L’emergenza chiama, makers e innovatori rispondono

Startupper, ingegneri, designer e innovatori insieme (a distanza) per sconfiggere il COVID-19

Sono le persone e i progetti di cui leggiamo ogni giorno, che ci sorprendono per ingegno, audacia, efficacia. Sono i protagonisti di Maker Faire Rome che si stanno mobilitando ognuno nei propri territori e attraverso Maker Faire Rome, per dare il proprio contributo. Una lotta contro il tempo e in pieno spirito makers: solidale e opensource. Con l’innovazione che viene dal basso. Mettono il proprio ingegno gratuitamente al servizio della collettività.

Oggi vogliamo segnalare due storie, una che arriva da Cava dei Tirreni e l’altra da Cosenza.

Amleto Picerno, founder di Medaarch a Cava de’ Tirreni, impegnato a produrre sia valvole per respiratori mascherine che grazie alla stampa laser riesce a stamparne 1.000 al giorno e Paolo Mirabelli, di Cosenza , che sta realizzando in 3D maschere protettive per il personale sanitario ed è in perenne raccordo  con gli ospedali di Napoli, Cosenza e Salerno.

Una delle cose più belle che sta accadendo in questi giorni terribili, in tantissime città italiane, è la voglia di contribuire e dare un aiuto concreto a superare questa fase di grande emergenza sanitaria. E i maker provano a fare la loro  parte.

Nel cuore di Cava dei Tirreni opera il primo Centro per l’Artigianato Digitale (CAD) d’Italia, una parte della società Medaarch, fondata da Amleto Picerno. Il CAD è un hub formativo e tecnologico, pensato per aiutare artigiani e aziende a innovarsi attraverso il digitale e le nuove tecnologie. Un centro di innovazione che collabora ormai da anni con la Maker Faire Rome, consolidata piattaforma dove la Scienza si incontra con l’innovazione che viene dal basso e, oggi più che mai, punto di riferimento importante per moltissimi maker che vogliono dare il loro contributo per aiutare medici, infermieri e forze dell’ordine impegnati in prima linea contro il Covid19.

In queste ore, al Centro per l’Artigianato Digitale (CAD), messa da parte l’attività abituale, si sta lavorando per produrre valvole per respiratori e mascherine anti-contagio da consegnare al Comune di Cava de’ Tirreni che, a sua volta – e dopo opportuna certificazione – distribuirà gratuitamente alle strutture sanitarie, alla Protezione civile, ai vigili urbani e agli operatori della Croce Rossa.

Nello specifico il CAD sta lavorando su due fronti: quello della ricerca e quello della produzione e realizzazione.  “Da da un lato – spiega Amleto Picerno – d’intesa con il Comune di Cava de’ Tirreni, stiamo progettando e producendo nuovi dispositivi, quali mascherine anti-contagio e valvole Charlotte , ovvero quelle che vanno applicate sopra le maschere da sub, da adattare poi ai macchinari di respirazione artificiale in dotazione negli ospedali e, dall’altro lato, stiamo sviluppando un’attività di ricerca.

Quello che stiamo portando avanti, e ci tengo a dirlo, è un lavoro di squadra che è possibile realizzare anche grazie alla fornitura di materiali che ci vengono donati da diverse aziende del territorio” Sul fronte mascherine, invece, “Stiamo sperimentando la possibilità di utilizzare nuovi materiali biologici – procede Picerno – come sistema di filtraggio da apporre all’interno delle mascherine anti-contagio. E stiamo anche cercando di dare forma ai dispositivi di prevenzione attraverso un design semplice che si possa adattare al volto umano grazie alla realizzazione di modelli che permettano, a tali dispositivi, di prendere forma una volta indossati. Grazie alla stampa laser, più veloce di quella 3D, riusciamo poi a produrre mille mascherine al giorno. Stiamo, inoltre, collaborando attivamente con i nostri ricercatori per la progettazione di nuovi dispositivi utili per aiutare i pazienti a respirare”. “Siamo felici – conclude Picerno – di poter fare la nostra piccola parte in questa lotta contro il tempo che affrontiamo con fiducia nel futuro, che poi è il vero segreto degli innovatori”.

Paolo Mirabelli, invece, dalla sua abitazione di Cosenza con la collaborazione di molti, sta lavorando incessantemente su due progetti: realizzare una maschera protettiva per i medici utilizzando un filtro particolare che è già nel protocollo dei reparti di anestesia e che è disponibile in quantità massicce. Si tratta di un dispositivo che copre tutto il viso ed è più comodo da indossare di quelli che si usano abitualmente. Parallelamente, Mirabelli si sta cimentando su una visiera da apporre davanti alla maschera facciale che stanno cercando di realizzare “in modo che la protezione sia massima e la visibilità ottimale”. Paolo Mirabelli è un maker italiano. Nel 2012 ha avviato l’impresa Graphid3a i TecnoArtigiani, da cui è nata DroniLab Srls, che si occupa di produrre ed utilizzare Droni, Rover, etc. Nel 2014 ha aperto, assieme ad altri sognatori come lui, il primo CoWorking in provincia di Cosenza, il Pro-Working CS. Sia Amleto Picerno che Paolo Mirabelli affiancano da anni Maker Faire Rome, consolidata piattaforma dove la Scienza si incontra con l’innovazione che viene dal basso e, oggi più che mai, sta diventando punto di riferimento importante per moltissimi maker che vogliono dare il loro contributo per aiutare medici, infermieri e forze dell’ordine impegnati in prima linea contro il Covid19. “Il lavoro si porta avanti senza orari – prosegue Mirabelli –  insieme ad altri maker, atenei come il Politecnico di Milano, con il dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università della Calabria e in collegamento, via skype e whatsapp con il personale sanitario degli ospedali di Cosenza, Napoli e Salerno.

“Ad oggi – continua Mirabelli – dopo giorni e notte passate in videoconferenza, dopo ore e ore passate sulla progettazione stiamo stampando, in 3D, i primi prototipi che poi dovranno essere validati. Ma siamo ottimisti e speriamo di dare una mano concreta a chi è impegnato in prima linea contro questa terribile emergenza. Stiamo cercando di produrne più possibile, ma non sempre è facile trovare i materiali per produrle. Ma siamo qui, siamo una comunità, siamo maker e Maker Faire Rome e crediamo nella fabbricazione digitale condivisa. Vogliamo dare il nostro contributo per uscire prima possibile da questo incubo”.

In questo momento a Maker Faire Rome stanno arrivando decine di progetti da maker e innovatori e la piattaforma Maker Faire Rome sta cercando di agire come facilitatore affinché questa drammatica emergenza sanitaria termini al più  presto.

Per approfondire queste storie di maker e conoscerne altre basta collegarsi al blog di Maker Faire Rome, al link https://2019.makerfairerome.eu/it/makers-gonna-make.

La realtà di una Sanità malata non aiuta la lotta contro il covid-19

Mentre oggi si affronta una reale emergenza con poche armi a causa degli eccessivi tagli alla Sanità degli ultimi 10 anni, il futuro appare ancor più incerto perché la pandemia avrà per lungo tempo un andamento ciclico. E’ quanto mai urgente ripensare il Sistema Sanitario Nazionale

di Carlo Taccone

Quando   si ignorano, per disattenzione, le piu’ pratiche prospettive   future, in uno scenario di alte probabilita’ temporali,  e non si  riesce  a  prefigurare   l’evolversi  del  nostro  domani, il  miglior  modo  per  recuperare  lucidita’  di  visione nell’analisi  degli  eventi, rimane  il non mai troppo ripetuto “ voltarsi  indietro “ e osservare con un briciolo  di  istintivita’  sagace e riflessiva saggezza, il lento decorrere  della nostra  storia. Prossima o Remota che sia.

Tutte le grandi accelerazioni nell’evoluzione storica della razza umana sono sempre state scatenate da un momento di crisi, un momento di rottura, o come si preferisce dire oggigiorno, a moment of lockdown.

Come se la Storia volesse ricordarci quanto la scienza ha compreso nel 1796, con l’invenzione dei Vaccini: rendere una persona malata diventa, paradossalmente, l’unico modo di prevenire malattie future.

Oppure ricordare che solo dopo la Seconda Guerra mondiale, in periodo di crisi, l’umanita’ ha deciso, in stato di necessita’, che si dovesse sviluppare l’intelligenza artificiale, il computer.

Tali paragoni, all’apparenza irrispettosi verso l’attuale pandemia da COVID-19, hanno il pregio di farci riflettere del come, nel lungo evolversi dei secoli, la civilta’ umana abbia sempre saputo ottenere un risultato positivo, dalle e nelle avversita’, fossero esse umane o sovrannaturali. Cio’ a conferma che   tutte le vicissitudini umane   producono a distanza risultati positivi e di concreta utilita’ per le generazioni future.

L’attuale pandemia da COVID-19 avra’ certamente un andamento stagionale e intermittente ad ondate stagionali almeno fino al 2021, come autorevolmente confermato da molti scienziati e virologi che ne stanno studiando ed analizzando, gia’ da molto tempo, ogni peculiarita’ strutturale ed epidemiologica.

Tale andamento richiedera’ una specifica preparazione dell’habitat sociale in forme di quarantena ad intermittenza, nel breve periodo, accompagnate da una serie di misure preventive che si intrecceranno, piu’ spesso, ad un profondo ed assai diverso adattamento sociale. Il nostro cambiamento negli stili di vita, nella riprogrammazione delle nostre piu’ comuni attivita’, provochera’ una sorta di collettiva empatizzazione modulata e personalizzata, oltreche’ a velocita’ separate, di riassunzione dei concetti principali esistenziali in cui s’innesta e si identifica il valore etico stesso della vita umana.

Il naturale ed istintivo stop introspettivo ci aiutera’ ad elaborare nuove strategie relazionali e ad affrontare, in futuro, analoghe ed improvvise emergenzialita’ sanitarie, oltreche’   di vita quotidiana, senza che esse possano sorprenderci nuovamente e trovarci impreparati e radicalmente indifesi.

D’altro canto, non v’e’ dubbio che, in assenza di reali e immaginifiche guerre stellari o nucleari, la minaccia alle popolazioni non possa che materializzarsi, nella nostra epoca, a causa di microscopiche singole catene polimeriche di DNA, chiamate   VIRUS o batteri specifici o anche vettori micro-radioattivi trasformati direttamente in possibili vettori di armi letali.

Tale destrutturazione non puo’ che interessare ed investire con immediatezza, AB INITIO, la Struttura Sanitaria Mondiale e, nel dettaglio piu’ vicino a noi, quella italiana.

La presenza   sempre piu’ soffocante di tali eventualita’, dovra’ servire da stimolo intelligente e fattivo nel perseguire finalita’ di trasformazione dell’attuale Sistema Sanitario Nazionale, rendendolo, in primis, orientabile ed orientato a questi tipi di fenomenologie cliniche, che potrebbero e dovrebbero Garantirsi un momento di comprovata priorita’ sociale, nell’animo e nella mente del Legislatore.

Potrebbe  apparire  disarmante  e disincentivante descrivere  o proporre oggi un  elencazione delle  storture piu’ macroscopiche rilevabili nel nostro SSN: dal rapporto  Pubblico/Privato  con i relativi costi gestionali, all’analisi, su base  scientifica e con dati e parametri oggettivi, della reale necessita’ e ridistribuzione  dei  PL per  specialita’, dalla necessita’ applicativa  di percorsi sanitari e protocolli appropriati  secondo  criteri di rapida  VRQ = Verifica e Revisione di Qualita’, peraltro  scarsamente  utilizzati finora.

Parrebbe riduttivo indicare oggi, senza un reale rispetto della tempistica, le vere necessita’, in termini di formazione e presenza, di tutto il Personale Sanitario occorrente, nei Presidi di continuita’ assistenziale ed in quelli d’urgenza, ovvero una piu’ equa distribuzione delle risorse e delle strumentazioni piu’ efficaci su tutto il territorio Nazionale.

Appare piu’ logico indicare in prospettiva immediata, quali opportune modifiche inserire in un quadro piu’ ampio e necessariamente articolato – anche con la revisione del titolo V° della Costituzione per la parte concernente il riequilibrio dei poteri gestionali in campo sanitario tra Stato ed enti Regionali.

Iniziando ad  esempio dal  quanto mai necessario riposizionamento  strutturale  degli  accessi  ai Pronti Soccorso Ospedalieri, dalla   istituzione di apposite sezioni di Terapia intensiva e Sub  intensiva, dalle  aree di osservazione primaria (pretriage) in ambienti assolutamente asettici con personale ed attrezzature del tipo  AREE  anti-contagio, come nei migliori laboratori di ricerca, ovvero come nelle sale operatorie chirurgiche e /o nei reparti di grandi ustionati, ove e’ assicurata  una  Asepsi  totale ed obbligatoria.

Tale disposizione si attuerebbe con lo sdoppiamento in due aree di P.S.  differenziando e distanziando quello piu’ comune, dall’altro  accesso  a patologie  da  contagio: quest’ ultimo accesso  infine  condurrebbe  a vere strutture di ricovero in osservazione, per pazienti  pauci infetti, per  quelli che necessitano di Assistenza domiciliare Vigilata – e che oggi  scontano la quarantena nel proprio domicilio – con  stanze  asettiche  e mantenendo una stretta  osservanza   di  protocolli  operativi  e norme ristrette  ed  ineludibili  di percorsi ed ambientazioni protette.

Necessario istituire   un migliore e maggiore raccordo operativo con i Distretti Sanitari, le Strutture sanitarie territoriali, dotandole anche di minime attrezzature emergenziali, DPI –Dispositivi Protezione Individuali, Case di cura per anziani a norma, Case di cura Convenzionate e Private.

Un controllo piu’ attento sulla prevenzione vaccinale, un possibile utilizzo permanente dei   DPI nei luoghi ove si svolgono servizi pubblici essenziali.

A monte delle necessarie e rivedibili proposte elencate diventa fondamentalmente prioritario accertare quanto ed in che misura, la gravita’, l’evolversi e l’espansione di tali fenomeni a frequenza ciclica, possano  sostenere e dar vita a scelte epocali, per norme e contenuti, che il legislatore intenderà assumere.

Esse si adattano a produrre una riformulazione di base del rapporto Stato-Regioni in questo  settore, tentando di riequilibrare il disavanzo dell’offerta sanitaria, oggi presente e marcatamente sintomatico, nelle  21 Regioni Italiane, con un livello egualitario di normative e protocolli, sotto la diretta supervisione di un Ente Centrale.

Contestualmente e’ prevista una serie di forti investimenti in strutture ed attrezzature Sanitarie, per affrontare le ulteriori e piu’ specifiche sfide epocali  minime  che  ci  attendono  nell’incontro  con il nostro  futuro,  dietro l’angolo: il  DOMANI.

Due le battaglie da vincere: una contro il coronavirus e l’altra contro la fame!

Il 16 marzo scorso il Governo ha varato il Decreto “Cura Italia” con il quale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha dichiarato a gran voce di aver messo in campo uno sforzo economico importante. Ma di quali aiuti parliamo?  Riservati a chi? Come faranno coloro che non sono attrezzati, e incompetenti in ambito tecnologico?

Di Benedetta Parretta

Il Presidente della Regione Calabria Jole Santelli, chiudendo i confini sta difendendo i suoi concittadini per evitare che il contagio dilaghi.

La vita dei calabresi è attaccata ad un filo sottile, assenti le attrezzature negli ospedali, tra cui i posti letto in terapia intensiva, e medici e infermieri spesso hanno optato per un “periodo di malattia “.

In un momento storico e drammatico come quello che stiamo vivendo, costretti nelle abitudini, nella libertà personale e negli affetti all’isolamento sociale a causa della pandemia seminatrice di morte e sofferenza.

Il 16 marzo scorso il Governo ha varato il Decreto “Cura Italia” con il quale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha dichiarato a gran voce di aver messo in campo uno sforzo economico importante.

Ma di quali aiuti parliamo? Riservati a chi? Come faranno coloro che non sono attrezzati, e incompetenti in ambito tecnologico? C’è troppa burocrazia, tutto è troppo complicato per coloro che sono abituati ad essere assistiti dai Caf.

Abbiamo sentito parlare di 600 euro per i lavoratori autonomi, dei bonus baby sitter, ma nessuno ha parlato delle bollette che non si riescono a pagare, degli affitti che non si possono onorare. La gente, soprattutto al Sud, è allo stremo delle forze e non riesce più a fare la spesa.

Molti gli episodi pubblicati sui social, dove si diventa criminali per bisogno, per portare a casa quel “pezzo di pane” che avrebbe dovuto garantire la Costituzione Italiana, perché un diritto. La gente ha paura sì del CoronaVirus, ma ha anche tanta paura di morire di fame.

Chi aiuterà i lavoratori sommersi? Obbligati al lavoro nero perché in Calabria funziona così: o questo o niente.

Chi aiuterà i liberi professionisti le cui casse previdenziali non intervengono per sostenerli? Chi aiuterà i disoccupati?

Nel mondo reale, oltre l’orizzonte di palazzo Chigi, tutto è avvolto dal silenzio, tutto è fermo seppur la vita continua.

Sì, sebbene in isolamento continuano i bisogni primari a cui in molti ben presto non potranno far fronte, e sarà a quel punto che ci troveremo nell’emergenza dentro l’emergenza, annunciata e non fronteggiata dal “Cura Italia”.

“Il decreto cura Italia non tiene affatto in considerazione la categoria degli avvocati, ha di fatto discriminato i liberi professionisti rispetto ad altre categorie” spiegano alcuni avvocati.

Ha delle lacune pazzesche rispetto ad una cospicua fetta del popolo italiano, si pensi infatti che ad oggi gli avvocati sono circa 235.000, eppure il governo che da una parte non prevede alcun sostegno economico, dall’altra li definisce “servizi essenziali” indicando i servizi legali al pari dei contabili, con codice ATECO 69.

Allora la domanda è spontanea, garantire i servizi legali perché necessari ma a chi?

Se siamo in una fase di emergenza, per che cosa se le attività nei tribunali sono sospese?

E la situazione sembra non migliorare. Dalla cassa di previdenza sono state messe a disposizione degli iscritti misure di emergenza che non sono fruibili da tutti e che non possono supplire alla perdita economica di questi mesi di blocco.

“Ma pensiamo anche ai disoccupati, ai lavoratori in nero, a colf e badanti, come porteranno avanti le loro famiglie? Che cosa s’inventerà il Presidente del Consiglio oltre al Decreto “Cura Italia”?

La stragrande maggioranza specie al sud è una famiglia mono reddito, chi darà da mangiare ai loro figli tra qualche tempo?” Questo è quanto espresso dall avv. Jessica Tassone del foro di Locri, civilista e impegnata nel sociale.

A questo punto l’epilogo è triste, dobbiamo prepararci anche ad una pandemia economica

Marta, una degli altri eroi italiani nei tempi del virus – Marta, one of the other Italian heroes in the times of the virus

di emigrazione e di matrimoni

Marta, una degli altri eroi italiani nei tempi del virus

Non dobbiamo dimenticare i moltissimi altri eroi che rischiano la vita per assicurare servizi e cibi per tutti coloro chiusi in casa per limitare i loro movimenti e quindi fermare la diffusione del virus.

Nel periodo di pandemia ci sono moltissime persone che compiono i propri doveri senza voler essere riconosciute o premiate per il loro lavoro e impegno, ma non  per questo dobbiamo tacere.

Senza dubbio la categoria in prima linea è quella delle équipe mediche che curano i malati del virus che affligge il mondo. Tragicamente, più di 7.000 medici e infermieri in Italia sono stati contagiati dal virus e molti di essi, compresi una sessantina di medici, hanno pagato il prezzo supremo per la loro dedizione alla propria professione.

Di questi, il caso più tragico è quello dell’infermiera Daniela Trezzi, non perché era stata contagiata, ma per il timore e la disperazione d’aver contagiato altri malati, colleghi e amici, si è tolta la vita. Il suo gesto è la risposta più triste e, allo stesso tempo, più eloquente alle voci vergognose che girano da troppo tempo all’estero riguardo i nostri medici e infermieri nella loro ora più dura e gloriosa.

Ma nel concentrarci su questi veri eroi, rischiamo anche di dimenticare i moltissimi altri eroi che rischiano la vita per assicurare servizi e cibi per tutti coloro chiusi in casa per limitare i loro movimenti e quindi fermare la diffusione del virus.

Come i medici, infermieri e farmacisti, questi impiegati, operai e altre categorie non si considerano eroi, pensano solo che compiono il lavoro necessario per aiutare i molti milioni  chiusi in casa. Ora parleremo di una di loro che va a lavoro ogni giorno, anche con il timore di poter essere contagiata.

Marta è una dei moltissimi operai che si impegnano a fornire la frutta fresca necessaria per la vita di tutti.

Frutta

L’Emilia-Romagna è il maggior centro di frutta d’Europa e i suoi prodotti sono distribuiti e venduti non solo in Italia, ma anche in molti altri paesi, persino extra europei.

Marta viene dalla Calabria e vive nella regione da molti anni. Lei insieme a migliaia di altri operai nei centri che controllano, trattano, confezionano e spediscono la frutta che vediamo nei supermercati e mercati d’Italia.

Va a lavoro con il timore d’essere contagiata, anche se i responsabili hanno cambiato il metodo di lavoro con squadre fisse, limiti di distanza e le protezioni necessarie. Se uno della squadra si sente male tutta la squadra è mandata a casa per il periodo necessario per assicurare che nessuno sia stato contagiato.

Oltre a questo lavoro, Marta fa lavoretti in casa su commissione per gli altri, decorazioni, regalini e altri piccoli oggetti per parenti, amici e anche per colleghi, per occasioni importanti. Una sera ha visto un servizio televisivo ed ha deciso di produrre anche mascherine per alcune amiche al lavoro.

Il giorno seguente, dopo aver visto alcune operaie con le mascherine di Marta e dopo aver chiesto chi le aveva fatte, un responsabile le ha chiesto di fornirne altre 500 per tutti perché non sapevano quando le maschere ordinate sarebbero arrivate.

E allora Marta ha passato l’intero weekend a produrle. In questo modo anche lei ha dato il proprio contributo a tutti al lavoro. Comunque, la vita non è solo il lavoro e lei, come tutti in Italia chiusi in casa, ha dovuto fare cambiamenti alla propria vita e non solo per gli ovvi motivi.

La vita nuova nei tempi del virus

Naturalmente la prova più dura per Marta coinvolge la famiglia. Sei mesi fa è diventata nonna per la prima volta e fino a tre settimane fa vedeva regolarmente la figlia e il nipotino. Ovviamente scambiavano pranzi e cene e quando la figlia aveva un appuntamento e doveva andare a lavoro Marta badava con gioia al nipotino.

Questo non è più possibile perché figlia, nipotino e genero abitano in un altro quartiere e quindi con le nuove restrizioni nazionali di movimento non possono più visitarsi. Per fortuna ci sono i cellulari e ogni sera vengono utilizzati con video chiamate per vedere figlia e nipotino e per tenersi in contatto. Senza dubbio i sociologi studieranno come i nuovi mezzi di comunicazione hanno aiutato la popolazione a superare le difficoltà della separazione e l’isolamento in questo periodo.

Come molte famiglie, il marito di Marta è un libero professionista che lavora da casa ma ora le stesse restrizioni hanno ridotto il suo lavoro quasi a zero e quindi lui ora fa la spesa, entro i limiti stabiliti, e cucina quando Marta deve andare a lavorare.

Inoltre, c’è stato un altro cambio nella vita di casa. Per via del lavoro di lei, dall’inizio della pandemia suo marito dorme sul divano per calmare i timori di lei di contagiarlo, e per non rischiare di lasciare il figlio solo a casa ora che la scuola è chiusa.

Questi sono tutti effetti naturali di questo periodo, ma per i lettori all’estero che non conoscono la realtà attuale d’Italia, vogliamo anche dire che la paura non esiste solo per coloro come Marta che vanno a lavoro, esiste anche vicino a casa.

La paura e la vita

Malgrado la mancanza di contatti, le notizie si diffondono e non solo via televisione e sui social. I telefoni cellulari diffondono le notizie e così suo marito ha saputo che il marito della proprietaria dell’appartamento aveva preso il virus. Per fortuna ha superato la malattia ma per Marta il rischio era più vicino a casa.

Come sanno molti, gli appartamenti non sempre garantiscono la privacy e così per due sere Marta e suo marito hanno sentito l’inquilina di sopra tossire continuamente. Marta non nascondeva il suo timore, lo stesso timore che sente ogni volta che va a lavoro. Lei ha continuato a fare le sue cose ma i rumori da sopra non facevano altro che far crescere il suo disagio. E poi la svolta terribile.

Mentre il marito di Marta era nel bagno prima di dormire sul divano ha visto luci blu lampeggianti fermarsi davanti al palazzo. Ha aperto la finestra, ha visto che era un’ambulanza e ha chiamato Marta. Lei ha capito immediatamente che i sanitari erano venuti per l’inquilina di sopra. Nessuno dei due ha dormito quella notte.

E allora la paura nata dalle cronache non è più soltanto un’ipotesi ma una realtà forte. Ma le notizie vengono anche dalle campane delle chiese e mentre battiamo queste parole sulla tastiera sentiamo i tocchi lenti della campana e ci chiediamo se l’anima volata via sia stata una vittima del virus.

Comunque, la svolta terribile non ha impedito a Marta di andare a lavoro oppure al marito di uscire a fare la spesa per i prossimi giorni.

Questi sono alcuni degli aspetti di questo periodo che dobbiamo scrivere e documentare per il futuro. Non abbiamo un Manzoni o un Marquez per mettere la malattia al centro di un grande romanzo. Ci sono milioni come Marta che vanno a lavorare con il timore perché sanno che la vita deve continuare in ogni caso, anche con le restrizioni. Però, abbiamo un mezzo che può dare voce ai nostri eroi quotidiani.

Quindi noi del giornale vogliamo dare ai nostri lettori l’opportunità di farci sapere di altri eroi che aiutano i loro parenti, amici, vicini di casa, colleghi di lavoro e anche sconosciuti a vivere in questo periodo travagliato perché sono davvero eroi e devono essere riconosciuti.

Inviate le vostre storie a: [email protected]

di emigrazione e di matrimoni

Marta, one of the other Italian heroes in the times of the virus

We risk forgetting the many other heroes who risk their lives to ensure services and food to all those who are locked down at home to limit their movements and therefore to stop the spread of the virus.

In a period of pandemic contagion there are many people who carry out their duties without wanting to be recognized or rewarded for their work and commitment but not for this we must remain silent.

Undoubtedly the category in the front line is that of the medical teams that look after those suffering the virus afflicting the world. Tragically, more than 7,000 doctors and nurses in Italy have been infected by the virus and many of them, including about sixty doctors, have paid the highest price for their dedication to their profession.

The most tragic of these cases is that of the nurse Daniela Trezzi, not because she had caught the virus but because, out of fear and desperation of having infected other patients, colleagues, relatives and friends, she took her own life. Her gesture is the saddest and at the same time the most eloquent answer to the shameful accusations that for far too long had been circulating overseas concerning our doctors and nurses in their hardest and most glorious hour.

But in concentrating on these true heroes we also risk forgetting the many other heroes who risk their lives to ensure services and food to all those who are locked down at home to limit their movements and therefore to stop the spread of the virus.

Like the doctors, nurses and pharmacists these workers, drivers and other categories do not consider themselves heroes, they think they are only carrying out the work necessary to help the many millions left at home. We will now talk about one of these millions who goes to work every day, even with the fear of being infected.

Marta is one of the many workers committed to supplying the fresh fruit needed in everybody’s lives.

Fruit

Italy’s Emilia-Romagna region is Europe’s biggest centre for fruit and its products are distributed and sold not only in Italy but also in many other countries, even outside of Europe.

Marta comes from Calabria and has lived in the region for many years. She and thousands of workers in the facilities check, treat, package and send the fruit we see in Italy’s supermarkets and markets.

She goes to the work with the fear of being infected, even if the managers and supervisors have changed the work methods with fixed teams and limits on distances and the protection necessary. If one member of the work team feels sick all the team is sent home for the period necessary to ensure that nobody else has been infected.

As well as this job, Marta works at home to make objects on commission for others, decorations, small gifts and other small items for relatives, friends and also for work colleagues for important occasions. One evening she saw a programme on TV and decided to also make masks to give to some friends at work.

The next day, after seeing some workers with Marta’s masks and asking who made them, a manager asked her to supply another 500 for everybody because they did not know when the masks already ordered would arrive.

And so she spent the whole weekend making them. In this way she too gave her contribution to everybody at the workplace. However, life is not only work and she, like everybody else in Italy shut in at home, had to make changes to her life and not only the most obvious changes.

The new life in the times of virus

Naturally the hardest test for Marta involves the family. Six months ago she became a grandmother for the first time and up to three weeks ago she regularly saw her daughter and grandson. Obviously they swapped lunches and dinners and when the daughter had an appointment or had to go to work Marta joyfully looked after the grandchild.

Now this is no longer possible because the daughter, grandson and son in law live in another suburb of the city and so with the new national restrictions on travel they can no longer visit each other. Luckily there are now mobile phones and every evening they are used with video calls to see the daughter and grandson and to keep in touch. No doubt sociologists in the future will study how new methods of communication have helped the population to overcome the hardship of separation and isolation during this period.

Like many families, Marta’s husband is a professional who works from home but now these same limits have reduced his work to almost zero and therefore he now does the shopping, within the established limits, and cooks when Marta must go to work.

Furthermore, there has been another change to life at home. Due to her work, since the start of the pandemic her husband has been sleeping on the lounge in order to calm her fears of spreading the virus to him. She also did not want to risk the son being left alone now that his school has been closed.

These are all the natural effects of this period but for the readers overseas who do not know the current reality in Italy, we also want to say that the fear of the virus does not exist only for those like Marta who go to work, it also exists much closer to home.

Fear and life

Despite the lack of contacts news still spreads and not only via television and the social media. Mobile phones spread news and so her husband found out that the landlady’s husband had caught the virus. Luckily he has overcome the disease but for Marta the risk was even closer. 

As many know, privacy is not always guaranteed in apartments and so for two evenings Marta and her husband heard the upstairs tenant coughing continually. Marta could not hide her fear, the same fear she feels every time she goes to work. She continued to carry out her normal activities but the sounds from upstairs only increased her discomfort. And then, there was a terrible development.

While Marta’s husband was in the bathroom before going to sleep on the lounge he saw flashing blue lights stop in front of the apartment building. He opened the window, saw it was an ambulance and called Marta. She understood immediately that it had come for the sick tenant. Neither of the two slept that night.

And so the fear born from the news was no longer only a hypothesis but a solid reality.

But news also comes from the church bells and as we are writing these words on the keypad we can hear the slow toll of the bells and we can only wonder if the departed soul had fallen victim to the virus.

However, these developments do not stop Marta going to work or her husband from going out for the shopping for the next few days.

These are some of the aspects of this period that we must write and record for the future. We do not have a Manzoni or Marquez who will be able to write the disease into the heart of great novels. There are millions like Marta who go to work with fear because they know life must carry on in any case, even with the restrictions. However, we have a means that can give a voice to all our daily heroes.

Therefore, we in the newspaper want to give our readers the opportunity to let us know of other heroes who help their relatives, friends, neighbours, work colleagues and also people unknown to live during this troubled period because they are real heroes and must be recognized.

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ASL Roma 6: a rischio la zona terapia intensiva dove si prevede un uso promiscuo per pazienti Covid e pazienti non Covid

Il segretario della Cisl Medici Lazio, Luciano Cifaldi,  interviene su possibile utilizzo di spazi unici in terapia intensiva negli ospedali dei Castelli Romani, che vedrà una pericolosa commistione tra pazienti affetti da coronavirus e quelli con altre gravi patologie

di Vanessa Seffer

 “Si ha notizia della volontà da parte della direzione strategica della Asl Roma 6, quella dei Castelli per intenderci, di concentrare in un unico spazio fisico, o strettamente limitrofo, pazienti Covid e pazienti non Covid. Questo sembra possa accadere sin dai prossimi giorni nella terapia intensiva ed appare in aperto contrasto con quanto ribadito nella nota 7865 del 25/3/2020 del Ministero della Salute” – dichiara in un comunicato Luciano Cifaldi, segretario della Cisl Medici Lazio.

La richiamata nota del Ministero della Salute, avente ad oggetto “Aggiornamento delle linee di indirizzo organizzative dei servizi ospedalieri e territoriali in corso di emergenza COVID-19” evidenzia come è”necessario identificare prioritariamente strutture/stabilimenti dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da COVID- 19, tenuto conto che le attività precipue sono legate alle malattie infettive, assistenza respiratoria e terapia intensiva. Parimenti, è necessario individuare altre strutture ospedaliere da dedicare alla gestione dell’emergenza ospedaliera NON COVID (patologie complesse tempodipendenti)”.

“Sfugge pertanto – dichiara il sindacalista Cisl Medici Lazio – quale possa essere la razionale motivazione che spinge la direzione generale della Asl Roma 6 ad intraprendere una strada che potrebbe esporre pazienti e personale ad un significativo aumento del rischio contagio”. 

Peraltro nel documento di fase 3 emanato nei giorni scorsi dalla Regione Lazio in attuazione della circolare del Ministero della salute prot. GAB. 2627 del 1marzo 2020 l’ospedale dei Castelli viene inserito nella rete Covid-19, anche in ragione della disponibilità manifestata, come ospedale spoke destinato alla gestione di casi Covid-19 a minor impegno clinico-assistenziale.

“Come si concilia dunque il programma di conversione della Terapia Intensiva dell’Ospedale dei Castelli da no covid-19 a covid-19 positivi?

 Stiamo parlando della terapia intensiva ovvero di quella area di alta specializzazione dove vengono ricoverati ad esempio i pazienti che ne necessitano dopo interventi operatori complessi.

 La Cisl Medici Lazio chiede pertanto al Direttore Generale della Asl Roma 6 e all’Assessore alla Sanità del Lazio di garantire che la realizzazione di questo progetto non esporrà a rischi ulteriori i pazienti e non andrà a danno della sicurezza e della incolumità fisica dei medici e degli operatori sanitari del Nuovo ospedale dei Castelli”. 

A Crotone cresce la solidarietà, ma raddoppiano anche i prezzi dei generi alimentari

In questi giorni di grande dolore per la perdita dei nostri cari, oltre la paura per il contagio e le ristrettezze economiche, a Crotone si assiste anche ad una becera speculazione di alcuni commercianti del settore alimentare che hanno fatto lievitare i prezzi da un giorno all’altro approfittando del covid-19

di Benedetta Parretta

Parte la solidarietà, per un aiuto all’ospedale San Giovanni di Dio. Aiuti economici che arrivano da persone benestanti, che hanno messo il cuore nel dare una mano, come Giovanni Vrenna Dirigente sportivo italiano, presidente del Football Club Crotone che si è distinto per la sua generosità mosso solo dall’amore per la città e dal senso di appartenenza, e l’Arcivescovo Angelo Raffele Panzetta, molto vicino alla cittadinanza anche se è arrivato da poco a presiedere la diocesi di Crotone.

Oltre a chi mette in campo azioni di solidarietà, ci sono alcuni commercianti privati che speculano facendo lievitare i prezzi nei loro ortofrutta, dove una semplice e necessaria spesa fatta oggi che ha compreso 1Kg di pomodorini, 5 cetrioli, 5 pere, 8 arance, 6 mele,1 Kg di spinaci, 1 confezione piccolissima di peperoncini e 1 lattuga, ha avuto un costo di quasi 25 euro, senza contare l’acquisto a parte di un sacchetto di patate il cui costo è stato di 5 euro ( nella foto in alto lo scontrino). Anche peggio nelle macellerie dove per acquistare la carne in questo momento di emergenza i prezzi sono raddoppiati.

Un vero furto verso una popolazione già allo stremo, da segnalare alla Guardia di Finanza, che ora più che mai deve vigilare sulle attività del commercio alimentare, per fare in modo che l’emergenza Coronavirus non diventi un modo per far passare sotto traccia atti illeciti a danno dei cittadini, perché la crisi economica non si risolve di sicuro facendo speculazione sulle spalle degli altri.

Si laurea in Ingegneria Meccanica in barba al coronavirus

La pandemia non ferma i nostri giovani laureandi, congratulazioni a Pietro Camarda che si laurea on line in Ingegneria Meccanica a La Sapienza

Si chiama Pietro Camarda il giovane che due giorni fa si è laureato all’Università La Sapienza in Ingegneria Meccanica. Uno di coloro che avrebbero dovuto discutere la tesi in un’aula del più celebre ateneo italiano, ma a causa del coronavirus e della quarantena forzata cui siamo ormai tutti costretti, il grande passo che gli assicura un futuro è avvenuto grazie ad una piattaforma on line appositamente dedicata da La Sapienza. E così Pietro ha tagliato il suo traguardo di studi da casa, con un pc, in videoconferenza con i professori della sua commissione. Una modalità che anziché togliere valore all’importante obiettivo raggiunto, lo rende ancor più prezioso considerato che l’attuale momento non è dei migliori per quanto riguarda la normale vita di uno studente che è arrivato al termine del suo percorso di studi. Niente feste goliardiche con gli amici, nessun abbraccio dei professori che lo hanno seguito per anni, insomma nulla di tutto quello che si sogna esame dopo esame.

Eppure conseguire il titolo di una laurea così onerosa ai tempi del coronavirus ha qualcosa di veramente magico, è la dimostrazione che la vita continua, che con l’impegno personale ed un po’ di ottimismo tutto può tornare a funzionare come prima. O forse tutto sarà meglio di prima, perché dopo un’esperienza così tragicamente severa i nostri ragazzi hanno conquistato il loro obiettivo due volte, perché hanno dovuto dimostrare di potercela fare anche nelle peggiori condizioni. In questi difficili giorni ogni nuova nascita è una gioia, e non ha prezzo anche poter assistere al raggiungimento di traguardi di studio di giovani che, come Pietro Camarda, con caparbia volontà conquistano quello per cui hanno tanto studiato e che l’arrivo inaspettato di questa pandemia rischiava di vanificare.

La denuncia dei lavoratori intermittenti dello spettacolo, esclusi dal Decreto Cura Italia

Manuel Agnelli, Brunori Sas, Fabio Concato, Cristina Donà, Ghemon, Eugenio Finardi, Frankie Hi Nrg, Alessandro Mannarino, Fiorella Mannoia, Daniele Silvestri, Subsonica sono solo alcuni dei big della musica italiana che hanno partecipato all’iniziativa promossa dalla Fondazione Centro Studi Doc.

Si chiede al Ministero l’approvazione della cassa integrazione in deroga per gli intermittenti dello spettacolo, considerando i 12 mesi precedenti.

Sono circa 200.000 i lavoratori intermittenti dello spettacolo esclusi dal DL 18/2020 “Cura Italia”. Si tratta di lavoratori che hanno sempre versato i contributi per il Fondo di Integrazione Salariale ma che si trovano in concreto esclusi dalle misure di sostegno dell’ultimo decreto ministeriale. 

Ecco perché artisti e tecnici hanno deciso di realizzare un video “denuncia” che lancia l’hashtag #nessunoescluso e invita a firmare la petizione promossa dalla Fondazione Centro Studi Doc (oltre 40.000 le firme raccolte) che dall’inizio della pandemia si batte a tutela dei lavoratori intermittenti dello spettacolo, ormai in ginocchio da quando, il 23 febbraio scorso, sono stati chiusi tutti i teatri e annullati tutti i tour e gli eventi. 

Manuel Agnelli, Brunori Sas, Fabio Concato, Cristina Donà, Ghemon, Eugenio Finardi, Frankie Hi Nrg, Alessandro Mannarino, Fiorella Mannoia, Daniele Silvestri, Subsonica sono solo alcuni dei big della musica italiana che hanno aderito all’iniziativa promossa dalla Fondazione Centro Studi Doc, condividendo il video che li vede protagonisti, in contemporanea sui loro canali social. Insieme a loro tantissimi tecnici e musicisti (qui la lista completa), con la partecipazione di Andrea Bosca (voice over).

Se una parte di lavoratori autonomi può contare sul sostegno una tantum di 600 euro per il mese di marzo, i lavoratori dipendenti e intermittenti dello spettacolo “a chiamata” vedono sfumare, un decreto dopo l’altro, la possibilità di avere riconosciuti i propri diritti.

Questo perché nell’art. 38 del DL 18/2020 “Cura Italia” sono chiarite le indennità per i lavoratori dello spettacolo: 600 euro esentasse per il mese di marzo a quelli che hanno lavorato almeno 30 giornate in gestione ex-Enpals e con un reddito inferiore a 50.000 euro nel 2019. Ma esplicita chiaramente che non devono avere un trattamento pensionistico né un rapporto di lavoro dipendente alla data del 17 marzo. Ciò significa che i lavoratori intermittenti che erano dipendenti anche se senza lavoro a quella data, non possono avere accesso all’indennità una tantum a cui si riferisce il decreto. Inoltre, nonostante il rapporto sia dormiente tra una chiamata e l’altra, avendo un contratto in essere non possono nemmeno avere accesso alla disoccupazione Naspi. 

Inoltre, questi lavoratori non possono accedere neanche al FIS, un fondo di integrazione salariale dell’INPS per i periodi con mancanza di lavoro, a cui tutti gli intermittenti versano il contributo ogni mese. Impossibile per loro accedere al fondo in base alle retribuzioni annullate dei prossimi mesi, non avendo più avuto chiamate dal 24 febbraio in poi: non essendo possibile calcolare l’importo di quanto è stato perso nella procedura FIS non c’è nemmeno modo di calcolare l’indennità.

Come possibile soluzione la Fondazione Centro Studi Doc chiede che i lavoratori intermittenti possano accedere alla Cassa integrazione in deroga, l’indennità per i lavoratori che non possono accedere in concreto alle casse integrazione ordinarie, misurando il lavoro perso in base allo storico dei 12 mesi precedenti. Secondo l’art. 22 del DL 18/2020 “Cura Italia” sono le Regioni che devono deliberare in merito. 

Per ora, in attesa delle linee guida dell’Inps, solo alcune Regioni hanno deliberato che alla Cassa integrazione in deroga possano avere accesso anche i lavoratori intermittenti. «Un risultato importantissimo che potrebbe ispirare le altre regioni» spiega Chiara Chiappa, presidente della Fondazione Centro Studi Doc, «ma non ancora sufficiente, perché i periodi di calcolo dell’indennità sono diversi tra loro a seconda della regione e questo crea una insostenibile discriminazione di trattamento tra i lavoratori». 

Per questo la Fondazione Centro Studi Doc chiede al Governo di introdurre un emendamento che impatti sulle scelte delle Regioni. In particolare, si chiede che all’art. 22 del D.L. Cura Italia dopo il comma 2 venga inserita questa previsione: “I lavoratori intermittenti dello spettacolo nell’impossibilità di accedere in concreto alle ordinarie misure di integrazione salariale per mancanza di chiamate emergenti, accedono alle misure di cui al comma 1 secondo la media delle giornate effettuate negli ultimi 12 mesi.”

La Fondazione ha anche richiesto che i lavoratori dello spettacolo possano avere accesso all’indennità di malattia senza il requisito dei 100 giorni di lavoro dal 1° gennaio dell’anno precedente. L’art. 26 c. 1 del D.L. 18/2020 prevede che i lavoratori in quarantena per coronavirus abbiano diritto all’indennità di malattia, ma da questa sono esclusi al momento i lavoratori dello spettacolo. È stato chiesto che all’art. 26 del D.L. Cura Italia al comma 1 sia inserita questa previsione: “I lavoratori dello spettacolo, anche stagionali con pagamento diretto dell’INPS, possono accedere alla indennità di malattia e quarantena per tutti i giorni di prescrizione, senza il requisito delle 100 giornate di contribuzione dal 1° gennaio dell’anno precedente”.

Questo appello, così come i precedenti, è stato inviato ai Ministri Dario Franceschini, Nunzia Catalfo e Stefano Patuanelli e al Presidente dell’Inps Pasquale Tridico Il Gabinetto del MISE ha già risposto comunicando di condividere le istanze con il Ministero del lavoro, mentre, ancora all’inizio dell’emergenza, Pasquale Tridico aveva dato la sua disponibilità per confrontarsi su questi temi. Intanto, l’appello è anche sostenuto da oltre 40.000 firmatari e da oltre 160 imprese e organizzazioni del settore. Per maggior informazioni si può consultare la sezione dedicata all’emergenza Covid-19 sul sito della Fondazione Centro Studi Doc

Fondazione Centro Studi Doc
La Fondazione Centro Studi Doc svolge attività di ricerca, documentazione, formazione e condivisione per sostenere la dignità del lavoro, con particolare attenzione ai settori dell’arte, della creatività, della cultura, della conoscenza e della tecnologia, più in generale a tutti gli ambiti economici e sociali antichi o nuovi in cui le tutele sono scarse e dove il lavoro non viene riconosciuto. La Fondazione Centro Studi Doc collabora con enti pubblici e privati e approfondisce anche con le istituzioni proposte innovative in tema di lavoro, sicurezza e incolumità dei lavoratori, finanza etica e innovazione sociale.
Approfondisce con un approccio multidisciplinare e uno sguardo europeo le pratiche della cooperazione, della condivisione e dell’autogestione come strumenti privilegiati di sviluppo economico sostenibile, di inclusione sociale e di promozione umana individuale e collettiva.
La Fondazione Centro Studi Doc ha dato vita anche a due comitati tecnico scientifici: impACT, un osservatorio composto da esperti nazionali e internazionali per studiare l’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e della società civile, e Pegasus company, un gruppo di lavoro che studia

Coronavirus. Medici morti come soldati o come Martiri?

Lungo l’elenco dei Medici che non è sopravvissuto a causa dell’epidemia del Covid-19, i deceduti fino a ieri sera erano 34 a cui si aggiungono i tre medici di Bergamo ed uno di Torino. Oggi altri due decessi a Novara, un numero in tragico aumento di giorno in giorno

di Benedetta Parretta

I soldati vanno in battaglia addestrati e pronti a tutto per affrontare il nemico, attrezzati con le armi e le munizioni per cercare di proteggersi e arrivare vivi alla fine della guerra, senza recare danno a nessuno di quei familiari che continuano ad aspettare il loro ritorno che per molti non arriverà più.

Ad oggi per i nostri medici non è stato proprio così, sono rimasti in prima fila ad affrontare un nemico invisibile che  è  già mutato tre volte, senza addestramento perché il nemico ci ha colto di sorpresa, quasi alle spalle, forse perché mentre in Cina morivano migliaia di persone, siamo stati a guardare mentre avremmo dovuto chiudere subito la frontiera e attrezzarci con un piano di riserva, perché si sapeva già che l’Italia avrebbe dovuto già da tempo investire in una sanità che è indietro in strutture ed organico rispetto alle necessità della popolazione.

I medici sono stati mandati in trincea senza un chiaro piano di azione di emergenza, senza armi né munizioni, senza DPI (Dispositivi di protezione individuale) che gli avrebbero garantito il non contagio, senza pensare alla sofferenza interiore di questi Medici nel vedere tanta gente morire e tra i quali molti non tornano a casa e non vedono più i loro familiari per paura di contagiarli.

Lungo l’elenco dei Medici che non è sopravvissuto a causa dell’epidemia del Covid-19, i deceduti fino a ieri sera erano 34 a cui si aggiungono i tre medici di Bergamo ed uno di Torino. Oggi altri due decessi a Novara, un numero in tragico aumento di giorno in giorno.

Aumenta anche il numero degli operatori socio sanitari e dei farmacisti contagiati.

Gli operatori sanitari pagano dunque un prezzo altissimo per l’impegno teso a contenere la pandemia.

I famosi “Camici Bianchi o Eroi del quotidiano “sono stati mandati al “macello “ad offrire la loro vita per salvarne altre, e loro l’hanno offerta per onorare quel giuramento fatto all’inizio della loro carriera.

Era stato detto con chiarezza già all’inizio dell’espandersi dell’epidemia che era un’esigenza prioritaria praticare il test per il contagio dal virus Covid-19 a tutti i professionisti e operatori della salute pubblica, proprio per evitare tutta questa letalita’, “ma sembra proprio, che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire perché l’Italia è sempre in ritardo su tutto “.

Quando sarà tutto finito, qualcuno dovrà dare conto della vita di questi 37 Medici e di tutte le altre, ma adesso è il momento di stare uniti e di combattere insieme secondo quel principio di solidarietà che l’Europa non ha voluto riconoscere quando abbiamo chiesto aiuto, e che ci è arrivato invece dalla Cina con l’invio di 9 Medici specialistici e da Cuba con 37 Medici  e 15 infermieri, infine è arrivato anche dall’aiuto umanitario della Russia con 104 Medici ed operatori a Bergamo per lavorare nell’ospedale di campo dell’associazione Nazionale degli Alpini in allestimento alla fiera.

L’AIFA a breve dara’ l’opportunità ai Medici di famiglia di prescrivere farmaci anti-AIDS per il trattamento del Coronavirus, lo ha annunciato il Direttore del Farmaco Nicola Magrini.

Ma tutto questo servirà a farci uscire da questo incubo?

L’Italia sta vivendo una grossa esperienza di dolore, non è facile per i suoi operatori sanitari assistere inermi a tutti questi morti, lo dimostrano le immagini postate sui Social e nei Telegiornali, in cui si vedono gli infermieri stremati, dormire per le corsie e piangere per aver guardato in faccia tante volte la morte, le testimonianze dei Medici che accompagnano i malati nelle terapie intensive ne sono un esempio.

La solidarietà della Croce Rossa cinese con l’invio di macchinari di ventilazione, Dpi, l’invio del plasma degli infetti e poi guariti utile per curare i nostri malati più gravi, arrivati per primi dopo aver sconfitto il Covid19, è certamente la risposta ad un gesto di solidarietà che ha fatto già la Croce Rossa italiana 12 anni fa dopo il terremoto nello Sichuan.

Da questo si evince che l’Italia ha un cuore grande e che ha sempre aiutato tutti gli altri Stati e quindi merita di vincere la battaglia contro questo virus così letale. Quando usciremo da questo tunnel di dolore e di morte, ricordandoci di chi ci ha aiutato mentre erigeremo le lapidi per piangere i nostri cari, il nostro primo e grande obbiettivo sarà quello di costruire un’Italia diversa, un’Italia davvero unita, visto che questa Europa che ci ha voltato le spalle non è quella che vogliamo.

A Roma ospedali in affanno per il coronavirus. Anche al Pertini mancano le protezioni per i medici

Troppi i medici contagiati negli ospedali romani. L’allarme del personale sanitario: ”mancano mascherine e guanti. Noi costretti a lavorare senza protezione”

“Mancano i Dpi a tutela del personale sanitario sia in ospedale che nei presidi dell’Asl Roma2, stiamo utilizzando la stessa mascherina per un’intera settimana” lo afferma un medico ospedaliero che ha scelto l’anonimato perché ormai si ha paura anche di parlare.  In realtà si tratta della mascherina da chirurgo, esattamente quella meno indicata per proteggere le vie respiratorie che sono invece le famose Ffp2 e Ffp3, delle quali non esiste traccia tra le esigue scorte dedicate al personale sanitario degli ospedali romani.

Ma non è questo l’unico motivo per cui sono troppi i casi di contagio, circa il 9% del totale di coloro che risultano positivi al tampone dal covid-19 che affligge medici ed infermieri della Capitale. In effetti anche se, dichiarato lo stato di emergenza, la maggior parte dei servizi sanitari considerati non urgenti sono stati rinviati a nuova data, gli ambulatori continuano a lavorare per effettuare le vaccinazioni che non sono state sospese. In ambulatorio quindi ogni giorno arrivano bambini da vaccinare per morbillo, parotite, rosolia, papilloma, meningite e così via, con genitori spesso raffreddati dei quali nulla si sa sull’effettivo stato di salute.

Parte importante della battaglia contro il virus è l’isolamento sociale, e la protezione dei medici e degli infermieri che possono contrarre facilmente un’infezione asintomatica continuando a veicolare l’infezione oltre che tra loro anche ai loro pazienti. A questo si aggiunge il rispetto delle regole, “si arriva al punto infatti, – spiega un operatore medico, -“che nell’effettuare alcuni controlli medici e burocratici di rito bisogna identificare il paziente che naturalmente ormai da due settimane porta la mascherina di protezione. E come si fa ad identificarlo? Semplice, con obbligo dei superiori gli si toglie la mascherina, con tutte le conseguenze caso per caso!”

C’è da dire che anche il personale medico ed infermieristico all’inizio di questa pandemia ha sottovalutato il problema. Ai primi di marzo l’OMS sosteneva che la mascherina doveva essere usata in presenza di paziente sintomatico, poi è venuto fuori che anche l’asintomatico può trasmettere il contagio. Indicazioni fuorvianti che non hanno reso semplice il contenimento del contagio. C’è stata una banalizzazione di una realtà che poi si è rivelata tragica, anche da parte degli stessi medici, gli stessi dirigenti ospedalieri hanno fatto resistenza all’utilizzo della mascherina con la motivazione che il rischio era fare terrorismo psicologico, cioè si spaventava l’utenza.

Sicuramente emerge che la nostra popolazione a partire dalle professioni sanitarie non era preparata culturalmente per questa guerra contro il coronavirus, in Italia come in tutto il mondo. E intanto le mascherine di protezione ormai sono merce rara, sia negli ospedali e nelle Asl, che per il resto della popolazione, con prezzi per il pezzo singolo che superano anche i 100 euro. Senza contare il pericolo dei positivi al virus ed asintomatici, quasi il 75% dei contagiati, che quando sono medici od infermieri rischiano di infettare tutti coloro che vengono a contatto con essi, magari solo per far fare un vaccino al proprio figlio. E’ proprio il caso di dire che è come un gatto che si morde la coda, se continua così non se ne viene fuori. Senza contare che il personale sanitario in questo difficile momento è essenziale, senza di loro chi curerà una popolazione afflitta dalla piaga coronavirus?

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