Covid-19. E se ci fossimo sbagliati tutti?

Se chi ha pensato al complotto Usa avesse sbagliato bersaglio, sarebbe in grado di rivedere le sue posizioni o sarebbe troppo tardi?

di Paolo Buralli Manfredi e Giuseppe Cossari. Melbourne – Australia

Anche noi abbiamo rovistato nelle varie situazioni che si sono susseguite trovando delle cose vere, che naturalmente non fanno una verità assoluta, dunque, oggi come allora cerchiamo di riflettere su quello che sta succedendo negli ultimi giorni nelle varie Nazioni in guerra, col covid19 s’intende, che stanno affrontando settimane difficili.

La prima cosa che salta all’occhio è che l’Italia ha subìto un violento attacco da parte dell’Unione Europea ed un totale disinteresse dei paesi occidentali, Usa in testa, che non hanno mosso un dito in suo favore ma anzi hanno cercato solo di preservare il loro benessere e le loro Nazioni, in pratica, hanno dimostrato che l’Europa non esiste e che come gli Usa, sono tutti Paesi guidati da politici più vicini al nazionalismo che all’unione tra i popoli come volevano far credere.

Un’altra cosa ben chiara ed evidente è che l’Italia ha mostrato due blocchi ben distinti: il blocco delle bandiere rosse Cina, Cuba, Russia, Venezuela ed il blocco NATO e dell’alleanza Atlantica.

La firma dell’adesione dell’Italia alla nuova “Via della Seta”, ci ha reso partner della Cina e di altri paesi aderenti ad essa, e chiaramente ha spostato l’asse geopolitico della Penisola un po’ più ad Est. Una situazione che ci ha avvicinato a quel gruppo di Nazioni che sono contrapposte agli Usa che sino ad oggi sono stati il motore ed i gestori e guardiani del mondo.

Oggi dunque le grandi potenze ed i suoi alleati vengono a sostenerci ed aiutarci in questa dura battaglia, e come vediamo gli Antonov continuano ad atterrare con materiale di sostegno e medici specialistici che andranno ad aiutare i nostri medici, Antonov contrastati dall’Europa e costretti a tragitti più lunghi per arrivare in Italia.

Lo stesso vale per la Repubblica Popolare Cinese che continua ad inviare macchinari e materiale, compreso esperti sanitari che aiuteranno i nostri in questa fase.

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Una riflessione sul Coronavirus 

Russia e Turchia, apologia della guerra 

Da notare però che, da quando sono arrivati gli specialisti cinesi, meno di quindici giorni fa, la curva in Lombardia per la prima volta sta scendendo, notizia di oggi. Ma perché in così pochi giorni dall’arrivo dei Cinesi la curva sta cambiando?

Perché in Russia i casi sino a pochi giorni fa non superavano la decina e quando qualcuno ha notato questo andamento, in pratica nullo, i dati sono cambiati al rialzo?

Cosa intendeva il Ministro degli Esteri Russo un paio di mesi fa con l’affermazione”La Russia reagirà all’esercizio militare degli Stati Uniti ed i suoi alleati dal nome Defender Europe 2020 prevista per marzo, ma lo farà in modo da escludere rischi inutili.” E continua… “non possiamo ignorare queste esercitazioni che destano per noi grande preoccupazione”, da noi riportata in un altro articolo precedente. Intendeva forse che avrebbero trovato il modo di ridimensionare quelle esercitazioni magari creando insieme ai partner Cinesi, quello che è successo col covid19 che ha costretto gli Usa ad inviare un numero di soldati inferiore a quello programmato, e ad ottenere la rinuncia di qualche Paese a quelle esercitazioni, ad esempio la Norvegia?

Chiudiamo ovviamente dicendo che sono solo riflessioni che non portano a nessuna verità, quindi vanno prese per quello che sono, certo è che questa corsa verso l’accaparramento dell’amico situato al centro del Mediterraneo, l’Italia, da parte dell’alleanza Russo-Cinese e l’acquisto degli Usa delle basi e porti della Grecia, ci fa pensare che forse è in atto un cambio geopolitico che potrebbe cambiare il mondo per come lo conosciamo oggi.

COVID-19: reciproco incoraggiamento tra Cori e Betlemme, prossime città gemelle

Scambio di e-mail informali tra i due Sindaci, per esprimersi sostegno, vicinanza e solidarietà nella comune lotta contro il coronavirus.

Il Sindaco di Betlemme Anton Salman ha inviato al Sindaco di Cori Mauro De Lillis una e-mail informale – perché al tempo del coronavirus si opera ovunque in remoto, da casa – in cui esprime – a nome del suo popolo – sostegno e incoraggiamento alla popolazione di Cori e Giulianello, impegnata con il resto mondo ad arginare la diffusione del COVID-19.

La pandemia non ha risparmiato neppure il luogo di nascita di Gesù, interrompendo anche la vita dei betlemiti, in quarantena da una decina di giorni, a seguito del registrarsi di 10 casi infetti – racconta il Sindaco di Betlemme – Pure lì, medici, infermieri, ricercatori, forze dell’ordine, cittadini – con coraggio, generosità, competenza – sono uniti nel fronteggiare il virus, in attesa di una cura che ponga fine all’emergenza.

Il Sindaco di Cori – con messaggio di posta elettronica – ha ringraziato e ricambiato la vicinanza al popolo palestinese di tutti i coresi e giulianesi, dando conto della criticità della situazione locale, ma confidando nel senso di responsabilità di ciascuno per superare la difficile contingenza – “che ci fa riflettere sui valori di solidarietà, pietas e rispetto dell’altro che accomuna le nostre comunità. Sono convinto che supereremo questo momento e potremo riabbracciarci con maggiore consapevolezza del valore dell’amicizia”.

E poi dal suo profilo Facebook ha commentato – “Un gesto di grande sensibilità e amicizia dalla città di Betlemme, con la quale stiamo formalizzando il patto di gemellaggio, ma come questo gesto dimostra, SIAMO GIÀ GEMELLATI. Anche se dobbiamo ancora STARE A CASA, NON SIAMO SOLI!”.

Pandemia da covid-19, il mondo si chiude in casa. Ma i conti non tornano

Un vaccino  sperimentale dagli USA già in fase di test su esseri umani, una percentuale di morti superiore in Italia rispetto alla Cina…qualcosa non torna

Dalle nostre pagine avevamo descritto uno scenario inquietante già il 20 febbraio con un articolo di Paolo Buralli Manfredi che spiegava : “I laboratori BLS, sono dei laboratori che trattano e studiano virus letali per gli esseri umani, questi laboratori vengono classificati su quattro livelli dal meno pericolosi ai più pericolosi, BSL1, BSL2, BSL3, BSL4, (Bio Sefity Level)

Il laboratorio da dove  è scaturita l’epidemia di Coronavirus si trova in Hubei una regione cinese che conta più di sessanta milioni di abitanti, ed il laboratorio in questione venne costruito nel 2014 con un progetto Franco-Cinese che prevedeva anche l’accesso di funzionari e ricercatori legati a doppio filo all’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanita’) ma, la cosa che è veramente particolare è il tipo di laboratorio,  perché il laboratorio di Wuhan è classificato come BLS4, cioè un laboratorio che maneggia virus altamente letali per l’uomo” (leggi) .

Ad oggi in Italia ci sono più contagiati e più morti che in Cina e considerato che quest’ultima ha quasi un miliardo e mezzo di abitanti mentre in Italia siamo circa 65milioni di persone i conti non tornano, anche perché i tempi di isolamento delle zone colpite, circa due settimane dai rispettivi primi pazienti deceduti in entrambi i paesi, sono pressoché identici. Quindi o noi stiamo esagerando o la Cina ha omesso qualcosa, sicuramente ha avvisato troppo tardi il mondo di quello che stava accadendo al suo interno e forse il numero di morti non è quello divulgato.

Allo stesso tempo uno studio clinico di fase 1 che valuta un vaccino sperimentale progettato per proteggere contro la malattia di coronavirus 2019 (COVID-19), è iniziato al Kaiser Permanente Washington Health Research Institute (KPWHRI) di Seattle (USA). Lo studio è andato così veloce che è già nella fase della sperimentazione umana con l’arruolamento di 45 volontari adulti sani dai 18 ai 55 anni per circa 6 settimane.  Il primo partecipante ha già ricevuto il vaccino sperimentale. Come riferisce un articolo che ne descrive l’azione, il vaccino sperimentale è stato sviluppato utilizzando una piattaforma genetica chiamata mRNA (RNA messaggero). Il vaccino sperimentale dirige le cellule del corpo ad esprimere una proteina virale che si spera possa suscitare una risposta immunitaria. Il vaccino mRNA-1273 ha mostrato risultati promettenti in modelli animali.

Sappiamo dalla scienza che per arrivare ad un vaccino i tempi sono molto lunghi, si parla di anni di lavoro, ma guarda caso i ricercatori americani in realtà stavano già lavorando ad un vaccino e sono stati in grado di sviluppare rapidamente mRNA-1273 a causa di precedenti studi di coronavirus correlati che causavano la sindrome respiratoria acuta grave (SARS) e la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS). 

In attesa di scoprire se sarà la ricerca americana a fare centro nella scoperta del vaccino che salverà l’umanità colpita dal coronavirus su cui ancora oggi non è chiaro a chi attribuire la responsabilità della diffusione, è lecito avere dubbi sull’origine del virus, sulle modalità con cui si è diffuso, e se un qualche esperimento può averlo fatto sfuggire dalle maglie della sicurezza di un laboratorio, che doveva subìre i controlli dell’Oms, come ipotizzato nell’articolo del 20 febbraio scorso. Un vero thriller dove non si riesce a mettere nel giusto ordine tutti i tasselli che lo hanno provocato. E intanto il mondo intero si chiude a casa e l’economia muore di coronavirus. Chissà se restando in quarantena ognuno comincerà a ragionare con la propria testa uscendo dalle logiche distruttive della globalizzazione!

Israele adotta nuove misure volte a ridurre al minimo la diffusione del coronavirus

Le misure sono fondamentali per garantire che le infezioni, sebbene sia chiaro che continueranno, siano il più lente e graduali possibili e non un focolaio incontrollabile

Il primo ministro Biniamin Netanyahu ha appena dichiarato che il paese sta entrando in una nuova fase, che la popolazione dovrà adottare una nuova routine che può durare settimane o mesi.

“Stiamo combattendo un nemico invisibile, il virus, e insieme possiamo sconfiggerlo, ma per questo, la disciplina e la responsabilità pubblica sono fondamentali”, ha detto Netanyahu primo ministro israeliano.

In particolare, le nuove misure appena annunciate, oggi sabato 14 marzo 2020:

– Tutti i luoghi di intrattenimento sono assolutamente chiusi: ristoranti, caffè, centri commerciali, teatri, cinema, sale da concerto.

– Sono stati aggiunti pochi giorni dopo l’annuncio della chiusura di scuole, scuole superiori e università, asili e scuole materne. Vengono inoltre classificate le classi per bambini e ragazzi con bisogni speciali.

– Riunioni di oltre 10 persone vietate.

– Tutte le aziende, le società, i vari uffici sono incoraggiati a ridurre al minimo il numero di funzionari sul lavoro e ad organizzarsi in modo che tutti lavorino da casa.

– In ogni incontro viene sottolineata la necessità di mantenere una distanza di 2 metri tra una persona e l’altra.

– Viene ribadita la necessità di mantenere l’igiene personale, di lavarsi le mani dopo aver toccato le superfici dove potrebbe stazionare il virus.

– Per ora, il trasporto pubblico è mantenuto, ma si sta prendendo in considerazione la possibilità di interromperlo.

-La popolazione è incoraggiata ad allontanarsi da casa solo per ciò che è essenziale.

È una nuova tappa. Difficile senza dubbio. Ma la cosa principale è capire che le misure sono fondamentali per garantire che le infezioni, sebbene sia chiaro che continueranno, siano il più lente e graduali possibili e non un focolaio incontrollabile, al fine di consentire al sistema sanitario pubblico di riuscire a servire tutti coloro che ne hanno bisogno e non vadano in tilt, il che aumenterebbe la mortalità a causa dell’incapacità di servire tutti.

 

La Via della Seta

O forse, via dalla via della seta!

di Paolo Buralli Manfredi e Giuseppe Cossari. Melbourne – Australia

Dalla terra dei Kangaroo, continuiamo a scrutare questo pazzo mondo che, per posizione geografica, ci rende spettatori distaccati e razionali che osservano il tutto seduti comodamente sulle spiagge dell’isola che non c’è.

Il percorso che sta facendo il coronavirus, le imposizioni da una parte e le negazioni dall’altra.

Stiamo parlando dei divieti di approvvigionamento ed accesso ai farmaci all’Iran con tanto di gaffe di un importante dirigente dell’amministrazione Trump: “il corona virus in Iran sta avendo più successo dell’embargo che da anni abbiamo imposto a loro”.

Stiamo parlando, secondo noi, del cavallo di Troia che gli Stati Uniti hanno piazzato al comando della Banca Centrale Europea la Signora Lagarde, che ha praticamente negato l’aiuto ad uno Stato fondatore, l’Italia, di questa falsa Unione Europea.

Ed infine, stiamo parlando dell’affermazione, di fatto accusa, che la Cina ha lanciato contro gli Stati Uniti sulla possibilità che il virus sia una loro invenzione, confermando la nostra idea, espressa in un altro nostro articolo, dove sostentavamo che il corona virus, probabilmente, era un invenzione americana a danni della Cina ed a tutti quei paesi che in qualche modo fanno parte di quel imponente progetto, Belt and Road “ La Nuova Via della Seta” che prevede centinaia di miliardi di investimenti e che, una volta terminato, quasi certamente ridimensionerà la supremazia commerciale degli Usa nel mondo.

Ed allora, per ora, se guardiamo l’escalation dei contagi e dei morti che sta producendo il corona virus, notiamo che i Paesi più colpiti, sono i Paesi che sono sulla rotta più importante della Nuova Via della Seta e forse quella firma in solitaria del nostro Ministro degli Esteri Luigi di Maio che ci ha fatto entrare ufficialmente nell’imponente progetto cinese e che ha come obiettivo una rivoluzione  commerciale, probabilmente la stiamo pagando ora a suon di morti da corona virus e con gli attacchi dei nostri partner, si fa per dire, europei che hanno dimostrato con le affermazioni della Lagarde e la negazione da parte della Merkel dei prodotti farmaceutici che, l’Unione Europea non è altro che una cellula cancerogena del sistema Americano che decide di punire chi non è in linea col pensiero statunitense.

Chiudiamo come nell’ultimo articolo ricordando a tutti gli Italiani di riporre anche queste due ultime cattiverie europee della Merkel e della Lagarde, nel File del cervello intitolato: “Cose da non dimenticare” quando i lupi torneranno vestiti da pecorelle!

UNICEF/COVID-19: in Asia Meridionale 16 milioni di persone raggiunte con messaggi chiave di prevenzione utilizzando i social media

L’UNICEF è attivo anche in Asia Meridionale per la risposta al COVID-19. Nella regione, il Nepal è stato il primo paese a riportare casi.

Gli uffici sul campo dell’UNICEF continuano a sostenere i governi nel promuovere la comunicazione sui rischi e l’impegno della comunità per prevenire la diffusione della malattia. Finora l’UNICEF ha raggiunto 16 milioni di persone con messaggi chiave di prevenzione utilizzando diverse piattaforme di social media.

In diverse province in Pakistan e in Afghanistan le scuole sono state chiuse per settimane come misura preventiva. Si teme che la lunga chiusura delle scuole senza approcci alternativi all’apprendimento possa avere un impatto negativo sui risultati nella formazione scolastica dei bambini. In Afghanistan, l’UNICEF coordina – insieme ad altri partner la comunicazione – il coinvolgimento delle comunità, il settore dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari e il controllo dei contagi e della prevenzione, il supporto psicosociale e l’assistenza sanitaria/primaria della comunità.

In Bangladesh il governo ha invitato l’UNICEF, insieme all’OMS e al CDC, a far parte del Comitato Interministeriale di Alto Livello sul Coronavirus.

In Bhutan, Nepal, India e Sri Lanka, l’UNICEF è attivamente impegnato nel meccanismo di coordinamento dell’UNCT per supportare la risposta del governo.

Gli uffici regionali e nazionali dell’UNICEF stanno lavorando in stretta collaborazione e coordinamento con l’OMS, i governi, le task force inter-agenzie, altre agenzie delle Nazioni Unite e altri partner.

La Francia dichiara zona rossa per coronavirus tutto il Grand est del Paese

La regione della Francia che include Alsazia, Lorena e Champagne Ardenne è stata dichiarata zona a rischio

Niente scuola per una quarantena di 14 giorni in Alsazia, Lorena e Champagne Ardenne. La notizia è di oggi e fa seguito ad una emergenza conseguente alla ormai pandemia, dichiarata oggi dall’Oms, da coronavirus che sta mettendo in ginocchio il mondo intero.

Già il 5 di marzo in Francia un deputato repubblicano del Parlamento era risultato positivo al Coronavirus e le sue condizioni si erano ben presto aggravate. Jean Luc Reitzer, 68 anni, è ricoverato in terapia intensiva a Mulhouse, uno dei principali focolai del Paese. Lo ha confermato la presidenza dell’Assemblea nazionale. A Mulhouse, Capitale dell’Alsazia, c’è uno dei focolai più gravi del Paese: tutto sarebbe partito all’interno di una comunità evangelica locale.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato che l’epidemia di Covid-19 è ormai una “pandemia”. Inoltre, il direttore generale dell’OMS ha espresso profonda preoccupazione per i “livelli allarmanti di inazione” della comunità internazionale di fronte ai “livelli allarmanti di diffusione”.

In Francia, l’ultimo bollettino mostra 33 decessi e 1.784 casi confermati. Inoltre, 86 persone sono ricoverate in terapia intensiva.

CORONAVIRUS: “UN GIORNO CAPIREMO”

La panacea creata per cambiare le regole Europee dell’asse Franco-Tedesco per non dire che l’austerità e le regole insensate hanno fallito totalmente

di Paolo Buralli Manfredi 

Scrivere da Melbourne – Australia può avere i suoi vantaggi. E quindi al termine di una telefonata con il direttore responsabile del nostro DailyCases, che ha un suo seguito anche in questo lato del mondo, la mia mente si è focalizzata sull’emergenza coronavirus, per il quale con la mia interlocutrice ci eravamo appena detti: “forse un giorno capiremo”.

Allora, quando ho augurato la buona notte al Direttore e amica Tiziana, nella mia testa quel “un giorno capiremo” continuava a battere colpi. Colpi, che mi hanno indotto a fare una ricerca su tutte le ultime dichiarazioni economiche, e non, dei politici e Ministri europei, e ho verificato che il ministro economico tedesco ha chiesto di allentare le regole europee in materia finanziaria.

Dal canto suo il Presidente della Commissione Europea ha chiesto la cessione di sovranità degli Stati europei nell’ambito della sanità che, tradotto, è l’imposizione alla totale privatizzazione del sistema sanitario pubblico. In termini di numeri va evidenziato che l’unica sanità davvero pubblica in Ue è quella italiana, non a caso in Italia sono stati eseguiti ad oggi più di 23mila tamponi per il coronavirus con quasi 2mila casi di contagio riscontrati; un numero che stride con i poco più di 1.100 tamponi eseguiti in Francia che svelano 178 contagi.

Qual è il reale motivo di questo grande divario di tamponi eseguiti nei due paesi, per non parlare della Germania? Ma è semplice, in Italia la sanità è totalmente a carico dello Stato, mentre in Francia occorre avere un’assicurazione e comunque anticipare le spese. E di fronte ad un’emergenza di questo tipo chi andrà volontariamente a fare il tampone sapendo che lo deve pagare profumatamente? Di sicuro solo chi ha raggiunto un malessere tale che se non ha ancora una polmonite poco ci manca.

E torniamo al pericolo di cessione di sovranità in campo sanitario da parte dei paesi membri alla Ue, cosa può riservarci uno scenario del genere, considerato che per prima la Francia non ha ad oggi contezza dei reali casi di contagio nel suo territorio, semplicemente perché non ha effettuato controlli a tappeto come in Italia? Guardando la puntata di ieri de “L’Aria che Tira”  ho continuato a sentire la conduttrice giornalista Mirta Merlino ripetere come un mantra che l’Europa deve allargare le maniche facendo il tifo per Paolo Gentiloni anticipando, nella sostanza, la linea del Ministro tedesco che chiede il cambio di regole e probabilmente dei trattati utilizzati ed imposti sino ad ora dalla Germania che, ormai in totale recessione, non può ammettere che tutte le regole di “Austerità”, così si chiamava, che aveva imposto a sé stessa ed ai paesi del Mediterraneo quando la sua economia andava bene, oggi gli si sono ritorte contro.

Austerità che ha distrutto Nazioni intere e ha provocato sofferenze ad intere popolazioni europee, non dimentichiamoci del dramma della Grecia e degli audio di Gianis Varoufakis che, quando saranno pubblicati, mostreranno a detta dello stesso ex Ministro, il totale menefreghismo dei Ministri Economici Europei verso i Popoli, registrazioni in parte riportate in un libro ed in un film, non pubblicizzato e forse non trasmesso in Italia per pressioni della stessa Commissione Europea.

Ecco allora che forse non c’è bisogno di aspettare per comprendere la frase “un giorno capiremo” perché le regole ed i trattati europei cambieranno proprio grazie al coronavirus che, vista la sua calibratura, con alta trasmissibilità e poca mortalità, è giusto quel che serve per cambiare tutto senza ammettere che forse i “ Sovranisti”, nome dato a coloro che pensano diversamente da questi diktat europei, avevano ragione da vendere quando additavano l’asse Franco-Tedesco come distruttore dei paesi del sud Europa. E gli europeisti avevano torto nel sostenere quell’asse che ci sta portando dritti verso il totale fallimento socio-economico. Un fallimento che dimostra che la globalizzazione fu voluta dal sistema finanziario non da quello umanitario come venne venduta ai popoli anni fa.

Russia e Turchia, apologia della guerra

Saranno queste due Nazioni ad innescare il quarto conflitto bellico, forse nucleare, a livello mondiale?

di Paolo Buralli Manfredi e Giuseppe Cossari, Melbourne – Australia

L’inizio delle guerre mondiali che si sono succedute a distanza di venticinque anni, l’una dall’altra sono nate per motivi diversi ma allo stesso tempo possiamo dire che, in confronto a quello che sta succedendo oggi in Medio Oriente, quei motivi possono essere considerati banali.

Ed in effetti la prima guerra mondiale scoppia con l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, avvenuto il 28 Giugno del 1914. Per la seconda guerra mondiale invece, il fattore scatenante fu il 1° settembre del 1939 dopo l’invasione della Polonia da parte della Germania.

Come dicevamo, se esaminiamo oggi la situazione globale, possiamo tranquillamente dire che la terza guerra mondiale è cominciata da parecchi anni, una guerra diversa da quelle storiche perché è una guerra globale frammentata in centinaia di micro guerre nelle varie Nazioni del mondo ma, forse, e naturalmente non c’è lo auguriamo, con il pasticcio medio – orientale si potrebbe arrivare alla quarta guerra mondiale globale vecchio stile ma con la possibilità del supporto dell’arma nucleare.

Ed in effetti la nostra preoccupazione è rivolta alla situazione attuale in Medio Oriente e precisamente in tutta quell’area che avrebbe dovuta essere unita e si sarebbe dovuta chiamare Penisola Arabica.

Purtroppo però, quell’area è stata volutamente tenuta divisa dall’Occidente; un Occidente che ha tratto da questa divisione enormi vantaggi e che ha sempre contribuito ad alimentare quei conflitti che esistono da più di sessant’anni, evitando accuratamente di aiutare quei Paesi in guerra a cercare una reale strada per trovare una pace duratura per i loro popoli.

Oggi però in quell’area si stanno giocando le sorti del nostro Pianeta perché, in campo, ormai senza troppo mimetizzarsi dietro le varie diplomazie, stanno giocando la più pericolosa partita a scacchi dei nostri tempi le forze capitanate dagli USA, la NATO e l’Alleanza Atlantica, contro, Russia e Siria, ed indirettamente Cina, Iran, Venezuela, Cuba e Corea del Nord.

E come al solito proviamo a riflettere e a far riflettere sulla situazione attuale e per fare questo, dobbiamo cercare di vedere lo stato delle cose a livello mondiale e non locale, partendo dalle esercitazioni NATO che si stanno svolgendo attualmente in Europa.

Nel gennaio 2020, la NATO ha dato il via alla più grande esercitazione militare degli ultimi venticinque anni dal nome Defender Europe 2020.

L’esercitazione si svolge nel Mediterraneo e su tutto l’arco balcanico arrivando sino ai confini russi, tant’è vero che, il Ministro degli Esteri russo il 17 gennaio dichiara: “Le esercitazioni militari della NATO sul fianco orientale ricordano sempre più dei preparativi mirati per un conflitto bellico su larga scala”.

Poi, a distanza di qualche settimana, Sergey Lacrov continua nelle sue preoccupate esternazioni ma, questa volta molto irritato, dichiara:”La Russia reagirà all’esercizio militare degli Stati Uniti ed i suoi alleati dal nome Defender Europe 2020 prevista per marzo, ma lo farà in modo da escludere rischi inutili.” E continua… “non possiamo ignorare queste esercitazioni che destano per noi grande preoccupazione”.

Da non sottovalutare anche il rapporto del Consiglio Atlantico pubblicato il 26 febbraio 2016 che tratta la rapidità di reazione dell’alleanza NATO nel combattere e vincere un’eventuale guerra con la Russia. Il rapporto è focalizzato sulle relazioni con gli Stati baltici da cui il nome “Alleanza a rischio”.

Il Rapporto spiega che la Russia, appoggiando i separatisti in Ucraina, ha di fatto bloccato e completamente distrutto l’insediamento post bellico europeo infrangendo così ogni possibilità di partenariato con la NATO e prosegue evidenziando le pressioni che il Cremlino impone su quegli Stati baltici che hanno una maggioranza di persone che parlano la lingua russa.

Washington poi sembra che prepari il campo per il prossimo futuro dichiarando: “Qualsiasi mossa militare di Putin sugli Stati baltici innescherebbe una guerra, potenzialmente su scala mondiale e nucleare “.

Queste dichiarazioni, al contrario di quanto Washington vorrebbe far apparire, sono il preludio di un rafforzamento NATO/Usa in tutti gli Stati baltici che, va ricordato, negli ultimi anni hanno triplicato se non quadruplicato gli investimenti in armamenti acquistandoli proprio dagli Usa, parliamo della Lituania, Lettonia, Polonia e di tutti quei Paesi ex Sovietici che collaborano con la NATO e che hanno aderito all’Unione Europea.

In questo contesto dunque, va menzionato anche l’ultimo acquisto da parte degli Usa delle basi portuali greche che vanno a completare un disegno perfetto per il totale controllo dell’area Mediterranea, strategica in ogni conflitto bellico.

Quanto scritto qui sopra, se osservato in un’ampia prospettiva, ci fa comprendere che la NATO a guida Usa, sta cercando di ampliare la sua presenza in Europa e soprattutto lavora per il rafforzamento su tutto il fianco orientale dando l’idea di una strategia di accerchiamento nei confronti della Russia ed un tentativo di capovolgimento di comando negli Stati del Sud America, tattiche tra l’altro sempre utilizzate dall’Intelligence in tempi passati per avere il totale controllo di Stati che altrimenti, non seguirebbero le direttive americane come per esempio Brasile, Bolivia, Cile etc.

Detto questo torniamo in Medio Oriente, dove è ormai chiaro che la Turchia, ricordiamo a tutti è un Paese appartenente alla NATO, di fatto ha invaso la Siria e sta fornendo materiale bellico e supporto aereo ai jihadisti che combattono contro l’esercito regolare Siriano mentre, gli israeliani, bombardano direttamente e spregiudicatamente Damasco senza nessuna condanna da parte di qualsiasi ente internazionale.

Va ovviamente ricordato anche che, l’esercito Siriano ha come alleato l’esercito Russo, il che mette proprio in un confronto diretto la Russia e l’America via NATO quindi, siamo arrivati ad un punto che potrebbe far scaturire una guerra mondiale probabilmente nucleare da un momento all’altro e se la cosa succedesse tra marzo e luglio, la NATO, con l’esercitazione in corso, sarebbe perfettamente posizionata per un attacco rapido “proprio come menzionato nel rapporto” contro la Russia; preoccupazione, appunto, espressa dal Ministro degli Esteri Russo.

La Russia dal canto suo ovviamente si sta muovendo in parallelo, è notizia di qualche settimana fa che i Russi investiranno nella Repubblica Cubana qualcosa come uno/due miliardi di euro per rinnovare le infrastrutture di trasporto cubane, ma anche, notizia dichiarata pubblicamente mandando un messaggio chiaro agli Usa, per ammodernare  tutto il comparto strategico militare cubano il che ci riporta al 1962 e precisamente in quei giorni dove dei missili a testata nucleare avrebbero dovuto sbarcare nell’isola grande, come viene chiamata Cuba nei Caraibi, e dove si è rischiato il primo conflitto nucleare.

Va ricordato che Cuba dista solo 90 miglia marine dagli Usa, da qui le ulteriori sanzioni imposte al Governo cubano da parte degli Stati Uniti, e il ritorno di una tensione altissima tra i due Stati con le conseguenze che ne derivano, tipo l’espulsione dei medici cubani dalla Bolivia, dal Brasile e probabilmente a seguire in altri Stati a trazione Usa, le minacce alla Spagna da parte di Washington per far cessare ogni tipo di partenariato e  commercio con l’Isola caraibica.

Ovviamente, preoccupante è anche il totale silenzio del Presidente Putin e del suo alleato strategico il Presidente della Cina Xi Jinping, che ci auguriamo non sia il silenzio/calma prima della tempesta.

Chiudiamo questa prima parte del nostro pensiero geopolitico sperando che il peggio non si manifesti e gli uomini, che hanno potere in questo pianeta, riescano a trovare soluzioni intelligenti senza passare per conflitti che potrebbero mettere fine a questo mondo per come lo conosciamo.

Jack the Stripper: a 76 anni dallo Squartatore tornano a tremare le prostitute londinesi

Il 2 febbraio del 1964 viene trovata morta, presso l’Hammersmith Bridge, la trentenne Hannah Tailford, strangolata e con parecchi denti in meno. Il corpo completamente nudo, a parte le calze. Due mesi dopo, l’8 aprile, eccone un’altra sulle rive del Tamigi, non lontana dal luogo del primo ritrovamento.

La vita per le prostitute londinesi non è mai stata facile. Era il 1888 quando Jack the Ripper (Jack lo Squartatore) iniziò a prenderle di mira, riuscendo a non farsi catturare mai, diventando, di fatto, il serial killer più famoso del mondo. Di lui che sappiamo? Uccideva prostitute lasciando i loro corpi nudi nei vicoli della città; così come iniziò a uccidere, smise spontaneamente; tanti furono gli indiziati, ma mai nessuno fu accusato e condannato per quegli omicidi.

Passano in seguito più di 70 anni, in cui si fanno congetture, si scoprono nuove tecnologie investigative che, forse, avrebbero potuto indicare il vero colpevole, anni in cui, ogni volta che una prostituta viene trovata morta, c’è qualcuno che non può esimersi dal gridare “Jack è tornato!”, eppure, è solo nel biennio 1964-1965 che lo spettro di Jack lo Squartatore sembra veramente aver rimesso piede in città. Già, perché per le vie di Londra ricominciano a comparire cadaveri di prostitute.

Il 2 febbraio del 1964 viene trovata morta, presso l’Hammersmith Bridge, la trentenne Hannah Tailford, strangolata e con parecchi denti in meno. Il corpo completamente nudo, a parte le calze. Due mesi dopo, l’8 aprile, eccone un’altra sulle rive del Tamigi, non lontana dal luogo del primo ritrovamento. È Irene Lockwood, 26 anni, anch’essa prostituta, anch’essa morta strangolata e lasciata nuda per strada. In questo caso c’è persino chi confessa l’omicidio, ma la testimonianza viene ritenuta inattendibile per le discordanze con le circostanze del ritrovamento.

Gli omicidi proseguono e il 24 aprile tocca a Helen Barthelemy, prostituta ventiduenne, il cui cadavere viene trovato in un sottopassaggio a Brentford. Un piccolo indizio per gli investigatori? Frammenti di vernice sul cadavere, utilizzata nell’industria automobilistica, probabilmente da collegare al luogo di lavoro dell’assassino.

Il tempo passa e il 14 luglio, nel distretto di Chiswick, nonostante sia pattugliato regolarmente dalla polizia, viene trovata la quarta prostituta morta, Mary Fleming, 30 anni. Ancora nuda, ancora strangolata e ancora con tracce di vernice addosso.

Frances Brown, di 21 anni, è la successiva. Trovata a Kensington il 25 novembre. Kim Taylor, collega della Brown, riesce a dare alla polizia una descrizione dell’auto su cui è salita quasi un mese prima l’amica, quando è stata vista l’ultima volta viva: si tratta di una Ford Zephyr o di una Ford Zodiac.

L’ultima delle sei vittime accertate è Bridget O’Hara, 28 anni, trovata morta dietro l’Heron Trading Estate, in un capannone di stoccaggio. Ancora tracce di vernice e stesso modus operandi.

Quando i delitti iniziano a venire associati tra loro, gli inquirenti e l’opinione pubblica pensano subito a un serial killer e la mente dei londinesi non può che volare a quel Jack the Ripper che mise in ginocchio la città nel lontano 1888. Ma se è vero che il vecchio Jack, strangolava e squartava le sue vittime, lasciandole mezze nude e smembrate tra i vicoli di Londra, il nuovo assassino le strangola, sì, ma ciò che lo contraddistingue è qualcos’altro: lui le vittime le spoglia completamente. E allora, ecco che il soprannome affibbiatogli si trasforma in Jack the Stripper, Jack lo Spogliatore.

Il soprannome fa quasi sorridere, ma in realtà dietro di esso si nasconde un assassino non meno furbo e sfuggente del suo predecessore illustre. Sono quasi 7.000 i sospettati interrogati dall’investigatore incaricato del caso, John Du rose di Scotland Yard, senza cavarne un ragno dal buco. Questi organizza anche una conferenza stampa, nella quale tenta un bluff insperato, rivelando di avere ristretto la cerchia dei sospetti inizialmente a 20 persone, poi a 10 e infine a 3. La speranza è quella di mettere in agitazione il killer e indurlo a commettere qualche errore. Ebbene, un risultato lo ottiene: Jack the Stripper smette da quel momento di uccidere, lasciando però l’investigatore senza un colpevole. Proprio come fece lo Squartatore, dunque, che interruppe spontaneamente la serie di delitti, sparendo nel nulla.

E proprio come lui, anche nel caso dello Spogliatore, sono diversi i sospettati su cui si concentrano negli anni seguenti le indagini di detective, scrittori e giornalisti interessati alla vicenda, nessuno dei quali però riesce a mettere insieme qualcosa di più di una serie di prove puramente indiziarie o di coincidenze. Al tempo dei delitti, l’investigatore Du Rose, così come rivelò in un’intervista nel 1970 alla BBC, riteneva che il maggior indiziato fosse tale Mungo Ireland, una guardia giurata di origini scozzesi che lavorava alla Heron Trading Estate. Era questa, infatti, la fabbrica nel cui capannone di stoccaggio era stata trovata l’ultima vittima, così come era la fabbrica da cui, si scoprì, provenivano i frammenti di vernice trovati sulle vittime. Mungo Ireland, a cui era stato dato dalla polizia il nome in codice di “Big John” era però un uomo e un marito rispettabile, che decise di suicidarsi con il monossido di carbonio nel garage di casa piuttosto che venire additato ingiustamente come “mostro”. E la storia gli ha dato ragione, in quanto recentemente si è in seguito appurato che, al momento dell’ultimo delitto, Big John si trovava in Scozia. Un alibi più solido dell’acciaio, quindi.

Insomma, la storia si ripete, in modalità leggermente diverse, ma con i medesimi risultati: prostitute morte per le strade di Londra, un assassino che la fa franca e smette spontaneamente di uccidere e investigatori di ogni tipo che tentano di risolvere un mistero che tale resterà.

Sono passati, nel frattempo altri 55 anni, e chissà, forse il vecchio Jack è pronto per tornare ancora una volta a far parlare di sé, con un’altra sanguinaria comparsata sulle rive del Tamigi. Chissà come se la caverebbe oggi, con prove del DNA, database internazionali condivisi e profiler super-addestrati. Chissà con che soprannome verrà ricordato in futuro il prossimo Jack the…

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