La verità amara che troppi ignorano – The bitter reality too many ignore

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La verità amara che troppi ignorano

Questa settimana incidenti in due continenti ci hanno fatto ricordare di nuovo che non possiamo chiudere un occhio su qualcosa che troppi in Italia e all’estero rifiutano di riconoscere e che non vuole sparire.
Di Gianni Pezzano

Mentre i luoghi comuni e gli stereotipi sono spesso la causa di discriminazione contro gruppi, particolarmente gli immigrati, in molti casi esiste più di una briciola di verità nell’immagine che queste frasi dipingono. Mentre molti potrebbero dire che l’immagine sia banale o del passato, l’aspetto più dannoso della Cultura italiana è probabilmente il volto dell’Italia e degli italiani, emigrati e non, più rappresentata alla televisione, nei film e nei libri.

Questa settimana incidenti in due continenti ci hanno fatto ricordare di nuovo che non possiamo chiudere un occhio su qualcosa che troppi in Italia e all’estero rifiutano di riconoscere e che non vuole sparire.

Due continenti
Ad Adelaide in Australia Domenic Perre è stato imputato dell’assassinio di un agente e il ferimento di un altro della National Crime Authority (la DIA australiana) quando un pacco bomba esplose nei suoi uffici di città nel 1994. Perre, attualmente sotto processo per accuse di droga, era sempre stato sospettato del delitto, ma solo negli ultimi anni gli sviluppi nella scientifica, particolarmente quella forense, hanno permesso alle autorità di poterlo finalmente identificare con certezza sufficiente da emettere i mandati di imputazione.

Il giorno prima in Slovacchiia era stato assassinato il giornalista Jan Kuciak che faceva indagini sulla figure criminale italiana di Antonio Vadalà, ora residente in Slovacchia, e nei giorni precedenti accusava Vadalà di atti illeciti compresi legami con la criminalità organizzata ed accuse di legami illeciti con il Primo Ministro del paese, Robert Fico. Il giorno dopo le autorità locali hanno arrestato non solo Vadalà, ma anche suo fratello Bruno, il loro cugino Pietro Catroppo e quattro altri italiani legati all’assassinio e alla criminalità organizzata.

Queste attività non sono isolate e devono essere considerate come parte di una rete internazionale che è molto più estesa da quel che generalmente si crede.

Verità amara
Fino a un certo punto l’articolo di Roberto Saviano in Repubblica oggi “La ’Ndrangheta da esportazione” riferito alle vicende e gli arresti in Slovacchia tratta vicende prevedibili ma, come dimostra il titolo stesso, nemmeno lui riconosce che l’esportazione non è recente e che non coinvolge soltanto l’Europa orientale.

Mentre molti in Italia non sarebbero sorpresi dalle notizie dalla Slovacchia, molti altri sarebbero sorpresi dall’arresto ad Adelaide perché molti considerano il paese come un “rifugio sicuro” da tali attività. Infatti, la verità amara è che in quel paese c’è una Storia estesa di criminalità organizzata italiana che generalmente non viene riportata nei giornali italiani.

Già quarant’anni fa la zona di Griffith vicino a Sydney in Australia era conosciuto per la sua marijuana ed fu teatro di un caso noto con la scomparsa dell’attivista antidroga Donald McKay che puntava il dito contro esponenti della comunità italiana locale,   che lui accusava fossero i responsabili per le piantagioni.   Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Benché l’uomo condannato per il delitto abbia identificato i mandanti, proprio quelli indicati da McKay, non furono mai imputati.

Melbourne è stata la scena di guerre tra cosche italiane e la vittima più recente, un avvocato con legami con cosche in Australia e in Italia, è stato assassinato l’anno scorso. Questi morti erano così pubblici che sono anche stati i soggetti di una serie televisiva australiana, Underbelly, che non ha fatto niente per nascondere le identità dei veri protagonisti. Anche Adelaide è stato il palco per un celebre caso di droga con legami italiani, conosciuto anche come il caso “Mister X” perché per anni i tribunali non hanno permesso la pubblicazione del nome del responsabile. È diventato celebre perché Barry Moyse, il suo socio australiano nella grande piantagione di marijuana scoperta della Polizia Federale australiana, era il capo del reparto antidroga della polizia locale.

Televisione e film
Come figlio di immigrati italiani in Australia con gli hanno ho imparato a odiare i programmi e film americani degli anni 60 e 70 perché, inevitabilmente, i criminali erano italiani e tanto inevitabilmente sollevavo la testa anche a scuola quando qualcuno voleva inferire contro noi wog e non ero l’unico a odiare l’etichetta.

Per molti anni qualsiasi reato commesso da italiani o altri immigrati è stato fonte di titoloni della prima pagina dei giornali che hanno smesso soltanto quando le statistiche hanno dimostrato che queste comunità erano quelle con meno criminalità. Inoltre, la Polizia stessa capì che identificare sospetti con presunte nazionalità non portava ad arresti, perché nella maggioranza dei casi gli indizi erano ingannevoli. Infatti, negli Stati Uniti questo racial profiling (profili razziale) è illecito.

In ogni caso, nel corso del tempo non potevamo negare che c’era verità nelle accusa, anche se commesse da una piccola minoranza della nostra comunità. Peggio ancora, le cronache dell’estero e mafiosi di alto profilo come John Gotti negli Stati Uniti non hanno fatto altro che confermare questa realtà amara.

Tutti questi casi fanno parte della nostra Storia e non possiamo ignorarli, come non possiamo ignorare le attività attuali di questi gruppi come abbiamo visto in Slovacchia e Australia questa settimana.

La Storia
Qualsiasi Storia dell’emigrazione italiana ha l’obbligo di riconoscere ogni aspetto della nostra Storia e non concentrarsii soltanto su chi ha avuto successo economico che è uno degli stereotipi degli italiani all’estero.

L’emigrazioni italiana ha coinvolto milioni, ciascuno con la propria storia e ciascuno con esperienze diverse nei nuovi paesi di residenza. Ci sono temi in comune, ma le comunità italiane in ciascun paese sono cresciute in modi diversi e non sappiamo abbastanza di queste differenze.

Riconoscere ogni aspetto della nostra Storia ci farà capire ancora di più chi e cosa siamo, ma dobbiamo farlo in una maniera onesta e c’è molto che chi è rimasto in Itala non sa, tantomeno capisce.

L’Italia di oggigiorno ha dimenticato perché milioni sono partiti dal paese, come ha dimenticato i contributi finanziari di questi stessi emigrati al paese che hanno costituito l’aiuto a riprendersi dopo la seconda guerra mondiale e i prodotti italiani che emigrati e i loro discendenti ora vendono nei loro nuovi paesi. Pochi in Italia sanno o capiscono le sfide e i compromessi che si affrontano iniziando una vita nuova in un altro paese

Sono tutte facce dell’emigrazione italiana e quindi della Storia d’Italia ma, come in tutte le questioni della Storia, dobbiamo essere brutalmente onesti e dobbiamo finalmente riconoscere che anche le attività come quelle nella Slovacchia e l’Australia fanno parte del nostro patrimonio culturale e far finta che non esista non è una soluzione al problema.

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The bitter reality too many ignore

This week and in two continents we were once more reminded that we cannot turn a blind eye to something that too many in Italy and overseas refuse to admit and which refuses to go away.
By Gianni Pezzano

While stereotypes are often the cause of discrimination against groups and particularly migrants, in many cases there is more than a kernel of truth in the image that these simple sketches portray. While many may say the image is banal or passé, the one most damaging aspect of Italian Culture is arguably the face of Italy and Italians, migrants or not, most portrayed on television, in films and in books.

This week and in two continents we were once more reminded that we cannot turn a blind eye to something that too many in Italy and overseas refuse to admit and which refuses to go away.

Two continents
In Adelaide in Australia, Domenic Perre was charged for the murder of a member and the serious wounding of another of the country’s National Crime Authority when a letter bomb exploded in the city’s offices in 1994. Perre, currently on trial on drugs charges, was always suspected of the crime but only in recent years the advances in forensic and other sciences allowed the investigators to finally identify him with enough certainty for the warrants to be issued.

On the previous day in Slovakia journalist Jan Kuciak was murdered. The journalist had been investigating Italian crime figure Antonio Vadalà now living in Slovakia and in recent days his reports on Aktuality.Sv made accusations of illegal activities by Vadalà, including links with organized crime in Italy and allegations of illicit connections with the country’s Prime Minister Robert Fico. The next day in Bratislava local police arrested not only Vadalà on suspicion of the murder, but also his brother Bruno, their cousin Pietro Catroppa and a number of other Italians linked to the murder and organized crime.

These activities are not isolated and must be considered as part of an international network that is more extensive that is generally believed.

Bitter truth
To a certain extent Roberto Saviano’s editoral article in today’s Repubblica newspaper in Italy L’Ndrangheta da esportazione (Ndrangheta for export), referring to the incidents and arrests in Slovakia was to be expected but, as the title shows, he too does not recognize that the export is not recent and does not involve only Eastern Europe.

While many in Italy would not be surprised by the news from Slovakia, many more would be surprised by the arrest in Australia because many consider the country a “safe refuge” from such activities. The bitter truth is that the country has in fact has an extensive history of Italian organized crime than is generally not covered by newspapers in Italy.

Already forty years ago the area around Griffith near Sydney in Australia was known for its marijuana and was the centre of a infamous case with the disappearance of antidrug campaigner Donald McKay, who was targeting the members of the local Italian community who he alleged were responsible for the plantations, whose his body was never found. Although the man convicted of the crime identified those who commissioned him, the very men that McKay suspected, they were never brought to trial.

Melbourne has been the scene of wars between Italian gangs and the latest victim, a lawyer with links to Italian gangs in Australian and Italy, was murdered only last year. These deaths were so public that they were even became the subject of a television series “Underbelly” which did nothing to hide the identities of the true protagonists. Adelaide too was the stage for a famous drugs case with Italian connections, also known as the “Mister X” case because for years the courts did not allow publication of the Italian who led the group, it became notorious because the Australian partner of the huge plantation discovered by the Australian Federal Police was Barry Moyse, the head of the Antidrug Squad of the local police.

Televisione e film
As the son of Italian migrants in Australia I grew to hate many American TV programmes and films in the 1960s and 1970s because, inevitably, the criminals were Italian and just as inevitably this came up in school whenever someone wanted to score points against us wogs and I was not the only one who detested this trademark.

For many years any crime committed by an Italian or any other migrant automatically became front page news and only stopped when the statistics showed that these communities were those with the lowest crime rates. Furthermore, the Police itself understood that identifying suspects by supposed nationality did not lead to arrests because in most cases these indications were at best misleading. In fact, in the United States this “racial profiling” is now illegal.

However, over time we could not deny that there was truth in the accusations, even if committed by a small percentage of our community. Worse still, news reports from around the world and high profile mafiosi in the United States such as John Gotti in the United States only confirmed this bitter reality.

These are all part of our history and cannot be ignored, just as we cannot ignore the modern day activities of these groups as we saw in Slovakia and Australia this week.

History
Any history of Italian migration has the duty to acknowledge every aspect of our history and not just concentrate on those with economic success which is one of the stereotypes of Italians overseas.

Italian migration involved millions of people, each with their own story and each with different experiences in their new country of residence. There are themes in common, but the Italian communities in each country grew differently and we do not know enough about these differences.

Acknowledging every aspect of our history will make us understand even more who and what we are, but we must do so in all honesty and there is much that those left in Italy do not know, much less understand.

Modern day Italy has forgotten why millions left the country, just as it has forgotten the financial contributions of these same migrants to the country which helped it recover from the last World War and the Italian products that migrants and their descendants now sell in their new countries. Few in Italy know and understand the challenges and the compromises that become part of starting a new life in another country.

These are all faces of Italian migration and therefore of Italian history but, as in all matters of History we must be brutally honest and we must finally recognize that even activities such as those in Slovakia and Australia are also part of our cultural heritage and pretending it does not exist is not a solution to the problem.

Il dolore eterno del Migrante – The Migrant’s never ending pain

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Il dolore eterno del Migrante

La decisione di emigrare non è mai facile, ma per quanto sia sofferta, al momento di partire non si capisce mai il vero prezzo che paga chi lascia il paese per fare una vita nuova.
di Gianni Pezzano

La decisione di emigrare non è mai facile, ma per quanto sia sofferta, al momento di partire non si capisce mai il vero prezzo che paga chi lascia il paese per fare una vita nuova. Poi sarà la crudeltà del tempo a svelare il vero dolore dovuto alle lunghe distanze e a sentirlo non è sempre il migrante, ma anche i suoi figli e discendenti.

Dal telegramma al messaggio
Al risveglio sabato mattina ho trovato sul cellulare il messaggio che temevo sin dal primo giorno in Italia. Era deceduto zio Rocco, l’ultimo degli otto fratelli e sorelle di mio padre e con lui è andata a migliore vita un’intera generazione della parte paterna della mia famiglia. Non sarà l’ultimo messaggio del genere e non diventano mai meno dolorosi, anzi…

Passata la prima reazione di tristezza, che è aumentato da allora, mi sono ricordato dello strillo di mia madre quella sera di cinquant’anni fa all’arrivo del telegramma con la notizia della morte di nonno. Il cambio di tecnologia non ha fatto niente per ridurre il dolore.

Quella è stata la mia prima vera esperienza del dolore del migrante. Due anni prima i nonni materni erano venuti in Australia per trovare i nuovi generi e soprattutto i nipotini che conoscevano solo dalle pochissime parole nelle rare telefonate, e le foto scambiate nel lungo scambio di lettere tra mamma e nonna. Purtroppo non abbiamo mai conosciuto i nonni paterni. Nonno era già deceduto prima del matrimonio di mamma e papà ed ero troppo giovane per ricordare quando nonna l’ha seguito qualche anno dopo.

Funerali e commemorazioni
Per i figli del deceduto la notizia è resa ancora più dolorosa dalla consapevolezza che è quasi impossibile arrivare in Italia per il momento più fondamentale di queste occasioni, i funerali. Non sempre ci sono i soldi per comprare i biglietti, bisogna trovare un posto per poter partire immediatamente e, nel caso degli emigrati oltreoceano, anche la lunghezza del viaggio svolge un ruolo fondamentale per determinare se arriverai in tempo o no.

Poi, se il passaporto è scaduto, bisogna rinnovarlo d’urgenza, impossibile se la notizia arriva in un weekend e il tempo si allunga nel caso di cittadini italiani che devono anche mettere il visto  di residenza sul passaporto nuovo per poter rientrare nel paese di residenza.

Inevitabilmente, invece di partire, questo vuol dire organizzare una messa di suffragio. Ci sono famiglie all’estero che ancora seguono la tradizione di una volta in Italia per i decessi e, in un caso pochi anni fa in Australia, c’erano persino le urlatrici di una volta per l’entrata e l’uscita della bara sia alla messa, che al rosario in chiesa la sera prima.

Dopo di questo bisogna aspettare il prossimo viaggio in Italia per poter finalmente rendere il giusto omaggio al cimitero del paese. E a volte ci vogliono anni per poterlo fare.

Allo stesso modo la distanza impedisce all’immigrato di poter dare appoggio a parenti colpiti da malattie come abbiamo capito con la malattia mortale di mia cugina diciannovenne Marina. Ci siamo sentiti impotenti di non essere potuti stare vicino agli zii in quei mesi che sembravano allo stesso tempo eterni e brevissimi.

Gioia e dolore
Paradossalmente il dolore non si limita solo ai momenti tristi, ma in un modo inatteso anche ai momenti di gioia. La mancanza di genitori, zii e cugini dall’Italia nei matrimoni all’estero è sempre stata molto sentita e la lettura di messaggi di auguri e oggigiorno di messaggi via internet sullo schermo nella sala del ricevimento non potranno mai prendere il posto della presenza fisica dei parenti amati.

Di seguito, arriva il momento di tristezza in quel che di solito sono le occasioni più felici, la nascita dei figli perché i genitori non hanno l’occasione di presentare i pargoletti ai nonni e le neo madri non possono chiedere consigli alla madre negli inevitabili momenti difficili che ognuna incontra con il primo figlio.

Allo stesso modo, molti figli di emigrati non hanno l’opportunità di conoscere davvero i nonni che tutti sappiamo svolgono un ruolo essenziale nella vita di ciascuno di noi.

I cambi del tempo
Quando eventualmente si ritorna in Patria il migrante si rende conto del passaggio del tempo e capisce il resto del prezzo che ha dovuto pagare per la decisione di emigrare. Trova l’amato paese cambiato cosi tanto da essere irriconoscibile. Ma i cambiamenti più grandi si trovano nelle persone e le foto e le lettere non potranno mai servire come preavviso di quel che si troverà.

Nel caso di mia madre al ritorno al paese di nascita, ha rivisto la sorella minore che aveva una decina di anni quando era partita e l’ha ritrovata donna sposata con due figli. Benché si amassero tanto, era ovvio che quelle diffidenza naturale tra sorelle di una ventina di anni di differenza d’età era diventata ancora più grande e non è mai spartita del tutto per il resto delle loro vite.

Il migrante fa il giro del paese e non trova i luoghi preferiti di una volta, magari vuole andare al barbiere per fare i capelli e scopre che è in pensione, oppure che è passato a migliore vita. Senza scordare che probabilmente sono gli emigrati al loro ritorno che si rendono più conto dei cambiamenti enormi in Italia degli ultimi decenni.

Per noi figli di migranti quei viaggi diventano odissee di scoperte della famiglia, visite a parenti sconosciuti fino a quel punto e visite a cimiteri che fanno capire che la Storia della famiglia non era iniziata con l’arrivo nel nuovo paese come spesso può sembrare, ma risale a periodi ben più antichi.

Per chi ha pochi cugini a casa, scoprire i cugini nuovi in Italia è una vera sorpresa, ma poi capisci che c’è una barriera in mezzo, non per mancanza di amore famigliare, ma per motivi di lingua, usanze ed esperienze totalmente diverse da quelle del paese di residenza.

Naturalmente alla fine del viaggio ci sono gli scambi di promesse di mantenere i contatti, ma anche in questo la distanza si fa sentire e tra il fuso orario, gli studi, oppure il lavoro inevitabilmente i contatti sono relegati alle feste e le importanti occasioni di famiglia con telefonate brevi.

La vita non è eterna, ma per la natura delle sue esperienze, è il migrante quello che è più sensibile ai suoi effetti proprio perché i ritorni in Italia non sono regolari e li nota subito sui volti dei cari.

Due famiglie
Con i decenni i due rami della famiglia diventano due realtà totalmente diverse. Alcune riescono a mantenere contatti ma poi le naturali evoluzioni causate da matrimoni e le nuove generazioni con parenti non più italiani e la perdita della lingua italiana all’estero porta alla fine del rapporto effettivo tra le famiglie e anche questo può essere motivo di dolore

Però, l’esperienza dimostra che i nipotini degli immigrati vorranno sapere le proprie origini, sia italiana che altre. Così cominciano a fare le ricerche e ci sono casi in cui parenti di terzo, quarto e quinto grado ristabiliscono i contatti persi.

Questo ora sta diventando sempre più frequente e come paese dobbiamo cominciare a capire che bisogna aiutare questi nostri parenti e amici a ritrovare il loro passato che, in fondo, è anche il nostro. L’aver perso contatti non vuol dire non poter riprendere il discorso, anche perché ritrovare i parenti persi ci rende tutti più ricchi, in tutti i sensi.

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The Migrant’s never ending pain

The decision to migrate is never easy but, no matter how hard the decision, at the moment of departure we never understand the true price paid by those who leave a country for a new life
By Gianni Pezzano

The decision to migrate is never easy but, no matter how hard the decision, at the moment of departure we never understand the true price paid by those who leave a country for a new life. It will then be the cruelty of time that will uncover the true pain caused by long distances and the ones who feel it are not only the migrants, but also the children and descendants.

From telegrams to messages
When I woke up Saturday morning there was a message on my mobile phone that I had feared since the first day in Italy. My uncle Rocco had passed away, the last of my father’s eight brothers and sisters and with him an entire generation of the paternal side of my family ended. It will not be the last such message and they never become because less painful, in fact…

After the first moment of sadness, which has grown since then, I remembered my mother’s scream that evening fifty years ago when the telegram arrived to tell us of the death of nonno (grandfather). The change of technology has done nothing to reduce the pain.

That was my first true experience of the migrant’s pain. Two years before my maternal grandparents had come to Australia to meet the new in-laws and above all the grandchildren that they knew only from a few brief words in the rare telephone calls and the photos sent during the long exchange of letters between my mother and nonna (grandmother). Sadly I never met my paternal grandparents. Nonno had died before my parents’ wedding and I was too young to remember when nonna followed a few years later.

Funerals and commemorations
The news is made even more painful for the children of the deceased by the awareness that it is almost impossible to get to Italy in time for the most important moment of these occasions, the funeral. The money may not be there to pay for the ticket, you need to find a place on a plane to be able to leave immediately and, in the case of the migrants in other continents, the length of the trip is a deciding factor whether or not you arrive in time.

Then, if your passport has expired, you have to renew it urgently, impossible if the news arrives in the weekend and the time is longer for Italian citizens who must get the resident’s visa on the new passport to be able to reenter the country.

Inevitably, rather than leaving, this means organizing a mass in memory of the deceased. There are families overseas who still follow Italy’s old traditions for mourning and in one case a few years ago in Australia, there were even the urlatrici of years gone by, women who are paid to scream when the coffin enters and leaves the church at both the funeral and the Rosary the evening before.

After then it is a matter of waiting for the next trip to Italy to be able to finally making the proper homage at the cemetery of the hometown. At times years can go by.

In the same way distance blocks the migrant from being able to give support for relatives hit by illness as we understood with my nineteen year old cousin Marina’s fatal disease. We felt helpless that we could not be at the side of our uncle and aunt in those months that seemed to be brief and never ending at the same time.

Joy and pain
Paradoxically the pain is not limited only to sad moments but, unexpectedly, it is also felt at times of joy. The non absence of parents, uncles, aunts and cousins from Italy at weddings overseas is always sorely felt and the reading of messages and nowadays of video messages via internet shown on a screen during the reception can never take the place of the physical presence of cherished relatives.

Subsequently, there is also a moment of sadness in what are usually joyous occasions, the births of the children, because the parents cannot present the new born child to the grandparents and the new mothers cannot ask their mothers for advice in those inevitable difficult times that each one has with the first child.

In the same manner many children of migrants never had the chance to truly know their grandparents who, as we all know, play an essential role in all our lives.

The changes of time
Eventually when the migrant returns to his homeland he realizes the passage of time and understands the full price he had to pay for having decided to migrate. He finds his beloved town changed so much that it is now unrecognizable. But the greatest changes are those of the people that photos and letters can never show as advance warning.

In the case of my mother, when she returned to her hometown she saw once more her younger sister who was only ten years of age when she left, but she found a married woman with two children, Although they loved each other very much, it was obvious that the natural diffidence between sisters born twenty years apart was even greater and never totally disappeared for the rest of their lives.

The migrant walks around the town and can no longer find the favourite places of years gone by and he may want to go to former barber for a haircut and discovers that he is retired, or has passed on. Without forgetting that migrants on their return are probably the ones who notice most the enormous changes in Italy over the last few decades.

For we children of migrants those trips become voyages of discovery of the family, visiting relatives that were unknown until then and visiting cemeteries which make us understand that the family History did not begin with the arrival in the new country as it usually seems, but goes back to much more ancient periods.

For those with few cousins at home, discovering new cousins in Italy is a real surprise, but then you understand that there is a barrier between the cousins, not for lack of family love, but for reasons of language and habits and experience that are very different from those in the country of residence.

Naturally, at the end of the trip there are promises to keep in touch, but here again the distance makes itself felt and between the time difference, studies or work, inexorably the contacts are made during the holidays and important family occasions with brief phone calls.

Life is not eternal but due to the nature of their life experiences migrants are those which are most sensitive to its effects because the return trips to Italy are not regular and they quickly notice the changes on the faces of their loved ones.

Two families
With the decades the two branches of the families become two totally different realities. Some manage to keep in touch, but then the natural developments caused by marriages and the new generations with relatives that are no longer Italian and the loss of the Italian language overseas brings about the effective end of the relationships between the families and this too is a cause of pain.

However, experience shows that the descendants of migrants will want to know their roots, whether Italian or others. So they begin researching and there are cases of relatives of third, fourth and fifth degree who re-establish the lost contacts.

This is now happening more often and as a country we must begin to understand that we must help our relatives and friends to rediscover their past which is, deep down, also ours.  The fact we have lost touch does not mean that we cannot reestablish the contact, also because finding our relatives once again makes us all richer, in every way.

Il linguaggio che ci definisce – The language that defines us

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Il linguaggio che ci definisce

In un anno nel quale ci saranno conferenze internazionali sulla lingua e la Cultura (maiuscola intenzionale) italiana e gli Stati Generali della lingua Italiana a ottobre, dovremmo chiederci cosa ci aspettiamo da queste manifestazioni.
di Gianni Pezzano

Se c’è un aspetto unico che ci definisce come italiani, italo-australiani, italo-americani, e cosi via, questo è la lingua italiana. Eppure condividiamo una cosa con gli anglofoni. Come ha sintetizzato Winston Churchill “l’Inghilterra e l’America sono due nazioni separati dalla stessa lingua”. Possiamo dire che le comunità italiane in giro il mondo utilizzano versioni diverse della lingua italiana.

In un anno nel quale ci saranno conferenze internazionali sulla lingua e la Cultura (maiuscola intenzionale) italiana e gli Stati Generali della lingua Italiana a ottobre, dovremmo chiederci cosa ci aspettiamo da queste manifestazioni.

Una famiglia globale
La comunità italofona è una famiglia globale che ha differenze fondamenti da paese a paese e da continente a continente. Fin troppo spesso non contempliamo queste differenze quando pensiamo a cosa possiamo e dovremmo fare per promuovere l’insegnamento della lingua italiana nel mondo e di conseguenza, la Cultura italiana in generale.

L’emigrazione post bellica era composta principalmente da gente che non aveva avuto un’educazione formale. In generale parlava dialetto e, nel caso dei maschi, per molti di loro il contatto più grande con la lingua italiana era durante il servizio militare, dove l’esercito italiano concentrava le truppe in base al dialetto e spesso i sergenti erano gli interpreti tra le truppe e gli ufficiali. Comunque, non dobbiamo intrepretare questa mancanza di insegnamento come mancanza di intelligenza e la prova si trova nel successo di questi emigrati e dei loro discendenti, maschi e femmine, ottenuti nei nuovi paesi di residenza.

Per questo motivo gli italiani all’estero parlano una miscela di dialetti, l’italiano e versioni modificate di parole della lingua dei loro paesi. C’è un omaggio particolare a questi in Brasile dove il governo riconosce il Talian, una versione del dialetto veneto, come lingua ufficiale del paese.

A questo dobbiamo dire anche che in molte zone l’insegnamento formale dell’italiano non è sparso quanto vorremmo. Di conseguenza gli italofoni hanno una conoscenza limitata dell’italiano moderno che è reso più complicato dalla mancanza di consapevolezza della Cultura italiana e la Storia necessaria per comprendere tutte le sfumature della lingua parlata in Italia.

Solo per questo aspetto, è una priorità per gli insegnanti della lingua italiana aggiornarsi regolarmente sulla loro conoscenza della lingua e questo può accadere solo con periodi in Italia. Non è una scelta a buon mercato per gli insegnanti, ma è una cosa da prendere in considerazione seriamente.

Luogo
Mentre le conferenze internazionali di quest’anno sono un ottimo passo avanti, dobbiamo mettere in discussione l’insistenza degli organizzatori degli Stati Generali della Lingua Italiana nel tenere la manifestazione a Firenze. Il legame con la città dove nacque l’italiano moderno è ovvio, ma ci sono altre città che dovrebbero essere considerate, anche allo scopo di farle conoscere agli insegnanti e i burocrati internazionali presenti.

Due anni fa era il seicentesimo anniversario del capolavoro di Tasso, Gerusalemme Liberata, un’opera fondamentale per la Storia letteraria d’Italia. Questo libro fu dedicato alla Signoria D’Este e sicuramente sarebbe stato più che appropriato tenere gli Stati Generali di quell’anno a Ferrara che è poca conosciuta dalla comunità internazionale e che ebbe un ruolo importante nella Storia e la Cultura del Rinascimento. Quale occasione migliore per farla conoscere che una manifestazione internazionale del genere?

Usanze e ospiti internazionali
Un altro aspetto degli Stati Generali precedenti era la presenza di esperti in ogni campo della Cultura italiana. Così che  tanto l’evento  aveva più l’atmosfera di una celebrazione della Cultura italiana piuttosto che di una riunione seria per decidere i metodi per promuovere una Cultura che non è così tanto conosciuta quanto credono in molti.

I partecipanti sono così convinti (giustamente) della grandezza della Cultura che pensano che questo sentimento sia condiviso globalmente. Tristemente, spesso questo non è il caso e un esempio si trova al Festival delle Art ad Adelaide in Australia. Questa manifestazione è una delle più grandi del mondo, ma pochissimi dei partecipanti sono venuti dall’Italia. Dobbiamo dire che quando ci sono stati artisti italiani, come la Nuova Compagnia del Canto Popolare nel 1982, il successo con il pubblico è stato strepitoso.

Possiamo dire lo stesso dell’insegnamento della lingua italiana nelle scuole e le università. I livelli delle classi non riflette giustamente la grandezza delle comunità italiane e in molti casi non è facile avere un’educazione formale.

Quindi, per poter realizzare lo scopo dichiarato della manifestazione, come dice il suo nome, la manifestazione deve invitare politici, amministratori e burocrati con il potere di decidere da quei paesi dove il governo italiano vuole seriamente promuovere la lingua italiana e la nostra Cultura. Affinché non sia fatto questo e quelli che decidono siano convinti del bisogno di promuovere nel modo giusto la nostra lingua e Cultura, queste manifestazioni non realizzeranno mai il livello di successo che desideriamo e che riflette la profondità della nostra Cultura.

Dispersi
C’è un aspetto degli Stati Generali del 2014 e il 2106 che è particolarmente sorprendente. Mentre i luoghi erano pieni di partecipanti interessati, c’era una categoria che era notevole per la sua mancanza, l’editoria italiana. Non c’era uno stand per promuovere libri in entrambe le manifestazioni e nessuna presentazione da parte di rappresentanti dell’industria.

Se c’è un’industria italiana che ha bisogno di una spinta importante e che avrebbe benefici dalla promozione della nostra lingua , è l’editoria e questa mancata partecipazione dice molto dell’organizzazione della manifestazione, come anche dell’editoria. Con oltre novanta milioni di emigrati italiani e i loro discendenti nel mondo, il mercato internazionale potenziale composto soltanto da queste comunità è una volta e mezzo il mercato italiano, senza dimenticare gli effetti che questo mercato avrebbe anche nell’incoraggiare la vendita di libri italiani in traduzioni a livello globale.

Intenzioni e azioni
Inoltre, non basta semplicemente dichiarare il desiderio e le promesse di fare ricerche dei bisogni internazionali. Prima o poi  le intenzioni devono diventare azioni concrete e questo potrà accadere soltanto con fondi del governo italiano destinati agli enti appropriati all’estero, italiani e non, a patto che questi li spendano per iniziative concrete. Fino ad ora, non ne abbiamo visto alcun segnale.

È facile per alcuni vedere queste spese come un “lusso”, particolarmente da coloro che hanno poca o nessuna considerazione della Cultura italiana, ma questo è una visione miope in ogni senso. Promuovere l’insegnamento della lingua italiana e fare aumentare il numero di studenti della nostra lingua ha diversi effetti che potenzialmente porteranno grandi profitti nel tempo al paese in generale poiché la gente che studia la nostra Cultura vorrà visitare il paese con tutti i benefici economici che ne seguiranno e l’aumento di promozione dal passaparola al loro ritorno a casa.

Promuovere la nostra lingua e Cultura non è elitario e limitato a una piccola minoranza.
Potenzialmente è una miniera d’oro per il paese che non possiamo permetterci più d’ignorare. L’Italia ha il patrimonio culturale più grande del mondo e questo potrà trovare i fondi necessari se è alimentato, promosso e conosciuto globalmente. Per questo motivo abbiamo bisogno di promuovere la nostra lingua e Cultura perché sono in realtà i nostri tesori più grandi che, se amministrati a dovere, si finanzieranno da soli con il turismo.

Ma questo accadrà soltanto con le azioni, parole e motti non bastano più.

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The language that defines us

By Gianni Pezzano

If there is one single thing that defines our identity as Italians, Italo-Australians, Italo-Americans, etc, this is the Italian language. Yet, we share one aspect on common with English language speakers which Winston Churchill summarized as “England and America are two countries separated by the same language”. Very much the same thing can be said about the Italian communities around the world which use different versions of the Italian language.

In a year in which there will be international conferences on Italian language and Culture (the capital letter is intentional)  and the Estates General of the Italian language will be held in October we should ask ourselves what we expect from these events.

A global family
The Italian speaking community is a global family which has important differences from country to country and from continent to continent. All too often we do not consider these differences when we think about what we can and must do to promote Italian around the world and subsequently Italian Culture in general.

Post WW2 migration was made up mainly of people with little formal education. They generally spoke dialect and, in the case of the males, for many of them their greatest contact with Italian was during military service where the Italian army concentrated the troops according to dialects and often the sergeants were the interpreters between the troops and the officers. In any case, we must not interpret the lack of education as a lack of intelligence and the proof is found in the success of these migrants and their descendants, male and female, in the new countries of residence.

For this reason Italian migrants speak a mixture of dialect, Italian and modified versions of the language of the host country. This is a special tribute to these in Brazil where the government recognizes Talian, a version of Venetian dialect, as an official language of the country.

To this we must add that in some areas the formal teaching of Italian is not as widespread as we would want. Subsequently Italian speakers overseas have a limited knowledge of modern Italian that becomes more complicated with the lack of knowledge of Italian Culture and history necessary for understanding all the nuances of the language spoken in Italy.

If only for this reason, it is a priority for teachers of Italian to regularly update their knowledge of the language and this can only happen with stays in Italy. It is not a cheap choice for the teachers, but it must be considered seriously.

Venue
While the international conferences this year are a welcome step, we must question the insistence of the organizers of the Estates General of the Italian Language to hold the event in Florence. The link with the city where modern Italian was born is obvious, but there are other cities which should be considered, also for the purpose of getting them known to the international teacher and bureaucrats present.

Two years ago was the six hundredth anniversary of Tasso’s masterpiece Gerusalemme liberata (Jerusalem freed), a fundamental work of Italian literary history. This book was dedicated to the D’Este dynasty of Ferrara and surely it would have been more appropriate holding the Estates General that year in a city which had an important role in the history and Culture of the Renaissance and that is little known to the international community. What better way to promote the city than an international event of this sort?

Habit and international guests
Another feature of the previous Estates General was the presence of experts in every field of Italian Culture. So much so that they had more an air of a celebration of Italian Culture rather than a meeting to decide how to promote a culture that is not as well known as some believe.

The participants were (rightly) convinced of the greatness of Italian Culture that they think that this feeling is shared globally, but sadly this is often not the case and one example is the Festival of Arts in Adelaide, Australia which is one of the biggest such events in the world, but has had few participants from Italy. We must say that when there have been artists from Italy, such as the Nuova Compagnia di Canto Popolare in 1982, these artists had great success with the public.

We can say the same about the teaching of Italian in schools and universities. The numbers of the classes does not rightly reflect the size of the Italian communities and in many cases it is not easy to have a formal education in the language.

Therefore, in order to carry out the stated objectives of the event it must invite politicians, administrators and bureaucrats with decision making powers from those countries where the Italian government wants to seriously promote Italian and our Culture. Until this happens and the decision makers are convinced that they need to be promoted in the right way our language and Culture will never achieve the level of success that we desire and which reflects the depth of our Culture.

Missing in action
One aspect of the Estates General in 2014 and 2016 was especially surprising. While the venues were full of interested participants, there was one category that was notably absent, the Italian publishing industry. There were no stands promoting books and both the events had no speakers from the industry.

If there is a field of Italian industry that needs a major boost and would benefit from the promotion of our language, it is Italian publishing and this lack of participation says as much about the organizers as it does of the publishing industry. With over ninety million Italian migrants and their descendants around the world the potential international market for Italian books only from these communities is one and a half times the Italian domestic market, without forgetting the effects of this market would also have in encouraging the sale Italian books in translation around the world.

Intentions and action
In addition, it is not enough to state a desire and to promise to research international needs. At some stage the intentions have to become concrete action and this will only happen with funds from the Italian government for those appropriate bodies overseas, Italian and non-Italian, conditional on their being spent on concrete initiatives. Up till now we have seen little sign of this.

It is easy for some to see these costs as a “luxury”, particularly by those with little or no regard for Italian Culture, but this is short sighted in every way. Promoting the teaching of Italian and increasing the numbers of students of our language has a number of effects which potentially can bring great profit to our country over time because those who study our Culture will want to visit the country with all the benefits that would also flow on from word of mouth on their return home.

Promoting our language and Culture is not elitist and limited to a small minority. It is a potential goldmine for our country that we can no longer ignore. Italy’s has the world’s greatest Cultural patrimony and this will find the necessary funds if it is properly nurtured, promoted and recognized worldwide. For this reason we must promote our language and Culture because they really are our greatest treasures which, if we treat them properly, will finance themselves over time with tourism.

But this will only happen with action, words and platitudes are no longer enough.

Noi che cambiamo culture – We who change cultures

Choose language: IT | EN

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Noi che cambiamo culture

La Storia non è niente di meno che il registrare i cambiamenti nella nostra cultura, alcuni creati da processi naturali, ma nella stragrande maggioranza dei casi causati da essere umani e non sempre famosi
Di Gianni Pezzano

La Storia è una materia spinosa e troppo spesso la gente la indentifica con date e nomi invece di quel che è in realtà. La Storia non è niente di meno che il registrare i cambiamenti nella nostra cultura, alcuni creati da processi naturali, ma nella stragrande maggioranza dei casi causati da essere umani e non sempre famosi. Però c’è un processo che cambia le  culture più di qualsiasi altro e questo processo è  l’immigrazione.

La comunità italiana in giro per il mondo ha cambiato le culture dei nuovi paesi di residenza e questo vale altrettanto per ciascun gruppo di immigrati che decide, per qualsiasi motivo, di lasciare i paesi di nascita per iniziare una vita nuova in un altro paese.

Cambi
Solitamente l’innovazione che si pensa portino gli italiani riguarda il cibo. È facile nominare la pizza e la pasta, ma spesso dimentichiamo che i cambiamenti che hanno fatto nel paese d’arrivo sono molto più grandi del semplice aggiungere nuovi piatti al menu.

Gli immigrati italiani e i loro figli hanno svolto ruoli importanti nell’edilizia australiana introducendo nuovi modi di costruzione e materiali, come anche nuovi prodotti dall’Italia come le piastrelle e i lampadari. Allo stesso modo vediamo l’effetto dell’immigrazione italiana nell’industria vinicola australiana, la fiorente industria locale dell’olio d’oliva, la creazione della locale industria della pesca e la vita culturale locale con artisti e registi con nuove fonti d’ispirazione che fanno vedere il mondo tramite le esperienze personali di immigrati.

Ci vorrebbe poco a controllare ogni settore d’attività per vedere non soltanto i cognomi e quelli di altre nazionalità e quindi capire che il contributo degli immigrati nella cultura australiana e conseguentemente nella sua economia.

Wogball e la discriminazione in entrambi i sensi
Eppure non tanto tempo fa non era proprio così. In un’epoca in cui il calcio, in Australia chiamato anche soccer, è accettato generalmente dimentichiamo che non era sempre così. Per decenni il calcio era visto come un’attività non-australiana e c’erano molte scuole dove il pallone rotondo non poteva entrare sui campi sportivi. Infatti, spesso non chiamavano sport il calcio ma nel peggior modo possibile Wogball dal termine spregiativo di wog  usato per noi di origine mediterranea. Per alcuni nel paese quel termine non è mai sparito del tutto.

Allo stesso tempo dobbiamo anche ricordare che i cambiamenti non erano solo nella cultura australiana, ma anche nelle famiglie degli immigrati. Specificamente, nelle prime ondate d’immigrazione italiana e europea in Australia la natura apparentemente patriarcale di queste comunità aveva come conseguenza che le figlie erano controllate rigidamente dalle famiglie.  Chiunque viene da queste origini si ricorderà facilmente che per i figli degli italiani e in particolar modo per le figlie degli anni 40, 50, 60 e i primi anni 70, i weekend erano dedicati alle attività tradizionali, importati dai paesi d’origine come fare il vino (anche la grappa per i veneti e i friulani) per consumo in casa, fare le salsicce, ecc., la produzione dei prodotti sotto aceto o olio, fare la salsa di pomodoro, e cosi via. Inoltre, la famiglie andavano ai matrimoni, comunioni, le feste religiose, ecc.

Per le ragazze italiane, e non solo loro, queste attività diventavano pseudo-mercati di matrimoni dove le famiglie cercavano sposi tra i figli di paesani e altri amici italiani. Nei primi due decenni “uscire” era strettamente limitato per queste ragazze e loro, molto di più dei loro fratelli e cugini, sentivano le differenze culturali tra le famiglie e il nuovo paese di residenza. Nel corso del tempo le cose cambiarono quando lottarono per ottenere la libertà, ma all’inizio le prime ragazze che portavano amorosi non italiani affrontavano grande opposizione da parte delle loro famiglie e ci sono tra loro che non si è mai sposata dopo che le loro scelte furono rifiutate, di solito dai padri.

Ricordi e negazione
Nel 2018 dove ci troviamo con molta più libertà, i figli e i nipotini di queste ragazze non sanno che cosa soffrirono le loro madri e nonne mentre cambiavano gli usi della cultura della famiglia nel corso del tempo. Questi sono i ricordi che dobbiamo registrare e conservare perché, come la Storia ci dimostra volta dopo volta, coloro che una volta soffrivano la discriminazione ora sono quelli che fanno le discriminazioni agli altri.

Uno sguardo ai dibattiti dei social media presto dimostra come molti con cognomi non australiani sono  più critici di coloro che ora immigrano nel paese. Ora sono loro a dire che non vogliono che i nuovi immigrati cambino la loro cultura quando furono proprio i loro genitori e nonni i responsabili per i cambi più grandi alla cultura australiana dalla fine della seconda guerra mondiale.

Noi italiani e gli altri immigrati in Australia, come anche negli altri paesi d’immigrazione di massa dell’ultimo secolo, siamo gli agenti del cambio e continuiamo a cambiare le culture in cui abitiamo e con le quali interagiamo. Dimenticando il passato dimentichiamo anche che neghiamo ai nuovi immigrati quegli stessi diritti che gli altri ci rifiutavano nel passato e questo rendo solo più povero il paese.

Dalla propria nature, le culture cambiano nel corso del tempo perché una cultura sana e attiva è in costante contatto con le altre per ispirazione che conseguentemente adatta alle circostanze individuali di ciascun nuovo paese di residenza.

La Storia da registrare e onorare
Per questi e molti altri motivi, noi italiani e discendenti di immigrati italiani in Australia e in altri paesi d’immigrazione di massa italiana dobbiamo registrare la nostra Storia. Tristemente, in molti casi i testimoni diretti di queste esperienze, i nonni della terza, quarta e anche quinta generazione d’immigrati italiani d’oggi vanno verso una vita migliore, ma questo non deve impedirci di salvare la loro esperienza,  registrando le storie verbali di quelli ancor in vita e donando questo materiale a musei idonei e ad associazioni storiche che esistono in alcune comunità italiane.

Non esiste miglior modo di rendere onore a quelli che sono venuti in questi paesi che registrare in modo permanente le loro imprese. Non soltanto perché rischiamo di perdere la loro memoria nel tempo. Ma anche perché l’omaggio più grande che possiamo fare a loro è di assicurare che i nuovi immigrati non soffriranno le stesse discriminazioni che soffrirono i nostri genitori e nonni. Nel ricordare il nostro passato noi ricorderemo poi che i nuovi immigrati non sono fondamentalmente diversi dalla gente che fuggì l’Europa devastata dalla guerra negli anni 40 e 50.

Noi che abbiamo cambiato le culture dei nostri paesi di nascita e siamo fieri dei nostri paesi d’origine dovremmo essere i primi a capire le difficoltà dei nuovi immigrati e aiutarli a cambiare se stessi dando un contributo positivo alla nostra cultura come le nostra famiglie hanno fatto e continuano a fare.

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We who change cultures

History is nothing less than the recording of changes in our Culture, some are caused by natural processes but most often these changes are undertaken by human beings and not always famous ones
By Gianni Pezzano

History is a touchy subject and all too often people identify it with dates and names rather than what it truly is. History is nothing less than the recording of changes in our Culture, some are caused by natural processes but most often these changes are undertaken by human beings and not always famous ones. And there is one process that does more to change Cultures than any other and that process is migration.

Italian communities around the world have changed the cultures of their new countries of residence and this applies just as much to to every group of migrants that decided, for whatever reason, to leave their countries of birth to start a new life in another country.

Changes
The usual method of change of culture identified with Italian migrants is that of food and restaurants. It is easy to mention pizzas and pasta, but often we forget that the changes they have made to the country are much wider than simply introducing new items to the country’s menu.

Italian migrants and their children have played major roles in changing the local building industry by introducing new methods of construction, materials and also products from Italy such as tiles and light fittings. In the same way we can see the effect of Italian migration on the Australian wine industry, the flourishing olive oil industry, the creation of the Australian fishing industry, the cultural life of the country with artists, directors with new sources of inspiration that come from seeing the world through personal experiences as migrants. It would take little to look up every field of activity to see not only Italian surnames and those of other nationalities and understand that the contribution of migrants to Australia’s Culture and as a direct result on the country’s economy.

Wogball and discrimination, one way and the other…
Yet not so long ago it was not always so. In an era where football, also known as soccer, is generally accepted this was not always the case. For decades it was seen as un-Australian activity and there were many schools where the round ball was not allowed on their sports fields. In fact, the sport was often not called football/soccer but in the worst way as Wogball. For some in the country that term has never totally disappeared.

At the same time we must also understand that the changes made were not only in Australian culture, but also in the families of the migrants. Specifically in the first wave of Italian and other European migration into Australia, the outwardly patriarchal nature of these communities meant that the daughters of the families were strictly controlled by their families. Anyone from these backgrounds will easily remember that for Italian children and particularly the girls in the 50s, 60s and early 70s that the weekends were dedicated to the traditional activities imported into the country, wine making (also grappa for those from the Veneto and Friuli regions) for home consumption, butchering the pig to make sausages, etc, the production of all forms of preserved vegetables, tomato sauce making, etc. In addition, the families attended weddings, communions, religious festivals etc.

For the Italian girls, and not just only them, these activities became pseudo marriage markets where the families tried to match daughters to the sons of friends from the same home town, or family friends. In these first two decades “going out” was strictly limited for these girls and they, more than their brothers and male cousins felt the cultural difference between the families and the new country of residence. Over time this began to change when they struggled to achieve freedom, but in the beginning the first girls to bring non Italian boyfriends home faced major opposition from their families and there were some never married after their own choice was rejected, usually by the fathers.

Memory and denial
In 2018 where there is much more freedom, the children and now grandchildren of these girls do not know what their mothers and grandmothers suffered as the family culture changed over time. These are memories that must be recorded and saved because, as history has shown time and time again, those who were once discriminated against are now the ones who discriminate against others.

A look at the debates on the social media quickly shows how many with non “Australian” surnames are often the most vocal critics of those who are now migrating to the country.  They are now the ones who say that they do not want the new migrants to change their culture when their own parents and grandparents were the very ones who probably responsible for the greatest changes in Australian culture since the end of the Second World War.

We Italians and the other migrants in Australia, and also the other countries of mass migration over the last century, are agents of change and we continue to change the culture in which we live and with which we interact. In forgetting our past, we forget that we are denying to the new migrants those same rights that others tried to refused us in the past and this only makes the country poorer.

By their very nature, cultures change over time because an active, healthy culture is in constant contact with others for inspiration and which it then adopts according to the individual circumstances of each new country of residence.

History to be recorded and honoured
For these and many other reasons, we Italian and descendants of Italian migrants in Australia and the other countries of mass Italian migration must record our History. Sadly, in many cases the direct witnesses of these experiences, the nonni (grandparents) of today’s third, fourth and even fifth generation Italian (and other) migrants are passing onto a better life, but that should not stop us from saving their documentation, from recording the verbal history of those who are still alive and to donating this material to the appropriate museums and the Italian Historical Societies that in some Italian communities.

There is no better way to honour the memory of those who came to these countries than to record their achievements permanently. Not only because otherwise their memory risks disappearing over time, but also because the greatest tribute we can make to their memories is to ensure that new migrants do not suffer the same discrimination that our parents and grandparents suffered. In remembering our own past we then remember that the new migrants are basically no different from the people who fled a war ravaged Europe in the 1940s and 1950s.

We who changed the cultures of our countries of birth and are proud of our countries of origin should be the first to understand the difficulties of the new migrants and to help them to change themselves and to give a positive contribution to our culture as our families did and continue to do.

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