Bielorussia: la repressione elettorale dell’ultimo dittatore d’Europa

È iniziata la battaglia elettorale per la presidenza della Bielorussia, che già denuncia tutta la debolezza morale del leader e attuale candidato alla più alta carica del paese, Alexander Lukashenko.

La sostituzione dei membri del Governo, l’intensificazione del blocco forte, gli arresti degli oppositori di spicco, l’uscita sulla scena internazionale tra Washington, Bruxelles e Mosca, ha spinto Alexander Lukashenko a passi estremi, per cui sta perdendo la fiducia della gente.

Il rinnovo di Governo, ancora una volta, mostra come Lukashenko si rivolga all’occidente provando a giocare secondo le regole democratiche europee, ma questo non convince i politici di Bruxelles.

Lukashenko ha lasciato Ministro del Governo per gli Affari Esteri Vladimir Makeii, nella speranza che, il suo legame con i gay, possa aiutarlo ad ottenere il consenso di Washington e Bruxelles alla sua rielezione.

Nel frattempo nuove nomine hanno mostrato, che Lukashenko sta ancora mantenendo il controllo dello Stato, ma non nel senso di riforma nazionale economica e democratica.

Lukashenko persevera con l’installazione, nel suo governo, di nuove figure chiave dell’apparato, ma in realtà non ha cambiato l’equilibrio dei pesi e contrappesi fra le fazioni rivali all’interno del suo cerchio magico.

Lo scontro tra Vladimir Makeii e Viktor Sheimanom nonostante quest’ultimo sia uscito dalla gestione manageriale del Presidente, di fatto rimane nel suo ruolo.

Nel nuovo governo di Roman Golovchenko restano anche persone legate a Viktor Sheimanom, da sempre sostenitore di Lukashenko e ufficioso curatore degli organi del potere del paese.

Gli eperti della Bielorussia suggeriscono che fuori dall’apparato del Presidente, Sheimanom sarà più facilitato a controllare i candidati di opposizione al Presidente.

Un aiuto a Sheiman lo darà il nuovo Ministro dell’Informazione Igor Lyzkovo il quale, in una precedente dichiarazione, affermava che la missione del Ministro, sarebbe stata quella di correggere l’azione della stampa (SMI) per rendere più chiara la politica statale, filtrando tutte le informazioni potenzialmente dannose alla popolazione.

Ancora un passo del “padrino“, per indebolire la coesione all’interno dell’opposizione, e in particolare nelle tensioni per i servizi della politica sociale, blocco forte della Bielorussia.

Ma la repressione fra gli oppositori serve solo a coalizzare gli ultimi rimasti, che stringendo i ranghi contro l’ultimo dittatore d’Europa, causano azioni di protesta e abbassano il già malconcio rating di Alexander Lukashenko.

L’arresto di Serghei Tikanoscovo e Svetlana Kuprianova, membri dei gruppi d’iniziativa a sostegno della candidata a presidente Viktora Babarika, le perquisizioni e l’arresto dell’ex impiegato e collaboratore di «Belgazaprombanka», figlia della russa «Gazprom», mostrano quanto sia forte la macchina della repressione, e come Lukashenko non voglia in nessun modo «mollare la poltrona».

Viktora Babarika in attesa del proprio arresto, in un’intervista a DW ha dichiarato:

«Noi siamo consapevoli che l’arbitrio e l’azione abusiva che vengono commesse in questo momento, da chi rappresenta l’autorità, dicono che attendere l’azione nel quadro normativo della legge non serve. Noi continuiamo e continueremo l’azione affinchè il 9 agosto il popolo della Bielorussia avrà fatto la sua scelta».

Lukashenko sospetta che la campagna elettorale del Babarika sia finanziata dal Kremlino.

Un tale candidato diventa un serio rivale al posto di Presidente del paese e in più il rating di Viktora Babarika cresce e le azioni in suo aiuto si stanno espandendo in tutta la Bielorussia.

Nel frattempo, gli esperti del blocco dell’est sostengono che Mosca, nella scelta dei candidati per la Bielorussia, si comporti in modo estremamente attento.

Iorg Forbig, esperto occidentale di Eurozona e della fondazione tedesca Marsha, sostiene che un aiuto aperto, a un qualsiasi candidato nelle elezioni del paese, potrebbe essere controproducente e potrebbe portare alla mobilitazione della parte avversa.

Il rappresentante ufficiale di MID FEG, Maria Adebar, ha espresso l’augurio che le elezioni in Bielorussia possano essere trasparenti, eque e con la partecipazione di candidati indipendenti.

La tenace volontà di Alexander Lukashenko a «non mollare la poltrona», lo sta portando solo ad atteggiamenti repressivi verso oppositori e candidati indipendenti alla più alta carica dello Stato, che, insieme alla sua voglia di giocare alla democrazia con Bruxelles, potrà portare «il padrino» a stringersi tra due mostri: Silla e Cariddi ma lui, non essendo Ulisse, dovrà scegliere a chi sacrificarsi.

A cura del Comitato per Libere Elezioni

Covid: Competere.Eu scrive a Governo e Parlamentari: riformare OMS o rivedere finanziamenti

“Molte campagne promosse dall’OMS- conclude il direttore generale Giacomo Bandini- non portano alcun beneficio alla salute dei cittadini ma danneggiano l’economia e contraddicono i Sustainable Development Goal (SDGs) dell’ONU.”

“Chiediamo al Governo italiano e ai governi dei paesi della UE di rivedere ed eventualmente rimodulare i fondi all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS),  di intervenire per ristrutturarne l’organizzazione riformulando la missione e gli obiettivi originali che oggi sono disattesi, e snellendo l’apparato burocratico, di rendere i processi decisionali trasparenti e i dipendenti responsabili delle loro decisioni e azioni, di favorire scelte che promuovono il metodo scientifico e la libera scelta dei cittadini.”
Inizia così la lettera inviata da Competere.Eu al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ai membri del Governo e ai parlamentari italiani nell’ambito del programma di attività messo in campo dal think tank per affrontare le sfide legate al Coronavirus.

“L’Organizzazione Mondiale della Sanità- spiega il Presidente di Competere.Eu Pietro Paganini- sta tradendo la sua missione e la fiducia dei cittadini. Invece di contrastare le emergenze sanitarie e accrescere i livelli base di tutela della salute, si è evoluta in una corporazione ideologica che pretende di guidare le sorti di noi cittadini attraverso processi decisionali non trasparenti che rispondono a compromessi spesso torbidi.
L’OMS dichiara un budget annuale superiore ai 4,4 miliardi di dollari ai quali vanno aggiunti fondi flessibili per ulteriori 1,5 miliardi di dollari. L’Italia è 7° per contributi versati, dietro a USA, Cina, Giappone, Germania, Regno Unito, e Francia. Ma come vengono spesi i nostri soldi?
Molto male. Il 53% dei contributi cosiddetti “obbligatori” è dedicato al personale e alle spese ad esso connesse che comprendono soprattutto voli aerei e pernottamenti in giro per il mondo, a seconda ovviamente delle missioni. Per i contributi “volontari”, che coinvolgono l’Italia, la percentuale di budget destinata allo staff e all’amministrazione sale addirittura al 71%. Alle attività pratiche, quelle che risolvono problemi, restano le briciole (solo 29%). Come confermato da membri della stessa amministrazione dell’OMS, questi budget si traducono spesso, in viaggi costosi e conferenze che si organizzano presso lussuosi resort esotici.
Già in passato- conclude Paganini- abbiamo denunciato il comportamento dell’OMS. Abbiamo segnalato la scarsa trasparenza dei processi decisionali e l’approccio unicamente ideologico il cui obiettivo non è quello di garantire a noi cittadini il metodo e gli strumenti per compiere scelte libere e consapevoli, ma di imporre uno stile di vita. “

“L’Italia e gli altri paesi della UE- dichiara il segretario generale Roberto Race- devono chiedere all’OMS maggiore trasparenza nei processi decisionali e maggiore responsabilità per le conseguenze che tale decisioni possono avere su noi cittadini.
Le criticità sono evidenti.
Oggi i  processi decisionali e gestionali dell’OMS non sono soggetti a controllo diretto da parte dei Governi e cittadini contribuenti. Molte iniziative sono frutto di compromessi politici che poco hanno a che vedere con la reale missione dell’organizzazione;
La gestione dell’emergenza Covid-19 ha fatto emergere comportamenti, atteggiamenti e pratiche torbide da parte dell’OMS e del suo esecutivo. Durante le fasi iniziali di incertezza l’OMS ha fallito la fase di prevenzione e contenimento. Non ha fornito alcun indirizzo chiaro e preciso ai Paesi che, visti anche i contatti con le fonti dei focolai e l’Italia è uno di questi, potevano essere più a rischio. In seguito, ha tardato a dichiarare la situazione di emergenza anche quando l’avanzare della malattia era sotto gli occhi di tutti e la sua pericolosità nota.
I risultati, soprattutto socio-economici, sono evidenti e ci stiamo preparando ad una delle maggiori crisi economiche degli ultimi 100 anni;
La gestione dei fondi ricevuti dall’OMS è poco trasparente e lascia molti dubbi. Ad esempio, per ogni unità di personale impiegata vengono spesi 28mila e 500 euro all’anno per coprire le spese di viaggio. È più o meno il PIL pro capite di Paesi come Spagna e Italia.”

“Molte campagne promosse dall’OMS- conclude il direttore generale Giacomo Bandini- non portano alcun beneficio alla salute dei cittadini ma danneggiano l’economia e contraddicono i Sustainable Development Goal (SDGs) dell’ONU. Competere.Eu ha richiamato l’attenzione del Governo italiano e della Commissione europea sull’accanimento ideologico dell’OMS contro lo zucchero segnalando che le politiche liberticide promosse non solo non risolvono il problema dell’obesità ma lo peggiorano; sulla lunga tradizione di posizioni e politiche ostili alla tutela della proprietà intellettuale che hanno danneggiato interi settori industriali come quello del farmaco, che in Italia sono tra i maggiori contributori al PIL, e milioni di cittadini che senza queste scelte scellerate avrebbero ricevuto più rapidamente farmaci, vaccini e terapie efficaci e innovative.
 L’OMS non ammette il dissenso o le critiche. Abbiamo assistito negli anni a comportamenti deplorevoli da parte dello staff dell’organizzazione e anche de vertici. Il caso più eclatante riguarda le ultime edizioni della FCTC (Framework Convention on Tobacco Control). Giornalisti, rappresentanti delle associazioni e del terzo settore, e rappresentanti delle aziende sono stati cacciati violentemente, con l’abuso della forza pubblica, dai luoghi del dibattito che dovrebbero essere invece sempre aperti al confronto tra le parti coinvolte e interessate.
 Perché i cittadini italiani che oggi sono chiamati a un ulteriore sacrificio devono continuare a finanziare un’organizzazione che ha tradito la sua missione, non accetta la responsabilizzazione delle sue decisioni, mentre si avvale di burocrati che utilizzano i nostri fondi, ma sono privi di accountability?”

Competere.Eu (www.competere.eu)
Competere è un think tank indipendente nato per elaborare e implementare politiche per l’innovazione e lo sviluppo sostenibile ed essere di supporto alla politica, alle istituzioni e alle imprese nel favorire l’innovazione sociale e dei processi economici e il confronto tra idee.
Il team di Competere è composto da esperti, accademici, professionisti di riconosciuta esperienza nazionale e internazionale, ma soprattutto da persone, curiose, creative e intraprendenti che analizzano la realtà in continuo cambiamento e propongono soluzioni sostenibili.
Presidente del think tank è il docente di Business Administration alla John Cabot University Pietro Paganini mentre il Segretario Generale è il consulente di corporate strategy e comunicazione strategica Roberto Race. Il Direttore Generale è Giacomo Bandini.

La Politica Vera non esiste più – True Politics no longer exists

di emigrazione e di matrimoni

La Politica Vera non esiste più

La Democrazia si basa su un concetto principale senza il quale nessun democrazia moderna sarebbe funzionante: l’eguaglianza di tutti i cittadini.

 Quando i libri di Storia di questi ultimi vent’anni saranno scritti siamo sicuri che il ruolo più importante non sarà degli storici oppure dei politologi bensì dei sociologi che dovranno analizzare profondamente i cambiamenti della nostra Società moderna in tutto il mondo e non solo in Italia.

 Una delle tendenze di questi cambiamenti negativi nella nostra società è stata la perdita della politica come arte di cambiare il paese in meglio e che in molti casi è diventata succube di forze estreme e a volta occulte grazie ai social media che rendono difficile capire chi siano i veri responsabili delle ondate di bugie e false notizie che fin tropo spesso vediamo utilizzate anche dai nostri politici.

 Ovviamente le elezioni politiche si svolgono ancora ma anche le democrazie più avanzate si trovano in difficoltà perché, invece di guidare i paesi, i politici e i partiti, per paura di perdere il loro “elettorato di base”, non hanno il coraggio di presentare programmi in base a quel che sarebbero gli ideali originali dei partiti.

 Quindi il deterioramento della politica moderna ha fattori sociali e non politici causati dall’incapacità dei politici di capire che non rappresentano solo chi ha votato per loro, ma tutta la popolazione dei loro elettorati ed infine nazionali. Allo stesso modo gli elettori devono capire che il voto, oltre ad essere allo stesso tempo un diritto e un obbligo, deve essere in base al bene di tutti e non solo, come fanno molti in Italia, in base ad interessi personali e, in non pochi casi, nella speranza di un lavoro o un contratto dal candidato vincitore.

 Il risultato è che in molti casi la politica non stabilisce l’agenda di come proseguire verso il futuro ma finisce con il seguire gruppi, spesso estremisti, con ben altri programmi.

 Parola non grata

 Un esempio di questo atteggiamento di politici è una parola che, tristemente, si trova in una posizione di altissimo livello nelle cronache internazionali attuali e non solo per i tragici episodi negli Stati Uniti in questo periodo.

 La Democrazia si basa su un concetto principale senza il quale nessun democrazia moderna sarebbe funzionante: l’eguaglianza di tutti i cittadini. Tristemente le cronache in questi giorni mostrano chiaramente che questo non è il caso in molti paesi e anche la percezione di non avere gli stessi diritti di altri cittadini è un pericolo vero per la pace sociale.

 Spesso queste differenze di diritti hanno una chiara fonte, la differenza di colore della pelle, oppure la classe sociale, e in alcuni paesi anche i figli di immigrati. In teoria la lotta a queste discriminazioni dovrebbe essere apartitica, purtroppo la realtà è ben diversa.

 Queste discriminazioni dovrebbero essere descritte con una parola, razzismo, ma vista la tendenza di alcuni gruppi di rifiutare la presenza degli “altri” nei loro paesi, chiunque cerchi di utilizzare quella parola viene automaticamente etichettato come “socialista o comunista” anche se l’individuo di turno non sia di queste parti politiche.

Il risultato di questi atteggiamenti è l’aumento del numero di casi di violenza verso immigrati e altri stranieri in molti paesi in tutti i continenti, senza eccezione. Peggio ancora, per i motivi appena spiegati, molti politici esitano ad affrontare il tema e trovare soluzioni per il timore di perdere elettori invece di lottare per la parità di diritti di tutti i cittadini.

 Senza dubbio questi sono fallimenti della politica per cause sociali.

 Verità o bugie?

 Un altro fattore sociale che ha cambiato il volto della politica è la nuova tendenza di moltissimi di considerare la “libertà di espressione e/o opinione” come assoluta. Il risultato è nelle ondate di notizie false e teorie di complotti che creavano problemi già da tempo, ma dallo scoppio del virus è diventato un problema davvero serio. La libertà di espressione e/o opinione non è mai stata assoluta e basta nominare le leggi di diffamazione per capire che ha dei limiti precisi con il rischio vero di castighi penali pesanti.

 Il risultato di questa tendenza si vede ogni giorno sui social con gente che condivide filmati anonimi, spesso manipolati o addirittura fraudolenti che propongono teorie e concetti senza base, che spesso offrono cure fasulle per malattie oppure cercano di smentire studi seri e certificati da altri ricercatori.

 Tristemente è proprio stata la politica a peggiorare la situazione con politici in tutti i paesi che automaticamente condividono i filmati e post, non perché veri, ma perché tendono a screditare i loro avversari politici. Indubbiamente il caso più noto e clamoroso di questo tipo di comportamento è il Presidente Donald Trump degli Stati Uniti, ma capi politici di molti paesi, compresa l’Italia, non sono stati da meno.

 Di conseguenza per molti non esiste più la differenza tra “verità” e “bugie” e condividono post e filmati che confermano pregiudizi degli utenti invece di confermare la realtà, oppure smentire le bugie o “fake news”. E in molti casi la spiegazione è disarmante, “io ci credo, allora è vero”.

Perciò dobbiamo anche ricordare che la stampa, che ha la responsabilità di informare i cittadini, e l’informazione stessa sono al centro di qualsiasi democrazia moderna e quindi la diffusione di informazioni false non è altro che oltraggio al nostro sistema di governo che mette a rischio il nostro modo di vivere.

 Salotti

 In molti paesi i salotti televisivi hanno aggiunto un altro livello a questa miscela di bugie e complotti invitando ospiti, non per spiegare perché certe notizie sono vere o false, ma perché questi personaggi fanno “spettacolo” e quindi aumentano lo share del programma che vuol dire maggiori introiti in pubblicità per i canali televisivi.

 Per questo motivo la televisione ha fornito un palco nazionale che ha dato legittimità alle bugie e notizie false. E anche in questi casi politici di tutti i partiti hanno partecipato e i loro contributi hanno avuto un effetto importante anche nel loro ruolo istituzionale.

 Infatti, tutti questi comportamenti hanno avuto l’effetto di diminuire la fiducia delle popolazioni di molti paesi verso i loro politici. Questo già di per sé crea difficoltà per chi governa i paesi, ma ha anche un effetto che non è mai da sottovalutare.

 La sfiducia nella politica, e quindi anche verso i governi, non fa altro che incoraggiare gruppi estremisti di entrambe le parti politiche e quindi di mettere a rischio la stabilità delle democrazie e, nei casi estremi, che nel passato si sono avverati in molti paesi, compresi l’Italia e la Germania, di favorire la creazione di dittature con la scusa di “dare ordine” al paese. Il prezzo di “dare ordine” non è mai stato solo economico, ma sempre con un altissimo prezzo in sangue.

 Dunque dobbiamo porci una domanda fondamentale: questo è davvero quello che vogliamo per il nostro paese? Se no, e nella stragrande maggioranza dei casi questa sarà la risposta, allora noi tutti, cittadini e politici, dobbiamo pensare seriamente al futuro che vogliamo.

 Soluzioni?

 Quindi, dopo aver parlato dei rischi abbiamo anche l’obbligo di parlare di soluzioni e queste non sono mai semplici.

 I primi che hanno l’obbligo di rivedere il loro ruolo nella società devono essere proprio i politici che devono ricominciare a capire che la politica deve dare un futuro stabile e ricco al paese e che questo non si ottiene con eterne lotte inutili che hanno solo lo scopo di mettere individui sotto le luci della ribalta del pubblico per essere eletti di nuovo.

 I politici non possono e non devono essere quelli che diffondono le bugie, notizie false e complotti assurdi nei social. I politici dovrebbero essere quelli che stilano programmi economici e politici a lungo termine al paese, ma tristemente l’Italia non è l’unico paese dove i politici non sono capaci di guardare oltre le prossime elezioni.

 La politica vera non esisterà di nuovo fino al giorno che i politici, a partire dai segretari di partiti, non inizieranno a guardare oltre l’immediato futuro e oltre i giochini in parlamento, spesso anche all’interno dei partiti stessi, e nella stampa che non fanno niente per il paese tranne ritardare ancora di più le riforme che ogni paese deve fare per migliorare il futuro del paese e quindi dei cittadini.

 Ma la politica non può fare più di tanto se i cittadini continuano ad accettare ogni notizia falsa, ogni filmato anonimo e manipolato come verità semplicemente perché confermano i loro pregiudizi di ogni genere. Ognuno di noi vuole avere conferme delle proprie idee, ma in fondo questo è impossibile ed è ora che noi come cittadini cominciamo a capire che dobbiamo accettare che quel che vorremmo non è sempre possibile, e che a volte è anche pericoloso, come abbiamo visto in questo periodo di coronavirus con la diffusione di bufale che hanno peggiorato la situazione.

 Ma tutto questo sarà possibile solo quando tutti noi cittadini, certamente partendo dai politici, avremo un ruolo attivo nel migliorare la vita politica del paese perché per funzionare davvero la Democrazia ha bisogno non solo dei politici, ma anche della partecipazione attiva e positiva, della popolazione, a partire dal voto, ma tutto questo è impossibile con la massiccia diffusione di bufale, notizie false e complotti ridicoli.

 Ogni paese ha bisogno della politica, ma che sia politica vera e non quella che negli ultimi anni abbiamo visto in molti, anzi troppi, paesi compresa l’Italia.

di emigrazione e di matrimoni

True Politics no longer exists

Democracy is based on one main principle without which no modern democracy would work: equality of all the citizens.

We are sure that when the history books of the last twenty years are written the main role will not be that of historians or political scientists but rather of sociologists who will have to analyze thoroughly the changes in our modern society around the world and not only in Italy.

 One of the trends of these negative changes in our society has been the loss of politics as the art of changing the country for the better and which in many cases has become dominated by extremist and sometimes hidden forces thanks to the social media which make it hard to understand who are the people truly responsible for the flood of lies and fake news that we see used all too often, even by our politicians.

 Obviously elections are still held but even the most advanced democracies are in difficulty because, instead of leading the countries, from fear of losing their “electoral base”, politicians and the parties have not had the courage to present political programmes based on what should be the original ideals of the parties.

 Therefore the deterioration of modern politics has social and not political factors caused by the inability of politicians to understand that they do not represent only those who voted for them but all the population of their electorates and finally their countries. In the same way the electors must understand that the vote, in addition to being a right and a duty at the same time, must be based on the good of all and not only, as many do in Italy, according to personal interests and, in not a few cases, in the hope of a job or a contract from the winning candidate.

 In many cases the result is that politics does not set the agenda of how to continue into the future but ends up following groups, often extremist, with altogether different agendas.

 The unwelcome word

 One example of this attitude by politicians is a word that, sadly, is found in the very highest level of today’s international news and not only due to the tragic episodes in the United States during this period.

 Democracy is based on one main principle without which no modern democracy would work: equality of all the citizens. Sadly the press reports in this period clearly show that this is not the case in many countries and even the perception of not having the same rights as other citizens is a true danger for social peace.

Often these differences in rights have a clear source, difference in the colour of the skin or social class and, in some countries, even the children of migrants. In theory the struggle for these rights should be non-partisan, unfortunately the reality is very different.

 These discriminations should be described with one word, racism, but considering the tendency of some groups to refuse the presence of “the others”, whoever tries to use this word is automatically labelled as “socialist” or “communist”, even if the individual does not belong to these political categories.

The result of this attitude is the increase in the numbers of cases of violence towards migrants and foreigners in many countries in all the continents, without exception. Worse still, for the reasons explained above many politicians hesitate to deal with this issue and to find solutions for fear of losing voters instead of fighting for equal rights for all the citizens.

 Without a doubt these are failures of politics for social reasons.

 Truth or lies?

 Another social factor that has changed the face of politics is the new trend of many people to consider “freedom of expression and/or opinion” as absolute. The result is the waves of fake news and conspiracy theories that had already been causing problems for some time but since the outbreak of the virus has truly become a serious problem. Freedom of expression and/or opinion has never been absolute and we only have to mention defamation laws to understand that it has precise limits with the real risk of heavy criminal punishment.

 We see the result of this trend every day on the social media with people who share anonymous film clips which are often manipulated or downright fraudulent and propose baseless theories or concepts that offer bogus cures for diseases or try to deny serious and certified studies by other researchers.

 Sadly politics has worsened the situation with politicians in every country who automatically share videos and posts, not because they are real but because they tend to discredit political opponents. Undoubtedly the best known and most sensational case of this type of behaviour is President Donald Trump of the United States but political leaders of many countries, including Italy, have not behaved differently.

 Consequently, for many people there is no longer a difference between “truth” and “lies” and they share posts and videos that confirm the users’ prejudices instead of confirming reality, or to discredit lies and “fake news”. And in many cases the explanation is disarming, “I believe it, so it is true”.

Therefore we must also remember that the press, which has the responsibility to of informing the citizens, and the information itself are at the heart of any modern democracy and hence spreading false information is nothing but a violation of our system of government that puts at risk our way of life.

 Talk shows

In many countries television talk shows have added another level to this mixture of lies and conspiracies theories by inviting guests not to explain why certain news is true or false but because these people “put on a show” and therefore increase the programme’s share which means more income from advertising for the television channels.

 For this reason television has provided a national stage that has give given legitimacy to lies and fake news. And politicians of all the parties have taken part in these cases too and their contribution has had a major effect also on their institutional role.

 In fact, all these types of behaviour have had the effect of diminishing the trust of the population of many countries towards their politicians. This in itself already creates for those who govern the countries but it also has an effect that must never be underestimated.

 Mistrust of politics, and therefore also towards governments, does nothing but encourage extremist groups of both political sides and therefore endangers the stability of democracies and in extreme cases, which in the past have come true in many countries, including Italy and Germany, favours the creation of dictatorships with the excuse of “putting the country in order”. The price of “putting in order” is never only economical but always with a very high price in blood.

 Therefore we must ask ourselves a fundamental question; is this what we truly want for our country? If not, and in the vast majority of cases this will be the answer, then all of us, citizens and politicians, must seriously think about the future we want.

 Solutions?

 Thus, after having spoken about the risks we also have the obligation to talk about solutions and these are never simple.

The first ones who have an obligation to review their role in society must be precisely the politicians who must begin to understand once more that politics must give a stable and wealthy future to the country and this cannot be achieved with endless useless struggles that have the sole purpose of putting individuals under the public limelight in order to be re-elected.

 Politicians cannot and must not be those who spread lies, fake news and absurd conspiracy theories on the social media. Politicians must be the people who draw up long term economic and political programmes for the country but sadly Italy is not the only country where the politicians are unable to look beyond the next elections.

 Real politics will not exist again until the day that politicians, starting with the Secretaries of the political parties, start looking look beyond the immediate future and beyond the petty tactics in parliament, often also within the parties themselves, and in the press that do nothing for the country except delay even more the reforms that every country must carry out to improve the future of the country and its citizens.

 But politics con only do so much if the citizens continue to accept every piece of fake news, every anonymous and manipulated video as true simply because they confirm their prejudice of all kinds. Each one of us wants to have our ideas confirmed but basically this is impossible and it is time that we as citizens begin to understand that we must accept that what we want is not always possible and that sometimes it is also dangerous, as we are have seen during this period of coronavirus with the spread of hoaxes that made the situation even worse.

But this will all be possible only when all of us citizens, certainly starting with the politicians, will have an active role in improving the country’s political life because, in order to truly function, Democracy needs not only politicians but also the active and positive participation of the population, starting from the vote, and this is impossible with the massive diffusion of hoaxes, fake news and ridiculous conspiracy theories.

 Every country needs politics but it must be real politics and not the one we have seen in many, indeed too many countries in recent years, including Italy.

La videoconferenza della Commissione Intergovernativa tra Italia e Azerbaigian sulla Cooperazione Economica 

La riunione si inserisce in un contesto in cui l’Italia è il primo partner commerciale dell’Azerbaigian. Nel 2019 il giro commerciale tra i due paesi ha raggiunto la cifra di circa 6 miliardi, pari al 18% del commercio estero dell’Azerbaigian.

Si è svolta oggi, 12 giugno, in formato web conference, una riunione della Commissione Intergovernativa tra Italia ed Azerbaigian sulla Cooperazione Economica, presieduta dai rispettivi co-Presidenti: il Ministro dell’Energia azerbaigiano Parviz Shahbazov e il Sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale italiano Manlio Di Stefano.

A partecipare all’incontro, di circa due ore, per l’Azerbaigian, oltre al Ministero dell’Energia, il Ministero dell’Economia,  Socar Sofaz,  AzPromo, Azerbaijan Investment Company, Azenergy. Per l’Italia erano presenti CDP, ICE, SACE e SIMEST.

Tutti i partecipanti hanno preso la parola nel corso della riunione. 

Ad essere sottolineati negli interventi gli ottimi livelli raggiunti nelle relazioni tra i due Paesi, caratterizzate non solo da legami politici ed economici, ma anche da un’autentica amicizia, dimostrata anche con la solidarietà espressa dall’Azerbaigian  all’Italia nei giorni più acuti della pandemia Covid-19, per la quale è stata espressa nuovamente, da parte italiana, gratitudine, durante la riunione odierna.

Analizzate poi le prospettive di cooperazione bilaterale, con un’attenzione particolare alla fase post-Covid e all’attuale agenda di partenariato strategico Azerbaigian-Italia.

Oggetto di riflessione anche tutte le questioni derivate dalla visita di Stato in Italia del Presidente della  Repubblica dell’Azerbaigian Ilham Aliyev nello scorso febbraio e i numerosi accordi sottoscritti in quella occasione,  così come il percorso per rafforzare il partenariato strategico tra i due Paesi, come espresso nella Dichiarazione Congiunta sul Rafforzamento del Partenariato Strategico Multidimensionale tra la Repubblica dell’Azerbaigian e la Repubblica Italiana.

La riunione si inserisce in un contesto in cui l’Italia è il primo partner commerciale dell’Azerbaigian. Nel 2019 il giro commerciale tra i due paesi ha raggiunto la cifra di circa 6 miliardi, pari al 18% del commercio estero dell’Azerbaigian. Il primato italiano è confermato anche dai dati relativi ai primi 4 mesi di quest’anno, con il valore di 2,5 miliardi, pari al 26,36% del commercio estero azerbaigiano.

Nel 2019 il 92% del commercio totale dell’Italia con i paesi del Caucaso meridionale è stato con l’Azerbaigian e dal 2013 il paese è il principale fornitore di greggio per l’Italia. La messa in funzione del TAP accrescerà il suo ruolo come maggiore fornitore energetico per la penisola italiana. 

Le commesse vinte dalle aziende italiane nei progetti dell’Azerbaigian negli ultimi anni ammontano a 10 miliardi di euro. Attualmente le aziende italiane si occupano principalmente di energia, ambiente, infrastrutture, prodotti petrolchimici, settori ICT in Azerbaigian. I potenziali ambiti che offrono interessanti opportunità alle aziende dall’Italia sono trasporti, energie rinnovabili, agroindustria, alta tecnologia, farmaceutica. Nel settore agroindustriale, prodotti petrolchimici e parchi ad alta tecnologia sono inoltre previsti molti incentivi per le aziende. Da sottolineare una complementarietà tra l’economia azerbaigiana ed italiana, al di là dell’energia: l’Azerbaigian ad esempio è uno dei principali fornitori di nocciole per l’Italia, così come il know-how italiano è molto utile in Azerbaigian, nel suo percorso di ammodernamento industriale e di diversificazione. Da aggiungere anche la rilevanza degli investimenti da parte del Fondo Statale di Petrolio dell’Azerbaigian – SOFAZ, in Italia negli ultimi anni.

Per paura del virus si muore d’infarto – Fear of the virus can cause fatal heart attacks

di emigrazione e di matrimoni

Per paura del virus si muore d’infarto

Per timore del contagio da covid19 i pazienti con patologie cardiovascolari sono rimasti a casa rischiando morte o disabilità. Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao esprime allarme chiedendo un rilancio della sanità pubblica per arginare future pandemie e i molteplici fattori di rischio salute della popolazione

I primi a lanciare l’allarme sono stati i cardiologi. In tutto il paese da quando c’è il Covid si è registrato un drastico calo di accessi al Pronto Soccorso per infarto fino al 50%, e per ischemia o emorragia cerebrale fino al 70%, pur essendo consapevoli che il tempismo nella cura di queste patologie è determinante. Per paura del virus si resta a casa aumentando così le probabilità di morte o disabilità. Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Italia. Anche per questo gli ospedali si sono affrettati ad adottare percorsi sicuri per gli ingressi dei pazienti noCovid ben distinti dai pazienti Covid, per loro e per pazienti con altre patologie urgenti, che se non trattate vanno a complicarsi inevitabilmente.

“Sull’onda della ripresa si è deciso di tenere conto strategicamente delle famose tre T: tampone, trattamento e tracciamento, ma si parla anche di territorio per l’individuazione di eventuali nuovi casi che potranno esserci – spiega Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao – Per le patologie tempodipendenti come infarto e ictus, nel periodo Covid è stato segnalato un incremento della mortalità, perchè all’inizio dell’epidemia l’apparato ospedaliero era rivolto al contenimento del virus, con il grande impegno per il trasporto dei pazienti da parte del 118. La paura ha determinato che i cittadini non si sono più rivolti all’ospedale, così i Pronto Soccorso si sono svuotati di quei casi che necessitavano di un intervento immediato per paura di essere contagiati. In questo contesto sono arrivate notizie che si vedevano meno infarti”.

Nel periodo iniziale dell’epidemia, mentre tutti eravamo a casa, è stato consigliato specialmente agli anziani e alle persone più fragili, a coloro che già avevano in atto delle patologie, di restare irremovibilmente a casa. Ricordiamo che anche le visite ambulatoriali erano sospese ed era consigliato non intasare lo studio del medico di famiglia che però rispondeva proponendo triage telefonico, come da invito della protezione civile. Così è stata usanza comune quella di autogestire e forse autodiagnosticare qualche malessere. Alcune patologie, come infarto o ictus, necessitano di tempestività negli interventi, specie perchè le terapie o la chirurgia siano efficaci.

“Andare in ospedale entro un arco temporale in cui la patologia è gestibile, salva la vita – ha continuato il segretario Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri italiani – ma andare dopo sei o sette ore o non andare per niente tenendosi il dolore al petto con condizioni cliniche peggiorate, aumenta la probabilità della mortalità. C’è stato un lavoro della società italiana di cardiologia che ha dimostrato come in questi pochi mesi la mortalità è passata dal 4% al 14%. Un ritardo o una riduzione degli interventi di angioplastica determina questo, la causa è la paura. Ma vale anche per altre patologie che necessitano di altre emergenze chirurgiche. Un paziente con una necessità chirurgica che non vuole sottoporsi adesso ad intervento perchè ha paura potrebbe pagare in termini di buon esito delle cure, le possibilità di buona riuscita in seguito si riducono.

Un incremento di dieci punti di mortalità ordinaria. Se i casi di infarto e di ictus sono circa duecentomila all’anno, se si immagina una mortalità incrementale di questo tipo in un anno sono ventimila casi in più. Poi c’è l’incremento di mortalità per tutto il resto delle patologie. Ci sono tutte le altre grandi cause, la prima le malattie cardiovascolari, siamo al 37%, ma da non trascurare i tumori circa al 30% delle cause di mortalità. In questo caso i malati che seguono terapie sono circa un milione e 200mila e di questi circa 300mila, quindi un quarto del totale, sono coloro che fanno chemio e radioterapia, che devono fare regolari controlli”.

Poi ci sono 410mila persone che attendono interventi chirurgici, perchè in questo periodo di emergenza coronavirus non si sono avvicinati agli ospedali. “410mila interventi corrispondono al 10% degli interventi che si fanno in un anno – dice fermamente Carlo Palermo – che sono più di 4 milioni, siamo intorno al 10% e per recuperarli si tratta del 10% del lavoro in più in un anno o in sei mesi il 20% , quindi almeno sei mesi di lavoro extra, tutto questo in una situazione critica della sanità che già ci è nota, un sistema sanitario tirato al parossismo sotto il profilo dell’efficientamento e del produrre prestazioni, tirato al massimo, che ha 45 mila posti letto in meno, una carenza di settemila medici negli ultimi dieci anni. Se poi ci mettiamo la dirigenza sanitaria portata avanti da fisici, chimici, biologi e quindi aggiungendo questi che sono altri duemila in meno, arriviamo a novemila persone che mancano nel nostro SSN; meno 36mila infermieri e operatori sanitari e una carenza di posti letto che ci mette in coda rispetto alla media europea poiché parte da 3,2 per mille il numero dei nostri posti letto in Italia, in Germania siamo all’8 per mille, in Austria siamo a 7 per mille e la media europea è 5 per mille. La nostra è una risposta estremamente ridotta, la stessa Commissione Europea sulla sanità nella previsione dei Fondi europei, i famosi 170 miliardi, ha raccomandato un intervento particolare perchè la resilienza e la capacità di risposta del sistema va migliorato. L’Italia (in emergenza covid19- ndr) si è salvata grazie allo sforzo straordinario di tutti gli operatori che hanno retto per quanto possibile in condizioni difficili”.

Pensiamo soltanto che siamo entrati in una pandemia che non potevamo, forse, prevedere, con solo cinquemila posti in terapia intensiva in tutto il paese. Del tutto impreparati quindi ad affrontare una evenienza del genere, sebbene avessimo già avuto delle “prove generali” con altre epidemie alcuni anni prima e oggi con la globalizzazione e con la generosità che ci contraddistingue, fatta di accoglienza e di aperture, dovevamo immaginare che le emergenze sanitarie ci avrebbero investito, e “investire” che è una parola che ha più significati, deve essere il nocciolo della questione, non tagliare.

“Ne avevo parlato proprio il 24 febbraio, lo ricordo bene, e rilevavo proprio questo problema – ci racconta il segretario Carlo Palermo – Avevamo un tasso per centomila di posti letto in Italia estremamente basso, ma soprattutto estremamente variegato. Il tasso medio europeo era 8,9 per 100mila abitanti. Per avere un’idea il Belgio ne ha 15 per centomila, la Germania 28 per centomila. La Calabria, pur dichiarando un tasso di 7 per centomila, in realtà quelli operativi dove c’è il personale, sono 5 per centomila. Per cui una situazione pesante, infatti dissi allora, menomale che l’epicentro è scoppiato dove le strutture sono più solide rispetto al sud dove rapidamente saremmo andati alla saturazione dei posti letto di terapia intensiva se ci fosse stata un’epidemia con la stessa virulenza che ha colpito il nord”.

Ma l’OMS ci ha avvisato che dobbiamo abituarci ad avere ciclicamente delle pandemie, quindi sarà bene attrezzarci e abituarci da questo momento a convivere con l’idea che i virus sono con noi e ci resteranno.

Non ci sarà più nord o sud del mondo o del Paese. “Il rischio è molto alto – conferma il segretario – e sarà necessario fare degli investimenti. Un primo incremento del Fondo Sanitario Nazionale c’è stato, ma ho l’impressione che non sia sufficiente. Bene invece l’investimento per l’incremento dei posti letto per la terapia intensiva che verranno portati al 14,5 per centomila, quindi un bel salto che aiuterà a smaltire l’arretrato di interventi chirurgici accumulato, che si rendono necessari per il post operatorio. Non abbiamo un numero adeguato di medici. Mancano anestesisti, medici dell’emergenza-urgenza, pneumologi, infettivologi. Le unità di infettivologia sono state massacrate nell’ultimo decennio e ora ne stiamo pagando il prezzo. C’è bisogno di un investimento in personale specializzato. C’è bisogno anche di ortopedici, di quei 410mila interventi, circa 150mila sono interventi di ortopedia”.

Il nostro è un Paese che sta invecchiando, nascite molto al di sotto della media, a causa della mancanza del lavoro i giovani stentano a mettere su famiglia. La popolazione italiana è prevalentemente adulta. Le figure dell’ortopedico, del geriatra, dei medici che seguono la popolazione anziana contano molto. “Serve un’iniezione di risorse che diano risposte al settore sanitario – conclude il segretario Carlo Palermo – che poi il Servizio Sanitario Nazionale deve gestire in modo adeguato. I finanziamenti sono importantissimi. Non avrei tante ritrosie per il Mes finalizzandolo al SSN per le spese dirette e indirette legate al Covid, come dice la Comunità Europea, anche perchè abbiamo bisogno di un ammodernamento delle strutture. Quando è sopraggiunta l’epidemia abbiamo dovuto correre ai ripari per tracciare i percorsi separati, Covid e noCovid, costruire le tende fuori dagli ospedali per il pretriage, la mortalità piano piano si è ridotta. Ma in termini di personale è costato moltissimo, fra medici e infermieri sono mancate oltre 220 persone. Non va dimenticato.

di emigrazione e di matrimoni

Fear of the virus can cause fatal heart attacks

Due to fear of being infected with covid19 patients with cardiovascular conditions have stayed at home risking death or disability. Carlo Palermo, national Secretary of the ANAAO expressed his alarm and asked for a revival of public health in order to stem future pandemics and multiple factors that put at risk the health of the population.

The first people to launch an alarm were the cardiologists. Since the Covid there has been a drastic drop in all the country in access to Emergency for heart attacks of up to 50% and for ischemia or brain haemorrhage of up to 70%, despite being aware that the timing for the treatment of these conditions is decisive. People are staying at home out of fear of the virus and so increasing the probability of death or disability. Cardiovascular diseases represent the main cause of death in Italy. This is one of the reasons why the hospitals have rushed to adopt safe paths for the admission of non-Covid patients that are well distinguished from the Covid patients, for them and for the patients with other urgent conditions that inevitably would have complications if not treated.

“In the wake of the recovery it has been decided to strategically take into account the famous trio of swab, treatment and tracing but there was also talk about the territory for the identification of any new cases,” explained Carlo Palermo, national Secretary of the ANAAO, “For conditions that depend on time, such as heart attacks or strokes, there was a marked increase in mortalities during the Covid period because at the start of the pandemic the hospital structure was aimed at containing the virus with the massive commitment of transportation of patients by ambulance. Fear of being infected determined that the citizens no longer went to the hospitals so the Emergency ward was emptied of those cases that required immediate intervention. In this context news came that there were fewer heart attacks”

During the initial period of the epidemic, while we all stayed home, it was recommended especially to the elderly, the more fragile people and to those who already had conditions to stay steadfastly at home. Let us remember that even visits to outpatient clinics were also suspended and it was recommended to not clog the family’s doctor’s surgery which however responded with triage by telephone, as per the invitation by the civil protection authorities. So the common practice was to self-manage or maybe to self-diagnose any malaise. Some conditions, such as heart attack or stroke, require timely intervention, especially for treatments and surgery to be effective.

“Going to hospital within a space of time in which the condition can be managed saves lives,” continued the Secretary of the ANAAO, the main trade union for Italy’s hospital doctors, “but going after six or seven hours or not going at all keeping the pain in the chest with worsened clinical condition increases the probability of death. There has been work by the Italy’s society for cardiology that shows how mortality has gone from 4% to 14% over these few months. A delay or a reduction angioplasty surgery determined this, the cause is fear. But this also applies for other conditions that require other emergency surgery. A patient a surgical need who does not want to undergo surgery now because of fear could pay the price in terms of the good outcome of the treatment, subsequently the chances of a good result are reduced.

 “An increase of 10 points of ordinary mortality. If the cases of heart attack and stroke are about two hundred thousand per year, if we imagine an increase of mortality of this type in a year twenty thousand more cases. And then there is the increase in mortalities of the rest of the conditions. There are all the other major causes, the first cardiovascular diseases, which are about 37%, but we must not ignore tumours about 30% of the causes of mortality. In this case the sick who follow the treatments are about a million two hundred thousand and of these about 300 thousand, therefore a quarter of the total, are those who undergo chemo and radiotherapy who must have regular checkups”

And then there are about 410 thousand who are waiting for surgical operations because during this period of coronavirus emergency they have not approached the hospitals. “ 410 thousand operations correspond to 10% of the operations made in a year,” said Carlo Palermo strongly, “Which are more than 4 million, which are about 10% and in order to recuperate them this involves about 10% more work in a year or 20% in six months, therefore at least six months of extra work, all this in a critical health situation which we already know, a health system already drawn to paroxysm under the profile of efficiency and producing performance, drawn to the maximum, which has 45 thousand less bed places, a shortage of seven thousand doctors over the last ten years. And then if we put in the sanitary management carried out by physicists, chemists, biologists and therefore adding these means another two thousand less, we reach a shortage of nine thousand people in our NHS; less 36 thousand nurses and health workers and a shortage of bed spaces this puts us at the tail compared to the European average since part of the 3.2 per thousand the number of our bed places in Italy. In Germany it is about 8 per thousand, in Austria 7 per thousand and the European average is 5 per thousand. Ours is an extremely reduced answer, the same European Health Commission in forecasting European funds, the famous 170 billion Euros, recommended a particular intervention so that the resilience and the capacity to respond is improved. Italy (in covid19 emergency, editor’s note) was saved thanks to the extraordinary effort of all the operators who held up as much as possible in difficult conditions”  

We only have to think that we came into a pandemic which, maybe we could not predict, with only five thousand places in intensive care in all the country. Therefore completely unprepared to deal with such an event, despite already have had “general trials” with other epidemics some years before and today with globalization and with the generosity that distinguishes us, made of welcoming and openness, we should have imagined that the health emergencies would have crashed into us and so investing more must be the crux of the matter and not cutting.

 “I had talked about this on February 24, if I remember it well, when I pointed out this very problem,” Secretary Carlo Palermo told us, “We had a rate of one hundred thousand bed places in Italy, extremely low but especially extremely varied. The average European rate is 8.9 per 100 thousand inhabitants. To have an idea in Belgium it is 15 per hundred thousand and Germany 28 per hundred thousand. In Calabria, even if it declares 7 per hundred thousand, in reality in those where there are staff, there are 5 per hundred thousand. Thus a serious situation, in fact I said then, just as well that the epicentre occurred where the structures were more solid compared to the south where we would have quickly run into a saturation of the intensive care places if there had been an epidemic with the same virulence that struck the north.”

But WHO advised us to get used to cyclical pandemics, so it would be good to equip ourselves and from this moment to get used to living with the idea that the viruses are with us and will stay with us.

There will no more north or south of the country or the world. “The risk is very high,” confirmed the Secretary, “and it will be necessary to invest. There has been the first increase in the National Health Fund but I have the impression that it is not enough. On the other hand, the investment for the increase of intensive care bed spaces which will be brought to 14.5 per hundred thousand which are necessary for the post operatory period, therefore a good leap which will help to eliminate the backlog of surgical operations accumulated. We do not have an adequate number of doctors.  There is a shortage of anaesthetists, emergency doctors, pulmonologists and infectious disease specialists. The infectious disease units have been massacred during the last decade and we are now paying the price. There is a need for investment in specialized personnel. There is also a need for orthopaedists, of those 410 thousand operations about 150 thousand are orthopaedic surgery.

Our country is aging, births are below the average due to the lack of work young people struggle to start a family. Italy’s population is mainly adults. The figures of the orthopaedist, the geriatrician, doctors who follow the elderly population count a lot. “We need an injection of resources that give answers to the health sector,” concluded Secretary Carlo Palermo, “that the National Health Service must then manage adequately. The financing is extremely important. I would not be very reluctant to say that the MES aimed at the NHS for the direct and indirect costs related to the Covid, as the European Commission says, also because we need modernization of the structures. When the epidemic came we have to rush to lay our separate Covid and non-Covid paths, to build the tents outside the hospitals for the pre-triage and the mortality gradually reduced. But it cost a lot in terms of staff, we lost more than 220 people between doctors and nurses. This must not be forgotten.”

Translation by Gianni Pezzano

Il Decreto Scuola è legge: ieri l’approvazione della Camera tra le polemiche delle opposizioni

Dopo innumerevoli critiche e obiezioni sui provvedimenti in tempo di Covid dell’attuale Ministra della pubblica istruzione Lucia Azzolina, il suo Decreto Scuola è ieri diventato ufficialmente legge con 245 voti favorevoli e 122 contrari.

 

Dopo innumerevoli critiche e obiezioni sui provvedimenti in tempo di Covid dell’attuale Ministra della pubblica istruzione Lucia Azzolina, il suo Decreto Scuola è ieri diventato ufficialmente legge con 245 voti favorevoli e 122 contrari.
I temi affrontati nel disegno, già approvato dal Senato il 28 maggio scorso, riguardano alcune delle questioni più delicate al momento nel mondo della scuola, come il futuro dei docenti precari (circa 32.000 persone che da troppi anni aspettano di essere stabilizzate attraverso una sanatoria o un ragionevole concorso), e gli esami di maturità previsti per 500.000 studenti.
Tuttavia, insieme a queste due fondamentali questioni sono state affrontate anche le modalità degli Esami di Stato conclusivi del I ciclo di istruzione e l’avvio dell’anno scolastico 2020/2021, una vexata quaestio ancora molto confusa anche a causa dell’estrema indecisione della Ministra (incline a parlare sempre troppo presto).
I temi del Decreto

Il Dl presenta alcune disposizioni oggettivamente discutibili, specie in merito alla valutazione dell’esame di terza media. Il giudizio relativo alla conclusione del primo ciclo scolastico risulta snaturato dalle modalità dell’esame, essendo prevista la sola valutazione da parte del Consiglio di classe che terrà conto anche di un elaborato consegnato e discusso online dagli studenti.
Considerato che la maturità appena varata prevede invece un’ora di colloquio orale in presenza – per altro già plausibile nella precedente formula d’esame – non si capisce per quale motivo ai ragazzi di terza media non sia data la possibilità di cimentarsi con una vera prova da giovani studenti, importantissima per il loro personale percorso di crescita.
Tornando invece all’esame di maturità, ci saranno importanti cambiamenti per i privatisti che sosterranno la prova a settembre, in quanto sarà loro consentito di partecipare con riserva alle prove di ammissione ai corsi di laurea a numero programmato e ad altre prove previste dalle Università, istituzioni dell’Alta formazione artistica musicale e coreutica e altre istituzioni di formazione superiore post diploma. Saranno consentite anche le procedure concorsuali pubbliche, le selezioni e le procedure di abilitazione per le quali sia richiesto il diploma di II grado.
Cambieranno di nuovo, inoltre, anche i giudizi presso le scuole Elementari, tornati descrittivi al posto dei voti in decimi, mentre agli studenti disabili, sicuramente i più penalizzati durante l’emergenza Covid, sarà consentita la “reiscrizione al medesimo anno di corso frequentato nell’anno scolastico 2019/2020”. Questo permetterà di recuperare il mancato conseguimento degli obiettivi didattici e inclusivi per l’autonomia, stabiliti nel Piano educativo individualizzato.
Le decisioni sul precariato

Infine, l’approvazione dei provvedimenti sul precariato: il concorso straordinario per i precari storici non sarà più a crocette ma prevedrà una prova con quesiti a risposta aperta diversi per ogni disciplina e sempre al computer, mentre le graduatorie dei supplenti saranno aggiornate ma anche provincializzate e digitalizzate.
In questo modo le segreterie delle scuole non verranno più intasate di candidature, ma saranno gli Uffici territoriali del Ministero a seguire il processo e a distribuire le supplenze. Si confida così in una procedura di assegnazione delle cattedre più rapida, ma restano ancora in ballo altri due temi (per altro preoccupanti): la data del concorso ordinario per gli aspiranti docenti con 24 cfu (sulla quale regna il riserbo più assoluto) e il tavolo sui percorsi abilitanti all’insegnamento.
Un futuro ancor più incerto per chi insegna

Eh già, perché l’attuale Ministra e il suo staff stanno riflettendo sulla possibilità di ripristinare un iter di formazione specifica per chiunque voglia intraprendere la professione dell’insegnante nei prossimi anni, una decisione inquietante se pensiamo che i precedenti percorsi – le SISS, ovvero le scuole di specializzazione all’insegnamento secondario e il TFA, cioè il tirocinio didattico formativo – sono stati ritenuti inadeguati a un tale scopo e quindi soppressi.
Di sicuro l’approvazione di un valido piano per l’avvenire della scuola in Italia dipenderà necessariamente dalla reazione del futuro governo al consiglio (sinora rimasto inadempiuto) di molte opposizioni: ascoltare tutti, così da decidere poi per il meglio.

Fine storia mai! Dalle tenebre alla luce sull’esempio ed il coraggio di Falcone e Borsellino verso un nuovo Umanesimo

Le cerimonie che ogni anno vengono celebrate, vitali per non dimenticare, non rendono quella verità che ancora oggi, dopo tanti anni, ci è celata. E se la verità è solo quella giudiziaria, restano zone troppe oscure, che inevitabilmente rompono quel patto di fiducia che lega ogni  cittadino alla Stato. Come credere che chi ci rappresenta operi solo per il bene comune?

di

Serenella Pesarin, Sociologa, Psicologa – Psicoterapeuta, esperta nel settore penale e minorile,
Presidente “Consolidal sezione di Roma”

Luigi Bulotta, avvocato, Segretario nazionale Consolidal e Vice presidente Sezione Consolidal di Roma

Sono trascorsi alcuni giorni dalla commemorazione della strage di Capaci dove Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e molti uomini della sua scorta persero tragicamente la loro vita! Una morte preannunciata dal 1989 nella villa estiva dove una bomba frettolosamente allestita per colpire Carla Del Ponte, oltre che Falcone, non esplose: da quel momento era chiaro che sarebbe sopraggiunta, non si sapeva quando e dove si sarebbe deciso, ma fu allora che il giudice Falcone non solito ad esternazioni, ebbe a dire che non era solo la mafia ad aver potuto decapitare in quegli anni, attraverso le varie stragi ed uccisioni, tutta una classe politica, ma che dietro c’erano menti intelligentissime e raffinatissime, e che lui era solo, come solo era stato lasciato Chinnici, Della Chiesa, Borsellino, Mattarella, e tanti altri servitori dello Stato che nonostante la consapevolezza del loro isolamento sino alla fine impiegarono ogni attimo della loro vita, non solo professionale, al servizio della giustizia e delle istituzioni!

Allora tutte queste cerimonie che ogni anno vengono celebrate, vitali per non dimenticare, non rendono quella verità che ancora oggi, dopo tanti anni, ci è celata e se la verità è solo quella  giudiziaria, di certo importante, ma solo giudiziaria, restano zone troppe oscure, che inevitabilmente rompono quel patto di fiducia che lega ogni  cittadino alla Stato, senza verità e senza fiducia. Come credere che chi ci rappresenta veramente operi solo per il bene comune?

Oggi vengono tutti celebrati come eroi, come esempi da imitare. E per fortuna che ci sono stati, sono importantissimi per le nuove generazioni, poiché non ci sarebbero modelli da mutuare, ma dobbiamo non essere anche noi ipocriti ed incoerenti. Dobbiamo cercare di non farci schiacciare dai luoghi comuni o peggio da quella retorica che, anniversario dopo anniversario, pur esaltando la figura e l’esempio di vita di Falcone, sostanzialmente viene usata per poi dimenticarla.

La storia di Giovanni Falcone è stata colma non solo di solitudine, ma fatta di tante sconfitte, di ripetuti tradimenti e non solo dentro la magistratura. Fu accusato di protagonismo, addirittura che l’attentato fallito all’Addaura se l’era prefabbricato lui, che stava farneticando perché costruiva paranoici teoremi di rapporti e trattative tra Stato e mafia, solo per apparire sui media; non fu eletto a Palermo, non fu eletto al CSM, tutto questo perché insieme a Paolo Borsellino avevano il coraggio di dire e lavorare per la verità, per far rispettare le leggi dello Stato, per sconfiggere la corruzione e la piaga della criminalità mafiosa, dei compromessi e delle loro infiltrazioni nei massimi sistemi statuali.

Ma dove è stato il rispetto del loro esempio da mutuare nel tempo quando tutto il sistema carcerario è stato lasciato, man mano negli anni, soprattutto nell’ultimo decennio, sempre di più alla deriva? Per non parlare dell’ultima riorganizzazione del Ministero della Giustizia, che ha devastato il DAP e ha minato alle fondamenta, pur lasciandone parte del nome, il Dipartimento Minorile. Tutto ciò, poi, per culminare,”causa Covid”, con l’uscita di 9000 detenuti ed oltre 400 mafiosi! Prima le rivolte, con la perdita di vite umane di detenuti e feriti tra gli agenti della polizia penitenziaria, con danni indescrivibili in molte strutture carcerarie, poi detenzioni domiciliari facilitate e, come detto dal cons. Sebastiano Ardita, l’effetto domino indiretto, l’uscita più massiccia di mafiosi dal carcere che si ricordi! E ancora, il caso Di Matteo, e le dimissioni di molti vertici del Ministero della Giustizia; e ancora le intercettazioni fatte a Palamara!

Già in una intervista di 14 anni or sono, il presidente emerito Cossiga denunciava quello che oggi si è rivelato, e spiegando che era stato un grande errore togliere l’immunità parlamentare dal nostro ordinamento, che andava reintrodotta, una norma che esiste in tutti i paesi democratici, proprio a salvaguardia della democrazia! 

Oggi si parla di riformare il CSM, che urge la separazione delle carriere in magistratura tra PM e giudici, ed ancora altro, ma ci chiediamo a che serve tutto ciò se le verità sono ancora secretate, se della agenda di Borsellino non si sa nulla, se sono spariti i documenti nella cassaforte di Riina, e se di Moro tutto è stato sepolto? Si parla di aiutare le aziende ed i piccoli commercianti e professionisti, ma aldilà degli enunciati, tutta la procedura  per ottenere il dovuto è così  complessa  tant’è  che i cassaintegrati hanno potuto vedere aiuti perché  sono stati gli imprenditori ad intervenire; si continua a diffondere una paura immotivata che sta ingenerando non il distanziamento fisico e le dovute e giuste precauzioni, ma il distanziamento sociale; che invece di appellarci alla responsabilità individuale, prevedendo percorsi e luoghi mirati per i giovani, i bambini, gli anziani, pensiamo non a promuovere cittadinanza attiva, ma un sistema repressivo antitetico a quanto normato sui diritti umani e promuovendo contrapposizioni  tra nord e sud, tra generazioni, tra povertà!  

E sullo sfondo la criminalità organizzata, attraverso l’usura, si riapproprierà di tante piccole attività, si rafforzerà sui territori, costruiranno nuova omertà, isoleranno dalla società civile, perché per fortuna esistono, coloro che seguono l’esempio di Falcone, non partecipando alle commemorazioni, ma praticando nel quotidiano l’eredità lasciategli.

Diceva Falcone che le persone muoiono ma le idee e gli esempi  no! Se veramente vogliamo girare l’angolo allora bisogna riscrivere le regole: poche, chiare, accessibili a tutti. Sburocratizzare, per esempio, senza attribuire la responsabilità ad una burocrazia che va messa in condizione di svolgere il proprio lavoro attraverso, non dilettanti allo sbaraglio circondati da mille leggi e leggine e vincoli sempre nuovi e spesso contraddittori tra loro, ma con tecnici competenti a garanzia di trasparenza e di legalità. Investiamo per favore nella cultura, in pratiche educative sin dall’infanzia, nella scuola, nelle università, nelle nuove tecnologie, nella ricerca, nel Welfare, nella medicina, nell’innovazione, per dare occupazione ai nostri giovani, per ridare significato alla legalità. Senza dimenticare la tutela e valorizzazione dell’ambiente che rappresenta un bene assoluto col quale noi tutti dobbiamo vivere in armonica simbiosi. Non possiamo fare a meno di riconoscere che il grido della terra che stiamo danneggiando, la nostra Casa comune, come l’ha definita Papa Francesco, è il nostro grido, che la cura della terra è la cura della vita. Si tratta di riconoscere le relazioni tra sistemi naturali e sistemi sociali, ristabilire il rapporto di equilibrio tra l’uomo e la terra, tra l’uomo e le sue società; ristabilire il rapporto di equità tra l’ecologia, l’economia e il suo sviluppo.

Ora che l’Europa sembrerebbe, finalmente, aver ritrovato, almeno crediamoci, quella solidarietà che è e deve essere principio fondante e motivazione valoriale unificante tra i vari paesi  europei, allora non perdiamo questa grande opportunità di rinascita sociale, civile ed economica.  Facciamo ciò che volevano i padri fondatori della nostra Europa, imbocchiamo quella strada indicataci da loro e da tutti coloro che hanno perso la loro vita per lasciarci il loro esempio da mutuare ogni attimo del nostro agire quotidiano, non solo sotto i riflettori e nelle passerelle televisive, ma insieme credere che i sogni di giustizia, di legalità, di solidarietà, di sviluppo di diritti umani, devono essere non solo professati e normati, ma ciò che conta, devono essere attuati.

Possiamo realizzarli ma solo se saremo insieme a lavorare per tornare ad essere una polis  di greca memoria, ricca di cultura e di nuovo umanesimo, di rispetto per la dignità di cui ogni persona è portatrice. E’ importante ritrovare quell’etica valoriale per troppi anni chiusa nei cassetti dei poteri forti e di chi finanziariamente ha governato tutti i processi economici globalizzati. Ora, paradossalmente, grazie a questa terribile pandemia, hanno svelato il loro vero volto proteso solo a creare nuove povertà, virtualità nelle relazioni, depauperamento spirituale, in nome di una facile scalata alla ricchezza, al successo, al potere facile per tutti,  ma in realtà riservata solo ai sempre più pochi detentori della ricchezza, che attraverso l’eclissi delle ideologie hanno ingenerato una crescente liquidità di senso e di significato, per disperdere quella coscienza collettiva unica capace di salvaguardare la libertà e la democrazia individuale e collettiva.

Ricordare allora Falcone, Moro, Borsellino e tutti coloro che hanno sacrificato e perso la vita per servire fedelmente lo Stato, significa far crescere nella società il senso del dovere e dell’impegno per contrastare la mafia e per far luce sulle sue tenebre, infondendo coraggio, suscitando rigetto e indignazione, provocando volontà di giustizia e di legalità. Come ha affermato il Presidente Mattarella, giorni fa, in occasione della giornata della legalità: “I mafiosi non avevano previsto che l’esempio di Falcone e Borsellino sarebbe sopravvissuto”; allora, ricordiamo sempre questi esempi, riprendiamoci ognuno in mano la nostra vita, e camminiamo insieme per rifondare una nuova società basata sui valori e principi universali e fondiamo un neo umanesimo europeo!

Consolidal Sezione Locale di Roma

Circonvallazione Gianicolense, n. 408 – 00152 ROMA

 

Il dibattito politico viene dal web in emergenza covid19

La diretta FB tra il Segretario Nazionale del Movimento Lir Enzo Peluso e il politico Bobo Craxi, che in un dibattito online moderato dal giornalista Genny Galantuomo, hanno preso in esame le conseguenze polito-economiche del lockdown

di Ilaria Carlino

Durante il periodo di lockdown che ha isolato gli Italiani ed il resto del mondo nelle proprie case a causa della diffusione del virus Covid-19, i nostri connazionali come quasi tutti i cittadini del globo, in sostituzione ad un confronto diretto, sono ricorsi a mezzi di comunicazione digitale avvalendosi dell’uso di diverse piattaforme che prevedono la possibilità di conversare in videoconferenza, quali Skype, Zoom, dirette Facebook, dirette Instagram e molte altre.

Guidato dal giornalista Genny Galantuomo, si è tenuto il 13 maggio uno di questi incontri digitali tra il Segretario Nazionale del Movimento Lir, il campano Enzo Peluso, e il politico Bobo Craxi; nel confronto si è principalmente parlato dell’emergenza da Covid-19 con cui stiamo attualmente facendo ancora i conti, e delle sue conseguenze politico-economiche.

Bobo Craxi da subito si è espresso rispetto ad un indebolimento dell’economia e ad un rallentamento delle produzioni e dei salari dei lavoratori: il governo avrebbe tamponato l’emergenza sanitaria non pensando alle conseguenze che ne sarebbero scaturite. Ha continuato affermando che non sono arrivati gli aiuti internazionali di cui avevamo bisogno e che non sono state adottate le misure atte a contrastare l’emergenza, e ciò ha fatto sì che il governo e l’opposizione litigassero fra loro, cosa tra l’altro inopportuna in un momento così delicato.

È poi intervenuto Enzo Peluso che ha manifestato la sua preoccupazione sul turismo estivo e balneare: troppo distanziamento negli stabilimenti preoccuperebbe la serenità delle persone in vacanza, al contrario basterebbe semplicemente seguire le classiche norme igieniche che ci sono ripetutamente state raccomandate in questi mesi. Con troppe regole ferree i turisti stranieri non vorranno venire in Italia, e spiega che il governo dovrebbe prendere più provvedimenti riguardo l’argomento insistendo su una ripresa dell’economia affiancata da regole ben precise.

Genny Galantuomo ha poi fatto riferimento alla scelta del prezzo di 50 centesimi per le mascherine chirurgiche imposto direttamente dal Comitato Tecnico Scientifico; su questo tema Peluso ha risposto che non è assolutamente compito del CTS fissare il prezzo delle mascherine, e che tale organismo dovrebbe limitarsi solo a fornirci le linee guide necessarie per contrastare il virus, ovvero come proteggerci dai contagi, tutto il resto è compito della politica.

Craxi è  intervenuto aggiungendo che questa pandemia ha “scoperchiato” la vulnerabilità del sistema, soprattutto di quello sanitario, e che in risposta ad un problema globale sono riemersi i “vecchi nazionalismi”, ovvero degli egoismi nell’affrontare l’emergenza, come emerge dal fatto che ogni singolo Stato ha imposto regole diverse per contrastarla. Il sistema europeo è fragile secondo Craxi, e i nazionalismi non sono saggi perché potrebbero portare a guerre, compresi i possibili conflitti economici. Aggiunge inoltre che il Governo non aveva a disposizione gli strumenti idonei per affrontare un problema di questa natura e così facendo si è generato un clima di sfiducia. In riferimento al Decreto Bilancio infatti ha dichiarato che c’è stato uno sbandamento, e che non bisognava nascondere o sottovalutare il problema e le sue conseguenze, come l’alto numero di decessi. Conte, secondo Craxi, ha guidato un governo ‘anti-europeo’ che ha una scarsa credibilità in Europa, in più 55 miliardi, la somma prevista per l’emergenza sanitaria a nostro favore, non sono sufficienti a risolvere il nostro problema e bisogna assumere di conseguenza un profilo di creatività economica e di temperamento, rimuovere e semplificare gli ostacoli più complessi e agevolare l’economia.

In conclusione ha affermato che non è saggio lasciare milioni di lavoratori a svolgere il proprio lavoro da casa in modalità smart working perché oltre a non semplificare la vita del singolo individuo, gli impedisce di avere i giusti spazi di condivisione con i colleghi e lo schiavizza davanti ad uno schermo di PC. In questo periodo difficile il grande assente è lo Stato, poco determinato e debole nel fronteggiare i bisogni e le difficoltà dei cittadini.

Ottimista per il sud, ed in particolare per la sua regione di residenza, la Campania, Enzo Peluso ha spiegato che in questa situazione difficile il meridione ha dimostrato di avere coraggio e capacità d’azione, e che ha tutte le potenzialità per rialzarsi e ripartire al meglio dopo questa profonda crisi vissuta; nessuna inferiorità dunque rispetto ad un nord che ha agito confusamente soprattutto all’inizio della pandemia. Il motto è sempre lo stesso: ripartire in sicurezza. Apprezzata infatti da entrambi i politici la capacità politica del Presidente della regione Campania Vincenzo De Luca che si è dimostrato un ottimo governatore che ha agito con coraggio e determinazione, mettendo al primo posto i cittadini campani, in un’Italia che ha assistito a frammentazioni regionali di dubbia efficacia in molti casi .

Zagami: “Imprese italiane senza soldi e senza tutele”

Paolo Zagami, autore di tre libri sulle imprese internazionali, ha evidenziato quelle che dovrebbero essere le soluzioni per l’immediato

Di Carmelo Cutuli

Paolo Zagami è stato tra i primi in Italia a ipotizzare che il coronavirus avrebbe determinato anche una spaventosa crisi economica. Ieri è stato intervistato sui canali social della “Associazione degli Imprenditori Uniti” che rappresenta un punto di riferimento per tutti le PMI italiane ed è composta da ben 50 mila membri.
Nel corso della diretta l’Avvocato Zagami ha tra l’altro dichiarato che “in Italia sino ad oggi sono stati fatti molti annunci, tanti decreti ed ancora più conferenze stampa dove si è parlato di interventi poderosi in favore delle imprese ed atti di amore chiesti alle banche ma la realtà nuda e cruda dei numeri dice che sinora dei 400 miliardi di euro promessi alle imprese sono stati effettivamente erogati solo poco più di 6 milioni di euro”.

“Il confronto con gli altri Paesi è impietoso – ha continuato Zagami – Si pensi agli Stati Uniti dove i finanziamenti decisi dal Tesoro americano con il Cares Act sono immediati e per buona parte a fondo perduto, alla Svizzera che ha elargito alle sue imprese fondi a fronte di semplici autocertificazioni delle perdite di fatturato subite o alla Germania dove addirittura il governo sta così tanto eccedendo nella sua generosità che la Unione Europea ha chiesto di “frenare” le iniziative perché altrimenti si rischia di provocare una concorrenza sleale all’interno del mercato unico europeo avantaggiando le aziende tedesche a danno di quelle degli altri Paesi. Non sorprendiamoci allora se le nostre imprese “scappano” all’estero rifugiandosi nei paradisi fiscali perché il nostro Stato le tassa, le tartassa e nei momenti del bisogno come questo non le tutela.”

Zagami, autore di tre libri sulle imprese internazionali, ha evidenziato quelle che dovrebbero essere le soluzioni per l’immediato: “Bisogna fissare subito le regole per ripartire con riferimento ad ogni singola attività o servizio commerciale: i titolari ad esempio di ristoranti, bar, negozi e centri estetici devono sapere quali spese dovranno sopportare per mettere in sicurezza i locali altrimenti non possono programmare nessun business plan. Ed inoltre, considerato che in realtà soldi non ne arrivano, allora per lo meno che si liberassero le aziende dai costi come iva e contributi vari per permettergli di sopravvivere in questa fase emergenziale”.

Quando i diritti umani sono quelli dei braccianti agricoli (stranieri ma soprattutto italiani)

Coronavirus a parte, la regolarizzazione dei braccianti agricoli stranieri è sicuramente il tema “caldo” del momento in ambito politico, al punto tale da aver scatenato innumerevoli dissapori su una questione che pone innanzitutto i diritti umani al centro delle polemiche.


Come sappiamo la proposta di una temporanea sanatoria (di 6 mesi rinnovabili per altri 6) da concedere agli stranieri – circa 600.000 persone impiegate nei campi a 3 euro l’ora – è arrivata dal Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova, talmente impegnata in prima linea per la causa da prendere in considerazione di lasciare l’attuale maggioranza qualora il provvedimento non dovesse passare.
La Ministra ha per altro sottolineato che non si tratta di una proposta finalizzata a una propaganda politica – i migranti sino a prova contraria non votano – ma del riconoscimento di alcuni imprescindibili diritti dei lavoratori in generale.

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse
07-10-2019 Roma
La Ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova ospite di “Povera Patria”

Le categorie e i numeri della regolarizzazione

Del resto, nel settore agricolo gli stranieri impiegati non sono neppure la maggioranza: come ha spiegato il sindacalista Aboubakar Soumahoro durante la scorsa puntata di Mezz’ora in più, si tratta di un 82% di italiani, di un 11% di persone provenienti da paesi al di fuori dell’Europa e di un 6% che viene dall’Europa dell’Est.
Numeri a parte, dal suo punto di vista si tratta semplicemente di vite umane bisognose di tutele in quanto tali.
Fra l’altro, come ha di recente specificato la Bellanova il provvedimento riguarda solo alcune categorie di lavoratori impiegati in agricoltura e nei servizi alla persona: chi ha il permesso di soggiorno scaduto, chi lavora in una situazione di irregolarità, chi ha un’offerta di lavoro già avanzata. Inoltre, la proposta non includerà chi ha precedenti penali.
Eppure, per alcuni esponenti politici le cose non sono lineari come potrebbero sembrare.
Solo ieri, ad esempio, il Movimento 5 Stelle nella persona di Vito Crimi ha negato la possibilità di un’intesa su un permesso temporaneo di 6 mesi convertibile in permesso di lavoro alla sottoscrizione del contratto, affermando che la soluzione per garantire il mercato non può essere la regolarizzazione dei lavoratori irregolari (dal momento che l’agricoltura non si basa solo su di loro).
La Lega poi rimane dell’avviso di impedire una generale sanatoria dei lavoratori stranieri, impiegando nei campi altri generi di manodopera come gli studenti disoccupati o coloro che hanno chiesto il reddito di cittadinanza.
Tuttavia rimane da capire, a tal proposito, se le suddette persone sarebbero disposte ad accettare un lavoro così duro a simili condizioni contributive; a giudicare dal dramma della mancata raccolta di frutta e verdura in questi mesi infatti, sembrerebbe che siano davvero in pochi a voler andare nei campi. E, di sicuro, non i nostri studenti neolaureati. 

I lavoratori agricoli nel mondo

 

Nondimeno bisognerebbe ricordare che molti di questi ultimi accettano di svolgere temporaneamente lavori analoghi in altri paesi del mondo, paesi in cui la presenza dei giovani (laureati o meno) non costituisce un peso o un problema, paesi che investono su di loro proponendo il visto o il permesso di soggiorno in cambio di occupazioni umili.
È il caso ad esempio del visto “Vacanza Lavoro” australiano, richiesto in larga maggioranza dagli studenti italiani tra i 18 e i 31 anni e molte volte con una laurea in tasca, dai quali, secondo un articolo del Corriere della Sera, arriva anche il maggior numero di domande per il rinnovo del suddetto visto (che può essere ottenuto per due anni).
L’intento è quello di permettere ai giovani di diverse nazionalità di viaggiare, scoprire il continente australiano e pagare tutte le spese svolgendo lavori semplici, ma avendo in cambio la possibilità di progettare un futuro in un paese ricco e moderno.
Non mancano ovviamente (purtroppo) storie di sfruttamento e dure condizioni anche in queste agognate mete straniere, ma resta il fatto che il lavoro nei campi è considerato come un valido impiego per cominciare una qualsiasi carriera lavorativa.
Non si tratta, insomma, di un impiego di cui vergognarsi, da evitare perché disonorevole per una persona che ha studiato.

Quale futuro per il nostro paese

In tutta questa complessa e controversa questione i vari partiti concordano però su un unico aspetto: mai bisognerebbe lasciare l’agricoltura nelle braccia del caporalato mafioso, ricordandocene solo quando nessuno raccoglie la frutta e la verdura.
Considerate quindi le immense, meravigliose risorse che il suolo della nostra Italia ci regala da sempre, sarebbe invece ora di rielaborare e offrire contratti di lavoro nei campi che rilancino questo settore anziché affossarlo, specie in un mondo sempre più malato e in cui la cura della terra dovrebbe tornare ad essere una delle nostre priorità per il futuro.

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