Bruxelles, finanziato Progetto di formazione EWL in difesa dei diritti delle donne

“Young women leaders are voices for girls & women” è un progetto di formazione  della lobby europea delle donne dedicato alle nuove parlamentari, efficace ‘rete’ europea a favore della parità di genere

arton6789-f46daRoma, 28 luglio –  Il progetto”Young women leaders are voices for girls & women”   proposto dalla Lobby europea delle donne (EWL) sulla Piattaforma catapult crowd-funding,  è stato completamente finanziato. A settembre avrà inizio la  realizzazione del progetto, utile a generare un cambiamento a livello europeo: grazie alla formazione Ewl, giovani donne leader saranno in grado di creare un futuro migliore per le ragazze delle nuove generazioni e le donne in Europa. Questo attraverso una specifica formazione a vantaggio di giovani donne parlamentari appena elette, che diventeranno alleati strategici nella realizzazione della parità di genere. “Investendo in moduli di formazione della Lobby europea delle donne” spiega il coordinamento Ewl, “ i nostri sostenitori hanno investito in un’Europa che si preoccupa della parità di genere. Si tratta di un contributo concreto al cambiamento a lungo termine utile a sostenere la voce delle organizzazioni di donne in Europa”. La parità di genere diventa una priorità per le giovani donne leader attraverso una formazione innovativa che rafforza la loro conoscenza dei diritti delle donne e dell’uguaglianza uomo – donna. In ambito Ue è importante avere alleati impegnati a livello europeo che sostengano  iniziative e normative per i diritti delle donne in Europa. Ad esempio, grazie al lavoro di advocacy voluto da Ewl, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sulla violenza contro le donne con concrete raccomandazioni legislative alla Commissione europea. “Lo scorso novembre, i deputati al Parlamento europeo hanno approvato le nostre opinioni sulla parità di genere e spinto per più donne nei consigli di amministrazione con una direttiva dell’Unione europea” spiega il coordinamento Ewl.

 

Unicef, Maria Calivis : 192 bambini uccisi a Gaza in 18 giorni

Dichiarazione di Maria Calivis, Direttore Regionale Unicef per il Nord Africa e il Medio Oriente sull’attacco alla scuola dell’UNRWA a Gaza

gaza3-680x453Roma, 27 luglio “L’attacco alla scuola elementare Beit Hanoun – la terza scuola colpita questa settimana – è la prova che bisogna fare molto di più per proteggere I bambini innocenti. Utilizzare o  attaccare le scuole dove i bambini trovano rifugio dalle violenze è inaccettabile, in qualsiasi circostanza. L’UNICEF chiede alle parti in conflitto di rispettare l’inviolabilità delle vite dei bambini e delle scuole. Almeno 192 bambini sono stati uccisi a Gaza in 18 giorni. Il numero di morti e la distruzione crescono di ora in ora, l’UNICEF si unisce all’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite per una fine immediata delle violenze.”

Rapporto UNICEF-OMS su polio in Medio oriente: vaccinati 25 milioni di bambini

38 i casi di polio confermati, mentre 765.000 bambini siriani sono in aree difficili da raggiungere

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polio

24 luglio  – L’UNICEF e l’OMS hanno lanciato oggi un rapporto che annuncia la conclusione della prima fase della più grande campagna di vaccinazione mai realizzata nella storia del Medio Oriente. 25 milioni di bambini sotto i 5 anni sono stati raggiunti in 7 paesi in 37 visite. “Nonostante i grandi traguardi raggiunti, questa prima fase è stata ampia e molto rapida. Tutto questo è stato possibile grazie ai migliaia di eroi silenziosi: operatori sanitari e volontari impegnati  che hanno lavorato senza sosta in tutta la regione e all’interno della Siria correndo pericoli reali per vaccinare i bambini contro la polio”, ha dichiarato Maria Calivis, Direttore regionale UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa. Il rapporto attribuisce il ritorno della polio in Siria dopo 14 anni ai seguenti fattori: l’interruzione delle vaccinazioni di routine, gravi danni alle infrastrutture sanitarie in Siria, i continui spostamenti di popolazione all’interno del Paese e sui confini e il non aver raggiunto tutti i bambini. Secondo il rapporto la copertura vaccinale contro la polio è drammaticamente diminuita in Siria passando da una media del 99% al 52%. Almeno il 60% degli ospedali in Siria sono stati distrutti o danneggiati e meno di un terzo delle ambulanze pubbliche funziona ancora. Forniture per le vaccinazioni, veicoli e attrezzature per la catena del freddo sono stati danneggiati, messi fuori servizio o andati perduti. n“La polio è tornata in Siria, aggiungendosi a ciò che già era un disastro umanitario. Siamo arrivati ad un punto in cui abbiamo dovuto lavorare con risorse veramente limitate per sconfiggere un nemico che era stato dimenticato da tanto tempo: un nemico che non può essere visto ai checkpoints o al confine e che può viaggiare velocemente, colpendo i bambini non solo in guerra in Siria ma in tutta la regione,” ha detto Chris Maher, Manager OMS per l’eradicazione della Polio e il supporto d’emergenza. Più di 6,5 milioni di bambini siriani adesso hanno bisogno di assistenza umanitaria salva vita. All’interno della Siria, 765.000 bambini sotto i 5 anni vivono in aree difficoltose da raggiungere, dove il conflitto e le restrizioni rendono estremamente difficile raggiungerli con l’assistenza umanitaria, compreso l’accesso regolare ai vaccini. Il rapporto mostra che porre fine alla polio in Sira e in Iraq non è una missione impossibile. Chiede di seguire 5 azioni importanti:

–          porre immediatamente fine alle violenze;

–          avere accesso immediato e sicuro per avvicinare i bambini sotto i 5 anni più difficili da raggiungere all’interno della Siria;

–          garantire un passaggio sicuro agli operatori sanitari e proteggere i veicoli medici e altre attrezzature della catena del freddo in Siria;

–          ampliare la conoscenza della polio e la necessità di vaccinare più volte tutti i bambini sotto i 5 anni nella regione;

–          assicurare i fondi per realizzare le altre fasi di vaccinazioni entro la fine del 2014.

“Il nostro lavoro è tutt’altro che finito. Nei prossimi mesi dovremo raggiungere molti altri bambini, soprattutto quelli che sono bloccati in quelle aree in cui la violenza sta prendendo spazio non solo in Siria ma anche in Iraq”, ha concluso Calivis. In Siria, 36 bambini sono rimasti paralizzati dalla polio. 25 di questi bambini sono del governatorato conteso di Deir Ez Zour, 5 sono ad Aleppo, 3 ad Idlib, 2 al Al-Hassakeh e 1 ad Hama. Prima di questo scoppio, nessun caso di polio era stato registrato in Siria dal 1999. Il rischio di contagio ai paesi nella regione e all’interno è ancora considerato alto. Ulteriori campagne di vaccinazione contro la polio saranno ripetute nella regione. In Sira, ci saranno 2 campagne di vaccinazione di massa contro la polio ad ottobre e a novembre 2014 e una campagna di vaccinazione sub nazionale di massa nell’agosto 2014.

Unicef: a Gaza sotto attacco i servizi di base per i bambini

Le infrastrutture idriche e igienico-sanitarie di Gaza hanno subito danni, oltre 80 scuole distrutte e su tutto incombe il pericolo ordigni inesplosi

unicefRoma, 21 luglio – Con almeno 59 ​bambini uccisi e altri 500 feriti a Gaza e quattro bambini israeliani feriti in Israele, l’UNICEF esorta tutte le parti a rispettare il loro obbligo legale e morale di proteggere i civili, compresi i bambini, dalle violenze. Secondo l’UNICEF i  servizi di base per i bambini sono sotto attacco. Le fatiscenti infrastrutture idriche e igienico-sanitarie di Gaza hanno subito danni, aumentando il rischio di malattie di origine idrica. Circa la metà del pompaggio dei liquami e dei sistemi di trattamento delle acque di scarico non sono più funzionanti, e circa 900.000 persone sono senza acqua corrente. Oltre 1.780 famiglie hanno visto le loro case distrutte o gravemente danneggiate a Gaza e decine di migliaia sono sfollate, molte delle quali si sono rifugiate nelle scuole. Oltre 80 scuole sono state danneggiate dai bombardamenti.   L’UNICEF ed i suoi partner stanno procurando farmaci pediatrici essenziali per gli ospedali e le strutture sanitarie e tema di protezione dell’infanzia stanno aiutando i bambini e che si occupa di loro a far fronte al disagio psicologico. Spot radiofonici avvertono i bambini e le loro famiglie dei pericoli degli ordigni inesplosi.

 

Unicef : nessun posto è sicuro per i bambini nella striscia di Gaza

Dichiarazione di Maria Calivis, Direttore Regionale per il Medio Oriente e l’Africa del Nord

 310x0_1405605002772_Mideast_Israel_Palest_rain__5_Roma, 19 luglio – L’uccisione di quattro bambini palestinesi  tutti della stessa famiglia allargata  e il ferimento di altri due tutti mentre giocavano su una spiaggia di Gaza City è un duro monito che nessun luogo è più sicuro per i bambini della Striscia di Gaza. 

Sempre ieri una serie di razzi sono stati trovati nascosti in una scuola dell’UNRWA a Gaza, in spregio alla neutralità delle scuole. 
Il numero di bambini uccisi a Gaza è arrivato almeno a 48 da quando le ostilità sono iniziate solo dieci giorni fa. In media, ogni giorno quattro bambini di Gaza sono stati uccisi. 
E’ vergognoso che i bambini di Gaza continuino a pagare un prezzo pesante in un conflitto di cui non hanno alcuna responsabilità. I bambini di entrambe le parti delconflitto devono essere protetti da questa violenza insensata. Coloro che hanno poteri decisionali hanno l’obbligo di tenere i bambini lontani dalla linea di tiro”. 
“L’UNICEF ha accolto con favore la breve pausa umanitaria (di ieri) e ribadisce la richiesta fatta dal Direttore generale dell’UNICEF ad entrambe le parti di esercitare la massima moderazione e di prevenire ulteriori vittime tra i bambini”.  

UNICEF: in Giordania 9.600 le spose bambine al di sotto dei 18 anni di età nel 2013

Le ragazze che si sposano prima dei 18 anni sono esposte a grandi rischi di complicazioni durante la gravidanza e ad essere vittime di abuso. Inoltre il matrimonio precoce annulla la possibilità di andare a scuola

image001Roma, 17 luglio  – L’UNICEF ha lanciato un nuovo studio sui matrimoni precoci in Giordania, una pratica che non accenna a diminuire. Il 13% di tutti i matrimoni registrati in Giordania nel 2013 riguarda una ragazza con meno di 18 anni; questo significa che sono più di 9.600 le ragazze sposate con meno di 18 anni;  progressi nella riduzione del numero di casi (riguardanti questi matrimoni)  sono stati minimi o nulli. Tra i rifugiati siriani che vivono nel paese, il tasso di matrimoni precoci è cresciuto dal 18% (del 2012) al 25% (del 2013) di tutti i matrimoni. Gli ultimi dati mostrano che questo tasso è ulteriormente aumentato al 32% nei primi tre mesi del 2014. Prima della guerra all’interno della Siria la media dei matrimoni che coinvolgevano ragazze con meno di 18 anni era del 13%. Il Rappresentate UNICEF in Giordania, Robert Jenkins, ha sottolineato come i matrimoni precoci possono avere impatti per tutta la vita dei bambini: “Le ragazze che si sposano prima dei 18 anni sono esposte a grandi rischi di complicazioni durante la gravidanza e ad essere vittime di abuso. Hanno anche opportunità economiche molto più limitate a causa della loro assenza dalla scuola e possono essere intrappolate in un circolo vizioso di povertà.” Le leggi giordane fissano l’età minima legale per sposarsi a 18 anni. In ogni caso, in condizioni speciali è possibile sposarsi prima dei 18 anni. L’UNICEF chiede di mantenere, in linea con gli standard internazionali, l’età minima legale a 18 anni. L’UNICEF lavora con le altre agenzie delle Nazioni Unite, le ONG Internazionali, i partner locali, il personale scolastico, i genitori e i  leader religiosi per individuare e prevenire casi di matrimoni precoci e anche per supportare le ragazze che sono già state sposate. Promuovendo l’istruzione, la sicurezza e un ambiente protettivo, le ragazze possono confrontarsi sui loro problemi e parlare con i propri genitori, le comunità e i leader religiosi; tutti  giocano un ruolo importante nell’affrontare questo problema. L’UNICEF e i suoi partner  sostengono le ragazze più a rischio con progetti di formazione professionale, sostegno psicologico e  per poter fare altre scelte diverse dal matrimonio precoce. Le ragazze che non sono istruite hanno fino a 6 volte più probabilità di essere sposate da bambine rispetto alle ragazze che hanno frequentato la scuola. Completando anche un solo anno scolastico in più le loro possibilità di guadagnare un salario migliore cresce dal 15 al 20%.

Storia di Yasmine:

Yasmine ha 16 anni ed è sposata da 9 mesi: “Quand’ero più piccola sognavo di diventare una fashion designer ma adesso non posso per la situazione in cui mi trovo”. Suo marito ha 24 anni e sono in attesa del loro primo figlio. “Adesso sono al quinto mese di gravidanza. Certe volte provo rabbia, credo dipenda dai cambiamenti del mio corpo che mi fanno sentire diversa”, ha detto. Yasmine è una rifugiata siriana che vive in Giordania. E’ nel paese da due anni. La scuola è un ricordo lontano e la maternità una realtà imminente.  Secondo la madre di Yasmine, sposarsi giovani non è comune per le ragazze siriane ma l’aumento di questo fenomeno è causato anche dalla mancata frequenza a scuola, dovuta alla crisi; una volta che una ragazza sta a casa riceve proposte di matrimonio. Yasmine non si è ancora arresa e vuole diventare fashion designer. “Mi piacerebbe iscrivermi ad un corso nel futuro ma vedremo”, ha detto. La sua infanzia le è stata negata – presto diventerà madre.

 

 

Unicef, Anthony Lake: terribile effetto violenza su bambini a Gaza e Israele

Dichiarazione del Direttore generale di Unicef, Anthony Lake: “Le ostilità in corso producono danni all’infanzia sul piano fisico e psicologico… i bambini che oggi sono testimoni di simili violenze si abituano a considerarle ‘normali’.”

anthony lakeRoma, 14 luglio – “I bambini stanno pagando il prezzo della spirale di violenza a Gaza e in Israele, che ha visto almeno 33 di loro perdere la vita a Gaza nei giorni scorsi, e centinaia di altri rimanere feriti”. “Nessun bambino dovrebbe soffrire l’impatto terrificante di una simile violenza”. “Le ostilità in corso producono danni all’infanzia, sia sul piano fisico che psicologico, e hanno conseguenze allarmanti per le future possibilità di pace, stabilità e dialogo. Troppo spesso i bambini che oggi sono testimoni di simili violenze e si abituano a considerarle ‘normali’, saranno inclini a riprodurle quando diventeranno adulti”.
“Il personale dell’UNICEF impegnato sul campo riceve dalle famiglie descrizioni del profondo impatto emotivo che questa ondata di violenza sta avendo su bambini e ragazzi: insonnia, incubi, inappetenza e sintomi strazianti di disagio mentale”. “Di fronte al timore di ulteriori escalation delle ostilità, l’UNICEF fa proprio l’appello del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a tutte le parti, affinché moderino con la massima urgenza le proprie azioni e proteggano i civili – non soltanto per amore della pace, ma per rispetto dei bambini che soffrono in maniera intollerabile le violenze in corso”.

 

 

UNICEF: in Afghanistan 545 bambini uccisi e 1.149 feriti nel 2013

Sono i bambini le principali vittime dei conflitti afghani, spesso colpiti da ordigni inesplosi o mine antiuomo

bambini-afghani1Roma, 8 luglio – Secondo il rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite sui Bambini nei Conflitti Armati, pubblicato questa settimana, il numero di bambini uccisi o feriti durante il conflitto in Afghanistan nel 2013 è aumentato del 30% rispetto all’anno precedente.
Circa 545 bambini sono stati uccisi e 1.149 feriti in Afghanistan durante il 2013, a causa delle azioni di tutte le parti in conflitto. La maggior parte delle morti e dei ferimenti dei bambini sono state causate da Ordigni Esplosivi Improvvisati (IEDs), Ordigni Inesplosi (UXOs) e Mine antiuomo.
Le scuole e le strutture sanitarie continuano ad essere attaccate dalle parti in conflitto o indirettamente danneggiate in scontri a fuoco. Circa 115.000 bambini sono stati coinvolti dalla chiusura permanente o temporanea di 539 scuole a causa dell’insicurezza, la maggior parte nel sud della regione. Oltre 60 persone tra insegnanti e personale medico sono state uccise, ferite, rapite o hanno ricevuto intimidazioni nel 2013.
“Siamo profondamente preoccupati per il significativo aumento del numero di vittime tra i bambini e per il devastante impatto che il conflitto continua ad avere sulla loro sicurezza, salute e istruzione in Afghanistan”, ha detto Akhil Iyer, Rappresentante UNICEF in Afghanistan. “L’UNICEF chiede alla parti in conflitto di assicurare che i bambini vengano protetti secondo le leggi umanitarie internazionali e di astenersi da tutte le azioni che hanno impatti negativi sulla salute, sull’istruzione o su altri servizi fondamentali.”
L’UNICEF in Afghanistan- è da tanto tempo a fianco della popolazione afghana e lavora ininterrottamente nel paese da più di 60 anni. L’UNICEF è un’organizzazione indipendente e imparziale e il suo unico obiettivo è quello di garantire che i diritti di donne e bambini siano protetti e rispettati. Negli ultimi sessant’anni, l’UNICEF ha promosso i diritti dei bambini e delle donne in tutto l’Afghanistan e ha lavorato per portare i servizi di base -istruzione, salute, protezione, acqua e servizi igienici- ai più vulnerabili.

Diritti umani, il discorso del presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, al Consiglio d’Europa

Azerbaigian nel 2013, in occasione della Giornata Internazionale della Tolleranza, è stato riconosciuto tra i primi 5 paesi più tolleranti al mondo; pur essendo un paese a maggioranza musulmana, le altre fedi hanno trovato una pacifica accoglienza

Di R. Martelloni

Ilham Aliyev addressed the PACE Summer SessionRoma, 8 luglio – “Il grande sviluppo dell’Azerbaigian durante gli anni dell’indipendenza mostra che le riforme economiche e politiche, se implementate in parallelo, portano al successo”. Così il Presidente della Repubblica dell’ Azerbaigian, Ilham Aliyev, apre il Suo discorso all’ Assemblea del Consiglio d’Europa a Strasburgo. “Le riforme che abbiamo attuato hanno creato un’atmosfera molto positiva nella nostra società. In Azerbaigian, tutte le libertà fondamentali sono riconosciute. Abbiamo la libertà di svolgere attività politica. Ci sono centinaia di istituzioni politiche e di partiti. Abbiamo la libertà di espressione e la libertà di stampa”. Aliyev ha puntato quasi tutto il suo intervento su quanto fatto dal suo Paese in termini di diritti umani e tolleranza religiosa. E’ doveroso ricordare che l’Azerbaigian nel 2013, in occasione della Giornata Internazionale della Tolleranza, è stato riconosciuto tra i primi 5 paesi più tolleranti al mondo; pur essendo un paese a maggioranza musulmana, le altre fedi hanno trovato una pacifica accoglienza. “La libertà di religione è un’altro dei grandi asset del nostro paese – ha ricordato ai delegati il Presidente Aliyev – siamo un paese multietnico ed una società multi religiosa. Per secoli, in Azerbaigian, i rappresentanti di diverse nazionalità e religioni hanno convissuto in pace e dignità. Concentrarsi sui valori del multiculturalismo sarà una delle priorità della nostra Presidenza’’. Una chiara evidenza di questo impegno possiamo ritrovarla nelle molteplici attività della Fondazione Heydar Aliyev, presidiata dalla First Lady dell’Azerbaigin Mehriban Aliyeva, a favore dell’eredità culturale mondiale; come avvenuto per il restauro delle Catacombe di Marcellino e Pietro a Roma, salvate dall’incuria e dall’abbandono proprio grazie al supporto economico ricevuto dalla Fondazione. Sulla spinosa questione del Nagorno-Karabakh, Aliyev non usa mezzi termini, appellandosi alla comunità internazionale: “Il problema più grande che abbiamo di fronte è la violazione dei nostri territori riconosciuti a livello internazionale. Le tensioni tra Armenia e Azerbaigian mettono l’intera regione in pericolo” – “Il risultato del conflitto è l’occupazione del 20% dei territori dell’Azerbaigian riconosciuti dalla comunità internazionale. Gli Azerbaigiani sono stati oggetto di pulizia etnica
da parte di bande armene e dell’esercito armeno – ha sottolineato il Presidente Aliyev, riferendosi certamente alla tragica vicenda del genocidio di Khojali, avvenuta tra il 25 ed il 26 febbraio del 1992, dove persero la vita 613 civili, tra cui 106 donne e 83 bambini – e un milione di Azerbaigiani sono diventati rifugiati e sfollati interni. Il Nagorno-Karabakh e sette distretti circostanti sono sotto l’occupazione da oltre 20 anni. Questa è la più grande ingiustizia”.
Aliyev rivolgendosi ai delegati ricorda che “Il precedente Presidente dell’Armenia, parlando qui, in questa dimora della democrazia, ha affermato che c’è una incompatibilità nazionale tra Armeni e Azerbaigiani. Il suo successore, l’attuale leader dell’Armenia, descrive il conflitto come uno religioso” e prosegue rimarcando che “L’Azerbaigian non ha alcuna incompatibilità con le altre nazioni – gli Armeni potrebbero, ma non solo con noi, perché il loro paese è ora mono etnico, con il 99.9% della popolazione dell’Armenia composta da soli Armeni. Tutte le minoranze, inclusi gli azerbaigiani, sono stati costrette ad andarsene. Questo approccio razzista non può prevale nella negoziazione. Abbiamo bisogno di affrontare questo tema e ristabilire la giustizia e l’integrità territoriale dell’Azerbaigian”.
Nella fase conclusiva, Aliyev ha ribadito che in Azerbaigian non vi sono diseguaglianze di genere “la prima Repubblica Democratica dell’Azerbaigian fu costituita nel 1918 e uno dei primi decreti diede alle donne il diritto di voto. Questo avvenne molto prima che negli altri paesi europei” Un discorso carico di emozione, ma anche di denuncia per un conflitto, quello del Nagorno Karabakh, non ancora risolto. Dalle sue parole si è potuto percepire il sentimento di orgoglio che questo Presidente nutre nei confronti del suo popolo e la Sicurezza di poter godere del loro supporto e del loro consenso.

Sergio Divina senatore della Lega: tra immigrati si nascondono terroristi

Divina (LN), Isis sfrutta immigrazione per organizzare futuri attentati terroristici

di R. Martelloni

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Roma, 6 luglio – “C’è il rischio di una vera e propria emergenza terrorismo, con l’arrivo di centinaia di persone sulle coste italiane in fuga da paesi come l’Iraq e la Siria, pianificata, organizzata e “pagata” dall’ Isis. Non ci sono solo  cittadini in cerca di protezione ci sono criminali “allevati” e infiltrati da organizzazioni terroristiche come il nuovo esercito sunnita che sfrutta l’immigrazione per infiltrare suoi agenti in Italia e in Europa”.  E’ l’allarme lanciato dal senatore della Lega Nord, Sergio Divina, vicepresidente della Commissione Difesa che cita notizie di una fonte al confine tra Siria ed Iraq. ”Siamo entrati – afferma Divina – decisamente nell’era della guerra senza confini, in cui un nemico subdolo e silenzioso può essere annidato nel nostro stesso quartiere, se non addirittura dalla parte opposta del pianerottolo di casa. All’alba del XXI secolo il terrorismo islamico non poteva che approfittare delle bibliche migrazioni che hanno investito l’Europa, per mimetizzarsi infiltrarsi e “organizzarsi”.  L’immigrazione di massa, ricorda il  parlamentare della Lega Nord ”è criticata da tempo perchè porta un  numero esagerato di persone a noi estranee dentro le nostre case . Ma al  generico allarme per l’impossibilità di sopportare una simile invasione, si è aggiunto  ora quello per il terrorismo, che da ragione e  legittimità a chiunque si opponga all’immigrazione sregolata”. La cosa piu’ allarmante ”e’ che negli ultimi due mesi , ai confini tra Iraq e Siria , con la creazione del nuovo califfato che ha dichiarato guerra all’occidente, si stanno arruolando  migliaia di ragazzi europei, ed anche molti italiani che possono rientrare liberamente nei rispettivi paesi rispondendo agli indottrinamenti ricevuti dai formatori fondamentalisti.  L’Isis forte del suo potere economico – ribadisce infine Divina – sta inoltre pagando a suon di dollari giovani che, sulla scia della disperazione di tanti immigrati, entrino in Italia e in Europa a pianificare azioni terroristiche”.

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