Black Friday: da Deephound le 5 regole per uno shopping online sicuro 

Al via il Cyber Month, che inizia il 27 novembre con il Black Friday, ormai alle porte, per arrivare al Cyber Monday il 30 novembre e finire con il Panic Saturday il 19 dicembre, quindi l’ultimo sabato prima del Natale.

Un mese di shopping sfrenato che, nell’anno della pandemia, sarà prevalentemente on line secondo l’ultima stima di Adobe che prevede per gli USA 189 miliardi di dollari di vendite ecommerce tra il 1 novembre e il 31 dicembre del 2020.

L’Italia conferma le proiezioni circa il boom del commercio elettronico e, secondo l’istituto di ricerca GFK infatti, 1 italiano su 2 (il 54%) farà acquisti in occasione delle scontistiche del “venerdì nero”, periodo che lo scorso anno registrava un incremento di vendite record del +175% rispetto alla settimana media.Un picco di fatturato da non lasciarsi scappare e sono i dati Confcommercio Roma a confermarlo: gli incassi di dicembre rappresentano il 30% sul totale annuo e mai come adesso, in piena pandemia, sono indispensabili.Ma come acquistare in sicurezza con un semplice clic? Molte volte i consumatori sono esposti al rischio di perdere i loro soldi, comprando magari un prodotto che non arriverà mai, in quanto le attività criminali informatiche non risparmiano di certo lo shopping online: uno studio Mastercard ha infatti stimato un +57% nelle cyberfrodi al tempo del Coronavirus e, ad esempio, solo in Inghilterra, più di 16 milioni di sterline si sono vaporizzate durante i mesi del lockdown proprio a causa di frodi e altre trappole disseminate in rete.

“Il web è in effetti una rivoluzione per clienti e consumatori. Rispetto ad altre forme di interazione, Internet è proattivo: non si sta seduti a ricevere una pubblicità, ma invece siamo noi a navigare e a districarci fra le numerose offerte. Le esche che stimolano curiosità e voglia di avere durante giornate come queste sono diverse”, spiega Alessia Gianaroli, co-fondatrice e responsabile scientifica di Deephound, società italo-inglese specializzata proprio in analisi delle informazioni, fake news e truffe online: “Un rimedio però c’è, o almeno ci sono dei consigli e noi a tal proposito abbiamo formulato un vero e proprio vademecum di 5 semplici regole dedicato agli acquisti online:

1) Fare sempre attenzione e leggere sul sito termini e condizioni per la vendita e controllare che ci sia l’indirizzo di un’azienda realmente esistente con via, civico e CAP. 

2) La carta di credito è un bel rischio, meglio la prepagata così da sapere quanto, al massimo, potrebbe essere il rischio di perdita. Utilizzare poi solo la pagina apposita per il pagamento e controllare che nell’indirizzo della barra del browser vi sia scritto https, quindi un protocollo di pagina sicuro.

3) Evitare di credere a offerte “troppo buone”: se il prezzo è troppo basso o le condizioni eccessivamente positive, forse c’è qualcosa che non va.

4) Mai e poi mai condividere i propri dati di accesso come PIN e codici di sicurezza.

5) Occhio alle recensioni. Utile leggerle, certo, ma non sono sempre vere, soprattutto quelle positive: si sa che molte di queste sono create ad arte, magari tramite dei profili finti o bot. Mai fidarsi del tutto! 

“Impariamo a usare la rete a nostro vantaggio”, conclude la Gianaroli “e cerchiamo noi stessi le informazioni di cui abbiamo bisogno”.

Indice Internazionale sulla tutela dei diritti di proprietà: Italia 47°, perde posizioni ed ultima tra i paesi del G7 e UE

L’Indice, realizzato dalla Property Rights Alliance, misura come viene tutelata la proprietà intellettuale in oltre 129 Paesi, rappresentanti il 98 per cento del PIL mondiale ed il 94 per cento della popolazione


Presentato ieri l’International Property Rights Index 2020 (Indice Internazionale sulla tutela dei Diritti di Proprietà). Lo studio, realizzato dalla Property Rights Alliance di cui fa parte il think tank Competere.eu, misura la tutela della proprietà in oltre 129 Paesi, rappresentanti il 98 per cento del PIL mondiale ed il 94 per cento della popolazione.

L’Italia peggiora ulteriormente la propria posizione da 46° a 47°, tra le peggiori nella UE, troppo distante dagli altri Paesi del G7 e dopo il Sud Africa e l’Uruguay, con un punteggio finale di 6.2 su 10. Il distacco con i vertici della classifica è significativo. Finlandia, Svizzera, Singapore, Nuova Zelanda e Giappone, che occupano i vertici, hanno tutte un punteggio superiore a 8. I Paesi del G7 mediamente hanno ottenuto un punteggio medio pari a 7.7.
L’indice si compone di 3 voci principali che riguardano il “sistema politico e giuridico”, la “tutela dei diritti fisici” e la “tutela dei diritti intellettuali”. L’Italia è insufficiente nella prima voce, soprattutto per quanto riguarda la stabilità politica e l’efficienza e l’efficacia della giustizia civile, oltre agli alti livelli di corruzione percepiti, mentre raggiunge una risicata sufficienza nelle altre due. Altri punti deboli sono la tutela del copyright e la capacità di accesso al credito i cui punteggi sono molto bassi (intorno a 3.1).

Nell’edizione 2020 particolare peso nel giudizio finale è stato dato alla parità di genere. In molte nazioni questo obiettivo è ancora lontano dall’essere raggiunto e questo condiziona anche la tutela della proprietà intellettuale e fisica. Inoltre, dove la parità tra i sessi e gli individui non è pienamente raggiunta vengono rallentati i processi di innovazione e sviluppo. Il problema deve essere affrontato in modo prioritario sostengono gli esperti di Competere.eu insieme alle potenziali conseguenze della pandemia Covid-19.

La premessa all’Indice della curatrice Sary Levy-Carciente mette l’accento anche sulla necessità di rafforzare la tutela dei diritti di proprietà durante eventi emergenziali come la pandemia. I governi devono lavorare per garantire che la proprietà sia difesa – si pensi anche alla necessità di produrre vaccini e nuove terapie – per far sì che la ripresa economica e sociale sia ancora più forte.

“I diritti di proprietà – dichiara Pietro Paganini, Presidente di Competere.eu – sono un indicatore chiave dello sviluppo economico e della stabilità politica. L’innovazione va di pari passo con la tutela di questi diritti fondamentali e così la libertà di fare impresa. Se vogliamo costruire un’Italia più forte dopo la pandemia è necessario rafforzarli”.

“Quest’anno l’attenzione dell’Indice è stata dedicata a due temi chiave: parità di genere e pandemia – dichiara il Direttore di Competere.eu, Giacomo Bandini – Le disparità di trattamento tra sessi emergono anche nel caso della proprietà, sia fisica sia intellettuale, e si accompagna con minore sviluppo e benessere. La pandemia rischia invece di peggiorare la situazione perché porta imprevedibilità e incertezza nella regolamentazione e può rallentare il corso della giustizia civile. Si deve agire su entrambi i fronti per un futuro migliore”.  

“Quest’edizione- dichiara il Segretario Generale di Competere.eu Roberto Race-  ancor più che in altri anni ci troviamo a constatare quanto l’Italia sia indietro sulla tutela della Proprietà Intellettuale. È fondamentale che la difesa della proprietà intellettuale diventi una priorità per il Governo. La politica e il sistema giudiziario oggi non favoriscono la tutela e mettono in difficoltà le imprese e a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro. L’indice è uno strumento importante per governi e policy maker perché dimostra la relazione che esiste tra tutela della proprietà, innovazione e crescita economica. I Paesi che crescono di più sono, infatti, primi in innovazione e guidano la classifica dell’Ipri. Se vogliamo tornare a crescere dobbiamo intervenire in maniera più determinata per favorire e tutelare imprese e marchi dal fenomeno della contraffazione.”
  

The International Property Rights Index-IPRI (http://www.international property rights index.org)
L’International Property Rights Index (IPRI) è la principale pubblicazione dell’Alleanza per i Diritti di Proprietà (Property Rights Alliance, PRA). La PRA è un’associazione impegnata a promuovere i diritti di proprietà in tutto il mondo. L’IPRI è uno studio comparato annuale che mira a quantificare la forza dei diritti di proprietà – sia fisica che intellettuale – ed a classificare i paesi di conseguenza. Il rapporto IPRI mostra il legame tra la protezione dei diritti di proprietà e lo sviluppo economico. L’edizione del 2020 contiene una classifica di 129 paesi, che rappresentano il 98 per cento del prodotto interno lordo mondiale ed il 93 per cento della popolazione.

Competere.EU (www.competere.eu)
Competere.Eu è un think tank indipendente nato per elaborare e implementare politiche per l’innovazione e lo sviluppo sostenibile ed essere di supporto alla politica, alle istituzioni e alle imprese nel favorire l’innovazione sociale e dei processi economici e il confronto tra idee.
Il team di Competere è composto da esperti, accademici, professionisti di riconosciuta esperienza nazionale e internazionale, ma soprattutto da persone, curiose, creative e intraprendenti che analizzano la realtà in continuo cambiamento e propongono soluzioni sostenibili.
Presidente del think tank è il docente di Business Administration alla John Cabot University Pietro Paganini mentre il Segretario Generale è il consulente di corporate strategy e comunicazione strategica Roberto Race. Il Direttore Generale è Giacomo Bandini.  

Le proposte del coordinatore dell’Osservatorio per la ricostruzione economica post Covid19 del think tank Competere.eu

Arleo: servono agevolazioni per implementare lo smartworking e riorganizzare i turni delle produzioni. Crediti d’imposta per le pmi sopra i 5 milioni di fatturato e finanziamenti a fondo perduto per quelle sotto i 5 milioni

 “Servono agevolazioni per le Pmi al fine di implementare lo smart working. Ormai è chiaro che le aziende dovranno puntare sullo smartworking per tutte quelle funzioni che si possono svolgere lavorando da casa. Dovranno inoltre riorganizzare i turni delle produzioni per chi lavora in fabbrica. Per farlo, però, le Pmi non possono essere lasciate sole. Occorrono strumenti ad hoc definiti dal Governo o dalle regioni, come avvenuto in Lombardia”. A proporlo è  Giuseppe Arleo, coordinatore dell’Osservatorio per la ricostruzione economica post Covid19 del think tank Competere.eu .
“Il lavoro da casa  – spiega Arleo – presuppone che le aziende dotino il personale di un computer dedicato e di una connessione protetta ad alta velocità, creando sistemi di intranet sicuri ed efficienti. Sono processi impegnativi, che richiedono fondamentali investimenti in infrastrutture tecnologiche e una serie di incentivi ad hoc, calibrati a seconda della dimensione dell’impresa. Si possono prospettare contributi a fondo perduto per le imprese con un fatturato al di sotto dei 5 milioni di euro e crediti d’imposta per le imprese con un volume di fatturato più elevato, assicurando procedure snelle e veloci per la massima efficacia dello strumento di incentivazione.

Lo stesso discorso vale per le produzioni. E’ inimmaginabile, per i danni che provocherebbe, un nuovo lockdown del sistema produttivo, ma le imprese vanno aiutate a ripensarsi.
Per garantire il distanziamento sociale bisognerà rivedere turni e presenza nelle catene produttive, con costi non indifferenti per le aziende. Soprattutto per le Pmi abituate a lavorare su un solo turno.

La proroga dello stato di emergenza ha ancora di più stressato un sistema welfare in discussione da anni nell’epoca pre-covid. Accanto alle problematiche delicatissime del blocco dei licenziamenti, della proroga della Cig per i dipendenti e della copertura finanziaria degli ammortizzatori sociali, si impone l’urgenza di una nuova disciplina dello smart working, da concepire come modalità di lavoro “ordinaria”.  Siamo dinanzi ad un nuovo modo di lavorare, reso possibile dall’attuale tecnologia anche a prescindere dallo stato di urgenza e di necessità, e indipendentemente dal fatto che possa svolgersi a tempo pieno o part time, integrato da periodi di attività in azienda.
Ad oggi si stima che in Italia circa 6 milioni di addetti stanno lavorando in modalità smart working in assenza di alcuna intesa formale tra datori di lavoro e dipendenti.
E’ evidente la necessità, una volta superata l’emergenza, di regolamentare tali situazioni. Anche questa svolta deve essere favorita dallo Stato con misure incentivanti che rendano meno gravosa e più sicura la nuova modalità lavorativa. Potrebbero ad esempio essere previsti bonus per gli interventi finalizzati a fornire i dipendenti di hardware e software avanzati, e per loro stessa formazione in merito all’utilizzo delle nuove tecnologie. Su un altro fronte – conclude Arleo – occorre sostenere le imprese impegnate a risolvere la problematica strategica della sicurezza dei dati, superando i rischi oggettivamente più elevati derivanti da un’attività in rete resa sempre più pervasiva dai processi di integrazione e interconnessione digitale”.

Crotone in ginocchio, l’alluvione spazza via una parte della cittadina calabrese

Già nel ’96 Crotone aveva subìto i danni di una potente alluvione. Da quel giorno nulla è stato fatto per evitare il peggio

di Benedetta Parretta

Non bastava l’emergenza covid19, non era abbastanza l’incapacità del governo di Giuseppe Conte nel non saper individuare una figura istituzionale come commissario della Sanità calabrese. Ci si mette anche il cattivo tempo. Il nubifragio che ha colpito Crotone in questi ultimi due giorni ha fatto il resto. Crotone è nel disastro totale.

Innumerevoli i danni a cose e persone.

Dopo l’alluvione tragica del’ 96, abbiamo assistito anche questa volta all’esondazione del fiume Esaro, straripati gli argini con l’acqua che ha invaso la strada cittadina ed è entrata nei piani bassi, portando tutto con sé. Sommerso Poggio Verde e molti quartieri della citta’ e della periferia.

Paura e sgomento ma soprattutto smarrimento negli occhi chi ha guardato la morte in faccia e si è visto portare via le poche cose che aveva.

Un plauso va fatto alle forze dell’ordine tutte impegnate nei soccorsi, la protezione civile che ha fatto arrivare una task force di automezzi speciali dalla vicina Campania, e lodevole la Croce Rossa impegnata sia sul fronte covid che sull’emergenza alluvione.

Innumerevoli i soccorsi avvenuti con i canotti e gli elicotteri, prontamente intervenuti ma a parte il grave disagio della popolazione non ci sono stati morti anche perché con la memoria dell’alluvione precedente e consapevoli delle condizioni dei lavori non fatti dalle precedenti amministrazioni, la gente si e’ allertata da sola con il passaparola.

Sono 19 le famiglie con bambini senza dimora, ospiti dell’hotel Casarossa, e 40 famiglie senza corrente e riscaldamenti e altre 48 nel quartiere Fondo Gesù nelle stesse condizioni; famiglie che hanno perso tutto ma non la loro grande dignità.

Ancora una volta Crotone è in ginocchio ed ancora una volta la lezione da imparare è sempre la stessa che oggi nel dopo alluvione diventa il monito principale per la nuova giunta cittadina: i soldi pubblici vanno spesi per il territorio e non per un tornaconto personale.

La movida notturna e i comportamenti scellerati in tempo di pandemia

Nonostante il pericolo covid19 non si ferma la movida notturna dei giovani e giovanissimi nelle strade e nei quartieri delle più importanti città italiane

di Alessandro Cammareri

Nonostante l’emergenza e le restrizioni non si ferma la movida notturna dei giovani e giovanissimi nelle strade e nei quartieri delle più importanti città italiane. Spicca per pessimi comportamenti Roma, la Capitale dove i giovani molto spesso sono poco rispettosi delle regole sul distanziamento e sull’utilizzo della mascherina. Con la chiusura di locali e discoteche, gli amanti della Roma by night si riversano nelle piazze o nei vicoli o addirittura sotto i palazzi di residenza, luoghi che spesso nonostante i controlli, vengono presi di mira da tanti gruppi di ragazzi che in barba alle regole creano assembramenti e disordini di vario genere. Ed è proprio la categoria dei giovani quella più esposta al contagio in questo periodo come durante la passata estate.

Infatti i numeri parlano chiaro, l’età media dei contagiati è scesa a 29-30 anni e in questa seconda ondata abbiamo visto come il virus colpisca anche i giovani che più di tutti hanno la responsabilità di proteggere sia sé stessi, ma soprattutto i propri cari più avanti in età, dal rischio di ritrovarsi contagiati, e se con patologie pregresse di finire in terapia intensiva, un luogo che in questo periodo lascia spazio a poche interpretazioni. Infatti non è questo il momento di lasciarsi andare in leggerezze o in comportamenti non attinenti al periodo storico che stiamo vivendo, ed è importante che venga fatto un sacrificio da parte di tutti anche dai più giovani, affinché questo brutto incubo finisca e si possa al più presto tornare alla normalità. Fondamentale da parte di ognuno, sia giovani che non, il rispetto delle regole e delle norme igieniche più comuni, in tal senso è di questi giorni la notizia sull’arrivo del vaccino che dovrebbe mettere fine a questa pandemia, ma che non deve far abbassare la guardia nei confronti di un nemico invisibile con cui ancora non abbiamo vinto la battaglia e che per i prossimi mesi sicuramente ci terrà ancora col fiato sospeso.

Calabria nel caos sanitario, il caso emblematico dell’ospedale di Praia a Mare

Viaggio alle radici dell’impoverimento della sanità calabrese.

di Cristina Mantis

Condivido il concetto ben espresso da qualcuno di un sud divenuto “Colonia Interna”. Ricordo che feci una breve intervista a Pino Aprile dove sviscerava bene questo concetto e credo che le cose non siano molto cambiate dall’epoca a cui si riferisce lo scrittore di Terroni e di Giù al sud.
Per migliaia d’anni nel florido e ambìto nostro sud,  e quindi anche in quella terra che poi si sarebbe chiamata Calabria, sono venute genti di tutti i popoli, nessuno se n’è mai andato: è con l’Unità d’Italia che è cominciata la nostra imponente migrazione. Al di là delle mistificazioni scritte nei libri di storia, c’è da chiedersi il perché di questa emorragia da cui di fatto questa terra stenta a riprendersi? Quale fu la reale intenzione dietro l’Unità d’Italia, se dopo quest’accadimento il Regno delle Due Sicilie, attivo e pieno di risorse, precipita in un impoverimento tale, da cui non è mai più riuscito a riprendersi? A chi servivano quelle ricchezze? Non è difficile la risposta se ci si attiene semplicemente alla constatazione dei fatti per cui quell’Unità d’Italia portò al nord, in particolare a Piemonte e Toscana, la ricchezza che non avevano mai avuto, dando il via ad una strategia di sviluppo che gli consentì, nel giro di pochi anni, di pagarsi tutti i debiti contratti, con i soldi del sud.

Quando sento quei politici scellerati che più o meno volutamente saltano questo importantissimo capitolo di storia, parlando di un sud “peso morto” da cui vorrebbero prendere le distanze, li invito ad un serio esame di coscienza. E agli altri che questo non l’ignorano vorrei chiedere perché non intraprendere un percorso di coscientizzazione a partire dal promuovere una contro narrazione nelle scuole primarie di tutt’Italia, mettendo nelle pagine dei libri la verità dei fatti storici, e cioè che una fascia della popolazione italiana fu colonizzata, magari inserendo qualche pagina del libro di Nicola Zitara “L’invenzione del Mezzogiorno – Una storia finanziaria”, che spiega bene tutto il dolore e tutto l’incredibile che accadde al sud.

I governi di Roma che da allora si sono succeduti, non hanno mai posto in essere un processo di effettivo risarcimento del sud, né mai lo hanno davvero sostenuto nella sua ricostruzione o per portarlo al livello del resto d’Italia. In particolare, per arrivare subito ai giorni nostri con l’argomento del giorno concernente la disastrosa sanità in Calabria, basti pensare alla decisione di commissariare la regione e di averla lasciata così nella totale noncuranza, per oltre 10 anni, in cui non sono mai stati rispettati i livelli essenziali di assistenza… Vogliamo ancora dare tutta la colpa alle mafie? Al malaffare locale? Facciamolo! Ma non c’è innocenza nella politica nazionale che, per convenienza, tutto questo lo ha nei fatti sempre consentito e avallato, così come per convenienza ha consentito il perdurare della mistificazione della storia, mantenendo nelle segrete degli archivi di stato, la verità di un sud che venne massacrato, depredato e dove in novant’anni più di 15 milioni di persone per sopravvivere furono costrette alla fuga.
Un sud di cui la Calabria fu capofila per numero di gente che prese quelle navi per le Americhe.

Io mi occupo da anni di diritti umani attraverso i documentari che realizzo. E posso dire con una certa sicurezza, che preferirei non avere affatto, che se c’è una terra in Europa dove tutto questo è accaduto e in modo palese perdura la sistematica violazione dei diritti umani, quella è proprio la Calabria.
Tempo fa sono andata a Sibari a visitare la clinica dove sono nata, e vederla in disuso, con le ortiche che mangiavano la porta d’entrata è stata una fitta al cuore.

L’elenco sarebbe lungo da fare… Ma se c’è una situazione emblematica delle condizioni in cui versa la sanità in Calabria, che ne inquadra tutta l’assurdità, l’inciviltà e il degrado, è l’ospedale di Praia a Mare.
Come ben mi rinfresca la memoria Angelo De Presbiteris, un assessore del comune dell’amata cittadina in cui sono cresciuta, la chiusura dell’ospedale di Praia a Mare risale al Piano di Rientro del 2010, quando per i troppi debiti della sanità calabrese si è deciso di chiudere 18 ospedali, tra cui quello di Praia a Mare.
L’ospedale serviva un territorio di circa 35 km, che vanno da Tortora a Belvedere Marittimo e che riguarda d’inverno circa 50.000 abitanti che diventano oltre 500.000 d’estate, con l’enorme afflusso di turisti che da sempre giungono nell’alta fascia tirrenica durante la bella stagione. I collegamenti con l’interno non sono ottimali data la carenza di infrastrutture adeguate, per cui pur essendoci l’ospedale non è stato comunque mai facile per i nostri genitori e per i nostri anziani raggiungere l’ospedale, ma comunque è stato a ragione considerato un punto di salvezza per la cura più o meno immediata dei pazienti della zona e dei turisti. Dopo anni di terrore per essere privi di una struttura sanitaria che aveva all’interno solo un punto di primo intervento, nel 2014 l’amministrazione comunale decide d’intraprendere un ricorso al Consiglio di Stato per la riapertura dell’ospedale. Il ricorso è stato vinto e le due sentenze di ottemperanza sono passate ingiudicato. Ad oggi, degli 86 posti letto disponibili, precedenti alla chiusura, solo il 30% è stato riattivato. Da tre anni è stato attivato solo un pronto soccorso con OBI, ma non essendoci la chirurgia se arriva un caso grave bisogna comunque inviarlo da un’altra parte, e l’ambulanza, dopo il tempo già impiegato nel primo soccorso deve ripartire per un altro ospedale e coprire un’altra distanza di non meno di 50 minuti!

I fatti parlano ed hanno una forte connotazione culturale che impone un cambio di mentalità. Proprio come in rapporto a chi ci arriva sulle coste da altri lidi, dovremmo attuare una de-colonizzazione dello sguardo e leggere in quella migrazione dolorosa e luttuosa i nostri errori che ci tornano indietro come lettere recapitate e ritornate al mittente, così bisognerebbe che la politica tutta rinvenisse gli errori commessi negli ultimi 160 anni, se è vero come è vero che una situazione estrema determinato dal covid 19 ha squarciato il velo su una verità che era già lì da decenni. Allora la speranza è che il fuoco sotto la cenere, com’è il cuore dei calabresi, possa accendersi e incendiare tutte le bugie in circolazione, e creare le basi per una nuova ripartenza per la regione, che onori la sua gente e la sua storia.
Questo è possibile uscendo dalle polemiche e dandoci tutti la mano tra noi e mostrando buona volontà di accogliere le collaborazioni che ci arrivano dall’esterno, quando dentro hanno del buono, quando soprattutto non si propongono come progetti calati dall’alto, proprio come accade con molti “aiuti umanitari” nelle regioni della terra considerate luoghi di sottosviluppo. Il valore di ogni progetto di cooperazione risiede innanzitutto nella sua capacità di essere fatto “con” la gente del luogo e non “per” la gente del luogo. Un grande senegalese come Cheick Anta Diop scriveva molto tempo fa, che “nessuno si può sviluppare con la cultura dell’altro”. Le cose si fanno insieme, tenendo conto delle reali esigenze di un territorio, altrimenti è offesa che si aggiunge al danno. In questo caso è meglio tenere la testa alta e declinare, confidando che anni di lotte per i diritti forse hanno portato a comprendere che oggi chi si oppone all’invasore non verrà chiamato brigante.
Pollice in basso ad ogni virus, pollice in alto alla Calabria che resiste e desidera reinventare se stessa, proprio in questa maledetta epidemia, che apre ad un’occasione di riscatto da non mancare.

Cristina Mantis: Attrice e regista di teatro e cinema. Diplomata alla Scuola Internazionale di Teatro diretta da Emmanuel Gallot Lavallée e alla Fattoria dello Spettacolo, inizia la carriera teatrale nel C.T.M.(Centro Teatrale Meridionale), con Gente in Aspromonte di Corrado Alvaro. Nel 2002 si avvicina alla regia in un viaggio tra i senza dimora della capitale durato diversi anni e realizzando “Il carnevale di Dolores”, vincitore del Tekfestival 2008 come miglior documentario italiano. Collabora con il teatro Ateneo dell’Università La Sapienza di Roma, creando per gli studenti il laboratorio di recitazione “Il personaggio come Persona” concernente una rivisitazione personale del “metodo, e mettendo poi in scena “Infrarossi”, in occasione dei festeggiamenti dei 700 anni dell’Università La Sapienza. Ha girato alcuni video-clip e il corto “Stadio Filadelfia” tra i corti vincitori del progetto “I luoghi del cuore” del FAI, Fondo Ambiente Italiano. Nel 2010 gira il docufilm “Magna Istria”, un viaggio in Istria alla ricerca di una ricetta introvabile, che diventa un “giro” nella sua storia controversa, segnata irrimediabilmente dai dolorosi accadimenti dell’esodo e delle foibe. Nel 2015 realizza il documentario sull’immigrazione Redemption Song, vincitore del premio Rai Cinema, al Festival Visioni dal Mondo.

“Ri-Nascita Italia” , un “manifesto” per la ripartenza e lo sviluppo del Paese

La Fondazione Guido Carli riunisce le migliori eccellenze del sistema economico del Paese con l’obiettivo di elaborare proposte per il rilancio

I rappresentanti di primo piano del nostro sistema economico e produttivo si riuniscono per aprire una riflessione sul superamento della fase di emergenza, dimostrando come si possa rendere quest’ultima persino un’opportunità per lo sviluppo.
L’appuntamento è il 4 dicembre con “Ri-Nascita Italia”. Ideato e voluto da Romana Liuzzo, Presidente della Fondazione Guido Carli, l’evento intende rappresentare l’avvio di un più ampio percorso a favore della crescita, che si concluda con la realizzazione di un “manifesto”, proposte e idee a favore di un possibile nuovo “Rinascimento italiano”.
Ornella Barra, Co-chief operating officer di Walgreeens Boots Alliance, Aldo Bisio, Amministratore delegato di Vodafone Italia, Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria, Urbano Cairo, Presidente di Cairo Editore, Fedele Confalonieri, Presidente di Mediaset, Brunello Cucinelli, Presidente di Brunello Cucinelli Spa, Giampiero Massolo, Presidente di Fincantieri, Carlo Messina, Consigliere delegato e CEO di Intesa Sanpaolo, Fabrizio Palermo, Amministratore delegato di Cassa depositi, Stefano Sala, Amministratore delegato di Publitalia, Francesco Starace, Amministratore delegato e Direttore Generale di Enel, Giovanni Tria, economista e già Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Sono questi i protagonisti che metteranno in campo le loro competenze e offriranno la loro visione quale contributo rilevante per l’economia e il Paese che verrà. Le introduzioni sono affidate alla Presidente Romana Liuzzo e a Gianni Letta, Presidente onorario della Fondazione Guido Carli, con la moderazione della giornalista Myrta Merlino che condurrà alle conclusioni finali del Sindaco di Roma, Virginia Raggi.

Romana Liuzzo ricorda come “quella che stiamo attraversando è una crisi senza precedenti. Per questo motivo abbiamo ritenuto necessario scendere in campo non a supporto di questa o di quella parte politica, a favore o contro il governo, ma con un approccio dialettico e improntato alla leale collaborazione, offrendo il nostro contributo in termini progettuali. Intendiamo fare da pungolo proprio nei confronti di chi amministra la “cosa pubblica”, con costruttive osservazioni e proposte per il futuro. Ciò – prosegue la Presidente – nel pieno rispetto dello spirito e della tradizione culturale che la Fondazione ha ereditato dall’economista Guido Carli, uomo di Stato la cui azione è stata determinante per l’avvio del percorso europeo della nostra economia e del nostro Paese”.

L’evento “Ri-Nascita Italia” sarà ospitato dall’Auditorium Parco della Musica e trasmesso in diretta streaming  dalle 17.00 su Ansa.it, Corriere.it e Tgcom24.it.

Per informazioni: https://www.fondazioneguidocarli.it 

Covid19. Cisl Medici Lazio ammonisce: la rabbia della gente non sia violenza contro il personale sanitario

Lettera al Direttore da parte del Segretario generale della Cisl Medici Lazio, Luciano Cifaldi, oncologo: Siamo sempre noi a lottare contro questo virus, ad assistere i malati, a contare i contagiati anche nelle nostre famiglie e tra i nostri amici.

“Speriamo che il sentimento di vicinanza che nella scorsa primavera, durante la prima ondata della pandemia, ha unito la popolazione ai medici, agli infermieri, a tutti gli operatori sanitari in un comune sentimento non si trasformi oggi in un odio crescente verso chi indossa un camice bianco. Il rischio c’è ed è forte.

Siamo sempre noi a lottare contro questo virus, ad assistere i malati, a contare i contagiati anche nelle nostre famiglie e tra i nostri amici. Siamo ancora noi a dovere prendere conoscenza che un altro collega ci ha lasciato. Eppure oggi non sentiamo vicino a noi la gente forse perché esasperata da una crisi che è sanitaria, economica, ma è anche crisi di solidarietà.

Di fronte a problemi crescenti, al manifestarsi di nuove povertà, il senso di impotenza che pervade sempre più il cittadino non deve trasformarsi in manifestazioni di aggressività verso chi sta lavorando senza tregua in prima linea. Siamo in guerra? Purtroppo si, e come in ogni guerra ci sono eroi, disertori e traditori. 

Ma la spettacolarizzazione di certi eventi tragici, con foto e riprese televisive, non rappresenta la realtà. E anche la realtà delle ambulanze in fila ai pronto soccorso, la realtà dei posti letto che mancano, dei dispositivi di protezione che scarseggiano non l’abbiamo creata noi operatori della sanità che delle scellerate scelte di programmazione sanitaria siamo vittime e non certo autori o complici. Ricordo i tagli alla rete ospedaliera, i tagli al personale, il blocco delle assunzioni e quanta politica si è riempita la bocca anziché agire per garantire il pieno diritto alle cure ai cittadini. Cittadini sempre più costretti a dover mettere le mani nel proprio portafoglio per accedere alle cure, cittadini che oggi rischiano di trovare un portafoglio vuoto. Il sistema è saltato a causa di questo virus che non sarà certo benedetto solo perché ha messo a nudo le debolezze di un sistema governato da manager che forse tanto sanno di economia ma nulla o quasi di assistenza.

Ed ora che siamo al fronte a combattere dobbiamo preoccuparci anche del fuoco “amico”, quello che ci arriva alle spalle. No, questo no. Francamente è troppo”.

Luciano Cifaldi, oncologo e Segretario generale della Cisl Medici Lazio

Alla SIOI la formazione dei “Professionisti dello Spazio”

Master in Istituzioni e Politiche Spaziali  in modalità web live e blended

Al via le iscrizioni alla 13°edizione del Master in Istituzioni e Politiche Spaziali (8 febbraio – 12 luglio 2021) organizzato dalla SIOI e dall’Agenzia Spaziale Italiana – ASI in collaborazione con l’Istituto di Studi Giuridici Internazionali del CNR – ISGI-CNR.

Lo Spazio si è imposto nel tempo come una variabile rilevante nell’equazione dell’equilibrio di potenza dello scacchiere geopolitico internazionale, accanto a quella terrestre, marittima ed aerea. 

È uno dei settori strategici di maggior rilevanza per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini, per la sicurezza nazionale, per la difesa e la tutela del territorio da minacce esterne oltre alla segretezza delle informazioni, per la Space diplomacy, per la definizione del nuovo paradigma della New Space Economy.

Rappresenta il motore del cambiamento a sostegno degli Obiettivi dell’Agenda 2030 con i suoi programmi di Osservazione della Terra e sviluppo delle telecomunicazioni. 

Lo spazio, dunque, costituisce un’incredibile opportunità, anche professionale, per la crescita e lo sviluppo del nostro Paese e, consapevoli di ciò già 13 anni fa, la SIOI e l’ASI hanno inteso realizzare il  Master in Istituzioni e Politiche Spaziali con l’obiettivo di fare acquisire una formazione specialistica sugli strumenti di diritto delle attività spaziali e sugli aspetti politici, economici, industriali e scientifici dell’esplorazione e dell’utilizzo dello spazio extra-atmosferico. 

Il Master è rivolto ai laureati di tutte le discipline; le lezioni si svolgeranno in modalità web live da febbraio a marzo 2021 e in modalità blended (on line e in presenza) da aprile a giugno 2021, il lunedì dalle 13.30 alle 17.30 ed il martedì dalle 9.00 alle 13.00. La frequenza online sarà, comunque, garantita.

Oltre alla didattica, è prevista un’opportunità di tirocinio curriculare “sul campo” per imparare ad operare al meglio nelle Organizzazioni ed Istituzioni internazionali, Agenzie nazionali ed internazionali, imprese ed istituti di ricerca di settore. 

Per maggiori informazioni
https://www.sioi.org/attivita/formazione-internazionale-master-corsi/master-politiche-spaziali/

Nasce SkillsJobs Fair, la prima Fiera Virtuale del Lavoro aperta tutto l’anno

Covid e lavoro: nasce in Italia la prima fiera virtuale del lavoro. Perché la ripresa passa attraverso le persone e le loro competenze

 In questo difficile periodo storico il Covid-19 ha obbligato le aziende, chi più chi meno, a rivedere le politiche interne per i lavoratori e per poter riuscire a massimizzare le proprie attività.

I dati sul lavoro che ogni giorno apprendiamo attraverso i media, ci raccontano scenari più o meno apocalittici sulla quantità di posti di lavoro andati in fumo durante il periodo del lockdown. Quello che non si conosce ancora, è la portata della scia che si porterà dietro nei prossimi mesi fino alla fine del prossimo anno.

In questo scenario difficile e sofferente per il mondo del lavoro, con le forti difficoltà di incontro e selezione del personale, per le imprese e le agenzie specializzate si sentiva il bisogno di creare qualcosa che andasse a risolvere queste problematiche.

È da queste premesse che oggi nasce e va online Skill Jobs Fair, la 1ª Fiera Virtuale del Lavoro di SkillsJobs disponibile online all’indirizzo [http://www.SkillsJobs%20Fair.com]www.SkillsJobs Fair.com, aperta tutto l’anno e Covid Free.

L’ingresso alla fiera virtuale è gratuito per tutti i visitatori ed all’interno ci sono oltre alla Reception, 4 padiglioni.

Il primo padiglione è dedicato alle aziende e startup che cercano personale, il secondo è dedicato alle aziende che offrono servizi agli HR Manager, il terzo è dedicato alle Scuole ed Università, per poter gestire l’orientamento e infine il quarto padiglione dedicato alle ONLUS, Enti, Associazioni ed Istituzioni.

COSA SI TROVA SU SKILLSJOBS FAIR.COM, LA FIERA VIRTUALE DEL LAVORO

Su SkillsJobsFair.com si trovano aziende che pubblicano le loro ricerche di personale su modello skills jobs, quindi solo hard e soft skills, con possibilità di effettuare video colloqui o chattare direttamente con i selezionatori, eventi di formazione gratuiti o a pagamento all’interno della SJ Arena (apertura a dicembre), brochure e pdf delle attività e la possibilità di essere segnalati automaticamente a tutte le aziende in cerca, e molto altro.

Tutte le aziende interessate ad avere il proprio stand e maggiori info riguardo la fiera possono contattare attraverso il form presente sotto le tipologie stand con prezzi all’interno del portale SkillsJobsFair.com.

Scuole, Università e Formazione insieme ad ONLUS e No Profit inoltre avranno la possibilità di avere uno stand gratuito.

La realizzazione degli stand sarà a totale cura del personale di SkillsJobs, basterà scegliere solo il tipo di stand e richiedere info. Un membro dello staff si metterà in contatto con ogni azienda per capire quale possa essere la giusta soluzione customizzata per ogni esigenza.

Siamo all’inizio di un lungo cammino e col tempo i padiglioni si riempiranno di aziende consapevoli che il mondo del lavoro necessita di nuovi strumenti per trovare nuovi talenti e SkillsJobs Fair insieme a SkillsJobs.it sono la risposta definitiva a tale esigenza.

Ogni persona in cerca di nuove opportunità non dovrà far altro che registrarsi una sola volta attraverso i link che portano a SkillsJobs.it (registrazione gratuita) per poter essere valutato su ogni opportunità ed attendere il contatto delle aziende che lo stanno cercando.

La piattaforma della fiera virtuale del lavoro di Skillsjobsfair.com utilizza il motore di ricerca basato su tecnologia Made in Italy, brevettata da SkillsJobs.it, e punta ad accorciare il distanziamento tra sociale e reale per un nuovo modello di ricerca, aiutando    a trovare “Il tuo posto nel mondo del lavoro”, da sempre slogan della piattaforma innovativa.

PERCHÈ NASCE LA FIERA VIRTUALE DEL LAVORO

Nel secondo trimestre 2020 si sono persi quasi mezzo milione di posti di lavoro tornando ad aumentare le differenze di genere con un tasso di occupazione tra le donne più in calo rispetto agli uomini(Donne 4,7%, Uomini 2,7%) ; aumentano fortemente gli inoccupati soprattutto tra i giovani 15-34 anni in maggioranza nel mezzogiorno (fonte ISTAT).

Con questo scenario occorre ripensare ai vari processi per la selezione del personale e della ricerca di lavoro, e rivoluzionare il paradigma della “domanda e offerta”, rimettendo al centro la persona e la propria unicità.

Durante lo scorso lockdown nel campo della Ricerca e Selezione del personale, ad esempio anche la SkillsJobs (www.skillsjobs.it), agenzia per l’intermediazione al lavoro, che da tre anni sta rivoluzionando il processo di selezione partendo dalle persone e non chiedendo dati potenzialmente discriminatori, ha subìto un’importante diminuzione nella quantità di ricerche e di fatturato, ma non solo. Anche il numero di candidati che si iscrivevano ogni giorno è crollato vertiginosamente durante il periodo di lockdown.

C’era bisogno di un nuovo rilancio dell’attività ed una nuova “forma” per la ricerca e selezione.

La crisi lavorativa già in atto nel periodo pre Covid-19 e acuita successivamente dal lockdown, ha fatto conoscere lo “smart working”, che nella stragrande maggioranza altro non era che telelavoro, avvicinando però molte persone al mondo del digitale attraverso le piattaforme più disparate di video conferenza, per riunioni, meeting, webinar, compiti dei figli, ecc.

In questo scenario, ad oggi, SkillsJobs (www.skillsjobs.it) ha puntato a cambiare pelle e virtualizzare la ricerca di lavoro creando un nuovo modello di ricerca delle persone, che da qui ai prossimi anni vedrà un susseguirsi di implementazioni di nuove tecnologie e funzioni in quanto uno strumento per la ricerca adatto a qualsiasi tipo di azienda, sia essa agenzia per il lavoro, r/s o un azienda in cerca di personale.

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
[email protected]