Covid19: le competenze fanno le differenze

Chi decide la vita degli Italiani? E’ polemica sul Comitato Tecnico Scientifico nominato dal Governo: non c’è il virologo

Di Paolo Buralli Manfredi

Negli ultimi giorni sono riapparsi i ben noti DPCM, comunicati come al solito a sera inoltrata. Ma come nasce un DPCM e soprattutto chi delinea le regole che vengono introdotte nei DPCM?

Nei quotidiani nazionali più di una volta abbiamo visto la fotografia del grande tavolo ovale dove il Presidente del Consiglio siede insieme al ‘famoso’ Comitato Tecnico Scientifico che, dopo avere elaborato le strategie per limitare il virus in base alle singole specifiche competenze, mostra al Presidente Conte come si dovrà procedere nello scrivere le regole del DPCM.

È chiaro dunque che la differenza tra un DPCM vincente ed uno perdente la fa la competenza di coloro che scrivono le regole dello stesso, e dunque è doveroso capire come un Governo dovrebbe scegliere gli esperti che dovranno durante la pandemia decidere quali linee bisognerà adottare per contenerla e quindi, abbiamo cercato di capire quale strumento bisognerebbe usare, oltre al Curriculum Vitae ovviamente, per capire a quali scienziati andrebbero affidate le vite di una nazione e del suo popolo.

Cercando nella pubblicazione di riviste scientifiche abbiamo trovato che per comodità e velocità di ricerca, lo strumento più utilizzato per capire quanto vale uno scienziato a livello internazionale è la classifica scientifica dove vengono riportati i punteggi dall’alto verso il basso, punteggi che vengono assegnati agli scienziati in base alle ricerche svolte dagli stessi ed alle pubblicazioni che riportano il loro primo o ultimo nome come selezione principale, o nome all’interno delle stesse accettate come secondo parametro; altro metro di misura che determina i punteggi è in quale rivista scientifica, più o meno accreditata, è stata accettata la pubblicazione del lavoro scientifico effettuato. Tale punteggio ha come sigla H- Index.

V’è da dire anche che un altro criterio di valutazione essenziale che determina la reputazione degli scienziati, i cui nomi sono pubblicati all’interno della classifica a punti, è quello che, per essere considerato uno scienziato che può effettivamente essere preso in considerazione per le sue ricerche scientifiche, deve almeno avere un punteggio (H- Index) superiore a 50.

Detto questo siamo andati a vedere quale punteggio è assegnato a coloro che vengono interpellati negli show televisivi e soprattutto quelli che sono nel CTS, che determinano in base alle loro scelte la vita degli Italiani e la loro sicurezza ed ahinoi, purtroppo, sia nel primo che nel secondo caso le classifiche degli scienziati interpellati dai media e scelti nel comitato tecnico scientifico non rientrano nei parametri precedentemente spiegati. Tra coloro che spesso appaiono nei nostri talk show sull’argomento covid19, solo uno scienziato tocca quota 51 punti, il Professor Galli, a scuola direbbero appena sufficiente, mentre gli altri non raggiungono quota 50 e molti non sono neanche menzionati nella classifica. Quindi la comunicazione sui media è estremamente carente di quella professionalità richiesta dal difficile momento.

Ci si domanda altresì se le privazioni delle libertà individuali e le regole che il CTS impone ai cittadini Italiani, siano davvero corrette o necessarie per salvare vite umane, visto che chi le emette non ha i requisiti minimi richiesti dalla scienza per essere considerato un esperto in materia di virus letali. Eh sì perché tra gli esperti del CTS, pur con specifiche componenti scientifiche certificate, non esiste un virologo.

Se siamo sotto assedio da parte di un virus, quali sono gli scienziati nel CTS, selezionati dal Governo, che sono virologi e che hanno un punteggio nella classifica degli scienziati almeno superiore a 50?

In realtà nessuno poiché gli esperti nominati operano in altri campi medici e sono:

Massimo Antonelli, Direttore del Dipartimento emergenze, anestesiologia e rianimazione del Policlinico Universitario “A. Gemelli”; H index 77.

Roberto Bernabei, Direttore del Dipartimento Scienze dell’invecchiamento, neurologiche, ortopediche e della testa – collo del Policlinico Universitario “A. Gemelli”; H-Index: 89

Fabio Ciciliano, dirigente medico della Polizia di Stato, esperto di medicina delle catastrofi – con compiti di segreteria del Comitato;

Ranieri Guerra, rappresentante dell’Organizzazione Mondiale della Sanità;

Francesco Maraglino, Direttore dell’Ufficio prevenzione delle malattie trasmissibili e profilassi internazionale del Ministero della salute

Luca Richeldi, Presidente della Società italiana di pneumologia; h-index: 54;

Perché mai gli Italiani dovrebbero sottostare a regole dettate dal CTS o dagli scienziati interpellati dai media se, sia nel CTS che per gli scienziati che vanno in TV,  non ci sono virologi o ricercatori sui virus  che toccano almeno quota 50 nella classifica mondiale della scienza?

La selezione effettuata dal Governo per costituire il CTS e gestire l’emergenza Covid19, stando ai curriculum ed alle specifiche di ogni professionista nominato, non ha rispettato i criteri che tengono in considerazione il valore scientifico mondiale dato ad ogni scienziato dall’unica classifica che determina l’attendibilità degli stessi. Certo è che in elenco non ci sono virologi quotati a livello internazionale che superino quota 50 in termini di h-index e questo oltre ad essere una realtà di fatto, è abbastanza inquietante.

Trump e Putin vs globalizzazione

Vladimir Putin e Donald Trump le pecore nere della globalizzazione

di Paolo Buralli Manfredi

Pochi sono i Presidenti che si sono distinti per aver cercato di tagliare quei fili che muovono i governi di tutto il mondo tramite gli Esecutivi governativi, ed i pochi di loro che hanno provato a divincolarsi sono diventati martiri osannati ed utilizzati proprio dai pupari che hanno, dopo il loro sacrificio, continuato nel loro lavoro di tessitura per globalizzare ed imporre le regole socio-economiche per mantenere il proprio potere assoluto ed imporre nuovi stili di vita che, senza la spinta globalista sarebbero stati inaccettabili da governi Sovrani e Nazionalisti.

Si dice che per capire chi è il potere che gestisce un sistema, basta vedere chi non è possibile criticare e diciamo che Donald Trump ha compreso fin da subito che i poteri dominanti che da più di trent’anni a questa parte gestiscono un sistema fortemente strutturato ed ottimamente gestito da Banche, Finanza, Farmaceutiche, produttori di armi, aziende energetiche in primis, supportate da una rete integrata d’informazione giornali, tv, radio e web che utilizzata come cannone pronto a sparare, distorcendo ogni informazione, per distruggere colui che esce dai binari imposti dallo stesso sistema, sta riservando un trattamento speciale al Presidente della Nazione più potente del mondo, proprio perché lo stesso ha compreso che è giunta l’ora di riposizionare i Popoli al centro delle Nazioni e riportate la Politica al potere decisionale come lo era prima di vendersi al miglior offerente.

Ma come ha incominciato a muoversi Mr Trump per attuare la sua visione, distruggere un sistema marcio, corrotto e corruttibile?

Intanto va detto, ripercorrendo la storia breve, che Trump ha sempre utilizzato una strategia da “Arte della Guerra” di Sun Tzu riadattata al suo modo di essere, spiazzando tutti i suoi avversari che non hanno mai intuito in anticipo le mosse del Presidente. “Tagliare i rami secchi esterni per rafforzare il tronco interno”, ovviamente questa lettura è data dal fatto che Trump sin da subito si era accorto che i Presidenti degli Stati Uniti d’America in realtà erano ostaggio dei poteri di sistema che manovrano la politica Estera, nello specifico la CIA, molto vicina per maggioranza, ai Democratici, Hillary Clinton docet.

Proviamo dunque a ripercorrere qualche passaggio fondamentale della Strategia di Trump; la prima mossa compiuta da Trump che, al contrario di tanti Presidenti parlatori che tanto hanno detto e poco hanno fatto, è stata quella di firmare il ritiro delle truppe americane dal Medio-Oriente causando una dura reazione da parte della CIA, che decise di mettere fine alla vita del Generale Iraniano Qasem Soleimani, con  l’obiettivo di riportare un alta tensione in area Medio-Orientale obbligando, secondo gli ideatori dell’azione, la  ritrattazione del Presidente riguardo il ritiro delle truppe, cosa che non avvenne in seguito. Al contrario, questa operazione produsse come risultato la perdita del Capo della CIA in Medio-Oriente avvenuta tramite l’abbattimento del velivolo che lo trasportava, non si conosce quale sia il  vero nome di questo importante personaggio ma il fatto che sia potuta accadere l’uccisione di un Capo della CIA  la dice lunga sul fatto che l’operazione quasi certamente partì con tutta probabilità dall’interno, perché è molto difficile dall’esterno conoscere gli spostamenti di questi personaggi ed è altresì verosimile che quella sia stata la risposta della fazione che è fedele al Presidente ed a conferma di quest’ipotesi, se provate a cercare nel passato, troverete poche uccisioni a danno di persone ai vertici dell’organizzazione.

Anche lo spostamento dell’Ambasciata Americana a Gerusalemme fu presa dal mondo come un azione provocatoria a tutto il mondo Musulmano che da più di settant’anni lotta contro lo Stato di Israele, ma in realtà quella mossa era stata pensata dal Presidente come preludio all’intesa di Pace avvenuto qualche anno dopo con l’accordo firmato alla Casa Bianca tra lo Stato di Israele, gli Emirati Arabi e l’Arabia Saudita, accordo che ha anche prodotto la nomina del Presidente Trump per il Premio Nobel; e se riflettete meglio su ciò che ha fatto Trump, capirete che lo spostamento non fu affatto un favore allo Stato di Israele ma un problema enorme per lo stesso, si perché, con quella mossa concentrò tutta l’attenzione dei nemici storici di Israele proprio nella Capitale, si potrebbe sintetizzare più o meno così: il Presidente ha detto ai nemici di Israele, “Ok sparate qui”; il che ha portato Israele a dover trattare una pace con i suddetti Paesi.

Altra tattica utilizzata per perseguire la sua Strategia fu ed è l’attacco a quei carrozzoni che ormai non sono più indipendenti, ma sono governati indirettamente sempre dai gestori del sistema globalizzato che li utilizzano a proprio piacere per perseguire la creazione di quel disegno che vogliono mettere in atto, chiaramente parliamo dell’OMS, dell’ONU e della NATO tutti messi in discussione dal Presidente Trump, e tutti a rischio di chiusura fondi da parte degli Stati Uniti d’America. L’affermazione nel suo ultimo discorso “Il futuro non appartiene ai Globalisti, è dei Patrioti “ dopo aver tagliato il finanziamento di quasi mezzo milione di dollari all’OMS, suona come una dichiarazione di guerra che, se verrà rieletto, continuerà per tutti i suoi prossimi quattro anni.

Queste sono alcune delle cose prodotte nei primi quattro anni di Presidenza che, inevitabilmente, hanno portato il Sistema a fare una guerra aperta al Presidente, manovrando l’informazione e spingendo interi movimenti para-politici a creare ciò che stiamo vedendo nell’ultimo anno negli Usa, movimenti che hanno l’obiettivo di scatenare una vera e propria guerra civile, tentando di incolpare Trump di tutto e per tutto; anche l’Europa a trazione Tedesca, non dimentichiamo che gli Usa hanno sconfitto il Nazismo e piegato la Germania cosa che i Tedeschi non hanno mai dimenticato, popolo permaloso e vendicativo, hanno spostato l’asse a Oriente mandando un messaggio chiaro al Presidente Trump che si ritrova contro proprio i suoi alleati storici e che in realtà dovrebbero sostenere l’America e non la Cina.

Il paradosso dunque è che, proprio il nemico storico degli Usa, è invece il suo più affidabile ed indiretto alleato, parliamo di Vladimir Putin, che non perde occasione per dare indirettamente una mano al Presidente Usa e questo può essere confermato da un’immagine del 2018 dove Putin saluta Trump differentemente da tutti gli altri Capi di Stato durante la cerimonia ad Asburgo.

Parigi, pollice alzato per Trump: il saluto di Putin durante cerimonia per la Grande Guerra

Anche l’uscita dell’Inghilterra, alleato storico degli Usa, dall’Europa visto ciò che sta accadendo sembrerebbe non casuale e le tensioni tra Australia e Cina ci indicano i cambiamenti geopolitici che piano piano si stanno ridisegnando e che forse, se le cose non cambieranno, potrebbero portarci verso un nuovo conflitto commerciale e bellico con un nuovo assetto di alleanze che vede l’America combattere la Cina e l’Europa con al suo fianco Giappone, India, Inghilterra, Russia, Australia.

L’augurio dunque, per chi vuole un mondo meno globalizzato e più identitario é che Mr Trump sia rieletto e finisca il lavoro incominciato all’inizio del suo mandato quindi, per noi spettatori impotenti, la prossima tappa sarà a fine novembre con le elezioni Americane di secondo mandato che determinerà quale linea si affermerà: quella Globalista dei poteri forti o Patriottica-Sovranista-Nazionalista di Donald Trump.

La Lombardia tra il Covid e la Diossina

Alla fuga di diossina in Brianza negli anni ’70 seguì la chiusura della zona e le relative azioni di bonifica. Non così per il covid19 che da mesi gode di una gestione da parte di Regione Lombardia non all’altezza di quella che fu la “gestione diossina”

Di Ezio Cartotto

Recentemente la Lombardia è stata colpita dal covid19 tanto da finire sulle pagine di molti giornali stranieri come luogo da evitare.

Questo inevitabilmente riporta alla mente la grave questione dell’Icmesa di Meda che colpì in modo devastante la Lombardia e in particolare la Brianza negli anni’70 del secolo scorso.

La diossina, così è ricordata tale vicenda, ha fatto balzare agli onori delle cronache anche su importanti enciclopedie il nome della cittadina di Seveso come il centro di tutto l’accadimento. In realtà l’astuto sindaco di Meda, dove si trovava lo stabilimento, Fabrizio Malgrati, seppe approfittare del vento “favorevole” che aveva soffiato al momento dell’emissione della diossina in direzione di Seveso, Cesano Maderno ed altri comuni vicini: era il 10 luglio 1976. Un’estate molto calda, sebbene un brivido di terrore abbia percorso il mondo intero per le possibili conseguenze di questa sostanza di cui nessuno aveva mai sentito parlare. Quali gli effettivi danni della diossina? Il rischio maggiore era un avvelenamento che poteva portare ad un aumento delle morti per tumore; inoltre poteva esserci la malformazione dei feti nelle donne incinte. Questi estremi più gravi non furono raggiunti se non, forse, in pochissimi casi isolati.

E’ certo che la diossina e la cloracne provocarono piaghe sui corpi delle persone esposte e pustole sui volti di altri. Al passare della nube malefica morirono non poche piante e animali in prevalenza pollame e conigli. Il responsabile di tutto ciò era il potentissimo gruppo Hoffmann –  La Roche che dovette subire l’arresto di alcuni dirigenti con conseguenti processi e condanne. In seguito pagò, a vario titolo, danni a tutte le persone coinvolte. Il terrore fu tale che in quella ricca zona della Brianza, densamente popolata, non solo ci furono grandi manifestazioni di protesta, ma anche veri e propri momenti di angoscia per le donne allora incinte.

L’ Assessore Regionale alla sanità, il democristiano Vittorio Rivolta, permise, utilizzando una deroga alla legge vigente, l’aborto alle donne che lo avessero richiesto.

La commissione medico-epidemiologica della Regione approvò un documento in cui si affermava che la diossina poteva provocare alterazioni nello sviluppo fetale e, quindi, anche il governo centrale dovette ammettere che era possibile applicare la sentenza della Corte Costituzionale sull’aborto terapeutico. In realtà le donne in attesa seguirono di più i consigli dei medici locali e dei sacerdoti e, di fatto, solo 42 donne su mille circa, abortirono: quelle che portarono a termine la gravidanza non partorirono, fortunatamente, né dei mostri né dei malati.

Ci fu poi l’aspetto economico che portò alla perdita di oltre 10.000 posti di lavoro. Allora la Regione Lombardia, di concerto con il governo italiano, creò un commissario straordinario del territorio, nella persona dell’ex senatore democristiano ing. Luigi Noè. L’ingegner Noè, ex dirigente di altissimo livello della Montedison, quindi esperto di aziende chimiche, fu un eccellente commissario e, grazie alla sua grande professionalità, in poco tempo riportò sul territorio interessato una situazione di normalità e di sicurezza.

Recintò tutte le aree contaminate: polizia e carabinieri dovettero vigilare che nessuno si avvicinasse. Per questo fu deviato anche il traffico e infine il suolo venne bonificato portando nuova terra e avviando un’opera di ripopolamento vegetale attraverso alberi e cespugli che crebbero rigogliosi.

Isolata quindi la zona in questione non vi fu più alcun danno e la Brianza ritornò più verde di prima con il grande Parco delle Querce ancor oggi orgoglio cittadino e visitato perfino dagli esperti ambientalisti.

Nell’attuale vicenda del covid19, invece, la Regione Lombardia non è stata all’altezza di quella che fu la “gestione diossina” esattamente come il governo. Tra una comica e l’altra, tra scontro di poteri tra Stato e Regioni, tra vicende di maschere e mascherine, quasi si trattasse di una commedia dell’Arte con protagonisti Arlecchino e Pulcinella, i cassa integrati hanno atteso e attendono, molte imprese e liberi professionisti chiudono, gli uffici si svuotano con i loro indotti di bar, mense e ristoranti, gli smartworkers aumentano costretti a lavorare, in molti casi, in ambienti inadatti, le scuole restano un punto di domanda.  La seconda ondata è profetizzata, come un mantra, costantemente dai media per cui se non siamo già tutti malati, lo saremo certamente domani. L’unica salvezza pare provenire da un’applicazione che diversi anziani, i più a rischio, non sanno nemmeno come scaricare su telefoni di vecchia generazione. Stavolta, forse, invece che ad un’azienda colpevole, dovremmo chiedere aiuto all’intera Europa non colpevole: o meglio ancora alla Cina, certamente colpevole.

Alzata di scudi di Cisl Medici Lazio contro vaccini antinfluenzali inoculati in farmacia

“La Regione Lazio ritiri l’ordinanza e utilizzi al meglio la rete dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta, degli specialisti ambulatoriali, dei distretti sanitari e dei dipartimenti di prevenzione delle Asl per ottimizzare l’adesione alla campagna vaccinale antinfluenzale per quanti vorranno usufruirne”

“Bene ha fatto il presidente della FNOMCEO – secondo la Cisl Medici – a rappresentare la contrarietà dei medici su quella parte del provvedimento adottato dalla Regione Lazio che prevede la somministrazione e inoculazione dei vaccini antinfluenzali nelle farmacie senza – si legge nella nota Fnomceo – nessun accenno a interpellare i medici”.

“C’è aria di ricorsi – prosegue la nota a firma di Luciano Cifaldi, segretario della Cisl Medici Lazio, e di Benedetto Magliozzi, segretario della Cisl Medici di Roma Capitale/Rieti.- Evidentemente non è bastata la sentenza del Tribunale Amministrativo del Lazio che ha annullato l’ordinanza della Ragione Lazio che stabiliva l’obbligo di vaccinazione antinfluenzale e pneumococcica per tutto il personale sanitario, pena la temporanea inidoneità al lavoro per il personale sanitario.

Già da tempo la Cisl Medici aveva evidenziato come nei mesi scorsi l’ordinanza regionale era giunta all’improvviso senza consultare in alcun modo le organizzazioni sindacali dei lavoratori della sanità. Il sindacato ritiene che sia non concepibile l’esclusione dei medici, unici legittimati a porre in essere atti clinici sul paziente, che non sono mai stati coinvolti su decisioni che riguardano non solo le competenze della  professione ma anche la salute stessa dei cittadini”.

“Ci dispiacerebbe – conclude la nota della Cisl Medici – che questo ulteriore attacco alla professione medica possa essere poi derubricato ad una semplice provocazione. I cittadini e gli operatori sanitari non hanno bisogno di improvvide fughe in avanti per quanto riguarda la tutela della salute pubblica.

La Regione Lazio ritiri l’ordinanza e utilizzi al meglio la rete dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta, degli specialisti ambulatoriali, dei distretti sanitari e dei dipartimenti di prevenzione delle Asl per ottimizzare l’adesione alla campagna vaccinale antinfluenzale per quanti vorranno usufruirne”

La reazione di Cisl Medici Lazio fa seguito alla nuova ordinanza di ieri venerdì 2 ottobre, che il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha emesso con oggetto “Ulteriori misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”.

Oltre all’uso obbligatorio delle mascherine  all’aperto, Zingaretti interviene anche sul modus operandi in tema di vaccinazioni antinfluenzale.
Nell’ordinanza si legge infatti che “allo scopo di perseguire in modo efficace l’obiettivo di generale copertura vaccinale e di assicurare che il sistema sanitario regionale possa fronteggiare l’aumento di domanda anche per le persone di età compresa tra 18-59 anni (residuali rispetto a quelle bersaglio e servite da MMG/PLS)”, viene disposto che “una quota di 100.000 dosi vaccini, o ulteriore, sia resa disponibile alle farmacie per garantire l’acquisto con oneri a carico del cittadino, secondo un prezzo uniforme di partecipazione che verrà all’uopo individuato, e previo rimborso alla Regione del costo sostenuto, e consentire loro, in presenza dei requisiti e secondo modalità definite dalla Direzione Salute, oltre che la vendita, anche l’organizzazione di un servizio di somministrazione/inoculazione del vaccino con conseguente assunzione di responsabilità.”

Considerato il delicato tema della salute pubblica e le correlate responsabilità dei medici di famiglia che sono delegati a seguire il paziente passo dopo passo, risulta quanto mai doverosa l’alzata di scudi di Cisl Medici Lazio su tale emblematica ordinanza. La complessità dell’equilibrio fisico di ogni singolo paziente è prerogativa dei medici di base, pediatri o Asl di riferimento, quali competenze può avere il farmacista?

Ad ogni Governo la sua Croce

E la croce di questo Governo sarà il MES

di Paolo Buralli Manfredi

Tutti i governi che si sono susseguiti in Italia hanno dovuto portare una croce che poi, come sempre, è la stessa croce con cui sono stati crocifissi. E la croce che crocifiggerà questo Governo ha un nome ben preciso: “MES”.

Dall’inizio della pandemia intorno a febbraio abbiamo assistito alla presa di potere del governo Conte tramite la dichiarazione dello stato d’emergenza ( va ricordato il 30 gennaio scorso) che ha dato allo stesso la possibilità di procedere con i ben noti a tutti DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) che si utilizzano in casi d’emergenza e che possono essere presi senza discussione Parlamentare.

Il Presidente del Consiglio dunque, con l’applicazione dello stato d’emergenza ha, di fatto, assunto una sorta di pieni poteri e si è caricato di tutte le responsabilità che deriveranno dalle sue decisioni; purtroppo però il Presidente del Consiglio non ha un suo partito e dunque la sua permanenza sulla poltrona più importante del Governo è legata ad equilibri sottilissimi, che devono prevedere la gestione di concessioni a coloro che lo sostengono e sono collegati a partiti politici, PD, M5S, Italia Viva, Leu in primis e queste continue negoziazioni interminabili hanno e logorano l’Esecutivo giorno dopo giorno.

Ed è ormai chiaro che le scelte fatte anche per quanto riguarda gli investimenti a sostegno di un sistema economico-finanziario e sociale completamente distrutto dalla crisi globale e dalle conseguenze della pandemia ne sono la prova provata. Sì perché, come tutti avrete notato, in Italia la visione politica è il bonus di turno, ed il bonus di turno è lo strumento classico che viene utilizzato per dare un colpo al cerchio ed un colpo alla botte, accontentando così, tutte le richieste degli attori sopra citati, ma è altrettanto chiaro che questo modus operandi non potrà essere utilizzato per i miliardi concordati e legati al Recovery Fund.

Allora, quale sarà la croce su cui Giuseppe Conte verrà inevitabilmente crocifisso? Sarà il MES, e lo sarà perché la Commissione Europea, non potrà consegnare più di 209 miliardi di euro ad un Presidente del Consiglio che, di fatto, è ostaggio di forze politiche che hanno dimostrato di non avere a cuore l’interesse Nazionale, ma si muovono solo su interessi partitici senza avere nessuna visione politica; per questo il Quirinale probabilmente entro la fine dell’anno potrebbe far riflettere tutti su un eventuale ristrutturazione dell’Esecutivo e quindi, sull’uscita di scena dell’Avvocato degli Italiani.

Tutto ciò però, non potrà accadere prima che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte faccia la richiesta ufficiale per ottenere il MES che, non potrebbe mai essere chiesto dal prossimo Presidente del Consiglio che arriverà per gestire quell’enorme somma di denaro, e che deve essere utilizzata per ristrutturare il sistema Italia che ormai fa acqua da tutte le parti e che non potrebbe mai essere ristrutturato da coloro che hanno visioni partitiche e non politiche.

E se osserviamo come si sta muovendo lo scacchiere europeo, notiamo che la prima pedina posizionata dalla Commissione Europea tramite l’OMS per la gestione del comparto sanitario, Mario Monti, fa supporre che per la parte economico-finanziaria il nome più garantista per la stessa non può essere che Mario Draghi uomo dei poteri forti che si dichiara Social-Liberal-Democratico e che non è legato a nessun partito politico italiano.

Questa lettura delle cose nasce dal fatto che in più di un’occasione anche il Presidente della Repubblica ha non detto, dicendo, che il Governo non sta gestendo al meglio le opportunità che gli sono state concesse con la possibilità di aumentare il proprio debito sforando, di molto, i parametri europei.

La riflessione dunque, non può che chiudersi con l’auspicio che l’opposizione faccia realmente l’opposizione e crei le condizioni di poter andare al voto per dare la parola agli Italiani. Ma, purtroppo, sino ad ora l’impressione è che come al solito le ristrutturazioni lacrime e sangue siano destinate ai soliti governi di transito creati dalle istituzioni interne ed esterne al Paese, Quirinale e Commissione Europea, proprio perché la maturità politica degli attori in campo e quella degli Italiani non prevede la consapevolezza che bisogna, oggi più che mai, prendere atto che se non si procede facendo esattamente quello che bisogna fare, cioè senza promettere l’improponibile, le cose in Italia non cambieranno mai; dunque accomodiamoci alla finestra e vediamo cosa succederà nei prossimi mesi, e soprattutto se questo Esecutivo riceverà a Natale 2020 doni o carbone.

Cisl Medici Lazio con Cgil-Cisl-UIL sottoscrive accordo con Regione Lazio su RSA pubbliche ed investimenti per assistenza

Anche la Cisl Medici Lazio ha sottoscritto l’accordo tra la Regione Lazio e le Organizzazioni Sindacali Cgil-Cisl-UIL sulle nuove RSA pubbliche e gli investimenti straordinari sull’assistenza.

Le OO.SS. hanno concordato che “l’epidemia COVID-19 ha posto il Servizio Sanitario Nazionale di fronte a nuove sfide e alla necessità di un rafforzamento dei servizi sanitari e sociosanitari pubblici attraverso investimenti in specie per personale a tempo indeterminato e tecnologie sanitarie”.

In particolare l’accordo prevede “l’immediato avvio della apertura programmata di RSA pubbliche per riequilibrare il rapporto attuale tra pubblico e privato accreditato”.

Un settore, quello delle RSA balzato tristemente agli onori della cronaca per i numerosissimi focolai e purtroppo per i molti decessi avvenuti in Italia.

Il più recente report dell’Istituto Superiore di Sanità, sul contagio COVID- 19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie, ha rilevato che nelle RSA in Italia sono deceduti 9.154 anziani (3793 in Lombardia, 1658 in Piemonte, 1136 nel Veneto, 640 in Toscana, 639 in Emilia, 158 nel Lazio).

In questo contesto CGIL CISL UIL insieme alle categorie dei pensionati, della funzione pubblica e dei medici da tempo hanno chiesto un potenziamento e riqualificazione dei servizi domiciliari, residenziali e semiresidenziali per gli anziani, per i cittadini non autosufficienti e disabili.

Oggi c’è bisogno di “un nuovo modello che dia risposta ai bisogni di salute e assistenza dei soggetti più fragili mettendo al centro la dignità delle persone e la qualità dei servizi e del lavoro”.

“Un nuovo sistema in cui i servizi siano veramente integrati con la presa in carico e dove l’ingresso in una RSA possa essere una soluzione transitoria e non definitiva nel percorso di cura degli anziani”.

“Luoghi di lavoro normali dove vengono rispettati gli standard organizzativi, i lavoratori smettano di essere precari e vengano remunerati come gli altri operatori del SSR, dove a regime operi il sistema dei controlli e le cui attività ispettive attuali vengano implementate. Ma soprattutto luoghi della collettività”.

Pertanto la Regione Lazio con CGIL CISL UIL insieme alle rispettive categorie dei pensionati, della funzione pubblica e dei Medici hanno concordato su alcune azioni da intraprendere immediatamente per ripensare le RSA e rilanciare l’assistenza domiciliare per gli anziani e i soggetti più fragili:

Realizzare nuove RSA: totalmente Pubbliche 

Un Piano straordinario di investimenti sull’assistenza domiciliare

Nuove Regole e tutela del capitale umano per migliorare l’assistenza

Nuova partecipazione degli utenti e familiari. Entro il 30 ottobre, secondo l’accordo, dovrà essere definito un cronoprogramma per l’attivazione utilizzando strutture di proprietà pubblica, nel corso della legislatura, di ulteriori  1.000 nuovi posti residenziali e semiresidenziali per anziani nelle 10 ASL del Lazio, in media 2 per ogni asl, tra le diverse tipologie assistenziali: mantenimento, intensiva, estensiva, Disturbi Cognitivo Comportamentali Gravi.

“Al fine di dare piena applicazione ai contenuti del presente protocollo viene istituito un tavolo permanente composto dall’Assessorato alla Sanità, l’assessorato alle Politiche sociali della Regione Lazio e le organizzazioni sindacali firmatarie del presente protocollo”.

Il tavolo permanente verrà convocato periodicamente dalla Regione o su richiesta specifica dalle organizzazioni sindacali”.
Per la Cisl hanno sottoscritto l’accordo il segretario confederale del Lazio Enrico Coppotelli che ha guidato la delegazione formata dal segretario della Funzione Pubblica Roberto Chierchia, dal segretario della federazione pensionati Paolo Terrinoni, e dal segretario della Cisl Medici Luciano Cifaldi.

Italia, Nazione d’Arte e Cultura, culla della civiltà Europea

Perché dunque, i nostri governanti continuano a punirla proprio in ciò che la contraddistingue dal resto del mondo, la Cultura e l’Arte?

Di Paolo Buralli Manfredi e Giuseppe Cossari (CTIM Australia)

Negli ultimi anni gli Italiani si sono dovuti difendere più dagli attacchi interni che da quelli esterni, e purtroppo ci rincresce dire che gli attacchi interni sono stati sferrati proprio dai nostri governanti, che non hanno perso occasione per indebolire la Nazione più bella del Mondo con azioni che hanno minato i pilastri portanti del Bel Paese: Turismo, Piccola-Media Impresa, Artigianato ed Agricoltura.

E’ d’obbligo porre l’accento sulla proposta di legge passata alla Camera, che prevede la copertura dei nudi d’arte per non offendere altre culture. La domanda che ci poniamo è: quale capo di Stato ha espresso questo fastidio verso l’Arte italiana ed in particolare verso le rappresentazioni dei nudi?

Vi possiamo rispondere noi: “NESSUNO!” ed allora, siamo costretti a porci altre domande: Perché dunque, il nostro Governo sta agendo in questi termini? È una scelta volontaria o una scelta imposta da qualche altro potere al di fuori dei confini nazionali? Quali sarebbero le conseguenze di una non copertura dei nostri nudi d’arte? Siamo a rischio terrorismo e non ce lo dicono? Siamo costretti a piegarci ad un volere superiore che esiste e di cui il nostro Governo non ci informa?

Ovviamente a queste domande noi non sappiamo rispondere ma, certo è che, nell’ultimo anno e mezzo, le decisioni e le proposte messe in campo da questo Governo danno l’impressione che lo stesso stia agendo non per il bene del Paese e del Popolo Italiano, ma per altri interessi a noi oscuri.

L’Italia possiede, se non ricordiamo male,  circa il 78% del patrimonio artistico mondiale e quest’ultima proposta passata alla Camera dei deputati va contro la tutela dei nostri beni, e offre un fianco a quelle culture meno aperte che non vedono l’ora di distruggere la Cultura Cristiano-Cattolica e non siamo noi a dirlo ma, molti hanno la memoria corta, fu proprio l’ISIS qualche anno fa  che distruggeva tutto ciò che non faceva parte di una certa Cultura e fu sempre uno dei capi storici di quella organizzazione terroristica che in uno spot pubblicitario divulgato sul web, e ripreso dalle televisioni nazionali, dichiarava la volontà di conquistare Roma e la città del Vaticano.

Altra riflessione preoccupante che ci è venuta alla mente è proprio questo avvicinamento alla Cina da parte del Governo italiano, voluta con forza dal Movimento Cinque Stelle oltre al non ancora chiarito, rapporto tra il M5S e il Venezuela, e il fascino dello stesso per le dittature Comuniste.

Per quanto riguarda la Cina, ricordiamo bene la “Rivoluzione Culturale Cinese” intrapresa da Mao e continuata sino ai giorni nostri, che prevedeva l’annientamento delle identità tramite la distruzione di ogni culto religioso, monumenti, statue, chiese e templi in tutta la Cina ed in particolare in Tibet.

Ciò che sta accadendo in Italia in maniera “Democratica” a colpi di decreti e fiducie sembra quasi un inizio di percorso volto a cambiare i nostri usi e costumi in favore di qualcosa o qualcuno, che ancora oggi noi non riusciamo a decifrare ed identificare ma che, purtroppo, crediamo non si fermerà e continuerà a macinare tutto ciò che siamo, per renderci privi d’ogni forma valoriale ed identitaria.

Chiudiamo la nostra riflessione con forte rammarico nel vedere un Ministro della Cultura che non è stato minimamente scosso da una proposta di legge del genere e dalla sua approvazione alla Camera, nella sostanza non si è contrariato prima e non ha lamentato quanto approvato dopo, il che dimostra che non ama o “non può dimostrare di amare” la Cultura e l’Arte che rappresenta, e questo visto da noi Italiani all’estero è molto triste; altra punta di tristezza, siamo noi Italiani che poco stiamo facendo per preservare la nostra Cultura, i nostri Valori e la nostre Identità che ci vengono sottratte giorno dopo giorno.

Ancor più grave chi sta all’opposizione non agisce duramente contro questi deleteri attacchi al nostro essere Italiani, il che ci fa sempre più riflettere sulla reale libertà di dialogo e contrasto che le opposizioni fanno e che a volte sembra facciano finta di fare, ma che in realtà per qualche ragione occulta non possono fare realmente, speriamo di sbagliarci ovviamente.

Intervista post voto ad Enrico Cavallari consigliere regione Lazio(ItaliaViva)

Le regionali e amministrative appena concluse segnano un netto calo del Movimento 5Stelle che porta a casa solo il si del referendum. L’opinione di Enrico Cavallari capogruppo di ItaliaViva alla regione Lazio

di Alessandro Cammareri

Buonasera onorevole Cavallari, innanzitutto le volevo chiedere un suo commento riguardo il risultato del referendum e se soprattutto questo voto porterà a un cambiamento e se finalmente si avrà modo di revisionare la Costituzione italiana

 “Sicuramente questo referendum porta un cambiamento importante col taglio dei parlamentari, penso però che un taglio così lineare senza aver predisposto prima delle modifiche costituzionali capaci di assorbire questo tipo di rappresentanza che diminuisce sul territorio non sia stata la modalità giusta, ritengo che andava fatta una proposta Costituzionale complessiva come è stata fatta per esempio dal governo Renzi nel 2016 con la fine del bicameralismo. Aggiungo inoltre che, punto di vista comune, si è trattato di un voto che ha ottenuto questo risultato anche seguendo un po’ l’onda emotiva del popolo poco soddisfatto della politica e dei costi che essa comporta.

Dal suo punto di vista quali sono le modifiche Costituzionali che andrebbero fatte a seguito di questo voto?

 “Sicuramente questo voto porterà ad una revisione della legge elettorale con il conseguente cambiamento dei collegi elettorali, in seguito andrebbero fatte delle modifiche Costituzionali come per esempio la sfiducia costruttiva e il superamento del bicameralismo, questo non so se riuscirà a farlo questo Parlamento ma sono delle modifiche che comunque in futuro andranno fatte”.

Nei partiti abbiamo visto come aldilà della vittoria al referendum il Movimento 5stelle alle votazioni sia ormai in caduta libera attestandosi a non più del 5-6%, la Lega vince solo nelle Marche ed è comunque in calo rispetto a mesi fa e il PD che ha ottenuto un risultato positivo confermandosi in tutte le regioni uscenti. Secondo lei quali sono i motivi di questo calo così netto del Movimento 5stelle, e se il PD in seguito a questo risultato chiederà delle modifiche su alcuni temi importanti come per esempio i decreti sicurezza o il rimpasto del Governo?

 “Riguardo il calo dei 5Stelle credo sia chiaro a tutti che si tratti di un forza politica che non si è mai trasformata in una forza di Governo che sappia amministrare i vari enti e le varie istituzioni, perché quello che vediamo, ossia un calo progressivo nelle varie tornate amministrative, dimostra che i cittadini non hanno fiducia nell’amministrazione guidata dai 5Stelle sono state tanti i Comuni in giro per l’Italia, basti pensare a Roma e a Torino, dove hanno dato la dimostrazione di non avere capacità di governo. Naturalmente bisogna essere anche corretti e dire come il taglio dei parlamentari sia stata una loro battaglia, che sono riusciti a ottenere dopo tanti anni e che fa capire come sulle battaglie cosiddette di principio riescano a coinvolgere la gente e a portare anche a casa dei risultati. Credo che il Movimento 5Stelle si possa targare come un movimento che può fare delle proposte referendarie o di principio, ma non come una forza di Governo e credo che tutto ciò sia arrivato anche alla gente che non ha più fiducia nell’amministrazione dei 5Stelle. Per quanto riguarda il PD credo che più che una vittoria sia stato un non aver perso, ma sicuramente in questo momento come forza di governo è quella che attrae più consensi avendo anche maggior peso nella maggioranza di Governo, quindi è chiaro che tenterà e chiederà di avere passo diverso rispetto a una forza politica come i 5Stelle che anche nei mesi scorsi ogni volta che c’è stato da prendere una decisione anche la più scontata ha contributo a creare polemiche e ritardi nei vari provvedimenti del Governo. Quindi spero soprattutto che chieda cose per i cittadini che siano veloci e che possano e debbano essere votate, come ad esempio il MES che sono soldi che in sostanza vanno ai cittadini e che andranno a ricostruire anche un po’ tutto il sistema sanitario nazionale insieme al Recovery Found, soldi che poi comunque andranno a debito sulle spalle delle future generazioni, e mi auguro quindi che siano spesi per ristrutturare il nostro paese e guidarlo verso un cammino migliore rispetto a quello attuale dopo un periodo così difficile come quello che stiamo attraversando per il coronavirus.

 

Ci illustra quali sono i progetti e gli obiettivi futuri del suo partito Italia Viva per il nostro paese?

“Innanzitutto Italia Viva in queste ultime elezioni regionali in cui si è votato ha ottenuto una media del 5,1% e trattandosi comunque di un partito presentatosi per la prima volta con tanti esponenti entrati da poco a farne parte penso sia stato un bel risultato da cui partire per costruire una rete territoriale che ci possa dare la possibilità di strutturarci. Io credo che Italia Viva si ponga come un partito riformista liberale che possa attrarre un po’ tutte quelle forze che credono nel fare delle cose di buonsenso, fatte sostanzialmente per il bene del paese senza l’estremismo che contraddistingue le altre forza politiche, credo quindi possa essere il partito catalizzatore di un fronte moderato che possa rappresentare alcune istanze che oramai non si trovano più in partiti troppo estremisti verso un certo tipo di politica”.

Ringraziamo l’onorevole Enrico Cavallari (Italia Viva) per l’intervista

Referendum taglio parlamentari. Melbourne: servizi Consolari o disservizi?

Il Console di Melbourne Pierluigi Trombetta è al corrente che il Consolato da lui diretto spedisce i plichi elettorali e referendari, documenti molto importanti, senza nessuna tracciabilità e possono essere preda di persone disoneste che potrebbero agire illegalmente?

di Paolo Buralli Manfredi e Giuseppe Cossari (CTIM Australia)

Il Consolato o ufficio consolare è la sede dove i Consoli gestiscono prevalentemente le attività amministrative, organo che è parte dallo Stato e che risiede negli Stati esteri.

Le attività consolari sono disciplinate da norme contenute nei trattati consolari codificate nella relazione consolare siglata nel 1963.

Il consolato italiano in un paese straniero assomma le competenze di vari organi della pubblica amministrazione Italia.

In queste nostre osservazioni, saremo costretti ad esporre le nostre esperienze personali che, purtroppo in questa occasione, il diritto di voto al Referendum del 20 e 21 settembre 2020 per la riduzione dei Parlamentari, non sono state assolutamente positive riguardo il servizio che il Consolato di Melbourne avrebbe dovuto offrire a noi ed ai nostri concittadini residenti in Australia ed iscritti all’AIRE.

Partiamo dalla fine, a noi è pervenuto il plico elettorale il 14 Settembre, tra l’altro sotto nostra pressione perché non avendo ricevuto nulla, pur avendo chiesto chiarimenti al Consolato di Melbourne, lo stesso ci rispose tramite e-mail che non “sapeva dove era il nostro plico” sapeva soltanto che lo aveva spedito e ci aveva detto di fare una richiesta per averne un altro, qualora non fosse arrivato.

Dalla foto come potete vedere, il plico è composto da: lettera che spiega le regole per votare; la scheda per esprimere il proprio voto e le buste per poter restituire il plico al Consolato. Nella parte che abbiamo evidenziato ci sono due specifiche molto importanti, la prima è che lo stesso deve essere restituito al Consolato di Melbourne entro le ore 16:00 del giorno 15 Settembre, la seconda, che è vietato votare più di una volta e chi dovesse farlo è punito dalla legge.

Avrete compreso che con le modalità di servizio erogato dal Consolato di Melbourne, di fatto, ci è stato negato il diritto al voto, visto che, ricevendo il plico il 14 settembre nel pomeriggio ed essendo in lockdown stage 4 (non si può uscire di casa), era impossibile che potessimo consegnare il plico entro il 15 settembre alle ore 16:00; in più, non avendo il Consolato di Melbourne dichiarato nulla alla prima spedizione, non avremmo votato ugualmente per non incorrere in una sanzione penale e/o civile visto che, se il Consolato di Melbourne non traccia queste importantissime spedizioni e chiunque avrebbe potuto appropriarsi dei plichi e  votare al nostro posto e quindi e nella sostanza avrebbe potuto verificarsi un doppio voto che ci avrebbe reso legalmente perseguibili.

Va anche detto che questa situazione è ancora più antipatica perché il Consolato di Melbourne era al corrente da mesi che ci sarebbe stato il Referendum confermativo per il taglio dei Parlamentari e quindi ci chiediamo, come mai le spedizioni dei plichi sono state fatte a ridosso della data, quando si potevano spedire con tutta calma molti giorni prima del voto? Esiste dunque un regolamento che vieta al Consolato di spedire molto tempo prima i plichi elettorali o referendari e se sì perché?

Annotiamo anche, che per quanto ci riguarda nessuna comunicazione ci è mai stata spedita via posta o via e-mail sul fatto che ci fosse una votazione referendaria, tra l’altro, molto importante perché legata ad una riforma Costituzionale, quindi ci chiediamo, quali sono le regole che il Consolato di Melbourne avrebbe dovuto seguire per erogare uno dei servizi che è obbligato a destinare agli Italiani iscritti all’AIRE?

Ed ancora, se per un, noi riteniamo visto le modalità con cui è stato fornito, disservizio del Consolato di Melbourne ci è stato negato un diritto Costituzionale, il Diritto di Voto, chi si deve assumere la responsabilità di questo disservizio e pagarne le conseguenze?

Ed infine, il Console Pierluigi Trombetta è al corrente che il Consolato da lui diretto sa che i plichi elettorali e referendari, documenti molto importanti, vengono spediti senza nessuna tracciabilità e possono essere preda di persone disoneste che potrebbero agire illegalmente?

E come mai non esiste sulla pagina del Consolato, o almeno noi non siamo riusciti a trovarla, la procedura che il Consolato deve adottare per la spedizione dei plichi referendari ed elettorali, in sostanza le regole che determinano un servizio che il Consolato deve fornire agli Italiani iscritti all’Aire?

Ci chiediamo per quale ragione le cartelle esattoriali vengono inviate con l’obbligo di ricevuta consegna, ed al contrario un Diritto Costituzionale viene inviato come se fosse una lettera di saluti, se arriva bene, se non arriva pazienza?

Ovviamente non siamo stati gli unici ad avere questo tipo di disservizio, e chiediamo pubblicamente al Console la cortesia di farci pervenire in redazione il regolamento cui il Consolato deve attenersi per l’erogazione del servizio  di documenti elettorali e referendari perché, per il momento, siamo costretti a denunciare un disservizio che, magari, non è un disservizio del Consolato di Melbourne ma solo l’applicazione di un regolamento sbagliato per l’erogazione  di un servizio fornito ai Consolati che, noi Italiani iscritti all’AIRE, riteniamo sia servizio non adeguato per una materia così importante, “il Diritto al Voto sancito dalla nostra Costituzione”.

Chiudiamo ricordando al Governo che nel 2020 il sistema di voto per gli Italiani all’estero, oltre ad essere obsoleto è imbarazzante per come viene puntualmente gestito da quasi tutte le reti Consolari e che, conta per ogni tornata elettorale, casi di brogli o quantomeno casi discutibili; noi crediamo che spendere milioni di euro per app completamente inutilizzate e non investire quei soldi per civilizzare il voto ed i servizi documentali per gli Italiani in Italia ed all’estero sia sciocco, poco lungimirante e ricordiamo che continuare a non porre attenzione agli Italiani residenti oltre confine è pratica di politici privi d’ogni saggezza visto che ormai, gli Italiani residenti all’estero occupano un’importante percentuale degli aventi diritto al voto.

Occupazione, Cavallari, capogruppo ItaliaViva regione Lazio:Ministro Dadone salvi 800 idonei e Campidoglio da figuraccia

A rischio 800 giovani disoccupati e idonei in esito concorsone: “questi ragazzi opererebbero in ambiti determinanti come la cultura, il turismo, l’informazione e l’urbanistica, necessari al rilancio di una strategia nuova sulla città”

“Scadranno il prossimo 30 settembre le graduatorie del concorsone di Roma Capitale. La ministra della Funzione pubblica, Fabiana Dadone, si appresti a prorogarne la scadenza per parare l’ennesima figuraccia della Giunta Raggi che ha assicurato lo scorrimento delle graduatorie e l’assunzione fino all’ultimo idoneo. Eppure, ad oggi, ne restano circa 800 ancora nel limbo, tra cui 119 appartenenti alle categorie protette, 415 istruttori dei servizi culturali, turistici e sportivi, 31 architetti, 76 funzionari di biblioteche, 112 funzionari della comunicazione, che tra due settimane perderanno definitivamente una grande opportunità lavorativa per la quale hanno studiato e atteso, invano, l’assunzione promessa da questa Giunta comunale”.
Così il capogruppo consigliere regionale, Enrico Cavallari (Italia Viva) intervenuto questo pomeriggio su NSL radio tv.
“Ancora una volta emerge la mancanza di visione in ambiti strategici: questi ragazzi opererebbero in ambiti determinanti come la cultura, il turismo, l’informazione e l’urbanistica, necessari al rilancio di una strategia nuova sulla città, aggiunge Cavallari -. Tutto ciò in nome della più becera forma di amministrazione, che il M5S ha imparato in fretta, sacrificando diritti e illudendo tante famiglie, lanciando poi un concorso spot a pochi mesi delle elezioni e raccontando la favola di finirlo prima del voto di maggio.
La ministra Dadone corra in soccorso della Giunta Raggi, proroghi le graduatorie per il bene della città e per scongiurare una grave ingiustizia sociale”.

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