La delegazione italiana PPE al Comitato delle Regioni: l’UE cambi subito rotta

Il documento individua le misure essenziali per affrontare la crisi economica conseguente alla pandemia da Coronavirus

Un appello rivolto dalla delegazione italiana al Comitato europeo delle Regioni a  Apostolos Tzitzikostas, Presidente del Comitato ed a Olgierd Geblewicz, Presidente del Gruppo PPE-EPP sulle misure essenziali per rilanciare l’Unione Europea di fronte alla drammatica crisi economica determinata dalla pandemia del COVID19.

Con la nota Presidenti e Vicepresidenti di Regione, Presidenti di Consigli regionali, Presidenti di Provincie, Sindaci, consiglieri provinciali e comunali, membri che costituiscono la delegazione italiana del Partito popolare al Comitato europeo delle Regioni, chiedono un deciso intervento del Comitato sulle istituzioni europee per rilanciarne subito gli obiettivi di solidarietà, coesione, progresso. 

L’appello parte dalla constatazione che l’Europa: “si trova dinanzi alla crisi più grave, ma anche alla più grande opportunità dalla sua fondazione” e che “dagli effetti determinati dalla pandemia del COVID-19 può emergere un’Europa più egoista e più frammentata, e le ultime controverse vicende evidenziano alcune preoccupanti tendenze in tal senso, oppure un’Unione più forte e più simile a quell’Europa dei popoli, naturale evoluzione del progetto originario scaturito dalle idee dei fondatori”.

I componenti italiani del Comitato delle Regioni rilevano che “le idee che hanno guidato la politica economica europea (politiche di austerità, fiscal compact, patto di stabilità etc.), già forzate e contorte, sono ormai divenute incompatibili con i bisogni e le ansie dei cittadini che chiedono un’Europa solidale e capace di ricostruire un futuro di coesione e crescita” e rilevano che “l’Europa dei diritti e della democrazia non può essere uguale a quella che oggi tarda persino a trovare la convergenza per darsi un bilancio comune superando rigorismi che hanno drammaticamente aumentato i divari economico-sociali al suo interno e ne hanno indebolito, se non pregiudicato, la competitività internazionale”.

Il documento individua le misure essenziali per affrontare la crisi economica conseguente alla pandemia da Coronavirus: “il pareggio di bilancio valga solo per le spese correnti, liberando quelle per investimenti, si varino i “bond europei per la ripresa” (European Recovery bond) senza condizionalità, la politica fiscale possa essere utilizzata in funzione anticongiunturale, anche a costo di aumentare il deficit pubblico, sia archiviato il modello di sorveglianza sui bilanci fondato su parametri inaffidabili e dannosi, vengano consolidate e rafforzate le scelte operate in materia di aiuti di stato per sostenere la ripresa”, e conclude  affermando che “é l’ultima occasione per salvare l’Europa, non perdiamola”

Firmatari: Alberto ANCARANI (Cons. com. Ravenna), Gaetano ARMAO (Vicepres. Reg. Siciliana), Vito BARDI (Pres. Reg. Basilicata), Sergio CACI (Sindaco Montalto di Castro), Alberto CIRIO (Pres. Reg. Piemonte), Alessandro FERMI (Pres. Cons. Reg. Lombardia), Mariadele GIROLAMI, (Cons. Prov. Ascoli Piceno), Arno KOMPATSCHER (Pres. Prov. Aut. Bolzano), Giorgio MAGLIOCCA (Pres. Prov. Caserta), Roberto PELLA (Vicepres. ANCI), Alessandro ROMOLI (Cons. Prov. Viterbo), Donato TOMA (Pres. Reg. Molise), Piero Mauro ZANIN (Pres. Cons. Reg. Friuli-Venezia Giulia).

fonte: Assessorato dell’Economia Regione Siciliana

Misure per la pesca. Con la Guardia Costiera operative le nuove procedure in favore delle imprese

Con il Decreto legge del 17 marzo 2020, n°18 “Cura Italia” è stata prevista l’attivazione di uno stanziamento totale di 100 milioni di euro su un Fondo destinato al settore agricolo e all’arresto temporaneo delle attività di pesca per tutte le imprese.

In questi giorni, il ceto peschereccio italiano è stato destinatario di misure normative governative finalizzate ad agevolare lavoratori e imprese per affrontare la contingente situazione economica connessa all’emergenza epidemiologica da COVID-19.
Con l’art.78 del Decreto legge del 17 marzo 2020, n°18 “Cura Italia” è stata prevista l’attivazione di uno stanziamento totale di 100 milioni di euro su un Fondo destinato al settore agricolo e all’arresto temporaneo delle attività di pesca per tutte le imprese.
In attesa dei provvedimenti attuativi del Decreto legge, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali – MIPAAF,  attraverso la Direzione Generale della pesca marittima e dell’acquacoltura, ha comunque diramato alcune procedure per permettere alle imprese di pesca di accedere alla corresponsione dei contributi che saranno previsti.
L’operatività di dette misure sarà garantita attraverso il Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, in ragione della dipendenza funzionale dal MIPAAF, per il quale svolge, oltre alla vigilanza sull’intera filiera della pesca marittima, anche funzioni di gestione amministrativa della flotta da pesca nazionale.
La Guardia Costiera avrà il compito di contribuire alla diffusione delle indicazioni promanate dal Ministero e raccogliere le istanze provenienti dal ceto armatoriale,  svolgendo la funzione di “sportello unico per il mare”, con l’obiettivo di fornire il necessario supporto a tutte le marinerie  nazionali e garantire  un dialogo costante con le imprese interessate dalle misure.
La circolare della Direzione Generale della pesca marittima e dell’acquacoltura riportante le predette misure è presente sul sito del Ministero delle politiche agricole e forestali 
(https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15265) e sui siti istituzionali dei singoli comandi territoriali della Guardia Costiera.

La vera strategia di attacco al coronavirus è una Italia Unita

Le forze politiche del Paese hanno l’obbligo di essere coese nelle scelte che riguardano la salute degli italiani, non è il momento di dividersi in “Destra” o “Sinistra”

Di Benedetta Parretta

In molti hanno visto sui social il video del farmacista Cristiano Aresu, che ha parlato di un farmaco “Avigan” che esiste dal 2012 ed è molto utilizzato in Giappone come anti- influenzale, sembra che se utilizzato nella fase iniziale agisce sul 90% dei contagiati di Covid-19. Dopo una serie di polemiche sul piccolo schermo, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha dichiarato di volerlo testare   per verificarne l’efficacia. Approvata anche la sperimentazione del Tocilizumab per i casi di gravi polmoniti da Covid-19. Ma alla luce di queste due realtà ci si rende conto che la scarsa conoscenza di questo virus accende sterili polemiche e la lentezza della Burocrazia Italiana non aiuta. Quanti altri decessi dovranno esserci? Le forze politiche del Paese hanno l’obbligo di essere coese nelle scelte che riguardano la salute degli italiani, non è il momento di dividersi in “Destra” o “Sinistra”, perché una mano aperta fa poco, ma se una mano unisce le dita, diventa un pugno e il pugno raggiunge gli obiettivi. Ci si augura che dietro a questi ritardi di valutazione non ci siano interessi diversi per fare assegnare a “qualche amico della politica” l’appalto per uno dei farmaci che potrebbe salvare vite umane. 

Gli italiani si chiedono come mai anche in un momento così particolare la politica non si è unita, e ancora oggi si assiste a complotti per escludere sempre qualcuno, quando migliaia di vite umane si stanno spegnendo.  La popolazione è impaurita, ma sta rimanendo a casa come da decreto del Premier e gli eroi del quotidiano, medici ed infermieri, si stanno impegnando oltre le loro forze.   La logica richiesta al Presidente Mattarella è sempre quella di essere “un buon padre di famiglia” con la capacità di richiamare tutti al loro dovere, il Governo con tutte le forze politiche in Parlamento. Riconsiderando il passato di pochi giorni fa, appena a Codogno si sono verificati i primi casi, invece di guardare la Cina senza trarre utile dall’esempio dato, qualcuno avrebbe dovuto chiudere prima i confini e non farci trovare impreparati, perché la conseguenza di questo ritardo nel mettere in atto le opportune misure, ha fatto dilagare il coronavirus in tutto il Paese.  Oggi con quasi 7mila morti l’auspicio è che la politica sia consapevole che l’arma più potente è restare uniti e condividere le decisioni su misure di emergenza con il pieno accordo di tutti i partiti politici.

Lo tsunami Lagarde

Ha fatto benissimo il Presidente della Repubblica Mattarella a reagire con durezza chiedendo all’Europa di farsi carico del sostegno all’Italia. Le richieste di dimissioni della Lagarde sono del tutto fondate

Di Alfiero Grandi

Le affermazioni della Presidente della Bce sono state devastanti per l’Italia – sul crollo della borsa e sull’aumento dello spread tra Btp e Bund tedeschi – e per lo scivolone delle borse europee che hanno perso 800 miliardi di euro. Un disastro economico che va sanzionato.

Ha fatto benissimo il Presidente della Repubblica Mattarella a reagire con durezza chiedendo all’Europa di farsi carico del sostegno all’Italia, che subisce in questa fase le conseguenze più pesanti dal corona virus, che in futuro potrebbe mettere in crisi altri paesi, come ha ricordato Angela Merkel che ha paventato un possibile contagio per decine di milioni di tedeschi.

Le richieste di dimissioni della Lagarde sono del tutto fondate, dovrebbe andarsene o essere invitata a farlo, come dovrebbe avvenire sempre quando si commettono errori che diventano disastri economici di dimensioni enormi, che si aggiungono alle pesanti conseguenze del corona virus sulla salute e sull’economia.

Dopo queste incredibili dichiarazioni è iniziata una fase di ridimensionamento del loro peso, riducendole ad una sorta di errore di comunicazione. Non è così, è fuorviante insistere su questo ed è inaccettabile il tentativo di scaricare la responsabilità su una cattiva comunicazione, se non addirittura ai giornalisti.

Ci sono elementi precisi che fanno pensare ad altro.

Anzitutto all’ordine del giorno dell’eurogruppo del 16 marzo era al primo punto dell’ordine del giorno l’approvazione delle nuove regole del Mes, solo al secondo punto le misure straordinarie contro le conseguenze sanitarie ed economiche del coronavirus. Qualche giorno fa il Ministro Gualtieri ha chiarito in parlamento che il Governo ha chiesto di rinviare l’approvazione di queste regole come richiesto da varie parti,

Anche perchè il parlamento non avrebbe in questo momento la possibilità di un esame degno di questo nome delle conseguenze delle norme che il Governo dovrebbe sottoscrivere. La signora Lagarde non a caso ha rinviato un eventuale salvataggio dei conti pubblici al Fondo salvastati.

Per intenderci le modifiche al Mes avrebbero un effetto concreto sui paesi che dovessero chiedere un intervento per evitare una crisi finanziaria, ponendo condizioni forti compresa la ristrutturazione del debito pubblico, per di più affidata ad una tecnostruttura che non risponderebbe dei suoi atti alle sedi politiche. Più o meno come è avvenuto con il FMI e la cosiddetta troika che si è occupata della Grecia.

Inoltre la signora Lagarde non è affatto una sprovveduta ma ha fatto una scelta politica precisa. Non caso ha usato la stessa frase che aveva pronunciato la componente tedesca del board della Bce. Una scelta di campo, e di alleanze, con l’ala che in Germania e nel nord Europa ha sostenuto sopra ogni altra cosa il valore dell’austerità e ancora oggi insiste su una linea che pure è evidentemente in crisi.

Ad esempio per la Bce era tempo di proporre un intervento europeo attraverso l’emissione di eurobond per affrontare le conseguenze del coronavirus, ne parla anche Mario Monti. Non é ancora una soluzione strutturale europea ai problemi del debito pubblico ma sarebbe senza dubbio un importante passo avanti.

Queste posizioni della signora Lagarde sono entrate chiaramente in collisione con le posizioni espresse da Ursula Von der Leyen a nome della Commissione europea. Per questo è di particolare importanza che la Presidente della Commissione europea abbia ribadito, in polemica evidente con la Lagarde, le posizioni che aveva già espresso prima delle sue dichiarazioni.

Infine Lagarde ha tentato una svolta anche rispetto alla gestione di Mario Draghi che aveva detto esattamente il contrario in una fase critica per difendere l’area euro e l’Unione europea. La linea interventista di Draghi è infatti in contraddizione con il laissez faire della Lagarde, che in questo modo afferma una linea neoliberale che lascia fare al mercato, con le conseguenze che vediamo.

E’ vero ci sono anche misure positive presentate dalla Lagarde, che tuttavia sono del tutto insufficienti e non danno segnali forti e di fiducia ai mercati, all’economia, alle parti sociali. Un poco di più di denaro a buon mercato, più titoli pubblici acquistati ma che si scontrano con la voragine aperta dalle sue dichiarazioni.

Le banche avranno più denaro a buon mercato ma almeno quelle italiane rischiano di non poterlo usare per le famiglie e le imprese perchè il loro valore di borsa è crollato del 35/40 % e quindi la loro capitalizzazione non consente più di rispettare i parametri sempre più restrittivi sul rapporto con gli impieghi e soprattutto con i crediti inesigibili, che sono destinati a crescere di fronte alle difficoltà di tante aziende medie e piccole, che avranno contraccolpi tremendi dalla chiusura delle loro attività per corona virus.

Del resto non si possono che chiudere le attività per tentare di spezzare la spirale perversa di diffusione del virus, ma questo vuol dire che molte attività di varia natura entreranno in sofferenza e non saranno in grado di restituire i crediti ottenuti, quindi diventeranno sofferenze. Il Laissez faire in questo caso può portare all’Italia conseguenze difficili da stimare e che potrebbero portare alla sofferenza anche delle banche.

Del resto è difficile isolare la crisi, le sue conseguenze si riverbereranno sull’insieme.

Prima della crisi del corona virus l’Italia aveva già una situazione economica insufficiente, stagnazione o peggio.

Con le conseguenze del corona virus i risultati sono destinati a peggiorare. Visto che la ripresa dell’attività per l’esportazione ha difficoltà sia dal lato della produzione che dal lato di chi deve acquistare, è indispensabile dare impulso alla domanda interna e quindi si pone come centrale una redistribuzione del reddito nazionale per dare impulso alla domanda.

Come sappiamo la distribuzione del reddito attualmente ha aumentato la divarìcazione, concentrando in poche mani ricchezze in crescita mentre riserva al resto del paese una quota in diminuzione di reddito reale. Per rilanciare l’economia occorrono investimenti, anzitutto pubblici a partire da quelli nel settore dell’ambiente e del territorio e una redistribuzione del reddito a favore di quelli più bassi per rimettere in moto l’economia.

Quindi occorre modificare la linea prevalente fino ad oggi in Europa, mettendo in discussione accordi che da Mahastricht in poi hanno creato una gabbia neoliberale che ingessa l’economia europea. Quel modello non è in grado di affrontare le nuove sfide del futuro. Occorre rifondare un’economia e una società su basi diverse, per farlo occorre una svolta politica che sia in grado di presentare una alternativa al sovranismo, alla tentazione di chiudersi nel proprio ambito.

Colpisce che la Federal reserve abbia immesso 1500 miliardi di dollari per affrontare una crisi di collocamento dei titoli del Tesoro americano e per dare liquidità alle banche, mentre le cifre di cui si sta discutendo in Europa, anche nel versante positivo come l’intervento annunciato dalla Presidente della Commissione europea pari a 25 miliardi, sono incomparabili. Se si tratta di un primo passo è positivo, purchè non si pensi di avere già fatto quanto è necessario.

Se siamo di fronte ad una sfida di altissimo livello occorre essere pronti a mettere in campo tutte le risorse disponibili. Questa consapevolezza sembra non esserci ancora.

 

Roma: “Discarica di Monte Carnevale, il sindaco Virginia Raggi messa ko da FdI e dai suoi stessi Grillini, ed ora?”

Il Delegato ambiente di Fratelli d’Italia Marco Visconti: ”Mi auguro che presto si possa tornare al voto per risollevare con pazienza le sorte di una capitale che dall’esperienza Raggi ne esce con le ossa rotte.”

Di Ettore Lembo

Non c’è pace per il Sindaco di Roma Capitale Virginia Raggi, dopo la discutibile decisione dello stop parziale alle auto a benzina e totale per le auto diesel anche a quelle di nuova generazione (Euro6) a causa dell’inquinamento, i continui disagi al traffico dovuti a guasti, incendi, degli autobus, alla chiusura di alcune stazioni della metro per la cronaca la stazione Barberini rimane chiusa perché i controlli del Ministero hanno dato esito negativo sui lavori, altre tegole si sono abbattute sulla sua testa. In corso Trieste, petizione e protesta dei residenti contro il provvedimento del Comune che intende abbattere i 157 pini ritenuti a rischio crollo, ma che i cittadini attribuiscono alla mancanza di manutenzione.

Ma la il fatto più importante consiste nella mozione presentata in aula da Fratelli d’Italia contro …CONTINUA A LEGGERE

Tagliare le poltrone non cambia un Parlamento di nominati  

Dopo l’eventuale taglio il parlamento non sarà migliorato di una virgola

Di Alfiero Grandi

Ho letto con interesse l’articolo di Azzariti sul referendum sul taglio dei parlamentari. Gaetano come sempre offre spunti di valutazione interessanti. Anzitutto l’esigenza di discutere del ruolo del parlamento oggi che come sappiamo è ridotto ai minimi termini.

Il parlamento oggi non gode di grande considerazione per diverse ragioni e troppi trovano comodo scaricare la crisi più profonda tra cittadini e istituzioni sui senatori e sui deputati, sostenendo come un passo importante avanti ridurli di numero (-37%).

Ha ragione Gaetano, la situazione è peggiorata nel tempo fino a “costringere” ad approvare le leggi di bilancio non solo senza un esame degno di questo nome ma senza avere il tempo di leggere i testi.

Sembra una logica conseguenza: se non servono tagliamone il numero così risparmiamo.

Il problema è che dopo l’eventuale taglio il parlamento non sarà migliorato di una virgola.

Alcune ragioni della crisi del parlamento sono i decreti legge di governi che arrivano all’ultimo minuto perchè è più comodo proporre testi di legge che entro 60 giorni debbono essere approvati, i voti di fiducia a mitraglia “obbligano” ad approvare i testi, parlamentari che escono dal coro degli yes men sono considerati un disturbo. Perchè ?

Quando nel 2001 sono stato eletto alla Camera nel collegio di Borgo Panigale il rapporto con gli elettori era possibile, con l’aiuto dei partiti e delle associazioni sul territorio. E’ stata l’ultima volta, in seguito l’elezione è avvenuta su liste il cui ordine decideva chi sarebbe stato eletti e i partiti sono diventati sempre più personali, lo conferma il nome nel simbolo che molti sostenevano essere illegale. Così si è arrivati ai parlamentari nominati dall’alto. Se poi l’alto è uno o poco più il gioco è fatto, i parlamentari debbono rispondere a chi li fa eleggere non agli elettori.

Purtroppo un parlamento di nominati dall’alto è di qualità inferiore di quello composto da personalità della cultura, della società. In più i partiti sono oggi creature indefinibili, dipendono spesso dal capo e non sono in grado di selezionare. Selezionare vuol dire anche decidere che si propone di eleggere una personalità autonoma perchè si ritiene possa valorizzare il lavoro parlamentare.
Paradossalmente il parlamento dovrebbe essere un’arena difficile in cui il governo si impegna a trovare le soluzioni, a cambiare le sue idee in campo aperto. E’ un lavoro complesso e infatti da tempo ha prevalso l’opinione che occorre garantire anzitutto la governabilità, così il governo sa che il parlamento accoglie le sue proposte senza troppe difficoltà. La velocità in cambio della qualità, della visione lunga. Il risultato è un disastro.

Gradualmente è stato intaccato il ruolo del parlamento e i parlamentari hanno dato un contributo quando hanno rinunciato alla battaglia politica per il piatto di lenticchie della riconferma garantita dai capi. Tanto gli elettori non hanno voce in capitolo, possono solo votare la lista: chi verrà eletto lo decidono i capi.

Rodotà decenni fa propose di ridurre il numero dei parlamentari lasciando solo la Camera dei deputati, altri hanno proposto di trasformare il Senato in Camera delle regioni (nulla a che fare con il pasticcio del 2016) ma tutti avevano al centro il rilancio del ruolo del parlamento adottando altre misure di garanzia.

La prima garanzia è una legge elettorale proporzionale senza soglia e con la certezza per gli elettori di potere scegliere il loro rappresentante.

Se Di Maio si presenta con ridicole forbici di cartone per tagliare le poltrone mette in ridicolo il parlamento e se con un’azione discutibile la nuova maggioranza dimostra di attribuire così poca importanza al ruolo del parlamento da capovolgere la posizione (almeno le sinistre) dal No al Si, il quadro che ne deriva è sconfortante ed è certo che il parlamento pagherà il prezzo politico e istituzionale più alto, anche di altri attori politici e istituzionali.

A nessuno piace dovere affrontare un tema complesso con un si o con un no, ma il ruolo del parlamento nella nostra Costituzione è centrale. Se si incrina, o peggio, la Costituzione entra in sofferenza.

Gaetano ha ricordato gli Usa, in quel sistema parlamento e Presidente (esecutivo) sono eletti in modo distinto e questo bilancia i poteri.

Democrazia è che nessuno può decidere da solo, nè può chiedere i pieni poteri. La nostra democrazia ha un pilastro nel parlamento, se non funziona o è dileggiato è un problema di tutti.

Per questo è necessario sottoporre agli elettori la questione e farli decidere. Se ci sarà il referendum male non può fare e forse farà bene se si parlerà del ruolo del parlamento, dei partiti, del governo, della democrazia, dei suoi difetti, dei rimedi.

Se non ci fosse la decisione del taglio dei parlamentari non ci sarebbe referendum, ma visto che c’è e per non fare la fine dell’articolo 81 meglio votare, sarà comunque un’occasione per discutere della nostra democrazia e dei suoi difetti.

Roma, peggiora il disagio dei cittadini. Dopo il fermo della metro A di Cornelia e Baldo degli Ubaldi, chiude anche la Galleria Giovanni XXIII

Con la chiusura per 150 giorni della Galleria Giovanni XXIII, che si somma alle chiusure della metro A di Cornelia e Baldo degli Ubaldi nella stessa zona, si rischia il collasso di un intero quartiere di Roma. La preoccupazione di Marco Visconti dirigente di Fratelli d`Italia e delegato all`Ambiente di Roma

 “Gli interventi di manutenzione straordinaria della galleria Giovanni XXIII, nel tratto che interessa il quartiere Aurelio, programmati dal Comune a partire dal prossimo 20 gennaio, incontrano la mia piu` completa condivisione, ma con le due stazioni metropolitane di Cornelia e Baldo degli Ubaldi, gia` chiuse sempre per lavori, sono i tempi ad essere totalmente inappropriati e costringono un intero quartiere al default”. Cosi` il dirigente di Fratelli d`Italia e delegato all`Ambiente di Roma, Marco Visconti, all’Agenzia di stampa Dire.

 ‘Oggi sono partita dalla mia abitazione in zona Cinecittà per un controllo programmato da tempo presso l’Idi in zona Boccea. Ho preso la metro A senza ricordare che l’ultima fermata possibile è al momento Valle Aurelia’. E’ il racconto di una paziente oncologica, arrivata in grave ritardo all’appuntamento con il medico, che ieri ha vissuto il disagio dell’interruzione della linea A della metropolitana già in atto da dicembre e che vede l’esclusione delle fermate Baldo degli Ubaldi e Cornelia, in successione l’una con l’altra, con grave difficoltà nei movimenti della popolazione della zona Aurelio – Boccea di Roma con oltre 50mila utenti. Una situazione che andrà a peggiorare grazie alla chiusura preannunciata della Galleria Giovanni XXIII per 150 giorni per lavori di manutenzione. Una scelta davvero ‘illuminata’ da parte dell’amministrazione capitolina che di fatto emarginerà un intera area che oltre all’Idi, include il policlinico Gemelli e l’ospedale San Carlo di Nancy . Al di là delle possibili buone intenzioni ci si chiede: ma non era possibile una soluzione più opportuna vista la chiusura delle due fermate metro che ricadono nella stessa zona? E cosa si inventerà la sindaca Raggi per ovviare al traffico da bollino rosso cui va incontro una parte molto frequentata della Capitale? Dopo questa notizia non è dato sapere quanto tempo dovrà impiegare quella stessa paziente oncologica a fine mese per recarsi ad effettuare gli esami specialistici prescritti presso l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata a via Monti di Creta. Un viaggio della speranza nel delirio di un traffico romano inasprito da chiusura metro e Galleria Giovanni XXIII. Naturalmente l’esempio, reale, della paziente oncologica svela un futuro inquietante per tutti i cittadini romani che a vario titolo gravitano sulla zona.

Una condizione dell’immediato futuro che non può essere giustificabile né con una diagnosi di superficialità e neanche con l’urgenza dettata dall’esigenza della manutenzione. “Non si comprende come, dal punto di vista dell`efficacia e dell`efficienza dell`azione amministrativa- spiega ancora Visconti alla Dire – simili opere, tra le poche dei 4 anni a 5 stelle suscettibili di apprezzamento, debbano essere poste in essere tutte nello stesso periodo, seppure gia` finanziate da tempo e con disagi enormi per i residenti di un quadrante fino ad ora abbandonato”.

Marco Visconti ringrazia tutti gli amici per i continui apprezzamenti di stima ricevuti

Visconti fa il pieno per la serata di auguri natalizi dedicata al suo elettorato

di Ettore Lembo

La politica nella mia attività di Delegato all’Ambiente di Roma; Lo sport nel mio ruolo di Presidente del Montemario Calcio; Il sociale nel consolidato impegno di Movimento Capitale; L’attenzione al cittadino nel lavoro quotidiano del Circolo Visconti.  Così nell’invito mandato a tutti i numerosissimi amici.

Marco Visconti, imprenditore, politico e sportivo, ha voluto ringraziare tutti gli amici e le persone che lo apprezzano da sempre, sabato 14 dicembre presso l’Hotel Courtyard by Marriott a Roma e con l’occasione ha voluto porgere a tutti i numerosissimi amici ed amiche che sono intervenuti i suoi Auguri di Buon Natale.

‘Un vero politico non deve ricordarsi di chi lo sostiene solo quando è in campagna elettorale o quando è stato eletto, ma tutte le volte che è possibile affinché si possa insieme costruire e migliorare il futuro di tutti nell’interesse della collettività’. A riprova del suo impegno insieme al volantino programmatico il biglietto da visita con il suo contatto personale. Cosa rara per un politico.

E che questo per Marco Visconti sia un punto cruciale lo dimostra la partecipazione elevata che ha riscosso il suo invito. Nel suo discorso augurale la grande attenzione per la tutela ambientale nella Capitale oltre all’impegno profuso in tema di valorizzazione delle disabilità ed accesso ai servizi dei portatori di handicap.

Accanto a lui hanno partecipato Paolo Della Rocca, già sindaco di Palombara Sabina e Dirigente nazionale Fratelli d’Italia e Raimondo Fabbri ex Vice presidente del XIII Municipio.

Un particolare ringraziamento ha voluto porgere a tutti i suoi collaboratori, a tutti gli imprenditori, amici e professionisti che con grande passione lo accompagnano e lo sostengono nelle numerose attività, politico, sociale sportivo ed imprenditoriale.

D’obbligo, ma sentito e partecipato il caloroso abbraccio di tutti prima del previsto brindisi.

Sardine: la grande bugia della Sinistra?

Le circa 35mila Sardine di ieri a Piazza San Giovanni a Roma, svelano e rivelano che di spontaneo hanno ben poco. 

di Ettore Lembo

Si è svolta sabato a Roma la tanto attesa manifestazione organizzata dalle Sardine.

Una manifestazione che, a detta degli organizzatori, avrebbe dovuto riempire la piazza di persone che nulla hanno a che vedere con la politica, ma soprattutto di giovani e meno giovani che stanchi proprio della politica tradizionale vorrebbero un nuovo mondo.

Tante idee ce le siamo fatte in questo ultimo mese, dalla nascita del movimento che a detta degli organizzatori è nato spontaneamente a Bologna, durante l’apertura della campagna elettorale per l’elezione regionale del presidente dell’Emilia Romagna.

Di sicuro è emblematico ciò che qualche personaggio asserisce sulla spontaneità della nascita di movimenti: il movimento spontaneo con grandi numeri, nasce più organizzato di quello non spontaneo.

Per quanto riguarda le Sardine, forse più che dubbi in tanti iniziano ad avere la certezza che di spontaneo ci sia ben poco.

Tralasciando le varie manifestazioni che si sono susseguite da Bologna in poi e che a parte qualche piazza notoriamente politicizzata a sinistra, non hanno avuto quel successo tanto decantato, le Sardine sono giunte fino a Roma. Come previsto sabato 14 dicembre.

Alte le aspettative su questa giornata che avrebbe dovuto segnare il nuovo che nasce, ma che ha solo forse fatto vedere il vecchio che ritorna e per di più tristemente.

Un grande interesse suscitato dai media televisivi che non hanno mancato occasione per intervistare l’ispiratore ed organizzatore delle Sardine, cercando di capire quali programmi vi fossero e quali obiettivi si ponesse il movimento neo nato.

Ma come in un “disco rotto” le uniche cose che si sono potute ascoltare, sono state: siamo antifascisti, siamo contro l’odio, siamo contro il sovranismo, siamo di sinistra, contro Salvini, la Meloni e contro la destra.

Insomma zero programmi zero idee, se non degli slogan tipici di quella sinistra che non sa più come fare per rifondarsi, e che approfitta della buonafede di alcuni forse buggerandone altri.

Ma ritornando a Roma, i numeri tanto attesi, che dovevano essere in contrapposizione alla manifestazione del 19 ottobre scorso organizzata dal centrodestra, sono stati veramente lontani dalle aspettative, secondo i dati forniti dalla Questura poco più di 35mila persone in piazza San Giovanni contro le 70mila del 19 ottobre.  Quindi nonostante la partecipazione di vari esponenti politici di sinistra e la pubblicità gratuita fornita dai media, il segnale non è certo dei migliori.

Sintomatiche le interviste ad alcuni partecipanti, che vedono come politici ‘preferiti’ esponenti della vecchia guardia da Zingaretti alla Boldrini, dalla Bonino a Fratoianni passando per Elly Schlein.

Indicativo anche il coro di Bella Ciao che ha fatto da sfondo musicale alla manifestazione.

Intanto sulla passerella sono sfilati personaggi che di sicuro hanno una identità politica ben precisa e netta.

L’Eurodeputato Pietro Bartolo, il famoso medico di Lampedusa, Giorgia Linardi, portavoce della Sea Watch, così come Nibras, la figlia di Mahmoud Asfa, presidente del consiglio direttivo casa della cultura musulmana di Milano, ‘ricevuto “nel suo ufficio” da Laura Boldrini’.

Non può certamente passare inosservata il presidente dell’ANPI Carla Nespolo, che ovviamente rafforza l’idea e la sensazione che tutti gli osservatori hanno della precisa formazione politica ideologica delle Sardine, esclusi ovviamente coloro che si sono avvicinati in assoluta buonafede e che loro malgrado sono coinvolti inconsapevolmente.

In tanti hanno scritto su questo tema nei giorni che hanno preceduto la manifestazione di Roma ed in tanti scriveranno in seguito, ma a suggello di queste sensazioni arriva l’approvazione del Segretario del PD Nicola Zingaretti che asserisce su Facebook : “Grazie per aver reso Roma così bella, per la passione che ci mettete, per chiedere con tanta forza un’idea di politica inclusiva e sana” ed aggiunge, “cambieremo insieme l’Italia”

Di sicuro le forti parole di odio e di contrapposizione contro i rappresentanti del centrodestra, nonostante si cerchi di minimizzare, stridono ed inducono a riflettere ed a fare un grande passo indietro fino al 1945 quando, finita la guerra, alcuni personaggi spacciandosi per partigiani si macchiarono di crimini efferati in nome e per conto di una precisa ideologia, quella sì carica di odio.

Un odio contro chi non è ‘allineato’ e che mai è stato realmente sopito per essere periodicamente rigurgitato.

Bruno Scuotto,Presidente Fondimpresa: la formazione continua non è un aiuto di Stato

Dal 2004 ad oggi abbiamo finanziato progetti formativi per oltre 2,5 miliardi di euro, in ambiti fondamentali quali l’innovazione, la sostenibilità ambientale, la sicurezza sul lavoro e la riqualificazione di lavoratori in cassa integrazione o sottoposti a procedure di mobilità.

“Siamo convinti che l’Unione Europea possa e debba escludere dal novero degli aiuti di stato i percorsi di formazione.  Ed è su questo fronte che si sono spesi pubblicamente Confindustria e Cgil, Cisl e Uil in occasione dell’evento organizzato a settembre per i 15 anni di Fondimpresa.”
E’ questo uno dei passaggi chiave dell’intervento del Presidente di Fondimpresa Bruno Scuotto pubblicato oggi da Il Sole 24 ore.
“Un aiuto di stato- continua Scuotto- consiste nell’intervento di un’autorità pubblica effettuato tramite risorse pubbliche, per sostenere alcune imprese o attività produttive. Un’impresa che beneficia di un tale aiuto ne risulta avvantaggiata rispetto ai suoi concorrenti. Di conseguenza, il controllo degli aiuti di stato risponde alla necessità di salvaguardare una concorrenza libera e leale all’interno dell’Unione.”

“Fondimpresa- spiega Scuotto- è il più grande fondo interprofessionale italiano fondato da Confindustria e Cgil, Cisl e Uil ed è fortemente impegnato su questo versante. Ci rivolgiamo a una platea di circa 4.681.000 lavoratori, con 201.500 aziende iscritte di ogni settore e dimensione. Dal 2004 ad oggi abbiamo finanziato progetti formativi per oltre 2,5 miliardi di euro, in ambiti fondamentali quali l’innovazione, la sostenibilità ambientale, la sicurezza sul lavoro e la riqualificazione di lavoratori in cassa integrazione o sottoposti a procedure di mobilità.
Sono risultati importanti, ma siamo consapevoli che, per adeguare la nostra azione alle esigenze poste dalla rivoluzione digitale, che trasforma spesso radicalmente gli assetti aziendali e soprattutto le relazioni di un’impresa con i fornitori, la rete distributiva, gli stessi consumatori, occorre imprimere un’accelerazione all’approvazione dei piani formativi.

Nell’intervento Scuotto si rivolge anche a Governo e Parlamento: “Chiediamo che lo Stato dimostri finalmente di considerare la formazione una priorità, conformando l’entità della spesa per l’education al ruolo strategico che essa rappresenta per il futuro competitivo del Paese.
Ma, accanto al problema della congruità delle risorse, c’è anche, spesso soprattutto, quello della loro spendibilità.
L’azione di Fondimpresa è rallentata notevolmente dall’inquadramento delle iniziative inerenti la formazione continua nella categoria degli aiuti di stato. Una configurazione che obbliga aziende, enti di formazione e la stessa Fondimpresa a un aggravio di procedure che, facendo slittare i tempi dell’approvazione dei piani, non può non incidere in maniera negativa sul funzionamento dell’intero sistema.
Allungare i tempi di approvazione di un piano formativo rischia di diminuirne l’efficacia e di comprometterne l’utilità per il lavoratore e per l’impresa.”
Scuotto nel suo intervento spiega perchè secondo Fondimpresa la formazione finanziata non va classificata come aiuto di stato: “In riferimento alla formazione finanziata, tuttavia, il sostegno all’azienda beneficiaria è strumentale e secondario rispetto alla vera finalità dell’erogazione delle risorse, che è la salvaguardia e il rafforzamento del lavoro. E’ strumentale, perché il destinatario ultimo del beneficio è il lavoratore. Costui, attraverso l’intervento formativo, sviluppa le proprie competenze professionali. Nulla vieta che, una volta formato, egli possa decidere di utilizzare il know how acquisito, che gli consente di accrescere la propria spendibilità sul mercato del lavoro, anche in realtà aziendali diverse da quella presso la quale ha ricevuto la formazione. Il sostegno all’impresa, dunque, è anche secondario, sia perché il principale beneficiario è il lavoratore, sia perché il valore aggiunto assicurato dall’attuazione del piano formativo si estenderà all’intero sistema produttivo e non solo alla singola realtà aziendale.”
A sostegno della campagna messa in campo da Fondimpresa e dai suoi soci Confindustria, Cgil, Cisl e Uil scrive Scuotto: ” Ho scritto agli eurodeputati italiani e scriverò al nuovo Commissario Europeo non appena si insedierà affinché possa partire un confronto sul tema.
Perché la formazione continua deve essere considerata, né più né meno della formazione primaria, come un diritto dell’individuo e non un mero aiuto alle aziende. In armonia con quanto recita testualmente l’articolo 14 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: “Ogni individuo ha diritto all’istruzione e all’accesso alla formazione professionale e continua”.”

 
Segue l’intervento  integrale:

Nei prossimi quattro-cinque anni le aziende rischiano di non trovare circa duecentomila profili di cui hanno necessità per aggiornare e qualificare la propria forza lavoro.
C’è un problema di riforma del sistema formativo, che deve consentire ai giovani di poter seguire percorsi che avvicinino agevolmente e rapidamente le loro conoscenze alle richieste di un mondo del lavoro in costante evoluzione.
Ma c’è anche l’esigenza di poter accelerare e incrementare il sistema della formazione continua, per riqualificare i lavoratori nella direzione indicata dall’innovazione. Che è culturale, sociale, organizzativa, oltre che tecnologica. Basti pensare, solo per limitarsi a un esempio, a come evolvano le stesse metodiche e modalità della prestazione lavorativa, sempre meno riconducibili al tradizionale microcosmo della ‘fabbrica’.
Fondimpresa, il più grande fondo interprofessionale italiano fondato da Confindustria e Cgil, Cisl e Uil, è fortemente impegnato su questo versante. Ci rivolgiamo a una platea di circa 4.681.000 lavoratori, con 201.500 aziende iscritte di ogni settore e dimensione. Dal 2004 ad oggi abbiamo finanziato progetti formativi per oltre 2,5 miliardi di euro, in ambiti fondamentali quali l’innovazione, la sostenibilità ambientale, la sicurezza sul lavoro e la riqualificazione di lavoratori in cassa integrazione o sottoposti a procedure di mobilità.
Sono risultati importanti, ma siamo consapevoli che, per adeguare la nostra azione alle esigenze poste dalla rivoluzione digitale, che trasforma spesso radicalmente gli assetti aziendali e soprattutto le relazioni di un’impresa con i fornitori, la rete distributiva, gli stessi consumatori, occorre imprimere un’accelerazione all’approvazione dei piani formativi.
Sia chiaro: è anche un problema di risorse disponibili. Chiediamo che lo Stato dimostri finalmente di considerare la formazione una priorità, conformando l’entità della spesa per l’education al ruolo strategico che essa rappresenta per il futuro competitivo del Paese.
Ma, accanto al problema della congruità delle risorse, c’è anche, spesso soprattutto, quello della loro spendibilità.

L’azione di Fondimpresa è rallentata notevolmente dall’inquadramento delle iniziative inerenti la formazione continua nella categoria degli aiuti di stato. Una configurazione che obbliga aziende, enti di formazione e la stessa Fondimpresa a un aggravio di procedure che, facendo slittare i tempi dell’approvazione dei piani, non può non incidere in maniera negativa sul funzionamento dell’intero sistema.
Allungare i tempi di approvazione di un piano formativo rischia di diminuirne l’efficacia e di comprometterne l’utilità per il lavoratore e per l’impresa.

Siamo convinti che l’Unione Europea possa e debba escludere dal novero degli aiuti di stato i percorsi di formazione.  Ed è su questo fronte che si sono spesi pubblicamente Confindustria e Cgil, Cisl e Uil in occasione dell’evento organizzato a settembre per i 15 anni di Fondimpresa.
Un aiuto di stato, come noto, consiste nell’intervento di un’autorità pubblica effettuato tramite risorse pubbliche, per sostenere alcune imprese o attività produttive. Un’impresa che beneficia di un tale aiuto ne risulta avvantaggiata rispetto ai suoi concorrenti. Di conseguenza, il controllo degli aiuti di stato risponde alla necessità di salvaguardare una concorrenza libera e leale all’interno dell’Unione.

In riferimento alla formazione finanziata, tuttavia, il sostegno all’azienda beneficiaria è strumentale e secondario rispetto alla vera finalità dell’erogazione delle risorse, che è la salvaguardia e il rafforzamento del lavoro. E’ strumentale, perché il destinatario ultimo del beneficio è il lavoratore. Costui, attraverso l’intervento formativo, sviluppa le proprie competenze professionali. Nulla vieta che, una volta formato, egli possa decidere di utilizzare il know how acquisito, che gli consente di accrescere la propria spendibilità sul mercato del lavoro, anche in realtà aziendali diverse da quella presso la quale ha ricevuto la formazione. Il sostegno all’impresa, dunque, è anche secondario, sia perché il principale beneficiario è il lavoratore, sia perché il valore aggiunto assicurato dall’attuazione del piano formativo si estenderà all’intero sistema produttivo e non solo alla singola realtà aziendale.

In quest’ottica  ho scritto agli eurodeputati italiani e scriverò al nuovo Commissario Europeo non appena si insedierà affinché possa partire un confronto sul tema.
Perché la formazione continua deve essere considerata, né più né meno della formazione primaria, come un diritto dell’individuo e non un mero aiuto alle aziende. In armonia con quanto recita testualmente l’articolo 14 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: “Ogni individuo ha diritto all’istruzione e all’accesso alla formazione professionale e continua”.

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