Ritorna la Notte dei Maestri del Lievito Madre a Parma

Ospite d’eccezione Iginio Massari, che sarà premiato “Maestro dei Maestri del Lievito Madre”.

di Rossella Langone

La quarta edizione della Notte dei Maestri del Lievito Madre torna il 23 luglio alle ore 20, sotto i Portici del Grano di Piazza Garibaldi a Parma, eletta città creativa per la gastronomia Unesco. L’evento è dedicato alla degustazione dei prodotti lievitati artigianalmente ed è un appuntamento con i più grandi maestri pasticceri, ideato da Claudio Gatti di Pasticceria Tabiano, a Tabiano Terme, famoso per il lievito madre con cui prepara la famosa Focaccia di Tabiano, il suo dolce simbolo.

Quest’anno il maestro Gatti ha invitato a Parma, città famosa come la Food Valley Italiana,  numerosi Maestri del Lievito Madre che potranno interpretare a scelta una farina di gusto firmata Agugiaro & Figna per testarne la duttilità sulle proprie lavorazioni. L’obiettivo della manifestazione è quello  di promuovere il consumo dei lievitati per tutto l’anno, destagionalizzando prodotti come i panettoni e proponendoli come merende sotto l’ombrellone.

La serata verrà introdotta da un mini talk-show presentato da Carla Icardi, Direttore Progetti Food di MN Italia, per spiegare l’importanza della selezione delle materie prime di qualità nella realizzazione dei prodotti in degustazione e l’uso di un lievito vivo che, a seconda delle condizioni atmosferiche e delle diverse lavorazioni artigianali, darà un prodotto finito sempre diverso. Seguirà poi la degustazione di oltre 60 tipologie di lievitati rigorosamente artigianali, realizzati con il lievito madre dei maestri.

L’ospite d’onore della serata sarà Iginio Massari, il padre della pasticceria italiana, fondatore di AMPI Associazione Maestri Pasticceri Italiani e della Scuola di Cucina Professionale Cast Alimenti, protagonista del format televisivo The Sweetman Celebrities in onda su Sky Uno HD. Le sue creazioni si trovano nella Pasticceria Veneto a Brescia e nella Pasticceria Iginio Massari a Milano.

Olio di palma: tanto caos e paura, ma perché?

Quando è nato il caos sull’olio di palma? Perché dall’oggi al domani è diventato un ingrediente da evitare come se fosse una malattia mortale?

di Rossella Rizzuto

Ricordate il periodo in cui i programmi televisivi e le pubblicità non facevano altro che parlare dell’olio di palma?

Quando semplicemente andare al supermercato ti faceva venire l’ansia, soprattutto nel momento in cui dovevi comprare i tuoi adorati biscotti e non sapevi se contenevano o meno l’olio di palma?

Tutti avranno sicuramente parlato o avranno sentito parlare di questo ingrediente. D’altronde basta andare a fare la spesa per rendersi conto di come l’olio di palma ha radicalmente invaso le nostre vite.

Biscotti, crackers e tanti altri prodotti da forno dolci e salati sono accomunati dalla stessa scritta, gigante, sulla parte frontale della confezione: SENZA OLIO DI PALMA.

 

Quando è nato il caos sull’olio di palma e perché dall’oggi al domani è diventato un ingrediente da evitare come se fosse una malattia mortale?

Grazie al Regolamento UE n° 1169/2011 è possibile consultare nell’etichetta alimentare gli ingredienti presenti e, nel caso di grassi ne viene specificata la tipologia.

Precedentemente le aziende produttrici erano obbligate ad inserire soltanto la scritta “grassi vegetali”, oggi è necessario indicare il tipo di olio/grasso utilizzato nella realizzazione di quel prodotto.

Ecco da quando l’olio di palma ha fatto il suo ingresso in scena.

Il grande caos si è manifestato successivamente, quando ci si è resi conto che molti dei prodotti che usiamo quotidianamente sono fatti con l’olio di palma.

Ciò ha scatenato polemiche, studi, dibattiti su chi lo dichiara come un ingrediente cancerogeno e assolutamente da evitare e chi cerca di dimostrare come sia un prodotto come un altro da consumare in maniera equilibrata.

 

Perché è così diffuso l’utilizzo dell’olio di palma? 

L’olio di palma è un grasso vegetale originario del continente africano e successivamente diffuso in quello americano e nel sud-est asiatico.

Viene estratto dalla pianta Elaesis guineensisprecisamente dai suoi frutti viene ricavato l’olio di palma grezzo, mentre dai suoi semi l’olio di palmisto.

La scelta dell’olio di palma nella produzione di cibi confezionati su scala mondiale è dovuta ad una serie di caratteristiche:

  • è semi-solido a temperatura ambiente
  • è insapore
  • è economico

E’ l’ingrediente utilizzato anche per la formulazione di cosmetici, detergenti e per la produzione di biodiesel.

 

Il dibattito sull’olio di palma nasce dalla sua composizione

Quando un ingrediente fa “male alla salute” il motivo va ricercato nella sua composizione, poiché sarà caratterizzato da molecole che, una volta ingerite, interagiranno in maniera negativa con il nostro organismo.

L’olio di palma è composto da circa il 50% di grassi saturi (la cui presenza determina la consistenza semi-solida a temperatura ambiente) e il restante 50% è dato da acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi. Oltre agli acidi grassi presenta una percentuale importante di vitamina E e di carotenoidi e, quest’ultimi contribuiscono alla colorazione dell’olio,  tendente al rosso.

Ebbene si, la colpa è proprio degli acidi grassi saturi. L’olio di palma è l’unico grasso di origine vegetale a presentare questa percentuale molto alta, lo si può paragonare solo al burro.

Prima di essere utilizzato dalle grandi industrie l’olio di palma appena estratto subisce una serie di trasformazioni.

Il primo passaggio è il frazionamento¹ da cui derivano:

  • palm-oleina, liquida a temperatura ambiente;
  • palm-stearina, solida a temperatura ambiente;

Una volta estratta la palm-oleina è ulteriormente trasformata grazie ad un processo di inter-esterificazione², al fine di raggiungere una consistenza solida.

In altre parole, l’olio di palma grezzo viene lavorato al fine di poterlo utilizzare per la produzione di alimenti che dovranno mantenere inalterate le proprie caratteristiche organolettiche per lunghi periodi.

Al termine della raffinazione l’olio di palma si presenta infatti inodore, insapore e chiaro, perdendo gran parte delle vitamine e dei carotenoidi di cui è fatto.

Perciò l’olio di palma grezzo non fa male alla salute, la questione è sui prodotti raffinati ottenuti da esso i quali possono essere potenzialmente nocivi per il nostro organismo.

Durante la lavorazione degli oli come durante la digestione si verifica un cambiamento della composizione del prodotto.

L’EFSA (European Food Safety Authority) ha condotto un’indagine scientifica su alcune sostanze come 3-MCPD e GE, “concludendo che i GE costituiscono un problema per la salute pubblica perché genotossici e cancerogeni, cioè possono danneggiare il DNA e provocare il cancro.”³

Ecco il punto, l’olio di palma raffinato (ma non l’unico olio di origine vegetale) contiene un’alta percentuale di DAG (dyacilglycerol) che esposta ad alte temperature si modifica in GE.

Nonostante questo, non vi è ad oggi uno studio che correli l’assunzione di olio di palma con l’insorgenza di malattie cardiovascolari. Ad ogni modo viene raccomandata una moderata assunzione di alimenti contenenti percentuali elevate di acidi grassi saturi e quindi di prodotti realizzati con l’olio di palma, nonché uno stile di vita adeguato combinato ad una sana e varia alimentazione.

Inoltre, bisogna considerare che la realizzazione di prodotti da forno dolci e salati non prevede l’esclusivo utilizzo dell’olio di palma, osservando l’etichetta alimentare possiamo notare la presenza di altri oli e grassi. L’ideale sarebbe assumere alimenti del tutto naturali, ma sappiamo che questo nella società odierna è quasi impossibile.

La propaganda non del tutto corretta sull’olio di palma ha comunque spinto le grandi industrie a rivedere gli ingredienti utilizzati e realizzare prodotti via via migliori.

Un passo importante verso il futuro?

 

Olio di palma e ambiente

L’olio di palma costituisce una minaccia da non sottovalutare per l‘ambiente.

Come riportato nell’articolo del Ministero della Salute con oggetto l’olio di palma, l’87% della produzione mondiale dell’olio avviene in Indonesia e Malesia.

Lo sfruttamento intensivo di queste aree ha un impatto considerevole a livello globale, provocando estinzione di specie animali e vegetali e riscaldamento del pianeta.

Negli ultimi decenni si è cercato di limitare il problema grazie all’istituzione di ONG ambientaliste come Greenpaece e WWF al fine di limitare i danni provocati dall’estrazione dell’olio di palma anche se l’unica soluzione sarebbe quella di trovare un suo valido sostituto a livello globale.

 

Note e Riferimenti

¹-² Olio di palma-Ministero della Salute

³ Aggiornamento del limite di sicurezza per 3-MCPD in oli vegetali e alimenti

Il Chianti classico diventa solidale con l’etichetta ‘Il buon Sapore’

Castello di Meleto con Noi per Voi Onlus e Unicoop Firenze per la lotta contro i tumori infantili e per il sostegno alle famiglie e ai bambini in cura al Meyer

Castello di Meleto ha realizzato un’etichetta di Chianti Classico veramente speciale. Si chiama “Il Buon Sapore” ed è nata in collaborazione con Noi per Voi Onlus e Unicoop Firenze. L’etichetta sarà venduta da Unicoop Firenze nei punti vendita di Figline Valdarno, Montevarchi, Firenze Gavinana e Poggibonsi nell’ambito del Progetto Territorio. È il primo prodotto della gamma denominata “Il Buon Sapore”, un ‘iniziativa che cerca di coniugare alimenti genuini e uno stile di vita sano ed equilibrato, principi che l’associazione Noi per Voi Onlus da sempre promuove per prevenire le patologie tumorali, con la speranza di accompagnare così tutti i bambini nel percorso della loro crescita.

La bottiglia di Chianti Classico di Castello di Meleto sarà venduta al prezzo di 11 euro presso tutti i punti vendita Unicoop Firenze: 2€ saranno devoluti all’associazione per il sostegno delle famiglie e dei bambini in cura all’Ospedale Meyer di Firenze. Noi per Voi Onlus (www.noipervoi.org) è un’associazione di genitori fiorentina senza scopi di lucro creata nel 1986, le cui finalità sono il finanziamento della ricerca contro il cancro infantile, l’assistenza ai bambini e il sostegno alle famiglie dei ricoverati. Da 30 anni, il personale e i volontari della Onlus sono al servizio dei bambini in cura, assicurando loro il supporto psicologico e l’assistenza domiciliare.

“Siamo onorati – dichiara Michele Contartese, Direttore Generale di Castello di Meleto – di inaugurare con il nostro Chianti Classico l’iniziativa “Il Buon Sapore”. Crediamo fortemente nelle finalità e nei valori su cui si fonda l’associazione con la quale da anni collaboriamo, promuovendo iniziative benefiche, come lotterie e aste di beneficienza, organizzando eventi, come la Festa di Primavera al Castello di qualche anno fa, che ha avuto un grande successo”.

“Abbiamo scelto Castello di Meleto e uno dei suoi vini per lanciare questa importante iniziativa – spiega Pasquale Tulimiero, Presidente di Noi per Voi Onlus – perché è un Chianti Classico dal “buon” sapore sotto tutti i punti di vista: un vino piacevole, perché prodotto da Castello di Meleto che rispetta alti standard qualitativi; un vino genuino, perché prodotto secondo i valori della cultura contadina che rispetta la terra e i ritmi della natura; un vino solidale, perché aiuta concretamente le famiglie e i bambini colpiti da patologie tumorali; un vino rosso che, secondo alcuni studi, avrebbe proprietà protettive contro certi tumori, se consumato con moderazione e rispettando i parametri sani ed equilibrati della dieta mediterranea”.

Per saperne di più: Castello di Meleto è l’unica azienda del Chianti Classico a possedere un castello del XII secolo, perfettamente conservato, oggi splendida struttura ricettiva. Con un’estensione di più di mille ettari, su una collina a Gaiole in Chianti da dove sorveglia i boschi e le vigne circostanti, il Castello rappresenta un perfetto esempio di fattoria completa: si produce olio extra vergine d’oliva e miele, si alleva il maiale cinta senese, ma è la produzione di vino che da sempre contraddistingue la tenuta. Produzione bandiera è il Chianti Classico.

Reggio Calabria, focus su “Le certificazioni religiose nell’agroalimentare: Kosher e Halal”

La Camera di commercio di Reggio Calabria per l’Internazionalizzazione. Seminario “Le certificazioni religiose per il Made in Italy agroalimentare: Kosher e Halal”.

Prosegue l’impegno della Camera per favorire l’internazionalizzazione delle imprese reggine. Lunedì 16 luglio p.v. a partire dalle ore 10, presso la sede camerale si terrà il seminario “Le certificazioni religiose per il Made in Italy agroalimentare: Kosher e Halal”.

L’iniziativa, realizzata dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con Assocamerestero e la Camera di commercio di Reggio Calabria, si avvale del contributo dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e del Centro Islamico Culturale d’Italia.

La tappa reggina – una delle pochissime tappe del Sud Italia – sarà occasione per approfondire temi di attuale e crescente interesse. Si parlerà delle certificazioni religiose quali importanti leve di marketing, validi strumenti per la promozione e la protezione delle eccellenze alimentari del Made in Italy e per il rafforzamento della competitività del sistema produttivo nazionale nei mercati esteri.

I cibi certificati kosher e halal stanno infatti riscuotendo particolare successo presso i consumatori che, per motivi religiosi ma anche etici e dietetici, apprezzano le regole che garantiscono la sicurezza alimentare, la salubrità e la tracciabilità.

Vino italiano: l’export aiuta a superare l’impasse

Nonostante il momento di instabilità e dati altalenanti in diversi mercati, l’export di vino italiano è la vera forza trainante del prodotto Made in Italy.

Nonostante l’instabilità costante legata ai riflessi di dinamiche geopolitiche, che non aiutano la crescita del commercio, e il quadro complessivo molto difficile che il mondo del vino si trova a dover affrontare, nel primo trimestre 2018 il valore dell’export vinicolo ha segnato ancora un rialzo del +4,5%.

Una crescita in calo sul 2017, nonostante si siano superati gli 1,38 miliardi di euro, con una flessione pari al -9% in volume, passando dai circa 4,9 milioni di ettolitri di vini e mosti esportati nel primo trimestre del 2017 ai 4,5 circa milioni di ettolitri nello stesso intervallo di tempo di quest’anno.

DOP e IGP però crescono: i primi segnano una crescita del +12,2% in volume e del +10,4% in valore, mentre i secondi fanno registrare un calo del -12,8% in volume e del -6,5% in valore.

Il grande merito va ai tanti imprenditori italiani che hanno saputo fare scelte strategiche sia in vigna, lavorando moltissimo sulla qualità, che in ambito commerciale, cogliendo le opportunità di crescita derivanti dai nuovi mercati di consumo del vino.

Negli ultimi cinque anni, ovvero tra il 2012 ed il 2017, le esportazioni di vino italiano nel mondo sono cresciute in valore di oltre il 25%: l’export, rappresentando una porzione importante del mercato del vino italiano, continua a confermarsi come vera opportunità. Un’opportunità che va colta e per la quale sono necessarie attività continue di marketing e comunicazione per mantenere salde ed accrescere le quote di mercato.

Per potenziare e consolidare le relazioni di business all’estero, Iron3 (iron3.it), azienda specializzata in internazionalizzazione ed organizzazione di eventi B2B e B2C, da alcuni anni organizza il tour “International Wine Traders”, eventi B2B che si svolgono sia in Italia che all’estero (internationalwinetraders.com).

Il format degli incontri all’estero, prevede, oltre al walk around tasting, momenti di formazione sia per le cantine aderenti che per gli operatori locali direttamente nei loro mercati di competenza; per gli operatori seminari e master class dedicati a vini e vitigni italiani, che hanno l’obiettivo di valorizzazione le specificità territoriali; per le aziende seminari formativi per conoscere meglio il mercato locale.

Il tour 2018 prevede otto tappe all’insegna del wine business che permettono alle aziende vinicole di venire in contatto con operatori esteri di diversi mercati.

Con le prime tappe svoltesi in Veneto (5-6 marzo), in Emilia Romagna (28-29 maggio) e a Berlino (8 giugno), sono stati coinvolti centinaia di operatori, tra importatori, distributori, opinion leader e giornalisti.

Nelle giornate di 2 e 3 luglio, la tappa in una delle regioni enoiche italiane per eccellenza, la Toscana: sarà Arezzo ad ospitare aziende vinicole e buyers esteri per il wine workshop B2B.

Dopo la breve pausa estiva, in autunno la tradizionale tappa veneta (20-21 ottobre) e le ultime due tappe che si svolgeranno ancora all’estero con due Workshop Walk Around B2B: ad Ottobre in Germania e a novembre in Svizzera.

Negli ultimi cinque anni il tour di “International Wine Traders” ha contato oltre cinquanta tappe, che hanno permesso alle aziende di aprire e consolidare nuovi mercati in tutto il mondo: Europa, Cina, Giappone, Stati Uniti, Canada e Sud Est Asiatico. Migliaia gli incontri che sono stati organizzati e che hanno coinvolto buyers ed aziende produttrici, tutti gestiti sulla base delle reali esigenze dei partecipanti.

Oltre al tour di “International Wine Traders”, Iron3 progetta e sviluppa piani di internazionalizzazione per cogliere le potenzialità commerciali attuali e soprattutto future dei vari mercati.

Grazie ad una profonda conoscenza dei mercati internazionali e ad un solido network, Iron3 si propone come partner per affrontare nuovi mercati o consolidare quelli già esistenti.

In questi anni si sono affidati ad Iron3 non solo aziende vitivinicole, ma anche Consorzi di Tutela, Associazioni di produttori, Organizzazioni di categoria, importatori ed Enti Fieristici. Fiera Rimini e Fiera Bolzano, Consorzio Vini del Piemonte, Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, Consorzio Vini Montepulciano, Consorzio vini di Sicilia, CIA, Coldiretti, sono solo alcuni dei nomi annoverati tra le collaborazioni.

Iron3, nasce nel 2005, dalla volontà di mettere a frutto l’esperienza e il know-how maturati a livello internazionale nei campi della comunicazione, del marketing e dell’organizzazione fieristica. Da dieci anni Iron3 è protagonista sui mercati nazionali ed internazionali nella promozione del vino italiano.

Con sede ad Arezzo, dal 2011 Iron3 ha costituito la sua filiale negli USA, con base a San Anselmo (California).

I “3 Pecorini” partecipano al Summer Fancy Food Show negli Stati Uniti

Uno stand collettivo ospiterà i Consorzi dei tre formaggi Dop: Pecorino Romano, Pecorino Sardo e Fiore Sardo.

Di Rossella Langone.

Summer Fancy Food Show, il più grande evento del Nord America dedicato all’industria alimentare, in programma dal 30 giugno al 2 luglio al Javits Center di New York, vedrà la partecipazione di “3 Pecorini”, il Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano Dop, il Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Sardo Dop, il Consorzio per la Tutela del Formaggio Fiore Sardo Dop, con lo slogan”Non le solite pecore. Non i soliti formaggi – No ordinary sheeps. No ordinary cheeses”.

L’unione dei tre consorzi ha l’obiettivo di promuovere e valorizzare nei cinque mercati target di Italia, Germania, Regno Unito, Francia e Stati Uniti, i propri prodotti in latte ovino 100%, proveniente da pecore allevate nelle rispettive terre d’origine allo stato brado da pastori che, ancora oggi, seguono una tradizione millenaria.

La manifestazione rappresenta una grande opportunità per incontrare e far conoscere ai più grandi professionisti del settore alimentare americano la tradizione casearia dei tre formaggi Dop. Nel 2017 gli Stati Uniti hanno importato il 21% dei volumi di formaggi duri/ semiduri dall’Italia, per un totale di circa 33.700 tonnellate, con un valore commerciale di 297 milioni di dollari, pari al 27% del valore totale dell’import statunitense. Tra le categorie di formaggi duri importati dagli USA, secondo le stime di UN Comtrade Data, i formaggi a base di latte di pecora rappresentano il 20% a volume e il 22% a valore, con 32.200 tonnellate e 242,5 milioni di dollari. Di questi 17.100 tonnellate, per 100,4 milioni di dollari provengono dall’Italia, vale a dire il 53% del volume ed il 48% del valore della categoria pecorini.

Un’indagine sulle abitudini e sulla percezione dei  consumatori statunitensi sui tre formaggi ha ancora una volta evidenziato la rilevanza del mercato americano per i tre Consorzi. Nelle aree metropolitane di New York e Los Angeles il 17% della popolazione tra i 21 e i 65 anni ha avuto almeno un’occasione di consumo di almeno uno dei tre formaggi negli ultimi 12 mesi e il Pecorino Romano è il più diffuso, con una percentuale di penetrazione pari al 14%. Al momento dell’acquisto il formato rappresenta uno dei principali fattori di scelta (35%),  seguito dalla marca preferita (33%), dalle caratteristiche organolettiche e di gusto (32%), dal packaging (21%) e dal prezzo e dalle promozioni (20%). Tra le caratteristiche distintive percepite dai consumatori ci sono nell’ordine il Made in Italy (55%), la geniunità (37%) e l’italianità (31%). I 3 Pecorini vengono inoltre percepiti come prodotti gustosi (36%), di qualità (33%),  premium/status symbol (23%).

Negli ultimi anni i consumi domestici per la categoria formaggi naturali, a cui appartengono i 3 Pecorini, hanno realizzato un +17% a valore e un +14% a volume. La partecipazione al Summer Fancy Food Show aiuterà ad aumentare la notorietà dei  prodotti caseari , promuovendo la qualità delle tre Dop sarde e facendo conoscere la loro terra d’origine.

Valorizzazione e tutela della biodiversità: dall’olivo all’olio

A Sabaudia (LT) l’incontro nazionale tra Capi Panel ed Esperti Assaggiatori. Iniziativa del CAPOL patrocinata dal Comune di Sabaudia e dalla CCIAA Latina, nell’ambito della 15^ Rassegna Nazionale degli Oli Monovarietali ideata e promossa da ASSAM e Regione Marche.

Sabato 30 Giugno, dalle ore 09:30, a Sabaudia (LT), presso il Centro Studi dell’Ente Parco Nazionale del Circeo, si terrà il seminario di aggiornamento per capi panel dell’olio vergine ed extravergine di oliva ed esperti assaggiatori. Nel corso dell’incontro verranno approfondite alcune delle tematiche di maggiore attualità nel settore, come i danni da freddo dell’inverno scorso; le modalità di recupero degli oliveti; le problematiche del Panel test; le strategie di valorizzazione della biodiversità olivicola locale e italiana; le caratteristiche sensoriali di alcuni oli monovarietali italiani, in particolare la cultivar autoctona pontina Itrana.

Per la parte teorica si parlerà di: “Manutenzione e cura della biodiversità olivicola dopo la gelata di fine febbraio 2018”; “Biodiversità, punto di forza della olivicoltura italiana: 15 anni di dati a supporto di strategie di valorizzazione”; “Situazione attuale e prospettive del Panel test”; “Uno spaccato della realtà locale: valorizzazione della varietà Itrana e degustazione oli monovarietali selezionati”. La pratica prevede unasessione di assaggi di alcuni dei migliori oli d’Italia. A seguire una degustazione di prodotti tipici del territorio con abbinamenti agli oli monovarietali e visita guidata al Parco Nazionale del Circeo.

L’iniziativa di formazione è organizzata dal Centro Assaggiatori Produzioni Olivicole Latina, col patrocinio del Comune di Sabaudia e della Camera di Commercio di Latina, nell’ambito della Rassegna Nazionale degli Oli Monovarietali, evento di valorizzazione del patrimonio olivicolo italiano ideato e promosso da ASSAM -Agenzia per i Servizi nel Settore Agroalimentare delle Marche – partner del convegno, e Regione Marche, che quest’anno, per festeggiare la sua 15^ edizione, si è svolto al FICO Eataly World di Bologna, dove era presente anche il CAPOL con alcuni olivicoltori della provincia di Latina.

Alla giornata interverranno rappresentanti istituzionali ed esperti in materia. Giada Gervasi (Sindaco di Sabaudia), Adriano Bruni (Reparto Carabinieri Biodiveristà di Fogliano) e Paolo Cassola (Direttore Parco Nazionale del Circeo) porteranno i saluti degli enti ospitanti.  Luigi Centauri (Presidente e Capo Panel CAPOL) introdurrà i lavori. Seguiranno le relazioni tecniche di: Giorgio Pannelli (già CRA OLI sezione di Spoleto), Barbara Alfei (Capo Panel ASSAM Marche), Gianfranco De Felici (Capo Panel, esperto nazionale settore olio di oliva) eGiulio Scatolini (Capo Panel Concorso “L’Olio delle Colline”).

Marco Simonit alla corte dei Masters of Wine

Unico italiano tra i relatori internazionali al Symposium di Logrono. “Cambiamenti climatici: la vite deve essere messa in grado di sostenersi da sola”

 

La voce e l’esperienza Marco Simonit al IX Symposium Masters of Wine, svoltosi nei giorni scorsi a Logroño ne La Roja, in Spagna. Quattro giornate di dibattiti, conferenze, degustazioni per quello che viene considerato il più importante summit internazionale dedicato alla vite e al vino, organizzato ogni 4 anni dal prestigioso istituto inglese e al quale partecipano produttori, opinion makers, ricercatori, esperti di comunicazione provenienti da tutto il mondo.

 Unico relatore italiano, Marco Simonit ha affrontato davanti ad una platea di 400 Master of Wine la tematica della biosfera della vite: la forza vitale che la fa crescere, rinnovare e diventare longeva, ma anche le insidie rappresentate dai cambiamenti climatici, un enorme problema con cui si deve ormai inevitabilmente fare i conti, che condiziona la produzione del vino in tutte le principali zone vitivinicole del mondo. Con Simonit, a confrontarsi su come poter intervenire per consentire ai vigneti di resistere ai cambiamenti del clima, due personaggi di grande spicco, Rosa Kruger, esperta nota per il suo impegno volto a salvare le vecchie viti del Sud Africa, e Kees Van Leeuwen dell’Università di Bordeaux.

“L’esigenza che, sempre più, stiamo riscontrando nelle importanti cantine di tutto il mondo in cui ci hanno chiamato come consulenti – spiega Marco Simonit – è di avere piante longeve, in salute e forti, che sappiano resistere a malattie e deperimento causati da una scorretta gestione del vigneto, da errori nella potatura (che favoriscono malattie, ad iniziare dal mal d’esca), dal cambiamento climatico. Tutti i grandi brand sono oggi più che mai impegnati a proteggere e valorizzare l’incommensurabile patrimonio rappresentato dai loro antichi vigneti e cercano tecniche, modalità, modi di lavorazione che permettano alle viti giovani di diventare longeve, mantenendosi sane e produttive il più a lungo possibile.”

“Irrigare non basta più, anche perché le risorse idriche non possono essere sprecate e vanno razionalizzate in modo corretto – continua Simonit –  Le viti devono essere in grado di sostenersi da sole per affrontare stagioni in cui può capitare non piova per mesi. Non è un’ipotesi azzardata, ma una cosa che si può fare, come abbiamo riscontrato in giro per il mondo, dove abbiamo trovato in ottimo stato in zone aride vecchie viti, mai innaffiate artificialmente: evidentemente sono curate con sapienza da uomini che hanno saputo leggere correttamente le condizioni di suolo e clima e ad esse hanno adattato modi e tecniche di coltivazione. C’è moltissima strada da percorrere: bisogna pensare a una viticoltura sostenibile, adattarla ai diversi terroir, lavorare per creare viti resistenti agli stress idrici e climatici, che possano dare quei vini identitari verso cui si sta orientando la richiesta dei mercati. Lo si deve fare confrontando e integrando saperi e conoscenze a livello globale, mettendo insieme specialisti, impegnandosi nella ricerca. Dopo anni di attenzione puntata principalmente sulla cantina, il lavoro in campagna deve tornare centrale. Cosa che stiamo facendo noi della Simonit&Sirch, lavorando per le più importanti aziende al mondo e nei territori più pregiati: un’esperienza quotidiana che ci fa capire molte cose, compreso il fatto che la pratica può mettere a volte in discussione molte teorie. Ho riscontrato da parte dei Masters of Wine un grande interesse verso tutto ciò, verso il savoir faire in vigna e l’approccio esperienziale. La cosa mi ha fatto molto piacere, anche perché è un’autorevolissima conferma che la strada che abbiamo intrapreso è corretta.”

“Dalla potatura col Metodo Simonit&Sirch stiamo in effetti allargando i nostri interventi alla gestione complessiva delle piante, per creare vigneti che possano essere più sani e longevi possibile – conferma da parte sua Marco Giudici della Simonit&Sirch – Vogliamo portare il nostro stile e il nostro metodo di lavoro in tutte le operazioni, dall’impianto alla conduzione dei vigneti.”

Il sapore e la dolcezza delle delizie della Val Martello

Nel weekend dal 23 al 24 giugno 2018, in Val Venosta e nello specifico nella Val Martello si svolgerà la 19° Festa delle Fragole altoatesine. Punto di ritrovo da diversi anni per tutti coloro che vogliono celebrare l’inizio della raccolta e assaggiare la dolcezza delle fragole d’alta montagna.

 

La Val Martello valle delle fragole, immersa nell’incantevole paesaggio del Parco Nazionale dello Stelvio, si distingue per un clima mite e secco, scandito da molte giornate di sole all’anno che fanno di questo territorio un luogo adatto per la coltivazione di fragole di ottima qualità. Data l’altitudine della valle, qui i succosi e prelibati frutti rossi giungono a maturazione lentamente assimilando in modo graduale l’energia e il calore dei raggi del sole, per raggiungere, nel totale rispetto dei tempi della natura, un aroma particolare e unico.

La Festa delle Fragole è un appuntamento imperdibile per grandi e piccini, ma in particolare per tutti i buongustai che desiderano degustare ed acquistare questo prelibato frutto. La festa vuole essere un ringraziamento alla terra da parte degli agricoltori che si aprirà come da tradizione con il taglio della torta gigante di fragole, entrata anche nel Guiness dei primati per le sue dimensioni.

Oltre alle fragole, si potranno assaggiare, presso i vari stand i tanti prodotti locali e tradizionali della cucina altoatesina. Inoltre, concerti, gite in carrozza, escursioni guidate riempiranno il programma delle due intense giornate. Da non dimenticare la sosta al negozio di vendita al dettaglio della Cooperativa “Il Mondo delle fragole” aperto a tutti i visitatori che vogliono scoprire i segreti di questi frutti straordinari.

La Festa delle Fragole si svolgerà in una cornice unica, quella delle montagne della Val Martello, un evento imperdibile per tutti gli amanti della natura e dei suoi frutti.

Estate 2018. Vinarius: previsto un aumento delle vendite di vino fino al 18%

L’Associazione delle Enoteche Italiane fa il punto sull’andamento dei consumi e traccia una previsione sulle vendite di vino per il periodo estivo


È ufficialmente iniziata l’estate e Vinarius – l’Associazione delle Enoteche Italiane che conta un centinaio di enoteche in tutta Italia – offre un quadro esaustivo sull’andamento dei consumi dei vini preferiti durante l’estate e delinea i trend di vendita per i prossimi mesi.

L’”osservatorio” delle enoteche italiane riporta in primis un rinnovato interesse per i vini rosati.

“Vini freschi, leggeri e facili da abbinare. Non stupisce che il consumatore sia attratto dai vini rosati, specialmente durante la stagione calda – ha commentato Andrea Terraneo, Presidente Vinarius – “Negli ultimi tre anni abbiamo registrato un aumento della richiesta anche del 20% e, se fino a pochi anni fa i vini rosati venivano sottovalutati, possiamo dire che oggi questa tendenza si sta senz’altro invertendo”. Sull’origine dei rosati maggiormente richiesti, l’analisi Vinarius conferma il Salento come la patria dei rosé (i vini salentini rappresentano fino al 60% delle richieste); seguito dal Garda e dall’Abruzzo.

Ma non sono solo i vini rosati a riscuotere attenzione da parte dei consumatori: negli ultimi tre anni anche i vini bianchi aromatici hanno visto un’impennata delle richieste. Dal 2014 ad oggi, il 65% delle enoteche Vinarius intervistate registra infatti per le varietà Gewurztraminer, Moscato e Malvasia un aumento medio del 20/30% con punte anche del 50%.

Per quanto riguarda la suddivisione delle vendite estive di vini (comprese tutte le tipologie: fermi e spumanti, secchi e dolci), sono i vini bianchi ad andare per la maggiore. “Durante l’estate oltre la metà delle vendite in enoteca è rappresentata dai bianchi, con punte in alcuni casi anche del 70% . A seguire i vini rosati, che invece rappresentano circa il 30% delle vendite e infine i vini rossi che sfiorano fisiliogicamente in questo periodo solo il 25%  – riporta Terraneo – L’estate è appena iniziata, ma siamo ottimisti sui trend di vendita: non si prevedono cali e circa la metà delle nostre enoteche stima un aumento delle vendite rispetto allo scorso anno, con tendenza media tra il +13 e il +18%”.

Vinarius traccia inoltre il profilo del consumatore medio di vino in enoteca nella stagione estiva, ed indica che il 50/60% dei consumatori è generalmente compreso nella fascia di età dai 30 ai 50 anni, mentre il 25/30% sono giovani tra i 18 e i 30 anni e un altro 25/30% riguarda consumatori di oltre 50 anni. Tra i consumatori viene rilevata in generale una maggiore presenza di pubblico maschile (in media: 65% uomini e 35% donne), ma è da notare che mentre al centro-nord la presenza è circa paritaria tra uomini e donne, al centro-sud si rileva un 70% di presenza maschile un 30% di presenza femminile.

Infine, segnali positivi arrivano anche dalle curiosità riportate dagli enotecari italiani sul tema degli andamenti estivi: una maggiore attenzione per gli spumanti, anche per quelli meno noti e non legati ad un brand (segnalata specialmente dalle enoteche del sud con riferimento ai rosati); un incremento per le vendite di vino biologico e una crescita dei consumi nelle zone che hanno investito e promosso attività di enoturismo. L’arrivo dell’estate non sembra quindi arrestare il consumo di vino, ma lascia anzi pensare a un consumatore progressivamente più scrupoloso e attento alla qualità.

La panoramica fornita da Vinarius conferma inoltre l’Associazione come punto di riferimento non solo per la categoria enotecari, ma anche per l’intero comparto vino italiano. Vinarius ha infatti recentemente preso parte a due grandi appuntamenti: il Concorso “Radici del Sud” e “Millésimes Alsace”.  Al multievento dedicato alla valorizzazione dei vini da vitigno autoctono del Sud Italia, tenutosi a Sannicandro di Bari, Vinarius era presente con Andrea Terraneo a presiedere la giuria dei Wine Buyers e con la vicepresidente dell’Associazione, Alessandra De Candia, intervenuta nel convegno di chiusura “Autoctoni e ristorazione: l’dentità per sifdare i mercati internazionali”. Al Salone Internazionale dei Vini d’Alsazia, a Colmar, presenti cinque enoteche Vinarius in qualità di unici enotecari italiani all’evento.

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
[email protected]