L’Argentina e la Calabria: un esempio da seguire- Argentina and Calabria: an example to be followed

di emigrazione e di matrimoni

L’Argentina e la Calabria: un esempio da seguire

Dobbiamo incoraggiare gli oriundi e anche le regioni in Italia a stabilire sempre più scambi tra la nostra penisola e le nostre comunità in tutti i continenti

Nel suo nuovo articolo Paolo Cinarelli ci fa vedere la comunità italiana più grande della capitale argentina, Buenos Aires, quella calabrese. Paolo non ci fa vedere solo le origini di questi oriundi, ma come oggi fanno il passaggio più importante non solo per la comunità stessa, ma anche per l’Italia, mantenere i contatti con il loro paese d’origine.

Sarebbe facile dire che dopo una o due generazioni non esiste un legame affettivo con il paese dei nonni o i bisnonni, però, basta visitare le pagine social degli italiani all’estero in qualsiasi paese per vedere che a qualche livello, secondo la famiglia, esiste un legame affettivo tra l’oriundo e il Bel Paese.

Questo è la prova che dobbiamo fare molto di più per aiutare questi discendenti a riscoprire il loro passato. Non solo dei paesini e le regioni di provenienza delle famiglie, ma anche del paese in generale e non limitarci alle solite immagini e i luoghi comuni del cibo e magari immagini del David di Michelangelo o il Colosseo, per fare capire che il loro patrimonio culturale è molto più grande di quel che attualmente capiscono.

Dobbiamo incoraggiare gli oriundi e anche le regioni in Italia a stabilire sempre più scambi tra la nostra penisola e le nostre comunità in tutti i continenti. Certamente commerciali, come pretende la crisi sanitaria Covid-19, ma ancora di più culturali di ogni genere e anche e soprattutto il turismo, sia normale che turismo di ricerca per ritrovare le radici perse nei decenni dalla partenza dei bisnonni dai loro paesi in tutto il paese.

E non dobbiamo commettere l’errore che fanno molti di pensare che contano solo gli scambi commerciali, anche la Cultura, in ogni sua forma, e il turismo di entrambi i generi, sono mezzi importanti per produrre introiti per tutti. Basta solo avere la lungimiranza di capire che i risultati buoni non si ottengono con progetti brevi, ma con programmi ben articolati e a lungo termine per assicurare che i risultati non dureranno mesi, ma addirittura decenni, se non di più.

E come sempre, ripetiamo l’invito ai nostri lettori in tutti i paesi in giro per il mondo a inviare le loro storie ed esperienze personali a: [email protected].

L’Argentina e la Calabria: un esempio da seguire

di Paolo Cinarelli

La comunità italiana è senz’altro la più numerosa dell’Argentina non solo tra le presenti nel paese ma addirittura si riconferma anno dopo anno come la più grande delle comunità italiane all’estero. Si calcola che più della metà della popolazione può vantare di avere tra i suoi antenati un oriundo della nostra penisola, ma quello che non tutti sanno è che la comunità calabrese a Buenos Aires è senz’altro la più numerosa. Rappresenta da sola quasi 40% degli italoargentini anche se nel resto del paese i connazionali si distribuiscono a macchia di leopardo secondo la provenienza, per cui è molto azzardato dire che l’impronta calabrese si trovi ovunque.

I calabresi in Argentina restano primi anche in quanto a iniziative e presenze al punto che concentrano l’attività di quasi tutta la comunità italiana a Buenos Aires. Questa caratteristica è ancora più evidente quando si tratta dei gruppi di giovani. Nel 2019 è stata eletta Miss Calabria in Argentina la giovanissima Mariel Pitton Straface che, insieme al fratello Leandro, rappresentano il centro di gravità e motore dei giovani calabresi della capitale. Il testimonio di Mariel è la storia di vita di tantissimi giovani italoargentini che riscoprono la terra delle loro origini grazie all’affetto trasmesso dai nonni.

A continuazione la sintesi di una conversazione tenuta con lei qualche giorno fa che rappresenta la storia di tanti giovani alla riscoperta delle proprie origini.

“I miei 4 nonni erano italiani, da parte di mio padre la madre era catanese e il padre era della provincia di Udine, anche se purtroppo non ho conosciuto nessuno di loro due perché erano già deceduti al momento della mia nascita, si erano conosciuti e sposati qui in Argentina. Da parte di mia madre entrambi sono calabresi di Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza. Ho solo conosciuto mia nonna perché mio nonno è deceduto quando avevo solo tre anni. Mia madre parla sempre di lui e io ce l’ho molto presente. La mia parte italiana ce l’ho grazie alla mia nonna che parla un misto tra italiano e spagnolo e ogni giorno che passa mi parla dell’Italia come se l’avesse lasciata ieri. Sono 70 anni che abita qui, loro si sono sposati in Italia e sono partiti quando lei aveva 16 anni. E’ molto bello ascoltarla e già da piccola mi ero proposta di studiare l’italiano ma a causa delle diverse priorità mi sono messa a studiare l’inglese.

“Faccio parte del consiglio di direzione dell’Associazione Calabrese, collaboro ovunque ci sia da fare, nella segreteria dei giovani, in quella della donna, nelle attività culturali e adesso in piena quarantena ho dato una mano nell’aggiornamento della piattaforma virtuale. Dirigo il gruppo folkloristico e collaboro con altri gruppi di giovani come quello dell’Associazione Passione Tricolore e quello delle Nuove Generazioni Italiane. Cerco di prendere parte di ogni iniziativa sempre che sia possibile.

“Scrivo per il sito web buenosaires.it appartenente alla rete di italiani.it, faccio anche parte del consiglio di direzione dell’Associazione Calabrese, sono la segretaria per i giovani e fondatrice nonché direttrice del gruppo folkloristico dell’Associazione Calabrese. Ho fondato questo gruppo con l’obiettivo di diffondere le radici e le tradizioni italiane con l’obiettivo di attrarre i giovani all’associazione. Sappiamo che mancano i giovani e potrebbero essere stati attratti mediante un progetto dedicato a loro.

“Nel 2018 la Regione Calabria ha dato delle borse di studio per la diffusione della lingua e la cultura italiane presso l’Università della Calabria e questo è stato il mio primo viaggio in Italia. Ci sono andata insieme a una amica anche lei vincitrice di una borsa di studio, a Rende ci siamo incontrate con altri giovani di origine calabrese. E’ stata una esperienza incredibile, uno dei viaggi più belli che ho fatto in vita mia. Io non conoscevo l’Italia e non avevo mai pensato di andarci soprattutto perché mia nonna è molto grande e fatica a viaggiare. Non ho voluto perdere questa opportunità e ci sono rimasta più di tre mesi per studiare l’italiano presso l’Università della Calabria e ho partecipato al Festival delle Spartenze a Paludi.

“Ho anche conosciuto il paese dei miei nonni e i miei parenti italiani, ho viaggiato e conosciuto altri posti dell’Italia. Le borse di studio sono molto importanti per i giovani perché li incentiva e li stimola. Ho visto i luoghi di cui mi parlava mia nonna, è stato incredibile. Nel 2019 ho partecipato al progetto Scuola Calabria e abbiamo percorso in pullman 28 paesi della Calabria e ho studiato l’italiano presso l’Università per gli Stranieri di Reggio Calabria.

“Non so come mi vedo a futuro anche perché in questa situazione è molto difficile fare delle proiezioni, però credo che mi vedo sempre così attiva come adesso, in costante sviluppo con i gruppi che dirigo. Il mio obiettivo più grande è fare crescere il gruppo folkloristico, siamo già più di 33, mi piacerebbe trasformare l’Associazione in una scuola di danze italiane. Adesso non ho nessun obiettivo preciso, forse andrei per un periodo in Italia ma non so se posso stare tanto tempo lontano dalla mia famiglia”.

 

di emigrazione e di matrimoni

Argentina and Calabria: an example to be followed

We must encourage the oriundi and also the regions in Italy to establish more and more exchanges between our peninsula and our communities in all the continents.

In his new article Paolo Cinarelli lets us see the biggest Italian community in Argentina’s capital Buenos Aires, the community from Calabria. Paolo not only lets us see the origins of these oriundi but how today they are taking the most important step not only for the community itself but also for Italy, maintaining contact with their country of origin.

It would be easy to say that after one or two generations there is no emotional bond with the country of their grandparents or great-grandparents, however, we only have to visit the social media pages of the Italians overseas in any country to see that, depending on the family, at some level there is an emotional bond between the oriundi and Italy.

This is the proof that we must do much more to help these descendants to rediscover their past. Not only the small towns and the regions of origin of their families but also the country in general and not by limiting ourselves to the usual images and the stereotypes of food and maybe Michelangelo’s David or the Coliseum to make them understand that their cultural heritage is much bigger that what they currently understand.

We must encourage the oriundi and also the regions in Italy to establish more and more exchanges between our peninsula and our communities in all the continents. Certainly commercial, as demanded by the Covid-19 health crisis, but even more cultural exchanges of every type and also and above all tourism, both normal and tourism of the search for the origins that were lost in the decades since the great-grandparents left their small towns in all the country.

And we must not make the mistake many do of thinking that only commercial exchanges count, even cultural exchanges of every kind and tourism of both kinds are major means of income for everyone. We only have to have the foresight to understand that good results are not achieved with short term projects but with well articulated, long term programmes to ensure that the results will not last months but even decades, if not longer.

As always we repeat our invitation to readers in every country around the world to send in their personal stories and experiences to: [email protected].

Argentina and Calabria: an example to be followed

di Paolo Cinarelli

The Italian community is undoubtedly the most numerous in Argentina not only amongst those present in the country but it also reconfirms year after year that it is the biggest Italian community around the world. It is estimated that half the population can boast an oriundo from the peninsula amongst her or her forefathers but what not everybody knows is that Buenos Aires’ Calabrese community is without doubt the most numerous. On its own it represents almost 40% of the Italo-Argentineans, even if in the rest of the country they are peppered around the country according to their origins for which it is very risky to say that the Calabrese imprint can be found everywhere.

The Calabresi in Argentina are also the first in regards to the initiatives and presence to the point that they concentrate the activities of almost all the Italian community in Buenos Aires. This characteristic is even more evident when we deal with the groups of young people. In 2019 the very young Mariel Pitton Straface was elected Miss Calabria in Argentina. She together with her brother represent the centre of gravity and engine of the capital’s young Calabresi. Mariel’s testimony is the story of the life of very many young Italo-Argentineans who are rediscovering their origins thanks to the affection passed on by their grandparents.

The following is a summary of a conversation with her that represents the story of many young people who are rediscovering their origins.

 “My 4 nonni (grandparents) were Italian, on my father’s side his mother was from Catania and his father from Udine, even if unfortunately I never met either of them because they had already passed away when I was born, they had met and married here in Argentina. On my mother’s side both were Calabresi from Corigliano Calabro in the province of Cosenza. I only know my nonna (grandmother) because my nonno passed away when I was only three. My mother always talked about him and I have him very much in mind. I have my Italian part thanks to my nonna who speaks a mix of Italian and Spanish and every day that passes she talks to me about Italy as if she left it only yesterday. She has lived here for 70 years, they got married in Italy and they left when she was only 16 years old. It is very nice listening to her and even when I was still a child I thought of studying Italian but due to different priorities I started studying English.

 “I am part of the directive committee of the Associazione Calabrese, I collaborate wherever there’s something to do, in the secretariat of the young people, in that of the women, in the cultural activities and now in the middle of the quarantine I gave a hand to the updating of the virtual platform. I manage the folk group and I collaborate with other groups of young people such as that of the Associazione Passione Tricolore (Tricolour Passion Association) and that of the Nuove Generazioni Italiane (New Italian Generations).  I try to take part in every initiative, always if it is possible.

 “I write for the website buenosaires.it that is part of the italiani.it network. I am also a member of the directive committee of the Associazione Calabrese, I am the Secretary for the young people and I am the founder well as the director of the Associazione Calabresi’s folk group. I founded this group with the aim of spreading the origins and Italian traditions with the objective of attracting young people to the association. We know there is a shortage of young people and they could be attracted by a project dedicated to them.

 “In 2018 the Calabria region awarded scholarships for spreading the Italian language and Culture at the Università di Calabria and this was my first trip to Italy. I went there with a friend, she too hed been awarded a scholarship. At Rende we met with other young people of Calabrese origin. It was an incredible experience, one of the most beautiful trips of my life. I didn’t know Italy and I never thought of going there, especially because my nonna is very old and she has difficulty travelling. I did not want to lose this opportunity and I stayed there for more than 3 months to study Italian at the Università di Calabria and I took part in the Festival delle Spartenze (of migration and culture) in Paludi.

 “I also got to know my grandparents’ town and my Italian relatives. I travelled and I got to know other places in Italy. Scholarships are very important for young people because it encourages and stimulates them. I saw places my nonna told me about, it was incredible. In 2019 I took part in the Scuola (School) Calabria Project and we travelled around 28 towns in Calabria by bus and I studied Italian at the Reggio Calabria’s Università per gli Stranieri (University for foreigners).

 “I don’t know how I see myself in the future, also because in this situation it’s very hard to make projections, however, I believe that I see myself always as active as I am now, in constant development with the groups I manage. My biggest goal is to make the folk group grow, we’re already more than 33. I would like to transform the Association into a school of Italian dance. I have no specific aim now, maybe I could go to Italy for a while but I don’t know if I can stay away from my family for a long time”.

Trump e Putin vs globalizzazione

Vladimir Putin e Donald Trump le pecore nere della globalizzazione

di Paolo Buralli Manfredi

Pochi sono i Presidenti che si sono distinti per aver cercato di tagliare quei fili che muovono i governi di tutto il mondo tramite gli Esecutivi governativi, ed i pochi di loro che hanno provato a divincolarsi sono diventati martiri osannati ed utilizzati proprio dai pupari che hanno, dopo il loro sacrificio, continuato nel loro lavoro di tessitura per globalizzare ed imporre le regole socio-economiche per mantenere il proprio potere assoluto ed imporre nuovi stili di vita che, senza la spinta globalista sarebbero stati inaccettabili da governi Sovrani e Nazionalisti.

Si dice che per capire chi è il potere che gestisce un sistema, basta vedere chi non è possibile criticare e diciamo che Donald Trump ha compreso fin da subito che i poteri dominanti che da più di trent’anni a questa parte gestiscono un sistema fortemente strutturato ed ottimamente gestito da Banche, Finanza, Farmaceutiche, produttori di armi, aziende energetiche in primis, supportate da una rete integrata d’informazione giornali, tv, radio e web che utilizzata come cannone pronto a sparare, distorcendo ogni informazione, per distruggere colui che esce dai binari imposti dallo stesso sistema, sta riservando un trattamento speciale al Presidente della Nazione più potente del mondo, proprio perché lo stesso ha compreso che è giunta l’ora di riposizionare i Popoli al centro delle Nazioni e riportate la Politica al potere decisionale come lo era prima di vendersi al miglior offerente.

Ma come ha incominciato a muoversi Mr Trump per attuare la sua visione, distruggere un sistema marcio, corrotto e corruttibile?

Intanto va detto, ripercorrendo la storia breve, che Trump ha sempre utilizzato una strategia da “Arte della Guerra” di Sun Tzu riadattata al suo modo di essere, spiazzando tutti i suoi avversari che non hanno mai intuito in anticipo le mosse del Presidente. “Tagliare i rami secchi esterni per rafforzare il tronco interno”, ovviamente questa lettura è data dal fatto che Trump sin da subito si era accorto che i Presidenti degli Stati Uniti d’America in realtà erano ostaggio dei poteri di sistema che manovrano la politica Estera, nello specifico la CIA, molto vicina per maggioranza, ai Democratici, Hillary Clinton docet.

Proviamo dunque a ripercorrere qualche passaggio fondamentale della Strategia di Trump; la prima mossa compiuta da Trump che, al contrario di tanti Presidenti parlatori che tanto hanno detto e poco hanno fatto, è stata quella di firmare il ritiro delle truppe americane dal Medio-Oriente causando una dura reazione da parte della CIA, che decise di mettere fine alla vita del Generale Iraniano Qasem Soleimani, con  l’obiettivo di riportare un alta tensione in area Medio-Orientale obbligando, secondo gli ideatori dell’azione, la  ritrattazione del Presidente riguardo il ritiro delle truppe, cosa che non avvenne in seguito. Al contrario, questa operazione produsse come risultato la perdita del Capo della CIA in Medio-Oriente avvenuta tramite l’abbattimento del velivolo che lo trasportava, non si conosce quale sia il  vero nome di questo importante personaggio ma il fatto che sia potuta accadere l’uccisione di un Capo della CIA  la dice lunga sul fatto che l’operazione quasi certamente partì con tutta probabilità dall’interno, perché è molto difficile dall’esterno conoscere gli spostamenti di questi personaggi ed è altresì verosimile che quella sia stata la risposta della fazione che è fedele al Presidente ed a conferma di quest’ipotesi, se provate a cercare nel passato, troverete poche uccisioni a danno di persone ai vertici dell’organizzazione.

Anche lo spostamento dell’Ambasciata Americana a Gerusalemme fu presa dal mondo come un azione provocatoria a tutto il mondo Musulmano che da più di settant’anni lotta contro lo Stato di Israele, ma in realtà quella mossa era stata pensata dal Presidente come preludio all’intesa di Pace avvenuto qualche anno dopo con l’accordo firmato alla Casa Bianca tra lo Stato di Israele, gli Emirati Arabi e l’Arabia Saudita, accordo che ha anche prodotto la nomina del Presidente Trump per il Premio Nobel; e se riflettete meglio su ciò che ha fatto Trump, capirete che lo spostamento non fu affatto un favore allo Stato di Israele ma un problema enorme per lo stesso, si perché, con quella mossa concentrò tutta l’attenzione dei nemici storici di Israele proprio nella Capitale, si potrebbe sintetizzare più o meno così: il Presidente ha detto ai nemici di Israele, “Ok sparate qui”; il che ha portato Israele a dover trattare una pace con i suddetti Paesi.

Altra tattica utilizzata per perseguire la sua Strategia fu ed è l’attacco a quei carrozzoni che ormai non sono più indipendenti, ma sono governati indirettamente sempre dai gestori del sistema globalizzato che li utilizzano a proprio piacere per perseguire la creazione di quel disegno che vogliono mettere in atto, chiaramente parliamo dell’OMS, dell’ONU e della NATO tutti messi in discussione dal Presidente Trump, e tutti a rischio di chiusura fondi da parte degli Stati Uniti d’America. L’affermazione nel suo ultimo discorso “Il futuro non appartiene ai Globalisti, è dei Patrioti “ dopo aver tagliato il finanziamento di quasi mezzo milione di dollari all’OMS, suona come una dichiarazione di guerra che, se verrà rieletto, continuerà per tutti i suoi prossimi quattro anni.

Queste sono alcune delle cose prodotte nei primi quattro anni di Presidenza che, inevitabilmente, hanno portato il Sistema a fare una guerra aperta al Presidente, manovrando l’informazione e spingendo interi movimenti para-politici a creare ciò che stiamo vedendo nell’ultimo anno negli Usa, movimenti che hanno l’obiettivo di scatenare una vera e propria guerra civile, tentando di incolpare Trump di tutto e per tutto; anche l’Europa a trazione Tedesca, non dimentichiamo che gli Usa hanno sconfitto il Nazismo e piegato la Germania cosa che i Tedeschi non hanno mai dimenticato, popolo permaloso e vendicativo, hanno spostato l’asse a Oriente mandando un messaggio chiaro al Presidente Trump che si ritrova contro proprio i suoi alleati storici e che in realtà dovrebbero sostenere l’America e non la Cina.

Il paradosso dunque è che, proprio il nemico storico degli Usa, è invece il suo più affidabile ed indiretto alleato, parliamo di Vladimir Putin, che non perde occasione per dare indirettamente una mano al Presidente Usa e questo può essere confermato da un’immagine del 2018 dove Putin saluta Trump differentemente da tutti gli altri Capi di Stato durante la cerimonia ad Asburgo.

Parigi, pollice alzato per Trump: il saluto di Putin durante cerimonia per la Grande Guerra

Anche l’uscita dell’Inghilterra, alleato storico degli Usa, dall’Europa visto ciò che sta accadendo sembrerebbe non casuale e le tensioni tra Australia e Cina ci indicano i cambiamenti geopolitici che piano piano si stanno ridisegnando e che forse, se le cose non cambieranno, potrebbero portarci verso un nuovo conflitto commerciale e bellico con un nuovo assetto di alleanze che vede l’America combattere la Cina e l’Europa con al suo fianco Giappone, India, Inghilterra, Russia, Australia.

L’augurio dunque, per chi vuole un mondo meno globalizzato e più identitario é che Mr Trump sia rieletto e finisca il lavoro incominciato all’inizio del suo mandato quindi, per noi spettatori impotenti, la prossima tappa sarà a fine novembre con le elezioni Americane di secondo mandato che determinerà quale linea si affermerà: quella Globalista dei poteri forti o Patriottica-Sovranista-Nazionalista di Donald Trump.

E’ Guerra tra Azerbaigian e Armenia. Il racconto del Ministero della Difesa dell’Azerbaigian

Le forze armate dell’Armenia hanno effettuato provocazioni su larga scala lungo l’intera lunghezza del fronte: la popolazione civile e gli insediamenti dell’Azerbaigian sono sotto il fuoco

“Il 27 settembre alle 06:00 circa, le forze armate dell’Armenia, dopo aver eseguito provocazioni su larga scala, hanno sottoposto a bombardamenti intensivi le posizioni dell’esercito dell’Azerbaigian lungo l’intera linea del fronte e i nostri insediamenti situati nella zona del fronte con armi di grosso calibro, mortai e installazioni di artiglieria di vario calibro”, riferisce il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian.

“A seguito dei bombardamenti intensivi da parte del nemico verso il villaggio di Gapanly del distretto di Terter, i villaggi di Chiragly e Orta Gervend del distretto di Aghdam, i villaggi di Alkhanli e Shukurbeyli del distretto di Fizuli e il villaggio di Jojug Marjanly del distretto di Jebrail, ci registrano uccisioni e ferimenti tra la popolazione civile. Gravi danni sono stati arrecati alle infrastrutture civili. Si stanno raccogliendo dettagli sulle vittime e sui feriti tra la popolazione civile e il personale militare”.

“Le unità avanzate dell’esercito dell’Azerbaigian stanno adottando misure di ritorsione per bloccare questa provocazione del nemico e garantire la sicurezza della popolazione civile, che vive vicino alla linea di confronto delle truppe”, ha concluso il Ministero.

“Il bombardamento di civili, che vivono nelle zone e di edifici sulla prima linea, densamente popolata, da parte delle forze armate dell’Armenia è stato effettuato deliberatamente e intenzionalmente. Ci sono dati su vittime civili e militari. Gravi danni sono stati causati agli edifici e alle case dei civili. Le forze armate dell’Armenia continuano a fare fuoco intensamente contro le nostre posizioni e contro gli insediamenti nella zona del fronte”, ha evidenziato l’Assistente del Presidente dell’Azerbaigian, capo del dipartimento di politica estera dell’Amministrazione presidenziale Hikmet Hajiyev.

“Gli attacchi deliberati da parte dell’Armenia contro insediamenti e civili sono una grave violazione del diritto internazionale umanitario, comprese le Convenzioni di Ginevra del 1949. Gli attacchi ai civili sono una tattica inclusa nella prontezza al combattimento delle forze armate dell’Armenia, e l’esempio più ovvio di questo è il genocidio di Khojaly nel febbraio 1992 “.

“Secondo il diritto internazionale, gli attacchi delle forze armate dell’Armenia sulle posizioni dell’esercito dell’Azerbaigian, i bombardamenti di civili e edifici con armi di grosso calibro, sono un altro atto di aggressione militare e l’uso della forza da parte dell’Armenia contro l’Azerbaigian”.

“L’Azerbaigian ha ripetutamente avvertito la comunità internazionale che l’Armenia si sta preparando per un nuovo atto di aggressione e per la guerra. L’Azerbaigian ha ripetutamente affermato che l’attacco militare in corso dell’Armenia contro l’Azerbaigian, la presenza delle forze armate dell’Armenia nei territori occupati dell’Azerbaigian sono la principale minaccia alla pace e alla stabilità regionale “.

“Sullo sfondo dei dibattiti generali della 75a sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in un momento in cui il mondo sta combattendo la pandemia COVID-19, la leadership politico-militare dell’Armenia è ricorsa a un’altra avventura e provocazione militare. Con queste azioni, la leadership dell’Armenia ha dimostrato ancora una volta mancanza di rispetto per il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite e la comunità internazionale “.

“Tutta la responsabilità per la situazione attuale e l’ulteriore sviluppo degli eventi ricade interamente sulla leadership politico-militare dell’Armenia”, ha affermato Hikmet Hajiyev.

Accordo di Pace Emirati Arabi – Israele: parla l’italiana del “Rinascimento arabo”

Accordo abramitico di Pace Emirati Arabi – Israele: da 20 anni un’ italiana Benedetta Paravia è protagonista del cosiddetto “Rinascimento arabo”, con iniziative interculturali e interreligiose

L’accordo di pace tra Emirati Arabi e Israele è un accordo storico, che segna una tappa importante nell’evoluzione della società araba e del mondo intero. Un cammino che vede tra gli attori da oltre 20 anni anche una donna italiana, considerata una protagonista del cosiddetto “Rinascimento Arabo”.

Lei è Benedetta Paravia, e lavora da anni ormai al fianco delle donne arabe, dei bambini e dei disabili, promuovendo il dialogo interculturale, con lo scopo di creare una società che dialoga, e soprattutto in pace.

Dal 2018 Benedetta ha cominciato a produrre la serie TV, web e inFlight “Hi Dubai” (www.hidubai.ae) e “Hi Emirates“(www.hiemirates.ae ), dedicata alle donne del mondo arabo, che andrà in onda anche in Italia dal prossimo dicembre sui canali RAI.

L’intento è quello di spiegare in Occidente come sia realmente organizzata la società di un’autentica nazione islamica, quale appunto quella gli Emirati Arabi Uniti, paese che sta modellando la strada per una società più connessa e armoniosa.

Per questi suoi sforzi Benedetta è considerata un fattore chiave del “Rinascimento Globale Arabo”, presentato per la prima volta nel 2019 dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman al Saud, un movimento che pone la donna al centro della società del mondo arabo.

“Diciannove anni fa gli Emirati Arabi Uniti mi hanno accolta con amore e rispetto diventando la mia seconda casa. Mi hanno permesso di creare e guidare numerosi progetti interculturali, interreligiosi ed in favore del ruolo della donna nella società, rendendomi orgogliosa di far parte della saggia visione dei leaders di questo paese. Oggi pertanto la firma dell’accordo abramitico di pace tra gli EAU ed Israele rappresenta per me il coronamento del desiderio di pace in Medio Oriente che coltivo fin da adolescente”, racconta Benedetta Paravia.

Le tante iniziative interculturali e interreligiose, per il dialogo e la pace

Conosciuta anche con il nome artistico “Princess Bee”, Benedetta Paravia per il suo attivismo nella cultura e nel sociale degli Emirati è considerata l’ ”Ambasciatrice del mondo arabo“.

Nel corso degli anni è stata fautrice di molti progetti coraggiosi, così nel 2006 ha scritto “Angels – una canzone per la Pace” per la quale è l’unica artista al mondo ad aver ricevuto il Patrocinio dell’UNESCO “per l’importanza fondamentale per la pace e la solidarietà tra i popoli”.

Questa stessa canzone – che attraverso il canto dei bimbi che hanno perso la vita nei conflitti israelo-palestinesi esorta all’abbattimento dei muri, ha ottenuto anche il patrocinio della Santa Sede, Commissione Giustizia e Pace, e gli auspici ed una medaglia dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

La canzone fu in molti ambienti boicottata, proprio per i valori di cui è portatrice ed il video, girato negli studi Dino di Cinecittà, fu bannato su Youtube molteplici volte, dietro segnalazione di utenti delle opposte fazioni.

Nel corso degli anni molte maestre delle scuole elementari e medie hanno scelto “ANGELS” per la recita di fine anno.
Autrice e produttrice, nel 2005 con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione Superiore degli Emirati Arabi Uniti, ha dato vita a “The Intercultural Project”, un programma educativo di formazione per studenti universitari emiratini e italiani, appositamente ideato per avvicinare le culture europea e araba in favore dello scambio e dell’integrazione interculturale.

Da sempre promuove il dialogo interculturale per la comprensione della diversità culturale combattendo discriminazione ed esclusione sociale.

È cofondatrice e ambasciatore della ONLUS A.N.G.E.L.S.– Associazione Nazionale Grandi Energie Latrici di Solidarietà (www.loveangels.it), nata nel 2008 per l’assistenza sanitaria in Italia ai bambini malati provenienti da zone colpite dalla guerra.

Con la collaborazione del Governo italiano e delle autorità israeliane, nel 2008 ha rinnovato l’Orfanotrofio Al Amal di Gaza fornendo agli orfani le attrezzature di base necessarie al loro sviluppo psicomotorio.

Nel 2008 ha creato un gioiello per beneficenza, chiamato “Fratellanza, figli dello stesso Padre“, che rappresenta i simboli delle 3 religioni monoteiste in ordine cronologico, per ricordare a ebrei, cristiani e musulmani la discendenza dal Patriarca Abramo.

Per questo gioiello le fu espressamente chiesto da una Sceicca degli Emirati Arabi Uniti di rimuovere la Stella di David in cambio di 2 milioni di dollari, ma rifiutò l’offerta, pertanto oggi la firma del trattato di Pace tra Emirati Arabi ed Israele ha per lei un significato molto profondo.

Nonostante le polemiche sorte per la creazione del gioiello per la Pace ed alcuni problemi diplomatici sorti nel corso del tempo, nel 2013 è stata nominata Ambasciatore Internazionale del Centro di Dubai Al Noor per bambini disabili (ora “per Persone Determinate”) e si è offerta volontaria raccogliendo donazioni per il centro.

Nel 2017 è stata proposta per la nomina di Ambasciatore di Buona Volontà UNESCO per l’Italia.

Italia-USA: ricevuto dal Vicepresidente Armao il pittore siciliano che ha donato un’opera agli italoamericani

Il Critico d’Arte Paolo Battaglia la Terra Borgese, socio onorario dell’Order Sons and Daughters of Italy in America ha reso possibile la donazione di un ritratto raffigurante il fondatore della più antica e consolidata organizzazione a supporto degli italoamericani. Il Critico d’Arte è stato ricevuto dal Vicepresidente della Regione Siciliana per presentare l’opera, prima della definitiva spedizione negli USA.

Il Vicepresidente ed Assessore all’Economia della Regione Siciliana Gaetano Armao ha ricevuto oggi il pittore palermitano Sergio Potenzano insieme al Critico d’Arte Paolo Battaglia La Terra Borgese ed il rappresentante per la Sicilia della Camera di Commercio Americana in Italia (Amcham) Pietro Viola.

Nel corso dell’incontro, il Critico d’Arte Battaglia La Terra Borgese ha presentato l’opera eseguita dal pittore siciliano Potenzano, raffigurante il fondatore dell’Order Sons and Daughters of Italy Vincenzo Sellaro, prima della definitiva spedizione negli Stati Uniti dove sarà esposta permanentemente presso la sede di questa organizzazzione a Washington DC.

Sellaro, medico siciliano nativo di Polizzi Generosa, emigrò negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso dove fu fondatore del primo Ospedale italiano in America e successivamente si prodigò nel riunire le molteplici Società di Mutuo Soccorso per gli italiani in America in un’unica grande organizzazione che chiamò Ordine dei Figli d’Italia in America, oggi la più antica e consolidata organizzazione a supporto dei cittadini americani di discendenza italiana.

L’opera di Potenzano, una tela di 100×90 cm eseguita in acrilico, è stata donata, grazie all’interessamento del Battaglia La Terra Borgese, che ne ha inoltre firmato la critica, alla Sede Nazionale di Washington di questa organizzazione in segno di profonda amicizia e riconoscenza da parte della Madreterra ai nostri connazionali che hanno con sacrificio abbandonato l’Italia, contribuendo alla crescita di una grande Nazione amica, gli Stati Uniti d’America.

“E’ per me una grande gioia aver contribuito – ha dichiarato il Critico d’Arte Paolo Battaglia La Terra Borgese – a rendere possibile questo gesto d’amicizia tra la comunità italoamericana e la Madreterra. Il fondatore dell’OSDIA, Sellaro, è ricordato a New York con una statua posizionata nel quartiere dove visse ed operò, mi sembrava doveroso far giungere anche dalla sua terra, la Sicilia, un corrispondente tributo ad una figura così importante nella storia dei nostri connazionali al di là dell’Atlantico”.

Il 20 agosto abbiamo superato il punto di non ritorno del clima

Studi recenti dicono che la concentrazione di gas serra nel mondo non è mai stata così alta. Le conseguenze sono più gravi di quello che avevamo immaginato. E le manifestazioni del fenomeno sono peggiori anche delle previsioni scientifiche più gravi

di Dania Scarfalloto Girard – pres. Osservatorio Ambiente della Lidu onlus

Cosa vuol dire? Ma soprattutto quanto tempo abbiamo? Il punto di non ritorno è il momento o condizione a partire dal quale non si riesce più a tornare allo stato iniziale. “In generale il punto di non ritorno è il punto più critico di una crisi che se travalica detto punto si produce, solitamente una trasformazione sostanziale o l’annientamento completo di ciò che l’ha preceduta.” Quello che è certo è che i cambiamenti climatici in atto da un secolo a questa parte, di cui l’uomo è diretto responsabile, devono essere al più presto fermati, per evitare conseguenze assai più gravi. La realtà dei fatti è che si può parlare di un’emergenza planetaria, che coinvolge tutti gli abitanti del nostro pianeta.

Studi recenti dicono che la concentrazione di gas serra nel mondo non è mai stata così alta. Le conseguenze sono più gravi di quello che avevamo immaginato. E le manifestazioni del fenomeno sono peggiori anche delle previsioni scientifiche più gravi. Lo vediamo dappertutto. Dai disastri naturali all’oceano Artico, dai ghiacciai alla temperatura del mare. La realtà è che i cambiamenti climatici stanno procedendo più velocemente rispetto alle nostre azioni. Parlano tutti con un senso di urgenza ma servirà a qualcosa? Per combattere i cambiamenti climatici bisogna abbattere le emissioni e bisogna farlo nel più breve tempo possibile. Inutile credere che abbiamo ancora tempo, non è così il tempo è scaduto.

Eugenio Turri geografo e scrittore, sostiene “ sia venuto meno, il confronto diretto tra uomo e natura, ed in particolare che sia venuto meno quel momento magico in cui l’uomo, individualmente trovava rispecchiato nella natura il segno di sé, della propria azione, del proprio modo di creare un ordine che gli derivava dalla società in cui viveva”. Perchè la natura e il paesaggio che ci  circonda, specialmente quello rimasto al naturale e quello antropizzato è, e lo sarà sempre, un bene di tutti , un bene comune . “La trasformazione climatica e ambientale in atto e che riguarda tutti e tutto, dai poli all’equatore, dai ghiacciai alpini ai fondali oceanici, dall’America all’Indonesia, dall’India alla Cina. L’attività antropica ha minato ogni ambiente, ogni ecosistema, ogni equilibrio, ha compromesso la biodiversità e la sopravvivenza di migliaia di specie, compresa la specie umana.” scrive Maria Grazia G. Paperi.

Il fatto è che il problema di dimezzare la quantità di CO2 immessa in atmosfera in un paio di anni è un obiettivo ormai irrealizzabile. E’ stato rilevato da uno studio recente che, nonostante gli impegni assunti nelle recenti conferenze sul clima, la quantità di emissioni di CO2 è tornata ad aumentare negli ultimi anni dopo che si era stabilizzata per qualche anno. I poli sono già in stato avanzato di “decomposizione”, di questo passo entro il 2040 sarà possibile la navigazione all’interno del Polo Nord, se lo scioglimento avvenisse completamente la scomparsa dell’Artico, che funge da condizionatore d’aria per l’emisfero settentrionale, determinerebbe il cambiamento delle correnti e dei cicli climatici con conseguenti inondazioni e siccità dagli sviluppi imprevedibili e catastrofici.

Ampie porzioni di coste, fra le zone più abitate del Pianeta, isole e penisole sarebbero completamente sommerse, come sta già avvenendo. Tutto questo non fa ben sperare, c’è una grande differenza tra il dire e il fare. Il mondo ha bisogno urgentemente di un cambio di marcia, non di continui passi indietro: per combattere i cambiamenti climatici bisogna abbattere le emissioni e bisogna farlo nel più breve tempo possibile. Dobbiamo riuscire ad aggregare tutti coloro che hanno un obiettivo comune: la Sopravvivenza. Tanto per dirne una, in Italia le nostre città sono tra le più inquinate d’Europa a causa della forte presenza, oltre i limiti di legge, di un gas fortemente irritante e cancerogeno, emesso nei processi di combustione, in particolare dai motori diesel: il Biossido d’azoto (NO2).

Il 2015 è stato l’anno dello scandalo, è stato reso noto al mondo intero come i produttori di auto ci abbiano preso per il naso per decenni e ancora adesso siamo in emergenza inquinamento anche se viene in parte nascosto o sdrammatizzato. Nemmeno in una metropoli come New York abbiamo i nostri livelli. Le nostre sono aree metropolitane fortemente a rischio per la salute dei suoi abitanti. Il rischio sanitario aumenta notevolmente durante la stagione calda, quando si assiste a un brusco aumento dei ricoveri per colpa dell’incremento dell’NO2, la formazione dell’Ozono (O3), anch’esso fortemente irritante e tossico. Polveri sottili, benzene, zolfo e altro. Viviamo senza rendercene conto, ma non si può prescindere dall’ambiente.

 L’uomo, la comunità vive parzialmente nell’ambiente naturale, ma in ambiente antropizzato e costruito, nella città. Ma se questo bene che è il nostro ambiente, viene messo a rischio costantemente, allora dobbiamo intervenire. Non è sufficiente quello che facciamo. Le comunità hanno bisogno di vivere bene, in un ambiente sano. Il benessere mentale deve andare di pari passo con quello fisico. Progettare città vivibili e sanare quelle esistenti è una priorità, ed è importante che sia fatta una scelta radicale e profonda. La fiducia che la comunità ha verso le istituzioni sta vacillando perché non si vedono passi concreti.

In questa fase storica, tenendo conto anche della pandemia dovuta al virus Covid 19, che ha origine anch’esso dallo stravolgimento dei nostri ecosistemi, quello che occorre è chiederci una volta per tutte se il diritto alla vita venga prima o dopo tutti gli interessi di politici ed economisti indifferenti a tutto ciò che inquina, e tutti i veleni che respiriamo, e tutto il cibo spazzatura che mangiamo, e tutte le malattie che prendiamo da molto tempo a questa parte se vogliamo continuare a tutelare il privilegio di pochi a danno della salute di tutti, prego accomodatevi e state a guardare, abbiamo bisogno che tutti ci svegliamo una volta per tutte, e prendiamo coscienza di questa cruda realtà.

Per Ilaria Capua, le epidemie come il coronavirus derivano dalle azioni dell’uomo sull’ambiente Secondo la virologa di fama internazionale, occorre un approccio nuovo al concetto di salute e malattia, basato sul rapporto (più rispettoso) nei confronti dell’ambiente e sullo studio approfondito dei dati «Questa epidemia ha messo in luce come – cosa che sapevamo già – in questo mondo siamo tutti interconnessi» dice la virologa di fama mondiale Ilaria Capua. “Ci si basa su un concetto base: se intervieni su un ecosistema e, nel caso, lo danneggi, questo troverà un nuovo equilibrio. Che spesso può avere conseguenze patologiche sugli esseri umani. Lo si vede con le conseguenze, non volute, dell’impiego su larga scala dei pesticidi, che sono andati a danneggiare la popolazione di api e farfalle. Queste ricadute sull’ambiente raggiungono alla fine, la nostra salute. Perché – e questo è il secondo concetto fondamentale che dovrà diventare chiaro a tutti gli stakeholder del settore– noi viviamo in un ambiente chiuso. Come se fossimo un acquario. La nostra salute dipende per il 20% dalla predisposizione genetica e all’80% dai fattori ambientali. La cura deve studiare, oltre all’organismo in questione, anche il contesto.“

Una cosa è certa: se vogliamo aspettare un benché minimo cambiamento, occorrerà sensibilizzare i cittadini e le istituzioni e fare in modo che tutti coloro che hanno a cuore la propria esistenza e la propria salute inizino a occuparsene concretamente. Si tratterà di provare a sopravvivere e capire e rendersi conto della drammatica situazione in cui siamo immersi, dobbiamo intervenire e insistere con chi di dovere per attuare provvedimenti indirizzati a migliorare la qualità dell’ambiente. Dovremmo iniziare a chiedere e a impegnarci direttamente affinché si possa trattare bene il nostro ambiente e che le automobili private, autobus, che inquinano, vengano espulse fuori dalle nostre città sostituite da sistemi di trasporto pubblico e mezzi privati a impatto zero e più biciclette. Lo riteniamo un diritto della nostra comunità dove noi, i nostri bambini e i nostri anziani possano vivere la città senza camminare in un ambiente avvelenato. Effetti dello smog e di un ambiente insalubre. Per non parlare dei problemi di dissesto idrogeologico frane nubifragi ( vedi i parchi e aree distrutte con diversi morti e feriti. ) Genova, Firenze, Livorno. Disastri ambientali sia sulla terra ferma che in mare Ilva di Taranto. Rosignano Solvay. Le terre dei fuochi. Orbetello Lago di Masacciuccoli, Pisa e Seveso. Incendi che distruggono un enorme patrimonio boschivo con tutti gli animali che muoiono o non sopravvivono in un habitat che è cambiato. Speculazioni edilizie ai danni dell’ambiente Anche il paesaggio è un bene comune ed è un diritto per tutti, sancito anche dalla Costituzione, art.9.

E’ chiara la funzione esistenziale del paesaggio, esso è insieme natura e storia, frutto dell’incontro tra uomo e territorio. Il paesaggio allora non può essere pensato senza tener conto della dimensione soggettiva e sentimentale: senza questa non potrebbe esistere. Ogni paesaggio reca con sé le tracce del passato degli individui, le loro radici, la loro identità; osservarlo permette di comprendere l’evoluzione storica del rapporto tra uomo e natura. Ma oggi sono proprio i paesaggi rurali, in molte campagne e borghi del nostro paese, a segnalare pratiche produttive e insediative disastrose che hanno compromesso ormai quei territori, che ci appaiono talvolta incoerenti e sembrano faticare a costruire nuovi equilibri, anzi non li ricreeranno mai più.

Anche le generazioni future hanno il diritto di veder salvaguardato e tutelato il Patrimonio artistico e paesaggistico. Ripercussioni sul territorio Devastazioni Cementificazioni Incuria Rischio idrogeologico Deturpazione dei luoghi. Tutto questo non significa soltanto l’effetto, di per sè tragico, di un surriscaldamento globale irreversibile, significherebbe anche che, come avverte Peter Wadhams, ex direttore dello Scott Polar Research Institute di Cambridge: “Prima o poi, ci sarà un abisso incolmabile tra le esigenze alimentari globali e la nostra capacità di produrre cibo in un clima instabile.” Stabilità e ciclicità climatica sono presupposti essenziali per l’agricoltura, ad ogni tipo di coltivazione, ovunque. Saremo sempre di più e avremo sempre meno da mangiare, con tutto ciò che consegue in termini di guerre, migrazioni, odio. Come avverte l’Organizzazione Mondiale Meteorologica: “L’ultima volta che l’anidride carbonica aveva raggiunto i valori attuali è stato circa 5 milioni di anni fa. Siamo sempre più pericolosamente vicini a quello che gli scienziati ritengono il punto di non ritorno (ossia le 450 ppm), superato il quale sarebbe impossibile mantenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi”.

Per un cambiamento strutturale serve l’intervento politico. Perché se da un lato alcuni cittadini si vergognano della propria impronta ecologica, dall’altro le aziende inquinanti tengono consapevolmente in piedi un sistema distruttivo. Non serve instillare nella gente il senso di colpevolezza riguardo all’ambiente, vogliono che la colpa cada sugli individui, sui consumatori, i colpevoli sono le società che inquinano. Certo il nostro comportamento è importante, ma ai fini di un cambiamento le “società” devono fare la loro parte. Jaap Tielbeke giornalista e ambientalista scrive : Fare docce più brevi non aiuta molto l’ambiente: si risparmiano appena novanta chili di anidride carbonica all’anno. Ma un volo da Amsterdam a New York produce 1.700 chili di anidride carbonica in un colpo solo. Volare di meno, quindi, fa davvero la differenza. E anche mangiare meno carne, perché gli allevamenti emettono più gas serra di tutto il settore dei trasporti. Passare a una dieta vegetariana è uno dei contributi più efficaci che un individuo possa dare alla lotta al cambiamento climatico. Per un cambiamento abbiamo bisogno di un impegno collettivo!

Il Regista e la Città di Potere, Roma – The Director and the City of Power, Rome

di emigrazione e di matrimoni

Il Regista e la Città di Potere, Roma

Luigi Magni era un regista poco conosciuto dal pubblico internazionale, in certi sensi i suoi film sono troppo italiani, anzi, troppo romani, per essere apprezzati del tutto dal pubblico mondiale

Lo sappiamo tutti che Roma non è una città qualunque, la chiamiamo la Città Eterna e ci meravigliamo dei suoi palazzi, la Basiliche e monumenti per poi dimenticare che da oltre duemila anni Roma è soprattutto una Città di Potere.

Infatti, per capire davvero la politica d’Italia oggi bisogna capire Roma e la sua Storia, non durante le glorie dell’Impero Romano, ma soprattutto durante il periodo che pochi all’estero conoscono, il Risorgimento che formò un paese che i romani originali non avrebbero mai immaginato perché per loro Roma era tutto, e la penisola non era altro che uno dei territori che controllavano non solo con “l’ordine” come molti pensano, ma soprattutto col terrore d’essere soggetto al potere comandato dagli imperatori per secoli.

Per capire veramente la politica italiana faremmo molto meglio a cercare di capire cosa succedeva in quella città quando il potere di Roma era quello del Papa e l’arrivo  dei piemontesi per mettere sul trono del nuovo paese un re che all’epoca ancora parlava più  il francese che la lingua che parliamo oggi.

E solo un regista cinematografico romano poteva darci film capaci di farci capire capitoli importanti del Risorgimento che fanno vedere le facce di personaggi storici, famosi e non, e soprattutto come un arnese nato dai rivoluzionari in Francia era utilizzato dalle autorità papaline per cercare disperatamente di mantenere il potere che non poteva più esistere in un mondo sempre più laico, la ghigliottina.

Il regista

Luigi Magni era un regista poco conosciuto dal pubblico internazionale, in certi sensi i suoi film sono troppo italiani, anzi, troppo romani, per essere apprezzati del tutto dal pubblico mondiale, però la sua filmografia, e in modo particolare tre film, spiegano come i giochi di poteri politici a Roma, spesso tra varie fazioni nella chiesa, hanno deciso la vita e morte dei romani nel vano tentativo di mantenere un regno che poco aveva da fare con i Vangeli di Gesù Cristo.

In ordine della Storia questi film sono “Nell’Anno del Signore” (1969) ambientato nel 1825, “In Nome del Papa Re” (1977) ambientato nel 1868 e “Arrivano i Bersaglieri” (1980) che racconta la caduta di Roma con la breccia di Porta Pia il 20 settembre 1870 che segnò la fine dello Stato Pontificio e la riunificazione totale della penisola sotto la bandiera tricolore della famiglia reale piemontese, i Savoia.

Molti dei personaggi di questi film sono personaggi veri a partire da coloro che finiranno sotto la ghigliottina nei primi due film, e il terzo film spiega bene a chi è nato e cresciuto all’estero perché tutte le città e moltissime dei paesi in Italia hanno strade o piazze intitolate al 20 settembre.

Le storie non sono totalmente fedeli ai fatti storici, però i temi trattati in ciascun film ci fanno pensare a cosa doveva dire vivere in periodi burrascosi dove bastava una parola per trovarsi accusati di lesa maestà verso un monarca, che era anche a capo di una Chiesa ancora potentissima, ma soggetto a fazioni, come è normale per Roma sin dalla sua nascita leggendaria con Romolo e Remo.

Carbonari

In “Nell’Anno del Signore” vediamo la lotta del Papato contro i celebri “carbonari”, una setta segreta che sognava un’Italia unita, libera dal potere del Papa e i suoi “principi”, i cardinali che facevano i giochi loschi anche loro. I protagonisti non solo semplicemente i carbonari Leonida Montanari e Angelo Targhini, ricordati nella città con una lapide come si vede alla fine dal filmato sotto. Il Cardinale Rivarola, interpretato dal grande Ugo Tognazzi, era un personaggio importante dell’epoca e spietato come mostrato nel film e ricordato ancora oggi nella Romagna, in modo particolare a Faenza, per la soppressione delle sommosse anti-papali. Però due altri personaggi del film ci fanno vedere facce di Roma dell’epoca che il pubblico internazionale non conosce.

Il primo è il calzolaio Cornacchia, interpretato da Nino Manfredi, che rappresenta il “Pasquino” di turno di una grande tradizione romana. Pasquino è il nome di una statua a Roma dove per oltre cinque secoli i dissidenti locali lasciavano in modo anonimo messaggi di sdegno e protesta contro il potente di turno, spesso in rima, sia in latino che in romanesco. Spesso la pena per tali espressioni era una morte atroce.

Il secondo personaggio fa ancora parte delle tradizioni romane moderne ma in un modo molto inatteso. Mastro Titta, nome vero Giovanni Battista Bugatti, fu il boia del Papa dal 1796 al 1864 durante il quale ha “giustiziato” 514 persone, a volte criminali veri, ma spesso dissidenti e rivoluzionari che tramavano contro il papa, ciascuno “schedato” meticolosamente nel suo taccuino. Oggi Mastro Titta è uno dei personaggi del grande spettacolo musicale teatrale “Rugantino” in un ruolo creato apposta per l’attore romano per eccellenza Aldo Fabrizi. In questo modo Mastro Titta è ancora ricordato dalla città che viveva sotto ‘l’ombre’ delle sue mansioni macabre.

A proposito di Mastro Titta, una vecchia tradizione romana dell’epoca era di portare i figli a vedere il patibolo e la ghigliottina e alla caduta del condannato, oppure della lama della ghigliottina, i padri davano uno schiaffo ai figli per fare capire a loro che non dovevano commettere “l’errore” del condannato.

Questo film mette insieme scene inventate con fatti veri, ma in fondo il film ci induce a pensare cosa doveva dire vivere a Roma in quell’epoca e questa impressione è rafforzata in modo magistrale nel secondo film nominato sopra.

Corte Papale

“In Nome del Papa Re” inizia con un giudice papale, interpretato in modo straordinario da Nino Manfredi, che detta le sue dimissioni dalla Corte Pontificia. Il dettato viene interrotto da un’esplosione.  Lo scoppio era di un attentato vero alle caserme degli Zuavi, i mercenari per il Papa, che causò 27 morti, compresi due civili. Così inizia il tema centrale del film con l’arresto di due patrioti romani Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti che finiranno anche loro sotto la ghigliottina.

Più del primo film, capiamo che il papato degli ultimi decenni non era affatto una monarchia illuminata, bensì una monarchia assoluta e che i detentori dei vari livelli di potere attorno il trono, anche se di San Pietro, tramavano per mantenere potere per sè stessi.

Non entriamo nei dettagli della trama che, come il primo film, mette insieme fatti veri con vicende inventate. Però, quel che rende il film importante non è soltanto vedere i giochi occulti attorno il processo per convincere il Papa a confermare la condanna a morte, ma la scena del processo, con la difesa degli imputati, non presenti al processo, proprio da parte del protagonista che voleva dimettersi dal tribunale perché non credeva più nello Stato che aveva difeso nel passato.

Questa difesa, che vediamo sotto, è non solo emotiva, ma anche controversa perché, all’epoca dell’uscita del film, l’Italia era ancora soggetta alla minaccia dei terroristi, di destra e di sinistra, che terrorizzavano il paese durante i cosiddetti “Anni di Piombo”.

Il film tratta temi importanti ed inattesi che non sveleremo qui, però nel film non abbiamo bisogno di vedere gli ultimi istanti dei due condannati nel 23 novembre 1868, perché la scena finale è una condanna definitiva e devastante delle azioni di chi agiva in nome del potere, cioè del Papa Re, invece che secondo i dettati del Nuovo Testamento che dovrebbero guidare i prelati.

Caduta finale

Con la Breccia di Porta Pia il 20 settembre, 1870 è diventato la data simbolo della fine del Risorgimento e la caduta dello Stato Pontifico, ma come si capisce benissimo nel terzo film, il giorno che doveva essere l’inizio della creazione dell’Italia nuova e moderna, non fu che l’inizio del fallimento di quei sogni che non si sono mai realizzati del tutto.

“Arrivano i Bersaglieri” ci fa vedere quel giorno veramente storico, e, nel concentrarsi sulla vita di una potente famiglia romana aristocratica, capiamo perfettamente l’inizio dei passi che ci hanno portato alla situazione attuale della politica italiana che non ha mai superato i giochi di potere occulti che avevamo visto nei primi due film.

Infine, questo film dimostra magistralmente anche un aspetto della Storia che molti dimenticano, che i rivoluzionari del passato spesso sono i conservatori d’oggi. Non sempre chi crede in un ideale lo segue dopo i sogni e le delusioni della gioventù.

Messi insieme questi tre film sono una lezione importante per iniziare a studiare e capire cos’è stato il Risorgimento che portò all’Italia d’oggi. Non perché i fatti storici sono precisi, in molti casi l’opposto è vero, ma perché ci danno una chiave per capire che la Storia non è fatta soltanto da gente come Mazzini, Garibaldi e Cavour, tradizionalmente i tre punti di riferimento del Risorgimento, ma soprattutto da gente come Montanari, Targhini, Monti e Tognetti che hanno pagato il prezzo più alto per creare un paese nuovo, l’Italia che ha come capitale una vera città di Potere, Roma.

 

di emigrazione e di matrimoni

The Director and the City of Power, Rome

Director Luigi Magni was little known by the international audience, in some ways his films were too Italian, indeed too Roman, to be fully appreciated for the world’s audience

We all know that Rome is not just any city. We call her the Eternal City and we marvel at its buildings, the Basilicas and the monuments to then forget that for more than two thousand years Rome has been above all a City of Power.

In fact, in order to understand Italy’s politics today we must understand Rome and  her history, not during the glories of the Roman Empire but especially during the period that few people overseas know, the Risorgimento that shaped a country the original Romans would never have imagined because for them Rome was everything and the peninsula was only one of the territories they controlled not only with “order” as many think but above all with the terror of being subjected to the power commanded by the Emperors for centuries.

To truly understand Italian politics we would do worse than to try and understand what happened in that city when the power in Rome was that of the Pope and the arrival of the Piedmontese who put on the throne of the new country a King who at the time spoke French more than the language we speak today.

And only a film director from Rome could give us films that let us understand major chapters of the Risorgimento which show the faces of historical characters, famous and otherwise, and especially how a tool that had been created by revolutionaries in France, the guillotine, that was used by the Papal authorities to desperately try to keep power that could no longer exist in an increasingly secular world.

The director

Director Luigi Magni was little known by the international audience, in some ways his films were too Italian, indeed too Roman, to be fully appreciated for the world’s audience. However, his filmography, and in particular three films, explain how the political power games in Rome, often between various factions of the Church, decided the life and death of Romans in the vain attempt to keep a kingdom that had little to do with Gospels of Jesus Christ.

In order of history these films are “Nell’Anno del Signore” (The Conspirators, 1969) set in 1825, “In Nome del Papa Re” (In the Name of the Pope King, 1977) set in 1868 and “Arrivano i Bersaglieri” (no known title in English, 1980) that tells the story of the Breach of Porta Pia (one of Rome’s gates) on September 20, 1870 that marked the end of the Papal State and the total reunification of the peninsula under the tricolour flag of the Piedmontese Royal Family, the Savoias.

Many of the characters of these films are true figures starting with the men who will end up under the guillotine in the first two films and the third film explains very well to those who are born and raised overseas why every city and many of the small towns in Italy have streets or piazzas called “20 settembre”.

The stories are not totally faithful to historical facts, however, the themes of each film make us think what it must have been like to live in stormy times where it a single word was enough to be accused of treason towards the monarch who was also the Head of a Church that was still powerful but subject to factions, as has been normal in Rome since its legendary birth with Romulus and Remus.

Carbonari

In “Nell’Anno del Signore” we see the Papacy’s struggles against the famous “carbonari”, a secret sect that dreamed of a united Italy free from the power of the Pope and his “Princes”, the cardinals who also played shady games. The characters are not simply Leonida Montanari and Angelo Targhini, remembered in the city with a plaque that is seen at the end of the video below. Cardinal Rivarola, interpreted by the great Ugo Tognazzi, was a major figure of the time and as ruthless as shown in the film. He is still remembered today in the Romagna, in particular in Faenza, for the suppression of the uprising against the Papacy. However, two other characters in the film let us see faces of Rome that the international audience does not know.

The first one is the cobbler Cornacchia, interpreted by Nino Manfredi, who represents the then “Pasquino” of a great Roman tradition. Pasquino was the name given to a statue in Rome where for more than five centuries the local dissidents left anonymous messages in both Latin and Roman dialect of indignation and protest against the ruling power in the city, usually in rhyme. Often the punishment for such expressions was an excruciating death.

The second character still plays a part in modern Roman tradition but in a very unexpected way. Mastro Titta, real name Giovanni Battista Bugatti, was the Pope’s executioner between 1796 and 1864 during which he executed 514 people, sometimes real criminals but often dissidents and revolutionaries who plotted against the Pope, each one meticulously “catalogued” in his notebook. Today Mastro Titta is one of the characters of the great musical stage show “Rugantino” in a role created specifically for the Roman actor par excellence Aldo Fabrizi. In this way Mastro Titta is still remembered in the city that lived in the shadow of his macabre duties.

Speaking of Mastro Titta, an old Roman tradition at the time was to take the children to see the gallows and the guillotine and at the fall of the condemned man, or of the guillotine’s blade, the fathers slapped the children to make them understand that they should not repeat the condemned man’s “mistake”.

This film puts together fictional scenes with true facts but basically the film leads us to consider what it meant to live in Rome at the time and this impression is reinforced masterfully in the second film.

Papal Court

“In Nome del Papa Re” begins with one of the Pope’s judges, interpreted by an extraordinary Nino Manfredi, dictating his resignation from the Papal Court. The dictation is interrupted by an explosion. The explosion was a true bombing at the barracks of the Zouaves, the Pope’s mercenary soldiers, which caused 27 deaths, including 2 civilians. So begins the central theme of the film with the arrest of two Roman patriots, Giuseppe Monti and Gaetano Tognetti, who will also end up under the guillotine.

More than the first film, we understand that the Papacy of the final decades was not at all an enlightened monarchy but an absolute monarchy and that the holders of the various levels of power around the throne, even if it was Saint Peter’s, plotted to keep power for themselves.

We will not enter into the details of the plot that, like the first film, puts together true facts with fictional scenes. However, what makes the film important is not only seeing the hidden games around the trial to convince the Pope to confirm the death penalty but the scene of the trial, with the defence of the accused who were not present at the trial, precisely by the protagonist who wanted to resign from the tribunal because he no longer believed in the State that he had defended in the past.

This defence, which we see in the video below, is not only emotional but was also controversial because at the time of the film’s release Italy was still subject the threat of the terrorists, of the left and the right, who were terrorizing the country during the so-called “Anni di Piombo” (Years of lead).

The film deals with major and unexpected issues that we will not reveal here, however, in this film we do not have to see the final moments of the two condemned men on November 23, 1868 because the final scene is a definitive and devastating condemnation of the actions of those who acted in the name of power, that is of the Pope King, instead of according to the dictates of the New Testament.

Final Fall

With the Breach of Porta Pia (one of Rome’s gates) the 20th September, 1870 became a symbolic date for the end of the Risorgimento and the fall of the Papal State but, as we understand very well in the third film, the day that should have been the start of the creation of a new and modern Italy was only the start of the failure of dreams that never quite came true.

“Arrivano i Bersaglieri” lets us see that truly historic day and by focussing on the life of a powerful aristocratic Roman family we understand perfectly the start of the steps that brought us to the current political situation in Italy that never overcame the games of hidden powers that we saw in the first two films.

Finally, this film also masterfully shows an aspect of history that many forget, that yesterday’s revolutionaries are often today’s conservatives. Those who believed in an ideal when they were young do not always follow it after the dreams and the disappointments of their youth.

Put together these three films are an important lesson for starting to study and understand the Risorgimento that led to today’s’ Italy. Not because the historical facts are precise, in many cases the opposite is true, but because they give us a key to understanding that history is not made only by great men such as Mazzini, Garibaldi and Cavour, traditionally the three points of reference of the Risorgimento, but above all by people like Montanari, Targhini, Monti and Tognetti who paid the highest price for the creation of a new country, Italy that has as its capital a true City of Power, Rome.

Fiume 2020:  Centenario dello Stato libero di Fiume

Nel 98.mo del Colpo di Stato che lo abbattè. Il ripercorso storico di chi la storia di Fiume l’ha vissuta davvero. Da leggere sino in fondo per conoscere e non dimenticare

di Rodolfo Decleva

Dopo le copiose Celebrazioni dell’Impresa di D’Annunzio avvenute nello scorso anno, questo dovrebbe essere l’anno in cui storicamente si dovrebbe ricordare il seguito di quegli eventi che si aprirono in parallelo con la lotta fratricida del Natale di Sangue tra regolari dell’Esercito italiano e i Dannunziani per poi arrivare a Fiume Stato Libero e Indipendente.

E invece prevale un silenzio generale dei Media.

Mi riferisco a quando D’Annunzio – deciso a non obbedire al Governo di Roma – proclamò il 12 Agosto 1920 a Fiume la Reggenza Italiana del Carnaro, una entità indipendente che egli dichiarava di governare per conto del Re d’Italia pur col suo augusto rifiuto. E la Reggenza venne estesa anche a territori croati che mai erano stati italiani come le isole di Veglia e di Arbe.

Fu a quel punto che Italia e Jugoslavia (allora Regno dei Serbi, Croati e Sloveni) decisero di comune accordo di rinunciare alla città contesa firmando nella Villa Spinola di San Michele di Pagana il Trattato di Rapallo del 12 Novembre 1920 impegnandosi a proteggere il nuovo Stato Libero. I confini della città vennero più o meno rapportati a quelli che la città aveva nell’Impero austro-ungarico dove godeva della massima autonomia in quanto “Corpo Separato annesso alla Corona Ungarica”, istituito con atto del 23 Aprile 1779 di Maria Teresa d’Austria, Regina Regnante d’Austria, Ungheria, Croazia e Slavonia.

Gabriele D’Annunzio lasciò la città il 12 Gennaio 1921 dove la popolazione era ancora spaventata dalle sue nuove proposte sociali e libertarie, che avevano fatto affluire in città anarchici, comunisti, fascisti, arditi, intellettuali, esaltati di ogni genere oltre che giovani affascinati dal cambiamento che originava dall’esperimento fiumano. Un mondo foresto, disordinato e violento che niente aveva da spartire con i fiumani e che vi avevano facile accesso non essendo controllati i confini malgrado i blocchi navale e terrestre. La stessa sicurezza dei cittadini si sentiva seriamente pregiudicata mentre languivano le attività economiche e quelle portuali. Inoltre i Danunziani cominciavano a simpatizzare per le nuove idee fasciste che arrivavano da Trieste e dalla Toscana.

A capo degli autonomisti fiumani era Riccardo Zanella, leader del Partito Autonomista, costituito da Michele Maylender sin dal 1896 durante il periodo ungherese. Già tre mesi dopo l’arrivo festoso di D’Annunzio a Fiume, l’Idillio tra lui e i fiumani si era spento quando il Consiglio Nazionale Italiano di Fiume – ripristinato nelle sue funzioni dallo stesso D’Annunzio – votò con una maggioranza di 48 voti a favore e 6 contrari una nuova proposta del Governo Nitti che nei fatti portava alla fine dell’esperienza dannunziana, liberata dal giuramento “Fiume o Morte”.

E così – essendo intervenuto il nuovo Accordo tra Italia e Jugoslavia, in data 24 Aprile 1921 i fiumani furono chiamati ad un referendum pro o contro lo Stato Libero.

Quando in città si sparse la notizia che stavano vincendo gli autonomisti, i Dannunziani e gli Irredentisti guidati da Riccardo Gigante – già Sindaco di Fiume nel periodo dannunziano – e fascisti triestini guidati da Francesco Giunta invasero i seggi e bruciarono le urne, ma il gesto fu inutile perché i Verbali delle votazioni erano già in mano notarile.

Riccardo Zanella vinse in città con 4482 voti contro 3318 e nel territorio fiumano i voti furono 1632 voti contro 122: in totale, 6114 fiumani a favore dello Stato Libero contro 3440 per l’annessione all’Italia.

Fu una vittoria schiacciante grazie anche ai croati fiumani e ai fiumani di altre nazionalità che votarono per lo Stato Libero per non diventare italiani. Ma passarono solo pochi altri giorni e gli Irredentisti con un colpo di mano si impadronirono del Municipio nominando un Governo Eccezionale con a capo Riccardo Gigante.  Questo fatto costrinse gli esponenti dell’autonomia a fuggire a Buccari (Bakar) nel vicino territorio croato. Era il 27 Aprile 1921, ma il fermo intervento del Commissario Straordinario Caccia Dominioni, in rappresentanza del Governo italiano, indusse Gigante a sospendere la violenta illegalità e consegnare il potere al nuovo sindaco Salvatore Bellasich subito il giorno successivo.

Rientrati a Fiume gli autonomisti, si procedette quindi alla formazione di un Governo Provvisorio dello Stato Libero e finalmente il 5 Ottobre 1921 si giunse alla nomina di una Assemblea Costituente che elesse a Presidente Riccardo Zanella, il quale trovò da subito il suo compito molto difficile non solo per il boicottaggio degli Irredentisti in seno alla Costituente, ma anche per la difficoltà di reprimere i disordini che quotidianamente scoppiavano in città.

L’incidente più grave avvenne il 27 Giugno 1921 quando si venne a sapere che il Porto Baross (scalo legnami del porto di Fiume) e il Delta dell’Eneo sarebbero stati assegnati alla futura Jugoslavia in cambio della sua rinuncia su Fiume. Ci furono 5 morti tra i civili, uccisi dagli Alpini italiani, tra cui il giovane Glauco Nascimbeni, al quale poi venne intitolata una strada.

Purtroppo i lavori dell’Assemblea Costituente proseguiranno con lentezza e cresceranno le difficoltà quotidiane a causa dei boicottaggi dannunziani, mentre gli scontri e le violenze stavano diventando ormai quotidiane. Nei primi tre mesi del 1922 la situazione precipitò: il 28 Febbraio la Guardia fiumana di Zanella uccise in uno scontro il Legionario Alfredo Fontana, il primo Marzo fu sequestrato dai fascisti un giovane fiumano e il 2 Marzo venne ucciso da ignoti un giovane fascista pisano. E ciò in aggiunta a tante altre violenze.

Tutti questi disordini erano concertati dagli oppositori dello Stato Libero e in particolare dal Ten. Ernesto Cabruna, Medaglia d’Oro per memorabili azioni di battaglie aeree nel corso della Grande Guerra, e in seguito Medaglia d’Oro al Valore Fiumano. Una Via di Genova Quinto è a lui intitolata. Era stato Gabriele D’Annunzio ad affidargli l’incarico di operare a Fiume per completare positivamente l’Impresa iniziata a Ronchi. E così il Ten. Cabruna il 3 Marzo 1922 organizzò un’azione armata contro Zanella prendendo spunto dall’uccisione del Legionario Fontana.

Dopo 6 ore di disperata resistenza, quando le cannonate dei rivoltosi stavano arrivando sul Palazzo del Governatore, il Presidente Riccardo Zanella si arrese e dopo avere firmato due lettere di dimissioni fu prelevato e portato a Pola insieme al suo Ministro dell’Interno Mario Blasich. Qui fu poi rimesso in libertà e attraverso varie peripezie egli potè ricongiungersi con i circa 2.000 autonomisti che si erano rifugiati in territorio croato nella zona da Sussak a Buccari per sfuggire alle violenze fasciste. A seguito di un nuovo attentato, fortunatamente sventato contro la sua persona, Zanella e i suoi Ministri si spostarono a Portorè (Kraljieviza) dove rimasero isolati e in precarie condizioni economiche.

Si concluse così la breve vita dello Stato Libero fiumano nato il 12 Novembre 1920, vittima di un Colpo di Stato orchestrato dagli Irredentisti fiumani, supportato in massima parte dal neo costituito Fascio triestino, con l’intervento di tre Deputati fascisti del Parlamento italiano ( G.B. Giuriati, Alberto De Stefani e Francesco Giunta) e con la connivenza delle Forze militari italiane alle quali erano affidati l’ordine e la protezione. Il determinante apporto triestino ai disordini fiumani fu dettato dalle grandi preoccupazioni triestine per la perdita di traffici che sarebbero sopravvenuti a seguito dell’immancabile sviluppo dell’emporio fiumano.

Il Presidente Riccardo Zanella non rientrò mai più a Fiume. Visse a Belgrado sino all’assassinio di Re Alessandro di Jugoslavia e – non sentendosi più al sicuro perché controllato in quanto antifascista – si trasferì a Parigi. Con la caduta della Francia nella seconda Guerra Mondiale, venne arrestato su segnalazione di Roma e internato nel Campo di Disciplina di Le Vernet nei Pirenei per 13 mesi, dove anche un altro fiumano, Leo Valiani, aveva fatto la stessa esperienza. Al termine del secondo conflitto mondiale si trasferì a Roma dove cercò di salvare le sorti della nostra sfortunata città. Costitui’ un Ufficio di Fiume in Via dei Giustiniani 5 a Roma, ma con scarso successo. 

25 anni di forzato esilio da Fiume e il silenzio imposto dal Regime sulla sua opera, avevano azzerato il suo ricordo tra i fiumani. Morì in povertà nel Campo Profughi di Trastevere nel  1959.

Padre Flaminio Rocchi, profugo da Neresine (Cherso),  scrisse parlando di lui: “Ho quasi pianto quando lo visitai la prima volta in una stanza fredda, senza finestre, nel Campo Profughi della Caserma “Lamarmora” in Trastevere a 200 metri dal mio Convento. Un letto nascosto da un telo, tanta povertà squallida e una dignità rigida. Lo avevano sfrattato dall’appartamento di Via Sicilia che De Gasperi gli aveva  assegnato come ex Presidente dello Stato Libero di Fiume. Sul tavolo del Campo Profughi gli lasciavo pacchi di viveri della Pontificia Commissione di Assistenza arricchiti con qualche furto nella dispensa  del Convento. Era un amico, ma un povero amico e mi vergognavo più io nel dare che lui nel ricevere”.

Rodolfo Decleva è nato a Fiume l’8 Gennaio 1929.

Esule da Fiume nel Febbraio 1947, completò il corso di studi superiori al Collegio “N. Tommaseo” di Brindisi e nel 1954 si laureò in Economia e Commercio presso l’Università di Bari.

Assunto alla Camera di Commercio di Genova nel 1955, divenne Vice Segretrio Generale  specializzandosi nella Promotion dell’Export, costituendo vari Consorzi per l’Esportazione e il Centro Regionale Ligure per il Commercio Estero, di cui divenne Direttore nel 1980.

Per vari anni fu Segretario Italiano dell’ASCAME – Assemblea delle Camere di Commercio del Mediterraneo – Barcellona, Spagna.

Autore di varie pubblicazioni di settore, promosse sul piano nazionale la formazione di operatori per il commercio con l’estero attraverso Conferenze e Corsi di aggiornamento.

Nel 1976 fu audito dal Senato della Repubblica in qualità di Esperto nella delicata materia degli illeciti valutari.

Dal 1988 al 1990 fu Esperto di Mondimpresa – Roma insegnando le tecniche dell’export agli Operatori siciliani.

Nello sport della Vela, è stato Atleta, Dirigente di Circolo, collaboratore FIV e per 23 anni Giudice Internazionale.

Per i suoi meriti sportivi gli venne conferita nel 1995 dal CONI la Stella d’Oro per Meriti Sportivi. Insignito inoltre dall’Unione Sportiva Marinara Italiana quale “Maestro del Mare”.

Nel 2005 ricevette dalla città di Keokuk, Iova, USA, le Chiavi della città e un Attestato di Benemerenza “For being caught doing good”.

Dal 1960 al 1993 Giornalista pubblicista.

Dal 1981 al 1988 Direttore Responsabile del quindicinale “Informazioni Commerciali per il Commercio Estero.

Nel 2019 inserito da “AFIM Associazione dei Fiumani Italiani nel Mondo” di Padova nell’Albo d’Oro delle Personalità Fiumane Illustri.

Italo-Canadese: una richiesta alla “seconda generazione” – Italian – Canadian: a request to the “second generation”

di emigrazione e di matrimoni

Italo-Canadese: una richiesta alla “seconda generazione”

Il primo articolo di Matteo Talotta, un ragazzo italo-canadese che ci fa vedere un altro paese dell’emigrazione italiana

Siamo felici di presentare il primo articolo di Matteo Talotta, un ragazzo italo-canadese che ci fa vedere un altro paese dell’emigrazione italiana. Ci ha scritto dopo d’aver letto la recente serie di articoli sull’identità dei discendenti degli emigrati italiani e voleva aggiungere i suoi pensieri a un tema che sta diventando sempre più attuale.

Come abbiamo sempre detto, i temi dell’emigrazione italiana sono gli stessi in tutto il mondo e che quel che cambia sono i dettagli che rendono ogni storia unica e questo articolo ne è la dimostrazione.

Inoltre Matteo ci da un’altra chiave per poter capire come incoraggiare i giovani italo-canadesi a imparare l’italiano che in fondo è quel che ci definisce. Solo capendo la lingua e il nostro passato potremo davvero capire le nostre esperienze e quindi chi siamo davvero.

In fondo all’articolo il lettore troverà l’indirizzo per inviare altre storie perché più sappiamo della nostra Storia più potremo capire chi siamo.

Italo- Canadese: una richiesta alla “seconda generazione”

di Matteo Talotta

La mia famiglia, sia la parte paterna che quella materna, proviene dall’Italia, precisamente dalla Calabria. Negli anni ‘60 entrambe le parti della mia famiglia si sono trasferite in Canada, a Toronto. Mio padre è nato in Italia mentre mia madre è nata in Canada, comunque entrambi sono cresciuti in Canada e hanno trascorso delle vite particolari da figli di emigrati (mio padre trascorreva quasi tutta la sua infanzia in Canada).

In casa era tutta all’italiana, mentre all’esterno facevano parte di una nuova cultura canadese che all’epoca era sempre in sviluppo. Parlano i loro dialetti di madrelingua, l’italiano standard e naturalmente imparavano l’inglese a scuola. Hanno partecipato nelle festività italiane in città e si sono goduti anche ciò che offriva culturalmente il paese “adottivo”.

Poi sono nato io, italo-canadese ma di seconda generazione, intorno ad altri italo-canadesi sempre della stessa generazione. Accenno particolarmente al termine “seconda generazione”: non siamo mica uguali a quella prima. In realtà ci teniamo alla nostra italianità, le nostre radici, ma solamente fino ad un certo punto.

A che cosa esattamente ci teniamo? In cosa consiste esattamente la nostra italianità? Per la maggior parte ci teniamo ad una cultura molto vecchia, ma va al di là della musica e delle ricette: parlo dei modi di pensare, gli atteggiamenti, i costumi, le credenze, e soprattutto, il modo in cui si vede l’Italia, la culla della nostra storia. Non è per colpa delle comunità migratorie che spesso diventiamo culturalmente (e linguisticamente) “fermati” nel tempo, comunque la cultura come concetto umano si sviluppa e cambia ogni anno, quindi è importante poter aggiornarsi.

Ovvio che non nego la cultura del paese di nascita – sono nato e cresciuto in Canada ed oltre al passaporto ho trascorso la maggior parte della mia vita in Canada, ho un’istruzione canadese, ho lavorato in Canada, naturalmente conosco bene la storia del paese, ecc. Vado fiero del mio lato canadese – queste sono cose che non si possono dimenticare.

Detto questo, la realtà è che gli italo-canadesi della seconda generazione stanno perdendo il legame con le nostre radici, il legame con l’Italia, il legame con la nostra storia, ed il legame con la nostra lingua, quella nazionale e quelle regionali! Mi sorprende a quante persone non interessa affatto. È bello far parte di due mondi diversi (forse anche di più!), e senza conoscere bene la storia familiare e culturale è davvero difficile poter andar avanti. L’italianità va oltre il tifare la nazionale italiana durante i mondiali o gli europei, oppure fare “home-made sugo” in garage la prima settimana di settembre ogni anno. La cultura italiana vuol dire molto di più. L’Italia vuol dire molto di più.

Cinque anni fa mi sono trasferito in Italia a breve per studiare a Firenze. Ritengo oggi che sia stata l’esperienza più bella della mia vita – e non solo perché era Firenze, in tutta la sua bellezza, ma perché mi ha permesso di vedere un’Italia contemporanea, di vivere la cultura contemporanea, di chiedermi quanto conoscessi davvero dell’Italia e della cultura di cui pensavo di far ben parte prima di prendere l’aereo oltreoceano.

L’esperienza mi ha dato la possibilità di conoscere ragazzi della mia età, quelli nati e cresciuti in Italia, e scambiare le nostre storie familiari e culturali. Mi ha fatto capire me stesso molto meglio, la mia identità molto meglio. Il sentimento è stato ribadito cento volte in più dopo d’aver viaggiato ai paesi familiari, a camminare per le vie dove sono nati e cresciuti i nonni e gli avi, dove rimane la mia storia. Da lì in poi è cambiato tutto – cerco quotidianamente di sostenere e promuovere la conoscenza della cultura, storia e lingua italiana più che posso.

Se si studia la storia italiana, si capisce che la lingua italiana non fu ben diffusa in Italia fino agli anni ‘70 con la diffusione della radio e la TV. Siccome gli emigrati italo-canadesi all’epoca se ne sono già andati, è più comune sentire un dialetto per strada piuttosto che l’italiano standard. Mi piacciono i dialetti, e anche se spero che la gente continui a tramandarli, so bene che tanti staranno per morire fra qualche decennio.

Detto ciò, come si fa a capire bene l’Italia e la cultura italiana contemporanea se non si ha una buona conoscenza della lingua nazionale? È la quarta lingua più studiata nel mondo, ma quanti discendenti italiani sono possono impararla, soprattutto noi che abitiamo in paesi anglofoni? La lingua italiana ci permette di riscoprire le origini e l’abilità per portar avanti la nostra identità. Ad una certa età ci si deve rendere conto – non è mai tardi per imparare una lingua, quindi l’apprendimento della lingua italiana bisogna che sia promosso e sostenuto di più nella nostra comunità.

Ritengo ancora di dover dire che non è il caso di negare tutto quello che uno si è preso dal paese di nascita, anzi è impossibile. Comunque non ci si può neanche scordare delle radici – sono la nostra storia, fanno gran parte di ciò che siamo. Dobbiamo davvero tentare di farle sopravvivere.

Inviate le vostre storie a: [email protected]

 

di emigrazione e di matrimoni

Italian – Canadian: a request to the “second generation”

The first article by Matteo Talotta, a young Italian-Canadian who lets us see another country of Italian migration

We are happy to present the first article by Matteo Talotta, a young Italian-Canadian who lets us see another country of Italian migration. He wrote after having read the recent series of articles on the identity of the descendants of Italian migrants and he wanted to add his thoughts to a theme that is becoming more and more current.

As we have always said, the themes of Italian migration are the same around the world and what changes are the details that make each story unique and this article is the proof.

Furthermore, Matteo gives us another key to be able to understand how to encourage young Italians-Canadians to learn Italians which is basically what defines us. Only by knowing the language and our past will be able to understand our experiences and therefore who we truly are.

At the end of the article the reader will find the email address to send other stories because the more we know about our history that more we will understand who we truly are.

Italian – Canadian: a request to the “second generation”

by Matteo Talotta

My family on both my father and my mother’s side came from Italy, precisely from Calabria. In the ‘60s both parts of my family moved to Toronto in Canada. My father was born in Italy while my mother was born in Canada, in any case, both grew up in Canada and spent their particular lives as the children of migrants (my father spent almost all his childhood in Canada).

Everything at home was “Italian style” while outside they were part of the new Canadian culture that was constantly developing at the time. They spoke their native dialects, standard Italian and naturally they learnt English at school. They took part in Italians celebrations and they also enjoyed what the “adoptive” country offered culturally.

And then I was born, Italian Canadian but second generation, amongst other Italian-Canadians of the same generation. I specifically mention the term “second generation”, as we are not like the first. In reality we care about our Italianness, our roots but only up to a certain point.

And what exactly do we care about? Of what exactly does our Italianness consist? For the most part we care about a very old culture but this goes beyond the music and recipes. I am talking about the ways of thinking, the attitudes, the customs, beliefs and especially the way we see Italy, the cradle of our history. This is not the fault of the migrant communities that often become culturally (and linguistically) “suspended” in time. In any case, culture as a human concept develops and changes every year, therefore it is important to be able to update.

Obviously I do not reject my country of birth. I was born and raised in Canada and in addition to the passport I spent most of my life in Canada, I have a Canadian education, I have worked in Canada and naturally I know the country’s history very well, etc. I am proud of my Canadian side and these are things that cannot be forgotten.

Having said this, the reality is that the Italian-Canadians of the second generation are losing their links to their roots, the link with Italy, the link with our history and the link with our languages, the national language and the ones of the regions! I am surprised how many people are not at all interested. It is nice to be part of two different worlds (maybe even more!), and without knowing the family and cultural history well it is really hard to go forward. Italianness goes beyond supporting the Italian national team during the World Cup or the European Championships, or making “homemade sugo” in the garage in the first week of September every year. Italian culture means much more. Italy means much more.

Five years ago I moved briefly to Italy to study in Florence. Today I believe it was the best experience of my  life – and not only because it was in Florence, in all its beauty, because it let me see contemporary Italy, experience contemporary culture, to wonder how much I really know Italy and the culture that I thought I was a part of before taking the plane overseas.

The experience gave me the chance to know people of the same age, those born and raised in Italy, and to swap our family and cultural histories. This made me understand myself much better, my identity much better. The feeling was emphasized a hundred times after having travelled to the family’s towns, to walk the streets where my grandparents and forebears were born, where my history remains. From then on everything changed – every day I support and promote knowledge of Italian culture, history and language as much as I can.

If you study Italy’s history you understand that the Italian language was not widespread in Italy until the ‘70s with the spread of radio and television. Since the Italian-Canadian migrants had already gone away it was more common to hear dialect in the street rather than standard Italian. I like the dialects, and even if I hope that the people continue to pass them on I know very well that many are going to die in a few decades.

Having said this, how can you know Italy and contemporary Italian culture if you do not have a good knowledge of the national language? It is the fourth most studied language in the world but how many descendants are out of touch with learning it, especially those of us who live in English speaking countries? The Italian language lets us rediscover our origins and the ability to bring forward our identity. At a certain age you must realize – it is never too late to learn a language, therefore learning the Italian language needs to be promoted and supported more in our community.

I still say that you cannot recommend denying everything you have taken from your country of birth, indeed it is impossible. In any case, you cannot forget your roots either, they are our history, they are a great part of what we are. We must truly try to make them survive.

Send your stories to: [email protected]

Il Concetto Imperfetto, la Politica – The Imperfect Concept, Politics

di emigrazione e di matrimoni

Il Concetto Imperfetto, la Politica 

Cosa vuol dire la “politica” in un parlamento, e in modo particolare a livello nazionale, che in fondo decide la qualità di vita di tutti i cittadini. 

Mentre l’Italia si avvia verso un referendum che è tanto controverso quanto importante, limitare il numero di parlamentari sia alla Camera dei Deputati che nel Senato, credo che la battaglia sia così emotiva che molti dimenticano che la posta in gioco non è semplicemente nei numeri ma cosa vuol dire la “politica” in un parlamento, e in modo particolare a livello nazionale, che in fondo decide la qualità di vita di tutti i cittadini. 

Ho avuto una vita diversa da molti perché ho avuto modo di vedere da vicino il lavoro di parlamentari di due paesi, l’Italia e l’Australia, il mio paese di nascita. Ho potuto constatare volta dopo volta che i parlamentari non sono “bestie” come pensano molti, ma esseri umani come noi tutti, con gli stessi pregi e difetti. Però, il loro ruolo ha un aspetto diverso della vita di quasi tutti gli altri cittadini, e non intendo solo i privilegi che esistono ovunque ci sono parlamentari, senza eccezioni. 

La differenza è che i parlamentari prendono decisioni che cambiano la vita di tutti. Ogni legge, ogni emendamento, ogni decisione ha un effetto sui cittadini del paese. Per questi motivi credo fermamente che il dibattito attuale si sia concentrato così tanto sui numeri, che abbiamo evitato del tutto la domanda più importante da fare per migliorare la nostra politica: il problema che dobbiamo risolvere è davvero il numero dei parlamentari e non il nostro sistema parlamentare che crea le condizioni di instabilità che favoriscono l’anti-politica? 

Documento imperfetto 

Ero già laureato in Storia quando ho letto per la prima volta la Costituzione d’Italia e due aspetti della Costituzione mi hanno colpito profondamente. E da allora, e particolarmente da quando mi sono trasferito in Italia nel 2010, ed ho avuto modo di vedere da più vicino la nostra politica, queste idee si sono rinforzate sempre di più. 

Il primo aspetto è quello che Roberto Benigni ha mostrato magistralmente nel suo spettacolo televisivo “La più bella del mondo” dedicato proprio alla nostra Costituzione. In effetti, nella sua prima parte la nostra Costituzione nei suoi principi base è un elogio alla Democrazia, e nessuno che creda davvero nel concetto fondamentale della Democrazia può metterlo in dubbio. 

Purtroppo, nell’elogiare questo aspetto della Costituzione ci siamo convinti che è così bella che non ci accorgiamo che ci sono fattori nella Costituzione che hanno bisogno di modifiche, perché non permettono la creazione di quegli strumenti essenziali per mettere in pratica i bellissimi ideali espressi nel documento, il sistema parlamentare. 

Infatti, il secondo aspetto che mi ha colpito della Costituzione in quella prima lettura è quel che vedo fin troppo spesso mentre seguo la politica italiana. Il sistema parlamentare italiano è anomalo ed ha alcune pratiche che non permettono la creazione di governi funzionanti, a partire proprio da come nasce il governo. 

La Fiducia 

In qualsiasi democrazia moderna il nuovo governo deve ottenere la fiducia del Parlamento. Mentre in altri paesi la fiducia si ottiene in una sola Camera, l’equivalente della nostra Camera dei Deputati, in Italia  la fiducia deve essere espressa anche dal Senato. Mentre questo potrebbe sembrare un’espressione altissima di Democrazia, le realtà elettorali quasi sempre la rendono vana. 

Infatti, per via della legge elettorale, e questo è un problema cronico del sistema politico italiano, la composizione del Senato non è mai la stessa della Camera e quindi il nuovo Governo deve fare un doppio lavoro per  arrivare alla fiducia, in modo particolare quando non ha la maggioranza nel Senato e quindi si aprono le porte ai compromessi parlamentari che hanno come risultati leggi che dovrebbero soddisfare le esigenze di tutti, ma che producono leggi che non raramente sono inefficaci e facilmente raggirate dai soliti furbi. 

Dunque è facile vedere come questi compromessi non fanno altro che indebolire leggi importanti. Ogni legge, e spesso ogni riga di ogni paragrafo di leggi, sono il risultato di trattative occulte e a volte approvate con maggioranze diverse perché ciascun partito cerca un vantaggio per sè stesso. E questo si vede in modo particolare con le molte leggi elettorali che regolarmente falliscono clamorosamente, perché quasi mai il parlamento italiano è riuscito a produrre governi funzionanti in tempi brevi. 

E questo gioco di interessi dei partiti introduce un altro aspetto anomalo del Parlamento italiano che in teoria è protetto dalla Costituzione, ma mai fedele al concetto originale dell’Assemblea Costituente. 

I parlamentari chi rappresentano? 

Nei dibattiti parlamentari in Italia e nelle direzioni dei Presidenti della Camere, i Deputati e i Senatori vengono chiamati con i loro nomi. Questo poi viene ripetuto nelle eventuali interviste, con l’aggiunta del nome del partito. Però in Italia, il semplice fatto che non esiste il vincolo di mandato indica che i parlamentari, almeno secondo le intenzioni dell’Assemblea Costituente, non rappresentano i partiti. 

Infatti, nei parlamenti britannici i deputati e i senatori sono nominati come “il Deputato per il seggio di ….” e il “Senatore dello Stato di…”. Cioè sono i rappresentanti dei cittadini dei seggi e degli Stati (Regioni in Italia) e non i rappresentanti dei loro partiti. Questo viene ripetuto nelle immagini televisive e le cronache politiche, magari con l’aggiunta del partito alla fine per far capire se appartengono al Governo, o all’Opposizione. 

Questo aspetto di nominare i politici come individui, invece di rappresentanti dei cittadini, alla fine vuol dire dimenticare che nel Parlamento rappresentano tutti i loro concittadini e non solo chi li ha votati. 

Il cambio di partito da parte di parlamentari non è raro all’estero. Partiti, come persone, cambiano nel corso del tempo, come vediamo regolarmente in Italia con la creazione continua di nuovi gruppi/partiti politici, ma la decisione finale su questa scelta del parlamentare deve essere fatta da chi lo ha votato, anche perché i motivi potevano essere legati proprio agli interessi dei cittadini, come leggi che potrebbero fare chiudere imprese nel territorio locale, per citarne solo un esempio. A volte un parlamentare deve votare contro il partito per questi motivi e la sua permanenza nel gruppo politico parlamentare potrebbe finire automaticamente di conseguenza. 

Limite di mandati parlamentari 

E nel parlare dei parlamentari dobbiamo anche citare un’altra regolare fonte di controversia verso il loro operato nelle Camere del Parlamento, il limite dei mandati. 

È facile dire che un parlamentare deve solo fare due legislature, però con un tale limite rischiamo effetti importanti. Il primo è che il Parlamento è un’istituzione così complicata e formale che un parlamentare neo-eletto ha bisogno di tempo per poter imparare come funziona la macchina burocratica, a partire dal poter riconoscere i poteri non sempre visibili che agiscono attorno i parlamenti di tutto il mondo. E spesso ci vuole una legislatura per imparare come comportarsi all’interno delle Commissioni e le sedute, ecc. 

Se limitiamo i mandati di parlamentari a due, come vuole uno dei gruppi parlamentari attuali, questo vuol dire che il parlamentare nuovo diventa efficace solo nella seconda legislatura e quindi, quando si trova a poter finalmente agire bene ha l’obbligo di lasciare il Parlamento per far iniziare il giro con un nuovo parlamentare. 

Di nuovo, la decisione del limite dei parlamentari deve essere presa dai suoi elettori che, almeno in teoria, sono quelli che sentono più gli effetti delle sue decisioni parlamentari. Ed è giusto e democratico che sia così. 

Costituzione viva 

Abbiamo tutti intenzioni buone quando iniziamo un progetto e questo è particolarmente vero per la Costituzione. Anzi, spesso dimentichiamo che le Costituzioni non sono perfette ed intoccabili, sono come esseri viventi, cambiano nel corso del tempo e come risultato delle esperienze della vita parlamentare e la Storia del paese. 

Nell’elencare questo esempi, e ce ne sarebbero molti altri, ho voluto fare capire al lettore che i problemi del sistema parlamentare italiano non sono legati al numero dei parlamentari. Infatti, in Italia il numero di Deputati in base alla popolazione degli elettorati è nei limiti delle altre grandi democrazie. 

I problemi della nostra politica imperfetta sono legati a un sistema parlamentare da render più efficace, a partire dalla doppia fiducia. Abbiamo bisogno di un parlamento e governi funzionanti e il sistema attuale non è capace di garantire questa efficacia. Infatti, vediamo regolarmente come certi gruppi/partiti politici, da entrambe le parti, utilizzano queste debolezze parlamentari per scopi partitici invece del bene dei cittadini in generale. 

E infine, come ho scritto più volte in questo articolo, la decisione se un parlamentare lavora bene o no non spetta ai Segretari dei partiti e alle riunioni in camere chiuse dei loro uffici, ma spetta ai cittadini che sono, almeno in teoria, i veri arbitri delle decisioni dei parlamentari. 

Certo, i cittadini potranno decidere di ridurre il numero di parlamentari, e questo è nel loro diritto. Però, siamo davvero sicuri che ridurre il numero di parlamentari sia la strada giusta per risolvere i problemi della nostra politica imperfetta? 

 

di emigrazione e di matrimoni

The Imperfect Concept, Politics

What “politics” means in a parliament, especially at a national level, that basically decides the quality of life of all its citizens.

While Italy is heading towards a referendum that is as controversial as it is important, to lower the number of parliamentarians in both the Chamber of Deputies and the Senate, I believe that the battle is so emotional that many forget that at play is not simply the numbers but what “politics” means in a parliament, especially at a national level, that basically decides the quality of life of all its citizens.

I have had a life that has been different from other people because I have been able to see up close the work of parliamentarians in two countries, Italy and Australia, my country of birth. I was able to see time after time that parliamentarians are not “beasts” like many think but human beings with the same strengths and faults. However, their role has one aspect that is different from that of almost all the other citizens, and I do not mean only the privileges that exist wherever there are parliamentarians, without exception.

The difference is that parliamentarians make decisions the change the lives of everybody. Every law, every amendment, every decision has an effect on the country’s citizens. For these reasons I strongly believe that the current debate has focussed so much on the numbers that we have completely avoided the most important question to ask to improve our politics: is the problem to be solved really the number of parliamentarians and not our parliamentary system that creates conditions of instability that favour anti-politics?

Imperfect document

I had already graduated in History when I read Italy’s Constitution for the first time and two aspects of the Constitution struck me deeply. And since then, especially after I moved to Italy in 2010, and I have had the opportunity to get a closer look at our politics, these ideas have been reinforced more and more.

The first aspect is what Roberto Benigni showed masterfully in his TV show “La più bella del mondo” (The world’s most beautiful) dedicated to our Constitution. In effect, the basic principals in the first part of our Constitution are a hymn of praise for Democracy and no-one who truly believes in the fundamental concept of Democracy can question this.

Unfortunately, in praising this aspect of the Constitution we have convinced ourselves that it is so beautiful that we do not notice that there are factors in the Constitution that need amending because they do not allow the creation of the tools that are essential for putting the wonderful ideals expressed in the document into practice, the parliamentary system.

In fact, the second aspect that struck me on the Constitution on that first reading is what I have seen all too often as I follow Italian politics. Italy’s parliamentary system is anomalous and has some practices that do not allow the creation of functional governments, starting precisely from how a government is formed.

Confidence

In any modern democracy the new government must obtain the confidence of the Parliament. While in other countries confidence is obtained in only one Chamber, the equivalent of our Chamber of Deputies, in Italy confidence must also be expressed by the Senate. While this may seem a very high expression of Democracy the reality of elections almost always neutralizes this.

In fact, due to the electoral law, and this is a chronic problem in Italy’s political system, the composition of the Senate is never the same as the Chamber and therefore the new government must do a double job to obtain the confidence, especially when it does not have the majority in the Senate and therefore this opens doors to parliamentary compromises that have as a result laws that could satisfy the needs of everybody but which produces laws that are often ineffective and easily hobbled by the usual crafty people.

Therefore, it is easy to see how these compromises do nothing but weaken important laws. Every law, and often every line of every paragraph of laws, have been the result of hidden negotiations and at times approved with different majorities because each political party looks for an advantage for itself. And we see this especially with the many electoral laws that regularly fail resoundingly because the Italian Parliament has almost never managed to produce functional governments in a short time.

And this interplay of interests of the parties introduces another anomalous aspect of Italy’s Parliament that in theory is protected by the Constitution but is never faithful to the original concept of the Constituent Assembly.

Who do the parliamentarians represent? 

During parliamentary debates in Italy and in the directions of the Presidents of the Chamber, the Deputies and the Senators are called by their names. This is then repeated in television interviews with the addition of the name of their party. However, in Italy the simple fact that there is no restriction to a mandate indicates that they, at least according to the intentions of the Constituent Assembly, do not represent the parties.

In fact, in the British Parliaments the Deputies and the Senators are named as the “Member for the electorate of…” and the “Senator for the State of…” That is, they are the representatives of the citizens of their electorates and States (Regions in Italy) and not the representatives of their parties. This is then repeated in the television and political news, maybe with the addition of the party at the end to let viewers understand if they belong to the Government or the Opposition.

In the end this aspect of naming politicians as individuals instead of as representatives of the citizens means forgetting that in Parliament they represent all their citizens and not only those who voted for them.

The change of parties by parliamentarians is not rare overseas. Political parties, like people, change over time as we see regularly in Italy with the continual creation of new groups/parties but the final decision on this choice by the parliamentarians must be made by those who voted for him or her, also because the reasons could be tied to the interests of the citizens, such as laws that could close companies in the local territory to state only one example. Sometimes a parliamentarian must vote against the party for these reasons and his stay in the parliamentary political group could end automatically as a result.

Limit of mandates in Parliament

And in talking about parliamentarians we must also mention another regular source of controversy regarding their work in the Chambers of Parliament, the limit of mandates in parliament.

It is easy to say that a parliamentarian must only sit for two legislatures, however, with such a limit risks major effects. The first is that Parliament as an institution is so complicated and formal that a newly elected parliamentarian needs time to learn how the bureaucratic machines operates, starting with being able to recognise the not always visible powers that act around parliaments around the world. And often this means that a legislature is needed to learn how to behave in the Commissions and the sittings, etc.

If we limit the terms of the mandates to two legislatures, as some parliamentary groups want, this means that the new parliamentarian becomes effective only in the second legislature and therefore when he or she is finally able to act well then has the obligation to leave Parliament to start another round with a new parliamentarian.

Once again, the decision to limit the parliamentarians must be made by his or her electors who, at least theoretically, are the ones who feel the effects of the decisions in parliament the most. And it is right and democratic that this is so.

Living Constitution

We all have good intentions when we start a project and this is especially true for the Constitution. Indeed, we often forget that Constitutions are not perfect and untouchable, they are living beings that change over time and as the result of experiences of parliamentary life and the country’s history.

In listing these examples, and there could be many more, I wanted to make readers understand that the problems of Italy’s Parliament are not connected to the number of parliamentarians. Indeed, in Italy the number of Deputies in proportion to the population of the electors is within the limits of the other great democracies.

The problems of our imperfect politics are connected to a parliamentary system to be made more effective, starting with the double confidence. We need functional Parliaments and governments and the current system is unable to guarantee this effectiveness. In fact, we regularly see how certain political groups/parties, on both sides, use these parliamentary weaknesses for party purposes instead of the good of the citizens in general.

And finally, as I have written a number of times in this article, the decision whether or not a parliamentarian has worked well is not up to the Secretaries of the parties and meetings in the closed rooms of their offices but it is up to the citizens who are, at least in theory, the true arbiters of the parliamentarians.

Of course, the citizens may decide to reduce the number of parliamentarians, and this is their right. However, are we truly sure that the reduction of the number of parliamentarians is the right path to solving the problems of our imperfect politics?

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