Covid-19. Ma esiste il PROTOCOLLO X?

Oppure le Nazioni sono governate da totali incapaci presi dal panico!

di Paolo Buralli Manfredi. Melbourne – Australia

È da due mesi che osserviamo attentamente l’evolversi della situazione nelle varie Nazioni del mondo, la pandemia che qualche settimana fa è stata ufficialmente dichiarata dall’OMS, continua ad espandersi con moltiplicatori impressionanti arrivando ad oggi a più di 600.000 infettati nel mondo, numero che noi riteniamo infinitamente basso, visto che esistono realtà al mondo prive di strumenti per diagnosticare il covid19.

Ripercorrendo la storia più recente, ci siamo accordi che il comportamento dei Capi di Stato è simile in tutte i modi di agire degli stessi, per capire meglio dunque, rivediamo i passaggi da quando è apparso covid19.

Nel gennaio del 2020 in una città cinese Wuhan poco più di 11 milioni di abitanti, viene scoperto il primo focolaio di covid19. Le autorità cinesi dopo qualche tempo avvisano il mondo della possibile diffusione di un virus, chiamato covid19, che infetta rapidamente migliaia e migliaia di persone, tant’è che il Governo cinese impone la quarantena a più di 50 milioni di abitanti per cercare di fermare il contagio.

Tutti i Capi di Stato quindi, sono informati, in quel preciso momento, del fatto che il covid19 è aggressivo e si espande in modo rapido e soprattutto sanno, visto lo storico cinese, che l’unica azione possibile per fermarlo è l’isolamento delle singole persone, come i dati cinesi dimostrano fin dall’inizio della quarantena.

Nonostante ciò tutti i Capi di Stato ignorano quell’insegnamento che arriva dalla gestione di coloro che hanno gestito il primo focolaio e si comportano tutti allo stesso modo, come se applicassero un protocollo, che nel nostro titolo abbiamo chiamato “ PROTOCOLLO X ”

E, in effetti, osservando le procedure adottate dai Capi di Stato, notiamo che hanno evitato tutti di seguire il modello cinese per le prime settimane, quasi come se esistesse un protocollo da seguire per creare un numero x d’infettati, prima di arrivare ad usare il metodo della quarantena, ancora oggi non drastica come quella usata in Cina, dove si è arrivati al successo del “contagio 0”.

Proviamo dunque ad immaginare quale siano, se esistesse veramente, gli obiettivi del “ Protocollo X”.

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Noi crediamo che in un modo, dove il castello dell’economia mondiale si stava frantumando giorno dopo giorno e dove la globalizzazione aveva portato i libri in tribunale dichiarando fallimento se Europa e Stati Uniti in testa, avessero immesso nel mercato ormai in coma profondo miliardi di dollari e di euro senza un motivo che fosse al di fuori del sistema economico mondiale, il castello già pericolante sarebbe crollato definitivamente.

I comandanti del castello sarebbero falliti e deposti da quel Dragone cinese che continua ad avanzare nel mondo a colpi di PIL a due cifre, ecco allora, che il covid19 è arrivato come per miracolo a trasformare quei falliti in eroi e Trump, nel totale silenzio dei mercati, inietta 2 mila miliardi di dollari per sostenere la Nazione in questo momento di difficoltà, non causata da un sistema economico ormai fallito ma, per colpa di questo minuscolo virus.

Lo segue a ruota l’UE che prepara un piano miliardario e guarda un po’, dopo la richiesta del Ministro dell’Economia tedesco di cancellare il patto di stabilità, grazie a questo benedetto virus, saltano magicamente tutti i parametri, tutti i trattati, insomma dopo la dichiarazione di pandemia da parte dell’OMS, i Capi di Stato possono fare quello che vogliono, ma soprattutto, possono nascondere i loro fallimenti e diventare eroi!

Chiudiamo sperando che quanto scritto qui sopra non sia solo una riflessione, ma speriamo che sia la verità, cioè, che esista veramente il “ PROTOCOLLO X”, lo speriamo vivamente perché, altrimenti, il mondo è governato da degli incapaci totali.

L’emergenza chiama, makers e innovatori rispondono

Startupper, ingegneri, designer e innovatori insieme (a distanza) per sconfiggere il COVID-19

Sono le persone e i progetti di cui leggiamo ogni giorno, che ci sorprendono per ingegno, audacia, efficacia. Sono i protagonisti di Maker Faire Rome che si stanno mobilitando ognuno nei propri territori e attraverso Maker Faire Rome, per dare il proprio contributo. Una lotta contro il tempo e in pieno spirito makers: solidale e opensource. Con l’innovazione che viene dal basso. Mettono il proprio ingegno gratuitamente al servizio della collettività.

Oggi vogliamo segnalare due storie, una che arriva da Cava dei Tirreni e l’altra da Cosenza.

Amleto Picerno, founder di Medaarch a Cava de’ Tirreni, impegnato a produrre sia valvole per respiratori mascherine che grazie alla stampa laser riesce a stamparne 1.000 al giorno e Paolo Mirabelli, di Cosenza , che sta realizzando in 3D maschere protettive per il personale sanitario ed è in perenne raccordo  con gli ospedali di Napoli, Cosenza e Salerno.

Una delle cose più belle che sta accadendo in questi giorni terribili, in tantissime città italiane, è la voglia di contribuire e dare un aiuto concreto a superare questa fase di grande emergenza sanitaria. E i maker provano a fare la loro  parte.

Nel cuore di Cava dei Tirreni opera il primo Centro per l’Artigianato Digitale (CAD) d’Italia, una parte della società Medaarch, fondata da Amleto Picerno. Il CAD è un hub formativo e tecnologico, pensato per aiutare artigiani e aziende a innovarsi attraverso il digitale e le nuove tecnologie. Un centro di innovazione che collabora ormai da anni con la Maker Faire Rome, consolidata piattaforma dove la Scienza si incontra con l’innovazione che viene dal basso e, oggi più che mai, punto di riferimento importante per moltissimi maker che vogliono dare il loro contributo per aiutare medici, infermieri e forze dell’ordine impegnati in prima linea contro il Covid19.

In queste ore, al Centro per l’Artigianato Digitale (CAD), messa da parte l’attività abituale, si sta lavorando per produrre valvole per respiratori e mascherine anti-contagio da consegnare al Comune di Cava de’ Tirreni che, a sua volta – e dopo opportuna certificazione – distribuirà gratuitamente alle strutture sanitarie, alla Protezione civile, ai vigili urbani e agli operatori della Croce Rossa.

Nello specifico il CAD sta lavorando su due fronti: quello della ricerca e quello della produzione e realizzazione.  “Da da un lato – spiega Amleto Picerno – d’intesa con il Comune di Cava de’ Tirreni, stiamo progettando e producendo nuovi dispositivi, quali mascherine anti-contagio e valvole Charlotte , ovvero quelle che vanno applicate sopra le maschere da sub, da adattare poi ai macchinari di respirazione artificiale in dotazione negli ospedali e, dall’altro lato, stiamo sviluppando un’attività di ricerca.

Quello che stiamo portando avanti, e ci tengo a dirlo, è un lavoro di squadra che è possibile realizzare anche grazie alla fornitura di materiali che ci vengono donati da diverse aziende del territorio” Sul fronte mascherine, invece, “Stiamo sperimentando la possibilità di utilizzare nuovi materiali biologici – procede Picerno – come sistema di filtraggio da apporre all’interno delle mascherine anti-contagio. E stiamo anche cercando di dare forma ai dispositivi di prevenzione attraverso un design semplice che si possa adattare al volto umano grazie alla realizzazione di modelli che permettano, a tali dispositivi, di prendere forma una volta indossati. Grazie alla stampa laser, più veloce di quella 3D, riusciamo poi a produrre mille mascherine al giorno. Stiamo, inoltre, collaborando attivamente con i nostri ricercatori per la progettazione di nuovi dispositivi utili per aiutare i pazienti a respirare”. “Siamo felici – conclude Picerno – di poter fare la nostra piccola parte in questa lotta contro il tempo che affrontiamo con fiducia nel futuro, che poi è il vero segreto degli innovatori”.

Paolo Mirabelli, invece, dalla sua abitazione di Cosenza con la collaborazione di molti, sta lavorando incessantemente su due progetti: realizzare una maschera protettiva per i medici utilizzando un filtro particolare che è già nel protocollo dei reparti di anestesia e che è disponibile in quantità massicce. Si tratta di un dispositivo che copre tutto il viso ed è più comodo da indossare di quelli che si usano abitualmente. Parallelamente, Mirabelli si sta cimentando su una visiera da apporre davanti alla maschera facciale che stanno cercando di realizzare “in modo che la protezione sia massima e la visibilità ottimale”. Paolo Mirabelli è un maker italiano. Nel 2012 ha avviato l’impresa Graphid3a i TecnoArtigiani, da cui è nata DroniLab Srls, che si occupa di produrre ed utilizzare Droni, Rover, etc. Nel 2014 ha aperto, assieme ad altri sognatori come lui, il primo CoWorking in provincia di Cosenza, il Pro-Working CS. Sia Amleto Picerno che Paolo Mirabelli affiancano da anni Maker Faire Rome, consolidata piattaforma dove la Scienza si incontra con l’innovazione che viene dal basso e, oggi più che mai, sta diventando punto di riferimento importante per moltissimi maker che vogliono dare il loro contributo per aiutare medici, infermieri e forze dell’ordine impegnati in prima linea contro il Covid19. “Il lavoro si porta avanti senza orari – prosegue Mirabelli –  insieme ad altri maker, atenei come il Politecnico di Milano, con il dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università della Calabria e in collegamento, via skype e whatsapp con il personale sanitario degli ospedali di Cosenza, Napoli e Salerno.

“Ad oggi – continua Mirabelli – dopo giorni e notte passate in videoconferenza, dopo ore e ore passate sulla progettazione stiamo stampando, in 3D, i primi prototipi che poi dovranno essere validati. Ma siamo ottimisti e speriamo di dare una mano concreta a chi è impegnato in prima linea contro questa terribile emergenza. Stiamo cercando di produrne più possibile, ma non sempre è facile trovare i materiali per produrle. Ma siamo qui, siamo una comunità, siamo maker e Maker Faire Rome e crediamo nella fabbricazione digitale condivisa. Vogliamo dare il nostro contributo per uscire prima possibile da questo incubo”.

In questo momento a Maker Faire Rome stanno arrivando decine di progetti da maker e innovatori e la piattaforma Maker Faire Rome sta cercando di agire come facilitatore affinché questa drammatica emergenza sanitaria termini al più  presto.

Per approfondire queste storie di maker e conoscerne altre basta collegarsi al blog di Maker Faire Rome, al link https://2019.makerfairerome.eu/it/makers-gonna-make.

All’età di 90 anni si è spento Max von Sydow

Lunga la schiera di registi con i quali questo straordinario attore ha incrociato il ciak: Da Bolognini a Zanussi, da Penny Marshall a Wim Wenders, da Martin Scorsese a Ridley Scott, che sono solo alcuni dei tantissimi che lo hanno diretto in oltre 70 pellicole nel corso della sua lunghissima e formidabile carriera.

di Andrea Cavazzini

All’età di 90 anni ci ha lasciato uno degli ultimi giganti della settimana arte. Se ne’ andato Max von Sydow. Ampiamente acclamato come uno dei migliori attori della sua generazione, von Sydow è diventato una star della cultura pop più anziana negli ultimi anni, Ma per gli amanti del cinema di tutto il mondo il suo nome era associato a quello di Ingmar Bergman.che disse di lui “ Se mai un attore è nato per abitare nel mondo quello era proprio Max von Sydow. E sua volta l’attore svedese di rimando dichiarò “Qualunque cosa buona abbia fatto sullo schermo lo devo a Bergman, “Da lui ho imparato la disciplina, la concentrazione e la gioia di recitare”. “

Alto, slanciato un viso scarno e gli occhi azzurri, non solo irradiava potenza ma registrava anche un profondo senso di angoscia nordica contribuendo a dare sostanza alla visione spesso cupa ma piena di speranza e  a tratti comica nei classici del regista svedese come “Il settimo sigillo” e  “La fontana della vergine in cui interpreta  un uomo ricco la cui figlia è stata violentata e assassinata da due pastori, quando scopre l’identità degli assassini, pianifica metodicamente ed esegue una sanguinosa vendetta.

Nel “Il settimo sigillo” del 1958, Max von Sydow si cala nel ruolo di  Antonius Block, un cavaliere medievale che ritorna dalle Crociate nella sua terra natale devastata dalla peste, solo per incontrare la severa e spettrale figura della morte con tanto di cappuccio nero interpretata da Bengt Ekerot. Per evitare l’inevitabile, Block sfida la Morte a una partita a scacchi, e nei lunghi intervalli tra una mossa e l’altra cerca in campagna un po’ di bontà umana. Le due figure cupe chine sulla scacchiera in un paesaggio desolato del nord un’immagine cinematografica indimenticabile, sono state spesso oggetto di imitazioni e parodie.

Nonostante le sirene di Hollywood e un buon successo nel 1965 con “La più grande storia mai raccontata” di George Stevens dove von Sydow vestiva i panni di Gesù, l’attore svedese non era particolarmente attirato dall’industria cinematografica a stelle a strisce visto che gli offrivano sempre i ruoli stereotipati del cattivo grazie al suo fisico imponente e all’accento scandivano, copie esatte dei ruoli che aveva interpretato con successo in Europa.

Naturalmente le eccezioni non mancarono nella sua lunga carriera a cominciare da “L’Esorcista del 1973 diretto da William Friedkin adattamento del romanzo scritto da William Peter Blatty dove interpretava un cupo prete gesuita chiamato al capezzale di un’adolescente per salvarla dalla possessione del demonio.

 Ma fu solo nei suoi ultimi anni che riuscì a spaziare ampiamente nei film prodotti dalle major americane.  In “Hannah e le sue sorelle” di Woody Allen” (1986) era l’amante possessivo della sorella più giovane, interpretato da Barbara Hershey. Nel thriller di fantascienza “Minority Report” (2002) era il capo energico di Tom Cruise, il direttore di una forza di polizia che beneficia dei poteri telepatici per fermare i crimini prima che vengano commessi.

E pensare che Max von Sydow ottenne la sua prima nomination all’Oscar solo nel 1988, 40 anni dopo il suo debutto cinematografico per “Pelle alla conquista del mondo” del danese Billie August film che vinse la Palma d’ora a Cannes come miglior film oltre all’Oscar come miglior film straniero.

Ma anche l’interpretazione magistrale dello scrittore premio Nobel Knut Hamsun  nel 1997 diretto dal danese Jan Troell , sostenitore del nazionalsocialismo. Personalità contorta e molto discussa  che fu accusata successivamente di collaborazionismo, per finire poi internato in un manicomio.

E poi c’è tutto il capitolo legato alle sue partecipazioni in film cult del genere fantastico come quello dello spietato tiranno Ming in “Flash Gordon” produzione miliardaria dell’epoca del nostro Dino De Laurentis che lo vide al fianco di Ornella Muti, oppure in quello  di Lor San Tekka, l’anziano del villaggio in “Il risveglio della forza” ennesimo capitolo dell’interminabile saga di” Guerre Stellari” e poi ancora quello dell’enigmatico veggente Corvo con tre occhi in “Il Trono di Spade”, tributi pagati al cinema commerciale (lui che proveniva da una solida formazione presso l’Accademia del Teatro Nazionale di Stoccolma), ruoli che si adattavano perfettamente alla sua fisionomia greve e austera.

E poi i ruoli di cattivo che alimentavano la sua crescente frustrazione come quello del neo-nazista Oktober in “Quiller memorandum”al fianco di George Segal, il russo affamato di potere in “Lettere al Kremlino” di John Houston e poi il sicario in “I tre giorni del Condor” insieme a Robert Redford e Faye Dunavay thriller politico-cospiratorio diretto da Sidney Pollack, girato sulla scia dello scandalo Watergate che vide implicato il presidente Nixon.

Ma è lunga la schiera di registi con i quali questo straordinario attore ha incrociato il ciak: Da Bolognini a Zanussi, da Penny Marshall a Wim Wenders, da Martin Scorsese a Ridley Scott, che sono solo alcuni dei tantissimi che lo hanno diretto in oltre 70 pellicole nel corso della sua lunghissima e formidabile carriera.

Max von Sydow rimane senza dubbio uno dei pochi a rientrare in un gruppo selezionato di attori che sono riusciti ad instaurare relazioni simbiotiche con registi, in cui uno aiuta l’altro a raggiungere un alto livello artistico. Ha trovato spiriti affini in due registi. Uno era Jan Troell, che lo diresse in sette film, l’altro ovviamente, fu Bergman,  suo attore feticcio, con il quale girò ben 11 pellicole tra ruoli minori e da protagonista tra i quali “Il Posto delle Fragole”, “Alle soglie della vita” , “Come in uno specchio”, “Passione” e tanti altri, il quale in occasione di uno dei loro ultimi incontri prima della scomparsa del cineasta svedese nel 2007,  gli confessò: “Max, sei stato il primo e il miglior Stradivari che io abbia mai avuto in mano “.”

Coronavirus. Quarantena a quattro zampe

I consigli degli esperti per occuparsi al meglio del proprio cane durante il lockdown nazionale imposto dall’emergenza sanitaria

 Le restrizioni nella libertà di movimento imposte agli italiani dai recenti decreti del governo e il conseguente confinamento in casa, a eccezione di alcuni casi come portare i cani a passeggio, hanno scaturito migliaia di brillanti meme online su persone che portano a spasso animali di peluche o altri oggetti assurdi al guinzaglio, così come i video di cani nascosti perché stanchi di uscire per la strada così tante volte…

La verità è che anche i cani soffrono delle conseguenze di questa crisi sanitaria senza precedenti e dovuta al coronavirus. Daniela Leal, a capo del team dei veterinari di Barkyn, ci fornisce alcuni consigli utili per mantenere i nostri animali domestici attivi da casa e nella migliore salute possibile durante la quarantena.

Attenzione quando usciamo

Sebbene sia consentito portarli fuori, tutte le istituzioni competenti, dal Ministero della Salute alla Protezione Civile, raccomandano che queste passeggiate siano le più brevi possibili ovvero entro 200 metri dalla propria abitazione. “La cosa più importante in questi casi è stare estremamente attenti a non entrare in contatto con altre persone o cani durante la breve passeggiata, né noi né il nostro animale domestico. Si raccomanda inoltre di portare una bottiglia d’acqua con detergente per pulire l’urina e, come sempre, sacchetti per le feci. Quando torniamo dalla camminata è importante pulirsi le gambe con un panno o, meglio ancora, lavarle completamente”, raccomanda Leal. Infine potrebbe essere utile stimolarlo con una pallina per alleviare la sua (e la nostra) frustrazione di non poter passare più tempo in strada.

Mantenerli sempre in forma

Le sporadiche uscite che stiamo facendo in questi giorni per loro non sono sufficienti, pertanto è normale trovarli più irrequieti e stressati del solito: non possono rilasciare tutta la loro energia in strada. Pertanto è importante mantenere alto il loro livello di attività. Prosegue la veterinaria, “oltre a non smettere di portarli a fare una passeggiata, mentre siamo a casa possiamo continuare a giocare con loro: lanciando loro una palla, usando per esempio i giocattoli Kong (quelli in plastica in cui poter nascondere oggetti o premi) per attivarne la stimolazione mentale oppure usando semplicemente una corda, allungandola e tirandola”.

Intrattenimento, una necessità

Uscire e giocare resta sempre la cosa più divertente da fare, ma per passare del tempo possiamo anche fare cose al chiuso. “Ora che avete più tempo da dedicargli, approfittatene per rivedere alcuni comandi, come sedersi o sdraiarsi, magari insegnargliene loro di nuovi. Se avete abbastanza spazio in casa, inseguire di corsa o farsi inseguire dai nostri animali domestici è un gioco divertente che consumerà a entrambi parecchia energia”, spiega la veterinaria.

Un occhio al comportamento

Le dinamiche di tutti stanno cambiando in questi giorni, ci stiamo adattando a nuove circostanze nella nostra vita quotidiana. Gli esseri umani si sentono incerti su questa nuova situazione e l’angoscia dovuta all’isolamento che se ne può scaturire si fa notare dai nostri cani. Pertanto essi possono “sentirsi strani e più irrequieti”. Così come per le persone, affinché il loro comportamento non ne venga influenzato negativamente è importante fare tutto il possibile per intrattenerli e mantenere la normalità.

Alimentazione corretta, sempre

Secondo l’esperta, la dieta dovrebbe essere sempre la stessa, ma allo stesso tempo se l’attività del cane viene ridotta possiamo ridurre la quantità di cibo che gli diamo. “L’alimentazione dei cani deve essere adattata alle loro esigenze particolari con il massimo beneficio e in supporto al loro sistema immunitario. D’altra parte, poiché il fatto di uscire all’aperto è limitato, in questo caso, ordinare cibo online è un’alternativa più sicura”. Tra l’altro questa è anche una buona occasione per tirare fuori il ‘Masterchef’ che è in noi per preparare alcune ricette fatte in casa, apposta per loro. Ovviamente povere di grassi.

Essere consapevoli del proprio stato di salute

Dato che possiamo andare dal veterinario solo in caso di emergenza, possiamo sempre fare un rapido controllo a casa. “Possiamo vedere se il suo umore è cambiato o se ha il pelo sano, cioè uniforme e senza eccessive perdite. Un altro parametro che possiamo verificare è il suo respiro, che dovrebbe essere di 10-30 respiri al minuto mentre è a riposo. Dovremmo anche esaminare i denti, le gengive e la lingua aprendo la bocca per rilevare eventuale placca o infezioni”.

Dubbi e domande frequenti

Il coronavirus ha cambiato il nostro modo di vivere e così sarà per un po’ di tempo. L’accesso al mondo sanitario per tutti i membri della famiglia, compresi i cani, è stato radicalmente modificato dalla situazione in cui ci troviamo. Al fine di aiutare e fornire maggiore tranquillità, Barkyn ha aperto una linea telefonica per ridurre al minimo l’impatto del virus sulle famiglie con animali domestici, in modo che possano risolvere tutti i loro dubbi di tipo veterinario senza dover uscire di casa. La linea, di solito disponibile solo per gli utenti di Barkyn, oggi è aperta a tutti per poter dare delle risposte a tutte le domande di chi vive in casa con animali domestici. “In questi giorni le persone chiedono spesso se COVID-19 colpisce i cani e la risposta è che non ci sono prove per dimostrarlo. I cani non trasmettono né possono contrarre il virus. In molti chiamano inoltre per nuovi sintomi che hanno notato nei loro animali, come il prurito che prima non avevano o altri dubbi in generale, come se dovessero essere vaccinati”.

Per un supporto veterinario gratuito da parte dei professionisti di Barkyn è possibile chiamare il numero 331 872 7553, fino al 31 marzo, dalle 10 alle 20, oppure contattare [email protected]. (www.barkyn.it)

Barkyn

Nato dall’amore per i cani, dalla convinzione che essi siano parte della famiglia e che meritano solo il meglio, il miglior cibo e i migliori consigli per la loro salute, Barkyn è un servizio personalizzato che offre alimenti creati sulla base delle preferenze del proprio cane, oltre a un veterinario assegnato che gli utenti possono contattare 24 ore su 24. Per maggiori informazioni visitate www.barkyn.it

 

In California muore di covid-19 un 17enne. Non aveva assicurazione sanitaria

In Usa aumentano a dismisura i casi di coronavirus. La morte del giovane 17enne evidenzia le incongruenze di una Sanità in mano ai privati e alle assicurazioni

di Ilaria Carlino

E’ accaduto a Lancaster, cittadina dello stato della California negli USA. Un adolescente di soli 17 anni ha perso la vita a causa del virus Covid-19 che purtroppo si è diffuso rapidamente negli Stati Uniti nel corso degli ultimi giorni. Il ragazzo, pur essendo risultato positivo al test non ha potuto procedere con le cure necessarie in una struttura medica dello stato della California a causa della mancanza di assicurazione sanitaria particolarmente costosa e obbligatoria in tutti i 50 Stati americani. 

L’adolescente sembra che avesse cominciato ad accusare dei sintomi venerdì 25 marzo, e il mercoledì successivo in seguito a peggioramenti si era recato presso l’ospedale californiano da cui poi è stato respinto.

I medici dello stesso gli avevano consigliato di recarsi presso una struttura pubblica locale, cosa che ormai era diventata inevitabile: il ragazzo è in seguito deceduto proprio nel momento in cui avveniva lo spostamento a causa di un arresto cardiaco. I paramedici hanno tentato di tenerlo in vita per ore, ma inutilmente. Quando l’adolescente è arrivato nel secondo ospedale era già troppo tardi.

A dare la notizia, il sindaco di Lancaster, Rex Parris, attraverso un video su Youtube. Il sindaco dichiara: “Il venerdì prima della sua morte, era in salute. Mercoledì è morto, non aveva un’assicurazione medica, quindi non lo hanno curato”.

“Una volta pensavamo che COVID-19 non fosse una minaccia per i nostri figli, ma la prima morte nella nostra comunità a causa di questo virus è stata quella di un minore. È fondamentale che la prendiamo sul serio. Non possiamo più far morire bambini a causa di questo virus. Per proteggere i nostri piccoli e la nostra comunità, dobbiamo rimanere a casa il più possibile. I nostri parchi sono chiusi. Le attività non essenziali sono chiuse. Per favore, seguite questi avvertimenti e restate a casa”, continua il sindaco. 

Negli Stati Uniti, il costo delle assicurazioni sanitarie è talmente elevato da rendere ancora più drammatica la situazione determinata dalla pandemia. Una situazione differente in Italia, paese che consente a tutti di poter ricevere le cure mediche di cui hanno bisogno grazie al diritto alla cura sancito dall’art.32 della Costituzione, nonostante i reparti di terapia intensiva siano sovraccarichi e fatichino ad accogliere nuovi pazienti.  Non si tratta infatti della prima giovane vittima del Coronavirus che negli Stati Uniti perde la vita per l’impossibilità di accedere alle cure mediche.

Si stima che circa 27,5 milioni di cittadini americani sono privi di copertura sanitaria. Mentre sale il numero di casi di Coronavirus negli Usa.

La realtà di una Sanità malata non aiuta la lotta contro il covid-19

Mentre oggi si affronta una reale emergenza con poche armi a causa degli eccessivi tagli alla Sanità degli ultimi 10 anni, il futuro appare ancor più incerto perché la pandemia avrà per lungo tempo un andamento ciclico. E’ quanto mai urgente ripensare il Sistema Sanitario Nazionale

di Carlo Taccone

Quando   si ignorano, per disattenzione, le piu’ pratiche prospettive   future, in uno scenario di alte probabilita’ temporali,  e non si  riesce  a  prefigurare   l’evolversi  del  nostro  domani, il  miglior  modo  per  recuperare  lucidita’  di  visione nell’analisi  degli  eventi, rimane  il non mai troppo ripetuto “ voltarsi  indietro “ e osservare con un briciolo  di  istintivita’  sagace e riflessiva saggezza, il lento decorrere  della nostra  storia. Prossima o Remota che sia.

Tutte le grandi accelerazioni nell’evoluzione storica della razza umana sono sempre state scatenate da un momento di crisi, un momento di rottura, o come si preferisce dire oggigiorno, a moment of lockdown.

Come se la Storia volesse ricordarci quanto la scienza ha compreso nel 1796, con l’invenzione dei Vaccini: rendere una persona malata diventa, paradossalmente, l’unico modo di prevenire malattie future.

Oppure ricordare che solo dopo la Seconda Guerra mondiale, in periodo di crisi, l’umanita’ ha deciso, in stato di necessita’, che si dovesse sviluppare l’intelligenza artificiale, il computer.

Tali paragoni, all’apparenza irrispettosi verso l’attuale pandemia da COVID-19, hanno il pregio di farci riflettere del come, nel lungo evolversi dei secoli, la civilta’ umana abbia sempre saputo ottenere un risultato positivo, dalle e nelle avversita’, fossero esse umane o sovrannaturali. Cio’ a conferma che   tutte le vicissitudini umane   producono a distanza risultati positivi e di concreta utilita’ per le generazioni future.

L’attuale pandemia da COVID-19 avra’ certamente un andamento stagionale e intermittente ad ondate stagionali almeno fino al 2021, come autorevolmente confermato da molti scienziati e virologi che ne stanno studiando ed analizzando, gia’ da molto tempo, ogni peculiarita’ strutturale ed epidemiologica.

Tale andamento richiedera’ una specifica preparazione dell’habitat sociale in forme di quarantena ad intermittenza, nel breve periodo, accompagnate da una serie di misure preventive che si intrecceranno, piu’ spesso, ad un profondo ed assai diverso adattamento sociale. Il nostro cambiamento negli stili di vita, nella riprogrammazione delle nostre piu’ comuni attivita’, provochera’ una sorta di collettiva empatizzazione modulata e personalizzata, oltreche’ a velocita’ separate, di riassunzione dei concetti principali esistenziali in cui s’innesta e si identifica il valore etico stesso della vita umana.

Il naturale ed istintivo stop introspettivo ci aiutera’ ad elaborare nuove strategie relazionali e ad affrontare, in futuro, analoghe ed improvvise emergenzialita’ sanitarie, oltreche’   di vita quotidiana, senza che esse possano sorprenderci nuovamente e trovarci impreparati e radicalmente indifesi.

D’altro canto, non v’e’ dubbio che, in assenza di reali e immaginifiche guerre stellari o nucleari, la minaccia alle popolazioni non possa che materializzarsi, nella nostra epoca, a causa di microscopiche singole catene polimeriche di DNA, chiamate   VIRUS o batteri specifici o anche vettori micro-radioattivi trasformati direttamente in possibili vettori di armi letali.

Tale destrutturazione non puo’ che interessare ed investire con immediatezza, AB INITIO, la Struttura Sanitaria Mondiale e, nel dettaglio piu’ vicino a noi, quella italiana.

La presenza   sempre piu’ soffocante di tali eventualita’, dovra’ servire da stimolo intelligente e fattivo nel perseguire finalita’ di trasformazione dell’attuale Sistema Sanitario Nazionale, rendendolo, in primis, orientabile ed orientato a questi tipi di fenomenologie cliniche, che potrebbero e dovrebbero Garantirsi un momento di comprovata priorita’ sociale, nell’animo e nella mente del Legislatore.

Potrebbe  apparire  disarmante  e disincentivante descrivere  o proporre oggi un  elencazione delle  storture piu’ macroscopiche rilevabili nel nostro SSN: dal rapporto  Pubblico/Privato  con i relativi costi gestionali, all’analisi, su base  scientifica e con dati e parametri oggettivi, della reale necessita’ e ridistribuzione  dei  PL per  specialita’, dalla necessita’ applicativa  di percorsi sanitari e protocolli appropriati  secondo  criteri di rapida  VRQ = Verifica e Revisione di Qualita’, peraltro  scarsamente  utilizzati finora.

Parrebbe riduttivo indicare oggi, senza un reale rispetto della tempistica, le vere necessita’, in termini di formazione e presenza, di tutto il Personale Sanitario occorrente, nei Presidi di continuita’ assistenziale ed in quelli d’urgenza, ovvero una piu’ equa distribuzione delle risorse e delle strumentazioni piu’ efficaci su tutto il territorio Nazionale.

Appare piu’ logico indicare in prospettiva immediata, quali opportune modifiche inserire in un quadro piu’ ampio e necessariamente articolato – anche con la revisione del titolo V° della Costituzione per la parte concernente il riequilibrio dei poteri gestionali in campo sanitario tra Stato ed enti Regionali.

Iniziando ad  esempio dal  quanto mai necessario riposizionamento  strutturale  degli  accessi  ai Pronti Soccorso Ospedalieri, dalla   istituzione di apposite sezioni di Terapia intensiva e Sub  intensiva, dalle  aree di osservazione primaria (pretriage) in ambienti assolutamente asettici con personale ed attrezzature del tipo  AREE  anti-contagio, come nei migliori laboratori di ricerca, ovvero come nelle sale operatorie chirurgiche e /o nei reparti di grandi ustionati, ove e’ assicurata  una  Asepsi  totale ed obbligatoria.

Tale disposizione si attuerebbe con lo sdoppiamento in due aree di P.S.  differenziando e distanziando quello piu’ comune, dall’altro  accesso  a patologie  da  contagio: quest’ ultimo accesso  infine  condurrebbe  a vere strutture di ricovero in osservazione, per pazienti  pauci infetti, per  quelli che necessitano di Assistenza domiciliare Vigilata – e che oggi  scontano la quarantena nel proprio domicilio – con  stanze  asettiche  e mantenendo una stretta  osservanza   di  protocolli  operativi  e norme ristrette  ed  ineludibili  di percorsi ed ambientazioni protette.

Necessario istituire   un migliore e maggiore raccordo operativo con i Distretti Sanitari, le Strutture sanitarie territoriali, dotandole anche di minime attrezzature emergenziali, DPI –Dispositivi Protezione Individuali, Case di cura per anziani a norma, Case di cura Convenzionate e Private.

Un controllo piu’ attento sulla prevenzione vaccinale, un possibile utilizzo permanente dei   DPI nei luoghi ove si svolgono servizi pubblici essenziali.

A monte delle necessarie e rivedibili proposte elencate diventa fondamentalmente prioritario accertare quanto ed in che misura, la gravita’, l’evolversi e l’espansione di tali fenomeni a frequenza ciclica, possano  sostenere e dar vita a scelte epocali, per norme e contenuti, che il legislatore intenderà assumere.

Esse si adattano a produrre una riformulazione di base del rapporto Stato-Regioni in questo  settore, tentando di riequilibrare il disavanzo dell’offerta sanitaria, oggi presente e marcatamente sintomatico, nelle  21 Regioni Italiane, con un livello egualitario di normative e protocolli, sotto la diretta supervisione di un Ente Centrale.

Contestualmente e’ prevista una serie di forti investimenti in strutture ed attrezzature Sanitarie, per affrontare le ulteriori e piu’ specifiche sfide epocali  minime  che  ci  attendono  nell’incontro  con il nostro  futuro,  dietro l’angolo: il  DOMANI.

Due le battaglie da vincere: una contro il coronavirus e l’altra contro la fame!

Il 16 marzo scorso il Governo ha varato il Decreto “Cura Italia” con il quale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha dichiarato a gran voce di aver messo in campo uno sforzo economico importante. Ma di quali aiuti parliamo?  Riservati a chi? Come faranno coloro che non sono attrezzati, e incompetenti in ambito tecnologico?

Di Benedetta Parretta

Il Presidente della Regione Calabria Jole Santelli, chiudendo i confini sta difendendo i suoi concittadini per evitare che il contagio dilaghi.

La vita dei calabresi è attaccata ad un filo sottile, assenti le attrezzature negli ospedali, tra cui i posti letto in terapia intensiva, e medici e infermieri spesso hanno optato per un “periodo di malattia “.

In un momento storico e drammatico come quello che stiamo vivendo, costretti nelle abitudini, nella libertà personale e negli affetti all’isolamento sociale a causa della pandemia seminatrice di morte e sofferenza.

Il 16 marzo scorso il Governo ha varato il Decreto “Cura Italia” con il quale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha dichiarato a gran voce di aver messo in campo uno sforzo economico importante.

Ma di quali aiuti parliamo? Riservati a chi? Come faranno coloro che non sono attrezzati, e incompetenti in ambito tecnologico? C’è troppa burocrazia, tutto è troppo complicato per coloro che sono abituati ad essere assistiti dai Caf.

Abbiamo sentito parlare di 600 euro per i lavoratori autonomi, dei bonus baby sitter, ma nessuno ha parlato delle bollette che non si riescono a pagare, degli affitti che non si possono onorare. La gente, soprattutto al Sud, è allo stremo delle forze e non riesce più a fare la spesa.

Molti gli episodi pubblicati sui social, dove si diventa criminali per bisogno, per portare a casa quel “pezzo di pane” che avrebbe dovuto garantire la Costituzione Italiana, perché un diritto. La gente ha paura sì del CoronaVirus, ma ha anche tanta paura di morire di fame.

Chi aiuterà i lavoratori sommersi? Obbligati al lavoro nero perché in Calabria funziona così: o questo o niente.

Chi aiuterà i liberi professionisti le cui casse previdenziali non intervengono per sostenerli? Chi aiuterà i disoccupati?

Nel mondo reale, oltre l’orizzonte di palazzo Chigi, tutto è avvolto dal silenzio, tutto è fermo seppur la vita continua.

Sì, sebbene in isolamento continuano i bisogni primari a cui in molti ben presto non potranno far fronte, e sarà a quel punto che ci troveremo nell’emergenza dentro l’emergenza, annunciata e non fronteggiata dal “Cura Italia”.

“Il decreto cura Italia non tiene affatto in considerazione la categoria degli avvocati, ha di fatto discriminato i liberi professionisti rispetto ad altre categorie” spiegano alcuni avvocati.

Ha delle lacune pazzesche rispetto ad una cospicua fetta del popolo italiano, si pensi infatti che ad oggi gli avvocati sono circa 235.000, eppure il governo che da una parte non prevede alcun sostegno economico, dall’altra li definisce “servizi essenziali” indicando i servizi legali al pari dei contabili, con codice ATECO 69.

Allora la domanda è spontanea, garantire i servizi legali perché necessari ma a chi?

Se siamo in una fase di emergenza, per che cosa se le attività nei tribunali sono sospese?

E la situazione sembra non migliorare. Dalla cassa di previdenza sono state messe a disposizione degli iscritti misure di emergenza che non sono fruibili da tutti e che non possono supplire alla perdita economica di questi mesi di blocco.

“Ma pensiamo anche ai disoccupati, ai lavoratori in nero, a colf e badanti, come porteranno avanti le loro famiglie? Che cosa s’inventerà il Presidente del Consiglio oltre al Decreto “Cura Italia”?

La stragrande maggioranza specie al sud è una famiglia mono reddito, chi darà da mangiare ai loro figli tra qualche tempo?” Questo è quanto espresso dall avv. Jessica Tassone del foro di Locri, civilista e impegnata nel sociale.

A questo punto l’epilogo è triste, dobbiamo prepararci anche ad una pandemia economica

Marta, una degli altri eroi italiani nei tempi del virus – Marta, one of the other Italian heroes in the times of the virus

di emigrazione e di matrimoni

Marta, una degli altri eroi italiani nei tempi del virus

Non dobbiamo dimenticare i moltissimi altri eroi che rischiano la vita per assicurare servizi e cibi per tutti coloro chiusi in casa per limitare i loro movimenti e quindi fermare la diffusione del virus.

Nel periodo di pandemia ci sono moltissime persone che compiono i propri doveri senza voler essere riconosciute o premiate per il loro lavoro e impegno, ma non  per questo dobbiamo tacere.

Senza dubbio la categoria in prima linea è quella delle équipe mediche che curano i malati del virus che affligge il mondo. Tragicamente, più di 7.000 medici e infermieri in Italia sono stati contagiati dal virus e molti di essi, compresi una sessantina di medici, hanno pagato il prezzo supremo per la loro dedizione alla propria professione.

Di questi, il caso più tragico è quello dell’infermiera Daniela Trezzi, non perché era stata contagiata, ma per il timore e la disperazione d’aver contagiato altri malati, colleghi e amici, si è tolta la vita. Il suo gesto è la risposta più triste e, allo stesso tempo, più eloquente alle voci vergognose che girano da troppo tempo all’estero riguardo i nostri medici e infermieri nella loro ora più dura e gloriosa.

Ma nel concentrarci su questi veri eroi, rischiamo anche di dimenticare i moltissimi altri eroi che rischiano la vita per assicurare servizi e cibi per tutti coloro chiusi in casa per limitare i loro movimenti e quindi fermare la diffusione del virus.

Come i medici, infermieri e farmacisti, questi impiegati, operai e altre categorie non si considerano eroi, pensano solo che compiono il lavoro necessario per aiutare i molti milioni  chiusi in casa. Ora parleremo di una di loro che va a lavoro ogni giorno, anche con il timore di poter essere contagiata.

Marta è una dei moltissimi operai che si impegnano a fornire la frutta fresca necessaria per la vita di tutti.

Frutta

L’Emilia-Romagna è il maggior centro di frutta d’Europa e i suoi prodotti sono distribuiti e venduti non solo in Italia, ma anche in molti altri paesi, persino extra europei.

Marta viene dalla Calabria e vive nella regione da molti anni. Lei insieme a migliaia di altri operai nei centri che controllano, trattano, confezionano e spediscono la frutta che vediamo nei supermercati e mercati d’Italia.

Va a lavoro con il timore d’essere contagiata, anche se i responsabili hanno cambiato il metodo di lavoro con squadre fisse, limiti di distanza e le protezioni necessarie. Se uno della squadra si sente male tutta la squadra è mandata a casa per il periodo necessario per assicurare che nessuno sia stato contagiato.

Oltre a questo lavoro, Marta fa lavoretti in casa su commissione per gli altri, decorazioni, regalini e altri piccoli oggetti per parenti, amici e anche per colleghi, per occasioni importanti. Una sera ha visto un servizio televisivo ed ha deciso di produrre anche mascherine per alcune amiche al lavoro.

Il giorno seguente, dopo aver visto alcune operaie con le mascherine di Marta e dopo aver chiesto chi le aveva fatte, un responsabile le ha chiesto di fornirne altre 500 per tutti perché non sapevano quando le maschere ordinate sarebbero arrivate.

E allora Marta ha passato l’intero weekend a produrle. In questo modo anche lei ha dato il proprio contributo a tutti al lavoro. Comunque, la vita non è solo il lavoro e lei, come tutti in Italia chiusi in casa, ha dovuto fare cambiamenti alla propria vita e non solo per gli ovvi motivi.

La vita nuova nei tempi del virus

Naturalmente la prova più dura per Marta coinvolge la famiglia. Sei mesi fa è diventata nonna per la prima volta e fino a tre settimane fa vedeva regolarmente la figlia e il nipotino. Ovviamente scambiavano pranzi e cene e quando la figlia aveva un appuntamento e doveva andare a lavoro Marta badava con gioia al nipotino.

Questo non è più possibile perché figlia, nipotino e genero abitano in un altro quartiere e quindi con le nuove restrizioni nazionali di movimento non possono più visitarsi. Per fortuna ci sono i cellulari e ogni sera vengono utilizzati con video chiamate per vedere figlia e nipotino e per tenersi in contatto. Senza dubbio i sociologi studieranno come i nuovi mezzi di comunicazione hanno aiutato la popolazione a superare le difficoltà della separazione e l’isolamento in questo periodo.

Come molte famiglie, il marito di Marta è un libero professionista che lavora da casa ma ora le stesse restrizioni hanno ridotto il suo lavoro quasi a zero e quindi lui ora fa la spesa, entro i limiti stabiliti, e cucina quando Marta deve andare a lavorare.

Inoltre, c’è stato un altro cambio nella vita di casa. Per via del lavoro di lei, dall’inizio della pandemia suo marito dorme sul divano per calmare i timori di lei di contagiarlo, e per non rischiare di lasciare il figlio solo a casa ora che la scuola è chiusa.

Questi sono tutti effetti naturali di questo periodo, ma per i lettori all’estero che non conoscono la realtà attuale d’Italia, vogliamo anche dire che la paura non esiste solo per coloro come Marta che vanno a lavoro, esiste anche vicino a casa.

La paura e la vita

Malgrado la mancanza di contatti, le notizie si diffondono e non solo via televisione e sui social. I telefoni cellulari diffondono le notizie e così suo marito ha saputo che il marito della proprietaria dell’appartamento aveva preso il virus. Per fortuna ha superato la malattia ma per Marta il rischio era più vicino a casa.

Come sanno molti, gli appartamenti non sempre garantiscono la privacy e così per due sere Marta e suo marito hanno sentito l’inquilina di sopra tossire continuamente. Marta non nascondeva il suo timore, lo stesso timore che sente ogni volta che va a lavoro. Lei ha continuato a fare le sue cose ma i rumori da sopra non facevano altro che far crescere il suo disagio. E poi la svolta terribile.

Mentre il marito di Marta era nel bagno prima di dormire sul divano ha visto luci blu lampeggianti fermarsi davanti al palazzo. Ha aperto la finestra, ha visto che era un’ambulanza e ha chiamato Marta. Lei ha capito immediatamente che i sanitari erano venuti per l’inquilina di sopra. Nessuno dei due ha dormito quella notte.

E allora la paura nata dalle cronache non è più soltanto un’ipotesi ma una realtà forte. Ma le notizie vengono anche dalle campane delle chiese e mentre battiamo queste parole sulla tastiera sentiamo i tocchi lenti della campana e ci chiediamo se l’anima volata via sia stata una vittima del virus.

Comunque, la svolta terribile non ha impedito a Marta di andare a lavoro oppure al marito di uscire a fare la spesa per i prossimi giorni.

Questi sono alcuni degli aspetti di questo periodo che dobbiamo scrivere e documentare per il futuro. Non abbiamo un Manzoni o un Marquez per mettere la malattia al centro di un grande romanzo. Ci sono milioni come Marta che vanno a lavorare con il timore perché sanno che la vita deve continuare in ogni caso, anche con le restrizioni. Però, abbiamo un mezzo che può dare voce ai nostri eroi quotidiani.

Quindi noi del giornale vogliamo dare ai nostri lettori l’opportunità di farci sapere di altri eroi che aiutano i loro parenti, amici, vicini di casa, colleghi di lavoro e anche sconosciuti a vivere in questo periodo travagliato perché sono davvero eroi e devono essere riconosciuti.

Inviate le vostre storie a: [email protected]

di emigrazione e di matrimoni

Marta, one of the other Italian heroes in the times of the virus

We risk forgetting the many other heroes who risk their lives to ensure services and food to all those who are locked down at home to limit their movements and therefore to stop the spread of the virus.

In a period of pandemic contagion there are many people who carry out their duties without wanting to be recognized or rewarded for their work and commitment but not for this we must remain silent.

Undoubtedly the category in the front line is that of the medical teams that look after those suffering the virus afflicting the world. Tragically, more than 7,000 doctors and nurses in Italy have been infected by the virus and many of them, including about sixty doctors, have paid the highest price for their dedication to their profession.

The most tragic of these cases is that of the nurse Daniela Trezzi, not because she had caught the virus but because, out of fear and desperation of having infected other patients, colleagues, relatives and friends, she took her own life. Her gesture is the saddest and at the same time the most eloquent answer to the shameful accusations that for far too long had been circulating overseas concerning our doctors and nurses in their hardest and most glorious hour.

But in concentrating on these true heroes we also risk forgetting the many other heroes who risk their lives to ensure services and food to all those who are locked down at home to limit their movements and therefore to stop the spread of the virus.

Like the doctors, nurses and pharmacists these workers, drivers and other categories do not consider themselves heroes, they think they are only carrying out the work necessary to help the many millions left at home. We will now talk about one of these millions who goes to work every day, even with the fear of being infected.

Marta is one of the many workers committed to supplying the fresh fruit needed in everybody’s lives.

Fruit

Italy’s Emilia-Romagna region is Europe’s biggest centre for fruit and its products are distributed and sold not only in Italy but also in many other countries, even outside of Europe.

Marta comes from Calabria and has lived in the region for many years. She and thousands of workers in the facilities check, treat, package and send the fruit we see in Italy’s supermarkets and markets.

She goes to the work with the fear of being infected, even if the managers and supervisors have changed the work methods with fixed teams and limits on distances and the protection necessary. If one member of the work team feels sick all the team is sent home for the period necessary to ensure that nobody else has been infected.

As well as this job, Marta works at home to make objects on commission for others, decorations, small gifts and other small items for relatives, friends and also for work colleagues for important occasions. One evening she saw a programme on TV and decided to also make masks to give to some friends at work.

The next day, after seeing some workers with Marta’s masks and asking who made them, a manager asked her to supply another 500 for everybody because they did not know when the masks already ordered would arrive.

And so she spent the whole weekend making them. In this way she too gave her contribution to everybody at the workplace. However, life is not only work and she, like everybody else in Italy shut in at home, had to make changes to her life and not only the most obvious changes.

The new life in the times of virus

Naturally the hardest test for Marta involves the family. Six months ago she became a grandmother for the first time and up to three weeks ago she regularly saw her daughter and grandson. Obviously they swapped lunches and dinners and when the daughter had an appointment or had to go to work Marta joyfully looked after the grandchild.

Now this is no longer possible because the daughter, grandson and son in law live in another suburb of the city and so with the new national restrictions on travel they can no longer visit each other. Luckily there are now mobile phones and every evening they are used with video calls to see the daughter and grandson and to keep in touch. No doubt sociologists in the future will study how new methods of communication have helped the population to overcome the hardship of separation and isolation during this period.

Like many families, Marta’s husband is a professional who works from home but now these same limits have reduced his work to almost zero and therefore he now does the shopping, within the established limits, and cooks when Marta must go to work.

Furthermore, there has been another change to life at home. Due to her work, since the start of the pandemic her husband has been sleeping on the lounge in order to calm her fears of spreading the virus to him. She also did not want to risk the son being left alone now that his school has been closed.

These are all the natural effects of this period but for the readers overseas who do not know the current reality in Italy, we also want to say that the fear of the virus does not exist only for those like Marta who go to work, it also exists much closer to home.

Fear and life

Despite the lack of contacts news still spreads and not only via television and the social media. Mobile phones spread news and so her husband found out that the landlady’s husband had caught the virus. Luckily he has overcome the disease but for Marta the risk was even closer. 

As many know, privacy is not always guaranteed in apartments and so for two evenings Marta and her husband heard the upstairs tenant coughing continually. Marta could not hide her fear, the same fear she feels every time she goes to work. She continued to carry out her normal activities but the sounds from upstairs only increased her discomfort. And then, there was a terrible development.

While Marta’s husband was in the bathroom before going to sleep on the lounge he saw flashing blue lights stop in front of the apartment building. He opened the window, saw it was an ambulance and called Marta. She understood immediately that it had come for the sick tenant. Neither of the two slept that night.

And so the fear born from the news was no longer only a hypothesis but a solid reality.

But news also comes from the church bells and as we are writing these words on the keypad we can hear the slow toll of the bells and we can only wonder if the departed soul had fallen victim to the virus.

However, these developments do not stop Marta going to work or her husband from going out for the shopping for the next few days.

These are some of the aspects of this period that we must write and record for the future. We do not have a Manzoni or Marquez who will be able to write the disease into the heart of great novels. There are millions like Marta who go to work with fear because they know life must carry on in any case, even with the restrictions. However, we have a means that can give a voice to all our daily heroes.

Therefore, we in the newspaper want to give our readers the opportunity to let us know of other heroes who help their relatives, friends, neighbours, work colleagues and also people unknown to live during this troubled period because they are real heroes and must be recognized.

Send your stories to: [email protected]

ASL Roma 6: a rischio la zona terapia intensiva dove si prevede un uso promiscuo per pazienti Covid e pazienti non Covid

Il segretario della Cisl Medici Lazio, Luciano Cifaldi,  interviene su possibile utilizzo di spazi unici in terapia intensiva negli ospedali dei Castelli Romani, che vedrà una pericolosa commistione tra pazienti affetti da coronavirus e quelli con altre gravi patologie

di Vanessa Seffer

 “Si ha notizia della volontà da parte della direzione strategica della Asl Roma 6, quella dei Castelli per intenderci, di concentrare in un unico spazio fisico, o strettamente limitrofo, pazienti Covid e pazienti non Covid. Questo sembra possa accadere sin dai prossimi giorni nella terapia intensiva ed appare in aperto contrasto con quanto ribadito nella nota 7865 del 25/3/2020 del Ministero della Salute” – dichiara in un comunicato Luciano Cifaldi, segretario della Cisl Medici Lazio.

La richiamata nota del Ministero della Salute, avente ad oggetto “Aggiornamento delle linee di indirizzo organizzative dei servizi ospedalieri e territoriali in corso di emergenza COVID-19” evidenzia come è”necessario identificare prioritariamente strutture/stabilimenti dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da COVID- 19, tenuto conto che le attività precipue sono legate alle malattie infettive, assistenza respiratoria e terapia intensiva. Parimenti, è necessario individuare altre strutture ospedaliere da dedicare alla gestione dell’emergenza ospedaliera NON COVID (patologie complesse tempodipendenti)”.

“Sfugge pertanto – dichiara il sindacalista Cisl Medici Lazio – quale possa essere la razionale motivazione che spinge la direzione generale della Asl Roma 6 ad intraprendere una strada che potrebbe esporre pazienti e personale ad un significativo aumento del rischio contagio”. 

Peraltro nel documento di fase 3 emanato nei giorni scorsi dalla Regione Lazio in attuazione della circolare del Ministero della salute prot. GAB. 2627 del 1marzo 2020 l’ospedale dei Castelli viene inserito nella rete Covid-19, anche in ragione della disponibilità manifestata, come ospedale spoke destinato alla gestione di casi Covid-19 a minor impegno clinico-assistenziale.

“Come si concilia dunque il programma di conversione della Terapia Intensiva dell’Ospedale dei Castelli da no covid-19 a covid-19 positivi?

 Stiamo parlando della terapia intensiva ovvero di quella area di alta specializzazione dove vengono ricoverati ad esempio i pazienti che ne necessitano dopo interventi operatori complessi.

 La Cisl Medici Lazio chiede pertanto al Direttore Generale della Asl Roma 6 e all’Assessore alla Sanità del Lazio di garantire che la realizzazione di questo progetto non esporrà a rischi ulteriori i pazienti e non andrà a danno della sicurezza e della incolumità fisica dei medici e degli operatori sanitari del Nuovo ospedale dei Castelli”. 

Dalla Russia un farmaco per il trattamento del coronavirus

La Federal Biomedical Agency ha introdotto un farmaco per il trattamento dell’infezione da coronavirus. Si tratta del farmaco antimalarico meflochina. Lo ha riferito il servizio stampa dell’agenzia RIA.

Il rapporto rileva che il centro di ricerca e produzione Pharmzashchita ha sviluppato un regime di trattamento che tiene conto dell’esperienza cinese e francese. “Il farmaco ad alta selettività blocca l’effetto citopatico del coronavirus nella coltura cellulare e ne inibisce la replicazione, e l’effetto immunosoppressivo della meflochina previene l’attivazione della risposta infiammatoria causata dal virus. L’aggiunta di antibiotici macrolidi e penicilline sintetiche non solo impedisce la formazione di una sindrome batterica-virale secondaria, ma aumenta anche la concentrazione di un agente antivirale nel plasma sanguigno e nei polmoni “, ha detto il capo dell’FMBA (Federal Biomedical Agency) Veronika Skvortsova.

Tutto questo evidenzia un trattamento efficace per i pazienti con COVID-19 di gravità variabile.

Inoltre, è stato sviluppato un sistema efficace e sicuro per la prevenzione del coronavirus basato sulla meflochina, che per curare la malaria agisce uccidendo il parassita che la provoca, come riporta l’agenzia di stampa.

La ricerca condotta diventerà parte delle linee guida del Ministero della Salute. In particolare, è stata aggiornata la sezione sulla diagnostica di laboratorio per il COVID-19 e sono stati ampliati i regimi di trattamento farmacologico. Quindi, i medici hanno catalogato diversi farmaci che sono stati usati per trattare la SARS e che si consiglia di utilizzare in combinazione nel trattamento di questa nuova infezione.

Si tratta di lopinavir + ritonavir, clorochina, idrossiclorochina e interferone. Inoltre, umifenovir, remdesivir, favipiravir sono attualmente in fase di sperimentazione clinica per il COVID-19

Già dall’11 marzo l’Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato una pandemia da coronavirus COVID-19, che si è diffusa dalla Cina.

Secondo le statistiche della Johns Hopkins University, sono quasi 600 mila le persone contagiate da Covid-19 nel mondo, più di 27mila i decessi e 131 mila le guarigioni. I primi tre paesi in termini di decessi sono Italia, Spagna e Cina.

In Russia, il numero totale di casi di coronavirus è di 1264 persone (817 delle quali a Mosca), 49 persone guarite e quattro sono morte.

Gli ultimi dati sulla situazione con COVID-19 in Russia e nel mondo sono presentati sul portale stopkoronavirus.ru.28 marzo – Notizie RIA. 

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