O.N.A., per una comune battaglia contro l’amianto nasce un protocollo d’intesa

L’accordo siglato a Latina su spinta dell’Osservatorio Nazionale Amianto  è finalizzato alla sinergia con Unione Artigiani Italiani e Pmi Confederazione Sindacale Nazionale, per la tutela dell’ambiente, dei cittadini e dei lavoratori esposti

Il crescente numero dei casi di patologie asbesto correlate, dai mesoteliomi ai tumori del polmone, e le ulteriori problematiche create dal Covid-19, anche di natura economica per i cittadini e per le imprese, hanno indotto l’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Unione Artigiani Italiani e PMI Confederazione Sindacale Nazionale a sottoscrivere un protocollo d’intesa finalizzato all’azione sinergica in tutela dell’ambiente e della salute di cittadini e lavoratori, ma anche imprese e microimprese, rispetto al rischio amianto ed altri cancerogeni.

“Questo importante accordo ci consentirà di agire in totale sinergia per la tutela dei diritti dei lavoratori dipendenti e dei pensionati e, allo stesso modo, di tutti i cittadini e delle piccole e medie imprese – dichiara Ezio Bonanni, Presidente ONA, che aggiunge – cogliamo l’occasione della sottoscrizione del protocollo d’intesa per lanciare un appello al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, affinchè venga disposta immediatamente l’integrazione dell’assegno degli invalidi civili totalmente inabili al lavoro, il cui importo di €285,66 è stato ritenuto non congruo dalla Corte Costituzionale con la decisione resa all’udienza del 23 giugno 2020. L’ONA e l’UAI e PMI auspicano che il Presidente del Consiglio intervenga per far sì che nel prossimo Consiglio dei Ministri vengano stabiliti gli strumenti tecnico normativi e finanziari per adeguare l’assegno di cittadini totalmente inabili all’importo erogato per il reddito di cittadinanza, o quantomeno all’importo di €516,00. Auspichiamo che vengano accolte anche le nostre istanze sulle procedure di bonifica e defiscalizzazione”. “La formazione è un cavallo battaglia della nostra confederazione – sottolinea il dirigente generale UAI, Giuseppe Zannetti – e quando abbiamo avuto l’opportunità di entrare in contatto con l’Ona è stato motivo per noi di orgoglio, perché vogliamo incidere anche sull’aspetto della problematica dell’amianto. Uno dei primari obiettivi del nostro lavoro è quello di rendere sicure le imprese, dunque saremo vigili su questo aspetto e faremo la nostra parte con determinazione”.

Fino ad ora la problematica amianto è stata spesso letta in chiave riduttiva, in una contrapposizione del lavoratore dipendente vittima vs impresa e/o datore di lavoro, l’ONA propone, invece, una chiave di lettura che vada nella direzione più ampia della prevenzione e tutela, partendo da quella primaria: evitare cioè ogni forma di esposizione, così da prevenire e sconfiggere tutte le patologie asbesto correlate. Fermo restando che l’Osservatorio Amianto è operativo già con lo sportello amianto on line, a cui tutti i cittadini possono rivolgersi attraverso il sito istituzionale www.osservatorioamianto.com.

Occorre, innanzitutto, semplificare le procedure di bonifica ed evitare inutili passaggi burocratici, tra cui l’eliminazione del piano di lavoro per lo smaltimento amianto per gli interventi più circoscritti e defiscalizzare l’IVA, evitando così che sulle bonifiche ci sia l’aggravio del 22% come già proposto dall’ONA e condiviso dagli artigiani e dalle imprese italiane che si associano con il loro sindacato di categoria.

Anche sul piano della prevenzione secondaria e terziaria, ciò che serve non è la prospettazione di procedimenti penali a carico di artigiani e piccoli imprenditori che lavorano con i loro dipendenti e che sono loro stessi vittime dell’amianto, tra l’altro già vessati da un sistema industriale e burocratico che premia solo i pochi grandi imprenditori, spesso con il supporto di un sistema bancario che non supporta le imprese più piccole. Il protocollo d’intesa è finalizzato alla tutela dei diritti anche dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, attraverso l’ente di patronato Se.N.A.S. In questa sinergia, sono destinate ad operare coerentemente e concordemente le due associazioni, per i seguenti servizi: presentazione della domanda di benefici contributivi per esposizione ad amianto; presentazione delle domande all’INAIL per rendite e/o indennizzi per malattie professionali; procedure a tutela dei lavoratori dipendenti e pensionati; azione di risarcimento del danno.

È morto Ennio Morricone: il grande compositore premio Oscar ci lascia a 91 anni

 

Lascia al mondo in eredità la sua musica senza confini eternamente attuale e carica di emozione

Ennio Morricone ci ha lasciati nella notte del 6 luglio: era stato ricoverato al Campus biomedico di Roma (la sua città) in seguito a una caduta in cui si era rotto il femore, e si è spento all’alba.
I funerali si terranno in forma privata, “nel rispetto del sentimento di umiltà che ha sempre ispirato gli atti della sua esistenza” (come ha dichiarato l’amico e legale Giorgio Assumma).
Quest’ultimo ha inoltre raccontato la dipartita del Maestro (per altro coerente con la sua identità di musicista lucido e sereno): sino alla fine ha conservato una piena dignità, avendo salutato affettuosamente la moglie Maria, i figli e i nipoti così come il suo immenso pubblico, composto da più generazioni che ne hanno accompagnato la lunga carriera artistica.
In effetti l’eccezionale talento di Morricone costituiva un “unicum” proprio per essere stato compreso, ammirato e ascoltato quasi nell’arco di un intero secolo, in cui l’assoluta duttilità della sua vena compositiva è stata capace di realizzare più di 100 brani classici e circa 500 temi per film (di cui 60 vincitori di premi) e serie TV.
Una simile moltitudine di opere – per altro tutte riconosciute e apprezzate nella loro validità – lo ha reso uno dei più influenti compositori di colonne sonore di tutti i tempi.

Una carriera di indimenticabili successi

Dopo il diploma in tromba presso il Conservatorio di “Santa Cecilia” di Roma, il Maestro iniziò a fornire il suo contributo al genere del western all’italiana, componendo musiche per registi come Sergio Leone, Duccio Tessari e Sergio Corbucci (dei quali sono titoli di rilievo ancora oggi la Trilogia del dollaro, Una pistola per Ringo, Il mio nome è nessuno) e partecipando alla consacrazione di questo filone cinematografico nell’immaginario comune.
Dagli anni ’70, inoltre, collaborava con alcuni dei più noti registi di Hollywood, come John Carpenter, Brian De Palma, Oliver Stone e Quentin Tarantino, ricevendo infine nel 2007 (dopo ben 5 nominations fra il 1979 e il 2001) il premio Oscar onorario alla carriera “per i suoi contributi magnifici all’arte della musica da film”.
Un secondo riconoscimento era arrivato nel 2016 (anno per altro della sua stella nella celebre Hollywood Walk of Fame) con la consegna dell’Oscar alla miglior colonna sonora per il film di Tarantino The Hateful Eight (per la quale si è aggiudicato anche il Golden Globe).
Una vita di successi insomma, spontanei perché scaturiti dall’espressione di un puro talento naturale.
A tal proposito Morricone ha dichiarato: “Scrivere musica è il mio mestiere, quello che mi piace e l’unica cosa che so fare. E’ un vizio, sì, un’abitudine, ma anche una necessità e un piacere […] Non so dire come nasca questa voglia (…) credo non ci sia una regola (…) è qualcosa di talmente intimo e privato che non vuol essere comunicato” (dall’autobiografia Inseguendo quel suono, pag. 205).

Un talento mondiale e immortale

I premi e i riconoscimenti ufficiali (il Maestro era anche Accademico Effettivo dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e socio dell’associazione di musica contemporanea Nuova Consonanza) non sono sufficienti a esprimere
l’indiscussa grandezza di una musica capace di coinvolgere intere generazioni di appassionati dilettanti e professionisti del mondo musicale, una musica venduta in più di 70 milioni di commoventi dischi e ascoltata da intere generazioni di adulti e ragazzi.
Al giorno d’oggi non sono molti gli artisti in grado di parlare semplicemente eppure profondamente a un pubblico tanto vasto, mantenendo per altro intatta un’ammirevole (quanto naturale) umiltà dovuta alla consapevolezza di adoperare un linguaggio limitato perché frutto solo del compositore, “quindi ogni volta diverso” (come ha affermato sempre nell’autobiografia).
A maggior ragione, è ancora più significativo che Morricone non si considerasse certo “uno dei più grandi e influenti compositori del secolo”, ma solo uno che (oggettivamente) “piace, comunica con la gente e basta. Se comunica con molta gente, poi, è ancora meglio”.
E il Maestro, in effetti, ha parlato e parlerà in eterno a moltissima gente, trasformando davvero un codice che riteneva espressione di una specifica cultura in quel linguaggio universale da lui sempre negato.

Anna, la testimonianza di una storica tifosa calcistica, tra lotte sindacali, orfanotrofi e impegno politico.

Si chiama Anna e a Roma nel suo quartiere, il Trullo, la conoscono tutti per il grande amore per la sua squadra di calcio, ma anche per le battaglie politiche a favore delle donne

di Anna Maria Antoniazza

C’è una donna, classe 1947, grande amante dei calciatori, grande amante della Roma.

La trovi passeggiare ogni giorno per il Trullo. Si chiama Anna, ama cucirsi sulla mascherina lo stemma della sua squadra di calcio, quella che segue da quando era una giovane adolescente.

Figlia di una ragazza madre, una “guerrigliera”, una persona tosta, che sapeva comandare in famiglia, amata da tutti. Morta nel 2007, una delle tante ragazze madri della Roma anni ’50, rimasta incinta di un uomo già impegnato.

La figlia di questa donna speciale si chiama Anna. Sta davanti a me, poco più che 70enne, le sorridono gli occhi quando mi parla della Roma, dei suoi calciatori. Anna è stata una delle prime tifose accanite, di quelle che non si perdono neanche una partita, che non si vergognavano a viaggiare con 50 uomini da sola per seguire la squadra in trasferta.

Anna si è sposata, ha avuto due figli, ha lavorato per una vita come badante di persone anziane.

Al Boccon del Povero di Trastevere ha trascorso però la sua infanzia e la sua prima adolescenza. Ha ricevuto la sua educazione per mano di un gruppo di suore. Ogni bambina, ogni ragazza aveva i suoi compiti precisi, una distribuzione accurata delle attività. “Sono stata bene, ho fatto lì fino alla terza media”. Poi a 18 anni si ricongiunge alla mamma, prendono casa insieme a Piazza di Pietra. La sua mamma ragazza madre ritrova la figliola ormai donna, le insegna i primi trucchi della sartoria, la porta con sé nelle grandi case di Roma come aiutante. Anna vede la vita dei politici e dei nobili romani.

Anna fa politica fin da giovane, come rappresentante sindacale.  Lotta per le paghe basse delle ragazze allora impiegate nei lavori umili. Roma era anche questo e forse lo è ancora.

Ma Anna rinasce: dopo tanti anni lontane, finalmente insieme alla mamma e libere nel cuore della Capitale. Con l’umiltà di una donna che non si è più legata a nessun uomo, che ha trascorso la sua vita nel grande amore per l’unica figlia di un giovane amore fugace.

Anna è scatenata: frequenta tutte le settimane il piccolo grande giro dei tifosi romanisti.

Giusto in chiesa, la domenica mattina, costituisce il suo piccolo gruppo di amiche: unite dalla fede e dalla passione per il calcio. Tutte cristiane ma divise con simpatia nella passione per il pallone. Anna romanista, le altre juventine e milaniste. Donne di borgata, che amano trascorrere insieme il tempo a prescindere dai propri idoli. Questo piccolo di gruppo si divideva solo per le partite di calcio: ognuna seguiva il proprio esercito di appassionati, con striscioni, trombette e cappellini cuciti a mano.

Anna si sposa a 33 anni ma il suo matrimonio con la Roma non conosce fine, neanche dopo due gravidanze.

Incontra il marito proprio durante queste partite, compagni di grida e soddisfazioni. E’ un amore a prima vista.

Anna ha sostenuto la grande campagna per il divorzio e l’interruzione di gravidanza insieme alle sue amiche.

“Noi pensavamo che quando una donna era maltrattata dovesse trovare la via per andarsene. Avevo una amica menata dal marito e io le facevo da spalla. L’avevo ospitata anche a casa mia. Tu con una donna ci devi parlare con tranquillità, senza violenza …. Sorridi, canta, quando assisti gli anziani lo capisci bene quanto sia importante infondere il buon umore in chi ti sta intorno. E quando una delle tue migliori amiche è pestata dal marito non puoi non sperare che se ne vada per sempre da quell’uomo. Oggi gli uomini violenti e abbandonati ammazzano i figli avuti dalla compagna per punirla ma è qualcosa di assurdo, di incomprensibile. Mi fa terrore la direzione che la società sta prendendo oggi. Io e le mie amiche non condividevamo solo la Chiesa, il calcio e le questioni politiche: per noi era importante soprattutto l’autodeterminazione femminile, nessuna donna può essere costretta ad avere un futuro che non vuole”. 

Yari Cecere: i nuovi progetti green dell’imprenditore inserito da Forbes tra i 30 Under 30 Europe

Tra il 2012 e il 2013, nel pieno della crisi economica, a soli 18 anni costituì la holding Cecere Management e, nei mesi a seguire, iniziò ad acquisire competenze in tutta la filiera immobiliare.

 Il giovane promettente imprenditore italiano, Nunzio Yari Cecere, si lancia in nuovi progetti immobiliari. Recentemente la figura di Cecere è venuta alla ribalta dopo essere stato inserito da Forbes tra i 30 Under 30 Europe nel 2019 e da Forbes Italia tra i 100 Under 30 del 2019.

Tra il 2012 e il 2013, nel pieno della crisi economica, a soli 18 anni costituì la holding Cecere Management e, nei mesi a seguire, iniziò ad acquisire competenze in tutta la filiera immobiliare.

Originario della provincia di Caserta, classe 1994, Nunzio trascorre ad Aversa tutta la sua infanzia.

Nel 2012 si trasferisce nella capitale e si iscrive presso la LUISS Guido Carli University, dove consegue la laurea triennale in Economia e Management e la laurea magistrale in Economia e Direzione delle Imprese, completando gli studi all’età di soli 22 anni.

Dopo alcuni mesi partecipa al corso di specializzazione in Marketing Immobiliare presso la SDA Bocconi di Milano, con indirizzo.

Nel 2018 partecipa nella categoria “Real Estate” al Good Energy Award con il contributo di Bosch.

L’anno successivo, nel mese di febbraio, la rivista statunitense Forbes lo indica tra i 30 under 30 che stanno rivoluzionando il mondo per la categoria manufacturing and energy; molte testate nazionali parlano di lui.

Nello stesso anno l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale lo inserisce nel “Future Leaders”, un programma che si rivolge a 50 giovani talenti con meno di 40 anni, destinati a ricoprire ruoli chiave all’interno di imprese, enti culturali e istituzioni.

La holding Cecere Management oggi opera nel mercato dello sviluppo immobiliare ecosostenibile, che punta alla rigenerazione urbana, attraverso lo sviluppo di complessi residenziali che pongono al centro il benessere delle famiglie e la tutela del pianeta.

Nel 2019 è stato lanciato anche il brand Nunziare: segno distintivo dei complessi immobiliari è quello di offrire le migliori prestazioni di sostenibilità ambientale, con elevati standard di benessere ai suoi residenti, per un’inedita esperienza di personalizzazione della propria casa che pone i clienti al centro dei progetti.

Lo scopo delle green buildings del gruppo è quello di non danneggiare l’ambiente, riducendo in maniera significativa, o eliminando, l’impatto negativo degli edifici sull’ambiente e sugli occupanti la costruzione, armonizzandosi con il contesto.

Oggi Yari Cecere punta a portare il gruppo ad operare nelle principali capitali mondali del Luxury Real Estate.

https://www.yaricecere.com

IT per la Sanità: “Pronto qui è il Pascale”, al Numero Verde 11mila chiamate in 2 mesi

Dalla settimana prossima il servizio, gestito da Innovaway, raddoppia supportando anche i pazienti dell’Ospedale Ascalesi


Nato in piena fase 1 dell’emergenza Coronavirus, per supportare i pazienti da remoto e rendere quindi ancor più efficienti i sistemi di prenotazione, l’organizzazione delle visite mediche e la richiesta di informazioni, il numero Verde 800180718 dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS – Fondazione G. Pascale di Napoli in due mesi ha toccato quota 11mila telefonate e dalla prossima settimana raddoppia estendendosi anche all’Ospedale Ascalesi.

Il servizio, affidato lo scorso aprile ad Innovaway, una delle principali realtà europee specializzata anche nella Sanità Digitale, ha messo in campo un team di dieci persone dedicate che in due mesi hanno risposto a undici mila chiamate, 5mila richieste di informazioni e 6mila per prenotazioni di visite. Il Gruppo Innovaway, con oltre mille dipendenti tra Milano, Torino, Roma, Napoli, Bari e Tirana opera nel settore ICT e offre soluzioni personalizzate in diversi settori, quali finance, retail e luxury e public sector.
È questa attività a segnare una tappa importante del Competence Center Healthcare di Innovaway, azienda napoletana che raccoglie competenze distintive per il mondo della sanità e che opera per promuovere iniziative e soluzioni tecnologiche presso tutte le strutture sanitarie, in prima linea in questo difficile momento per il Paese.

Il numero verde del Pascale è visibile sulla home page del sito dell’Istituto www.istitutotumori.na.it

“Abbiamo pensato di istituire il numero verde – ha sottolineato nel presentare il servizio il Direttore Generale del Pascale Attilio Bianchi – per potenziare le linee telefoniche del centralino ed incrementare il livello del contatto con i nostri pazienti. Il personale del call center è stato formato all’interno dell’azienda e laddove le richieste fossero specifiche sarà premura dell’operatore chiedere il numero cellulare del paziente e richiamarlo”.
 
“Innovaway-  ha dichiarato il Direttore Generale Antonio Burinato – lavora da anni al fianco del mondo della Sanità in diversi contesti, ma alla nascita dell’emergenza Covid-19 è aumentato il nostro impegno e abbiamo scelto di mettere le nostre competenze a disposizione. Il servizio realizzato per l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS – Fondazione G. Pascale di Napoli nasce dalla necessità di rispondere ai forti flussi di contatti generati dal Covid-19 e in contemporanea di incrementare il livello di rapporto con i pazienti oncologici. Noi siamo stati capaci di rispondere con assoluta tempestività, confidenti che il nostro servizio possa aiutare i cittadini della Regione Campania, che comunque presentano patologie importanti, anche se diverse dal Covid-19. Peraltro non si tratta di un’iniziativa isolata, perché il nostro team è da diversi mesi impegnato in un importante progetto di innovazione e trasformazione digitale della Sanità Regionale della Campania che sta iniziando a produrre i primi risultati tangibili.”

Il Sappe scende in piazza e protesta in via Arenula contro il ministro Bonafede

In difesa del corpo di Polizia Penitenziaria anche la Consolidal romana presieduta da Serenella Pesarin socio-psico-terapeuta ed esperta sui temi della detenzione per essere stata Direttore generale del Dipartimento della Giustizia Minorile

“Abbiamo 4mila uomini in meno, facciamo turni di lavoro massacranti ed il ministro Bonafede coccola i detenuti e non si preoccupa degli agenti aggrediti e denunciati” – così Donato Capece segretario generale del Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, stamane durante la manifestazione della categoria in via Arenula a Roma di fronte il Ministero della Giustizia – “Noi confidiamo nella magistratura, ma è inaccettabile che passi il concetto che le carceri italiane siano luoghi oscuri dove accade di tutto e di più”. E poi ancora: “Ministro Bonafede hai fallito su tutto!”

Niccolò Rocco di Torrepadula

La protesta fa seguito al sit-in davanti al carcere di Santa Maria Capua Vetere e, giovedì scorso a Roma, davanti alla sede del  Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in largo Luigi Daga. “Non v’è dubbio che l’emergenza sanitaria per covid19 ha messo a nudo tutte le carenze del nostro sistema penitenziario, – spiega Niccolò Rocco di Torrepadula – Ma quanto successo a Santa Maria Capua Vetere dove 44 agenti hanno ricevuto sulla pubblica via gli avvisi di garanzia per i procedimenti a loro carico aperti da Magistrati che poco conoscono del mondo del carcere, è semplicemente scandaloso. Delegittimare in questa maniera una Forza di Polizia merita un solo commento: Vergogna!!!”. Il duro commento di Niccolò Rocco di Torrepadula volontario nelle carceri ex art. 17 e 78 per oltre 10 anni nasce dalla sua profonda conoscenza della vita all’interno degli istituti di pena e dall’aver assistito al duro lavoro della Polizia Penitenziaria che, sottodimensionata nei numeri, “ svolge da sempre un compito durissimo e pericoloso, il loro impegno ed i rischi che corrono sono decuplicati in questo periodo dato che, per la impossibilità di accedere agli Istituti Penitenziari da parte di congiunti e parenti dei detenuti, la popolazione carceraria è particolarmente ‘agitata’ e frequenti sono le aggressioni agli agenti e le rivolte domate con molti feriti fra gli agenti, quanto scritto vale sia per gli Istituti dove sono reclusi i maggiorenni sia, e soprattutto, per gli istituti dove sono reclusi i minori spesso dimenticati da tutti”.

“Lascia basiti quanto successo a Santa Maria Capua Vetere,” – commenta Serenella Pesarin già Direttore generale del Dipartimento della Giustizia Minorile nazionale e oggi presidente di Consolidal – Roma – “le modalità con cui questi angeli del penale sono stati trattati, e tutto di fronte ai familiari dei detenuti. Non ci sono parole per esprime il dissenso di quanto avvenuto”.

“La polizia penitenziaria svolge un ruolo delicatissimo sia nelle strutture penali per gli adulti che per i minori – specifica con autorevolezza la Pesarin – sono loro che vivono giorno e notte con le persone ristrette, che coniugano sicurezza e trattamento, un binomio non semplice e che richiede alta professionalità esercitata senza riflettori, senza neanche il dovuto riconoscimento da parte dell’opinione pubblica che sa molto poco di questa realtà”.

“Ci si aspetta che la Magistratura faccia piena luce sui dolorosi accadimenti nell’Istituto di Pena di Santa Maria Capua Vetere, perché così la verità ancora una volta potrà trionfare e dare il dovuto riconoscimento agli operatori di Polizia Penitenziaria che rappresentano un corpo di polizia con prerogative complesse e che svolgono un lavoro molto delicato a contatto con un universo di fragilità dove spesso gli ultimi, i dimenticati dal mondo, trovano solo in loro ascolto” conclude Serenella Pesarin

Musica, MiBACT è partito il tavolo tecnico con gli addetti ai lavori del settore

Il tavolo è stato istituito per rafforzare le tutele di lavoratori autonomi e intermittenti ed estendere i fondi emergenziali ai soggetti che producono e promuovono la musica dal vivo. L’appuntamento per la riforma del settore è con Gli Stati Generali della Musica

Dopo il flash mob del 21 giugno in piazza Duomo a Milano, in seguito alle campagne #senzamusica e #iolavoroconlamusica e a un primo tavolo di confronto con una delegazione di artisti, su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, si è tenuta ieri mattina una riunione tecnica con gli artisti Manuel Agnelli e Diodato e i delegati del coordinamento La Musica Che Gira, Fondazione Centro Studi Doc e KeepOn Live (Associazione di categoria Live Club e Festival) aderenti al Forum Arte e Spettacolo per un confronto sugli strumenti atti a garantire sostegno al settore musicale.
 
Nel corso dell’incontro – che ha visto la  partecipazione del Segretario Generale del MiBACT, Salvatore Nastasi, del capo di Gabinetto, Lorenzo Casini e del Direttore Generale per lo Spettacolo dal Vivo, Onofrio Cutaia – sono state presentate le proposte per garantire ed estendere le tutele sociali, supportare le attività imprenditoriali della musica dal vivo e stimolare una riforma organica del settore.
 
Il MiBACT ha ribadito l’impegno a risolvere la situazione dei lavoratori intermittenti dello spettacolo ancora senza tutele già nel corso dell’esame parlamentare del decreto Rilancio e a rafforzare le misure di ristoro per il settore con provvedimenti dedicati da presentare in tempi brevi che includano anche i soggetti che promuovono la musica dal vivo, i live club e i festival, realtà che stanno conoscendo tempi più lunghi per la ripresa, anche a causa delle misure cautelative ancora in essere.
 
Una volta superata la fase emergenziale, il MiBACT si è impegnato a  proseguire il dialogo allargandolo alle altre realtà del settore per mettere in campo misure di riforma strutturale, con una forte attenzione al lavoro, alle forme contrattuali e alle tutele sociali. Per queste finalità è stata accolta la proposta della delegazione ricevuta ieri 26 giugno e il Mibact indirà dopo l’estate gli Stati Generali della Musica.
Nel dettaglio gli argomenti esposti dalla delegazione al primo tavolo tecnico con  il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo sono stati: la necessità di un definitiva e reale mappatura dell’intero settore, il ritardo nel saldo delle indennità stabilite per gli intermittenti, il prolungamento dell’indennità fino alla piena ripresa delle attività, l’adeguamento del sistema Naspi al momento emergenziale, la revisione dei criteri di accesso all’indennità di malattia, il riconoscimento giuridico dei live club, la creazione di codici Ateco specifici per il settore, la creazione di un nuovo bando extra-fus specifico per i club, i festival, le imprese profit e no profit della musica, la defiscalizzazione del lavoro e la sospensione di imposte dirette e indirette per facilitare i processi di ripartenza, la detrazione fiscale sugli acquisti di prodotti e consumi culturali della musica, dell’ArtBonus sul modello cinema e del Tax Credit per le imprese.

Isole Eolie, la Guardia Costiera impegnata nella tutela della fauna marina e nel contrasto alla pesca illegale

Soccorso un capodoglio intrappolato in una rete da pesca

Nella mattinata del 26 giugno scorso, la Guardia Costiera di Lipari è stata allertata dalle biologhe del centro recupero tartarughe dell’isola di Filicudi della presenza di un esemplare di capodoglio in evidente stato di difficoltà nelle acque dell’Arcipelago eoliano.
Le quattro donne erano in navigazione verso l’isola di Stromboli, quando, a circa sei miglia a nord-est dell’isola di Salina, hanno avvistato in superficie un capodoglio maschio della lunghezza di circa dieci metri con la pinna codale completamente avvolta in una rete da pesca.
La Guardia Costiera di Lipari ha così inviato in zona la motovedetta CP 322, che, verificate le condizioni critiche del cetaceo, ha attuato tutte le procedure utili a mettere in sicurezza il mammifero.
Sul posto è poi giunta, a bordo di un battello della Guardia Costiera, una squadra di subacquei locali che dopo un’ora di duro lavoro a circa due metri di profondità, è riuscita a rimuovere totalmente la rete dalla pinna codale dell’animale lasciandolo libero di muoversi. 
Terminate le operazioni di liberazione del cetaceo, il capodoglio è stato monitorato dalla Guardia Costiera al fine di verificare eventuali comportamenti anomali e lasciato libero di ricongiungersi ad altri tre esemplari che per tutto il tempo lo avevano atteso a distanza. 
La rete da pesca recuperata a bordo dell’unità della Guardia Costiera è stata confiscata, in quanto attrezzo da pesca illegale.

Nell’arcipelago delle isole Eolie, la stessa giornata è stata segnata da un’ulteriore importante attività di tutela ambientale e, in particolare, di contrato della pesca illegale. 
Grazie ad un’attività congiunta condotta con i propri mezzi aerei e navali, la Guardia Costiera ha intercettato a 12 miglia a Sud di Alicudi, un motopesca intento a recuperare 2500 metri di rete derivante illegale con un’apertura della maglia di 45 cm. Al comandante del peschereccio è stata contestata una sanzione amministrativa di diverse migliaia di euro e la rete illegale rivenuta è stata sequestrata e trasbordata sulla motovedetta CP322, che alle prime luci dell’alba ha fatto rientro nel porto di Lipari.

Alex Zanardi, simbolo dell’Italia che vorremmo

La velocità è stata la sua costante e non solo a bordo di una vettura da corsa, ma anche di un pensiero al servizio della rinascita, dimostrando di essere un esempio di inestimabile ispirazione per tanti sportivi e non

Di Andrea Cavazzini

La vita può essere così effimera che se ne va senza che ce ne accorgiamo. Trascorrere le proprie giornate al limite, alla massima velocità e sentire il rischio ad ogni curva a volte non è sufficiente per sapere che hai superato tutto.

Guardare la paura negli occhi fino a quando non si vince la battaglia è solo per superare il primo passo di una guerra che non finisce mai, perché il gusto per l’adrenalina ti spinge sempre a desiderare di più. Qualcosa del genere Alex Zanardi lo deve aver pensato molte volte, sempre coinvolto in battaglie che ti portano al limite mentre ora sta combattendo la sua battaglia più difficile dopo l’incidente che lo ha visto protagonista suo malgrado, lo scorso 19 giugno, su quel maledetto tratto della statale 146 nella provincia senese, una lotta con la morte, una rivale che Alex conosce bene ma non per questo meno temuta.

Pilota automobilistico, pilota di handbike, imprenditore, paratleta straordinario e appassionato di velocità, Alex Zanardi è un combattente instancabile. E se il destino pensava di distruggere la sua vita, avrebbe fatto i conti senza di lui.

La handbike” è stata la rinascita di una persona che non si è mai fermata, che dopo aver subito il terribile incidente nel 2001 a Lausitzring in Germania mentre disputava una gara di Formula Cart, ha deciso di reinventarsi per continuare a competere e vincere.

Quella tragedia subita da Alex è stata un punto di svolta della sua vita. Lungi dal rinunciare e dall’affondare, ha deciso di continuare a combattere, alzarsi e lottare per creare una delle storie più incredibili e belle di questo sport. Il recupero è durato per più di 2 anni, ma la combattività mostrata dal pilota bolognese ha toccato limiti quasi sconosciuti. Più di 24 mesi dopo, Zanardi è tornato a salire su una auto da corsa per tornare a fare ciò che gli piaceva di più, guidare.

Dopo questo ultimo incidente, si potrebbe dire che il “terzo”, Zanardi ha davanti a sé una nuova battaglia, forse la più difficile di tutta la sua vita, quella vita che è più in gioco che mai per una persona che sa cosa significa sentire il limite dell’esistenza a più di 300 chilometri all’ora; affermazione tanto pericolosa quanto potente.

Alex Zanardi è sempre stato appassionato di sport motoristici dimostrando un talento speciale per la guida. La sua vita è stata la velocità, l’adrenalina, cercando di guadagnare un decimo di secondo ad ogni giro per essere sempre il migliore, essere il più veloce, arrivare primo al traguardo per vedere la bandiera a scacchi sventolare.

La velocità è stata la sua costante e non solo a bordo di una vettura da corsa, ma anche di un pensiero al servizio della rinascita, dimostrando di essere un esempio di inestimabile ispirazione per tanti sportivi e non.  Autentico spot vivente contro i limiti, ore e ore di allenamento di dura preparazione riuscendo a diventare un’atleta professionista in quella che era già la sua nuova vita. Con quattro settimane di allenamento, nel 2007 è riuscito a finire quarto nella Maratona di New York. In questo modo, risorgendo ancora e ancora di fronte alle avversità più difficili della vita, ecco come Alex Zanardi ha cercato di cambiare il mondo. Subire due incidenti molto gravi, essere un vincitore nel mondo dei motori, passare a una disciplina paralimpica e vincere sei medaglie tra oro e argento ai Giochi paralimpici di Londra e Rio de Janeiro, sono il risultato di grande personalità e di lavoro inarrestabile.

Questi risultati hanno fatto sì che venisse riconosciuto come un esempio positivo,  un esempio di auto-miglioramento e impegno, una grande personalità per tutti noi. Ma la vita di Zanardi deve rappresentare soprattutto un messaggio  di incoraggiamento e di speranza per tutti coloro che in tutto il mondo hanno sofferto durante questa terribile pandemia, l’esempio del Paese che vorremmo, che lotta e che non molla mai.

La futura scuola in tempo di covid, fra dubbi e speranze in vista di settembre

 

Tre giorni fa la Ministra Lucia Azzolina ha finalmente reso nota la bozza con tutti i provvedimenti e i dettagli per la prossima apertura delle scuole, prevista per il 14 settembre.

Tre giorni fa la Ministra Lucia Azzolina ha finalmente reso nota la bozza con tutti i provvedimenti e i dettagli per la prossima apertura delle scuole, prevista per il 14 settembre. Tale bozza, concordata con le Regioni, prevede quindi che gli ingressi in aula saranno scaglionati per gli studenti delle Superiori fino alle 10 con file ordinate e distanziate, mentre dai 6 anni in su saranno necessarie mascherine e i banchi saranno singoli.
Nonostante i dubbi, le proteste e le obiezioni su un periodo del quale è ancora impossibile prevedere la situazione a livello sanitario, il capo della task force del Miur Patrizio Bianchi ha espresso la propria soddisfazione parlando di bozza “ispirata ai principi di autonomia, flessibilità e semplificazione”.
Saranno i presidi a decidere come pianificare il lavoro e a cercare di garantire un valido ritorno allo studio, pianificando lezioni in aula, online e persino negli spazi esterni alle classi, il tutto sulla base di turni che dipenderanno esclusivamente dalla struttura delle scuole e degli ambienti insiti in esse.

I problemi di sempre amplificati dal covid

Tali ambienti, soprattutto per quanto riguarda gli istituti comprensivi pubblici, sono spesso fatiscenti e bisognosi di lavori di mantenimento che i molteplici tagli all’istruzione hanno reso impossibili in troppe realtà già da parecchi anni. Spetterà agli enti di volontariato e alle associazioni che già lavorano con i ragazzi mettere a disposizione spazi nuovi, in attesa (si spera, a questo punto), di farli rientrare in delle scuole finalmente degne di accoglierli prima di tutto sotto un profilo numerico.
In modo particolare quest’ultimo aspetto, che introduce nuovamente la drammatica realtà delle “classi-pollaio”, è senza dubbio una delle conseguenze più vergognose della tragica situazione economica in cui è relegata la scuola italiana: nell’impossibilità di assumere nuovi docenti (i quali per altro non mancherebbero di certo), visto il basso numero di strutture e spesso anche di sezioni in esse, i ragazzi di qualsiasi grado scolastico sono assembrati (è proprio il caso di dirlo) in numeri complessi da gestire per qualsiasi insegnante, trattandosi spesso di non meno di 27 alunni per classe.
Più che mai in contesti simili è impensabile mantenere l’ormai famigerato distanziamento sociale di un metro, così che una riconfigurazione del gruppo classe in più gruppi di apprendimento potrebbe finalmente far riflettere le istituzioni sull’importanza di una nuova, radicale politica in ambito scolastico, che metta al primo posto l’esigenza dell’apprendimento in un contesto numericamente più gestibile perché più ordinato, contenuto e attento alle necessità umane, esistenziali e cognitive di ciascuno studente.

Le principali novità di settembre

Nel testo si parla anche di “un’aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari”, quindi materie (anche) laboratoriali come la musica e l’inglese o come l’arte e la letteratura potrebbero essere unite in interessanti progetti di apprendimento su un tema specifico, coinvolgendo ancora di più il gruppo classe. A fronte di ciò è prevista l’apertura straordinaria di molte scuole il sabato, su delibera degli Organi collegiali competenti.
Infine, sarà contemplata la frequenza scolastica in turni differenziati “variando l’applicazione delle soluzioni in relazione alle fasce di età degli alunni e degli studenti nei diversi gradi scolastici”, mentre “per le scuole secondarie di II grado verrà prevista una fruizione per gli studenti opportunamente pianificata di attività didattica in presenza e didattica digitale integrata, ove le opportunità tecnologiche, l’età e le competenze degli studenti lo consentano”.
Ancor più interessante poi l’opportunità, dall’1 settembre, di coinvolgere in percorsi di valorizzazione e potenziamento gli alunni che, pur non essendo stati rimandati, “siano positivamente orientati al consolidamento dei contenuti didattici e delle competenze maturate nel corso dell’a.s. 2019-2020”.

Una scuola per un futuro migliore?

La nuova scuola, così presentata e almeno per il momento, si preannuncia ricca di proposte (anzi, oserei dire di “sogni”) che potrebbero anche sancire l’inizio di un futuro migliore per studenti e docenti, all’insegna dei progressi auspicati da anni.
Vedremo dunque se tutto questo sarà concretizzato in una realtà (magari in parte) permanente o se la sua applicazione si realizzerà parzialmente e solo per un breve periodo di tempo, mantenendo intatte le gravi problematiche di un settore che dovrebbe essere prioritario per il futuro di ogni paese.

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
redazione@thedailycases.com