei paesi in cui operiamo ci fanno comunque essere ottimisti nel medio termine”. Lo dichiara, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia Gianni Gallucci, il direttore generale di Gallucci srl una delle aziende di calzature preferite tra famiglie reali come quella svedese e quella belga e personaggi dello star system come Madonna, Jennifer Lopez e la famiglia Trump.

Gallucci srl è un’azienda che nasce nel cuore del distretto calzaturiero marchigiano negli anni cinquanta, i due fratelli Giuseppe e Mario si specializzano nella produzione di scarpe ortopediche per bambini. Successivamente negli anni sessanta decidono di innovare la produzione con scarpe più attente alla moda mantenendo caratteristiche per scarpe sane e confortevoli. Oggi con la seconda generazione continua la tradizione, iniziando a produrre anche scarpe da adulto di alta qualità. L’azienda con cinquanta dipendenti ed una distribuzione concentrata per la maggiore in Europa, Russia e Nord America, segue tutti i canoni della modernità industriale, è molto attenta alla salvaguardia dell’ambiente e delle persone, per questo è stata anche oggetto di studio dell’Università di Bologna già nel 2012, mantenendo sempre un know how di eccellenza, appreso da più di sessant’anni di esperienza.

 “L’attività produttiva – racconta – è ricominciata da poco e stiamo avendo i primi feedback dai vari mercati. Il nostro brand è distribuito nei migliori punti vendita del mercato europeo, italiano, russo e nord americano, quindi la distribuzione bilanciata ci permette di avere una visione generale dei mercati principali. Attualmente stiamo riscontrando una stabilità negli ordini, abbiamo delle piccole riduzioni fisiologiche, principalmente il mercato russo è quello che sta reagendo meglio, nonostante la svalutazione del rublo e il crollo del prezzo del petrolio, ma è ancora troppo presto per tirare le somme, i sandali gioiello sono i più venduti ed apprezzati per la calzata studiata appositamente per l’area”. “Il mercato europeo – spiega Gianni Gallucci – sta reagendo in maniera molto lenta, i lockdown ancora persistenti nei vari paesi comunitari fanno sì che i consumi siano ridimensionati e comunque dirottati su prodotti comodi e veloci da vestire come sneakers e scarpe casual, i paesi del nord, sempre molto attenti alla qualità delle calzature, senza compromessi, apprezzano sempre i nostri prodotti anche in situazioni di emergenza”.

Il mercato nord americano “non si è mai fermato data la disponibilità degli utenti all’acquisto via smartphone, e nonostante i vari lockdown locali, il mercato online non ha mai smesso di funzionare Il consumatore statunitense è più attento ai prodotti fashion che rappresentano il gusto italiano, ma questo giro i nostri texani ‘italian style’ stanno spopolando anche tra i figli delle star hollywoodiane”. “Un po’ più di difficoltà – osserva – si riscontra nel mercato italiano dove i negozianti ancora non hanno una risposta certa da parte del consumatore finale che sta iniziando, solo in questi giorni, ad affacciarsi nei punti vendita. Sicuramente la fetta di mercato riguardante il mondo cerimonia è persa totalmente, fortunatamente le nostre ballerine ‘reverse’ stanno piacendo molto per la loro comodità ed utilità in tutte le occasioni. In tanti stanno aspettando l’inizio della stagione turistica che sembra stia iniziando, ma bisogna fare i conti con i tanti annullamenti delle prenotazioni”.

“La nostra internazionalizzazione – ricorda – è sempre passata prima di tutto da eventi molto importanti come Pitti Immagine di Firenze e il Micam, le fiere internazionali del settore più importanti al mondo, alle quali partecipiamo da diversi decenni. Con orgoglio posso dire che siamo tra le prime aziende annoverate di calzature ad aver partecipato a Pitti bimbo”. “Purtroppo – ammette – saltano le fiere fisiche del 2020 del Pitti, come ha dichiarato anche Claudio Marenzi, che presiedeva il consiglio di amministrazione Pitti Immagine riunitosi la serata del 4 giugno, dopo un confronto con l’amministratore delegato Raffaello Napoleone e con il direttore generale Agostino Poletto. Siamo tristi perché l’edizione estiva è saltata, ma siamo fiduciosi nella prossima edizione di gennaio e di tutte le forze messe in campo per la piattaforma Connect di Pitti”.

“Buone invece – sottolinea Gianni Gallucci – le reazioni del mercato online in crescita, il consumatore finale nonostante l’acquisto digitale è sempre più attento alla qualità, specialmente per le scarpe da bambino dove la qualità dei materiali e la costruzione sono fondamentali per la crescita sana del bambino”. “Date le esigenze – fa notare – abbiamo lanciato la nuova piattaforma e-commerce www.galluccishoes.it, per noi era necessario implementare il nostro e-commerce con una piattaforma più performante un customercare vicino al consumatore che spieghi tutte le caratteristiche dei prodotti là dove una foto non sia sufficiente a descrivere il vero valore di un 100% made in Italy”. “A questo – aggiunge – abbiamo affiancato una proposta di prodotti molto più ampia dal baby al teen sviluppando le varie categorie come sneakers, sandali e le nostre famose lavorazioni speciali come il goodyear kids le ballerine a sacchetto ed i mocassini tubolari”.

Bielorussia: la repressione elettorale dell’ultimo dittatore d’Europa

È iniziata la battaglia elettorale per la presidenza della Bielorussia, che già denuncia tutta la debolezza morale del leader e attuale candidato alla più alta carica del paese, Alexander Lukashenko.

La sostituzione dei membri del Governo, l’intensificazione del blocco forte, gli arresti degli oppositori di spicco, l’uscita sulla scena internazionale tra Washington, Bruxelles e Mosca, ha spinto Alexander Lukashenko a passi estremi, per cui sta perdendo la fiducia della gente.

Il rinnovo di Governo, ancora una volta, mostra come Lukashenko si rivolga all’occidente provando a giocare secondo le regole democratiche europee, ma questo non convince i politici di Bruxelles.

Lukashenko ha lasciato Ministro del Governo per gli Affari Esteri Vladimir Makeii, nella speranza che, il suo legame con i gay, possa aiutarlo ad ottenere il consenso di Washington e Bruxelles alla sua rielezione.

Nel frattempo nuove nomine hanno mostrato, che Lukashenko sta ancora mantenendo il controllo dello Stato, ma non nel senso di riforma nazionale economica e democratica.

Lukashenko persevera con l’installazione, nel suo governo, di nuove figure chiave dell’apparato, ma in realtà non ha cambiato l’equilibrio dei pesi e contrappesi fra le fazioni rivali all’interno del suo cerchio magico.

Lo scontro tra Vladimir Makeii e Viktor Sheimanom nonostante quest’ultimo sia uscito dalla gestione manageriale del Presidente, di fatto rimane nel suo ruolo.

Nel nuovo governo di Roman Golovchenko restano anche persone legate a Viktor Sheimanom, da sempre sostenitore di Lukashenko e ufficioso curatore degli organi del potere del paese.

Gli eperti della Bielorussia suggeriscono che fuori dall’apparato del Presidente, Sheimanom sarà più facilitato a controllare i candidati di opposizione al Presidente.

Un aiuto a Sheiman lo darà il nuovo Ministro dell’Informazione Igor Lyzkovo il quale, in una precedente dichiarazione, affermava che la missione del Ministro, sarebbe stata quella di correggere l’azione della stampa (SMI) per rendere più chiara la politica statale, filtrando tutte le informazioni potenzialmente dannose alla popolazione.

Ancora un passo del “padrino“, per indebolire la coesione all’interno dell’opposizione, e in particolare nelle tensioni per i servizi della politica sociale, blocco forte della Bielorussia.

Ma la repressione fra gli oppositori serve solo a coalizzare gli ultimi rimasti, che stringendo i ranghi contro l’ultimo dittatore d’Europa, causano azioni di protesta e abbassano il già malconcio rating di Alexander Lukashenko.

L’arresto di Serghei Tikanoscovo e Svetlana Kuprianova, membri dei gruppi d’iniziativa a sostegno della candidata a presidente Viktora Babarika, le perquisizioni e l’arresto dell’ex impiegato e collaboratore di «Belgazaprombanka», figlia della russa «Gazprom», mostrano quanto sia forte la macchina della repressione, e come Lukashenko non voglia in nessun modo «mollare la poltrona».

Viktora Babarika in attesa del proprio arresto, in un’intervista a DW ha dichiarato:

«Noi siamo consapevoli che l’arbitrio e l’azione abusiva che vengono commesse in questo momento, da chi rappresenta l’autorità, dicono che attendere l’azione nel quadro normativo della legge non serve. Noi continuiamo e continueremo l’azione affinchè il 9 agosto il popolo della Bielorussia avrà fatto la sua scelta».

Lukashenko sospetta che la campagna elettorale del Babarika sia finanziata dal Kremlino.

Un tale candidato diventa un serio rivale al posto di Presidente del paese e in più il rating di Viktora Babarika cresce e le azioni in suo aiuto si stanno espandendo in tutta la Bielorussia.

Nel frattempo, gli esperti del blocco dell’est sostengono che Mosca, nella scelta dei candidati per la Bielorussia, si comporti in modo estremamente attento.

Iorg Forbig, esperto occidentale di Eurozona e della fondazione tedesca Marsha, sostiene che un aiuto aperto, a un qualsiasi candidato nelle elezioni del paese, potrebbe essere controproducente e potrebbe portare alla mobilitazione della parte avversa.

Il rappresentante ufficiale di MID FEG, Maria Adebar, ha espresso l’augurio che le elezioni in Bielorussia possano essere trasparenti, eque e con la partecipazione di candidati indipendenti.

La tenace volontà di Alexander Lukashenko a «non mollare la poltrona», lo sta portando solo ad atteggiamenti repressivi verso oppositori e candidati indipendenti alla più alta carica dello Stato, che, insieme alla sua voglia di giocare alla democrazia con Bruxelles, potrà portare «il padrino» a stringersi tra due mostri: Silla e Cariddi ma lui, non essendo Ulisse, dovrà scegliere a chi sacrificarsi.

A cura del Comitato per Libere Elezioni

#Oraomaipiù! Appello degli Stati Generali delle Donne a fare rete per una unitarietà di intenti e di proposte

Appello degli Stati Generali delle Donne a fare rete per una unitarietà di intenti e di proposte

Sabato 27 Giugno alle ore 18,00 nell’aula virtuale degli Stati Generali delle Donne si svolgerà un importante incontro di rete tra donne, movimenti ed associazioni femminili per dare valore al pensiero e al ruolo delle donne nell’agenda politico-istituzionale del nostro Paese.

In questi mesi difficili, caratterizzati da una fase di lockdown con misure di contenimento, seppur necessarie, che hanno pesato fortemente sul mondo delle donne, e da una “fase due” contraddistinta da incertezze e mancanza di visione di genere per una ripresa economica e sociale dei nostri territori, delle nostre comunità, gli Stati Generali delle Donne hanno dato vita ad un laboratorio di idee e di esperienze che ha portato ad una riflessione profonda e competente su dove sta andando il nostro Paese e su quale ruolo hanno le donne.

Dal 27 febbraio gli Stati Generali delle Donne hanno trasformato l’emergenza pandemica in opportunità ed ogni giorno abbiamo organizzato incontri, conferenze, tavole rotonde in un percorso di confronto e di apprendimento continuo. Sono stati costruiti legami sociali ed umani, si sono incrociati e contaminati pensieri e parole d’ordine che hanno dato vita ad un percorso unitario caratterizzato da energie positive e risultati concreti raggiunti e da raggiungere. C’è sete di ascolto ma anche volontà di trasmettere le nostre idee, le nostre ricerche e i nostri studi a chi ha la responsabilità della ripresa economica, sociale e culturale del nostro paese: una volontà a cui finora è stata negata anche la parola.

Abbiamo scritto e inviato, in questi mesi, molti documenti alla presidenza del Consiglio. Dopo l’ultima richiesta di incontro datata 3 giugno al Presidente Conte, noi donne degli Stati Generali delle Donne abbiamo predisposto e inviato nei giorni scorsi un corposo documento “Stati generali dell’economia delle Donne”, espressione delle istanze provenienti dagli Stati Generali di ogni singola Regione Italiana.

La ministra Elena Bonetti ha partecipato ai nostri incontri lo scorso 8 giugno ribadendo il suo impegno a portare i nostri temi all’attenzione del Governo per inserire nel Piano di rilancio una progettualità concreta e centrale sull’empowerment femminile e la parità di genere. Il Piano Colao sulle iniziative per il rilancio dell’Italia ha previsto tre “assi di rafforzamento” per la trasformazione del Paese che ruotano attorno ai temi dell’innovazione, ambiente e donne attraverso digitalizzazione, rivoluzione verde e parità di genere. Ma auspichiamo che riveda la parola #inclusione. Non siamo il segmento debole del mercato del lavoro e della società, cosi come la parola inclusione perpetua come stereotipo.

L’incontro del 27 giugno intende esprimere la piena responsabilità per dare concretezza alle nostre azioni, per rivendicare i nostri diritti, presenza e partecipazione ai tavoli programmatici, per costruire insieme un percorso partecipato dal basso che metta al centro delle azioni di Governo le esigenze e i bisogni di tutte e tutti, in particolare delle persone meno fortunate di noi. #Oraomaipiù

Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad ogni genere di dimenticanza nei confronti delle donne, ridotte ad essere madri, lavoratrici, assistenti, considerate importanti per il lavoro di cura durante la grave crisi pandemica ma il cui pensiero non è stato ritenuto fondamentale nella costruzione di politiche e strategie per la ripresa economica e sociale del nostro paese. Siamo stanche di essere il segmento debole del mercato del lavoro e della società che deve essere #incluso perpetuando con questo termine un metodo ed una visione di noi donne subordinate al paradigma maschile, messe in un angolo, in vetrina senza nessuna dimensione di soggettività o di parola, ridotte ad essere solo insegne del potere maschile.

Gli Stati Generali delle Donne per non subire più il silenzio e la mancanza di attenzione della politica invitano tutte le donne, le associazioni femminili ad unire in un’unica voce l’appello alle Istituzioni e al Governo affinché le istanze delle donne, dei territori, delle comunità e le persone che li vivono, non siano più il fanalino di coda di azioni politiche ai diversi livelli.

La sfida che noi Stati Generali delle Donne lanciamo alle donne e agli uomini illuminati, oggi, è quella di “esserci”, di “esporsi” e non di essere esposte/i, di ricostruire il tessuto delle relazioni di genere, ricostruire il tessuto di una rete tra donne e uomini che insieme potranno dare un contributo fattivo alla ripresa del nostro Paese.

Ci siamo messe in cammino ma ora è il momento che unite scendiamo in piazza, seppur una piazza virtuale.

#Oraomaipiù

Ciascuna / o di noi potrà intervenire, secondo l’ordine di adesione inviando nome e cognome, associazione/ente di appartenenza e logo, alla segreteria presso: Isa Maggi isa.maggi.statigeneralidonne@gmail.com

Sotto lo Stesso Cielo Tour: Giuliani e Casta nel cuore della capitale per l’ultima tappa dell’unico live show on the road al mondo sotto Covid-19

Special guest Massimo di Cataldo. Tra gli ospiti della kermesse Anna Vinci, la giovanissima Alessia Albanese e tanti amici Vip

Scommessa vinta e grandissimo successo per “Sotto lo Stesso Cielo Tour – Musica, risate e solidarietà ai tempi del Coronavirus”, l’unico ed originale spettacolo live e on the road al mondo, come testimonia la nutrita rassegna internazionale, per il pubblico in finestra delle periferie romane durante (ma anche dopo) il lockdown per il Covid-19.

Dopo ben sei appuntamenti nella periferia romana (Corviale, San Basilio, Tor Bella Monaca, Tor Pignattara, Idroscalo di Ostia, Laurentino 38) la kermesse è approdata nel cuore della capitale a San Giovanni per l’ultimo appuntamento sempre capitanato dai due straordinari mattatori, Antonio Giuliani, con la sua inarrestabile ed esilarante comicità e il violinista bresciano Andrea Casta con il suo magico archetto luminoso, affiancati dal popolare Dj Gabry Imbimbo.

“Ebbene sì, come tutte le cose belle c’è un inizio ed una fine, stasera è l’ultima tappa del nostro tour, un evento unico al mondo che ha regalato “spensieratezza” in un momento davvero drammatico per il nostro paese e per la nostra gente che, affacciata ad una finestra, ha potuto riassaporare il gusto di una sana risata e il piacere di ascoltare musica di qualità” – raccontano i due artisti. “La cosa più importante di tutte – aggiunge Giuliani – è che quando finisce qualcosa di bello ne nasce sempre un’altra ancora più bella…  la nostra unione artistica di questi mesi è stata come un abbraccio virtuale e di solidarietà tra Roma e la Leonessa, c’è in cantiere un grande spettacolo a Brescia, città natale di Andrea, tra le più colpite dal Coronavirus”.

Special Guest dell’evento Patrocinato dal Municipio Roma I Centro, che ha ospitato anche l’incantevole voce della giovanissima Alessia Albanese con il suo nuovo pezzo Castelli di carta, e una performance canora dedicata a Gloria Gaynor della vocalist e attrice Anna Vinci, è stato Massimo di Cataldo che ha regalato uno straordinario medley delle sue canzoni più belle, e che, al termine della sua esibizione, ha raccontato emozionato: “come tutti anch’io ho passato questo periodo tra incertezze e difficoltà, ho cercato di non farmi opprimere da un senso di generale depressione cercando sempre il coraggio di reagire, in questo la musica mi è venuta ancora una volta incontro. Ora con prudenza finalmente stiamo cercando di riprenderci le nostre vite e ci rendiamo ancor più conto del valore di quanto spesso diamo per scontato, la libertà”.

Una grande festa e tanta allegria, alla presenza di un nutrito parterre di amici e Vip e di un affollato pubblico in finestra e in piazza, rigorosamente distanziato, per festeggiare anche il trionfo dello show, nato dall’associazione Salvamamme guidata da Grazia Passeri, per “regalare benessere fisico e musica per il cuore e per l’anima alle persone”.

Tra i tanti personaggi presenti le attrici Antonella Salvucci, Francesca Ceci, Antonella Angelucci e Claudia Conte, reduce dal set del film Resilienza, lo chef più richiesto nei programmi tv e Presidente della Federazione Cuochi Lazio, Alessandro Circiello, ed ancora e il produttore televisivo Massimo Matta. Nel parterre anche la Presidente del I Municipio, Sabrina Alfonsi, il suo assessore alle Politiche Sociali, Emiliano Monteverde, e il manager di Banca Generali Andrea Petrangeli.

Lo spettacolo, ideato da Donatella Gimigliano, è stato realizzato grazie al coordinamento di Paolo Masini, al regista Antonio Centomani, e al dronista Fabio Zazzaretta. Si ringrazia la Regione Lazio per il contributo, per l’ospitalità la Società Cooperativa per Case Economiche in Santa Croce e l’Associazione Nazionale Carabinieri per il supporto, ed ancora la Polizia di Stato, i Carabinieri e la Polizia Municipale primo gruppo.

La Sicilia che non Ricordiamo – The Sicily we do not remember

di emigrazione e di matrimoni

La Sicilia che non Ricordiamo

Mentre scrivevo il mio ultimo articolo (Emigrati, Spose e Tradizioni – Migrants, Brides and Traditions) mi è arrivato un messaggio  riguardo un documentario che trattava alcuni dei temi dell’articolo.

L’anteprima sotto era l’assaggio di un film che credo fermamente debba essere visto non solo in Italia, ma anche all’estero tra le nostre comunità sparse per il mondo, e non solo quelle siciliane.

Quel che si vede nel film colpisce non per la semplicità e anche profondità delle testimonianze, molte tramandate da generazione in generazione, ma perché i temi sono sempre attuali e, in un caso, occupa persino le prime pagine dei giornali italiani in questi giorni.

Perciò, diamo un’occhiata a un film che sarà presentato in importanti mostre cinematografiche e che auguriamo avrà i riconoscimenti che merita.

Sicilia

Il film documentario “MACCARUNI – Siciliani in Tunisia” del regista Massimo Ferrara con il progetto editoriale di Isabella La Bruna e Antonio Farruggia, che svolge anche un ruolo attoriale importante nel film, ci racconta la Storia della comunità siciliana in Tunisia partendo dalla fine del ‘800.

Il film fa capire benissimo che la Storia non è semplicemente un elenco di date e luoghi, ma composta da uomini e donne che vivono esperienze vere e che hanno dato contributi buoni e cattivi alle loro comunità. I nipoti e pronipoti degli emigrati raccontano come e soprattutto perché i loro avi hanno dovuto lasciare la Sicilia per l’altra parte del Mediterraneo, come anche la loro vita nel nuovo paese.

Non vogliamo raccontare dettagli che devono essere espressi dai diretti interessati, ma queste testimonianze colpiscono perché ci raccontano realtà nella Sicilia d’allora che molti in Italia non ricordano più. Tristemente, molte di queste esperienze che sentiamo non si limitavano solo alla Sicilia, infatti non abbiamo dubbi che erano ripetute anche in altre regioni meridionali, a partire dalla Calabria.

Un film del genere è importante per i discendenti dei nostri emigrati perché in molti casi non hanno mai saputo, tanto meno capito, i motivi dell’emigrazione dei loro genitori e nonni. È facile parlare di cercare lavoro come dice il luogo comune, ma non sempre questo era il fattore principale che ha costretto gente a lasciare il paese di nascita.

Oggigiorno i discendenti fanno il viaggio nei paesi dei nonni e scoprono luoghi che ora sono centri balneari e turistici, magari anche centri industriali, come Termini Imerese nominato nel film con la sua fabbrica FIAT, e quindi non riescono a capire il motivo dell’emigrazione degli avi.

Con le testimonianze del film molti di questi misteri vengono svelati, e in alcuni casi la verità è scomoda per i loro discendenti. Ma il film non fa solo questo.

Giornali

Inoltre, il film mostra articoli di giornali locali che fanno vedere un aspetto della vita degli immigrati che esiste ovunque siano, senza eccezione.

I nuovi residenti nel paese non sono mai visti di buon occhio da una parte della popolazione autoctona e quindi i giornali, e oggigiorno la televisione e i social, riflettono i timori e sospetti verso quelli che parlano altre lingue, hanno pelle di un altro colore, oppure praticano un’altra religione.

Le testimonianze dei discendenti ci fanno vedere lo sviluppo della loro comunità, e il fatto che alcune delle testimonianze siano in francese fa capire anche che i discendenti dopo la prima generazione nata all’estero quasi sempre perde la capacità di parlare la lingua che li definisce come italiani o siciliani in questo caso. Basta pensare, che in Brasile il Talian, una versione del dialetto veneto di molti degli emigrati italiani nel paese, è ora una lingua ufficiale del paese per capire meglio questo fenomeno.

Colonialismo

Uno degli aspetti più interessanti del documentario è sentire le testimonianze di cosa voleva dire essere dalla parte “sbagliata” del colonialismo. La Tunisia all’epoca era una colonia francese e quindi gli immigrati siciliani hanno sentito direttamente le differenze di trattamento tra i colonizzatori e gli altri residenti del paese, i tunisini nativi e le altre comunità presenti.

I francesi in Tunisia avevano dei vantaggi impensabili al mondo d’oggi e queste testimonianze mettono in un’altra luce un dibattito attuale in Italia legato proprio al colonialismo.

Senza entrare nel caso italiano specifico, le testimonianze fanno capire i “privilegi” dei colonizzatori che non sempre erano in termini economici. Senza eccezione, i colonizzatori si consideravano “superiori” alle comunità native e una lettura di libri dell’epoca dei poteri coloniali riflette questo atteggiamento. Oggigiorno molti vorrebbero, giustamente, correggere gli errori e anche gli orrori del passato, ma non basta puntare il dito su individui per espiare quel che i poteri coloniali hanno compiuto nei territori controllati da loro.

Se davvero vogliamo espiare le colpe del colonialismo bisogna riconoscere che questi comportamenti erano generali e sistematici e spesso con il consenso, tacito e non, delle autorità coloniali, quindi dei governi dei poteri coloniali. Se davvero vogliamo fare espiazione per quel che è successo nelle colonie non si deve in modo quasi ingenuo puntare il dito contro individui, magari anche quei pochi che hanno riconosciuto e raccontato la verità dell’epoca, ma l’espiazione deve venire dagli Stati stessi che dovrebbero riconoscere ufficialmente questi fatti e chiedere perdono per quel che fu fatto sotto le bandiere dei poteri coloniali…

E questo è solo uno dei pensieri che il film/documentario ha suscitato mentre lo guardavo.

Destino

La Storia, e un documentario è una forma di Storia, ci fa vedere e capire il passato che ha determinato il mondo in cui viviamo oggigiorno. Le testimonianze, le immagini e le voci ci fanno rivivere una comunità importante che alla fine, come anche la comunità italiana in Libia qualche anno dopo, non ha avuto un destino felice.

Alla fine, chi è scappato dalla Sicilia per i vari motivi raccontati, chi ha voluto ricominciare daccapo all’estero, si è trovato con una sola scelta che l’ha obbligato a tornare in Italia, e non tutti in Sicilia.

Ferrara, La Bruna e Farruggia hanno fatto un lavoro davvero eccellente nel presentarci un mondo che l‘Italia non ricorda più, a parte ovviamente i diretti interessati e i loro discendenti. Inoltre, dimostrano come certi temi sono universali ed eterni e che li rivediamo sotto spoglie diverse anche nel corso delle nostre vite brevi.

Film del genere sono importanti e dobbiamo non solo augurare successo per questo film, ma dobbiamo, come comunità italiana in tutto il mondo, incoraggiare altri in tutti i paesi dove ci sono comunità italiane a fare film documentari, ricerche e altri progetti per documentare e mostrare le moltissime facce dell’emigrazione che abbiamo dimenticato, oppure, peggio ancora, non abbiamo mai saputo.

Per questo motivo, il prossimo articolo della rubrica sarà scritto proprio da Antonio Farruggia che ci racconterà una Storia breve dei siciliani in Tunisia. Un capitolo della Storia d’Italia.

Errata corrige: per errore è stato ommesso, il nome di Giommi Alessandra per il contributo nella ricerca delle fonti

Come sempre invitiamo i nostri lettori a inviare le loro storie delle esperienze da emigrati o figli e discendenti di emigrati italiani. Inviate le vostre storie a: gianni.pezzano@thedailycases.com

di emigrazione e di matrimoni

The Sicily we do not remember

As I wrote my latest article (Emigrati, Spose e Tradizioni – Migrants, Brides and Traditions) I received a message concerning a documentary that dealt with themes contained in the article.

The trailers below are a taste of a film that I strongly believe must be seen not only in Italy but also overseas amongst our communities spread around the world and not only the Sicilian communities.

What we see in the film is striking not only for the simplicity and the depth of the testimonies, many passed on from generation to generation, but because the themes are always current and in one case has even filled the front pages of Italian newspapers in recent days.

Therefore, let us take a look at a film that will be screened at major film exhibitions and that we hope will receive the awards it deserves.

Sicily

The documentary film “MACCARUNI – Siciliani in Tunisia” (Sicilians in Tunisia) by director Massimo Ferrara with the editorial project by Isabella La Bruna and Antonio Farruggia, who also plays a major role in the film, tells us the history of the Sicilian community in Tunisia starting from the end of the 1800s.

The film lets us understand very well that history is not simply a list of dates and places but is made up of men and women who live real experiences and who gave good and bad contributions to our community. The grandchildren and great grandchildren of the migrants tell how, and above all why, their ancestors had to leave Sicily for the other side of the Mediterranean, as well as their lives in the new country.

We do not want to describe details that must be told by the people directly concerned but these testimonies are striking because they tell us of realities in the Sicily of the time that many in Italy no longer remember. Sadly, many of the experiences that we hear were not limited only to Sicily, in fact we have no doubts that they were repeated also in other southern regions, starting with Calabria.

A film such as this is important for the descendants of our migrants because in many cases they never knew, much less understood, the reason for the migration of their parents or grandparents. It is easy to talk about work as the cliché tells us but this was not always the main factor that forced people to leave their country of birth.

Today the descendants travel to the towns of their grandparents and they discover places that are now seaside and tourism resorts, or maybe industrial hubs such as Termini Imerese that is mentioned in the film with its FIAT factory, and they do not understand the reason for their ancestors’ migration.

The mysteries are unveiled by the testimonies and in some cases the truth is troubling for their descendants. But the film does not do just this.

Newspapers

The film also shows articles from local newspapers which let us see an aspect of the lives of immigrants that exist wherever they are, without exception.

The country’s new residents are not viewed highly by part of the native population and therefore the newspapers, and today television and the social media, reflect the fears and suspicions directed at those who speak other languages, have skin of a different colour or practice another religion.

The testimonies by the descendants let us see the development of their community and the fact that some of the testimonies are in French also lets us understand that the descendants after the first generation born overseas almost always lose the capacity to speak the language that defines them as Italians or Sicilians in this case. In order to understand this better, we only have to think that in Brazil “Talian”, a version of the Venetian dialect of many of the Italian migrants to the country, is now an official language of the country

Colonialism

One of the most interesting aspects of the documentary was to listen to the testimony of what it meant to be on the “wrong side” of colonialism. At the time Tunisia was a French colony and therefore the Sicilian migrants directly felt the differences in treatment between the colonialists and the other residents of the country, the native Tunisians and the other communities present.

The French in Tunisia had advantages that are unthinkable in today’s world and these testimonies put another light on a current debate that is linked to its own period of colonialism.

Without entering into the specific Italian case, the testimonies let us understand that the “privileges” of the colonizers were not always in economic terms. Without exception, the colonizers considered themselves “superior” to the native community and a reading of the books of the colonial powers of the time reflects this attitude. 

Many people today would rightly like to correct these mistakes and also the horrors of the past but it is not enough to point the finger at individuals to atone for what the colonial powers did in the territories they controlled.

If we truly want to atone for the faults of colonialism, we have to recognize that these behaviours were general and systematic and often with the consent, tacit or otherwise, of the colonial authorities, therefore of the governments of the colonial powers. If we truly want to atone for what happened in the colonies we must not almost naively point the finger at individuals, maybe even those few who recognized and told the truth of the time, but the atonement must come from the states themselves that must officially recognize these facts and ask forgiveness for what was done under the flags of the colonials powers…

And this is only one of the thoughts that the film/documentary raised as I watched it.

Destiny

History, and a documentary is a form of history, lets us see and understand the past that shaped the world in which we live today. The testimonies, the images and the voices let us relive an important community which in the end, just like the Italian community in Libya a few years later, did not have a happy fate.

In the end, those who ran away from Sicily for the various reasons told and those who wanted to start from scratch overseas found themselves with only one choice that forced them to return to Italy and not all of them in Sicily.

Ferrara, La Bruna and Farrugia did a truly excellent job in presenting a world that Italy no longer remembers, obviously besides those directly involved and their descendants. Furthermore, they show how certain themes are universal and eternal and that we see them more than once under different guises even over the course of our brief lives.

Films such as these are important and we must not only wish this film success but we must, as a worldwide Italian community, encourage others in all the countries where there are Italian communities to make documentaries, carry out research and other projects to document and show the innumerable faces of emigration that we have forgotten or, worse still, have never known.

For this reason, the next article in the column will be written by Antonio Farruggia who will tell us a brief history of the Sicilians in Tunisia.  A chapter of Italy’s history.

Correction: due to an error we omitted the name of Giommi Alessandra for her contribution to the research for the sources

As always, we invite our readers to send in their stories of experiences as migrants or descendants of Italian migrants. Send your stories to: gianni.pezzano@thedailycases.com

Il Festival della carne di cane a Yulin: conseguenze orribili per gli animali ancora in atto

L’edizione di quest’anno trova una coincidenza con l’emergenza Covid con cui il mondo ha fatto e sta ancora facendo i conti, tra l’altro partita proprio dallo stesso stato cinese.

di Ilaria Carlino

Nel giorno del solstizio d’estate prende il via la macabra tradizione cinese dove vengono torturati cani e gatti a scopo alimentare: il Festival della carne di cane. Tutto questo avviene a Yulin, città-prefettura della Cina nella Regione autonoma di Guangxi Zhuang. Da diversi anni gli animalisti di tutto il mondo chiedono che questo inferno veda la sua fine: l’edizione di quest’anno trova una coincidenza con l’emergenza Covid con cui il mondo ha fatto e sta ancora facendo i conti, tra l’altro partita proprio dallo stesso stato cinese.

In aggiunta, all’interno di questi mercati non vengono rispettate le relative norme igieniche a causa delle diverse tipologie di sangue animale che creano terreno fertile per infezioni, batteri e virus, rischiando così di fare un salto di specie e indebolire nuovamente l’uomo, ignaro delle conseguenze che potrebbe riportare al suo organismo.

Lo stesso governo cinese si sarebbe finalmente imposto contro l’allevamento di questi animali domestici chiedendo che non venissero più mangiati; tra tutta la specie protetta la maggior vittima insieme al Panda per il commercio illegale di animali sarebbe il Pangolino. Nonostante tutti i divieti emanati al fine di rispettare un’adeguata igiene e il consumo alimentare di fauna selvatica, questi mercati umidi continuano ad essere piuttosto diffusi: nella prima citata città metropolitana di Yulin, la zona più concentrata è quella del mercato di Nanchao, nella periferia. Un’attivista italiano, Davide Caito, recatosi sul posto, ha spiegato quanto grave sia la situazione per l’alto numero di specie animale destinata alla macellazione e al mercato nero.

Il 29 maggio il ministero cinese dell’agricoltura e degli affari rurali ha apportato una modifica alle loro leggi, ovvero ha eliminato dei tipi di carne dal catalogo nazionale, rendendola così illegale a scopo alimentare; notizia che nonostante abbia creato onde di ottimismo e sollievo, non ha accertato l’annullamento ufficiale del Festival, che ogni anno riporta dei numeri agghiaccianti riguardo le morti di cani e gatti. Secondo Wendy Higgins, direttore dei media internazionali di HSI, si stimano oltre i 10mila decessi dal 21 al 30 giugno di ogni anno. Pare che da un sondaggio aggiornato al 2017, il 72% della popolazione di Yulin non mangia carne di cane e ha più volte richiesto l’annullamento del Festival, cosa che speriamo tutti possa trovare fine al più presto.

Ci ha lasciato Umberto de Matteis, Presidente del Parlamento della Legalità Lombardia.”Donare, donare, dare e dimenticare” era il suo motto

Integra Onlus perde il Presidente Onorario, prof. Umberto de Matteis, Presidente del Parlamento della Legalità Lombardia e uno dei piu’ grandi filantropi italiani. Ci mancherai Professore, porteremo sempre nel cuore la tua saggezza e sapienza ed i tuoi insegnamenti! Per tutto il bene che hai fatto e donato nella vita, sarai sicuramente in Paradiso, tra le braccia del nostro Signore!

Di Klodiana Cuka- presidente Integra onlus

Si è svolto oggi Giovedì 18 giugno, alle ore 16 nella Chiesa di San Vito a Lentate sul Seveso, l’ultimo viaggio verso la Casa del Padre Nostro del Prof . Umberto de Matteis

Integra Onlus perde il Presidente Onorario, prof. Umberto de Matteis, Presidente del Parlamento della Legalità Lombardia e uno dei piu’ grandi filantropi italiani. Ci mancherai Professore, porteremo sempre nel cuore la tua saggezza e sapienza ed i tuoi insegnamenti! Per tutto il bene che hai fatto e donato nella vita, sarai sicuramente in Paradiso, tra le braccia del nostro Signore!

Una presenza costante nel lavoro di Integra onlus che vede il suo esordio nel 2008 quando nel dicembre di quell’anno la strada di Integra si incrocia con il Parlamento della Legalità a Milano, in una giornata organizzata dal Centro Studi Parlamento della Legalità Lombardia e dal suo Presidente prof. Umberto De Matteis, nato ad Otranto. Il referente di Integra Onlus su Milano, Paolo Buralli Manfredi, a quel tempo ha insistito che salissi a Milano per seguire la giornata organizzata con il Patrocinio del Ministero della Gioventù e per conoscere il prof. de Matteis, fautore della promozione della Legalità dalla Sicilia in Lombardia. Ma la consapevolezza del suo operato mi è stata chiara domenica 15 maggio 2009, quando ho potuto comprendere temi di grande rilevanza per i diritti umani in compagnia dello stesso Umberto de Matteis e con il Presidente Mannino, a casa sua e nella sede del Parlamento a San Cipirello, che è proprio la ex casa confiscata al boss Brusca.  Indimenticabile la mattinata del lunedì 16 maggio presso la Sede del Provveditorato dei Penitenziari siciliano, specie nei momenti quando due ragazzi hanno dato lettura del pentimento del papà del piccolo Giuseppe di Matteo, il bambino che amava i cavalli, rapito e poi ucciso e sciolto dalla Mafia nell’acido… Iniziò così la nostra collaborazione, la strada della promozione della cultura della legalità di Integra Onlus insieme con il Parlamento della Legalità.

“Donare, donare, dare e dimenticare”, è l’insegnamento più grande che ci lascia il Prof Umberto de Matteis e che sarà anche la Mission della costituenda Fondazione “Gli Amici di Umberto de Matteis”, che nasce oggi per portare avanti la Sua Opera e tutti i progetti sociali che con tanta passione avviava e seguiva, partendo dalle Monziadi e l’insegnamento della legalità attraverso la cultura dello sport alle giovani generazioni. Umberto de Matteis infatti amava troppo i giovani e per questo diede vita alle  Monziadi, ragazzi in marcia per battere la mafia, avviate nel 2009, anno dopo anno, sempre a maggio; l’impegno inesauribile verso gli ultimi e i dimenticati presso i penitenziari lombardi, per poter ridare dignità e una nuova opportunità di vita ai detenuti; la inestimabile generosità verso le persone fragili e indigenti; l’immenso impegno nel far riemergere i giovani talenti e l’amore per lo Sport e per chi lo praticava, senza tralasciare la passione per la sua Otranto e l’impegno dedicato a far emergere il Sud e correre verso la sua seconda Casa, la Lombardia – La Locomotiva d’Italia!

Umberto de Matteis ha amato profondamente il popolo albanese e l’Albania, le montagne della quale, vedeva ogni mattina dalla sua Otranto dall’altro lato del mare, da bambino e ragazzo. Grazie alla tenacia ed al supporto del Prof. Umberto de Matteis, sposando la Causa dello Sportivo disabile albanese Haki Doku, l’Albania ha partecipato per la prima volta nel 2011 alle Paralimpiadi.

Oggi l’Italia, La Lombardia, la comunità di Lentate sul Seveso, ma soprattutto la sua amata Otranto, e noi di Integra onlus, perdono una grande persona, una rara personalità, uno dei più grandi filantropi italiani, che se n’è andato in silenzio, perché non amava tanto né parlare e nè apparire, ma solo fare e donare, donandosi per tutta la Vita senza mai risparmiarsi! Umberto de Matteis è stato per tutti noi che lo abbiamo conosciuto, una persona speciale! Lo abbiamo amato, ammirato e dobbiamo celare stretto nel cuore, per tutta la vita, il grande privilegio di averlo conosciuto. Sono troppe le persone, tante, che devono ringraziare Umberto de Matteis per il bene ricevuto, ma io stessa lo devo ringraziare e ricordare soprattutto per il suo conforto, la parola detta sempre al momento giusto e per il solo fatto che c’era e diceva sempre “Cosa posso fare per te?”. Con la sua dipartita va via un pezzo dell’Italia vera, di coloro che sono partiti appena diplomati dal Sud, con una valigia di cartone piena di sogni, e hanno ricostruito e reso migliore il Bel Paese! Con Umberto de Matteis va via anche un pezzo della parte migliore del grande cuore immenso generoso dei veri Italiani! 

Siamo in molto a rimanere orfani ed a me, cresciuta senza padre, la vita e il Buon Dio oggi ha portato via anche il vero affetto di Padre che abbia mai conosciuto: mi diceva sempre sei la figlia femmina che non ho mai avuto! Integra Onlus perde anche il suo Presidente Onorario e il suo Angelo Custode! 

Riposa in pace in Paradiso tra le braccia del Buon Dio, Sig Umberto, il Signore apprezzerà molto il bene che hai seminato, “Donare e Dimenticare” ti piaceva tanto ripeterlo e sarai per noi sempre un Maestro di Vita, di Sapienza e di Coraggio!

Numerosi i ricordi e i ringraziamenti al Grande Uomo, imprenditore e filantropo nato a Otranto nel 1937:

“Con grande dolore comunico che è venuto a mancare, dopo un lungo periodo di sofferenza, il nostro UMBERTO DE MATTEIS anima del Parlamento della legalità in Lombardia. Uomo di grande umanità carità e fede ha dato sempre tutto di sé in difesa dei poveri più poveri senza mai chiedere nulla in cambio. Lo ricordiamo tutti nella preghiera perché l’abbraccio del Padre in Paradiso sia la vera ricompensa per tutto il bene fatto”. Nicolò Mannino

È un giorno davvero triste per me e per tutti i detenuti del gruppo di Arteterapia, afferma Luisa Colombo. La scomparsa del Dott Umberto, ci lascia una profonda tristezza nel cuore. Era un uomo generoso e con lo sguardo rivolto a chi viveva confinato nelle mura del carcere.
Un uomo che ha saputo credere nel cambiamento di chi ha commesso reati e che ha finanziato dalla sua nascita, oltre 6 anni e mezzo or sono, sia il progetto “Oltre le sbarre”, nel carcere di Bollate, che i tanti percorsi con le scuole, e l’ospedale di Bergamo; percorsi in cui lui credeva fortemente, sostenendoli sempre con grande entusiasmo. La sua presenza, sempre discreta, ha permesso di rendere reali e concreti, quei percorsi di cambiamento, che senza il suo unico sostegno, sarebbero stati irrealizzabili. Grazie a lui, la vita di molti detenuti e tanti studenti è cambiata proprio all’interno del gruppo di arteterapia, dentro e fuori dal carcere e la sua costante presenza silenziosa e mai invadente, è stata per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di collaborare con lui, una gioia, che nessuno di noi potrà mai dimenticare. Grazie Dott Umberto non la dimenticheremo mai…

Vicini nel dolore, porgiamo sentite condoglianze alla famiglia del nostro concittadino UMBERTO DE MATTEIS, ritornato oggi alla casa del Padre. Lo ricordiamo come uomo discreto e generoso, grande benefattore della Città a cui era profondamente legato. Non perdeva mai occasione per offrire il suo aiuto a chi ne avesse bisogno, con discrezione, in silenzio, senza mai apparire. 
Va a lui oggi il nostro più affettuoso saluto nella certezza che il suo ricordo rimarrà per sempre vivo nella memoria di tutta la comunità otrantina. Che la nostra gratitudine ti accompagni nel tuo ultimo viaggio. Grazie Umberto, esprime dal cuore dalla Pagina Facebook del Comune di Otranto, l’amico caro Paolo Ricciardi

“Oggi con Il Professore va via un pezzo del nostro cuore! Ma ci dobbiamo sentire privilegiati per aver avuto la fortuna di essere stati suoi Amici, di avergli voluto bene e di aver condiviso la sua stima ed il suo Affetto! Al Professore piaceva tanto unire gli amici e mettere in contatto le persone, per creare sinergie e buone reti. Molte nuove Amicizie sono nate grazie a lui, quindi non mi resta che salutare tutti dicendo abbracciamo forti e portiamo avanti il grande affetto e la grande opera di un Grande Uomo come Prof Umberto de Matteis”. Per mantenere vivo il ricordo di del Professore, ho creato sulla pagina Gli Amici di Umberto de Matteis e presto nascerà la Fondazione “Gli Amici di Umberto de Matteis” che continuerà a fare del bene e soprattutto seminare speranza e ridare fiducia, Klodiana Cuka presidente di Integra onlus

È un giorno davvero triste per me e per tutti i detenuti del gruppo di Arteterapia. 
La scomparsa del Dott Umberto, ci lascia una profonda tristezza nel cuore.
Era un uomo generoso e con lo sguardo rivolto a chi viveva confinato nelle mura del carcere.
Un uomo che ha saputo credere nel cambiamento di chi ha commesso reati e che ha finanziato dalla sua nascita, oltre 6 anni e mezzo or sono, sia il progetto “Oltre le sbarre”, nel carcere di Bollate, che i tanti percorsi con le scuole, e l’ospedale di Bergamo; percorsi in cui lui credeva fortemente, sostenendoli sempre con grande entusiasmo. 
La sua presenza, sempre discreta, ha permesso di rendere reali e concreti, quei percorsi di cambiamento, che senza il suo unico sostegno, sarebbero stati irrealizzabili.
Grazie a lui, la vita di molti detenuti e tanti studenti è cambiata proprio all’interno del gruppo di arteterapia, dentro e fuori dal carcere e la sua costante presenza silenziosa e mai invadente, è stata per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di collaborare con lui, una gioia, che nessuno di noi potrà mai dimenticare. 
Grazie Dott Umberto non la dimenticheremo mai…

Coronavirus: le spiagge si prenotano con l’App di Gogo Beach

Prenotazioni online delle spiagge grazie all’App di Gogobeach.it

Quest’anno andare in spiaggia sarà un po’ diverso, a causa dell’emergenza Coronavirus. Per questo sono state disposte alcune regole che sarà necessario seguire per tutelare la salute di tutti e far ripartire la stagione balneare in sicurezza.

All’interno del “Rapporto sulle attività di balneazione in relazione alla diffusione del virus Sars-CoV-2” rilasciato dall’Istituto Superiore di Sanità, si apprendono alcune linee guida molto chiare per gli stabilimenti e per chi non vuol rinunciare alle vacanze al mare.

Tra queste ci sono le prenotazioni online per accedere agli stabilimenti, il distanziamento in acqua e sotto gli ombrelloni e la misurazione della temperatura per chi lavora nei lidi.

Prenotazione online anticipata per accedere in spiaggia

In Italia ci sono migliaia di chilometri di costa e tantissime aree di balneazione densamente popolate che, durante il periodo estivo, accolgono milioni di persone e questo aumenta le possibilità di creare affollamenti e assembramenti, rendendo di fatto impossibile mantenere la distanza sociale.

In particolare, il problema si evidenzia sugli stabilimenti, sulle spiagge attrezzate e su quelle libere, motivo per il quale si è deciso di introdurre l’obbligo di prenotazione online per accedere a queste aree, anche con l’eventualità delle fasce orarie, con lo scopo di prevenire assembramenti e registrare gli accessi al fine di risalire rapidamente alla catena di contatti in caso di un eventuale positivo.

L’utilizzo di un’applicazione per prenotare il posto in spiaggia non è stato ben accolto da tutti, soprattutto da coloro che desiderano trascorrere le proprie vacanze in più luoghi e si ritrovano a dover scaricare più di un’app.

Gogobeach.it, prenota su spiagge, beach resorts e stabilimenti balneari in tutta Italia e all’Estero

A risolvere questo problema sia per i turisti che per i gestori c’è Gogobeach.it, che serve proprio per snellire e semplificare al massimo l’organizzazione delle proprie vacanze al mare.

Un servizio che permette di prenotare tutto ciò di cui si necessita sulle migliori spiagge, e sui migliori beach resorts e stabilimenti balneari d’Italia e all’Estero, in un solo unico portale o direttamente dall’applicazione.

L’App è gratuita ed è disponibile per dispositivi Android ed Apple, grazie a un’interfaccia semplice veloce e intuitiva.

È possibile completare le prenotazioni in pochi semplici passaggi e con un solo unico pannello gestionale pratico e veloce, sia per i turisti che per i gestori del settore Turismo, Smart Travels& hospitality.

Con Gogobeach.it si possono prenotare ombrelloni, lettini e anche food & beverage, per ricevere cibo e bevande direttamente presso la propria postazione sulla spiaggia.

Inoltre, l’applicazione permette anche di prenotare alberghi, ristoranti e cibo a domicilio, offrendo all’utente la possibilità di scoprire tutta l’offerta Turistico ricettiva in Italia e leggere le recensioni di chi ha già provato i servizi.

In questa situazione emergenziale in cui è stato necessario reinventarsi, grazie all’utilizzo delle migliori tecnologie presenti sul mercato.

Gogobeach.it ha così saputo offrire una soluzione utile, pratica, concreta e professionale, da sempre a supporto dei Gestori delle varie Strutture più belle e caratteristiche d’Italia (una delle Categorie maggiormente colpite dalle recenti disposizioni) e a chi vuole godersi le vacanze al mare in pieno relax.

Un progetto accolto e supportato dai più grandi players del settore del turismo, ma anche da importantissimi partner commerciali sia italiani che stranieri.

Le altre regole per una vacanza sicura

Oltre alla prenotazione tramite app, i gestori sono tenuti a installare cartelloni e locandine in cui vengono illustrate tutte le regole comportamentali, regolare gli accessi e gli spostamenti sulle spiagge tramite percorsi dedicati, disporre le attrezzature in modo da garantire il distanziamento interpersonale.

Inoltre, sarà obbligatorio controllare la temperatura corporea a tutto il personale e ai bagnanti, impedendo l’accesso alle aree a chi risulta avere più di 37,5°C.

Sono vietati sulle spiagge e in qualunque altro luogo, eventi musicali e tutte quelle forme di aggregazione che possono creare assembramenti come ballo, feste, eventi sociali e buffet; i bambini dovranno essere controllati dai genitori affinché rispettino le distanze.

I gestori degli stabilimenti balneari dovranno effettuare sanificazioni e disinfezioni frequenti a tutte le attrezzature e ai servizi igienici, dotare i bagnanti di disinfettanti per le mani e fornire al personale tutti i dispositivi di protezione individuale che dovranno utilizzare quando svolgeranno attività a rischio.

Tutte queste regole, valgono anche le spiagge libere e per gli ambienti di libero accesso, sarà compito dei Comuni e degli Enti Locali competenti, garantire il rispetto delle stesse.

Si consiglia quindi l’utilizzo di spiagge e strutture ricettive private, grazie alla professionalità dei gestori Italiani e dei loro staff, che offrono lavoro a tantissime famiglie Italiane e saranno sicuramente in grado di garantire maggiore privacy, pulizia e sicurezza rispetto a spiagge “abbandonate a loro stesse”.

Emigrati, Spose e Tradizioni – Migrants, Brides and Traditions

di emigrazione e di matrimoni

Emigrati, Spose e Tradizioni

Un film indiano che ho visto durante questo periodo di chiusura in casa per il coronavirus mi ha colpito perché i temi trattati sono proprio quelli che abbiamo discusso nella rubrica “Gli Italiani nel Mondo” sin dall’inizio

L’Italia ha prodotto molti film e fiction in cui i nostri emigrati sono protagonisti come “Pane e Cioccolata”, “Il Cammino della Speranza” e “Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata”, però, nessuno dei film e fiction prodotti in Italia ci hanno mostrato i volti nuovi della nostra emigrazione, quelli delle generazioni nate nei nuovi paesi di residenza.

Queste generazioni hanno affrontato sfide diverse dei loro genitori e nonni, come hanno affrontato anche loro le discriminazioni e i luoghi comuni verso gli italiani da parte dei loro coetanei autoctoni, anche se nati e cresciuti in quei paesi. Infatti, questi sono aspetti che chi è nato e cresciuto in Italia non può capire.

E’ per questo motivo che un film indiano che ho visto durante questo periodo di chiusura per il coronavirus mi ha colpito perché i temi trattati sono proprio quelli che abbiamo discusso nella rubrica “Gli Italiani nel Mondo” sin dall’inizio e vale la pena non solo di parlare del film, ma anche dei temi perché sono davvero universali e non limitati solo a noi italiani.

Il film Dilwale Dulhania Le Jayenge (conosciuto nel mondo come DDLJ) non solo ha vinto moltissimi premi, ma ha segnato una svolta per il cinema indiano, un altro paese di grandissima emigrazione, perché ha trattato un tema particolare, i figli degli emigrati indiani. Infatti il film ha avuto un successo tale che un cinema in Mumbai l’ha proiettato interrottamente per ben oltre vent’anni dopo l’uscita nel 1995 ed è stato anche incluso nel celebre e prestigioso libro/elenco “1001 film che devi vedere prima di morire” di Stephen Jay Schneider.

 Film

In apparenza DDLJ è una semplice storia di Romeo e Giulietta indiani che, come vediamo dal primo filmato sotto, sono come i loro coetanei non indiani della Londra degli anni ‘90.

Raj è il figlio di un ricco industriale indiano e Simran è la figlia di un proprietario di un negozio. Nella canzone lei si domanda quando conoscerà l’uomo dei suoi sogni, purtroppo quello stesso giorno arriva una lettera dal Punjab, una zona famosa per il suo codice d’onore e fedeltà alle tradizioni, nel quale si ufficializza il suo fidanzamento con il figlio di un amico del padre che sogna di tornare in Patria nel futuro. Lei accetta per amore del padre, ma gli chiede di poter fare un mese di vacanza in Europa con le amiche di scuola per festeggiare la fine degli studi prima di partire per l’India. Lui accetta, anche se malvolentieri.

Inevitabilmente le amiche conoscono un gruppo di ragazzi d’origine indiana, uno dei quali è Raj. Il rapporto inizia male ma alla fine si innamorano e lui le chiede di sposarlo, ma rimane deluso a sapere che era già fidanzata. Al ritorno a casa Simran confessa alla madre d’essere innamorata e di non voler sposarsi in India. Purtroppo il padre entra in quel momento e sente la confessione. Infuriato, ordina alla famiglia di partire il giorno dopo. Due giorni dopo la partenza Raj si presenta alla casa di lei e la vicina gli dice che erano partiti per il Punjab. Lui decide di seguirla.

Nella seconda parte del film Raj, con una furbizia che accenna a un celebre film italiano, entra a far parte del giro di amici del fidanzato di lei ed entra nei preparativi per il fidanzamento e matrimonio per farsi conoscere dalla famiglia di lei. Quel che sapremo poi è che la battaglia vera non è tra Raj e il futuro sposo, bensì tra Raj e il padre di lei. Eventualmente la madre e la sorella di lei si rendono conto che lui era il ragazzo del viaggio e quando li trovano abbracciati la sera prima del fidanzamento la madre dice a loro di scappare via per sposarsi. Raj rifiuta perché vuole che Simran si sposi con lui solo con il permesso e benedizione del padre, mantenendo le loro tradizioni di matrimonio. Il secondo filmato è della cerimonia del fidanzamento e dimostra benissimo le differenze di vita tra Londra e il Punjab, a partire da come è vestita lei.

Nelle scene finali, durante le quali il pubblico straniero capisce quel che gli indiani sapevano sin dall’inizio, che Raj ha rischiato la vita per avere la mano di lei, Raj affronta il padre furioso che si era affezionato a lui. Raj costringe il padre a chiedersi: cos’è più importante per lui, il proprio onore o la felicità della figlia?, un atteggiamento che nessun ragazzo nato e cresciuto nel Punjab si sarebbe mai permesso con un padre. Lui, con grande emozione, lascia la figlia tornare a Londra con Raj per sposarsi. La scena finale del film è diventata leggendaria e persino copiata molte volte negli anni seguenti, anche da film stranieri. Alla fine si è avverato il titolo del film: “L’Uomo Coraggioso porta via la Sposa”.

Questo film è stato l’inizio di una nuova categoria di film indiani che ha portato i film di Bollywood a livelli che nessuno avrebbe mai pensato anche trent’anni fa, la categoria delle storie dei ragazzi indiani all’estero, anche gli oriundi.

Qualche lettore si chiederà, ma cosa tutto c’entra questo con l’emigrazione italiana? Le risposte dimostrano chiaramente che le differenze tra culture non sono poi così diverse di quel che spesso pensiamo.

Tradizioni

I lettori che hanno meno di una ventina di anni non sapranno che fino agli anni ’70 moltissimi degli emigrati italiani erano scapoli. Quando poi si sono stabiliti per bene negli altri paesi non hanno cercato mogli dei paesi di residenza, ma originarie dei loro territori.

Siamo il paese di “donne e buoi dei paesi tuoi” e quindi, se non c’era paesana con cui sposarsi nel paese di residenza, chiedevano alla famiglia a casa di trovare una sposa adatta. Questo si faceva quasi sempre per procura e non era affatto raro che le mogli conoscessero i loro nuovi mariti solo al loro arrivo all’estero. Infatti, questo è dimostrato benissimo nel film “Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata” con Alberto Sordi e Claudia Cardinale del 1971.

Però, i lettori in Italia non sapranno che la maggioranza dei genitori italiani all’estero hanno applicato alla lettera quel detto anche ai loro figli nati in quei paesi, particolarmente alle figlie. L’arrivo in casa di un potenziale fidanzato da un’altra regione italiana, peggio ancora se non italiano, spesso era l’inizio di litigi furiosi tra padri e figlie.

Difatti, come il padre di Simran nel film indiano, nelle famiglie italiane a comandare in casa, almeno pubblicamente, era sempre il padre ed era lui ad imporre i limiti alle libertà delle figlie, anche se allo stesso tempo di solito dava moltissima libertà ai figli maschi.

Nel corso degli anni ho conosciuto molte ragazze italiane che non si sono mai sposate proprio per questo motivo. In un caso, una ragazza di origine veneta che veniva a scuola con me, lei decise di farsi mettere incinta per costringere i genitori ad accettare il matrimonio. In alcuni casi le ragazze hanno continuato i rapporti in segreto fino alla morte del proprio padre.

Per rimanere sul tema dei matrimoni organizzati, come nel caso indiano, conoscevo una ragazza italiana in Australia di una ventina di anni il cui padre ha organizzato il matrimonio con il figlio di un paesano in Italia. Si sono fidanzati la sera del suo arrivo in Australia e si sono sposati tre mesi dopo. Non parliamo poi di tanti anni fa, questo caso è successo nel 1990…

Queste tradizioni sono quasi del tutto sparite ormai, ma abbiamo l’obbligo di ricordarle e di documentarle. Perciò, c’è anche un altro aspetto che dobbiamo considerare in seguito al caso indiano.

 Cinema e fiction

Come già accennato, il cinema e la televisione in Italia spesso fanno film e fiction basate sugli emigrati. Dopo una ricerca abbiamo notato che i film e fiction italiani sull’emigrazione trattano principalmente le partenze e i primi anni nel nuovo paese, ma non hanno mai come protagonisti i figli degli emigrati oppure i loro discendenti, anche se oriundi nei paesi di residenza hanno prodotto film, fiction e documentari.

Dagli Stati Uniti ci sono film importanti che trattano questi temi, come “La Febbre del Sabato Sera” e anche “Jersey Boys”. Sappiamo anche che in Australia e Canada ci sono stati film e anche commedie teatrali che trattavano questi temi. Inoltre la ricerca ha scoperto che anche in altri paesi di grande immigrazione italiana come l’Argentina e il Brasile oriundi hanno prodotto film, fiction e spettacoli on the themes.

Anche la Storia dei nostri oriundi fa parte della nostra Storia e il fatto che ci vantiamo delle imprese di alcuni oriundi di grande successo, come Al Pacino, Lady Gaga, Robert De Niro e ultimamente lo scienziato italo-americano Robert Fauci, dovrebbe farci capire che ci sono moltissimi capitoli della nostra Storia che abbiamo l’obbligo di conoscere e documentare e cosa meglio del cinema? A questo aggiungiamo anche libri e canzoni perché le nostre comunità all’estero hanno anche prodotto autori e musicisti importanti, come hanno fatto in tutti i campi della vita.

Tutti noi vogliamo aumentare il pubblico del nostro cinema e delle nostre produzioni televisive, come anche dei nostri libri, allora perché facciamo finta che non esista già un mercato internazionale importante che potrebbe agire poi come portavoce per le nostre produzioni come hanno fatto gli emigrati indiani per i film di Bollywood?

Non limitiamoci sempre ai soliti luoghi comuni e mercati “standard” per i nostri prodotti culturali, ma cominciamo ad espandere gli orizzonti culturali assorbendo il mercato che già esiste e che non aspetta altro che la chiamata per svolgere un ruolo attivo nella promozione del loro paese d’origine. Allora pensiamo seriamente a creare il cinema e la letteratura degli oriundi per raccontare queste storie sconosciute e non poche sconcertanti.

E, allo stesso tempo, troveremo i modi necessari per riconoscere e documentare i milioni di storie dei nostri emigrati che conosciamo come temi ma non come verità vissute. 

Se volete raccontare le vostre storie da oriundi, inviatele a: gianni.pezzano@thedailycases.com

di emigrazione e di matrimoni

Migrants, Brides and Traditions

An Indian film I saw during the lockdown for the coronavirus struck me because the themes dealt with are precisely those that we have discussed in the Italiani nel mondo (Italians in the world) column since the beginning

Italy has produced many films and TV shows such as Pane e Cioccolata, Il Cammino della Speranza and Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata”, however, none of the films and TV shows have shown us the new faces of our migration, those of the generations born in the new countries of residence.

These generations dealt with challenges that were different from their parents and grandparents, just as they too faced discrimination and the clichés towards Italians by their native-born peers, even if they were born and raised in those countries. In fact, these are issues that people born and raised in Italy cannot understand.

This is why an Indian film I watched during the lockdown for coronavirus struck me because the themes dealt with are precisely those that we have discussed in the Italiani nel mondo (Italians in the world) column since the beginning and it is worth talking not only about the film but also about the themes because they truly are universal and not limited only to us Italians.

The film Dilwale Dulhania Le Jayenge (known around the world as DDLJ) has not only won many prizes but marked a change of direction in the cinema of India, another country with a vast migration, because it dealt with a particular theme, the children of Indian migrants. In fact, the film has so successful that a cinema in Mumbai (Bombay) screened it continuously for well over twenty years since its release in 1995 and it is also included in the famous and prestigious book/list “1001 films to watch before dying” by Stephen Jay Schneider.

 Film

DDLJ is apparently a simple story of Indian Romeo and Juliet store who, as we see from the clip below, are just like their non-Indian peers in London of the 1990s.

Raj is the son of a rich Indian industrialist and Simran is the daughter of a shop owner. In the song she wonders if she will ever meet the man of her dreams, unfortunately that same day a letter arrives from the Punjab, an area famous for its code of honour and loyalty to its traditions, which seals her engagement to the son of a friend of her father who dreams of returning to the homeland in the future. She accepts out of love for her father but asks him to let her have a month-long holiday in Europe with some girls from school to celebrate the end of their studies before leaving for India. He accepts, even if unwillingly.

Inevitably the girls meet a group of boys of Indian origin, one of whom is Raj. The relationship starts badly but, in the end, they fall in love and he asks her to marry him but is disappointed when he finds out she is engaged. On her return home Simran confesses to her mother that she is in love and does not want to marry in India. Unfortunately, the father enters in that moment and hears the confession. Furious, he orders the family to leave the day after. Two days after the departure Raj goes to her home and the neighbour tells him that they had left for the Punjab. He decides to follow her.

In the second part of the film Raf, with a shrewd trick that hints at a famous Italian film, becomes part of the fiancé’s circle of friends and enters into the preparations for the engagement and wedding in order to meet her family. What we will then find out is that the real battle is not between Raj and the future groom but rather between Raj and her father. Eventually her mother and sister realize that he is the boy from the trip and, when they find the couple hugging the evening before the engagement, the mother tells them to elope. Raj refuses because he wants Simran to marry him only with the permission and blessing of the father thus keeping their marriage traditions. The second clip is of the engagement and shows very well the differences between the life in London and the Punjab, starting from how she is dressed.

In the final scenes, during which the foreign audience understands what the Indians knew from the start, that Raj put his life at risk for her hand, Raj faces up to the furious father who had grown fond of him. Raj forces the father consider what is more important for him, his honour or his daughter’s happiness, an attitude that no boy born and raised in the Punjab would have ever allowed himself with a father. With great emotion the father lets the daughter go back to London with Raj to get married. The film’s final scene has become legendary and was copied many times in the years since, even by foreign films. Finally, the title of the film came true, “The brave hearted man takes away the bride”.

 This film was the start of a new category of Indian films that took Bollywood to levels nobody would have thought possible even thirty years ago, the category of young Indian people overseas, even the children born overseas.

Some readers will wonder, what does all this have to do with Italian migration? The answers show that the differences between cultures are not as different as what we often think.

 Traditions

 Readers of less than about twenty years of age will not know that until the 1970s many Italian migrants were bachelors. When they had established themselves well in the new countries, they did not look for their wives in the countries of residence but from their areas of origin in Italy.

We are the country of the saying donne e buoi dei paesi tuoi (women and cows from your home towns) and therefore, if there was not a woman from the home town to marry in the country of residence they asked the family at home to find a suitable wife. This was almost always done by procura (proxy) and it was not at all rare that the wives met their new husbands only on their arrival overseas. This in fact is shown very well in the film in the 1971 film Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (A girl in Australia) with Alberto Sordi and Claudia Cardinale.

However, readers in Italy will not know that the majority of the Italian parents overseas applied that saying to the letter to their children in those countries as well, especially to the daughters. The arrival at home of a potential fiancé from another Italian region or, worse still non-Italian, was often the start of furious arguments between the fathers and daughters.

In fact, like Simran’s father in the Indian film, in Italian families the person who commanded at home, at least publicly, was always the father and he was the one who imposed the limits on the girls’ freedom, even if at the same time he usually gave a lot of freedom to the sons.

Over the years I have known many Italian girls who never married for this very reason. In one case, a girl of Venetian origin who went to school with me, she decided to get pregnant to force the parents to accept the marriage. In some cases, the girls continued the relationship in secret until the father’s death.

Staying on the theme of arranged marriages, as in the Indian case, I knew an Italian girl of about twenty years of age in Australia whose father organized her wedding with the son of a man from his hometown. They were engaged the evening he arrived in Australia and were married three months later. We are not talking about so long ago, this case happened in 1990…

These traditions have now disappeared almost completely but we have an obligation to remember and to document them. Therefore, there is another aspect we must consider following the Indian case.

 Films and TV series

As we have already mentioned, the cinema and TV in Italy often make films and TV series based on migrants. After some research we noticed that the Italian films and TV series on migration mainly deal with the departures and the first years in the new country but they never have the children of the migrants or their descendants as the main protagonists, although oriundi (descendants of Italian migrants) in the countries of residence have produced films, TV series and documentaries.

There have been major films from the United States that dealt with these themes, such as “Saturday Night Fever” and also “Jersey Boys”.  We also know that there have been films and even plays in Australia and Canada that deal with these issues. In addition, our research has discovered that even in other countries of great Italian migration such as Argentina and Brazil oriundi have produced films, TV series and other shows on these themes.

The history of the oriundi is also a part of our history and the fact we boast of the achievements of some highly successful oriundi such as Al Pacino, Lady Gaga, Robert De Niro and recently the Italian American scientists Robert Fauci, should make us understand that that there are many chapters of our history we have a duty to recognize and document and what better than the cinema? And to this we also add literature and songs because our communities overseas have also produced major authors and musicians, as they have done in all fields of life.

We all want to increase the international audience for our movies and our television productions, and also our books, so why do we pretend that there is not already a major international market that could act as a spokesman for our productions as Indian migrants did for the films of Bollywood?

Let us not always limit ourselves to the usual clichés and “standard” markets for the products of our Culture and let us start to expand our cultural horizons by absorbing the market that already exists and that is only waiting for the call to play an active role in the promotion of their country of origin. So, let us think seriously about creating a cinema and literature of the oriundi in order to tell these unknown and at times disconcerting stories

And, at the same time, we will find the methods necessary for recognizing and documenting the millions of stories of our migrants that we know as themes but not as lived truths.

If you want to tell your stories as oriundi, send them to: gianni.pezzano@thedailycases.com

Covid: Competere.Eu scrive a Governo e Parlamentari: riformare OMS o rivedere finanziamenti

“Molte campagne promosse dall’OMS- conclude il direttore generale Giacomo Bandini- non portano alcun beneficio alla salute dei cittadini ma danneggiano l’economia e contraddicono i Sustainable Development Goal (SDGs) dell’ONU.”

“Chiediamo al Governo italiano e ai governi dei paesi della UE di rivedere ed eventualmente rimodulare i fondi all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS),  di intervenire per ristrutturarne l’organizzazione riformulando la missione e gli obiettivi originali che oggi sono disattesi, e snellendo l’apparato burocratico, di rendere i processi decisionali trasparenti e i dipendenti responsabili delle loro decisioni e azioni, di favorire scelte che promuovono il metodo scientifico e la libera scelta dei cittadini.”
Inizia così la lettera inviata da Competere.Eu al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ai membri del Governo e ai parlamentari italiani nell’ambito del programma di attività messo in campo dal think tank per affrontare le sfide legate al Coronavirus.

“L’Organizzazione Mondiale della Sanità- spiega il Presidente di Competere.Eu Pietro Paganini- sta tradendo la sua missione e la fiducia dei cittadini. Invece di contrastare le emergenze sanitarie e accrescere i livelli base di tutela della salute, si è evoluta in una corporazione ideologica che pretende di guidare le sorti di noi cittadini attraverso processi decisionali non trasparenti che rispondono a compromessi spesso torbidi.
L’OMS dichiara un budget annuale superiore ai 4,4 miliardi di dollari ai quali vanno aggiunti fondi flessibili per ulteriori 1,5 miliardi di dollari. L’Italia è 7° per contributi versati, dietro a USA, Cina, Giappone, Germania, Regno Unito, e Francia. Ma come vengono spesi i nostri soldi?
Molto male. Il 53% dei contributi cosiddetti “obbligatori” è dedicato al personale e alle spese ad esso connesse che comprendono soprattutto voli aerei e pernottamenti in giro per il mondo, a seconda ovviamente delle missioni. Per i contributi “volontari”, che coinvolgono l’Italia, la percentuale di budget destinata allo staff e all’amministrazione sale addirittura al 71%. Alle attività pratiche, quelle che risolvono problemi, restano le briciole (solo 29%). Come confermato da membri della stessa amministrazione dell’OMS, questi budget si traducono spesso, in viaggi costosi e conferenze che si organizzano presso lussuosi resort esotici.
Già in passato- conclude Paganini- abbiamo denunciato il comportamento dell’OMS. Abbiamo segnalato la scarsa trasparenza dei processi decisionali e l’approccio unicamente ideologico il cui obiettivo non è quello di garantire a noi cittadini il metodo e gli strumenti per compiere scelte libere e consapevoli, ma di imporre uno stile di vita. “

“L’Italia e gli altri paesi della UE- dichiara il segretario generale Roberto Race- devono chiedere all’OMS maggiore trasparenza nei processi decisionali e maggiore responsabilità per le conseguenze che tale decisioni possono avere su noi cittadini.
Le criticità sono evidenti.
Oggi i  processi decisionali e gestionali dell’OMS non sono soggetti a controllo diretto da parte dei Governi e cittadini contribuenti. Molte iniziative sono frutto di compromessi politici che poco hanno a che vedere con la reale missione dell’organizzazione;
La gestione dell’emergenza Covid-19 ha fatto emergere comportamenti, atteggiamenti e pratiche torbide da parte dell’OMS e del suo esecutivo. Durante le fasi iniziali di incertezza l’OMS ha fallito la fase di prevenzione e contenimento. Non ha fornito alcun indirizzo chiaro e preciso ai Paesi che, visti anche i contatti con le fonti dei focolai e l’Italia è uno di questi, potevano essere più a rischio. In seguito, ha tardato a dichiarare la situazione di emergenza anche quando l’avanzare della malattia era sotto gli occhi di tutti e la sua pericolosità nota.
I risultati, soprattutto socio-economici, sono evidenti e ci stiamo preparando ad una delle maggiori crisi economiche degli ultimi 100 anni;
La gestione dei fondi ricevuti dall’OMS è poco trasparente e lascia molti dubbi. Ad esempio, per ogni unità di personale impiegata vengono spesi 28mila e 500 euro all’anno per coprire le spese di viaggio. È più o meno il PIL pro capite di Paesi come Spagna e Italia.”

“Molte campagne promosse dall’OMS- conclude il direttore generale Giacomo Bandini- non portano alcun beneficio alla salute dei cittadini ma danneggiano l’economia e contraddicono i Sustainable Development Goal (SDGs) dell’ONU. Competere.Eu ha richiamato l’attenzione del Governo italiano e della Commissione europea sull’accanimento ideologico dell’OMS contro lo zucchero segnalando che le politiche liberticide promosse non solo non risolvono il problema dell’obesità ma lo peggiorano; sulla lunga tradizione di posizioni e politiche ostili alla tutela della proprietà intellettuale che hanno danneggiato interi settori industriali come quello del farmaco, che in Italia sono tra i maggiori contributori al PIL, e milioni di cittadini che senza queste scelte scellerate avrebbero ricevuto più rapidamente farmaci, vaccini e terapie efficaci e innovative.
 L’OMS non ammette il dissenso o le critiche. Abbiamo assistito negli anni a comportamenti deplorevoli da parte dello staff dell’organizzazione e anche de vertici. Il caso più eclatante riguarda le ultime edizioni della FCTC (Framework Convention on Tobacco Control). Giornalisti, rappresentanti delle associazioni e del terzo settore, e rappresentanti delle aziende sono stati cacciati violentemente, con l’abuso della forza pubblica, dai luoghi del dibattito che dovrebbero essere invece sempre aperti al confronto tra le parti coinvolte e interessate.
 Perché i cittadini italiani che oggi sono chiamati a un ulteriore sacrificio devono continuare a finanziare un’organizzazione che ha tradito la sua missione, non accetta la responsabilizzazione delle sue decisioni, mentre si avvale di burocrati che utilizzano i nostri fondi, ma sono privi di accountability?”

Competere.Eu (www.competere.eu)
Competere è un think tank indipendente nato per elaborare e implementare politiche per l’innovazione e lo sviluppo sostenibile ed essere di supporto alla politica, alle istituzioni e alle imprese nel favorire l’innovazione sociale e dei processi economici e il confronto tra idee.
Il team di Competere è composto da esperti, accademici, professionisti di riconosciuta esperienza nazionale e internazionale, ma soprattutto da persone, curiose, creative e intraprendenti che analizzano la realtà in continuo cambiamento e propongono soluzioni sostenibili.
Presidente del think tank è il docente di Business Administration alla John Cabot University Pietro Paganini mentre il Segretario Generale è il consulente di corporate strategy e comunicazione strategica Roberto Race. Il Direttore Generale è Giacomo Bandini.

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