Accordo di Pace Emirati Arabi – Israele: parla l’italiana del “Rinascimento arabo”

Accordo abramitico di Pace Emirati Arabi – Israele: da 20 anni un’ italiana Benedetta Paravia è protagonista del cosiddetto “Rinascimento arabo”, con iniziative interculturali e interreligiose

L’accordo di pace tra Emirati Arabi e Israele è un accordo storico, che segna una tappa importante nell’evoluzione della società araba e del mondo intero. Un cammino che vede tra gli attori da oltre 20 anni anche una donna italiana, considerata una protagonista del cosiddetto “Rinascimento Arabo”.

Lei è Benedetta Paravia, e lavora da anni ormai al fianco delle donne arabe, dei bambini e dei disabili, promuovendo il dialogo interculturale, con lo scopo di creare una società che dialoga, e soprattutto in pace.

Dal 2018 Benedetta ha cominciato a produrre la serie TV, web e inFlight “Hi Dubai” (www.hidubai.ae) e “Hi Emirates“(www.hiemirates.ae ), dedicata alle donne del mondo arabo, che andrà in onda anche in Italia dal prossimo dicembre sui canali RAI.

L’intento è quello di spiegare in Occidente come sia realmente organizzata la società di un’autentica nazione islamica, quale appunto quella gli Emirati Arabi Uniti, paese che sta modellando la strada per una società più connessa e armoniosa.

Per questi suoi sforzi Benedetta è considerata un fattore chiave del “Rinascimento Globale Arabo”, presentato per la prima volta nel 2019 dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman al Saud, un movimento che pone la donna al centro della società del mondo arabo.

“Diciannove anni fa gli Emirati Arabi Uniti mi hanno accolta con amore e rispetto diventando la mia seconda casa. Mi hanno permesso di creare e guidare numerosi progetti interculturali, interreligiosi ed in favore del ruolo della donna nella società, rendendomi orgogliosa di far parte della saggia visione dei leaders di questo paese. Oggi pertanto la firma dell’accordo abramitico di pace tra gli EAU ed Israele rappresenta per me il coronamento del desiderio di pace in Medio Oriente che coltivo fin da adolescente”, racconta Benedetta Paravia.

Le tante iniziative interculturali e interreligiose, per il dialogo e la pace

Conosciuta anche con il nome artistico “Princess Bee”, Benedetta Paravia per il suo attivismo nella cultura e nel sociale degli Emirati è considerata l’ ”Ambasciatrice del mondo arabo“.

Nel corso degli anni è stata fautrice di molti progetti coraggiosi, così nel 2006 ha scritto “Angels – una canzone per la Pace” per la quale è l’unica artista al mondo ad aver ricevuto il Patrocinio dell’UNESCO “per l’importanza fondamentale per la pace e la solidarietà tra i popoli”.

Questa stessa canzone – che attraverso il canto dei bimbi che hanno perso la vita nei conflitti israelo-palestinesi esorta all’abbattimento dei muri, ha ottenuto anche il patrocinio della Santa Sede, Commissione Giustizia e Pace, e gli auspici ed una medaglia dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

La canzone fu in molti ambienti boicottata, proprio per i valori di cui è portatrice ed il video, girato negli studi Dino di Cinecittà, fu bannato su Youtube molteplici volte, dietro segnalazione di utenti delle opposte fazioni.

Nel corso degli anni molte maestre delle scuole elementari e medie hanno scelto “ANGELS” per la recita di fine anno.
Autrice e produttrice, nel 2005 con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione Superiore degli Emirati Arabi Uniti, ha dato vita a “The Intercultural Project”, un programma educativo di formazione per studenti universitari emiratini e italiani, appositamente ideato per avvicinare le culture europea e araba in favore dello scambio e dell’integrazione interculturale.

Da sempre promuove il dialogo interculturale per la comprensione della diversità culturale combattendo discriminazione ed esclusione sociale.

È cofondatrice e ambasciatore della ONLUS A.N.G.E.L.S.– Associazione Nazionale Grandi Energie Latrici di Solidarietà (www.loveangels.it), nata nel 2008 per l’assistenza sanitaria in Italia ai bambini malati provenienti da zone colpite dalla guerra.

Con la collaborazione del Governo italiano e delle autorità israeliane, nel 2008 ha rinnovato l’Orfanotrofio Al Amal di Gaza fornendo agli orfani le attrezzature di base necessarie al loro sviluppo psicomotorio.

Nel 2008 ha creato un gioiello per beneficenza, chiamato “Fratellanza, figli dello stesso Padre“, che rappresenta i simboli delle 3 religioni monoteiste in ordine cronologico, per ricordare a ebrei, cristiani e musulmani la discendenza dal Patriarca Abramo.

Per questo gioiello le fu espressamente chiesto da una Sceicca degli Emirati Arabi Uniti di rimuovere la Stella di David in cambio di 2 milioni di dollari, ma rifiutò l’offerta, pertanto oggi la firma del trattato di Pace tra Emirati Arabi ed Israele ha per lei un significato molto profondo.

Nonostante le polemiche sorte per la creazione del gioiello per la Pace ed alcuni problemi diplomatici sorti nel corso del tempo, nel 2013 è stata nominata Ambasciatore Internazionale del Centro di Dubai Al Noor per bambini disabili (ora “per Persone Determinate”) e si è offerta volontaria raccogliendo donazioni per il centro.

Nel 2017 è stata proposta per la nomina di Ambasciatore di Buona Volontà UNESCO per l’Italia.

Il Crocifisso miracoloso di San Vito

Nel 1941 troppo presto avevamo cantato a Fiume il “Te Deum Laudamus” di ringraziamento perché la guerra purtroppo continuava e dopo del ribaltone del 1943 arrivarono i tedeschi, che come regalo finale alla nostra città ci fecero saltare il porto, che era la più importante risorsa cittadina

di Rodolfo Decleva

A Fiume avevamo un Crocifisso miracoloso che si trovava – e si trova ancora adesso – sopra l’altare maggiore della chiesa di San Vito, la nostra Cattedrale, che è mèta annuale ogni 15 Giugno di incontro per molti fiumani che vi si recano per celebrarne la Festa Patronale.

Un primo miracolo un po’ cattivello fu quando fece sprofondare nel pavimento della chiesa il cattivo Lonzarich, che gli aveva scagliato un sasso.

La leggenda narra che nel 1296 c’era nella piazza antistante la Chiesa un gruppetto di giovani che giocavano ai dadi. Tra questi c’era il Lonzarich che continuava a perdere e sbottò con una minaccia: “Se non vinco stavolta, vado dentro e gli tiro un sasso”.

Puntualmente non vinse ed entrato in Chiesa scagliò il sasso che colpì il Crocifisso ed in quel momento avvenne il miracolo. Il pavimento della Chiesa si aprì sotto i piedi del Lonzarich che sprofondò con tutto il suo corpo lasciando fuori solo il braccio violento che aveva lanciato il sasso contro il costato di Gesù, ancora sanguinante.

Dopo di allora chissà quante grazie avrà accolto e chissà quanti miracoli avrà elargito il nostro Crocifisso Miracoloso, ma c’è uno che ricordo benissimo: quello che si riferisce al 1941 quando la popolazione civile di Fiume dovette evacuare la città perchè stava per iniziare il nostro “vittorioso” attacco alla Jugoslavia, malgrado questa si fosse dichiarata “non belligerante”.

L’esodo forzato durò più o meno 10-12 giorni e quando tornammo alle nostre case, la nostra Fiume era intatta come l’avevamo lasciata. Le nostre truppe avevano varcato senza sparare un colpo il Ponte di ferro sul fiume Eneo che segnava il confine tra Italia e Jugoslavia e avevano occupato l’adiacente cittadina croata di Sussak.

Ora stavano completando l’occupazione di tutta la Jugoslavia per cacciare gli inglesi dalla Grecia e strada facendo “liberare” i nostri Alpini decimati dalla resistenza greca sul confine albanese-greco.

Fu allora che il nostro Vescovo Mons. Ugo Camozzo informò la popolazione del suo voto fatto al miracoloso Crocifisso: “Oh, Signore, proteggi la tua diletta città e noi ti ripagheremo con la costruzione di un nuovo Tempio votivo”.

Così il nostro Crocifisso aveva compiuto il nuovo miracolo e tutti fummo mobilitati – grandi e piccini – per assolvere quel nostro obbligo votivo e quindi nella ricerca di fondi. Fu fatta anche una imponente processione di ringraziamento. Cantavamo “Noi vogliam Dio”, “Mira il tuo popolo”, “Sono stati i miei peccati” ed eravamo convinti di essere protetti dal Cielo.

In quel tempo non avevamo ancora subito bombardamenti né udito suonare le sirene di allarme, e conoscevamo la guerra solo attraverso le tessere annonarie e il porto che era vuoto, essendo la marineria spostata ai porti del sud, più vicini alla Libia per garantire i rifornimenti alle truppe impegnate sul fronte africano.

La “Vedetta d’Italia”, quotidiano di Fiume, pubblicava notizie e foto di bambini, che rompevano il loro spargnak (salvadanaio) perchè anch’essi volevano partecipare alla grande gara di gratitudine generale.

La prima pietra del Tempio venne posata al Giardino Pubblico e ne seguirono ancora molte altre, ma l’opera ahimé era destinata a finir male perché nel 1945 arrivarono i titini, che allora erano comunisti atei e non potevano accettare quell’iniziativa. Ci misero poco nel farla saltare con la dinamite. A quel punto i conti non tornarono.

Nel 1941 troppo presto avevamo cantato il “Te Deum Laudamus” di ringraziamento perché la guerra purtroppo continuava e dopo del ribaltone del 1943 arrivarono i tedeschi, che come regalo finale alla nostra città ci fecero saltare il porto, che era la più importante risorsa cittadina. Era uno strazio assistere impotenti al brillamento delle mine, che lanciavano fino in collina i blocchi delle nostre banchine.

E poi arrivarono i Druzi, che con la loro libertà – fatta di tirannia, odio e foibe insieme con una studiata pulizia etnica – si impadronirono della nostra terra e ci costrinsero raminghi per il mondo.

Come mai il miracolo era finito storto?

Ora che siamo all’atto finale del nostro Calvario, viene da chiedersi come mai non ce lo abbia mai spiegato nessuno eppure tutti ci avevamo creduto.

In memoria di mio padre Leandro Primozich (Ndr)

Oipa, la condanna di un allevatore abusivo di cani di razza a Verona

Le Guardie Zoofile Oipa di Verona intervennero in una struttura abusiva e sequestrarono un cucciolo agonizzante. A 5 anni di distanza è arrivata la sentenza di condanna della corte d’Appello

Condannato a un anno di reclusione dalla Corte d’appello, in primo grado era stato condannato a tre, un allevatore abusivo di cani di razza a Verona. La vicenda parte nel 2015 da un intervento delle guardie zoofile dell’Oipa a seguito di una segnalazione di maltrattamento.

Il veronese fu denunciato dagli agenti poiché l’allevamento era privo di autorizzazione, e, cosa più grave, per lo stato di sofferenza degli animali, una decina, al momento del ritrovamento. Per quest’ultimo reato l’allevatore è stato condannato ma, poco tempo dopo la prima vicenda, violando i sigilli posti dalle guardie su disposizione dell’autorità giudiziaria, reintrodusse nella struttura altri animali, anche questi detenuti in maniera non idonea.

Da qui, il nuovo intervento della sezione di polizia giudiziaria delle guardie zoofile dell’Oipa di Verona, che vigilava anche sulle strutture sequestrate. «Nel secondo intervento abbiamo nuovamente denunciato questa persona avendo trovato, tra gli altri, anche un cucciolo agonizzante ricoperto di rogna, che ora ha circa cinque anni e sta bene», spiega Massimiliano D’Errico, comandante del nucleo delle guardie zoofile Oipa di Verona. «Insieme ai sanitari del canile municipale di Verona lo abbiamo sequestrato e curato, salvandolo. Tutti gli animali confiscati ora sono in buone mani, compresi quelli dell’ultima sentenza. Il nostro nucleo resta a disposizione della cittadinanza che ci vorrà contattare per segnalarci casi di maltrattamento e abusi sugli animali all’email [email protected] o attraverso il sito Oipa al link https://www.guardiezoofile.info/segnalazione».

BAUBEACH® diventa polo formativo sullo studio dell’etologia del cane. Aperto tutti i fine settimana dell’anno   

Nel week end si conclude la seconda edizione del Corso di Formazione Dog Manager IHOD©. Baubeach©, che ha intrapreso la certificazione UNI ISO 29993 proporrà la prossima edizione a fine anno.

Approvata la richiesta del servizio di destagionalizzazione che darà l’opportunità alla spiaggia di restare aperta nei week-end dall’autunno a primavera.

Un altro week end di impegno e passione a Baubeach®, la spiaggia per cani liberi e felici di Maccarese, che il prossimo 20 settembre porterà a completamento la seconda edizione del Corso di Formazione Dog Manager Ihod©, riconosciuto dall’Ente di Promozione Sportiva AICS e patrocinato da Regione Lazio e Comune di Fiumicino, con la prerogativa di aver intrapreso il percorso di Certificazione UNI ISO-29993 , la Norma che specifica i requisiti per i servizi di formazione che non rientrano nell’istruzione formale.

Mentre Baubeach® diviene quindi un polo formativo sullo studio dell’ etologia del cane e sui servizi turistico-ricreativi collegati a questo ambito, con la importante certificazione dell’unico Ente di Normazione in Italia, le famiglie con un cane al seguito possono gioire di un’altra splendida notizia: la spiaggia ha ottenuto la possibilità di offrire il servizio di destagionalizzazione, quindi nei week end di sole dai mesi autunnali fino a primavera, sarà possibile recarsi al mare con il cane e ricevere accoglienza e servizi base.

Pieno di emozioni il week end che prevede l’appuntamento di sabato 19, alle ore 12:00, con la classe di educazione al corretto rapporto con il cane, rivolto ai neofiti e in grado di dare gli strumenti per gestire la relazione in modo “etologicamente corretto”; domenica 20 in mattinata (ore 11:00) si farà invece un briefing con gli allievi del corso, parlando delle materie trattate, della gestione dei cani in libertà, della organizzazione di un asilo modello per cani e della rivisitazione della “Carta dei Valori IHOD©”, sui quali si basa il percorso formativo.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, con appuntamento alle ore 16:00, condotto dall’Artista Karen Thomas, ci sarà un workshop che raduna allievi e docenti attorno al tema dell’Appartenenza: appartenenza ad una cultura del rispetto biocentrico, della cura e della conservazione animale e ambientale, dei diritti di chi non può parlare, della bellezza e consapevolezza dell’enorme valore della natura e della importanza di lasciare un segno al nostro passaggio che abbia un senso per le generazioni che verranno.

Il tutto raccontato attraverso i colori, le forme di grandi tronchi spiaggiati che raccontano le loro storie, con brevi momenti di meditazione e poesia, osservazione guidata e sperimentazione: e il risultato sarà tangibile sia nella creazione di amuleti da portare con sé nel nuovo viaggio che si intraprenderà dopo il corso, sia nella realizzazione di un Totem: il Totem della Appartenenza, appunto, attorno al quale ci si riunirà in una breve sessione yogica, all’interno del Bosco Emozionale, ricco delle installazioni nate dalla collaborazione con l’Artista, tra percorsi naturali studiati per affinare i sensi dei cani e il valore empatico della relazione, alle spalle della spiaggia più ecologica e poetica del litorale .

Lunedì 21 avrà luogo la sessione di esame, presieduta da Toni de Vito, Educatore cinofilo comportamentale e responsabile regionale del settore cinofilo di AICS, con il quale diversi tra i corsisti proseguiranno il percorso per approfondire la preparazione cinofila, divenendo Educatori cinofili di primo livello, come consentito dalla parificazione del Corso alla Virtues Dog Academy .

La prossima edizione del Corso Dog Manager IHOD© è prevista per fine anno; tutte le informazioni nella pagina dedicata alla Formazione sono reperibili sul sito https://www.baubeach.net/. Prenotazioni all’indirizzo mail [email protected]

Istituita la festa della Sicurezza e della Pace del Rotary club Roma Capitale

Premiati i Comandanti delle Accademie Militari ed il Direttore della scuola Superiore di Polizia nonché i primi di ciascun corso delle rispettive Accademie

«Voi, cari ragazzi, siete coloro che con le missioni di pace nel mondo rappresentate e salvaguardate l’Italia». Così esordisce l’avv. Gennaro Contardi, presidente del «Rotary Club Roma Capitale», rivolgendosi ai primi allievi dell’ultimo corso di ciascuna accademia.

«Le cosiddette Forze Armate -prosegue l’avv. Gennaro Contardi- con le attuali armi in grado di distruggere l’intero globo terreste, non sono più uno strumento di guerra ma di Pace e Sicurezza nel Mondo. Questo è il significato di questa Festa della Sicurezza che sarà celebrata annualmente nel mese di settembre dal Rotary Club Roma Capitale».

Ricevono il premio in questa prima edizione della Festa della Sicurezza e della Pace del «Rotary Club Roma Capitale» e del «Rotaract Roma Tirreno – Monte Mario»: il sottotenente Michele Nati (Esercito), il tenente Ivan Zaniboni (Scuola Ufficiali Carabinieri), l’allievo pilota r.n. Luca Matteucci (Accademia Aeronautica), il sottotenente Giorgio Ruta (Accademia della Guardia di Finanza), la dott.ssa Martina Marinella (Scuola Superiore di Polizia).

Una targa d’argento è stata inoltre consegnata in riconoscimento dell’impegno umanitario profuso al Capo di Stato Maggiore presso Comando per la Formazione Specializzazione e Dottrina dell’Esercito, gen. div. Massimo Mingiardi, in rappresentanza anche del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito gen. Salvatore Farina; al Comandante della Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma, gen. div. Claudio Domizi; al Comandante dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, gen. brig. aerea Paolo Tarantino; al Comandante dell’Accademia della Guardia di Finanza di Bergamo, gen. brig. Bonifacio Bertetti ed al Direttore della Scuola Superiore di Polizia, dirigente generale di pubblica sicurezza Anna Maria Di Paolo.

Per tutti gli allievi dell’ultimo corso di ciascuna accademia, infine, il «Rotary Club Roma Capitale» ha rilasciato una credenziale -consegnata ai rispettivi comandanti- per cui ovunque essi vadano in Italia, in Europa o nel Mondo, questo possa essere un biglietto di presentazione per i Rotary Club locali, che accoglieranno in nome dell’amicizia rotariana i nostri giovani militari ed membri delle forze di polizia. 

Italia-USA: ricevuto dal Vicepresidente Armao il pittore siciliano che ha donato un’opera agli italoamericani

Il Critico d’Arte Paolo Battaglia la Terra Borgese, socio onorario dell’Order Sons and Daughters of Italy in America ha reso possibile la donazione di un ritratto raffigurante il fondatore della più antica e consolidata organizzazione a supporto degli italoamericani. Il Critico d’Arte è stato ricevuto dal Vicepresidente della Regione Siciliana per presentare l’opera, prima della definitiva spedizione negli USA.

Il Vicepresidente ed Assessore all’Economia della Regione Siciliana Gaetano Armao ha ricevuto oggi il pittore palermitano Sergio Potenzano insieme al Critico d’Arte Paolo Battaglia La Terra Borgese ed il rappresentante per la Sicilia della Camera di Commercio Americana in Italia (Amcham) Pietro Viola.

Nel corso dell’incontro, il Critico d’Arte Battaglia La Terra Borgese ha presentato l’opera eseguita dal pittore siciliano Potenzano, raffigurante il fondatore dell’Order Sons and Daughters of Italy Vincenzo Sellaro, prima della definitiva spedizione negli Stati Uniti dove sarà esposta permanentemente presso la sede di questa organizzazzione a Washington DC.

Sellaro, medico siciliano nativo di Polizzi Generosa, emigrò negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso dove fu fondatore del primo Ospedale italiano in America e successivamente si prodigò nel riunire le molteplici Società di Mutuo Soccorso per gli italiani in America in un’unica grande organizzazione che chiamò Ordine dei Figli d’Italia in America, oggi la più antica e consolidata organizzazione a supporto dei cittadini americani di discendenza italiana.

L’opera di Potenzano, una tela di 100×90 cm eseguita in acrilico, è stata donata, grazie all’interessamento del Battaglia La Terra Borgese, che ne ha inoltre firmato la critica, alla Sede Nazionale di Washington di questa organizzazione in segno di profonda amicizia e riconoscenza da parte della Madreterra ai nostri connazionali che hanno con sacrificio abbandonato l’Italia, contribuendo alla crescita di una grande Nazione amica, gli Stati Uniti d’America.

“E’ per me una grande gioia aver contribuito – ha dichiarato il Critico d’Arte Paolo Battaglia La Terra Borgese – a rendere possibile questo gesto d’amicizia tra la comunità italoamericana e la Madreterra. Il fondatore dell’OSDIA, Sellaro, è ricordato a New York con una statua posizionata nel quartiere dove visse ed operò, mi sembrava doveroso far giungere anche dalla sua terra, la Sicilia, un corrispondente tributo ad una figura così importante nella storia dei nostri connazionali al di là dell’Atlantico”.

Il 20 agosto abbiamo superato il punto di non ritorno del clima

Studi recenti dicono che la concentrazione di gas serra nel mondo non è mai stata così alta. Le conseguenze sono più gravi di quello che avevamo immaginato. E le manifestazioni del fenomeno sono peggiori anche delle previsioni scientifiche più gravi

di Dania Scarfalloto Girard – pres. Osservatorio Ambiente della Lidu onlus

Cosa vuol dire? Ma soprattutto quanto tempo abbiamo? Il punto di non ritorno è il momento o condizione a partire dal quale non si riesce più a tornare allo stato iniziale. “In generale il punto di non ritorno è il punto più critico di una crisi che se travalica detto punto si produce, solitamente una trasformazione sostanziale o l’annientamento completo di ciò che l’ha preceduta.” Quello che è certo è che i cambiamenti climatici in atto da un secolo a questa parte, di cui l’uomo è diretto responsabile, devono essere al più presto fermati, per evitare conseguenze assai più gravi. La realtà dei fatti è che si può parlare di un’emergenza planetaria, che coinvolge tutti gli abitanti del nostro pianeta.

Studi recenti dicono che la concentrazione di gas serra nel mondo non è mai stata così alta. Le conseguenze sono più gravi di quello che avevamo immaginato. E le manifestazioni del fenomeno sono peggiori anche delle previsioni scientifiche più gravi. Lo vediamo dappertutto. Dai disastri naturali all’oceano Artico, dai ghiacciai alla temperatura del mare. La realtà è che i cambiamenti climatici stanno procedendo più velocemente rispetto alle nostre azioni. Parlano tutti con un senso di urgenza ma servirà a qualcosa? Per combattere i cambiamenti climatici bisogna abbattere le emissioni e bisogna farlo nel più breve tempo possibile. Inutile credere che abbiamo ancora tempo, non è così il tempo è scaduto.

Eugenio Turri geografo e scrittore, sostiene “ sia venuto meno, il confronto diretto tra uomo e natura, ed in particolare che sia venuto meno quel momento magico in cui l’uomo, individualmente trovava rispecchiato nella natura il segno di sé, della propria azione, del proprio modo di creare un ordine che gli derivava dalla società in cui viveva”. Perchè la natura e il paesaggio che ci  circonda, specialmente quello rimasto al naturale e quello antropizzato è, e lo sarà sempre, un bene di tutti , un bene comune . “La trasformazione climatica e ambientale in atto e che riguarda tutti e tutto, dai poli all’equatore, dai ghiacciai alpini ai fondali oceanici, dall’America all’Indonesia, dall’India alla Cina. L’attività antropica ha minato ogni ambiente, ogni ecosistema, ogni equilibrio, ha compromesso la biodiversità e la sopravvivenza di migliaia di specie, compresa la specie umana.” scrive Maria Grazia G. Paperi.

Il fatto è che il problema di dimezzare la quantità di CO2 immessa in atmosfera in un paio di anni è un obiettivo ormai irrealizzabile. E’ stato rilevato da uno studio recente che, nonostante gli impegni assunti nelle recenti conferenze sul clima, la quantità di emissioni di CO2 è tornata ad aumentare negli ultimi anni dopo che si era stabilizzata per qualche anno. I poli sono già in stato avanzato di “decomposizione”, di questo passo entro il 2040 sarà possibile la navigazione all’interno del Polo Nord, se lo scioglimento avvenisse completamente la scomparsa dell’Artico, che funge da condizionatore d’aria per l’emisfero settentrionale, determinerebbe il cambiamento delle correnti e dei cicli climatici con conseguenti inondazioni e siccità dagli sviluppi imprevedibili e catastrofici.

Ampie porzioni di coste, fra le zone più abitate del Pianeta, isole e penisole sarebbero completamente sommerse, come sta già avvenendo. Tutto questo non fa ben sperare, c’è una grande differenza tra il dire e il fare. Il mondo ha bisogno urgentemente di un cambio di marcia, non di continui passi indietro: per combattere i cambiamenti climatici bisogna abbattere le emissioni e bisogna farlo nel più breve tempo possibile. Dobbiamo riuscire ad aggregare tutti coloro che hanno un obiettivo comune: la Sopravvivenza. Tanto per dirne una, in Italia le nostre città sono tra le più inquinate d’Europa a causa della forte presenza, oltre i limiti di legge, di un gas fortemente irritante e cancerogeno, emesso nei processi di combustione, in particolare dai motori diesel: il Biossido d’azoto (NO2).

Il 2015 è stato l’anno dello scandalo, è stato reso noto al mondo intero come i produttori di auto ci abbiano preso per il naso per decenni e ancora adesso siamo in emergenza inquinamento anche se viene in parte nascosto o sdrammatizzato. Nemmeno in una metropoli come New York abbiamo i nostri livelli. Le nostre sono aree metropolitane fortemente a rischio per la salute dei suoi abitanti. Il rischio sanitario aumenta notevolmente durante la stagione calda, quando si assiste a un brusco aumento dei ricoveri per colpa dell’incremento dell’NO2, la formazione dell’Ozono (O3), anch’esso fortemente irritante e tossico. Polveri sottili, benzene, zolfo e altro. Viviamo senza rendercene conto, ma non si può prescindere dall’ambiente.

 L’uomo, la comunità vive parzialmente nell’ambiente naturale, ma in ambiente antropizzato e costruito, nella città. Ma se questo bene che è il nostro ambiente, viene messo a rischio costantemente, allora dobbiamo intervenire. Non è sufficiente quello che facciamo. Le comunità hanno bisogno di vivere bene, in un ambiente sano. Il benessere mentale deve andare di pari passo con quello fisico. Progettare città vivibili e sanare quelle esistenti è una priorità, ed è importante che sia fatta una scelta radicale e profonda. La fiducia che la comunità ha verso le istituzioni sta vacillando perché non si vedono passi concreti.

In questa fase storica, tenendo conto anche della pandemia dovuta al virus Covid 19, che ha origine anch’esso dallo stravolgimento dei nostri ecosistemi, quello che occorre è chiederci una volta per tutte se il diritto alla vita venga prima o dopo tutti gli interessi di politici ed economisti indifferenti a tutto ciò che inquina, e tutti i veleni che respiriamo, e tutto il cibo spazzatura che mangiamo, e tutte le malattie che prendiamo da molto tempo a questa parte se vogliamo continuare a tutelare il privilegio di pochi a danno della salute di tutti, prego accomodatevi e state a guardare, abbiamo bisogno che tutti ci svegliamo una volta per tutte, e prendiamo coscienza di questa cruda realtà.

Per Ilaria Capua, le epidemie come il coronavirus derivano dalle azioni dell’uomo sull’ambiente Secondo la virologa di fama internazionale, occorre un approccio nuovo al concetto di salute e malattia, basato sul rapporto (più rispettoso) nei confronti dell’ambiente e sullo studio approfondito dei dati «Questa epidemia ha messo in luce come – cosa che sapevamo già – in questo mondo siamo tutti interconnessi» dice la virologa di fama mondiale Ilaria Capua. “Ci si basa su un concetto base: se intervieni su un ecosistema e, nel caso, lo danneggi, questo troverà un nuovo equilibrio. Che spesso può avere conseguenze patologiche sugli esseri umani. Lo si vede con le conseguenze, non volute, dell’impiego su larga scala dei pesticidi, che sono andati a danneggiare la popolazione di api e farfalle. Queste ricadute sull’ambiente raggiungono alla fine, la nostra salute. Perché – e questo è il secondo concetto fondamentale che dovrà diventare chiaro a tutti gli stakeholder del settore– noi viviamo in un ambiente chiuso. Come se fossimo un acquario. La nostra salute dipende per il 20% dalla predisposizione genetica e all’80% dai fattori ambientali. La cura deve studiare, oltre all’organismo in questione, anche il contesto.“

Una cosa è certa: se vogliamo aspettare un benché minimo cambiamento, occorrerà sensibilizzare i cittadini e le istituzioni e fare in modo che tutti coloro che hanno a cuore la propria esistenza e la propria salute inizino a occuparsene concretamente. Si tratterà di provare a sopravvivere e capire e rendersi conto della drammatica situazione in cui siamo immersi, dobbiamo intervenire e insistere con chi di dovere per attuare provvedimenti indirizzati a migliorare la qualità dell’ambiente. Dovremmo iniziare a chiedere e a impegnarci direttamente affinché si possa trattare bene il nostro ambiente e che le automobili private, autobus, che inquinano, vengano espulse fuori dalle nostre città sostituite da sistemi di trasporto pubblico e mezzi privati a impatto zero e più biciclette. Lo riteniamo un diritto della nostra comunità dove noi, i nostri bambini e i nostri anziani possano vivere la città senza camminare in un ambiente avvelenato. Effetti dello smog e di un ambiente insalubre. Per non parlare dei problemi di dissesto idrogeologico frane nubifragi ( vedi i parchi e aree distrutte con diversi morti e feriti. ) Genova, Firenze, Livorno. Disastri ambientali sia sulla terra ferma che in mare Ilva di Taranto. Rosignano Solvay. Le terre dei fuochi. Orbetello Lago di Masacciuccoli, Pisa e Seveso. Incendi che distruggono un enorme patrimonio boschivo con tutti gli animali che muoiono o non sopravvivono in un habitat che è cambiato. Speculazioni edilizie ai danni dell’ambiente Anche il paesaggio è un bene comune ed è un diritto per tutti, sancito anche dalla Costituzione, art.9.

E’ chiara la funzione esistenziale del paesaggio, esso è insieme natura e storia, frutto dell’incontro tra uomo e territorio. Il paesaggio allora non può essere pensato senza tener conto della dimensione soggettiva e sentimentale: senza questa non potrebbe esistere. Ogni paesaggio reca con sé le tracce del passato degli individui, le loro radici, la loro identità; osservarlo permette di comprendere l’evoluzione storica del rapporto tra uomo e natura. Ma oggi sono proprio i paesaggi rurali, in molte campagne e borghi del nostro paese, a segnalare pratiche produttive e insediative disastrose che hanno compromesso ormai quei territori, che ci appaiono talvolta incoerenti e sembrano faticare a costruire nuovi equilibri, anzi non li ricreeranno mai più.

Anche le generazioni future hanno il diritto di veder salvaguardato e tutelato il Patrimonio artistico e paesaggistico. Ripercussioni sul territorio Devastazioni Cementificazioni Incuria Rischio idrogeologico Deturpazione dei luoghi. Tutto questo non significa soltanto l’effetto, di per sè tragico, di un surriscaldamento globale irreversibile, significherebbe anche che, come avverte Peter Wadhams, ex direttore dello Scott Polar Research Institute di Cambridge: “Prima o poi, ci sarà un abisso incolmabile tra le esigenze alimentari globali e la nostra capacità di produrre cibo in un clima instabile.” Stabilità e ciclicità climatica sono presupposti essenziali per l’agricoltura, ad ogni tipo di coltivazione, ovunque. Saremo sempre di più e avremo sempre meno da mangiare, con tutto ciò che consegue in termini di guerre, migrazioni, odio. Come avverte l’Organizzazione Mondiale Meteorologica: “L’ultima volta che l’anidride carbonica aveva raggiunto i valori attuali è stato circa 5 milioni di anni fa. Siamo sempre più pericolosamente vicini a quello che gli scienziati ritengono il punto di non ritorno (ossia le 450 ppm), superato il quale sarebbe impossibile mantenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi”.

Per un cambiamento strutturale serve l’intervento politico. Perché se da un lato alcuni cittadini si vergognano della propria impronta ecologica, dall’altro le aziende inquinanti tengono consapevolmente in piedi un sistema distruttivo. Non serve instillare nella gente il senso di colpevolezza riguardo all’ambiente, vogliono che la colpa cada sugli individui, sui consumatori, i colpevoli sono le società che inquinano. Certo il nostro comportamento è importante, ma ai fini di un cambiamento le “società” devono fare la loro parte. Jaap Tielbeke giornalista e ambientalista scrive : Fare docce più brevi non aiuta molto l’ambiente: si risparmiano appena novanta chili di anidride carbonica all’anno. Ma un volo da Amsterdam a New York produce 1.700 chili di anidride carbonica in un colpo solo. Volare di meno, quindi, fa davvero la differenza. E anche mangiare meno carne, perché gli allevamenti emettono più gas serra di tutto il settore dei trasporti. Passare a una dieta vegetariana è uno dei contributi più efficaci che un individuo possa dare alla lotta al cambiamento climatico. Per un cambiamento abbiamo bisogno di un impegno collettivo!

L’8  Settembre  1943  a Fiume

I fatti storici di Fiume e dell’Istria per non dimenticare cosa portò all’esodo di un’intera popolazione italiana

Di Rodolfo Decleva

L’inizio del 1943 a Fiume si presentava molto negativo per il porto vuoto – essendo tutte le navi spostate nel Sud per i rifornimenti alla Libia – ad eccezione dei collegamenti quotidiani con Zara e la Dalmazia. Le fabbriche di guerra lavoravano a pieno ritmo mentre la popolazione soffriva i disagi delle tessere annonarie che alimentavano il mercato nero e il baratto. Intanto gli Alleati anglo-americani avevano chiuso la partita anche in Africa Settentrionale e il 9 Luglio ci fu l’atteso sbarco in Sicilia dove il Duce aveva inutilmente promesso di fermare il nemico sul bagnasciuga.

Di fronte al precipitare della situazione – e dopo che il Gran Consiglio del Fascismo aveva messo in minoranza Mussolini – il 25 Luglio 1943 il Re ordinò l’arresto del Duce e la sua prigionia in una località segreta, gesto che rappresentò la fine del Fascismo. Non risulta che a Fiume fossero state eseguite gravi vendette contro Gerarchi o esponenti del vecchio Regime. La guerra purtroppo continuava mentre l’Italia, all’insaputa dell’alleato tedesco, preparava la resa incondizionata al nemico e si giunse così allo storico 8 Settembre quando il discorso sibillino del nuovo Capo del Governo Pietro Badoglio creò il caos militare e la sensazione che la guerra fosse finita. Quella sera si formarono in Piazza Dante e in Piazza Scarpa a Fiume due cortei di antifascisti che si diressero alle carceri di Via Roma per tentare la liberazione dei prigionieri politici.

Alcuni reparti detti “metropolitani” giunti dalla Questura spararono alcuni colpi di fucile in aria e tra il fuggi fuggi generale la piccola folla si disciolse o si nascose nel rifugio antiaereo che era in costruzione nella stessa Via Roma. Fiume fu invasa da masse di soldati sbandati che avevano buttato le armi e cercavano di riparare nella penisola per fuggire dall’inferno jugoslavo e fu invece una grossa e dolorosa sorpresa vedere una misera umanità di vecchi e donne, con indosso laceri indumenti tipici dei bodoli della Bodolia, in cerca di un tozzo di pane.

Nella Cittavecchia si distinse la signora Maria Mansutti, detta “Maria Kirizza” – poi profuga e dipendente delle Poste Italiane di Genova – che organizzò un “centro di ristoro” fra le donne del rione. Si venne così a sapere che questa gente arrivava dalla prigionia di Arbe e che era diretta in Jugoslavia in cerca di ciò che restava dei loro villaggi. I fiumani si riversarono festosi in Piazza Dante, sui moli dove attraccavano le navi della “Società Fiumana di Navigazione” e in Mololongo sperando di vedere l’arrivo di navi alleate, ma accadde invece il contrario e cioè che una decina di giorni dopo giunsero i tedeschi che incorporarono la città nell’“Adriatisches Küstenland”, governato da un Gauleiter che risiedeva a Trieste.

In aggiunta, il 12 Settembre 1943 Otto Skorzeny – eroe negativo dell’incredibile liberazione di Mussolini dalla prigionia segreta di Campo Imperatore del Gran Sasso d’Italia – riaprì una nuova fase della guerra che sarà determinante del triste destino che si stava preparando per Fiume e i Fiumani. I partigiani di Tito occuparono Sussak e si fermarono sul confine dell’Eneo.

Come mai il Comando partigiano non occupò Fiume come invece fu fatto per tutta l’Istria e le isole? Per i fiumani fu veramente una fortuna perché furono evitate le rappresaglie e gli ammazzamenti fatti in Istria dagli slavi che vennero scoperti dopo l’arrivo dei tedeschi. Il merito di tale risultato viene ascritto al Gen. Gastone Gambara, già Comandante dell’XI Corpo d’Armata con sede a Lubiana e che da parte jugoslava era accusato di incendi di villaggi, e uccisioni e deportazioni di civili. Egli fu convocato a Roma nei primi giorni di Settembre dove gli venne assegnata la missione speciale di realizzare la difesa di Fiume, Trieste e l’Istria dai tedeschi all’indomani della Resa che stava per essere accettata dall’Italia, e in previsione di facilitare un possibile sbarco alleato in Istria.

Egli avrebbe dovuto fare affidamento sulle forze che aveva comandato nel goriziano, ma non ebbe il tempo di organizzarsi con i suoi uomini perchè gli Alleati comunicarono in anticipo la resa dell’Italia. Egli arrivò a Fiume nella serata del 9 Settembre 1943 e dovette pertanto rinunciare al suo progetto originario perché i tempi erano saltati. Non gli rimase che avvalersi della truppa del Gen. Robotti, che lui aveva trovato a Fiume e che era ancora disponibile malgrado che a causa del discorso ambiguo di Badoglio, l’intero Esercito fosse in fase di sfaldamento. Si calcola che avesse a sua disposizione il Reggimento Cavalleggeri di Saluzzo, un centinaio di Camicie Nere rientrate dall’imboscamento, finanzieri, questurini e carabinieri. E oltre a ciò erano anche attive sulle alture di Drenova le batterie di Monte Lesco.

I Partigiani di Tito si guardarono bene dall’attaccare la città limitandosi al lancio di qualche schrapnell che in Gomiliza cadde sulla casa di un fiumano di nazionalità ungherese. La città trascorreva le giornate in apparente tranquillità e senza apprensioni, e in questa attesa, in data 12 Settembre, arrivarono invece le forze tedesche precedute da un attacco aereo di Stukas sul Delta.

Il Gen. Gambara, che aveva avuto lo specifico incarico di resistere ai tedeschi, mancò al suo dovere e concesse ai tedeschi l’occupazione pacifica di Fiume giustificando tale decisione con lo stato particolarmente grave del morale delle truppe a sua disposizione. Nel frattempo i Partigiani, prima di ritirarsi da Sussak, fecero brillare il ponte sull’Eneo. Nel giro di un mese si ebbe quindi l’istituzione dell’ Adriatisches Küstenland alle dipendenze del Gauleiter Friedrich Reiner con sede a Trieste e giurisdizione su Trieste, Fiume, Pola, Udine, Gorizia, Lubiana nonché i territori incorporati di Sussak, Castua, Buccari, Ciabar e Veglia. A Sussak, tornarono gli Ustascia e la bandiera croata. Terminarono così le precipitose annessioni italiane della Slovenia, della Dalmazia e del Territorio Fiumano e della Kupa, fatte nel 1941.

 

Rodolfo Decleva è nato a Fiume l’8 Gennaio 1929.

Esule da Fiume nel Febbraio 1947, completò il corso di studi superiori al Collegio “N. Tommaseo” di Brindisi e nel 1954 si laureò in Economia e Commercio presso l’Università di Bari.

Assunto alla Camera di Commercio di Genova nel 1955, divenne Vice Segretrio Generale  specializzandosi nella Promotion dell’Export, costituendo vari Consorzi per l’Esportazione e il Centro Regionale Ligure per il Commercio Estero, di cui divenne Direttore nel 1980.

Per vari anni fu Segretario Italiano dell’ASCAME – Assemblea delle Camere di Commercio del Mediterraneo – Barcellona, Spagna.

Autore di varie pubblicazioni di settore, promosse sul piano nazionale la formazione di operatori per il commercio con l’estero attraverso Conferenze e Corsi di aggiornamento.

Nel 1976 fu audito dal Senato della Repubblica in qualità di Esperto nella delicata materia degli illeciti valutari.

Dal 1988 al 1990 fu Esperto di Mondimpresa – Roma insegnando le tecniche dell’export agli Operatori siciliani.

Nello sport della Vela, è stato Atleta, Dirigente di Circolo, collaboratore FIV e per 23 anni Giudice Internazionale.

Per i suoi meriti sportivi gli venne conferita nel 1995 dal CONI la Stella d’Oro per Meriti Sportivi. Insignito inoltre dall’Unione Sportiva Marinara Italiana quale “Maestro del Mare”.

Nel 2005 ricevette dalla città di Keokuk, Iova, USA, le Chiavi della città e un Attestato di Benemerenza “For being caught doing good”.

Dal 1960 al 1993 Giornalista pubblicista.

Dal 1981 al 1988 Direttore Responsabile del quindicinale “Informazioni Commerciali per il Commercio Estero.

Nel 2019 inserito da “AFIM Associazione dei Fiumani Italiani nel Mondo” di Padova nell’Albo d’Oro delle Personalità Fiumane Illustri.

Donne e Lockdown: pro e contro in quarantena

Le donne italiane durante il lockdown hanno sofferto maggiormente l’assenza di libertà e la mancanza degli affetti. 

 Le donne italiane durante il lockdown hanno sofferto maggiormente l’assenza di libertà e la mancanza degli affetti. 

Ad evidenziarlo uno studio, concentrato sulle esigenze delle donne durante il periodo di confinamento a casa, in particolare su quello che è mancato di più, sugli spazi utilizzati per lavorare e su quello che avrebbero voluto.

Secondo l’analisi, condotta da Vorrei.it, piattaforma immobiliare online, il 60.8% delle italiane intervistate teme un possibile secondo lockdown della durata di 1-2 mesi (34.6%-40%) e maggiori difficoltà dovute all’illuminazione e al clima autunnale. 

Dall’analisi è risultato che il 53,2% delle donne italiane intervistate ha sofferto l’assenza di libertà e il 30,4% la mancanza degli affetti più cari, nonostante i dispositivi tecnologici hanno permesso una connessione costante attraverso videochiamate, dirette e messaggi.

Sul tema lavoro a casa, che la totalità delle aziende ha messo in campo durante il periodo di lockdown, il 50% delle donne svolgeva lo smart working direttamente dalla propria camera da letto, seguita da salotto, cucina e solo in minima parte da giardino e mansarda.

La camera da letto insomma sembra proprio essere diventata il nuovo ufficio.

“Grazie alla ricerca che abbiamo condotto, emerge come il ruolo dell’abitazione stia cambiando e sia necessario ripensare gli spazi per poter lavorare comodamente da casa per i prossimi mesi e che le imprese di costruzioni devono iniziare a progettare gli edifici tenendo conto di uno spazio multiuso che fino ad oggi non era necessario” spiega Ivan Laffranchi di Vorrei.it, agenzia immobiliare online che aiuta i proprietari a vendere casa in modo moderno e intelligente.

Lo studio condotto, infine, ha mostrato ed evidenziato che il 31% delle donne italiane ha desiderato avere all’interno della propria casa, uno spazio adibito a palestra per svolgere attività sportiva e prendersi cura di sé stesse.

Ulteriori approfondimenti sullo studio sono disponibili alla pagina www.vorrei.it/blog/lockdown/16.

Il rientro a scuola con il Covid-19: i pensieri, emozioni e speranze di bambini, ragazzi e docenti in prima linea

“Possiamo dividere i nostri bambini in due gruppi, come se fossero due scuole di pensiero: i trepidanti e i fiduciosi”, scrive la dottoressa Galderisi

 “Non voglio svegliarmi presto, mi piaceva la didattica a distanza, mi piaceva fare i compiti in videochiamata con le mie amiche mentre ora rientriamo in classe e non ci possiamo nemmeno toccare”, dice Susanna, 12 anni. “La prima cosa che mi viene in mente sono gli amici e le maestre. Ho tanta voglia di vederli”, ribatte Isabel, 8 anni.

Sono questi alcuni dei tanti pensieri raccolti dalla psicologa bresciana Doriana Galderisi alla vigilia della riapertura delle scuole: piccoli pazienti che raccontano il loro stato d’animo, ma anche professionisti dell’educazione che si preparano ad affrontare un anno scolastico pieno di incertezze.

“Possiamo dividere i nostri bambini in due gruppi, come se fossero due scuole di pensiero: i trepidanti e i fiduciosi”, scrive la dottoressa Galderisi nel pubblicare i post sulla sua pagina FB, che nel corso dei mesi è diventata un punto di riferimento pubblico per la gestione delle problematiche psicologiche relative al Covid-19, grazie alla pubblicazione di consigli puntuali e analisi per gestire al meglio la propria vita nel periodo dell’emergenza.

Materiale che durante l’estate è stato raccolto nel libro “Il dopo è ora Covid-19: come il Coronavirus gioca con le vite di tutti noi. Conoscere gli effetti psicologici e le  dinamiche psico-sociali per dare scacco matto al Mostro” pubblicato per i tipi della Gam e che dopo un tour estivo di presentazioni ora farà diverse tappe anche in autunno.

Secondo Galderisi, i due gruppi sono accomunati “dalla richiesta di tranquillità, ovvero di non dover essere sottoposti all’ansia. Ci sono bambini come Gianluca, 10 anni, che paragonano la scuola alla megaditta di Fantozzi, altri che ringraziano per aver finalmente l’opportunità di dialogare e confrontarsi, con qualcuno che crede in loro”.

Qual è il compito degli adulti in questa fase?

“In psicologia e in pedagogia parliamo di ‘scaffolding’, che possiamo tradurre come impalcatura, ponteggio, ovvero fornire la struttura che permette poi di crescere e di eseguire i compiti in modo autonomo. Questo è quello di cui hanno bisogno i bambini e i ragazzi, in particolar modo nei momenti difficili”.

A fronte delle incertezze, cambi e contraddizioni, i ragazzi mostrano voglia di tornare alla normalità.

“La difficoltà che devono affrontare gli studenti non è di rifiuto della scuola, ma di riadattamento” spiega la psicologa. “Hanno bisogno di linee semplici, chiare, coordinate, pur nell’emergenza”. Anche chi non vuole tornare, ha ansia per il riadattamento e non per la scuola in quanto tale.

Secondo Galderisi “quest’anno andrebbero sviluppate le pratiche di flipped-learning, insegnamento rovesciato, in cui gli alunni in classe dovrebbero effettuare lo studio individuale e i compiti, mentre la lezione andrebbe fatta in autonomia con video, letture e altri materiali indicati dall’insegnante. Questo aiuterebbe gli studenti nel momento del maggior bisogno, in cui è più a rischio di stancarsi o demotivarsi, ovvero la fase dei compiti”.

Nei racconti pubblicati in questi giorni troviamo ragazzi che mostrano una grande consapevolezza di cosa dovranno affrontare: “sono anche un po’ in ansia perché la nostra classe è piccolissima e fa caldo, quindi forse dovremo stare in corridoio”. O che non aspettano altro che poter rivedere i propri compagni e che sono curiosi di cosa accadrà, come Davide, 13 anni, che non ha potuto salutare i suoi amici delle medie e “c’è tanta agitazione perché andando al liceo ci sono i nuovi, quindi l’agitazione non manca”.

C’è chi preferisce firmarsi con un nickname, come “Poltrone e sofà divani di qualità” che spiega “mi sento triste, sono pieno di voglia di non tornare a scuola… non abbiamo ancora l’orario delle lezioni e dobbiamo portare tutto, spaccandoci le spalle”.

I più grandi, invece, gli adolescenti, mostrano una comprensione della situazione forse persino maggiore di quella che avrebbero se non avessero vissuto questo virus nella propria esperienza di vita.

“Credo che il rientrare a scuola sia diventato una necessità generazionale”, scrive Elisabetta, 18 anni: “Anche le mie amiche più ‘pigre’ (nel senso buono del termine) non vedono l’ora di alzarsi presto la mattina e uscire di casa per entrare in classe. In effetti, siamo bloccati in questa pseudo-estate da febbraio e la nostalgia dello scambio umano, che solo l’incontro quotidiano con i nostri venti compagni di classe può assicurare, inizia a farsi sentire”.

E ancora “non parlatemi di Didattica a Distanza: efficiente per quanto inerisce il programma scolastico, ma totalmente arida, priva di interazione personale e della comprensione della difficile condizione psicologica nella quale un gruppo di adolescenti può ricadere durante una pandemia. La scuola è sede dell’incontro, anche dello scontro, ma che avviene di persona e non attraverso uno schermo.”

Passando agli studenti universitari, si coglie un’importante considerazione in merito alla DAD, che, indipendentemente dal Coronavirus, viene vista come una modalità da non abbandonare in futuro, ma piuttosto da sviluppare e perfezionare in modo innovativo al fine di valorizzare gli sforzi finora fatti nell’emergenza.

A questo proposito Lara, 22 anni, studentessa universitaria, asserisce: “Per quanto riguarda la didattica distanza penso sia uno strumento estremamente utile se i docenti vengono adeguatamente formati. Sarebbe sempre possibile consentire la fruizione e la partecipazione alle lezioni agli studenti impossibilitati a muoversi da casa per diversi motivi. Ritengo quindi utile approfondire l’utilizzo della didattica a distanza per poterla utilizzare anche per altre situazioni diverse dalle Coronavirus”.

Il clima di incertezza, di preoccupazione, di “sospensione” e di stallo, le frequenti rivoluzioni e contraddizioni che in questo periodo si rincorrono sui Media circa le regole da adottare in classe e/o l’iter scolastico- professionale futuro, se da un lato, determina, soprattutto negli adolescenti, ansia e disorientamento (Lara afferma “Non ho ancora informazioni certe sulla modalità con la quale si svolgerà il tirocinio e sulla data di inizio e fine. Speravo di poter tornare a seguire le lezioni in presenza, ma fino a dicembre non sarà così”), dall’altro, non intacca la voglia di tornare alla normalità sia da parte degli studenti e del corpo docente.

“La difficoltà principale che devono affrontare gli studenti non è tanto il rifiuto in sé della scuola o una forma di resistenza  verso l’Istituzione in sé – spiega la psicologa – ma piuttosto un riadattamento, da intendersi sia come rimodulazione che riappropriazione di consolidate e rassicuranti routines, non solo scolastiche ma anche familiari e relazionali”. Elisabetta, 18 anni, riguardo a ciò specifica “C’è voglia tra noi giovani di una routine più scandita e produttiva…Il primo giorno di scuola è un rito che si ripete ogni anno e che scandisce la crescita dello studente, non può essere digitale”.

Da notare che il distanziamento sociale risponde alle necessità emergenziali, “ma la distanza crea distanza”, aggiunge Galderisi.

“La distanza riduce la conflittualità, ma inibisce e ostacola la maturazione di abilità sociali e prosociali; inoltre modifica parte del linguaggio non verbale e paraverbale, che nella distanza ha una delle sue espressioni. Se il distanziamento dovesse protrarsi a lungo, sarà necessario per insegnanti e scuole lavorare molto sulla comunicazione, su tutti i livelli: relazione, cooperazione, comprensione dell’altro”.

Il tema della distanza si trova anche nei messaggi dei ragazzi, come Daniele di 13 anni che scrive “Di andare a scuola sono felice ma un po’ preoccupato. Diciamo che ora andare a scuola mi piace ancora meno di prima per via del distanziamento e delle mascherine. Spero che questo virus sparisca il più velocemente possibile e che la scuola ritorni come prima.”

Un altro concetto di fondamentale importanza che emerge dall’analisi delle riflessioni di bambini, ragazzi e docenti fa riferimento alla consapevolezza di dover adottare un atteggiamento responsabile e di mettere in atto uno sforzo collettivo, di cooperazione al fine di superare con unità di intenti le attuali difficoltà. Il professor Gaetano Cinque, a lungo responsabile del Liceo Annibale Calini di Brescia, afferma che “La scuola è dentro la società, la sua protezione, il suo recinto chiuso deve comunque fare i conti con ciò che sta accadendo fuori. Bisogna dare un modello di coerenza e correttezza su ciò che si va a proporre. I ragazzi hanno una capacità incredibile di credere in quello che si fa se si agisce con il diretto coinvolgimento di tutti. Come sempre bisogna credere nel loro protagonismo e nel loro ruolo di attori consapevoli”.

Anna, insegnante di matematica, vuole “cogliere questo momento come una occasione per percorrere nuove vie, che porteranno a conquiste dense di significato. La mente è libera in qualsiasi condizione fisica ci troviamo”.

La professoressa Patrizia Lazzari immagina il rientro fisico nelle aule “con ottimismo, come da un lungo viaggio pieno di insidie ma che ci deve permettere di crescere… una piccola barca che deve navigare a vista e arrivare al porto… una specie di rinascita”. La professoressa Marta Cressoni spiega “la voglia di tornare a scuola c’è, di lavorare in presenza, di ritrovare i propri alunni e di ristabilire un legame con loro, certo con tutte le misure di sicurezza” senza dimenticare le paure, ovvero “che si ritorni a chiudere”.

Per questo, secondo la psicologa Galderisi “serve una particolare attenzione alla formazione sia del personale didattico, sia del personale dirigenziale, sia delle famiglie su come gestire al meglio la comunicazione interpersonale ed eventualmente la Didattica a Distanza. Saranno delle chiavi di volta e di risoluzione importantissime, oltre che rappresentare delle ancore di sicurezza”.

“Gli adulti hanno il compito di dare l’esempio, fare chiarezza, essere presenti e incoraggiare, soprattutto in momenti di crisi e di emergenza come quello che stiamo vivendo, griffato Covid-19” conclude Galderisi.

“La scuola rappresenta uno dei porti più sicuri in cui i bambini devono potersi riparare, sostare, galleggiare…cucire le vele prima di solcare i mari della vita”.

Per saperne di più sulle attività della dott.ssa Doriana Galderisi:

www.facebook.com/psicologadorianagalderisi/ 

http://galderisi.opinions.today

www.studio-psicologia-galderisi.it

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