Banca Apulia condannata al risarcimento del danno per vendita di azioni Veneto Banca

 Lidu internazionale: al via un tavolo di confronto per spingere verso la riforma della normativa a tutela dei cittadini

Emanata la prima sentenza in Italia di condanna di Banca Apulia al risarcimento del danno per la vendita di azioni Veneto Banca.

La sentenza arriva dal Tribunale di Brindisi ma è di forte impatto sul territorio abruzzese dato il notevole numero di cittadini coinvolti in questa triste vicenda di risparmio tradito.

Il 26 maggio 2020, infatti, il Giudice di prime cure dott.ssa Marra ha pronunziato quella che, a quanto consta, costituisce la prima sentenza in Italia con la quale non solo è stata dichiarata la risoluzione dei contratti di acquisto dei titoli Veneto Banca ma l’Istituto di credito che ha venduto detti titoli, nella fattispecie Banca Apulia (successivamente incorporata per fusione ad Intesa San Paolo s.p.a.) è stata condannata al risarcimento del danno in favore del risparmiatore di € 81.649,75, oltre interessi. Dopo le pronunzie favorevoli dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie, è finalmente giunta una sentenza, come tale immediatamente esecutiva ed in base alla quale, quindi, dovranno essere restituite al risparmiatore le somme dallo stesso investite.

“Si tratta di una sentenza storica, destinata a fare giurisprudenza, la quale costituirà, indubbiamente, un precedente utile a tutto il popolo dei risparmiatori coinvolti nella vicenda Veneto Banca. Abbiamo, infatti, ottenuto il riconoscimento integrale della nostra linea difensiva” – afferma l’avv. Emilio Graziuso, il quale ha difeso nel processo civile il cittadino ingannato.

“Siamo impegnati da quasi venti anni nella tutela dei risparmiatori coinvolti nelle tristi vicende di risparmio tradito dallo scandalo della allora Banca 121 alla vendita di titoli Parmalat, Cirio, Cerruti, Argentina, Giacomelli, ed ora nelle controversie riguardanti i risparmiatori della Veneto Banca e della Banca Popolare di Bari in diverse regioni d’Italia, in particolare Abruzzo, Molise e Puglia” – conclude Graziuso.

Ma procediamo con ordine.

Nel periodo compreso tra il 10 giugno 2010 ed il 30 giugno 2013, il consumatore aveva acquistato presso l’allora Banca Apulia, della quale era cliente, azioni della Veneto Banca prospettati, a quanto sostenuto in giudizio dal risparmiatore, come titoli sicuri e senza rischio alcuno per il capitale.

Solo successivamente, a seguito delle note vicende di cronaca che hanno coinvolto la Veneto Banca, il risparmiatore si è reso conto della natura, dei rischi e della pericolosità dell’investimento posto in essere e che, pertanto, il valore delle azioni in suo possesso era pressoché azzerato.

Vani sono stati i tentativi di addivenire ad un componimento bonario della controversia e nel 2017, il risparmiatore ha promosso il processo conclusosi vittoriosamente con la sentenza del 26 maggio 2020, con la quale è stata riconosciuta la violazione da parte della Banca intermediaria della normativa di settore ed in particolare degli obblighi di informazione sulla stessa gravanti con conseguente diritto al risarcimento del danno di € 81.649,75, oltre interessi, per responsabilità da contatto sociale.

“Questo storico risultato – spiega Massimo Bomba, Presidente della LIDU Abruzzo e Molise – Lega Internazionale per i Diritti dell’Uomo – è motivo di grande soddisfazione per la nostra associazione che, nei giorni scorsi, aveva istituito anche un Osservatorio sui fenomeni dell’usura, estorsione e sovraindebitamento per tutelare i cittadini abruzzesi e molisani in difficoltà a causa della crisi economica causata dalla pandemia. Per la prima volta, oggi, grazie alla stretta collaborazione tra la LIDU Abruzzo-Molise e l’Associazione Nazionale “Dalla Parte dei Consumatori”, è stato riconosciuto in sede giudiziale il risarcimento integrale del danno patito al cittadino per la violazione degli obblighi informativi e per la responsabilità della Banca per la vendita delle azioni Veneto Banca”.

Grazie a questo risultato – continua il Presidente Bomba – potenzieremo il ruolo del nostro “Osservatorio LIDU” collaborando fin da subito con le Istituzioni, le associazioni per la tutela dei cittadini presenti sul territorio. Nei prossimi giorni, infatti, abbiamo fissato un tavolo di confronto con l’”Associazione Nazionale Dalla Parte dei Consumatori” per spingere verso una riforma della normativa che tuteli il cittadino e metta al centro l’uomo per evitare che queste vicende si possano trasformare in veri e propri drammi familiari”.

I volti sconosciuti degli oriundi – The Unknown Faces of Italians Overseas

di emigrazione e di matrimoni

I volti sconosciuti degli oriundi

Le nostre esperienze all’estero non sono diverse da quelle che ora fanno i nostri nuovi residenti in Italia

Quando parliamo degli emigrati italiani in giro per il mondo e dei loro discendenti pensiamo subito alle partenze e ai loro sforzi per costruire una vita nuova per le loro famiglie, però ci sono aspetti della loro vita che pochi in Italia conoscono. Questi aspetti non solo dimostrano il livello di impegno dei nostri connazionali all’estero, ma potrebbero fornire anche esempi che potrebbero e dovrebbero essere utili per aiutare i nuovi residenti nel nostro paese a integrarsi.

Naturalmente chi è emigrato con successo ha voluto chiamare nel nuovo paese di residenza i suoi parenti e compaesani. Di conseguenza ogni comunità italiana all’estero ha concentrazioni particolari di persone provenienti dallo stesso paese. Per citarne solo due esempi, Minturno (LT) ha una “colonia” di discendenti degli emigrati minturnesi a Stamford, Connecticut negli Stati Uniti e San Giorgio la Molara (BN) ne ha una altrettanto grande ad Adelaide in Australia. In molti casi le popolazioni in questi centri urbani sono più grandi delle popolazioni attuali nei paesi di origine.

Allo stesso modo questi gruppi si concentrano nella stessa zona della città, creando non solo delle “Little Italy”, ma anche molte pseudo colonie paesane. Infatti, ricordo benissimo un giro di visite in una strada di Melbourne, Australia con i miei genitori dove se non parlavi il dialetto di Bianco (RC) rischiavi di non trovare nessuno che ti capisse. In questo caso, i paesani erano anche tutti impiegati di un paesano che aveva creato un’impresa di pullman di grande successo.

Di conseguenza molti di questi gruppi hanno cominciato a formare circoli sociali, sia a livello regionale che di paesi individuali, come il Circolo di Fondi (LT) a Melbourne. Questi gruppi poi sono stati la base della commemorazione dei Santi patroni dei loro paesi dove senza dubbio l’esempio più famoso è la Festa di San Gennaro a New York.

Insieme ai circoli sociali sono nati anche gruppi sportivi in tutti i continenti e sarebbe interessante vedere quanti Club Juventus si trovano in giro per il mondo, come anche Inter e Milan, per non dimenticare poi gli esempi famosi di Boca Juniors e San Lorenzo in Argentina che sono clud con forti legami e radici italiani.

Però, il volto meno conosciuto di queste attività comunitarie è formato dai gruppi di promozione della lingua e della Cultura del Bel Paese e, soprattutto, dai gruppi di assistenza ai connazionali.  

Per quel che riguarda l’insegnamento della lingua italiana ai figli degli emigrati il nome più conosciuto è indubbiamente la Società Dante Alighieri che si trova in ogni paese con comunità italiane, ma non è l’unico gruppo che cerca di mantenere l’uso della nostra lingua all’estero.

Sono gruppi che dobbiamo incoraggiare anche nel futuro perché diffondere la nostra lingua sarebbe anche un mezzo importante per aiutare la nostra editoria in grande crisi, ma dobbiamo chiederci se il governo e le case editrici italiane si rendano davvero conto del potenziale mercato internazionale per i nostri libri e film, anche se puntassimo solo alle comunità italiane in giro per il mondo. Non parliamo di comunità estere piccole, ma di oltre 90 milioni di emigrati italiani e i loro discendenti. Possiamo veramente continuare a far finta che non possano dare un contributo importante alla nostra editoria e altre industrie culturali?

Ovviamente la chiesa cattolica ha fornito una base per alcuni dei gruppi di assistenza e l’Ordine degli Scalabriniani è particolarmente attivo in questi compiti, ma non si limita solo ai gruppi dei fedeli. Infatti, in molte di queste comunità esistono i Patronati italiani per aiutare i connazionali che hanno bisogno di aiuto non solo per le loro pratiche per eventuali pensioni italiane, ma anche per le pratiche per le pensioni dei paesi di residenza.

In ogni caso, sarebbe sciocco pensare che questi gruppi di assistenza sociale esistano soltanto per aiutare i nostri connazionali in questi problemi burocratici. Purtroppo non tutti gli emigrati italiani hanno avuto successo e non pochi hanno bisogno di assistenza di vario genere. A volte gli aiuti sono finanziari, come anche per aiutare i giovani che a volte sono emarginati, spesso per via delle loro origini, particolarmente per la prima generazione nata all’estero, oppure perché hanno bisogno di aiuti particolari come coloro che hanno figli disabili, ecc.

Poi, con l’invecchiamento degli emigrati sono state le comunità a formare gruppi di beneficenza che hanno acquistato e gestiscono case di cura per gli anziani. Questi gruppi forniscono il servizio più importante perché in molti casi i loro assistiti hanno perso la capacità di parlare la seconda lingua, quella del paese di residenza. I servizi forniti ai nostri connazionali all’estero in queste case di cura sono i più adatti ai bisogni specifici dei nostri anziani, come infermiere e assistenti che parlano l’italiano, i cibi adatti ai loro gusti e in molti casi visite di suore e sacerdoti di lingua italiana che forniscono l’assistenza spirituale che molti connazionali cercano nella terza fase della vita.

Queste sono le cose che rendono ancora più grandi le nostre comunità all’estero. Sarebbe stato facile dire che lo Stato dei paesi di residenza doveva fornire i servizi in cambio delle tante tasse pagate, ma siamo stati noi italiani a capire che siamo proprio noi i migliori a fornire i servizi di cui abbiamo bisogno nelle varie fasi della nostra vita.

Sono gli esempi che noi in Italia dobbiamo studiare e capire per poter aiutare gli immigrati che ora arrivano nel nostro paese per integrarsi al meglio.

Noi italiani dovremmo essere i primi a capire l’importanza di imparare la nuova lingua di residenza, ma anche come è altrettanto importante imparare la lingua di origine. Le nostre esperienze all’estero non sono diverse da quelle che ora fanno i nostri nuovi residenti in Italia.

Chiunque sia mai andato in case di cura per gli anziani italiani all’estero sa benissimo cosa affronterà questo paese nel futuro non tanto lontano per gli immigrati che ora sono giovani e sani, ma che con il tempo sentiranno gli effetti dei loro sforzi. Chiunque sia andato a vedere i gruppi di assistenza forniti ai nostri connazionali all’estero sa benissimo che ci sono problemi inerenti al processo di immigrazione, e che bisogna vegliare e agire per aiutare gli immigrati ad integrarsi nel nostro paese nel migliore di modi.

Ogni volta che parlo con immigrati in Italia, ogni volta che sento parlare di loro mi ricordo il mio passato in Australia e sento le stesse frasi e luoghi comuni sui volti nuovi e le voci nuove che ora girano in Italia.

A differenza degli altri paesi di immigrazione come gli Stati Uniti e l’Australia, l’Italia è fortunata perché ha un tesoro nella Storia e le esperienze dei nostri connazionali all’estero. Abbiamo potenzialmente una fonte enorme dalla quale potremmo prendere esempio e imparare per cercare di evitare gli sbagli, in alcuni casi le tragedie, commessi nel passato in quei paesi.

Il miglior modo di riconoscere gli sforzi e i lavori degli emigrati italiani non consiste solo in riconoscimenti e onorificenze ufficiali per alcuni di loro, ma di riconoscere i lavori svolti nel campo dell’assistenza verso chi ne ha bisogno. Il miglior modo consiste nell’imparare da queste esperienze e di metter le lezioni in pratica in Italia.

Mettiamo in pratica le lezioni che ci pervengono dall’estero anche perché sono una parte della Storia d’Italia e senza dubbio questa fase di immigrazione già fa parte della prossima fase della nostra Storia. Non ripetiamo gli sbagli degli altri paesi, ma dimostriamo d’aver imparato e di poter fare meglio.

di emigrazione e di matrimoni

The Unknown Faces of Italians Overseas

Our experiences overseas are no different from those of our new residents in Italy

When we talk about Italian migrants overseas and their descendants we immediately think about the departures and their efforts to make a new life for their families, however, there are aspects to their lives that few in Italy know. These aspects not only show the level of commitment of our fellow Italians overseas but also provide examples that could and should be useful for helping the new migrants in Italy to integrate.

Naturally those who migrated successfully called their relatives and fellow townspeople to the new country of residence. Subsequently every Italian community overseas has specific concentrations of people from the same town. To name only two, Minturno(LT) has a “colony” of descendants of Minturnese migrants in Stamford, Connecticut in the United States and San Giorgio la Molara(BN) has one just as big in Adelaide in Australia. In many cases the populations of these urban centres are much bigger than the current population of the towns of origin.

In the same way these groups concentrated in the same area of the city creating not only “Little Italies” but pseudo colonies of townspeople. In fact, I remember very well a round of visits with my parents to a street in Melbourne in Australia where if you did not speak the dialect of Bianco(RC) you risks not finding anybody could understand you. In this case, the townspeople were also all employees of another person from the town who had set up a very successful bus business.

As a consequence many of these groups began to form social clubs at both a regional and town level, such as the Fondi Club in Melbourne, Australia. These clubs were then the basis for the commemoration of the Patron Saints of their hometowns where without doubt the most famous is the Feast of San Gennaro in New York.

Together with the social clubs, sporting clubs were also formed in all the continents and it would be interesting to see how many Juventus Clubs there are around the world, as well as Inter and Milan, without then forgetting the famous examples of Boca Juniors and San Lorenzo in Argentina with strong Italian links and roots.

 However, one face of these community activities that is less known is formed by the groups for the promotion of Italy’s language and Culture, and also welfare assistance for our countrymen and women.

As far as the teaching of the Italian language to the children of migrants is concerned, the most famous name is undoubtedly the Dante Alighieri Society which is found in every country with Italian communities but it is not the only group that tries to maintain the use of our language overseas.

These are groups that we must encourage also in the future because spreading our language could also be a major means for helping Italy’s publishing industry which in crisis but we must ask ourselves if both the government and Italy’s publishers truly realize the international potential of our books and films overseas, even if we aimed only at the Italian communities around the world. We are not talking about small overseas communities but about more than ninety million Italian migrants and their descendants. Can we truly continue to pretend that they cannot give a major contribution to our publishing industry and the other cultural industries?

Obviously the Catholic Church provided a foundation for some welfare groups and the Order of the Scalabrinians is especially active in these tasks and this work is not limited only to groups of the faithful. In fact, in many of these communities there are the Patronati, the welfare branches of the Italian trade union movement, that assist their countrymen who need help not only for their Italian pension applications but also with applications for pensions in the countries of residence.

 In any case, it would be foolish to think that the welfare groups exist only to help with the bureaucratic problems of our fellow countrymen and women. Sadly, not all the Italian migrants were successful and not a few needed various types of assistance. Sometimes the assistance is financial, as well as to help young people who were often marginalized because of their origins, especially in the first generation born overseas, or because there are those who need specific assistance such as those with disabled children, etc.

And then, with the aging of the migrants, there were communities that formed charity groups that purchased and managed aged care homes. These groups provide the most important service because in many cases their clients lost the capacity to speak the second language, the language of their country of residence. The services provided to countrymen and women overseas in these aged care homes are the most suitable for the specific needs our elderly, such as nurses and assistants who speak Italian, the food is suitable for their tastes and in many cases nuns and priests who speak Italian provide the spiritual assistance that many of our countrymen and women seek in the third stage of their lives.

 These are the things that make our overseas communities even greater. It would be easy to say that the Sate of the countries of residence should provide the services in exchange for the taxes paid but we Italians were the ones who understood that that we are the best people to provide the services we need in the various stages of our lives.

 These are the examples that we in Italy must study and understand in order to help to help the immigrants that are now arriving to the country to integrate better

We Italians should be the first to understand the importance of learning the new language of residence but also how it is equally important to learn the language of origin. Our experiences overseas are no different from those of our new residents in Italy.

Whoever has gone to an aged care home for the Italian elderly overseas knows very well what this country will face in the not distant future with the migrants who are now young and healthy but with time they will feel the effects of their labours. Whoever has gone to see the welfare provided by our countrymen and women overseas knows very well that there are problems inherent to the process of migration and that we must watch and act to help the migrants to integrate into our country in the best way possible.

Every time I speak with a migrant in Italy and every time I hear someone talk about them I remember my past in Australia and I hear the same phrases and clichés about the new faces

Unlike the other countries of immigration such as the United States and Australia, Italy is fortunate because she has a treasure in the history and the experiences of our countrymen and women overseas. We have potentially a huge source from which we could take examples and learn to try to avoid the mistakes, and in some cases tragedies, committed in the past in those countries.

The best way to recognize the efforts and the labour of the Italian migrants does not consist only of official acknowledgments and honours  for some of them but by recognizing the work done in the field of assistance for those in need. The best way consists in learning from these experiences and to put the lessons into practice in Italy.

Let us put into practice the lessons that come from overseas, also because they are a part of Italy’s history and without doubt this phase of immigration is already part of the next stage of our history. Let us not repeat the mistakes of the other countries but let us show we have learnt and can do better.

“Salvamamme sicurezza con Amore” sbarca a Viterbo con 120 pacchi alimentari

La Presidente, Grazia Passeri: “un sostegno mirato alle famiglie. Oltre ai pacchi alimentari, tanti corredini personalizzati, biancheria impeccabile, tutto nuovo e di ottima qualità”

Salvamamme, l’associazione che assiste da vent’anni migliaia di famiglie fragili e in difficoltà socio-economica in tutta Italia con particolare attenzione a Roma e alle città della regione Lazio, è sbarcata a Viterbo con “Salvamamme sicurezza con Amore”, progetto innovativo che, in piena osservanza del dpcm, prevede la consegna in totale sicurezza di generi alimentari di prima necessità, prodotti per l’igiene e per la prima infanzia, giocattoli e completini nuovi per bimbi.

Il progetto ha preso vita dal bando regionale per l’emergenza Covid emanato dall’Assessorato alle Politiche Sociali regionale che ha permesso a numerose realtà del Lazio di gestire l’emergenza affrontata con più serenità.  “Oggi a Viterbo ha fatto tappa l’Associazione Salvamamme, da anni impegnata quotidianamente a sostegno delle famiglie, che in questo periodo di estrema emergenza, ha moltiplicato il suo impegno e la sua presenza in tutto il Lazio” – dichiara Alessandra Troncarelli, Assessore regionale alle Politiche Sociali, Welfare ed Enti Locali, che spiega –  “sono stati donati per l’occasione 120 pacchi alimentari e prodotti per bambini alle famiglie in difficoltà, tutto organizzato in perfetta sinergia con Padre Angelo Bissoni e la sua Parrocchia San Leonardo Murialdo e con la Caritas. La Regione Lazio è consapevole dell’importante ruolo degli enti del terzo settore, il tutto in un’ottica di confronto, ascolto e collaborazione continua: insieme siamo più forti contro il virus e le sue nefaste conseguenze sulla vita quotidiana delle famiglie”.

“Un sostegno mirato alle famiglie, oltre ai pacchi alimentari, tanti corredini personalizzati, biancheria impeccabile, tutto nuovo e di ottima qualità. Fare bene il bene è il motto di Salvamamme, che ringrazia l’Assessore Troncarelli, insieme alla regione Lazio che mai hanno fatto mancare il sostegno al Salvamamme insieme a tutta l’attenzione possibile” sottolinea Grazia Passeri, Presidente Salvamamme.

La tappa di Viterbo è stata resa possibile grazie alla collaborazione con la Caritas di zona Francesca Marianello, al coordinamento di Salvamamme locale con la sig.ra Tia Gusman e alle Fiamme Oro Rugby della Polizia di Stato che da sempre collabora fattivamente con l’Associazione con particolare riferimento alle consegne speciali ed emergenziali.

I Tamburi e le Bandiere – The Drums and the Flags

di emigrazione e di matrimoni

I Tamburi e le Bandiere

In un anno normale da mesi ormai ogni sera in tante città italiane si sarebbero sentiti gruppi di tamburi e chiarini e in piazzette e cortili si sarebbero visto altri gruppi allenarsi con bastoni e bandiere

Sappiamo tutti che l’emergenza Covid-19 ha cambiato drasticamente la vita in tutto in mondo, in ogni suo aspetto. In Italia l’emergenza ha voluto dire cancellare per quest’anno moltissime manifestazioni che durano almeno da decenni, e in un caso celebre da secoli, e che hanno segnato la vita di molte città, in modo particolare le città medioevali.

Perciò, vogliamo vedere cosa vogliono dire queste manifestazioni, non solo per l’economia e la qualità di vita di queste città, ma specialmente come possono offrire una rampa di lancio importante per il futuro attirando turisti da tutto il mondo per vedere un aspetto del nostro paese che pochi conoscono all’estero.

In un anno normale da mesi ormai ogni sera in tante città italiane si sarebbero sentiti gruppi di tamburi e chiarini e in piazzette e cortili si sarebbero visto altri gruppi allenarsi con bastoni e bandiere. Questi allenamenti sono la parte più evidente della stagione che doveva essere già iniziata in Italia. Siena, Faenza, Ascoli, Foligno, Città di Castello e Sulmona, per ricordarne soltanto alcune, sono città che di solito ospitano Pali di qualche genere, purtroppo quest’anno non sarà possibile vedere queste manifestazioni davvero bellissime.

Naturalmente il più famoso e indubbiamente il più appassionante è il Palio di Siena, sia per una cornice medioevale perfetta per l’occasione che per la rivalità tra contrade dove chi non partecipa in un’edizione fa la sua parte ad opporsi al rivale storico. I riti e le contestazioni al Palio senese riflettono le rivalità medioevali nella città.

Ogni Palio è l’occasione per mettere in mostra nel mondo la Storia di città cha hanno scritto capitoli della Storia d’Italia. Faenza, per esempio, una città non molto conosciuta all’estero ma che ha i suoi concittadini persino nella Divina Commedia, non è l’unica città dove i rioni mettono in mostra gli stemmi delle loro famiglie aristocratiche nei cortei che marciano fieramente verso ogni appuntamento del Palio del Niballo della città.

Non tutti i Pali sono corse di cavalli ed in alcuni casi non sono coinvolti nemmeno questi, come ad Alba dove gli animali protagonisti sono asini. Si va dalla corsa semplice come quella di Siena, a Quintane, Giostre, gare con anelli e così via. Ogni gara ha le sue caratteristiche e ognuno ha la sua preferita. E poi c’è anche il Palio delle Quattro Repubbliche Marinare che ovviamente coinvolge scafi.

Ma il Palio non è soltanto una gara di sport storico. Ogni Palio è un contesto che non solo ci permette di rivedere il passato, ma ci dà l’opportunità, anzi l’incentivo, di non perdere tradizioni e tecniche che senza i Pali rischierebbero di sparire. Queste tradizioni iniziano con quelle legate ai costumi.

Le contrade, i rioni e gli altri quartieri che ne fanno parte cercano di mettere in mostra la Storia e i dettagli che rendono ogni città italiana unica. Per poter fornire questi costumi per le sfilate storiche bisogna avere varie squadre che lavorano per tutto l’anno per ricreare i vestiti, le armature e le armi di una volta.

Nel caso dei costumi si parte dallo studio dei quadri e ritratti d’epoca per riprendere colori e disegni, si continua poi tramite gli archivi storici per documenti e racconti che descrivono quali materiali venivano utilizzati e come. Poi arriva la parte più impegnativa, quella di mettere insieme il tutto e di far tornare alla luce mode e stili che non si vedevano da secoli. Lo stesso discorso vale per le armi e le ricreazioni di vecchi stili di combattimento e di arti come la falconeria che caratterizzavano la vita dei ricchi e potenti di quel periodo.

La preparazione dei costumi mantiene in vita metodi e tecniche secolari di disegno e lavorazioni dei materiali. Nelle città che più tengono al loro passato i costumi sono tutti fatti a mano, in ogni dettaglio un capolavoro degli antichi mestieri tessili. Come anche le scarpe, riproduzioni fedeli dei modelli originali. 

Nel frattempo i diretti interessati si preparano. I fantini a conoscere, ad allenare i loro cavalli e animali per gli sforzi necessari a sostenere le gare. Ogni tipo di gara utilizza tecniche e animali diversi, ma i fantini spesso partecipano a più Pali e non è un caso che un controllo dei nomi dei fantini di ogni Palio troverebbe gli stessi nomi ripetersi di gara in gara. Soltanto i migliori vengono scelti e i loro servizi sono molto ricercati e la loro retribuzione non è soltanto nella forma dei trofei vinti.

Ma i fantini e i loro animali non sono gli unici elementi in competizione durante la stagione dei Pali. Anche gli sbandieratori sono in gara e la competizione tra di loro non è meno agguerrita di quella tra i fantini. Il pubblico festeggia ogni mossa buona dei suoi beniamini come prende in giro ogni sbaglio dei rioni e contrade avversari. I trofei degli sbandieratori hanno luoghi d’onore nelle sedi rionali quasi alla pari di quelli dei loro fantini. E le gare tra i ragazzi in costume non è da sottovalutare, e il premio per la miglior Dama del Palio è ambito ovunque.

Queste rievocazioni storiche dimostrano una faccia delle generazioni che hanno dato gloria al nostro paese. I ricordi e le lodi al nostro Medioevo e Rinascimento ci fanno ricordare una grande parte di quel che rende la nostra Cultura unica e ricchissima. Perciò questi eventi non sono da mantenere semplicemente per continuare in forma quasi innocua rivalità antiche, ma perché potrebbero svolgere un ruolo altrettanto importante per la promozione del nostro paese.

Con l’eccezione di Siena i Pali sono poco conosciuti all’estero, però hanno il potenziale di attirare turisti che poi non vedrebbero solo le gare agonistiche. Nell’andare ad assistere a queste gare i turisti avrebbero l’opportunità di vedere e godere zone che di solito hanno un numero limitato di turisti quando paragonati a Roma, Firenze e Venezia che sono, senza alcun dubbio, le città italiane più conosciute all’estero e dunque più visitate dai turisti.

Chi va a vedere Pali a Faenza, Ferrara, Alba, San Sepolcro, Teramo e tutte le altre città con feste medioevali, vedrebbe musei, gallerie e rocche, conoscerebbe nuovi piatti e prodotti regionali, ne assaggerebbe vini che spesso non escono dalle zone e capirebbe che i tesori culturali italiani non sono limitati ai tre grandi centri nominati, ma si trovano sparsi per tutto il paese. Chi fa il giro delle sedi dei rioni e delle contrade vedrebbe feste medioevali e mostre che presentano al mondo moderno la vita di una volta. La vita che ha dato luce a queste città bellissime, a opere d’arte straordinarie e anche a guerre feroci che hanno fatto la Storia non solo d’Italia, ma in molti casi anche del mondo.

Questi turisti vedrebbero i centri storici dei Pali al loro meglio, dove le piazze diventano le migliori cornici per i lavori dei rioni per le sfilate storiche e i Pali stessi. Chi va a Piazza del Campo a Siena per il Palio capirebbe all’istante una parte della realtà del passato della città. Chi va a vedere la gara della bandiera in Piazza del Popolo a Faenza le notti del weekend prima del Palio del Niballo, vedrebbe la vera bellezza di una Piazza poco conosciuta fuori della zona.

Purtroppo, ogni Palio ha i suoi critici, per esempio c’è chi non sopporta la confusione dei giorni di gara, chi mette in dubbio la veracità di certe gare, ma in fondo pochi possono negare che i Pali abbiano un impatto notevole sulle città.

Si, i Pali possono far molto per attirare nuovi turisti al Bel Paese ed è ora che siano promossi all’estero come meriterebbero. Ma non dimentichiamoci che non sono l’unica cosa nel nostro paese degna dei turisti. Cominciamo a guardare bene quel che abbiamo perché il futuro d’Italia dipenderà moltissimo dalla nostra capacità di attirare turisti internazionali e non solo perché i soldi che porterebbero nel paese servono per conservare quel che rischiamo di perdere per mancanza di fondi. 

È ora che l’Italia programmi bene il suo futuro, partendo anche dal fare crescere notevolmente il numero di turisti internazionali, non tanto ai tre grandi centri tradizionali, Roma, Firenze e Venezia, ma in città importanti che meritano un numero di turisti molto più grande perché il loro contributo al nostro passato fu molto più grande di quel che molti all’estero sanno.

Infine, che posto meglio che i Pali per far capire ai discendenti dei nostri emigrati all’estero la vera ricchezza della nostra, e quindi la loro Cultura, di vedere queste città al loro meglio, di guardare la bravura dei fantini, di sentire il rullo dei tamburi e di vedere volare in alto le bandiere di ragazzi che mantengono in vita tradizioni e capacità che sono solamente italiane.

 

di emigrazione e di matrimoni

The Drums and the Flags

In a normal year many Italian cities would have been heard for months the sound of drums and clarions and would have seen other groups training with sticks and flags in small squares and courtyards.

We all know that the Covid-19 emergency has changed life drastically around the world in every way. In Italy the emergency has meant many events were cancelled for this year that have lasted for at least decades, and in one famous case for centuries, and marked the life of many cities, specifically the medieval cities.

Therefore, we want to look at what these events mean, not only for the economy and the quality of life of these cities, but especially how they can be a major launching pad for the future by attracting tourists from around the world to see an aspect of our country that few know overseas.

(Translator’s note: words such as rioni and contrade all mean quarters/suburbs of cities and I have kept these in the article to show how customs change from city to city in Italy)

In a normal year many Italian cities would have been heard for months the sound of drums and clarions and would have seen other groups training with sticks and flags in small squares and courtyards. This training is the most evident part of the season that should have already started in Italy. Siena, Faenza, Ascoli, Foligno, Città di Castello and Sulmona, to name only a few, are cities which usually host some type of Palio, sadly it will not be possible to see these truly beautiful events this year.

Naturally the most and famous and undoubtedly the most exciting is the Palio di Siena, for both its perfect medieval setting and for the rivalry between the contrade where those who do not take part in an edition do their best to oppose their historic rivals. The rites and controversies of Siena’s Palio reflect the city’s medieval rivalries.

Each Palio is the occasion to show the world the history of cities that have written chapters of Italy’s history. Faenza, for example, a city that is little known overseas but has had citizens that can even be found in the Dante’s Divine Comedy, is not the only city where the rioni put on show the coats of arms of their aristocratic families in the processions that proudly march towards every appointment of the city’s Palio del Niballo.

Not all the Palios are horse races and in some cases not even these animals are involved, like in Alba where donkeys are the protagonists. They go from simple races such as at Siena, to quintane (quintaines), jousts, competitions with rings as targets and so forth. And then there is also the Palio delle Quattro Repubbliche Marinare (of the four Maritime Republics) which obviously involves boats.

But the Palio is not only a historic sport’s event. Each Palio is in a context that not only lets us glimpse the past but it gives us the opportunity, indeed the incentive, to not lose traditions and techniques that we would risk disappearing without them. These traditions start with those connected to the costumes.

The contrade, the rioni and the other districts that take part try to put on show the history and the details that make every Italian city unique. In order to provide these costumes for the historical parades there have to be a number of teams that work for all the year to recreate clothes, armour and the weapons of the past.

In the case of the costumes the work starts with the study of paintings and portraits from the period to take up the colours and the designs which then continues through the historical archives for the documents and the stories that describe which materials were used and how.  And then comes the most demanding part, putting everything together and to bring back to life fashions and styles that had not been seen for centuries. This is also true for the weapons and the recreation of ancient styles of fighting and arts such as falconry which characterized the lives of the rich and the powerful during that period.

The preparation of the costumes keeps alive centuries old methods and techniques of design and processing of the materials. In the cities that care most for their past the costumes are made by hand, in every detail a masterpiece of ancient textile crafts. Just like the shoes which are faithful reproductions of the original models.

In the mean time those directly involved get ready. The horsemen to get to know and train their horses and the animals for the efforts needed to endure the competitions.  Each type of competition uses different techniques and animals but the horsemen often participate in a number of Palios and it is no coincidence that if we checked the names of the horsemen of each one we would find the same names repeated in event after event. Only the best are chosen and their services are much sought after and their remuneration is not only in the form of the winner’s trophies.

But the horsemen and their animals are not the only elements in competition during the season of the Palios. The sbandieratori (flag throwers) are also in competition and this is no less fierce than that between the horsemen. The public cheers every good move by their favourites just as it mocks every mistake by their rival rioni and contrade. The sbandieratori’s trophies have places of honour in the headquarters of the districts almost on a par with that of their horsemen. And the competition between the people in costume is not to be underestimated and the prize for the best Lady of the Palio is coveted everywhere.

These historical re-enactments show us a face of the generations that gave glory to our country. The memories and the praise of our medieval period and the Renaissance let us remember a large part of what made our Culture unique and very rich. Therefore, these events are not to be kept simply to continue ancient rivalries in an almost harmless form but because they could play an equally important role for the promotion of our country.

With the exception of Siena, the Palios are little known overseas, however, they have the potential to attract tourists which would then see not only the competitions. When they come to watch these events tourists would have the opportunity to see and enjoy areas that usually have limited numbers of tourists when compared to Rome, Florence and Venice which are without doubt the Italian cities best known overseas and therefore most visited by tourists.

Those who go to see Palios in Faenza, Ferrara, Alba, San Sepolcro, Teramo and all the other cities with medieval festivals would see museums, art galleries and fortresses, they would get to know new dishes and regional products, they would taste wines that often do not leave the areas and they would understand that Italy’s cultural treasures are not limited only to the three great centres names but are spread throughout the country. Those who do the rounds of the headquarters of the rioni and the contrade would see medieval feasts and exhibitions which present to today’s world the life of times gone by. The life that gave birth to these beautiful cities and extraordinary works of art and also ferocious wars that made not only Italy’s’ history but in many cases also the world’s.

These tourists would see historic city centres at their best, when the piazze become the best settings for the work of the rioni for the historical parades and the Palios themselves. Those who go to the Piazza del Campo in Siena for the Palio would immediately understand a part of the reality of the city’s past. Those who go to see the exhibitions of the flags in Piazza del Popolo in Faenza on the evenings of the weekend before the Palio would see the true beauty of a Piazza that is little known outside the area.

Sadly every Palio has its critics, for example those who cannot stand the confusion of the days of the event and those who doubt the veracity of certain competitions but basically few can deny that the Palios have had a considerable impact on the cities.

Yes, the Palios can do much more to attract new tourists to Italy and it is time they are promoted overseas as they deserve. But let us not forget that they are not the only things in our country that deserve tourists. Let us start by looking closely at what we have because Italy’s future will depend very much on our capacity to attract international tourists and not only because the money they would bring are needed for preserving that we risk losing due to lack of funds.

It is time for Italy to programme its future well, also starting by significantly increasing the number of international tourists, not so much to the three great traditional centres, Rome, Florence and Venice, but in major cities that deserve a much bigger share of tourists because their contribution to our past was much greater that what many people overseas know.

Finally, what better place than the Palios to make the descendants of our migrants overseas understand the true wealth of our and therefore their Culture, than seeing these cities at their best, to see the skills of the horsemen, to hear the roll of the drums and to see the flags flying high from the hands of young people who keep alive traditions and skills that are purely Italian.

A Crotone ‘Libere Donne’ dona la mascherina ecologica alle famiglie in bisogno.

Intervista a Caterina Villirillo presidente dell’associazione Libere Donne che in lockdown ha affiancato la popolazione più fragile: ‘ci sono famiglie che non possono sostenere il costo della mascherina ma devono rispettarne l’obbligo’

di Benedetta Parretta

Un impegno capillare quello dell’associazione di Crotone ‘Libere donne’, presieduta da Caterina Villirillo, che in periodo di lockdown ha messo in campo tante risorse umane per aiutare le famiglie in difficoltà con raccolta di alimenti e consigli pratici, oltre alla missione di ascolto che da sempre caratterizza il lavoro di questa associazione molto presente sul territorio.

Come nasce l’idea di fare le mascherine in stoffa?

Questa idea nasce dal buon riscontro che i commercianti hanno dato, dopo l’iniziativa della “presina” per la festa della mamma, ci hanno regalato delle stoffe e ci siamo resi conto che ormai dobbiamo convivere con il pericolo di questo virus.

Una famiglia già in difficoltà non avrebbe potuto comprarle e cambiarle spesso, allora, avendo i laboratori delle donne vittime di violenza, ho deciso di far cucire alle volontarie le mascherine “gratis” per tutti coloro che ne hanno bisogno. Mascherine ecologiche che basta bollire ogni giorno e sono disinfettate. ’Libere Donne’ non si è fermata durante il lockdown, anzi ha lavorato di più. Non solo abbiamo continuato a dare sostegno psicologico, e non solo per le donne vittime di violenza, ma abbiamo dovuto interagire per lo stress della quarantena con tutti, giovani e anziani, gente depressa e con una situazione economica un po’ disastrata.

Che tipo di sostegno l’associazione Libere Donne ha dato in periodo di lockdown per emergenza coronavirus? Quali le attività a favore dei più fragili economicamente?

Molte le attività di affiancamento alle famiglie più bisognose dalla raccolta alimentare, la Spesa Sospesa presso i supermercati, per aiutare le famiglie che avevano una vera necessità, e cioè nulla da mangiare. Ma anche la raccolta di beni di prima necessità per i più piccoli, per i quali ci siamo inventate un baratto delle presine, fatte da noi, per la festa della mamma. Per non parlare della raccolta dei vestiti usati, consegnati alle famiglie che ne facevano richiesta. Abbiamo affiancato gente che è arrivata da territori lontani e distanti nella provincia di Crotone.

Abbiamo cercato di aiutare la gente nella compilazione della domandina per i buoni spesa, con molte difficoltà perché difficile la modulistica e la gente non aveva un computer e non sapeva mandare una mail. Abbiamo lavorato h24, stiamo aiutando la gente informandola anche sugli eventuali incassi di borse di studio cercando di facilitare tutto senza fare assembramento.

Tutto nasce per amore, per tendere la mano a tutti quei fratelli che il virus ha lasciato soli, ma noi non l’abbiamo fatto, abbiamo abbracciato tutti con il nostro operato sul territorio.

Per paura del virus si muore d’infarto

Per timore del contagio da covid19 i pazienti con patologie cardiovascolari sono rimasti a casa rischiando morte o disabilità. Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao esprime allarme chiedendo un rilancio della sanità pubblica per arginare future pandemie e i molteplici fattori di rischio salute della popolazione

 

I primi a lanciare l’allarme sono stati i cardiologi. In tutto il paese da quando c’è il Covid si è registrato un drastico calo di accessi al Pronto Soccorso per infarto fino al 50%, e per ischemia o emorragia cerebrale fino al 70%, pur essendo consapevoli che il tempismo nella cura di queste patologie è determinante. Per paura del virus si resta a casa aumentando così le probabilità di morte o disabilità. Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Italia. Anche per questo gli ospedali si sono affrettati ad adottare percorsi sicuri per gli ingressi dei pazienti noCovid ben distinti dai pazienti Covid, per loro e per pazienti con altre patologie urgenti, che se non trattate vanno a complicarsi inevitabilmente.

“Sull’onda della ripresa si è deciso di tenere conto strategicamente delle famose tre T: tampone, trattamento e tracciamento, ma si parla anche di territorio per l’individuazione di eventuali nuovi casi che potranno esserci – spiega Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao – Per le patologie tempodipendenti come infarto e ictus, nel periodo Covid è stato segnalato un incremento della mortalità, perchè all’inizio dell’epidemia l’apparato ospedaliero era rivolto al contenimento del virus, con il grande impegno per il trasporto dei pazienti da parte del 118. La paura ha determinato che i cittadini non si sono più rivolti all’ospedale, così i Pronto Soccorso si sono svuotati di quei casi che necessitavano di un intervento immediato per paura di essere contagiati. In questo contesto sono arrivate notizie che si vedevano meno infarti”.

Nel periodo iniziale dell’epidemia, mentre tutti eravamo a casa, è stato consigliato specialmente agli anziani e alle persone più fragili, a coloro che già avevano in atto delle patologie, di restare irremovibilmente a casa. Ricordiamo che anche le visite ambulatoriali erano sospese ed era consigliato non intasare lo studio del medico di famiglia che però rispondeva proponendo triage telefonico, come da invito della protezione civile. Così è stata usanza comune quella di autogestire e forse autodiagnosticare qualche malessere. Alcune patologie, come infarto o ictus, necessitano di tempestività negli interventi, specie perchè le terapie o la chirurgia siano efficaci.

“Andare in ospedale entro un arco temporale in cui la patologia è gestibile, salva la vita – ha continuato il segretario Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri italiani – ma andare dopo sei o sette ore o non andare per niente tenendosi il dolore al petto con condizioni cliniche peggiorate, aumenta la probabilità della mortalità. C’è stato un lavoro della società italiana di cardiologia che ha dimostrato come in questi pochi mesi la mortalità è passata dal 4% al 14%. Un ritardo o una riduzione degli interventi di angioplastica determina questo, la causa è la paura. Ma vale anche per altre patologie che necessitano di altre emergenze chirurgiche. Un paziente con una necessità chirurgica che non vuole sottoporsi adesso ad intervento perchè ha paura potrebbe pagare in termini di buon esito delle cure, le possibilità di buona riuscita in seguito si riducono.

Un incremento di dieci punti di mortalità ordinaria. Se i casi di infarto e di ictus sono circa duecentomila all’anno, se si immagina una mortalità incrementale di questo tipo in un anno sono ventimila casi in più. Poi c’è l’incremento di mortalità per tutto il resto delle patologie. Ci sono tutte le altre grandi cause, la prima le malattie cardiovascolari, siamo al 37%, ma da non trascurare i tumori circa al 30% delle cause di mortalità. In questo caso i malati che seguono terapie sono circa un milione e 200mila e di questi circa 300mila, quindi un quarto del totale, sono coloro che fanno chemio e radioterapia, che devono fare regolari controlli”.

Poi ci sono 410mila persone che attendono interventi chirurgici, perchè in questo periodo di emergenza coronavirus non si sono avvicinati agli ospedali. “410mila interventi corrispondono al 10% degli interventi che si fanno in un anno – dice fermamente Carlo Palermo – che sono più di 4 milioni, siamo intorno al 10% e per recuperarli si tratta del 10% del lavoro in più in un anno o in sei mesi il 20% , quindi almeno sei mesi di lavoro extra, tutto questo in una situazione critica della sanità che già ci è nota, un sistema sanitario tirato al parossismo sotto il profilo dell’efficientamento e del produrre prestazioni, tirato al massimo, che ha 45 mila posti letto in meno, una carenza di settemila medici negli ultimi dieci anni. Se poi ci mettiamo la dirigenza sanitaria portata avanti da fisici, chimici, biologi e quindi aggiungendo questi che sono altri duemila in meno, arriviamo a novemila persone che mancano nel nostro SSN; meno 36mila infermieri e operatori sanitari e una carenza di posti letto che ci mette in coda rispetto alla media europea poiché parte da 3,2 per mille il numero dei nostri posti letto in Italia, in Germania siamo all’8 per mille, in Austria siamo a 7 per mille e la media europea è 5 per mille. La nostra è una risposta estremamente ridotta, la stessa Commissione Europea sulla sanità nella previsione dei Fondi europei, i famosi 170 miliardi, ha raccomandato un intervento particolare perchè la resilienza e la capacità di risposta del sistema va migliorato. L’Italia (in emergenza covid19- ndr) si è salvata grazie allo sforzo straordinario di tutti gli operatori che hanno retto per quanto possibile in condizioni difficili”.

Pensiamo soltanto che siamo entrati in una pandemia che non potevamo, forse, prevedere, con solo cinquemila posti in terapia intensiva in tutto il paese. Del tutto impreparati quindi ad affrontare una evenienza del genere, sebbene avessimo già avuto delle “prove generali” con altre epidemie alcuni anni prima e oggi con la globalizzazione e con la generosità che ci contraddistingue, fatta di accoglienza e di aperture, dovevamo immaginare che le emergenze sanitarie ci avrebbero investito, e “investire” che è una parola che ha più significati, deve essere il nocciolo della questione, non tagliare.

“Ne avevo parlato proprio il 24 febbraio, lo ricordo bene, e rilevavo proprio questo problema – ci racconta il segretario Carlo Palermo – Avevamo un tasso per centomila di posti letto in Italia estremamente basso, ma soprattutto estremamente variegato. Il tasso medio europeo era 8,9 per 100mila abitanti. Per avere un’idea il Belgio ne ha 15 per centomila, la Germania 28 per centomila. La Calabria, pur dichiarando un tasso di 7 per centomila, in realtà quelli operativi dove c’è il personale, sono 5 per centomila. Per cui una situazione pesante, infatti dissi allora, menomale che l’epicentro è scoppiato dove le strutture sono più solide rispetto al sud dove rapidamente saremmo andati alla saturazione dei posti letto di terapia intensiva se ci fosse stata un’epidemia con la stessa virulenza che ha colpito il nord”.

Ma l’OMS ci ha avvisato che dobbiamo abituarci ad avere ciclicamente delle pandemie, quindi sarà bene attrezzarci e abituarci da questo momento a convivere con l’idea che i virus sono con noi e ci resteranno.

Non ci sarà più nord o sud del mondo o del Paese. “Il rischio è molto alto – conferma il segretario – e sarà necessario fare degli investimenti. Un primo incremento del Fondo Sanitario Nazionale c’è stato, ma ho l’impressione che non sia sufficiente. Bene invece l’investimento per l’incremento dei posti letto per la terapia intensiva che verranno portati al 14,5 per centomila, quindi un bel salto che aiuterà a smaltire l’arretrato di interventi chirurgici accumulato, che si rendono necessari per il post operatorio. Non abbiamo un numero adeguato di medici. Mancano anestesisti, medici dell’emergenza-urgenza, pneumologi, infettivologi. Le unità di infettivologia sono state massacrate nell’ultimo decennio e ora ne stiamo pagando il prezzo. C’è bisogno di un investimento in personale specializzato. C’è bisogno anche di ortopedici, di quei 410mila interventi, circa 150mila sono interventi di ortopedia”.

Il nostro è un Paese che sta invecchiando, nascite molto al di sotto della media, a causa della mancanza del lavoro i giovani stentano a mettere su famiglia. La popolazione italiana è prevalentemente adulta. Le figure dell’ortopedico, del geriatra, dei medici che seguono la popolazione anziana contano molto. “Serve un’iniezione di risorse che diano risposte al settore sanitario – conclude il segretario Carlo Palermo – che poi il Servizio Sanitario Nazionale deve gestire in modo adeguato. I finanziamenti sono importantissimi. Non avrei tante ritrosie per il Mes finalizzandolo al SSN per le spese dirette e indirette legate al Covid, come dice la Comunità Europea, anche perchè abbiamo bisogno di un ammodernamento delle strutture. Quando è sopraggiunta l’epidemia abbiamo dovuto correre ai ripari per tracciare i percorsi separati, Covid e noCovid, costruire le tende fuori dagli ospedali per il pretriage, la mortalità piano piano si è ridotta. Ma in termini di personale è costato moltissimo, fra medici e infermieri sono mancate oltre 220 persone. Non va dimenticato.

La protesta dei giovani futuri avvocati in emergenza covid19

In fibrillazione i 20mila aspiranti avvocati che dopo la prova scritta di dicembre per l’accesso alla professione, a causa del covid19 ad oggi non hanno l’esito dell’esame e nessuna notizia sull’eventuale prova orale da affrontare

Di Macrì Martinelli Carraresi

Il destino di ventimila aspiranti avvocati e magistrati italiani è sospeso e minacciato dal caos scaturito dall’emergenza Covid-19 che in questo caso sta colpendo la categoria dei giovani giuristi. Le lentezze che accompagnano la correzione delle loro prove scritte, effettuate a dicembre, blocca l’accesso a quelle orali mettendo a rischio lo stesso ingresso alla professione. Per ora un’ipotesi che potrebbe portare ad una soluzione,  mettendo d’accordo anche la commissione, sarebbe quella di permettere agli idonei degli scritti 2019 ad accedere direttamente alla prova orale 2020 senza dover rifare nuovamente lo scritto.

La situazione di stallo è stata da più parti denunciata e si sono  levate azioni di protesta da parte di giovani praticanti, tra le quali  la lettera aperta al direttore del Corriere della Sera di  Giulia Brugnerotto , aspirante magistrato  che, dopo aver spiegato passo passo le ragioni della protesta della sua categoria così penalizzata, suggerisce anche alcune proposte riformatrici, che stanno aprendo un tavolo di discussione che potrebbe portare all’avvio di  una riforma dell’esame di abilitazione  per gli avvocati  la cui disciplina, ricordiamolo,  risale ad una legge del 1934.

La lettera di Giulia si conclude così ”che le cose siano così , non vuol dire che debbano andare così”.

Qui di seguito la lettera di Giulia Brugnerotto al Corriere della Sera

 Egr. sig. Direttore,

mi permetto di scriverLe per sottoporLe una serie di problematiche, fino adesso sconosciute o comunque non oggetto di meritevole trattazione.

Mi chiamo Giulia, sono una praticante Avvocato e aspirante Magistrato. Nel dicembre 2019 ho sostenuto l’esame di avvocato e, come altri 20mila praticanti, sono in fremente attesa dell’esito della prova scritta al fine di potermi preparare, in caso di esito positivo, alla prova orale.

Le scrivo con la speranza che il Suo giornale possa dare finalmente voce ad una categoria che non è mai stata sufficientemente ascoltata e tutelata: noi giovani, più in particolare i giovani giuristi.

Sebbene l’art. 3 Cost. disponga che “tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali,” io, nelle vesti di aspirante giurista, come penso molti altri, non ci credo più molto.

L’inaspettata sopravvenienza del Covid -19 ha comportato gravose conseguenze in tutti i campi, nessuno escluso. Tuttavia, occorre precisare che le categorie già benestanti ne stanno uscendo quasi illese, mentre quelle ab origine in difficoltà sono costrette a sopportare condizioni sempre più degradanti.

Una lettera non basterebbe per elencare tutte le categorie precarie e le relative problematiche, ecco perché mi limito ad indicarne solo una: la categoria dei giovani giuristi, più in particolare gli aspiranti avvocati caduti nel dimenticatoio.

Lungi dall’evitare immediate critiche, sono perfettamente consapevole del fatto che vi è un’epidemia in corso e che i problemi sono altri e anche più gravi, ma questo, a mio avviso, non giustifica le evidenti disparità di trattamento.

Invero se i diversi decreti emanati hanno cercato di garantire una tutela – seppur minimale- alle maggior parti delle categorie professionali, è evidente come alcune siano state completamente dimenticate. Difatti ancora oggi, i 20mila praticanti avvocato che hanno sostenuto lo scritto di abilitazione, sembrano essere dimenticati nel nulla, vivendo così in una ingiusta situazione di limbo ed incertezza.

A partire dall’emanazione del Decreto cd. Cura Italia, l’Onorevole Manfredi, in qualità di Ministro dell’Università e della ricerca, ha stabilito che ai fini dell’abilitazione all’esercizio di specifiche professioni quali ad esempio architetto, assistente sociale, geometra,ingegnere,dottore commercialista, esperto contabile etc., in ordine alla prima sessione d’esame fissata nell’anno 2020, sia sufficiente sostenere un’unica prova orale secondo le modalità “a distanza”.

Tuttavia, tra queste specifiche professioni non è inclusa quella degli aspiranti avvocati.

Sul punto non si comprende quale sia la ragione che abbia indotto l’esecutivo a non parificare – circa le modalità di svolgimento dell’esame di Stato – la professione forense a tutte quelle interessate dal suddetto provvedimento, preferendo invece optare per una correzione da remoto delle prove scritte espletate nel dicembre 2019.

Non vi è chi non veda come vi sia un’evidente disparità di trattamento del tutto ingiustificata in ordine ad una professione di pari dignità rispetto a quelle sopra richiamate.

Mi chiedo quindi, assieme a tanti colleghi:qual è la differenza fra la professione di dottore commercialista e avvocato? Forse il Ministro a cui si deve dar conto.

Non da ultimo, la situazione viene ulteriormente aggravata con l’emanazione del Decreto cd. di Rilancio – che di rilancio per noi giovani ha poco o nulla- dove viene presa una scelta che si sarebbe potuta prendere ben due mesi fa: riprendere la correzione degli elaborati scritti dell’esame di avvocatura 2019 con modalità telematica, investendo le sottocommissioni di poteri discrezionali

e oneri, previsione solo volta ad alimentare l’incertezza dell’azione dei commissari; il tutto senza nemmeno prevedere un termine entro cui dover concludere le correzioni.

Da ciò derivano numerose e impattanti conseguenze a catena:

l’ulteriore prolungamento dei tempi di correzione con forte ritardo nella pubblicazione degli esiti (in tempi normali in genere è a giugno) comporterà la necessità per la maggior parte degli aspiranti avvocati – non ancora sottoposti ad esame orale – di dover sostenere in via cautelativa lo scritto previsto a dicembre 2020. Questo ha come conseguenza il dover affrontare nuovamente dei costi per l’iscrizione all’esame, l’acquisto di nuovi codici, il viaggio e l’eventuale alloggio per sostenere un esame che si sarebbe potuto evitare. Un peso importante per chi ha in media 27 anni, studia da anni e grava ancora sull’economia menage familiare, con la prospettiva – ancora troppo lontana – di dispiegare le proprie ali nel mondo professionale . Pensate quanto sia ancor più grave tutto questo quando riguarda i giovani che hanno sostenuto l’esame scritto nel dicembre 2018 e non hanno potuto sostenere il loro esame orale telematicamente, nonostante questa sia stata la modalità favorita da tutti gli atenei universitari nazionali, che hanno predisposto lezioni, esami di profitto ed esami di laurea, tutto attraverso un pc.

Ad aggravare il tutto si è aggiunta la mancanza di tutela non solo giuridica, ma anche economica.

Invero, nonostante il Decreto Rilancio si sia prodigato a tutelare tutte quelle categorie che nel decreto Cura Italia erano state escluse (i cd. invisibili), si è dimostrato – ancora una volta – totalmente incurante delle sorti dei giovani giuristi siano essi praticanti avvocato o tirocinanti presso gli uffici giudiziari.

Difatti, per i praticanti avvocati, per i quali (come noto da ormai troppi anni) non è previsto alcun obbligo di retribuzione dal momento che non sono classificati come lavoratori, non è stata prevista alcuna indennità.

Invero, nell’arco dei 18 mesi di tirocinio, per la maggior parte dei praticanti, la normalità è non ricevere alcun trattamento economico. Ricevere un rimborso spese è un privilegio e questo può accadere solo a fronte di un dominus compassionevole e riconoscente.

Per i tirocinanti presso gli uffici giudiziari lo Stato invece prevede una borsa di studio, assegnata solo mesi dopo lo svolgimento del tirocinio e neanche a tutti i tirocinanti (la borsa è infatti vinta solo da chi ha un reddito minimale ed entro le risorse stanziate dallo Stato). Peccato che, a seguito dell’emergenza COVID-19, solo pochi giorni dopo dall’uscita del bando, i termini per il deposito della richiesta di borsa di studio siano stati sospesi e lo siano tuttora. Nel 2020, infatti, appare impossibile richiedere questo piccolo riconoscimento in via telematica.

Stiamo parlando di “laureati eccellenti”, tutti laureati con un voto dal 105 in su, incaricati di affiancare i Magistrati affidatari in tutta l’attività giurisdizionale, dallo studio dei fascicoli, all’affiancamento in aula, fino alla redazione delle bozze della sentenza, per un periodo di 18 mesi dalla laurea

Occorre rammentare, soprattutto alle istituzioni, che anche i praticanti svolgono attività lavorativa, intesa come lo svolgimento di un’attività intellettuale, e, in quanto tali, dovrebbero essere ricompresi nella categoria dei lavoratori che, ai sensi dell’art.36 Cost. hanno diritto ad una retribuzione che deve essere, oltre che proporzionata al proprio lavoro, anche sufficiente “ad assicurare a sé alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” .

Nonostante ciò, non si giustificano le ragioni per le quali la maggior parte dei praticanti/tirocinanti non sia meritevole di alcun compenso o comunque sia sottopagato rispetto alla attività quotidiana che compie, costringendo le famiglie, quando vi siano le possibilità, a mantenerli anche oltre la fine degli studi.

A fronte di tale situazione mi pongo diverse domande:perché per perseguire la strada di avvocato, magistrato o notaio bisogna affrontare e far affrontare così tanti sacrifici? Tale percorso è davvero sostenibile solo da chi nasce in condizioni agiate ? Perché chi sceglie un certo percorso deve inevitabilmente rinunciare o rimandare la propria vita privata?

Sono risposte che non ho, che non trovo.

Da ultimo, ciliegina sulla torta: il nuovo Decreto Rilancio non solo ha aggravato un problema già esistente, ma ha altresì disposto una serie di concorsi in campo giudiziario del tutto inaccessibili alla categoria giovanile in virtù degli alternativi titoli esperenziali richiesti quali:

-aver svolto almeno 5 anni di servizio nell’amministrazione giudiziaria;

-aver svolto per almeno 5 anni funzioni di magistrato onorario;

-essere stato iscritto per almeno 5 anni consecutivi all’albo professionale degli avvocati;

-aver svolto per almeno 5 anni scolastici interi attività di docente di materie giuridiche.

Queste condizioni del tutto inique scoraggerebbero chiunque a intraprendere il percorso di studi di giurisprudenza. Ma non passi il messaggio sbagliato: voglio ancora credere che qualcosa possa cambiare e vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel. Voglio urlare a me stessa e a tutti i miei colleghi – come ha sostenuto uno dei Magistrati che per tutti noi costituiscono un modello- che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così.

Giulia Brugnerotto

Dove lo Stato non arriva – Where the State does not reach

di emigrazione e di matrimoni

Dove lo Stato non arriva

Troppo spesso chi va all’estero non si rende conto che lo Stato Italiano finisce al confine con pochissimi poteri in altri paesi

Non desideriamo entrare in tema di un caso recente che ha suscitato molto clamore nel paese, ma vogliamo trattare un tema che, nel corso di molti anni, è sempre stato attuale in Italia perché più volte nostri concittadini sono stati ostaggi in paesi stranieri.

 Per questo motivo desideriamo fare qualche riflessione sui poteri di qualsiasi governo democratico quando i suoi cittadini sono in pericolo all’estero e in modo particolare capire che esistono limiti a quel che i moderni governi democratici possono fare, e che dobbiamo ricordare ogni volta che leggiamo di casi non solo come il caso recente ma come molte altre volte nel passato.

 È strano come il detto italiano “Paese che vai usanza che trovi” in inglese si dica “When in Rome do as the Romans do”, cioè quando sei a Roma fai come i Romani. Ed è ancor più strano vedere come spesso molti italiani in viaggio all’estero pensino di poter fare come se fossero a Roma. Troppo spesso chi va all’estero non si rende conto che lo Stato Italiano finisce al confine con pochissimi poteri in altri paesi.

 Nel corso degli anni abbiamo avuto molti casi di cittadini italiani coinvolti in situazioni difficili e pericolose come qualche anno fa due nostri concittadini furono uccisi in Libia. Non dimentichiamo poi il caso dei Marò in India coinvolti in una vicenda che, purtroppo come spesso accade in casi del genere, si è trasformato in un conflitto politico in Italia quando casi del genere dovrebbero essere apartitici, oppure il caso tragico e mortale di Giulio Regeni in Egitto che si è trovato in mezzo a una lotta tra poteri politici locali, occulti e non.

 Inevitabilmente nel corso di interviste sui giornali e nei programmi televisivi sentiamo l’accusa delle famiglie rimaste in Italia, come anche da politici in cerca di alzare il profilo, che dicono che “lo Stato è assente”. Frasi del genere sono naturali per chi ha paura per i propri cari, però chi guarda questi programmi e chi fa le interviste e dunque, almeno in teoria, è neutrale, dovrebbe farsi un’altra domanda riguardo lo “Stato”. Cosa può fare lo Stato oltre i confini con i limiti della legge internazionale e la sovranità nazionale dei paesi coinvolti? Aggiungo poi la frase che è di rigore in queste situazioni, almeno apertamente?

 Pretendiamo che chi viene in Italia sia soggetto alla legge italiana e rispetti le nostre istituzioni ed è giusto. Proprio per questo motivo nessuno Stato può comportarsi in modo opposto. La sovranità nazionale impone questo rispetto verso altri paesi e come paese abbiamo l’obbligo di rispettare questo concetto che è alla base del diritto internazionale.

 È peggio ancora in paesi in subbuglio come la Libia o l’Egitto e altri paesi africani dove esistono non solo le forze di fazioni politiche in lotta tra di loro per essere riconosciute come governo nazionale legittimo, gruppi di fanatici religiosi, e anche bande criminali che sfruttano il caos per motivi di puro guadagno. Questo è il motivo per cui i vari Ministeri degli Affari Esteri nei paesi avanzati rilasciano avvisi ai cittadini per avvertirli dei seri pericoli a cui vanno incontro nelle zone di conflitto. Disgraziatamente, come abbiamo visto, ci sono quei cittadini che non danno retta a questi avvisi.

 Mentre assistevamo a questi drammi, pochi si saranno ricordati di un caso di ostaggi che mise in ginocchio diplomaticamente il paese più potente del mondo, gli Stati Uniti d’America.

Nel 1979, in seguito della Rivoluzione Sciita in Iran, un gruppo di studenti universitari decise di fare un gesto contro quel che loro consideravano il “Grande Satana” prendendo in ostaggio oltre 60 persone tra diplomatici, guardie e altri membri dell’ambasciata americana a Teheran. Il dramma durò due anni e vide anche un tentativo disastroso di salvataggio degli ostaggi da parte delle Forze Speciali americane, che finì nel deserto iraniano con un incidente d’atterraggio che uccise alcuni soldati.

 Questa vicenda dimostrò chiaramente i limiti imposti al potere di un singolo stato. Gli Stati Uniti risposero a un atto illegittimo con un altro atto illegittimo e le scene degli ostaggi fecero il giro del mondo e tutto diventò ancora peggio dopo il rilascio delle immagini degli elicotteri distrutti nel deserto del tentativo fallito. Non solo quell’incidente costò al Presidente Jimmy Carter un secondo mandato, ma segnò un passo importante del comportamento di paesi avanzati in drammi del genere.

 Nel caso di ostaggi, che cadano in mani di governi instabili, gruppi terroristici, oppure bande criminali, i governi nazionali non possono permettersi di agire in modo aperto, ma tramite i servizi segreti e i loro contatti nei paesi coinvolti. Come abbiamo visto e capito in queste ultime settimane, per la loro natura questi contatti sono discreti e coperti da altissimi livelli di segretezza. Perciò spesso sembra che i governi non facciano niente.

 Dopo il disastro in Iran i governi nazionali esitano nell’inviare truppe speciali, sia per motivi logistici, sia per il pericolo vero di rischiare di più la vita degli ostaggi, senza dimenticare gli effetti diplomatici se tali tentativi dovessero fallire. Naturalmente ci sono anche le voci di riscatti pagati per la liberazione di vari ostaggi nel corso degli anni. Raramente queste voci sono confermate e per un motivo molto semplice, la conferma di pagamento non fa altro che incoraggiare altre bande criminali a compiere sequestri di cittadini di paesi che hanno pagato in passato.

 Per quanto sia emotivo e senza entrare nei dettagli delle accuse, il caso dei Marò italiani in India non è mai stato un caso di imbrogli diplomatici. Per motivi di sovranità nazionale e per il rispetto delle istituzioni di un paese sovrano, nel momento in cui i due militari si sono trovati imputati sono stati condannati a subire le procedure del sistema giudiziario indiano. La situazione fu peggiore per loro, perché si trovavano in uno stato indiano durante una campagna elettorale dove il partito di maggioranza era ultranazionalista e voleva sfruttare le circostanze.

 In questi casi le trattative diplomatiche sono particolarmente delicate perché devono rispettare tutti i livelli dello stato di diritto. Per quanto fosse doloroso per noi italiani vedere i malumori e i problemi creati a nostri militari dall’incidente in alto mare, lo Stato italiano era costretto a riconoscere e rispettare gli obblighi delle leggi in vigore. Per fortuna i due paesi hanno accettato un arbitrato internazionale e speriamo tutti che il caso si possa chiudere al più presto e nel migliore dei modi.

 Per la loro natura questi casi hanno sempre un profilo altissimo nei giornali e nei notiziari televisivi, purtroppo ci sono politici sempre pronti a utilizzarli per promuovere i propri programmi politici. Però, dovrebbero essere situazioni da considerare e trattare in modo nazionale e unito perché in fondo toccano temi delicati con potenziali conseguenze inattese. Per esempio, se non rispettiamo le leggi locali come facciamo a pretendere che cittadini stranieri rispettino le nostre quando sono in Italia?

 Lo Stato, e con questo intendo tutti gli Stati sovrani e non soltanto la nostra Italia, non ha poteri illimitati e oltre i confini questi poteri diminuiscono ancora di più. I governi nazionali sono tenuti a rispettare le leggi internazionali come i loro cittadini sono tenuti a rispettare le leggi nazionali. Qualsiasi atto contro queste leggi non fa altro che indebolirle e umiliare il paese che le infrange.

 La prossima volta che vediamo un caso del genere e sentiamo la frase “lo Stato è assente” pensiamo un momento prima di rispondere. In realtà, all’estero lo Stato può fare poco legittimamente e ricordiamocelo quando decidiamo di andare in posti di alto pericolo perché nessuno possa diventare il prossimo caso internazionale.

di emigrazione e di matrimoni

Where the State does not reach

Too often those who travel overseas do not realize that the Italian State ends at its border and has very few powers in other countries.

We have not want to enter into the subject of the recent case that caused a lot of hype in Italy but we want to deal with an issue that in recent years has always been current in Italy because a number of times our fellow citizens have been hostages in foreign countries.

 For this reason we wish to reflect on the powers of any democratic government when its citizens are in danger overseas and especially to understand that there are limits to what modern democratic governments can do, and that we must remember every time we read of cases not only like the recent case but like many other times in the past.

 It is strange for Italians to know that English language speakers use the saying “When in Rome do as the Romans do”. And it is even stranger that often many Italians travelling overseas think they can act as if they were in Rome. All too often those who travel overseas do not realize that the Italian State ends at its border and has very few powers in other countries.

 Over the years we have seen many cases of Italian citizens involved in difficult and dangerous situations such as the two Italian citizens killed in Libya a few years ago. Nor do we forget the case of the two Italian Marines involved in a matter that, sadly as often happens in such cases, became a political battle in Italy when cases such as these should be non-partisan, nor the tragic case of Giulio Regeni in Egypt who found himself in the middle of a struggle between local political powers, hidden and otherwise.

 Inevitably during the interviews in the newspapers and TV programmes we hear the accusations of the families in Italy, as well as those by politicians looking to raise their profiles, who say that “the State is absent”. Phrases such as these is natural from those who are scared for their loved ones, however, those who watch these television programmes and those who do the interviews and therefore are neutral, at least theoretically, should ask themselves another question about the “State”. What can the State do beyond its borders with the limits of international law and national sovereignty of the countries involved? I will add another phrase that is de rigeur in these situations, at least openly?

 We demand that those who come to Italy be subject to Italian law and respect our institutions and this is proper. And it is for this very reason that no State can behave in the opposite way. National sovereignty requires this respect towards other countries and as a country we have an obligation to respect this concept which is the foundation of international law.

 The situation is even  worse in countries in turmoil such as Libya and Egypt and other African countries where there are not only the forces of the political factions fighting to be recognized as the legitimate national government, groups of religious fanatics and also criminal gangs that exploit the chaos for reasons of pure profit. This is the reason that the various Foreign Ministries in the advanced countries issue warnings to their citizens to advise them of serious dangers they could find in areas of conflict. Unfortunately, as we have seen, there are citizens who do not heed this advice.

 As we watch these dramas, few will remember a case of hostages that brought the world’s most powerful country, the United States, to its knees diplomatically.

 Following the 1979 Shiite Revolution in Iran, a group of university students decided to make a gesture against what they considered the “Great Satan” by taking more than 60 hostages in the American embassy in Teheran, including diplomats, guards and other staff. The drama lasted two years and also saw a disastrous attempt to save the hostages by America’s Special Forces which ended in the Iranian desert with a landing accident that killed some soldiers.

 The matter clearly showed the limits imposed by the powers of a single state. The United States answered an illegitimate act with another illegitimate act and the scenes of the hostages went around the world and everything became even worse after the release of the photos of the helicopters destroyed in the desert by the failed mission. This incident not only cost President Jimmy Carter a second term but it also marked a major step in the behaviour of advanced countries in dramas such as these.

 In the case of hostages that fall into the hands of unstable governments, terrorist groups, or criminal gangs, the national governments cannot allow themselves to act openly but through the secret services and their contacts in the countries involved. As we saw and understood during these recent weeks, by their very nature these contact are discrete and covered by very high levels of secrecy. Therefore it often seems the governments are doing nothing.

 Since the disaster in Iran national governments have hesitated to send Special Forces, both for logistics reasons and for the real danger of risking even more the lives of the hostages, without forgetting the diplomatic effects should these attempts fail. Naturally over the years there have also been rumours of ransoms paid for the liberation of various hostages. These rumours are rarely confirmed and for a very simple reason, the confirmation of a payment only encourages other criminal gangs to kidnap citizens of countries that paid in the past.

 As emotional as it was and without entering into the details of the accusations, the case of the Italian Marines in India was never a case of diplomatic tangles. For reasons of national sovereignty and for respect for institutions of a sovereign country, the moment the two Italian soldiers were indicted they were condemned to undergoing the procedures of the Indian legal system. The situation was worse for them because they were in an Indian state during an election campaign where the majority party was ultranationalist and wanted to take advantage of the situation.

 In these cases the diplomatic negotiations are particularly delicate because they must respect all the levels of the rule of law. As much as it was painful for us Italians to see the unrest and the problems created for our soldiers after the incident on the high seas, the Italian State was required to recognize and respect the obligations of the laws in force. Luckily, the two countries accepted international arbitration and we all hope that case will close soon and in the best way possible.

 By their very nature these cases always have a very high profile in the newspapers and TV news services, unfortunately there are always politicians ready to use them to promote their own political agendas. However, these cases should be considered and dealt with in a national and united way because basically they touch upon delicate issues with unexpected potential consequences. For example, if we do not respect local laws how can we expect foreign citizens to respect our laws when they are in Italy?

 The State, and by this I mean all the sovereign States and not only our Italy, do not have unlimited powers and they decrease even more beyond their borders. National governments are required to respect international law, just as their citizens are required to respect national laws. Any act against these laws only weakens and humiliates the country that breaks them.

 The next time we see a case such as this and we hear the phrase “the State is absent” let us think for a moment before answering. In reality, the State can do little overseas legitimately and let us remember this when we decide to go to places of high risk so that nobody can become the next international case.

Al via il processo in Corte d’Assise a Catanzaro per l’omicidio di Stefano D’Arca

Il 28 maggio si è svolta la prima udienza per l’omicidio del 54enne Stefano D’Arca presso la Corte D’Assise di Catanzaro. La difesa chiede l’ammissione di due testimoni per riferire sulla personalità del defunto. Mentre appare ben chiaro che la notte del delitto D’Arca era disarmato ed incontrò i colpi d’arma da fuoco di Francesco Pezziniti e Giuseppe Cortese

di Benedetta Parretta

Il 28 maggio si è svolta la prima udienza per l’omicidio del54enne Stefano D’Arca presso la Corte D’Assise di Catanzaro, che fa seguito al rinvio a giudizio chiesto dal Pm Giampiero Golluccio nell’udienza preliminare del 20 febbraio scorso presso il Tribunale di Crotone per gli imputati del delitto Francesco Pezziniti e Giuseppe Cortese, nonno e nipote, che il 7 marzo del 2019 uccidevano Stefano D’Arca all’uscita del bar Moka di proprietà del padre del Cortese. Dopo la costituzione delle parti civili e l’autorizzazione della Corte ad un cambio di domicilio di Giuseppe Cortese per evidente incompatibilità di convivenza nella medesima abitazione del suocero, quello che emerge in questa prima udienza è il clamoroso tentativo della difesa di ‘screditare’ la persona del povero D’Arca barbaramente ucciso, con l’indicazione di due testimoni che dovrebbero riferire circa la personalità del defunto. In ogni caso appare ben chiaro che la notte del delitto Stefano D’Arca era disarmato ed incontrò i colpi d’arma da fuoco di Francesco Pezziniti e Giuseppe Cortese.

Come si sono svolti i fatti che hanno portato all’uccisione di Stefano D’Arca

La lite tra D’Arca e Cortese sarebbe degenerata la notte del 7 marzo alla chiusura del bar Moka di Luciano Cortese padre di Giuseppe, per la perdita di una schedina. Stefano D’Arca avrebbe danneggiato una zuccheriera e una vetrina, forse era ubriaco. Giuseppe Cortese chiamò il padre Luciano che, con l’ausilio di alcuni dipendenti, separò il figlio e D’Arca, ma neanche lui riuscì a riportare la calma.

Allora il giovane chiamò il nonno, che abita a due passi da lì ed è il titolare dell’hotel Concordia.

Lo stesso Giuseppe Cortese a quel punto prese una pistola in uno sgabuzzino e tornò sul posto, ritrovandosi con D’Arca che inveì verbalmente. «Ti sei preso una pistola per spararmi?».

Quindi D’Arca venne allontanato dal bar dal padre del ragazzo che, a quanto pare insieme al nonno, a quel punto affrontò D’Arca che con atteggiamento di sfida disse al giovane che non avrebbe avuto il coraggio di sparare.

Il nonno sostiene di aver impugnato lui l’arma e di aver sparato.

Sette i colpi partiti da quella maledetta calibro 7,65 con la matricola abrasa, cinque dei quali raggiunsero al petto D’Arca, che morirà in ospedale poco dopo.

Il nonno chiamò l’ambulanza del 118 e la polizia, dichiarando: “abbiamo sparato a qualcuno che ci ha aggrediti… ci siamo difesi”. Ma la polizia intervenuta sequestrò a casa del nonno un’altra pistola clandestina. La vicenda fu ricostruita rapidamente dagli agenti della Squadra Mobile della Questura grazie anche alla visione delle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza, da cui emerge un quadro inquietante.

L’inizio del processo e le costituzioni di parte civile

Dopo il rinvio a giudizio degli imputati del delitto Francesco Pezziniti e Giuseppe Cortese, due giorni fa si è aperto il dibattimento in Corte d’Assise a Catanzaro che chiarirà le modalità dell’omicidio di Stefano D’Arca che fin dall’inizio è apparso agli inquirenti, supportati dalle immagini di una telecamera, come un atto di giustizialismo personale dei due imputati contro il D’Arca che, forse in stato di alterazione dovuto ad alcol, si era reso molesto solo con le parole. Al contrario nonno e nipote avrebbero reagito a colpi di pistola gli agenti intervenuti sul posto infatti, durante l’interrogatorio che seguì all’omicidio di D’Arca, misero Giuseppe Cortese di fronte all’evidenza del possesso della pistola, e lui ammise indicando il luogo dove l’aveva riposta dopo gli spari.

Le parti civili del processo sono l’avv. Jessica Tassone per D’Arca Graziella, l’avv. Emanuele Procopio per Valeria Scoleri e l’avv. Simona Manno per il nipote Filoramo Marco Antonio. Gli avv.ti Fabrizio Gallo, Marco Malara e Agnese Garofalo per i fratelli e la mamma di D’Arca.

L’oroscopo del mese di giugno di Massimo Pagnini

Oroscopo del mese a cura di Massimo Pagnini

Previsioni valide per Giugno 2020

Ariete

I primi caldi saranno portatori di idee e novità, sono segni della natura nei quali dovrete cogliere le coincidenze che arrivano, le amicizie saranno positive e potranno dare una mano al bisogno, fate tesoro dei consigli dati nel vostro passato per un miglior momento presente

Toro

situazioni in miglioramento, ci saranno persone pronte a darvi una mano all’occorrenza, coloro che cercano novità nel lavoro potranno avere messaggi nell’ultima settimana di Giugno, inoltre potrà arrivare una somma di denaro inaspettata.

Gemelli 

Le vibrazioni del compleanno muovono già positività nella prima settima di Giugno, seguono le vibrazioni con coincidenze per tutto il mese, nei giorni 06- 07 -08 avrete un movimento di situazioni non indifferente, gestire le cose sarà la vostra sapienza

Cancro

la quintaluna vi spinge nella nuova stagione, abbinandosi alla nuova luna del giorno 21, l’aria sarà fantasiosa e portatrice di novità e coincidenze, ma quello che cercate è una realizzazione, allora tenete in osservazione quello che arriva casualmente

Leone

l’amore continua a dare messaggi positivi specialmente con i segni d’aria, a parer mio occhio a un acquario, sarà sempre presente nelle vostre cose, nelle vostre scelte, insomma potrebbe essere sempre tra i piedi

 

Vergine

il caldo muoverà le vostre energie portando novità e coincidenze da tenere assolutamente in osservazione. Coloro che cercano l’amore potranno avere occasioni con Scorpione, il lavoro darà opportunità di iniziare una gratificazione.

Bilancia

l’energia bilancina è tremenda, sarete invasi dai consigli, cercherete di essere al centro dell’attenzione, questo vostro modo di fare vi creerà particolari attenzioni, potreste diventare noiosi e negativi, anche nelle vostre amicizie

Scorpione

i nuovi impegni si stanno manifestando sia nel lavoro che nelle nuove amicizie, presto avrete incontri molto piacevoli i quali vi daranno anche ottimi consigli, chi cerca un miglior svolgimento lavorativo potrà vedere novità in fine mese

 

Sagittario

il mese di giugno  è promettente in vari settori, positivi per il lavoro, nuovi contatti e proposte si faranno presenti, in famiglia troverete soddisfazione nelle vostre aspettative, ottimo per ottenere firme e contratti, in amore la situazione sarà stazionaria

Capricorno
qualcosa ha fatto scivolare via occasioni particolari, ma non sarà tutto perduto, il momento si riavvicina, quindi prendete posizione, svegliate chi è di dovere e riprenderete in pugno le vostre vicende, questo darà a voi uno svolgimento positivo

Acquario

il periodo di miglioramenti si è fatto un pochino aspettare, ma tutto andrà bene, cercate di improvvisare le cose e prendere al volo le occasioni, in questo periodo potrete guadagnare molto denaro grazie al cambiamento della natura.

Pesci

trova l’intruso!!! si consiglia una particolare attenzione su coloro che vi circondano, la loro curiosità diventerà invadente nei vostri confronti, mentre il periodo vi richiede una particolare emozione di realizzazione

 

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