Smart Working, ITALPOL modello all’avanguardia 

L’ad Giulio Gravina: “Il Coronavirus non ci ha colti impreparati”

Un’opportunità per le aziende e per la pubblica amministrazione. Una necessità durante l’emergenza legata al Coronavirus. Il telelavoro torna oggi con prepotenza all’attenzione di manager e società. In molti, dopo il decreto #IoRestoaCasa, hanno riscoperto l’utilità del lavoro agile. Molti altri, invece, non avendo dedicato investimenti in precedenza, sono corsi ai ripari per non subire ritardi nelle rispettive attività.

L’Italia, prima dell’emergenza, è apparsa refrattaria in questo campo rispetto all’Europa. Del resto l’utilizzo dello smart working comporta un cambiamento culturale, una revisione radicale del modello organizzativo dell’azienda e il ripensamento delle modalità che caratterizzano il lavoro in sé. Secondo i risultati, pubblicati lo scorso ottobre, della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management al Politecnico di Milano, gli smart worker in Italia ammontano a circa 570mila, ovvero il 20% in più rispetto al 2018, con un grado di soddisfazione molto più elevato di coloro che lavorano in modalità tradizionale. In lieve crescita anche il numero di grandi imprese che nel 2019 hanno avviato al loro interno progetti di smart working, mentre tra le piccole e media imprese si riscontra sia un aumento del lavoro agile sia un aumento delle imprese disinteressate al tema (dal 38% al 51%).

Numeri destinati a mutare con l’emergenza del Covid-19, che ha reso necessario il telelavoro. “Abbiamo sempre creduto e investito nelle tecnologie. Per questo l’attuale situazione di emergenza non ci ha colti impreparati – sottolinea  Giulio Gravina, l’amministratore delegato di ITALPOL, azienda leader nel mondo della vigilanza e della sicurezza preventiva –. La maggior parte dei nostri dipendenti, che ricopre mansioni di carattere amministrativo ed organizzativo, è passato al telelavoro per adeguarsi a quanto il governo chiede a tutti noi italiani. L’esperienza maturata dal nostro ufficio tecnico R&S con il software per il Work Force Management, che consente di organizzare e coordinare il lavoro a distanza, ci è stata sicuramente di grande supporto”.

Covid – 19: al via #salviamoleimprese in soccorso alle aziende e ai piccoli imprenditori in difficoltà

Nasce la task force di esperti di sviluppo business e trasformazione digitale gratuita

L’epidemia da Covid-19 continua ad estendersi a un numero crescente di paesi e i danni economici saranno incalcolabili. La ripresa per noi sarà più complessa perché già prima dello scoppio dell’emergenza eravamo il Paese con la crescita e la produttività più bassa d’Europa. Già oggi un’azienda italiana su dieci è a rischio fallimento, inoltre, a causa dell’ordinanza restrittiva che pone l’intera penisola in Zona Rossa limitando la circolazione dei cittadini, tutte le piccole attività locali come bar, ristoranti, negozi e simili, rischiano di chiudere definitivamente la serranda.

Per sostenere concretamente le imprese in difficoltà il magazine Influencer Today di Francesco Giuliani, in collaborazione con l’agenzia Top solution di Manuel Nevolo e SoftwhereX Ltd. di Manuel Timperi hanno deciso di formare una Task Force di esperti di sviluppo business, marketing e tecnologia digitale in grado di fornire consulenza e assistenza ad altissimi livelli gratuite e personalizzate con l’obiettivo di contenere i danni economici e aiutarle alla modernizzazione grazie a processi di trasformazione digitale immediata, con attività che vanno dalla semplice assistenza telefonica per domande sul marketing via social, a vere e proprie consulenze strategiche.

Lo sciacallaggio professionale è in agguato, ogni giorno nascono nuove iniziative di agenzie che propongono alle piccole imprese, già colpite dal calo del business, consulenze in strategie di marketing o trasformazione digitale “copia e incolla”, elaborate cioè con tattiche superficiali le quali sembrano “appetibili” (perché facili) a tutti gli imprenditori che non conoscono a fondo le tecniche applicate allo sviluppo delle strategie digitali.

Il team #salviamoleimprese propone invece consulenze individuali tramite video-chiamata, le quali anziché iniziare dal marketing, partono da un’analisi dei punti di forza e debolezza dell’azienda e brainstorming per la ricerca di soluzioni fino ad arrivare allo sviluppo di un nuovo modello di business; rebranding; riposizionamento. 

L’iniziativa appena varata mette subito a segno il primo gol grazie al successo di “Like Calzature”, progetto nato dalla richiesta di aiuto di una coppia di musicisti della provincia di Roma messa in difficoltà dall’improvviso calo degli eventi musicali per la quale è stato sviluppato un sito e-commerce che, con i suoi 50 mila followers su Facebook e 10 mila su Instagram, è diventato in poco tempo uno dei punti di riferimento nazionali per l’acquisto di calzature femminili.

#salviamoleimprese – www.influencer.srl  

Profili:

Manuel Timperi:

https://www.linkedin.com/in/manueltimperi/https://www.linkedin.com/company/softwherex/

Manuel Nevolo:

https://www.linkedin.com/in/manuelnevolo/www.topsolutionweb.it

Francesco Giuliani:

https://www.linkedin.com/in/francescogiulianiofficial/https://influencertoday.it/

La tragedia Covid–19 evidenzia il bisogno di maggiore organizzazione in campo sanitario

L’Italia reagisce al coronavirus secondo Ilaria Capua, virologa di fama mondiale, ma si poteva fare meglio con maggiori risorse dedicate all’organizzazione sanitaria e alla ricerca scientifica

di Carlo Taccone

Arrivati a questo punto riveste una sicura importanza operare un approfondimento, piu’ sereno ed obiettivamente efficace, sulle motivazioni e le valutazioni implicite allo spandersi, per certi aspetti impetuoso, epidemiologico e pandemico di questo sconosciuto miscuglio di agenti patogeni, oramai noto come COVID-19.

Con sofferenza impietosa ascoltiamo quotidianamente la triste elencazione dei freddi, freddissimi dati che ogni sera, da qualche giorno, la Protezione Civile, ci annuncia.

Appare evidente che occorre interpretarli ricordando che non si tratta solo di numeri, ma di persone che hanno perso la vita, dar loro un senso  compiuto, riconoscersi  nei loro nomi, nei  loro backstage umani,  nella loro infinita  solitudine e precarieta’ emotiva che li accompagna nel pre-mortem.

Gli  ultimi  annunci  confermano  l’aumento  dei  contagiati, non  specificano  se  essi  siano  in  isolamento  domiciliare  semplice o assistito, ma anche  che  -pur  se  lievemente-   i  decessi  risultano  in calo rispetto al giorno precedente   con  lieve  aumento  – in  contemporanea– dei  cosiddetti  guariti, e con  modica  riduzione  dei    ricoveri  (finalmente!)
«È una buona notizia — commenta su La7 nel programma DiMartedì, dagli Stati Uniti, Ilaria Capua che dirige, all’Università della Florida, l’One Health Center of Excellence dove si studia la salute umana, ma anche quella animale — significa che le misure di contenimento in Italia stanno funzionando».

Ad esempio bisognerebbe interrogarsi sulle verifiche di funzionalita’ eseguite, o da eseguire ancora, sui  sistemi  di   conduzione  e  filtraggio  della  ventilazione  intraospedaliera   e  se  i  supporti  tecnici  risultano  ancora a  norma  ( cambio  regolare  dei  filtri, controllo  valvole  elettrotermiche ad esempio) come  possibile  altro  fattore  determinante  e  scatenante  della  diffusione  contagiale.  Un ulteriore campo d’indagine strategico potrebbe essere l’analisi epidemiologica sullo scarso numero di contagiati presso le comunità degli immigrati provenienti dal continente africano, che in realtà vivono un vero disagio abitativo e alimentare.

Potrebbe  essere   utile, ad  esempio, aumentare  la  disponibilta’  e  l’esecuzione  materiale  dei  tamponi   nella popolazione   ovvero  utilizzare  nuove  tecnologie (come il tracciamento via smartphone) per intercettare i contagi?
«È fondamentale fare il tampone ai sanitari. Questo sì (troppi i medici infettati nel Paese). Ma per quanto riguarda la possibilità di utilizzare le nuove tecnologie ho qualche perplessità. Non siamo coreani (nella Corea del Sud questo tipo di tracciamento ha dato buoni risultati nell’intercettare i contatti, potenziali diffusori di virus). E nemmeno cinesi, dove queste tecnologie sono state utilizzate» spiega la Capua.

Dr.ssa   CAPUA   come si  puo’ implementare oggi  in  Italia,  lo  sbarramento  nei  confronti  di  COVID-19?
«L’unica cosa da fare è proteggere soprattutto le persone fragili. Gli immunodepressi perché magari hanno un tumore. Chi soffre di malattie croniche come cardiopatie o diabete. Occorre entrare nell’ordine di idee che tutti, ma soprattutto queste persone, per un “certo numero di mesi” dovranno proteggersi. Probabilmente il contagio non si fermerà anche se rallenterà».

Oltre con evidenza,  potenziare  ancor  di  piu’  il  settore  ricerca  in  campo  microbiologico,  a  differenza di  quanto  non  e’  avvenuto   negli  anni  scorsi,  nel  periodo  post-SARS.  Cio’ implichera’ naturalmente  una  completa  e  ricca  opera  di  revisione  dell’assetto  Sanitario  Nazionale,  le evidenti discrasie cui stiamo assistendo rendono quanto mai  necessario ricostruire  con  certosina  pazienza  anche  le  norme  istituzionali  che  regolano  i  rapporti  con  gli  Enti  Regionali  e l’istituzione di  una  cabina  di  regia  effettiva  che   possa   supervisionare  gli  atti  relativi  alla   gestione  sanitaria  Regionale.

In passato si moriva per la Patria, a Crotone invece gli “eroi” scappano

I cittadini chiedono al Prefetto della città calabrese di intervenire per l’incresciosa vicenda dei dipendenti dell’Asp, 300 in tutto,  rimasti tutti insieme a casa per ‘presunta’ malattia.

Di Benedetta Parretta

Sono 151 gli appartenenti al comparto sanitario, tra cui 91 infermieri, 33 medici e 17 Oss, che hanno lasciato il lavoro per malattia in un momento di vera emergenza. Non è accettabile ed è poco verosimile la casualità di tutti i certificati di malattia del personale sanitario di Crotone, in parallelo alla battaglia mondiale che vede impegnati tutti gli ospedali con i suoi professionisti, contro il Covid-19.

Sanità e Sicurezza che vengono a mancare sul territorio calabrese in un momento già difficile, dove le strutture non sono adeguate e non si riescono a garantire nemmeno i servizi essenziali d’emergenza al cittadino, che oltre alla psicosi della paura vive la consapevolezza ancora oggi di una malasanità gestita da decenni da personaggi legati alla criminalità organizzata.

Ancora una volta, una parte dei crotonesi, nello specifico in questo caso il comparto sanitario, ha dimostrato di non avere passione per questo lavoro che è una missione, dove si dovrebbe mettere la propria vita al servizio della persona umana.

Un giuramento, quello di Ippocrate, che viene espresso nel momento in cui vengono ammessi alla professione medica e infermieristica, ma che a quanto pare per una parte del personale sanitario di Crotone non ha alcun significato.

La richiesta dei cittadini all’Asp è di reagire e di non far finta di niente, davanti a tanto menefreghismo e mancanza di responsabilità, in una crisi globale così grave che richiede che le leggi vengono rispettate da tutti.

Fondamentale l’intervento della Guardia di Finanza che ha sequestrato i certificati medici.

“Al Questore e al Procuratore chiediamo di continuare a vigilare e di applicare una condotta seria e punitiva per quest’atteggiamento irresponsabile di massa, per il bene di tutta la comunità crotonese. Oggi è a rischio la vita di un’intera collettività, e in quest’assenteismo volontario deve essere raffigurato il reato di omicidio colposo” spiegano alcuni cittadini di Crotone.

Tutto questo mentre ai cittadini stessi si chiede di rispettare le leggi, con norme regolamentate dallo Stato, a pena di conseguenze sotto forma di ammende, multe, ritiri di patente. Ancor di più in alcuni casi le inottemperanze in questo momento di emergenza rientrano in un campo d’azione del diritto penale.

“Siamo tutti consapevoli delle grandi difficoltà che avrebbe avuto l’ospedale di Crotone, a contenere l’epidemia in corso per un grande numero di persone come nelle altre città per la mancanza di respiratori, di macchinari per la ventilazione polmonare, per la terapia intensiva, ma se manca anche il personale necessario sarà un calvario!” temono i cittadini crotonesi.

Si tratta di una situazione molto pericolosa per la vita di tutti i crotonesi messi con le spalle al muro

L’augurio è che i rappresentati istituzionali del territorio come sempre sapranno attivare delle misure adeguate anche punitive nei confronti di chi, pur avendo giurato abnegazione alla cura delle persone, ha poi scelto di restare a casa dimenticando completamente il proprio senso di responsabilità. Queste stesse persone, oggi in malattia, riceveranno comunque lo stipendio che a molti lavoratori autonomi è negato in questo periodo per l’impossibilità di svolgere il proprio lavoro.

La vera pandemia è il dominio indiscriminato dell’Uomo sull’ambiente.

I presagi del giornalista scientifico David Quammen nel libro “Spillover” del 2012 mettono in luce che l’attuale pandemia si poteva evitare

di Benedetta Parretta

“Spillover” è il titolo del libro scritto dal giornalista scientifico nord-americano David Quammen, un giallo “investigativo” del 2012.  Queste pagine hanno anticipato di otto anni la pandemia che oggi ha messo in ginocchio tutto il mondo, per la grave mortalita’ e rapidita’ con cui è arrivata. Molte volte gli scienziati riescono ad anticipare gli eventi perché studiano gli andamenti degli ecosistemi, sono i politici e le istituzioni che non danno le dovute attenzioni agli allarmi che arrivano dalle ricerche scientifiche.                                                                                                                                                                          

David Quammen racconta in modo via via avvincente come si muovono i cacciatori di virus cui questo libro è dedicato, entrando con uno spirito diverso nelle grotte della Malesia sulle cui pareti vivono migliaia di pipistrelli, o nel folto della foresta pluviale del Congo, alla ricerca di rarissimi, e apparentemente inoffensivi, gorilla. Ed infine scoprirà che ciascuno di quegli animali, come i maiali, le zanzare o gli scimpanzé che si incontrano in altre pagine, può essere il vettore della prossima pandemia – di Nipah, Ebola, SARS, o di virus dormienti e ancora solo in parte conosciuti, che un piccolo spillover può trasmettere all’uomo . Così come sta avvenendo anche per questo Covid-19

“Quando un virus effettua uno spillover, un salto di specie da un portatore animale non-umano agli esseri umani, e si adatta alla trasmissione uomo-uomo, quel virus ha vinto la lotteria: ora ha una popolazione di 7.7 miliardi di individui che vivono in alte densità demografiche, viaggiando in lungo e in largo, attraverso cui può diffondersi” spiega Quammen in un’intervista (https://www.wired.it/) .

Sconvolgendo gli ecosistemi naturali e animali, i virus hanno trovato come ospite l’uomo, e lo uccidono come in questa grave influenza polmonare (polmonite) che può portare a grave insufficienza renale e morte.                          Gia’ nel 2002 ne abbiamo avuto una prova con il virus “Sars-cov” anch’esso con sintomi della sindrome respiratoria acuta grave, così come con il virus “Mers-cov” responsabile della sindrome respiratoria mediorientale simile al virus precedente, il virus “Ebola” trasmesso attraverso i fluidi corporei presenti nella frutta e nei pipistrelli, e il virus “Hiv” che si trasmette anche tramite rapporti sessuali, trasmissione ematica e trasmissione verticale madre-figlio.                                                            

Nel libro di Quammen è evidenziato che come questo virus letale ne arriveranno tanti altri con lo scioglimento dei ghiacciai. La ricerca scientifica avrebbe dovuto preoccuparsi con priorità assoluta di creare un vaccino universale per curare tutta la famiglia dei “Coronavirus”, che facilmente passa dal mondo animale a quello umano modificandosi sempre.                                                           

Appena scoppiata l’epidemia a Whuan in Cina avrebbero dovuto chiudere le frontiere e adottare le misure necessarie per non farci trovare impreparati, e comunque prepararci all’ipotesi di una epidemia, perché bisognava evitare  che attraverso “l’ospite 0” il virus si diffondesse tanto da far così scoppiare la pandemia.                                                                                                                             

L’uomo vuole dominare sulla Terra, ma si dimentica che tutti gli ecosistemi fanno parte di essa, e dovrebbe ricordarsi che ogni ecosistema può estinguersi se non vi è equilibrio al suo interno.

Questo virus è il risultato di ciò che fa l’uomo, ed oggi possiamo dire che il Covid-19 sta mettendo in ginocchio il mondo.  Il contagio avviene attraverso il contatto fisico, addirittura basta uno starnuto od un colpo di tosse a breve distanza tra chi è sano e chi ha contratto il virus, e date le statistiche dei viaggiatori in tutto il mondo, milioni di persone,  bisogna adottare le dovute precauzioni, le DPI( dispositivi di protezione individuale monouso, come le mascherine), ed è indispensabile stare in quarantena.                                                                                             

 “Prepararsi al peggio e non perdere la speranza” è ciò che Quammen suggerisce come suo messaggio finale e alla luce di quel che sta accadendo non aveva tutti i torti. In questo periodo molta è la paura che ci invade e prende il sopravvento dentro ognuno di noi, tanti sono i pensieri negativi che affollano la mente e offuscano il giudizio e soprattutto chiara è la fragilita’ della nostra comunita’ che vive male questa emergenza epocale.

E’ fondamentale, dunque, impegnarci come comunita’ globale e comprendere che ora come ora la bellezza insita nella multiculturalita’ delle nazioni che fanno parte di questo nostro mondo, ha un solo scopo, la vittoria contro il virus che ci assicura la sopravvivenza.  Restare uniti dunque e con forza non dimenticare che abitiamo tutti su un unico pianeta, e che sostenersi in maniera reciproca potrebbe rivelarsi un piccolo barlume di speranza.                                                                          

Un giorno magari tutto questo potrebbe mostrarsi solo un vecchio e amaro ricordo, ma racchiude in sé un grande insegnamento: imparare ad ascoltare chi ha avuto la capacita’ di fare delle previsioni guardando oltre il velo delle apparenze, e reagire con quella consapevolezza tale da ricordarci che la lotta al potere tra paesi, l’incremento dell’economia, i diverbi politici saranno sempre in secondo piano rispetto al valore singolare e straordinario della vita.

Emergenza Covid-19 e Demenza: un sostegno dal progetto #oltreledistanze

Con il progetto #oltreledistanze anche con il Coronavirus l’assistenza agli ammalati di demenza non chiude

Sono ben 60 milioni gli italiani che sono alle prese con le misure restrittive anti Covid-19, tra queste molte famiglie di persone che convivono con la Demenza.

Impossibilità di sostare accanto ai propri cari ricoverati, impossibilità di raggiungere le case protette se non per via telematica, centri diurni chiusi: queste sono solo alcune delle difficoltà che i carepartners stanno attraversando in questo difficile momento.

E le persone che convivono con la Demenza?

Difficile per loro capire le ragioni profonde di questo periodo di isolamento, la motivazione per cui la loro routine sta cambiando e non è possibile ricevere l’affetto diretto dei propri cari.

Mai come ora, le persone che convivono con la Demenza e le loro famiglie necessitano di un supporto concreto per sostenere il carico emotivo e consigli preziosi per ristrutturare le loro giornate.

Famiglie di persone fragili che si sentono sole nel confrontarsi con esigenze che, per queste limitazioni, diventano più dure. Con l’invito a mantenere le distanze, si inasprisce il senso di impotenza che provano. Sono tante le domande, e sono pochi coloro a cui chiedere purtroppo.

Situazioni difficili che possono dar luogo a reattività inaspettate. Certo, contro il virus si può chiudere ma la demenza purtroppo non chiude mai.

In questo momento di isolamento e immobilità della maggior parte dei servizi alla persona, il modello sociosanitario e organizzativo Sente-mente, continua a tutelare il benessere di milioni di famiglie e persone che convivono con la Demenza residenti in tutta Italia.

Gli esperti socio-sanitari del Sente-Mente team, capitanati dalla fondatrice del modello Letizia Espanoli, hanno deciso di restare in prima linea nel supporto alle famiglie in difficoltà, e lo fanno lanciando il progetto #oltreledistanze: noi restiamo aperti (Link: facebook.com/hashtag/oltreledistanze).

In questo momento, sono già milioni i carepartners che stanno ricevendo quotidianamente brevi video con indicazioni per avere cura di sé, del proprio caro e vivere al meglio la quotidianità.

Più di 10.000 famiglie sono collegate in questo momento attraverso gruppi di WhatsApp e attraverso il gruppo Facebook “Sente-mente” per le persone che vivono con demenza ed i loro carepartners”.

Il progetto si articola in alcune  principali direzioni:

* attraverso la pubblicazione sulla pagina Facebook di video quotidiani “Sente-mente per le persone che vivono con la demenza ed i loro carepartners” (che conta oggi quasi 9000 persone) dedicati alle famiglie si vogliono attuare azioni di sostegno e di formazione su piccole strategie quotidiane per aumentare la resilienza e creare azioni quotidiane per aumentare il benessere della persona e del suo carepartners;

* sempre sulla stessa pagina condividiamo video per le famiglie che stanno vivendo la difficile situazione di avere una persona che amano in residenza per anziani e vivere questa separazione con ansia e preoccupazione;

* sempre sulla stessa pagina stiamo facendo delle dirette Live con esperti sulla prevenzione del virus a domicilio, sulle strategie emozionali, sulle strategie assistenziali, con indicazioni anche di attività rilassanti e capaci di prevenire i disturbi del comportamento quali il massaggio alla mano;

* attraverso l’avvio di gruppi Whatsapp dedicati alle famiglie delle Sente-mente, comunità amiche che si sta sostenendo con materiale, soprattutto rispondendo  in modo puntuale, attraverso i diversi Felicitatori nazionali, alle loro domande;

* attraverso la pagina You Tube di Letizia Espanoli veicolare tutti i video fino ad oggi registrati;

* accogliendo richieste di aiuto da direttori di case per anziani, famigliari, persone che vivono con demenza alla mail [email protected] ed attivando colloqui personalizzati online per rispondere alle domande ed alle preoccupazioni

Ogni giorno, fino a quando questo sfidante periodo non sarà concluso, i Felicitatori del Sente-Mente project (professionisti socio sanitari educativi) hanno scelto di essere accanto alle famiglie ed alle persone che vivono con demenza.

“In questo momento delicato dedicato al Covid-19, io e il Sente-Mente team scegliamo anche noi di non fermarci e di restarvi accanto: non siete soli!” questo l’accorato appello lanciato da Letizia Espanoli a tutte le famiglie.

Per saperne di più sul progetto di supporto alle famiglie con demenza visitare il sito di Letizia Espanoli www.letiziaespanoli.com e sul canale Youtube www.youtube.com/user/EspanoliLetizia.

La pandemia dimostra che la sanità deve essere pubblica e unica per tutta l’Italia

Oggi la priorità è fare fronte all’emergenza del coronavirus ad ogni costo, con iniziative straordinarie, riconoscendo il coraggio, il sacrificio del personale sanitario che affronta una prova tremenda. Ma occorre già da ora ripensare soluzioni di sviluppo della sanità pubblica

di Alfiero Grandi

La battaglia contro il corona virus non è finita. È sperabile che le misure consentano di bloccare i contagi, ma il successo finale ha bisogno di individuare cure efficaci per tutti i pazienti, come è avvenuto con pandemie precedenti, in sinergia con i paesi che possono fare la differenza per trovare cure innovative, fino alla produzione di un vaccino per prevenire questa malattia. Questo richiede tempo. Oggi la priorità è curare al meglio tutti per avere il tempo di arrivare a soluzioni più strutturali. Il sistema sanitario italiano ha confermato buone qualità e potenzialità, malgrado la cura dimagrante che ha portato in 10 anni a tagliare 37 miliardi di euro e 71.000 posti letto. La corsa a creare posti letto è la critica più feroce alla faciloneria dei tagli del passato e non si spiega con la sola emergenza. Quei tagli rendono oggi più difficile, al limite dell’impossibile, affrontare sfide come quella del corona virus. Recentemente è stato consentito di andare in pensione a migliaia di medici e infermieri esperti, senza prevedere con anticipo la loro sostituzione, facendo anche un enorme regalo di competenze alle strutture private. Il numero di posti letto per abitanti in Italia è uno dei più bassi in Europa. Il personale è diminuito in modo impressionante, sono cresciute forme di affidamento esterno della cura della salute e di servizi, come si trattasse di riparare biciclette rotte. La disponibilità di mezzi e tecnologie nelle strutture sanitarie, ospedali compresi, non sono state al passo, per di più sono sottoutilizzate, favorendo il settore privato.

La sanità è da tempo oggetto di riduzione della spesa con conseguenze negative sulla capacità di cura – mentre oggi è questo il settore che regge il peso della pandemia – favorendo la crescita di una sanità privata finanziata dal pubblico, una sorta di conto terzi nella cura delle persone. La diffusione delle assicurazioni private è il potente volano finanziario che ha spinto la crescita del ruolo del privato, con un percorso che avvicina l’Italia agli Usa, anziché il contrario. Oggi la priorità è fare fronte all’emergenza del coronavirus ad ogni costo, con iniziative straordinarie, riconoscendo il coraggio, il sacrificio del personale sanitario che affronta una prova tremenda, che regge con professionalità, ma occorre mettere fin da ora all’ordine del giorno i temi di fondo: quale servizio sanitario occorre all’Italia? la cura della salute è una priorità assoluta oppure no?

In un paese moderno e civile la salute dei cittadini deve essere al primo posto, ne consegue che il parametro non è la crescita del Pil in sé ma come si calcola il Pil. Se aumentano gli armamenti è un aumento malato del Pil. Se aumenta la capacità di mantenere in salute la popolazione e di affrontare emergenze come questa si tratta di un aumento positivo del Pil. Così è per il sistema di istruzione pubblica nazionale, per uno sviluppo ambientalmente sostenibile, ecc. Se il sistema di istruzione garantisce un accesso a tutti fino ai livelli più alti con un buon livello di risultati si tratta di un aumento positivo del Pil. Sempre di spesa si tratta, ma questa serve a migliorare la vita, le armi a distruggerla. C’è spesa e spesa. La qualità del Pil è da tempo la cartina di tornasole di una società malata o di una società sana. Occorre cambiare in profondità i criteri di valutazione. Purtroppo la contabilità del Pil è quella di sempre mentre nuovi parametri dovrebbero entrare nella valutazione del Pil, la cui crescita non può coesistere con il peggioramento delle condizioni di vita, oppure con una distribuzione della ricchezza e del reddito sempre più divaricati. Ricordando che una crescente divaricazione nella distribuzione del reddito è all’origine della debolezza della domanda interna, in presenza della crisi di un modello tutto proiettato all’esportazione, che infatti è in serie difficoltà, a partire dalla Germania.

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La crisi provocata dal corona virus deve spingere ad invertire la rotta e per tornare alla sanità vanno messi al centro tre aspetti decisivi:

1)Non c’è posto per 20 sanità regionali, differenti tra loro. Occorre un sistema sanitario nazionale, che ci ha garantito per anni una delle migliori sanità del mondo, del quale beneficiamo tuttora malgrado tanti errori e impoverimenti. Tralasciamo aspetti farseschi come lo spettacolo disarmante di alcuni esponenti regionali alla ricerca di altri su cui scaricare le responsabilità, arrivati a sostenere sistemi diversi di intervento regionale, cercando di dimostrare superiorità inesistenti, salvo poi invocare dal governo misure draconiane, interventi dell’esercito, aiuti dal resto del paese e quant’altro. La diatriba sui tamponi a tutti oppure no ha raggiunto rari livelli di stupidità, se il sistema è giusto deve essere generale, se non lo è non ha senso gonfiarne il ruolo. Se e quanto il loro uso sia valido, vale per altri interventi, va deciso in sede politica sentiti gli esperti, nella consapevolezza che occorre avere apertura ad evidenze ed essere a disponibili ad aggiustare il tiro contro un nemico sconosciuto. È apparso chiaro dall’inizio che la diversità tra regioni riguarda i diversi tempi di contagio e la capacità reale di garantire le misure necessarie di isolamento. Invece si è cercato di dimostrare che c’erano diverse ricette. Le scelte che riguardano la salute delle persone richiedono un indirizzo unitario che garantisca ai cittadini in qualunque parte del nostro paese la possibilità di avere un sistema di cura adeguato ed è probabile che per arrivare a questo risultato sia necessario definire nuove forme di solidarietà e di coinvolgimento di strutture di buon livello a sostegno di altre che non lo sono, avviando il superamento dello spostamento per curarsi in altre parti del paese. Non solo va archiviata l’autonomia regionale differenziata ma va ripensato l’attuale titolo V della Costituzione, modificato nel 2001, chiudendo la fase delle differenti sanità regionali e riconducendo le scelte e la gestione ad un indirizzo unitario nazionale. Non solo dello stato, ma dello stato con il concorso delle regioni e con un’attuazione comune. Il nuovo titolo V è stato un errore, occorre correggerlo rapidamente garantendo l’unità nazionale, come del resto va fatto nella scuola, nell’ambiente, nel lavoro, garantendo che le scelte nazionali siano discusse obbligatoriamente con le regioni, ma ferma restando una decisione unica nazionale.

2) Il finanziamento deve consentire di ricostruire un sistema sanitario pubblico in grado di offrire a tutti i servizi necessari, usando le strutture tecniche più moderne, con un nastro orario di utilizzo adeguato alle esigenze dei cittadini, perché il loro utilizzo parziale è un enorme favore al privato e un danno ai cittadini. Il sistema sanitario non deve più essere il bancomat dell’austerità, semmai deve essere il traino della ricostruzione di settori produttivi e servizi che sono indispensabili per la salute, la cui fornitura non può dipendere dall’estero, come è accaduto con le mascherine. C’è un interesse nazionale che deve avere la priorità, controlli nell’interesse nazionale su export ed import compresi. Il sistema pubblico deve avere le strutture necessarie per fare fronte alle necessità ordinarie e in grado di affrontare le emergenze che la globalizzazione ha dimostrato coinvolgono tutti. In questo quadro occorre reclutare il personale necessario, specializzarlo al massimo livello, anche con vincoli che consentano di contare su un apporto per un periodo non breve, visto che i costi di formazione nelle strutture sono alti e c’è una concorrenza di altri paesi e del privato che offre condizioni concorrenziali, cosa possibile perché trovano personale già formato e capace, risparmiando la formazione già avvenuta. Occorre retribuire adeguatamente il personale, specie quello che è in prima linea. Occorre una programmazione sanitaria nazionale in grado di prevedere le esigenze di personale e di strumenti. Un esodo del personale senza avere pronti per tempo i sostituti è stato un errore. Il sistema sanitario deve essere finanziato sulla base della considerazione che è indispensabile per garantire il meglio per la salute delle persone.

3)Occorre rideterminare il rapporto tra il tempo speso dal personale nel sistema pubblico e l’attività privata, stiamo infatti ad un limite che non va superato. Non va dimenticato che essere docenti o a capo di un reparto pubblico è un titolo spendibile per la professione privata. La programmazione del lavoro deve prevedere la presenza nelle fasi di maggiore bisogno, evitando che la parte privata debordi sulle scelte nel pubblico e occorre introdurre, come in altri paesi, un preciso limite, per esercitare al di fuori della struttura pubblica che può avvenire insieme al superamento delle liste di attesa nella struttura pubblica. Altrimenti il buon nome che deriva dall’incarico pubblico serve solo a fare pubblicità alla professione privata. Uno stop va messo anche alla crescita del settore privato che ormai punta a soppiantare il pubblico, non ad integrarlo. Il funzionamento attuale porta seriamente al rischio che la sanità pubblica italiana subisca una irreversibile deriva mercatista di tipo americano. Da anni aumentano le strutture sanitarie acquistate o controllate dall’estero, chiudendo il cerchio con il ruolo che svolgono le assicurazioni integrative. I fondi pubblici debbono essere trovati, investimenti e remunerazioni debbono essere adeguati, ma parte delle risorse deve essere trovato rilanciando un funzionamento efficiente ed efficace della sanità pubblica, ridimensionando la crescita delle aspettative private che rischiano di essere il tarlo che svuota dall’interno il sistema pubblico, avvicinandolo sempre più a quello americano.

Una discussione di questo tipo si impone, deve essere nazionale e portare ad una nuova fase di rilancio del sistema sanitario pubblico. Se non ora, quando?

Combattenti “differenti” in prima linea nella lotta al Coronavirus

“La prima volta che ho indossato la mascherina, ho pianto. Vivo la mia giornata come se stessi giocando alla roulette russa” ha detto una commessa 40enne delegata sindacale  di un supermercato, madre di una bambina.

di Chiara Cazzanti

A medici, infermieri e personale sanitario dedichiamo lodi di eroismo, ma non tutti i combattenti indossano un camice.

Dell’impegno e sacrificio dei numerosi lavoratori di centri commerciali e supermercati, che stanno svolgendo in questo delicato momento, una importante funzione di pubblica utilità, mettendo a rischio quotidianamente la loro salute e di conseguenza quella dei loro cari, pochi ne parlano e a questi va il nostro riconoscimento per la loro dedizione e professionalità.

La testimonianza è quella di Emanuela Varisco, delegata sindacale quarantenne, cassiera dipendente da ventidue anni di un’importante catena di supermercati di Milano, moglie e madre di una bambina.

Com’è cambiata la sua giornata lavorativa?

“Premetto di sentirmi molto fortunata della certezza del mio ruolo, il quale mi permette di lavorare in questo periodo di emergenza, quando so che molti non lo possono più fare. Sebbene gli orari siano rimasti pressappoco gli stessi, abbiamo modificato i turni a causa della massiccia affluenza mattutina e l’entrata a piccoli gruppi nelle ore pomeridiane e serali”.

Che clima lavorativo si respira fra i suoi colleghi durante la giornata?

“Il clima lavorativo di certo non è dei migliori, è molto pesante e si avverte nervosismo, ma siamo persone responsabili e rispettose e cerchiamo di svolgere al meglio il nostro lavoro cooperando quotidianamente come una squadra”.

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Che misure ha predisposto la sua azienda per il regolare svolgimento della giornata lavorativa?

“Sfortunatamente scarseggiano le mascherine protettive in tutto il paese e per questo siamo costretti ad un uso parsimonioso. L’azienda ha adottato misure importanti relative alle distanze di sicurezza aumentando gli addetti alla sorveglianza che monitorano il regolare flusso della clientela in entrata, rispettando le norme imposte dall’autorità, quali l’utilizzo dei guanti e l’evitare il più possibile anche il minimo assembramento.”

Come sono atteggiamento e comportamento della clientela?

“Tristemente, ho potuto constatare che molte persone non hanno compreso quali siano le normali regole comportamentali non rendendosi conto della gravità del momento, assumendo atteggiamenti superficiali. Ho notato ad esempio che diversi clienti fanno la spesa anche più volte al giorno.”

Cosa pensa dell’importanza della sua mansione?

“Amo il mio lavoro e la mattina mi alzo di buona volontà nonostante tutti i miei timori, vivendo la mia giornata come se stessi giocando alla roulette russa.

La prima volta che ho indossato la mascherina, ho pianto. In quel preciso momento ho davvero realizzato le mie paure, ma per senso di responsabilità e anche per trasmettere tranquillità alla clientela e ai miei stessi colleghi, ho trovato la forza interiore necessaria a superare il momento critico.”

Quali sono le sue aspettative?

“Vorrei che ci fosse ancora più sicurezza e senso di responsabilità da parte di tutti, attuando le norme con maggiore fermezza. Da delegata sindacale, oltre che da dipendente, auspico per me e tutti i miei colleghi che ci vengano forniti tutti gli strumenti necessari alla nostra protezione, per svolgere al meglio e con più serenità il nostro lavoro. Spero che si torni prima possibile alla normalità e che si chiuda presto questo brutto periodo, così da poter tornare a casa ogni sera e poter abbracciare liberamente e senza impedimenti mio marito e la piccola Marika.”

Come Emanuela, moltissimi altri nostri compatrioti vivono sulla propria pelle una strana guerra senza intravederne la conclusione, con dubbi, incertezze e paure.

Sta a noi prendere atto delle norme in vigore, mantenendo un comportamento educato e rispettoso.

È questo il modo migliore per riconoscere il loro fondamentale lavoro.

Coronavirus. Il 29enne Gabriele Mattia racconta il suo dramma dall’ospedale di Rovereto

A cadere nella rete del virus Covid-19 ci sono purtroppo anche dei giovani ragazzi: uno fra questi, Gabriele Mattia di 29 anni. Non è un virus che fa male solo agli anziani. #restiamoacasa

di Ilaria Carlino

Mattia si trovava per lavoro a Canazei in un complesso sciistico nel trentino. Molto probabilmente il contagio è avvenuto proprio lì sul luogo di lavoro in quanto ha dichiarato la presenza di diverse persone provenienti da zona rossa, che avevano preso d’assalto la località dopo la fuga dalla quarantena.

“Ho sottovalutato il problema, non gli davo peso, ero uno di quelli che diceva che era una semplice influenza, mi sentivo invulnerabile e invincibile”, queste le parole del ragazzo che parla dall’ospedale di Rovereto dove è attualmente ricoverato.

Mattia, che specifichiamo non soffre di nessuna patologia, anzi si ritiene una persona del tutto sana e sportiva, ha cominciato a sentire che qualcosa non andava nel suo corpo una sera a casa in seguito a dei problemi respiratori, per lui del tutto nuovi e ignoti; la difficoltà a respirare si era fatta talmente importante che é stato necessario l’intervento dell’ambulanza e dei medici che hanno in seguito ritenuto opportuno un tampone per il Coronavirus, che ne ha attestato poi la positività.

“Tutto mi aspettavo tranne questo. Quando ho cominciato a stare male, mi sono reso conto che il mio corpo si accorgeva che stava combattendo una cosa nuova, e mi sono molto spaventato. Siate responsabili, mettetevi una mano sulla coscienza e abbiate pazienza. Tutto tornerà come prima, arriverà il tempo in cui torneremo ad abbracciarci, ma non è ora. Io sono la diretta testimonianza che anche un ragazzo giovane può stare male e riportare gravi danni. Non bisogna sottovalutare il coronavirus, nemmeno i medici sanno bene con cosa hanno a che fare”.

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Mattia è solo una testimonianza di qualcosa di molto grande, quasi nascosto: questo virus con cui la nostra nazione e tutto il resto del mondo sta combattendo ogni giorno ha colpito purtroppo milioni di persone, e non solo anziani. Tra i contagiati che in questo momento stanno combattendo ci sono anche giovani vite, ed è fondamentale dirlo e ricordarlo. Ricordarlo per il bene di tutti quanti, affinché lo sforzo di stare in casa che ci è stato richiesto un senso, un buon senso che sconfigge l’infezione altamente virale. 

Restare a casa è un dovere verso noi stessi e verso gli altri, per limitare contagi e tragedie, per vedere la luce al più presto.

Oltre 50.000 denunce sono state fatte nel giro di pochi giorni nel nostro paese, chiara conseguenza del non rispetto delle regole imposte. Perciò ricordiamolo ancora: basta passeggiate, corse sportive, assembramenti; rimaniamo a casa il più possibile e usciamo solo per situazioni di vera necessità. Per il bene di tutti quanti. #restiamo a casa

La più giovane vittima in Italia per Covid-19, muore a soli 32 anni all’ospedale di Monza

Ricoverato d’urgenza all’ospedale San Gerardo di Monza per uno stato febbrile è stato subito accertato il contagio al virus tramite tampone. Il 32enne Fabrizio è morto il giorno dopo

di C.C.

Fabrizio M. è la più giovane vittima di Coronavirus in Italia. Si tratta del primo caso che smentisce quanto sostenuto finora, cioè che il virus è letale solo o soprattutto per gli anziani.

Nella serata di giovedì 12 marzo i genitori del giovane barman, preoccupati dal persistente stato febbrile del figlio, hanno immediatamente richiesto il pronto intervento tramite il numero verde predisposto dalla regione Lombardia.

Il giovane è stato subito trasportato all’ospedale San Gerardo di Monza dove è stato accertato il contagio al virus tramite tampone. Nonostante le cure dei sanitari siano state immediate, Fabrizio è deceduto il giorno seguente.

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Raccontare di una scomparsa per Covid-19, o Coronavirus, di un giovane ad un’età così lontana dagli standard, complica la percezione dei nostri timori. Anche se bisogna tener conto del fatto che Fabrizio, purtroppo, al momento della comparsa dell’infezione non possedeva un sistema immunitario sufficientemente adeguato per via di un’infezione ad una gamba contratta precedentemente.

Comprensibili rabbia e frustrazione di familiari ed amici, consci dell’evitabilità dell’accaduto, che pagano sulla propria pelle la gravità di questo oscuro e difficile momento collettivo.

Abbiamo l’obbligo morale nel continuare a fornire la più corretta informazione, preservando la sicurezza e la salute di tutti, accettando con impegno e dedizione le regole predisposte dalle istituzioni, per fare in modo che in futuro non si verifichino perdite come quella del giovane Fabrizio, che ha reso più preoccupante la situazione attuale della propagazione del virus in Italia.

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