BILL GATES: Il primo Profeta nella storia con qualche conflitto d’interessi

Bill Gates è stato incriminato per crimini vaccinali in India, la Magistratura indiana lo accusa di aver effettuato test illegali sui bambini tribali in India. Oggi la sua fondazione è alla ricerca di un vaccino per il covid-19. Quali saranno i costi in vite umane?

Paolo Buralli Manfredi, Melbourne – Australia

Dopo l’articolo che scritto sui laboratori BSL4 e sulle strane coincidenze verificatesi a Wuhan, dove la Fondazione Bill e Melinda Gates ipotizzava in un video una pandemia che avrebbe colpito l’intero pianeta uccidendo 60 milioni di persone, video trasmesso al World Economics Forum il 18 Ottobre, qualche settimana prima dello scoppio dell’epidemia covid19, dichiarata in seguito dall’OMS pandemia mondiale, ho riflettuto sul fatto che Bill Gates, presentato sulla rete come un Profeta grazie a quel video del 2015 dove lui prevedeva che i veri pericoli futuri sarebbero stati i virus, forse più che un Profeta, Mr Bill è un ottimo calcolatore e programmatore, capacità che gli si addicono visto che sono le skills che lo hanno fatto diventare uno degli uomini più ricchi del pianeta, ma questa è solo un opinione personale.

Dopo quell’articolo sono sempre andato alla ricerca di notizie che confermassero che il “Profeta Programmatore” forse aveva precisi interessi nel dire e sostenere che i virus sarebbero stati una delle prossime sfide per l’umanità, e ho incominciato a trovare notizie abbastanza inquietanti.

LEGGI ANCHE

Una riflessione sul Coronavirus

Partiamo con il grave capo d’accusa della Corte Suprema dell’India, Bill Gates è stato incriminato per crimini vaccinali in India, la Magistratura indiana dopo indagini dettagliate vuole processare Bill Gates per questo reato, accusa che gli viene attribuita per aver effettuato test illegali sui bambini tribali in India.

La Corte Suprema dell’India, in base ad un rapporto di quattro pagine stilato dal Economic Times, scriveva: l’India sta procedendo nei confronti di Bill Gates e della Bill e Melinda Gates Foundations.

Nella sostanza, l’OMS e la Bill e Melinda Gates Foundation, e due organizzazioni PATH ( Program for Appropriate Tecnology in Health) e GAV (Global Alleance for Vaccine Immunisation) sono stati messi all’attenzione della Corte Suprema Indiana dopo la petizione presentata, raccolta da Kalpana Metha, Nalini Bhanot, ed il Dor. Rukmini Rao nel 2012.

La petizione metteva in evidenza che la BMGF (Bill e Melinda Gates Foundation) e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) avevano agito scorrettamente e criminalmente nei confronti degli insegnanti e genitori perché non informati sui pericoli e le controindicazioni che il vaccino sperimentale, che sarebbe stato iniettato ai loro studenti e figli, poteva essere dannoso, e perché con questa non informazione, avrebbero ottenuto un consenso dei genitori in maniera ingannevole.

L’Economic Times India nel suo rapporto ha indicato che nel 2009 sono stati condotti dei test, l’accusa sostiene illegalmente, su 16.000 bambini, nelle scuole tribali dell’Andrha Pradesh in India, test di vaccino contro il virus del papilloma umano HPV ( Human Papillomavirus), Gardasil.

In seguito sempre The Economic Times India ha pubblicato parte del rapporto Sama, evidenziando: “Il rapporto Sama ha anche affermato che ci sono state delle insorgenze precoci delle mestruazioni delle bimbe dopo la vaccinazione, forti emorragie e gravi crampi mestruali tra molte studentesse”.

La commissione cui l’Associazione Sama aveva chiesto di indagare, che portò all’attenzione dei governi locali competenti le accuse contro il vaccino che provocò danni permanenti agli studenti e anche sette decessi, rimase molto infastidita dal fatto che le sette morti furono liquidate con molta superficialità, senza aver fatto delle indagini serie ed approfondite ma, solo, con la scritta “morti non correlate alla somministrazione del vaccino”, ovviamente affermazioni più che irritanti perché, prive d’ogni valenza scientifica visto che agli studenti deceduti non venne neanche fatta un autopsia.

Stessa sorte per dei bambini Africani che sono stati danneggiati dall’utilizzo dei vaccini, di seguito il video fornito da Video Prof che racconta la storia dei vaccini testati a dei bambini del Chad.

Ora quindi, dopo la breve introduzione del caso indiano ritorniamo ai nostri giorni ed al vecchio e caro amico covid-19 che continua a mietere infetti e, purtroppo, morti. Incominciando come al solito a porci delle domande su cui riflettere, in una vecchia intervista, ricordo che alla domanda, ‘qual è la sua visione per Microsoft?’, Bill Gates rispose: “Vedere un giorno su tutte le scrivanie del mondo, un prodotto Microsoft”.

Direi che la visione del biliardario Bill è stata raggiunta, quindi, ora che il buon Bill ha l’ossessione dei vaccini, la domanda è: avrà la stessa Vision che aveva per Microsoft “Vedere ogni essere umano vaccinato da un vaccino prodotto grazie alla sua Fondazione?”

Per attuare una visione del genere, cosa sarebbe disposto a fare un uomo con una potenza di fuoco monetaria della sua portata, per raggiungere in tempi brevi la sua visione?

Quali giornali, tv, e mezzi di comunicazione che percepiscono miliardi di dollari di pubblicità da Microsoft, e/o aziende, vicine alla Bill e Melinda Gates Fondation, avrebbero la forza di andare contro il magnate?

Ovviamente sino a prova contraria, ritengo Bill Gates e la sua fondazione non colpevoli ma comunque ritengo, per la posizione che ricoprono, sia dovere di tutti osservare attentamente le evoluzioni delle vicende giudiziarie e delle strane coincidenze che continuano a crearsi laddove ci sia nell’aria una possibilità di vaccinazione.

Come dicevo all’inizio, nel precedente articolo scrivevo di coincidenze impressionanti sui fatti precedenti all’inizio della diffusione del covid19, e seguendo da allora gli eventi che si sono susseguiti, possiamo notare che ci sono stati comportamenti strani da parte degli attori in campo.

Bill e Melinda Gates Fondation è il secondo finanziatore dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), fin dall’inizio dell’epidemia, questo importante ente è sembrato molto disordinato a dare le notizie e le linee guida per mettere in sicurezza la popolazione mondiale, a volte si è persino contraddetto.

Questa confusione e questo ritardo informativo ha fatto si che il virus si espandesse e raggiungesse numeri importanti, tanto da arrivare a dichiarare la Pandemia Mondiale che, ha dato il via a procedure d’emergenza, e con le procedure d’emergenza è possibile saltare qualche passaggio nella creazione dell’eventuale vaccino da somministrare alla popolazione mondiale.

Ed in effetti è vero che in televisione e sui giornali apprendiamo che c’è una corsa forsennata per la creazione del vaccino contro il covid19, Bill e Melinda Gates Foundation primi per le centinaia di milioni messi a disposizione della ricerca del vaccino; apprendiamo inoltre, dagli stessi organi di informazione che si stanno saltando importanti passaggi che solitamente si devono usare nella ricerca prima di passare alla sperimentazione sull’uomo, altro fatto inquietante ma che favorirebbe il finanziatore principale per la ricerca vaccinale.

Altra strana coincidenza è il comportamento dei capi di Stato, che hanno commesso tutti lo stesso errore, hanno sottovalutato la pericolosità del covid-19 e l’hanno sottovalutata pur avendo lo storico cinese quindi, l’hanno sottovaluta per stupidità o per volontà? Questo come al solito c’è lo racconterà la storia tra qualche anno.

Ora, mi pongo ancora delle domande: le dimissioni di Bill Gates annunciate dai Media il 13 Marzo dal Consiglio di Amministrazione Microsoft, hanno una relazione con i guai giudiziari di Bill Gates?

È forse consapevole che sarà perseguito legalmente e ha preferito non intaccare Microsoft in un eventuale causa giudiziaria personale?

Chiudo dicendo che a sentire gli show televisivi ed a leggere i giornali, sembra che la stampa italiana abbia solo due obiettivi, e questo mi infastidisce parecchio, far digerire al popolo il MES e convincere gli Italiani che il vaccino è assolutamente l’unica soluzione al covid-19, e se il mainstream continua il suo martellamento giornaliero, fa impressione l’altra parte del sistema, il Governo, che cerca di fermare opinioni e notizie contrarie al MES ed al vaccino, creando persino task force contro le fake news ed addirittura provando a far chiudere canali di informazione che danno notizie differenti da quelle del mainstream.

Ed è bene ricordare che, se le accuse che sono cadute e probabilmente ricadranno su Bill Gates saranno confermate, capiremo che non vi era nessuna profezia nel video del 2015 che ha spopolato nel web ma solo una consapevolezza di ciò che lui stesso stava creando.

Tra qualche anno la storia, come al solito, ci mostrerà la verità ed ovviamente senza prove certe o certificate dalla Magistratura,  riterremo Bill Gates e la Sua Fondazione non colpevoli.

Fonti: https://economictimes.indiatimes.com/industry/healthcare/biotech/healthcare/controversial-vaccine-studies-why-is-bill-melinda-gates-foundation-under-fire-from-critics-in-india/articleshow/41280050.cms?from=mdr 

Anche un Re ed una Regina dell’artista Nina Ventura nella sfida social: chi è più chic quando butta la spazzatura?

Tanti i gruppi sui social che, in questo pazzo momento di emergenza sanitaria per covid-19, lanciano sfide e creano gruppi per vincere l’isolamento della quarantena. Tra i più esilaranti la Bin Isolation Outing dall’Australia ( la gita in isolamento verso il bidone)

Tra le più simpatiche sfide social nate in questo periodo di emergenza sanitaria mondiale, spicca il Bin Isolation Outing lanciato sul web dall’australiana Danielle Askew, una maestra d’asilo di Hervey Bay, nello Stato del Queensland. Chiunque può partecipare con un suo filmato da postare su Facebook, dove si vedono uomini o donne che si truccano e si mettono in ghingheri come per un party, ma in realtà escono solo a buttare il sacchetto della spazzatura nel bidone fuori casa. Un modo per sdrammatizzare il grave periodo che stiamo vivendo che non ha colto impreparata Nina Ventura, l’originale artista italo – australiana di Adelaide, che usa manichini vintage come tela per creare splendide opere d’arte. Nina infatti ha realizzato due sue creature, un Re ed una Regina, che con grande eleganza e regalità hanno portato il loro sacco della spazzatura buttandolo nel bidone fuori della villa dove vive la stessa Nina Ventura. Un colpo davvero da artista, la Ventura infatti restituisce vita a chi ha una esistenza virtuale, magari buttato in un magazzino.

I suoi manichini si caratterizzano per essere arricchiti da lei con preziosi merletti, bottoni ed oggetti appartenenti al passato, in particolare al glorioso passato dell’artigianato italiano, il paese dove Nina ama trascorrere lunghi periodi proprio alla ricerca di preziosi piccoli trofei che lei usa per far rinascere a nuova vita manichini dimenticati, nascosti in magazzini e che nessuno più utilizza. Ma spesso accade che la seconda vita offerta da Nina Ventura a questi oggetti inanimati, regala loro un lignaggio che mai avrebbero potuto sperare, come nel caso di Re e Regina usati nel gioco del Bin Isolation Outing. E certamente ha attirato su di sé le attenzioni di tutto il mondo, soprattutto nel mondo del cinema, un esempio su tutti: il personaggio che Jane Symour ha interpretato nel famoso film di James Bond del 1973 Live & Let Die è diventato un’opera d’arte commissionata dalla stessa attrice per il suo galà Open Hearts Foundation. Un’appassionata di antiquariato italiano l’artista Nina Ventura, che fa rivivere una cultura del passato attraverso le sue creature, adattandole a moderni ed antichi personaggi.

Esiste una correlazione tra diabetici e coronavirus? – Is there a correlation between diabetics and coronavirus?

di emigrazione e di matrimoni

Esiste una correlazione tra diabetici e coronavirus?

Intervista al Prof. Camillo Ricordi, diabetologo e ricercatore di fama mondiale

Di Paolo Buralli Manfredi

Buonasera Professor Camillo Ricordi, innanzi tutto la ringrazio molto per aver accettato quest’intervista e per dare un supporto scientifico informativo a tutti i lettori del DailyCases..

La prima domanda che le pongo è:

Esiste una correlazione tra diabetici e coronavirus?

Il diabete e il coronavirus: dall’analisi dei primi 3200 morti decessi in Italia che ormai ha raggiunto 1/3 del decesso in tutto il mondo è emerso che più o meno un terzo di questi avevano una patologia, avevano il diabete in pratica. La maggioranza dei decessi hanno comorbidità di altre patologie croniche degenerative ma in particolare, oltre all’ ipertensione, il diabete è emerso come il 33-34% dei casi dei decessi e questo ha creato un po’ di scompiglio e preoccupazione naturalmente in tutti i pazienti diabetici, però il fatto da sottolineare è che queste statistiche non fanno distinzione tra diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2, è tutto raggruppato insieme e la stragrande maggioranza, più del 95%, sono pazienti con diabete di tipo 2 e la maggioranza di pazienti con diabete di tipo 2 hanno una età superiore ai 65 anni, per cui nella popolazione americana per esempio se uno ha più di 65 anni  ha il 90% di probabilità di avere una comorbidità di altre patologie croniche degenerative, cioè di sicuro un’associazione tra il rischio di avere delle forme gravi di covid-19 e comorbidità di altre patologie croniche degenerative. Però il diabete è legato di più alle patologie di diabete di tipo 2 che hanno una media di età superiore ai 65 anni come overall.

Il problema non è così con genitori o famiglia con bambini di tipo 1, Il diabete di tipo 1 non è così preoccupante  ma richiede sempre una attenzione perché i soggetti con diabete se non hanno un metabolismo controllato possono avere maggiori rischi, perché il sistema immunitario è più compromesso in una situazione di iperglicemia o di metabolismo squilibrato, perché è particolarmente importante in soggetti diabetici a fronte di questa epidemia cercare di mantenere un controllo glicemico, una terapia insulinica appropriata, e queste sono regole in generale anche per tutta la popolazione,  e poi ci sono altre regole come vitamina C e vitamina D che sembrano aiutare, per cui la vitamina D di solito è in difetto nell’organismo, la media negli Stai Uniti sono 24 nanogrammi millilitro nel sangue che è una insufficienza, tutti gli americani sono insufficienti  e in Australia non so quali siano le statistiche, però noi miriamo a raggiungere i livelli di vitamina D nel sangue superiore a 40 nanogrammi per millilitro per dare una spinta anche al sistema immunitario, non solo per il metabolismo dell’osso. Sono usciti lavori anche recentissimi che dicono che la vitamina C può aiutare nello specifico anche in caso di coronavirus, perfino nei pazienti in terapia intensiva con le forme più gravi,  a  risolvere più velocemente la patologia per cui noi consigliamo a tutti in questa fase di prendere 2 grammi di vitamina C, 1 la mattina e 1 la sera, e poi 50 milligrammi negli adulti di vitamina D3 una volta alla settimana cercando di raggiungere livelli superiori ai 40 nanogrammi millilitro nel sangue .

Poi naturalmente non ci sono trial randomizzati prospettici no evidence based medicine, ci sono tutti quelli che criticheranno questa avvertenze ma è quello che possiamo dire in base al buon senso e alla medicina in base a quello che sappiamo a oggi non avendo tempo di aspettare 4 anni. Nella mia famiglia dei miei figli e mia madre,  mia moglie sono tutti in questo regime

Può, per i lettori, fare una spiegazione semplificata tra diabete di tipo1 e di tipo 2?

Si allora, nel diabete di tipo1 hai una situazione di autoimmunità, dove il sistema immunitario del soggetto improvvisamente, ma non tanto improvvisamente perché ci sono anni anche di progressione della malattia dei primi sintomi, comparsa di anticorpi ai primi dati di scomparsa di picchi di secrezione insulinica e poi la malattia conclamata, ma comunque c’è una progressione autoimmunitaria dove il sistema immune del soggetto inizia a identificare le cellule che producono insulina come degli avversari che distruggono selettivamente, mentre il diabete di tipo 2 è più legato a una disregolazione dell’azione dell’insulina, insulino-resistenza legata spesso all’obesità, stile di vita, dieta. La Insulino-resistenza è una patologia che nella maggioranza dei casi si può anche prevenire con una dieta corretta e uno stile di vita corretto. Per cui mentre nel diabete di tipo 2 dieta e stile di vita possono prevenirlo, nel diabete di tipo1 invece non puoi, luoghi comuni sono che un bambino con diabete di tipo1 chissà quanti dolci mangia, non fa abbastanza ginnastica, guarda troppo il computer. 

Invece non ha niente a che vedere con questi tipi di stile di vita, il diabete autoimmune con una patologia autoimmune come potrebbe essere il lupus, psoriasi colite ulcerosa o le cento malattie autoimmuni che certi dicono colpisca il 20% dell’umanità. Il problema che è emerso deve essere una considerazione poi tra diabete di tipo 2 e diabete di tipo 1, è che ci sono state delle evoluzioni nella nostra dieta che possono predisporre in generale a patologie croniche degenerative e anche autoimmuni, per esempio c’è stato un aumento nelle ultime decadi nel consumo di omega3, acidi grassi e omega3 e una diminuzione degli omega 3 e un aumento degli omega6, una diminuzione  di polifenoli antiossidanti naturali e una diminuzione della vitamina D e un aumento dei cibi ricchi di carboidrati raffinati con alti indici glicemici,  quindi c’è quello che viene considerato una perfect nutritional storm, una tempesta nutrizionale perfetta, che potrebbe predisporre all’esordio di malattie autoimmuni degenerative, per cui anche nel covid-19 ci sono nutrizionisti che sostengono come queste diete pro infiammatorie non aiutino la resistenza anche contro infezioni virali.  Si sta cercando di capire se ci possono essere delle indicazioni anche di nutrizione/dieta infiammatoria per cercare di eliminare quelle che possono essere delle basi di predisposizioni allo sviluppo di malattie croniche degenerative autoimmuni, ma magari anche insulino-resistenza verso le infezioni virali

Sul web e giornali, sono apparse nelle notizie che sconsigliano gli anti infiammatori, perché attiverebbero un’azione violenta del covid19, lei ne è al corrente?

Certi anti infiammatori sono sconsigliati, tipo ibuprofene.  Invece consigliato l’uso di anti infiammatori tipo paracetamolo, la tachipirina italiana, perché il problema è che alcuni anti infiammatori bloccano anche le pathways di risoluzione dei danni da infiammazione, per esempio gli steroidi non sono indicati perché il cortisone negli steroidi può bloccare i sintomi dell’infiammazione ma blocca anche la risoluzione del danno provocato dall’infiammazione , non so gli omega 3 per esempio riattivano queste pathwways di resolving-protecting , molecole che aiutano a risanare il danno provocato dall’infiammazione sono quelle degli anti infiammatori che  modulano l’infiammazione in senso positivo perché ti bloccano l’infiammazione ma promuovono anche la risoluzione dell’infiammazione attraverso queste pathway.

In una sua conferenza cui ho partecipato circa 6 anni fa, parlava di un probabile aumento dei malati di diabete nel mondo e mi colpì il numero che fece, dichiarò che nel giro di 10 anni i diabetici nel mondo avrebbero toccato quota 800 milioni, a sei anni da quell’affermazione i numeri sono quelli? E…  a che punto è la ricerca per la cura del diabete oggi?

Allora ci siamo, siamo a 430milioni e ho l’impressione che diventeranno 600-650milioni nelle prossime due decadi. Non siamo ancora agli 800 milioni però ci sono aumenti preoccupanti tipo l’obesità e il sovrappeso, che sono legati al diabete di tipo2, molto più dell’80% dei pazienti americani sono sovrappeso, un dato preoccupante perché è una predisposizione al diabete di tipo 2. Poi il 20% della popolazione ha una malattia autoimmune che vuol dire 1 su 5 hanno una delle malattie autoimmuni, e se vedi c’è una base a tutte queste patologie che può essere anche riconducibile ad un effetto di diete pro infiammatorie che sono state sviluppate nelle ultime decadi nel mondo, soprattutto nelle diete occidentali o americane, vedi sempre questo aumento di omega6 diminuzione di omega3 e polifenoli, fattori protettivi nella dieta, un aumento di fattori negativi come i cibi super processati con alto indice glicemico  e l’insieme di tutte queste funzioni che  causa calo della vitamina D e un calo della vitamina C, perché consumare meno porzione di vegetali e frutta al giorno può costituire una congiunzione negativa degli effetti che possono poi provocare una predisposizione alle malattie croniche degenerative autoimmuni

Ecco, si può affermare che le aeree con maggiore possibilità di contrarre il diabete siano quelle occidentali, quelle che consideriamo sviluppate?

Si senz’altro perché se vedo anche il tasso, il rapporto omega6/omega3che è il cosiddetto indice di infiammazione della popolazione generale, in pratica gli omega6 sono il prototipo del pro infiammatorio e gli omega3 sono quelli che modulano di più la infiammazione; il rapporto omega6/omega3  più è elevato e più ti dice che una persona ha un indice di infiammazione elevato nel sangue che è relativo alla diete. Se vedi questo rapporto nella storia, tipo in Grecia negli anni ’60 quando la dieta mediterranea era tipo 3, questo rapporto poi nel Giappone dove c’è la sopravvivenza sana più alta nel mondo, siamo sui 4 se guardi gli Stati Uniti ed Europa è 16/18 ed è già molto più alto.

Se poi tu vai a vedere in paesi in via di sviluppo tipo India, vedi che le regioni rurali hanno ancora una dieta più bilanciata dal punto di vista nutrizionale, hanno un fattore tipo 4 come in Giappone, poi vai a vedere nelle metropoli dove sono stati invasi dai fast food e dalle diete occidentali, hanno un valore di 35 e sono addirittura due volte peggio della dieta americana/europea. Si vede come all’interno di una stessa popolazione con una stessa genetica di base, tutta la dieta che consumi ti può portare ad avere dei rischi molto più alti di sviluppare malattie croniche degenerative rispetto a chi sta ancora in campagna e ha una dieta molto più tradizionale, basata su vegetali e cibi meno processati a più basso contenuto di omega 6

Ho letto su una rivista qualche tempo fa che, uno dei suoi pazienti, ha subito un trapianto che gli permetteva di produrre insulina, ci può spiegare meglio questo intervento?

Noi estraiamo le cellule che producono insulina dal pancreas umano, che poi vengono iniettate nel fegato di un ricevente col diabete e ri-ingegnerizzano il fegato che diventa un doppio organo, che produce sia la funzione del fegato che quella di un pancreas endocrino, nel senso di produzione di insulina.  Per cui un ingegneria di organi invece che una ingegneria di genetica se vogliamo, dove inietti, questi cluster di cellule che producono insulina nel fegato, si fermano, vengono  bloccate dai capillari del fegato, vengono rivascolarizzate e diventa un vero e proprio doppio organo, che fa sia la funzione del pancreas endocrino che quella del fegato

E questa soluzione sta funzionando bene?

Sta funzionando bene, però richiede ancora farmaci immuno-sopressori antirigetto, per cui viene limitata ai casi più gravi di diabete di tipo1, dove si ha rischio di ipoglicemia grave, non riesce più a capire quando arriva un episodio di ipoglicemia, per cui è a rischio della propria vita e della vita di altri se per esempio guida una macchina o un mezzo che può investire qualcuno, se perde conoscenza. Allora dopo aver provato a ristabilire questo controllo metabolico in tutte le maniere possibili compresi sensori per il glucosio, microinfusori di insulina, microinfusori con la sospensione di iniezione di insulina per valori di glucosio bassi, se niente funziona si fa il trapianto di isole

Quindi, quale sarà il prossimo passo?

Adesso i nuovi trial che inizieranno quest’anno sostituiranno la immunosoppressione con delle nuove molecole, che sono invece immunomodulanti e non hanno gli effetti collaterali dell’immunosoppressione per cui sono molto entusiasta di iniziare questi trial perché potrebbero essere il giro di volta, perché se riesci a fare un trapianto di cellule che producono insulina senza dovere usare farmaci immunosoppressivi, allora tutti vorranno un trapianto di cellule che producono insulina, ed è per quello che stiamo lavorando in parallelo anche con compagnie che stanno producendo fonti illimitate di cellule che producono insulina derivate dalle cellule staminali per avere proprio una fonte che non sia legata ai donatori di organo che sono come sai molto limitati

Allora chiuderei questa intervista chiedendole qualche consiglio per i diabetici, devono comportarsi come si sono sempre comportati o devono avere qualche accortezza in più?

Ma in questo momento direi massima attenzione al controllo metabolico: fare la dose d’insulina appropriata mantenere la glicemia più normale possibile, ma anche aiutare a tenere un sistema immunitario in check assumendo vitamina C  e vitamina D, una dieta antiinfiammatoria, evitare alti contenuti di cibi con alti contenuti di omega 6, favorire il pesce con omega 3 e in generale avere una dieta sana che si consiglia a tutti

Perfetto, la ringrazio per il tempo dedicato a me ed ai lettori del DailyCases, ancora grazie e buon lavoro.

di emigrazione e di matrimoni

Is there a correlation between diabetics and coronavirus?

Interview with Prof. Camillo Ricordi, world-renowned diabetologist and researcher

By Paolo Buralli Manfredi

Good evening Professor Camillo Ricordi, firstly I want to thank you very much for having accepted this interview and for giving scientific support to all the readers of DailyCases. The first question I would like to ask you is:

Is there a correlation between diabetics and coronavirus?

Diabetes and coronavirus: from the analysis of the first 3,200 deaths in Italy that has now reached 30% of the deaths around the world it has come out that more or less a third of these have a condition, in practice they had diabetes. The majority of the deaths had comordibity with other chronic degenerative diseases as especially, in addition to hypertension, diabetes emerged in 33-34% of the cases of the deceased and naturally this upset and worried all the diabetic patients. However, the fact to be highlighted is that these statistics do not distinguish between Type 1 and Type 2 diabetes, they are all grouped together and the great vast majority, 92%, are patients with Type 2 and the majority of the patients with Type 2 are older than 65. So in the population of America for example someone older than 65 has a 95% probability of having comordibity with other chronic degenerative conditions, in other words they would surely an association between the risk of having serious forms of covid-19 and comordibity with other chronic degenerative diseases.

However, diabetes is tied to conditions of Type 2 diabetes patients who have an average age higher than 65 overall. So the problem is not with parents or a family with children with Type 1 diabetes. Type 1 is not as worrying but always requires attention because if the subjects with diabetes do not control the metabolism they can have greater risk because the immune system is more compromised in a situation of hyperglycaemia or an unbalanced metabolism because with this epidemic it is particularly important in diabetic subjects to try to maintain glycemic control with an appropriate therapy of insulin and these generally are the rules for all the population. And then there are other rules such as vitamin C and vitamin D that seem to help. Vitamin D is usually lacking in the population, the average in the United States is 24 nanogrammes per millilitre in the blood which in insufficient, however we aim to reach a level of vitamin D higher than 40 nanogrammes per millilitre to also give a boost to the immune system and not only the metabolism of the bones. Specifically, research papers have been released, some very recently, which say that vitamin C can also help in cases of coronavirus, even in patients in the most serious forms intensive care, to resolve faster the condition for which we recommend that all those in this phase take 2 grammes of vitamin C, 1 in the morning and 1 in the evening and then 50 milligrammes of vitamin D3 for the adults once a week to try to reach levels higher than 40 nanogrammes per millilitre in the blood. And then naturally there are no prospective randomized trials, no evidence based medicine. There are all those who will criticize these warnings but it is what we can do according to common sense and medicine based on what we know today as we cannot wait 4 years. In my family, my mother, some of the children and my wife are all in this regime.

Can you give our readers a simple explanation of the difference between type 1 and type 2?

In type 1 diabetes you have a situation of autoimmunity in which the subject’s immune system quickly, but not suddenly because there are also years of progression of the first symptoms of the disease with the appearance of antibodies at the first sign of disappearance of peaks of secretion of insulin before the full blown disease, starts to identify the cells that produce insulin as hostile that they destroy selectively, while type 2 diabetes is more tied to a dysregulation of the action of insulin, resistance to insulin often tied to obesity, lifestyle and diet.

In the majority of cases the resistance to insulin is a condition that can also be prevented with a proper diet and proper lifestyle. For this reason diet and lifestyle can prevent type 2 diabetes, instead you cannot with type 1 diabetes. The clichés say that a child with type 1 diabetes eats who knows how many sweets, doesn’t exercise enough and is at the computer for too long but it has nothing to do with lifestyle, autoimmune diabetes with an autoimmune disease such as lupus, ulcerative colitis psoriasis of the hundred autoimmune diseases which some say affect 20% of humanity.  The problem that has emerged, which must then be a consideration between type 1 and type 2 diabetes, is that there have been evolutions in our diet that can in general predispose chronic degenerative and even autoimmune conditions. For example, in recent decades there has been a growth in the consumption of Omega 3, fatty and acids and omega 3 and a decrease in omega 3 and an increase in omega 6, a decrease in natural antioxidant polyphenols and a decrease in vitamin D and an increase in foods that are rich in refined carbohydrates with a high glycemic index.

Therefore there is what is considered a perfect nutritional storm which could predispose the onset of degenerative autoimmune diseases for which there are nutritionists who maintain that these pro inflammatory diets do not help with resistance against viral infections as well, even in covid-19. We are trying to understand if there can be indications on the basis of predisposition for the development of chronic degenerative autoimmune diseases and maybe also resistance to insulin towards viral infections.

There have been reports on the web and in newspapers that advise against anti-inflammatory treatments because they could set off a violent covid-19 action, are you aware of this?

Some anti inflammatory medication, such as ibuprofen are not recommended. Instead the use of anti inflammatory medicine such as paracetamol is recommended because the problem is that some anti inflammatory medication also block the pathways to resolution of the damage by the anti-inflammatory medication. For example, steroids are not recommended because the cortisone of the steroids can block the symptoms of the inflammation and also block the resolution of the damage caused by the inflammation. I do not know if omega 3, for example, reactivates these resolving-detecting pathways or molecules that help to heal the damage caused by the inflammation are those of the anti inflammatory medications which modulate the inflammation in a positive sense because they block the inflammation but also promote the resolution of the inflammation through these pathways.

In one of your conferences that I attended about 6 years ago you spoke about a probable increase in diabetes patients around the world and I was struck by the number you mentioned, you declared that in the space of 10 years the diabetics around the world would number 800 million, six years after that declaration are these the numbers? And… at what stage is the research for the cure for diabetes today?

Well, we are now about 430 million and I have the impression that this will become 600-650 million in the next two decades. We have still not reached 800 million, however there have been worrying increases in obesity and weight gain which are linked to type 2 diabetes. More than 80% of American patients are overweight and this is a worrying figure because this is a predisposition for type 2 diabetes. And then 20% of the population has an autoimmune disease which means that 1 in five has an auto immune disease and, if you look, there is the basis for all these conditions which can also be traced back to an effect of pro inflammatory diets that have been developed in recent decades around the world, especially western or American. You always see this increase in omega 6, decrease of omega 3 and polyphenols which are protective factors of the diet, an increase of negative factors such as super processed foods with a high glycemic index and the sum of all these functions that causes the decrease in vitamin D and a decrease in vitamin C because eating smaller portions of vegetables and fruit per day can constitute a negative conjunction of the effects which can then cause a predisposition for chronic degenerative autoimmune diseases.

And so can it be said that the areas with greater possibility of contracting diabetes are those in the west, those that we consider developed?

Yes, of course, because if I also look at the relation of omega 6 / omega 3 which is the so-called index of inflammation of the general population, in practice the omega 6 is the prototype of the pro inflammatory and the omega 3 is that which modulates more the inflammation. The higher the relationship of omega 6 / omega 3 the more it tells you that a person has a high index of inflammation in the blood which is related to diet. If you look at this relationship in history, like in Greece in the 1960s when the Mediterranean diet was about 3, this relationship then in Japan which has the highest health survival rate in the world,, we are at about 4, if you look at the United States and Europe it is 16/18 which is already very much higher.

And then if you look at the developing countries such as India, you see that the agricultural regions still have a balanced diet from the nutritional point of view, they have a value of type 4 like in Japan. But then if you go to look in the metropolises which have been invaded by fast food and western diets, they have a value of 35 and are even twice as bad as the American/European diet. You can see how within the same population with the same genetic basis any diet you eat can cause much higher risks of developing chronic degenerative disease compared to those who still live in the countryside and has a much more traditional diet based on vegetables and less processed foods with a lower content of omega 6.

Some time ago I read in a magazine that one of your patients underwent a transplant which allowed him to produce insulin, can you better explain this operation?

We extract the cells which produce insulin from the human pancreas which are then injected into the liver of the recipient with diabetes and re-engineer the liver that becomes a double organ which produces both the function of the liver and that of the endocrine pancreas, in the sense of the production of the insulin. So this is an engineering of the organs instead of genetic engineering, if we want, when injected these clusters of cells which produce insulin in the liver stop, they are blocked by the liver’s capillaries, re-vascularized and become a real double organ which does the function of the endocrine pancreas and that of the liver.

And this solution works well?

It works well, however, it still requires anti rejection immune suppression drugs for which it is limited to the most serious cases of type 1 diabetes which have the risk of serious hyperglycaemia and can no longer understand when they reach the onset of an episode of hyperglycaemia with the risk to life and the lives of others such as, for example, while the patient is driving a car or another means of transport which could crash into someone if he or she loses consciousness. So, if after having tried to re-establish control of the metabolism in all the ways possible including sensors for the glucose, insulin pumps for suspension for low glucose suspension, none of these work islet transplantation is done.

Therefore, what will be the next step?

The new trials that will begin this year will replace immunosuppression with new molecules which instead are immunomodulatory agents and do not have the side effects of immunosuppressant agents. I am very excited about starting this new trial because it could be the turning point because if you can transplant cells that produce insulin without having to use immunosuppressant medication then everybody will want a transplant of cells to produce insulin and that is we are also working in parallel with companies that are producing unlimited amounts of insulin derived from stem cells in order to have our own source that is not tied to organ donors who, as you know, are very limited.

So, I would like to close this interview by asking you for some advice for diabetics, must they behave as they have always behaved or must they be more careful?

Right now I would say to take the highest attention to metabolic control. Take the appropriate dose of insulin to maintain the blood sugar as normal as possible but also to help keep the immune system in check by consuming vitamin C and vitamin D, an anti-inflammatory diet, to avoid food with high levels of omega 6, to favour fish with omega 3 and to maintain a healthy diet in general that is recommended for everybody.

Perfect, thank you for your time dedicated to me and the readers of DailyCases, thanks again and good work.

Translation by Gianni Pezzano

In arrivo il vaccino per il covid-19 da Pittsburgh

Pubblicato da The Lancet ,  è il primo studio su una rivista scientifica. I ricercatori sono stati in grado di agire rapidamente perché avevano già gettato le basi durante le precedenti epidemie di coronavirus.   

Gli scienziati della School of Medicine dell’Università di Pittsburgh hanno annunciato ieri un potenziale vaccino contro la SARS-CoV-2, il nuovo coronavirus che ha causato la pandemia da covid-19.  Testato su topi, il vaccino, somministrato attraverso un cerotto delle dimensioni di un dito, produce anticorpi specifici per SARS-CoV-2 in quantità ritenute sufficienti per neutralizzare il virus. 

L’articolo è apparso oggi su EBioMedicine , che è pubblicato da The Lancet , ed è il primo studio ad essere pubblicato. I ricercatori sono stati in grado di agire rapidamente perché avevano già gettato le basi durante le precedenti epidemie di coronavirus.   

 “Abbiamo avuto precedenti esperienze su SARS-CoV nel 2003 e MERS-CoV nel 2014. Questi due virus, che sono strettamente correlati a SARS-CoV-2, ci insegnano che una particolare proteina, chiamata proteina spike, è importante per indurre l’immunità contro il virus. Sapevamo esattamente dove combattere questo nuovo virus ”, ha affermato il co-senior autore Andrea Gambotto, MD , professore associato di chirurgia presso la Pitt School of Medicine. “Ecco perché è importante finanziare la ricerca sui vaccini. Non sai mai da dove arriverà la prossima pandemia. “

 “La nostra capacità di sviluppare rapidamente questo vaccino è il risultato di scienziati con esperienza in diverse aree di ricerca che collaborano con un obiettivo comune”, ha affermato l’autore co-senior Louis Falo, MD, Ph.D. , professore e cattedra di dermatologia alla Pitt’s School of Medicine e UPMC .

Rispetto al candidato al vaccino sperimentale con mRNA che è appena entrato in studi clinici , il vaccino descritto in questo documento – che gli autori chiamano PittCoVacc, abbreviazione di Pittsburgh Coronavirus Vaccine – segue un approccio più consolidato, usando pezzi di proteine ​​virali di laboratorio per costruire l’immunità . La sua azione è analoga a quella dei vaccini antiinfluenzali

 I ricercatori hanno anche usato un nuovo approccio per fornire il farmaco, chiamato array di microneedle, per aumentare la potenza. Questo array è un cerotto delle dimensioni di una punta di 400 minuscoli aghi che trasporta i frammenti di proteine ​​della punta nella pelle, dove la reazione immunitaria è più forte. Il cerotto va avanti come un cerotto e poi gli aghi – che sono fatti interamente di zucchero e  pezzi di proteine ​​- si dissolvono semplicemente nella pelle. 

 “Abbiamo sviluppato questo per basarci sul metodo antigraffio originale utilizzato per il vaccino contro il vaiolo , ma come una versione ad alta tecnologia che è più efficiente e riproducibile da paziente a paziente”, ha detto Falo. “Ed è in realtà abbastanza indolore.”

Inoltre, il sistema è altamente scalabile. I pezzi proteici sono prodotti da una “fabbrica di cellule” – strati su strati di cellule coltivate progettate per esprimere la proteina del picco SARS-CoV-2 . Anche la purificazione della proteina può essere effettuata su scala industriale.  Una volta prodotto, il vaccino può rimanere a temperatura ambiente fino a quando non è necessario, eliminando la necessità di refrigerazione durante il trasporto o lo stoccaggio.

Quando testato su topi, PittCoVacc ha generato un’ondata di anticorpi contro SARS-CoV-2 entro due settimane dalla puntura del microneedle. 

Questi animali non sono ancora stati rintracciati a lungo termine, ma i ricercatori sottolineano che i topi che hanno ricevuto il vaccino MERS-CoV hanno prodotto un livello sufficiente di anticorpi per neutralizzare il virus per almeno un anno, e finora i livelli di anticorpi della SARS. Gli animali vaccinati con COV-2 sembrano seguire la stessa tendenza. 

È importante sottolineare che il vaccino per microneedle SARS-CoV-2 mantiene la sua potenza anche dopo essere stato completamente sterilizzato con radiazioni gamma, un passo fondamentale verso la realizzazione di un prodotto adatto all’uso nell’uomo.  

Gli autori stanno ora richiedendo l’approvazione di un nuovo farmaco sperimentale da parte della Food and Drug Administration americana in previsione dell’inizio di una sperimentazione clinica umana di fase I nei prossimi mesi. 

“Il test nei pazienti richiederebbe in genere almeno un anno e probabilmente più a lungo”, ha detto Falo. “Questa particolare situazione è diversa da qualsiasi cosa abbiamo mai visto, quindi non sappiamo quanto tempo richiederà il processo di sviluppo clinico. Le revisioni recentemente annunciate ai normali processi suggeriscono che potremmo essere in grado di avanzare più rapidamente. “

Ulteriori autori dello studio sono Eun Kim, Geza Erdos, Ph.D., Shaohua Huang, Thomas Kenniston, Stephen Balmert, Ph.D., Cara Donahue Carey, Michael Epperly, Ph.D., William Klimstra, Ph.D. e Emrullah Korkmaz, Ph.D., tutti di Pitt; e Bart Haagmans, dell’Erasmus Medical Center .

Il finanziamento per questo studio è stato fornito dall’Istituto Nazionale per le allergie e le malattie infettive R21-AI114264, il National Institute of Arthritis e le malattie muscoloscheletriche e della pelle concede R01-AR074285, R01-AR071277 e R01-AR068249 e il National Cancer Institute concedono T32-CA175294.

Coronavirus.  Dall’Albania rientrati 99 cittadini

Fra questi altri due medici albanesi  che vanno ad aggiungersi ai volontari già arrivati. La Compagnia di Navigazione Adria Ferries si è attivata per la complessa operazione. 

Sono sbarcati ieri mattina a Bari, a bordo della nave Adria Ferries Claudia, 99 cittadini italiani (e alcuni italo-albanesi) rimasti bloccati in Albania in seguito alle recenti misure di contenimento del coronavirus.  Tra loro anche due medici albanesi che hanno deciso di rispondere immediatamente alle chiamate delle loro strutture sanitarie per aiutare i colleghi italiani, aggiungendosi al gruppo di 30 tra medici e infermieri inviato sabato dal Primo Ministro albanese Edi Rama. 

La complessa operazione di rientro in Italia  è stata resa possibile grazie alla Compagnia Adria Ferries con il supporto dell’Ambasciata Italiana di Tirana e di tutte le istituzioni portuali a sostegno della sanità italiana. Una procedura autorizzata in via eccezionale dalle competenti istituzioni e autorità albanesi al fine di permettere il rimpatrio in Italia. 

Europa. L’Unione non fa la forza!

Ma l’Europa esiste ancora?

di Andrea Cavazzini

In piena emergenza coronavirus, l’Europa fatica ancora a trovare una voce comune. Al contrario, la crisi del virus continua a mettere sotto gli occhi di tutti noi, le eterne divisioni tra i 27 stati dell’UE con le inevitabili controversie di questo o quel politico di turno. E la domanda legittima sorge spontanea è “Ma l’Europa esiste ancora?”

Non c’è dubbio che il nostro Paese nell’ambito di tutto il continente cifre alla mano, è quello più colpito dal Covid-19, con oltre 11000 morti e a rendere ulteriormente complicata la situazione e la difficolta di non poter contare sul sostegno degli altri “partner” europei. Come ulteriore simbolo di questa disunità la difficoltà di reperire dispositivi di protezione, soprattutto per coloro che sono esposti in prima linea contro il nemico invisibile, come il personale sanitario esposto pesantemente al pericolo di contagio.  Cina e poi a seguire Cuba e la Russia, e ultima l’Albania, sono i paesi che prima degli altri si sono mossi per intervenire in nostro aiuto, inviando anche team di specialisti a supporto del personale così pesantemente provato da turni estenuanti.

La compagnia cinese Xiaomi ha annunciato su Facebook il 5 marzo scorso che decine di migliaia di maschere FFP2 e FFP3  verranno inviate in Italia. “Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”, rispolverando un antico messaggio di fratellanza di Seneca, ha affermato la direzione del colosso cinese leader nella produzione di cellulari e suv. 

Al contrario, diversi stati europei come Germania, Repubblica Ceca e Francia hanno deciso di non esportare i loro dispositivi di protezione. “Dobbiamo essere uniti nella distribuzione di maschere protettive. Un blocco delle esportazioni tra gli Stati membri non rientra nello spirito dell’Unione Europea”, ha dichiarato il ministro della sanità belga Maggie De Block su Twitter la scorsa settimana.

Al contrario le dichiarazioni del portavoce del governo francese hanno anche suscitato polemiche sui social network. “L’Italia ha preso provvedimenti che non hanno fermato l’epidemia”, ha detto Sibeth Ndiaye. Commenti denunciati con una certa indignazione in particolare dalla filosofa ed ex deputata del centro sinistra Michela Marzano. “Come osi? Sapevi che l’OMS raccomanda alla Francia di prendere ad esempio le misure adottate dall’Italia?”

Il coronavirus ha anche alimentato le tensioni tra Italia e Austria dopo la decisione di chiudere virtualmente i confini.

“Qual è il concetto tanto affermato di “solidarietà europea” quando la Ue non è in grado di aiutare l’Italia e la Grecia? ” Marine Le Pen ha reagito su Twitter, sottolineando anche la mancanza di collaborazione.

Dopo diversi giorni di silenzio, il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha infine adottato misure per coordinare la risposta alla diffusione della malattia, compresa la flessibilità delle norme dell’UE in materia di aiuti. Ha dichiarato infatti la possibilità di mobilitare fino a 25 miliardi di euro di liquidità destinata ai sistemi sanitari, alle piccole e medie imprese e ai settori maggiormente colpiti nell’UE.

La Banca centrale europea a sua volta ha elaborato misure per far fronte all’epidemia per mantenere buone condizioni finanziarie per le famiglie, le imprese e le banche, nonostante le successive e incaute dichiarazioni di Madame Lagarde plenipotenziaria della BCE, che ancora risuonano sinistre (o destre) nelle nostre orecchie: “Non credo che nessuno dovrebbe aspettarsi che le banche centrali siano in prima linea nella risposta che ha agitato “la compiacenza e la lentezza” dei governi”.

 Non solo economia. Il virus dovrebbe convincere tutti a un deciso cambio di passo che riguardi la sanità, le infrastrutture a difesa della salute, il degrado ambientale: nessuno può farcela da solo.

Covid-19. Ma esiste il PROTOCOLLO X?

Oppure le Nazioni sono governate da totali incapaci presi dal panico!

di Paolo Buralli Manfredi. Melbourne – Australia

È da due mesi che osserviamo attentamente l’evolversi della situazione nelle varie Nazioni del mondo, la pandemia che qualche settimana fa è stata ufficialmente dichiarata dall’OMS, continua ad espandersi con moltiplicatori impressionanti arrivando ad oggi a più di 600.000 infettati nel mondo, numero che noi riteniamo infinitamente basso, visto che esistono realtà al mondo prive di strumenti per diagnosticare il covid19.

Ripercorrendo la storia più recente, ci siamo accordi che il comportamento dei Capi di Stato è simile in tutte i modi di agire degli stessi, per capire meglio dunque, rivediamo i passaggi da quando è apparso covid19.

Nel gennaio del 2020 in una città cinese Wuhan poco più di 11 milioni di abitanti, viene scoperto il primo focolaio di covid19. Le autorità cinesi dopo qualche tempo avvisano il mondo della possibile diffusione di un virus, chiamato covid19, che infetta rapidamente migliaia e migliaia di persone, tant’è che il Governo cinese impone la quarantena a più di 50 milioni di abitanti per cercare di fermare il contagio.

Tutti i Capi di Stato quindi, sono informati, in quel preciso momento, del fatto che il covid19 è aggressivo e si espande in modo rapido e soprattutto sanno, visto lo storico cinese, che l’unica azione possibile per fermarlo è l’isolamento delle singole persone, come i dati cinesi dimostrano fin dall’inizio della quarantena.

Nonostante ciò tutti i Capi di Stato ignorano quell’insegnamento che arriva dalla gestione di coloro che hanno gestito il primo focolaio e si comportano tutti allo stesso modo, come se applicassero un protocollo, che nel nostro titolo abbiamo chiamato “ PROTOCOLLO X ”

E, in effetti, osservando le procedure adottate dai Capi di Stato, notiamo che hanno evitato tutti di seguire il modello cinese per le prime settimane, quasi come se esistesse un protocollo da seguire per creare un numero x d’infettati, prima di arrivare ad usare il metodo della quarantena, ancora oggi non drastica come quella usata in Cina, dove si è arrivati al successo del “contagio 0”.

Proviamo dunque ad immaginare quale siano, se esistesse veramente, gli obiettivi del “ Protocollo X”.

Leggi anche:

Noi crediamo che in un modo, dove il castello dell’economia mondiale si stava frantumando giorno dopo giorno e dove la globalizzazione aveva portato i libri in tribunale dichiarando fallimento se Europa e Stati Uniti in testa, avessero immesso nel mercato ormai in coma profondo miliardi di dollari e di euro senza un motivo che fosse al di fuori del sistema economico mondiale, il castello già pericolante sarebbe crollato definitivamente.

I comandanti del castello sarebbero falliti e deposti da quel Dragone cinese che continua ad avanzare nel mondo a colpi di PIL a due cifre, ecco allora, che il covid19 è arrivato come per miracolo a trasformare quei falliti in eroi e Trump, nel totale silenzio dei mercati, inietta 2 mila miliardi di dollari per sostenere la Nazione in questo momento di difficoltà, non causata da un sistema economico ormai fallito ma, per colpa di questo minuscolo virus.

Lo segue a ruota l’UE che prepara un piano miliardario e guarda un po’, dopo la richiesta del Ministro dell’Economia tedesco di cancellare il patto di stabilità, grazie a questo benedetto virus, saltano magicamente tutti i parametri, tutti i trattati, insomma dopo la dichiarazione di pandemia da parte dell’OMS, i Capi di Stato possono fare quello che vogliono, ma soprattutto, possono nascondere i loro fallimenti e diventare eroi!

Chiudiamo sperando che quanto scritto qui sopra non sia solo una riflessione, ma speriamo che sia la verità, cioè, che esista veramente il “ PROTOCOLLO X”, lo speriamo vivamente perché, altrimenti, il mondo è governato da degli incapaci totali.

Coronavirus. Quarantena a quattro zampe

I consigli degli esperti per occuparsi al meglio del proprio cane durante il lockdown nazionale imposto dall’emergenza sanitaria

 Le restrizioni nella libertà di movimento imposte agli italiani dai recenti decreti del governo e il conseguente confinamento in casa, a eccezione di alcuni casi come portare i cani a passeggio, hanno scaturito migliaia di brillanti meme online su persone che portano a spasso animali di peluche o altri oggetti assurdi al guinzaglio, così come i video di cani nascosti perché stanchi di uscire per la strada così tante volte…

La verità è che anche i cani soffrono delle conseguenze di questa crisi sanitaria senza precedenti e dovuta al coronavirus. Daniela Leal, a capo del team dei veterinari di Barkyn, ci fornisce alcuni consigli utili per mantenere i nostri animali domestici attivi da casa e nella migliore salute possibile durante la quarantena.

Attenzione quando usciamo

Sebbene sia consentito portarli fuori, tutte le istituzioni competenti, dal Ministero della Salute alla Protezione Civile, raccomandano che queste passeggiate siano le più brevi possibili ovvero entro 200 metri dalla propria abitazione. “La cosa più importante in questi casi è stare estremamente attenti a non entrare in contatto con altre persone o cani durante la breve passeggiata, né noi né il nostro animale domestico. Si raccomanda inoltre di portare una bottiglia d’acqua con detergente per pulire l’urina e, come sempre, sacchetti per le feci. Quando torniamo dalla camminata è importante pulirsi le gambe con un panno o, meglio ancora, lavarle completamente”, raccomanda Leal. Infine potrebbe essere utile stimolarlo con una pallina per alleviare la sua (e la nostra) frustrazione di non poter passare più tempo in strada.

Mantenerli sempre in forma

Le sporadiche uscite che stiamo facendo in questi giorni per loro non sono sufficienti, pertanto è normale trovarli più irrequieti e stressati del solito: non possono rilasciare tutta la loro energia in strada. Pertanto è importante mantenere alto il loro livello di attività. Prosegue la veterinaria, “oltre a non smettere di portarli a fare una passeggiata, mentre siamo a casa possiamo continuare a giocare con loro: lanciando loro una palla, usando per esempio i giocattoli Kong (quelli in plastica in cui poter nascondere oggetti o premi) per attivarne la stimolazione mentale oppure usando semplicemente una corda, allungandola e tirandola”.

Intrattenimento, una necessità

Uscire e giocare resta sempre la cosa più divertente da fare, ma per passare del tempo possiamo anche fare cose al chiuso. “Ora che avete più tempo da dedicargli, approfittatene per rivedere alcuni comandi, come sedersi o sdraiarsi, magari insegnargliene loro di nuovi. Se avete abbastanza spazio in casa, inseguire di corsa o farsi inseguire dai nostri animali domestici è un gioco divertente che consumerà a entrambi parecchia energia”, spiega la veterinaria.

Un occhio al comportamento

Le dinamiche di tutti stanno cambiando in questi giorni, ci stiamo adattando a nuove circostanze nella nostra vita quotidiana. Gli esseri umani si sentono incerti su questa nuova situazione e l’angoscia dovuta all’isolamento che se ne può scaturire si fa notare dai nostri cani. Pertanto essi possono “sentirsi strani e più irrequieti”. Così come per le persone, affinché il loro comportamento non ne venga influenzato negativamente è importante fare tutto il possibile per intrattenerli e mantenere la normalità.

Alimentazione corretta, sempre

Secondo l’esperta, la dieta dovrebbe essere sempre la stessa, ma allo stesso tempo se l’attività del cane viene ridotta possiamo ridurre la quantità di cibo che gli diamo. “L’alimentazione dei cani deve essere adattata alle loro esigenze particolari con il massimo beneficio e in supporto al loro sistema immunitario. D’altra parte, poiché il fatto di uscire all’aperto è limitato, in questo caso, ordinare cibo online è un’alternativa più sicura”. Tra l’altro questa è anche una buona occasione per tirare fuori il ‘Masterchef’ che è in noi per preparare alcune ricette fatte in casa, apposta per loro. Ovviamente povere di grassi.

Essere consapevoli del proprio stato di salute

Dato che possiamo andare dal veterinario solo in caso di emergenza, possiamo sempre fare un rapido controllo a casa. “Possiamo vedere se il suo umore è cambiato o se ha il pelo sano, cioè uniforme e senza eccessive perdite. Un altro parametro che possiamo verificare è il suo respiro, che dovrebbe essere di 10-30 respiri al minuto mentre è a riposo. Dovremmo anche esaminare i denti, le gengive e la lingua aprendo la bocca per rilevare eventuale placca o infezioni”.

Dubbi e domande frequenti

Il coronavirus ha cambiato il nostro modo di vivere e così sarà per un po’ di tempo. L’accesso al mondo sanitario per tutti i membri della famiglia, compresi i cani, è stato radicalmente modificato dalla situazione in cui ci troviamo. Al fine di aiutare e fornire maggiore tranquillità, Barkyn ha aperto una linea telefonica per ridurre al minimo l’impatto del virus sulle famiglie con animali domestici, in modo che possano risolvere tutti i loro dubbi di tipo veterinario senza dover uscire di casa. La linea, di solito disponibile solo per gli utenti di Barkyn, oggi è aperta a tutti per poter dare delle risposte a tutte le domande di chi vive in casa con animali domestici. “In questi giorni le persone chiedono spesso se COVID-19 colpisce i cani e la risposta è che non ci sono prove per dimostrarlo. I cani non trasmettono né possono contrarre il virus. In molti chiamano inoltre per nuovi sintomi che hanno notato nei loro animali, come il prurito che prima non avevano o altri dubbi in generale, come se dovessero essere vaccinati”.

Per un supporto veterinario gratuito da parte dei professionisti di Barkyn è possibile chiamare il numero 331 872 7553, fino al 31 marzo, dalle 10 alle 20, oppure contattare vetline@barkyn.it. (www.barkyn.it)

Barkyn

Nato dall’amore per i cani, dalla convinzione che essi siano parte della famiglia e che meritano solo il meglio, il miglior cibo e i migliori consigli per la loro salute, Barkyn è un servizio personalizzato che offre alimenti creati sulla base delle preferenze del proprio cane, oltre a un veterinario assegnato che gli utenti possono contattare 24 ore su 24. Per maggiori informazioni visitate www.barkyn.it

 

In California muore di covid-19 un 17enne. Non aveva assicurazione sanitaria

In Usa aumentano a dismisura i casi di coronavirus. La morte del giovane 17enne evidenzia le incongruenze di una Sanità in mano ai privati e alle assicurazioni

di Ilaria Carlino

E’ accaduto a Lancaster, cittadina dello stato della California negli USA. Un adolescente di soli 17 anni ha perso la vita a causa del virus Covid-19 che purtroppo si è diffuso rapidamente negli Stati Uniti nel corso degli ultimi giorni. Il ragazzo, pur essendo risultato positivo al test non ha potuto procedere con le cure necessarie in una struttura medica dello stato della California a causa della mancanza di assicurazione sanitaria particolarmente costosa e obbligatoria in tutti i 50 Stati americani. 

L’adolescente sembra che avesse cominciato ad accusare dei sintomi venerdì 25 marzo, e il mercoledì successivo in seguito a peggioramenti si era recato presso l’ospedale californiano da cui poi è stato respinto.

I medici dello stesso gli avevano consigliato di recarsi presso una struttura pubblica locale, cosa che ormai era diventata inevitabile: il ragazzo è in seguito deceduto proprio nel momento in cui avveniva lo spostamento a causa di un arresto cardiaco. I paramedici hanno tentato di tenerlo in vita per ore, ma inutilmente. Quando l’adolescente è arrivato nel secondo ospedale era già troppo tardi.

A dare la notizia, il sindaco di Lancaster, Rex Parris, attraverso un video su Youtube. Il sindaco dichiara: “Il venerdì prima della sua morte, era in salute. Mercoledì è morto, non aveva un’assicurazione medica, quindi non lo hanno curato”.

“Una volta pensavamo che COVID-19 non fosse una minaccia per i nostri figli, ma la prima morte nella nostra comunità a causa di questo virus è stata quella di un minore. È fondamentale che la prendiamo sul serio. Non possiamo più far morire bambini a causa di questo virus. Per proteggere i nostri piccoli e la nostra comunità, dobbiamo rimanere a casa il più possibile. I nostri parchi sono chiusi. Le attività non essenziali sono chiuse. Per favore, seguite questi avvertimenti e restate a casa”, continua il sindaco. 

Negli Stati Uniti, il costo delle assicurazioni sanitarie è talmente elevato da rendere ancora più drammatica la situazione determinata dalla pandemia. Una situazione differente in Italia, paese che consente a tutti di poter ricevere le cure mediche di cui hanno bisogno grazie al diritto alla cura sancito dall’art.32 della Costituzione, nonostante i reparti di terapia intensiva siano sovraccarichi e fatichino ad accogliere nuovi pazienti.  Non si tratta infatti della prima giovane vittima del Coronavirus che negli Stati Uniti perde la vita per l’impossibilità di accedere alle cure mediche.

Si stima che circa 27,5 milioni di cittadini americani sono privi di copertura sanitaria. Mentre sale il numero di casi di Coronavirus negli Usa.

Dalla Russia un farmaco per il trattamento del coronavirus

La Federal Biomedical Agency ha introdotto un farmaco per il trattamento dell’infezione da coronavirus. Si tratta del farmaco antimalarico meflochina. Lo ha riferito il servizio stampa dell’agenzia RIA.

Il rapporto rileva che il centro di ricerca e produzione Pharmzashchita ha sviluppato un regime di trattamento che tiene conto dell’esperienza cinese e francese. “Il farmaco ad alta selettività blocca l’effetto citopatico del coronavirus nella coltura cellulare e ne inibisce la replicazione, e l’effetto immunosoppressivo della meflochina previene l’attivazione della risposta infiammatoria causata dal virus. L’aggiunta di antibiotici macrolidi e penicilline sintetiche non solo impedisce la formazione di una sindrome batterica-virale secondaria, ma aumenta anche la concentrazione di un agente antivirale nel plasma sanguigno e nei polmoni “, ha detto il capo dell’FMBA (Federal Biomedical Agency) Veronika Skvortsova.

Tutto questo evidenzia un trattamento efficace per i pazienti con COVID-19 di gravità variabile.

Inoltre, è stato sviluppato un sistema efficace e sicuro per la prevenzione del coronavirus basato sulla meflochina, che per curare la malaria agisce uccidendo il parassita che la provoca, come riporta l’agenzia di stampa.

La ricerca condotta diventerà parte delle linee guida del Ministero della Salute. In particolare, è stata aggiornata la sezione sulla diagnostica di laboratorio per il COVID-19 e sono stati ampliati i regimi di trattamento farmacologico. Quindi, i medici hanno catalogato diversi farmaci che sono stati usati per trattare la SARS e che si consiglia di utilizzare in combinazione nel trattamento di questa nuova infezione.

Si tratta di lopinavir + ritonavir, clorochina, idrossiclorochina e interferone. Inoltre, umifenovir, remdesivir, favipiravir sono attualmente in fase di sperimentazione clinica per il COVID-19

Già dall’11 marzo l’Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato una pandemia da coronavirus COVID-19, che si è diffusa dalla Cina.

Secondo le statistiche della Johns Hopkins University, sono quasi 600 mila le persone contagiate da Covid-19 nel mondo, più di 27mila i decessi e 131 mila le guarigioni. I primi tre paesi in termini di decessi sono Italia, Spagna e Cina.

In Russia, il numero totale di casi di coronavirus è di 1264 persone (817 delle quali a Mosca), 49 persone guarite e quattro sono morte.

Gli ultimi dati sulla situazione con COVID-19 in Russia e nel mondo sono presentati sul portale stopkoronavirus.ru.28 marzo – Notizie RIA. 

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
redazione@thedailycases.com