Salvamamme: Open Fiber a sostegno delle famiglie fragili con assistenza per 150 neonati

Incontro dell’AD dell’azienda, Elisabetta Ripa, con neomamme e volontari nella sede di Via Ramazzini

L’AD dell’Azienda Open Fiber, Elisabetta Ripa, e il suo management, insieme a Pierluigi Sassi, presidente Associazione Impresa Sant’Annibale, hanno voluto incontrare operatori, volontari e le mamme dell’Associazione Salvamamme per  trascorrere un pomeriggio di consegne speciali di pacchi dono con alimenti, vestiario caldo per le famiglie e soprattutto il necessario per i piccoli neo arrivati venuti alla luce durante il lockdown o che si aprono al mondo in questi giorni difficili, con mamma e papà ancora fragili e impotenti di fronte alla crisi.

Entro la fine di ottobre saranno sostenuti più di 150 neonati e tanti altri saranno aiutati grazie all’azienda che è venuta in aiuto al Salvamamme che per mesi a causa del covid ha fatto l’impossibile con la consegna di pacchi a domicilio ed ora aveva bisogno di nuove energie e sostegno concreto. 

Tanti nuclei familiari a causa dell’epidemia hanno perso il lavoro o chiuso un’attività e non riescono ad affrontare le spese indispensabili per il nuovo nato, e tante mamme molto spesso non sono riuscite a seguire una sana nutrizione negli ultimi mesi della gravidanza, rischiando danni per sé stesse e per il bebè.

“Aver aiutato tante famiglie in un momento così delicato ci ha donato grande gioia e soddisfazione. Sono orgogliosa di guidare un’azienda fatta di persone che hanno dimostrato di avere a cuore i più deboli sostenendoli con gesti concreti” – dichiara soddisfatta Elisabetta Ripa, Amministratore delegato della compagnia di telecomunicazioni.

Con il suo intervento l’azienda ha permesso, non solo un aiuto concreto ai bimbi, ma anche l’avvio di un laboratorio di sartoria e del marchio Gruccix a cura dell’Impresa Sant’Annibale, storico partner di Salvamamme, che vuole formare persone fragili ed in grosse difficoltà economiche, creando così un paracadute per chi si è trovato, e tuttora si trova, a vivere una scoraggiante realtà. 

“Grazie ad Open Fiber che ci sta fornendo gli strumenti indispensabili per far crescere neonati belli e sani – commenta Grazia Passeri, presidente del Salvamamme – per incidere positivamente nel prossimo futuro occorre restituire prima di tutto speranza e dare il segno di una solidarietà concreta”.

Pericoli nelle modifiche al Codice della Strada. Intervengono gli esperti

SOC.I.TRA.S.,  A.G.C. e  LIDU onlus inviano documento alla IX Commissione Trasporti della Camera

 La SOC.I.TRA.S. , la A.G.C. e la LIDU onlus con il concorso di esperti ingegneri del traffico hanno inviato alla IX Commissione Trasporti della Camera dei Deputati le Osservazioni sulle recenti modifiche al Codice della Strada

L’inaspettato inserimento di una importante riforma del Codice della Strada nella Legge n. 120/2020 di conversione del Decreto Semplificazioni (DL n.76/2020), approvato alla Camera pochi giorni fa, induce a delle riflessioni che attengono sia agli aspetti istituzionali che a quelli di contenuto.

Molte perplessità affiorano leggendo il testo approvato, tant’è che un gruppo di professionisti lungamente maturati in campo accademico, o in posizioni dirigenziali nell’applicazione delle norme del Codice della Strada e membri di Associazioni che da molti decenni si occupano dei problemi legati alla mobilità e alla sicurezza stradale, quali l’AIIT, la SOC.I.TRA.S. e l’A.G.C.(la prima fondata nel 1957, la seconda nel 1984, la terza rinnovata nel 2015 come diretta emanazione storica della grande tradizione del Corpo del Genio Civile costituito sin dalla nascita dello stato unitario), ha sentito il bisogno di diffondere i propri rilievi allo scopo di promuovere le iniziative necessarie a correggere un dannoso e preoccupante stato di cose.

Troppo pericolose e lacunose appaiono le nuove norme del Codice della Strada

Si condivide pienamente la nota inviata dal Presidente della Repubblica al Capo di Governo ed ai Presidenti della Camera e del Senato in occasione della promulgazione della legge 120/2020 di conversione del Decreto Legge “Semplificazioni”. Il Presidente Mattarella ha giustamente evidenziato “la grave anomalia”, rispetto al principio di organicità delle norme, dell’inserimento effettuato dal Parlamento, all’interno di un articolo della legge di conversione, di alcune modifiche al Codice della strada che risultano “palesemente eterogenee rispetto alle finalità e all’oggetto del decreto legge originario”. Trattasi, in particolare, del comma 5 ter che è stato inserito dal Senato nell’art. 49 del decreto che modifica 15 articoli del Codice della strada che, come dimostrato dai primi giorni di applicazione, produce anche una maggiore insicurezza nella circolazione.

In particolare ha già destato  forti preoccupazioni la definizione di “corsia ciclabile”, che può essere ricavata anche sulle carreggiate con una larghezza non sufficiente. In tali casi l’inclusione della corsia ciclabile comporta necessariamente una riduzione delle larghezze delle corsie di marcia che potrebbero non più contenere con sicurezza i veicoli che vi circolano e che, quindi, saranno costretti ad invadere parte delle corsie ciclabili con grave pregiudizio per la sicurezza. Inoltre ora è prevista anche la “corsia ciclabile per doppio senso ciclabile” che consente la circolazione contromano senza un adeguato cordolo separatore (non può essere sufficiente una striscia di vernice bianca  larga 12 cm, a difendere i ciclisti dagli urti frontali contro altri veicoli che marciano anche a soli 30 Km/h).

E’ anche molto pericolosa  la percorrenza in promiscuo delle bici sulle corsie riservate ai bus, in quanto l’esposizione al rischio dei ciclisti è ben 50 volte superiore a quella dei conducenti di autovetture.

Sembra, inoltre, assolutamente inaccettabile che sia stata abrogata la possibilità di fare ricorso al MIT(art. 37, comma 3) contro i provvedimenti o le ordinanze che dispongono o autorizzano la collocazione della segnaletica stradale. Attraverso tali ricorsi, infatti, il MIT ha potuto far modificare ordinanze o segnaletica non conforme alle indicazioni contenute nel Codice della strada o che potevano essere causa di insicurezza stradale.

Elemento di grave confusione progettuale è, poi, quello di aver inserito la denominazione di “Strada ciclabile” tra i vari tipi territoriali di strade (art. 2), che nulla ha a che vedere con i modi di trasporto che possono circolarvi. Infatti i tipi territoriali di strade urbane individuano essenzialmente la loro funzione urbanistica e di traffico, relativa in particolare al sostegno o meno dei traffici di attraversamento della città, di scorrimento interno, di servizio per le attrezzature a livello urbano o di quartiere e direttamente a servizio degli edifici.

Chi sale su un monopattino, soprattutto i “meno giovani”, può non avere alcun tipo di esperienza e confidenza con il mezzo, e facendo fatica a mantenere l’equilibrio una volta saliti, può avvenire la caduta con conseguente trauma cranico.  Fondamentale, quindi,  l’obbligatorietà del casco  per i conducenti di monopattini elettrici per tutte le età e del patentino per l’utilizzo del monopattino e delle bici con motore, perché una caduta con impatto della testa alla velocità di 20 km/h  genera perdita di coscienza ed amnesia, mentre a già 25Km/h  produce fratture del cranio e lesioni cerebrali.  Naturalmente le conseguenze sono ancor più dannose in caso di investimento, dove oltre al trauma cranico possono verificarsi peculiari tipologie di fratture degli arti e di lesioni addominali e toraciche, a seconda delle diverse modalità di impatto: urto (laterale o frontale), tamponamento, proiezione e caduta al suolo, arrotamento con passaggio delle ruote sul corpo.

Per garantire al meglio la sicurezza stradale e ridurre i tempi di attesa di tutti gli utenti (pedoni e conducenti di veicoli), le intersezioni della viabilità principale debbono essere regolate da impianti semaforici completamente attuati dal traffico. Anche gli attraversamenti pedonali, situati in corrispondenza di forti attrattori di pedoni, debbono essere dotati dello stesso tipo di regolazione. Inoltre, l’utilizzo condiviso dei veicoli  (car-sharing)deve essere notevolmente incrementato per consentire la progressiva riduzione del traffico veicolare privato e della relativa sosta, purché sia consentito agli utenti l’uso dei veicoli di car-sharing con un unico sistema di prenotazione (app), anche in presenza di sistemi gestiti da società diverse.

Fondamentale miglioramento del Codice della strada per la sicurezza degli utenti riguarda, inoltre, il rispetto che i conducenti di tutti i tipi di veicoli devono avere nei confronti dei pedoni, tenuto conto specialmente del continuo invecchiamento della popolazione e del relativo incremento degli invalidi. Al riguardo si può pure prevedere l’aumento del numero degli attraversamenti pedonali,anche riducendo, almeno sulle strade locali, la distanza dell’obbligo del loro utilizzo a 50 m, rispetto agli attuali 100 m.

La pavimentazione stradale, nelle attuali condizioni (buche, toppe e chiusini sconnessi), presenta un pericolo per tutti i veicoli con particolare riguardo a quelli a 2 ruote, per i quali è ovviamente più difficoltoso il mantenimento dell’equilibrio. E’ quindi indispensabile che le varie Amministrazioni competenti effettuino unamanutenzione stradale tempestivae,soprattutto, programmata e preventiva. Ciò comporterà, oltre che una maggiore sicurezza stradale anche un risparmio economico nel medio-lungo periodo, evitando il palliativo di segnali di limiti di velocità con valori estremamente bassi e di impossibile rispetto.

Il primo investimento da effettuare nel settore dei trasporti è quello di soddisfare l’indispensabilenecessità di potenziamento del trasporto pubblico locale, le cui  risorse devono servire per fornire tutta le città italiane con maggiori infrastrutture e mezzi.  Né si è parzialmente sopperito prevedendo nel Codice della strada -come in altri Paesi europei-  la precedenza generalizzata ai mezzi pubblici di superficie, a vantaggio pure di tutte quelle situazioni nelle quali non è conveniente prevedere la corsia riservata per l’esiguo numero di mezzi in circolazione.

Fondamentale infine è l’osservare che,  in termini di organizzazione del traffico urbano, nulla finora è stato effettuato per avviare l’unico intervento generale atto a favorire concretamente lo sviluppo della mobilità dolce (pedoni e ciclisti). Esso consiste nell’attuazione diffusa sulle strade locali dell’intera città, sia delleZone 30 (zone con limite di velocità pari a 30 Km/h), che delle Isole Ambientali (zone 30 nelle quali viene evitato il traffico di attraversamento per i veicoli motorizzati e, quindi, con possibilità di dare in sicurezza e nel rispetto delle regole l’indispensabile  priorità d’uso della mobilità dolce). La diffusione di questo  intervento deve riguardare tutta la viabilità locale, che è la categoria di strade prevalentemente esistente nelle città ( a Roma -ad esempio-  la viabilità locale rappresenta l’ 85 % della rete stradale urbana).   La normativa tecnica delle Isole Ambientali è stata già messa a punto, dall’AIIT-Lazio con la collaborazione dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, dell’INU-Lazio e del Coordinamento Roma Ciclabile, alla fine di ottobre 2018 ed immediatamente proposta ai responsabili di settore del MIT e del Ministero dell’Ambiente, nonché segnalata -in particolare- al Presidente Conte ed ai Ministri coinvolti  nella lettera aperta del 3 maggio u.s., insieme agli altri interventi necessari per l’emergenza della pandemia COVID 19, senza purtroppo  ottenerne alcun cenno di ricezione. In termini legislativi è anche da sottolineare che le Zone 30 sono già previste nel Codice della strada e che  le Isole Ambientali, pur già inserite  fin dal 1995  nelle Direttive per la redazione dei Piani Urbani del Traffico, vanno ora ufficializzate nell’art.3 del Codice per la loro denominazione ed agli artt. 190 e 191 per quanto attiene -in particolare- i miglioramentidella sicurezza degli spostamenti dei pedoni e le conseguenti limitazioni ai comportamenti  dei conducenti  di  veicoli  nei  confronti dei pedoni.   

Ing. Dario Callini, esperto di trasporto pubblico, già Direttore dell’ATAC, Socio onorario AIIT (Associazione Italiana per l’lngegneria del Traffico e dei Trasporti).

Dott. Federico Cempella, Presidente dell’A.G.C. (Associazione del Genio Civile), già Direttore della Direzione Generale del Coordinamento Territoriale del Ministero dei Lavori Pubblici, ora MIT.

Ing. Pasquale Cialdini, già Capo dell’Ispettorato Generale “Circolazione e Sicurezza Stradale” del Ministero dei Lavori Pubblici e Direttore generale della Direzione “Sicurezza delle infrastrutture” del MIT, segretario e socio fondatore dell’AGC.

Prof. Andrea Costanzo, Presidente della SOC.I.TRA.S. (Società Italiana di Traumatologia della Strada) e Presidente della Commissione Mobilità, Prevenzione, Vita della LIDU (Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo – della Federation Internationale des Ligues des Droits de l’Homme) , Socio onorario AIIT.

Ing. Paolo De Angelis, Presidente della Commissione Sicurezza Stradale dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, Socio onorario AIIT, già Coordinatore dell’Area Professionale Tecnica dell’ACI.

Ing. Ignazio Morici, esperto in pianificazione del traffico, Socio onorario AIIT, già docente al Corso di Specializzazione in Ingegneria del Traffico nella Facoltà di Ingegneria a Roma, La Sapienza.

Prof. Claudio Podestà, Professore ordinario di Tecnica ed Economia dei Trasporti del Politecnico di Milano,Socio onorario AIIT, già Direttore Generale di INTERMETRO.

Ing. Lucio Quaglia, Presidente onorario nazionale dell’AIIT, già docente al Corso di Specializzazione in Ingegneria del Traffico nella Facoltà  di Ingegneria a Roma, La Sapienza, esperto in pianificazione del traffico urbano.

La sottile logica della violenza – Intervista ad una donna come tante

Un’insidia silenziosa che non si manifesta da principio con atti fisici violenti, ma che giorno dopo giorno riduce in schiavitù la donna incapace anche di una semplice opinione autonoma dal partner. E’ su questo humus che si alimenta ed esplode la violenza fisica contro colei che tenta di ribellarsi

di Anna Maria Antoniazza

Erano in casa tutti i giorni, guardavano la tv, portavano i figli a scuola. Dicevano di amarsi. Sposati da anni, l’adolescenza insieme, i sogni più o meno realizzati. Lui dirigente, lei funzionaria. Una famiglia tradizionale. Nessun genitore uno o due. Un padre e una madre, esattamente secondo i dettami biblici. Peccato che dietro quell’apparenza ingannevole, lei era solo un vaso di cristallo tenuto sull’angolo di un baratro pronto a cadere. Perché il marito consapevole della dipendenza che danno le abitudini aveva trasformato la sua vita in un incubo silenzioso. Lei non poteva fare ciò che voleva: doveva fare quello che voleva lui. Comprare quello che voleva lui, cucinare quello che voleva lui, stare zitta e non manifestare un dissenso verso le sue posizioni, soprattutto in pubblico. Perché tutto ciò avrebbe leso la sua credibilità di padre di famiglia. Lei non veniva malmenata: il suo corpo non portava lividi o cicatrici. Non veniva picchiata, non era vittima di strani giochi carnali. Anzi fare l’amore con il marito era addirittura un atto tranquillo e vissuto con serenità. Era la quotidianità però a devastare la sua libertà: di esprimersi, di vivere, di manifestare ciò che lei viveva dentro. In quel clima di orrore domestico, vestito di normalità scorreva il tempo della sua vita. Tra figli amati che a breve se ne sarebbero andati chi all’università chi all’estero. In una casa che per quanto bella nascondeva un terrore interiore indecifrabile e violento. Perché l’orco era un simpatico signore borghese, che nessuno si sarebbe mai immaginato. Non era un delinquente, non portava tatuaggi in viso, non aveva modi da bullo. Comandava con il solo potere della parola, del richiamo, spesso inflitto con lo sguardo e l’assenza di attenzioni. Perché è anche questa la strada che si percorre per uccidere chi dici di amare. Per svilirlo, per annientarlo.

La donna rimane silenziosa ad accudire il grande patrimonio della sua vita che sono i figli, finché ci sono, finché condividono l’ambiente domestico. Sono il suo campo energetico, la sua piccola caverna dove rifugiarsi per donare quella parte del cuore ancora non pietrificata dalle pesanti logiche matrimoniali.

Questa donna, che potresti essere tu, potrebbe essere la tua vicina di casa, tua figlia un domani, magari è stata tua madre stessa è molto più comune di quanto non si immagini: perché è proprio nella sudditanza psicologica che si annida il primo vero grande pregiudizio verso la condizione femminile. E’ lì che nasce la legittimazione di un ruolo confinato e dipendente, mai libero e felice, sempre succube e vigliaccamente vestito di normalità. In realtà è solo una ferita aperta dentro la Persona e nella società.

E’ da contesti come questo che poi nascono le terribili violenze domestiche, quelle che dalla parola sfociano nelle sberle, nei calci, negli omicidi. E’ nei contesti di apparenza borghese che si annidano i vermi della discriminazione, dell’abbattimento del ruolo femminile a semplice angelo del focolare, che deve stare in silenzio, anche quando soffre e nessuno la ascolta.

E quanto sono bravi questi mariti a fingere un ruolo che non gli è mai appartenuto, di grandi compagni di vita e padri impeccabili quando in realtà una volta chiusa la porta di casa sono in grado solo di generare l’inferno.

Chi dorme in Democrazia inevitabilmente si risveglierà in Dittatura

Le dittature hanno sempre un denominatore unico: la paura

Di Giuseppe Cossari e Paolo Buralli Manfredi – CTIM Australia

Il titolo ben anticipa questo articolo ed è la sintesi migliore che ho trovato per spiegare cosa succederà se gli Italiani e gran parte dei popoli del mondo, come menziona il nostro inno Nazionale, non si desteranno da quel torpore che ormai li avvolge e li rende assopiti, quasi addormentati, inermi e succubi di una narrazione che ormai ha imprigionato le loro menti.

Il virus che ha colpito a fine dicembre del 2019 e che sta ancora vivendo, grazie ad una narrazione surreale, che vede milioni di contagiati, non malati, e che conta a livello numerico meno morti di molte altre patologie che affliggono l’umanità, ci sta portando verso una sorta di dittatura senza che nessuno se ne renda pienamente conto.

Nell’ultimo DPCM si è addirittura sfiorata la possibilità che le forze dell’ordine potessero entrare in casa senza mandato fornito dalla Magistratura, un po’ in stile dittatura comunista o fascista ed il Ministro Speranza si è spinto oltre, sino a consigliare i cittadini a diventare delatori e spie al servizio del Governo.

È bene conoscere i nostri diritti e doveri ed è di poche ore fa la risposta all’osservatorio della legalità costituzionale Rodotà che aveva fatto un esposto al Segretario del Consiglio d’Europa riguardo la violazione non dichiarate dal Governo Italiano secondo la convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo: la mancata dichiarazione della sospensione dei diritti fondamentali previsti dalla convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, comporta la piena vigenza dei diritti della stessa anche durante l’emergenza medesima; il che significa che la convenzione è pienamente vigente ed il Segretario del Consiglio Europeo ha anche aggiunto che quindi, la Corte di Strasburgo può essere interpellata se questi diritti vengono violati.

LEGGI: Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo

V’è da dire che ormai è più di sette mesi che questo Governo continua a mantenere uno stato d’Emergenza senza alcun motivo visto che tutti gli altri Stati Europei che contano molti più contagiati del nostro lo hanno interrotto mesi fa, il che ci fa purtroppo pensare che questa volontà di continuare a perpetuare lo stupro della nostra Costituzione senza dei reali motivi, abbia come fine solo il mantenimento al Governo di quei partiti che hanno la consapevolezza di non avere più l’appoggio della popolazione e che sono ben consapevoli che se il Parlamento riprendesse la sua normale attività, questa incerottata maggioranza avrebbe le ore contate.

Rincresce far notare che in tutto questa surreale situazione, correva l’anno 2018 e 2019 quando autorevoli quotidiani nazionali pubblicavano come ogni anno i numeri degli influenzati e dei contagiati, oltre 8 milioni più di quelli che stanno insistentemente propinandoci ora per mantenere un potere paragonabile quasi ad una dittatura, la mancanza di attività istituzionale del Quirinale che non ha mai espresso accuse dure per quanto successo nel caso Palamara, bisogna ricordare che il Presidente della Repubblica è il comandante in capo della Magistratura ed è preoccupante anche che lo stesso, guardiano della nostra Costituzione, non si esprima su come il Governo continui a violare la Costituzione tramite le proroghe infinite ed ingiustificate di uno stato d’emergenza inesistente, se paragonato al numero di contagiati ed ai morti per influenza degli anni precedenti.

Anpi e Norma Cossetto. Contrapposizione squilibrata, fuori dalla Storia.

Ritengo di intervenire in qualità di direttore dell’Archivio Museo storico di Fiume e di Membro della Commissione tecnico-scientifica istituita dal Governo Italiano ai sensi della L. 92/2004 “Il Giorno del Ricordo”.

dott. Marino Micich

“Giudizi ingiusti di gran parte delle sezioni dell’ANPI sulle commemorazioni dedicate dal Comitato 10 Febbraio a NORMA COSSETTO, in particolare a Pescara e a Battipaglia e in occasione dell’inaugurazione di un monumento a Milano in ricordo delle Vittime delle Foibe, necessitano di un mio intervento chiarificatore su campagne di odio che nulla hanno a che fare con verità storiche inoppugnabili”.

“Non ho mai riscontrato nelle commemorazioni organizzate per Norma Cossetto dai rappresentanti del Comitato 10 febbraio discorsi incitanti all’odio o riconducibili al Partito fascista.   

“Da parte jugoslava la lotta di liberazione dal nazismo e dal fascismo avvenuta nel corso della Seconda guerra mondiale nelle terre giuliane si è trasformata poi in guerra di conquista. Ne sono testimonianza le foibe, i campi di deportazione, le confische e la nazionalizzazione dei beni e attività lavorative…”

“Il Presidente Ciampi con il suo gesto ha indicato una via a mio avviso futura di dialogo e condivisibile”.

In effetti il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che militò nel corpo Italiano di Liberazione antinazista ed antifascista, conferì la medaglia d’oro al Valor civile alla martire Norma Cossetto  con decreto del 9 dicembre 2005  

“Polemizzare continuamente a margine delle celebrazioni dedicate a Norma Cossetto (giovane maestra istriana) non è un comportamento consono a un Paese civile quale l’Italia, che si basa sui principi di Libertà, Legalità, Uguaglianza e Democrazia. Diversi comitati dell’ Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) che sono sorti per difendere i valori dell’antifascismo e della democrazia, nonché la memoria della lotta intrapresa dai partigiani durante la seconda guerra mondiale, sbagliano profondamente nel porre in discussione la figura di Norma Cossetto. Talmente strumentali e antistoriche sono le argomentazioni avanzate dalle ANPI locali ultimamente a Pescara e a Battipaglia, che sembrano sollevate solo per alimentare una diatriba politica in modi e termini non adeguati all’importanza e alla complessità della storia istriana, fiumana e dalmata. Le nostre associazioni solitamente aderiscono volentieri agli inviti del Comitato 10 febbraio a partecipare a questa commemorazione, perché si ricorda con rispetto una vittima dell’odio ideologico; una giovane donna italiana che non ha avuto alcuna possibilità di difesa ed è stata uccisa in maniera terribile, come altre migliaia di istriani, soprattutto per estirpare l’italianità presente in Istria. Non ho mai riscontrato nelle commemorazioni organizzate dai rappresentanti del Comitato 10 febbraio discorsi incitanti all’odio o riconducibili al Partito fascista.   

I metodi usati dalla polizia segreta comunista jugoslava in Istria, a Trieste, Gorizia, Pola, Fiume, Zara, ecc. sono ormai ben noti e non vanno nascosti né tanto meno giustificati, perché facendo così si diventa conniventi con ideologie autoritarie e violente. La lotta di liberazione dal nazismo e dal fascismo avvenuta nel corso della Seconda guerra mondiale nelle terre giuliane si è trasformata in guerra di conquista da parte jugoslava e ne sono testimonianza le foibe, i campi di deportazione, le confische e la nazionalizzazione dei beni e attività lavorative, la chiusura del 90% delle scuole italiane, l’esodo di almeno 300.000 istriani, fiumani e dalmati (tra cui ci furono anche croati, cittadini italiani, che non condividevano la dittatura comunista jugoslava). Dopo secoli di civiltà e di permanenza in Istria gli italiani furono spinti da una politica repressiva ad abbandonare le case, le terre…la propria Patria natia. Le ingiustizie da qualunque parte politica provengano sono esecrabili, Fu anche il prezzo e conseguenza di una guerra persa da parte italiana, ma ciò non giustifica l’ingiustizia (le ingiustizie da qualunque parte politica provengano sono esecrabili) compiuta da Tito e dai suoi massimi dirigenti nei confronti degli italiani e di chiunque non aderiva ai dettami del partito comunista jugoslavo, ma la storia è lunga da farsi con un comunicato che invece intende essere breve.

Va solo primariamente ricordato alla Presidenza nazionale dell’ANPI e alle sezioni locali, in merito alle commemorazioni di Norma Cossetto promosse dal Comitato 10 febbraio che tale associazione si attiene a una fatto riconosciuto ufficialmente dalla Repubblica Italiana.

Ero presente il 10 febbraio del 2006 al Quirinale in qualità di membro della Commissione tecnico scientifica istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ai sensi della L.92/2004 per il conferimento della medaglia d’oro al valor civile a Norma Cossetto, consegnata dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi nelle mani della sorella Licia. In quella solenne cerimonia fu consegnata anche la medaglia e il diploma che viene conferito ai famigliari ai sensi della suddetta legge, che hanno avuto i propri parenti uccisi nelle foibe o in altre efferatezze senza aver avuto diritto ad alcuna azione di umana giustizia e dignitosa sepoltura. Quando un accusato viene ucciso senza regolare processo tale azione viene considerata, da qualsiasi tribunale di uno Stato democratico, un crimine. Quando un accusato viene ucciso e il suo corpo gettato in una fossa o voragine, si chiama in giurisprudenza occultamento di cadavere.

Il conferimento della medaglia d’oro, senza dilungarmi oltre nelle questioni storiche e giuridiche, è stato concesso e consegnato direttamente alla famigliare superstite di Norma Cossetto dalla più alta carica dello Stato italiano. Ciampi è noto, rifiutò di aderire alla RSI e dopo essersi rifugiato a Scanno in Abruzzo, trovò un suo professore Guido Calogero relegato al confino in quel paese. Calogero era un militante antifascista ed esponente del Partito d’Azione. Ciampi insieme ad altri, in fuga dai tedeschi nel marzo 1944 per raggiungere la Puglia dopo aver avuto protezione dai partigiani della Brigata Maiella, raggiunse  Bari e si arruolò nel Corpo Italiano di Liberazione, che fu una unità militare operativa dell’Esercito Cobelligerante Italiano. Si iscrisse subito dopo al Partito d’Azione, formazione politica del Comitato di Liberazione Nazionale  che aveva creato 198 brigate partigiane. In Istria i partigiani comunisti italiani entrarono a far parte del Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo, che aveva lo scopo di annettere l’Is…he aveva lo scopo di annettere l’Istria alla Jugoslavia Federativa e Popolare. Le altre forze partigiane italiane di idee politiche liberali, cristiano popolari, socialiste non erano d’accordo con la politica di annessione jugoslava e per questo avvenne anche il triste eccidio alla Malga di Porzus (tra il 7 e il18 febbraio 1945), dove per motivi politici, partigiani comunisti italiani eliminarono altri partigiani italiani della Brigata Osoppo per ragioni ideologiche. Ma la storia si fa lunga…Tra gli storici c’è un dibattito su molte questioni legate alle foibe,  ma ritengo che la contrapposizione di parte dell’ANPI verso Norma Cossetto sia veramente fuori luogo e strumentale. Il Presidente Ciampi con il suo gesto ha indicato una via a mio avviso futura di dialogo e condivisibile. 

Luci ed ombre sul Consolato di Melbourne

Speriamo che sia una un errore di comunicazione e niente di più

di Paolo Buralli Manfredi

In un altro articolo si era raccontato di qualche disservizio legato al sistema utilizzato dal Consolato di Melbourne riguardo la consegna delle schede elettorali e la gestione del voto all’estero.

Leggi: Referendum taglio parlamentari. Melbourne: servizi Consolari o disservizi?

Qualche settimana più tardi ci è pervenuta una segnalazione di un australiano che chiameremo Mr X.

Questa persona ci ha raccontato che in una telefonata ricevuta direttamente dal Console di Melbourne di all’ora, parliamo del 2018, si era sentito intimorito ed in qualche passaggio persino minacciato dal Console in carica al che, perché l’accusa mossa è molto pesante, abbiamo chiesto a Mr X di raccontarci in una email quanto fosse successo e di fornirci prove che sostenessero le sue accuse, Mr X, oltre ad averci fornito la registrazione della telefonata in questione, forma spesso utilizzata e legale in Australia, ci ha detto che ci avrebbe inoltrato la stessa email che aveva inviato al Ministero degli Esteri con in copia l’Ambasciata Italiana in Camberra dove spiegava l’accaduto e che noi riportiamo qui di seguito nel testo Originale e per evitare traduzioni che potrebbero alterarne il senso, lasciandola nella lingua madre di Mr X,  l’Inglese australiano, cancellando per privacy i nomi dei diretti interessati.

“ My name is Mr X and I am a very proud Australian Citizen that deals a lot with the Italian community here in Melbourne

Your name has been introduced to me as the person that takes care of diplomatic matters but most of all as a person of “ just”.

The reason why I’m writing to you is because I’ve been threatened by a very important representative of Italian Institutions here in Melbourne with regards to my business and therefore my wellbeing.

After that event I’ve been scared for a long time for my family and myself and I have decided only now to come forward because in these months there has been much talk on this person in the Italian community for attitudes decisions and friendships at least questionable.

Allow me now to introduce myself and explain what happened.

I am the owner of a Company (B2BHQ) and the Executive Officer of Carlton Inc., an Association that is recognized by the Municipal and State Administration and that is always called upon on the occasion of any Italian community events in the District of Carlton.

As member of Carlton Inc, I have also been involved for some time in organizing the Carlton Festa which is the most important Italian event of the year held in that district, which has always been the “beating heart” of commercial and economic activities of the Italian community of the city.

In November 2018 in conjunction with the organization of the Targa Florio Australian Tribute held by xxxxxxxxxx, I received a phone call from the Consul General of Italy xxxxxxxxxxxxxxxxx

During this conversation I was verbally attacked by him and strongly advised not to have any contact with the City Council in relation to a public event being organised by the Targa Florio Australian Tribute company if I wanted to continue to run a business. 

Since it is part of my job to always keep track of my client’s needs, I usually record my phone calls because this way I can better respond to their requests. For this reason, the telephone call between me and the Consul General of Italy xxxxxxxxxxxxxx was recorded as well.

I would like to submit this recording to you with its digital transcription to better understand the conversation. The phone call took place on November 15th 2018.

At the time I received the phone call from xxxxxxxxxxx , it was the first time I had received a call from him, which was surprising.

I did not know why he was calling: it was simply not expected.

In a matter of seconds, though, I realized that I was undeniably being threatened with regards to my business and therefore my wellbeing.

What felt terribly disturbing was the fact that none of the information that was delivered to Targa Florio directly from the City of Melbourne and Carlton Inc involved xxxxxxxxxxxxx. 

It was a matter for Targa Florio to process.

This offered me the idea that a network of intertwined, unclear interests was in motion and that it was targeting me, perhaps among many others.

Post this telephone conversation I notified the Melbourne City Council who offered me counselling, but, since the extremity of this phone call I had my, at the time, pregnant fiancé terrified for our livelihood, I decided to ease the tension and leave it all to rest for some time.

Even if I am an Australian Citizen with no italian background whatsoever, I feel that despicable behaviour of such kind, which I assume being more frequent than expected, can materially damage not only the fabric of the Australian society and legitimate business network, but the well-earned dignity of the Italian community too.

This has to come to an end, in Melbourne and elsewhere.

However, I regrettably  have to inform you that in order to protect myself and my family, I will  make the matter publically known albeit the public image of Italy will be resulting compromised within the Australian Community.

I would like to thank you for your attention and please click xxxx to hear the conversation (once opened please press “play”  on the top left handside) 

Looking forward to hearing from you.”

Come si legge dalla email inviata Mr X era stato molto preciso e dettagliato nella sua spiegazione sostenendo che il tutto è molto più chiaro nella registrazione, pratica legale sul territorio australiano.

Quanto è successo è un evento spiacevole, i Consolati forniscono servizi ed i Consoli dovrebbero padroneggiare l’arte della diplomazia per l’incarico ricoperto che, in questo caso, dalla registrazione fornita a supporto del racconto di Mr X, si evidenzia che questa padronanza è venuta a meno fornendo un immagine dell’Italia, i Consolati sono espressione dello Stato Italiano, del tutto sbagliata e non veritiera perché, le Istituzioni Italiane in tutto il mondo hanno sempre dato prova di correttezza e trasparenza.

Covid19, che fine hanno fatto le altre malattie?

Esistono patologie di base che possono agevolare l’azione del Covid19 in pazienti defedati portandoli alla morte. Ma nel rispetto per le persone decedute, e verso medici ed infermieri, non si deve scrivere “morto per Covid” se non se ne ha l’assoluta certezza.

di Luciano Cifaldi, oncologo, Segretario generale Cisl Medici Lazio.

Quando una infezione batterica o virale colpisce persone per lo più anziane affette da patologie croniche quali il diabete, l’insufficienza renale, la cardiopatia ischemica, l’ipertensione, il quadro clinico, spesso già precario, tende a complicarsi e ne può derivare la morte del soggetto.

Che ci siano queste patologie di base poco conta perché non fanno titolo sui giornali. Ma il rispetto per queste persone decedute, e anche il rispetto che si deve a medici ed infermieri, fa sì che non si debba scrivere “morto per Covid” se non se ne ha l’assoluta certezza. E’ chiaro che se non fosse subentrato questo virus ad indebolire quel corpo umano le varie malattie concomitanti, la comorbidità, avrebbero magari pur consentito a quella persona un ulteriore periodo di vita con indefinibile durata. Ma il Covid ha fatto precipitare un equilibrio forse non troppo stabile. E da qui il titolo sui giornali, la battuta ad effetto del tuttologo di turno, l’interpretazione del dato che viene stiracchiato da una parte o dall’altra a seconda della posizione che si vuole rappresentare o, peggio, a seconda degli interessi in campo. Interessi che ogni giorno che passa si scoprono essere non trascurabili visto l’uso e consumo quotidiano di mascherine nella popolazione, guanti, dispositivi di sicurezza, test strumentali, prezzi elevati e chi ne ha più ne metta, appalti e gare comprese.

Quante volte abbiamo letto un titolo sul giornale “morto in ospedale per infezione da Escherichiacoli”? o Klebsiella pneumoniae, o Enterobacter, o Citrobacter freundii, o Pseudomonas aeruginosa, o Acinetobacter? Forse abbiamo letto della Legionella, termine sconosciuto ai più, e il titolo sul giornale è nato perché magari è arrivata una ispezione dei carabinieri del NAS per vederci chiaro.

Eppure le infezioni ospedaliere causano ogni anno in Italia decine di migliaia di decessi. Il dato in sé è clamoroso. L’infezione sembra originarsi, il più delle volte, perché negli anni è stata ridotta anche la spesa per l’igiene negli ospedali. Logica conseguenza l’aumento dei batteri resistenti, anche per l’eccessivo uso di antibiotici, ed il peggioramento delle condizioni degli ospedali che è un dato questo sotto gli occhi di tutti.

Nei capitolati di gara le frequenze sono previste quasi sempre solo per blocchi operatori e terapie intensive e non per i poliambulatori o le radiologie dove passano diverse centinaia di pazienti ospedalizzati e di utenti esterni al giorno.

Abbiamo perso il concetto di base contro le malattie infettive che è l’igiene personale sia degli operatori sia dei pazienti. In una settimana di ricovero quante volte viene fatto il bagno ai pazienti? Quante volte gli cambiamo le lenzuola? In un anno quante volte vengono lavati e sanificati i materassi?

Ma soprattutto in un turno di 8 ore il medico ed il personale sanitario quante volte si lavano le mani? Il personale indossa correttamente la divisa? Il copricapo è diventato un optional e magari siamo convinti che siccome indossiamo i guanti possiamo toccare tutto e tutti senza lavarci le mani.

Noi medici per decenni siamo stati convinti che sant’Antibiotico ci avrebbe salvato da tutte le infezioni ed invece ora per una broncopolmonite dobbiamo usare la bomba atomica perché gli antibiotici che abbiamo a disposizione troppo spesso servono a poco.
Va ripensata la formazione dei medici e dei cittadini, soprattutto delle mamme che per un semplice mal di gola o raffreddore riempiono i piccoli figli di antibiotici: in Italia l’automedicazione è molto spinta e le cause le conosciamo ma non interveniamo ne’ a livello centrale ne’ periferico.

In Italia serve come il pane un centro nazionale per il trattamento dei pazienti antibiotico resistenti.
Infatti secondo il Rapporto Osservasalute 2018, la mortalità causata dalle infezioni ospedaliere è passata dai 18.668 decessi del 2003 a 49.301 del 2016. L’Italia conta il 30% di tutte le morti per sepsi nei 28 Paesi della Unione Europea.
Eppure non si parla altro che di Covid. E intanto si allungano le liste di attesa, le Asl dispongono il blocco dei ricoveri ospedalieri in elezione. Il cancro non va in vacanza e continua a colpire le persone che però vedono ristretta la possibilità di un adeguato accesso alle cure in termini di tempistica. E non vanno in vacanza neanche le altre malattie.

Eppure, lo ripetiamo con il massimo rispetto per chi ci ha lasciato, si parla quasi solo di morte “per Covid”. Forse gli interessi in campo sono tali che neanche riusciamo ad immaginarli.

Anpi e Norma Cossetto. Contrapposizione squilibrata, fuori dalla Storia.

Ritengo di intervenire in qualità di direttore dell’Archivio Museo storico di Fiume e di Membro della Commissione tecnico-scientifica istituita dal Governo Italiano ai sensi della L. 92/2004 “Il Giorno del Ricordo”.

dott. Marino Micich

“Giudizi ingiusti di gran parte delle sezioni dell’ANPI sulle commemorazioni dedicate dal Comitato 10 Febbraio a NORMA COSSETTO, in particolare a Pescara e a Battipaglia e in occasione dell’inaugurazione di un monumento a Milano in ricordo delle Vittime delle Foibe, necessitano di un mio intervento chiarificatore su campagne di odio che nulla hanno a che fare con verità storiche inoppugnabili”.

“Non ho mai riscontrato nelle commemorazioni organizzate per Norma Cossetto dai rappresentanti del Comitato 10 febbraio discorsi incitanti all’odio o riconducibili al Partito fascista.   

“Da parte jugoslava la lotta di liberazione dal nazismo e dal fascismo avvenuta nel corso della Seconda guerra mondiale nelle terre giuliane si è trasformata poi in guerra di conquista. Ne sono testimonianza le foibe, i campi di deportazione, le confische e la nazionalizzazione dei beni e attività lavorative…”

“Il Presidente Ciampi con il suo gesto ha indicato una via a mio avviso futura di dialogo e condivisibile”.

In effetti il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che militò nel corpo Italiano di Liberazione antinazista ed antifascista, conferì la medaglia d’oro al Valor civile alla martire Norma Cossetto  con decreto del 9 dicembre 2005  

“Polemizzare continuamente a margine delle celebrazioni dedicate a Norma Cossetto (giovane maestra istriana) non è un comportamento consono a un Paese civile quale l’Italia, che si basa sui principi di Libertà, Legalità, Uguaglianza e Democrazia. Diversi comitati dell’ Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) che sono sorti per difendere i valori dell’antifascismo e della democrazia, nonché la memoria della lotta intrapresa dai partigiani durante la seconda guerra mondiale, sbagliano profondamente nel porre in discussione la figura di Norma Cossetto. Talmente strumentali e antistoriche sono le argomentazioni avanzate dalle ANPI locali ultimamente a Pescara e a Battipaglia, che sembrano sollevate solo per alimentare una diatriba politica in modi e termini non adeguati all’importanza e alla complessità della storia istriana, fiumana e dalmata. Le nostre associazioni solitamente aderiscono volentieri agli inviti del Comitato 10 febbraio a partecipare a questa commemorazione, perché si ricorda con rispetto una vittima dell’odio ideologico; una giovane donna italiana che non ha avuto alcuna possibilità di difesa ed è stata uccisa in maniera terribile, come altre migliaia di istriani, soprattutto per estirpare l’italianità presente in Istria. Non ho mai riscontrato nelle commemorazioni organizzate dai rappresentanti del Comitato 10 febbraio discorsi incitanti all’odio o riconducibili al Partito fascista.   

I metodi usati dalla polizia segreta comunista jugoslava in Istria, a Trieste, Gorizia, Pola, Fiume, Zara, ecc. sono ormai ben noti e non vanno nascosti né tanto meno giustificati, perché facendo così si diventa conniventi con ideologie autoritarie e violente. La lotta di liberazione dal nazismo e dal fascismo avvenuta nel corso della Seconda guerra mondiale nelle terre giuliane si è trasformata in guerra di conquista da parte jugoslava e ne sono testimonianza le foibe, i campi di deportazione, le confische e la nazionalizzazione dei beni e attività lavorative, la chiusura del 90% delle scuole italiane, l’esodo di almeno 300.000 istriani, fiumani e dalmati (tra cui ci furono anche croati, cittadini italiani, che non condividevano la dittatura comunista jugoslava). Dopo secoli di civiltà e di permanenza in Istria gli italiani furono spinti da una politica repressiva ad abbandonare le case, le terre…la propria Patria natia. Le ingiustizie da qualunque parte politica provengano sono esecrabili, Fu anche il prezzo e conseguenza di una guerra persa da parte italiana, ma ciò non giustifica l’ingiustizia (le ingiustizie da qualunque parte politica provengano sono esecrabili) compiuta da Tito e dai suoi massimi dirigenti nei confronti degli italiani e di chiunque non aderiva ai dettami del partito comunista jugoslavo, ma la storia è lunga da farsi con un comunicato che invece intende essere breve.

Va solo primariamente ricordato alla Presidenza nazionale dell’ANPI e alle sezioni locali, in merito alle commemorazioni di Norma Cossetto promosse dal Comitato 10 febbraio che tale associazione si attiene a una fatto riconosciuto ufficialmente dalla Repubblica Italiana.

Ero presente il 10 febbraio del 2006 al Quirinale in qualità di membro della Commissione tecnico scientifica istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ai sensi della L.92/2004 per il conferimento della medaglia d’oro al valor civile a Norma Cossetto, consegnata dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi nelle mani della sorella Licia. In quella solenne cerimonia fu consegnata anche la medaglia e il diploma che viene conferito ai famigliari ai sensi della suddetta legge, che hanno avuto i propri parenti uccisi nelle foibe o in altre efferatezze senza aver avuto diritto ad alcuna azione di umana giustizia e dignitosa sepoltura. Quando un accusato viene ucciso senza regolare processo tale azione viene considerata, da qualsiasi tribunale di uno Stato democratico, un crimine. Quando un accusato viene ucciso e il suo corpo gettato in una fossa o voragine, si chiama in giurisprudenza occultamento di cadavere.

Il conferimento della medaglia d’oro, senza dilungarmi oltre nelle questioni storiche e giuridiche, è stato concesso e consegnato direttamente alla famigliare superstite di Norma Cossetto dalla più alta carica dello Stato italiano. Ciampi è noto, rifiutò di aderire alla RSI e dopo essersi rifugiato a Scanno in Abruzzo, trovò un suo professore Guido Calogero relegato al confino in quel paese. Calogero era un militante antifascista ed esponente del Partito d’Azione. Ciampi insieme ad altri, in fuga dai tedeschi nel marzo 1944 per raggiungere la Puglia dopo aver avuto protezione dai partigiani della Brigata Maiella, raggiunse  Bari e si arruolò nel Corpo Italiano di Liberazione, che fu una unità militare operativa dell’Esercito Cobelligerante Italiano. Si iscrisse subito dopo al Partito d’Azione, formazione politica del Comitato di Liberazione Nazionale  che aveva creato 198 brigate partigiane. In Istria i partigiani comunisti italiani entrarono a far parte del Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo, che aveva lo scopo di annettere l’Is…he aveva lo scopo di annettere l’Istria alla Jugoslavia Federativa e Popolare. Le altre forze partigiane italiane di idee politiche liberali, cristiano popolari, socialiste non erano d’accordo con la politica di annessione jugoslava e per questo avvenne anche il triste eccidio alla Malga di Porzus (tra il 7 e il18 febbraio 1945), dove per motivi politici, partigiani comunisti italiani eliminarono altri partigiani italiani della Brigata Osoppo per ragioni ideologiche. Ma la storia si fa lunga…Tra gli storici c’è un dibattito su molte questioni legate alle foibe,  ma ritengo che la contrapposizione di parte dell’ANPI verso Norma Cossetto sia veramente fuori luogo e strumentale. Il Presidente Ciampi con il suo gesto ha indicato una via a mio avviso futura di dialogo e condivisibile. 

UNICEF e Commissione Europea: al via programma pilota in 7 Stati Membri (fra cui l’Italia) contro la povertà infantile e l’esclusione sociale

“Child Guarantee” comincerà a inizio 2021 in Bulgaria, Croazia, Germania, Grecia, Italia, Lituania e Spagna.

 La Commissione Europea e l’UNICEF hanno annunciato oggi l’inizio di un programma pilota per rispondere alla problematica della povertà infantile. Il programma pilota “Child Guarantee”, che sarà realizzato in 7 Stati Membri, prevede l’utilizzo di approcci innovativi per rendere i bambini una delle priorità nei bilanci nazionali e nei processi di pianificazione, per fermare la povertà infantile e l’esclusione sociale.

Quasi un quarto dei bambini in Europa oggi è a rischio povertà ed esclusione sociale. Povertà e deprivazione infantile colpiscono significativamente le vite dei bambini, compromettono il loro accesso ad assistenza sanitaria, istruzione, cibo nutriente, abitazioni di qualità e assistenza all’infanzia. La Commissione Europea si è impegnata a spezzare il ciclo della povertà e delle condizioni di svantaggio attraverso l’adozione del “Child Guarantee”, che comincerà ad inizio 2021.

I governi di Bulgaria, Croazia, Germania, Grecia, Italia, Lituania e Spagna, in collaborazione con l’UNICEF e la Commissione Europea, stanno testando approcci innovativi e lo sviluppo di potenziali piani d’azione nazionali per ridurre la povertà infantile e rispondere alle sistematiche condizioni di svantaggio per gruppi di bambini particolarmente vulnerabili. Questi comprendono bambini della comunità Rom, bambini che vivono in istituti, bambini con disabilità, bambini rifugiati e migranti. Il programma pilota aiuterà a rafforzare le capacità di raccogliere, analizzare e presentare regolarmente dati sugli indicatori legati sia alla povertà infantile sia all’esclusione sociale di quegli Stati Membri.

“In Europa, oggi, fin troppi bambini sono a rischio di povertà ed esclusione sociale. Dobbiamo costruire le nostre società sulla base di inclusione e pari opportunità”, ha dichiarato Nicolas Schmit, Commissario Europeo per il Lavoro e i Diritti Sociali. “I bambini dovrebbero avere accesso a istruzione, assistenza sanitaria, cibo nutriente, abitazioni di qualità. Mentre affrontiamo le conseguenze socioeconomiche della pandemia di COVID-19, è nostra responsabilità collettiva assicurare che questi bambini siano protetti e dare loro il miglior inizio di vita possibile. Apprezzo la positiva collaborazione con l’UNICEF che ci aiuta a dare forma a Child Guarantee”.

Il Direttore Regionale dell’UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale e Coordinatore Speciale per la Risposta ai Rifugiati e Migranti in Europa, Afshan Khan ha dichiarato: “Lavorando per affrontare le cause alla base della povertà infantile e della privazione, attraverso l’esame delle politiche necessarie per accelerare il cambiamento e la formazione di approcci innovativi, possiamo garantire che i bambini più vulnerabili possano spezzare il ciclo della povertà e delle condizioni di svantaggio e che abbiano un’equa possibilità nella vita.”

“In Italia, dei circa 10 milioni di bambini e adolescenti sotto i 18 anni, più di 1,1 milioni di bambini vivono in assoluta povertà; il 25,7% dei giovani tra i 18-24 anni non studia, non lavora né è incluso nei percorsi di formazione. Inoltre, la disparità nel livello dei servizi tra le diverse aree del Paese è allarmante” – ha dichiarato Francesco Samengo, Presidente dell’UNICEF Italia. “Questo progetto siamo certi che contribuirà a migliorare le condizioni di vita di tanti bambini e giovani in forte difficoltà.”

“Child Guarantee”

Mentre le famiglie, le società e i governi nel mondo lottano per affrontare gli impatti devastanti del COVID-19, che ci si aspetta si tradurranno in una significativa contrazione economica e un probabile incremento della povertà infantile, questi sforzi hanno assunto una nuova urgenza.

“Child Guarantee” fornirà un quadro di politiche di riferimento e spingerà azioni e investimenti degli Stati Membri per colmare le lacune in termini di qualità dei servizi per i bambini che ne hanno bisogno.

Nell’ambito dell’inizio della Fase III di Child Guarantee, il 12 novembre 2020 si terrà un evento di lancio di alto livello online con il Commissario Europeo per il Lavoro e i Diritti Sociali e il Direttore Regionale dell’UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale.  Parteciperanno anche i Ministri dei Governi che sovrintendono al lavoro e agli affari sociali, alle questioni familiari e a relative tematiche di Bulgaria, Croazia, Germania, Grecia, Italia, Lituania e Spagna.

L’evento di lancio esaminerà le azioni che gli Stati Membri stanno intraprendendo per portare avanti questo ambizioso e tempestivo programma. Promuoverà le pari opportunità, garantendo che i bambini in stato di necessità abbiano accesso ai servizi e al sostegno essenziali per il loro sviluppo e il loro benessere.

Fermo amministrativo per SEA-WATCH 4 a Palermo: non idonea per ricerca e soccorso in mare

La nave SEA-WATCH 4 rientra tra le navi a “rischio standard”, per le quali è prevista un’ispezione periodica una volta l’anno. La nave non veniva ispezionata dal Marzo 2017 e quindi doveva essere sottoposta ad ispezione non appena fosse approdata in qualsiasi porto dell’Unione Europea

Sabato 19 Settembre  ispettori della Guardia Costiera, specializzati in sicurezza della navigazione, hanno sottoposto la nave SEA-WATCH 4 – di bandiera tedesca – ad un’ispezione volta a verificare l’ottemperanza alle norme di sicurezza della navigazione e di tutela ambientale ad essa applicabili.

L’unità, ormeggiata nel porto di Palermo, è attraccata nei giorni scorsi dopo il periodo di quarantena svolto a seguito del trasferimento su nave GNV ALLEGRA dei migranti presenti a bordo.

L’ispezione ha evidenziato diverse irregolarità di natura tecnica tali da compromettere non solo la sicurezza degli equipaggi ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo, nel corso del servizio di assistenza svolto. Accertate anche alcune violazioni delle normative a tutela dell’ambiente marino.

La nave è stata sottoposta a “fermo amministrativo” fino alla rettifica delle irregolarità rilevate in sede ispettiva e, per alcune di esse, sarà necessario l’intervento dello Stato di bandiera che detiene la responsabilità della conformità della nave rispetto alle Convenzioni internazionali e alla legislazione di bandiera applicabile in materia di sicurezza della navigazione e tutela ambientale.

Le ispezioni effettuate dagli uomini della Guardia Costiera rispondono ad una precisa direttiva comunitaria (2009/16/EC) recepita dall’Italia nel 2011 e che riguarda tutte le navi straniere che approdano nei nostri porti e ancoraggi. Ispezioni ordinarie sono svolte in base ad una periodicità definita da un “profilo di rischio” della nave e ispezioni “supplementari” vengono invece disposte, quando ne ricorrano i presupposti, per esempio, nel caso in cui una nave sia coinvolta in un sinistro marittimo.

La nave SEA-WATCH 4 rientra tra le navi a “rischio standard”, per le quali è prevista un’ispezione periodica una volta l’anno. La nave non veniva ispezionata dal Marzo 2017 e quindi doveva essere sottoposta ad ispezione non appena fosse approdata in qualsiasi porto dell’Unione Europea.

La nave svolge un servizio sistematico di “ricerca e soccorso” per cui non è certificata (nella missione appena terminata nel Mediterraneo centrale ha partecipato a quattro diversi eventi SAR).

Lo svolgimento di attività di soccorso in “modo sistematico” – differentemente da quanto accade per le unità navali che occasionalmente prestano soccorso a terzi – non può configurarsi come “un improvviso e diverso impiego” e, pertanto, tale circostanza, ai sensi della Convenzione SOLAS, impone che le stesse debbano essere certificate dal proprio Stato di bandiera per il “servizio” effettivamente svolto, dovendo così rispondere a requisiti ben precisi previsti proprio per chi esegue attività SAR (Search and Rescue, ricerca e soccorso). 

All’esito delle verifiche, sono state riscontrate 22 non conformità, di cui diverse considerate gravi e che hanno portato al fermo amministrativo dell’imbarcazione.

Tra queste: la presenza a bordo di un numero di persone ben superiore a quello previsto dalla certificazione di sicurezza rilasciata alla nave dallo Stato di bandiera (354 persone rispetto alle 30 previste), cinture di salvataggio di tipo non approvato, bagni installati in coperta con scarico diretto fuoribordo, illuminazione di emergenza per l’uso dei mezzi di salvataggio non funzionante.

L’attività ispettiva fa seguito ad apposita comunicazione che, a gennaio del corrente anno, la Guardia Costiera ha inviato agli Stati di bandiera delle navi ONG chiedendo che fossero adottate tutte le misure necessarie per garantire che dette unità fossero appunto idonee e certificate per tale tipo di impiego. ​

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