Fermo amministrativo per SEA-WATCH 4 a Palermo: non idonea per ricerca e soccorso in mare

La nave SEA-WATCH 4 rientra tra le navi a “rischio standard”, per le quali è prevista un’ispezione periodica una volta l’anno. La nave non veniva ispezionata dal Marzo 2017 e quindi doveva essere sottoposta ad ispezione non appena fosse approdata in qualsiasi porto dell’Unione Europea

Sabato 19 Settembre  ispettori della Guardia Costiera, specializzati in sicurezza della navigazione, hanno sottoposto la nave SEA-WATCH 4 – di bandiera tedesca – ad un’ispezione volta a verificare l’ottemperanza alle norme di sicurezza della navigazione e di tutela ambientale ad essa applicabili.

L’unità, ormeggiata nel porto di Palermo, è attraccata nei giorni scorsi dopo il periodo di quarantena svolto a seguito del trasferimento su nave GNV ALLEGRA dei migranti presenti a bordo.

L’ispezione ha evidenziato diverse irregolarità di natura tecnica tali da compromettere non solo la sicurezza degli equipaggi ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo, nel corso del servizio di assistenza svolto. Accertate anche alcune violazioni delle normative a tutela dell’ambiente marino.

La nave è stata sottoposta a “fermo amministrativo” fino alla rettifica delle irregolarità rilevate in sede ispettiva e, per alcune di esse, sarà necessario l’intervento dello Stato di bandiera che detiene la responsabilità della conformità della nave rispetto alle Convenzioni internazionali e alla legislazione di bandiera applicabile in materia di sicurezza della navigazione e tutela ambientale.

Le ispezioni effettuate dagli uomini della Guardia Costiera rispondono ad una precisa direttiva comunitaria (2009/16/EC) recepita dall’Italia nel 2011 e che riguarda tutte le navi straniere che approdano nei nostri porti e ancoraggi. Ispezioni ordinarie sono svolte in base ad una periodicità definita da un “profilo di rischio” della nave e ispezioni “supplementari” vengono invece disposte, quando ne ricorrano i presupposti, per esempio, nel caso in cui una nave sia coinvolta in un sinistro marittimo.

La nave SEA-WATCH 4 rientra tra le navi a “rischio standard”, per le quali è prevista un’ispezione periodica una volta l’anno. La nave non veniva ispezionata dal Marzo 2017 e quindi doveva essere sottoposta ad ispezione non appena fosse approdata in qualsiasi porto dell’Unione Europea.

La nave svolge un servizio sistematico di “ricerca e soccorso” per cui non è certificata (nella missione appena terminata nel Mediterraneo centrale ha partecipato a quattro diversi eventi SAR).

Lo svolgimento di attività di soccorso in “modo sistematico” – differentemente da quanto accade per le unità navali che occasionalmente prestano soccorso a terzi – non può configurarsi come “un improvviso e diverso impiego” e, pertanto, tale circostanza, ai sensi della Convenzione SOLAS, impone che le stesse debbano essere certificate dal proprio Stato di bandiera per il “servizio” effettivamente svolto, dovendo così rispondere a requisiti ben precisi previsti proprio per chi esegue attività SAR (Search and Rescue, ricerca e soccorso). 

All’esito delle verifiche, sono state riscontrate 22 non conformità, di cui diverse considerate gravi e che hanno portato al fermo amministrativo dell’imbarcazione.

Tra queste: la presenza a bordo di un numero di persone ben superiore a quello previsto dalla certificazione di sicurezza rilasciata alla nave dallo Stato di bandiera (354 persone rispetto alle 30 previste), cinture di salvataggio di tipo non approvato, bagni installati in coperta con scarico diretto fuoribordo, illuminazione di emergenza per l’uso dei mezzi di salvataggio non funzionante.

L’attività ispettiva fa seguito ad apposita comunicazione che, a gennaio del corrente anno, la Guardia Costiera ha inviato agli Stati di bandiera delle navi ONG chiedendo che fossero adottate tutte le misure necessarie per garantire che dette unità fossero appunto idonee e certificate per tale tipo di impiego. ​

BAUBEACH® diventa polo formativo sullo studio dell’etologia del cane. Aperto tutti i fine settimana dell’anno   

Nel week end si conclude la seconda edizione del Corso di Formazione Dog Manager IHOD©. Baubeach©, che ha intrapreso la certificazione UNI ISO 29993 proporrà la prossima edizione a fine anno.

Approvata la richiesta del servizio di destagionalizzazione che darà l’opportunità alla spiaggia di restare aperta nei week-end dall’autunno a primavera.

Un altro week end di impegno e passione a Baubeach®, la spiaggia per cani liberi e felici di Maccarese, che il prossimo 20 settembre porterà a completamento la seconda edizione del Corso di Formazione Dog Manager Ihod©, riconosciuto dall’Ente di Promozione Sportiva AICS e patrocinato da Regione Lazio e Comune di Fiumicino, con la prerogativa di aver intrapreso il percorso di Certificazione UNI ISO-29993 , la Norma che specifica i requisiti per i servizi di formazione che non rientrano nell’istruzione formale.

Mentre Baubeach® diviene quindi un polo formativo sullo studio dell’ etologia del cane e sui servizi turistico-ricreativi collegati a questo ambito, con la importante certificazione dell’unico Ente di Normazione in Italia, le famiglie con un cane al seguito possono gioire di un’altra splendida notizia: la spiaggia ha ottenuto la possibilità di offrire il servizio di destagionalizzazione, quindi nei week end di sole dai mesi autunnali fino a primavera, sarà possibile recarsi al mare con il cane e ricevere accoglienza e servizi base.

Pieno di emozioni il week end che prevede l’appuntamento di sabato 19, alle ore 12:00, con la classe di educazione al corretto rapporto con il cane, rivolto ai neofiti e in grado di dare gli strumenti per gestire la relazione in modo “etologicamente corretto”; domenica 20 in mattinata (ore 11:00) si farà invece un briefing con gli allievi del corso, parlando delle materie trattate, della gestione dei cani in libertà, della organizzazione di un asilo modello per cani e della rivisitazione della “Carta dei Valori IHOD©”, sui quali si basa il percorso formativo.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, con appuntamento alle ore 16:00, condotto dall’Artista Karen Thomas, ci sarà un workshop che raduna allievi e docenti attorno al tema dell’Appartenenza: appartenenza ad una cultura del rispetto biocentrico, della cura e della conservazione animale e ambientale, dei diritti di chi non può parlare, della bellezza e consapevolezza dell’enorme valore della natura e della importanza di lasciare un segno al nostro passaggio che abbia un senso per le generazioni che verranno.

Il tutto raccontato attraverso i colori, le forme di grandi tronchi spiaggiati che raccontano le loro storie, con brevi momenti di meditazione e poesia, osservazione guidata e sperimentazione: e il risultato sarà tangibile sia nella creazione di amuleti da portare con sé nel nuovo viaggio che si intraprenderà dopo il corso, sia nella realizzazione di un Totem: il Totem della Appartenenza, appunto, attorno al quale ci si riunirà in una breve sessione yogica, all’interno del Bosco Emozionale, ricco delle installazioni nate dalla collaborazione con l’Artista, tra percorsi naturali studiati per affinare i sensi dei cani e il valore empatico della relazione, alle spalle della spiaggia più ecologica e poetica del litorale .

Lunedì 21 avrà luogo la sessione di esame, presieduta da Toni de Vito, Educatore cinofilo comportamentale e responsabile regionale del settore cinofilo di AICS, con il quale diversi tra i corsisti proseguiranno il percorso per approfondire la preparazione cinofila, divenendo Educatori cinofili di primo livello, come consentito dalla parificazione del Corso alla Virtues Dog Academy .

La prossima edizione del Corso Dog Manager IHOD© è prevista per fine anno; tutte le informazioni nella pagina dedicata alla Formazione sono reperibili sul sito https://www.baubeach.net/. Prenotazioni all’indirizzo mail [email protected]

Al via TOCATÌ, Festival Internazionale dei Giochi in Strada

Dal 18 al 20 settembre 2020 si terrà la XVIII edizione di Tocatì (Tòca-a-tì: dalla voce dialettale veronese che vuol dire “tocca a te”), Festival Internazionale dei Giochi in Strada, organizzato da Associazione Giochi Antichi in collaborazione con il Comune di Verona. Un’edizione speciale dal titolo Le Italie dei Borghi in gioco. 

Giunto alla 18esima edizione, il festival si svolgerà non solo, e in maniera completamente diversa, nei luoghi simbolo della città di Verona, ma anche in giro per le piazze italiane. Un evento diffuso che coinvolgerà circa 20 giochi e sport tradizionali che si praticano in varie regioni d’Italia e che verranno proposti proprio là dove sono nati e dove continuano ad essere giocati dalle comunità ludiche.

Un team ha collaborato per rendere completamente accessibile la diretta streaming di Tocatì 2020, che si potrà seguire nei canali social ufficiali e nel sito www.tocati.it

Protagonisti di questa edizione del Tocatì saranno dunque non solo i giochi tradizionali, ma anche i borghi storici italiani dove questi sono di casa. Un’occasione importante in questo momento per incentivare la scoperta di luoghi poco noti del nostro paese, con un’idea di turismo lento e attento alle tradizioni. 

Altra novità di quest’anno sarà il coinvolgimento di numerose realtà cittadine che, nei giorni del Festival, ospiteranno giochi, incontri e laboratori direttamente nella loro sede. Tra questi il Museo di Storia Naturale e il Museo di Castelvecchio, inseriti nel sistema dei Musei Civici di Verona, la Villa Romana di Valdonega, Palazzo Diamanti, la Chiesa di Santa Maria in Organo, Museo G.B. Cavalcaselle, Palazzo della Ragione e Bastione Santo Spirito – Ex Zoo, Arsenale, complesso architettonico Ex macello.

Tra questi luoghi alcuni dei più significativi della città che hanno contribuito all’iscrizione di Verona tra le città Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, titolo che quest’anno compie vent’anni.

Tra i giochi della tradizione italiana che si svolgeranno a Verona, Schida (da Guidizzolo, Mantova), Morra (da Sant’Anna d’Alfaedo, Verona), Palota (da San Vito al Mantico, Verona), Palo della Cuccagna (da Santa Maria di Zevio, Verona) e diversi giochi da tavoliere come Carrom, Dama Backgammon e Scacchi.

Verranno invece proposti nei borghi di appartenenza, molti dei quali riconosciuti come patrimoni mondiali Unesco, Bijé (Farigliano, Cuneo), Birillo Parato (Fossato Ionico, Reggio Calabria), Cacio al fuso (Pienza, Siena), Corsa con la Cannata (Arpino, Frosinone), Gioco delle Noci (Monterosso al Mare, Liguria), Lancio del Maiorchino (Novara di Sicilia, Messina), Pilote (Gemona del Friuli, Udine), Trampoli (Schieti di Urbino), Tsan (Brissogne, Aosta), S’Istrumpa (Ollollai, Nuoro), Sburla la Roda (Fossacaprara, Cremona) e Zugo de l’ovo (Sezano, Verona).

Numerosi i personaggi del mondo della cultura che contribuiranno al ricco calendario dedicato alle “Riflessioni”. Nella Biblioteca Civica di Verona e al Museo di Storia Naturale si terranno incontri e laboratori, in sicurezza, con il pedagogo Marco Dallari, che racconterà come il gioco e l’arte abbiano molto in comune, Luigino Bruni, che illustrerà il progetto di “Economia di Comunione” , come alternativa allo stile di vita dominante, l’iillustratrice Irene Penazzi, Pierdomenico Baccalario che presenterà “Giochi di gruppo (anche) a 1 metro di distanza” scritto con Federico Taddia.

In occasione del centenario dalla nascita di Gianni Rodari, nella promoteca della Biblioteca Civica verrà allestita “Un Rodari a Verona” una mostra omaggio al maestro in cui sarà possibile scoprire un Rodari poco noto, quello che ha raccontato la città di Verona in due bellissime storie, “Il tenore proibito” da Il libro degli errori (1964) e “Un amore a Verona”, da Il gioco dei quattro cantoni (1980).

Piazza delle Erbe farà da cornice all’installazione dedicata alle “Remiere”, con l’esposizione di tre tipi di barche per un confronto tra imbarcazioni tradizionali che adottano l’antica tecnica della voga alla veneta divenuta, negli anni, pratica ludico-sportiva: la “Bissa” del Garda, il “Naet” del Lago d’Iseo e la “Mascareta” della laguna veneziana.

Come ogni anno spazio a musica tradizionale con Suoni lungo l’Adige, sul palco in Lungadige San Giorgio si avvicenderanno diversi gruppi: nella serata di giovedì 17 i Salento Ensamble, venerdì 18 i Contrada Lorì e sabato 19 il cantastorie Otello Perazzoli.

Spazio anche a cinema e teatro con il Bridge Film Festival che, nel Cortile del Mercato Vecchio, che quest’anno omaggerà l’ospite d’onore proponendo cortometraggi d’animazione italiani e dai borghi d’Italia, in collaborazione con AIGU (Associazione Italiana Giovani per l’Unesco). Bam Bam Teatro con lo spettacolo “La Guerra dei Bottoni” e Favolavà, nel Cortile del Museo di Castelvecchio, proporranno invece spettacoli teatrali e spettacoli di burattini per grandi e piccini.

In Cortile Mercato Vecchio si potrà inoltre assistere a concerti di musica della tradizione sia nella serata di venerdì con il gruppo Ance di Mondrago che nella serata di sabato con il duo Zazà col concerto Tri Colombe e Na Viola.

Il Cortile del Mercato vecchio, come di consueto, cuore del Festival, farà da cornice al Forum Internazionale della cultura ludica, luogo d’incontro messo a disposizione dei visitatori per dialogare con esperti e appassionati di giochi e sport tradizionali e divulgare la cultura ludica, con incontri, interventi a cura di AGA e la diretta streaming dalle piazze d’Italia in gioco.

Lo spazio del Forum anche nell’edizione 2020 avrà il piacere di ospitare l’Istituto centrale per  il Patrimonio Immateriale (ICPI – Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale), il Museo delle Civiltà (MuCiv), la Societá italiana per la museografia e i beni demoetnoantropologici (SIMBDEA) impegnati nella valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale italiano, nonché l’Association Européenne des Jeux et Sports Traditionnels (AEJeST), organizzazione non governativa accreditata presso l’UNESCO dal 2010, che intende valorizzare e difendere gli sport e i giochi tradizionali.

Rafforzata ulteriormente in questa diciottesima edizione la collaborazione di MIBACT e ICPI – Istituto Centrale per il patrimonio Immateriale che sostiene la diciottesima edizione del festival.

Quest’anno è stata inviata ufficialmente la candidatura Multinazionale UNESCO ICH di Tocatì al Registro delle Buone Pratiche per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, con capofila l’Italia a fianco di Belgio, Cipro, Croazia e Francia.

Sabato 19 dalle ore 8.30 alle ore 13 presso la Loggia Fra Giocondo si terrà l’incontro internazionale “Tocatì, un programma condiviso per la salvaguardia dei Giochi e Sport Tradizionali” e che rifletterà sulla prima misura indicata nel programma: la trasmissione dei Giochi e Sport Tradizionali in contesti di educazione formale e informale.

Una sezione del Festival sarà dedicata completamente ai più piccoli con giochi e laboratori per poter esprimere la loro creatività. Tra i giochi proposti “Giocar è una cosa seria… fin da piccolissimi”, a cura e nella sede di Il Melograno, Centro Informazione Maternità e Nascita e il gioco dell’Antica Roma “Doudecim Scripta” a cura di Archeonaute Onlus che si svolgerà negli spazi della Villa Romana di Valdonega. Tanti i laboratori in programma tra cui “l’Albirinto: alla ricerca degli animali in via d’estinzione”, presso l’Arsenale, a cura del Centro di Riuso Creativo, un laboratorio sulla tecnica delle tarsie dedicato a Fra Giovanni da Verona, in piazzetta Santa Maria in Organo a cura di Verona Minor Hierusalem e “Giochiamo in Giardino!” a cura dell’illustratrice Irene Penazzi con il sostegno di Fondazione San Zeno.

Per i piccolissimi invece, anche quest’anno, sarà allestito lo spazio Nursery all’interno della tenda di Unicef Verona, un servizio gratuito dove i genitori avranno a disposizione sedia e fasciatoio.

Il Festival Tocatì si svolgerà nel rispetto delle ordinanze e linee guida vigenti in materia di tutela della salute pubblica

Informazioni sul Festival

– Nato nel 2003, il Festival ha avuto subito successo. Dal 2006 viene dedicato ogni anno ad un diverso Paese che viene rappresentato da giochi, musiche, danze caratteristiche e specialità gastronomiche (2006 Spagna, 2007 Croazia, 2008 Scozia, 2009 Grecia, 2010 Svizzera, 2011 vari Paesi del mondo in occasione del congresso mondiale degli esperti di gioco ITSGA – International Traditional Sports and Games Association, 2012 tutti i Paesi Ospiti in precedenza hanno inviato una rappresentanza per celebrare il decennale del Tocatì, 2013 Ungheria, 2014 Messico, 2015 Catalunya, 2016 Repubblica Popolare Cinese, 2017 vari paesi europei legati dal tema della lotta, 2018 La Francia del Sud, 2019 La Bretagna).

– Il Festival è da sempre attento a sostenibilità e ambiente ed utilizza solo energia proveniente da fonti rinnovabili. Dal 2015 ha ottenuto la certificazione internazionale ISO 20121 come evento sostenibile.

ll Cardinale Rivarola e i suoi “matrimoni” faentini- Cardinal Rivarola and his “marriages” in Faenza

di emigrazione e di matrimoni

ll Cardinale Rivarola e i suoi “matrimoni” faentini

La Storia dimostra chiaramente che Rivarola combatteva per un concetto, il Potere del Papa, che non aveva più un posto in un mondo sempre più secolare e la creazione dell’Italia totalmente riunita meno di cinque decenni dopo ne è la prova.

In un recente articolo riguardo il regista Luigi Magni e i suoi film basati su Roma durante il Risorgimento (Il Regista e la Città di Potere, Roma – The Director and the City of Power, Rome) abbiamo nominato uno dei protagonisti del film “Nell’Anno del Signore”, il Cardinale Agostino Rivarola, e il suo ruolo nella soppressione delle rivolte anti-papaline nella Romagna che all’epoca faceva parte dello Stato Pontificio.

Perciò abbiamo chiesto al sito web Historia Faentina (http://www.historiafaentina.it/Index.html)  il permesso di pubblicare il seguente articolo riguardo un avvenimento molto particolare del 1824 nella città di Faenza che coinvolse il “Borgo” dall’altra parte del fiume della città e la città stessa. Infatti, esiste ancora una rivalità forte tra il Borgo e la città tale che quando gli abitanti del Borgo vanno nel centro storico dicono “Andiamo a Faenza” come fossero visitando un’altra città.

Dovremo spiegare due termini utilizzati nell’articolo per coloro che non conoscono bene la Storia del Risorgimento, particolarmente i lettori all’estero. “Sanfedisti” era il nome dato a coloro che si opponevano alle forze rivoluzionarie che volevano deporre il Potere del Papa e il nome viene dal “esercito popolare” formato nell’Italia meridionale dal Cardinale Fabrizio Ruffo dopo la presa di Roma da parte di Napoleone. Ovviamente i “Papaloni” erano quelli che appoggiavano il Papa contro gli “eretici” pro-italiani.

Naturalmente qualsiasi storico che studia una determinata epoca storica vede l’epoca secondo le proprie idee e questo è il caso nell’articolo. Non critichiamo lo storico ma ovviamente la Storia dimostra chiaramente che Rivarola combatteva per un concetto, il Potere del Papa, che non aveva più un posto in un mondo sempre più secolare e la creazione dell’Italia totalmente riunita meno di cinque decenni dopo ne è la prova.

Vogliamo ringraziare Miro Gamberini, l’amministratore del sito e Luigi Solaroli per la loro gentile collaborazione per questo articolo. Tristemente Salvatore Banzola, l’autore dell’articolo non è più con noi e siamo lieti che questo darà ai nostri lettori l’opportunità di leggere il suo lavoro e di tenere viva il ricordo di lui.  Apprezziamo il loro appoggio e il loro sito è così ricco di altri incidenti interessanti dal passato di Faenza che nel corso del tempo ne forniremo altri, uno in particolare, che riguarda un signore locale, che era così oltraggioso che Dante mise l’anima del signore nel suo Inferno ancora prima del decesso.

Il Cardinale Rivarola e i suoi “matrimoni” faentini

by Salvatore Banzola

Ancorché l’avvenimento che intendo trattare sia più che noto agli addetti ai lavori, soprattutto per una ricerca ricca, completa e rigorosa, effettuata dal prof. Leonida Costa (“In difesa di Agostino Card. Rivarola”), mi sembra opportuno riportarlo ad una parziale conoscenza dei non addetti e dei giovani, così come ci è stato illustrato da un altro storico e studioso faentino: Piero Zama – pur inserendo, in antitesi, alcune opposte convinzioni del Costa.

Il Cardinale Rivarola, per mettere ordine in questa nostra Romagna insanguinata da delitti, morti ammazzati e delazioni prezzolate, prese alcuni drastici provvedimenti. Per pacificare Faenza (Sanfedisti) col suo Borgo (Papaloni) emise alcuni editti e proclami: fu disposto che sei faentine sposassero sei borghigiani (sanfedisti), e sei borghigiane sposassero sei giovanotti della città (eretica). Il Cardinale subì un attentato in gioventù. Il cronista faentino Saverio Tomba, più, o molto meno, obbiettivo e sereno, nel suo resoconto dell’avvenimento dichiara, con pura malignità, che gli sposi erano “della più fecciosa plebe”. Dalla sua cronaca, fortemente negativa nei confronti degli sposi e soprattutto del Cardinale, hanno attinto a piene mani i detrattori del Rivarola.

La solenne cerimonia avvenne l’8 settembre del 1824: le dodici donzelle ed i dodici giovanotti, fra due ali di popolo incuriosito, salirono la bella gradinata del duomo, vestiti di “buone vestimenta” gli sposi, e particolarmente piacenti le sposine, per la funzione religiosa officiata sollenemente dal Vescovo. Dopo la cerimonia seguì il “rinfresco” nel vicino palazzo vescovile; quindi si formò un corteo con carrozze, offerte dalle famiglie nobili della città, e poi via  per raggiungere e percorrere lo Stradone; il lungo viale a quattro fila di platani nato nel periodo napoleonico, fino alla bella “Prospettiva” meglio nota come “e Funtanò”.

Un lussuoso banchetto fu servito agli sposi. Il banchetto era stato predisposto sotto tre padiglioni, allestiti allo scopo, su disegno e regia dell’architetto Pietro Tomba, e furono inservienti d’occasione i cavalieri e le dame faentine. Se non che, proprio al calar del giorno, press’a poco nell’ora del rincasare fra fra quelle coppie lamenti di diverso grado, proteste e strilli e ripulse che reclamavano – lì sul campo di battaglia – il nulla di fatto ed il niente da farsi. E fino a poco tempo fa, a Faenza, volendo spiegare le discordie, gli urli e le spinte o peggio di certi coniugi, si diceva: “Is s’rà maridè in tè Stradon – Si saranno sposati nello Stradone”.

Evidentemente il Rivarola pensava che, imponendo questi “Matrimoni”, combinati in tutta fretta dai parroci, si sarebbe esaurita quella rivalità fra le due fazioni di Faenza. Il risultato fu che, anziché una pacificazione, si aggiunse la ulteriore fonte di discordia fra i novelli improvvisati sposi (!).

Piero Zama, in queste sue considerazioni, fra un poco di ironia e un pizzico di superficialità, si allinea alla condanna pressoché unanime affibbiata al Cardinale da molti storici, fra cui lo stesso Saverio Tomba e il Messeri, e non evidenzia, chiaramente, come altri, il lato positivo, le pagine di buona gestione da lui effettuata, in campo politico, religioso, civile,in opere pubbliche importanti, in assistenza sociale. Pur gradevole è la lettura del suo saggio, sagaci i suoi commenti.

Il prof. Leonida Costa, dalle cui ricerche, valutazioni e conclusioni emerge una figura del Cardinale più corretta e focalizzata, sfata in parte le strane leggende sul suo conto con la appropriata documentazione e corrette argomentazioni nella citata ricerca “In difesa di Agostino Card. Rivarola”. Il quadro lasciatoci invece da molti storici o presunti tali, dipinge a tinte forti e fosche un Rivarola perfido e assolutista; su di Lui sono stati coniati i più perfidi e volgari epiteti, lo si costringe sotto il peso di un giudizio fortemente negativo, che ha influenzato ed è stato assorbito facilmente dal pensiero di molti.

Occorre restaurare un poco questo quadro (già lo ha fatto il prof. Costa), riportare in luce le tinte nascoste più chiare, con considerazioni più giuste, a mio vedere, che, ancorché non assolvano completamente il cardinale, lo collochino comunque in una cornice molto più degna: occorre considerare i tempi dei fatti cui ci riferiamo: non solo patriottismo, ma fatti di sangue, vendette personali, delinquenza della peggiore specie, che in qualche modo il Rivarola tenta di arginare.

Te leggi allora in vigore erano ben chiare, precise e non imputabili al Cardinale che le fece applicare; la “Sentenza”, che suscitò notevole clamore, riguardò 715 sudditi e ne colpì di condanne 514: 7 furono condannati a morte, 6 all’ergastolo, 29 a vent’anni di fortezza, 16 a quindici anni, e 37 a dieci anni, altre pene gradualmente meno gravi. L’ “Editto” firmato dal Cardinale nello giorno, autorizzato dal Papa dietro le forti pressioni del Rivarola, con un saggio di umana e cristiana pietà, mitigò tutte le pene inflitte: quindi “é fatta grazia della vita ai rei condannati a morte, e permuta la loro condanna in 25 anni di reclusione. I condannati alla detenzione a vita vengono ‘raccomandati alla luminosa clemenza del Nostro Signore” per la loro più o meno sollecita liberazione. Infine le condanne più lievi si trasformano in un pio soggiorno in questo o quel convento di frati, quanto basta per compiere i santi spirituali esercizi”

Molte le opere da Lui compiute con saggezza, lungimiranza e umanità, da strade provinciali a edifici importanti, a provvedimenti per la salute dei suoi sudditi, a regole chiare per il riordino di una situazione disastrosa. Lo storico faentino Leonida Costa, autore della presente ricerca, bene ha interpretato gli umori di questi Guelfi e Ghibellini Faentini, ha confutato le deduzioni di Piero Zama e della maggior parte degli storici Faentini, ha rivalutato l’opera del Rivarola che tutto sommato ha sempre agito per la pace a Faenza e in provincia, ottenendo risultati apprezzabili.

di emigrazione e di matrimoni

Cardinal Rivarola and his “marriages” in Faenza

The course of history shows quite clearly that Rivarola was fighting a concept, that of Papal Power, which no longer had a place in an increasingly secular world and the creation of a totally united Italy less than five decades later was the confirmation of this.

In our recent article about film director Luigi Magni and his films based on Rome during the Risorgimento, the reunification of Italy (Il Regista e la Città di Potere, Roma – The Director and the City of Power, Rome), we mentioned one of the main characters of the film “Nell’Anno del Signore” (In the Name of our Lord), Cardinal Agostino Rivarola, and his role in the suppression of the anti-Papal revolts in the Romagna region of what was then the Papal State.

For this reason we approached the website Historia Faentina (http://www.historiafaentina.it/) for permission to publish the following article about a very particular incident in the city of Faenza in 1824 involving the “Borgo” (the borough immediately across the river from the city) and the city proper. In fact, there is still a strong rivalry between the Borgo and the city such that when the inhabitants of the Borgo visit the city centre they still say “We’re going to Faenza”, as though visiting another city.

We should explain two terms used in the article for those who do not know the history of the Risorgimento. The “Sanfedisti” was the name given to the people who opposed the revolutionary forces set on overthrowing the power of the Papacy and was named after a “people’s army” formed by Cardinal Fabrizio Ruffo after Napoleon’s takeover of Rome in 1799. The “Papaloni” were obviously those who supported the Pope against the pro-Italian “heretics”.

Of course, any historian studying a given historical event views the time according to his or her own beliefs and this is the case in the article. We do not criticize the historian but the course of history shows quite clearly that Rivarola was fighting a concept, that of Papal Power, which no longer had a place in an increasingly secular world and the creation of a totally united Italy less than five decades later was the confirmation of this.

We wish to thank site’s administrator Miro Gamberini and Luigi Solaroli for their kind collaboration for this article. Sadly Salvatore Banzola, the author of the article, is no longer with us and we are pleased that this will give readers overseas a chance to read his work and keep his memory alive. We appreciate their support and their site is so rich with other interesting incidents from Faenza’s past that over time we will provide others, one in particular involving a local Lord that was so shocking that Dante put the Lord’s soul into his Inferno even before he died.

Cardinal Rivarola and his “marriages” in Faenza

by Salvatore Banzola

Even though the incident that I intend discussing is well known to the experts, especially due to rich, full and rigorous research by Professor Leonida Costa (“In Defence of Agostino Cardinal Rivarola) it seems appropriate for me to reveal it to those who are not experts and to young people just as it was illustrated by another historian from Faenza, Piero Zama, even if it includes some beliefs that are opposed to Costa’s.

Cardinal Rivarola took some drastic measures to put order in our Romagna that was bloodied by murders and hired informants. He issued edicts and proclamations to pacify Faenza (Sanfedisti) with its Borgo (Papaloni). He ordered that six women of Faenza marry six men from the Borgo (Sanfedisti) and six women form the Borgo marry six men from the (heretical) city. The Cardinal had been attacked in his youth. In his more or less objective and tranquil account of the incident the chronicler of Faenza Saverio Tomba declared with pure malice that the brides and grooms were “the scummiest of the people”. Rivarola’s detractors drew heavily from his account that was strongly negative towards the spouses and especially the Cardinal.

The solemn ceremony took place on September 8, 1825. The twelve maidens and the twelve young men climbed the beautiful steps of the Duomo between two wings of a curious people, the grooms were “dressed well” and the brides were particularly pleasing for the religious ceremony celebrated by the Bishop. The ceremony was followed by a “refreshment” in the Bishop’s palace nearby and then a parade of carriages, offered by the city’s nobility, was formed which then left to reach and parade along the “Stradone”, the long avenue with four rows of plane tress created during the Napoleonic period up to the beautiful “Prospettiva”, better known to the locals as “e Funtanò” (the big fountain).

A luxurious banquet was served to the couples. The banquet was set under three pavilions set up for the purpose that had been designed and directed by the architect Pietro Tomba and they were served by knights and ladies of Faenza. However, at exactly sunset, at about the time they returned home, various levels of complaints, protests and shrieks were heard on the battlefield that announced that nothing had come of it and nothing could be done. Until not long ago when people in Faenza wanted to give an explanation for the disagreements, screams or worse of certain couples they used to say “Is s’rà maridè in tè Stradon – They must have been married in the Stradone”.

Evidently Rivarola thought that by imposing these “Marriages” organized in a hurry by the parish priests the rivalry between Faenza’s two factions would have ended. The result was that, instead of pacification another source of discord was added amongst the impromptu couples (!)

Between a touch of irony and a pinch of superficiality Piero Zama in his considerations aligned himself with the almost unanimous condemnation of the Cardinal by many historians, including Saverio Tomba and Messert, and does not clearly highlight the positive side, the pages of good management carried out by him in the political, religious and civil fields, in major public works and social assistance.  Reading his essay is pleasant and his comments are wise.

A more correct and focussed figure of the Cardinal emerges from Leonida Costa’s research, with evaluations and conclusions that partially dispute that strange legends about him with the appropriate documentation and proper arguments in his research “In defence of Agostino Cardinal Rivarola”. The Portrait left to us by historians, or presumed such, depict a perfidious and absolutist Rivarola in strong and dark colours. The most perfidious and vulgar epithets were written about him which put him under the cloud of a strongly negative judgment that influenced and was easily absorbed by the thoughts of many. 

It is necessary to restore this framework, which was already been done by Costa, to bring back into the light the clearer hidden tones with more correct considerations, in my opinion, even if they do not totally absolve the Cardinal but place him in a much worthier setting. We have to consider the times of the facts to which we refer, there were not only patriotism but bloody acts, personal vendettas and the worst kinds of crimes that the Cardinal somehow tried to stem.

The laws in force at the time were clear, precise and not attributable to the Cardinal who applied them. The “Sentence” that caused considerable uproar concerned 715 subjects that condemned 514. 7 were sentenced to death, 6 to life imprisonment, 29 jailed in a fortress, 16 to fifteen years and 37 to ten years and the other punishments gradually less serious. The “Edict” signed by the Cardinal on the day, authorized by the Pope after strong pressure from Rivarola with wise and Christian pity, lessened all the punishments inflicted. Therefore, “Justice was granted to the lives of the offenders condemned to death and their punished was changed to 25 years of imprisonment. The offenders condemned to life imprisonment were “recommended to the luminous clemency of Our Lord” and for them more or less prompt release. And finally, the lighter sentences were transformed in pious stays in this or that convent of friars, just enough to carry out the holy spiritual exercises”

Many were the works carried out by him with wisdom, foresight and humanity, from provincial roads to major buildings, provisions for the health of his subjects and clear rules for reordering a disastrous situation. The historian of Faenza Leonida Costa, author of this research, interpreted the mood of these Guelphs (Pro-Papacy) and Ghibellines (Anti-Papacy) well, refuted the conclusions of Piero Zama and the majority of the historians of Faenza and re-evaluated the work of Rivarola who, after all, always acted for peace in Faenza and in the province, obtaining appreciable results.

Il 20 agosto abbiamo superato il punto di non ritorno del clima

Studi recenti dicono che la concentrazione di gas serra nel mondo non è mai stata così alta. Le conseguenze sono più gravi di quello che avevamo immaginato. E le manifestazioni del fenomeno sono peggiori anche delle previsioni scientifiche più gravi

di Dania Scarfalloto Girard – pres. Osservatorio Ambiente della Lidu onlus

Cosa vuol dire? Ma soprattutto quanto tempo abbiamo? Il punto di non ritorno è il momento o condizione a partire dal quale non si riesce più a tornare allo stato iniziale. “In generale il punto di non ritorno è il punto più critico di una crisi che se travalica detto punto si produce, solitamente una trasformazione sostanziale o l’annientamento completo di ciò che l’ha preceduta.” Quello che è certo è che i cambiamenti climatici in atto da un secolo a questa parte, di cui l’uomo è diretto responsabile, devono essere al più presto fermati, per evitare conseguenze assai più gravi. La realtà dei fatti è che si può parlare di un’emergenza planetaria, che coinvolge tutti gli abitanti del nostro pianeta.

Studi recenti dicono che la concentrazione di gas serra nel mondo non è mai stata così alta. Le conseguenze sono più gravi di quello che avevamo immaginato. E le manifestazioni del fenomeno sono peggiori anche delle previsioni scientifiche più gravi. Lo vediamo dappertutto. Dai disastri naturali all’oceano Artico, dai ghiacciai alla temperatura del mare. La realtà è che i cambiamenti climatici stanno procedendo più velocemente rispetto alle nostre azioni. Parlano tutti con un senso di urgenza ma servirà a qualcosa? Per combattere i cambiamenti climatici bisogna abbattere le emissioni e bisogna farlo nel più breve tempo possibile. Inutile credere che abbiamo ancora tempo, non è così il tempo è scaduto.

Eugenio Turri geografo e scrittore, sostiene “ sia venuto meno, il confronto diretto tra uomo e natura, ed in particolare che sia venuto meno quel momento magico in cui l’uomo, individualmente trovava rispecchiato nella natura il segno di sé, della propria azione, del proprio modo di creare un ordine che gli derivava dalla società in cui viveva”. Perchè la natura e il paesaggio che ci  circonda, specialmente quello rimasto al naturale e quello antropizzato è, e lo sarà sempre, un bene di tutti , un bene comune . “La trasformazione climatica e ambientale in atto e che riguarda tutti e tutto, dai poli all’equatore, dai ghiacciai alpini ai fondali oceanici, dall’America all’Indonesia, dall’India alla Cina. L’attività antropica ha minato ogni ambiente, ogni ecosistema, ogni equilibrio, ha compromesso la biodiversità e la sopravvivenza di migliaia di specie, compresa la specie umana.” scrive Maria Grazia G. Paperi.

Il fatto è che il problema di dimezzare la quantità di CO2 immessa in atmosfera in un paio di anni è un obiettivo ormai irrealizzabile. E’ stato rilevato da uno studio recente che, nonostante gli impegni assunti nelle recenti conferenze sul clima, la quantità di emissioni di CO2 è tornata ad aumentare negli ultimi anni dopo che si era stabilizzata per qualche anno. I poli sono già in stato avanzato di “decomposizione”, di questo passo entro il 2040 sarà possibile la navigazione all’interno del Polo Nord, se lo scioglimento avvenisse completamente la scomparsa dell’Artico, che funge da condizionatore d’aria per l’emisfero settentrionale, determinerebbe il cambiamento delle correnti e dei cicli climatici con conseguenti inondazioni e siccità dagli sviluppi imprevedibili e catastrofici.

Ampie porzioni di coste, fra le zone più abitate del Pianeta, isole e penisole sarebbero completamente sommerse, come sta già avvenendo. Tutto questo non fa ben sperare, c’è una grande differenza tra il dire e il fare. Il mondo ha bisogno urgentemente di un cambio di marcia, non di continui passi indietro: per combattere i cambiamenti climatici bisogna abbattere le emissioni e bisogna farlo nel più breve tempo possibile. Dobbiamo riuscire ad aggregare tutti coloro che hanno un obiettivo comune: la Sopravvivenza. Tanto per dirne una, in Italia le nostre città sono tra le più inquinate d’Europa a causa della forte presenza, oltre i limiti di legge, di un gas fortemente irritante e cancerogeno, emesso nei processi di combustione, in particolare dai motori diesel: il Biossido d’azoto (NO2).

Il 2015 è stato l’anno dello scandalo, è stato reso noto al mondo intero come i produttori di auto ci abbiano preso per il naso per decenni e ancora adesso siamo in emergenza inquinamento anche se viene in parte nascosto o sdrammatizzato. Nemmeno in una metropoli come New York abbiamo i nostri livelli. Le nostre sono aree metropolitane fortemente a rischio per la salute dei suoi abitanti. Il rischio sanitario aumenta notevolmente durante la stagione calda, quando si assiste a un brusco aumento dei ricoveri per colpa dell’incremento dell’NO2, la formazione dell’Ozono (O3), anch’esso fortemente irritante e tossico. Polveri sottili, benzene, zolfo e altro. Viviamo senza rendercene conto, ma non si può prescindere dall’ambiente.

 L’uomo, la comunità vive parzialmente nell’ambiente naturale, ma in ambiente antropizzato e costruito, nella città. Ma se questo bene che è il nostro ambiente, viene messo a rischio costantemente, allora dobbiamo intervenire. Non è sufficiente quello che facciamo. Le comunità hanno bisogno di vivere bene, in un ambiente sano. Il benessere mentale deve andare di pari passo con quello fisico. Progettare città vivibili e sanare quelle esistenti è una priorità, ed è importante che sia fatta una scelta radicale e profonda. La fiducia che la comunità ha verso le istituzioni sta vacillando perché non si vedono passi concreti.

In questa fase storica, tenendo conto anche della pandemia dovuta al virus Covid 19, che ha origine anch’esso dallo stravolgimento dei nostri ecosistemi, quello che occorre è chiederci una volta per tutte se il diritto alla vita venga prima o dopo tutti gli interessi di politici ed economisti indifferenti a tutto ciò che inquina, e tutti i veleni che respiriamo, e tutto il cibo spazzatura che mangiamo, e tutte le malattie che prendiamo da molto tempo a questa parte se vogliamo continuare a tutelare il privilegio di pochi a danno della salute di tutti, prego accomodatevi e state a guardare, abbiamo bisogno che tutti ci svegliamo una volta per tutte, e prendiamo coscienza di questa cruda realtà.

Per Ilaria Capua, le epidemie come il coronavirus derivano dalle azioni dell’uomo sull’ambiente Secondo la virologa di fama internazionale, occorre un approccio nuovo al concetto di salute e malattia, basato sul rapporto (più rispettoso) nei confronti dell’ambiente e sullo studio approfondito dei dati «Questa epidemia ha messo in luce come – cosa che sapevamo già – in questo mondo siamo tutti interconnessi» dice la virologa di fama mondiale Ilaria Capua. “Ci si basa su un concetto base: se intervieni su un ecosistema e, nel caso, lo danneggi, questo troverà un nuovo equilibrio. Che spesso può avere conseguenze patologiche sugli esseri umani. Lo si vede con le conseguenze, non volute, dell’impiego su larga scala dei pesticidi, che sono andati a danneggiare la popolazione di api e farfalle. Queste ricadute sull’ambiente raggiungono alla fine, la nostra salute. Perché – e questo è il secondo concetto fondamentale che dovrà diventare chiaro a tutti gli stakeholder del settore– noi viviamo in un ambiente chiuso. Come se fossimo un acquario. La nostra salute dipende per il 20% dalla predisposizione genetica e all’80% dai fattori ambientali. La cura deve studiare, oltre all’organismo in questione, anche il contesto.“

Una cosa è certa: se vogliamo aspettare un benché minimo cambiamento, occorrerà sensibilizzare i cittadini e le istituzioni e fare in modo che tutti coloro che hanno a cuore la propria esistenza e la propria salute inizino a occuparsene concretamente. Si tratterà di provare a sopravvivere e capire e rendersi conto della drammatica situazione in cui siamo immersi, dobbiamo intervenire e insistere con chi di dovere per attuare provvedimenti indirizzati a migliorare la qualità dell’ambiente. Dovremmo iniziare a chiedere e a impegnarci direttamente affinché si possa trattare bene il nostro ambiente e che le automobili private, autobus, che inquinano, vengano espulse fuori dalle nostre città sostituite da sistemi di trasporto pubblico e mezzi privati a impatto zero e più biciclette. Lo riteniamo un diritto della nostra comunità dove noi, i nostri bambini e i nostri anziani possano vivere la città senza camminare in un ambiente avvelenato. Effetti dello smog e di un ambiente insalubre. Per non parlare dei problemi di dissesto idrogeologico frane nubifragi ( vedi i parchi e aree distrutte con diversi morti e feriti. ) Genova, Firenze, Livorno. Disastri ambientali sia sulla terra ferma che in mare Ilva di Taranto. Rosignano Solvay. Le terre dei fuochi. Orbetello Lago di Masacciuccoli, Pisa e Seveso. Incendi che distruggono un enorme patrimonio boschivo con tutti gli animali che muoiono o non sopravvivono in un habitat che è cambiato. Speculazioni edilizie ai danni dell’ambiente Anche il paesaggio è un bene comune ed è un diritto per tutti, sancito anche dalla Costituzione, art.9.

E’ chiara la funzione esistenziale del paesaggio, esso è insieme natura e storia, frutto dell’incontro tra uomo e territorio. Il paesaggio allora non può essere pensato senza tener conto della dimensione soggettiva e sentimentale: senza questa non potrebbe esistere. Ogni paesaggio reca con sé le tracce del passato degli individui, le loro radici, la loro identità; osservarlo permette di comprendere l’evoluzione storica del rapporto tra uomo e natura. Ma oggi sono proprio i paesaggi rurali, in molte campagne e borghi del nostro paese, a segnalare pratiche produttive e insediative disastrose che hanno compromesso ormai quei territori, che ci appaiono talvolta incoerenti e sembrano faticare a costruire nuovi equilibri, anzi non li ricreeranno mai più.

Anche le generazioni future hanno il diritto di veder salvaguardato e tutelato il Patrimonio artistico e paesaggistico. Ripercussioni sul territorio Devastazioni Cementificazioni Incuria Rischio idrogeologico Deturpazione dei luoghi. Tutto questo non significa soltanto l’effetto, di per sè tragico, di un surriscaldamento globale irreversibile, significherebbe anche che, come avverte Peter Wadhams, ex direttore dello Scott Polar Research Institute di Cambridge: “Prima o poi, ci sarà un abisso incolmabile tra le esigenze alimentari globali e la nostra capacità di produrre cibo in un clima instabile.” Stabilità e ciclicità climatica sono presupposti essenziali per l’agricoltura, ad ogni tipo di coltivazione, ovunque. Saremo sempre di più e avremo sempre meno da mangiare, con tutto ciò che consegue in termini di guerre, migrazioni, odio. Come avverte l’Organizzazione Mondiale Meteorologica: “L’ultima volta che l’anidride carbonica aveva raggiunto i valori attuali è stato circa 5 milioni di anni fa. Siamo sempre più pericolosamente vicini a quello che gli scienziati ritengono il punto di non ritorno (ossia le 450 ppm), superato il quale sarebbe impossibile mantenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi”.

Per un cambiamento strutturale serve l’intervento politico. Perché se da un lato alcuni cittadini si vergognano della propria impronta ecologica, dall’altro le aziende inquinanti tengono consapevolmente in piedi un sistema distruttivo. Non serve instillare nella gente il senso di colpevolezza riguardo all’ambiente, vogliono che la colpa cada sugli individui, sui consumatori, i colpevoli sono le società che inquinano. Certo il nostro comportamento è importante, ma ai fini di un cambiamento le “società” devono fare la loro parte. Jaap Tielbeke giornalista e ambientalista scrive : Fare docce più brevi non aiuta molto l’ambiente: si risparmiano appena novanta chili di anidride carbonica all’anno. Ma un volo da Amsterdam a New York produce 1.700 chili di anidride carbonica in un colpo solo. Volare di meno, quindi, fa davvero la differenza. E anche mangiare meno carne, perché gli allevamenti emettono più gas serra di tutto il settore dei trasporti. Passare a una dieta vegetariana è uno dei contributi più efficaci che un individuo possa dare alla lotta al cambiamento climatico. Per un cambiamento abbiamo bisogno di un impegno collettivo!

A Diamante il Mediterraneo Festival Corto

 Inclusione, Rispetto per il prossimo, Riconquista dei Valori umani, questi le tematiche affrontate dai   giovani filmakers vincitori della decima edizione del Mediterraneo Festival Corto.

Di Macri Martinelli Carraresi

Si è concluso all’ insegna di impegno e consapevolezza il decimo anno del Mediterraneo Festival Corto, l’appuntamento internazionale, dedicato al corto d’autore, in scena quest’ anno dal 3 al 6 settembre che viene ospitato dalla Perla del Tirreno, la splendida Diamante, città calabrese dei cedri, dei murales e del peperoncino adagiata su cristalline spiagge dorate. Il festival, fondato e coordinato con dedizione e passione dal Cinecircolo Maurizio Grande prevede, fin dalla sua prima edizione, 5 sezioni, 4 delle quali accolgono opere della durata massima di 20 minuti mentre l’ultima non pone limiti di tempo. La manifestazione che, negli anni si è accreditata tra le più interessanti di quelle dedicate al cortometraggio, per la sua decima edizione, organizzata con successo nonostante tutte le difficoltà e restrizioni dovute alle regole dettate dalla pandemia che ci attanaglia, ha potuto scegliere tra più di 250 film, tra i quali più della metà provenienti da diversi paesi del mondo. Difficile è stato il lavoro della giuria che ha dovuto scegliere tra tante opere tutte di qualità e spessore.

Le giornate del Festival, allestito all’ interno del Museo Dac a Diamante, hanno anche accolto: un omaggio al Maestro Ennio Moricone, un momento di poesia dedicato al poeta Ugo Grimaldi e il premio assegnato alle giovani eccellenze calabresi intitolato ad Ernesto Caselli, storico e indimenticato sindaco diamantino.   I vincitori della decima edizione sono: per la sezione miglior film scuola di cinematografia, l’opera di Gabriele Gangemi, “Scintille”, delicatissimo e poetico cortometraggio che affronta la tematica del rispetto della natura e del prossimo. Premio per il miglior documentario è andato a “Roots in the Middle”, di Farida Farinelli, racconta l’inclusione attraverso un’interessante e struggente viaggio tra gli immigrati di seconda generazione nel nostro paese. Miglior video clip è stato “Silence”, di Cantoro/ Caione, mentre miglior corto d’ animazione, “Blu” che narra il mondo di un bimbo autistico, “Blu” è firmato da Paolo Geremei.  “Journey to the one” di Natalia Duzhenko si è aggiudicato la Miglior colonna sonora, è una splendida proposta multidisciplinare tra danza musica, cinema e teatro. Il riconoscimento come miglior attore è andato al giovane Danilo Arena, per il film “L’oro di Famiglia” di Emanuele Pisano, racconta con nervo e poesia la voglia delle giovani generazioni di riconquistare i valori umani. L’ Inghilterra, con Alessio Rupalti, ha portato a casa il premio per la Miglior fotografia per l’intenso “Caming back”, una lucida e originale riflessione sulla scelta Brexit, immersa in una storia famigliare. Sempre all’ Inghilterra il premio per il Miglior film, 3 “Sleeps”, di Cristopher Holt, disarmante e crudo  racconto che ci pone di fronte alla realtà dell’ infanzia negata.

Nel corso delle  sue giornate  il festival ha accolto molte personalità  istituzionali, tra i quali il sindaco di Diamante, il Senatore Ernesto Magorno, da sempre attento a sostenere cultura e formazione che ha espresso  soddisfazione per i  risultato del Mediterraneo festival corto, tra gli ospiti l’attrice Annalisa Insardà, cittadina onoraria di Diamante, il produttore Ermanno Reda, l’attore e  doppiatore Emanuele Vezzoli, il giornalista Antonio Bartalotta,Daniela Rambaldi, figlia del premio Oscar Carlo Rambaldi, che cura la fondazione a lui dedicata divulgandone l’ opera e il genio artistico, il Presidente della Cineteca di Calabria Eugenio Attanasio. “Qualità, intelligenza e originalità in tutte le proposte selezionate dal Mediterraneo festival  corto, che  ha raccontato lo spessore e la profondità dei giovani filmaker, alimentando l’ aspettativa rivolta alle nuove generazioni  per un migliore futuro  del nostro tempo “così ha dichiarato Isabel Russinova, madrina della decima edizione che ha presentato, come evento speciale , il corto, coodiretto con Rodolfo Martinelli Carraresi “La dove continua il mare”, viaggio nella memoria dei popoli del nostro confine orientale. Al termine della premiazione, il direttore artistico Francesco Presta, il direttore tecnico Ferdinando Romito e il Presidente del Cinecircolo Maurizio Grande, Ciro Astorino, salutando il pubblico caloroso che ha seguito il festival, hanno dato appuntamento alla prossima edizione.

Reti fantasma, Ministro Costa: “Recuperate in un anno sei tonnellate”

I primi risultati ad un anno dal lancio dell’operazione che rientra nel progetto “PlasticFreeGc”. 

Sei tonnellate di reti abbandonate rimosse dai fondali marini e avviate al corretto iter per la distruzione. È il bilancio annuale dell’operazione ‘Reti fantasma’, che rientra nel progetto “PlasticFreeGC” per il contrasto alla dispersione delle microplastiche in mare, avviato a luglio 2019 a Fiumicino alla presenza del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, del Comandante Generale della Guardia Costiera Giovanni Pettorino.

Un’operazione che ha visto l’impiego della componente subacquea della Guardia Costiera dislocata sul territorio nazionale, mirata al recupero delle reti da pesca abbandonate nei fondali marini della nostra Penisola. 

“L’attività condotta dai Nuclei subacquei della Guardia Costiera – spiega il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa – ha portato alla rimozione dai fondali marini di 6 tonnellate di plastiche disperse in mare pari, a titolo esemplificativo, a circa 200mila bottiglie di plastica in abbandono sui fondali marini”. 

“Un risultato importante – continua il Ministro – se pensiamo che le reti fantasma sono responsabili dell’alterazione dell’ecosistema marino per la dispersione nell’ambiente delle micro-particelle sintetiche delle quali sono composte”. 

Reti che, se lasciate in mare, continuano a “pescare” in maniera passiva e rappresentano per le specie ittiche che vi rimangono intrappolate dei veri e propri “muri della morte” e che, oltre a danneggiare l’habitat marino, sono un concreto pericolo per la sicurezza di sub e bagnanti.  

L’attività operativa, partita il 9 luglio 2019, si è sviluppata attraverso una fase preliminare di raccolta di informazioni, attraverso tutti i Comandi territoriali della Guardia Costiera, la collaborazione delle categorie professionali operanti sul mare e delle associazioni ambientaliste. 

È stata dunque effettuata una prima mappatura generale, riportante la collocazione delle reti fantasma lungo le coste, e in continuo aggiornamento con le informazioni operative reperite sul territorio.    

L’operazione, ancora in corso e che proseguirà nei prossimi mesi, si inserisce in una più ampia campagna comunicativa sul tema della sensibilità ambientale, condotta da Ministero dell’Ambiente e Comando Generale della Guardia Costiera. 

L’iniziativa rientra nel progetto “PlasticFreeGC”, che ha portato anche alla realizzazione dello spot in onda su tutti i canali RAI, finalizzato alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla problematica della dispersione nell’ambiente dei dispositivi di protezione individuale utilizzati per arginare l’emergenza sanitaria Covid-19, il cui protagonista è Enrico Brignano.

Osservatorio Nazionale Amianto: presentato un dossier rischio ambientale alla Procura della Repubblica di Latina

Ezio Bonanni: “Troppe morti per amianto e per cancro. Necessario l’intervento preventivo”

L’Osservatorio Nazionale Amianto, unitamente al Presidente, Ezio Bonanni, e a Ilenia Borace, coordinatrice del Comitato Tutela Ambiente e Salute Pubblica, dopo la denuncia di un alto rischio ambientale nella pubblica manifestazione di Aprilia di sabato scorso, che ha visto la massiccia partecipazione delle popolazioni colpite dalla nube tossica dell’incendio Loas del 9 agosto, hanno integrato l’esposto denuncia, già presentato da Giovannoni Remo, ambientalista di Aprilia, cittadino danneggiato dalla nube, e aderente all’ONA, con un dossier elaborato dall’associazione, al fine di contribuire, in supporto all’attività investigativa del Procuratore della Repubblica e dell’Autorità, in chiave evidentemente preventiva.

“Come ho spiegato nel mio intervento di apertura della manifestazione nella città di Aprilia, l’Osservatorio Nazionale Amianto non intende far polemica, nè intende attaccare e schierarsi contro qualcuno e qualcosa. Le nostre finalità sono quelle di tutela della salute e dell’ambiente. Dopo l’incendio EcoX del maggio 2017, avevamo segnalato che il rischio amianto era sottovalutato e purtroppo le nostre segnalazioni erano fondate” – dichiara Ezio Bonanni, che aggiunge – “ancora una volta nel 2020, torniamo a discutere di incendi nel nord della provincia di Latina e sud della provincia di Roma, senza che nulla si sia fatto per verificare il rispetto delle norme antincendio e dei dispositivi per evitare il danno alla salute e all’ambiente. Per questo motivo ribadiamo la necessità di una forte mobilitazione, innanzitutto delle forze di polizia, vigili urbani, carabinieri, etc., ma allo stesso tempo una maggiore attenzione in sede amministrativa. Auspico un intervento del Presidente della Regione Zingaretti, e del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa”.

“A seguito dell’ennesimo disastro ambientale con l’incendio della Loas, non abbiamo potuto che raccogliere il grido di indignazione e esasperazione di una popolazione, quella di Aprilia, vessata dalle continue esposizioni a miasmi e gravi problematiche ambientali rappresentate soprattutto dalla concentrazione massiva di impianti di trattamento rifiuti sovradimensionati rispetto alla produzione dell’intera Provincia arrivando a toccare punte del 300% solo per il trattamento della differenziata, facendone un centro di arrivo di vitale importanza nell’intero ciclo rifiuti del Lazio” – spiega Ilenia Borace – “a questi impianti si vanno a sommare le varie aziende farmaceutiche e fitofarmaceutiche, nonché altri tipi di impianti insalubri, 4 discariche abusive al cui interno sono stati rinvenuti fusti tossici nocivi. Tutte queste pressioni ambientali non hanno fatto demordere l’iniziativa privata che è arrivata a chiedere negli ultimi 2 anni le autorizzazioni (bloccate anche grazie alla partecipazione dei cittadini) per abbancare un volume pari a circa 3 colossei. Tutto questo non è più tollerabile, e in piazza con 400 persone abbiamo fatto sentire le nostre ragioni, andremo fino in fondo non ci fermeremo, vogliamo uno studio epidemiologico serio e di quartiere in tempi rapidi e uno screening sanitario di prevenzione. Vogliamo che si stringano i controlli a tappeto sul rispetto delle leggi e delle prescrizioni di tutti gli impianti presenti nel nostro territorio”.

Dati epidemiologici della provincia di Latina per patologie asbesto correlate.

L’ONA ha censito, per la provincia di Latina, circa 150 casi di mesotelioma, con un trend in netto aumento, rispetto ai circa 100 casi censiti dal Dipartimento di Prevenzione per il periodo dal 2000 fino all’anno 2014. Le città più colpite fino a tutto il 2018, sono Latina con 30 casi; Gaeta con 25; Aprilia con 20; Sezze con 10; Formia con 15. L’ONA, che informa anche attraverso il Giornale sull’Amianto  https://onanotiziarioamianto.it/ ha accertato che nel periodo dal 2000 al 2018, nella sola provincia di Latina sono venute a mancare più di 600 persone, solo per l’esposizione ad amianto.

Rischio nucleare (centrale di Borgo Sabotino)

Con riferimento alla centrale elettronucleare di Latina, situata nella frazione di Borgo Sabotino, entrata in servizio nel 1962 con un unico reattore da 220 MW, alimentato a uranio naturale, moderato a grafite e raffreddato con anidride carbonica, si prevede la conclusione della prima fase del decommissioning nel 2027, con lo smantellamento delle infrastrutture e l’abbassamento dell’edificio reattore dagli attuali 50 metri a 30. Dopo di che i rifiuti radioattivi, già condizionati e stoccati nei depositi temporanei del sito, dovranno essere trasferiti al Deposito Nazionale. La seconda ed ultima fase, sarà costituita dallo smantellamento del reattore nucleare, che produrrà circa 2000 tonnellate di rifiuti radioattivi a media attività (grafite).

All’inizio del 2018, il volume dei rifiuti radioattivi, classificati in accordo con il decreto del 7 agosto 2015, presenti nel sito di Latina è di 1.739 m3. Il volume può variare di anno in anno col progredire delle attività di mantenimento in sicurezza e di decommissioning e delle modalità di condizionamento dei rifiuti pregressi.

Quantitativo (in metri cubi) dei rifiuti radioattivi, suddivisi per tipologia, presenti nella centrale di Latina al 31.12.2017 

 

TIPI DI RIFIUTI

 

A vita media molto breve

Attività molto bassa

Bassa attività

Media attività

Alta attività

QUANTITA’

0

887

821

31

0 m3 

TOTALE

1.739

 

Nell’ottobre 2011, il Decreto VIA ha imposto alla Sogin S.p.A. il monitoraggio ambientale convenzionale, oltre a quello radiologico.

Nell’autunno 2013, Sogin ha avviato la campagna di caratterizzazione del territorio e in tre analisi, effettuate su tre campioni di acqua di falda di superficie, dei valori anormali per presenza di cloruro di vinile.

Siti dismessi in provincia di Latina e nel Lazio.

L’ONA prosegue la sua mobilitazione, in provincia di Latina come nel resto di Italia, e chiede che si dia corso alla totale bonifica e definitiva messa in sicurezza di tutti i siti industriali dismessi, al fine di evitare rischi di contaminazione per presenza di amianto ed altri agenti cancerogeni.

L’Osservatorio Nazionale Amianto è sempre operativo attraverso il numero verde 800034294 e con lo sportello telematico: https://www.osservatorioamianto.com

Falso allarme covid19 in Ascoli Piceno. Era solo un raffreddore. Salta l’evento Cinemadamare

Registi di Cinemadamare sottoposti a tampone, dopo che una di loro aveva manifestato febbre a 37. I tamponi sono risultati tutti negativi. Salta la manifestazione!

di Emanuela Del Zompo

A volte basta uno starnuto per gridare Covid-19.

Il giorno 24 agosto il raduno di Cinemadamare è arrivato nella città di Ascoli Piceno per girare cortometraggi per la promozione della città. Il 25 agosto si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell’evento presso l’auditorium del Polo di Sant’Agostino in corso Mazzini. Dopo la conferenza è stato comunicato che una ragazza del gruppo rimasta in palestra Monterocco, aveva la febbre a 37. Sono subito scattate le misure di precauzione e tutto il gruppo messo in isolamento presso la palestra sotto la sorveglianza della polizia municipale. L’Asl è arrivata solo il giorno dopo a fare i tamponi che sono risultati tutti negativi, e non come riportato da giornali locali “l’Area vasta 5 che ha predisposto subito l’effettuazione di tamponi a tutti i presenti”. Sempre facendo riferimento alle notizie divulgate in maniera sensazionalistica “Ai controlli effettuati all’accesso delle persone, qualcuno è risultato avere la febbre”, quando in realtà si è trattato di una singola ragazza con solo 37 di febbre!

La domanda che sorge spontanea, riferita agli organi di informazione locale, era necessario, prima di verificare i dati e le informazioni, creare tanto allarmismo pubblico su una questione che si è rivelata una bolla di sapone?

Come cittadini e lettori abbiamo il diritto ed il dovere di essere informati correttamente, con questo non si vuole sottovalutare il problema Coronavirus, ma ancor di più in questa pandemia è opportuno smetterla con titoli sensazionali e dati non verificati, è più che mai necessaria una maggiore attenzione e continenza prima di pubblicare una notizia che molte volte mette nel panico il lettore e negativizza un evento che poteva dare lustro alla città di Ascoli Piceno.

Se bastano poche linee di febbre per costruire panico sui giornali, quest’inverno con l’influenza stagionale, saremo tutti malati di Covid-19!

Conclusa attivita’ di vigilanza pesca dalla nave Gregoretti della Guardia Costiera

Sono state complessivamente 17 le ispezioni in mare effettuate ad altrettante unità da pesca nel corso dell’attività di vigilanza, a seguito delle quali sono stati contestati 9 illeciti a pescherecci che esercitavano la propria attività con attrezzi irregolari

Nell’ambito del Piano d’impiego congiunto (Joint Deployment Plan – JDP) coordinato dall’Agenzia Europea di Controllo Pesca (EFCA), la Nave Bruno Gregoretti CP920, una delle unità maggiori della Guardia Costiera, specializzata nelle attività di controllo pesca, è stata impiegata in una missione di due settimane continuative nel mar Adriatico e nello Ionio settentrionale.

Sono state complessivamente 17 le ispezioni in mare effettuate ad altrettante unità da pesca nel corso dell’attività di vigilanza, a seguito delle quali sono stati contestati 9 illeciti a pescherecci che esercitavano la propria attività con attrezzi irregolari, per un ammontare complessivo di sanzioni pari ad oltre € 16.000,00 oltre al sequestro di 11 attrezzi da pesca (4 palangari e 7 reti a strascico) e 2 quintali di prodotto ittico, poi devoluto in beneficenza.

In particolare, le sanzioni e i relativi sequestri, nella gran parte dei casi, sono scaturiti dall’accertamento dell’utilizzo di reti con maglie significativamente più piccole dei limiti minimi di legge consentiti, ad evidente discapito della selettività dello stesso attrezzo, a danno della risorsa ittica.

Per le infrazioni considerate “gravi” ai sensi della normativa vigente, è stata notificata anche l’assegnazione dei punti sulla licenza di pesca ed al comandante del peschereccio, una sanzione accessoria che può portare alla sospensione, e finanche al ritiro, della licenza di pesca. 

Nel corso della missione è stato inoltre verificato il rispetto delle disposizioni in materia del cd. “fermo pesca”, un’interruzione temporanea (D.M. n.13128 del 30 dicembre 2019) delle attività di pesca esercitate mediante l’utilizzo di attrezzi trainanti cui le flotte pescherecce di alcuni compartimenti adriatici devono attenersi, pensato per sostenere il ripopolamento della risorsa ittica.  

Gli ispettori pesca qualificati ICCAT (Commissione Internazionale per la tutela dei tonnidi nell’Atlantico e nel Mediterraneo) presenti a bordo di Nave Gregoretti hanno effettuato anche ispezioni in acque internazionali a bordo di due unità straniere – rispettivamente croata e maltese – a seguito delle quali sono state riscontrate possibili non conformità, immediatamente riportate agli Stati di bandiera dei rispettivi pescherecci ed ai competenti organi europei per l’applicazione delle relative sanzioni.

Conclusa la missione di controllo pesca, la Nave Gregoretti è stata poi inserita, per il fine settimana del Ferragosto ​nel dispositivo di controllo coordinato a livello nazionale dalla Centrale Operativa del Comando Generale di Roma.

Nel corso del periodo estivo, sono state oltre 450 le ore di missione operativa di vigilanza sulle attività di pesca, e più di 4.000 le miglia nautiche percorse dalla Nave Gregoretti, impegnata costantemente in attività di contrasto agli illeciti perpetrati a danno della risorsa ittica, nonché a tutela dell’ecosistema marino e dei tanti operatori onesti del settore della pesca. ​ 

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