Musement, ecco come il rituale del tè si trasforma nell’occasione per scoprire il mondo

Tè nero, Bubble tea, Masala chai, Rooibos, The verde e Matcha. Da non perdere i suggerimenti della piattaforma per una fuga sensoriale alla scoperta di Londra, Taiwan, India, Africa, Cina e Giappone davanti ad una tazza bollente.

Paese che vai, tè che trovi. Ogni destinazione custodisce non solo preziose gemme culturali, artistiche e paesaggistiche ma anche una tradizione enogastronomica di cui, spesso, il tè la fa da padrona. Perché quindi non trasformare il rituale del tè in una nuova occasione per attraversare con la mente i confini nazionali e abbandonarsi a momenti in cui gusto e scoperta viaggiano all’unisono? Musement, consapevole del fatto che in un momento come questo non ci sia modo migliore per scoprire nuovi luoghi se non attraverso i sapori e i profumi di un luogo, ha stilato un elenco di 6 destinazioni verso cui viaggiare semplicemente mettendo l’acqua nel bollitore. Da Londra a Taiwan, passando per India, Africa, Cina e Giappone: come un abbraccio, aromatico, caldo ma leggero, il tè immergerà tutti gli appassionati nelle storiche tradizioni di alcuni dei paesi più affascinanti del mondo.

The nero, Inghilterra

L’afternoon tea trova la sua più completa declinazione a Londra, dove le 17 hanno un solo significato: tè nero con latte e un tripudio di stuzzichini, sia dolci che salati. Impossibile non concedersi un peccato di gola nella capitale d’Inghilterra dove questo momento affonda le proprie origini nella storia. Un’esperienza imperdibile che profuma di tradizioni e che, tra eleganti porcellane bianche, si conferma come l’appuntamento più atteso della giornata da vecchie e nuove generazioni. Proprio come faceva la 7° Duchessa di Bedford, Anna, nel 1800, ancora oggi grandi e piccini si ritrovano con amici e parenti per un light break nelle tea room più blasonate della città… dove la prenotazione è d’obbligo!

Bubble Tea, Taiwan

Pochi sanno che gli inglesi considerano la produzione di tè taiwanese tra le più prestigiose in circolazione. Perché? A Taipei e in tutto il resto del paese il tè è molto più di una semplice bevanda: è un’autentica forma d’arte, oggetto di un rituale preciso che scandisce ogni pasto. Una vera e propria devozione che nel corso del tempo, tra bacchette d’incenso e decorazioni floreali, ha assunto forme e gusti differenti… fino a trasformare il Bubble Tea in un foodtrend internazionale. Un tè freddo dolcissimo, con caramelle gommose da aspirare con la cannuccia. Colorata, divertente e assai poco gourmand, la bevanda è l’esempio di come il paese sappia rivisitare tradizioni antiche combinando sapientemente storia ed innovazione.

Masala Chai, India

Nato come la versione economica del tè nero, il Masala Chai è entrato a far parte della cultura indiana agli inizi del ‘900.  Le sue origini risalgono infatti al periodo coloniale inglese, durante il quale il consumo di tè tra le popolazioni locali veniva incentivato dai coloni. Con la bevanda si è dato origine anche a un rituale in cui i sapori audaci e i colori accesi sono ancora elementi immancabili. Tè nero, preferibilmente di Assan, il latte e le spezie come zenzero, chiodi di garofano e pepe sono tutti ingredienti che riflettono il DNA del paese. Un lembo di terra dove i forti contrasti caratterizzano ogni esperienza di viaggio.

Rooibos, Sud Africa

Dolce e dal gusto raffinato, il Rooibos arriva dal lontano Sud Africa e con il solo profumo porta alla memoria tutti gli elementi naturali che caratterizzano una delle terre più affascinanti del mondo. L’infuso, ricchissimo di sali minerali e vitamina C, possiede la particolare proprietà di ridurre la sensazione di sete e riserva piaceri autentici al palato. Usato da sempre dai nativi della zona attorno ai monti Cedar, la bevanda si ricava da un piccolo cespuglio la cui fibra viene spezzata, macinata e posta a fermentare per circa 8 ore. Al termine del procedimento il prodotto viene essiccato al sole e all’aria, elementi unici che fanno dell’Africa lo scenario perfetto per momenti memorabili, per poi essere setacciato, pulito e pronto all’uso. Con il Rooibos il continente nero non è mai stato così vicino e pronto a raccontarci storie.

Tè verde, Cina

Forse non tutti sanno che la Cina è il luogo dove è stata scoperta la prima foglia di tè. Nata nel III secolo nella zona meridionale del paese, la bevanda veniva originariamente preparata con foglie cotte a vapore, pestate in un mortaio e ridotte a un panetto poi bollito con riso, zenzero, sale, buccia di arancia, spezie, latte e a volte cipolle. Qui la cerimonia, che prende il nome di Gongfu Cha, assume una ritualità senza paragoni e segue regole rigide – soprattutto se si serve il Long Jing, conosciuto come il miglior tè verde del mondo grazie al suo carattere tostato ed il sapore fruttato. Un’esperienza che, se vissuta ad occhi chiusi, fa emergere le peculiarità di un paese ricco di tradizioni millenarie.

Matcha, Giappone

Giappone fa rima con tè. In un paese in cui le tradizioni legate alla bevanda ebbero origine nel XII secolo, imprescindibile un viaggio attraverso il gusto alla scoperta del rituale locale in questa parte di mondo. Una cerimonia che affonda le proprie radici nel buddismo, dove la ricerca della bellezza e la contemplazione sono le colonne portanti della filosofia di pensiero. Un’esperienza memorabile necessita però anche di ottime materie prime. Uji, vicino a Kyoto, nasconde alcuni dei più antichi produttori di Matcha del Paese, il tè verde in polvere che sembra abbia incredibili proprietà benefiche e che ormai ha conquistato anche gli appassionati bevitori di tè in occidente. Le piantagioni di matcha di Uji sono aperte al pubblico e riforniscono alcune tra le migliori sale da tè dell’intero paese, pronte a far rivivere momenti dal tocco senza tempo.

I terrazzamenti valtellinesi sono Coronavirusfree

Come si reagisce al Covid-19? Non lo sappiamo, ma ci proviamo. Promuoviamo il Made in Italy!

Magari con una passeggiata all’aria aperta. Sicuramente unica e affascinante se fatta sui terrazzamenti della Valtellina.

Se i luoghi chiusi sono un problema la montagna ci viene in aiuto grazie allo splendido scenario dei 2.500 km di vigneti terrazzati valtellinesi che sono Coronavirusfree.

Per questo motivo la Casa Vinicola Nera ha deciso di anticipare il periodo nel quale è possibile visitare i vigneti di proprietà dell’azienda agricola situati nella zona di produzione del Valtellina Superiore DOCG. In particolare:

– località Calvario nel comune di Tresivio, raggiungibile con qualsiasi mezzo, della durata di 45-60 minuti;

– località Carmine nel comune di Poggiridenti, raggiungibile con qualsiasi mezzo, della durata di 60-90 minuti.

E dopo i terrazzamenti volendo in zona non c’è che l’imbarazzo della scelta per due passi in montagna. Come ha fatto Simone Nera (vedi foto allegata) approfittando del clima quasi primaverile, accompagnato dall’ultima nevicata che ha dipinto scenari da favola.

Ovviamente saranno garantiti la massima sicurezza con riferimento ai recenti provvedimenti straordinari adottati dalle autorità sanitarie che verranno scrupolosamente seguiti insieme alle raccomandazioni emesse negli ultimi giorni.

Le visite ai vigneti sono effettuabili tutti i giorni: dal lunedì al giovedì dalle ore 8 alle ore 20, venerdì, sabato e domenica dalle ore 9 alle ore 21.

E’ possibile effettuare la visita in lingua inglese e in tedesco.

Per informazioni telefonare allo 0342.482631 oppure inviare una mail a info@neravini.com.

L’attività vitivinicola della famiglia Nera ha inizio in Valtellina nel 1940 con Guido Nera al quale è succeduto, alla fine degli anni ‘50, il figlio Pietro che nel corso degli anni ha accorpato diversi ettari di vigneti, ora di proprietà dell’Azienda Agricola Caven dei fratelli Stefano e Simone Nera, fondata nel 1982. Un patrimonio naturale e culturale di una trentina di ettari di terrazzamenti vitati da cui si producono annualmente, tra Nera e Caven, 600.000 bottiglie. Nel 2009 è stato aperto, presso le cantine a Chiuro, direttamente sulla strada statale 38 dello Stelvio, un Wine Bar e un nuovo punto vendita aziendale dove è possibile degustare e conoscere i vini Nera accompagnati dai prodotti tipici locali. 

L’Olio di Cori tra i migliori al mondo

Gran Menzione al Concorso Internazionale Sol d’Oro 2020 Nothern Hemispher Premiata l’Azienda Agricola Molino 7Cento

“L’essenziale è invisibile agli occhi”. È con questa frase del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery che si presenta online l’Azienda Agricola ed Agrituristica Molino 7Cento situata nelle dolci colline di Cori. 

E con queste qualità, invisibili agli occhi, ha raggiunto risultati eccellenti nella produzione di olio EVO bio. All’inizio di febbraio era arrivato il riconoscimento come 1° Classificato nel XV Concorso L’olio delle Colline nella Categoria Fruttato Leggero, organizzato dalla CAPOL presso il Comune di Bassiano.

Ora è arrivato anche il prestigioso riconoscimento internazione del concorso Sol d’Oro 2020 Nothern Hemispher che si tiene a Verona dal 2002, dove una giuria internazionale ha valutato il suo olio tra i migliori nella Categoria Absolute beginners.

Un riconoscimento di cui l’Azienda va, a buon ragione, fiera, e che trova le radici nei suoi valori di rispetto della natura e dei suoi cicli, nella valorizzazione delle professionalità, nel rispetto delle materie prime nel processo di trasformazione.

Ma tra le cose essenziali ci sono anche cose visibili agli occhi.

“L’espansione dell’Azienda Molino 7Cento – dice il Sindaco di Cori Mauro Primio De Lillis – rappresenta un indicatore della presenza di fattori competitivi sul nostro territorio. Oltre alle indiscutibili caratteristiche del suolo, del micro-clima e dei millenari saperi della coltivazione dell’ulivo, non da meno, anche l’attenzione che l’Amministrazione sta ponendo allo sviluppo ed alla promozione del settore agro-alimentare rappresentano fattori che favoriscono l’insediamento e lo sviluppo delle imprese agricole ed innovative”.

Infatti, come sottolinea l’Assessore all’Agricoltura, Simonetta Imperia – “stiamo assistendo ad un significativo fenomeno di implementazione dei progetti delle aziende agricole che, utilizzando anche le norme regionali, stanno ampliando e diversificando la propria produzione ed offerta”.

“Tutto ciò apre un promettente scenario – conclude il Sindaco – perché, come sappiamo, un tessuto socio-economico cresce se si fa massa critica e se si sviluppa la qualità. Quindi non possiamo che sostenere i risultati del Molino 7Cento e delle altre realtà del territorio che stanno lavorando in questa direzione”.

Tartufo bianco e Rossi nobili: patto di gusto tra  Toscana e e Langhe Monferrato Roero

Nascono gli itinerari Gourmet che uniscono Toscana e Piemonte. L’accordo siglato tra Toscana Promozione Turistica ed Ente Turismo Langhe Monferrato Roero mira a promuovere itinerari enogastronomici che uniscano i due territori

                         

Due grandi terre che si uniscono all’insegna del buon gusto per promuovere il bello e il buono dei loro territori. Questo è l’obiettivo della convenzione siglata tra Toscana Promozione Turistica (www.toscanapromozione.it) ed Ente Turismo Langhe Monferrato Roero che ha dato vita ad itinerari all’insegna dell’enogastronomia che spaziano tra l’area della Val d’Orcia (www.terredisienalab.it) e Valdichiana (www.valdichianaliving.it) e Langhe Monferrato Roero (www.langheroero.it – www.astiturismo.it).

Paesaggi unici, tanto da essere riconosciuti Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, che danno vita a prodotti ‘irreplicabili’ come i nobili rossi e il tartufo bianco che nasce spontaneamente in questi territori vocati per quello che Greci e Romani consideravano: il “cibo divino”.

Il fungo più pregiato al mondo, il Tuber Magnatum Pico, è “un miracolo della terra, che cresce senza radici e che non si può seminare” come già sottolineava Plinio, nella Naturalis Historia, prezioso ed esclusivo come l’habitat da cui nasce. Perfetta sintesi dell’“unicum” che questi territori esprimono fatto di arte, cultura, storia e tradizione enogastronomica.

Terre di grandi vini che hanno fatto la storia dell’enologia: Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano e l”antico’ Moscadello conosciuto fin dal Rinascimento, Barolo, Barbaresco e Barbera d’Asti, per citarne solo alcuni.

Due cucine povere, quella toscana e quella piemontese, dalle radici contadine, che hanno saputo dar vita a grandi piatti: dai pici agli agnolotti al plin, dal peposo al brasato e a prodotti straordinari: dai salumi di cinta senese Dop alla salsiccia di Bra, dal ‘cacio’ di Pienza alla Robiola di Roccaverano Dop, per chiudere con le carni pregiate regine della tavola: la chianina (vitellone dell’Italia centrale Igp) e la fassona.

L’accordo ha innescato un circolo virtuoso che ha reso possibili interessanti sinergie e scambi tra la Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco di San Miniato e la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba.

Il progetto denominato: ‘Discover the Differences’ ha fatto la sua prima apparizione lo scorso 30 ottobre all’Italian Luxury Workshop di New York, ed è stato presentato oggi al mercato italiano, durante la Borsa Internazionale del Turismo.

Con la convenzione, sono stati individuati 7 operatori toscani e 3 dell’area Langhe Monferrato Roero, specializzati in incoming, per proporre al mercato tour congiunti di alto livello, incentrati su enogastronomia, arte e outdoor.

I pacchetti realizzati vanno da un minimo di 5 giorni ad un massimo di 2 settimane e si concentrano su un’offerta di lusso dalle diverse declinazioni: arte e cultura, appunto, enogastronomia, outdoor (bike e trekking) e voli in elicottero per gli spostamenti.

Un virtuoso esempio di collaborazione e networking tra due agenzie di promozione turistica (di natura pubblica) e operatori privati, per presentarsi come un prodotto unico e completo con alti standard di qualità sui mercati internazionali.

Per il direttore di Toscana Promozione Turistica, Francesco Palumbo: «E’ l’Italia del patrimonio agroalimentare e paesaggistico quella che con questo accordo vogliamo celebrare aprendo prospettive ad un turismo di qualità che può trovare, in questo crocevia di eccellenze, una opportunità unica ed irripetibile come quella di scoprire due territori che per affinità enogastronomiche sono famosi in tutto il mondo; questa è anche la direzione del nostro percorso di promozione turistica della Toscana e dei suoi territori, integrando sinergie e nuovi metodi per raccontarci al turista internazionale, attraverso un’offerta, che si traduce in prodotto, competitiva ed innovativa e proiettata verso il mercato estero»

“Due destinazioni con eccellenze territoriali diversificate che si propongono sui mercati internazionali costituiscono un’esperienza di marketing innovativa e intelligente” – dichiara Luigi Barbero, presidente dell’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero – “Esperienza che grazie al coinvolgimento degli operatori si concretizza in un’offerta di livello come quella del lusso. Uno degli obiettivi che ci preme raggiungere è la competitività di un prodotto integrato made in Italy caratterizzato da qualità ed esclusività”.

“La Toscana – afferma l’assessore regionale toscano Stefano Ciuoffo – è l’archetipo del buon vivere, fatto di tradizione enogastronomica e tutela e valorizzazione dell’ambiente. Azioni e sinergie nuove come questa hanno lo scopo di esaltare determinate caratteristiche o territori e siamo molto fiduciosi sulla ricaduta proficua che potrà esserci”

E’ intervenuto anche il sottosegretario di Stato del Ministero per i beni e le attività culturali con delega al turismo Lorenza Bonaccorsi che ha dichiarato: “Questa occasione rappresenta benissimo la filosofia su cui pensiamo si debbano muovere le politiche del turismo del nostro Paese. Il turismo è una delle grandi industrie del Paese, abbiamo una grande competizione globale. Dobbiamo saper mettere a sistema tutte le bellezze e le eccellenze nel nostro territorio. E la partnership tra Langhe e Toscana rappresenta  questo elemento che sarà sempre più essenziale nel futuro del nostro settore. Un turismo esperienziale e sostenibile che crea ricchezza e la lascia nel territorio dove la crea. Il nostro è un turismo che deve puntare sulla qualità, sempre più su quello e dobbiamo avere la capacità di alzare il livello di tutta l’offerta. È lì la sfida dei prossimi anni”.

Ciambella scottolata di Cori: arriva la De.Co.

Dopo il prosciutto cotto al vino, anche la Ciambella scottolata di Cori entra nel sistema regionale delle Denominazioni Comunali di Origine (De.Co.)

L’annuncio ufficiale è arrivato martedì 3 dicembre, a Roma, presso il WeGil nel corso della presentazione del progetto Prodotti Origine Comune 2019, promosso da Anci Lazio, Consiglio Regionale del Lazio e Agro Camera Roma. Sono intervenuti: il presidente di Anci Lazio Riccardo Varone; l’assessore regionale alle Attività Produttive Paolo Orneli e il direttore generale dell’azienda speciale della Camera e di Commercio di Roma Carlo Hausmann. Per il Comune di Cori hanno partecipato all’evento il Sindaco Mauro De Lillis e l’Assessore all’Agricoltura e Consigliere nazionale ANCI Simonetta Imperia. Erano presenti i sindaci dei comuni che hanno aderito a questa edizione del bando e i comuni che avevano già ottenuto il riconoscimento De.Co.

La storia ricetta della Ciambella scottolata di Cori risale agli anni ’50 quando una coppia del paese prese in gestione un piccolo forno a legna nel centro storico. L’impasto impiega pochi e semplici ingredienti: farina 00, uova, olio e zucchero. Il termine deriva dalla tecnica di produzione che prevede una doppia cottura, prima in acqua e poi in forno. La ciambella, di colore marrone, ha la forma di un fiore, di grandi dimensioni, e si caratterizza per leggerezza, friabilità e croccantezza. Completano il profilo organolettico l’elevata intensità olfattiva con note di farina, olio e uovo, abbinate a sentori di tostato. Al gusto si presenta dolce, ma non troppo, in quanto povera di zucchero, e con una lieve nota salata.

Il Progetto Origine Comune di Anci Lazio mira a sostenere l’economia locale dei comuni del Lazio, che possono trovare nelle produzioni tipiche del territorio una risorsa su cui riprogrammare il proprio sviluppo. L’obiettivo è tutelare la diversità e la qualità dei prodotti agroalimentari e, nello stesso tempo, concorrere a far emergere la specificità di ogni singolo comune. Anci Lazio con Origine Comune vuole acnhe mettere i comuni in condizione di seguire un modello standard di regolamento comunale per il riconoscimento delle Denominazioni Comunali (De.Co.).

“Le De.Co. rappresentano un cambiamento di rotta nell’ambito della salvaguardia delle identità territoriali legate alla tradizione agroalimentare ed enogastronomica di un luogo – spiegano De Lillis e Imperia – Le De.Co. sono un elemento qualificante per una crescita del prodotto, legandolo in modo inconfondibile al suo territorio di appartenenza e valorizzandone la storia e l’identità. Come tali esse rappresentano anche un valido strumento per tutelare le specificità locali, diffondere lo sviluppo sostenibile, e far perno sugli aspetti endogeni come leva di crescita sociale ed economica”.

‘L’Olio delle Colline’: aperte le iscrizioni alla XV edizione del Concorso Provinciale

Le domande entro il 15 Gennaio 2020. Novità di quest’anno: il I Concorso “Giovane Olivicoltore”

Sono aperte le iscrizioni alla XV edizione del Concorso Provinciale ‘L’Olio delle Colline’, organizzato dall’Associazione Assaggiatori Produzioni Olivicole Latina “CAPOL”, in collaborazione con l’Associazione Provinciale Produttori Olivicoli “ASPOL” e il patrocinio di Regione Lazio, Provincia di Latina e Camera di Commercio di Latina. La manifestazione si propone di: valorizzare i migliori oli extra vergini di oliva del territorio dei Monti Lepini, Ausoni e Aurunci, per favorirne la conoscenza dei caratteri tipici mediante analisi sensoriali; stimolare gli olivicoltori e frantoiani al miglioramento della qualità del prodotto; contribuire alla diffusione e valorizzazione a livello provinciale della professionalità degli assaggiatori di olio vergine d’oliva; incoraggiare il consumo consapevole e un uso appropriato dell’olio extra vergine di oliva; riconoscere l’importanza dell’olivicoltura nella tutela e conservazione di un ambiente rurale che è storia della Provincia di Latina.

La partecipazione al Concorso è gratuita e riservata all’olio extra vergine d’oliva ottenuto da olive prodotte nella campagna olearia 2019/2020 in Provincia di Latina. Possono iscriversi tutti gli olivicoltori produttori di olio in proprio, singoli o associati. I partecipanti dovranno inviare al CAPOL tramite e-mail – capol.latina@gmail.com – la domanda di partecipazione allegata al Regolamento entro 15 Gennaio 2020. La partita minima per partecipare è 50 chilogrammi di prodotto e ogni olivicoltore potrà gareggiare con un solo campione di olio ottenuto da olive raccolte e molite dal 1 ottobre 2019 al 15 gennaio 2020. Il prelievo dei campioni sarà effettuato da tecnici incaricati entro il 15 gennaio 2020 presso le aziende produttrici che partecipano al concorso: saranno prelevati due campioni di olio in contenitori di dimensione di 0,50 litri, provenienti da partite di almeno 50 chilogrammi di prodotto. E’ ammessa la partecipazione al Concorso di una stessa azienda per più categorie. I campioni di olio ammessi al Concorso saranno sottoposti ad un esame organolettico effettuato presso la Sala Panel della Camera di Commercio di Latina, secondo quanto disposto dall’allegato XII al Reg. CE 796/2002 e successive modifiche, da una Giuria costituita dagli assaggiatori del Comitato di assaggio professionale CAPOL riconosciuto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

La Commissione di assaggio designerà i primi 2 classificati di ogni categoria di fruttato (intenso, medio e leggero), procedendo alla redazione delle classifiche in due sezioni: una per le aziende iscritte alla Camera di Commercio, e l’altra per le aziende che non attivano tale procedura (piccole produzioni). Ai restanti campioni di olio selezionati per la finale sarà assegnata la “Gran Menzione”. Un ulteriore riconoscimento andrà all’olio che avrà ottenuto più punti nelle due sezioni. Saranno premiati il primo e il secondo classificato che hanno imbottigliato il prodotto DOP “Colline Pontine”. Il premio speciale “miglior Olio Biologico” verrà aggiudicato al prodotto, certificato a norma di legge, più votato tra gli oli biologici delle aziende partecipanti. Uno speciale riconoscimento è previsto quest’anno al primo “Giovane Olivicoltore” (titolare rappresentante dell’Azienda con età fino a 40 anni, iscritto alla Camera di Commercio) con il punteggio più alto tra quelli in gara. Premi particolari saranno conferiti alle due migliori confezioni ed etichetta fra le aziende olivicole che confezionano secondo le norme di legge per la categoria merceologica olio extra vergine di oliva.

Per il Premio Custode delle Colline “Paesaggi dell’Extravergine”, tre Commissioni formate da tecnici qualificati (agronomi ed esperti del settore) individueranno tre aziende olivicole che operano rispettando i requisiti agro-ambientali, per ogni comprensorio dei Monti Lepini, Ausoni e Aurunci, Riconfermato il Concorso “L’Oliva Itrana”, prima iniziativa del genere nel settore agroalimentare a livello provinciale, aperto agli olivicoltori produttori di olive da mensa, trasformatori e confezionatori in proprio, singoli o associati della varietà “Itrana”, iscritti alla Camera di Commercio di Latina con partita IVA appartenente al settore agricolo, riservato all’olive da mensa della cultivar “Itrana” (oliva Itrana bianca e oliva di Gaeta) prodotto nella provincia di Latina nella campagna olivicola 2018/19. La Commissione di assaggio CAPOL premierà i primi 2 classificati delle due categorie (Oliva “Itrana bianca” e “Oliva Gaeta”).

La premiazione dei vincitori e la consegna a tutti i concorrenti dell’attestato di partecipazione si terrà il giorno 8 febbraio 2020, nel corso del tradizionale evento promozionale “I Paesaggi dell’Extravergine, percorsi guidati tra Coltura e Cultura”, alla presenza di Autorità, di giornalisti qualificati ed operatori del settore. Per Informazioni: cell. 329.1099593 / e-mail: capol.latina@gmail.com / pagina Facebook Associazione CAPOL Latina.

Stazione sperimentale e Università Mediterranea, insieme per la ricerca nel comparto agrumicolo

La programmazione delle attività della SSEA prevede, assieme a numerose azioni di promozione e tutela del comparto Agro Industriale su scala regionale, l’avvio di un piano di collaborazione operativa con l’Università Mediterranea

Rilanciare  la centralità del ruolo della Stazione sperimentale per le industrie delle essenze e dei derivati dagli agrumi – SSEA, Azienda speciale della Camera di commercio di Reggio Calabria, non solo in relazione alla valorizzazione del bergamotto, agrume di cui Reggio Calabria risulta essere il primo produttore su scala mondiale, ma anche sui temi inerenti la ricerca e lo sviluppo sperimentale, attraverso la cooperazione scientifica e tecnologica.

La programmazione delle attività della SSEA prevede, assieme a numerose azioni di promozione e tutela del comparto Agro Industriale su scala regionale, l’avvio di un piano di collaborazione operativa con l’Università Mediterranea per la realizzazione di interventi congiunti finalizzati all’attuazione e/o al potenziamento di:

una rete istituzionale specializzata per la caratterizzazione e la certificazione delle essenze agrumarie. Tali attività verranno estese ai succhi ed agli altri derivati agrumari, con particolare riferimento al bergamotto, ai fini della loro valorizzazione;

una piattaforma finalizzata all’attività di ricerca, formazione, trasferimento tecnologico a livello settoriale, mutuabile anche ad altre produzioni agricole ed agroalimentari del territorio;

un «Orto Botanico» con le specie maggiormente rappresentative del territorio, da adibire anche a «campo catalogo del bergamotto».

Nell’ambito della collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea, si svilupperanno attività di ricerca nel comparto agrumicolo, approfondendo le conoscenze sulle produzioni regionali di punta con appellativo territoriale (IGP e DOP) quali Bergamotto, Clementine di Calabria e Limone di Rocca Imperiale. Le attività inizieranno con studi sulla valorizzazione della produzione del Limone di Rocca Imperiale IGP che prevedono una approfondita valutazione bio-agronomica e qualitativa delle produzioni di cloni della cultivar autoctona, “Nostrano di Rocca Imperiale”, finalizzata ad individuare quelli di maggiore pregio e meritevoli di essere utilizzati nella realizzazione dei nuovi impianti di limone.

Al fine di migliorare la produzione di questo agrume, si stanno predisponendo studi sugli effetti esercitati da alcuni portinnesti sul comportamento produttivo e sulle caratteristiche carpometriche e qualitative dei frutti di cultivar di limone “Femminello zagara bianca” e “Nostrano di Rocca Imperiale”. Collocandosi nell’areale di coltivazione del Bergamotto di Reggio Calabria DOP, le attività messe in cantiere dalla SSEA non potevano dimenticare questo importante frutto. Di conseguenza, anche in virtù del rilancio della bergamotticoltura, diventa importante la individuazione di portinnesti alternativi all’arancio amaro capaci di migliorare le performance produttive delle piante sia in senso quantitativo che qualitativo. La SSEA si occuperà prevalentemente della valutazione qualitativa delle produzioni ottenute consentendo di effettuare delle scelte corrette contribuendo a migliorare e tipicizzare l’offerta oltre che ad orientare sia l’attività dei vivaisti sia quella degli agrumicultori sia dei trasformatori. Nell’immediato futuro si metteranno in atto delle attività di ricerca anche su altri importanti agrumi, tra questi la Clementina di Calabria IGP.

Grande soddisfazione è stata espressa dal Consiglio di Amministrazione della Stazione Sperimentale per la stipula di un Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica con l’Università Mediterranea, ed in particolare con il Dipartimento di Agraria, che mira a stimolare una nuova fase di sviluppo del territorio e del tessuto economico, in una dimensione non solo provinciale ma anche nazionale; e grazie al quale sarà possibile attivare azioni sinergiche tra le istituzioni ed attuare progetti sempre più sfidanti, che possano innescare circuiti virtuosi per la promozione e valorizzazione del settore agroalimentare e di tutto il territorio.

L’italia va in tour sotto la cloche

A lezione di cultura di cibo e felicità dagli italiani con la Settimana della Cucina. Il turismo italiano non sazia mai: “la grande abbuffata” diventa glocal. Oltre 50 gli eventi organizzati dalle 28 sedi Enit dal 18-24 novembre 2019

A lezione di cibo e felicità dagli italiani. Il mondo fa incetta d’Italia e Enit serve la Penisola sotto una cloche d’argento con la IV edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo dal 18 al 24 novembre con oltre 50 iniziative organizzate dalle 28 sedi dell’Agenzia Italiana del Turismo. Il progetto, ideato e coordinato dalla Farnesina coinvolge Mise, Mipaf, Miur, Mibact, enti, associazioni e istituzioni che promuovono l’Italia a livello globale. Anche l’Enit-Agenzia Nazionale del Turismo ha abbracciato la mission e prosegue l’educational tour virtuale per diffondere le bontà e la cultura del cibo ed esportare il made in Italy a tavola, nutrendo l’immagine della Penisola nei mercati internazionali. La vacanza enogastronomica, infatti, registra il più alto tasso di crescita rispetto alle altre tipologie di vacanza nel Bel Paese. Il ciclo di eventi tematici ideati da Enit crea una rete di salvaguardia dei prodotti dop e doc italiani e consente di valorizzazione le eccellenze del territorio in una sinergia che coinvolge l’industria culturale italiana. Chef stellati e orchestre sinfoniche, mostre fotografiche, masterclass sui prodotti tipici regionali, degustazioni di vini italiani, blind tasting per esperienze sensoriali nell’enogastronomia italiana nonché campagne come “Taste of Leonardo – in collaborazione con il Sistema Italia, tutto contribuisce a “impastare” l’immagine dell’Italia enogastronomica.

 La strategia di branding e visual di Enit per la Settimana della Cucina Italia nel Mondo vede l’Agenzia impegnata con un Adv branding declinato per turismi active e slow, con contenuti specifici sul food. Inoltre, per l’occasione, l’Agenzia ha predisposto un nuovo progetto di digital marketing secondo un approccio glocal con attività social-digital coordinate dalla sede centrale e implementate localmente dalle sedi estere. La campagna sulla Settimana della Cucina Italiana nel Mondo è dunque declinata localmente sia dal punto di vista linguistico-culturale che di selezione dei mezzi e degli strumenti più idonei e maggiormente performanti. “Solo in team si riesce a tinteggiare il mondo di italianità – dichiara il presidente Enit Giorgio Palmucci – Eventi come questi giovano all’immagine della Penisola e al turismo. L’identità radicata dei nostri prodotti gastronomici è simbolo di cultura e valorizza anche la dimensione economico-sociale. L’Italia è un modello da tutti i punti di vista ma la cucina è l’esempio più significativo dello stile di vita italiano e mette tutti d’accordo”. Un mercato fiorente che muove ben 117 euro al giorno pro capite. “I turisti stranieri – commenta il direttore esecutivo dell’Agenzia Nazionale del Turismo Giovanni Bastianelli – hanno speso nel Belpaese circa il 36% in più nel 2018, il più alto tasso di crescita rispetto alle altre tipologie di vacanza e i percorsi enogastronomici, in generale, vengono associati a tutti i pacchetti venduti sia dagli operatori europei che da quelli oltreoceano. Le vendite da parte degli operatori esteri dell’organizzazione intermediata dei viaggi, sia tradizionale che online, infatti indicano un trend di ulteriore crescita del prodotto enogastronomico in Italia. Gli aumenti rilevati dai tour operatori variano dal +5% al +10% sul medesimo periodo del 2018” conclude Bastianelli.

Incontro alla Vecchia Mola: CORI terra del pane e del vino chiama KORE, il mito del grano.

IMPASTI – di storia di pane e di terra. DOMENICA 24 NOVEMBRE – CORI – Laboratorio Antocchi

Un luogo magico, anticamente molino per la farina, oggi studio d’arte e artigianato, a Cori, in pieno centro storico, dove Martino Antocchi (artista/artigiano) realizza le sue ceramiche e crea i suoi impasti, DOMENICA 24 NOVEMBRE, diventa location, calda e accogliente, per un evento in cui gli IMPASTI saranno protagonisti. Mani che si intrecciano e creano legami di intimità, l’impasto è soprattutto la memoria di un gesto. Si impasta la terra, come si impasta la farina per fare il pane.

Roberto Perticaroli di Slow food Latina, impasterà…la storia, aiutando a riscoprire la bellezza della relazione “ceramica cibo”. Dall’arte del lavorare e plasmare la terra ai prodotti del territorio, da “Latina Tellus” a “Terra Madre” di Slow Food, da sempre la ceramica ha un legame indissolubile con il cibo e con gli usi in cucina, e se ogni alimento ha il proprio contenuto ha anche un suo contenitore. Dalla storia antica ad oggi gli uomini hanno infatti sempre sentito non solo l’esigenza di cibarsi, ma anche di creare ciotole, piatti, anfore, brocche, bicchieri, pentole, tegami ecc. per un’esigenza pratica e comunicativa.

Stella Schiavon – contadina e panificatrice – di Kore Casa delle Erbe e del Pane e Martino Antocchi del Laboratorio Antocchi – artista/artigiano, intrecceranno invece le loro mani per restituirvi memoria di un gesto e di un luogo: Stella, impastando farine di antiche varietà di grani locali autoprodotti, proporrà un laboratorio di pasta madre, raccontando riti e miti legati ai cicli della natura, uno fra i tanti, quello di Kore – Dea delle Stagioni – al cui nome Stella ha affidato oggi, la sua Casa del Pane. Martino Antocchi, attraverso i suoi impasti di terra, guiderà i presenti all’interno del suo mondo, a farne esperienza diretta con il cortometraggio “Martino Antocchi” – regia di Giuseppe Guratti: “assaggi” di fotogrammi, per cogliere la bellezza di un lavoro e la magia di un tempo sospeso.

“Scopo dell’evento – spiegano gli organizzatori – è restituire al posto che lo ospita l’integrità del suo “essere” ed “essere stato”, oggi laboratorio di terra, ieri laboratorio di farina, unire dunque il pane e la ceramica per il comun denominatore dell’impasto, riscoprire le antiche radici della relazione cibo-ceramica e raccontare e degustare prodotti che sono genuini ed unici, non solo perchè portatori di sapore, ma contenitori di storia, capaci di riallacciare quei legami, che oggi tornano preziosamente in luce, suggerendo il ritorno ad un approccio diverso e autentico, in sintonia con i cicli della natura e con quello che ci offre. Una riflessione generale su una direzione da intraprendere per idee di sviluppo sostenibile e consumo responsabile”.

Ingresso a contributo libero: Posti limitati / necessaria prenotazione: 3662355230 -3342541212

Alimentare: Ferrarini punta sui territori. Si conclude oggi la formazione per i nuovi venditori

La capillarità della rete di vendita Ferrarini è da sempre un punto di forza del Gruppo. Lisa Ferrarini “Sosteniamo l’economia locale fatta delle tante piccole botteghe che animano i nostri centri”

Conoscere in modo approfondito il mondo Ferrarini, i segreti che sono dietro la qualità dei prodotti per trasmetterli ai clienti sono sempre stati parte fondante del successo del Gruppo Ferrarini. In quest’ottica l’azienda ha organizzato una due giorni di formazione e aggiornamento per i nuovi agenti del Gruppo Ferrarini che si conclude oggi nello stabilimento di Lesignano de Bagni (Parma) e che ha portato gli agenti in visita a tutti gli stabilimenti.

“Per Ferrarini- dichiara la presidente di Ferrarini Spa, Lisa Ferrarini- la formazione dei nostri venditori è fondamentale. I nostri agenti e la loro capacità di raccontare e spiegare i prodotti ai clienti sono un punto di forza e grazie a loro riusciamo ogni giorno a restare in contatto con migliaia di negozi al dettaglio tradizionali sparsi per l’Italia, che credono sempre nella qualità, nel legame con il territorio e, ancora oggi, chiamano i loro clienti per nome.”

“Il sostegno dell’economia locale – conclude la presidente Ferrarini, è per noi fondamentale e riteniamo che il dettaglio tradizionale possa coesistere con la grande distribuzione organizzata. I negozi di quartiere italiani continuano a rappresentare la storia di questo paese e l’eccellenza del Made in Italy.  Lì vince il rapporto umano ed il consumatore si affida al salumiere, che si distingue per la sua offerta selezionata di prodotti di alta qualità e gourmet. Questa è la forza che ha consentito a molti negozi al dettaglio di alimentari di crearsi una nicchia di mercato sempre più apprezzata dal consumatore.”

Grazie all’ampia gamma di prodotti il Gruppo Ferrarini si distingue come attore unico sul mercato, in grado di presentare un’offerta completa dell’alimentare italiano di alta qualità.

“La produzione del “Parmigiano Reggiano DOP”- ha spiegato il direttore marketing Claudio Rizzi- vanta il presidio da parte di Ferrarini dell’intera filiera, dal foraggio, alle bovine da latte, alla lavorazione fino alla stagionatura; nella primavera del 2007 Ferrarini è stata inoltre la prima azienda del comprensorio del Parmigiano Reggiano ad aver ricevuto la certificazione di prodotto “con latte ottenuto da alimentazione NON OGM”.”

Fondata a Reggio Emilia nel 1956, Ferrarini è ormai una tra le più importanti realtà europee nel settore agroalimentare e propone in tutto il mondo, oltre al suo prosciutto cotto, i prodotti tipici dell’italianità: dal Prosciutto di Parma DOP alle diverse specialità di salumeria, accompagnate dai prodotti dell’azienda agricola Ferrarini, come il Parmigiano Reggiano DOP, l’aceto balsamico di Modena IGP e il Tradizionale di Reggio Emilia DOP e i vini.

L’area della produzione agricola, delle Fattorie Ferrarini, dalla quale l’attività imprenditoriale ha preso avvio, si è notevolmente sviluppata nel tempo e rappresenta oggi un importante supporto all’attività industriale.

Ferrarini oggi è presente in 34 paesi ed è tra i leader di mercato nel food made in Italy di qualità in Giappone, USA, Svizzera, Spagna, Hong Kong e in importanti Paesi del Sud Est Asiatico come Singapore e Thailandia.

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