Ombre silenziose abbracciate alla loro piccola tecnologia

La comunicazione tramite messaggi vocali o messaggi in chat non è una comunicazione: è la distruzione del linguaggio

Di Anna Maria Antoniazza

Pensiamo spesso a chi ci ha fatto del male e soprassediamo invece al pensiero più bella della nostra vita che è quello legato alle persone che ci hanno voluto bene veramente.

Trascorriamo anni magari perdendo tempo dietro a chi non ci dà valore, è incapace di farci crescere, privo di stimoli, da cui finiamo per dipendere solo in virtù dell’abitudine di un aperitivo o di un incontro al bar vicino casa.

Chi ci ha voluto bene veramente spesso non rappresenta una presenza costante della nostra vita. Sono le persone con cui non scambiamo in continuazione messaggi su whatsapp: le chiamiamo direttamente come ai vecchi tempi in cui i social network non invadevano così tanto le nostre vite, in un esibizionismo inutile e poco riflessivo.

La comunicazione tramite messaggi vocali o messaggi in chat non è una comunicazione: è la distruzione del linguaggio, l’uso della parola nella sua continuità, nell’ascolto dei silenzi altrui, nell’improvvisazione di un ricordo, in un abbraccio emotivo che tutto unisce e solidifica.

Torniamo a parlarci, non a scriverci. E se proprio dobbiamo scrivere qualcosa limitiamoci ad inviare la nostra posizione alla persona che dobbiamo incontrare.

Non abusiamo di questi strumenti di tortura del linguaggio, che uccidono parole e modi di dire: non vanifichiamo la nostra lingua, le straordinarie conversazioni che possiamo avere in virtù di mezzi elettronici che spezzano la continuità del pensiero e dell’interazione umana, che lasciano troppa sospensione, che separano senza mai unire veramente.

Siamo fatti per parlarci, per guardarci negli occhi: non per scriverci. Abbiamo una forza nella parola pronunciata, dalla semplice chiacchera occasionale al grande ritrovo di chi non vedi da tempo che ancora dobbiamo riscoprirne il valore.

Siamo fatti per abbracciarci, per vivere momenti insieme, nella realtà del quotidiano, non nelle chat o in stupidi messaggi vocali che commentano una vita priva di un vero contatto con il prossimo, con l’Altro.

Le persone quando cammino per strada neanche si guardano più: sono ombre silenziose abbracciate alla loro piccola tecnologia che li illumina di un tetro fantasma. Quello della solitudine incombente, dell’assenza di sguardi, di attenzioni, dell’isolamento sociale. E mai come ora abbiamo bisogno di tornare ad avere un contatto umano, quello che si respira quando ci si incontra e non si guarda in continuazione il cellulare rimanendo vittime inconsapevoli di alert, notifiche e click buttati a caso.

Abbiamo tutti una vita che vale molto di più e che solo l’intimità di due persone che si incontrano è in grado di santificare.

Del resto “Che maledetto vizio ha l’infinito. Ha tutto l’universo a disposizione e va a nascondersi dentro uno sguardo.” (cit. F. Caramagna)

“Ci vediamo al Caffè”: una piazza virtuale nazionale a sostegno delle persone con demenze e dei loro famigliari

Iniziativa nata in Calabria ed estesa a tutta Italia: relazioni di aiuto e occasioni di confronto online per migliorare qualità di vita e livelli di consapevolezza. In programma anche attività in diversi comuni del Catanzarese

Una grande piazza virtuale nazionale per le persone con demenze e per i loro famigliari. Si tratta del progetto “Ci vediamo al Caffè”.  L’iniziativa nasce in Calabria e sarà presentata l’11 settembre, alle ore 11, a Catanzaro. Tre gli enti promotori: l’associazione “Ra.Gi.”, la cooperativa sociale “Co. Ri. S. S.” e l’associazione “PerLe Demenze. Famiglie Unite Calabria”. Il progetto prevede una serie di incontri online per ascoltare, informare e sostenere le persone che vivono ogni giorno sulla loro pelle o sulla pelle dei loro cari l’esperienza dell’Alzheimer, del Parkinson e di altre patologie neurodegenerative. L’obiettivo è quello di favorire il miglioramento della qualità di vita delle persone malate e dei familiari che se ne prendono cura. Un traguardo che si vuole raggiungere grazie a una piattaforma digitale da dedicare allo svolgimento di “Alzheimer caffè” con la partecipazione di operatori specificamente formati e di esperti in vari ambiti di intervento.

Gli “Alzheimer caffè” online partiranno entro l’autunno. In parallelo, il progetto guarda anche ai territori. In programma, infatti, l’attivazione entro ottobre di “punti di ascolto”, uno per ogni comune partecipante, servizi in sede da avviare in cinque comuni del Catanzarese: Botricello, Chiaravalle Centrale, Pianopoli, Soverato e Tiriolo. In ognuno di questi ambiti comunali, in programma anche l’avvio di “Alzheimer caffè” in sede a partire dal 2021, quando ci saranno le piene condizioni di sicurezza rispetto ai rischi legati al coronavirus. In ogni caso, restano ferme per tutta la durata annuale del progetto le attività online, relazioni di aiuto e occasioni di confronto possibili anche “a distanza”, grazie al digitale. Un modo per esserci sempre e comunque, oltre le barriere della lontananza fisica e per colmare in parte la carenza di servizi territoriali avvertita su scala regionale e nazionale.

Si potrà accedere gratuitamente alla piattaforma online andando su www.formazioneteci.com 

L’iniziativa è in linea con l’approccio portato avanti dalla “Ra.Gi.” promuovendo tra le altre cose i percorsi di inclusione sociale delle “comunità amiche delle persone con demenze” nella città di Catanzaro e a Cicala, comune della presila catanzarese conosciuto a livello nazionale come il primo borgo calabrese “dementia friendly”.

Perchè alla Cina viene concesso tutto?

Cosa sono in realtà i diritti umani violati? E soprattutto, chi dovrebbe far applicare la carta Universale dei Diritti Umani, quando questi sono calpestati e non lo fa?

di Paolo Buralli Manfredi e Giuseppe Cossari (CTIM Australia)

Articolo 1: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità̀ e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Cosa sono in realtà i diritti umani violati? E soprattutto, chi dovrebbe far applicare la carta Universale dei Diritti Umani, quando questi sono calpestati e non lo fa?

In tutto il mondo mentre scriviamo queste nostre riflessioni si stanno svolgendo almeno 36 guerre che, su di un Pianeta che conta, se non ricordiamo male, 196 Nazioni riconosciute è un numero importante e da non sottovalutare.

Intere popolazioni vengono private dei diritti fondamentali che ogni Essere Umano dovrebbe aver garantito, e la gravità sta nel fatto che non esiste un vero ente che sia al disopra d’interessi economico-finanziari, che possa essere portatore di giustizia in tutte quelle aree del mondo dove gli Esseri Umani soffrono nella totale indifferenza delle Nazioni cosiddette “evolute e civilizzate!” e per questo nel sotto titolo ci chiediamo: “chi dovrebbe far applicare la carta Universale dei Diritti Umani, quando questi sono calpestati e non lo fa?”.

Fatta questa premessa, il nostro pensiero ci porta in quella Nazione che sembra ormai intoccabile, la Cina, cui tutto è concesso e dovuto. Sì, perché nonostante abbia creato con la pandemia partita da Wuhan, cosa ormai accettata anche dai cinesi stessi, la più grande crisi economico-finanziaria mondiale dal dopo guerra, gli si concede anche, senza che nessuno apra bocca, di perseverare nell’oppressione del Popolo Tibetano che da più di sessant’anni viene sistematicamente punito e torturato, di muoversi con disinvoltura nel Continente Africano dove, rumors a volte anche molto autorevoli, la ritengono fiancheggiatrice delle forze che hanno condotto il colpo di Stato nel Mali, area questa che le permetterebbe di controllare a piacimento le migrazioni verso il Nord Africa.

E che dire di come sta aggredendo senza pietà gli Uiguri? Per i meno informati, gli Uiguri sono una minoranza cinese di religione Musulmana cui il Governo cinese da qualche anno sta riservando il trattamento tipico dei governi a trazione comunista, ed in questo caso aggiungerei Maoista. Gli Uiguri, come lo sono i Tibetani, hanno solo la colpa di credere nella loro fede religiosa, nel Corano e di praticarlo senza nuocere a nessuno, ma questo per il comunismo che, badate non ve lo ricorda nessuno ma esiste ancora, non è possibile ed a oggi dati ovviamente non ufficiali ci dicono che il regime, denominato “Repubblica Popolare Cinese”, abbia fatto più vittime dell’Olocausto compiuto dai nazisti.

Va ricordato inoltre, che milioni di persone, Tibetani, Uiguri, dissidenti non in linea col regime, vengono deportate nei campi di “rieducazione”, campi che, ricordiamo, oltre ad essere punitivi e disumani, sono utilizzati per produrre prodotti a basso costo che noi ben pensanti e puri acquistiamo nei loro negozietti sparsi in tutto il mondo.

Noi dunque ci chiediamo perché il nostro Governo non si sia allineato a quello Australiano ed al suo storico alleato, gli Usa, nel criticare il Governo di Pechino? E perché non chiede conto delle atrocità che da molti anni si attuano in quel vasto e popoloso territorio? E come mai la “Non” Unione Europea parla di diritti violati in Bielorussia, propone sanzioni alla Russia, all’Iran, alla Siria all’Ucraina e si inchina di fronte alla Cina senza dire una sola parola?

Chiudiamo queste nostre riflessioni  ricordando al Popolo italiano che lasciare l’Aquila per stringere la mano al Dragone potrebbe avere gravi conseguenze e ricordiamo a tutti che lo spauracchio del fascismo che, di fatto non esiste più, dovrebbe essere sostituito dal timore reale di ciò che ancora esiste, il Comunismo, quello vero, quello che miete ancora milioni di morti, quello dove ogni giorno vengono calpestati i più basilari diritti umani, quello dove ancora viene utilizzata la tortura, quello dove l’opinione personale contraria non può esistere, quello cui il nostro governo strizza l’occhio; ed ancora chiediamo: perché i grandi giornali tutti i santi giorni utilizzano le loro prime pagine per raccontarci del virus asintomatico e non ci raccontano cosa sta accadendo nel mondo? Come sta cambiando la geopolitica mondiale? e soprattutto, perché non si chiede pubblicamente al Governo tramite le loro prime pagine come mai si sceglie di far affari con uno dei Governi, nei fatti, meno democratici del mondo?

Fiume 2020:  Centenario dello Stato libero di Fiume

Nel 98.mo del Colpo di Stato che lo abbattè. Il ripercorso storico di chi la storia di Fiume l’ha vissuta davvero. Da leggere sino in fondo per conoscere e non dimenticare

di Rodolfo Decleva

Dopo le copiose Celebrazioni dell’Impresa di D’Annunzio avvenute nello scorso anno, questo dovrebbe essere l’anno in cui storicamente si dovrebbe ricordare il seguito di quegli eventi che si aprirono in parallelo con la lotta fratricida del Natale di Sangue tra regolari dell’Esercito italiano e i Dannunziani per poi arrivare a Fiume Stato Libero e Indipendente.

E invece prevale un silenzio generale dei Media.

Mi riferisco a quando D’Annunzio – deciso a non obbedire al Governo di Roma – proclamò il 12 Agosto 1920 a Fiume la Reggenza Italiana del Carnaro, una entità indipendente che egli dichiarava di governare per conto del Re d’Italia pur col suo augusto rifiuto. E la Reggenza venne estesa anche a territori croati che mai erano stati italiani come le isole di Veglia e di Arbe.

Fu a quel punto che Italia e Jugoslavia (allora Regno dei Serbi, Croati e Sloveni) decisero di comune accordo di rinunciare alla città contesa firmando nella Villa Spinola di San Michele di Pagana il Trattato di Rapallo del 12 Novembre 1920 impegnandosi a proteggere il nuovo Stato Libero. I confini della città vennero più o meno rapportati a quelli che la città aveva nell’Impero austro-ungarico dove godeva della massima autonomia in quanto “Corpo Separato annesso alla Corona Ungarica”, istituito con atto del 23 Aprile 1779 di Maria Teresa d’Austria, Regina Regnante d’Austria, Ungheria, Croazia e Slavonia.

Gabriele D’Annunzio lasciò la città il 12 Gennaio 1921 dove la popolazione era ancora spaventata dalle sue nuove proposte sociali e libertarie, che avevano fatto affluire in città anarchici, comunisti, fascisti, arditi, intellettuali, esaltati di ogni genere oltre che giovani affascinati dal cambiamento che originava dall’esperimento fiumano. Un mondo foresto, disordinato e violento che niente aveva da spartire con i fiumani e che vi avevano facile accesso non essendo controllati i confini malgrado i blocchi navale e terrestre. La stessa sicurezza dei cittadini si sentiva seriamente pregiudicata mentre languivano le attività economiche e quelle portuali. Inoltre i Danunziani cominciavano a simpatizzare per le nuove idee fasciste che arrivavano da Trieste e dalla Toscana.

A capo degli autonomisti fiumani era Riccardo Zanella, leader del Partito Autonomista, costituito da Michele Maylender sin dal 1896 durante il periodo ungherese. Già tre mesi dopo l’arrivo festoso di D’Annunzio a Fiume, l’Idillio tra lui e i fiumani si era spento quando il Consiglio Nazionale Italiano di Fiume – ripristinato nelle sue funzioni dallo stesso D’Annunzio – votò con una maggioranza di 48 voti a favore e 6 contrari una nuova proposta del Governo Nitti che nei fatti portava alla fine dell’esperienza dannunziana, liberata dal giuramento “Fiume o Morte”.

E così – essendo intervenuto il nuovo Accordo tra Italia e Jugoslavia, in data 24 Aprile 1921 i fiumani furono chiamati ad un referendum pro o contro lo Stato Libero.

Quando in città si sparse la notizia che stavano vincendo gli autonomisti, i Dannunziani e gli Irredentisti guidati da Riccardo Gigante – già Sindaco di Fiume nel periodo dannunziano – e fascisti triestini guidati da Francesco Giunta invasero i seggi e bruciarono le urne, ma il gesto fu inutile perché i Verbali delle votazioni erano già in mano notarile.

Riccardo Zanella vinse in città con 4482 voti contro 3318 e nel territorio fiumano i voti furono 1632 voti contro 122: in totale, 6114 fiumani a favore dello Stato Libero contro 3440 per l’annessione all’Italia.

Fu una vittoria schiacciante grazie anche ai croati fiumani e ai fiumani di altre nazionalità che votarono per lo Stato Libero per non diventare italiani. Ma passarono solo pochi altri giorni e gli Irredentisti con un colpo di mano si impadronirono del Municipio nominando un Governo Eccezionale con a capo Riccardo Gigante.  Questo fatto costrinse gli esponenti dell’autonomia a fuggire a Buccari (Bakar) nel vicino territorio croato. Era il 27 Aprile 1921, ma il fermo intervento del Commissario Straordinario Caccia Dominioni, in rappresentanza del Governo italiano, indusse Gigante a sospendere la violenta illegalità e consegnare il potere al nuovo sindaco Salvatore Bellasich subito il giorno successivo.

Rientrati a Fiume gli autonomisti, si procedette quindi alla formazione di un Governo Provvisorio dello Stato Libero e finalmente il 5 Ottobre 1921 si giunse alla nomina di una Assemblea Costituente che elesse a Presidente Riccardo Zanella, il quale trovò da subito il suo compito molto difficile non solo per il boicottaggio degli Irredentisti in seno alla Costituente, ma anche per la difficoltà di reprimere i disordini che quotidianamente scoppiavano in città.

L’incidente più grave avvenne il 27 Giugno 1921 quando si venne a sapere che il Porto Baross (scalo legnami del porto di Fiume) e il Delta dell’Eneo sarebbero stati assegnati alla futura Jugoslavia in cambio della sua rinuncia su Fiume. Ci furono 5 morti tra i civili, uccisi dagli Alpini italiani, tra cui il giovane Glauco Nascimbeni, al quale poi venne intitolata una strada.

Purtroppo i lavori dell’Assemblea Costituente proseguiranno con lentezza e cresceranno le difficoltà quotidiane a causa dei boicottaggi dannunziani, mentre gli scontri e le violenze stavano diventando ormai quotidiane. Nei primi tre mesi del 1922 la situazione precipitò: il 28 Febbraio la Guardia fiumana di Zanella uccise in uno scontro il Legionario Alfredo Fontana, il primo Marzo fu sequestrato dai fascisti un giovane fiumano e il 2 Marzo venne ucciso da ignoti un giovane fascista pisano. E ciò in aggiunta a tante altre violenze.

Tutti questi disordini erano concertati dagli oppositori dello Stato Libero e in particolare dal Ten. Ernesto Cabruna, Medaglia d’Oro per memorabili azioni di battaglie aeree nel corso della Grande Guerra, e in seguito Medaglia d’Oro al Valore Fiumano. Una Via di Genova Quinto è a lui intitolata. Era stato Gabriele D’Annunzio ad affidargli l’incarico di operare a Fiume per completare positivamente l’Impresa iniziata a Ronchi. E così il Ten. Cabruna il 3 Marzo 1922 organizzò un’azione armata contro Zanella prendendo spunto dall’uccisione del Legionario Fontana.

Dopo 6 ore di disperata resistenza, quando le cannonate dei rivoltosi stavano arrivando sul Palazzo del Governatore, il Presidente Riccardo Zanella si arrese e dopo avere firmato due lettere di dimissioni fu prelevato e portato a Pola insieme al suo Ministro dell’Interno Mario Blasich. Qui fu poi rimesso in libertà e attraverso varie peripezie egli potè ricongiungersi con i circa 2.000 autonomisti che si erano rifugiati in territorio croato nella zona da Sussak a Buccari per sfuggire alle violenze fasciste. A seguito di un nuovo attentato, fortunatamente sventato contro la sua persona, Zanella e i suoi Ministri si spostarono a Portorè (Kraljieviza) dove rimasero isolati e in precarie condizioni economiche.

Si concluse così la breve vita dello Stato Libero fiumano nato il 12 Novembre 1920, vittima di un Colpo di Stato orchestrato dagli Irredentisti fiumani, supportato in massima parte dal neo costituito Fascio triestino, con l’intervento di tre Deputati fascisti del Parlamento italiano ( G.B. Giuriati, Alberto De Stefani e Francesco Giunta) e con la connivenza delle Forze militari italiane alle quali erano affidati l’ordine e la protezione. Il determinante apporto triestino ai disordini fiumani fu dettato dalle grandi preoccupazioni triestine per la perdita di traffici che sarebbero sopravvenuti a seguito dell’immancabile sviluppo dell’emporio fiumano.

Il Presidente Riccardo Zanella non rientrò mai più a Fiume. Visse a Belgrado sino all’assassinio di Re Alessandro di Jugoslavia e – non sentendosi più al sicuro perché controllato in quanto antifascista – si trasferì a Parigi. Con la caduta della Francia nella seconda Guerra Mondiale, venne arrestato su segnalazione di Roma e internato nel Campo di Disciplina di Le Vernet nei Pirenei per 13 mesi, dove anche un altro fiumano, Leo Valiani, aveva fatto la stessa esperienza. Al termine del secondo conflitto mondiale si trasferì a Roma dove cercò di salvare le sorti della nostra sfortunata città. Costitui’ un Ufficio di Fiume in Via dei Giustiniani 5 a Roma, ma con scarso successo. 

25 anni di forzato esilio da Fiume e il silenzio imposto dal Regime sulla sua opera, avevano azzerato il suo ricordo tra i fiumani. Morì in povertà nel Campo Profughi di Trastevere nel  1959.

Padre Flaminio Rocchi, profugo da Neresine (Cherso),  scrisse parlando di lui: “Ho quasi pianto quando lo visitai la prima volta in una stanza fredda, senza finestre, nel Campo Profughi della Caserma “Lamarmora” in Trastevere a 200 metri dal mio Convento. Un letto nascosto da un telo, tanta povertà squallida e una dignità rigida. Lo avevano sfrattato dall’appartamento di Via Sicilia che De Gasperi gli aveva  assegnato come ex Presidente dello Stato Libero di Fiume. Sul tavolo del Campo Profughi gli lasciavo pacchi di viveri della Pontificia Commissione di Assistenza arricchiti con qualche furto nella dispensa  del Convento. Era un amico, ma un povero amico e mi vergognavo più io nel dare che lui nel ricevere”.

Rodolfo Decleva è nato a Fiume l’8 Gennaio 1929.

Esule da Fiume nel Febbraio 1947, completò il corso di studi superiori al Collegio “N. Tommaseo” di Brindisi e nel 1954 si laureò in Economia e Commercio presso l’Università di Bari.

Assunto alla Camera di Commercio di Genova nel 1955, divenne Vice Segretrio Generale  specializzandosi nella Promotion dell’Export, costituendo vari Consorzi per l’Esportazione e il Centro Regionale Ligure per il Commercio Estero, di cui divenne Direttore nel 1980.

Per vari anni fu Segretario Italiano dell’ASCAME – Assemblea delle Camere di Commercio del Mediterraneo – Barcellona, Spagna.

Autore di varie pubblicazioni di settore, promosse sul piano nazionale la formazione di operatori per il commercio con l’estero attraverso Conferenze e Corsi di aggiornamento.

Nel 1976 fu audito dal Senato della Repubblica in qualità di Esperto nella delicata materia degli illeciti valutari.

Dal 1988 al 1990 fu Esperto di Mondimpresa – Roma insegnando le tecniche dell’export agli Operatori siciliani.

Nello sport della Vela, è stato Atleta, Dirigente di Circolo, collaboratore FIV e per 23 anni Giudice Internazionale.

Per i suoi meriti sportivi gli venne conferita nel 1995 dal CONI la Stella d’Oro per Meriti Sportivi. Insignito inoltre dall’Unione Sportiva Marinara Italiana quale “Maestro del Mare”.

Nel 2005 ricevette dalla città di Keokuk, Iova, USA, le Chiavi della città e un Attestato di Benemerenza “For being caught doing good”.

Dal 1960 al 1993 Giornalista pubblicista.

Dal 1981 al 1988 Direttore Responsabile del quindicinale “Informazioni Commerciali per il Commercio Estero.

Nel 2019 inserito da “AFIM Associazione dei Fiumani Italiani nel Mondo” di Padova nell’Albo d’Oro delle Personalità Fiumane Illustri.

Webinar di presentazione Confassociazioni Media & Informazione. Partecipa il Presidente Nazionale Angelo Deiana

Giovedì 10 Settembre alle 18 si terrà il webinar online di presentazione del settore confederale “Media e Informazione”. Il nuovo branch si propone di mettere in rete i diversi attori, anche informali, di questo settore. Parteciperà il Presidente di Confassociazioni Angelo Deiana.

di Carmelo Cutuli

Confassociazioni, l’espressione unitaria delle federazioni, dei coordinamenti, delle associazioni, delle imprese e delle persone che svolgono o rappresentano attività professionali in Italia e in Europa, presenta agli stakeholder il neocostituito settore confederale “Media & Informazione”.

Obiettivo della nuova branch di Confassociazioni è quello di mettere in rete i diversi attori di questo settore, purtroppo oggi molto frammentato e poco sostenuto specialmente quando si parla di online, favorendo l’interazione tra gli associati e il Sistema Confassociazioni, una vasta rete multisettoriale dove i media possono trovare i loro naturali partner e contribuire allo sviluppo di opportunità di rete.

La struttura direttiva, presieduta da Carmelo Cutuli, è composta da: Francesco Pira, Vice Presidente; Michele Ficara Manganelli, Responsabile Area Svizzera Italiana; Carlo Giovannelli, Responsabile Area Nord; Alessandro Conte, Responsabile Area Centro Italia; Tiziana Primozich, Responsabile Area Sud; Patrizia Paesano, Responsabile Area Isole; Giulia Reina, Vice Segretario Generale.

Il prossimo 10 settembre, alle ore 18.00, si terrà un incontro online su piattaforma zoom a cui interverranno il Presidente di Confassociazioni, Angelo Deiana, e ed il Presidente di Confassociazioni Media & Informazione, Carmelo Cutuli, con la moderazione di Alessandro Conte, Direttore Responsabile di EuropeanAffairs.it, insieme ai responsabili di area.

“Nel corso dell’incontro – dichiara il Presidente di Confassociazioni, Angelo Deiana – illustreremo le potenzialità del Sistema Confassociazioni, la rete delle reti professionali con oltre 1.180.000 iscritti, di cui 210.000 imprese e 678 associazioni professionali confederate in tutto il territorio nazionale che, da oggi, apre l’iscrizione anche alle testate digitali e loro aggregazioni, quali associazioni, syndication e network, come pure a singoli professionisti o partite iva che esercitano attività media come i blogger, content manager e social media manager.”

Per partecipare e ricevere le credenziali di accesso zoom al webinar  è necessario iscriversi con mail a [email protected].

La Lidu onlus partecipa al dolore per la prematura perdita di Claudia Corinna Benedetti

Attivista per i diritti umani, presidente dell’Osservatorio nazionale permanente sulla sicurezza (Onps), ed Ambasciatrice di Pace per l’Onu, si è spenta dopo lunga malattia Claudia Corinna Benedetti. Il cordoglio della Lega Italiana dei Diritti per l’Uomo

Il mondo dei diritti umani ha perso ieri una delle attiviste più impegnate nel nostro Paese. Ci ha lasciato dopo grave malattia Claudia Corinna Benedetti presidente dell’Osservatorio nazionale permanente sulla sicurezza (Onps), ed Ambasciatrice di Pace per l’Onu. Collaborava da tempo con il gruppo Donne e Pari Dignità della Lidu onlus presieduto da Maricia Bagnato Belfiore che ne dà il triste annuncio insieme al presidente Eugenio Ficorilli. La Lega Italiana dei diritti dell’Uomo si stringe alla famiglia di Claudia Corinna nell’ultimo doloroso abbraccio.

Da molto tempo Claudia si occupava di elaborare proposte di legge, interrogazioni, interpellanze parlamentari relazioni, dichiarazioni di voto per vari Deputati e Senatori, sempre nel segno della tutela dei diritti umani. Laureata in Giurisprudenza, donna attenta e dai toni moderati, non esitava ad alzare i toni quando si trattava di difendere i più deboli. Celebri le sue battaglie contro la violenza alle donne che da diversi anni conduceva in tandem con Maricia Bagnato Belfiore presidente a sua volta della commissione Donne e pari Dignità della Lega italiana dei diritti dell’Uomo (Lidu onlus). Proprio nel 2019 durante la celebrazione della Giornata Mondiale contro la violenza alle Donne ( 25 novembre), nella sede della Lidu onlus avevano stilato un’ipotesi di programma da presentare alle Istituzioni competenti. In quella occasione le attiviste presenti avevano ascoltato la dolorosa storia di Katia Villirillo che, impegnata a Crotone a salvare ragazze da droga e prostituzione, aveva subìto la morte del proprio figlio Giuseppe, assassinato da un componente della malavita organizzata sotto gli occhi della madre che voleva difendere. In quella occasione venne alla luce la necessità di supportare le famiglie che, vittime di femminicidi, assassinii e violenza di ogni genere anche verso i minori, non trovano più la forza di reagire e continuare a lottare per la vita. Ricordo Claudia Corinna che insieme a Maricia decisero l’alleanza tra le nostre due associazioni per trovare insieme un punto di apertura su questi temi da parte delle istituzioni competenti.

Poi l’aggravarsi della salute di Claudia Corinna che come sempre e con grande dignità ha sofferto ed affrontato in silenzio. Fino a ieri, quando il marito Gianfranco ha reso nota la sua dipartita che ha lasciato tutti noi nel totale sconforto per la perdita di una così grande donna. Nel 2011 era stata insignita dall’Onu come Ambasciatrice di Pace con questa motivazione: Nello spirito della propria missione di stabilire la pace nel mondo la Interreligiose and International Federation for World Peace riconosce quale ambasciatori di pace quelle persone la cui vita esemplifica l’ideale del vivere per gli altri e che dedicano se stessi alla attuazione degli ideali, valori morali universali, unione familiare, la cooperazione interreligiosa, l’armonia internazionale, il rinnovamento delle Nazioni Unite, la promozione della responsabilità nell’informazione e la costituzione della cultura della Pace. Trascendendo le barriere razziali nazionali e religiose, gli ambasciatori di pace contribuiscono alla realizzazione della speranza di ogni generazione, un mondo di pace e unità nel quale la dimensione spirituale e materiale della vita sono in armonia.

“Mi è stata vicina sempre con i suoi consigli legali ed il suo affetto” ha riferito al nostro giornale Caterina Villirillo madre di Giuseppe Parretta assassinato per difenderla da un pregiudicato oggi condannato all’ergastolo.

“Una grande amica ed una grande donna in difesa del rispetto dell’altro, contro ogni forma di discriminazione, di sopraffazione e violenza e per la tutela dei diritti umani e della pace – spiega con vivo dolore Maricia Bagnato Belfiore – un altra importante colonna a tutela dei diritti umani che ci lascia nello sconforto più grande, con lei perdiamo la sua saggezza, la sua conoscenza e la sua enorme generosità”

Anche il presidente della Lidu onlus Eugenio Ficorilli esprime il suo cordoglio al marito ed alla famiglia tutta, ricordando le molteplici attività svolte in sinergia con la cara Claudia Corinna Benedetti.

E per me che scrivo: abbiamo perso una donna eccezionale, ci mancherai Claudia, hai lasciato un vuoto difficile da riempire perchè sei stata competente, generosa, simpatica ed accogliente. Tante le cose da fare ancora insieme, ma sta sicura che continueremo seguendo il tuo grande esempio. 

I funerali si svolgeranno nella Parrocchia S. Anna, via Torre Morena 61, Ciampino, domani 2 settembre alle ore 15.

26 Luglio 1963 Berlino John Fitzgerald Kennedy – 29 Agosto 2020 Robert F. Kennedy Junior

L’isola che non c’è, milioni di persone ignorate dai professionisti dell’informazione.

di Paolo Buralli Manfredi   e Giuseppe Cossari (CTIM Australia)

Correva l’anno 1963 e Berlino durante la guerra fredda era il centro del mondo dove si combatteva per la Democrazia e dove le libertà di una parte della Germania, che si riunì nel 1989 con la caduta del muro di Berlino Est, erano compresse da una dittatura, quella comunista, che non faceva sconti a coloro che sognavano e cercavano la Libertà che era a pochi passi: “aldilà di quel maledetto muro!”.

E se pur con differenze importanti, anche in questo giorno, Berlino ritorna ad essere il centro del mondo, quel mondo che non ci sta alle privazioni delle Libertà e che si ribella al tentativo di sottomissione condotto tramite una dittatura sanitaria priva di prove scientifiche reali e le parole di John Fitzgerald Kennedy riportate qui sotto, con qualche correzione, potrebbero ben adattarsi a ciò che il mondo sta vivendo da otto mesi grazie al coronavirus 8+1 che sta privando le Libertà personali della quasi totalità delle popolazioni del Pianeta.

John Fitzgerald Kennedy 26 Luglio 1963 Berlino

“Sono orgoglioso di venire in questa città ospite del vostro onorevole sindaco, che ha simboleggiato per il mondo lo spirito combattivo di Berlino Ovest. E sono orgoglioso sono di visitare la Repubblica Federale con il vostro onorevole Cancelliere che da così tanti anni guida la Germania nella democrazia, nella libertà e nel progresso, e di essere qui in compagnia del mio concittadino americano Generale Clay che è stato in questa città durante i suoi momenti di crisi, e vi tornerà ancora, se ce ne sarà bisogno.
Duemila anni fa, il più grande orgoglio era dire “civis Romanus sum” Oggi, nel mondo libero, il più grande orgoglio è dire “Ich bin ein Berliner.” ( io sono Berlinese).
Ci sono molte persone al mondo che non capiscono, o che dicono di non capire, quale sia la grande differenza tra il mondo libero e il mondo comunista. Che vengano a Berlino. 
Ce ne sono alcune che dicono che dicono che il comunismo è l’onda del progresso. Che vengano a Berlino. Ce ne sono alcune che dicono, in Europa come altrove, che possiamo lavorare con i comunisti. Che vengano a Berlino. 
E ce ne sono anche certe che dicono che sì il comunismo è un sistema malvagio, ma permette progressi economici. Lass’ sie nach Berlin kommen. (lasciateli venire a Berlino)
La libertà ha molte difficoltà e la democrazia non è perfetta. Ma non abbiamo mai costruito un muro per tenere dentro i nostri, per impedir loro di lasciarci. Voglio dire a nome dei miei compatrioti che vivono a molte miglia da qua dall’altra parte dell’Atlantico, che sono distanti da voi, che sono orgogliosi di poter dividere con voi la storia degli ultimi 18 anni. Non conosco nessun paese, nessuna città, che è stata assediata per 18 anni e ancora vive con vitalità e forza, e speranza e determinazione come la città di Berlino Ovest. 
Mentre il muro è la più grande e vivida dimostrazione dei fallimenti del sistema comunista tutto il mondo lo può vedere ma questo non ci rende felici; esso è, come il vostro sindaco ha detto, è una offesa non solo contro la storia, ma contro l’umanità, separa famiglie, divide i mariti dalle mogli, ed i fratelli dalle sorelle, divide un popolo che vorrebbe stare insieme. 
Quello che è vero per questa città è vero per la Germania: una pace reale e duratura non potrà mai essere assicurata all’Europa finché ad un quarto della Germania è negato il diritto elementare dell’uomo libero: prendere una decisione libera. In 18 anni di pace e benessere questa generazione di tedeschi ha guadagnato il diritto ad essere libera, incluso il diritto di unire le famiglie, a mantenere la propria nazione in pace, in buoni rapporti con tutti.” 
Voi vivete in una isola difesa di libertà, ma la vostra vita è parte della collettività. Consentitemi di chiedervi, come amico, di alzare i vostri occhi oltre i pericoli di oggi, verso le speranze di domani, oltre la libertà della sola città di Berlino, o della vostra Germania, per promuovere la libertà ovunque, oltre il muro per un giorno di pace e giustizia, oltre voi stessi e noi stessi per tutta l’umanità. 
La libertà è indivisibile e quando un solo uomo è reso schiavo, nessuno è libero. Quando tutti saranno liberi, allora immaginiamo, possiamo vedere quel giorno quando questa città come una sola e questo paese, come il grande continente europeo, sarà in un mondo in pace e pieno di speranza. Quando quel giorno finalmente arriverà, e arriverà, la gente di Berlino Ovest sarà orgogliosa del fatto di essere stata al fronte per quasi due decenni. 
Ogni uomo libero, ovunque viva, è cittadino di Berlino. E, dunque, come uomo libero, sono orgoglioso di dire “Ich bin ein Berliner” (io sono Berlinese).”

E come allora oggi ritroviamo a Berlino un altro Kennedy, Robert, il nipote di JFK proprio nella stessa città e proprio a difendere i diritti per le Libertà personali, di seguito il suo intervento tradotto da byoblu che ringraziamo:

IL DISCORSO DI KENNEDY A BERLINO, CHE GIORNALI E TV NON VI HANNO FATTO VEDERE

Chiudiamo questo nostra riflessione, ricordando a noi stessi ed agli altri, che le Libertà personali, il più delle volte, non vengono tolte da un giorno all’altro ma vengono iniettate con pazienza e perseveranza in piccole dosi dai governi che guidati ormai dalle Big Industry si sono dimenticati che governare vuol dire servire il Popolo e non le industrie.

Rimaniamo anche sconcertati dal fatto che nessuna forza politica abbia commentato quanto successo a Berlino e che, non ci stancheremo mai di ripetere, chi dovrebbe per missione informare i governati, continua ad essere servo dei governanti.

Per fortuna abbiamo il Papa

Speriamo che anche questa volta Dio parli con il Santo Padre per convincere il mondo a lasciar stare i Bambini.

di Paolo Buralli Manfredi

È più di mezzo secolo che passeggio su questo meraviglioso Pianeta chiamato Terra e per fortuna i libri di storia mi hanno raccontato i più di duemila anni che, per ovvi motivi, non ho potuto vivere di persona e tutto sommato l’umanità ha sempre con qualche eccezione dato il meglio di se in quanto a barbarie, indecenze d’ogni genere, guerre e spargimenti di sangue molto spesso compiute in nome di qualche ideale di cui, in realtà, non importava a nessuno ma, nonostante tutto, si è sempre evoluta tant’è che a tratti ci ha regalato menti geniali e sopraffine che sono riusciti a cambiare il mondo in meglio.

Purtroppo però, nell’ultimo ventennio qualcosa sta cambiando e per la prima volta nella storia dell’umanità stiamo assistendo ad una vera e drammatica involuzione umana che inevitabilmente sta trasformando il Pianeta in un vero purgatorio ed inferno ed ahimè molto peggiore di come lo raccontò Dante Alighieri nella sua famosa e conosciuta in tutto il mondo Divina Commedia, come avrete ben capito sto parlando della spinta, che un sistema ormai perverso comandato da potentati che, poco alla volta,  si stanno palesando non nascondendo più le loro identità, sta dando gli ultimi colpi per abbattere un sistema valoriale che vuole sostituire per dare un via libera definitivo alla nascita di un nuovo mondo dove le perversioni umane non siano più un eccezione ma la normalità.

Ed in effetti se osserviamo attentamente i processi comunicativi e gli sdoganamenti delle immagini e dei messaggi pubblicitari che, una censura blanda avrebbe con fermezza stoppato, ci rendiamo conto che si sta perpetrando sotto i nostri occhi il più criminale dei piani messi in atto da coloro che gestiscono il potere, l’utilizzo dei Bambini come oggetto del desiderio, non vorrei dirla grossa ma, sembra che il nuovo pensiero universale abbia come obiettivo lo sdoganamento di pratiche indegne.

Ed a supporto di ciò che dico sono le immagini e l’utilizzo dei Bambini nelle pubblicità ed in quegli eventi che mi hanno disgustano parecchio, a partire dalla campagna pubblicitaria per promuovere la mostra di Venezia intitolata “Il Festival delle Donne” oppure la Bambina della pubblicità dell’Audi mentre mangia la banana, le Bambine in bikini e stivale al ginocchio alla mostra dell’auto di Wuhan in Cina od ancora il programma che dovrebbe andare in onda su Netflix film di Bimbi con atteggiamenti sessuali espliciti che ha scatenato una raccolta firme per protestare e annullare il programma qui sotto il link con il risultato della raccolta:

140,000 people sign petition to remove Netflix film which ‘sexualises children’

Società importanti come Amazon che vendono peluche per bimbi a forma di pene:

Cuscino in peluche a forma di pene, idea regalo divertente/erotica per donne, per compleanno, addio al nubilato o qualsiasi altra occasione

e ancora….https://m.facebook.com/groups/686748322168415?view=permalink&id=727217668121480&sfnsn=mo&extid=LjAZtgOOt6K3DAMZ .

 

Detto questo, Caro Papa Francesco, ho apprezzato che come capo spirituale della Religione Cattolica che, giustamente ha portato la parola di Dio ad un popolo, quello italiano, che non comprende la sofferenza dei migranti, ricordando allo stesso che: “È Dio che chiede di sbarcare”. Mi auguro dunque, che il buon Dio le parli ancora e le dica di parlare ai potenti del mondo per fermare questo scempio e ricordare a loro che se useranno i nostri Angeli, i Bambini, per alimentare i profitti delle loro fabbriche, l’ira di Dio si abbatterà su di loro.

Katia Villirillo fautrice di tante battaglie per i più deboli e candidata al comune di Crotone è in ospedale

Lo stress degli ultimi mesi, il dolore per l’ingiusto e atroce assassinio del figlio Giuseppe, sono la causa di un ictus imprevisto. Ma Caterina Villirillo non si arrende e dall’ospedale di Crotone lancia il suo messaggio: ‘Ci sono e continuo a lavorare per Crotone’. La lettera a sua madre della figlia  Benedetta Parretta, giovanissima giornalista del nostro DailyCases

E’ candidata al comune di Crotone per la lista ‘Antonio Manica Sindaco’ Katia Villirillo, la mamma coraggio che da anni svolge la sua attività in difesa dei più deboli. Ma sulla sua strada l’ostacolo meno aspettato, complice lo stress ed il super lavoro svolto a favore delle famiglie più disagiate del crotonese: spesa, domande per buoni pasto, ascolto e supporto a chi le chiedeva aiuto durante il lockdown. Ed il dolore, quello per il figlio Giuseppe assassinato due anni fa.

Katia ha avuto un ictus, lo abbiamo saputo da lei stessa che in un video Fb, come è solita fare, ha detto tutta la verità sul suo stato di salute. Il 13 gennaio 2018 Salvatore Gerace, condannato poi all’ergastolo, le aveva ucciso il figlio sotto gli occhi, ma lei non si è arresa, ha continuato a lottare per un futuro migliore per tutti i giovani del suo territorio e del Paese intero, per una Calabria della legalità, per la libertà di pensiero e di opinione, contro ogni inciucio o discriminazione. Per poter gridare al mondo…Giuseppe Parretta, mio figlio, è vivo, e vive dentro di me!

Pubblichiamo qui di seguito la lettera di sua figlia Benedetta Parretta che ci è cara per essere anche autrice di articoli profondi sul nostro giornale, che ricordiamo, ha una grande attenzione per i diritti umani e la legalità:

“Cara mamma, sei sempre stata il faro della mia vita, forte e tenera, dolce e aspra, severa e morbida.

Sto scrivendo questa “lettera” dove esprimo i miei sentimenti e metto a nudo le mie paure, perché tu sei l’unica veramente in grado di capirmi, tu che mi hai portato in grembo per nove mesi, che mi hai allevata con amore, che adesso mi guardi crescere e diventare grande lasciandomi libera di scegliere e anche di sbagliare.

Scrivo perché non trovo il coraggio di esprimere i miei sentimenti più profondi senza emozionarmi e so che un nodo alla gola mi impedirebbe di parlarti.

Conoscendo il mio carattere forte, ribelle e un po’ strafottente ti sembrerà strana questa mia dichiarazione, ma è davvero così… ho paura di crescere, di diventare grande, paura di dover affrontare il mondo e la vita da sola.

Paura di non diventare come te, che sei sempre stata il mio faro fin da bambina, perché tu hai sempre lottato, hai cresciuto tre figli da sola, facendoci da madre e da padre per questo sei un esempio da seguire e imitare.

Mamy ho paura di non farcela, cresco e ogni giorno mi spaventa, tu sarai sempre lì forte e bella come sei ora?

Aiutami a spiccare il volo verso il futuro senza timore del mondo.

L’esame più difficile che dovrò affrontare sarà cercare di somigliarti giorno dopo giorno, anno dopo anno e se mai ci riuscirò non smetterò mai di ringraziarti per aver seguito ogni mio passo a debita distanza ma sempre vicina.

Abbiamo visto morire con i nostri occhi un parte importante del nostro cuore, Giuseppe, l’uomo di casa, la nostra spalla!

Ma tu mi hai dato la forza di andare avanti, ci siamo date la mano e oggi camminiamo vicine.

Entrambe andiamo di fretta, e ogni tanto ci capita di inciampare. Ma se c’è la mano dell’altra, tesa verso di noi, riusciamo sempre a rialzarci.

Abbiamo lo stesso passo, io e te. Un passo tenace, ma mai prepotente.

Esattamente come te.

Per dirti grazie e per chiederti scusa. E per confessarti che oggi, quando mi guardo allo specchio, rivedo te. In un modo di inclinare il volto, in una sciarpa che ti piacerebbe: ti assomiglio ogni giorno di più.

E ne sono orgogliosa.

Supereremo anche questo momento buio della nostra vita, insieme, e Giuseppe ci proteggerà, ti proteggerà e riuscirà a darci la forza per continuare ad aiutare chi è meno fortunato.

Come dici sempre tu, il suo coraggio è stato e sarà la nostra forza!”

Forza Caterina, la nostra redazione è con te!

Lidu onlus – Fidh denuncia: le autorità turche sono responsabili della morte di Ebru Timtik in carcere

La Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo si unisce all’atto di accusa della FIDH che ritiene responsabili le autorità turche per la morte dell’avvocata e attivista per i diritti umani Ebru Timtik, dopo 238 giorni di sciopero della fame nel carcere turco dove era detenuta con una condanna per terrorismo

Credeva nel rispetto dei diritti civili, dei diritti fondamentali nella sua Turchia Ebru Timtik, avvocata e attivista per i diritti umani, condannata a 13 anni di reclusione per terrorismo dal tribunale del suo paese. La sua unica colpa è stata la difesa dei più deboli.  Faceva parte dell’Associazione contemporanea degli avvocati, specializzata nella difesa di casi politicamente delicati ed era stata accusata dalle autorità turche di essere legata all’organizzazione marxista-leninista radicale Dhkp-C, responsabile di diversi attentati e definita “terrorista” da Ankara e dai suoi alleati occidentali. In particolare, Timtik aveva difeso la famiglia di Berkin Elvan, un adolescente morto nel 2014 per le ferite riportate durante la repressione delle proteste di Gezi Park nel 2013. Dopo la condanna aveva cominciato lo sciopero della fame per avere un processo equo stimolando anche con la sua coraggiosa scelta il mondo occidentale. Ma nonostante tutti gli appelli e le richieste arrivate alla giustizia ed alla Corte costituzionale turca un mese fa, per l’aggravarsi della sua salute e l’incompatibilità con il regime carcerario, un tribunale di Istanbul aveva rifiutato di scarcerare la donna. “Ebru Timtik è stata fatta morire sotto i nostri occhi”, ha twittato Sezgin Tanrikulu, deputato del Chp, la principale forza di opposizione al presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Da qui l’atto di denuncia della Lidu onlus che si unisce alla Fidh di cui è componente, che ritiene le autorità turche responsabili della sua morte, chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutti i difensori dei diritti umani detenuti arbitrariamente nel paese, compreso l’avvocato Aytaç Ünsal, che è in sciopero della fame da oltre sei mesi e la cui salute è notevolmente peggiorata.

#EbruTimtik ha portato avanti la sua protesta rimasta inascoltata nei confronti del Sultano e del suo Ministero della Giustizia Turco richiedendo quello che e’ garantito dalla dichiarazione dei diritti dell’Uomo e da tutte le costituzioni delle Nazioni Europee, dal diritto internazionale che ben conosceva svolgendo la professione di avvocato”, scrive su FB l’avvocato Gianmarco Cesari componente del comitato nazionale della Lidu onlus – “ DIRITTO a processi equi; DIRITTO alla difesa; DIRITTO a svolgere la professione di avvocato in modo indipendente. Anche io difendo i diritti umani e mi unisco alle sue richieste perche’ non muoiano dopo la sua morte nella indifferenza”.

” Le autorità turche sono responsabili della morte della signora Ebru Timtik, poiché hanno ripetutamente respinto tutti gli appelli per la sua liberazione, negando costantemente ogni rischio per la sua sicurezza fisica e ogni pericolo per la sua vita “, ha dichiarato Alexis Deswaef, avvocato per i diritti umani e Vice Presidente FIDH.

“La Lidu onlus si schiera in difesa dei troppi condannati ingiustamente solo perché difensori dei diritti umani – ha affermato Eugenio Ficorilli presidente della storica associazione – e manifesta  il bisogno urgente per le autorità turche di riconsiderare con attenzione la tutela diritti umani nel Paese”.

Il corpo dell’Avvocata #EbruTimtik è stato sepolto oggi nel cimitero di #Gazi dopo la cerimonia in una Cemevi. Sulla sua bara, portata in spalla da avvocati suoi colleghi ed amici in toga, una toga da avvocato e dei garofani.

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