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Diritti umani

Carmen Diodato e la danza dell’anima

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Carmen Diodato è una splendida ragazza napoletana da poco entrata a far parte del corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo e che dietro alla sua bravura di ballerina classica ha una storia incredibile: è non udente dalla nascita.

Di Francesca Rossetti

Carmen Diodato è una splendida ragazza napoletana da poco entrata a far parte del corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo e che dietro alla sua bravura di ballerina classica ha una storia incredibile: è non udente dalla nascita, eppure ha coronato il suo sogno nell’incantare le platee che accorrono ad ammirarla per sognare la magia del “Lago dei cigni”, “Don Chisciotte”, “Giselle”, “Lo Schiaccianoci”, solo per citare i balletti piu’ celebri. L’ho incontrata per conoscere meglio la sua straordinaria esperienza di vita che può essere di grande aiuto a ciascuno di noi:

Carmen, da bambina sei stata colpita dalla sordità da entrambe le orecchie e ti è stato consigliato di intraprendere lo studio della danza classica per superare le difficoltà che questo handicap comporta: come è possibile danzare non percependo i suoni?

 “Lo studio della danza mi fu consigliato dalla mia logopedista che pensò che la musica e la danza avrebbero potuto aiutarmi tanto con l’udito. Ho sempre portato delle protesi, dato che senza di essere non riesco a sentire nessun tipo di suono e che non fanno altro che amplificare i suoni esterni, ma questo non significa che sento come le persone udenti, sento a modo mio. E’ molto difficile riuscire a spiegare cosa sento: riesco un po’ a sentire le basse e medie frequenze ma ho difficoltà con le alte e sento la maggior parte dei suoni quasi come se fossi immersa nell’acqua.”

Come si sviluppano gli altri sensi nel momento in cui uno di essi manca?

 “Quando un senso manca, molto spesso qualcuno degli altri si sviluppa maggiormente. Nel mio caso ho un’ottima vista ma soprattutto una grande memoria visiva che mi aiuta spesso ad orientarmi quasi come se i miei occhi fossero delle orecchie.”

Come avviene l’apprendimento scolastico e quale ruolo ricopre il linguaggio dei segni?

 “Ricordo che a scuola avevo sempre con me “l’assistente alla comunicazione”, una donna che svolgeva il compito di ripetere tutto ciò che le maestre o professoresse spiegavano in classe. Non ho mai voluto imparare la lingua dei segni, ho sempre preferito fare le cose piu’ difficili e per me parlare era molto difficile ma alla fine ce l’ho fatta. Anche la logopedista mi disse che prima avrei dovuto imparare a parlare e solo dopo esserci riuscita, se avessi voluto, avrei potuto imparare la lingua dei segni.”

Quali sono stati i Maestri piu’ importanti che hai avuto e quali difficoltà hai dovuto superare a causa della sordità?

 “Angelo Parisi, Luc Bouy e Gaetano Petrosino per me sono stati dei punti di riferimento e mi hanno aiutata in diverse situazioni della vita, spronandomi a dare sempre il massimo. Il periodo peggiore credo sia stato quello del Covid, in quanto eravamo costretti a ballare tantissime ore al giorno indossando la mascherina, era faticoso non solo fisicamente dato che non potevo in nessun modo leggere il labiale del coreografo.”

Il ruolo della tua famiglia, del fidanzato Mirko e della forza di volontà

 “I miei genitori fecero tutto il possibile per me, sotto ogni aspetto e non mi hanno mai fatto sentire “diversa” rispetto alle persone udenti, non mi hanno mai scoraggiato, anzi, mi hanno sempre aiutato ad affrontare la vita nel migliore dei modi. Ricordo che mio padre mi accompagnava ogni giorno alla scuola di ballo del Teatro San Carlo di Napoli e per diverse ore mi aspettava in macchina. Anche Mirko mi ha sempre sostenuta, anche lui è un’artista ed ha sempre creduto in me, nella mia determinazione e forza di volontà.”

Il passaggio da Napoli al teatro Massimo di Palermo con Lo Schiaccianoci

 “Nel 2016 sono passata dall’Arena di Verona al corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo ed il mio primo balletto li’ è stato proprio “Lo Schiaccianoci.”

Come si vive con il problema della sordità soprattutto nella vita quotidiana, ad esempio per il suono del citofono, del telefono, di tutto ciò che non può essere trascritto in parola?

 “Vivo la mia vita come una qualunque altra ragazza udente, sono autonoma in tutto e conduco una vita normale in tutto e per tutto, ho anche la patente e guido la macchina. Per comunicare al cellulare faccio sempre videochiamate oppure scrivo su Whatsapp. Ho sempre avuto anche uno smartwatch in modalità vibrazione per la sveglia, il citofono spesso non riesco a sentirlo, dipende tutto dal tipo di suono, ogni casa è diversa.”

Come funzionano le protesi acustiche e gli impianti cocleari e quale ruolo ha la logopedista?

 “Sia le protesi acustiche che gli impianti cocleari hanno lo scopo di far conquistare i suoni da parte di chi le usa. Le protesi amplificano i suoni mentre l’impianto li trasforma in segnali elettrici inviati direttamente al nervo acustico. Dipende tutto dal grado di sordità, ogni persona è diversa.

Insieme alla logopedista feci un grande e complesso percorso per cercare di tirare fuori i suoni dalla bocca tramite diversi esercizi come ad esempio lo spegnimento di una candela pronunciando la sillaba “PA”, l’individuazione della provenienza di un suono nascosto all’interno della stanza, associare la parola corretta al frutto in plastica indicato oppure il riuscire a capire le parole pronunciate dalla logopedista mentre aveva un foglietto davanti alla bocca.”

E’ possibile operarsi quando si ha un livello di sordità come la tua?

 “Nel mio caso mi è stata altamente sconsigliata l’operazione in quanto non avrei avuto un grande recupero dell’udito ma dipende tutto dal tipo di sordità.”

 Il debutto con Aida all’Arena di Verona dove danza spesso Roberto Bolle che sogni di incontrare…

 “Ricordo che l’emozione fu immensa, poter ballare in quel grandissimo anfiteatro, vedere un cosi’ vasto pubblico mi fece sentire quasi piccolissima. Non appena misi piede per la prima volta in palcoscenico fui attraversata da un grande brivido. Si’, mi piacerebbe un giorno poter ballare con Roberto Bolle, eseguendo un passo a due neoclassico sul tema della sordità.”

Quale messaggio ti senti di comunicare a tutti coloro che hanno un problema fisico o personale, in modo che possano raggiungere i loro obiettivi?

“Credo che dipenda tutto dai genitori, se non fanno sentire il peso della sordità al proprio figlio/a allora tutto andrà bene. Se invece diventano ossessivi e proibitivi nei confronti dei figli per paura, allora credo abbiano sbagliato tutto. Penso che il segreto sia vivere con normalità, come una persona udente a tutti gli effetti, ed è importante fare tantissime cose: uscire, conoscere persone, socializzare ecc. Mai si dovrebbe essere chiusi dentro casa per paura di non essere in grado di affrontare la vita che va vissuta, qualunque handicap ci colpisca.

A tutti coloro che si trovano nella mia stessa condizione direi che non bisogna aver paura di fallire, dato che dai fallimenti spesso nascono le cose piu’ grandi. L’importante è crederci e provarci sul serio.”

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