Più di un italiano su due non collega rischio e rendimento: educazione finanziaria al centro di “Occhio alle truffe”

Ecco cosa è emerso nell’evento promosso da CONSOB, Feduf, Banca di Piacenza con la collaborazione di Starting Finance

Il 57% degli italiani non sa che rischio finanziario e rendimento sono legati da una relazione positiva: se cresce la prospettiva di rendimento cresce anche il rischio. Solo un italiano su due sa definire il concetto di inflazione e solo il 40% sa che la diversificazione degli investimenti è cruciale. Sono solo alcune delle evidenze – tratte dal Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane del 2019 – citate durante la recente edizione di “Occhio alle truffe!”, il progetto di educazione finanziaria promosso da CONSOB, Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio (ABI), Banca di Piacenza con la collaborazione di Starting Finance.

Un evento pensato per le scuole che ha visto al centro la storia del cosiddetto “schema di Ponzi”, dal nome del celebre truffatore di origine italiana la cui vicenda è stata raccontata in una drammatizzazione pensata a fini educativi. Presenti all’evento in modalità webinar Corrado Sforza Fogliani, Presidente esecutivo della Banca di Piacenza, e il Prof. Paolo Savona, Presidente della CONSOB, il quale ha insistito sullo sforzo che anche le istituzioni europee stanno conducendo per innalzare la competenza economico finanziaria delle giovani generazioni. Ha aperto i lavori Anna Maria Lusardi – Direttore Comitato Nazionale per l’Educazione Finanziaria, mentre Nadia Linciano e Paola Soccorso per la CONSOB hanno guidato l’illustrazione dei materiali informativi, accompagnate dalle “intrusioni” di Riccardo Carnevale e Marco Scioli, di Starting Finance. L’obiettivo è innalzare fra gli studenti delle scuole superiori la consapevolezza sugli elementi tipici di una truffa e sui meccanismi mentali su cui fa leva un truffatore. “Sono in tanti a ideare truffe in cui è facile cadere: viene promesso un guadagno facile e assolutamente fuori mercato”, hanno ricordato Linciano e Soccorso.

“Viene fatto inoltre presente ai potenziali investitori che i tempi sono stretti e che bisogna aderire in fretta. Di solito sono assenti informazioni o documentazioni precise. Si tratta di un modus operandi che fa spesso leva sul passaparola e su pregiudizi molto diffusi: tanti ritengono che la finanza sia una materia troppo difficile e rinunciano ad acquisire un bagaglio anche minimo di conoscenze, utilissime nella gestione quotidiana del proprio denaro; spesso si ritiene che la finanza sia una ‘cosa per soli uomini’, altro pregiudizio che rischia di distogliere le donne dall’intento di maturare qualche competenza in più”.

I giovani imprenditori e consulenti di Starting Finance hanno approfondito il tema delle nuove forme di investimento ad alta tecnologia: criptovalute, come i noti bitcoin. “Da un sondaggio effettuato velocemente nel gruppo classe risulta che oltre il 75% degli studenti non ha mai sentito parlare di criptovalute”, ha detto Riccardo Carnevale, Head of events di Starting Finance: “Se è vero che i giovani non cadrebbero mai in truffe artigianali, di quelle realizzate tramite banner, è altrettanto vero che questi investimenti di nuova generazione possono attrarre e confondere. Un consiglio? Piuttosto che spendere la paghetta in Bitcoin, comprate un libro di finanza e studiate. L’investimento in cultura ha un moltiplicatore triplo: questi sforzi torneranno indietro triplicati per valore e impatto. Inoltre”, ha continuato Carnevale, “trovate una community che approfondisca i temi della finanza come abbiamo provato a costruire noi con Starting Finance. Segnalateci tentativi di truffe e spiacevoli tranelli, provvederemo noi a girarle alla CONSOB”.

Molti i consigli diffusi dall’Autorità di vigilanza sulla Borsa: “Necessario prima di tutto comprendere quali sono le funzioni del sistema finanziario e valutare con spirito critico le sollecitazioni che ci raggiungono”, hanno scandito Linciano e Soccorso; “conoscere la relazione rischio-rendimento; essere consapevoli delle emozioni e delle trappole comportamentali che possono guidare le nostre decisioni; usare gli strumenti che la CONSOB offre per verificare la legittimità delle proposte che riceviamo e, in caso, segnalare ipotesi di abusivismi finanziari”.

Covid19. Non chiamatele palestre

Da Fit and Go un appello al governo per non colpire indistintamente un intero comparto

Si rincorrono le voci di un nuovo provvedimento governativo che sarebbe pronto a disporre “un protocollo attuativo più rigido per le palestre, che prevede maggiore distanziamento dove non si può usare la mascherina e l’uso di quest’ultima in determinate attività”: parola del ministro per le politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora. Ma siamo sicuri che tutto ciò che burocraticamente è definito palestra sia in effetti un luogo dove non è possibile rispettare gli obblighi di contenimento sociale? Una linea d’azione rigida è sicuramente necessaria in giorni difficili come quelli che stiamo vivendo ma questa deve tenere conto di alcune specificità: “Proprio per questo abbiamo lanciato la campagna con l’hashtag #nonchiamatelepalestre, per evidenziare la diversità totale dei nostri centri fast fitness che, pur essendo assimilati alle palestre a livello legale/burocratico, non hanno nulla a che vedere con simili impianti, né per struttura e dimensioni, né per numero di persone in co-presenza o per la possibilità di rispettare tutte le misure di sicurezza”. Così in una nota Marco Campagnano, CEO e Founder di Fit and Go, realtà leader del fitness hi-tech sempre più capillare sul territorio nazionale. Sono infatti oltre 80 i centri in tutto il paese più di 500 i dipendenti al lavoro e una platea da quasi 200mila clienti annui

A garantire la piena osservanza delle norme anti-Coronavirus sono il format stesso basato su allenamenti personali esclusivamente su appuntamento; i particolari macchinari ad alta tecnologia che permettono di allenarsi senza l’ausilio di attrezzatura condivisa; gli spazi ridotti con numero limitatissimo di presenti (mai più di 3 fra personal trainer e clienti); la possibilità di utilizzare spogliatoi singoli; le procedure di sanificazione continue ed efficaci. “Importante che non si faccia di tutta l’erba un fascio”, continua Campagnano, “e siano imposte le chiusure solo alle strutture che non possono realmente dare la garanzia del pieno rispetto delle misure anti-epidemia. Non colpiamo indiscriminatamente tutti gli operatori di un comparto già abbastanza in affanno e che nel 2019 in Italia vedeva più di 5 milioni di iscritti e un giro d’affari annuo di oltre 2,3 miliardi di euro”. Con il Coronavirus il mondo del fitness si è ritrovato a fronteggiare un crollo di fatturato che già in aprile, secondo i dati forniti dall’International Fitness Observatory, era stimato a circa un miliardo di euro con oltre 200 mila posti di lavoro a rischio, e da qui l’appello a non danneggiare anche quelle realtà che resistono con energia e che possono aderire a tutte le regole in atto adesso.

Coronavirus, a Roma il mercato degli affitti rimbalza al 2021

Scende la domanda, sale l’offerta, ma i prezzi richiesti dai locatori rimangono sostanzialmente ancorati alla fase pre-Covid.


È una tendenza che coinvolge l’intero sistema paese, con Milano a guidare i dati e i grandi capoluoghi come Roma, Firenze e Napoli perfettamente allineate: il Coronavirus non ha ancora cambiato il mercato degli affitti. Scende la domanda, sale l’offerta, ma i prezzi richiesti dai locatori rimangono sostanzialmente ancorati alla fase pre-Covid. Cosa sta accadendo? E quale è lo scenario che interesserà, in particolare, la città di Roma? I prezzi degli affitti dovrebbero mantenersi sostanzialmente statici fino alla fine del 2020 e probabilmente solo nel 2021, secondo le stime di Josas Immobiliare, premium broker per il commercial real estate, ci saranno i primi segnali positivi: per ora la Città Eterna partecipa alla sofferenza di tutte le città d’arte.

“Il settore immobiliare non è come quello finanziario, ha tempi più lunghi e player più attendisti. A ora convivono due sensazioni”, dichiara Raffaele Rubin, founder di Josas Immobiliare: “Da un lato le vetrine sfitte delle metropoli italiane, la mancanza dell’afflusso turistico e del tradizionale mercato connesso ai pendolari, interrotto dallo smartworking; dall’altro proprietari e operatori più coraggiosi che stanno concludendo contratti interessanti, con clausole che prevedono l’eventuale sospensione del canone in caso di lockdown a fronte invece di aumenti e bonus in caso di sovraperformance. Un fenomeno inedito e finora inosservato”. 

Potrebbero essere proprio soluzioni come queste a guidare un rimbalzo atteso e per certi versi inevitabile che potrebbe spingere in crescita i valori dei ricavi, rispetto al periodo post-lockdown, del 10-15% solo a partire dal terzo trimestre 2021. Interessante anche il fenomeno che vediamo nelle boutique del lusso: un settore che molto più di altri si è sempre basato sull’esperienza in presenza, sta mostrando una inedita resilienza nei giorni del post-epidemia. Il motivo è presto detto: il luxury è un segmento che da sempre vive di esclusività, in cui a essere protagonista è il percepito, l’esperienza che si muove intorno all’oggetto di lusso; adesso la possibilità di concordare un momento di private shopping in una bottega di lusso del centro città sta valorizzando questo tratto già marcato e che è in grado di fare la differenza per questo settore. Intanto, lo sguardo di tutti gli operatori è orientato alle ormai prossime festività natalizie.

“Di qui a Natale mi aspetto il consolidamento di alcuni fenomeni che sono già presenti”, continua Rubin: “Innanzitutto, la permanenza in stato di lavoro agile per molti terrà alto il valore dei servizi e basso il settore delle feste e dei viaggi, molte persone ancora non se la sentono di organizzarsi per delle attività in compagnia. Si consoliderà poi il dualismo tra grandi centri commerciali, che danno l’impressione di poter rispettare le misure di sicurezza, e piccoli negozi di vicinato che vedono una nuova giovinezza e una rinnovata attenzione alla microspesa.”  

Emergenza Covid19. La Cisl Medici Lazio evidenzia: tamponi a raffica ma poi non ci sono i tracciamenti

‘Si continua a rincorrere il Covid: ispezioni preventive se ne fanno o si agisce solo tardivamente dichiarando zona rossa e chiudendo RSA?’ la riflessione in un comunicato di Luciano Cifaldi, primario oncologo, Segretario Cisl Medici Lazio

‘Quello che sta accadendo è la prova provata che non si sta investendo nella medicina territoriale e neanche nei dipartimenti di prevenzione cioè quelli che si occupano di igiene pubblica’ – dichiara in un comunicato Luciano Cifaldi, segretario generale della Cisl Medici Lazio .

‘Vorremmo che qualcuno ci spiegasse a cosa serve fare migliaia di tamponi se poi non si riescono a fare i tracciamenti. A questo punto a cosa serve sapere che c’è il tampone positivo e magari saperlo anche a diversi giorni di distanza dal prelievo. I vari cluster nella nostra regione stanno a significare che si continua a rincorrere il Covid: ispezioni preventive se ne fanno o si agisce solo tardivamente dichiarando zona rossa e chiudendo RSA?’

‘Il mancato potenziamento della medicina del territorio – prosegue la nota della Cisl Medici Lazio – comporta che i pronto soccorso continuano a riempirsi e gli ospedali vengono riconvertiti in strutture Covid. Intanto si riducono e vengono sospese le attività quotidiane di elezione e le liste di attesa si allungano. Le altre malattie, quelle cardiovascolari, quelle tumorali non vanno certo in vacanza e continuano a colpire le persone che però vedono ristretta la possibilità di un adeguato accesso alle cure in termini di tempistica. Visto che la situazione è eccezionale allora sono necessari approcci eccezionali’.

‘Occorre trasformare i rapporti di lavoro degli operatori della sanità da determinati ad indeterminati, attingere dalle graduatorie esistenti per colmare i vuoti in organico, trasformare il rapporto degli specialisti ambulatoriali in tempo pieno a 38 ore. Non è più tempo di eroismi e neppure di eroi. Il personale nella sanità sta lavorando in condizione di grave stress e di autentico pericolo per la propria salute e per quella dei propri familiari. Eh si perché medici ed infermieri hanno una propria vita al di fuori del lavoro anche se questo può sembrare strano in tempi di lockdown’.

Nasce “Schoolathome.it” per la didattica integrativa e i laboratori a distanza 

Il progetto rappresenta per genitori e bambini un’opportunità di integrare la didattica sia il pomeriggio e nel fine settimana che durante i periodi in cui le scuole sono chiuse e per le imprese un’opportunità di realizzare progetti di Welfare e Corporate social responsibility supportando le famiglie dei lavoratori


Permettere ai bambini delle scuole primarie e delle medie di giocare ed imparare da casa in modo coinvolgente grazie alle nuove tecnologie con le metodologie della didattica più avanzata: nasce con quest’obiettivo SchoolatHome.it (https://www.schoolathome.it), il progetto di didattica integrativa a distanza promosso da Il Nuovo Istituto Bianchi, la scuola paritaria rilanciata come istituto bilingue nel 2019 a Napoli dagli ex alunni con il sostegno della Fondazione Grimaldi.
Parte così da Napoli un progetto innovativo per la didattica integrativa dei bambini di tutta Italia con l’ambizione di diventare presto un progetto internazionale.

“L’iniziativa- spiega la dirigente scolastica Angela Procaccini – è nata nell’ultimo anno scolastico come integrazione della didattica in aula e per i bambini ospedalizzati, ma la domanda che veniva dalle famiglie, legata all’emergenza sanitaria e la quarantena, ci ha portato a strutturare un’offerta completa in grado di dare un’alternativa concreta e valida ai bambini e ai genitori di tutta Italia (o anche agli italiani residenti all’estero). Anche prima della quarantena dovuta alla recente emergenza sanitaria, erano frequenti le interruzioni dovute alle allerte meteo e le famiglie chiedevano sempre più attività stimolanti dei propri figli.
Per i genitori ed i bambini SchoolatHome.it rappresenta un’opportunità di integrare la didattica sia il pomeriggio e nel fine settimana che durante i periodi in cui le scuole sono chiuse.
Per le imprese rappresenta un’opportunità di realizzare progetti di Welfare e Corporate social responsibility supportando le famiglie dei lavoratori.
ll progetto è un approfondimento delle metodologie tradizionali della scuola primaria ma con un occhio al futuro. SchoolatHome.it permette infatti ai bambini di partecipare a laboratori coinvolgenti come se si stesse in aula, di imparare giocando, di stimolare l’immaginazione nel rispetto del creato e conoscere nuovi amici grazie alle nuove tecnologie.”

Tra i laboratori: “Raccontami una storia” nato per offrire ai bambini la possibilità di far emergere le loro emozioni attraverso l’ascolto di racconti, Piano Flash, per sviluppare nei bambini le competenze di base, quali le abilità di lettura e scrittura del pentagramma, anche con l’ausilio del canto corale e familiarizzare con la musica; “Arte & Immagine” realizzato in collaborazione con la Scuola Italiana di Comix per avvicinare i bambini alle tecniche di disegno, “La mia città”, propone invece lo studio della storia della propria città partendo dalle tracce che il passato ha lasciato nel presente in cui i bambini vivono, “I diritti dei bambini” per supportare i più piccoli nello sviluppo delle competenze e conoscenza del sé e dei propri diritti, “I colori delle emozioni” per aiutare a riconoscere e rispettare le proprie emozioni e quelle altrui. Ed infine due laboratori organizzati in collaborazione con l’associazione Marevivo: “Il mare a casa” laboratorio di educazione ambientale e “Tecnologie sostenibili per l’ambiente”.

BAUCOACH®. Il Pet Caretaker® formato da Baubeach®

Si ha tempo fino al 30 ottobre per iscriversi al nuovo corso. Lezioni in webinair a partire dal 16 novembre.

In questo mondo pieno di incertezze, l’unico punto di riferimento è costituito dalla famiglia, all’interno della quale i Pets hanno raggiunto un ruolo centrale, in cui affettività e rispetto stanno prendendo il posto delle dinamiche più “utilitaristiche” di un tempo.

Il cane, in particolare, appartiene alla nostra vita; la sua presenza condiziona le nostre scelte e spesso ci migliora l’esistenza.
E’ stimato che in Italia ci siano circa 50.000 Dog Sitter: ma questa figura professionale non è normata né esiste un parametro di formazione sicuro e garantito. Molto spesso la professione del Dog Sitter è assimilata ad un “lavoretto” da fare prima di riuscire a trovare un “vero impegno stabile e serio”.

Partiamo da qui: Baubeach®, ovvero l’Associazione che da oltre 20 anni si batte per equiparare i diritti dei cittadini che vivono con un cane con i restanti, rendendo fruibili i luoghi di vacanza e battendosi anche perché la realtà divenga più a “misura di cane”, proponendo quindi un approccio che rispetti le esigenze etologiche del cane (socializzazione, condotta libera), crede che questa professione possa essere molto “seria”. Anzi lo debba essere, per garantire alle famiglie la possibilità di fidarsi e affidarsi, con le condizioni di assistenza migliori, con la potenzialità di riuscire ad allineare alla gestione del tempo solitario del proprio cane (o gatto), anche un deciso cambiamento delle proprie abitudini di vita, volte naturalmente verso un miglioramento e una maggior consapevolezza.

Per questo oggi l’Associazione, nell’ambito del suo settore formativo, ha messo in cantiere la creazione di questa nuova figura: il BAUCOACH®, che è inserito all’interno della macroarea PET CARETAKER IHOA® (ovvero chi si prende cura del pet creando un habitat ideale per gli animali ) .

Il BAUCOACH®  avrà una preparazione nell’ambito :

  • dell’etologia del cane e del gatto;
  • della gestione del tempo di questi animali, con una selezione di attività che migliorino la loro routine quotidiana e la loro salute;
  • studierà quali sono le emergenze veterinarie e come intervenire;
  • parteciperà alla ideazione di una dieta naturale e salutare per il Pet;
  • potrà fornire consigli sulla organizzazione degli spazi e degli arredi interni;
  •  introdurrà nella vita familiare alcune abitudini positive e migliorative, che rafforzano il rapporto con il pet;
  • saprà pianificare il proprio lavoro dal punto di vista logistico e dell’immagine;
  • entrerà a far parte di una Rete di strutture che possono offrire degli Spazi adeguati alla felicità del cane (luoghi della Gioia), alla sua socializzazione in libertà, con il fine ultimo di migliorare la vita del cane nell’ambito sociale umano;
  • avrà delucidazioni sul mercato di riferimento “Pet friendly”, per ampliare la sua capacità e potenzialità.

Questa formazione, che viene riconosciuta da AICS Cinofilia, e per la quale verrà rilasciato un attestato di qualifica professionale, avrà luogo a partire dal prossimo 16 novembre; le iscrizioni potranno essere registrate entro il 30 ottobre p.v.

La modalità del corso, anche per assecondare le necessità di non assembramento, saranno E-learning, con webinar live ed esame finale, che richiederà anche una richiesta di documentazione comprovante la assenza di precedenti penali, per garantire l’affidabilità dei professionisti.

Successivamente gli stessi verranno inseriti all’interno di un Registro professionale a disposizione degli Utenti, dove verrà pubblicata una Mappa dei Luoghi della Gioia, ovvero una rete logistica di luoghi di riferimento / quartieri / sinergie associative, in grado di assicurare le migliori soluzioni per il tempo libero per i futuri clienti a quattro zampe e per le loro famiglie umane .

Tutte le info alla pagina https://www.baubeach.net/pet-caretaker-ihoa

Baubeach® si trova a Maccarese, in via Praia a Mare snc – guardando il mare a sinistra dello Stabilimento Rambla, all’inizio del Lungomare a sud dell’abitato di Maccarese.

La spiaggia resta aperta per tutti i fine settimana della stagione autunnale, invernale, primaverile 2020/2021

Polemiche Juventus-Napoli, il calcio italiano sempre più in caduta libera sia economica che morale

Il giudice sportivo assegna la vittoria a tavolino alla Juventus: 3 a 0 contro il Napoli, partita non disputata per alcuni giocatori della squadra partenopea positivi al covid test. Polemiche sulla decisione presa che non fanno onore al mondo dello sport in questo difficile momento per il Paese

di Alessandro Cammareri

Nell’ultima settimana al centro dell’attenzione mediatica italiana c’è stata la questione riguardante la partita Juventus-Napoli non disputata per la mancata partecipazione del Napoli alla partita a causa della positività di due giocatori della squadra. A seguito di questa vicenda le due società si sono contrapposte generando una diatriba mediatica in cui la Juventus sostiene di aver rispettato il protocollo FIGC presentandosi regolarmente in campo, mentre il Napoli a seguito della notizia di positività da parte dell’ASL di Napoli ha ritenuto che non ci fossero le condizioni per far partire la squadra per il possibile rischio della propagazione di un focolaio che, in base ai protocolli, impone l’isolamento domiciliare per 14 giorni ai contatti diretti di un positivo anche se questi risultano negativi al Covid.

La squadra partenopea ritenendo quindi di non essersi presentata a Torino per un legittimo impedimento da parte dell’ASL, che con un comunicato stampa ha poi smentito di aver condizionato il Napoli nella scelta, ha ritenuto che l’accaduto non dovesse portare come conseguenza alla sconfitta a tavolino o a punti di penalizzazione. Una situazione complessa che come da regolamento è passata in mano al giudice sportivo che studiando gli atti, ha deciso però di punire il Napoli reo di non aver rispettato il protocollo che prevede la disputa delle partite di campionato pur in caso di positività, schierando i calciatori risultati negativi agli esami effettuati e refertati nei tempi previsti dalle autorità sanitarie.

Insomma la classica vicenda all’italiana che si svolge in un momento così difficile per il nostro paese, dove aldilà delle varie normative sportive si dovrebbe comunque mettere al centro di tutto la salute e la tutela delle persone, e non gli interessi economici del calcio. La verità è che anche il mondo del pallone sembra stia vivendo un periodo di forte crisi economica e molte società di serie A, anche tra le più importanti, sono piene di debiti e risentono molto in questo periodo del mancato indotto proveniente dallo stadio che per ragioni sanitarie non può ospitare i tifosi.

Infatti uno sguardo sugli ultimi bilanci delle squadre di serie A svela che soltanto Napoli e Atalanta riescono a tenere i conti in ordine, mentre tutti gli altri club a partire dalla Juventus (la più indebitata fra tutte) sono in forte passivo. A questo si aggiunge il fatto che il calcio oramai è sempre meno seguito soprattutto dai giovani. Secondo un interessante studio firmato StageUp Ipsos i tifosi sono sempre meno: nel 2001/2002 erano il 92% degli interessati al calcio oggi il 77%. E sono sempre più vecchi.

Evidentemente i ragazzi preferiscono seguire altro e il pallone almeno quello nazionale non è più fra i primi interessi. I numeri infatti mostrano un costante invecchiamento in particolare della fascia di età che va dai 14 ai 34 anni che scende dal 49% del 2001/2002 al 36% attuale. Colpa probabilmente della scarsa competitività e dello spettacolo a volte anche indecente per quello che succede sugli spalti che ci offrono le tifoserie a vario titolo del calcio nostrano.

Aosta, medico opera una paziente in condizioni gravi durante la quarantena Covid: a processo

In aprile confinato a casa in quarantena, si era recato in sala operatoria per salvare una donna di 60 anni da un’aneurisma all’arteria splenica. Condizioni così gravi da richiedere l’intervento dell’unico chirurgo in grado di operarla. Ma il PM ne chiede la condanna

 di Luciano Cifaldi, primario oncologo, segretario generale della Cisl Medici Lazio

Già solo il termine “condizioni gravi” della paziente potrebbe giustificare il comportamento del Collega che ha deciso di uscire dalla quarantena per tentare di salvare una vita umana, cosa poi avvenuta con pieno successo.

Si dirà che se si deroga alle regole diventa facile costruirsi una propria etica comportamentale a fisarmonica, da usare a piacimento adattandola per le proprie esigenze.

Ma il punto non è solo questo. Si potrà obiettare che il comportamento del Collega chirurgo ha messo a repentaglio la salute degli operatori di sala operatoria. In parte potrebbe essere vero, almeno in teoria, ma questo ci porterebbe a dovere entrare nel merito di positività spacciate o confuse per malattia, di quarantene rese obbligatorie forse in maniera eccessiva. Non sono la persona più titolata a parlare di contagi ed epidemie. Ritengo tuttavia che sia sotto gli occhi di ognuno di noi l’eccessiva fibrillazione che si avverte sulla stampa, e soprattutto in televisione, dove le opinioni di esperti e tuttologi non solo divergono ma troppo spesso sono in piena contraddizione con quanto già dagli stessi dichiarato appena poco tempo prima. Una grande paura sta dilagando dentro di noi ed influenza, ed influenzerà ancor più, i nostri comportamenti quotidiani che non necessariamente diverranno più virtuosi.

Stiamo perdendo la consapevolezza di ciò che siamo, della forza del nostro popolo e rischiamo di essere travolti da un mix di paura ed egoismo.

La magistratura deciderà sul caso di Aosta. Ma spero che terrà conto non solo che il Collega ha salvato una vita, ma che per noi medici, salvo eccezioni di cui giustamente si occupano i media e che attengono a ben altri e più gravi comportamenti, la deontologia ed il sin troppo citato giuramento di Ippocrate assumono un valore sempre più importante col passare degli anni. Molte volte mi sono trovato a ripensare al mio percorso professionale e le confesso che, a fronte di qualche delusione, mi sono chiesto chi mai “me lo ha fatto fare a fare il medico”. Eppure in piena serenità le dico che rifarei la scelta di svolgere questa splendida professione e sono sicuro che, se ci fosse un sondaggio in tal senso, la stragrande maggioranza di noi ripeterebbe la stessa scelta di vita.

Al Collega di Aosta, lui si vero Eroe, ed uso una attribuzione che io stesso ho sempre pubblicamente rifiutato quando ho ricevuto ospitalità sui media, non serve la mia solidarietà o quella di quanti hanno apprezzato il gesto.

A me basta sapere che rifarebbe ciò che ha fatto per rendere pubblica la mia ammirazione nei suoi confronti.

Covid e Trasporto Pubblico: FAISA-CISAL, “Più controlli e sicurezza per garantire il diritto alla mobilità”

Nel Trasporto Pubblico Locale sono necessari più sicurezza, vigilanza e controllo, per garantire agli italiani il diritto alla mobilità, alla sicurezza, all’occupazione e al sostegno economico. A dichiararlo Mauro Mongelli, Segretario Generale FAISA CISAL.

Queste le dichiarazioni complete del segretario Mongelli, riguardo il problema Coronavirus sui trasporti pubblici

“Già da aprile, in pieno lockdown, i cittadini ed il sindacato facevano fatica ad immaginare il futuro della mobilità, come spostarsi, come andare a lavorare e a scuola, confidando nella centralità del ruolo che doveva svolgere il trasporto pubblico locale alla ripresa. Si credeva che quell’esperienza, spettro che tragicamente si riaffaccia – dichiara il Segretario Generale della Faisa Cisal Mauro Mongelli – fosse stata un’occasione di programmazione di nuovi paradigmi e modelli diversi magari immaginando cambiamenti della curva di distribuzione del trasporto, ridistribuendo l’orario di lavoro e di studio nell’arco dell’intera giornata.

Si evocava la necessaria prudenza e la necessità di trasformare l’emergenza in un occasione utile a rifondare un settore nevralgico del Paese con una logica sinergica e di condivisione, senza polemiche e divisioni, esortando per il Trasporto Pubblico Locale nuove risorse ma anche nuovi equilibri per un settore fortemente provato dalla emergenza sanitaria ed economica.

È altrettanto chiaro che, dopo le misure di contenimento adottate, si chiedeva di programmare l’aumento della frequenza del servizio, necessario a soddisfare la domanda attesa e l’utilizzo di un numero significativo di mezzi e uomini che, le stesse aziende dichiaravano di non avere, tanto da suggerire misure alternative.

A settembre, sebbene nel corso dell’emergenza siano stati previsti sostegni al settore utili a compensare in parte le perdite dei ricavi da traffico, peraltro poi parzialmente destinati al ristoro degli abbonati, a pochi giorni dall’apertura delle scuole, da più parti si richiamava preoccupati l’attenzione circa l’insostenibilità del servizio a fronte di un fabbisogno immutato che si sarebbe concentrato in ore specifiche della giornata.

Tutti speravano in una scomparsa della pandemia ma altrettanto tutti sapevano che settembre sarebbe stato il mese in cui questo settore sarebbe stato realmente messo alla prova, una prova che non si doveva e non si dovrà fallire per uscire dalla crisi sanitaria ed economica che ha colpito il Paese.

Le misure adottate dal Ministero dei Trasporti nei primi di settembre, ovvero le deroghe al distanziamento e quindi l’innalzamento dei coefficienti di carico, strettamente connessi all’indeterminata salita ed alla discesa dei viaggiatori, unita all’incertezza di precise indicazioni su chi avrebbe controllato il rispetto di questi precetti, si temeva alimentassero quel senso di libero arbitrio o ancora peggio, come già accaduto, ulteriori atti di violenza da parte di chicchessia nei confronti di chi avrebbe provato e prova a chiederne la rigorosa attuazione.

Solo chi non vuole vedere minimizza le criticità che da più parti si riscontrano definendole limitate. Purtroppo, il presagio segnalato era concreto, ma adesso tutti hanno l’obbligo di dimostrare che questa modalità di trasporto è effettivamente un emblema di sicurezza. Provando ad allontanare ogni tipo di fuorviante percezione che lo considererebbe un facile mezzo di contagio ed identificandolo, quindi, come un luogo fisico sicuro e protetto anche dalle diffuse e continue intemperanze ai danni di operatori ed utenti.

Questo però, va provato velocemente e senza polemiche con atti concreti e con misure concertate sia a livello nazionale che regionale, che restituiscano innanzitutto segnali tangibili di sicurezza, vigilanza e controllo senza farlo ricadere sul personale front-line e contemperando quindi, diritto alla mobilità, sicurezza, occupazione e sostegno economico”.

Ci ha lasciato Jole Santelli, prima donna presidente della difficile regione Calabria

Aveva 51 anni e tanta voglia di lottare per il suo territorio. La Santelli resterà nella memoria di ognuno di noi ad emblema della forza e del coraggio delle donne

Questa volta scrivo in prima persona, accomunata nel destino e nei percorsi di cura ad una grande donna calabrese: la presidente della Regione Calabria Jole Santelli, mancata la scorsa notte per un malore causato dalla sua più grave patologia: il cancro. Ho letto commenti di altre donne che sostenevano che non avrebbe dovuto candidarsi sapendo ciò che rischiava. E devo constatare con disappunto che sono sempre alcune donne che non sanno costruire sentimenti di solidarietà con le altre donne.

E’ proprio questo il limite del nostro genere, siamo forti e determinate ma sempre pronte a lanciare frecciatine anche verso chi non c’è più. Jole Santelli è stata una donna forte, ha amato la sua Calabria più della sua vita. Questo non è un punto a suo svantaggio, ma un grande valore. Le sue scelte politiche possono essere discutibili, ma resta il valore del suo impegno. Appena fu eletta ho esultato: la prima volta in Calabria per una donna! Un risultato davvero storico.

La sua grave malattia, che ha colpito me come tante altre donne, una ogni otto, non le ha impedito di continuare a correre, a lottare con passione per la sua regione. Se n’è andata come meritano le persone buone e sincere, nel sonno. E mi auguro non abbia sofferto, lei guerriera e innamorata della sua terra. Non si è risparmiata in impegno, ed a torto o ragione ha lottato sino all’ultimo suo respiro. Solo per questo chi farfuglia sciocchezze su quello che sapeva dover fare o no sapendo di avere il cancro, dovrebbe tacere. Che tipo di vita vivere è una scelta personale, guai a chi si permette di sindacare tali scelte. La scelta di Jole Santelli è stata lottare fino alla fine, e la Calabria le è grata. Evviva le donne!!!

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