In emergenza coronavirus ogni laurea è un trofeo: come è cambiata la vita dei nostri ragazzi

Diego Taccone consegue la laurea magistrale in Giurisprudenza a Firenze. Ma per poco non si smarriva nel web.

In emergenza coronavirus, tutti a casa in quarantena forzata, i nostri giovani laureandi stanno affrontando una realtà che mai avrebbero potuto immaginare, con annessi e connessi che a volte hanno aspetti anche esilaranti. E’ il caso di Diego Taccone, che ha conseguito due giorni fa la laurea magistrale in Giurisprudenza a Firenze. Tutto pronto per il collegamento da casa, il giovane Diego davanti allo schermo del pc serio e attento per essere ascoltato dalla commissione composta da sei membri accademici sulla piattaforma Meet, questa la scelta dell’Università di Firenze per mantenere l’appuntamento con i laureandi preso mesi or sono. Ma al termine di undici sedute di laurea, qualcosa nei meccanismi digitali non ha funzionato. Ed il giovane Diego Taccone, dodicesimo, si è trovato spiazzato perché nessuno lo chiamava per dare un termine alla tesi di laurea dall’impegnativo titolo: “Gli Statuti fiorentini in volgare del 1415: edizione diplomatico interpretativa e studio lessicale”, una connessione che si era interrotta ben due volte.

A quel punto Diego ha fatto sentire la sua voce, e meno male, ricordando ai docenti: “Professori, ci sono ancora io!”. Così anche lui ha potuto completare la sua seduta di laurea portando, si fa per dire, a casa da dove tutto si è svolto, il risultato più importante per la sua futura vita lavorativa: la laurea magistrale in Giusrisprudenza. Naturalmente non è colpa di nessuno il fatto che Diego abbia rischiato di essere dimenticato nel web, forse un sovraccarico, in questo momento di utilizzo esagerato da parte di tutti gli italiani, ha intasato anche la piattaforma utilizzata dall’Università di Firenze. In questa emergenza tutto può accadere. Ma Diego Taccone non si è arreso, e vedendo che non lo chiamavano per la proclamazione ha trovato la forza di intervenire reclamando il suo diritto. Ecco…questi sono i nostri ragazzi anche in tempi di emergenza coronavirus, e non v’è dubbio che un giovane così determinato saprà mettere a frutto gli studi effettuati nel corso di anni, un esame dopo l’altro. Un plauso alla Commissione di laurea che nella tragedia che stiamo vivendo ha saputo dare ascolto e sostegno alle nostre future menti. Questa è l’Italia dalle mille risorse, dove la voce del nostro futuro ha l’attento riscontro dall’esperienza del nostro passato, nell’imprevedibilità del presente.

Il coronavirus e la crisi in Italia: dalla tragedia alla responsabilità di un futuro migliore

Bisognerà fare in modo che il futuro cambi rigorosamente in meglio attraverso una reale, massiccia battaglia contro il precariato e il lavoro in nero, ma anche investendo nuovamente in settori come la sanità pubblica

Quando tutto questo sarà finito, niente sarà più come prima: quante volte di recente abbiamo sentito questa frase? In effetti si tratta di uno dei principali “mantra” proposti dai media, convinti del fatto che molto difficilmente alla fine di questa emergenza riavremo la normalità cui eravamo abituati. Per altro poi, a pensarci bene, la realtà italiana (soprattutto lavorativa e sociale) prima aveva veramente ben poco di “normale”, presentandoci agli occhi del mondo come un paese in crisi endemica dal 2007 indifferente al futuro di settori imprescindibili come la sanità pubblica e l’istruzione (i cui fondi sono stati tagliati sempre selvaggiamente negli ultimi vent’anni), con una crescita di appena lo 0,2% nel 2019 e una costante “fuga dei cervelli” (giovani ma negli ultimi tempi anche meno giovani) all’estero, per non parlare del precariato presente ormai in tutti gli ambiti lavorativi.

Una nuova denuncia della crisi economica

Tuttavia, mai come in questo periodo un tale drammatico scenario era stato messo in luce così brutalmente: l’1 aprile, in seguito alla diffusione del Decreto Cura Italia previsto dall’attuale governo Conte per tamponare gli immensi danni inferti dal Covid alla già fragilissima economia italiana, l’Inps ha ricevuto quasi 2 milioni di domande per 4,4 milioni di lavoratori. Di queste, come riportato da Il Messaggero, 1,66 sono per il solo bonus di 600 euro per autonomi e altri lavoratori, per non parlare dei numeri da capogiro riguardanti i moduli inoltrati per la cassa integrazione, i congedi parentali e i servizi di baby sitting.
Com’è noto il sito dell’Inps è subito andato in tilt, ma ciò che più importa è che ha anche (finalmente) contribuito a spalancare lo scenario di indicibile gravità in cui versa oggi più che mai la situazione economica italiana, un “vaso di Pandora” conosciuto soprattutto dalle autorità (politici in primis) eppure sempre sottovalutato, sminuito o, peggio, considerato con estrema noncuranza. Il lavoro in nero ne risulta essere la piaga maggiore, in parte causa di un’evasione fiscale e contributiva intorno ai 110 miliardi di euro secondo i dati del 28 ottobre 2019.
Si tratta di una realtà tangibile in questo momento storico, coinvolgente in modo particolare quella parte (numerosissima) dei lavoratori autonomi che vivono di espedienti e di prestazioni occasionali di vario genere, certo non coperte dalle clausole previste per le specifiche categorie cui si rivolge il Decreto Cura Italia.

 

Un decreto per una parte degli italiani

L’indennità di 600 euro per il mese di marzo infatti, come spiega l’Inps, è destinata ai liberi professionisti titolari di partita Iva attiva al 23 febbraio e ai lavoratori con rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi nella stessa data, inoltre a commercianti, coadiutori diretti, artigiani, coltivatori diretti, mezzadri e coloni. Si rivolge poi ai lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali che abbiano cessato involontariamente il loro rapporto tra il 1 gennaio 2019 e il 17 marzo 2020 e che non abbiano, alla data del 17 marzo, alcun rapporto di lavoro dipendente, agli operatori agricoli a tempo determinato e ai lavoratori dello spettacolo (ovviamente sempre privi di lavoro dipendente al 17 marzo), purché abbiano versato nel 2019 almeno 30 contributi giornalieri e non abbiano avuto un reddito superiore a 50 mila euro. Tutti questi professionisti inoltre non devono essere titolari di pensione né essere iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.
Sono esclusi invece – come ha giustamente sottolineato Il Messaggero – i professionisti iscritti agli Ordini e alle rispettive casse previdenziali private, 1 milione di lavoratori saltuari e 800.000 lavoratori domestici (secondo Money.it), nonché alcuni esercizi commerciali come le associazioni culturali.
I numeri dei non contemplati tuttavia sembrano essere più elevati e quindi, attualmente, non credibili, così come la reale portata degli aiuti economici: troppo spesso questi ultimi sono appena sufficienti nel supporto a situazioni di povertà e disagio sempre più diffuse in Italia.

La necessità di costruire un futuro migliore

Se è vero allora che niente sarà più come prima, bisognerà fare in modo che il futuro cambi rigorosamente in meglio attraverso una reale, massiccia battaglia contro il precariato e il lavoro in nero, ma anche investendo nuovamente in settori come la sanità pubblica: in quest’ultimo soprattutto la professione infermieristica è stata svilita da contratti di lavoro indecenti persino in questo periodo, nel quale la necessità di medici e infermieri è estrema.
Quando tutto questo sarà finito quindi, niente dovrà essere più come prima ma, se mai, migliore di prima; non dimentichiamoci, però, che tutto questo dipenderà solo da noi.

Coronavirus: nasce “aCasaTua”, l’eCommerce gratuito per i commercianti, con consegna a domicilio per i clienti

La soluzione più semplice ed immediata è sicuramente quella di vendere la propria merce online, ma in molti non hanno un sito di riferimento e questo è il primo ostacolo da superare.

 L’Emergenza Coronavirus sta mettendo in ginocchio moltissimi commercianti d’Italia, costretti a chiudere al pubblico le proprie attività.

Fortunatamente in molti si stanno attivando per fornire un aiuto alle realtà del territorio, sia alle persone che ai commercianti.

Il problema più grande dei negozianti oggi è: come continuare a portare avanti la propria attività pur rimanendo chiusi? La soluzione più semplice ed immediata è sicuramente quella di vendere la propria merce online, ma in molti non hanno un sito di riferimento e questo è il primo ostacolo da superare.

Per risolvere questi problemi nasce “aCasaTua”, un eCommerce gratuito per aiutare le imprese del nostro territorio raggiungibile dal sito www.acasatua.online che offre la possibilità di vendere online i propri prodotti senza spendere nulla.

Ma come funziona aCasaTua?

aCasaTua è un servizio che consente a chiunque di creare in soli 5 minuti il proprio e-commerce. In questo momento di Emergenza Coronavirus viene offerto gratis per un intero mese (dopo è previsto un pagamento annuale), dopodiché si è liberi di disattivare il sito senza dover pagare assolutamente nulla o in alternativa lo si può mantenere attivo sostenendo un piccolissima spesa annuale.

Attivare il proprio shop online e mettere in vetrina sul web i propri prodotti è semplicissimo, oltre che immediato, una soluzione facile e alla portata di tutti, perché non è necessario avere competenze particolari per utilizzarlo.

Per iscriversi basta inserire i propri dati ed attendere la conferma dell’attivazione del servizio che avviene in maniera automatica entro al massimo 5 minuti dall’inserimento dei dati. Si possono quindi caricare i propri articoli nell’e-commerce in modo semplice ed intuitivo, in modo da poterli vendere nella zona di proprio interesse.

A differenza dei grandi portali online, che in questo periodo devono gestire moltissimo traffico e sono ormai in overbooking, aCasaTua.online consente di aprire il proprio e-commerce nell’immediato. Non occorre quindi attendere due settimane prima di poter attivare il servizio, anche perché in questo periodo non ci si può permettere di perdere tempo. Le persone hanno bisogno di acquistare online proprio adesso e tra due settimane potrebbe essere troppo tardi per aprire un e-commerce.

Trascorsi i 30 giorni gratuiti del servizio si è liberi di disattivare il servizio senza alcun costo oppure si può continuare ad utilizzarlo pagando 14,99 euro al mese oppure 137  euro per un intero anno. Una cifra comunque vantaggiosa, qualora ci si accorgesse che la cosa dovesse funzionare.

Il progetto sostiene medici e infermieri che ogni giorno combattono in prima linea questo virus visto che ogni settimana l’azienda che ha creato il progetto dona 1 euro per ogni nuovo commerciante che si iscriverà gratuitamente alla piattaforma ed aprirà il proprio ecommerce.

Per usufruire del servizio basta recarsi all’indirizzo internet www.acasatua.online.

Coronavirus nelle carceri: “Troppe Fake News, necessari interventi di urgenza”

“Quasi in una gara a diffondere Fake News sugli infetti da COVID-19 nelle carceri c’è l’Amministrazione Penitenziaria secondo cui negli istituti penitenziari italiani risultano positivi 19 detenuti e 116 poliziotti, senza fornire alcun dato ufficiale sul personale sanitario”

“Mai come in questo periodo c’è bisogno della massima attenzione sul problema delle carceri. Oggi c’è bisogno di tutelare il personale penitenziario, e gli stessi detenuti, oltre che dal Coronavirus anche dalle Fake News che sono tante e pericolose. Credo che il ‘primato’ vada assegnato al responsabile di quel sindacato di polizia penitenziaria che in riferimento al primo detenuto morto a Bologna ha sostenuto che “è un episodio che non fa testo. L’uomo soffriva di numerose altre patologie ed il Covid gli ha dato il colpo di grazia. Non esiste luogo più sicuro del carcere, dove i detenuti sono seguiti e curati”.

Ad affermarlo è il Segretario Generale del S.PP., Sindacato di Polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo, che aggiunge:

“Quasi in una gara a diffondere Fake News sugli infetti da COVID-19 nelle carceri c’è l’Amministrazione Penitenziaria secondo cui negli istituti penitenziari italiani risultano positivi 19 detenuti e 116 poliziotti, senza fornire alcun dato ufficiale sul personale sanitario. E’ ovvio che i conti non tornano. La situazione reale è ben altra. Ad oggi abbiamo circa 40 sanitari penitenziari infetti da COVID-19 ed i poliziotti colpiti dal virus sono molto di più vista l’impossibilità di effettuare tamponi” spiega il segretario.

“Per giunta, molte direzioni continuano a far lavorare i poliziotti anche se hanno avuto contatti con persone infette, ma l’aspetto più preoccupante è quello sui detenuti contagiati. Viene difficile credere che siano solo 19 se si considera che il personale sanitario accertato con COVID-19 supera i 40, vista la carenza di mascherine e di mezzi di protezione adeguate a loro disposizione e considerato che per le visite e per alcuni tipi di terapia non vi è il rispetto della distanza interpersonale. Se si considera, inoltre, la regione con più contagi ma anche più attiva sul fronte dei tamponi ossia la Lombardia nella quale vi sono 8800 detenuti, sono stati effettuati ad oggi solo 147 tamponi. I poliziotti lavorano a contatto con i detenuti, ma per l’amministrazione non infettano nessuno”.

“Quanto ai braccialetti elettronici vogliamo mettere in guardia il Governo Conte e il Ministro Bonafede perché non ripetano l’esperienza del 2017 del precedente Ministro Orlando con una gara di 45 milioni di euro. Vorrei ricordare che in quell’occasione il costo giornaliero preventivato era di oltre 100 euro contro i 77 euro che si registrano in Gran Bretagna, per fare un paragone. Non vorremmo si ripetesse quel business”, ricorda il segretario del Sindacato di Polizia Penitenziaria.

“Infine non possiamo non manifestare tutte le nostre perplessità sulla possibilità della disponibilità in così poco tempo di 5 mila braccialetti. Intanto si procede a mettere fuori i detenuti. Con tutti questi soldi si sarebbe potuto finanziare un piano di interventi di urgenza per contrastare la diffusione del virus se non in tutti gli istituti penitenziari sicuramente in buona parte di essi” conclude Aldo Di Giacomo.

La Guardia Costiera a supporto dell’emergenza sanitaria nazionale.

L’attuale situazione di emergenza legata al Covid19 ha comportato la necessità di rimodulare molti dei servizi legati al settore marittimo

In questi giorni di emergenza sanitaria nazionale, la Guardia Costiera non ha diminuito il proprio impegno nell’assolvimento dei propri compiti istituzionali, al fine di continuare a garantire l’operatività dei porti, la sicurezza e la regolarità dei trasporti marittimi, oltre alla salvaguardia della vita umana in mare.

L’attuale situazione di emergenza legata al Covid19 ha comportato la necessità di rimodulare molti dei servizi legati al settore marittimo. Il Corpo ha così introdotto adeguate semplificazioni nella gestione della sicurezza della navigazione delle navi mercantili e dei relativi equipaggi. La Guardia Costiera ha assunto, altresì, il ruolo di raccordo tra Ministero delle politiche agricole e forestali e imprese di pesca, al fine di permettere a quest’ultime di accedere alla corresponsione dei contributi previsti dal Decreto “Cura Italia”.

I Comandanti di porto, in queste settimane, sono stati anche chiamati a svolgere il proprio ruolo in situazioni complesse e inedite. In diverse occasioni, secondo le direttive della Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, hanno garantito alle navi da crociera battenti bandiera italiana, di ritorno nei porti nazionali, approdi idonei per lo sbarco in sicurezza degli equipaggi e dei passeggeri ancora presenti a bordo, in piena sintonia con le Autorità di sistema portuali e con le Autorità locali.

Ma non solo. A seguito delle misure messe in atto dal Governo per il contenimento del contagio da Coronavirus, in numerose realtà territoriali, uomini e donne del Corpo sono stati inseriti nei dispositivi di ordine pubblico, lavorando quotidianamente al fianco delle Forze di Polizia per il rispetto delle disposizioni che limitano gli spostamenti, in particolare da e per le isole, e in molte realtà portuali quali ad esempio: Reggio Calabria, Messina, Milazzo, Salerno, Cagliari, Livorno, Termoli, Portoferraio, Viareggio, Piombino, Capraia, Carloforte, Portoscuso e Calasetta.

Nel porto di Ancona, poi, grazie alla stipula di un protocollo d’intesa con l’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico centrale e l’Ufficio di sanità marittima aerea e di frontiera, il Corpo si è reso parte attiva per la stesura di procedure standard d’intervento per la gestione di eventuali casi sospetti di coronavirus a bordo dei vettori marittimi. 

Molti, inoltre, gli interventi operativi sul territorio italiano nel quadro del dispositivo di Protezione Civile nazionale. Nei giorni scorsi, tramite il Dipartimento della Protezione Civile e su richiesta dell’Ufficio del dott. Arcuri, Commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, un aereo “Manta” ATR 42 della Guardia Costiera è decollato dalla Base Aeromobili di Pescara, per assicurare il trasporto urgente di dispositivi di protezione individuale (DPI) in diverse località delle regioni meridionali e delle isole maggiori. Il Manta, dopo uno scalo all’aeroporto di Fiumicino per imbarcare il materiale necessario, ha raggiunto le destinazioni di Cagliari, Palermo, Lamezia Terme e Bari, dove i DPI sono stati consegnati alle autorità regionali di Protezione Civile, per la successiva distribuzione sul territorio.

Non manca il costante supporto alle comunità isolane, pochi giorni fa, la Motovedetta CP 324 di Lampedusa ha permesso al direttore del poliambulatorio locale e a due sanitari dell’A.S.P. di Palermo, di raggiungere l’isola di Linosa per effettuare delle visite mediche finalizzate al contenimento dell’attuale emergenza epidemiologica.

Lo sforzo del Corpo non diminuisce, oggi più che mai. Come l’impegno di tutti gli uomini e le donne della Guardia Costiera che può ben riassumersi nelle parole del Comandante Generale, l’Ammiraglio Ispettore Capo (CP) Giovanni Pettorino: “È un momento particolarmente difficile, nel quale siamo tutti chiamati a compiere un grande sforzo. Grazie agli uomini e alle donne del Corpo, che in questi giorni, oltre ad assicurare i compiti istituzionali, stanno dando il loro contributo al Paese per affrontare questa emergenza eccezionale”.

Non si può morire così da soli senza una carezza al cuore!

Come si muore di Coronavirus? Si muore per insufficienza respiratoria, si muore lentamente, ti manca l’aria nei polmoni, ma la cosa più orribile è che sei lucido

di Benedetta Parretta

Ho deciso di essere cruda in questo articolo, per far capire meglio l’importanza di quel “Restate a casa”, oggi messo di nuovo in discussione dal cambiamento di programma del Governo, che ha abbassato di nuovo la guardia dando la possibilità di andare a fare delle passeggiate a un genitore con i più piccoli all’interno del proprio quartiere, la stessa leggerezza che ci è costata la morte di migliaia di vite umane fino ad oggi.

Cosa si prova nell’andare in terapia intensiva? L’abbiamo chiesto a chi é riuscito a tornare indietro ed ha vissuto questa esperienza drammatica, ai Medici che assistono i malati prima di intubarli e di sedarli, scioccante la testimonianza in cui numerosi pazienti chiedevano di tenergli la mano e di essere salvati in questo viaggio per molti senza ritorno. In questi momenti drammatici si ha solo il tempo di fare una telefonata ai propri cari con la speranza del risveglio.

Ma per chi non ce la fa?

Come si muore di Coronavirus?

Si muore per insufficienza respiratoria, si muore lentamente, ti manca l’aria nei polmoni, ma la cosa più orribile è che sei lucido

Sai che stai morendo?

Sei bloccato con quella maschera di ossigeno senza poter chiedere aiuto, perché sai che non servirebbe a nulla perché nessuno può fare niente per te, perché muori da solo con la sensazione che stai annegando, tu con la tua coscienza e senza Dio.

Si proprio così senza Dio, dov’è la Chiesa in questo momento a parte le donazioni fatte per i respiratori polmonari e recitare il rosario universale?

Nelle corsie degli ospedali non ho visto né sentito il racconto di storie da “eroi” di cui protagonisti erano suore e sacerdoti con le mascherine pronti a dare speranza e coraggio ad infermieri e Medici, né tenere la mano a chi sapeva di poter morire e parlargli di questo viaggio della vita arrivata alla fine che non conosce nulla di Dio ed ha paura della morte.

Perché la Chiesa ha smesso di fare le messe quando anche per essa si potevano tenere le misure di distanza, questo Virus non ci ha tolto solo la dignità facendoci morire da soli, ma oltre all’abbraccio dei nostri cari sembra averci tolto il contatto con Dio.

Rimane però in noi la speranza per un futuro migliore, purché il mondo abbia imparato una grande lezione da tutto questo, che l’uomo è un ospite e fa parte di un intero eco sistema che se alterato uccide l’uomo stesso.

L’uomo che si sente onnipotente ha fallito, tutto il Mondo ha investito somme ingenti in armamenti nucleari ma non abbiamo investito abbastanza nella sanità e nella ricerca.

Per il futuro cerchiamo di non fare lo stesso errore, perché molte cose dovranno cambiare, speriamo che l’uomo abbia imparato che un’epidemia può uccidere milioni di vite, più di una guerra, che bisogna investire nei rapporti umani nella solidarietà e che davanti la morte l’uomo è nulla e solo Dio può intervenire per esso, perché lui è il creatore della vita e tutti noi ci dobbiamo inginocchiare a lui.

Il Farmacista Ospedaliero e Territoriale del Servizio Sanitario Nazionale

“Una specie in estinzione ma non a causa del Virus, o forse…” Il racconto di un farmacista, il dott. Gabriele Savini, in questo momento di emergenza

“Papà dove vai?”

“A lavoro tesoro. In ospedale e poi alla ASL. Ti ricordi?”

“Ma papà, tu non sei fra gli operatori designati che stanno al fronte a combattere questa emergenza del virus!”

“Sai, tesoro, hai ragione. Non sai quanto vorrei stare qui con te a casa oggi con te a giocare, ma lascia che ti racconti una storia:

 Dietro a questi signori con il camice, Medici, Infermieri, Tecnici, Biologi, Personale specializzato e professionalizzato che ora improvvisamente si cerca di reperire a gran voce per rimpolpare gli organici degli ospedali ridotti all’osso, spesso ci siamo noi che li supportiamo (e li sopportiamo) quotidianamente.

Se manchiamo, o pensiamo di metterci in malattia, ecco cosa succede:

 Dopo pochi giorni iniziano a mancare i farmaci salvavita, l’ossigeno, i dispositivi medici, gli ordini di ripristino delle scorte non partono, i pazienti più fragili non ricevono le loro cure che devono essere seguite, monitorate e registrate con capillarità e assoluta attenzione su registri informatici regionali e nazionali. Mancano poi i farmaci chiamati “stupefacenti”, quelli che a volte fanno davvero la differenza fra la vita e la morte, e che solo i farmacisti possono accuratamente ordinare e distribuire seguendo norme che – sì, hai ragione – oggi appaiono barocchismi ma sono state pensate per tutelare il medico e la caposala, il primario e le Direzioni Sanitarie.

E poi, quando proprio non si trovano più i farmaci, come in battaglia, bisogna inventarsi nuove strategie e cercare alleanze; spesso all’estero, dove sistemi distorti di mercato parallelo ci fanno trovare gli identici farmaci delle stesse ditte che in Italia mancano…Ma guarda tu che cosa astrusa!…

E poi, i farmacisti si accorgono spesso, prima di tutti, di sviste o inesattezze che per stanchezza possono incorrere nei colleghi medici di reparto, che ormai devono fare mille cose burocratiche e spesso solo alla fine riescono a dedicarsi alla clinica e ai pazienti ricoverati. E loro, i farmacisti, corrono, scrivono, chiamano, allertano. Fermi tutti! Occhio! Il dosaggio prescritto non è quello, attenzione! A tutela di tutti gli operatori. Medici in primis.

Poi i Farmacisti fanno tante altre cose, il loro telefono e le loro email sono bersagliati da tutti quanti e per la qualunque in ogni momento. E loro lì studiano, rispondono, si interrogano e spesso trovano la soluzione più idonea e trasparente nel rispetto della legislazione che cambia, cambia ormai ogni giorno e sembra che nessuno ci capisca più nulla, ma loro non possono permettersi di non comprendere e non far applicare le norme.

Devono, come i consulenti del lavoro, dare le notizie più aggiornate sempre per garantire che le cose procedano, anche se la confusione sembra a volte regnare sovrana.

E poi vigilano sui farmaci e sui dispositivi medici, perchè possono esserci problemi seri per i pazienti e non solo.

Devono viaggiare, spesso a spese loro e senza rimborsi dell’Azienda per cui lavorano, da una sede distante all’altra per sopperire all’assenza atavica di colleghi o per controllare e vigilare sul territorio.

In ultimo, laddove c’è stata una adeguata sensibilità dei vertici aziendali, possono diventare i veri artisti del farmaco, creando formulazioni adeguate in laboratori di galenica clinica per rispondere alle necessità di ogni paziente, da un bimbo appena nato al malato oncologico, dall’utenza in nutrizione artificiale a chi è affetto da una malattia rara. E ci vuole tanto, tanto tempo per essere in grado di realizzare quest’arte che non si può praticamente fare altro, ma…

 Ma siamo ormai pochi, davvero pochi. Siamo come jolly da utilizzare in ogni parte del campo, senza un ruolo ufficialmente assegnato o uno straccio di incarico, pensa tu…

A volte anche noi alla mercè degli insulti e delle aggressioni di quei pazienti che ora applaudono dai balconi o ci chiamano “eroi”…

 In alcune Regioni pensa, tesoro mio, ora veniamo utilizzati per riempire bombolette di disinfettanti perchè qualcuno ha pensato che centralizzare gli acquisti di alcuni prodotti… fa risparmiare!…

Lo sai poi cosa leggevo ieri, che ora ci pensa l’Unione Europea a centralizzare gli acquisti dei Dispositivi legati all’Emergenza Covid.

Capisci cosa vuol dire?

 Siamo specie in estinzione, ma non a causa del Virus, a causa di dieci anni di indebolimento della categoria, attuata a più livelli e spesso con l’avvallo di personaggi della nostra stessa categoria, che poco hanno avuto a cuore la crescita professionale dei giovani colleghi e il loro giusto riconoscimento.

 Ma oggi, ora, in queste ore, io devo andare, non posso mollare, anche se il Governo non ritiene che noi siamo figure prioritarie del SSN, tali da integrare organici assolutamente deficitari ovunque, dalla Farmacia dell’Ospedale di provincia più lontano al grande Policlinico della Capitale.

 “Papà, ma almeno tu puoi ordinarti le mascherine per proteggerti vero?”

 “No, amore, io no e spesso neppure molti altri colleghi”

 “E allora puoi ammalarti?”

 “Sì tesoro. E la cosa più che mi preoccupa, oltre a non sapere se sto facendo ammalare anche te e la mamma, è sentirmi NON PROTETTO da chi invece dovrebbe ascoltare un semplice, semplicissimo richiamo e avvertimento: più operatori del SSN si ammaleranno, meno potremmo rispondere a tutte le richieste che dall’alto ci piomberanno per garantire in ultimo il raggiungimento degli obiettivi delle Direzioni Aziendali”

“Ma l’obiettivo, papà, non sarebbe quello di garantire la Salute Pubblica?”

“Io la penso così, tesoro mio, ed ecco perchè ora devo andare. Tu gioca e vedrai che il futuro sarà migliore. Alle brutte, quando non ci saranno più farmacisti specializzati del SSN, toglieranno anche i farmaci dagli Ospedali e faranno ricaricare le boccette di disinfettanti con un po’ di Tintura Imperiale da qualche monaco dell’Abbazia di Casamari”.

Dott. Gabriele Savini, Area Farmacisti DIRIGENTI SSN – CISL MEDICI LAZIO

Il presidente Pasquale Tridico trasforma le gravi carenze dell’INPS in un vero thriller

Continua la vicenda INPS con scuse inaccettabili del presidente dell’Ente Tridico al Tg1. A giustificazione della grave violazione della privacy emersa stamane con i profili di utenti resi pubblici, il Numero Uno dell’Inps ha affermato: “avevo allertato da giorni  Governo,  Polizia Postale e Servizi Segreti di attacchi hacker sulla piattaforma per le richieste bonus”

Il presidente del’INPS fa rima con il suo nome ‘Tri…dico’ nel senso che ne ha dette tre al Tg1 una peggio dell’altra. Pur riconoscendo la gravità dell’impossibilità di presentare le domande per il bonus di 600 euro ai lavoratori autonomi, ammette anche lo scambio di schede che stamane avevamo verificato, quando è stato evidente che ognuno poteva accedere ai dati sensibili di chiunque. Secondo quanto riferisce Tridico dal piccolo schermo l’Inps sta subendo attacchi innumerevoli di hacker (?) e lui avrebbe allertato già da diversi giorni il Governo, la Polizia Postale ed addirittura i Servizi Segreti. Insomma, un vero thriller in cui la vera vittima sarebbe la stessa Inps. In seguito a tali dichiarazioni due le ipotesi: se l’enfasi usata da Tridico fosse solo una tattica giustificatoria, allora è chiaro che con superficialità  non ha tenuto conto del carico che il server dell’Inps avrebbe subìto da tutta Italia allo scoccare dell’ora x. Se al contrario quanto affermato dal presidente dell’Ente erogatore dei bonus fosse vero, allora la nostra Polizia Postale ed i nostri Servizi Segreti sarebbero poco ‘competenti’  in materia di hacker. Fatto sta che stamane sono andati in giro i dati sensibili di una popolazione già fortemente provata dall’emergenza coronavirus e, soprattutto, l’Inps si è fatta inconsapevolmente e superficialmente carico di violazione della privacy.

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La conseguenza potrebbe essere che qualche malfattore si sia impossessato dei dati di qualcun altro, chiamasi furto di identità, e non andiamo oltre perché è chiaro a chiunque cosa questa evenienza può comportare. In ogni caso viene difficile pensare che i nostri Servizi Segreti possano essere così ‘incompetenti’ visto che siamo famosi nel mondo per la nostra Intelligence. Senza andare a scomodare cotanta Istituzione, il presidente Tridico avrebbe dovuto prevenire un tale disastro nel quale, lo ricordiamo, sono venute a mancare tutte le forme di controllo ed organizzazione logistica. La piattaforma utilizzata per la raccolta delle richieste è una diretta responsabilità dell’INPS che dovrebbe avvalersi di fior fiore di informatici, l’operazione ‘richiesta bonus’ è fallita miseramente mettendo anche in piazza i dati degli utenti, chi pagherà per questa violazione che rappresenta  un reato perseguito dalla legge?

Emergenza coronavirus. Il pesce d’Aprile del bonus INPS

Il nostro giornale ha provato ad entrare nel sito INPS per verificarne il funzionamento. Quello che si vede sono le schede con i dati sensibili di altri utenti registrati

 

 

A mezzanotte di ieri è scoccata l’ora x per accedere al portale Inps e richiedere il bonus di 600 euro previsto dal Famoso Decreto Cura Italia, in aiuto ad una popolazione chiusa in casa in quarantena per il coronavirus ormai da più di un mese. Un atto dovuto che nel corso dei giorni precedenti ha subìto centinaia di polemiche per l’esigua somma messa in gioco per i tanti lavoratori che al momento non possono lavorare, che si è rivelato come l’ennesimo bluff delle nostre istituzioni. In un momento in cui la popolazione italiana è allo stremo delle forze ci mancava anche questa: il sito dell’INPS è andato in tilt in poco tempo per l’esubero di domande che gli utenti hanno presentato. Un pesce d’Aprile sicuramente involontario ma che svela tutta l’approssimazione con cui si è affrontato un problema prevedibile dopo tanti proclami dei giorni precedenti.

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In effetti appena il nostro giornale ha provato ad entrare nel sito INPS per verificarne il funzionamento non solo non si riesce ad effettuare l’accesso correttamente, ma cosa ancor più emblematica è che cominciano a venire fuori le schede con i dati sensibili di altri utenti che hanno effettuato la registrazione, con relativo Pin, come appare dagli screenshot in testa a questo articolo. Un problema che si poteva evitare ad esempio scaglionando gli utenti per orario e lettera di inizio del cognome. Ma soprattutto pensando per tempo a potenziare la piattaforma di accesso, creando magari delle sotto piattaforme regionali. Insomma, di fronte ad una popolazione più che mai provata che vive con disagio la quarantena, ed ogni giorno si sente ripetere che le mascherine di protezione stanno arrivando, che i posti che mancano in terapia intensiva stanno per essere sostituiti dal supporto dell’esercito, ci mancava questo scivolone dell’INPS a dimostrazione del fatto che tutto si poteva prevedere per fare ‘il meglio’.  E soprattutto alla luce di questa anomalia è evidente la difficoltà delle Istituzioni che, nello stesso momento in cui hanno garantito la continuità dei servizi utilizzando la tecnologia digitale, si sono rivelate incapaci ed inaffidabili nell’assicurare i servizi essenziali al cittadino.

 

La foto in evidenza rivela i dati sensibili che sono visibili sul sito dell’INPS. È stata nostra cura coprire i dati sensibili per tutelare gli sfortunati cittadini in questione.

L’emergenza chiama, makers e innovatori rispondono

Startupper, ingegneri, designer e innovatori insieme (a distanza) per sconfiggere il COVID-19

Sono le persone e i progetti di cui leggiamo ogni giorno, che ci sorprendono per ingegno, audacia, efficacia. Sono i protagonisti di Maker Faire Rome che si stanno mobilitando ognuno nei propri territori e attraverso Maker Faire Rome, per dare il proprio contributo. Una lotta contro il tempo e in pieno spirito makers: solidale e opensource. Con l’innovazione che viene dal basso. Mettono il proprio ingegno gratuitamente al servizio della collettività.

Oggi vogliamo segnalare due storie, una che arriva da Cava dei Tirreni e l’altra da Cosenza.

Amleto Picerno, founder di Medaarch a Cava de’ Tirreni, impegnato a produrre sia valvole per respiratori mascherine che grazie alla stampa laser riesce a stamparne 1.000 al giorno e Paolo Mirabelli, di Cosenza , che sta realizzando in 3D maschere protettive per il personale sanitario ed è in perenne raccordo  con gli ospedali di Napoli, Cosenza e Salerno.

Una delle cose più belle che sta accadendo in questi giorni terribili, in tantissime città italiane, è la voglia di contribuire e dare un aiuto concreto a superare questa fase di grande emergenza sanitaria. E i maker provano a fare la loro  parte.

Nel cuore di Cava dei Tirreni opera il primo Centro per l’Artigianato Digitale (CAD) d’Italia, una parte della società Medaarch, fondata da Amleto Picerno. Il CAD è un hub formativo e tecnologico, pensato per aiutare artigiani e aziende a innovarsi attraverso il digitale e le nuove tecnologie. Un centro di innovazione che collabora ormai da anni con la Maker Faire Rome, consolidata piattaforma dove la Scienza si incontra con l’innovazione che viene dal basso e, oggi più che mai, punto di riferimento importante per moltissimi maker che vogliono dare il loro contributo per aiutare medici, infermieri e forze dell’ordine impegnati in prima linea contro il Covid19.

In queste ore, al Centro per l’Artigianato Digitale (CAD), messa da parte l’attività abituale, si sta lavorando per produrre valvole per respiratori e mascherine anti-contagio da consegnare al Comune di Cava de’ Tirreni che, a sua volta – e dopo opportuna certificazione – distribuirà gratuitamente alle strutture sanitarie, alla Protezione civile, ai vigili urbani e agli operatori della Croce Rossa.

Nello specifico il CAD sta lavorando su due fronti: quello della ricerca e quello della produzione e realizzazione.  “Da da un lato – spiega Amleto Picerno – d’intesa con il Comune di Cava de’ Tirreni, stiamo progettando e producendo nuovi dispositivi, quali mascherine anti-contagio e valvole Charlotte , ovvero quelle che vanno applicate sopra le maschere da sub, da adattare poi ai macchinari di respirazione artificiale in dotazione negli ospedali e, dall’altro lato, stiamo sviluppando un’attività di ricerca.

Quello che stiamo portando avanti, e ci tengo a dirlo, è un lavoro di squadra che è possibile realizzare anche grazie alla fornitura di materiali che ci vengono donati da diverse aziende del territorio” Sul fronte mascherine, invece, “Stiamo sperimentando la possibilità di utilizzare nuovi materiali biologici – procede Picerno – come sistema di filtraggio da apporre all’interno delle mascherine anti-contagio. E stiamo anche cercando di dare forma ai dispositivi di prevenzione attraverso un design semplice che si possa adattare al volto umano grazie alla realizzazione di modelli che permettano, a tali dispositivi, di prendere forma una volta indossati. Grazie alla stampa laser, più veloce di quella 3D, riusciamo poi a produrre mille mascherine al giorno. Stiamo, inoltre, collaborando attivamente con i nostri ricercatori per la progettazione di nuovi dispositivi utili per aiutare i pazienti a respirare”. “Siamo felici – conclude Picerno – di poter fare la nostra piccola parte in questa lotta contro il tempo che affrontiamo con fiducia nel futuro, che poi è il vero segreto degli innovatori”.

Paolo Mirabelli, invece, dalla sua abitazione di Cosenza con la collaborazione di molti, sta lavorando incessantemente su due progetti: realizzare una maschera protettiva per i medici utilizzando un filtro particolare che è già nel protocollo dei reparti di anestesia e che è disponibile in quantità massicce. Si tratta di un dispositivo che copre tutto il viso ed è più comodo da indossare di quelli che si usano abitualmente. Parallelamente, Mirabelli si sta cimentando su una visiera da apporre davanti alla maschera facciale che stanno cercando di realizzare “in modo che la protezione sia massima e la visibilità ottimale”. Paolo Mirabelli è un maker italiano. Nel 2012 ha avviato l’impresa Graphid3a i TecnoArtigiani, da cui è nata DroniLab Srls, che si occupa di produrre ed utilizzare Droni, Rover, etc. Nel 2014 ha aperto, assieme ad altri sognatori come lui, il primo CoWorking in provincia di Cosenza, il Pro-Working CS. Sia Amleto Picerno che Paolo Mirabelli affiancano da anni Maker Faire Rome, consolidata piattaforma dove la Scienza si incontra con l’innovazione che viene dal basso e, oggi più che mai, sta diventando punto di riferimento importante per moltissimi maker che vogliono dare il loro contributo per aiutare medici, infermieri e forze dell’ordine impegnati in prima linea contro il Covid19. “Il lavoro si porta avanti senza orari – prosegue Mirabelli –  insieme ad altri maker, atenei come il Politecnico di Milano, con il dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università della Calabria e in collegamento, via skype e whatsapp con il personale sanitario degli ospedali di Cosenza, Napoli e Salerno.

“Ad oggi – continua Mirabelli – dopo giorni e notte passate in videoconferenza, dopo ore e ore passate sulla progettazione stiamo stampando, in 3D, i primi prototipi che poi dovranno essere validati. Ma siamo ottimisti e speriamo di dare una mano concreta a chi è impegnato in prima linea contro questa terribile emergenza. Stiamo cercando di produrne più possibile, ma non sempre è facile trovare i materiali per produrle. Ma siamo qui, siamo una comunità, siamo maker e Maker Faire Rome e crediamo nella fabbricazione digitale condivisa. Vogliamo dare il nostro contributo per uscire prima possibile da questo incubo”.

In questo momento a Maker Faire Rome stanno arrivando decine di progetti da maker e innovatori e la piattaforma Maker Faire Rome sta cercando di agire come facilitatore affinché questa drammatica emergenza sanitaria termini al più  presto.

Per approfondire queste storie di maker e conoscerne altre basta collegarsi al blog di Maker Faire Rome, al link https://2019.makerfairerome.eu/it/makers-gonna-make.

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