Non siamo eroi…ma non vogliamo essere martiri: mai più come prima!

La cruda e lucida analisi di Consolidal sul dramma realmente vissuto dagli operatori sanitari in emergenza Covid19,  a cura di Serenella Pesarin, Luigi Bulotta e Claudio Fellone:  “Mai più come prima! La solitudine e il dolore devono appartenere solo a questo recente passato! Ma questo dipenderà solo da noi tutti!”

Pioveva a dirotto su Roma, sembrava non voler smettere mai, era come se quella pioggia volesse spazzare via un dolore profondo che sgorgava dagli occhi pieni di lacrime di un’infermiera attiva in prima linea nei reparti di rianimazione destinati ai pazienti acuti affetti da Covid! Quella pioggia interrotta, simbolicamente rappresentava chi, anche a costo della propria vita, è rimasto accanto a tutte quelle persone che nel silenzio degli affetti, giungevano alla fine della propria biografia terrena. Lacrime che manifestavano il dolore vissuto di chi assisteva impotente a questo strazio, senza neanche poterli stringere tra le braccia e sussurrare loro che non erano soli.  Kierkegaard sosteneva che “l’unica cosa certa è la morte, ma è anche contemporaneamente la più insicura”, di “lei” non conosciamo nulla, è divenuta un tabù nella nostra moderna culturale occidentale.  E’ stata negata a favore di un delirio collettivo che esalta l’assenza di limiti, dove tutto è scontato ed eterno, dove la fine è solo virtuale. E da qui il non dare valore alla vita, illudersi che tutto è dato per sempre!

Non siamo rimasti indifferenti di fronte alle strazianti immagini di dolore delle bare che sfilavano sui camion militari, immagini che hanno scosso le coscienze degli italiani. Abbiamo assistito inermi ai lamenti dei parenti delle vittime, privati anche di poter donare ai loro cari un fiore, garantire loro una degna sepoltura, ritualmente considerata l’ultimo atto d’amore terreno. Tutti ci siamo profondamente commossi e sentiti profondamente feriti nell’anima nel pensare a chi se ne era andato.  Così come tutti siamo stati vicini a quelle persone che oggi sono appellati come “supereroi”: i medici, gli infermieri, i parasanitari, tutti coloro che sono stati accanto alle “vittime della pandemia”, senza però poterli toccare come si era soliti fare, ma indossando addirittura doppi guanti con una visiera che impediva lo sguardo. Loro da sempre abituati, quantomeno, a dare un sorriso, una carezza sono stati privati anche di questo. Medici, infermieri in prima linea riconvertiti dalla sera alla mattina in operatori sanitari destinati ai reparti Covid! Prima senza mascherine, guanti, esposti al rischio di contagio, poi avvolti in quella “tuta da palombaro” indossata ore ed ore, senza potersela mai togliere, con una remissione della propria dignità, dove anche ogni necessità vitale doveva e poteva essere soddisfatta solo là dentro.  Sono stati sottoposti a turni massacranti, spesso senza riposi, tentando disperatamente di fare uscire dal buio del tunnel, dalla deriva finale tutte quei pazienti, i cui oggetti personali venivano ammonticchiati in una stanza sempre più colma con il passare di giorni, che evocava scene di altra “crudele memoria”.

Quanti ritardi, quante informazioni non veicolate tempestivamente dall’Oriente. Tutto per troppo tempo nascosto. Riteniamo inoltre che sia il Governo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, fin dai primi momenti conosciuti hanno notevolmente sottovalutato la furia devastatrice del Covid, facendo perdere altro tempo prezioso, quel tempo che sarebbe servito per fare la differenza nel contrasto al virus, attrezzando i diversi presidi ospedalieri per gestire la pandemia e sottoponendo ai tamponi non solo chi aveva dei sintomi, ma soprattutto il personale che lottava in prima linea all’interno dei diversi ospedali e delle strutture residenziali assistenziali. Si sarebbe potuta rinforzare la medicina di base e il servizio di assistenza domiciliare e si sarebbero dovute isolare tempestivamente tutte le zone focolaio del Coronavirus. Non capiamo, infatti, perché alcune di queste, una volta individuate, sono state dichiarate rosse ed altre No! Non comprendiamo ancora come mai, ci sia stato il divieto di poter fare subito autopsie, perché questo avrebbe consentito di conoscere le cause devastanti del Covid e quantomeno si sarebbero potute individuare delle cure farmacologiche in grado di arginarle. Di certo tante persone si sarebbero potute salvare. Anche qui, tanti alibi: le autopsie vietate per evitare il contagio di chi le avrebbe eseguite e i tamponi non fatti perché non c’erano i reattivi. Viene il dubbio che forse, se si fossero fatti i tamponi il contagio di certo si sarebbe rilevato molto più esteso e nelle strutture sanitarie e assistenziali non ci sarebbe stato quasi più nessuno a lavorare in prima linea.  Ma conciliare la salute e la crisi economica e quindi, la mancanza di lavoro non è certamente una questione facilmente risolvibile. Perché anche il morire di fame, perdere il lavoro, aggiungere alle povertà tante altre povertà andava e va  evitato. Riteniamo che comunque la verità debba avere sempre il sopravvento, senza verità, anche se conoscerla a volte fa tanto male, si rompe il patto di fiducia da parte dei cittadini con lo Stato.

Ascoltare la narrazione di coloro che erano in prima linea, di chi ha calcato la scena con la ”propria carne” quel palcoscenico di dolore, lascia basiti! Dai loro racconti e dalle loro lacrime emerge un grido di dolore che ha bisogno di riconoscimento, di giusto rispetto, non a parole, ma con fatti concreti. Analizzando questa situazione ecco che il vaso di Pandora si scopre e vengono fuori tutti gli errori fatti negli anni, abbiamo pagato i tagli ingenti fatti alla sanità e non solo a questa, la scelta di una sfrenata ospedalizzazione per soddisfare le case farmaceutiche e le fabbriche che producono tecnologie e presidi sanitari. Le inchieste e le indagini fatte dalla magistratura sono state velocemente dimenticate e, troppo spesso non utilizzate per cambiare rotta, per fare nel futuro scelte diverse. Mai come ora però si sente il bisogno e la riscoperta di una medicina di prossimità, di un servizio socio – sanitario più vicino al territorio e alla comunità, di una “sanità amica”, a portata di mano, che riesca subito a intervenire, non facendo cosi, come  è successo, intasare i pronto soccorsi ospedalieri o a far restare per giorni e giorni nella propria abitazione senza alcun supporto clinico e sanitario, nonostante le ripetute e reiterate richieste di aiuto! Lo stesso è accaduto  in maniera analoga nelle strutture residenziali assistenziali. Sono necessari interventi mirati e subitanei atti a promuovere e realizzare una prevenzione primaria del danno. Una cura che interviene dopo che i sintomi sono ormai irreversibili è solo uno sterile accanimento terapeutico. Strapparsi poi le vesti, cospargersi il capo di cenere e recitare tanti mea culpa, cercando però sempre i capri espiatori negli altri, individuando sempre e comunque un nemico a cui attribuire ogni responsabilità, ci richiama alla morale e a molti di quegli insegnamenti di esopiana e pirandelliana memoria. Abbiamo sentito che saranno assunti finalmente medici, parasanitari, infermieri e tra questi tanti infermieri di famiglia e di comunità e tutti abbiamo gioito e applaudito, considerando che l’età media del personale sanitario si aggira sui 55 anni, e che  tutte le categorie professionali sono da troppo tempo sotto dimensionate rispetto ai bisogni.  Ascoltando le dirette testimonianze abbiamo scoperto che, anziché far scorrere le graduatorie o promuovere reclutamenti con procedure veloci, basti pensare che in Italia ci sono tra l’altro circa 40.000 infermieri disoccupati, molti nuovi professionisti sanitari, tra cui anche infermieri, saranno immessi nel circuito Sanitario Nazionale però solo con contratti di collaborazione. Ancora: nel DPCM per quanto riguarda i profili infermieristici ne sono stati previsti meno di 10.000, mentre gli addetti ai lavori ci dicono che nel Servizio Sanitario Nazionale ne servirebbero almeno 60.000 per compensare coloro che negli anni sono andati in pensione, sono deceduti prematuramente o hanno abbandonato la professione per altre occupazioni meno impegnative e di certo più redditizie. Tale la previsione, il cui criterio di inadeguatezza è omologo per tutti gli altri professionisti del settore, medici, parasanitari e altro, è allora insufficiente in un SSN che voglia dare il giusto peso a quella prevenzione primaria tanto declamata. Una politica sanitaria volta ad investire sulla prevenzione, sull’educazione alla salute, garantita sul territorio a partire dalle scuole, nel medio lungo termine, avrebbe ricadute positive anche sui costi sanitari oltre che sulla qualità della vita dei cittadini, perché sappiamo che la salute come dichiarato dall’OMS non è solo assenza di malattia.

Mai più come prima, ma tutto come prima! Anzi peggio di prima! Il Coronavirus avrebbe dovuto infrangere le vecchie logiche sistemiche ed assistenziali, troppo spesso governate solo dal bieco profitto, e non centrate sul bene comune e sul valore inestimabile di ogni persona umana.

Ancora una volta non “vince” la meritocrazia, l’esperienza, la competenza, la presa di coscienza degli errori fatti in modo da non ripeterli in futuro, ma tanto si dice e poco si fa in tal senso.  In questo modo  non si da nessuna certezza se i contratti sono solo di collaborazione perchè non potranno così sfatare il detto dei molti su queste nuove nostre giovani  generazioni, che secondo loro sono  composte, nella maggior parte da “bamboccioni”, da persone che non vogliono lasciare il nido materno, che scansano qualsiasi  responsabilità, a partire da quella genitoriale , che vogliono solo guadagnare per divertirsi e per dimostrare che hanno raggiunto il successo, ed è per questo che, secondo loro, non nascono più bambini! Ci rappresentano come un paese di vecchi e per vecchi e nulla si può fare! Quanta ipocrisia, quanta incoerenza! A questi medici, infermieri, operatori socio – sanitari, parasanitari, non è concesso alcun servizio di sostegno psicologico, necessario a causa del burnout subito, fatte eccezioni per alcune Asl. Ai “supereroi” è riconosciuta invece un’indennità di pochi euro, però solo a chi prestava e presta servizio nei reparti Covid. Nulla per tutti gli altri operatori sanitari, che senza avere i dispositivi di protezione individuale idonei, hanno lavorato e lavorano presso reparti definiti No Covid con pazienti asintomatici o ancora non diagnosticati. Non a caso è in questi reparti che si sono contagiati e si contagiano la maggior parte degli operatori sanitari e non solo loro. Per non parlare poi delle RSA, come la morte anche la vecchiaia è diventata un tabù nella nostra cultura occidentale. Per questo va chiusa, non si deve vedere, disturberebbe la nostra ricerca continua di eterna giovinezza e felicità e perché investire su chi non produce più?

 Ma che paese è diventato questo? Si sono spenti i riflettori sugli “eroi”, ma i medici e gli infermieri e tutti gli operatori parasanitari sono sempre lì a lavorare nei loro reparti.  All’improvviso non sono più supereroi, ma solo operatori della sanità che in fondo hanno fatto nient’altro che il loro dovere, che in fondo se dentro hanno ancora le ferite per aver abbandonato i figli, per essersi contagiati, per aver visto, impotenti, tanti loro pazienti salire sulla barca di Caronte, pazienza riusciranno lentamente a dimenticare questi momenti strazianti. Le lacrime continuano a sgorgare, le emozioni rimangono ancora profondamente vive. Dentro di loro rimane però il grande coraggio di rendere pubblico questo oceanico dolore, il coraggio di manifestarsi come persone, come cittadini, come chi cerca con le lacrime e le loro narrazioni di inondare di purezza quest’assurdo oblio di chi ha già scordato! La memoria fa la differenza sulla civiltà di un paese: è il termometro non della cronaca ma della storia umana!

 Come si fa a dare ingenti parcelle a una moltitudine di famosi esperti e consulenti, troppo spesso in contraddizione tra loro, che enunciano rimedi e direttive diverse tali da ingenerare così, non porti sicuri non solo per gli addetti ai lavori e di chi stava e sta ancora in prima linea, ma per tutta la popolazione che avvertiva di trovarsi in un mare aperto con salvagente formato dai tanti libri recentemente pubblicati? L’ansia, lo sconforto, l’inquietudine, la paura e la solitudine si sono abbattuti così ancora più significativamente, amplificando a livello introspettivo la pericolosità oggettiva e comunque reale del mortale nemico. In molte persone le conseguenze reattive psicologiche hanno forse, per questo, causato e continuano a causare comportamenti abnormi del rispetto delle regole necessarie, anche in questa seconda fase perché viene negata come risposta psicologica reattiva la pericolosità di questo virus ancora circolante e pronto a far riesplodere la pandemia. Questo sta avvenendo soprattutto in molti giovani, in molti adolescenti, in molti bambini. Anche perché tutti loro sono stati completamente dimenticati, sono diventati improvvisamente invisibili e fantasmi, evocati solo per dare rappresentazioni di famiglie da Mulino bianco, considerati solo per la didattica a distanza!  I giovani che hanno pagato più degli altri il lockdown e ne subiranno gli effetti se non si provvederà a costruire percorsi capaci di recuperare quel tempo perduto vitale nel loro processo evolutivo. Come si fa a chi ha operato e continua a operare nella sanità a non dare un segnale tangibile di dovuto riconoscimento, almeno economico, perché sembra che solo quello si può dare e comunque non potrà mai essere risarcitorio di quanto prestato. Ma se neanche simbolicamente si fa questo, allora diteci: è solo l’appellativo ridondante di supereroi che testimonia la nostra dovuta gratitudine?  E ancora perché non si è deciso di abbattere i numeri chiusi per entrare nelle facoltà di medicina o in quelle infermieristiche? Eppure sono state fatte discutere velocemente le tesi, aboliti gli esami abilitanti alla professione, immessi velocemente medici e infermieri, senza esperienza, anche loro buttati in prima linea. Oggi lo stipendio di base di un infermiere non turnista è sovrapponibile a quello di un operaio ed a volte inferiore. In altre nazioni anche dell’Unione Europea le professioni sanitarie sono riconosciute socialmente ed economicamente. Occorre riconoscere l’apporto di ogni professionista sanitario e socio – sanitario a partire dai medici e dagli infermieri sempre, non solo nelle emergenze. Solo così la loro dignità come persone e come professionisti sarà tutelata. E tutti, nessuno escluso, ne godrà i benefici.

Dopo le lacrime un appello: <<non siamo e non ci consideriamo  eroi,  ma non vogliamo essere martiri>> Mai più come prima! La solitudine e il dolore devono appartenere solo a questo recente passato!  Ma questo dipenderà solo da noi tutti!

Dott.ssa Serenella Pesarin, Sociologa, Psicologa, Psicoterapeuta, esperta nel settore penale e mino, Presidente “Consolidal sezione romana”

Dottor Luigi Bulotta, avvocato, Segretario Nazionale Consolidal, Vice Presidente “Consolidal sezione romana”

Dottor Claudio Fellone, Psicopedagogista, Infermiere, Professore a contratto presso Università “La Sapienza” di Roma  e USCS

Dott.ssa Milena Capuano, Medico e 1° Dirigente di Pediatria presso Ospedale di Orvieto, Socia Fondatrice “ Consolidal sezione romana

Dott.ssa Simona Montuoro, Psicologa, Psicoterapeuta, Segretario “Consolidal sezione romana”

Vigile del Fuoco deceduto per esposizione ad amianto: il tribunale di Trieste condanna il Ministero dell’Interno

Ezio Bonanni, Osservatorio Nazionale Amianto: “sentenza storica, la prima nella quale un vigile del fuoco viene riconosciuto vittima del dovere”

Il giudice del Tribunale di Trieste, Sez. Lavoro, Silvia Burelli, ha condannato il Ministero dell’Interno a corrispondere alla vedova e ai figli del sig. S.G., Vigile del Fuoco deceduto per mesotelioma da esposizione ad amianto, l’assegno vitalizio di 500 euro, uno speciale di 1.033 mensili e, a favore della vedova, la pensione privilegiata.

Per circa 34 anni l’uomo è stato in servizio nel corpo del Comando di Trieste e, così come altri suoi colleghi, ha indossato guanti e tute antincendio in amianto. E’ intervenuto negli eventi sismici del Belice, piuttosto che in quello del Friuli Venezia Giulia. Nel 2008, si è ammalato di mesotelioma perché era stato inconsapevolmente esposto a polveri e fibre di amianto. Dopo la sua morte, avvenuta tra atroci sofferenze nel gennaio del 2008, i familiari si sono rivolti all’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto che, affiancato dall’avv. Alberto Kostoris del Foro di Trieste, ha formalizzato la richiesta di risarcimento al Ministero che, inizialmente, ha negato che il Vigile del Fuoco potesse essere deceduto per esposizione alla fibra killer.

I due legali hanno immediatamente intrapreso l’azione giudiziaria presso il Tribunale di Trieste denunciando la condizione di rischio cui furono esposti i Vigili del Fuoco con prove schiaccianti, inducendo il Ministero a modificare – in corso di causa – il proprio atteggiamento, tanto che, prima della pronuncia della sentenza – ha riconosciuto la causa di servizio e la qualità di vittima del dovere e ha liquidato ai familiari la speciale elargizione di €228.000,00. Per ottenere piena giustizia, gli avvocati della famiglia hanno notificato anche il ricorso al TAR e la citazione al Tribunale civile per i danni diretti e quelli dei familiari.

“E’ una sentenza storica, la prima nella quale un vigile del fuoco viene riconosciuto vittima del dovere – commenta Ezio Bonanni, che da 20 anni si occupa della tutela delle vittime dell’amianto in Friuli Venezia Giulia e in tutta Italia, che sottolinea: “abbiamo dimostrato che anche i Vigili del Fuoco sono stati esposti ad amianto con l’utilizzo di guanti e tute, gli interventi nel corso degli incendi e degli eventi sismici e il contatto con macerie di materiali in amianto, senza informazione e formazione e strumenti di prevenzione, motivo per il quale è in corso un fenomeno epidemico di mesoteliomi e altre malattie asbesto correlate, nel personale della direzione ‘Dipartimento dei Vigili del Fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile’ che fa capo al Ministero dell’Interno. E’ necessaria la sorveglianza sanitaria per tutti i vigili e l’attivazione della tutela dei loro diritti dal punto di vista previdenziale e risarcitorio”.

Nel VI Rapporto mesoteliomi edito da INAIL nell’ottobre 2018, si fa riferimento a 39 casi di mesotelioma tra i Vigili del Fuoco e assimilati nel settore della Pubblica Amministrazione e a pag. 225 si legge testualmente: “amianto in tessuto è stato utilizzato per il confezionamento delle tute antincendio e coperte spegni fiamma”. Per questo motivo l’ONA prosegue il suo impegno in Friuli Venezia Giulia, e in particolare nella città di Trieste dove è presente fin dal 2008, ed è operativo tramite lo sportello telematico e il numero verde 800034294.

https://www.osservatorioamianto.com/

Banca Apulia condannata al risarcimento del danno per vendita di azioni Veneto Banca

 Lidu internazionale: al via un tavolo di confronto per spingere verso la riforma della normativa a tutela dei cittadini

Emanata la prima sentenza in Italia di condanna di Banca Apulia al risarcimento del danno per la vendita di azioni Veneto Banca.

La sentenza arriva dal Tribunale di Brindisi ma è di forte impatto sul territorio abruzzese dato il notevole numero di cittadini coinvolti in questa triste vicenda di risparmio tradito.

Il 26 maggio 2020, infatti, il Giudice di prime cure dott.ssa Marra ha pronunziato quella che, a quanto consta, costituisce la prima sentenza in Italia con la quale non solo è stata dichiarata la risoluzione dei contratti di acquisto dei titoli Veneto Banca ma l’Istituto di credito che ha venduto detti titoli, nella fattispecie Banca Apulia (successivamente incorporata per fusione ad Intesa San Paolo s.p.a.) è stata condannata al risarcimento del danno in favore del risparmiatore di € 81.649,75, oltre interessi. Dopo le pronunzie favorevoli dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie, è finalmente giunta una sentenza, come tale immediatamente esecutiva ed in base alla quale, quindi, dovranno essere restituite al risparmiatore le somme dallo stesso investite.

“Si tratta di una sentenza storica, destinata a fare giurisprudenza, la quale costituirà, indubbiamente, un precedente utile a tutto il popolo dei risparmiatori coinvolti nella vicenda Veneto Banca. Abbiamo, infatti, ottenuto il riconoscimento integrale della nostra linea difensiva” – afferma l’avv. Emilio Graziuso, il quale ha difeso nel processo civile il cittadino ingannato.

“Siamo impegnati da quasi venti anni nella tutela dei risparmiatori coinvolti nelle tristi vicende di risparmio tradito dallo scandalo della allora Banca 121 alla vendita di titoli Parmalat, Cirio, Cerruti, Argentina, Giacomelli, ed ora nelle controversie riguardanti i risparmiatori della Veneto Banca e della Banca Popolare di Bari in diverse regioni d’Italia, in particolare Abruzzo, Molise e Puglia” – conclude Graziuso.

Ma procediamo con ordine.

Nel periodo compreso tra il 10 giugno 2010 ed il 30 giugno 2013, il consumatore aveva acquistato presso l’allora Banca Apulia, della quale era cliente, azioni della Veneto Banca prospettati, a quanto sostenuto in giudizio dal risparmiatore, come titoli sicuri e senza rischio alcuno per il capitale.

Solo successivamente, a seguito delle note vicende di cronaca che hanno coinvolto la Veneto Banca, il risparmiatore si è reso conto della natura, dei rischi e della pericolosità dell’investimento posto in essere e che, pertanto, il valore delle azioni in suo possesso era pressoché azzerato.

Vani sono stati i tentativi di addivenire ad un componimento bonario della controversia e nel 2017, il risparmiatore ha promosso il processo conclusosi vittoriosamente con la sentenza del 26 maggio 2020, con la quale è stata riconosciuta la violazione da parte della Banca intermediaria della normativa di settore ed in particolare degli obblighi di informazione sulla stessa gravanti con conseguente diritto al risarcimento del danno di € 81.649,75, oltre interessi, per responsabilità da contatto sociale.

“Questo storico risultato – spiega Massimo Bomba, Presidente della LIDU Abruzzo e Molise – Lega Internazionale per i Diritti dell’Uomo – è motivo di grande soddisfazione per la nostra associazione che, nei giorni scorsi, aveva istituito anche un Osservatorio sui fenomeni dell’usura, estorsione e sovraindebitamento per tutelare i cittadini abruzzesi e molisani in difficoltà a causa della crisi economica causata dalla pandemia. Per la prima volta, oggi, grazie alla stretta collaborazione tra la LIDU Abruzzo-Molise e l’Associazione Nazionale “Dalla Parte dei Consumatori”, è stato riconosciuto in sede giudiziale il risarcimento integrale del danno patito al cittadino per la violazione degli obblighi informativi e per la responsabilità della Banca per la vendita delle azioni Veneto Banca”.

Grazie a questo risultato – continua il Presidente Bomba – potenzieremo il ruolo del nostro “Osservatorio LIDU” collaborando fin da subito con le Istituzioni, le associazioni per la tutela dei cittadini presenti sul territorio. Nei prossimi giorni, infatti, abbiamo fissato un tavolo di confronto con l’”Associazione Nazionale Dalla Parte dei Consumatori” per spingere verso una riforma della normativa che tuteli il cittadino e metta al centro l’uomo per evitare che queste vicende si possano trasformare in veri e propri drammi familiari”.

A Crotone ‘Libere Donne’ dona la mascherina ecologica alle famiglie in bisogno.

Intervista a Caterina Villirillo presidente dell’associazione Libere Donne che in lockdown ha affiancato la popolazione più fragile: ‘ci sono famiglie che non possono sostenere il costo della mascherina ma devono rispettarne l’obbligo’

di Benedetta Parretta

Un impegno capillare quello dell’associazione di Crotone ‘Libere donne’, presieduta da Caterina Villirillo, che in periodo di lockdown ha messo in campo tante risorse umane per aiutare le famiglie in difficoltà con raccolta di alimenti e consigli pratici, oltre alla missione di ascolto che da sempre caratterizza il lavoro di questa associazione molto presente sul territorio.

Come nasce l’idea di fare le mascherine in stoffa?

Questa idea nasce dal buon riscontro che i commercianti hanno dato, dopo l’iniziativa della “presina” per la festa della mamma, ci hanno regalato delle stoffe e ci siamo resi conto che ormai dobbiamo convivere con il pericolo di questo virus.

Una famiglia già in difficoltà non avrebbe potuto comprarle e cambiarle spesso, allora, avendo i laboratori delle donne vittime di violenza, ho deciso di far cucire alle volontarie le mascherine “gratis” per tutti coloro che ne hanno bisogno. Mascherine ecologiche che basta bollire ogni giorno e sono disinfettate. ’Libere Donne’ non si è fermata durante il lockdown, anzi ha lavorato di più. Non solo abbiamo continuato a dare sostegno psicologico, e non solo per le donne vittime di violenza, ma abbiamo dovuto interagire per lo stress della quarantena con tutti, giovani e anziani, gente depressa e con una situazione economica un po’ disastrata.

Che tipo di sostegno l’associazione Libere Donne ha dato in periodo di lockdown per emergenza coronavirus? Quali le attività a favore dei più fragili economicamente?

Molte le attività di affiancamento alle famiglie più bisognose dalla raccolta alimentare, la Spesa Sospesa presso i supermercati, per aiutare le famiglie che avevano una vera necessità, e cioè nulla da mangiare. Ma anche la raccolta di beni di prima necessità per i più piccoli, per i quali ci siamo inventate un baratto delle presine, fatte da noi, per la festa della mamma. Per non parlare della raccolta dei vestiti usati, consegnati alle famiglie che ne facevano richiesta. Abbiamo affiancato gente che è arrivata da territori lontani e distanti nella provincia di Crotone.

Abbiamo cercato di aiutare la gente nella compilazione della domandina per i buoni spesa, con molte difficoltà perché difficile la modulistica e la gente non aveva un computer e non sapeva mandare una mail. Abbiamo lavorato h24, stiamo aiutando la gente informandola anche sugli eventuali incassi di borse di studio cercando di facilitare tutto senza fare assembramento.

Tutto nasce per amore, per tendere la mano a tutti quei fratelli che il virus ha lasciato soli, ma noi non l’abbiamo fatto, abbiamo abbracciato tutti con il nostro operato sul territorio.

L’era della disumanità

Un pezzo di carne da esibire per ogni occasione

di Paolo Buralli Manfredi – Melbourne (Australia)

La disumanità di questa misera umanità da molti anni a questa parte ha raggiunto livelli di non ritorno, la desertificazione morale ed intellettuale di un mondo che ormai basa tutte le sue azioni in favore di due precise divinità, il denaro ed il potere, non potrà più essere arginata da quella diga che era la saggezza dei vecchi di epoche passate, che ci hanno ormai lasciato nelle mani delle nuove generazioni che sono state cresciute a pane, tecnica, tecnologia, social network, che comunicano con non più di 160 caratteri e che credono agli slogan perché mal sopportano il ragionamento e le argomentazioni che ormai non van più di moda.

Ed anche la politica, dunque, ben se adattata a questa limitata umanità accettando il fatto che tutti sono uguali a tutti, che uno vale uno e che non conta quanto colto sei o di quale capacità e competenze disponi, l’importante è saper sventolar bene il tuo pezzo di carne, per attrarre quei poveri affamati chiamati popolo, che ormai si accontenta delle carni altrui per soffocare quell’eterna sofferenza che li accompagna ormai da molti anni, quella sofferenza che lacera le loro ferite, chiamate, disoccupazione, disuguaglianza sociale, diritti umani calpestati e tante altre cose che una società che si definisce Democratica non dovrebbe permetterne l’esistenza.

E allora eccoli i pezzi di carne esibiti da una parte e dall’altra per racimolare qualche povero ignaro, convinto che quei pezzi di carne lo riporteranno al benessere perduto, e dunque, telecamere puntate contro il terrorista che rientra dal Brasile, telecamere puntate contro la rasta che sbarca orgogliosa d’aver infranto le leggi per una buona causa, telecamere puntate contro quei poveri uomini di colore, utilizzati dalla bracciante che, anzichè combattere i Caporali, fornisce agli stessi altra carne da macello ma legalmente sfruttabile, telecamere puntate sui poveri bimbi della guerra che servono agli uni ed agli altri per dimostrare le atrocità degli uni e degli altri, dimenticati un attimo dopo dallo spot del nuovo prodotto di bellezza o dalla birra all’ultimo malto.

Venghino signori venghino, c’è un pezzo di carne per ognuno di voi, e le telecamere tornano in aeroporto a riprendere la Cristiana tornata Musulmana per poi spostarsi sul bianco poliziotto che soffoca l’afro-americano e quel pezzo di carne diventa lo sfogo di anni di compressione, di repressione, di negazione del sogno americano, che apre i cancelli degli store dove tutti possono accedere ai prodotti costosi irraggiungibili, dal maxi schermo dalla marca prestigiosa , al prodotto tecnologico sognato, al vestito all’ultima moda, alla scarpa di lusso, perché grazie a Mr Floyd tutto è gratis e si può rubare al bianco schiavista,  ce n’è  per tutti i gusti, solo poche regole sono imposte ai consumatori delle carni: il divieto di alzare la testa, di liberarsi delle catene dell’ignoranza, di pensare autonomamente, di acculturarsi, di chiedere il resoconto delle tasse versate, di chiedere un equo salario, di chiedere che sia mantenuta la frase scritta nei tribunali, “La legge è uguale per tutti”, di uscire dalla povertà, di vedere ogni punto della Costituzione rispettato, insomma di non disturbare il pupazzo di turno messo dal potente di turno.

Forse un giorno i mangiatori di carne saranno illuminati dalla provvidenza e quando questo giorno arriverà i mangiatori di carne diventeranno vegetariani e allora forse, i manipolatori del mondo saranno presi alla sprovvista e gli uomini non potranno più essere alimentati con la carne di altri poveri uomini e allora, come già capitato nella storia, potremo assistere ad un nuovo Rinascimento che scuoterà le menti di tutta l’Umanità.

Non so quando succederà ma so che succederà!

A due anni dalla scomparsa del giudice Carlo Caruso: per arrivare all’alba non c’è altra vita che la morte

La Consolidal Lazio e Roma patrocinano e diffondono la seconda edizione del Premio di poesia e narrativa “Carlo Caruso: il giudice, l’uomo, il poeta” promossa dalla Associazione culturale e sportiva Carlo Caruso a.p.s., per ricordare un grande uomo di giustizia e di grande umanità: al centro della sua vita rieducare i minori autori di reati

 “Per arrivare all’alba non c’è altra vita che la morte ed io continuerò a vivere attraverso le mie parole” (Khalil Gibran). Se vivere per sempre significa dare un senso alla propria vita, diventando esempio “di carne”, impostando le decisioni essenziali del proprio percorso sulla correttezza verso gli altri, su scelte di campo a fianco dei più deboli, sull’amore universale, infinito dove solo nell’insieme si acquisisce quella consapevolezza che rende il nostro esserci nell’universo cosmico ed eterno, se non si tradiscono i principi etici, tanto enunciati, ma difficilmente agiti, se non si è mai barato per ottenere quello che professionalmente si meritava preferendo perdere pur di non sporcarsi le mani, se oltre alla competenza, alla generosità, al rispetto delle regole, si riesce a ridare speranza anche a chi non ha voce, tanto da farsi soprannominare dai monelli banditi “giudice papà”, allora si resta per sempre: “le idee come gli esempi non muoiono mai” come ci ha insegnato Giovanni Falcone.

Sono passati due anni, ma tu sei qui; si lui è qui perché Carlo Caruso era una persona speciale!

Era il 2 giugno del 2018, a Roma erano finite da poche ore le celebrazioni per la festa della Repubblica italiana, il sole splendeva, poi improvvisamente il buio, il dolore straziante, incredulo, inaccettabile, improvviso, l’esistenza di Carlo si era recisa!

Lo sgomento per la sua morte improvvisa, così fulminea, ha lasciato basiti, ammutoliti, increduli, non solo i suoi familiari, la sua amata compagna, il figlio, ma i tanti che lo avevano frequentato, dalle persone più umili, al suo maestro di sitar indiano, ai suoi colleghi magistrati, al Personale di Polizia Penitenziaria e dei Servizi minorili della Giustizia, a chi aveva premiato le sue poesie in vernacolo romanesco, ai giovani detenuti che erano riusciti a riaprire le loro finestre alla vita, perché li aveva ascoltati, non solo giudicati, perché gli aveva indicato che nonostante i loro sbagli, le loro vite certamente sfortunate perché privi di quei porti sicuri di bolbyana memoria, potevano “rinascere moralmente e socialmente”, il credere in loro nel dare loro fiducia, nell’indicare loro la strada, questo ha fatto e fa la differenza per essere autenticamente un giudice minorile, come sei stato tu!

Non è il ruolo a dare significato e contenuti allo stesso, ma sono le persone a renderlo tale!

E poi il lutto, la cerimonia funebre, la chiesa stracolma, l’ultimo saluto!

La parola lutto deriva dal latino “lugere”, piangere e sta a significare tutte le situazioni in cui una persona manifesta il proprio dolore, in questo caso per la improvvisa e lacerante perdita di una persona cara, ma accanto al lutto c’è il cordoglio.

Anche la parola cordoglio deriva dal latino “cor”, “dolere”, significa dolore del cuore. Certamente sono due lati della stessa medaglia, ma il cordoglio è una forma di dolore più personale, più intima, a volte nascosta per condividere qualcosa di esclusivo con la persona che si è persa, poi improvvisamente questo dolore diventa una risorsa di amore e di testimonianza, in nome di quell’amore universale che lo ha accompagnato sempre nella sua vita! Cosi la professoressa Lucia Branca in Caruso, ha deciso di fondare una associazione in ricordo del suo amato Carlo!

Il Premio di poesia e narrativa di questa seconda edizione è dedicato a tutti i minori e giovani-adulti sottoposti a limitazioni della propria libertà, a quei famosi monelli banditi che in tanti hanno scritto lettere di commozione alla notizia della sua morte, manifestazioni d’affetto e di riconoscenza che li avrebbero accompagnati nel loro futuro cammino, in quella scommessa condivisa che ce la potevano fare! Il Premio ha questo intrinseco significato: fare esprimere emozioni, i segreti nascosti di tanti dolori manifestati, ma troppo spesso ignorati dalla stessa società, i sensi di inadeguatezza, di sconforto di chi vede il sole filtrare a quadrati nella stanza detentiva, di chi sa come significa essere riconosciuti solo come cattivi, di chi ha paura di svelare il proprio bisogno di amore, di non essere solo etichettato, di chi ha bisogno che qualcuno creda in lui, lui che a differenza dei tanti altri giovani non aveva la rete a proteggerlo quando è caduto dal quel difficile trapezio della sua fragilità ed isolamento sociale ed educativo! Dare spazio e visibilità a questi ragazzi significa continuare a risvegliare quel sorriso che tu riuscivi a dare, e così tu continui ad esserci, in loro, in noi, nell’amore che nasce dal dolore, come dicevi tu!

È anche cercare di richiamare questa nostra società alla necessità di girare l’angolo: disattenzioni, negazione di quell’umanesimo che ha fatto grande la nostra storia di popolo, individualismo sfrenato, ognuno protagonista per e di se stesso, il Thanatos che prevale sul Cosmos, le relazioni virtuali, la globalizzazione sfrenata, il successo a qualunque costo… forse ora con il coronavirus dovremmo averlo capito finalmente che vitale è una riconversione della nostra coscienza socio-economica e culturale, individuale e collettiva, che deve rendere prioritaria l’etica della solidarietà e del mutuo aiuto, dobbiamo re-imparare a spiritualizzare il nostro vivere!

Solo così saremmo veramente liberi, anche se il costo è di pagarne un caro prezzo, ma Carlo con la sua ricerca della bellezza, dell’arte, della poesia, del lavoro senza pausa, ci ha indicato la strada, ci ha insegnato con la sua vita, ricca culturalmente e intrisa di grande umanità, che solo la vera libertà rende liberi, e tu sei stato, sei e sarai per questo il nostro mentore!

Ed è per questi motivi che la Consolidal sezione regionale Lazio e sezione di Roma hanno deciso di patrocinare e diffondere la seconda edizione del Premio di poesia e narrativa “Carlo Caruso: il giudice, l’uomo, il poeta” promossa dalla neo Associazione culturale e sportiva Carlo Caruso a.p.s. “per premiare le opere e valorizzare i giovani autori in vinculis che sapranno esprimersi in modo chiaro, mettendo a nudo i propri sentimenti, le proprie aspirazioni e il loro sogni, in un momento particolarmente difficile della loro giovane vita”

 

a cura di:

Serenella Pesarin (sociologa, psicologa-psicoterapeuta, esperta nel settore penale e minorile,
presidente “Consolidal sezione di Roma”)

 

Antonio Basta (presidente “Consolidal sezione regionale Lazio”)

 

Massimo Martelli (pedagogista)

Consolidal Sezione Locale di Roma- Circonvallazione Gianicolense n. 408 – 00152 ROMA

UNICEF: lo Yemen deve affrontare una tripla catastrofe dovuta al conflitto, al COVID-19 e al collasso economico

Oltre 12 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza umanitaria; 500.000 bambini hanno bisogno di cure per malnutrizione acuta grave; 3.500 bambini sono stati reclutati nei conflitti; 8.600 bambini sono stati uccisi o feriti dall’inizio del conflitto. Dichiarazione di Henrietta Fore, Direttore generale UNICEF

 “Il COVID-19 è una crisi in quasi tutti i paesi, ma in pochissimi ha un impatto più terrificante che in Yemen. Violenza e instabilità sono una realtà quotidiana nel paese. Scuole e ospedali sono sotto attacco. Cibo e sistemi idrici sono a malapena funzionanti. L’economia è in caduta libera.

Anche prima della pandemia di COVID-19, lo Yemen era un paese sull’orlo della catastrofe. Sottosviluppo cronico e 5 anni di guerra hanno contribuito a creare un enorme disastro umanitario: più di 12 milioni di bambini in Yemen hanno bisogno di assistenza umanitaria; circa mezzo milione di bambini hanno bisogno di cure per malnutrizione acuta grave e potrebbero morire se non riceveranno cure urgenti; più di 8.600 bambini sono stati uccisi o feriti dall’inizio del conflitto, cinque anni fa; 3.500 bambini sono stati reclutati nel conflitto, secondo dati verificati delle Nazioni Unite.

Prima del COVID-19, 2 milioni di bambini non andavano a scuola. Ora a causa della pandemia, le scuole sono state chiuse in tutto il paese, lasciando altri 5 milioni di bambini fuori dalle scuole. Sappiamo che in paesi duramente colpiti da povertà e conflitto, più a lungo i bambini saranno fuori dalle scuole, minori possibilità avranno di ritornarci.

Colera e diarrea restano una minaccia sempre presente perché i bambini e le famiglie non hanno acqua pulita e sistemi e aiuti igienico-sanitari adeguati. Milioni di persone non hanno accesso a strutture per lavarsi le mani o non possono praticare distanziamento sociale – entrambi essenziali per interrompere la diffusione delle malattie. Aeroporti e porti sono stati chiusi rendendo estremamente difficile portare aiuti salvavita nel paese.

Con la diffusione del COVID-19 nel paese, lo Yemen sta affrontando una tripla catastrofe dovuta al conflitto, al coronavirus e al collasso economico. Come sempre, i bambini sono quelli che ne risentono per primi e maggiormente.

Nonostante le vaccinazioni di routine continuino, la pandemia ha sospeso le campagne di vaccinazione. Queste campagne sono state fondamentali per incrementare la copertura, soprattutto con i sistemi sanitari vicini al collasso. Ora che queste campagne sono sospese, 5 milioni di bambini sotto i 5 anni non saranno vaccinati contro la polio; 1,7 milioni di bambini non riceveranno il vaccino contro la difterite; 2,4 milioni di bambini non saranno vaccinati contro il colera. Oltre 400.000 donne in età fertile non saranno vaccinate contro il tetano.

Stiamo affrontando una crisi in una situazione già di crisi – una pandemia durante un conflitto brutale – ma siamo fermi nel nostro impegno a rimanere e a dare aiuti per i bambini dello Yemen.

Abbiamo raggiunto 16 milioni di persone con informazioni su come tenersi al sicuro dal COVID-19 attraverso Tv, radio, social media e la nostra rete di volontari che stanno andando porta a porta; stiamo supportando le strutture sanitarie e gli ospedali e fornendo acqua sicura e kit igienici alle comunità che ne hanno bisogno; stiamo lavorando senza sosta per portare aiuti essenziali, compresi dispositivi di protezione individuale, per tenere al sicuro gli operatori sanitari e per la nutrizione.

Ma nella lotta al COVID-19, dobbiamo continuare a rispondere agli altri bisogni di base dei bambini – curando quelli gravemente malnutriti, distribuendo vaccini, proteggendoli da violenza e sfruttamento e assicurando che proseguano la loro istruzione. Abbiamo bisogno di maggiore aiuto.

Il 2 giugno, le Nazioni Unite e il Regno dell’Arabia Saudita ospiteranno una conferenza virtuale per rilanciare l’allarme sulla crisi. Abbiamo bisogno di donatori per ampliare e incrementare il supporto economico al nostro lavoro salvavita. Abbiamo bisogno di accesso umanitario per raggiungere i bambini e le famiglie le cui vite sono in bilico.  

Ma, prima di tutto, abbiamo bisogno di pace. I bambini dello Yemen hanno bisogno che i combattimenti terminino. Chiediamo ancora una volta a tutte le parti in conflitto nel paese di deporre le armi e negoziare un accordo di pace globale. Chiediamo loro di mostrare una vera leadership e porre al primo posto il benessere dei bambini dello Yemen.

Oggi la pandemia sta spingendo lo Yemen sempre più sull’orlo del collasso. Come UNICEF siamo con i bambini dello Yemen e chiediamo ai nostri partner globali di fare la stessa cosa.”

La clausura forzata in casa per il covid19 ha inasprito la violenza domestica di genere

La presidente della Lidu onlus di Firenze, arch. Dania Scarfalloto Girard, esprime preoccupazione per i troppi eventi di violenza contro le donne che si sono verificati in periodo di lockdown. Non bisogna abbassare la guardia ed è un dovere intervenire anche solo ricordando la normativa che introduce e condanna la violenza di genere

Il periodo di lockdown dovuto all’emergenza sanitaria per pandemia da coronavirus ha portato gravi ripercussioni su tutta la popolazione: economiche ma anche psicologiche per ogni categoria sociale. Ma tra tutte va evidenziata quella subìta da molte donne, che costrette in casa con i loro ‘aguzzini’ hanno visto aumentare in modo esponenziale la violenza contro di loro. Anche l’Oms è intervenuta poichè  “profondamente turbata dalle segnalazioni di molti paesi di un aumento delle violenze contro donne e uomini, da parte del partner, e contro i bambini, collegate a Covid-19” come riferisce Hans Kluge, direttore regionale per l’Europa, che denuncia il preoccupante aumento del numero di chiamate di donne aggredite dal partner, che sono almeno 5 volte di più del pre-lockdown. Un fenomeno che ha colpito anche il nostro Paese e che va combattuto prima di tutto con una corretta informazione e anche con la necessaria formazione culturale delle giovani generazioni. Un compito compreso nella tutela dei diritti umani che la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo persegue fin dal 1919 e che la presidente del comitato di Firenze, arch. Dania Scarfalloto Girard, ha come primo punto del suo programma. Ricorda infatti in un suo scritto odierno sui social dedicati alla sua attività umanitaria sulla violenza di genere (Art. 1, Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’Eliminazione della Violenza contro le Donne, Vienna, 1993)

 “Con l’espressione violenza di genere si indicano tutte quelle forme di violenza da quella psicologica e fisica a quella sessuale, dagli atti persecutori del cosiddetto stalking allo stupro, fino al femminicidio, che riguardano un vasto numero di persone discriminate in base al sesso. Spesso si parla di violenza di genere per caratterizzare le diverse forme di violenza agite contro le donne, ma non solo. Le Nazioni Unite in occasione della Conferenza Mondiale sulla Violenza contro le Donne tenutasi a Vienna nel 1993, la definiscono come ogni atto legato alla differenza di sesso che provochi o possa provocare un danno fisico, sessuale, psicologico o una sofferenza della donna, compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o l’arbitraria privazione della libertà sia nella vita pubblica che nella vita privata. “La violenza fisica comprende qualsiasi atto volto a far male o a spaventare la vittima e, nella maggior parte dei casi, a procurare lesioni. Non riguarda solo l’aggressione fisica grave, che richiede cure mediche d’emergenza, ma anche ogni contatto fisico finalizzato a spaventare e a rendere la vittima soggetta al controllo dell’aggressore, poiché anche forme minori di questo tipo di violenza possono essere estremamente nocive, in quanto possono essere percepite come una minaccia alla vita di chi le subisce. Nel maltrattamento fisico, la componente psicologica più pesante consiste nell’imprevedibilità dell’aggressione, in quanto qualsiasi pretesto può essere motivo scatenante. Questo induce la vittima potenziale a consumare tutte le sue energie nel tentativo di evitare comportamenti che possano far irritare il suo carnefice, provocando così una sua aggressione fisica o verbale”.

Fonte: “Violenza di genere” di F.Focà

“Quando un genitore ama due volte”

Lettera di un padre alla figlia transessuale

 di Anna Maria Antoniazza

“La vita mi ha insegnato che quando si ha un figlio in realtà, in tutti i figli, ci sono sempre dei gemelli, due identità, a prescindere dalla forma che poi queste due anime prendono nel tempo. Alcuni trascorrono la vita senza accorgersi di avere qualcosa di profondamente diverso dalla propria immagine, dalla considerazione di sé stessi…altri invece riescono a vedere il proprio gemello e aiutarlo a venire alla luce. Ma questo è un compito che non può gravare sui genitori, questo è un compito dei figli, e tu hai fatto di tutto per farlo venire alla luce. Tante volte mi hanno offeso, umiliato, quando dicevo che mio figlio era diventato una donna, magicamente incantata dagli ormoni. In realtà, pensandoci bene, ho sempre ingoiato queste offese senza dire niente, senza ribellarmi e ho sempre fatto male. Non ho mai reagito per rispetto della tua scelta e perché credo che chi parla male di qualcuno, soprattutto se questo qualcuno non può difendersi, sia una persona che ha tanti segreti da nascondere e che tutto il suo equilibrio, la sua serenità sarebbe distrutta se questi scheletri, usciti dall’armadio, si facessero vedere.

Vedi, la tua trasformazione non è stata solo psicologica, è stata fisica, è un segreto che non può rimanere nascosto perché si vede, si sente, è un corpo che si muove per la strada sotto gli occhi di tutti, di innegabilmente evidente. E io, che sono un’amante della Verità, questa piccola Verità dentro la tua vita l’ho sempre vista brillare fin da quando eri un bambino, coi capelli lunghi e quelle movenze un po’ particolari, che ti rendevano facile oggetto di scherzi e offese. I bambini sono di una cattiveria immensa, ma la tua diversità ti ha dato una forza grandissima, riesci a reggere la solitudine come un gigante. Vivi tutto con un’estrema fiducia. Siamo continuamente plasmati dai nostri amici, sono quelli che ci tagliano, ci scolpiscono.

Alla fine, amore mio, siamo fatti di lacrime, anche quando continuiamo a sorridere. Per me che sono un genitore di una certa età questo è diventato abbastanza evidente e non riesco a non pensarci. Le lacrime di cui parlo io non si vedono, rimangono nascoste sotto la pelle, come una cosa che senti e che non riesce ad uscire da te…neanche se prendessi un coltello riusciresti a farle uscire. E poi ricordati, cara mia, che la sofferenza è sempre invisibile. Solo la felicità si vede ma ha il brutto vizio di sparire subito. Le cose che non si vedono, invece, possono continuare ad esistere, e agiscono secondo dinamiche, secondo traiettorie che noi non conosciamo. Il mio amore per te è doppio del tuo. Ti ho amato da bambino e ti amo ancora di più adesso, che sei una donna.”

È uscito il Dossier Statistico Immigrazione in inglese, disponibile sul sito web di IDOS – IDOS publishes the Statistical Dossier on Immigration in English, available on the IDOS website

di emigrazione e di matrimoni

È uscito il Dossier Statistico Immigrazione in inglese, disponibile sul sito web di IDOS

Il Centro Studi e Ricerche IDOS, in collaborazione e con il sostegno dell’OIM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ha pubblicato la versione in lingua inglese del Dossier Statistico Immigrazione 2019.

A corredo di questa pubblicazione, dal sito è possibile scaricare anche il video di presentazione del Dossier 2019, in lingua sia inglese sia italiana.

Il volume raccoglie i capitoli fondamentali della versione originale in lingua italiana, appositamente selezionati e revisionati per un pubblico internazionale che intenda documentarsi, attraverso informazioni dettagliate e dati aggiornati, sulla situazione dell’immigrazione in Italia.

Il Rapporto contiene anche una ricca appendice di tavole statistiche sulle caratteristiche socio-demografiche e l’inserimento socio-occupazionale dei cittadini stranieri che vivono in Italia, utili per chiunque desideri approfondire la conoscenza del fenomeno in uno dei più importanti paesi di immigrazione in Europa.

Con i suoi 5,2 milioni di stranieri residenti, pari all’8,7% della popolazione complessiva, di cui 3,7 milioni costituiti da cittadini non-Ue regolarmente soggiornanti, l’Italia – a Brexit compiuta – si afferma, nell’Unione Europea, come il secondo principale paese di immigrazione dopo la Germania, che ospita a sua volta 9,7 milioni di immigrati.

Dalla risposta alle sfide che questo fenomeno epocale e irreversibile pone ai singoli paesi e all’Unione Europea nel suo complesso dipende il futuro delle nostre società complesse, già pluraliste e multiculturali. A causa delle connessioni strutturali che le migrazioni hanno con fenomeni planetari altrettanto importanti (come la sperequazione dei beni e delle risorse, la crisi ambientale, le guerre, le persecuzioni e le crisi politiche), le risposte dovranno necessariamente essere elaborate e discusse nel più ampio contesto globale e internazionale.

“Lo studio e l’analisi approfondita di casi particolarmente significativi come l’Italia – afferma Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS – può aiutare a comprendere in concreto quali sono i problemi aperti e i processi in atto sui quali intervenire, anche a livello internazionale. È piuttosto preoccupante, a tal riguardo, che in un paese di immigrazione così importante, come è diventato l’Italia, la popolazione straniera, sebbene già giunta alle seconde e terze generazioni, si trovi ancora ad affrontare problemi di integrazione, di partecipazione attiva, di disuguaglianza nell’accesso al welfare, di discriminazione e sfruttamento nel lavoro; e che le politiche di immigrazione, di accoglienza e di cittadinanza presentino e producano ancora molte criticità”.

A questo riguardo, il Dossier Statistico Immigrazione 2019 in lingua inglese rappresenta uno strumento di conoscenza utile a conseguire e a promuovere una comprensione più profonda delle dinamiche migratorie in Italia, anche allo scopo di contribuire a ideare e attuare politiche e azioni più efficaci.

“L’OIM – sostiene Laurence Hart, il Direttore dell’Ufficio OIM di Coordinamento per il Mediterraneo – è orgogliosa di presentare insieme a IDOS la versione inglese di questo importante rapporto, in quanto fa parte del nostro impegno di promuovere ricerche miranti a indirizzare e informare la politica e la prassi in campo migratorio. Il Dossier fornisce una ricca e rigorosa analisi delle dinamiche dell’immigrazione in Italia, offrendo, ai decisori politici e agli operatori, dati e informazioni cruciali su argomenti salienti che riguardano le migrazioni. Siamo certi che queste approfondite analisi possano aiutare a comprendere meglio le dimensioni transnazionali delle migrazioni e contribuire a migliorare ulteriormente la politica e la collaborazione internazionale su questo tema”.

da oggi disponibile in formato elettronico (pdf) sul sito www.dossierimmigrazione.it.

di emigrazione e di matrimoni

 IDOS publishes the Statistical Dossier on Immigration in English, available on the IDOS website

IDOS Research and Study Centre, in collaboration and with the support of the IOM – International Organization for Migration, has issued the English version of the 2019 Statistical Dossier on Immigration, now available as a PDF at www.dossierimmigrazione.it.

 

The video presentation of the 2019 Dossier can also be downloaded from the same website, both in English and Italian.

This Report collects the most important chapters of the original version in Italian, specifically selected and revised for an international audience and for anyone interested in better understanding the situation of immigration in Italy through interesting information and updated data.

The rich final annex provides detailed statistical tables concerning both socio-demographic characteristics and labour insertion data on immigrants living in Italy.

At present 5.2 million foreigners reside legally in Italy (8.7% of the total population), of which 3.7 million are non-EU citizens. Italy is therefore – after Brexit – the second most important immigration country in the EU after Germany, which hosts in turn 9.7 million foreign resident s.

The future of our complex and multicultural societies depends on the way we will respond to the challenges and opportunities that such an epochal and irreversible phenomenon presents to each country and to the EU.

The structural interconnections between migrations and other global phenomena (e.g. the unequal distribution of goods and resources, the environmental crisis, wars, persecutions and political crises), require concerted and comprehensive international responses.

“A deeper study and analysis of significant cases such as the Italian one – says Luca Di Sciullo, president of IDOS Research and Study Centre – helps to concretely understand which unsolved problems and ongoing processes require more effective interventions, including at the international level. It is quite worrisome, on this regard, that in such an important immigration country, as Italy has become, the foreign population, also represented by second and third generations, is still facing problems concerning integration, active participation, inequality of access to the welfare system, discrimination and labour exploitation; and that immigration policies – also regarding reception and citizenship – still have, and create, plenty of difficulties”.

In light of this, the English version of the Statistical Dossier on Immigration is a valuable knowledge tool that provides a comprehensive overview of the Italian migration dynamics and contributes to the design and implementation of more efficient policies and actions.

“IOM – says Laurence Hart, Director of IOM Coordination Office for the Mediterranean – is proud to jointly present with IDOS the English version of this important report as part of our commitment to support research designed to guide and inform migration policy and practice. The Dossier provides rich and rigorous analyses of immigration dynamics in Italy, offering policymakers and practitioners crucial data and information on salient migration topics. We are confident that these insights can help to better understand the transnational dimensions of migration and can contribute to further enhance policy and international collaboration on this matter”.

www.dossierimmigrazione.it.

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