Italiani in Australia con visti temporanei nei tempi di COVID-19 – Italians in Australia with temporary visas under COVID-19

di emigrazione e di matrimoni

Italiani in Australia con visti temporanei nei tempi di COVID-19

Tra le vittime della pandemia mondiale sono molte migliaia le persone in Australia che in effetti sono state avvisate di “tornare a casa” dal Governo nazionale. Facili a dirsi, ma non affatto facile da fare e per molti motivi.

Per avere un punto di vista autorevole su questa situazione drammatica abbiamo chiesto ad Angela De Marco, un’agente professionale d’immigrazione, anche esperta del riconoscimento di qualifiche professionali ed accademiche straniere, che ci spiega come si trovano i nostri connazionali nella terra australe.

di Angela De Marco, Agente Professionale d’Immigrazione in Adelaide South Australia

ITALIANS IN AUSTRALIA ON TEMPORARY VISAS (gli Italiani in Australia con visti temporanei), insieme a tanti altri titolari di visti da tutto il mondo sono in shock oggi dopo aver sentito la risposta del Governo Australiano sulla loro situazione.

L’Australia s’è sempre appoggiata sul contributo di immigrati per colmare le carenze di capacità lavorative e per intraprendere i lavori che gli abitanti locali non vogliono fare. I titolari di WHV (Working Holiday Visa, cioè visti di vacanza lavorativa) assistono il lavoro rurale, mentre gli studenti universitari  aiutano l’economia dando un contributo al settore d’istruzione e la creazione di oltre 240.000 posti di lavoro! Con le loro competenze i lavoratori sponsorizzati da datori di lavoro contribuiscono a formare personale locale.

Malgrado tutto questo, il messaggio alla gente che ha dato così tanto al paese e che si è trovata improvvisamente senza lavoro a causa della pandemia COVID-19 è: “Se non potete sostenervi da soli, provvedetevi a  tornare a casa!”

Nella sua presentazione alla stampa del 4 aprile 2020 l’onorevole Alan Tudge, il Ministro ad interim responsabile per Immigrazione, Cittadinanza, Servizi agli Immigrati e gli Affari Multiculturali, non ha offerto una parola di compassione e comprensione delle difficoltà che i titolari dei visti temporanei stanno affrontando. Non c’è stato riconoscimento dell’incertezza che potrebbero sentire, il senso di isolamento d’essere lontnai dai cari, dalla famiglia. Sembra che non ci sia alcun riconoscimento del fatto che questa gente ha costruito una vita (anche se temporanea) in Australia, mentre si impegnavano negli studi, il loro lavoro specializzato o le vacanze lavorative. Molti hanno figli a scuola, contratti d’affitto da onorare, bollette da pagare, proprio come ogni famiglia australiana. Non c’è stato alcun riconoscimento delle migliaia di dollari spese da molti per poter studiare in Australia, per potersi trasferire con le famiglie in Australia per lavorare, né alcun riconoscimento che la loro intera vita sarebbe stata uno spreco di tempo e denaro, per non parlare di una cosa impossibile da fare!

Le parole “tornate a casa” sembrano facili – ma la realtà è molto più complicata dell’acquisto semplicemente di un biglietto per prendere un volo per casa! Le gente ha stabilito una vita in Australia! Lasciare il paese impegna tempo e settimane di pianificazione. Inoltre, i viaggi di ritorno non sono sempre possibili visto che i paesi sono bloccati e gli aeroporti sono chiusi.

 “Agli studenti si raccomanda di chiedere l’appoggio della famiglia,” ha detto il Ministro ad interim, senza mai riconoscere che anche queste famiglie sparse in tutto il mondo stanno subendo gli effetti di COVID-19 e probabilmente sono chiuse in casa, improvvisamente disoccupate e probabilmente nemmeno in grado di poter aiutare.

Attualmente l’Australia ha 600.000 studenti internazionali. Costituiscono un contributo importante al settore terziario e l’economia, sostenendo, come abbiamo scritto sopra, 240.000 posti di lavoro in Australia. L’unica concessione da parte del Ministro è stata che: gli “studenti che siano stati qui oltre 12 mesi che si trovano in difficoltà economiche potranno accedere al loro fondo pensione australiano” Mentre potrebbe sembrare una soluzione, la realtà è che la somma del fondo accumulato sarà minima, visto che gli studenti possono solo lavorare un limite di 40 ore ogni due settimane e quanto potranno accumulare in cosi poche ore? Non molto! 

Inoltre, gli studenti internazionali che lavorano curando gli anziani e come infermieri, sono in grado di lavorare ore in più in supporto di questi settori critici.

Anche gli studenti internazionali che lavorano nei grandi supermercati coprono ore straordinarie per aiutare a riempire gli scaffali durante la grande domanda. In ogni caso, dal primo maggio le loro ore torneranno al massimo di 40 ore ogni due settimane.

Per coloro che sono sponsorizzati da datori di lavoro a causa delle loro qualifiche indispensabili, il Governo ha anche offerto appoggio limitato. Molti di questi lavoratori, (139.000 in totale) sono stati fondamentali allo sviluppo e l’espansione di imprese in Australia. Molti proprietari di imprese potranno testimoniare che il successo delle loro aziende è dovuto alla capacità, lavoro duro e l’impegno dei loro lavoratori sponsorizzati.

Il Ministro ad interim ha spiegato che coloro che hanno visto le loro ore ridotte, o che sono stati temporaneamente dimessi, vedranno restare valido il loro visto. Per questo siamo grati. Comunque, non ci sarà appoggio finanziario dal governo – benché questi lavoratori paghino le tasse come qualsiasi altro cittadino. Con il disappunto dei loro datori di lavoro, che non possono usufruire del Job Keeper Payment (Pagamento per mantenere lavoro) che li avrebbe aiutati a mantenere in essere i loro posti e a coprire gli stipendi. Per esempio, con la chiusura dei ristoranti, bar e alberghi, migliaia di lavoratori dell’hospitality hanno perso il loro posto. I datori di lavoro riescono a rimanere a galla offrendo pasti da asporto ai clienti regolari. Molti degli chef che fanno questo lavoro hanno visti temporanei. Questi lavoratori aiutano i loro datori a pagare l’affitto e continuare le attività da poter riaprire di nuovo quando la vita tornerà alla normalità. Tuttavia, il datore di lavoro potrebbe non pagare del tutto lo stipendio dello chef. Se lo chef fosse australiano il datore di lavoro potrebbe ottenere un sussidio saltuario per pagare lo stipendio e mantenere aperto il posto. Non c’è sussidio se il lavoratore ha il visto temporaneo.

Purtroppo i titolari di visti temporanei per lavoratori qualificati che siano stati sospesi, avranno 60 giorni per poter trovare uno sponsor nuovo, un’impresa impossibile nelle circostanze attuali. Quei lavoratori dovranno lasciare l’Australia. Questo è un modo orribile di licenziare lavoratori che hanno contribuito così tanto.

A mio parere, la risposta del Governo è poco lungimirante! Una volta passato il periodo di crisi avremo bisogno di questa gente che ci aiuta a ricostruire la nostra economia. Pensiamo davvero che coloro che siano stati costretti ad andarsene torneranno volentieri? Ne dubito!

Un modo alternativo per rispondere a questa situazione sarebbe stato di offrire un sostegno finanziario, solo per passare questo periodo. Un gesto del genere avrebbe mostrato l’apprezzamento per il loro contributo al nostro paese. Offrire un pò di sostegno per superare la tempesta sarebbe stato un’opzione migliore di quel che appare come uno schiaffo. Questa mancanza di compassione probabilmente sarà palese nella perdita di miliardi di dollari di entrate da futuri studenti e lavoratori.

Certo, bisogna riconoscere che la nostra situazione attuale è tutt’altro che normale. Le non-azioni del nostro governo volte a fornire diritti fondamentali a persone sul suolo australiano, sono contrarie ai diritti individuali a far rispettare i loro diritti umani fondamentali. Lo trovo imbrazzante.

Il Migration Institute of Australia (Istituto d’Immigrazione d’Australia), tanti gruppi dalle comunità degli immigrati, il CISA (Council of International Students Australia, Consiglio degli studenti internazionali Australia) e il CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero), un ente consultivo del Parlamento e il Governo d’Italia su tutte le questioni riguardanti gli italiani all’estero, hanno fatto lobbying verso il Governo australiano. Le loro legittime istanze sono cadute nel vuoto.

Il CISA ha dichiarato deludenti i commenti del Primo Ministro!

In Australia ci sono circa 118.000 persone con il Working Holiday visa (Visto di Vacanza Lavorativa), un visto per prevede diritti condizionali di lavoro.

Flessibilità limitata per il loro impegno è stata fornita per coloro che lavorano in settori cruciali come la salute, cura degli anziani e i disabili, l’agricoltura, la lavorazione del cibo e servizi per l’infanzia. Questi lavoratori saranno esentati dal limite di lavoro di sei mesi con un singolo datore di lavoro, e potranno beneficiare di un altro visto per continuare a lavorare in questi settori essenziali se il visto attuale scadrà nei prossimi sei mesi.

Comunque, i titolari di visti di vacanza lavorativa che temono di non poter sostenersi per i prossimi sei mesi dovrebbero provvedere a lasciare il paese.

Mi sembra che nemmeno in tempi in cui il paese sta soffrendo, i nostri leader sono in grado di mostrare compassione o empatia per gli altri. Sono poco lungimiranti, e governano con arroganza, a loro manca la capacità di rispettare e riconoscere il contributo di gente che ha dato così tanto per rendere l’Australia il paese meraviglioso che è oggi.

Mi domando cosa succederebbe se tutta questa gente che è stata avvisata di lasciare il paese se ne andasse? Ho il sospetto che quando usciremo dalla crisi l’Australia si troverà in difficoltà senza l’appoggio e l’impegno di coloro che danno così tanto, benché possessori solo di visti temporanei.

Vorrei finire con due citazioni di una lunga lettera aperta all’onorevole Scott Morrison, il Primo Ministro d’Australia, dello studente internazionale Pavani Ambagahawattha.  Credo che rifletta quel che sente la maggior parte degli immigrati temporanei in questo momento:

…Signor (Primo Ministro), la sua dichiarazione ha chiarito il nostro valore per la sua amministrazione. Per voi, noi siamo solo mucche da mungere per il denaro che sfruttate con gusto prima di sputarci sulla terra. In che modo questa pandemia ti costringe a trattarci con la dignità che meritiamo come esseri umani? Come osiamo lamentarci d’aver perso i nostri posti di lavoro e affrontare problemi banali come la fame, lo sfratto e l’incapacità di pagare le tasse scolastiche  che le vostre università continuano a pretendere?

… Signor Morrison, prima o poi questa pandemia finirà e passeremo da essere pesi morti ad essere risorse. Allora, voi tornerete a dare il benvenuto agli studenti internazionali in questo paese affettuoso, solidale e muliticulurale. Quando verrà quel giorno non ci dimenticheremo come ci avete trattati durante la crisi di COVID-19. Non ci dimenticheremo che abbiamo perso i nostri lavori e abbiamo smesso di arricchire la vostra economia, ci avete detto di andarcene. Non dimenticheremo questo, quando si passerà dalle parole ai fatti, che avete preferito lasciarci morire di fame piuttosto che sostenerci.

Cordiali saluti

Pavani Ambagahawattha.

di emigrazione e di matrimoni

Italians in Australia with temporary visas under COVID-19

Amongst the victims of the worldwide pandemic there are many thousands of people in Australia which have effectively been told to “go home” by the country’s government. This is easy to say but it is not at all easy to do and for many reasons.

In order to have an authoritative point of view of this dramatic situation we asked Angela DeMarco, a professional migration agent in Australia and also an expert in the recognition of overseas professional and academic qualifications to explain to us the situation of our felloe countrymen and women in the Sothern land.

 by Angela DeMarco, Professional Migration Agent in Adelaide South Australia

ITALIANS IN AUSTRALIA ON TEMPORARY VISAS, along with so many other temporary visa holders from around the world, are in shock today after hearing the response of the Australian Government to their dilemma.

Australia has always relied on the contribution of migrants to fill skill shortages and to undertake the work that locals do not want to do. Working holiday visa holders assist with agricultural work whilst international students boost the economy through their contribution to the education sector and the creation of over 240,000 jobs! Employer sponsored workers contribute with their skills and ability to train local staff.

Despite this, the message given to people who have given so much to our country and who have suddenly found themselves without work as a result of the COVID-19 epidemic, is:

 “if you cannot support yourselves – then make arrangements to go home!”

In his presentation to the media on 4th April 2020, the Hon Alan Tudge MP Acting Minister for Immigration, Citizenship, Migrant Services and Multicultural Affairs, offered not one word of compassion and understanding for the difficulties temporary visa holders are going through.  There was no acknowledgement of the uncertainty they may be feeling, the sense of isolation at being far from loved ones, from family.  There appeared to be no acknowledgement that these people have established a life (although temporary) in Australia, whilst they commit to their studies, their skilled employment or their working holiday. Many have children in schools, rental agreements to honour, bills to pay – just like every Australian family. There was no recognition of the thousands of dollars spend by many to be able to study in Australia, to be able to transfer their families to Australia for work, nor any acknowledgement that to suddenly uproot their entire lives would be a waste of money and time, not to mention an impossible thing to do!

The words “go home” sound so simple – but the reality is that it is so much more complicated than just booking a ticket and catching a flight home! People have established a life in Australia! Leaving the country takes time and weeks of planning. In addition, return flights are not always possible as countries are in lockdown and airports are closed.

“Students are encouraged to rely on family support” said the Acting Minister – never once acknowledging that those families scattered in countries all around the world are also experiencing the effects of COVID-19 and are probably in lock down, suddenly unemployed and possibly no longer in a position to help!

Australia has 600,0000 international students at present. They are an important contributor to our tertiary sector and economy, supporting, as mentioned earlier, 240,000 Australian jobs. The only concession offered by the Minister was that: for “Students who have been here longer than 12 months who find themselves in financial hardship will be able to access their Australian superannuation.”   Whilst this may appear to be a solution, the reality is, the amount of superannuation accumulated will be minimal as students can only work a limit of 40 hours per fortnight and how much superannuation can they accumulate with so few hours?  Not much!

In addition, International students working in aged care and as nurses are able to work extended hours to support these critical sectors.

International students working in the major supermarkets are also above to work extended hours to help get stock on shelves during the high demand.  From 1 May, however, their hours will return to the maximum 40 hours a fortnight.

For those who are employer sponsored because of their much-needed skills, the Government has also offered limited support. Many of these workers (139,000 in total) have been crucial to business development and to the expansion of businesses in Australia. Many business owners will vouch that the success of their businesses is due to the skills, hard work and commitment of their sponsored workers.

The Acting Minister explains that those who had had their hours of work reduced or who have been temporarily stood down – their visa will remain valid.  For this we are very grateful! However, there will be no financial support from the Government – even though these workers pay tax like any other citizen.  To the disappointment of their employers, they are unable to access the much-welcomed Job Keeper Payment which would have assisted their employers to keep their jobs open and to cover their wages.  For example, with the shutdown of restaurants, cafes and hotels, thousands of hospitality workers have lost their jobs.  Employers are managing to stay afloat by offering take away meals to their regular patrons.  Most of the chefs doing the work are on temporary visas.  These workers are helping their employers pay the rent and keep the business going so as to be able to reopen again when life goes back to normal. However, the employer may not be able to pay the Chef’s full salary.  If the Chef was an Australian the employer would be able to obtain a wage subsidy to help pay the salary and keep the position open.  There is not support if the worker is on a temporary visa.

Unfortunately, those temporary skilled visa holders who have been laid off work – will have 60 days to find a new sponsor – an impossible task under the current circumstances. These workers will have to depart Australia. This is a terrible way to dismiss people who have contributed so much.

In my opinion, the response of the Government is shortsighted!   Once the period of crisis is over, we will need this cohort to help us rebuild our economy.  Do we really think that those that have been told to leave will willingly return? I doubt it!

An alternative way to respond to this situation would have been to offer some financial support, just to see people through. Such a gesture would have shown appreciation for their contribution to our country. Offering a little support to ride the storm would be a much better option than what feels like a slap across the face.  This lack of compassion is likely to result in a loss of billions of dollars in revenue from future students and workers.

Of course, it needs to be noted that the situation we are in is far from a normal situation. The non-actions of our government towards providing fundamental rights to persons on Australian soil is contrary to the rights of individuals to have their basic human rights met. I find this embarrassing.

The Government has been lobbied by the Migration Institute of Australia, numerous ethnic community groups, the Council of International Students Australia (CISA) and The General Council of Italians Abroad (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – CGIE), a consultative and advisory body to the Italian Parliament and Government on all matters concerning Italians abroad.  Their pleas have gone to deaf ears.

The Council of International Students Australia (CISA) have declared the comments from the Prime Minister as disappointing!

There are about 118,000 people in Australia on a Working Holiday visa (or backpacker visa) – a visa which provides conditional work rights.

Limited flexibility to their employment has been provided to those that work in the critical sectors of heath, aged and disability care, agriculture, food processing, and childcare.  These workers will be exempt from the six-month work limitation with the one employer and eligible for a further visa to keep working in these critical sectors if their current visa is due to expire in the next six months.

However, those working holiday makers that do not have the confidence to sustain themselves over the next six months should make arrangements to leave the country.

It appears to me that not even in times that our nation is suffering, are our leaders able to show compassion or empathy for others. They are short sighted, and lead with arrogance, lacking the ability to respect and acknowledge the contribution of a people who have given so much to make Australia the wonderful country it is today.

I wonder what would happen if all those people who are told to go home would leave?  I suspect that when we come out of this crisis, Australia might find itself in trouble without the support and commitment of those who give so much even though they are only on temporary visas!!

I would like to end by providing you an open letter to the Prime Minister of Australia written by an International student, Pavani Ambagahawattha.  I believe it reflects what most temporary migrants are feeling right now:

Sir, your statement has made clear our value to your administration. To you, we are strictly cash cows that you exploit with gusto before spitting us back. How dare this pandemic force you to treat us with the dignity we deserve as human beings? How dare we complain about losing our jobs and facing trivial problems like starvation, eviction, and an inability to pay the school fees your Shylockian universities continue to demand?…

…Mr Morrison, someday, this pandemic will end, and we will go from being liabilities to assets. Then, you will go back to welcoming international students to this loving, supportive, multicultural country. When that day comes, we will not forget how you treated us during the COVID-19 crisis. We will not forget that when we lost our jobs and stopped enriching your economy, you told us to get out. We will not forget that, when the time came for you to put your money where your mouth was, you would rather let us starve than support us.

Yours sincerely,

Pavani Ambagahawattha.

L’Unione dei Paesi del Mediterraneo

Pensare alla grande per essere il quarto polo del mondo!

di Paolo Buralli Manfredi, Melbourne- Australia

Quanti e quali sono i paesi che si affacciano sul Mediterraneo? I Paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono 21, qui sotto elencati:

Albania, Algeria, Bosnia ed Erzegovina, Cipro, Croazia, Egitto, Frencia, Grecia, Israele, Italia, Libano, Libia, Marocco, Monaco, Montenegro, Siria, Slovenia, Spagna, Tunisia, Turchia.

Se esaminiamo le produzioni di tutti questi Paesi, anche senza andare ad un esame approfondito, ci accorgeremmo che, tutti questi Paesi, oltre ad avere un patrimonio legato alle Biodiversità, sono il motore dell’Economia Europea ed in grande parte Mondiale, cioè il motore che produce la gran parte delle materie prime fondamentali per tutta Europa e parte del mondo. Sto parlando di petrolio, gran parte del comparto agro-alimentare e del comparto ittico, e gestiscono gran parte del patrimonio culturale mondiale, essendo questi paesi la culla della civiltà che conosciamo.

I comportamenti economico-sociali che l’Unione Europea sta riservando a tutti i Paesi europei situati nella parte sud dell’Europa, mi hanno fatto riflettere sul fatto che la parte produttiva vitale, alimentare e delle materie prime che sono il motore dell’economia, come dicevo, risiede in gran parte in questi ventuno Paesi che contano, se diventassero l’Unione dei Paesi del Mediterraneo, più di 500.000.000 di abitanti con una potenzialità di sviluppo di scambio interno inimmaginabile.

Inimmaginabile perché, molte Nazioni che si affacciano sul Mediterraneo sono ancora in via di sviluppo e quindi sarebbero, se fossero parte di un’unione mediterranea, Paesi che potrebbero crescere esponenzialmente e diventare motori di una nuova Economia, appunto, l’Economia dei Paesi del Mediterraneo

Da quanto ho scritto, avrete già capito che la mia idea in questa fase di crisi europea, con i paesi del nord Europa che cercano di rendere Colonie i Paesi del sud, sarebbe quella di uscire dall’Unione Europea e dall’Euro ed incominciare a lavorare alla creazione dell’Unione dei Paesi del Mediterraneo, e di conseguenza alla creazione della moneta mediterranea, creando così, il quarto polo, dopo Cina Russia, Usa ed Europa, si aggiungerebbe l’Unione dei Paesi del Mediterraneo, con la propria economia e la propria moneta.

I primi ad unirsi dovrebbero essere, Italia, Francia, Spagna, Grecia, Malta ed Albania, per un totale di 190.000.000 di abitanti per poi proporre agli altri 15 Paesi l’adesione politica ed economica, cioè dell’utilizzo anche di una moneta unica Mediterranea emessa dalla Banca del Mediterraneo.

Credo profondamente che se i Paesi sopra citati, incominciassero a parlare pubblicamente di un progetto del genere, la creazione dell’Unione dei Paesi del Mediterraneo, metterebbero in seria difficoltà tutta l’Unione Europea a trazione tedesca e nordica, riportando quelle Nazioni arroganti e quell’Unione Europea priva di ogni senso di unità con i piedi per terra.

Chiudo dicendo che, in tutta onestà, mi piacerebbe l’Unione dei Paesi del Mediterraneo, un’unione che potrebbe contare su valori storici comuni, su culture molto simili e su un ritorno storico-culturale che si è vissuto in tempi antichi che ha prodotto ciò che siamo culturalmente oggi.

Mi piacerebbe toccare una carta moneta con le immagini storiche che ci sono più vicine per cultura, mi piacerebbe vedere emettere nei momenti di difficoltà i Med Bond, i Bond dell’Unione Mediterranea, mi piacerebbe vedere un unico sistema fiscale per tutti i Paesi aderenti all’Unione e non vi nascondo, che mi piacerebbe vedere la faccia di quei burocrati senza cuore alla notizia dell’uscita di tutti i Paesi a sud d’Europa, Paesi considerati da questi cinici personaggi solo Paesi da colonizzare e sfruttare, mi piacerebbe vederli chiedere il permesso nel passare sui mari dell’Unione dei Paesi del Mediterraneo, insomma, mi piacerebbe vederli inferociti nel vedere la culla del mondo che si riprende ciò che gli appartiene, il comando di quel continente europeo che loro, i Paesi del Mediterraneo hanno creato!

L’abbraccio all’Italia dagli Italiani all’estero. La dedica alla patria del baritono Cosimo Ciccone

Italo-Australiano, Cosimo Ciccone dedica il ‘Và pensiero’ all’Italia che soffre ma che, come sempre, risorgerà. Nel video scorrono i volti dei grandi della storia della penisola italiana

L’emergenza coronavirus e la grande sofferenza che l’Italia sta affrontando ha eliminato le distanze tra Italiani all’estero e quelli in territorio nazionale. In questo video un regalo del baritono Italo- Australiano Cosimo Ciccone che ha dedicato la sua vita alla lirica ed il bel canto. Infatti è oggi uno dei più grandi maestri di canto in Australia. “In questo momento di emergenza sanitaria il pensiero di noi Italiani all’estero va alla Patria che abbiamo lasciato da piccini. Tanta la nostalgia ed il dolore di veder la nostra Italia così ferita ed i nostri fratelli sofferenti. Ma passerà, e quando tutto sarà passato ricordate tutti che noi italiani nel mondo vi abbiamo abbracciato e vi siamo vicini tutto il tempo che ci resta.

L’Italia, come la storia ci insegna, ce la farà e si rialzerà regalando ancora e per sempre al mondo creatività, emozione, arte, musica, scienza, perché sempre la nostra Patria è stata unica in ogni campo dello scibile umano, e così sarà sempre. I grandi della nostra storia millenaria ci hanno lasciato la luce della loro energia che è il faro che guida ogni italiano in patria e nel mondo”, questo il messaggio all’Italia di Cosimo Ciccone.

Cosa sappiamo davvero di “loro”? – What do we know really about “them”?

di emigrazione e di matrimoni

Cosa sappiamo davvero di “loro”?

“Loro” sono tutti gli italiani, sia in Italia che all’estero

Sin da quando questo giornale ha istituito la rubrica “Italiani del mondo” due anni fa abbiamo un progetto preciso in mente per il futuro. Il progetto è ambizioso e per alcuni è irrealizzabile ma non per questo non dobbiamo provarci.

Anzi, in questo periodo abbiamo avuto le prove e quindi la certezza del bisogno di un progetto del genere, quello finalmente di raccogliere le storie e le esperienze dei nostri amici e parenti all’estero, che non sono soltanto cifre da considerare quando si parla del voto all’estero, oppure una bandiera da sventolare per motivi personali o politici.

Infatti, dalle reazioni dei nostri lettori e dagli scambi che facciamo ogni giorno sui social ci rendiamo sempre più conto che non solo abbiamo bisogno di un progetto del genere, ma anche che, il giorno che finalmente potremo annunciarlo avremo gente pronta a dare il proprio contributo.

Nel frattempo, proprio a causa di queste reazioni e scambi, vogliamo fare qualche considerazione su quel che leggiamo perché ogni giorno ci rendiamo sempre più conto che la realtà dei nostri parenti e amici all’estero è molto più grande e complicata di quel che pensiamo.

Chi sono?

Partiamo da quella che sembra la domanda più banale. Chi sono “loro”, dal titolo dell’articolo?

Dall’introduzione la risposta potrebbe sembrare ovvia, ma “loro” sono tutti gli italiani, sia in Italia che all’estero. Siamo tutti membri di una grande famiglia internazionale, però temiamo che i rapporti tra gruppi non siano buoni e chiari come molti vorrebbero. E questo è proprio il motivo per cui abbiamo deciso di scrivere questo articolo.

In effetti, la domanda deve essere divisa in due. La prima, cosa sanno gli italiani in Italia degli italiani all’estero? e la seconda, cosa sanno gli italiani all’estero dell’Italia odierna?

La risposta alla due domande è la stessa, poco o (purtroppo) niente. Molti lettori, particolarmente in Italia, saranno sorpresi da questa riposta, però non si rendono conto delle condizioni delle comunità italiane all’estero e in modo particolare i pronipoti degli originali emigrati che comprendono che la maggioranza degli oltre 85 milioni discendenti  calcolati dalla Farnesina, non parlano la nostra lingua, non sono mai stati in Italia e quel poco che sanno del paese d’origine viene da ricordi tramandati da generazione a generazione di città e paesini in Italia, che oggi sono cambiati totalmente nei decenni dalla partenza dei bisnonni.

Ed è proprio il punto della lingua che è la chiave per avvicinare i molti rami degli italiani in giro per il mondo.

Lingua

Quel che in teoria dovrebbe accomunare tutti gli italiani nel mondo è la nostra lingua, però non è mai stato così sin dalle prime emigrazioni. Anzi, fin troppo spesso è proprio il motivo di equivoci tra italiani in Italia e quelli all’estero.

In primis, c’erano già emigrati italiani prima ancora della fondazione d’Italia nel 1861. Basta pensare a James Matra, nato a New York, che era a bordo della nave del celebre navigatore inglese il Capitano Cook, quando ufficialmente scoprì l’Australia nel 1770. Perciò, le prime comunità italiane all’estero parlavano uno dei tanti dialetti del paese non ancora nato.

Poi, come vediamo nelle fiction televisive, le ondate di emigrati prima e dopo la Grande Guerra, erano composte maggiormente da gente di origini rurali, che avevano fatto pochissima scuola e quindi non  parlavano l’italiano, bensì i loro dialetti ed erano questi dialetti che parlavano in casa e non l’italiano.

Infatti, il Brasile ci fornisce una prova straordinaria di questo con il riconoscimento ufficiale del “Talian”, una versione locale del dialetto veneto di molti degli immigrati, che è stato riconosciuto come una lingua ufficiale del paese. Quindi le comunità italiane all’estero parlano una “lingua franca” composta un pò dell’italiano, più i dialetti e infine da parole dalla lingua ufficiale del paese. Vediamo ogni giorno gli equivoci creati da queste lingue franche.

Tristemente questi equivoci attirano gli sfottò e commenti sdegnosi da parte di utenti italiani che fanno parte delle pagine dedicate agli italiani all’estero, spesso perché considerano questi paesi come possibili mete per le loro migrazioni.

Genitori e nonni

Come abbiamo notato in articoli del passato i genitori, nonni e bisnonni hanno passato ai giovani una versione particolare del loro paese d’origine, e il risultato è che quelli della terza generazione in poi nati all’estero hanno un’idea datata e molto falsa dell’Italia odierna.

Purtroppo, queste idee hanno creato stereotipi ed idee che hanno viziato come vedono la crisi del COVID-19 che ha colpito per prima l’Italia e ora sta affliggendo molti altri paesi.

A loro turno, gli italiani in Italia non hanno un’idea vera di quel che è accaduto all’estero ai loro parenti e amici. Sanno solo che gli italiani all’estero parlano in un modo strano, hanno idee sbagliate del Bel Paese e le loro usanze spesso sono molto diverse di quelle in Italia.

Gli italiani in Italia non possono capire i compromessi e cambi necessari per poter avere una vita nuova in un paese lontano, peggio ancora se in un altro continente. La prova di questo è una domanda che attualmente fa il giro di varie pagine degli italiani negli Stati Uniti, che chiede quanti non hanno potuto imparare l’italiano perché i genitori e/o nonni ne avevano proibito l’uso con i figli, benché spesso lo parlassero tra di loro.

Quel che gli italiani in Patria e i discendenti dovrebbero chiedersi è perché gli adulti abbiano preso una decisione così drastica. Solo una cosa è certa, che non l’hanno mai detto ai più giovani.

Questo sono solo alcuni punti da considerare quando ci chiediamo cosa sappiamo degli “altri” e perché dobbiamo porre rimedio a questa situazione.

Progetto

Infatti, il progetto che abbiamo in mente sin da prima dell’inizio della rubrica degli “italaini nel mondo” è quello di realizzare un progetto internazionale per raccogliere le esperienze, documentazione e le testimonianze degli italiani all’estero e non limitato solo a chi è emigrato.

Ormai la grande maggioranza delle comunità italaine è composta da più generazioni e sappiamo da molte fonti, e non solo da chi ci scrive in risposta ad articoli, che non pochi dei discendenti sentono il richiamo del paese d’origine che non sempre riconoscono e hanno voglia di rintracciare le proprie origini.

Perciò, come abbiamo già fatto in passato, questo giornale si offre come “palco” per chi vuole raccontare le proprie esperienze, oppure la Storia della propria famiglia. Per ora lo facciamo in due lingue, l’italiano e l’inglese, però sappiamo che una volta che avremo i mezzi, dobbiamo espandere ad altre lingue, partendo dallo spagnolo e il portoghese, le lingue di due tra i paesi più importanti della nostra emigrazione, l’Argentina e il Brasile di cui sappiamo pochissimo.

Ma il passo più importante sarà quando potremo finalmente lanciare una rete internazionale per raccogliere queste storie ed esperienze. Però, prima dobbiamo compiere due atti doverosi.

Se davvero vogliamo avvicinare chi è in Italia con chi è all’estero dobbiamo fare due passi. Il primo, rendere i programmi di RAI Italia al mondo più accessibili a coloro che non conoscono la nostra lingua perché così comincino a capire più e meglio cosa sia l’Italia odierna. Il secondo passo è di incoraggiare e rendere più facile per i residenti all’estero imparare la nostra lingua, così potranno imparare a conoscere il proprio patrimonio culturale personale e anche per rintracciare le proprie radici che spesso sono difficili per motivi fuori il controllo dei discendenti.

Per chi dice che questi passi costano soldi diciamo di si, poi risponderemo che aumentare i contatti con i nostri parenti e amici all’estero vuol dire anche aumentare il numero di persone che verrebbero nel Bel Paese in cerca del proprio passato, e non di poco considerando che parliamo di oltre 90 milioni di persone in giro per il mondo. Cioè un potenziale aumento enorme di turisti nel Bel Paese e quindi i soldi sarebbero più che ripagati nel futuro.

Siamo tutti italiani, o di discendenza italiana, allora cominciamo finalmente a conoscerci, non abbiamo niente da perdere, ma abbiamo moltissimo da guadagnare, in ogni senso.

di emigrazione e di matrimoni

What do we know really about “them”?

“They” are all the Italians, both in Italy and overseas

Since this newspaper instituted the “italaini nel mondo” (Italians around the world) column two years ago we have had a precise project in mind for the future. The project is ambitious and for some unrealistic but this is not a reason not to try it.

Indeed, during this period we have had proof and therefore the certainty of the need for such a project, that of finally gathering the stories and experiences of our relatives and friends overseas who are not just numbers to be considered when we talk about the overseas vote in Italian elections or a banner to wave for personal or political reasons.

Indeed, from the reactions of our readers and our discussions every day on the social media we realize more and more that not only do we need such a project but also that the day we will finally be able to announce it we would have people ready to give their contribution.

In the mean time, precisely because of these reactions and discussions, we want to make a few considerations on the reality of our relatives and friends overseas because we are realizing more and more that the reality of our relatives and friends overseas is much bigger and complicated than what we think.

Who are they?

Let us start from what seems the most trivial question. Who are “they” of the article’s headline?

From the introduction the answer seems almost obvious but “they” are all the Italians, both in Italy and overseas. We are all members of a great international family, however we fear that the relations between the groups are not as good and clear as many would like. And this is precisely the reason why we have decided to write this article.

Indeed the question must be divided into two. The first, what do the Italians in Italy know about the Italians overseas?, and the second, what do the Italians overseas know about today’s Italy?

The answer to both questions is the same, little or (unfortunately) nothing. Many readers, especially in Italy, will be surprised by this answer; however, they do not understand the conditions of the Italian communities overseas and especially that the great grandchildren of the original migrants who make up the vast majority of the more than 85 million descendants calculated by Italy’s Foreign Ministry, do not speak our language, they have never been in Italy and what little they know about their country of origin comes from memories handed down from generation to generation of cities and towns that today are completely changed in the decades since the great grandparents’ departure.  

And it is precisely the point of the language that is the key to bringing the many branches of Italians around the world closer.

Language

What in theory should bond all Italians around the world is our language, however, this has never been so, starting from the first migrations. Indeed, all too often this is the very reason for the misunderstandings between Italians in Italy and those overseas.

Firstly, there were Italian migrants even before the foundation of Italy in 1861. We only have to think of James Matra who was born in New York who was aboard the ship of the famous English sailor, Captain James Cook when he officially discovered Australia in 1770. Hence, the first Italian communities overseas spoke one of the many dialects of the country that had not yet been born.

And then, as we see on the Italian television series, the waves of migrants before and after the Great War were mainly made up by people from farming areas who had very little education and therefore did not speak Italian but their dialects and these dialects were what they spoke at home, not Italian.

In fact, Brazil gives us extraordinary proof of this with the recognition of “Talian”, a local version of the Venetian dialect spoken by many migrants, as an official language of the country. Therefore, the Italian communities overseas speak a “lingua franca” composed of some Italian, even more dialect and finally words from the country’s official language. We see this every day in the misunderstandings created by these shared languages.

Sadly these misunderstandings attract the derision and disdainful comments from Italian users who take part in the pages dedicated to Italians overseas, often because they are considering these countries as possible destinations for their own migration.

Parents and grandparents

As we have noted in previous articles, the parents, grandparents and great parents passed on to the children a particular view of their country of origin and the result is that those of the third and later generations born overseas have an outdated and very false idea of today’s Italy.

Unfortunately these ideas have created stereotypes and ideas that have stained how they see the COVID-19 crisis that hit Italy first and is now hitting many other countries.

In turn Italians in Italy have no real idea of what happened to their relatives and friends overseas. They only know that the Italians overseas speak in a strange way, they have wrong ideas about Italy and their habits are often very different from those in Italy.

Italians in Italy cannot understand the compromises and changes needed to be able to start a new life in a country far away, worse still if this is in another continent. The proof of this is in a question currently doing the rounds in the various pages of Italians in the United States asking how many of them could not learn Italian because their parents and/or grandparents had banned its use with the children, even though they spoke it amongst themselves.

What the Italians in the mother country and the descendants should ask themselves is why the adults made a drastic decision. Only one thing is certain, they never told the children.

These are only some of the points to consider when we ask ourselves what we know about “them” and why we should remedy this situation.

Project

In fact, the project we have in mind since the start of the “italaini nel mondo” column is that of creating an international project to collect these experiences, documentation and testimonies of the Italians overseas and not limited only to those who migrated.

Today the vast majority of the Italian communities are made up of a number of generations and we know from many sources, and not only from those who write in reply to articles, that many descendants feel the call of their country of origin, a call they do not always recognize, and have a desire to trace their origins.

Hence, as we have done in the past, this newspaper offers to be a “platform” for those who want to tell their experiences or their family’s history. For now we are doing this in two languages, Italian and English, however we know that once we have the means we will expand to other languages, starting with Spanish and Portuguese, the languages of Argentina and Brazil, our migrations two most important countries about which we know very little.

But the most important step will be when we will finally be able to launch an international network to collect these stores and experiences. But before doing this we must perform two dutiful acts. 

If we really want t bring those who live in Italy and those who live overseas closer we must take two steps. The first is to make RAI Italia’s television programmes more accessible to those who do not know our language so they can start to understand today’s Italy better. The second step is to encourage and make it easier for residents overseas to learn our language so that they will be able to know their personal cultural heritage and also to trace their origins, which is often difficult for reasons beyond their control.

To those who say that these steps cost money, we say yes and then we will reply that increasing the contacts with our relatives and friends overseas also means increasing the number of people who would come to Italy in search of their past and this is not a few considering that we are talking about more than 90 million people around the world. In other words, an enormous potential growth in tourists to Italy and therefore the money would be more than repaid in the future.

We are all Italians or of Italian descent, so let us finally start to know each other, we have nothing to lose but we have a lot to gain, in every sense.

In arrivo il vaccino per il covid-19 da Pittsburgh

Pubblicato da The Lancet ,  è il primo studio su una rivista scientifica. I ricercatori sono stati in grado di agire rapidamente perché avevano già gettato le basi durante le precedenti epidemie di coronavirus.   

Gli scienziati della School of Medicine dell’Università di Pittsburgh hanno annunciato ieri un potenziale vaccino contro la SARS-CoV-2, il nuovo coronavirus che ha causato la pandemia da covid-19.  Testato su topi, il vaccino, somministrato attraverso un cerotto delle dimensioni di un dito, produce anticorpi specifici per SARS-CoV-2 in quantità ritenute sufficienti per neutralizzare il virus. 

L’articolo è apparso oggi su EBioMedicine , che è pubblicato da The Lancet , ed è il primo studio ad essere pubblicato. I ricercatori sono stati in grado di agire rapidamente perché avevano già gettato le basi durante le precedenti epidemie di coronavirus.   

 “Abbiamo avuto precedenti esperienze su SARS-CoV nel 2003 e MERS-CoV nel 2014. Questi due virus, che sono strettamente correlati a SARS-CoV-2, ci insegnano che una particolare proteina, chiamata proteina spike, è importante per indurre l’immunità contro il virus. Sapevamo esattamente dove combattere questo nuovo virus ”, ha affermato il co-senior autore Andrea Gambotto, MD , professore associato di chirurgia presso la Pitt School of Medicine. “Ecco perché è importante finanziare la ricerca sui vaccini. Non sai mai da dove arriverà la prossima pandemia. “

 “La nostra capacità di sviluppare rapidamente questo vaccino è il risultato di scienziati con esperienza in diverse aree di ricerca che collaborano con un obiettivo comune”, ha affermato l’autore co-senior Louis Falo, MD, Ph.D. , professore e cattedra di dermatologia alla Pitt’s School of Medicine e UPMC .

Rispetto al candidato al vaccino sperimentale con mRNA che è appena entrato in studi clinici , il vaccino descritto in questo documento – che gli autori chiamano PittCoVacc, abbreviazione di Pittsburgh Coronavirus Vaccine – segue un approccio più consolidato, usando pezzi di proteine ​​virali di laboratorio per costruire l’immunità . La sua azione è analoga a quella dei vaccini antiinfluenzali

 I ricercatori hanno anche usato un nuovo approccio per fornire il farmaco, chiamato array di microneedle, per aumentare la potenza. Questo array è un cerotto delle dimensioni di una punta di 400 minuscoli aghi che trasporta i frammenti di proteine ​​della punta nella pelle, dove la reazione immunitaria è più forte. Il cerotto va avanti come un cerotto e poi gli aghi – che sono fatti interamente di zucchero e  pezzi di proteine ​​- si dissolvono semplicemente nella pelle. 

 “Abbiamo sviluppato questo per basarci sul metodo antigraffio originale utilizzato per il vaccino contro il vaiolo , ma come una versione ad alta tecnologia che è più efficiente e riproducibile da paziente a paziente”, ha detto Falo. “Ed è in realtà abbastanza indolore.”

Inoltre, il sistema è altamente scalabile. I pezzi proteici sono prodotti da una “fabbrica di cellule” – strati su strati di cellule coltivate progettate per esprimere la proteina del picco SARS-CoV-2 . Anche la purificazione della proteina può essere effettuata su scala industriale.  Una volta prodotto, il vaccino può rimanere a temperatura ambiente fino a quando non è necessario, eliminando la necessità di refrigerazione durante il trasporto o lo stoccaggio.

Quando testato su topi, PittCoVacc ha generato un’ondata di anticorpi contro SARS-CoV-2 entro due settimane dalla puntura del microneedle. 

Questi animali non sono ancora stati rintracciati a lungo termine, ma i ricercatori sottolineano che i topi che hanno ricevuto il vaccino MERS-CoV hanno prodotto un livello sufficiente di anticorpi per neutralizzare il virus per almeno un anno, e finora i livelli di anticorpi della SARS. Gli animali vaccinati con COV-2 sembrano seguire la stessa tendenza. 

È importante sottolineare che il vaccino per microneedle SARS-CoV-2 mantiene la sua potenza anche dopo essere stato completamente sterilizzato con radiazioni gamma, un passo fondamentale verso la realizzazione di un prodotto adatto all’uso nell’uomo.  

Gli autori stanno ora richiedendo l’approvazione di un nuovo farmaco sperimentale da parte della Food and Drug Administration americana in previsione dell’inizio di una sperimentazione clinica umana di fase I nei prossimi mesi. 

“Il test nei pazienti richiederebbe in genere almeno un anno e probabilmente più a lungo”, ha detto Falo. “Questa particolare situazione è diversa da qualsiasi cosa abbiamo mai visto, quindi non sappiamo quanto tempo richiederà il processo di sviluppo clinico. Le revisioni recentemente annunciate ai normali processi suggeriscono che potremmo essere in grado di avanzare più rapidamente. “

Ulteriori autori dello studio sono Eun Kim, Geza Erdos, Ph.D., Shaohua Huang, Thomas Kenniston, Stephen Balmert, Ph.D., Cara Donahue Carey, Michael Epperly, Ph.D., William Klimstra, Ph.D. e Emrullah Korkmaz, Ph.D., tutti di Pitt; e Bart Haagmans, dell’Erasmus Medical Center .

Il finanziamento per questo studio è stato fornito dall’Istituto Nazionale per le allergie e le malattie infettive R21-AI114264, il National Institute of Arthritis e le malattie muscoloscheletriche e della pelle concede R01-AR074285, R01-AR071277 e R01-AR068249 e il National Cancer Institute concedono T32-CA175294.

Non si può morire così da soli senza una carezza al cuore!

Come si muore di Coronavirus? Si muore per insufficienza respiratoria, si muore lentamente, ti manca l’aria nei polmoni, ma la cosa più orribile è che sei lucido

di Benedetta Parretta

Ho deciso di essere cruda in questo articolo, per far capire meglio l’importanza di quel “Restate a casa”, oggi messo di nuovo in discussione dal cambiamento di programma del Governo, che ha abbassato di nuovo la guardia dando la possibilità di andare a fare delle passeggiate a un genitore con i più piccoli all’interno del proprio quartiere, la stessa leggerezza che ci è costata la morte di migliaia di vite umane fino ad oggi.

Cosa si prova nell’andare in terapia intensiva? L’abbiamo chiesto a chi é riuscito a tornare indietro ed ha vissuto questa esperienza drammatica, ai Medici che assistono i malati prima di intubarli e di sedarli, scioccante la testimonianza in cui numerosi pazienti chiedevano di tenergli la mano e di essere salvati in questo viaggio per molti senza ritorno. In questi momenti drammatici si ha solo il tempo di fare una telefonata ai propri cari con la speranza del risveglio.

Ma per chi non ce la fa?

Come si muore di Coronavirus?

Si muore per insufficienza respiratoria, si muore lentamente, ti manca l’aria nei polmoni, ma la cosa più orribile è che sei lucido

Sai che stai morendo?

Sei bloccato con quella maschera di ossigeno senza poter chiedere aiuto, perché sai che non servirebbe a nulla perché nessuno può fare niente per te, perché muori da solo con la sensazione che stai annegando, tu con la tua coscienza e senza Dio.

Si proprio così senza Dio, dov’è la Chiesa in questo momento a parte le donazioni fatte per i respiratori polmonari e recitare il rosario universale?

Nelle corsie degli ospedali non ho visto né sentito il racconto di storie da “eroi” di cui protagonisti erano suore e sacerdoti con le mascherine pronti a dare speranza e coraggio ad infermieri e Medici, né tenere la mano a chi sapeva di poter morire e parlargli di questo viaggio della vita arrivata alla fine che non conosce nulla di Dio ed ha paura della morte.

Perché la Chiesa ha smesso di fare le messe quando anche per essa si potevano tenere le misure di distanza, questo Virus non ci ha tolto solo la dignità facendoci morire da soli, ma oltre all’abbraccio dei nostri cari sembra averci tolto il contatto con Dio.

Rimane però in noi la speranza per un futuro migliore, purché il mondo abbia imparato una grande lezione da tutto questo, che l’uomo è un ospite e fa parte di un intero eco sistema che se alterato uccide l’uomo stesso.

L’uomo che si sente onnipotente ha fallito, tutto il Mondo ha investito somme ingenti in armamenti nucleari ma non abbiamo investito abbastanza nella sanità e nella ricerca.

Per il futuro cerchiamo di non fare lo stesso errore, perché molte cose dovranno cambiare, speriamo che l’uomo abbia imparato che un’epidemia può uccidere milioni di vite, più di una guerra, che bisogna investire nei rapporti umani nella solidarietà e che davanti la morte l’uomo è nulla e solo Dio può intervenire per esso, perché lui è il creatore della vita e tutti noi ci dobbiamo inginocchiare a lui.

Abbiamo dimenticato i pericoli che comporta viaggiare – We have forgotten the dangers of travelling

di emigrazione e di matrimoni

Abbiamo dimenticato i pericoli che comporta viaggiare

I nostri politici e in modo particolare i nostri scienziati e responsabili della salute, a partire dall’OMS, devono già cominciare anche a pensare al futuro per assicurare che altri virus e malattie non ci colgano impreparati come in queste settimane

Mentre cerchiamo di fare una vita fatta di restrizioni nazionali, molti in Italia riportano alla memoria un’opera importante per dimostrare che l’Italia era già stata colpita da terribili malattie nel passato. “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni è giustamente considerato uno dei capolavori della nostra Cultura e descrive la peste del 1630, però un’altra opera di secoli prima è molto più rilevante per i molti milioni chiusi in casa in cerca di un modo di passare il tempo.

“Il Decameron” di Giovanni Boccaccio racconta come un gruppo di dieci giovani uomini e donne passarono i giorni in quarantena durante la peste che colpì Firenze nel 1348. Come gli italiani odierni quei giovani cercavano di dimenticare gli orrori e rischi che correvano con la malattia, ma i loro racconti narrano il passato, e come noi oggi essi non pensavano a un futuro che sembra ancor lontano.

Però, mentre cerchiamo di far passare il tempo chiusi in casa dobbiamo cominciare e capire che questa crisi internazionale, più ancora delle altre terribili malattie degli ultimi decenni, farà cambiare un aspetto della vita che era diventato usuale.

Infatti, nel godere i privilegi dei viaggi internazionali sia per motivi di lavoro che per motivi di vacanze e di famiglia, abbiamo dimenticato una verità profonda e stiamo pagando ora il prezzo per questa leggerezza.

Viaggiare ci fa correre dei pericoli e nella nostra superbia delle capacità dei nostri sistemi nazionali di salute, non ci siamo resi conto che esistono e esisteranno ancora pericoli per cui non siamo preparati.

Abbiamo dimenticato il pericolo vero del vaiolo, ora sparito dal mondo grazie ad un vaccino, come abbiamo dimenticato che la morte precoce del grande campione ciclistico Fausto Coppi fu provocata dalla malaria, grazie a una apparentemente innocua puntura di una zanzara.

Inoltre, in queste settimane di timori e voci, vediamo anche un lato oscuro degli esseri umani che cercano un capro espiatorio per questa crisi mondiale e in molti hanno stabilito, malgrado il fatto che gli scienziati abbiano dimostrato che l’origine del virus sia naturale, che ci sono “responsabili” per le nostre paure e la crisi economica che affliggerà il mondo non per settimane o mesi, ma probabilmente per anni.

Certificato

Molti di noi ricordano vagamente che per poter viaggiare all’estero bisognava avere vaccinazioni per malattie secondo le destinazioni. In ogni caso, un vaccino era in particolare per una malattia che era il terrore di tutti, il vaiolo.

La neonata Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) decise di istituire una campagna sistematica e mondiale contro questa malattia fatale. Quindi, insieme al passaporto il passeggero internazionale doveva avere anche un certificato che mostrava le vaccinazioni necessarie per poter aver accesso in determinati paesi.

Il risultato è stato che nel corso di meno di quarant’anni la malattia tanto temuta ora esiste solo in alcuni depositi isolati in contenitori sicurissimi, tenuti con la massima cautela nel caso dovesse tornare nel futuro in forma mutata.

E così in tutto il mondo si è abbassata la guardia. Le meraviglie scientifiche e mediche erano il nostro scudo insuperabile per proteggerci da altre insidie. Però, abbiamo visto altre malattie causate dall’uomo e altre, come il COVID-19, il risultato di mutazioni naturali. Purtroppo, già in passato abbiamo scoperto che non siamo poi così tanto sicuri come pensavamo.

Il celebre morbo denominato “Mucca Pazza” degli anni ‘80 che contaminò la carne bovina non era una malattia naturale, ma il risultato dei cibi che esseri umani davano ai bovini. Già questo fece molta paura ma gli unici limiti alla nostra vita quotidiana erano quelli di non poter mangiare la carne bovina per il periodo necessario per eliminare la contaminazione.

Poi, abbiamo anche visto la “SARS” e “A/H1N1” che hanno seminato morte e terrore nel mondo però, senza bisogno delle restrizioni e le misure che ora vediamo per prevenire la diffusione del coronavirus in moltissimi paesi, avanzati e non.

Quel che fa più paura dell’attuale coronavirus è che ha messo a nudo i difetti di sistemi di salute nazionali, non solo in Italia ma in quasi ogni paese del mondo, persino ì più “avanzati”. L’unica misura efficace, in mancanza di una cura che chissà quando verrà, è di bloccare il più possibile i movimenti di intere popolazioni con gli effetti che vediamo non solo alla televisione e nei giornali, ma dalla mancanza di attività nella nostra vita quotidiana.

A rendere peggiore questa situazione è stato il fatto che il primo paese colpito è stato una dittatura che non solo ha utilizzato metodi impensabili nei paesi occidentali, ma per paura di dimostrare debolezza e problemi del sistema di salute del paese agli occhi del mondo, ha cercato di nascondere i dettagli dell’evoluzione della malattia il più segreti possibile. Però, quel che nessuno sapeva era che, in base alle ultime ricerche degli scienziati, il virus era già arrivato all’estero, compresa l’Italia probabilmente già a ottobre. Quindi troppo tardi per prendere le misure necessarie per prevenire la diffusione.

Futuro

Dunque, i nostri politici e in modo particolare i nostri scienziati e responsabili della salute, a partire dall’OMS, devono già cominciare anche a pensare al futuro per assicurare che altri virus e malattie non ci colgano impreparati come in queste settimane.

Ricordando che i virus mutano dobbiamo capire che non si tratta di un se, ma di un quando. Quindi la prima mossa che abbiamo il dovere di fare è di ricordare che viaggiare comporta pericoli e, benché non possiamo fare vaccini di malattie ancora sconosciute, allora dobbiamo rinforzare il modo di rintracciare coloro che si trovavano in zone colpite, come anche di assicurare che i nostri sistemi nazionali di salute siano pronti per affrontare queste emergenze in modo efficace e a livello internazionale.

Il rintracciare eventuali viaggiatori potrebbe comportare cedere un certo livello della nostra privacy alla burocrazia internazionale, ma sapere chi e quando individui e gruppi siano andati in un determinato paese potrebbe essere la chiave essenziale per garantire la minore diffusione possibile di eventuali malattie.

Questo non vuol dire limitare i viaggi, ormai l’economia del mondo è legata in ogni senso al trasporto internazionale, sia di persone, per qualsiasi motivo, che di prodotti, e porre limiti ai viaggi non farebbe altro che indebolire ancora di più un’economia mondiale già in grandissima difficoltà.

Questa quindi è la nostra sfida del mondo, di ricordare i possibili pericoli di viaggiare ma, allo stesso tempo di assicurare che potremo ancora farlo nel futuro. Non sarà facile ma la guerra vinta con il vaiolo dimostra che siamo capaci di farlo.

Ma c’è un altro aspetto che dobbiamo affrontare, quello in noi stessi e non sarà affatto facile.

Capri espiatori

Noi esseri umani abbiamo un bisogno viscerale di trovare capri espiatori per quel che ci colpisce. Non faremo nomi dei capri espiatori del passato che hanno sofferto per il bisogno di punire chi si pensava avesse prodotto il male. Ma in questo periodo molti, anzi troppi, hanno trovato un bersaglio preciso e tristemente fin troppo facile da indentificare, i Cinesi.

Il risultato è che la stampa internazionale riporta notizie di aggressioni ad asiatici in generale, pensando che siano tutti cinesi, per sfogare la loro rabbia verso il paese che ha cercato di nascondere il coronavirus. Si parla anche dei soliti complotti, di intrighi internazionali, di fughe di materiale da laboratori, di armi biologiche e altre teorie del genere, che non tengono conto che, come riportato sopra, il consenso scientifico internazionale è che l’origine del virus sia naturale.

Nel cercare “colpevoli” aggiungiamo male al male. Dare colpe non risolve la situazione e rischia anche di creare problemi per il futuro difficili da eliminare del tutto nel breve termine.

Dobbiamo ricordare che anche i cinesi sono stati vittime del virus e ora cercano di assistere gli altri paesi in questo periodo di crisi, compresa l’Italia. E ricordiamo anche che le comunità cinesi esistono da moltissimo tempo in quasi tutti i paesi del mondo e che loro non hanno alcuna colpa in quel che è successo in questi mesi.

E ricordiamoci anche che questa volta la malattia nuova è apparsa in Cina, ma nessuno sa in quale paese uscirà il prossimo contagio e quindi non  facciamoci condizionare da comportamenti irrazionali non solo perché sono inutili, ma perché non sono degni di paesi che si considerano “civilizzati”…

 

di emigrazione e di matrimoni

We have forgotten the dangers of travelling

Our politicians and especially our scientists and those responsible for health, starting with the WHO must also already start thinking for the future in order to ensure that other viruses and diseases do not catch us unprepared as in these weeks

While we try to carry on with our lives within the national limits many people in Italy have mentioned a major work to show that Italy had already been hit by a terrible disease in the past. “I Promessi Sposi” (The Betrothed) by Alessandro Manzoni is rightly considered one of our Culture’s masterpieces and describes the plague of 1630, however, another work from centuries before is much more relevant for the many millions who are trying to pass the time at home.

“The Decameron” by Giovanni Boccaccio tells how a group of ten young men and women spent the days of quarantine during the plague that struck Florence in 1348. Like the Italians today they were trying to forget the horrors and risks they ran with the disease but their stories deal with the past and like us today they did not think about a future that seems even more distant.

However, while we try to pass the time in our homes we must start thinking and understanding that this international crisis, even more than the terrible diseases of recent decades, will change one aspect of our lives that had become the norm.

In fact, in enjoying the privileges of international travel, whether for business, for holidays or family reasons, we have forgotten a profound truth and we are now paying the price for this carelessness.

Travelling has risks and in our pride in the capacity of our national health systems we have not realized that there are and there will again be other dangers for which we are not prepared.

We have forgotten the real danger of smallpox, now gone from this world, just as we have forgotten the premature death of the great Italian cycling champion Fausto Coppi by malaria caused by an apparently harmless sting from a mosquito.

Furthermore, during these weeks of fears and rumours we also see the dark side of human beings who try to look for scapegoats for this international crisis and we have decided, despite the fact that the scientists have shown that the origin of the virus is natural, that there are “culprits” for our fears and the economic crisis that will hit the word not for weeks or months but probably for years.

Certificate

Many of us vaguely remember that in order to be able to travel overseas we had to have inoculations for diseases depending on the destinations. In any case, one specific inoculation was for a disease that terrified everybody, smallpox.

The newly founded World Health Organization (WHO) decided to set up a systematic worldwide campaign against this fatal disease. Therefore, together with the passport, the international traveller also had to have a certificate to show the inoculations needed to have access to specific countries.

The result was that in less than forty years the disease that was so feared now exists only in some isolated storage facilities in very secure containers held under the highest security in case the disease should return in the future in a mutated form.

And so the whole world relaxed. The scientific and medical wonders were an impassable shield to protect us from other pitfalls; however, we saw other diseases, one made by man and the others, just like COVID-1, the result of natural mutations and unfortunately, we discovered that we were not that safe.

The famous “Mad Cow” disease of the 1980s that contaminated beef was not a natural mutation but the result of the feed human beings gave cattle. That already frightened us but the only limits in our daily lives were those of not being able to eat beef for the period necessary to eliminate the contagion.

And then we had “SARS” and “A/H1N1” that spread death and terror around the world, however, without the need for restrictions and the measures we now see to prevent the spread of the coronavirus in many advanced and non-advanced countries.

What frightens us about the current coronavirus is that it has exposed the defects of the national health systems not only in Italy but in almost every country in the world, even the most “advanced”. The only effective measure, in the absence of a cure that will take who knows how long, is to block the movement of entire populations as much as possible with the results we see not only on television and in the newspapers but by the absence of activity in our daily lives.

Making this situation worse was the fact that the first country hit was a dictatorship that not only used methods that are unthinkable for western countries but, out of fear of showing weakness and problems in the country’s health system to the world, tried to keep the details of the disease secret from the world. However, what nobody knew was that, according to the latest scientific research, the virus had already reached overseas, including Italy, as early as October. Therefore too late to take the measures needed to stop the spread.

Future

Therefore our politicians and especially our scientists and those responsible for health, starting with the WHO must also already start thinking for the future in order to ensure that other viruses and diseases do not catch us unprepared as in these weeks.

Remembering that the viruses mutate we must understand that this is not if but when. Therefore, the first move we have to make is to remember that travelling has risks and, although we cannot give inoculations for diseases that are still unknown, we must then reinforce the method of tracing those who were in the zones affected, and also to ensure that our national health systems are ready to deal with these emergencies effectively and internationally.

Tracing any travellers could involve giving up a certain level of our privacy to the international bureaucracy but knowing who and when individuals and groups went to a specific country could be the essential key to guaranteeing the least spread possible of any disease.

This does not mean limiting travelling, the world’s economy is now tied in every way to international transport, whether of people for any reason or of products and setting limits would only weaken even more a world economy that is already in great difficulty.

This therefore is our challenge for the world, to remember the possible dangers of travelling and, at the same time, to ensure that we will continue to do so in the future. It will not be easy but the war won against smallpox shows we are able to do so.

But there is another issue that we must face, the one within ourselves, and it will not be at all easy.

Scapegoats

We human beings have an innate need to find scapegoats for what affects us. We will not name the scapegoats of the past who suffered because of the need to punish those who we think have hurt us. But during this period, many of us, indeed too many, have found a specific and sadly an all too easy to identify target, the Chinese.

The result is that the world’s press reports news of assaults on Asians in general thinking that they are Chinese in order to vent their rage at the country that tried to hide the virus.

There are also rumours of the usual conspiracies, of international intrigue, of leaks of material from biological weapons laboratories and other such theories but they do not take into account that, as stated above, international scientific consensus is that the origin of the virus is natural.

In looking for the “culprits” we add wrong to wrong. Blaming does not solve the situation and also risks causing problems for the future that will be hard to eliminate completely in the short term.

We must remember that the Chinese too have been victims of the virus and they are now trying to help the other countries in this period of crisis, including Italy. And let us also remember that Chinese communities have been in almost all the world’s countries for a long time and that they have no blame for what has happened in these months.

And let us also remember that this time the new disease appeared in China but nobody knows in which country the next contagion will appear and therefore let us not be conditioned by irrational behaviour not only because it is useless but because it is not worthy of countries that consider themselves “civilized”.

Il presidente Pasquale Tridico trasforma le gravi carenze dell’INPS in un vero thriller

Continua la vicenda INPS con scuse inaccettabili del presidente dell’Ente Tridico al Tg1. A giustificazione della grave violazione della privacy emersa stamane con i profili di utenti resi pubblici, il Numero Uno dell’Inps ha affermato: “avevo allertato da giorni  Governo,  Polizia Postale e Servizi Segreti di attacchi hacker sulla piattaforma per le richieste bonus”

Il presidente del’INPS fa rima con il suo nome ‘Tri…dico’ nel senso che ne ha dette tre al Tg1 una peggio dell’altra. Pur riconoscendo la gravità dell’impossibilità di presentare le domande per il bonus di 600 euro ai lavoratori autonomi, ammette anche lo scambio di schede che stamane avevamo verificato, quando è stato evidente che ognuno poteva accedere ai dati sensibili di chiunque. Secondo quanto riferisce Tridico dal piccolo schermo l’Inps sta subendo attacchi innumerevoli di hacker (?) e lui avrebbe allertato già da diversi giorni il Governo, la Polizia Postale ed addirittura i Servizi Segreti. Insomma, un vero thriller in cui la vera vittima sarebbe la stessa Inps. In seguito a tali dichiarazioni due le ipotesi: se l’enfasi usata da Tridico fosse solo una tattica giustificatoria, allora è chiaro che con superficialità  non ha tenuto conto del carico che il server dell’Inps avrebbe subìto da tutta Italia allo scoccare dell’ora x. Se al contrario quanto affermato dal presidente dell’Ente erogatore dei bonus fosse vero, allora la nostra Polizia Postale ed i nostri Servizi Segreti sarebbero poco ‘competenti’  in materia di hacker. Fatto sta che stamane sono andati in giro i dati sensibili di una popolazione già fortemente provata dall’emergenza coronavirus e, soprattutto, l’Inps si è fatta inconsapevolmente e superficialmente carico di violazione della privacy.

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La conseguenza potrebbe essere che qualche malfattore si sia impossessato dei dati di qualcun altro, chiamasi furto di identità, e non andiamo oltre perché è chiaro a chiunque cosa questa evenienza può comportare. In ogni caso viene difficile pensare che i nostri Servizi Segreti possano essere così ‘incompetenti’ visto che siamo famosi nel mondo per la nostra Intelligence. Senza andare a scomodare cotanta Istituzione, il presidente Tridico avrebbe dovuto prevenire un tale disastro nel quale, lo ricordiamo, sono venute a mancare tutte le forme di controllo ed organizzazione logistica. La piattaforma utilizzata per la raccolta delle richieste è una diretta responsabilità dell’INPS che dovrebbe avvalersi di fior fiore di informatici, l’operazione ‘richiesta bonus’ è fallita miseramente mettendo anche in piazza i dati degli utenti, chi pagherà per questa violazione che rappresenta  un reato perseguito dalla legge?

Emergenza coronavirus. Il pesce d’Aprile del bonus INPS

Il nostro giornale ha provato ad entrare nel sito INPS per verificarne il funzionamento. Quello che si vede sono le schede con i dati sensibili di altri utenti registrati

 

 

A mezzanotte di ieri è scoccata l’ora x per accedere al portale Inps e richiedere il bonus di 600 euro previsto dal Famoso Decreto Cura Italia, in aiuto ad una popolazione chiusa in casa in quarantena per il coronavirus ormai da più di un mese. Un atto dovuto che nel corso dei giorni precedenti ha subìto centinaia di polemiche per l’esigua somma messa in gioco per i tanti lavoratori che al momento non possono lavorare, che si è rivelato come l’ennesimo bluff delle nostre istituzioni. In un momento in cui la popolazione italiana è allo stremo delle forze ci mancava anche questa: il sito dell’INPS è andato in tilt in poco tempo per l’esubero di domande che gli utenti hanno presentato. Un pesce d’Aprile sicuramente involontario ma che svela tutta l’approssimazione con cui si è affrontato un problema prevedibile dopo tanti proclami dei giorni precedenti.

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In effetti appena il nostro giornale ha provato ad entrare nel sito INPS per verificarne il funzionamento non solo non si riesce ad effettuare l’accesso correttamente, ma cosa ancor più emblematica è che cominciano a venire fuori le schede con i dati sensibili di altri utenti che hanno effettuato la registrazione, con relativo Pin, come appare dagli screenshot in testa a questo articolo. Un problema che si poteva evitare ad esempio scaglionando gli utenti per orario e lettera di inizio del cognome. Ma soprattutto pensando per tempo a potenziare la piattaforma di accesso, creando magari delle sotto piattaforme regionali. Insomma, di fronte ad una popolazione più che mai provata che vive con disagio la quarantena, ed ogni giorno si sente ripetere che le mascherine di protezione stanno arrivando, che i posti che mancano in terapia intensiva stanno per essere sostituiti dal supporto dell’esercito, ci mancava questo scivolone dell’INPS a dimostrazione del fatto che tutto si poteva prevedere per fare ‘il meglio’.  E soprattutto alla luce di questa anomalia è evidente la difficoltà delle Istituzioni che, nello stesso momento in cui hanno garantito la continuità dei servizi utilizzando la tecnologia digitale, si sono rivelate incapaci ed inaffidabili nell’assicurare i servizi essenziali al cittadino.

 

La foto in evidenza rivela i dati sensibili che sono visibili sul sito dell’INPS. È stata nostra cura coprire i dati sensibili per tutelare gli sfortunati cittadini in questione.

La delegazione italiana PPE al Comitato delle Regioni: l’UE cambi subito rotta

Il documento individua le misure essenziali per affrontare la crisi economica conseguente alla pandemia da Coronavirus

Un appello rivolto dalla delegazione italiana al Comitato europeo delle Regioni a  Apostolos Tzitzikostas, Presidente del Comitato ed a Olgierd Geblewicz, Presidente del Gruppo PPE-EPP sulle misure essenziali per rilanciare l’Unione Europea di fronte alla drammatica crisi economica determinata dalla pandemia del COVID19.

Con la nota Presidenti e Vicepresidenti di Regione, Presidenti di Consigli regionali, Presidenti di Provincie, Sindaci, consiglieri provinciali e comunali, membri che costituiscono la delegazione italiana del Partito popolare al Comitato europeo delle Regioni, chiedono un deciso intervento del Comitato sulle istituzioni europee per rilanciarne subito gli obiettivi di solidarietà, coesione, progresso. 

L’appello parte dalla constatazione che l’Europa: “si trova dinanzi alla crisi più grave, ma anche alla più grande opportunità dalla sua fondazione” e che “dagli effetti determinati dalla pandemia del COVID-19 può emergere un’Europa più egoista e più frammentata, e le ultime controverse vicende evidenziano alcune preoccupanti tendenze in tal senso, oppure un’Unione più forte e più simile a quell’Europa dei popoli, naturale evoluzione del progetto originario scaturito dalle idee dei fondatori”.

I componenti italiani del Comitato delle Regioni rilevano che “le idee che hanno guidato la politica economica europea (politiche di austerità, fiscal compact, patto di stabilità etc.), già forzate e contorte, sono ormai divenute incompatibili con i bisogni e le ansie dei cittadini che chiedono un’Europa solidale e capace di ricostruire un futuro di coesione e crescita” e rilevano che “l’Europa dei diritti e della democrazia non può essere uguale a quella che oggi tarda persino a trovare la convergenza per darsi un bilancio comune superando rigorismi che hanno drammaticamente aumentato i divari economico-sociali al suo interno e ne hanno indebolito, se non pregiudicato, la competitività internazionale”.

Il documento individua le misure essenziali per affrontare la crisi economica conseguente alla pandemia da Coronavirus: “il pareggio di bilancio valga solo per le spese correnti, liberando quelle per investimenti, si varino i “bond europei per la ripresa” (European Recovery bond) senza condizionalità, la politica fiscale possa essere utilizzata in funzione anticongiunturale, anche a costo di aumentare il deficit pubblico, sia archiviato il modello di sorveglianza sui bilanci fondato su parametri inaffidabili e dannosi, vengano consolidate e rafforzate le scelte operate in materia di aiuti di stato per sostenere la ripresa”, e conclude  affermando che “é l’ultima occasione per salvare l’Europa, non perdiamola”

Firmatari: Alberto ANCARANI (Cons. com. Ravenna), Gaetano ARMAO (Vicepres. Reg. Siciliana), Vito BARDI (Pres. Reg. Basilicata), Sergio CACI (Sindaco Montalto di Castro), Alberto CIRIO (Pres. Reg. Piemonte), Alessandro FERMI (Pres. Cons. Reg. Lombardia), Mariadele GIROLAMI, (Cons. Prov. Ascoli Piceno), Arno KOMPATSCHER (Pres. Prov. Aut. Bolzano), Giorgio MAGLIOCCA (Pres. Prov. Caserta), Roberto PELLA (Vicepres. ANCI), Alessandro ROMOLI (Cons. Prov. Viterbo), Donato TOMA (Pres. Reg. Molise), Piero Mauro ZANIN (Pres. Cons. Reg. Friuli-Venezia Giulia).

fonte: Assessorato dell’Economia Regione Siciliana

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