Arte,il Viaggio Dell’Emozione nei Beni Culturali in Calabria

La Mostra VIDE Viaggio Dell’Emozione nei musei calabresi fino al 29 febbraio 2020

La mostra VIDE Viaggio Dell’Emozione che coinvolge tutte le Sedi ricadenti nel Polo museale della Calabria, guidato dalla dottoressa Antonella Cucciniello, avrà prosecuzione fino al 29 febbraio del 2020. L’esposizione consta in sedici reperti evocativi aventi per tema il viaggio. Ne tracciamo i punti salienti.

LAMEZIA TERME

Nome del Museo: Museo archeologico lametino. Nome del reperto: Hydrìa di Cerzeto. Datazione: 380-370 a.C.

Il viaggio nel mondo femminile tra realtà e mito

L’Hydrìa è nota per il suo ricco apparato figurativo che rimanda con forza al tema del mondo femminile greco. Le immagini principali rappresentano scene di toilette e alludono alla sfera nuziale e alla preparazione per il primo incontro d’amore. Dopo un bagno rituale all’aperto presso una rocciosa fonte sacra, la protagonista, avvolta in un sottile abito trasparente e adorna di gioielli, si rimira allo specchio per verificare la conquista di quel potere di seduzione che le permetterà di abbandonare lo status di adolescente per diventare finalmente sposa (in greco nymphe) e poi madre. Suggestiva è l’ipotesi di identificarla con la ninfa Terina, dea locale da cui i crotoniati trassero il nome della loro colonia, spostando il nostro viaggio dal mondo reale a quello dell’immaginario mitico.

COSENZA

Galleria nazionale di Cosenza. Nome dell’opera: Riposo durante la fuga in Egitto, Francesco De Rosa detto Pacecco. Datazione: 1645 ca

 Il viaggio come salvezza

Il tema del viaggio, generalmente inteso come piacere di scoprire luoghi nuovi, è declinato, nel dipinto Riposo nella fuga in Egitto di Pacecco De Rosa, come “itinerario” indicato da Dio per la salvezza del suo Figlio unigenito: è così che la Sacra Famiglia, in fuga verso la terra straniera d’Egitto, scampa all’atroce strage di innocenti ordinata da Erode e trova un momento di pace. Il dipinto manifesta grande intensità di accenti e, per intelligenza emotiva, figura a pieno titolo nell’ambito del “naturalismo affettivo” messo a fuoco dalla critica per questa fase della pittura napoletana.

AMENDOLARA

Museo archeologico nazionale di Amendolara. Nome del reperto: Aegyptiaca. Datazione: VIII-VII sec. a.C.

Un viaggio lungo rotte commerciali e scambi culturali nel Mediterraneo

Dalle terre d’Oriente alle coste della Sibaritide, navi mercantili di provenienza greca e fenicia trasportavano amuleti d’imitazione di tipo egizio, oggetti ritenuti magici poiché legati alle credenze della cultura faraonica della tutela, della fecondità femminile e della salute infantile. Tali oggetti erano destinati all’aristocrazia locale e conservati per generazioni come cimeli. La loro presenza nell’area di Amendolara è una testimonianza inequivocabile degli scambi culturali che direttamente o indirettamente attraverso i commerci, ponevano l’antico centro preellenico tra gli scali delle rotte battute da naviganti lungo le coste del Mediterraneo.

SIBARI

Museo e Parco archeologico nazionale della Sibaritide. Nome del reperto: Pettorale in oro e argento. Datazione: 599-575 a.C.

Il viaggio degli Achei e la fondazione della colonia di Sibari

Ritrovato nell’area di Stombi, il prezioso oggetto faceva parte di un antico pettorale utilizzato probabilmente come ornamento per una veste rituale. Tale reperto riassume nella propria materia d’oro e argento e nella lavorazione decorativa, formata da coppie di palmette a sette petali contrapposte a fiori di loto, i fasti di Sybaris, la città fondata dagli Achei nel 720 a.C., che tra il VII e il VI sec. a.C. conquistò, grazie alla sua floridezza, la supremazia sulle città di confine. Tale ruolo fu perduto dopo due secoli di splendore, quando decadde a seguito della dolorosa sconfitta infertale dall’esercito dei Crotoniati guidati dall’atleta Milone.

VIBO VALENTIA

Museo archeologico nazionale “Vito Capialbi”. Nome del reperto: Laminetta orfica di Hipponion. Datazione: IV sec. a.C.

 Il viaggio nell’oltretomba

Piccole lamine d’oro databili fra IV e III sec. a. C. venivano create per essere seppellite insieme al defunto e per accompagnare la sua anima nel viaggio verso l’oltretomba. Legate al culto orfico, tali laminette possono essere considerate delle vere e proprie istruzioni di guida sul percorso da seguire nel viaggio finale. Tra queste, quella di Hipponion è la più completa. Ritrovata sul petto di una donna, ripiegata quattro volte su se stessa, presenta un’iscrizione greca incisa su sedici righe. Grazie alle indicazioni descritte, l’anima, aiutata dalla dea memoria Mnemosyne non si sarebbe accostata alla prima fonte che avrebbe trovato lungo il cammino, la fonte dell’oblio, ma avrebbe proseguito fino alla fonte della memoria, da lì avrebbe pronunciato le sacre parole alle porte degli Inferi che l’avrebbero condotta finalmente nell’aldilà.

BOVA

Museo e Parco archeologico “Archeoderi”. Nome del reperto: Colonna miliaria proveniente dalla località Amigdalà. Datazione: 306-367 d. C.

Strade per viaggiare, strade per dominare

A partire dal II sec. a.C., Roma, divenuta ormai una grande potenza, aveva sentito l’esigenza di costruire delle strade per agevolare i collegamenti al Sud; così nacquero la via Capua-Regium, meglio nota come via Popilia, e sulla costa ionica l’asse viario che collegava Reggio con Taranto. Lungo questi tratti, furono costruite delle stazioni di sosta (stationes) che permettevano ai viaggiatori di rifocillarsi e cambiare i cavalli. Uno di questi punti di sosta, denominato Scilleum o Sileum, secondo l’Itinerario Guidonense, era situato nella vallata del S. Pasquale, in località Deri di Bova Marina. Su questo sistema stradale si colloca la colonna miliaria monolitica di calcare granitico locale, frammentata alle due estremità, che conserva due iscrizioni contrapposte, indice del suo riutilizzo in età successiva, una con dedica all’imperatore Massenzio e l’altra agli imperatori Valentiniano e Valente.

GIOIA TAURO

Museo archeologico Metauros. Nome del reperto: Anfora di produzione calcidese. Datazione: 550-500 a.C.

Il viaggio nell’oltretomba: le necropoli di Mètauros

L’antica Métauros fu fondata dagli abitanti di Zancle (odierna Messina) per motivi espansionistico-commerciali e nel VI secolo a.C. passò sotto l’influenza della colonia magno-greca di Locri. L’intensa urbanizzazione del secolo scorso non ha permesso la conduzione di indagini approfondite ed in estensione nella zona di Pian delle Fosse, sede probabile dell’abitato antico: solo quelle condotte lungo la fascia litoranea hanno restituito numerosi dati di conoscenza della necropoli in uso tra VII e V secolo a.C. I ricchi corredi attestano anche gli stretti legami di Métauros con i centri di Mylae, Zancle e Rhegion. Da segnalare, l’anfora con scena di auriga su biga, una delle numerose testimonianze di produzione ceramica calcidese rinvenute nel corso delle indagini.

LOCRI

Musei e Parco archeologico nazionale di Locri – Museo del territorio di Palazzo Teotino Nieddu del Rio. Nome del reperto: Modellini di ninfei e reperti dal Santuario di Grotta Caruso. Datazione: dal VI sec. a.C.

 Il viaggio nel territorio ionico: tra elementi naturali e rituali

Gli antichi vedevano le risorse naturali come elementi vitali per la sopravvivenza della comunità e l’acqua, elemento rigenerante presente nei miti di fondazione della terra, occupa un posto importante anche in occasione di cerimonie sacre in luoghi di culto dedicati a diverse divinità. A Locri, la scoperta di Grotta Caruso che presentava alle pareti una serie di nicchie e un bacino lustrale raggiungibile attraverso sette gradini, ne è una chiara testimonianza. Vi erano venerate le Ninfe, legate tradizionalmente ai luoghi d’acqua, che sovrintendono ai riti prenuziali con il passaggio dalla condizione di fanciulla vergine a quella di sposa. Frequentato dagli inizi del IV sec. a.C. fino alla metà del II secolo a.C., il suggestivo luogo di culto ha restituito un ricco deposito votivo di terrecotte: modellini di grotte-ninfeo in terracotta, figurine femminili nude sedute, piccoli rilievi (erme) con le teste delle Ninfe.

MONASTERACE

Museo e Parco archeologico dell’Antica Kaulon. Nome del reperto: I kadoi. Datazione: I sec. a.C. – I sec. d.C.

Il viaggio nell’antica colonia di Kaulonía, tra mare e zona aspromontana

I Kadoi erano particolari contenitori in terracotta utilizzati per la conservazione e per il trasporto della pece. E’ un rinvenimento abbastanza raro e non altrimenti documentato in Calabria che attesta come nell’antichità venissero sfruttate alcune delle risorse a disposizione. La città di Kaulonía, grazie alla sua localizzazione tra mare e zona aspromontana, offriva ai suoi abitanti e a quanti risiedevano nel suo territorio, la possibilità di procurarsi legname e pece, quella pece perfettamente conservata nei Kadoiesposti al museo, utilizzata oltreché per i fabbisogni quotidiani anche per uso commerciale. Va ricordato infatti, che il centro acheo era inserito nei circuiti commerciali marini dell’area mediterranea sia in età greca che romana.

SCOLACIUM

Museo e Parco archeologico nazionale di Scolacium. Nome del reperto: Reperti provenienti dalla Necropoli Sud-Est. Datazione reperti: fine I sec. a.C. – I sec. d.C.

Ultra limina leti – Oltre le porte della morte. L’ultimo viaggio dei cittadini di Scolacium​

Le necropoli di Scolacium testimoniano l’importanza del centro. Con la crescita economica e sociale della città si organizzarono e iniziarono ad estendersi anche le “città dei morti”. Le ricerche archeologiche hanno permesso di scoprire le diverse tipologie di sepolcri, dalle inumazioni alle tombe ad incinerazione, fino ai mausolei monumentali che, lungo le vie e sotto gli occhi dei cittadini, plasmavano la fisionomia del suburbio e erano uno dei punti di riferimento per i viaggiatori. Il contesto proposto per rappresentare l’ultimo viaggio proviene dalla necropoli sud-est, che ha restituito sepolture databili tra il I secolo a.C. e il IV secolo d.C.: una tomba ad inumazione in cassone di mattoni e due urne cinerarie (in terracotta e in lamina di piombo) con i loro corredi, manufatti in vetro deposti insieme alla salma e alcuni oggetti rinvenuti fusi all’esterno delle tombe, in relazione ai rituali post mortem.

MILETO

Museo statale di Mileto. Nome dell’opera: Turibolo in argento. Datazione: fine XV sec. – inizi XVI sec.

Viaggio alla riscoperta di un artigianato locale

Proveniente dal Tesoro dell’antica Cattedrale, il turibolo è il vaso metallico utilizzato per bruciare l’incenso e diffonderne il profumo durante le celebrazioni eucaristiche. Interrogare questo antico manufatto significa arretrare fino al XII secolo, al viaggio compiuto dall’abate Gioacchino da Fiore alla volta di Longobucco, sede di miniere in argento, per la fornitura di un calice. Tale notizia, ricavata dalla biografia del religioso, è stata di fondamentale importanza per stabilire l’esistenza e l’attività di una “scuola argentaria” nei pressi di Longobucco, e quindi collegare anche la realizzazione dell’incensiere di Mileto all’operosità di qualche officina locale e non già alla scuola napoletana. Il viaggio di Gioacchino da Fiore, quindi, è il viaggio alla riscoperta di un artigianato locale di lontanissime origini, ancora difficile da documentare, ma sicuramente esistito.

CROTONE

Museo e Parco archeologico nazionale di Capo Colonna. Nome del reperto: Parti di statue in marmo raffiguranti cavalli. Datazione: secondo quarto del V secolo a. C.

La figura del cavallo come compagno di viaggio

Gli elementi equini esposti a Capo Colonna rappresentano parti considerevoli di gruppi statuari raffiguranti presumibilmente i carri delle divinità. Essi componevano l’apparato decorativo dei frontoni del grande tempio di ordine dorico eretto nel 475-460 a.C., di cui oggi si conservano le enormi fosse di fondazione del basamento ed una delle sei colonne del lato orientale, affacciata sul mare, che dà oggi nome al sito, Capo Colonna.

CROTONE

Museo e Parco archeologico nazionale di Crotone. Nome dell’opera: Museruola in bronzo. Datazione: seconda metà del IV secolo a.C.

 La figura del cavallo come compagno di viaggio

Si tratta di una museruola per cavallo che doveva fungere da offerta votiva all’interno del santuario collocato nell’attuale località Vigna Nuova. Tale santuario rappresenta uno dei principali luoghi di culto di epoca greca individuati in corrispondenza dell’antica area urbana. La scelta di un tema legato al cavallo vuole mettere in collegamento due musei che convivono nello stesso Comune, Crotone. Mezzo di trasporto sin dall’antichità più remota ma anche segno di prestigio sociale, il cavallo verrà raccontato in maniera da porre in risalto le sue varie funzioni nel corso della storia, con particolare riguardo alle peculiarità che lo mettono in relazione con le culture greca e italica pre-romana in genere.

ISOLA DI CAPO RIZZUTO

 Le Castella. Nome dell’architettura: Fortezza di Le Castella. Datazione: XIII – XVI secolo

Il viaggio tra terra e mare. Le Castella crocevia di popoli e di epoche

L’isolotto su cui sorge la fortezza di Le Castella è localizzato all’estremità orientale del golfo di Squillace. Collegato alla costa da un sottile lembo di terra, realizza una suggestiva simbiosi scenografica tra architettura costruita e architettura naturale. L’impianto del XIII secolo, costruito su preesistenze di epoca greca, rientrava nella politica di difesa del litorale attuato dagli angioini all’acquisizione del regno meridionale. Gli aragonesi ne entrarono in possesso dalla fine del XV secolo, trasformando la fortificazione, della quale la torre cilindrica costituiva il nucleo originario, adeguata alle nuove esigenze di difesa contro le armi da fuoco. Intorno al 1520 nacque a Le Castella Giovanni Dionigi Galeni, meglio conosciuto come Uluç Alì Pascià, corsaro dal nome turco da cui deriva il nostro “Uccialì” o “Occhialì”, figura esemplare per rappresentare il tema del viaggio come intreccio di relazioni, scambi, interazioni e migrazioni da sempre esistito nel mar Mediterraneo e in territorio calabrese.

GERACE

Chiesa di San Francesco d’Assisi

Nome dell’architettura: Chiesa di San Francesco d’Assisi. Datazione: fine XIII – inizio XIV secolo

Il viaggio nella spiritualità francescana

Importante esempio di architettura dell’ordine mendicante in Italia meridionale, la Chiesa, costruita tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento sui resti di un precedente edificio romanico, apparteneva ad un complesso conventuale di cui rimangono il pozzo e una parte del chiostro. Nonostante le trasformazioni di età barocca, conserva nelle sobrie forme la volontà di aderire ai dettami pauperistici dei suoi fondatori. Attraverso un monumentale portale trecentesco con decorazioni di ispirazione arabo-normanna si accede all’ampia aula rettangolare, coperta da tetto a capriate e illuminata da una serie di monofore. Arricchisce l’interno il magnifico altare seicentesco a tarsie marmoree, che disegnano mirabili elementi paesaggistici, fitomorfi e zoomorfi, fra cui un grazioso uccellino che sembra evocare il messaggio del fraticello d’Assisi “Laudato sie mi’ Signore, cum tucte le tue creature”.

STILO

 La Cattolica. Nome dell’architettura: La Cattolica. Datazione: fine X – inizio XI sec.

Il viaggio nella spiritualità bizantina

Inserita in un suggestivo contesto paesaggistico, la Cattolica di Stilo è il monumento simbolo della Calabria bizantina. Di esigue dimensioni, è impostata su una pianta a croce greca inscritta in un quadrato con tre absidi orientate. L’interno è suddiviso in nove spazi da quattro colonne di spoglio e la luce vi filtra enfatizzandone la dimensione mistica. Le pareti e le cupole sono affrescate con immagini sacre che per il culto bizantino rappresentano una “…finestra aperta sul mondo soprannaturale al di là del tempo e dello spazio”. Colpiscono i vibranti colori degli affreschi, tra cui quelli della scena dell’Annunciazione, in cui Maria nel momento del concepimento, divenendo “…cielo senza cessare di rappresentare la terra…”, permise il riavvicinamento tra il divino e l’umano.

“BOHÈME”: grandissimi Stefano Pop e la scenografia di Musante

Grande interpretazione e messa in scena al Teatro Carlo Felice di Genova il 28 dicembre 2019.

di Sergio Bevilacqua

Che la bohème, la “via” della Boemia, con la presenza rinascimentale a Praga dell’originale Imperatore Rodolfo (un caso?) II, sia la via del genio e della sregolatezza, tutti, o quasi, lo sanno. Che essa promani da zingari migranti che, attraversata la Boemia, arrivarono a Parigi violentando i costumi della rassicurante restaurazione post-napoleonica, è risaputo lungo tutto il secolo XIX. In particolare, ciò è chiaro alla sua fine, quando Paris Ville Lumiere illumina l’intera temperie delle arti grazie a quella strana macerazione bohémienne. Zingari, intorno a Mont-Martre e nel Quartiere Latino dal 1820 vivono la notte senza tetto, o sotto i peggiori tetti, e adescano, in quel regime di libertà “coatta” (vien da dire…) frotte di giovani artisti e decadenti epateur di quei bourgeois (Benoit…) che conquistarono il potere con il 1789.

Puccini, in modo simbolista oltreché impressionista (fanno il paio, nel fin de siecle), mette 4 giovani, artisti e filosofi (Marcello, Schaunard, Colline e, finalmente, Rodolfo), in un sottotetto; stigmatizza la condizione allegramente indigente, le astuzie di sopravvivenza, l’euforia poietica, l’orgoglio artistico, la gioia di vivere e l’incoerenza con l’amore muliebre, che peraltro esplode in ovvio contrasto per Marcello, con la diciamo escort (non a caso) Musetta, e finalmente per Rodolfo con Mimì. Mimì, ci dicono “gli atti”, è povera e malata, cosa che eccita il freudiano senso di protezione coevo (anhelung typus, tipo psicologico d’appoggio, dice Freud della donna) del poeta ma vigoroso Rodolfo, che s’innamora dell’emblematica “gelida manina”. Ed è una fioraia, un personaggio pubblico, quindi (dobbiamo immaginarla girare per i locali e offrire fiori all’uno e all’altro…), esposta a profferte e tentazioni. Anche lei, quasi come Musetta, non è di nitida onestà, e molte regìe hanno calcato la mano su questo aspetto, sottolineandolo soprattutto nel terzo atto.

Non procedo oltre per questa via. Non è mia intenzione produrre l’ennesima interpretazione di Bohème: ma una lata introduzione fatta di concetti e di ricerca su quella che è da considerare espressione magistrale di teatro musicale lirico come poche altre (Traviata, Carmen, Il Barbiere di Siviglia, Tosca…) è doverosa.

Ed ora, ecco la rotazione di cui ha bisogno la critica operistica: usciamo dal rito melomaniacale, e vediamo l’opera nella sua attualità. Che cosa incontra in Puccini (nel tardo Verdi, in Wagner, Mascagni o Leoncavallo, per parlare di contemporanei confronti) il fruitore, colui che col suo biglietto fa sopravvivere il grande e costosissimo crocevia artistico perenne che chiamiamo Opera Lirica, perché istituzioni ci mettano il resto? Non vi è dubbio che il lavoro critico ha bisogno di approfondimenti e di riferimenti culturali ed esegetici: essi rappresentano l’apertura dell’opera e la sua esplicazione. Ma è il sentire d’oggi, emozioni e contenuto, l’elemento clou che la critica deve sviluppare.

Per questo, tante diverse regìe si affollano sull’eterno ritorno dell’arte operistica: il loro successo dipende soprattutto dal “verso” dell’interpretazione. Se partono dal prodotto, crollano spesso miseramente (Bohème di Leo Muscato, 2015). Infatti, non c’è storia dopo l’interpretazione autentica delle prime (per Bohème 1896, Regio di Torino e, pochi mesi dopo, nell’ottobre al Politeama Genovese) e il lavoro di Zeffirelli, pietra miliare di filologia.

Dove cercare allora il nuovo, sempre possibile con la grande arte? Ma sul lato del fruitore, sulla possibile diversa interpretazione che l’arte sempre concede, grazie alla sua natura infinita! Ho visto opere maltrattate sopravvivere miracolosamente, e griderei al miracolo davvero se fossi un semplice critico, e non invece un sociologo dell’arte… Noi sociologi (veri) dell’arte, noi che veniamo da quell’altrove che è l’uomo in società, noi che conosciamo quel è la vera estetica corrente per gli effetti che condivide sull’umano, noi sappiamo riconoscere quando una messinscena (non il solo lavoro del regista – primo responsabile -, ma la serie innumerevole dei fattori artistici collegati) dona senso estetico al prodotto artistico, oppure lo mortifica. Vediamo allora cos’è successo a Genova con la Bohème del regista Augusto Fornari.

Punto primo, occorre che decodifichi la mia impressione complessiva, che è stata molto buona. Essa proviene sempre dai due fattori principali del teatro musicale lirico: musica e voci. L’interpretazione musicale da parte del maestro Sini è stata pressoché perfetta, rispettosa e puntuale, anche quando l’allestimento e i movimenti vocali sul palcoscenico non la facilitavano. Le voci, prima di tutto Rebeka Lokar e Stefan Pop, erano benissimo coordinate, con attenzione reciproca ai momenti drammatici, per lasciare spazio alle vere emozioni dell’opera, limitando, da veri professionisti di grande maturità, il personalismo e la gara. Un bravo aggiunto a Stefan Pop, del quale è sempre visibile la collaborazione all’intero cast, e l’azione sulla scena, che conferisce dinamismo e interesse squisitamente teatrale: un vero “primouomo”, non mi stanco di dire, mai primadonna. Trentadue anni messi proprio bene, per diventare presto una grande icona lirica: questo il suo destino, se continua a crescere come è prevedibile. Sua moglie da poco, medico chirurgo, bella e seria, è una garanzia per il suo futuro. Nessun limite visibile nel resto del cast, con uno Schaunard perfetto e un Colline evidente, che lasciano appena indietro, senza colpa, Marcello e Musetta.

La ripresa delle scenografie (2014) dell’ottimo Francesco Musante mostra come la bella figurazione migliori col passare degli anni: la scelta di inserire l’azione in un quadro quasi da teatro d’animazione ottiene risultati di coerenza gioiosa e i costumi confermano l’uso forte ma educato dei colori. Diciamo che, per il dramma, la presenza di gialli e rossi e di altro cromatismo eclatante risulta dubbio nel gusto combinato, ma preso in sé (pur consapevole della forzatura…) rimane un esercizio di altissimo livello. Forse i codici del video non sono particolarmente idonei alla tragedia che si consuma: lo strappo finale e la venatura triste della malattia di Mimì si sarebbe prestata a un evolvere in più cupi cromatismi, andando verso l’epilogo… Ma non mi sento di dire no a questa scenografia (quel sipario portentoso!) che è in sé obiettivamente bellissima.

Mi sono rivoltato, invece, poco tempo dopo il primo utilizzo del lavoro di Musante, quando un’interpretazione allegro-delirante per certi versi analoga, ha invece martirizzato con destrezza il dramma: mi riferisco alla Bohème diretta da Leo Muscato, dallo Sferisterio al Valli e altrove nel 2015, inferiore artisticamente a questa e azzardata nei parallelismi storici con il 68 parigino. Somiglianze di luci e colori, nonché di suggestioni provenienti dal teatro d’animazione. Risultato: come nelle regìe malfatte, l’invocazione “Zeffirelli, salvaci tu!”.

A Genova, invece, son sicuro che il maestro fiorentino avrebbe apprezzato, come è successo a me.

Apre al pubblico la mostra Panacea di Massimiliano Ferragina

L’intervista di Andrea Cavazzini

Ieri pomeriggio nel piccolo e accogliente Spazio Faro in via Perugia 24 in zona Pigneto, ha preso il via la mostra d’arte personale di Massimiliano Ferragina dal titolo “PANACEA”.

Una lunga intervista con un’artista a tutto tondo, portatore di una sua personale arte pittorica estremamente interessante, che affonda le proprie radici partendo dai suoi studi universitari di filosofia e teologia.

Attingendo dai miti greci, Massimiliano ci trasporta in un caleidoscopio di sensazioni ed emozioni legati all’utilizzo dei colori primari o primitivi ovvero il giallo, il rosso e il blu, colori non sovrapponibili per non privarli mai del loro valore cromatico, utilizzati come una “medicina” miracolosa per colmare vuoti e curare quelle ferite che fin dalla nostra infanzia ci qualche modo hanno reso incompiuti.

Fino al 7 gennaio 2020 – ingresso libero

Epson a fianco di Stefano Unterthiner nella mostra “On Assignment, una vita selvaggia”

In occasione della mostra che racconta i reportage di Stefano Unterthiner per il National Geographic Magazine, si rinnova la pluriennale collaborazione tra l’azienda giapponese e il fotografo naturalista, nata dieci anni fa con la Little Wild Gallery nel Forte di Bard e mai interrotta.

Epson è partner della mostra “On Assignment, una vita selvaggia” che aprirà i battenti il 14 dicembre al Forte di Bard e documenterà con 77 immagini di grande formato i lavori che il grande fotografo naturalista italiano ha realizzato su commissione del National Geographic Magazine nel periodo 2006-2017. Tutte le immagini in mostra, prodotte con stampanti e inchiostri Epson su carta cotone Epson Fine Art di altissima qualità, sono state realizzate da Stefano Unterthiner stesso nella Little Wild Gallery, la galleria-atelier presso il Forte di Bard attrezzata con tecnologia Epson.

Nella mostra, Unterthiner presenta per la prima volta al pubblico i suoi reportage realizzati su commissione del celebre magazine americano, raccontando con il suo sguardo il nostro rapporto con la natura e le altre specie. Le immagini esposte sono suddivise in dieci storie che mostrano un grande ritratto del mondo animale: dalle fotografie realizzate nello sperduto arcipelago di Crozet a quelle scattate in Cile sulle tracce del puma, dalle suggestive immagini sul cigno selvatico ai drammatici scatti che documentano il declino del cinopiteco in Indonesia.

Epson è da sempre protagonista nel mondo della fotografia, grazie alle prestazioni della sua tecnologia di stampa a getto di inchiostro che oggi rappresenta uno standard in ambito fotografico ed è impiegata dai più importanti fotografi nel mondo. I temi naturalistici prediletti da Stefano Unterthiner riflettono inoltre l’impegno dell’azienda giapponese sul fronte della tutela ambientale, che la vede impegnata sin dagli anni Settanta con iniziative importanti volte a ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività e a sensibilizzare sul tema le comunità in cui opera.

“Voglio ringraziare Epson – ha commentato Stefano Unterthiner – per essere al mio fianco anche in questa occasione, per avermi accompagnato in tutti questi anni e per aver sempre creduto nei miei progetti. Questa mostra è particolarmente importante perché racconta vent’anni della mia carriera professionale, della ‘vita selvaggia’ che ho trascorso sul campo a fotografare la natura e i suoi abitanti con la speranza che il mio lavoro possa essere di qualche utilità. Non so se ci sono riuscito, ma sono certo che oggi, più che mai, sia necessario e urgente rimettere la natura e la conservazione al centro della nostra società”

“Siamo felici – ha detto Massimo Pizzocri, amministratore delegato Epson Italia – che Stefano continui a condividere con noi il suo cammino e siamo orgogliosi di dare forma e colore ai suoi straordinari scatti, perché possa proseguire con la sua storia per immagini ad “avvicinare l’uomo alla natura”, certi che solo la conoscenza possa salvare e preservare la bellezza del nostro Pianeta”.

Epson e Stefano Unterthiner: una collaborazione decennale.

La collaborazione fra Epson e Stefano Unterthiner è nata nel 2010 in occasione della nascita della Little Wild Gallery, la galleria-atelier nel Forte di Bard che affianca uno spazio espositivo a un vero e proprio laboratorio artigianale in cui Unterthiner sceglie, elabora e stampa le immagini con SureColor SC P-9000, stampante fotografica di grande formato.

Pochi anni dopo, nel 2013, Unterthiner è stato l’autore di “Equilibri naturali”, titolo del Calendario Epson di quell’anno. Il calendario Epson è un’opera unica nel suo genere perché le fotografie sono stampate una per una e incollate manualmente sulle pagine: un lavoro che richiede mesi di lavoro artigianale e fa di ciascuna copia un vero e proprio pezzo da collezione. Rappresenta un omaggio alla fotografia italiana e alla tecnologia che Epson ha sviluppato per la stampa fotografica di alta qualità.

Nel Calendario Epson 2013, ogni mese dell’anno conteneva uno scatto dedicato a una specie diversa ripresa nel suo ambiente naturale, proponendo nel suo complesso un viaggio nel mondo animale alla ricerca di specie rare e minacciate, documentate dall’autore in tanti anni di esplorazioni in tutto il mondo.

Nel 2017 Stefano Unterthiner è stato nominato, insieme ad altri quattro grandi fotografi di altri Paesi europei, Epson Ambassador per la campagna continentale This is my truth, nata per raccontare cosa si nasconde dietro a una fotografia e quanto un’immagine abbia il potere di mostrare la verità sul mondo che ci circonda.

“Nella fotografia – ha commentato Unterthiner – la verità può essere rivelata soltanto da un fotografo onesto. È suo compito mostrare ciò che vede attraverso i suoi occhi, o meglio, quello che egli vuole che veda chi osserva quell’immagine. Il mio obiettivo è avvicinare l’uomo alla natura mostrando la semplice verità. La stampa è l’ultima fase del processo fotografico. Senza di essa, la fotografia rimane incompiuta. Nell’era digitale, stampare una foto significa tornare a quell’artigianalità che ha sempre accompagnato, sin dagli albori, la fotografia.”

 

Gruppo Epson

Epson è leader mondiale nell’innovazione con soluzioni pensate per connettere persone, cose e informazioni con tecnologie proprietarie che garantiscono efficienza, affidabilità e precisione. Con una gamma di prodotti che comprende stampanti inkjet, sistemi di stampa digitale, videoproiettori 3LCD, così come orologi e robot industriali, Epson ha come obiettivo primario promuovere l’innovazione e superare le aspettative dei clienti in vari settori, tra cui: stampa inkjet, comunicazione visiva, tecnologia indossabile e robotica. Con capogruppo Seiko Epson Corporation, che ha sede in Giappone, il Gruppo Epson conta oltre 76.000 dipendenti in 87 società nel mondo e partecipa attivamente allo sviluppo delle comunità locali in cui opera, continuando a lavorare per ridurre l’impatto ambientale.

http://global.epson.com

Epson Europe

Epson Europe B.V., con sede ad Amsterdam, è il quartier generale regionale del Gruppo per Europa, Medio Oriente, Russia e Africa. Con una forza lavoro di 1.830 dipendenti, le vendite di Epson Europa, per l’anno fiscale 2017, hanno raggiunto i 1.700 milioni di euro. http://www.epson.eu  

Environmental Vision 2050  

http://eco.epson.com/

Epson Italia
Epson Italia, sales company nazionale, per l’anno fiscale 2018 (aprile 2018 – marzo 2019) ha registrato un fatturato di oltre 237 milioni di Euro e impiega circa 215 persone. http://www.epson.it  

Il ritorno di “Musei in Musica”: sabato 14 dicembre tanti concerti e spettacoli dal vivo nella Capitale nella Capitale

Sabato 14 dicembre a Roma torna “Musei in Musica”, la rassegna artistica giunta alla sua undicesima edizione e promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali insieme a Zètema progetto Cultura

 

Sabato 14 dicembre a Roma torna “Musei in Musica”, la rassegna artistica giunta alla sua undicesima edizione e promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali insieme a Zètema progetto Cultura. Quest’ultimo ha realizzato un bando attraverso il quale sono stati selezionati 115 artisti, 13 bande e 17 associazioni culturali che si esibiranno in alcune delle istituzioni e dei musei noti (ma soprattutto meno noti) della Capitale.
L’obiettivo principale della manifestazione infatti è quello di fare una giusta pubblicità a moltissimi luoghi culturalmente rilevanti eppure poco frequentati dai cittadini romani, come ad esempio le Accademie straniere; in questo modo Roma apparterrà un po’ di più ai suoi stessi abitanti oltre che ai numerosi turisti di solito in visita durante il periodo delle feste di Natale.
Quest’ultimo, per altro, sarà inaugurato ufficialmente proprio domani alle 19 dall’esibizione della Banda Musicale del Corpo di Polizia locale in Campidoglio, nell’ambito di un concerto che introdurrà la prima di una lunga serie di appuntamenti culturali previsti per le vacanze natalizie e pubblicizzati dalla sigla Natale con la MIC

 

Luoghi e protagonisti della manifestazione

La rassegna dunque proporrà l’entrata libera dalle 20 alle 2 di notte in una lunga serie di istituzioni musicali e culturali, come l’Accademia di Francia, la Casa Argentina, l’Istituto Svizzero, il Museo Ebraico o Palazzo Bonaparte, senza dimenticare i numerosi altri spazi espositivi e culturali gratuiti della città: l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Museo Archeologico e il Museo Aristaios dell’Auditorium Parco della Musica, il Polo Museale della Sapienza e i musei dello Stato Maggiore della Difesa.
Inoltre i partecipanti dotati di Mic Card o che acquisteranno il biglietto d’ingresso nei vari musei sopracitati (ad eccezione di quelli a ingresso libero per tutti e della mostra Canova), potranno ammirare anche le collezioni e le mostre presenti negli spazi appartenenti al Sistema Musei Civici, cogliendo così una doppia occasione di offerta culturale.
Notevolissima sarà poi la vasta gamma di generi musicali (dalla classica al jazz sino alla musica elettronica) proposti nell’ambito dei concerti della manifestazione, interpretati anche da moltissimi giovani artisti. Fra questi ultimi spiccano diverse promesse dell’attuale panorama artistico romano, ragazzi per cui le rassegne musicali come questa sono le occasioni migliori per affermare la propria voce in un’epoca caotica e forse ancora troppo poco attenta alla creatività dei musicisti emergenti.
Di seguito, allora, alcune segnalazioni: gli interpreti dell’Orchestra d’Archi del Conservatorio di Santa Cecilia, alle ore 20 e 30, 21 e 30 e 22 e 30 presso l’Esedra del Marco Aurelio dei Musei Capitolini eseguiranno un programma dal titolo Europa barocca. Grandezze e meraviglie comprendente brani di Corelli, Vivaldi ed Händel (l’evento è stato organizzato in collaborazione con l’Accademia di Romania). Contemporaneamente  si potranno visitare le mostre Luca Signorelli e Roma e l’ Arte Ritrovata.
Altrettanto interessante sarà anche l’incontro con le giovani musiciste del gruppo factory romano ADA, presenti dalle ore 21 presso il Museo dei Fori Imperiali: il loro spettacolo intitolato Walking with Damien è una performance audio video ispirata a uno dei principali esponenti degli Young British Artists degli anni ’90; nello stesso spazio troveremo la mostra Giancarlo Sciannella. Sculture di Archetipi.
Infine, una particolare menzione meritano le interpretazioni della violoncellista Francesca Formisano presso il Museo Civico di Zoologia (dalle ore 20) impegnata nel suo spettacolo Concerti sui cuscini – trasfigurazioni classiche, e gli interventi della talentuosa violinista Misia Iannoni Sebastianini presso l’Università degli Studi “Link Campus University” (dalle ore 20), in una serata che la porrà (insieme ad altri interpreti) al centro del programma culturale universitario a base di arte, cultura e musica.
E allora quale occasione migliore del periodo natalizio, con le sue atmosfere particolari e uniche, per ascoltare il meglio della musica proposto dalla Capitale?

Leadership:  esce “Napoleon the Communicator: Thinking with the mind of the winner” di Roberto Race

Il volume è la versione inglese e aggiornata del “Napoleone il Comunicatore” edito da Egea, la casa editrice dell’Università Bocconi.

Race: “Napoleone? Oggi sarebbe un imprenditore di successo.  Napoleone fa pensare a quei leader che sanno motivare e coinvolgere i loro collaboratori rendendoli partecipi delle sfide, che dovranno affrontare assieme.

Quello che per Napoleone è il campo di battaglia per l’imprenditore e il manager sono la fabbrica e il mercato, dove solo chi sa cosa vuol dire essere in prima linea può dare gli ordini ed essere ascoltato”

Tra le novità dell’edizione inglese la postfazione di Charles Bonaparte, ultimo erede di Napoleone e presidente della Federazione Europea delle città napoleoniche

“Quello che per Napoleone è il campo di battaglia per l’imprenditore e il manager sono la fabbrica e il mercato, dove solo chi sa cosa vuol dire essere in prima linea può dare gli ordini ed essere ascoltato.
Un identikit classico di quello che oggi consideriamo un imprenditore di successo.”
E’ questo uno dei fili conduttori del “Napoleon the Communicator: Thinking with the mind of the winner”, il libro di Roberto Race in uscita in questi giorni, edito da ScriptaManent, sulle piattaforme internazionali di Amazon sia nel formato cartaceo, con la distribuzione in pochi giorni in tutto il mondo, sia con Kindle. Il libro è inoltre acquistabile nelle principali librerie internazionali.
Tra le novità dell’edizione inglese, che è la versione aggiornata del “Napoleone il Comunicatore” edito da Egea, la casa editrice dell’Università Bocconi, c’è la postfazione di Charles Bonaparte, ultimo erede di Napoleone e presidente della Federazione Europea delle città napoleoniche.

Capo popolo o Grande Normalizzatore della Rivoluzione Borghese? Genio soltanto Militare o, anche e soprattutto, Statista e Visionario, Grande Profeta, Precursore dell’Idea Europea? Imperatore o Dittatore?
Napoleone Bonaparte è un personaggio così poliedrico da prestarsi a queste e altre interpretazioni. Una sua caratteristica, messa in luce sapientemente dal giornalista e consulente in corporate e reputation strategy Roberto Race (www.robertorace.com),  è l’impareggiabile capacità di dialogare con l’opinione pubblica. Una categoria concettuale che nasce proprio con lui.
Come un leader costruisce il consenso? Qual è il suo rapporto con i collaboratori? Come coniuga carisma e spirito di squadra? Come utilizza tempi e modi del comunicare per vincere battaglie militari e politiche? Come strumentalizza iconografia, immagine, messaggio culturale per accrescere il suo potere personale? Come eterna se stesso al di là della sconfitta sul campo, unico perdente della storia che riesce a trasmettere ai posteri il proprio racconto di vita, sottraendolo alle manipolazioni dei vincitori in nome di una verità anch’essa artificiosa, costruita a tavolino nel Memoriale di Las Cases?

“Il Napoleone che racconto in questo volume – dichiara Roberto Race – fa pensare a quei leader che sanno motivare e coinvolgere i loro collaboratori rendendoli partecipi delle sfide, che dovranno affrontare assieme.
Proprio come tanti leader, Napoleone sa che conta più essere autorevole che autoritario.
Napoleone, a modo suo e con tutte le contraddizioni e ambiguità con cui finisce per essere al tempo stesso «dittatore» e alfiere del nuovo diritto partorito dalla rivoluzione francese, è anche portatore di alcuni valori di cui si lamenta spesso la carenza nell’attuale classe dirigente e politico-istituzionale europea.
Napoleone – conclude Race – sa bene che «non si può guidare un popolo senza indicargli un futuro».
Credo che oggi la rilettura di Napoleone sotto questi termini possa favorire la riscoperta di aspetti della sua figura di una modernità impressionante”.

L’autore
Roberto Race, è un advisor in corporate strategy and public affairs per multinazionali e medie imprese e affianca in prima linea i Ceo e i board delle aziende.
Race ha promosso The Ghost Team (www.theghostteam.com), il primo network internazionale di ghostwriter per imprenditori, manager, diplomatici, militari e politici, che oggi coinvolge più di quaranta professionisti nel mondo.
Race è giornalista professionista dal 2006 e nel 2008 ha lanciato la figura del direttore relazioni esterne e comunicazione “in affitto” proponendo ai clienti una consulenza direzionale che lavora in stretta sinergia con i Consigli d’Amministrazione e le direzioni commerciali e finanziarie delle aziende.
Ha promosso e guidato think tank e fondazioni per il sociale.

Più libri più liberi: il rinnovato successo della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria a Roma

La manifestazione è organizzata e promossa dall’Associazione Italiana Editori (AIE), nonché dedicata agli editori indipendenti italiani

 

In un periodo storico di assoluta crisi per la cultura del nostro paese (soprattutto nel settore editoriale), è stato particolarmente piacevole rivedere ancora una volta un massiccio riscontro di pubblico (addirittura un record di ben 100mila presenze), da parte della Fiera Nazionale della Piccola e Media editoria presso la “Nuvola” di Fuksas a Roma.
La manifestazione è organizzata e promossa dall’Associazione Italiana Editori (AIE), nonché dedicata agli editori indipendenti italiani; culturalmente parlando poi per la Capitale si tratta dell’evento più rilevante dell’anno, un imperdibile appuntamento per gli appassionati della letteratura e dei libri (ma non solo) di tutte le età.
Il grande successo della rassegna è stato riscontrato anche in questa diciottesima edizione soprattutto grazie alla capacità degli organizzatori di andare incontro alle esigenze di una platea veramente vasta, amante dei generi più disparati. Negli stand allestiti l’offerta libraria non ometteva alcuna tipologia di testo, essendo presenti praticamente tutte le diverse forme di “prodotto letterario”: si andava così dal romanzo alla raccolta di racconti sino ai libri per bambini e alla narrativa per ragazzi, senza dimenticare i fumetti e addirittura i manuali di cucina o le guide turistiche per gli amanti dei viaggi.
La stessa programmazione delle tante iniziative previste è stata già di per sé notevole: dal 4 all’ 8 dicembre infatti gli appuntamenti letterari erano numerosi e molteplici, per un totale di 520 espositori e 670 eventi durante i quali è stato possibile ascoltare dal vivo il proprio autore preferito, assistere a dibattiti o a performance musicali (specie nella splendida cornice del Caffè Letterario), e incontrare i protagonisti nonché gli addetti ai lavori di un mondo percepito solitamente attraverso la grande (e muta) mole di volumi esposti nelle librerie.
L’offerta culturale della fiera ha cercato inoltre di non dimenticare nessuna categoria umana, rivolgendosi ai bambini e agli adolescenti (contemplati nella programmazione “Ragazzi”), così come agli adulti desiderosi di approfondire la conoscenza di un libro o di uno scrittore in modo particolare, attraverso le tante presentazioni proposte dalle 10 alle 19 di ognuna delle giornate.
Anche quest’anno poi la rassegna è stata arricchita dalla presenza di moltissimi esponenti del mondo del giornalismo, della televisione, del cinema e dello spettacolo: fra questi Lucia Annunziata, Concita De Gregorio, Antonio Padellaro, David Parenzo, Marco Travaglio, Andrea Scanzi e Michele Serra, ma anche Carlo Verdone e i fumettisti Zerocalcare e Gipi.
Il tema prescelto per questa edizione inoltre era quello dei “Confini dell’Europa”, argomento nevralgico del dibattito politico odierno che ha contemplato inevitabilmente l’estensione tematica alle situazioni di resistenza verso i regimi più violenti, specie per chi cerca una libertà al di fuori dei limiti imposti (come in paesi extraeuropei quali la Russia e la Cina).
Ospiti di eccezione sono stati, non a caso, la 17enne attivista russa Olga Misik, che sfida il regime di Putin, e la sindaca di Danzica Aleksandra Dulkiewicz.
La finalità educativa della Fiera del Libro corrisponde anche al suo punto forte: l’essere stata ancora una volta un’occasione fondamentale di dibattito e confronto umano per tutti i partecipanti, costruendo dei contesti pubblici al fine di approfondire e capire meglio il mondo in cui viviamo, ci incoraggia a credere in un futuro migliore possibile anche per un paese in crisi come l’Italia degli ultimi dieci anni.

 

Palermo: organi e tessuti umani in mostra alla “Body Worlds Vital”.

“Body Worlds Vital”: dal 21 novembre al 29 marzo 2020 all’Albergo delle Povere di Palermo, la mostra con 150 plastinazioni di tessuti, organi, articolazioni e vasi sanguigni del corpo umano “riportati in vita” dallo scienziato ed anatomista Gunther von Hagen, per essere ammirati a scopo didattico e far riflettere.

Corpi in movimento, statici, con parti anatomiche in evidenza per rendere visibile le funzionalità e la bellezza delle fattezze umane, che divengono oggetto di osservazione e riflessione nella mostra “Body Worlds Vital”, dal 21 novembre al 29 marzo 2020 all’Albergo delle Povere di Palermo, organizzata da Nimphea, in collaborazione con la Regione Siciliana e Culturitaly. In soli tre giorni, sono state registrate 50 milioni di visite, un grande risultato per il lavoro dell’anatomista e scienziato tedesco Gunther von Hagen, curato insieme alla moglie Angelina Whalley, con 150 plastinazioni. Corpi a figura intera, sezioni di organi, muscoli, vasi sanguigni ed ossa, davanti ai quali si ha la possibilità di comprendere ed avere una visione della corretta funzionalità di un corpo sano contrapposto a quello con patologie, risultato di uno stile di vita inadeguato.

Un processo complesso, quello della plastinazione, per il quale Von Hagen è stato insignito del prestigioso riconoscimento alla carriera conferitogli dall’Association Science Technology Center, associazione internazionale che riunisce i maggiori centri e musei dedicati alla divulgazione scientifica. Basato sull’ imbalsamazione e dissezione anatomica di organi (il cui consenso viene dato dai pazienti all’Istituto di plastinazione di Heidelberg per uso a scopo didattico ed educativo), il processo di plastinazione avviene mediante l’utilizzo del silicone, iniettato sui tessuti,  che ne permette la conservazione e conferisce dinamismo e flessibilità. Il risultato, è una visione accurata e di impatto per il visitatore che, per l’occasione, sarà accompagnato nel percorso da laureandi, specializzandi e ricercatori del Dipartimento di Biomedicina dell’Università di Palermo, diretto dal professor Francesco Cappello, alla scoperta degli affascinanti misteri della struttura umana.

Calabria terra di capolavori. Dal Medioevo al Novecento

Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, 22 novembre 2019 – Ore 17.00

Venerdì 22 novembre 2019, alle ore 17.00, a Vibo Valentia, presso il Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, nell’accattivante location del Castello Normanno Svevo, verrà presentato il volume di Mario Vicino dal titolo Calabria terra di capolavori. Dal Medioevo al Novecento (Editrice Aurora).

Interverranno all’iniziativa Adele Bonofiglio, direttore del Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia e l’autore del volume.

<<L’iniziativa – come precisa la dottoressa Bonofiglio – ha lo scopo di far riscoprire la passione per l’arte e restituire la giusta importanza all’inestimabile patrimonio di cui dispone la Calabria e la bellezza dei suoi innumerevoli tesori nascosti. Nella prima parte dell’opera – continua la Bonofiglio – si descrive l’evoluzione della pittura in Calabria in relazione alla sua straordinaria storia. Partendo dal periodo Tardoantico, l’autore attraversa le vicende del Medioevo, con Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi, per poi raggiungere il Cinquecento e i successivi sviluppi dell’arte calabrese fino all’Ottocento e il Novecento. Nella seconda sezione del libro – conclude la Bonofiglio – vengono catalogati ed esaminati nel dettaglio alcune delle numerose opere presenti nella regione>>.

Il prof. Mario Vicino, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, ha al suo attivo altre pubblicazioni di pregio quali La Pittura in Calabria. Quattrocento e Cinquecento, Imago Mariae e una monografia su Pietro Negroni. 

Il Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia è afferente al Polo museale della Calabria, guidato dallo scorso gennaio dalla dottoressa Antonella Cucciniello.

Università della terza età di Cosenza. Inaugurazione anno accademico 2019/2020

Cosenza – Palazzo Arnone – Sala “Giorgio Leone”. Giovedì 21 novembre 2019 – Ore 16.00

Giovedì 21 novembre 2019, alle ore 16.00, a Cosenza, presso la Sala “Giorgio Leone” del Cinquecentesco Palazzo Arnone Sede del Polo museale del Polo museale della Calabria e della Galleria nazionale di Cosenza, si terrà l’inaugurazione dell’anno accademico 2019/2020 dell’Università della terza età di Cosenza.

Questo, di seguito indicato, il programma previsto: 

– Saluti, Prof. Mario De Bonis (Direttore dell’UNITER di Cosenza);

– Introduzione musicale a cura del coro UNITER diretto dal maestro Luigi De Francesco;

– Prolusione Dall’indagine territoriale al racconto del territorio. Il museo al tempo della rivoluzione digitale, Dott.ssa Antonella Cucciniello (Direttore del Polo museale della Calabria);

– Visita guidata alla Galleria nazionale di Cosenza con la possibilità di ammirare i tanti tesori che custodisce fra i quali segnaliamo: le opere di Pietro Negroni, Marco Cardisco, Mattia Preti, Massimo Stanzione, Jusepe de Ribera, Luca Giordano per la Sezione Acquisizioni; i dipinti della Collezione UBI Banca, avuta in comodato; la sezione Umberto Boccioni che espone una straordinaria raccolta grafica del maestro futurista, nonché la sezione dedicata all’arte contemporanea.

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