#Oraomaipiù! Appello degli Stati Generali delle Donne a fare rete per una unitarietà di intenti e di proposte

Appello degli Stati Generali delle Donne a fare rete per una unitarietà di intenti e di proposte

Sabato 27 Giugno alle ore 18,00 nell’aula virtuale degli Stati Generali delle Donne si svolgerà un importante incontro di rete tra donne, movimenti ed associazioni femminili per dare valore al pensiero e al ruolo delle donne nell’agenda politico-istituzionale del nostro Paese.

In questi mesi difficili, caratterizzati da una fase di lockdown con misure di contenimento, seppur necessarie, che hanno pesato fortemente sul mondo delle donne, e da una “fase due” contraddistinta da incertezze e mancanza di visione di genere per una ripresa economica e sociale dei nostri territori, delle nostre comunità, gli Stati Generali delle Donne hanno dato vita ad un laboratorio di idee e di esperienze che ha portato ad una riflessione profonda e competente su dove sta andando il nostro Paese e su quale ruolo hanno le donne.

Dal 27 febbraio gli Stati Generali delle Donne hanno trasformato l’emergenza pandemica in opportunità ed ogni giorno abbiamo organizzato incontri, conferenze, tavole rotonde in un percorso di confronto e di apprendimento continuo. Sono stati costruiti legami sociali ed umani, si sono incrociati e contaminati pensieri e parole d’ordine che hanno dato vita ad un percorso unitario caratterizzato da energie positive e risultati concreti raggiunti e da raggiungere. C’è sete di ascolto ma anche volontà di trasmettere le nostre idee, le nostre ricerche e i nostri studi a chi ha la responsabilità della ripresa economica, sociale e culturale del nostro paese: una volontà a cui finora è stata negata anche la parola.

Abbiamo scritto e inviato, in questi mesi, molti documenti alla presidenza del Consiglio. Dopo l’ultima richiesta di incontro datata 3 giugno al Presidente Conte, noi donne degli Stati Generali delle Donne abbiamo predisposto e inviato nei giorni scorsi un corposo documento “Stati generali dell’economia delle Donne”, espressione delle istanze provenienti dagli Stati Generali di ogni singola Regione Italiana.

La ministra Elena Bonetti ha partecipato ai nostri incontri lo scorso 8 giugno ribadendo il suo impegno a portare i nostri temi all’attenzione del Governo per inserire nel Piano di rilancio una progettualità concreta e centrale sull’empowerment femminile e la parità di genere. Il Piano Colao sulle iniziative per il rilancio dell’Italia ha previsto tre “assi di rafforzamento” per la trasformazione del Paese che ruotano attorno ai temi dell’innovazione, ambiente e donne attraverso digitalizzazione, rivoluzione verde e parità di genere. Ma auspichiamo che riveda la parola #inclusione. Non siamo il segmento debole del mercato del lavoro e della società, cosi come la parola inclusione perpetua come stereotipo.

L’incontro del 27 giugno intende esprimere la piena responsabilità per dare concretezza alle nostre azioni, per rivendicare i nostri diritti, presenza e partecipazione ai tavoli programmatici, per costruire insieme un percorso partecipato dal basso che metta al centro delle azioni di Governo le esigenze e i bisogni di tutte e tutti, in particolare delle persone meno fortunate di noi. #Oraomaipiù

Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad ogni genere di dimenticanza nei confronti delle donne, ridotte ad essere madri, lavoratrici, assistenti, considerate importanti per il lavoro di cura durante la grave crisi pandemica ma il cui pensiero non è stato ritenuto fondamentale nella costruzione di politiche e strategie per la ripresa economica e sociale del nostro paese. Siamo stanche di essere il segmento debole del mercato del lavoro e della società che deve essere #incluso perpetuando con questo termine un metodo ed una visione di noi donne subordinate al paradigma maschile, messe in un angolo, in vetrina senza nessuna dimensione di soggettività o di parola, ridotte ad essere solo insegne del potere maschile.

Gli Stati Generali delle Donne per non subire più il silenzio e la mancanza di attenzione della politica invitano tutte le donne, le associazioni femminili ad unire in un’unica voce l’appello alle Istituzioni e al Governo affinché le istanze delle donne, dei territori, delle comunità e le persone che li vivono, non siano più il fanalino di coda di azioni politiche ai diversi livelli.

La sfida che noi Stati Generali delle Donne lanciamo alle donne e agli uomini illuminati, oggi, è quella di “esserci”, di “esporsi” e non di essere esposte/i, di ricostruire il tessuto delle relazioni di genere, ricostruire il tessuto di una rete tra donne e uomini che insieme potranno dare un contributo fattivo alla ripresa del nostro Paese.

Ci siamo messe in cammino ma ora è il momento che unite scendiamo in piazza, seppur una piazza virtuale.

#Oraomaipiù

Ciascuna / o di noi potrà intervenire, secondo l’ordine di adesione inviando nome e cognome, associazione/ente di appartenenza e logo, alla segreteria presso: Isa Maggi isa.maggi.statigeneralidonne@gmail.com

Sotto lo Stesso Cielo Tour: Giuliani e Casta nel cuore della capitale per l’ultima tappa dell’unico live show on the road al mondo sotto Covid-19

Special guest Massimo di Cataldo. Tra gli ospiti della kermesse Anna Vinci, la giovanissima Alessia Albanese e tanti amici Vip

Scommessa vinta e grandissimo successo per “Sotto lo Stesso Cielo Tour – Musica, risate e solidarietà ai tempi del Coronavirus”, l’unico ed originale spettacolo live e on the road al mondo, come testimonia la nutrita rassegna internazionale, per il pubblico in finestra delle periferie romane durante (ma anche dopo) il lockdown per il Covid-19.

Dopo ben sei appuntamenti nella periferia romana (Corviale, San Basilio, Tor Bella Monaca, Tor Pignattara, Idroscalo di Ostia, Laurentino 38) la kermesse è approdata nel cuore della capitale a San Giovanni per l’ultimo appuntamento sempre capitanato dai due straordinari mattatori, Antonio Giuliani, con la sua inarrestabile ed esilarante comicità e il violinista bresciano Andrea Casta con il suo magico archetto luminoso, affiancati dal popolare Dj Gabry Imbimbo.

“Ebbene sì, come tutte le cose belle c’è un inizio ed una fine, stasera è l’ultima tappa del nostro tour, un evento unico al mondo che ha regalato “spensieratezza” in un momento davvero drammatico per il nostro paese e per la nostra gente che, affacciata ad una finestra, ha potuto riassaporare il gusto di una sana risata e il piacere di ascoltare musica di qualità” – raccontano i due artisti. “La cosa più importante di tutte – aggiunge Giuliani – è che quando finisce qualcosa di bello ne nasce sempre un’altra ancora più bella…  la nostra unione artistica di questi mesi è stata come un abbraccio virtuale e di solidarietà tra Roma e la Leonessa, c’è in cantiere un grande spettacolo a Brescia, città natale di Andrea, tra le più colpite dal Coronavirus”.

Special Guest dell’evento Patrocinato dal Municipio Roma I Centro, che ha ospitato anche l’incantevole voce della giovanissima Alessia Albanese con il suo nuovo pezzo Castelli di carta, e una performance canora dedicata a Gloria Gaynor della vocalist e attrice Anna Vinci, è stato Massimo di Cataldo che ha regalato uno straordinario medley delle sue canzoni più belle, e che, al termine della sua esibizione, ha raccontato emozionato: “come tutti anch’io ho passato questo periodo tra incertezze e difficoltà, ho cercato di non farmi opprimere da un senso di generale depressione cercando sempre il coraggio di reagire, in questo la musica mi è venuta ancora una volta incontro. Ora con prudenza finalmente stiamo cercando di riprenderci le nostre vite e ci rendiamo ancor più conto del valore di quanto spesso diamo per scontato, la libertà”.

Una grande festa e tanta allegria, alla presenza di un nutrito parterre di amici e Vip e di un affollato pubblico in finestra e in piazza, rigorosamente distanziato, per festeggiare anche il trionfo dello show, nato dall’associazione Salvamamme guidata da Grazia Passeri, per “regalare benessere fisico e musica per il cuore e per l’anima alle persone”.

Tra i tanti personaggi presenti le attrici Antonella Salvucci, Francesca Ceci, Antonella Angelucci e Claudia Conte, reduce dal set del film Resilienza, lo chef più richiesto nei programmi tv e Presidente della Federazione Cuochi Lazio, Alessandro Circiello, ed ancora e il produttore televisivo Massimo Matta. Nel parterre anche la Presidente del I Municipio, Sabrina Alfonsi, il suo assessore alle Politiche Sociali, Emiliano Monteverde, e il manager di Banca Generali Andrea Petrangeli.

Lo spettacolo, ideato da Donatella Gimigliano, è stato realizzato grazie al coordinamento di Paolo Masini, al regista Antonio Centomani, e al dronista Fabio Zazzaretta. Si ringrazia la Regione Lazio per il contributo, per l’ospitalità la Società Cooperativa per Case Economiche in Santa Croce e l’Associazione Nazionale Carabinieri per il supporto, ed ancora la Polizia di Stato, i Carabinieri e la Polizia Municipale primo gruppo.

Ci ha lasciato Umberto de Matteis, Presidente del Parlamento della Legalità Lombardia.”Donare, donare, dare e dimenticare” era il suo motto

Integra Onlus perde il Presidente Onorario, prof. Umberto de Matteis, Presidente del Parlamento della Legalità Lombardia e uno dei piu’ grandi filantropi italiani. Ci mancherai Professore, porteremo sempre nel cuore la tua saggezza e sapienza ed i tuoi insegnamenti! Per tutto il bene che hai fatto e donato nella vita, sarai sicuramente in Paradiso, tra le braccia del nostro Signore!

Di Klodiana Cuka- presidente Integra onlus

Si è svolto oggi Giovedì 18 giugno, alle ore 16 nella Chiesa di San Vito a Lentate sul Seveso, l’ultimo viaggio verso la Casa del Padre Nostro del Prof . Umberto de Matteis

Integra Onlus perde il Presidente Onorario, prof. Umberto de Matteis, Presidente del Parlamento della Legalità Lombardia e uno dei piu’ grandi filantropi italiani. Ci mancherai Professore, porteremo sempre nel cuore la tua saggezza e sapienza ed i tuoi insegnamenti! Per tutto il bene che hai fatto e donato nella vita, sarai sicuramente in Paradiso, tra le braccia del nostro Signore!

Una presenza costante nel lavoro di Integra onlus che vede il suo esordio nel 2008 quando nel dicembre di quell’anno la strada di Integra si incrocia con il Parlamento della Legalità a Milano, in una giornata organizzata dal Centro Studi Parlamento della Legalità Lombardia e dal suo Presidente prof. Umberto De Matteis, nato ad Otranto. Il referente di Integra Onlus su Milano, Paolo Buralli Manfredi, a quel tempo ha insistito che salissi a Milano per seguire la giornata organizzata con il Patrocinio del Ministero della Gioventù e per conoscere il prof. de Matteis, fautore della promozione della Legalità dalla Sicilia in Lombardia. Ma la consapevolezza del suo operato mi è stata chiara domenica 15 maggio 2009, quando ho potuto comprendere temi di grande rilevanza per i diritti umani in compagnia dello stesso Umberto de Matteis e con il Presidente Mannino, a casa sua e nella sede del Parlamento a San Cipirello, che è proprio la ex casa confiscata al boss Brusca.  Indimenticabile la mattinata del lunedì 16 maggio presso la Sede del Provveditorato dei Penitenziari siciliano, specie nei momenti quando due ragazzi hanno dato lettura del pentimento del papà del piccolo Giuseppe di Matteo, il bambino che amava i cavalli, rapito e poi ucciso e sciolto dalla Mafia nell’acido… Iniziò così la nostra collaborazione, la strada della promozione della cultura della legalità di Integra Onlus insieme con il Parlamento della Legalità.

“Donare, donare, dare e dimenticare”, è l’insegnamento più grande che ci lascia il Prof Umberto de Matteis e che sarà anche la Mission della costituenda Fondazione “Gli Amici di Umberto de Matteis”, che nasce oggi per portare avanti la Sua Opera e tutti i progetti sociali che con tanta passione avviava e seguiva, partendo dalle Monziadi e l’insegnamento della legalità attraverso la cultura dello sport alle giovani generazioni. Umberto de Matteis infatti amava troppo i giovani e per questo diede vita alle  Monziadi, ragazzi in marcia per battere la mafia, avviate nel 2009, anno dopo anno, sempre a maggio; l’impegno inesauribile verso gli ultimi e i dimenticati presso i penitenziari lombardi, per poter ridare dignità e una nuova opportunità di vita ai detenuti; la inestimabile generosità verso le persone fragili e indigenti; l’immenso impegno nel far riemergere i giovani talenti e l’amore per lo Sport e per chi lo praticava, senza tralasciare la passione per la sua Otranto e l’impegno dedicato a far emergere il Sud e correre verso la sua seconda Casa, la Lombardia – La Locomotiva d’Italia!

Umberto de Matteis ha amato profondamente il popolo albanese e l’Albania, le montagne della quale, vedeva ogni mattina dalla sua Otranto dall’altro lato del mare, da bambino e ragazzo. Grazie alla tenacia ed al supporto del Prof. Umberto de Matteis, sposando la Causa dello Sportivo disabile albanese Haki Doku, l’Albania ha partecipato per la prima volta nel 2011 alle Paralimpiadi.

Oggi l’Italia, La Lombardia, la comunità di Lentate sul Seveso, ma soprattutto la sua amata Otranto, e noi di Integra onlus, perdono una grande persona, una rara personalità, uno dei più grandi filantropi italiani, che se n’è andato in silenzio, perché non amava tanto né parlare e nè apparire, ma solo fare e donare, donandosi per tutta la Vita senza mai risparmiarsi! Umberto de Matteis è stato per tutti noi che lo abbiamo conosciuto, una persona speciale! Lo abbiamo amato, ammirato e dobbiamo celare stretto nel cuore, per tutta la vita, il grande privilegio di averlo conosciuto. Sono troppe le persone, tante, che devono ringraziare Umberto de Matteis per il bene ricevuto, ma io stessa lo devo ringraziare e ricordare soprattutto per il suo conforto, la parola detta sempre al momento giusto e per il solo fatto che c’era e diceva sempre “Cosa posso fare per te?”. Con la sua dipartita va via un pezzo dell’Italia vera, di coloro che sono partiti appena diplomati dal Sud, con una valigia di cartone piena di sogni, e hanno ricostruito e reso migliore il Bel Paese! Con Umberto de Matteis va via anche un pezzo della parte migliore del grande cuore immenso generoso dei veri Italiani! 

Siamo in molto a rimanere orfani ed a me, cresciuta senza padre, la vita e il Buon Dio oggi ha portato via anche il vero affetto di Padre che abbia mai conosciuto: mi diceva sempre sei la figlia femmina che non ho mai avuto! Integra Onlus perde anche il suo Presidente Onorario e il suo Angelo Custode! 

Riposa in pace in Paradiso tra le braccia del Buon Dio, Sig Umberto, il Signore apprezzerà molto il bene che hai seminato, “Donare e Dimenticare” ti piaceva tanto ripeterlo e sarai per noi sempre un Maestro di Vita, di Sapienza e di Coraggio!

Numerosi i ricordi e i ringraziamenti al Grande Uomo, imprenditore e filantropo nato a Otranto nel 1937:

“Con grande dolore comunico che è venuto a mancare, dopo un lungo periodo di sofferenza, il nostro UMBERTO DE MATTEIS anima del Parlamento della legalità in Lombardia. Uomo di grande umanità carità e fede ha dato sempre tutto di sé in difesa dei poveri più poveri senza mai chiedere nulla in cambio. Lo ricordiamo tutti nella preghiera perché l’abbraccio del Padre in Paradiso sia la vera ricompensa per tutto il bene fatto”. Nicolò Mannino

È un giorno davvero triste per me e per tutti i detenuti del gruppo di Arteterapia, afferma Luisa Colombo. La scomparsa del Dott Umberto, ci lascia una profonda tristezza nel cuore. Era un uomo generoso e con lo sguardo rivolto a chi viveva confinato nelle mura del carcere.
Un uomo che ha saputo credere nel cambiamento di chi ha commesso reati e che ha finanziato dalla sua nascita, oltre 6 anni e mezzo or sono, sia il progetto “Oltre le sbarre”, nel carcere di Bollate, che i tanti percorsi con le scuole, e l’ospedale di Bergamo; percorsi in cui lui credeva fortemente, sostenendoli sempre con grande entusiasmo. La sua presenza, sempre discreta, ha permesso di rendere reali e concreti, quei percorsi di cambiamento, che senza il suo unico sostegno, sarebbero stati irrealizzabili. Grazie a lui, la vita di molti detenuti e tanti studenti è cambiata proprio all’interno del gruppo di arteterapia, dentro e fuori dal carcere e la sua costante presenza silenziosa e mai invadente, è stata per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di collaborare con lui, una gioia, che nessuno di noi potrà mai dimenticare. Grazie Dott Umberto non la dimenticheremo mai…

Vicini nel dolore, porgiamo sentite condoglianze alla famiglia del nostro concittadino UMBERTO DE MATTEIS, ritornato oggi alla casa del Padre. Lo ricordiamo come uomo discreto e generoso, grande benefattore della Città a cui era profondamente legato. Non perdeva mai occasione per offrire il suo aiuto a chi ne avesse bisogno, con discrezione, in silenzio, senza mai apparire. 
Va a lui oggi il nostro più affettuoso saluto nella certezza che il suo ricordo rimarrà per sempre vivo nella memoria di tutta la comunità otrantina. Che la nostra gratitudine ti accompagni nel tuo ultimo viaggio. Grazie Umberto, esprime dal cuore dalla Pagina Facebook del Comune di Otranto, l’amico caro Paolo Ricciardi

“Oggi con Il Professore va via un pezzo del nostro cuore! Ma ci dobbiamo sentire privilegiati per aver avuto la fortuna di essere stati suoi Amici, di avergli voluto bene e di aver condiviso la sua stima ed il suo Affetto! Al Professore piaceva tanto unire gli amici e mettere in contatto le persone, per creare sinergie e buone reti. Molte nuove Amicizie sono nate grazie a lui, quindi non mi resta che salutare tutti dicendo abbracciamo forti e portiamo avanti il grande affetto e la grande opera di un Grande Uomo come Prof Umberto de Matteis”. Per mantenere vivo il ricordo di del Professore, ho creato sulla pagina Gli Amici di Umberto de Matteis e presto nascerà la Fondazione “Gli Amici di Umberto de Matteis” che continuerà a fare del bene e soprattutto seminare speranza e ridare fiducia, Klodiana Cuka presidente di Integra onlus

È un giorno davvero triste per me e per tutti i detenuti del gruppo di Arteterapia. 
La scomparsa del Dott Umberto, ci lascia una profonda tristezza nel cuore.
Era un uomo generoso e con lo sguardo rivolto a chi viveva confinato nelle mura del carcere.
Un uomo che ha saputo credere nel cambiamento di chi ha commesso reati e che ha finanziato dalla sua nascita, oltre 6 anni e mezzo or sono, sia il progetto “Oltre le sbarre”, nel carcere di Bollate, che i tanti percorsi con le scuole, e l’ospedale di Bergamo; percorsi in cui lui credeva fortemente, sostenendoli sempre con grande entusiasmo. 
La sua presenza, sempre discreta, ha permesso di rendere reali e concreti, quei percorsi di cambiamento, che senza il suo unico sostegno, sarebbero stati irrealizzabili.
Grazie a lui, la vita di molti detenuti e tanti studenti è cambiata proprio all’interno del gruppo di arteterapia, dentro e fuori dal carcere e la sua costante presenza silenziosa e mai invadente, è stata per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di collaborare con lui, una gioia, che nessuno di noi potrà mai dimenticare. 
Grazie Dott Umberto non la dimenticheremo mai…

Coronavirus: le spiagge si prenotano con l’App di Gogo Beach

Prenotazioni online delle spiagge grazie all’App di Gogobeach.it

Quest’anno andare in spiaggia sarà un po’ diverso, a causa dell’emergenza Coronavirus. Per questo sono state disposte alcune regole che sarà necessario seguire per tutelare la salute di tutti e far ripartire la stagione balneare in sicurezza.

All’interno del “Rapporto sulle attività di balneazione in relazione alla diffusione del virus Sars-CoV-2” rilasciato dall’Istituto Superiore di Sanità, si apprendono alcune linee guida molto chiare per gli stabilimenti e per chi non vuol rinunciare alle vacanze al mare.

Tra queste ci sono le prenotazioni online per accedere agli stabilimenti, il distanziamento in acqua e sotto gli ombrelloni e la misurazione della temperatura per chi lavora nei lidi.

Prenotazione online anticipata per accedere in spiaggia

In Italia ci sono migliaia di chilometri di costa e tantissime aree di balneazione densamente popolate che, durante il periodo estivo, accolgono milioni di persone e questo aumenta le possibilità di creare affollamenti e assembramenti, rendendo di fatto impossibile mantenere la distanza sociale.

In particolare, il problema si evidenzia sugli stabilimenti, sulle spiagge attrezzate e su quelle libere, motivo per il quale si è deciso di introdurre l’obbligo di prenotazione online per accedere a queste aree, anche con l’eventualità delle fasce orarie, con lo scopo di prevenire assembramenti e registrare gli accessi al fine di risalire rapidamente alla catena di contatti in caso di un eventuale positivo.

L’utilizzo di un’applicazione per prenotare il posto in spiaggia non è stato ben accolto da tutti, soprattutto da coloro che desiderano trascorrere le proprie vacanze in più luoghi e si ritrovano a dover scaricare più di un’app.

Gogobeach.it, prenota su spiagge, beach resorts e stabilimenti balneari in tutta Italia e all’Estero

A risolvere questo problema sia per i turisti che per i gestori c’è Gogobeach.it, che serve proprio per snellire e semplificare al massimo l’organizzazione delle proprie vacanze al mare.

Un servizio che permette di prenotare tutto ciò di cui si necessita sulle migliori spiagge, e sui migliori beach resorts e stabilimenti balneari d’Italia e all’Estero, in un solo unico portale o direttamente dall’applicazione.

L’App è gratuita ed è disponibile per dispositivi Android ed Apple, grazie a un’interfaccia semplice veloce e intuitiva.

È possibile completare le prenotazioni in pochi semplici passaggi e con un solo unico pannello gestionale pratico e veloce, sia per i turisti che per i gestori del settore Turismo, Smart Travels& hospitality.

Con Gogobeach.it si possono prenotare ombrelloni, lettini e anche food & beverage, per ricevere cibo e bevande direttamente presso la propria postazione sulla spiaggia.

Inoltre, l’applicazione permette anche di prenotare alberghi, ristoranti e cibo a domicilio, offrendo all’utente la possibilità di scoprire tutta l’offerta Turistico ricettiva in Italia e leggere le recensioni di chi ha già provato i servizi.

In questa situazione emergenziale in cui è stato necessario reinventarsi, grazie all’utilizzo delle migliori tecnologie presenti sul mercato.

Gogobeach.it ha così saputo offrire una soluzione utile, pratica, concreta e professionale, da sempre a supporto dei Gestori delle varie Strutture più belle e caratteristiche d’Italia (una delle Categorie maggiormente colpite dalle recenti disposizioni) e a chi vuole godersi le vacanze al mare in pieno relax.

Un progetto accolto e supportato dai più grandi players del settore del turismo, ma anche da importantissimi partner commerciali sia italiani che stranieri.

Le altre regole per una vacanza sicura

Oltre alla prenotazione tramite app, i gestori sono tenuti a installare cartelloni e locandine in cui vengono illustrate tutte le regole comportamentali, regolare gli accessi e gli spostamenti sulle spiagge tramite percorsi dedicati, disporre le attrezzature in modo da garantire il distanziamento interpersonale.

Inoltre, sarà obbligatorio controllare la temperatura corporea a tutto il personale e ai bagnanti, impedendo l’accesso alle aree a chi risulta avere più di 37,5°C.

Sono vietati sulle spiagge e in qualunque altro luogo, eventi musicali e tutte quelle forme di aggregazione che possono creare assembramenti come ballo, feste, eventi sociali e buffet; i bambini dovranno essere controllati dai genitori affinché rispettino le distanze.

I gestori degli stabilimenti balneari dovranno effettuare sanificazioni e disinfezioni frequenti a tutte le attrezzature e ai servizi igienici, dotare i bagnanti di disinfettanti per le mani e fornire al personale tutti i dispositivi di protezione individuale che dovranno utilizzare quando svolgeranno attività a rischio.

Tutte queste regole, valgono anche le spiagge libere e per gli ambienti di libero accesso, sarà compito dei Comuni e degli Enti Locali competenti, garantire il rispetto delle stesse.

Si consiglia quindi l’utilizzo di spiagge e strutture ricettive private, grazie alla professionalità dei gestori Italiani e dei loro staff, che offrono lavoro a tantissime famiglie Italiane e saranno sicuramente in grado di garantire maggiore privacy, pulizia e sicurezza rispetto a spiagge “abbandonate a loro stesse”.

Covid: Competere.Eu scrive a Governo e Parlamentari: riformare OMS o rivedere finanziamenti

“Molte campagne promosse dall’OMS- conclude il direttore generale Giacomo Bandini- non portano alcun beneficio alla salute dei cittadini ma danneggiano l’economia e contraddicono i Sustainable Development Goal (SDGs) dell’ONU.”

“Chiediamo al Governo italiano e ai governi dei paesi della UE di rivedere ed eventualmente rimodulare i fondi all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS),  di intervenire per ristrutturarne l’organizzazione riformulando la missione e gli obiettivi originali che oggi sono disattesi, e snellendo l’apparato burocratico, di rendere i processi decisionali trasparenti e i dipendenti responsabili delle loro decisioni e azioni, di favorire scelte che promuovono il metodo scientifico e la libera scelta dei cittadini.”
Inizia così la lettera inviata da Competere.Eu al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ai membri del Governo e ai parlamentari italiani nell’ambito del programma di attività messo in campo dal think tank per affrontare le sfide legate al Coronavirus.

“L’Organizzazione Mondiale della Sanità- spiega il Presidente di Competere.Eu Pietro Paganini- sta tradendo la sua missione e la fiducia dei cittadini. Invece di contrastare le emergenze sanitarie e accrescere i livelli base di tutela della salute, si è evoluta in una corporazione ideologica che pretende di guidare le sorti di noi cittadini attraverso processi decisionali non trasparenti che rispondono a compromessi spesso torbidi.
L’OMS dichiara un budget annuale superiore ai 4,4 miliardi di dollari ai quali vanno aggiunti fondi flessibili per ulteriori 1,5 miliardi di dollari. L’Italia è 7° per contributi versati, dietro a USA, Cina, Giappone, Germania, Regno Unito, e Francia. Ma come vengono spesi i nostri soldi?
Molto male. Il 53% dei contributi cosiddetti “obbligatori” è dedicato al personale e alle spese ad esso connesse che comprendono soprattutto voli aerei e pernottamenti in giro per il mondo, a seconda ovviamente delle missioni. Per i contributi “volontari”, che coinvolgono l’Italia, la percentuale di budget destinata allo staff e all’amministrazione sale addirittura al 71%. Alle attività pratiche, quelle che risolvono problemi, restano le briciole (solo 29%). Come confermato da membri della stessa amministrazione dell’OMS, questi budget si traducono spesso, in viaggi costosi e conferenze che si organizzano presso lussuosi resort esotici.
Già in passato- conclude Paganini- abbiamo denunciato il comportamento dell’OMS. Abbiamo segnalato la scarsa trasparenza dei processi decisionali e l’approccio unicamente ideologico il cui obiettivo non è quello di garantire a noi cittadini il metodo e gli strumenti per compiere scelte libere e consapevoli, ma di imporre uno stile di vita. “

“L’Italia e gli altri paesi della UE- dichiara il segretario generale Roberto Race- devono chiedere all’OMS maggiore trasparenza nei processi decisionali e maggiore responsabilità per le conseguenze che tale decisioni possono avere su noi cittadini.
Le criticità sono evidenti.
Oggi i  processi decisionali e gestionali dell’OMS non sono soggetti a controllo diretto da parte dei Governi e cittadini contribuenti. Molte iniziative sono frutto di compromessi politici che poco hanno a che vedere con la reale missione dell’organizzazione;
La gestione dell’emergenza Covid-19 ha fatto emergere comportamenti, atteggiamenti e pratiche torbide da parte dell’OMS e del suo esecutivo. Durante le fasi iniziali di incertezza l’OMS ha fallito la fase di prevenzione e contenimento. Non ha fornito alcun indirizzo chiaro e preciso ai Paesi che, visti anche i contatti con le fonti dei focolai e l’Italia è uno di questi, potevano essere più a rischio. In seguito, ha tardato a dichiarare la situazione di emergenza anche quando l’avanzare della malattia era sotto gli occhi di tutti e la sua pericolosità nota.
I risultati, soprattutto socio-economici, sono evidenti e ci stiamo preparando ad una delle maggiori crisi economiche degli ultimi 100 anni;
La gestione dei fondi ricevuti dall’OMS è poco trasparente e lascia molti dubbi. Ad esempio, per ogni unità di personale impiegata vengono spesi 28mila e 500 euro all’anno per coprire le spese di viaggio. È più o meno il PIL pro capite di Paesi come Spagna e Italia.”

“Molte campagne promosse dall’OMS- conclude il direttore generale Giacomo Bandini- non portano alcun beneficio alla salute dei cittadini ma danneggiano l’economia e contraddicono i Sustainable Development Goal (SDGs) dell’ONU. Competere.Eu ha richiamato l’attenzione del Governo italiano e della Commissione europea sull’accanimento ideologico dell’OMS contro lo zucchero segnalando che le politiche liberticide promosse non solo non risolvono il problema dell’obesità ma lo peggiorano; sulla lunga tradizione di posizioni e politiche ostili alla tutela della proprietà intellettuale che hanno danneggiato interi settori industriali come quello del farmaco, che in Italia sono tra i maggiori contributori al PIL, e milioni di cittadini che senza queste scelte scellerate avrebbero ricevuto più rapidamente farmaci, vaccini e terapie efficaci e innovative.
 L’OMS non ammette il dissenso o le critiche. Abbiamo assistito negli anni a comportamenti deplorevoli da parte dello staff dell’organizzazione e anche de vertici. Il caso più eclatante riguarda le ultime edizioni della FCTC (Framework Convention on Tobacco Control). Giornalisti, rappresentanti delle associazioni e del terzo settore, e rappresentanti delle aziende sono stati cacciati violentemente, con l’abuso della forza pubblica, dai luoghi del dibattito che dovrebbero essere invece sempre aperti al confronto tra le parti coinvolte e interessate.
 Perché i cittadini italiani che oggi sono chiamati a un ulteriore sacrificio devono continuare a finanziare un’organizzazione che ha tradito la sua missione, non accetta la responsabilizzazione delle sue decisioni, mentre si avvale di burocrati che utilizzano i nostri fondi, ma sono privi di accountability?”

Competere.Eu (www.competere.eu)
Competere è un think tank indipendente nato per elaborare e implementare politiche per l’innovazione e lo sviluppo sostenibile ed essere di supporto alla politica, alle istituzioni e alle imprese nel favorire l’innovazione sociale e dei processi economici e il confronto tra idee.
Il team di Competere è composto da esperti, accademici, professionisti di riconosciuta esperienza nazionale e internazionale, ma soprattutto da persone, curiose, creative e intraprendenti che analizzano la realtà in continuo cambiamento e propongono soluzioni sostenibili.
Presidente del think tank è il docente di Business Administration alla John Cabot University Pietro Paganini mentre il Segretario Generale è il consulente di corporate strategy e comunicazione strategica Roberto Race. Il Direttore Generale è Giacomo Bandini.

Morti per l’amianto: il tribunale di Roma condanna il Ministero della Difesa e la Cotral Spa a risarcire le famiglie delle vittime

Ezio Bonanni, Osservatorio Nazionale Amianto: “è nostra intenzione perseguire la via di una definizione bonaria e conciliativa, ma se si negasse il diritto al risarcimento danni proseguiremo con le azioni legali in tutte le competenti sedi”

Dopo anni di battaglie, all’interno e fuori le aule dei Tribunali, per i legali delle famiglie delle vittime dell’amianto sono arrivate due rilevanti sentenze, entrambe pronunciate dal Tribunale civile di Roma. Con la prima, il Giudice della II Sezione Civile, Alessandra Imposimato, ha condannato il Ministero della Difesa al risarcimento dei danni a favore dei familiari del Sottufficiale V.L. di Montopoli di Sabina, deceduto a 65 anni il 29 maggio del 2009 per mesotelioma pleurico (diagnosticatogli nel 2007), patologia asbesto correlata contratta a seguito del servizio prestato dal luglio del 1961 al settembre del 1987 con mansione di motorista all’interno di molte unità navali. I familiari, assistiti dall’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Amianto, da 20 anni in prima linea nella difesa delle vittime dell’amianto, hanno ottenuto un risarcimento di circa 673 mila euro. Nella sentenza si legge come non vi sia alcun dubbio sul fatto che il Sig. V.L. sia deceduto a causa di mesotelioma e sul fatto che la patologia sia stata cagionata dall’inalazione di polveri e fibre di amianto durante il periodo di servizio prestato alle dipendenze della Marina. A riprova di ció, sempre nella sentenza, si fa riferimento al fenomeno epidemico di patologie asbesto correlate tra i Marinai, con 1101 casi di mesotelioma segnalati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova, dove pendono diversi procedimenti penali a carico degli alti vertici della Marina Militare.

Con il secondo verdetto, il Giudice Chiara Serafini della XII Sezione Civile, ha condannato la Cotral S.p.A. al pagamento della somma di 294 mila euro a favore della vedova del Sig. V.C.  per i danni dalla stessa sofferti in conseguenza della morte del marito, deceduto il 22 luglio 2011 per un adenocarcinoma polmonare. V.C. dal 1981 al 1992 ha lavorato con mansione di manovale occupandosi principalmente della manutenzione delle scale mobili della metropolitana romana. Per dieci anni, poi, ha prestato servizio presso l’officina meccanica/deposito bus di Poggio Mirteto, sempre in esposizione a polveri e fibre di amianto, che ne hanno determinato il decesso, come accertato dallo stesso C.T.U. incaricato dal Tribunale.

“Con queste pronunce il Tribunale di Roma dispone l’applicazione dei principi di diritto più volte ribaditi dalla Suprema Corte di Cassazione” – afferma Bonanni  che sottolinea – “come associazione intendiamo ribadire che è nostra ferma intenzione perseguire la via di una definizione bonaria e conciliativa, e nel caso in cui sia il Ministero della Difesa che altre aziende pubbliche, come può essere la Cotral, dovessero proseguire nel negare il diritto al risarcimento danni, proseguiremo con le azioni legali in tutte le competenti sedi, prima di tutto in quelle civilistico risarcitorie”. “Proseguiamo la nostra attività di assistenza, prima di tutto medica e poi legale, in favore delle vittime dell’amianto e dei loro familiari, per la tutela di tutti i diritti – aggiunge il Presidente ONA – fermo restando che insistiamo affinchè ci siano finalmente le bonifiche per evitare che ci siano altre esposizioni e, purtroppo, altri casi di patologie asbesto correlate che, come abbiamo visto, hanno sempre un esito altamente lesivo, quanto non direttamente infausto”.

L’Osservatorio è operativo tramite il numero verde 800034294 e lo sportello telematico al link https://www.osservatorioamianto.com/

Covid-19.Il progetto green per gli stabilimenti balneari e la ristorazione che non utilizza il plexiglass- Covid-19. The green project for seaside facilities and restaurants that does not use plexiglass

di emigrazione e di matrimoni

Covid-19.Il progetto green per gli stabilimenti balneari e la ristorazione che non utilizza il plexiglass

Due ingegneri trentenni, Luisa Scambia e Gianluca Proietti, hanno realizzato un progetto innovativo per gli stabilimenti balneari e per la ristorazione che non utilizza il plexiglass ma l’ EFTE, un materiale riciclabile al 100%  che non danneggia lo strato di ozono nell’atmosfera.

Ing. Luisa Scambia in questi giorni nell’ambito delle soluzioni da adottare, per ottemperare alle norme anti–Covid –19, negli stabilimenti balneari, nei ristoranti e nelle scuole, si sente sempre parlare del plexiglass, come materiale da utilizzare nei vari progetti per la ripartenza. Lei insieme all’Ing. Gianluca Proietti avete realizzato un progetto per gli stabilimenti balneari e per la ristorazione che utilizza l’’ETFE (Etilene TetrafluoroEtilene), un materiale plastico trasparente progettato per avere un’alta resistenza termica e agli agenti atmosferici. Ci può descrivere le particolarità di questa scelta e l’impatto ambientale di questo materiale?

L’idea e’ stata quella di scegliere un materiale performante ma anche “morbido” che quindi richiamasse i concetti di “tenda” ai quali siamo tutti più abituati senza creare dei veri a propri “muri”. L’ETFE e’ un materiale sempre piu’ usato in architettura, sia a strato singolo che a doppio strato con cuscino d’aria, per il suo ottimo rapporto qualita’/prezzo e per le sue caratteristiche di leggerezza, resistenza, manutenibilità’ e trasparenza. La sua leggerezza (circa un centesimo del peso del vetro) consente infatti l’ottimizzazione delle carpenterie e la conseguente riduzione del materiale impiegato per la costruzione con tutti gli evidenti benefici. Grazie alla sua resistenza a trazione e facile manutenibilità’ (piccole rotture possono essere riparate facilmente con uno speciale foglio adesivo applicato direttamente) ha una durata di vita garantita  di 20 anni (dati Hightex) ma anche superiore.  Inoltre, non essendo un materiale fragile e venendo consegnato in rotoli riduce la necessita’ di imballaggio per trasporto e consegna. La trasparenza dell’Etfe è pari al 95% per lo spettro della luce visibile e, grazie alla sua particolare composizione chimica, mantiene totalmente la sua trasparenza nel tempo oltre ad essere anche auto-pulente. Infine, non solo si si tratta di un materiale riciclabile al 100% ma anche con un processo di produzione a base d’acqua, che non richiede l’utilizzo di solventi chimici, né di derivati del petrolio, e che quindi rispetta il Trattato di Montreal, cioè non rientra nei materiali che danneggiano lo strato di ozono dell’atmosfera.

Ing. Gianluca Proietti, le tematiche ambientali dilagano nel mondo, stiamo assistendo sempre più al nascere di una coscienza green in tutti settori e particolarmente nell’architettura, che oggi deve essere ecosostenibile. Cosa significa per lei “architettura ecosostenibile” e quali criteri ecologici sono stati applicati al progetto Sunsafe ?

Il termine ecosostenibile comprende una vasta gamma di concetti che riguardano l’intera vita di un progetto, dai materiali di costruzione, allo smaltimento dopo l’utilizzo. Nel caso di SunSafe, in seguito alla scelta dei materiali, ci siamo concentrati sull’efficienza degli spazi, la compatibilità’ con il microclima del luogo di installazione e l’adattabilità’ del prodotto nella fase successiva all’emergenza. L’accostamento di due file consente infatti di massimizzare il numero di postazioni garantendo sicurezza e apertura. L’installazione perpendicolare al mare invece e’ pensata per massimizzare la brezza marina anche nelle aree più lontane dalla riva mentre l’estensione e regolabilità’ della copertura sono state progettate per garantire un comodo ombreggiamento durante le ore centrali della giornata ma anche consentire flessibilità’ all’utente in funzione delle proprie preferenze. Infine, ci siamo posti l’obiettivo di creare un prodotto che durasse nel tempo ben oltre la situazione di emergenza, in grado di adattarsi facilmente alle mutevoli necessità’ immediate e future dei gestori di ristoranti e spiagge. In entrambi i casi infatti, gli schermi in ETFE sono facilmente removibili/avvolgibili consentendo la modulazione degli spazi in funzione del numero di ospiti da fare accomodare durante la pandemia, ma anche prevedendo, a fine pandemia, la totale sostituzione degli elementi plastici con morbidi tendaggi in grado di definire uno spazio mobile, elegante e riservato all’occorrenza.

Un materiale che potrebbe essere utile anche negli istituti scolastici che in questi giorni sono al primo punto nel dibattito delle istituzioni. La riapertura delle scuole a settembre desta infatti non poca preoccupazione e un sistema che utilizza l’EFTE mette al riparo da perplessità anche all’interno delle aule scolastiche.

di emigrazione e di matrimoni

Covid-19. The green project for seaside facilities and restaurants that does not use plexiglass

Two thirty year old engineers, Luisa Scambia and Gianluca Proietti, have created an innovative project for seaside facilities and restaurants that does not use plexiglass but ETFE, a 100% recyclable material that does not damage the atmosphere’s ozone layer.

 

Q: Luisa Scambia, as part of the solutions to be adopted during this period to comply with the anti-Covid-19 regulations in seaside facilities, restaurants and schools we have always heard plexiglass being discussed as a material to be used in the various project for the restart. You, together with Gianluca Proietti, have created a project for seaside facilities and restaurants that uses ETFE (Ethylene Tetrafluoroethylene), a transparent plastic material designed to have high thermal and weather resistance. Can you describe for us the particularities of this choice and the environmental impact of this material?

A: The idea was to choose a performing material that is also “soft” and therefore recalls the concepts of a “curtain” to which we are all more accustomed without creating real “walls”. ETFE is a material this is being used more and more in architecture as both a single layer and as double layers with an air cushion due to its excellent quality/price ratio and for its characteristics of lightness and transparency. Its lightness, (about a hundredth the weight of glass) in fact allows the optimization of carpentry with all the obvious benefits. Thanks to its tensile strength and its ease of maintenance (small breaks can be repaired easily with a special adhesive sheet applied directly) it has a guaranteed life of 20 years (Hightex data) and also higher. Furthermore, since it is not a fragile material and is delivered in rolls the need for packaging for transport and delivery is reduced. ETFE’s transparency is equal to 95% of the visible light spectrum and thanks to its particular chemical composition which totally maintains its transparency over time as well as being self-cleaning. Finally, this is not only a 100% recyclable material but also has a 100% water based production process that does not require the use of chemical solvents, nor petroleum derivatives and therefore respects the Montreal Treaty, in other words, it is not one of the materials that damage the atmosphere’s ozone layer.

Q: Gianluca Proietti, environmental issues are spreading around the world, we are witnessing more and more the birth of a green conscience in all sectors and especially in architecture that today must be eco sustainable. What does “eco sustainable architecture” mean for you and which ecological criteria have been applied to the SunSafe Project?

A: The term eco sustainable includes a vast range of concepts that concern the whole life of the project, from the construction materials, to disposal after use. In the case of SunSafe, following the choice of the materials we concentrated on the efficiency of the spaces, the compatibility with the microclimate of the place of installation and the adaptability of the product in the post emergency phase. In fact, the juxtaposition of the two rows allows us to maximize that number of places guaranteeing safety and openness. The installation perpendicular to the sea, on the other hand, was designed to maximize the sea breeze also in the areas further from the sea while the extension and the adjustability of the covering were designed to guarantee comfortable shading during the central hours of the day and also to allow flexibility for the users according to their preferences. Finally, we set ourselves the goal of creating a product that would last well over time beyond the emergency and can adapt easily to the changing immediate and future needs of the managers of restaurants and seaside facilities. In fact, in both these cases the EFTE screens are easily removed/rolled up which allows the modification of the spaces according to the number of guests to be accommodated during the pandemic but also providing, after the pandemic, for the total replacement of the plastic elements with soft curtains capable of defining a space that is mobile, elegant and reserved when necessary.

 This is a material that could also be useful for schools which in this period are the top item in the debate within the institutions. The reopening of the schools in September is in fact raising great concern and a system that uses EFTE eases doubts even within the classrooms.

Translation by Gianni Pezzano

Non siamo eroi…ma non vogliamo essere martiri: mai più come prima!

La cruda e lucida analisi di Consolidal sul dramma realmente vissuto dagli operatori sanitari in emergenza Covid19,  a cura di Serenella Pesarin, Luigi Bulotta e Claudio Fellone:  “Mai più come prima! La solitudine e il dolore devono appartenere solo a questo recente passato! Ma questo dipenderà solo da noi tutti!”

Pioveva a dirotto su Roma, sembrava non voler smettere mai, era come se quella pioggia volesse spazzare via un dolore profondo che sgorgava dagli occhi pieni di lacrime di un’infermiera attiva in prima linea nei reparti di rianimazione destinati ai pazienti acuti affetti da Covid! Quella pioggia interrotta, simbolicamente rappresentava chi, anche a costo della propria vita, è rimasto accanto a tutte quelle persone che nel silenzio degli affetti, giungevano alla fine della propria biografia terrena. Lacrime che manifestavano il dolore vissuto di chi assisteva impotente a questo strazio, senza neanche poterli stringere tra le braccia e sussurrare loro che non erano soli.  Kierkegaard sosteneva che “l’unica cosa certa è la morte, ma è anche contemporaneamente la più insicura”, di “lei” non conosciamo nulla, è divenuta un tabù nella nostra moderna culturale occidentale.  E’ stata negata a favore di un delirio collettivo che esalta l’assenza di limiti, dove tutto è scontato ed eterno, dove la fine è solo virtuale. E da qui il non dare valore alla vita, illudersi che tutto è dato per sempre!

Non siamo rimasti indifferenti di fronte alle strazianti immagini di dolore delle bare che sfilavano sui camion militari, immagini che hanno scosso le coscienze degli italiani. Abbiamo assistito inermi ai lamenti dei parenti delle vittime, privati anche di poter donare ai loro cari un fiore, garantire loro una degna sepoltura, ritualmente considerata l’ultimo atto d’amore terreno. Tutti ci siamo profondamente commossi e sentiti profondamente feriti nell’anima nel pensare a chi se ne era andato.  Così come tutti siamo stati vicini a quelle persone che oggi sono appellati come “supereroi”: i medici, gli infermieri, i parasanitari, tutti coloro che sono stati accanto alle “vittime della pandemia”, senza però poterli toccare come si era soliti fare, ma indossando addirittura doppi guanti con una visiera che impediva lo sguardo. Loro da sempre abituati, quantomeno, a dare un sorriso, una carezza sono stati privati anche di questo. Medici, infermieri in prima linea riconvertiti dalla sera alla mattina in operatori sanitari destinati ai reparti Covid! Prima senza mascherine, guanti, esposti al rischio di contagio, poi avvolti in quella “tuta da palombaro” indossata ore ed ore, senza potersela mai togliere, con una remissione della propria dignità, dove anche ogni necessità vitale doveva e poteva essere soddisfatta solo là dentro.  Sono stati sottoposti a turni massacranti, spesso senza riposi, tentando disperatamente di fare uscire dal buio del tunnel, dalla deriva finale tutte quei pazienti, i cui oggetti personali venivano ammonticchiati in una stanza sempre più colma con il passare di giorni, che evocava scene di altra “crudele memoria”.

Quanti ritardi, quante informazioni non veicolate tempestivamente dall’Oriente. Tutto per troppo tempo nascosto. Riteniamo inoltre che sia il Governo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, fin dai primi momenti conosciuti hanno notevolmente sottovalutato la furia devastatrice del Covid, facendo perdere altro tempo prezioso, quel tempo che sarebbe servito per fare la differenza nel contrasto al virus, attrezzando i diversi presidi ospedalieri per gestire la pandemia e sottoponendo ai tamponi non solo chi aveva dei sintomi, ma soprattutto il personale che lottava in prima linea all’interno dei diversi ospedali e delle strutture residenziali assistenziali. Si sarebbe potuta rinforzare la medicina di base e il servizio di assistenza domiciliare e si sarebbero dovute isolare tempestivamente tutte le zone focolaio del Coronavirus. Non capiamo, infatti, perché alcune di queste, una volta individuate, sono state dichiarate rosse ed altre No! Non comprendiamo ancora come mai, ci sia stato il divieto di poter fare subito autopsie, perché questo avrebbe consentito di conoscere le cause devastanti del Covid e quantomeno si sarebbero potute individuare delle cure farmacologiche in grado di arginarle. Di certo tante persone si sarebbero potute salvare. Anche qui, tanti alibi: le autopsie vietate per evitare il contagio di chi le avrebbe eseguite e i tamponi non fatti perché non c’erano i reattivi. Viene il dubbio che forse, se si fossero fatti i tamponi il contagio di certo si sarebbe rilevato molto più esteso e nelle strutture sanitarie e assistenziali non ci sarebbe stato quasi più nessuno a lavorare in prima linea.  Ma conciliare la salute e la crisi economica e quindi, la mancanza di lavoro non è certamente una questione facilmente risolvibile. Perché anche il morire di fame, perdere il lavoro, aggiungere alle povertà tante altre povertà andava e va  evitato. Riteniamo che comunque la verità debba avere sempre il sopravvento, senza verità, anche se conoscerla a volte fa tanto male, si rompe il patto di fiducia da parte dei cittadini con lo Stato.

Ascoltare la narrazione di coloro che erano in prima linea, di chi ha calcato la scena con la ”propria carne” quel palcoscenico di dolore, lascia basiti! Dai loro racconti e dalle loro lacrime emerge un grido di dolore che ha bisogno di riconoscimento, di giusto rispetto, non a parole, ma con fatti concreti. Analizzando questa situazione ecco che il vaso di Pandora si scopre e vengono fuori tutti gli errori fatti negli anni, abbiamo pagato i tagli ingenti fatti alla sanità e non solo a questa, la scelta di una sfrenata ospedalizzazione per soddisfare le case farmaceutiche e le fabbriche che producono tecnologie e presidi sanitari. Le inchieste e le indagini fatte dalla magistratura sono state velocemente dimenticate e, troppo spesso non utilizzate per cambiare rotta, per fare nel futuro scelte diverse. Mai come ora però si sente il bisogno e la riscoperta di una medicina di prossimità, di un servizio socio – sanitario più vicino al territorio e alla comunità, di una “sanità amica”, a portata di mano, che riesca subito a intervenire, non facendo cosi, come  è successo, intasare i pronto soccorsi ospedalieri o a far restare per giorni e giorni nella propria abitazione senza alcun supporto clinico e sanitario, nonostante le ripetute e reiterate richieste di aiuto! Lo stesso è accaduto  in maniera analoga nelle strutture residenziali assistenziali. Sono necessari interventi mirati e subitanei atti a promuovere e realizzare una prevenzione primaria del danno. Una cura che interviene dopo che i sintomi sono ormai irreversibili è solo uno sterile accanimento terapeutico. Strapparsi poi le vesti, cospargersi il capo di cenere e recitare tanti mea culpa, cercando però sempre i capri espiatori negli altri, individuando sempre e comunque un nemico a cui attribuire ogni responsabilità, ci richiama alla morale e a molti di quegli insegnamenti di esopiana e pirandelliana memoria. Abbiamo sentito che saranno assunti finalmente medici, parasanitari, infermieri e tra questi tanti infermieri di famiglia e di comunità e tutti abbiamo gioito e applaudito, considerando che l’età media del personale sanitario si aggira sui 55 anni, e che  tutte le categorie professionali sono da troppo tempo sotto dimensionate rispetto ai bisogni.  Ascoltando le dirette testimonianze abbiamo scoperto che, anziché far scorrere le graduatorie o promuovere reclutamenti con procedure veloci, basti pensare che in Italia ci sono tra l’altro circa 40.000 infermieri disoccupati, molti nuovi professionisti sanitari, tra cui anche infermieri, saranno immessi nel circuito Sanitario Nazionale però solo con contratti di collaborazione. Ancora: nel DPCM per quanto riguarda i profili infermieristici ne sono stati previsti meno di 10.000, mentre gli addetti ai lavori ci dicono che nel Servizio Sanitario Nazionale ne servirebbero almeno 60.000 per compensare coloro che negli anni sono andati in pensione, sono deceduti prematuramente o hanno abbandonato la professione per altre occupazioni meno impegnative e di certo più redditizie. Tale la previsione, il cui criterio di inadeguatezza è omologo per tutti gli altri professionisti del settore, medici, parasanitari e altro, è allora insufficiente in un SSN che voglia dare il giusto peso a quella prevenzione primaria tanto declamata. Una politica sanitaria volta ad investire sulla prevenzione, sull’educazione alla salute, garantita sul territorio a partire dalle scuole, nel medio lungo termine, avrebbe ricadute positive anche sui costi sanitari oltre che sulla qualità della vita dei cittadini, perché sappiamo che la salute come dichiarato dall’OMS non è solo assenza di malattia.

Mai più come prima, ma tutto come prima! Anzi peggio di prima! Il Coronavirus avrebbe dovuto infrangere le vecchie logiche sistemiche ed assistenziali, troppo spesso governate solo dal bieco profitto, e non centrate sul bene comune e sul valore inestimabile di ogni persona umana.

Ancora una volta non “vince” la meritocrazia, l’esperienza, la competenza, la presa di coscienza degli errori fatti in modo da non ripeterli in futuro, ma tanto si dice e poco si fa in tal senso.  In questo modo  non si da nessuna certezza se i contratti sono solo di collaborazione perchè non potranno così sfatare il detto dei molti su queste nuove nostre giovani  generazioni, che secondo loro sono  composte, nella maggior parte da “bamboccioni”, da persone che non vogliono lasciare il nido materno, che scansano qualsiasi  responsabilità, a partire da quella genitoriale , che vogliono solo guadagnare per divertirsi e per dimostrare che hanno raggiunto il successo, ed è per questo che, secondo loro, non nascono più bambini! Ci rappresentano come un paese di vecchi e per vecchi e nulla si può fare! Quanta ipocrisia, quanta incoerenza! A questi medici, infermieri, operatori socio – sanitari, parasanitari, non è concesso alcun servizio di sostegno psicologico, necessario a causa del burnout subito, fatte eccezioni per alcune Asl. Ai “supereroi” è riconosciuta invece un’indennità di pochi euro, però solo a chi prestava e presta servizio nei reparti Covid. Nulla per tutti gli altri operatori sanitari, che senza avere i dispositivi di protezione individuale idonei, hanno lavorato e lavorano presso reparti definiti No Covid con pazienti asintomatici o ancora non diagnosticati. Non a caso è in questi reparti che si sono contagiati e si contagiano la maggior parte degli operatori sanitari e non solo loro. Per non parlare poi delle RSA, come la morte anche la vecchiaia è diventata un tabù nella nostra cultura occidentale. Per questo va chiusa, non si deve vedere, disturberebbe la nostra ricerca continua di eterna giovinezza e felicità e perché investire su chi non produce più?

 Ma che paese è diventato questo? Si sono spenti i riflettori sugli “eroi”, ma i medici e gli infermieri e tutti gli operatori parasanitari sono sempre lì a lavorare nei loro reparti.  All’improvviso non sono più supereroi, ma solo operatori della sanità che in fondo hanno fatto nient’altro che il loro dovere, che in fondo se dentro hanno ancora le ferite per aver abbandonato i figli, per essersi contagiati, per aver visto, impotenti, tanti loro pazienti salire sulla barca di Caronte, pazienza riusciranno lentamente a dimenticare questi momenti strazianti. Le lacrime continuano a sgorgare, le emozioni rimangono ancora profondamente vive. Dentro di loro rimane però il grande coraggio di rendere pubblico questo oceanico dolore, il coraggio di manifestarsi come persone, come cittadini, come chi cerca con le lacrime e le loro narrazioni di inondare di purezza quest’assurdo oblio di chi ha già scordato! La memoria fa la differenza sulla civiltà di un paese: è il termometro non della cronaca ma della storia umana!

 Come si fa a dare ingenti parcelle a una moltitudine di famosi esperti e consulenti, troppo spesso in contraddizione tra loro, che enunciano rimedi e direttive diverse tali da ingenerare così, non porti sicuri non solo per gli addetti ai lavori e di chi stava e sta ancora in prima linea, ma per tutta la popolazione che avvertiva di trovarsi in un mare aperto con salvagente formato dai tanti libri recentemente pubblicati? L’ansia, lo sconforto, l’inquietudine, la paura e la solitudine si sono abbattuti così ancora più significativamente, amplificando a livello introspettivo la pericolosità oggettiva e comunque reale del mortale nemico. In molte persone le conseguenze reattive psicologiche hanno forse, per questo, causato e continuano a causare comportamenti abnormi del rispetto delle regole necessarie, anche in questa seconda fase perché viene negata come risposta psicologica reattiva la pericolosità di questo virus ancora circolante e pronto a far riesplodere la pandemia. Questo sta avvenendo soprattutto in molti giovani, in molti adolescenti, in molti bambini. Anche perché tutti loro sono stati completamente dimenticati, sono diventati improvvisamente invisibili e fantasmi, evocati solo per dare rappresentazioni di famiglie da Mulino bianco, considerati solo per la didattica a distanza!  I giovani che hanno pagato più degli altri il lockdown e ne subiranno gli effetti se non si provvederà a costruire percorsi capaci di recuperare quel tempo perduto vitale nel loro processo evolutivo. Come si fa a chi ha operato e continua a operare nella sanità a non dare un segnale tangibile di dovuto riconoscimento, almeno economico, perché sembra che solo quello si può dare e comunque non potrà mai essere risarcitorio di quanto prestato. Ma se neanche simbolicamente si fa questo, allora diteci: è solo l’appellativo ridondante di supereroi che testimonia la nostra dovuta gratitudine?  E ancora perché non si è deciso di abbattere i numeri chiusi per entrare nelle facoltà di medicina o in quelle infermieristiche? Eppure sono state fatte discutere velocemente le tesi, aboliti gli esami abilitanti alla professione, immessi velocemente medici e infermieri, senza esperienza, anche loro buttati in prima linea. Oggi lo stipendio di base di un infermiere non turnista è sovrapponibile a quello di un operaio ed a volte inferiore. In altre nazioni anche dell’Unione Europea le professioni sanitarie sono riconosciute socialmente ed economicamente. Occorre riconoscere l’apporto di ogni professionista sanitario e socio – sanitario a partire dai medici e dagli infermieri sempre, non solo nelle emergenze. Solo così la loro dignità come persone e come professionisti sarà tutelata. E tutti, nessuno escluso, ne godrà i benefici.

Dopo le lacrime un appello: <<non siamo e non ci consideriamo  eroi,  ma non vogliamo essere martiri>> Mai più come prima! La solitudine e il dolore devono appartenere solo a questo recente passato!  Ma questo dipenderà solo da noi tutti!

Dott.ssa Serenella Pesarin, Sociologa, Psicologa, Psicoterapeuta, esperta nel settore penale e mino, Presidente “Consolidal sezione romana”

Dottor Luigi Bulotta, avvocato, Segretario Nazionale Consolidal, Vice Presidente “Consolidal sezione romana”

Dottor Claudio Fellone, Psicopedagogista, Infermiere, Professore a contratto presso Università “La Sapienza” di Roma  e USCS

Dott.ssa Milena Capuano, Medico e 1° Dirigente di Pediatria presso Ospedale di Orvieto, Socia Fondatrice “ Consolidal sezione romana

Dott.ssa Simona Montuoro, Psicologa, Psicoterapeuta, Segretario “Consolidal sezione romana”

Per paura del virus si muore d’infarto – Fear of the virus can cause fatal heart attacks

di emigrazione e di matrimoni

Per paura del virus si muore d’infarto

Per timore del contagio da covid19 i pazienti con patologie cardiovascolari sono rimasti a casa rischiando morte o disabilità. Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao esprime allarme chiedendo un rilancio della sanità pubblica per arginare future pandemie e i molteplici fattori di rischio salute della popolazione

I primi a lanciare l’allarme sono stati i cardiologi. In tutto il paese da quando c’è il Covid si è registrato un drastico calo di accessi al Pronto Soccorso per infarto fino al 50%, e per ischemia o emorragia cerebrale fino al 70%, pur essendo consapevoli che il tempismo nella cura di queste patologie è determinante. Per paura del virus si resta a casa aumentando così le probabilità di morte o disabilità. Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Italia. Anche per questo gli ospedali si sono affrettati ad adottare percorsi sicuri per gli ingressi dei pazienti noCovid ben distinti dai pazienti Covid, per loro e per pazienti con altre patologie urgenti, che se non trattate vanno a complicarsi inevitabilmente.

“Sull’onda della ripresa si è deciso di tenere conto strategicamente delle famose tre T: tampone, trattamento e tracciamento, ma si parla anche di territorio per l’individuazione di eventuali nuovi casi che potranno esserci – spiega Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao – Per le patologie tempodipendenti come infarto e ictus, nel periodo Covid è stato segnalato un incremento della mortalità, perchè all’inizio dell’epidemia l’apparato ospedaliero era rivolto al contenimento del virus, con il grande impegno per il trasporto dei pazienti da parte del 118. La paura ha determinato che i cittadini non si sono più rivolti all’ospedale, così i Pronto Soccorso si sono svuotati di quei casi che necessitavano di un intervento immediato per paura di essere contagiati. In questo contesto sono arrivate notizie che si vedevano meno infarti”.

Nel periodo iniziale dell’epidemia, mentre tutti eravamo a casa, è stato consigliato specialmente agli anziani e alle persone più fragili, a coloro che già avevano in atto delle patologie, di restare irremovibilmente a casa. Ricordiamo che anche le visite ambulatoriali erano sospese ed era consigliato non intasare lo studio del medico di famiglia che però rispondeva proponendo triage telefonico, come da invito della protezione civile. Così è stata usanza comune quella di autogestire e forse autodiagnosticare qualche malessere. Alcune patologie, come infarto o ictus, necessitano di tempestività negli interventi, specie perchè le terapie o la chirurgia siano efficaci.

“Andare in ospedale entro un arco temporale in cui la patologia è gestibile, salva la vita – ha continuato il segretario Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri italiani – ma andare dopo sei o sette ore o non andare per niente tenendosi il dolore al petto con condizioni cliniche peggiorate, aumenta la probabilità della mortalità. C’è stato un lavoro della società italiana di cardiologia che ha dimostrato come in questi pochi mesi la mortalità è passata dal 4% al 14%. Un ritardo o una riduzione degli interventi di angioplastica determina questo, la causa è la paura. Ma vale anche per altre patologie che necessitano di altre emergenze chirurgiche. Un paziente con una necessità chirurgica che non vuole sottoporsi adesso ad intervento perchè ha paura potrebbe pagare in termini di buon esito delle cure, le possibilità di buona riuscita in seguito si riducono.

Un incremento di dieci punti di mortalità ordinaria. Se i casi di infarto e di ictus sono circa duecentomila all’anno, se si immagina una mortalità incrementale di questo tipo in un anno sono ventimila casi in più. Poi c’è l’incremento di mortalità per tutto il resto delle patologie. Ci sono tutte le altre grandi cause, la prima le malattie cardiovascolari, siamo al 37%, ma da non trascurare i tumori circa al 30% delle cause di mortalità. In questo caso i malati che seguono terapie sono circa un milione e 200mila e di questi circa 300mila, quindi un quarto del totale, sono coloro che fanno chemio e radioterapia, che devono fare regolari controlli”.

Poi ci sono 410mila persone che attendono interventi chirurgici, perchè in questo periodo di emergenza coronavirus non si sono avvicinati agli ospedali. “410mila interventi corrispondono al 10% degli interventi che si fanno in un anno – dice fermamente Carlo Palermo – che sono più di 4 milioni, siamo intorno al 10% e per recuperarli si tratta del 10% del lavoro in più in un anno o in sei mesi il 20% , quindi almeno sei mesi di lavoro extra, tutto questo in una situazione critica della sanità che già ci è nota, un sistema sanitario tirato al parossismo sotto il profilo dell’efficientamento e del produrre prestazioni, tirato al massimo, che ha 45 mila posti letto in meno, una carenza di settemila medici negli ultimi dieci anni. Se poi ci mettiamo la dirigenza sanitaria portata avanti da fisici, chimici, biologi e quindi aggiungendo questi che sono altri duemila in meno, arriviamo a novemila persone che mancano nel nostro SSN; meno 36mila infermieri e operatori sanitari e una carenza di posti letto che ci mette in coda rispetto alla media europea poiché parte da 3,2 per mille il numero dei nostri posti letto in Italia, in Germania siamo all’8 per mille, in Austria siamo a 7 per mille e la media europea è 5 per mille. La nostra è una risposta estremamente ridotta, la stessa Commissione Europea sulla sanità nella previsione dei Fondi europei, i famosi 170 miliardi, ha raccomandato un intervento particolare perchè la resilienza e la capacità di risposta del sistema va migliorato. L’Italia (in emergenza covid19- ndr) si è salvata grazie allo sforzo straordinario di tutti gli operatori che hanno retto per quanto possibile in condizioni difficili”.

Pensiamo soltanto che siamo entrati in una pandemia che non potevamo, forse, prevedere, con solo cinquemila posti in terapia intensiva in tutto il paese. Del tutto impreparati quindi ad affrontare una evenienza del genere, sebbene avessimo già avuto delle “prove generali” con altre epidemie alcuni anni prima e oggi con la globalizzazione e con la generosità che ci contraddistingue, fatta di accoglienza e di aperture, dovevamo immaginare che le emergenze sanitarie ci avrebbero investito, e “investire” che è una parola che ha più significati, deve essere il nocciolo della questione, non tagliare.

“Ne avevo parlato proprio il 24 febbraio, lo ricordo bene, e rilevavo proprio questo problema – ci racconta il segretario Carlo Palermo – Avevamo un tasso per centomila di posti letto in Italia estremamente basso, ma soprattutto estremamente variegato. Il tasso medio europeo era 8,9 per 100mila abitanti. Per avere un’idea il Belgio ne ha 15 per centomila, la Germania 28 per centomila. La Calabria, pur dichiarando un tasso di 7 per centomila, in realtà quelli operativi dove c’è il personale, sono 5 per centomila. Per cui una situazione pesante, infatti dissi allora, menomale che l’epicentro è scoppiato dove le strutture sono più solide rispetto al sud dove rapidamente saremmo andati alla saturazione dei posti letto di terapia intensiva se ci fosse stata un’epidemia con la stessa virulenza che ha colpito il nord”.

Ma l’OMS ci ha avvisato che dobbiamo abituarci ad avere ciclicamente delle pandemie, quindi sarà bene attrezzarci e abituarci da questo momento a convivere con l’idea che i virus sono con noi e ci resteranno.

Non ci sarà più nord o sud del mondo o del Paese. “Il rischio è molto alto – conferma il segretario – e sarà necessario fare degli investimenti. Un primo incremento del Fondo Sanitario Nazionale c’è stato, ma ho l’impressione che non sia sufficiente. Bene invece l’investimento per l’incremento dei posti letto per la terapia intensiva che verranno portati al 14,5 per centomila, quindi un bel salto che aiuterà a smaltire l’arretrato di interventi chirurgici accumulato, che si rendono necessari per il post operatorio. Non abbiamo un numero adeguato di medici. Mancano anestesisti, medici dell’emergenza-urgenza, pneumologi, infettivologi. Le unità di infettivologia sono state massacrate nell’ultimo decennio e ora ne stiamo pagando il prezzo. C’è bisogno di un investimento in personale specializzato. C’è bisogno anche di ortopedici, di quei 410mila interventi, circa 150mila sono interventi di ortopedia”.

Il nostro è un Paese che sta invecchiando, nascite molto al di sotto della media, a causa della mancanza del lavoro i giovani stentano a mettere su famiglia. La popolazione italiana è prevalentemente adulta. Le figure dell’ortopedico, del geriatra, dei medici che seguono la popolazione anziana contano molto. “Serve un’iniezione di risorse che diano risposte al settore sanitario – conclude il segretario Carlo Palermo – che poi il Servizio Sanitario Nazionale deve gestire in modo adeguato. I finanziamenti sono importantissimi. Non avrei tante ritrosie per il Mes finalizzandolo al SSN per le spese dirette e indirette legate al Covid, come dice la Comunità Europea, anche perchè abbiamo bisogno di un ammodernamento delle strutture. Quando è sopraggiunta l’epidemia abbiamo dovuto correre ai ripari per tracciare i percorsi separati, Covid e noCovid, costruire le tende fuori dagli ospedali per il pretriage, la mortalità piano piano si è ridotta. Ma in termini di personale è costato moltissimo, fra medici e infermieri sono mancate oltre 220 persone. Non va dimenticato.

di emigrazione e di matrimoni

Fear of the virus can cause fatal heart attacks

Due to fear of being infected with covid19 patients with cardiovascular conditions have stayed at home risking death or disability. Carlo Palermo, national Secretary of the ANAAO expressed his alarm and asked for a revival of public health in order to stem future pandemics and multiple factors that put at risk the health of the population.

The first people to launch an alarm were the cardiologists. Since the Covid there has been a drastic drop in all the country in access to Emergency for heart attacks of up to 50% and for ischemia or brain haemorrhage of up to 70%, despite being aware that the timing for the treatment of these conditions is decisive. People are staying at home out of fear of the virus and so increasing the probability of death or disability. Cardiovascular diseases represent the main cause of death in Italy. This is one of the reasons why the hospitals have rushed to adopt safe paths for the admission of non-Covid patients that are well distinguished from the Covid patients, for them and for the patients with other urgent conditions that inevitably would have complications if not treated.

“In the wake of the recovery it has been decided to strategically take into account the famous trio of swab, treatment and tracing but there was also talk about the territory for the identification of any new cases,” explained Carlo Palermo, national Secretary of the ANAAO, “For conditions that depend on time, such as heart attacks or strokes, there was a marked increase in mortalities during the Covid period because at the start of the pandemic the hospital structure was aimed at containing the virus with the massive commitment of transportation of patients by ambulance. Fear of being infected determined that the citizens no longer went to the hospitals so the Emergency ward was emptied of those cases that required immediate intervention. In this context news came that there were fewer heart attacks”

During the initial period of the epidemic, while we all stayed home, it was recommended especially to the elderly, the more fragile people and to those who already had conditions to stay steadfastly at home. Let us remember that even visits to outpatient clinics were also suspended and it was recommended to not clog the family’s doctor’s surgery which however responded with triage by telephone, as per the invitation by the civil protection authorities. So the common practice was to self-manage or maybe to self-diagnose any malaise. Some conditions, such as heart attack or stroke, require timely intervention, especially for treatments and surgery to be effective.

“Going to hospital within a space of time in which the condition can be managed saves lives,” continued the Secretary of the ANAAO, the main trade union for Italy’s hospital doctors, “but going after six or seven hours or not going at all keeping the pain in the chest with worsened clinical condition increases the probability of death. There has been work by the Italy’s society for cardiology that shows how mortality has gone from 4% to 14% over these few months. A delay or a reduction angioplasty surgery determined this, the cause is fear. But this also applies for other conditions that require other emergency surgery. A patient a surgical need who does not want to undergo surgery now because of fear could pay the price in terms of the good outcome of the treatment, subsequently the chances of a good result are reduced.

 “An increase of 10 points of ordinary mortality. If the cases of heart attack and stroke are about two hundred thousand per year, if we imagine an increase of mortality of this type in a year twenty thousand more cases. And then there is the increase in mortalities of the rest of the conditions. There are all the other major causes, the first cardiovascular diseases, which are about 37%, but we must not ignore tumours about 30% of the causes of mortality. In this case the sick who follow the treatments are about a million two hundred thousand and of these about 300 thousand, therefore a quarter of the total, are those who undergo chemo and radiotherapy who must have regular checkups”

And then there are about 410 thousand who are waiting for surgical operations because during this period of coronavirus emergency they have not approached the hospitals. “ 410 thousand operations correspond to 10% of the operations made in a year,” said Carlo Palermo strongly, “Which are more than 4 million, which are about 10% and in order to recuperate them this involves about 10% more work in a year or 20% in six months, therefore at least six months of extra work, all this in a critical health situation which we already know, a health system already drawn to paroxysm under the profile of efficiency and producing performance, drawn to the maximum, which has 45 thousand less bed places, a shortage of seven thousand doctors over the last ten years. And then if we put in the sanitary management carried out by physicists, chemists, biologists and therefore adding these means another two thousand less, we reach a shortage of nine thousand people in our NHS; less 36 thousand nurses and health workers and a shortage of bed spaces this puts us at the tail compared to the European average since part of the 3.2 per thousand the number of our bed places in Italy. In Germany it is about 8 per thousand, in Austria 7 per thousand and the European average is 5 per thousand. Ours is an extremely reduced answer, the same European Health Commission in forecasting European funds, the famous 170 billion Euros, recommended a particular intervention so that the resilience and the capacity to respond is improved. Italy (in covid19 emergency, editor’s note) was saved thanks to the extraordinary effort of all the operators who held up as much as possible in difficult conditions”  

We only have to think that we came into a pandemic which, maybe we could not predict, with only five thousand places in intensive care in all the country. Therefore completely unprepared to deal with such an event, despite already have had “general trials” with other epidemics some years before and today with globalization and with the generosity that distinguishes us, made of welcoming and openness, we should have imagined that the health emergencies would have crashed into us and so investing more must be the crux of the matter and not cutting.

 “I had talked about this on February 24, if I remember it well, when I pointed out this very problem,” Secretary Carlo Palermo told us, “We had a rate of one hundred thousand bed places in Italy, extremely low but especially extremely varied. The average European rate is 8.9 per 100 thousand inhabitants. To have an idea in Belgium it is 15 per hundred thousand and Germany 28 per hundred thousand. In Calabria, even if it declares 7 per hundred thousand, in reality in those where there are staff, there are 5 per hundred thousand. Thus a serious situation, in fact I said then, just as well that the epicentre occurred where the structures were more solid compared to the south where we would have quickly run into a saturation of the intensive care places if there had been an epidemic with the same virulence that struck the north.”

But WHO advised us to get used to cyclical pandemics, so it would be good to equip ourselves and from this moment to get used to living with the idea that the viruses are with us and will stay with us.

There will no more north or south of the country or the world. “The risk is very high,” confirmed the Secretary, “and it will be necessary to invest. There has been the first increase in the National Health Fund but I have the impression that it is not enough. On the other hand, the investment for the increase of intensive care bed spaces which will be brought to 14.5 per hundred thousand which are necessary for the post operatory period, therefore a good leap which will help to eliminate the backlog of surgical operations accumulated. We do not have an adequate number of doctors.  There is a shortage of anaesthetists, emergency doctors, pulmonologists and infectious disease specialists. The infectious disease units have been massacred during the last decade and we are now paying the price. There is a need for investment in specialized personnel. There is also a need for orthopaedists, of those 410 thousand operations about 150 thousand are orthopaedic surgery.

Our country is aging, births are below the average due to the lack of work young people struggle to start a family. Italy’s population is mainly adults. The figures of the orthopaedist, the geriatrician, doctors who follow the elderly population count a lot. “We need an injection of resources that give answers to the health sector,” concluded Secretary Carlo Palermo, “that the National Health Service must then manage adequately. The financing is extremely important. I would not be very reluctant to say that the MES aimed at the NHS for the direct and indirect costs related to the Covid, as the European Commission says, also because we need modernization of the structures. When the epidemic came we have to rush to lay our separate Covid and non-Covid paths, to build the tents outside the hospitals for the pre-triage and the mortality gradually reduced. But it cost a lot in terms of staff, we lost more than 220 people between doctors and nurses. This must not be forgotten.”

Translation by Gianni Pezzano

Gestione e controllo del cinghiale: attivato il Piano sul territorio di Cori e Giulianello

Il primo step operativo – la mappatura delle aree – si è già concretizzato con una serie di sopralluoghi nelle zone a maggiore densità di cinghiale effettuate dall’Azienda Faunistico Venatoria “Cora”, coordinate dal suo Presidente Roberto Salvatori.

Nei giorni scorsi il Sindaco Mauro Primio De Lillis con lettera indirizzata al Dirigente Area Decentrata Lazio Sud – Regione Lazio, Luciano Massimo, all’Assessore all’Agricoltura della Regione Lazio, Enrica Onorati, e al Presidente dell’ATC – Ambito Territorio Caccia – Latina 1, Luciano Pieralli, ha chiesto formalmente un intervento sul territorio di Cori e Giulianello per fermare l’avanzata dei cinghiali.

La richiesta scritta è partita a seguito delle segnalazioni che il Comune di Cori riceve quotidianamente dalle imprese agricole locali per i danni causati alle loro produzioni da mandrie di cinghiali, ma anche da parte di cittadini preoccupati soprattutto per i pericoli posti alla circolazione dal loro attraversamento sempre più frequente delle strade comunali e provinciali. Da qui l’esigenza di attuare il Piano di Gestione e Controllo del cinghiale, ai sensi della L.R. 16 marzo 2015 n. 4.

Ne è seguito un incontro in Municipio tra Mauro De Lillis e Luciano Pieralli, che si è poi attivato con gli organismi competenti per l’attuazione degli strumenti di contenimento e vigilanza previsti dalla normativa e finalizzati a garantire il raggiungimento e il mantenimento di una quantità di esemplari compatibile con la necessità di salvaguardare le colture agricole e forestali, tutelare e conservare gli equilibri ecologici.

Il primo step operativo – la mappatura delle aree – si è già concretizzato con una serie di sopralluoghi nelle zone a maggiore densità di cinghiale effettuate dall’Azienda Faunistico Venatoria “Cora”, coordinate dal suo Presidente Roberto Salvatori. Le conseguenti battute di caccia straordinarie saranno programmate nel più breve tempo possibile, probabile anche alla fine del mese di giugno.

“Viste le diverse istanze pervenute all’Ente, l’Amministrazione si è mossa immediatamente per porre un rimedio alle problematiche evidenziate – concludono il Sindaco di Cori Mauro De Lillis e suo vice Ennio Afilani – Ringraziamo l’Assessore Regionale Enrica Onorati e il presidente dell’ATC LT1 per la disponibilità dimostrata verso la nostra comunità; la Polizia Provinciale di Latina e l’Azienda Faunistico Venatoria per il sostegno dato.”

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