Il genio di Shakespeare per guidare il futuro

Ospite di ‘Ether, il quinto elemento’, Gianfranco Bartalotta, docente universitario e direttore di ‘Teatro  e Cinema contemporaneo’.

Di Macrì Martinelli Carraresi

Il nuovo appuntamento di ‘Ether il quinto elemento’ ha come protagonista  Gianfranco Bartalotta, docente di Scienze della formazione presso l’Università Roma 3  e di Metodologia e tecnica della globalità dei linguaggi  all’Università telematica Cusano, è  giornalista e  direttore  di  “Teatro e Cinema Contemporaneo”, prestigiosa pubblicazione fondata dal prof. Carlo Verdone, che vuole valorizzare  e  approfondire  le opere, i personaggi, i protagonisti e le correnti della scena teatrale e cinematografica contemporanea. Significativo il lavoro che Teatro e cinema contemporaneo affronta, riscoprendo e valorizzando le grandi personalità della storia del nostro cinema e teatro, uno degli ultimi numeri ad esempio, è dedicato a Federico Fellini.

Gianfranco Bartalotta   ha al suo attivo tante pubblicazioni, molte delle quali dedicate al teatro elisabettiano e a Shakespeare, di cui è uno dei più attenti conoscitori e studiosi. La dedizione per l’insegnamento e il rapporto empatico con i suoi studenti sono la sua grande passione.  Tra i riconoscimenti   gli è stato conferito in Campidoglio, dalla Presidenza del Consiglio del Ministri,  il Premio della cultura per la saggistica. Nel video l’interessante incontro coordinato come sempre da Isabel Russinova affiancata dallo staff di The DailyCases

Il Festival dell’Eccellenza al Femminile proroga il bando di partecipazione al PREMIO IPAZIA PERFORMING ARTS: IL CORPO E L’ INVIOLABILITÀ

In memoria di Pippa Bacca . La nuova deadline per la consegna dei progetti è stata fissata alle ore 12.00 del giorno 15 settembre 2020 

 

La Commissione del Premio è composta, in ordine alfabetico, da Consuelo Barilari, direttrice artistica – Festival dell’Eccellenza al Femminile; Stefano Bigazzi, giornalista; Bettina Bush, giornalista – La Repubblica; Alessandra Gagliano Candela, Vice Direttore Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova; Gian Maria Cervo, direttore artistico del Festival Internazionale “Quartieri dell’Arte”; Linda Kaiser, critico d’arte – Artribune; Virginia Monteverde, curatrice e direttore artistico “Art Commission”; Eugenio Pallestrini, presidente Museo Biblioteca dell’Attore Genova; Chico Schoen, gallerista; Francesca Serrati, direttrice Museo GAM e Museo di Villa Croce.

In allegato il bando aggiornato. Tutti i dettagli sono sulla pagina:

http://www.eccellenzalfemminile.it/premio-ipazia-performing-arts/

L’obiettivo del bando è definire un nuovo territorio di incontro tra Arti Performative e Arte Contemporanea, favorendo progetti ibridi di contaminazione tra i due settori. Requisito fondamentale è la presenza del corpo umano nella realizzazione scenica. Il Premio è aperto a tutti gli artisti, senza limiti di età, sesso, nazionalità. È prevista la partecipazione anche di collettivi di artisti, associazioni, compagnie teatrali e gruppi.  I progetti presentati dovranno prevedere la possibilità di rappresentazione e ripetibilità. Verrà premiata in particolare la capacità di includere nell’ambito dell’arte performativa i temi e i linguaggi dell’arte contemporanea, a partire dall’utilizzo delle tecnologie multimediali e tutte le altre forme di arte visiva. 

Spedizioni esclusivamente via email: premioipazia@eccellenzalfemminile.it

www.eccellenzalfemminile.it

www.facebook.com/eccellenzalfemminile/

Il premio Volontè a Pierfrancesco Favino

Confermata la diciassettesima edizione de LA VALIGIA DELL’ATTORE, in programma dal 27 luglio al 1 agosto a La Maddalena, in Sardegna. Il primo agosto, sul palco della Fortezza I Colmi, la consegna del riconoscimento

L’isola di La Maddalena, in Sardegna, si prepara ad ospitare per la diciassettesima volta il festival La Valigia dell’attore, intitolato alla figura di Gian Maria Volonté che, nonostante il complesso momento dell’emergenza Covid-19 e in norma con la regolamentazione vigente, conferma le sue date dal 27 luglio al 1 agosto 2020.

La rete di festival “Le isole del cinema” conferirà quest’anno il Premio Volonté, la oramai nota barca in rame ideata da Mario Bebbu e realizzata da Umberto Cervo, ad uno degli attori più affermati della scena italiana ed internazionale: Pierfrancesco Favino.

“Siamo molto contenti di poter conferire il nostro più sentito riconoscimento ad un’interprete che ha dimostrato negli anni, esprimendosi tra teatro, cinema e televisione – una passione profonda e una grande preparazione in ruoli di ogni entità, spessore e difficoltà”. Così hanno dichiarato Giovanna Gravina Volonté e Fabio Canu, ideatori ed organizzatori della storica manifestazione. “Il suo percorso artistico, sviluppato nel corso di anni con dedito studio e attenzione ai linguaggi che la società dello spettacolo ha gradualmente trasformato, è perfettamente consono al valore del nostro festival che pone in primo piano la recitazione in proposte qualitative e originali in grado di far interagire memoria, attualità e futuro”.

Pierfrancesco Favino, romano di origine e classe 1969, conta tra i film più significativi dei suoi inizi “L’ultimo bacio” di Gabriele Muccino, “El Alamein” di Enzo Monteleone, “Le chiavi di casa” di Gianni Amelio.

Il suo percorso cinematografico prosegue con pellicole molto amate dal pubblico italiano come “Romanzo Criminale” di Michele Placido, “La Sconosciuta” di Giuseppe Tornatore, “Saturno Contro” di Ferzan Ozpetek e “Cosa voglio di più” di Silvio Soldini. Opere che gli valgono i primi importanti premi della critica.

Nel corso della sua carriera ha condiviso il set con i più importanti registi italiani, ne sono esempio “L’industriale” di Giuliano Montaldo, “A.C.A.B.” e “Suburra” di Stefano Sollima, “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana, “Le Confessioni” di Roberto Andò, “Baciami Ancora”, “A Casa tutti bene”, “Gli Anni più belli” di Gabriele Muccino.

Con il suo ultimo film, “Il Traditore” di Marco Bellocchio, presentato in concorso alla 72esima edizione del Festival di Cannes, ottiene un consenso internazionale unanime grazie all’interpretazione del pentito di mafia Masino Buscetta, aggiudicandosi un Nastro D’Argento, il terzo della sua carriera, come Migliore Attore Protagonista e un David di Donatello, sempre come Migliore Attore Protagonista. Il film ha rappresentato l’Italia nella corsa agli Oscar 2020. Durante lo stesso anno ha interpretato, con grande successo di pubblico, Bettino Craxi nel film “Hammamet” di Gianni Amelio per il quale ha ricevuto una nomination come Migliore Attore Protagonista ai Nastri D’Argento 2020.

Tra le partecipazioni a produzioni estere occorre citare: “Le Cronache di Narnia: il principe Caspian” di Andrew Adamson, “Miracolo a Sant’Anna” di Spike Lee, “Angeli e Demoni” e “Rush” di Ron Howard, “World War Z” di Marc Forster, “Marco Polo 1° e 2° stagione” (Netflix), “Une Mère” di Christine Carrière, “My Cousin Rachel” di Roger Michell e “The Catcher was a spy” di Ben Lewin.

Tra le produzioni televisive italiane più popolari ed apprezzate dal grande pubblico, i biopic di Rai Uno: “Gino Bartali l’Intramontabile”, “Pane e libertà” e “Qualunque cosa succeda” di Alberto Negrin; “Il generale Della Rovere” di Carlo Carlei.

A teatro in questi ultimi anni ha scritto, diretto e recitato gli spettacoli “Servo per Due” e “La Controra”. Nel corso dell’ultimo biennio è andato in scena con l’atto unico “La Notte poco prima delle foreste”. Spettacoli premiati dalla critica teatrale con due Maschere d’Oro, il massimo riconoscimento italiano del settore.

Dirige la scuola di perfezionamento del mestiere dell’attore L’Oltrarno di Firenze.

L’edizione 2020 de La Valigia dell’attore è realizzata con il sostegno e patrocinio di MIBACT – Direzione Generale Cinema, Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato alla Cultura e Assessorato al Turismo, Comune di La Maddalena, Ente Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena, Fondazione Sardegna, NuovoIMAIE, Artisti 7607 e la collaborazione della Scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volonté e la Fondazione Cervi.

La resistenza del silenzio: la storia di Marcel Marceau rivive in un film

Il famoso mimo francese che rivive sul grande schermo con il film “Resistance”  in streaming sulle piattaforme digitali Netxflix ed Amazon Prime, grazie all’attore americano Jesse Eisenberg, in un film scritto e diretto dal regista ebreo venezuelano Jonathan Jakubowicz.

di Andrea Cavazzini

 

Ci sono storie e persone, nel mezzo degli eventi che compongono la Storia, raccontate nei libri di scuola, che riescono a imporsi nella memoria di chi li legge e soprattutto di chi le ha vissute meglio di qualsiasi altro episodio.

E’ il caso di Marcel Marceau, il famoso mimo francese che rivive sul grande schermo con il film “Resistance”  in streaming sulle piattaforme digitali Netxflix ed Amazon Prime, grazie all’attore americano Jesse Eisenberg, in un film scritto e diretto dal regista ebreo venezuelano Jonathan Jakubowicz, che affronta l’impegno del leggendario mimo nella Resistenza durante la seconda guerra mondiale.

E la sua storia mostra che, nella vita, a volte possiamo esprimerci e fare grandi cose senza troppo clamore, semplicemente rimanendo in silenzio, anche per salvare vite umane. Nel suo caso, non parlare era la singolarità della sua arte espressiva e l’incredibile talento mimico che aveva, riuscì a renderlo famoso come maschera comica e tragica allo stesso tempo.

Ha lottato per sopravvivere, cambiando il suo cognome per rendere le sue origini irriconoscibili, si unì alla Resistenza francese riuscendo spesso a sfuggire alle grinfie degli occupanti. I nazisti, tuttavia, catturarono e deportarono suo padre ad Auschwitz, dove morì.

Ma fu nel 1944, quando la “lucida follia” nazista decise di sterminare gli orfani ebrei, Marceau nato a Strasburgo da una famiglia ebrea polacca, decise di agire rischiando in proprio, prendendosi cura dei bambini ospiti di un orfanotrofio vicino a Parigi e, travestito da capo scout, riuscì grazie a ripetuti viaggi a portarli fuori dalla Francia, fino in Svizzera e metterli in salvo, utilizzando tutta la sua  abilità da clown per tranquillizzarli.

Appassionato di teatro, dopo la guerra divenne allievo di Charles Dullin, poi del mimo Etienne Decroux, prima di creare la sua compagnia che si sarebbe successivamente esibita sui palcoscenici di tutto il mondo con il personaggio silenzioso di  “Bip” il clown, un Pierrot dei Tempi Moderni, che lo accompagnò per tutta la vita. Il viso bianco come un lenzuolo, le labbra color sangue e quella lacrima che sgorgava dall’occhio cerchiato di nero. Un “buffone” sfortunato, lontano dall’essere un vincitore, ma dotato di grande umanità, profondità e speranza, come Charlot che era il suo idolo.

La sua mimica rendeva l’invisibile, visibile, l’assente, presente e Marcel Marceau era una presenza a tutti gli effetti una presenza felina e a volte vorremmo essere in grado di comunicare con lo stupore di Alice quando osservava di “aver visto spesso un gatto senza un sorriso ma mai un sorriso senza un gatto”.

Marceau prestava alla sua arte le virtù che in un famoso trattato Cicerone maestro dell’eloquenza attribuiva all’amicizia: “Grazie all’amicizia, gli assenti sono presenti, i poveri diventano ricchi, i deboli hanno punti di forza e quello che più difficile da immaginare, i morti vivono ancora…”

ShorTS International Film Festival: 45 corti da tutto il mondo in concorso nella sezione Maremetraggio 

La manifestazione triestina, quest’anno in programma sul web dal 4 al 12 luglio 2020, annuncia la storica sezione dedicata ai cortometraggi premiati nei maggiori festival internazionali.

La selezione 2020 vede concorrere 45 opere provenienti da 27 paesi diversi, mentre i generi spaziano dall’animazione al documentario, con molti registi italiani dietro la macchina da presa.

45 cortometraggi provenienti da 27 paesi diversi. Questi i numeri di Maremetraggio, storica sezione competitiva dedicata ai corti di ShorTS International Film Festival, la manifestazione cinematografica che quest’anno da Trieste arriva sul web dal 4 al 12 luglio 2020 grazie a MYmovies, partner tecnico dell’evento.

Nella sezione Maremetraggio concorrono i migliori corti provenienti da tutto il mondo e che, nel corso del 2019, sono stati premiati nei principali festival internazionali, come il documentario breve “Mars, Oman” di Vanessa del Campo Gatell, premiato al Festival dei Popoli e al Visions du Réel, che racconta le simulazioni delle spedizioni su Marte realizzate in Oman nella Penisola arabica, o il corto cinese “She runs” di Qiu Yang, già Palma d’oro a Cannes 70 con “A Gentle Night”, selezionato in numerose rassegne internazionali, tra cui la Settimana della Critica a Cannes e il Toronto International Film Festival.

Tra le opere italiane in concorso troviamo “Inverno” di Giulio Mastromauro, premiato quest’anno come miglior cortometraggio ai David di Donatello: un intenso racconto autobiografico di infanzia e di perdita. Arriva dall’Italia anche “La bellezza imperfetta” di Davide Vigore, che sceglie la fotografia di Daniele Ciprì per raccontare l’incontro tra un uomo di 65 anni e una giovane ragazza ucraina in una Palermo oscura. Il corto “Fulmini e saette” di Daniele Lince vede protagonista un’inedita Carolina Crescentini, qui alle prese con un ruolo da supereroina: l’attrice interpreta la Donna Saetta, che in grado di muoversi a velocità supersonica e teletrasportarsi, vigilando sulla città e i suoi abitanti. Ma per affrontare la vita di tutti i giorni, a volte i superpoteri non bastano.

Ampio spazio all’animazione, tra cui “Lost & Found” di Andrew Goldsmith e Bradley Slabe, cortometraggio australiano realizzato con la tecnica dello stop-motion: una storia ingenua e romantica, che parla dell’altruismo del vero amore. Sempre in stop-motion anche il corto danese “Song Sparrow” di Farzaneh Omidvarnia, che utilizza il linguaggio dell’animazione per filtrare gli orrori della realtà, mettendo in scena le vicende di un gruppo di rifugiati in fuga verso una vita migliore. Divertimento per tutta la famiglia con il cortometraggio svizzero “Why Slugs Have No Legs” di Aline Höchli, che attraverso un’animazione squisitamente nonsense riscrive la Storia e racconta le fantasiose origini delle lumache.

Le 45 opere in gara si contenderanno il prestigioso premio EstEnergy – Gruppo Hera al miglior corto consistente in 5000,00 €. In palio anche il premio AcegasApsAmga al miglior corto italiano, il Premio Prem1ere Film per il miglior cortometraggio non distribuito e il Premio AMC per il miglior montaggio italiano. Confermato inoltre il Premio Triestecaffè assegnato dal pubblico di MYmovies. 

“L’edizione del 2020 di ShorTS, per i motivi noti a tutti, sarà un’edizione diversa e forse unica nel suo genere. Così come il Festival, nella sua struttura, è stata diversa (e forse unica nel suo genere) anche la selezione della sezione Maremetraggio, fatta praticamente per intero durante il periodo di lockdown” -dichiara Francesco Ruzzier, curatore della sezione Maremetraggio- “La situazione circostante e l’ambiente della visione sono dei fattori che influenzano in maniera decisa lo sguardo e la ricezione di qualsiasi spettatore. Secondo uno studio condotto dalla ricercatrice Rosalind Cartwright il sogno scioglie la carica emotiva dell’esperienza. Anche i cortometraggi stessi non sono altro che la messa in scena di esperienze di cui i registi vogliono mantenere intatta la carica emotiva. Dei sogni sempre vividi, in grado di cristallizzare un momento, una situazione, un’emozione o un sentimento per evitare che il tempo lo sciolga. Quello che accomuna le opere selezionate quest’anno è il distacco dalla realtà, la reinterpretazione e la personalissima visione del mondo da parte dei registi, che modellano le immagini col loro modo di vedere le cose. Anche nei documentari (come Mars, Oman, ma anche l’indonesiano Rewild) emerge la voglia di raccontare la realtà da un punto di vista inedito e personale.”

ShorTS International Film Festival è realizzato con il contributo di: Mibact – Direzione Generale Cinema, Regione Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura, Regione Friuli Venezia Giulia – Assessorato alle Attività Produttive e al Turismo, Fondazione CRTrieste e Comune di Trieste,  EstEnergy – Gruppo Hera, AcegasApsAmga. Partner tecnico MYMovies.it. Si ringrazia la Fondazione K. F. Casali.

La giovane attrice e produttrice Maria Guerriero premiata con il SamPietrino D’Oro Marguttiano

Riconoscimento attribuito come Miglior Sceneggiatrice per il film “Resilienza” sul tema del femminicidio

La giovane Maria Guerriero ha ricevuto da Claudio De Pasqualis, autore e conduttore del programma radiofonico Rai, Hollywood Party, il SamPietrino D’Oro Marguttiano come Miglior Sceneggiatrice per il Film Resilienza, che tratta il delicato tema del femminicidio.

Tra i tanti insigniti nella storia dell’importante riconoscimento nato con l’obiettivo di riconoscere il valore delle maestranze del cinema italiano che, fino alla sua morte, aveva come Presidente Onorario il maestro Luigi Magni, grandi interpreti come Bud Spencer, Carlo Delle Piane, Stefania Sandrelli, Luca Manfredi e Ninetto Davoli.

“Sono felice di ricevere questo prestigioso premio che dedico alle donne che hanno subito e che subiscono violenza, a quelle che ce l’hanno fatta e a quelle che non sono sopravvissute” – racconta emozionata e soddisfatta la Guerriero – “Resilienza da sceneggiatura è diventata un film e spero che tutti possano vederlo perchè è una denuncia sociale. Ringrazio tutte le persone che mi hanno appoggiato, in primis “generazione vincente” di Michele Amoroso ed Antonio Rubel”.

Doppia soddisfazione per la giovane attrice e produttrice perché premiato come Miglior Direttore della fotografia è stato Alfio D’Agata per il film su Piersanti Mattarella, che lei, innamorata del suo talento, ha scelto per “Resilienza”.

Il film, girato nel Comune di Forio, sulla costa occidentale della splendida isola di Ischia, è diretto da Antonio Centomani, s’ispira a storie vere ed è prodotto dalla Lupa Film capitanata sempre dalla Guerriero che ne è anche la protagonista femminile. La pellicola ha il patrocinio dell’Associazione Salvamamme per il progetto “La Valigia di Salvataggio” e da Women for Women against Violence ed ha come interpreti Luca Capuano, Lucianna De Falco, Giovanni De Filippis, Claudia Conte, e vede la partecipazione straordinaria di Antonio Catania.

Nel nutrito parterre della kermesse, che si è svolta nella sala Gianmaria Volontè del Multiplex Augustus di Velletri, le madrine Francesca e Federica Mastroianni, che hanno consegnato il SamPietrino D’Oro intitolato a Ruggero Mastroianni a Rodolfo Laganà, Enrico Todi, fondatore del premio, Carlotta Bolognini, figlia del produttore Manolo e nipote del regista Mauro Bolognini, Graziano  Marraffa, presidente  dell’Archivio  Storico  del Cinema  Italiano, Danilo Massi, figlio di Stelvio, padre del poliziesco  italiano, Massimo  Castellani,  Segretario  Generale  dell’Associazione  Luigi  e  Lucia  Magni, Giovanni  Cimmino,  Presidente  del Centro Studi Silvana Mangano.

Teatro Tor Bella Monaca Unlocked

Riparte la programmazione dal vivo con Sebastiano Somma in scena il 15 giugno con “Il vecchio e il mare”, reading teatrale tratto dal capolavoro di Ernest Hemingway. Il 20 giugno arriva Peppe Servillo con lo spettacolo “Presentimento” che apre una breve rassegna musicale organizzata in collaborazione con Roma Sinfonietta.

Dopo la lunga chiusura dovuta al lockdown il Teatro Tor Bella Monaca riapre le porte, nel rispetto delle misure previste dal distanziamento sociale, con una programmazione che spazia dalla prosa alla musica passando per il cinema con la rassegna “TEATRO UNLOCKED” che terminerà il 2 agosto.

E’ un gradito ritorno quello di Sebastiano Somma che, dopo il grande successo ottenuto nelle scorse stagioni con “Uno sguardo dal ponte” di Arthur Miller, propone un altro classico della letteratura americana “Il vecchio e il mare”, famoso romanzo breve di Ernest Hemingway, il 15 giugno, alle ore 21.00, con ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria. Un reading teatrale, nato dall’amicizia tra Sebastiano Somma e Lucilio Santoni che ne ha curato l’adattamento teatrale. Una semplice e profonda rilettura del grandissimo testo di Hemingway colorita da un’attenta scelta di musiche eseguite al violino dal Maestro Riccardo Bonaccini. Il grande attore darà corpo e voce alle parole del celebre scrittore americano, traghettando il pubblico fra personaggi e atmosfere del celebre romanzo della letteratura mondiale, che ottenne il Premio Pulitzer nel 1953. Con la partecipazione di Cartisia, giovane figlia di Sebastiano Somma.

“Sono felice che la mia proposta sia stata accolta con grande entusiasmo da Alessandro Benvenuti e Filippo D’Alessio – sottolinea Sebastiano Somma, interprete e regista – Questo reading, per la riapertura di un teatro che mi sta molto a cuore, vuole essere una festa della rinascita. Un progetto condiviso con il maestro Bonaccini che ringrazio per la partecipazione a quest’appuntamento di particolare rilievo. Volevo lanciare uno scossone per emozionare il pubblico e farlo tornare a teatro. Non a caso ho scelto il grandissimo testo di Hemingway che parla del rapporto con il tempo, con la sconfitta e con la rinascita, una serie di stati d’animo molto vicini a quelli vissuti in questo periodo difficile che stiamo attraversando.”

Tanti i progetti in cantiere al Teatro Tor Bella Monaca alla luce del rinnovo triennale dell’affidamento che, adesso, ripartiranno dopo lo stop forzato a causa dell’emergenza. “Abbiamo intenzione- sottolinea il direttore artistico Alessandro Benvenuti – di aprire sempre di più il teatro agli artisti e alla città. Sono tanti i gruppi teatrali che ci guardano come un riferimento grazie alla possibilità di avere un rapporto franco e sincero. Da noi non ci sono burocratismi e attese smotivanti. Anche per questo il Tor Bella Monaca è considerato sempre più un punto di riferimento, uno spazio attrattore. Molte compagnie giovani si rivolgono a noi con le loro proposte, grazie alla possibilità di avere un accesso celere. Questi tre anni ci permetteranno poi di esaudire anche un sogno condiviso da sempre con Filippo d’Alessio: quello di costituire una compagnia stabile del Teatro Tor Bella Monaca. Il debutto era previsto per questa primavera. Avremmo messo in scena un mio testo Certi di esistere che era il primo esperimento di lunga tenitura in questo spazio. Il covid ci ha colti di sorpresa. Pazienza, sarà per la prossima stagione. Parola di Direttore Artistico.”

Il secondo appuntamento attesissimo di questa ripresa al TBM è quello con Peppe Servillo e i Solis String Quartet, sabato 20 giugno, ore 17.30 e 21.00, che si esibiranno in “Presentimento”, il primo di tre concerti di una breve rassegna organizzata in collaborazione con Roma Sinfonietta. E’ un omaggio alla canzone partenopea da parte di Peppe Servillo, una delle figure di riferimento della napoletanità contemporanea, che propone una lettura raffinata e popolare dello spirito napoletano attraverso un repertorio di classici, da Raffaele Viviani a E. A. Mario fino a Renato Carosone. Accompagnato dal Solis String Quartet, Peppe Servillo interpreterà alcune delle più belle canzoni napoletane di tutti i tempi. La scaletta è da brivido: Canzone appassionata, Presentimento, Palomma, M’aggia cura’, Tutta pe’ mme, Te voglio bene assaje, Mozartango, Scalinatella, ‘A serenata ‘e Pulecenella, Esta’, Che t’aggia dì, Dicitincello vuie, Tarantella segreta, So li sorbe e le nespole amare, ‘A casciaforte, Dove sta Zaza’.

Gli appuntamenti successivi sono il 27 giugno con La Commedia all’Italiana, Age & Scarpelli suite con il Felix Piano Trio e il 3 luglio con la Musica Sacra Pergolesi – Vivaldi – Scarlatti – Bach.

Durante il lockdown il Teatro Tor Bella Monaca ha mantenuto il filo diretto con i propri affezionati spettatori con una serie di iniziative sui social che stanno per concludersi e che hanno registrato ampi consensi, misurati in un crescente numero di like, come Caro Teatro ti scrivo, una rubrica dedicata ai commenti e alle segnalazioni degli spettatori, il Diario di un non intubabile di Alessandro Benvenuti, riflessioni sulla forzata “quarantena” a causa del coronavirus, serie social interpretata da Andrea Murchio, trasmessa tutte le domeniche alle 18 in diretta sulla pagina Facebook del Teatro e sugli account instragram e twitter, FRANZ & NANDO di e con Stefano Zanoli e Andrea Murchio, PENSO, QUINDI SONO? contradditori, monologhi, in chiave ironica sulla situazione attuale partendo dal pensiero filosofico di alcuni autori a cura di Maddalena Rizzi. A chiusura della programmazione online il 12 giugno, alle ore 21.00, sarà trasmesso sui social “TBM dreaming, operatrici del teatro sotto effetto lockdown”, di e con Livia Caputo, Maria Vittoria Pellecchia, Roberta Gentili, 4 episodi che raccontano i giorni che separano il Teatro dalla sua riapertura attraverso il gioco e l’ironia nel tentativo di lasciarsi alle spalle la quarantena, rincorrendo un sogno: l’incontro dal vivo.

Rassegna musicale in collaborazione con Roma Sinfonietta

-20 giugno. –  Ore 17.30 e ore 21 Peppe Servillo & Solis String Quartet.                                

PRESENTIMENTO

voce Peppe Servillo – violino Vincenzo Di Donna – violino Luigi De Maio – Viola Gerardo Morrone  – Cello e chitarra Antonio Di Francia

– 27 giugno -Ore 17.30 e ore 21 La Commedia all’Italiana, Age & Scarpelli suite, Felix Piano trio

LA COMMEDIA ALL’ITALIANA

violino Riccardo Bonaccini – violoncello Matteo Scarpelli – pianoforte Catia Capua – batteria Pietro Pompei – contrabbasso Maurizio Raimondo – 

musiche di Armando Trovaioli – Ennio Morricone – Luis Bacalov – Nino Rota

– 3 luglio –  ore 21 – Musica Sacra Pergolesi – Vivaldi – Scarlatti – Bach –                             

Soprano Sabrina Cortese, Contralto Lucia Napoli, Baritono Roberto Abbondanza

Ensemble Roma Sinfonietta.

►►► Prenotazione consigliata per via delle limitazioni dei posti. Accesso consentito con mascherina. ◄◄◄

15 giugno, arriva la fase 3 e riaprono i teatri. A mezzanotte ed un minuto in scena il Menotti di Milano

A Milano il teatro di Emilio Russo ritorna a vibrare a mezzanotte dissolvendo la malia pandemica. I particolari in esclusiva nell’intervista di Isabel Russinova su ‘Ether, il quinto elemento’ 

Di Macri Martinelli Carraresi

‘Ether, il quinto elemento’  incontra il   teatro di Emilio Russo,  regista, autore  e direttore artistico, che ha scelto di aprire la porte del suo  spazio, lo storico Teatro Menotti di Milano, la notte tra il 14 e il 15 giugno, come permesso dall’ ordinanza . Il teatro infatti a mezzanotte e un minuto accoglierà il pubblico che ha risposto con il sold out già dalle prime ore dopo l’annuncio della riapertura, e lo fa con uno spettacolo dal titolo quasi profetico, ma non voluto, perchè l’evento era già programmato nella stagione interrotta a causa della pandemia. Si tratta di “Far finta di essere sani” di Giorgio Gaber, così la musica e parole dell’indimenticabile signor G daranno inizio, ancora con più energia   ad una nuova pagina della storia del teatro. Un vero risveglio culturale dopo il letargo causato dall’emergenza per covid19, che come in una fiaba allo scoccare della mezzanotte vedrà il Menotti ancora una volta teatro pieno di sorprese e di pubblico affezionato.  

Il coraggio, la determinazione e soprattutto la passione hanno accompagnato tutto il poliedrico percorso artistico di Emilio Russo che è riuscito anche a scongiurare la trasformazione del suo teatro in un garage.  La fortuna arride agli audaci, dicono i saggi, e infatti proprio la sua risolutezza e passione hanno fatto sì di incontrare il favore di un mecenate colto ed illuminato, l’architetto Filippo Perego, che ha abbracciato la sorte e la causa del Menotti salvandolo e riportandolo alla città.  Il nome dell’architetto Perego ora è parte della storia del teatro.

Albertazzi, un po’ dottor Jeckyll, un po’ Hyde, ma molto artista

Un attore, che se avesse potuto scegliere una fine, avrebbe scelto di morire tra le tavole di un palcoscenico a dispetto della retorica che spesso accompagna tutti i grandi teatranti, ma anche della disperazione cara a Borges nel suo Immortale

Di Andrea Cavazzini

Ho volutamente aspettato qualche tempo prima di iniziare a scrivere di Albertazzi. In genere quando si parla di personaggi importanti, lo si fa sempre in concomitanza di ricorrenze meste e con toni dimessi. Ho preferito quindi attendere qualche settimana, trascorsa l’ondata celebrativa, perché il maestro Albertazzi per me ha sempre avuto una connotazione legata al suo grande desiderio di vivere, nonostante l’incessante avanzare dell’età e alla sua capacità di raccontare il teatro con quell’energia creativa che l’ha sempre contraddistinto.

Un attore, che se avesse potuto scegliere una fine, avrebbe scelto di morire tra le tavole di un palcoscenico a dispetto della retorica che spesso accompagna tutti i grandi teatranti, ma anche della disperazione cara a Borges nel suo Immortale.

Il mio primo ricordo di Giorgio Albertazzi è legato alla sua apparizione televisiva nel Doctor Jeckill e Mr. Hyde di Stevenson. Ero un bambino, la televisione ancora in bianco e nero e ricordo nitidamente questo signore che interpretava il ruolo di uno scienziato e dell’esplorazione fantastica dell’uomo e del suo doppio. Il male e il bene, l’ombra e la luce, la ragione e la follia. Certamente a quell’età certi ragionamenti erano ancora lontani da venire ma fui affascinato immediatamente più che dalla paura legata alle sue sorprendenti trasformazioni, dalla capacità di Albertazzi di cambiare registro interpretativo da medico colto e rispettato, dedito ad alleviare sofferenze a presenza demoniaca, abietta, capace di qualsiasi spietatezza.

Ecco ripensando proprio a quel momento di grande televisione, era il 1969, l’Albertazzi attore riflette molto della sua personalità: complessa, seducente spesso provocatoria, come alcune sue dichiarazioni che fecero discutere. Quando affermò che il teatro era noioso oppure che la morte non era altro che un momento di grande ilarità. Ma anche la sua battaglia contro la tv spazzatura, specchio di un mondo deformato e contro alcuni comici che definiva “straccioni fuori tempo”, uno dei primi attori che la televisione aveva contribuito ad inventarla, protagonista di letture poetiche e sceneggiati di grande successo. Paradossi dell’attore ovviamente da uno che si è sempre proclamato anarchico anche se politicamente fu sempre etichettato di destra, visto i suoi trascorsi giovanili a causa della sua adesione alla Repubblica di Salò.

Albertazzi fondamentalmente fu un uomo libero, che faceva spesso sfoggio di quella ironia pungente tutta toscana di cui era orgoglioso e che non gli impedì di stringere amicizia con un altro spirito indipendente del teatro: Dario Fo che lo descrisse come il “compagno anarchico” anche se con tendenze politiche opposte.

Allievo di mostri sacri come Renzo Ricci e Memo Benassi entrò in teatro dalla porta principale grazie a Luchino Visconti che nel 1949 lo diresse per la prima volta in Troilo e Cressida di Shakespeare insieme a Gino Cervi, Paolo Stoppa e Nora Ricci, nel ruolo del servo di Clessidra, interpretata da Rina Morelli.

Da quel momento, non smise mai di essere in prima linea e investire tutta la sua esistenza professionale in un repertorio monumentale che andava, da Shakespeare a Ibsen, Da Dante a Petrarca, da D’ Annunzio fino a Pirandello.

Fu uno dei pochi attori che si fregiò di recitare all’Old Vic di Londra, allora diretto da Sir Lawrence Oliver in occasione del 400° anniversario della nascita di Shakespeare diretto da Zeffirelli, nel ruolo del tormentato Amleto, il più intricato personaggio uscito dalla penna del Bardo. Era il 1964.Ruolo che fu anche interpretato da attori del calibro di Peter O’ Toole, Richard Burton e Maximilian Schell. In realtà Albertazzi aveva già interpretato Amleto due anni prima in una tradizionale produzione all’aperto a Verona messa in scena dal regista britannico Frank Hauser, ma si sentiva più a suo agio con la produzione più rivoluzionaria di Zeffirelli, che aveva un aspetto contemporaneo, quasi d’avanguardia.

Albertazzi ebbe successi sul palco con molte compagnie, e nel 1956 formò la sua insieme ad Anna Proclemer compagna sulla scena e nella vita. Tra i classici che furono applauditi e che meritano di essere ricordati, Antonio e Cleopatra. Un altro ruolo memorabile fu quello dell’Imperatore Adriano nella produzione visivamente straordinaria di Maurizio Scaparro del 1989 di un adattamento delle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, tra le rovine della villa di Adriano a Tivoli,  testamento spirituale di un grande personaggio storico che intravede la fine della sua vita  reso memorabile dalla performance di Albertazzi  che continuò a far rivivere per 27 lunghi anni.

Albertazzi è stato sicuramente uno dei più grandi attori italiani se non il più grande del ‘900, un grande sperimentatore ma soprattutto un uomo di cultura, un artista raffinato che ha sempre messo al centro del suo teatro la parola e il pensiero, un’alchimia senza la quale il teatro rischierebbe di diventare una cosa noiosa.

“Distanziamento Sociale” diventa un film

19 attori si “autoriprendono” sotto lockdown per dimostrare la voglia di tornare presto sul set

E’ disponibile sui social e sul web lo speciale ironico e divertente cortometraggio “Distanziamento Sociale” ideato dallo sceneggiatore e regista Francesco Malavenda con un cast di 19 interpreti di alto livello, Maurizio Mattioli, Francesco Testi, Stefano Masciarelli, Gigi Miseferi, Carmen Russo ed Enzo Paolo Turchi, Antonio Giuliani, Emy Bergamo, Alvaro Vitali, Carmine Faraco, Antonio Lo Cascio, Anna Rita Del Piano, Stefania Corona, Claudia Conte, Paola Lavini, Andrea Paris, Gegia, Franco Neri, Gianluca Fubelli.

Prendendo spunto da quello che hanno fatto le orchestre in fase di lockdown il film è stato realizzato con il coinvolgimento degli attori che hanno interpretato la propria parte “autoriprendendosi” o facendosi riprendere con il proprio telefono cellulare ed inviandola poi al regista.

La trama è leggera per regalare momenti “spensierati” allo spettatore e tocca diversi argomenti un pò stravolti dalla condizione di “reclusione forzata” si va dal calcio all’amore, dagli esercizi fisici all’arte culinaria, dal giardinaggio ai tradimenti, ma il fil rouge che lega il tutto è l’amicizia (vera) tra gli attori che hanno saputo recitare un copione “simulando” di avere di fronte chi dava la controbattuta.

“Ho voluto scrivere e realizzare questo film corto per dare un piccolo “segnale”, per far capire che “ci siamo anche noi”, quelli del cinema, non per far polemica, ma per dimostrare la voglia di tornare al più presto ad “aprire” un set!”, spiega Malavenda che tecnicamente si è avvalso della collaborazione “soltanto” di tre persone: Emiliano del Frate, montatore, Davide Granelli, dronista, e Tony De Simone per le musiche originali (Lebrel).

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